Sei sulla pagina 1di 4

PRIMA LEZIONE DI ANTROPOLOGIA (FRANCESCO REMOTTI)

1) UNA MOLTEPLICITA' DI ANTROPOLOGIE Il fatto che esista l' antropologia come '' studio dell'uomo'' testimonia che l' uomo non si conosce abbastanza. Solo il fatto di '' essere'' uomini biologicamente, non garantisce la nostra identit. La molteplicit di antropologie esistenti porta a riprendere la nozione di Wittgenstein sul gioco. Come vi sono molti tipi di gioco, cos vi sono molte antropologie: da quelle che si realizzano sul campo a quelle che si attuano nel silenzio di una biblioteca, perch vi sono molti modi di accostarsi all'essere umano. Al di l delle rispettive competizioni nei vari campi antropologici, bisogna tenere presente che esistono solo diversi modi di accostarsi al pianeta uomo, senza che l'uno sia superiore all'altro. Per molto tempo, la parola '' antropologia'' si riferiva all'antropologia fisica o biologica: antropologo era colui che studiava le ossa e i crani, mentre a studiare le societ tradizionali era l'etnologo. Attualmente, l'antropologia interessa un pubblico vasto... perch ogni essere umano sente la necessit di riflettere su se stesso. Da sempre, in tutte le societ , si sono diffuse modalit di riflessione sull'uomo : tradizioni, folklore, fiabe popolari ne sono un esempio. Esistono anche antropologie senza nome. L' antropologia culturale esplora i confini dell'umanit girando all'interno del continente uomo, sia fermandosi con uno sguardo complessivo sia scavando in profondit definiti dei recinti mentali (strutture). 2) L'INCOMPLETEZZA ANTROPOLOGICA Ma tutto incompleto, la totalit irraggiungibile, non potremmo mai giungere ai confini, l' umanit infinita. E in futuro? Il panorama antropologico molteplice, perch molte sono le forme di umanit. Esiste una pluralit di forme secondo luoghi, tempi, contesti. << Diventare umani >> un compito cui non ci si pu sottrarre. L'umanit non data biologicamente, esige di essere costruita culturalmente. La bellezza una ricerca di umanit. I sistemi totalitari, per esempio, hanno in negativo proprio la volont di fabbricare nuovi esseri umani, modelli in cui tutti dovranno riconoscersi. Che cosa ne facciamo di coloro che realizzano un'umanit che noi non abbiamo realizzato? C' di tutto: dal rifiuto, al disprezzo, all'odio razziale, dalla semplice curiosit all'amore incondizionato (volontariato). Nell'ex-Zaire, due diversi gruppi etnici danno vita a forme di umanit differenti e contrapposte. I coltivatori Lese e il loro ambiguo rapporto con i cacciatori Efe fa pensare un p alla situazione tra pastori e contadini, tra Tangba e Peul. I Lese fanno di tutto per accentuare la loro differenza rispetto agli Efe, considerati ''selvaggi''. Ma questa differenza, per quanto grande, non impedisce che i due gruppi risultino uniti e collegati. I Lese vivono in piccoli villaggi autosufficienti, delimitati dal confine con la foresta. Gli Efe abitano in quella foresta. << Mentre gli Efe vivono con la foresta, i Lese vivono contro di essa >> (Grinker ) La distanza spaziale tra i due gruppi minima, la distanza antropologica massima. Per noi, sia i Lese sia gli Efe, vivono nella foresta equatoriale del Congo. Ma per i Lese, i pochi passi che separano i loro villaggi dalla foresta separano due mondi qualitativamente diversi. Quella degli Efe un'umanit selvaggia, violenta, disordinata. Ma una vita senza l'altro impensabile, gli Efe sono l'ncora di salvezza: ogni villaggio Lese intrattiene scambi commerciali con l'economia Efe, un gruppo di Efe si accampa nelle vicinanze di uno specifico gruppo Lese al quale si lega anche affettivamente. Gli Efe, uomini di foresta, aiutano i Lese a costruire i loro villaggi e a difendere dalla foresta i luoghi di ''umanit

Lese'' mantenendoli puliti. Sono le donne Efe a somministrare le medicine, sono le donne Efe che possono allevare i bambini Lese, i figli che nascono da un matrimonio misto sono definiti etnicamente ''Lese''. Agli occhi del partner Lese l'uomo Efe non soltanto colui che procura carne, miele, medicine e donne; anche un individuo con cui si condivide una parentela e verso cui si intende esprimere affetto.. C' comunque un'idealizzazione degli uomini Efe in quanto forti, leali, capaci di proteggere i Lese dai nemici e da malevoli entit soprannaturali. ''Kunda'' un male interno e mortale, una stregoneria minaccia del ''noi'', incontrollabile, il riemergere della foresta disumana che non si riusciti a domare. Gli Efe entrano in questo dramma, loro sono in intimit con la foresta, la conoscono e possono sedare il male. I Lese hanno bisogno di un'umanit inferiore per compensare le loro carenze. 3) FARE UMANITA' - Uomini ossessionati dalla virilit (i Truk della Micronesia ) - Big men e rubbish men - Donne spettatrici della teatralit dei loro uomini (Iatmul) - Machi mediterranei Tutti questi esempi hanno in comune la ricerca di realizzazione di un'umanit. Con i vari ''rituali di passaggio'' si giunge ad un altro status. La civilt occidentale pensa che gli individui restino gli stessi, che a cambiare sia il loro ruolo. Invece, la metafora del '' viaggio'' tra i nativi concepita come rituale di iniziazione profonda: non si limita a spostare di classe sociale un uomo, ma lo trasforma radicalmente. I Banande del Congo cantano mentre vanno a farsi circoncidere: <<che il nostro viaggio generi degli uomini>>. La circoncisione una forma di estirpazione dell'infanzia. Il nativo spesso costruisce l'identit con la sofferenza. Da noi, il contrario: per un intervento di chirurgia plastica, si cerca di minimizzare le cicatrici e il dolore. Detti popolari anche mediterranei, in realt dicono che per essere belli bisogna soffrire. I Caduveo incontrati da Lvi-Strauss nel sud del Brasile trascorrono giornate intere a farsi dipingere, incuranti della caccia, della pesca e delle loro famiglie. Disegni asimmetrici, inquietanti, mai uguali; un modo di fare umanit costruendo bellezza. 4) LA MODERNITA' NEL MUCCHIO Le mode antropo-poietiche sono una delle attivit che maggiormente qualificano la cultura umana. L' ornamento, per quanto effimero e superficiale, una componente sostanziale della cultura. Sostanza e apparenza sono in verit meno lontane di quanto si pensi. Le societ umane si rifiutano di accettare il corpo cos com'. Ovunque, nel mondo, gli uomini si impegnano a trasformare se stessi. Togliere dal corpo la sporcizia: la cosmesi legata all'ordine del Kosmos (kosmeo = dispongo). Modellare elementi del corpo : barba, capelli, unghie. Modificare il tessuto muscolare : in Occidente, pensiamo al body building. Inserire oggetti nel corpo (anche le lenti a contatto a fini estetici): i Suya brasiliani sostengono che piattelli labiali e dischi auricolari li rendono mu, ossia '' interamente umani''. Il tatuaggio riprende il tema delle pitture corporali; spesso presente tra le classi pi nobili ed agiate (Estremo Oriente, Polinesia, Maori). Veri e propri interventi chirurgici (infibulazioni, incisioni, circoncisioni, etc). Tra i Dogon si pensa che la circoncisione elimini ci che di femminile resta nel corpo maschile e l'escissione della clitoride viceversa. Al di l di tutto, pare che ovunque occorra intervenire e rimodellare secondo un'immagine di sesso socialmente ricostruita. La chirurgia plastica moderna centra in tutto ci? Si, solo si differenzia dalle forme di

interventi tradizionali in quanto questi tendono all'ostentazione, mentre la nostra plastica cerca di mascherare i suoi procedimenti, realizzando un tipo di bellezza ''naturale''. Una naturalit finta, culturalmente perseguita, artefatta. Si finge che non ci sia finzione. Le diete sono poi evidenti, come modelli antropo-poietici: la cura con cui ogni societ si seleziona il cibo mostra il tipo di umanit che si intende realizzare. A volte, il carattere artefatto delle trasformazioni che gli uomini vogliono imprimere su se stessi genera mostruosit: si pensi alle degradazioni ossee, conseguenza dei bustini steccati del Settecento o ai piedini deformati delle cinesi o alle unghie impossibili dei Mandarini. La modernit positivista ha condannato spesso usi e costumi tradizionali: nell'espandersi ha distrutto; non poteva non distruggere, perch il suo essere, le sue opzioni di fondo, il suo messaggio, sono '' contro'' le culture. La nascita del cristianesimo moderno , d'altronde, la distruzione di Israele: S.Paolo dice che per essere credenti non pi necessario essere circoncisi. Si capisce prima di tutto che le antropologie sono tante e diverse, raggruppabili essenzialmente nellarea delle competenze fisiche e biologiche e in quella delle competenze sociali e culturali. Fatta questa divisione rimane da tracciare il compito di questo settore scientifico. E qui Remotti offre uno schema molto chiaro: un sapere di frontiera, che non per niente evoca subito il viaggio verso una meta al limite delle possibilit. Frontiera perch questo sapere sta ai confini di discipline diverse, frontiera perch questo sapere cerca i confini dellumanit. Cerca cio di fare un disegno da cui si capisca dove finiscono gli esseri della nostra specie e dove cominciano quelli delle altre. Il dramma che questi confini non stanno fermi e riaprono i giochi. Specialmente per lantropologia culturale e sociale che quella praticata dal nostro autore, come da James Frazer, Lvi-Strauss o da Clifford Geertz ed Ernest Gellner per citare qualche nome famoso. Si pu pensare agli obbiettivi dellantropologia in due modi: completare l'esplorazione fino a fare il catalogo di tutte le forme possibili di umanit oppure scavare in profondit fino a individuare le matrici, i principi, gli schemi sottostanti da cui scaturiscono le diverse forme in cui lumanit si fa. Il primo obbiettivo essenzialmente impossibile se non altro perch non abbiamo a disposizione tutte le forme esistite di cultura umana e di molte non abbiamo alcuna traccia. Il secondo si basa gi di per s su una teoria della natura umana in base alla quale possiamo trovare dei recinti mentali, come li chiamava Lvi-Strauss, dai quali discendono le forme di cultura e che spiegano perch un gruppo umano cannibale e un altro no, perch ci sono le caste in India o perch ci sono popoli che usano chiamare specialisti del pianto spettacolare ai funerali e altri no. Il concetto chiave che Remotti chiama in causa per introdurre al mondo degli antropologi quello di foggiatura dellumanit, un modo pi plastico di indicare la cultura. Un gruppo umano ha sempre bisogno di darsi una foggia, di disegnare la sua cultura, o la sua pelle, perch in natura lumanit sempre incompleta. Lelemento specifico degli umani proprio la loro incompletezza, per cui essi mai restano come sarebbero in un presunto stato naturale, perch lo stato naturale per questo strano animale, come aveva capito gi Herder, non esiste. Senza foggiatura gli esseri umani non solo soccombono ma non sarebbero neanche in grado di organizzare la propria percezione del mondo. E la messa in forma della specie riguarda quattro ambiti fondamentali: quello intellettuale (i concetti, la lingua), quello emotivo (il sentire, la passione), quello morale (valori e regole) e quello estetico (limmenso campo che va dal vestire, al trattamento dei peli, al tatuaggio, fino alla chirurgia estetica). La prima e fondamentale scoperta dellantropologia che non c luomo normale, un prototipo di Homo Sapiens, no, c sempre un essere speciale, foggiato, che parla qualche strana lingua, che porta strani cappelli e scarpe, che sa fare qualche strano mestiere. Questa condizione, lessere foggiati in un certo modo, la base di ogni civilt, della

differenza di ciascun popolo dagli altri, croce e delizia per lessere umano a tutte le latitudini e comporta conseguenze ambivalenti: da una parte ogni foggiatura rappresenta una scelta, ma dallaltra, e per ci stesso, rappresenta anche un sacrificio, la rinuncia ad altre foggiature. Da qui una specie di ferita che propria di ogni cultura, un disagio originario che tuttuno con lappartenere a una identit culturale. Il dolore di quel che non siamo. Ma questo disagio anche la molla che ci spinge a interessarci allalterit, che ci mette addosso la irresistibile curiosit di entrare in contatto con gli altri e di far visita alle altre foggiature. Ma come descrive lantropologo una foggiatura? La risposta semplice: con una monografia etnografica, senza la quale non si pu dire di essere dei veri rappresentanti della disciplina. Remotti non ci racconta la sua, ma sceglie quella dellamericano Roy Richard Grinker, che stato per ventiquattro mesi negli anni Ottanta tra i Lese e gli Efe nel Congo, coltivatori i primi e cacciatori pigmei i secondi. Lintreccio tra i due gruppi consente di mostrare al lavoro tutti i ferri del mestiere dellantropologo, di vedere come ciascuno tenda ad attribuirsi i veri caratteri dellumanit, mentre agli altri tocca una parte non-umana, ma come poi da questa non-umanit emerga la sorpresa che essa dispone di donne migliori, pi attraenti e fertili, e come dagli scambi sessuali e commerciali nasca una foggiatura delle relazioni interetniche che ha bisogno anche di una regolazione delle unioni miste: un rapporto asimmetrico a vantaggio dei Lese, i quali per come il signore di hegeliana memoria (quello che vince e si definisce tale, nella lotta contro il servo) non riuscirebbe a tirare avanti senza i suoi sottomessi, ne diventa dipendente. Lanalisi dei riti di iniziazione alla virilit, dalle fustigazioni dei Tewa del New Mexico alle ossessioni dei Mehinaku dello Xing in Brasile, costretti a riconquistarsi ogni giorno la fama di veri uomini, nella conquista del cibo e nella qualit delle prestazioni sessuali ci avvicina al tema seducente del rapporto tra i recinti mentali di popoli premoderni e la modernit: lo sguardo antropologico sulla nostra civilt. La rassegna delle categorie antropoietiche molto istruttiva: i riti della pulizia e della cosmesi, il trattamento di capelli, peli, unghie, lazione per modificare la forma del nostro corpo, dallallungamento del collo con anelli in Africa fino al body building dalle nostre parti, dal tatuaggio alla scarificazione al piercing ci scopriamo veramente tutti figli di Dio. E a proposito di Dio e di Cristianesimo scopriamo che allopposto della mentalit dellantropologo c quella del missionario, il quale trova sulla sua strada, mettiamo, degli animisti poligami e, lungi dallindulgere negli apprezzamenti analitici, procede a trasformarli in cattolici monogami. Lantropologo, tutto al contrario, uno che se vede rapire una femmina a randellate dal maschio di un altro villaggio in Nuova Guinea prende appunti e si interroga sullesogamia. Se naturalmente le stesse randellate vanno in scena nel centro di Milano, si tende a chiamare la polizia, anche tra gli antropologi. Di fronte al tema della modernit e della globalizzazione gli schemi concettuali dellantropologia entrano in crisi, perch il sacrosanto rifiuto scientifico di accettare una foggiatura supponiamo la nostra, di europei del ventunesimo secolo come superiore alle altre si va a scontrare con pratiche rituali violente che appaiono inaccettabili ai nostri occhi in un senso che rifiutiamo di considerare arbitrario. Non accetteremmo quasi nessuno dei sanguinosi riti di passaggio della virilit che la nostra specie ha dato per buoni e necessari per secoli, come non accettiamo la pratica dellinfibulazione, o quella del taglio periodico del meato urinario che fa sanguinare periodicamente i ragazzi Warlpiri, del deserto australiano, come se avessero le mestruazioni. Allantropologo-entomologo chiediamo di studiare il significato del rito e di spiegarcelo. Non possiamo chiedergli anche una via duscita dallimpasse morale in cui si finisce in quel caso. La via duscita ce la offre il diritto, che nel corso dei secoli ha trovato il modo di separare visioni arbitrarie da validi principi con caratteri di universalit.