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Guida Mostra - Italiano

La mostra 'Acqua ferro fuoco: Arte delle spade nel Bellunese' al Museo Civico di Palazzo Fulcis esplora la storica produzione di armi bianche nella regione, evidenziando un contratto del 1578 per la fornitura di 72.000 spade. Il documento analizza anche il contesto socio-economico di Belluno sotto la Repubblica di Venezia, la sua popolazione e le risorse naturali, come legname e minerali, che hanno sostenuto l'industria metallurgica. La mostra si propone di riannodare i fili della memoria storica attraverso reperti e documenti conservati negli archivi.

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Argomenti trattati

  • mercanti,
  • tecniche di produzione,
  • Belluno,
  • storia economica,
  • cittadini,
  • commercio,
  • città di Belluno,
  • processo produttivo,
  • mostra,
  • patrimonio culturale
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Guida Mostra - Italiano

La mostra 'Acqua ferro fuoco: Arte delle spade nel Bellunese' al Museo Civico di Palazzo Fulcis esplora la storica produzione di armi bianche nella regione, evidenziando un contratto del 1578 per la fornitura di 72.000 spade. Il documento analizza anche il contesto socio-economico di Belluno sotto la Repubblica di Venezia, la sua popolazione e le risorse naturali, come legname e minerali, che hanno sostenuto l'industria metallurgica. La mostra si propone di riannodare i fili della memoria storica attraverso reperti e documenti conservati negli archivi.

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  • città di Belluno,
  • processo produttivo,
  • mostra,
  • patrimonio culturale

COMUNE

DI BELLUNO

Acqua
ferro fuoco
Arte delle spade
nel Bellunese
COMUNE
DI BELLUNO

Acqua ferro fuoco


Arte delle spade nel Bellunese

Belluno
Museo Civico
di Palazzo Fulcis
17 settembre 2021
9 gennaio 2022
Guida alla mostra

Anno 1578. Nella città di Belluno il mercan- Ambito veneto (?)


Ritratto di Gentiluomo
te inglese Lancillotto Rolanson e il genti- primi decenni
luomo Giovanni Brone, suo conterraneo, del XVII secolo
olio su tela
stipulano un contratto con i maestri spadai
Andrea e Zandonà Ferrara per la fornitura di Il giovane ritratto, di cui non
è nota l’identità, indossa un
72.000 spade in dieci anni. abito scuro, con gorgiera e
bordure ai polsi impreziosite
È la più nota delle testimonianze d’archivio da merletti, secondo la
moda di influenza olandese
che conservano traccia di una storia im- diffusa nei primi decenni del
portante, quella della produzione di lame Seicento. Ai fianchi, da una
vistosa cintura pendono un
di armi bianche in un distretto che com- pugnale e una spada, coppia
prendeva Belluno, Santa Giustina, Feltre, di armi tipica della dotazione
del Gentiluomo tra XVI e
Fonzaso, Ceneda e Serravalle, Sacile. Una XVII secolo.
produzione che per quantità e qualità era in Un decoro a fogliami dorati
impreziosisce la cintura, il
grado di varcare i confini della Repubblica fornimento del pugnale, il
di Venezia e di aprirsi all’Europa, entrando in puntale del suo fodero e
probabilmente il fornimento
competizione con i più famosi centri spa- della spada, che è poco
gnoli e tedeschi. E che tra fine Cinquecento leggibile.
Entrambe le armi hanno
e inizi Seicento conobbe forse il suo canto bracci di guardia a sezione
del cigno, per poi esaurirsi rapidamente pri- rettangolare che si allargano
alle estremità, ma nella
ma ancora della caduta della Serenissima. spada il braccio curva verso
il pomo poco prima del
Di questa storia il tempo ha cancellato quasi terminale, ed è presente
un paramano che segue gli
del tutto le tracce dal territorio, ma le armi stessi stilemi.
uscite dalle antiche fucine si conservano Le impugnature sono
rivestite di filo metallico
numerose in collezioni pubbliche e private, di cui si intravedono gli
in Italia e all’estero – una piccola selezio- intrecci, e terminano con
un pomo, che nella spada
ne è esposta qui a Palazzo Fulcis, nella Sala ha l’aspetto di una testa
degli Spadai. antropomorfa.
Belluno, Museo Civico
E negli archivi i documenti ne custodiscono (lascito Giampiccoli, 1872),
inv. 579
la memoria, come fili che attendono di es-
sere pazientemente riannodati, per tornare
a raccontare.

2
3
Belluno e il suo territorio
nel “Secolo di ferro”

Dagli inizi del Quattrocento sino al 1797 la città di


Belluno e il territorio da essa dipendente (la pode-
steria, evidenziata in verde nella carta) furono go-
vernati dalla Repubblica di Venezia con le sue leg-
gi, e dai suoi Rettori, rappresentanti del patriziato
veneziano designati ogni sedici mesi. Una nobiltà
cittadina fatta di proprietari terrieri, giureconsulti,
professionisti delle arti liberali si era riservata eredi-
tariamente il Consiglio della comunità, che gestiva
l’amministrazione e la fiscalità locali secondo pro-
prie antiche norme statutarie civili, penali e fiscali.
Dalla metà del Cinquecento esponenti di spicco del
ceto popolare furono ammessi al Consiglio, e per
alcuni aspetti fiscali fu istituito un Corpo territoriale,
espressione delle élites popolari composte di mer-
canti e artigiani, notai di campagna, piccoli proprie-
tari, grossi fattori.
Nel secolo XVI nella città di Belluno vivevano circa
4000 abitanti, mentre tra la campagna e la monta-
gna circostanti se ne contavano circa 20.000.
È il secolo del Nuovo Mondo, della Riforma prote-
stante, delle rivolte popolari e della Guerra dei con-
tadini in Tirolo, delle guerre di religione europee, del
Concilio di Trento e della Controriforma, della lotta
contro le eresie e la stregoneria, e dell’ultima avan-
zata degli Ottomani in Occidente.
Alle frequenti incursioni dei Turchi che terrorizzaro-
no il vicino Friuli per tutto il Quattrocento, fecero
seguito nei primi due decenni del Cinquecento la
Lega di Cambrai contro Venezia e l’invasione impe-
riale, accompagnata da saccheggi, incendi e violen-
ze. Ne sortì una crisi politica e sociale, che spinse
Agordini e Zoldani a tentare la secessione per unirsi
rispettivamente al principato vescovile di Bressano-
ne e al Cadore.
Nello Stato veneto la zona rivestiva importanza
strategica quale avamposto al confine con il mon-
do tedesco e, seppur povera di abitanti, godeva di
discrete risorse naturali, ancor più rilevanti nell’età
preindustriale e prescientifica in cui la natura domi-
nava sull’uomo, e l’acqua e il legname erano le uni-
che fonti energetiche.
L’esigua popolazione viveva a un livello infimo nella
più parte, con bassa speranza di vita a causa di una

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pessima igiene, cattiva alimentazione, alta incidenza alla pagina seguente
di malattie e frequenza di epidemie, che la medicina Carta del Bellunese
del tempo era incapace di fronteggiare. con il Feltrino
L’economia, sostanzialmente agricola, era al di sotto 1704
del livello di sussistenza e veniva sorretta dall’alle- La carta è tratta dal Nouveau
vamento. L’agricoltura, povera e di montagna, co- Theatre de l’Italie, atlante
priva per pochi mesi il fabbisogno, pur occupando stampato ad Amsterdam da
Pierre Mortier (1661-1711)
la stragrande maggioranza della popolazione, che utilizzando i rami incisi da
contemporaneamente era impegnata in varie atti- Joan Blaeu (1596-1673),
vità artigianali. che a sua volta si era
A bilanciare l’interscambio commerciale tra monta- servito della cartografia del
territorio messa a punto
gna e pianura soccorrevano le ricchezze boschive dal grande astronomo e
che alimentavano il fiorente commercio del legna- matematico padovano
me, utilizzato come combustibile per uso dome- Giovanni Antonio Magini
(1555-1617).
stico e artigianale, come materiale da costruzione La colorazione, con qualche
per la cantieristica navale, e per la regimazione delle piccola imprecisione,
acque. A Belluno il porto di Borgo Piave con gli zat- evidenzia in particolare le
tieri vedeva fluitare il legname delle selve cadorine, podesterie di Belluno (in
verde) e di Feltre (in arancio),
di Cajada e del Cansiglio, al quale si aggiungeva più e i territori confinanti di
a valle, a Sedico e Bribano nella Valbelluna, quello Primiero, Trentino, Tirolo,
condotto dalle acque del Cordevole. Cadore, Friuli, Trevigiano e
Il legname consentiva lo sfruttamento dell’altra ric- Vicentino.
È compreso l’intero distretto
chezza naturale, i minerali: sosteneva gli scavi nelle interessato dalla lavorazione
miniere e, trasformato in carbone, permetteva l’atti- del ferro: Colle Santa Lucia
vità metallurgica del ferro per la produzione di armi con le miniere del Fursil, al
confine con il Tirolo; la valle
bianche, di uso comune in quella società violenta in del Cordevole e la valle di
cui dominavano criminalità e faida. Zoldo, la valle del Piave da
I giacimenti superficiali già nel Trecento erano andati Capo di Ponte (Ponte nelle
via via esaurendosi, ma tra la fine del Cinquecento e Alpi) fino a Feltre e Fonzaso,
i centri di Serravalle e
i primi del Seicento quel magico alchemico mondo Ceneda (attuale Vittorio
vide ancora la scoperta di ricchi giacimenti di rame Veneto) e Sacile.
in Valle Imperina, nei pressi di Agordo, mentre con- Belluno, Museo Civico
tinuava ininterrotta l’attività metallurgica alimentata
soprattutto dal ferro importato dal vicino principato
vescovile di Bressanone, che rese noti ed apprezzati
in tutta Europa gli spadai del territorio, durante quel-
lo che è stato definito il “Secolo di ferro”.

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Le risorse naturali:
boschi e corsi d’acqua

L’energia derivante dall’acqua e dal legno ha svolto «Dissegno d’Alpago sopra


un ruolo chiave nell’età preindustriale: nel bellu- propositioni di fabbriche
di carboni»
nese esistevano enormi risorse idriche e vastissimi
boschi e foreste grazie ai quali fu possibile lo sfrut- Il disegno si riferisce al
decreto del Senato del
tamento dei giacimenti minerari. Il fiume Piave e i 26 febbraio 1643 relativo
suoi innumerevoli affluenti fornirono forza motrice al governo del bosco del
per i mulini e gli opifici, nonché una facile via di Cansiglio. Vi sono indicati,
per la zona di Pian di
trasporto per merci e persone su zattera, anche se Campon, gli alberi superflui
periodicamente questa potente energia idrica ma- che possono esser tagliati
nifestava il suo lato devastante con inondazioni e e per far legna da ardere
distruzioni. o carbone. Risultano ben
evidenti sia l’articolata rete
Anticamente soggetti al potere del vescovo di Bel- di strade di servizio per
luno e Feltre, dopo l’annessione a Venezia nel Quat- facilitare l’esbosco, sia, ai
trocento, acque e boschi del territorio vennero man margini delle aree di presa, i
mano fatti oggetto di una attenta regolamentazio- punti idonei all’allestimento
delle carbonaie (poiàt),
ne, riguardante le concessioni allo sfruttamento senza che il fuoco
dell’energia idraulica e dei boschi da parte di priva- arrechi danno al bosco,
ti e delle comunità locali. La Repubblica di Venezia contrassegnati da mucchi di
terra fumanti.
mise in atto una specifica politica forestale, riservan- Nel cartiglio in basso: «Pian
do i boschi utili per le costruzioni navali allo sfrutta- di Campon. Il presente
mento esclusivo dell’Arsenale: gli abeti della foresta disegnio si dimostra li lochi
di Somadida (Auronzo) per i pennoni delle navi; le proprii per farsi le poiate der
far li carboni senza pericolo
querce del Montello per i fasciami e le chiglie; i faggi che il foco faciano danno
del Cansiglio per i remi delle galee e la produzione al boscho; esendo focho
di carbone. morto, non vi è se non il
Apposite quote di bosco venivano inoltre preservate fumo, come si vede».
ad uso esclusivo dei forni fusori ed assegnate al tito- ASVe, Provveditori sopra
lare dell’opificio insieme alla concessione di utilizzo boschi, b. 85
Disegno a penna su carta,
(dote del forno): trasformate in carbone, alimenta- con colorazioni
vano i forni e le fucine, che si avvalevano al con- ad acquerello (1643)
tempo della forza idraulica per attivare i mantici di
ventilazione e i magli da forgia.
Per la fabbricazione del carbone si approntavano Pojat di Lazzarin Mariano
– nel bosco o in radure – apposite piazzole (ajali) cotto in luglio 1931
ove si costruivano i pojàt, cataste di legname ri- Archivio Paolo Lazzarin
coperte di terra e foglie, fatte bruciare in assenza (Bragarezza di Val di Zoldo)
di ossigeno. Il carbone prodotto aveva un potere
calorico assai superiore a quello del legno e un mi-
nor peso specifico, ed era quindi più agevole da
trasportare presso il luogo di utilizzo. Il carbone
migliore era quello di faggio, ma venivano utilizzati
in minor misura anche il larice, il pino mugo e ra-
maglie d’abete.

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Le miniere di ferro

Nella montagna bellunese sono numerosi i giaci- Minatori al lavoro


menti di minerali, molti dei quali di dimensioni con- nelle gallerie
tenute e in siti disagevoli. L’insediamento estrattivo Molte maestranze di
estrazione tirolese trovarono
più rilevante è quello di Valle Imperina, nell’Agordi- lavoro nelle miniere del
no, che per almeno cinque secoli ha fornito la ma- territorio bellunese, tra cui
teria prima all’industria veneta del rame. Diverso il quelle del Fursìl. All’epoca
caso delle miniere di ferro, diffuse sul territorio ca- le tecnologie impiegate
da questi minatori erano
dorino, agordino e zoldano in giacimenti modesti considerate le più avanzate
o superficiali, che non ne permisero sfruttamenti e per questo motivo una
massicci o di lunga durata. parte del lessico minerario
alpino è mutuato da termini
Perciò, fin dal secolo XV e forse anche prima, il mi- di origine tedesca. In
nerale di ferro impiegato per la produzione di spa- questa illustrazione di Jörg
de proveniva in buona parte dalle miniere del Fursil Klober (1545-1568) per il
(monte Pore), presso Colle S. Lucia, attive sin dal trattato minerario Schwazer
Bergbuch si può notare
1177 e chiuse intorno al 1755. Situate in zona di con- l’impiego di strumenti quali
fine tra Cadore e Tirolo, furono oggetto di conti- punte da minatore, cunei e
nue contese tra i Cadorini e il Principato vescovile di mazze oltre che le lampade
Bressanone, al quale vennero definitivamente asse- a olio per illuminare l’area di
lavoro.
gnate nel 1535.
I giacimenti di siderite del Fursil davano un ferro L. Lässl, Schwazer Bergbuch,
Von dem hoch und
pregiato per la presenza di un’alta percentuale di weitberühmten Bergwerk
manganese, che conferiva al metallo prodotto doti am Falkenstain zu Schwaz,
di flessibilità ed elevata resistenza agli urti: si pre- Schwaz 1556. Innsbruck,
stava quindi particolarmente alla produzione di armi Tiroler Landesmuseum
Ferdinandeum, Cod. Dipl. 856
bianche.
Nel Cinquecento lavoravano nella miniere una qua-
alla pagina seguente
rantina di minatori locali, di Colle S. Lucia, ma vi era-
29 novembre 1558,
no anche maestranze tedesche (canopi), specializ- Colle S. Lucia
zate soprattutto nella ricerca di nuovi filoni.
La Comunità di Colle e i
Una volta estratto, il minerale veniva smistato e suoi minatori (nel testo
condotto ai forni di fusione brissinesi (dapprima di medollassi) da un lato ed
Andraz, poi Valparola e poi Piccolino) e veneti: una il conte Carlo Milsteter, in
rappresentanza del Principe
quota di esso raggiungeva a dorso di mulo il forno vescovo di Bressanone
di Caprile; una parte, attraverso il passo Staulanza, dall’altro, stipulano un
confluiva ai forni della Val di Zoldo, e un’altra inve- accordo che regolamenta
ce, valicando la forcella Forada, perveniva al forno di le modalità di estrazione del
ferro dalle miniere del Fursil
Borca di Cadore. In questo caso, gli abitanti di Selva (monte Pore): nel primo
di Cadore ne garantivano il trasporto, impegnandosi anno dovranno essere
a tenere sgombra la strada dalla neve anche in pe- estratte 8.000 misure di
riodo invernale e conducendo il minerale su slitte “vena” da ferro, mentre nei
successivi 10.000 misure,
trainate da buoi o cavalli. sempre al prezzo di 12 soldi
di lire venete per misura.
Archivio parrocchiale di
Colle S. Lucia, Pergamene, n. 27

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Forni e fusine grosse

L’azzale (acciaio) è la lega di ferro e carbonio che, 3 agosto - 7 ottobre 1584,


in virtù delle sue proprietà di resistenza ed elasticità, Belluno
era utilizzata per realizzare le lame di armi bianche. Giovanni Battista Valier,
In territorio Bellunese, a partire almeno dal XIV se- vescovo di Belluno, rinnova
a Francesco fu Alvise
colo, questa lega era ottenuta tramite un processo Fontana da Venezia, che
suddiviso in due fasi: una prima fusione del minerale agisce per sé e per conto
per ottenere ghisa, seguita da una seconda fusione degli altri concessionari,
l’investitura a titolo di livello
di quest’ultima per trasformarla in ferro o azzale. ventinovennale
Tale procedimento, che fu probabilmente messo a di un forno fusorio con
punto e perfezionato da maestranze lombarde spe- relative pertinenze, sito in
cializzate nella costruzione e gestione di impianti Dont, al canone annuo
di lire venete 3 e soldi 4
fusori, trova riscontro nella definizione delle cosid- di denari piccoli.
dette “fusine alla bressana” attestata
Archivio parrocchiale di
in area bellunese almeno dal XVI secolo. Pieve di Zoldo, Pergamene,
La prima fase avveniva in proto-altoforni, situati in n. 19
Agordino, Zoldano e Cadore, dove il minerale (vena)
veniva fuso trasformandosi così in ghisa (ferro cru-
alla pagina seguente
do). Per poter raggiungere la temperatura necessaria
Tiziano Vecellio (Pieve di
al processo (attorno ai 1500°C), il forno necessitava Cadore, 1488/1490 circa -
di notevoli quantità di carbone vegetale e aria insuf- Venezia, 1576)
flata da mantici mossi ad energia idraulica: durante Orfeo ed Euridice
le campagne fusorie, che iniziavano quando il forno 1512 circa
andava in temperatura e potevano durare mesi, l’im- olio su tavola
pianto fondeva minerale a ciclo continuo. A causa In quest’opera giovanile che
degli elevati costi di esercizio e manutenzione, i for- racconta la discesa di Orfeo
nel regno di Ade, Tiziano
ni erano solitamente gestiti in forma societaria. immagina gli Inferi come
Il processo di trasformazione della ghisa avveniva in- una terra desolata, dove
vece nelle cosiddette fusine grosse e, nel caso della rocce e rupi accidentate
produzione di acciaio, nelle fusine da azzale. In que- si accendono di bagliori
rossastri, e in lontananza
sti opifici la ghisa era fusa nuovamente in focolari per enormi fornaci fumanti,
ridurne il contenuto di carbonio che la rendeva fra- gremite di persone ridotte
gile e non lavorabile, limitandone i campi di impiego. a esili ombre, alimentano
un fuoco inestinguibile.
I masselli di ferro o azzale prodotti erano quindi bat- Si tratta di una rarissima
tuti col maglio ad acqua per ottenere formati di me- rappresentazione di
tallo (verghe, verzelle, quari) impiegati come materia proto-forni rinascimentali
prima in diversi settori, tra i quali quello della produ- utilizzati per «collare la
vena di ferro», caratterizzati
zione di spade. dalle notevoli dimensioni,
La presenza dei magli (mai) nelle fusine, attestata a tipiche di questa tipologia
partire dal XIII secolo, rendeva necessaria l’ubica- di impianti fusori, e dalla
presenza delle ruote
zione di quest’ultime lungo corsi d’acqua. Questi idrauliche impiegate per
possenti martelli, in grado di forgiare pezzi di grandi azionare i mantici che
dimensioni e ridurre i tempi di lavorazione rispetto insufflavano aria all’interno.
alla forgiatura eseguita a mano, erano infatti mossi Bergamo, Accademia
ad energia idraulica. Carrara, inv. 81LC00179

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Sulle rive dell’Ardo:
rogge mulini fucine

Dalle pendici del monte Schiara fino all’estremità Rappresentazione del corso
meridionale di Belluno, il torrente Ardo scorre per dell’Ardo con la città e i
borghi di Belluno
circa dodici chilometri, prima di immettersi nel Pia-
Inizi del XVIII secolo
ve, nei pressi dell’omonimo borgo. Sin dal Medioe-
vo rivestì una notevole importanza per l’economia Particolare di uno dei
disegni che il bellunese
della città fornendo energia alle ruote idrauliche di Iseppo Paulini presentò
numerosi opifici. Tra Cinque e Seicento se ne con- al governo veneziano a
tavano oltre una ventina, tra mulini, folli per i panni, corredo di un progetto per
fucine e seghe da legname, alcuni dei quali attivi la salvaguardia della laguna.
Si possono notare gli opifici
fino al secolo scorso. che si affacciano lungo
Le acque del torrente erano convogliate in un breve le sponde del torrente, a
canale che serviva gli opifici di Fisterre e nella lunga monte e a valle del ponte
di Borgo Prà. La sigla A.F.
roggia che da qui scorreva sulla sponda sinistra fino in corrispondenza del
a Borgo Prà e, attraversato il ponte, riprendeva il penultimo opificio prima
suo corso sulla sponda destra per poi giungere al del ponte sul Piave è forse
Piave dopo aver azionato le ruote dell’ultimo opifi- da mettere in relazione ad
Andrea Ferrara che proprio lì
cio, poco prima della chiesa di San Nicolò. aveva la sua fucina.
Il buon funzionamento delle ruote idrauliche ri-
ASVE, Materie miste notabili,
chiedeva un’attenta manutenzione dei corsi d’ac- reg. 131 Codice Paulini, dis.
qua e delle rogge. Norme per la loro salvaguardia 10, [1602-1608]
erano contenute negli statuti cittadini e anche le
alla pagina seguente
autorità giudiziarie erano chiamate a dirimere con-
Domenico Falce
troversie sull’uso dell’acqua. Le sempre più fre- (Feltre, 1619-1697)
quenti piene di Ardo e Piave rappresentarono una Veduta prospettica della
minaccia per il canale cittadino, tanto da rendere città di Belluno (particolare)
necessario modificarne il tracciato, anche su ini- 1690
ziativa privata. olio su tela
A partire dalla fine del Trecento gli artigiani i cui Dipinta quale omaggio al
opifici erano situati lungo l’Ardo, ossia mugnai, podestà di Belluno Giovanni
Antonio Boldù, la veduta
fabbri, follatori, calderai, stagnari, ramai erano riu- è preziosa testimonianza
niti nella confraternita di San Lucano. Alla fine del dell’estensione della
Cinquecento quattro delle sei fucine attive erano città, della forma e della
specializzate nella produzione di spade. Tre aveva- disposizione di edifici, strade
e piazze, e del rapporto
no sede a Fisterre, da oltre un secolo il principale tra le aree edificate e
centro di produzione a Belluno, dove le storiche quelle libere, prima delle
fucine della famiglia Barcelloni attiravano i mag- pesanti trasformazioni
giori maestri del tempo. La quarta entrò in funzio- ottocentesche.
Perfettamente leggibile il
ne a Borgo Piave nei primi anni Ottanta per inizia- tracciato della roggia, che
tiva di Andrea Ferrara. raccoglieva l’acqua dell’Ardo
per alimentare diversi opifici,
prima di gettarsi nel Piave in
corrispondenza del ponte
in legno.
Belluno, Museo Civico
(deposito Fondazione
Cariverona)

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Maestri spadai: Andrea Ferrara
e Pietro da Formegan

Secondo il rettore Francesco Zen, nel 1609 a Bellu- Andrea Ferrara (lama)
no operavano due fucine da spade: quella di Andrea Nord Italia (fornimento)
Spada militare
Ferrara poteva produrne fino a quattromila all’anno,
Seconda metà del XVI
quella di Pietro da Formegan circa duemila. Per un secolo
breve periodo i due maggiori spadai del tempo si Lunghezza totale: 1216 mm
trovarono a lavorare lungo l’Ardo realizzando con Lunghezza lama: 1038 mm
Peso totale: 1510 gr
maestria manufatti che oggi possiamo ammirare in Larghezza (al forte): 30 mm
prestigiose collezioni pubbliche e private. Attorno a Spessore (al forte): 7.6 mm
loro fiorirono delle vere e proprie leggende traman-
Questa spada, con lama a
date da romanzi, opere teatrali, biografie e ritratti di sezione esagonale e doppio
fantasia. Fu la qualità delle loro armi a far conoscere filo e fornimento a tre vie,
i due spadai a livello internazionale, dando luogo a era probabilmente destinata
a un utilizzo in ambito
numerosi tentativi di contraffazione dei loro marchi. militare. Le peculiarità
Andrea e Pietro presentano caratteristiche comuni dimensionali e geometriche
agli artigiani del tempo, come l’appartenere a di- della lama suggeriscono
nastie professionali, lo stabilire legami di parentela un impiego al di fuori di
contesti civili: quest’arma
nello stesso ambito lavorativo, e la tendenza alla infatti era in grado di
mobilità: un continuo scambio di manodopera e di eseguire efficaci azioni
competenze avveniva tra i diversi centri produttivi sia di punta che di taglio
fornendo una notevole
del dominio veneto e quelli dello Stato di Milano. protezione all’utilizzatore.
Originari di Fonzaso, i Ferrara operarono tra Sacile, Le tre canalette inoltre
Serravalle e Belluno. Dal 1535 Pietro Ferrara, il padre alleggerivano la spada
di Andrea, è attestato a Sacile, che lascerà nel 1552 senza comprometterne la
meccanica.
per trasferirsi a Serravalle. Alla metà degli anni Ses- La presenza sulla lama
santa Zandonà e Andrea erano a Fisterre impiegati delle segnature ANDREA
nelle fucine di proprietà di Giovanni Battista Barcel- sul fronte dell’arma e
loni. Per quasi un ventennio i due continuarono a FERARO sul retro, racchiuse
tra “nodi”, permette di
soddisfare ingenti commesse, lavorando in società ricondurne la produzione al
anche durante la temporanea permanenza di Zan- famoso spadaio originario
donà a Sacile, a partire dal 1569, e fino al suo defini- di Fonzaso ed operante a
Belluno tra il 1566 e il 1612.
tivo trasferimento a Serravalle nel 1579, dove diede Il fornimento, composto
origine ad una discendenza di spadai. Poco dopo da una guardia a “tre vie”
Andrea avviò una fucina a Borgo Piave, dove crebbe e un pomo lavorati a filetti
numerosi figli, alcuni dei quali proseguirono l’attività e bulbati alle estremità,
poi dorati a fuoco, è
dopo la sua morte, avvenuta nel 1612. probabilmente frutto
Anche Pietro apparteneva a una famiglia di spadai re- del lavoro di maestranze
sidente a Formegan, uno dei centri di produzione della operanti nel Nord Italia.
vallata bellunese. Qui collaborò con i fratelli fino al 1608, Museo Poldi Pezzoli, Milano,
quando si trasferì a Fisterre, dove è attestato anche un inv. 2536
decennio dopo, quando risulta avere in disponibilità la
fucina dei Ferrara a Borgo Piave. La sua fama era tale
che nell’anno 1600 il principe vescovo di Bressanone si
rivolse a lui per un consulto in merito al progetto di al-
lestire una fucina da spade vicino alle miniere del Fursil.

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Tirar e temprar spade

Come nel processo fusorio, anche la realizzazio- Paris Bordon


ne delle lame dipendeva strettamente dall’energia (Treviso, 1500 - Venezia, 1571)
Madonna con il Bambino
idraulica. Magli e mole azionati ad acqua permet- in trono, i santi Lucano,
tevano agli spadai di far fronte a ingenti commesse Maria Maddalena, Caterina,
con tempistiche e costi competitivi sul mercato in- Eligio e angelo musicante
ternazionale. 1530-35 circa
olio su tavola
Ad un’ottimizzazione di tempi e risorse mirava inol-
tre il frazionamento del processo produttivo. Nella La pala proviene dall’altare
fusina da spade erano eseguite soprattutto le lavo- maggiore della scomparsa
chiesa di San Lucano a
razioni a caldo, mentre le fasi di molatura venivano Belluno, consacrata il 7
spesso demandate a maestranze operanti in luoghi dicembre 1396, soppressa
dedicati, detti edifici delle mole. in epoca napoleonica e
spogliata dei suoi beni. La
Nella fucina l’azzale veniva dapprima forgiato (tira- vicina Scola era sede della
to) per ottenere la tipologia di lama commissionata. confraternita dei fabbri e
Questa deformazione plastica a caldo era eseguita dei mugnai, che con ogni
tramite il maglio ad acqua e a incudine e martel- probabilità commissionò
il dipinto. Alle spalle del
lo (anguzeni e mai da una o do man). Questa fase santo titolare Lucano, in
richiedeva l’utilizzo di stampi e sagome specifici, abiti vescovili, compare
come lo stampo da canelletti che serviva ad impri- infatti santa Caterina
d’Alessandria accompagnata
mere sulle lame dei solchi (canelletti) per ridurne il dalla ruota, strumento del
peso senza comprometterne le proprietà meccani- suo martirio ma elemento
che. legato ai mulini, motivo per
Il riscaldo del metallo avveniva nei fòghi o fusinali, cui la santa era venerata
come protettrice dei
alimentati a carbone vegetale e aria forzata, insuffla- mugnai e degli altri mestieri
ta tramite una coppia di mantici (mantesi). Un’errata legati all’uso della ruota.
temperatura di lavorazione poteva causare fenome- Sant’Eligio, patrono dei
ni di delaminazione del metallo: le lame che presen- fabbri e degli orafi,
è qui rappresentato
tavano questi difetti erano dette sfogliose e quindi inginocchiato sulla destra,
considerate di seconda scelta (reffudi). in abiti da lavoro, le maniche
Alla forgiatura seguivano i trattamenti termici, vol- della camicia arrotolate
e il braccio nerboruto
garmente detti tempra: cicli di riscaldamento e bru- in evidenza, tenaglie
schi raffreddamenti che, grazie alla presenza del e martello tra le mani.
carbonio nell’azzale, ne modificavano la struttu-
Varsavia, Museo Nazionale,
ra cristallina, migliorando le proprietà meccaniche inv. M.Ob.630
dell’arma. Anche in questa fase il controllo delle
temperature era cruciale in quanto una tempra erra-
ta avrebbe potuto, ad esempio, provocare la rottura
della lama durante l’utilizzo.
Nella fucina avveniva anche la segnatura delle lame
con punzoni (segni da lettere, scarpello da segnar le
spade) identificativi del maestro spadaio, della quali-
tà o del luogo di produzione.

25
Molar e brunir spade

La molatura, la cui funzione era quella di asporta- «Machina per arruotar armi
re metallo dalla superficie della lama, aveva diversi col moto dell’acqua»
scopi: regolarizzare le geometrie delle lame otte- Si può qui osservare
nute per forgiatura, affilarne i taglienti e valorizzarle il funzionamento del
meccanismo detto a scu
esteticamente attraverso la brunitura (lucidatura). utilizzato per muovere le
Le varie tipologie di mole, che si differenziavano per varie tipologie di mole. Al
forma e potere abrasivo, erano mosse ad energia fuso (albero motore mosso
dalla ruota idraulica) era
idraulica similmente ai magli. fissata una ruota a pioli
All’interno della fucina o negli edifici delle mole un in legno, lo scu (scudo)
sistema di ingranaggi detto scu trasmetteva alle appunto, che trasmetteva il
mole la forza motrice impressa dall’acqua all’albe- movimento all’albero dove
le mole erano innestate
ro. Un solo albero motore poteva così azionare più tramite un ingranaggio a
mole e moltiplicarne i giri rendendo più efficace la pignone, probabilmente
lavorazione. sempre in legno.
La prima molatura era eseguita tramite monoliti in V. Zonca, Novo teatro di
pietra arenaria naturale: l’elevata capacità di aspor- machine et edificii per varie
tazione di questo materiale permetteva di definire et sicure operationi, Padova
1607
sagome e sezioni finali della lama, rimuovendo inol-
tre i segni del processo di forgiatura. Celebri erano
le mole di arenaria estratta dalle cave di Tisoi e Li-
bàno alle porte di Belluno.
Seguiva la brunitura tramite mole di legno rivesti-
te in cuoio (imbornitoi) sulle quali erano applicate
polveri abrasive di varia natura (smeriglio, calzina), la
cui differente granulometria permetteva di ottenere
diversi livelli di lucidatura delle superfici.
Per poter molare le canalette presenti nelle lame
erano utilizzati gli incavatoi, mole appositamente
realizzate per lo scopo.
Molatori e brunitori compivano queste operazioni
come lavoranti del maestro spadaio o imprenditori
autonomi pagati in base all’operazione da eseguire
(molatura, incavatura, brunitura) e alla tipologia di
lama.
Insieme a quelli stipulati con i mercanti e a quelli di
apprendistato, i contratti di molatura ci offrono in-
dicazioni sulla varietà dei prodotti suggerendo l’am-
piezza del raggio dei commerci: lame alla spagno-
la, francese, olandese, coltelle, frantoppini, pugnali,
daghe e stiletti sono solo alcune delle tipologie cita-
te in questi documenti.

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Il commercio:
Venezia, l’Europa, i Turchi

La produzione delle spade si rivolgeva a mercati di- Anonimo frescante


versi, sia per ambito geografico che per l’ampiezza inizi del XVI secolo
di un’offerta produttiva in grado di adeguarsi ad esi- Alcuni mercanti
esaminano le lame
genze e mode internazionali. La stessa Repubblica
di Venezia con le sue commesse militari rappresen- Gli affreschi della Sala
tava un importante acquirente. delle Armi di Palazzo Milesi
a Gromo testimoniano
Lo spadaio che gestiva una fucina riceveva gli ordini visivamente quanto
direttamente dai mercanti che, da altre parti d’Ita- riportato nei contratti
lia e persino dall’estero, salivano a Belluno, come notarili tra mercanti e
in altri centri del distretto, per contrattare quantità, spadai, dove questi ultimi
si impegnavano a fornire
assortimento e prezzi delle lame. Non è certo che lame che rispettassero
qui venissero prodotte anche le impugnature (for- precisi standard qualitativi
nimenti). I documenti ci informano della presenza distinguendo tra reffudi -
nella valle di mercanti padovani e vicentini, siciliani lame difettose perché, ad
esempio, sfogliose - e lame
e napoletani, alcuni dei quali aprirono delle agenzie belle nette et amolade. I
per la gestione del commercio a lungo raggio. Or- mercanti qui ritratti con
dinativi provenivano anche dal milanese, al tempo diverse tipologie di lame
sono probabilmente intenti
una delle più importanti piazze europee per la pro- a valutarne la qualità.
duzione e vendita di armamenti: qui, i prodotti delle Nel fregio a grottesca che
fucine degli spadai venivano acquistati e utilizzati conclude la decorazione
per realizzare armi complete (fornide). delle pareti, alcune creature
fantastiche dall’aspetto di
Attraverso vie di terra e di mare il commercio ar- fauni scelgono e valutano
rivava a toccare anche la penisola Iberica dove le lame poste su un banco,
queste lame erano in grado di competere con la imitando i gesti delle figure
maggiori sottostanti.
rinomata produzione toledana. Nel Seicento im-
portanti sbocchi commerciali erano rappresenta- Gromo (Bg), Museo delle
ti dalla Germania e dall’Inghilterra, dai cui porti le armi bianche e delle
pergamene, Palazzo Milesi
lame raggiungevano anche i mercati baltici. Cele-
bre è la commessa di due mercanti londinesi che
ordinarono ai fratelli Ferrara 7200 spade annue per
dieci anni.
La redditività di questi commerci favoriva l’esporta-
zione di armi anche al di fuori dei paesi europei e di
fede cristiana, in Nord Africa e in Medio Oriente, no-
nostante si verificassero frequenti conflitti a livello
internazionale. Spade provenienti da Belluno, Feltre,
Serravalle e Sacile erano impugnate anche dai Tur-
chi ottomani che per secoli contesero a Venezia il
controllo del Mediterraneo orientale, come attesta
ad esempio l’ordinanza del Senato veneziano del
1588, che proibiva la vendita di lame di storta alla
candiotta.

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Maestri di scherma,
Gentiluomini e criminali

Nel Cinquecento e nel Seicento il porto delle armi Paulus Hector Mair
bianche e il loro utilizzo erano comuni a tutte le (Augusta-Augsburg,
1517-1579)
classi sociali, ed erano regolamentati dalle autori-
De arte athletica II
tà statali quanto da quelle locali. In quegli anni la Manoscritto, metà del XVI
Scherma, o Scrimia – la scienza e l’arte della difesa secolo circa
– era una delle basi della formazione del nobile in Monaco di Baviera,
primis, ma anche del borghese che poteva dedicarsi Bayerische StaatsBibliotek,
a questa pratica. Lo testimoniano i diversi trattati a ms Cod.icon. 393.2
stampa e manoscritti, che descrivono e illustrano le
forme del combattimento.
La spada, oltre a essere un simbolo del Gentiluo-
mo, era lo strumento d’insegnamento per eccellen-
za, grazie al quale era possibile apprendere l’uso di
ogni tipologia di arma bianca (da quelle corte sino a
quelle inastate). Antica espressione del potere della
classe dominante, la sua diffusione nel nuovo ceto
abbiente implicava la trasmissione di un’etica che ne
imbrigliasse gli eccessi: alla pratica armata si accom-
pagnava quindi la definizione delle qualità del nobile,
inteso tale oramai non solo per sangue. Questi do-
veva possedere non solo doti tecniche e fisiche, ma
irreprensibili qualità morali: quanto più un uomo era
abile nell’utilizzo delle armi – si riteneva – tanto più
avrebbe dovuto mostrarsi nobile e cortese.
Se da un lato vi era la definizione di una figura ideale
del Gentiluomo, dall’altro era frequente l’uso indi-
scriminato delle armi in duelli, risse e delitti di ogni
genere. E se il duello era inteso come l’unico lascito
buono di quell’antico mondo legato all’onore, allo
stesso tempo questo era snaturato e corrotto dalle
frequenti calunnie, formalizzate tramite cartelli, ov-
vero atti di formali di sfida. Belluno non era esente
dal verificarsi di crimini, trasversali a tutte le classi so-
ciali, come testimoniano diversi documenti, tra i quali
la preziosa raccolta di sentenze criminali o gli atti di
pace custoditi presso l’Archivio di Stato di Belluno,
in cui possiamo identificare nobili e borghesi rissare
con spade, pugnali, coltelle, armi in asta ed altre armi.
Tra questi spicca la figura di Vincenzo Rodolin da
Venezia, di professione istruttore di scherma, prova
della presenza in città di una figura specifica dedica-
ta all’insegnamento di questa nobile arte, anche se
incline, come attestano i documenti, a trasgredire
la condotta morale a cui avrebbe dovuto attenersi.

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31
COMUNE
DI BELLUNO

Partners Mostra a cura di


Carlo Cavalli
con
Marta Azzalini
Donatella Bartolini
Comune Fioretto Luca Basile
di Belluno Orietta Ceiner
Silvia Miscellaneo
Giovanni Sartori
Amministrazione
Comune di Belluno
Ufficio Cultura
Project management
Meraki srl
Traduzioni
Città di Maniago Comune di Global Voices Ltd
Città delle Coltellerie Santa Giustina
Trasporti
Apice Venezia srl
Assicurazioni
Liberty Mutual Insurance Europe SE
Grafica e stampa
Cooperativa Tipografica degli Operai, Vicenza

Associated Partners Prestatori


Archivio di Stato di Belluno (ASBL)
Archivio Storico del Comune di Belluno (ASCBL)
Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan, Colle Santa Lucia
Parrocchia di Colle Santa Lucia
Parrocchia di Pieve di Zoldo
Museo Poldi Pezzoli, Milano
Collezione Gianni Castelnovi, Bienno (Bs)
Collezione Tiziano Milano, Feltre
Collezione Gianguido Milani, Feltre
Comune di Famiglia Mezzacasa, Formegan di Santa Giustina
Colle Santa Lucia
Archivio Claudio Gamba Zampol, Bragarezza di Val di Zoldo
Archivio Antonio Genova, Pieve di Cadore

Referenze fotografiche
Accademia Carrara, Bergamo
Biblioteca Universitaria Alessandrina, Alessandria
Archivio di Stato di Venezia (ASVE)
Archivio Storico del Comune di Selva di Cadore
Fondazione Querini Stampalia, Venezia
Biblioteca Marciana, Venezia
In collaboration with Comune di Gromo (BG)
Diocesi di Belluno Feltre
Bayerische StaatsBibliotek, Monaco di Baviera
Staatliche Bibliothek, Ratisbona-Regensburg
Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, Innsbruck
Narodowe Muzeum, Varsavia

Ringraziamenti
don Paolo Arnoldo, Andrea Bona, Nicoletta Cecchella,
don Claudio Centa, Denny Dorigo, Moreno Kerer, Paolo Lazzarin,
Elisa Masiero, don Giacomo Mazzorana, Florian Messner, Marco Perale,
Rosa Randon, Angela Sovilla, don Renato Tasso, Marco Zucco.

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Progetto KLANG. Spade di leoni e aquile (ITAT 2039)
Progetto finanziato dall’Unione Europea, Fondo europeo di sviluppo regionale,
Programma Interreg V-A Italia-Austria 2014-2020

Common questions

Basati sull'IA

Belluno's metallurgical industries, particularly iron and sword manufacture, played a significant role in the region's economic exchanges during the early modern period. The availability of water and timber in Belluno facilitated ironwork and sword forging, making the region a renowned center for high-quality metalwork . Metallurgical activities were supported by access to iron ore from local and trans-regional sources, and the production was tailored to meet both military and civil demand across Europe . The industry's ability to adapt to international market demands, as evidenced by contracts with traders from different European states, underscored its critical place in Belluno's economy and in global trade networks .

Venetian governance significantly influenced the socio-economic fabric of Belluno, especially after its integration into the Republic. The structured regulation of resources, particularly with regards to forestry and water management, introduced by the Venetians, aimed to align local practices with the broader economic and strategic objectives of the Republic . By implementing policies that facilitated and regulated trade, Venetian rule encouraged economic growth and integration into larger markets, impacting local industry dynamics and trade networks . This governance also instilled a cultural and political shift within the region, promoting a homogenized identity under Venetian rule while allowing local practices to adapt to new economic opportunities .

Technological advancements significantly impacted the craftsmanship of spade makers in Belluno. The introduction of water-powered machinery, such as magli and mole, revolutionized iron forging processes by drastically improving efficiency and output quality . These devices enabled spade makers to handle large volumes of orders while maintaining competitive timings and costs on the international market . Additionally, the development of specialized tools, like stamps and molds for forging, allowed for more precise and repeatable designs in sword production, enhancing both functional and aesthetic attributes of the final products . This blend of technological efficiency and skilled craftsmanship sustained Belluno's reputation as a center for superior metallurgical products .

Several factors contributed to the social and economic development of the Belluno region during the 16th century. One major factor was the strategic location of Belluno on the frontier with the German world, which allowed for the exploitation of its natural resources, notably water and timber, crucial for the preindustrial economy . The management and regulation of these resources by the Venetian Republic, including the dedication of forests for naval construction and the organization of communal natural resources for mines and metallurgy, significantly impacted economic activities . The region's natural resources supported industries like iron metallurgy and sword production, which were important both locally and internationally . Additionally, the inclusion of popular elites in Belluno's governance and the lift of restrictions on certain fiscal aspects facilitated more inclusive economic policies .

Venetian policies in Belluno strategically shaped the relationship between natural resources and industrial activities by implementing resource-specific regulations and enabling sustainable industrial use. The restriction of particular forests for the Arsenale ensured that naval needs dictated forest management practices, thereby linking forestry directly to maritime strength . Hydrological systems were similarly governed to support mill operations, providing essential power for industrial processes like metalwork . These policies facilitated a controlled yet productive exploitation of natural resources, fostering a thriving local economy while aligning with broader Venetian interests in maritime supremacy and industrial output .

The metallurgical industry in Belluno faced significant challenges due to geographical constraints and limited resource availability. The mountainous terrain hindered large-scale mining operations, making the extraction of minerals labor-intensive and less productive over time as superficial deposits depleted. These challenges were addressed by importing raw materials from regions like the principality of Bressanone and optimally utilizing local charcoal production to support metallurgical activities . Additionally, innovations in transportation, such as the use of rivers for moving goods, and advancements in technology, like water-driven machinery for processing, helped mitigate these constraints, allowing Belluno's metal industry to thrive despite its geographical limitations .

The Republic of Venice implemented systematic regulations concerning the exploitation of forests and waterways in the Belluno region to ensure sustainable industrial use. They reserved certain forests for naval construction, such as the abeti from Somadida for ship masts, querce from Montello for ship hulls and keels, and faggi from Cansiglio for oar-making and charcoal production . Specific portions of forest were allocated to support iron and copper metallurgy through the production of charcoal, which was vital for smelting processes. The regulation extended to hydraulic resources, where the management of water rights was essential for powering mills and as a transport means . These meticulous regulatory practices aimed to optimize resource usage while maintaining ecological balance .

The forests in the Belluno region were economically significant due to their role in supporting the Venetian Republic's naval ambitions. Specific types of trees, such as abeti from Somadida for masts and querce from Montello for ship hulls, were crucial for the construction of durable and advanced naval vessels, underscoring forestry's strategic economic value . Control and regulation of these resources by the Venetian government ensured a steady supply for the Arsenale, the Venetian shipbuilding dockyard, vital for maintaining Venice's naval dominance in the Mediterranean. This not only supported Venice's military objectives but also stimulated related industries such as sawmilling and charcoal production, thus reinforcing the interdependence between natural resource management and economic and military strategies .

International trade played a crucial role in the dissemination of Belluno-produced swords in the 16th and 17th centuries. The region's skilled craftsmen produced high-quality swords that found markets beyond local demand due to effective trade networks . Belluno's location facilitated connections with traders across Italy and Europe, and Venetian merchant relationships extended to regions like the Iberian Peninsula and England, allowing Belluno swords to compete with established brands such as Toledo's . This extensive trade network not only increased the reach of Belluno products but also underscored the importance of international demand in sustaining local industries, helping Belluno maintain its economic vitality and global reputation for metallurgical excellence .

During the 16th century, Belluno witnessed significant socio-political changes, notably the inclusion of prominent popular figures in its governance. This shift allowed the previously aristocratically dominated councils to become more diverse by admitting merchants, artisans, and small-scale landowners, integrating broader societal interests into policy-making . These changes impacted local economic policies by facilitating more inclusive regulations at a fiscal level, balancing the interests of the elite and the wider populace. Such policies likely enabled more dynamic economic practices and creative solutions to address the region's economic challenges, like improving infrastructure for resource exploitation and trade .

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