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Andrea Baranes: Breve storia della crisi

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Domenica 05 Febbraio 2012 13:10

amministratore

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di Andrea Baranes
Questo testo contenuto in appendice al saggio Manifesto degli economisti sgomenti. Capire e superare la crisi (pubblicato da Sbilanciamoci! e da minimum fax, 2012), un libro importante perch smentisce alcune false certezze sulla crisi economica che stiamo attraversano e fornisce delle misure alternative per fronteggiarla. Questa breve storia della crisi curata da Andrea Baranes ne un assaggio.

Troppo debito? Nella prima met degli anni Novanta il governo Berlusconi annunciava un nuovo miracolo italiano fondato sulla crescita e lo sviluppo, prometteva tagli delle tasse per cittadini e imprese, investimenti pubblici per trasformare il paese. A novembre 2011 il governo si dimette sotto il peso degli interessi da pagare, tra conti pubblici che non quadrano e nubi sempre pi minacciose di possibili default. La pressione fiscale aumenta, a partire dallIva, assistiamo a tagli generalizzati di tutte le spese pubbliche mentre i soldi per gli investimenti e lo sviluppo sono un miraggio sempre pi distante. Il nostro paese uno dei principali problemi dellUnione Europea. Cos successo allora in questi diciotto anni? Perch nel 1994 lItalia era s un paese con un forte debito e diversi problemi, ma, cos ci veniva raccontato, con ottime prospettive, mentre ci ritroviamo nel 2011 con lacqua alla gola e in balia delle tempeste finanziarie? Largomento che ci viene ripetuto che lItalia del 2011 schiacciata da un rapporto tra debito e prodotto interno lordo che sfiora il 120% e sta strangolando la nostra economia. Bene. Qual era allora la situazione nella prima met degli anni Novanta? Tra il 1993 e il 1995 il rapporto tra debito e Pil in Italia superava il 120%. Occorre quindi analizzare meglio le cause politiche, sociali, industriali ed economiche che contribuiscono allattuale rapido declino del nostro paese. Le motivazioni reali Ancora allinizio del 2011 il nostro governo si vantava del fatto che la crisi del 2007-2008 avesse risparmiato lItalia e della solidit dei conti pubblici, delle banche e del sistema produttivo. La crisi al contrario cera, ed era in primo luogo legata al dogma economico della continua crescita dei consumi e del Pil. Se diminuiscono produzioni e consumi, oltre alle ripercussioni sul mondo del lavoro e su quello imprenditoriale, diminuisce il Pil. Al diminuire del denominatore aumenta il rapporto debito/Pil, e quindi i conti pubblici peggiorano. Non solo. Riprendiamo in esame questo rapporto che riveste oggi un ruolo cos fondamentale. Al numeratore troviamo il debito pubblico, che, con qualche approssimazione, costituito dalla massa di titoli di stato (Bot, Cct, Btp e altri) in circolazione in Italia, a cui si sommano i debiti delle amministrazioni locali e altre voci. Su questo debito lItalia paga un interesse. Se il governo emette un Bot al 2%, su 100 euro di titolo ne dovr pagare 2 di interessi. allora chiaro che tanto pi alti sono gli interessi da pagare tanto pi le risorse del pubblico dovranno andare a rimborsare gli interessi sul debito, e non potranno essere utilizzate per altri scopi, dallistruzione alla ricerca al welfare. Semplificando il discorso, le risorse a disposizione dello stato sono principalmente le tasse pagate da cittadini e imprese. Se lo stato ogni anno ha delle entrate che crescono pi rapidamente degli interessi sul debito, questultimo in qualche modo sostenibile. Una parte delle risorse aggiuntive saranno destinate a ripagare il debito e i suoi interessi, il resto potr andare a politiche pubbliche. Al contrario, se il Pil non cresce e non vengono messe nuove tasse, non aumenta nemmeno il gettito fiscale. In queste condizioni gli interessi sul debito crescono e continua ad aumentare il debito, peggiorando ulteriormente il problema. Questo anche senza

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considerare che, essendo una parte rilevante del debito italiano in mani straniere (principalmente banche e fondi di investimento), la mole crescente di interessi comporta un progressivo impoverimento dellItalia nel suo insieme. Allinizio degli anni Novanta leconomia italiana, il Pil, cresceva, mentre gli interessi da pagare sul debito pubblico erano relativamente bassi. Nel 2011 ci troviamo nella situazione opposta. Questa spiegazione contabile non per che una delle motivazioni. A questo problema se ne lega un altro, ancora pi pesante e che discende direttamente dalla crisi finanziaria: gli interessi aumentano a un ritmo incontrollabile. LItalia deve oggi emettere titoli di stato con rendimenti sempre maggiori, il che peggiora ulteriormente i conti pubblici. Sono due le motivazioni che spiegano questo veloce aumento degli interessi sul debito: da una parte il costo dei piani di salvataggio della finanza messi in campo dai governi dopo la bolla dei mutui subprime esplosa nel 2007, dallaltra la dimensione di una finanza speculativa in grado di scommettere contro interi paesi. La crisi del 2011 Lattuale crisi discende direttamente da quella che nel 2007-2008 ha travolto la finanza internazionale dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti. Solo i giganteschi piani di salvataggio realizzati dai governi e dalle istituzioni pubbliche hanno permesso di salvare il sistema finanziario dalla crisi di cui esso stesso era in massima parte responsabile. Stime prudenziali parlano di almeno 14.000 miliardi di dollari versati dal pubblico al settore finanziario privato. Da una prospettiva speculare, negli ultimi anni un debito enorme stato quindi trasferito dalla finanza privata al pubblico. Il travaso di ricchezza dal lavoro alla finanza Come nato questo gigantesco debito? Per capirlo bisogna risalire alle radici dellattuale crisi finanziaria. Da oltre un trentennio il sistema produttivo occidentale entrato in una fase di sovrapproduzione. Questa, assieme alla possibilit delle imprese di delocalizzare la produzione verso i paesi dove sono minori i costi del lavoro, ha portato a una compressione dei salari. Questo processo ha comportato un gigantesco spostamento della ricchezza dai salari e dal lavoro verso le rendite e i profitti finanziari. In Italia, nellultimo ventennio dello scorso secolo 120 miliardi di euro sono passati dai lavoratori ai profitti. In altre parole, i lavoratori e i cittadini si sono trovati progressivamente pi poveri, mentre le imprese immettevano sul mercato sempre pi prodotti. Come risolvere questo paradosso? Come vendere sempre pi automobili, pi telefonini e pi prodotti a persone sempre pi povere? La soluzione in apparenza molto semplice: favorendo lindebitamento delle famiglie, delle imprese e degli stati per mantenere artificialmente alti i consumi, per drogare la crescita economica. questa la spiegazione ultima della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti. Il settore immobiliare rappresenta una parte sostanziale della ricchezza e del Pil statunitense. Occorre allora costruire e vendere sempre pi case per fare aumentare il Pil, che in accordo con il dogma economico fondato sulla crescita deve aumentare continuamente. Le leggi che hanno aperto la porta ai mutui subprime davano la possibilit alle banche di erogare dei mutui anche ai clienti senza reddito, senza lavoro e senza garanzie economiche. Strumenti finanziari sempre pi rischiosi e incomprensibili permettevano alle stesse banche di scaricare questi debiti sui mercati finanziari, tramite un processo noto come cartolarizzazione dei mutui (e di qualunque altro prestito). In pratica una montagna di debiti servita a drogare i consumi per mostrare una ricchezza economica e una crescita inesistenti, perch nella realt le persone erano sempre pi impoverite dal progressivo trasferimento delle ricchezze verso il mondo finanziario. Per riassumere, la finanza stata il mezzo per mantenere alta la domanda di consumi, e nello stesso momento stata un fine, garantendo tassi di profitti sempre pi elevati ai grandi capitali. Le due cose sono strettamente legate: di fatto il 5% pi ricco della popolazione diventa sempre pi ricco e utilizza il surplus di reddito che non viene consumato per erogare prestiti al 95% della popolazione. Detta in maniera ancora pi semplice, la finanza prestava ai cittadini, con i dovuti interessi, i soldi che le aveva sottratto. E quando i soldi sottratti sono diventati troppi, quando i redditi si sono polarizzati eccessivamente verso i pi ricchi, il giocattolo si rotto e la montagna di debiti franata. Negli Stati Uniti, negli anni Settanta, l1% pi ricco della popolazione deteneva il 9% dei redditi, mentre nel 2007 la quota era salita al 23,5%, esattamente la stessa percentuale del 1928, alla vigilia della Grande Depressione. La ricchezza del 5% pi ricco della popolazione passata dal 22% del 1983 al 34% del 2007 cos come passata dal 24% del 1920 al 34% del 1928. Sembra proprio che oltre una certa soglia di disuguaglianza la societ vada incontro a una crisi sistemica e a una vera e propria disgregazione per eccessiva concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi. Cos la finanza oggi? Questo trasferimento di risorse dalleconomia reale alla finanza necessario anche per garantire i profitti in doppia cifra inseguiti dagli speculatori. Se il Pil del mondo cresce del 2% lanno e la finanza deve garantire profitti cinque o dieci volte superiori, abbiamo per un problema. Nel lungo periodo, o il sistema finanziario vampirizza leconomia reale, continuando a prosciugare risorse, o la

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finanza crea ricchezza fittizia, gonfiando bolle che prima o poi scoppiano provocando crisi e miseria. In altre parole, un Moloch finanziario intrinsecamente instabile ha continuamente necessit di nuovi mercati e nuovi capitali per riuscire a sostenersi. Questa continua ricerca di nuovi mercati un motore fondamentale nel continuo attacco ai beni comuni e ai diritti, nella privatizzazione e successiva finanziarizzazione dei servizi essenziali. Tutti devono bere e mangiare, tutti hanno diritto allistruzione e tutti prima o poi devono curarsi. Trasformare lacqua, il cibo, listruzione e la sanit in merci significa garantire profitti enormi e duraturi alle imprese e aprire nuovi spazi di conquista alla finanza, ovviamente al prezzo di escludere da questi mercati chi non pu permettersi la scuola o la sanit private. Un discorso analogo, oltre che per i nuovi mercati, si pu fare per i continui apporti di capitali necessari alla finanza per mantenersi. E il serbatoio siamo noi e i nostri risparmi. Come in una gigantesca catena di SantAntonio i nostri conti correnti, fondi di investimento e fondi pensione alimentano il trasferimento di risorse dal lavoro alla finanza. La gran parte dei capitali che girano sui mercati finanziari proviene in ultima istanza da lavoratori e piccoli risparmiatori. Come dire che, oltre che vittime di questa crisi finanziaria, ne siamo anche complici. In questo quadro si inserisce perfettamente la nascita dei fondi pensione privati. Da una parte si trasforma un diritto assicurato dallo stato, quello alla previdenza, in una merce, chiamando ogni lavoratore a provvedere da s, se pu, alla propria pensione. Dallaltra i risparmi dei lavoratori vengono stornati ai mercati finanziari, e sono i soldi che alimentano il processo di finanziarizzazione delleconomia. Dopo la crisi del 2007-2008 Riassumendo. La finanza negli ultimi trentanni ha sottratto risorse alleconomia reale, al sistema produttivo, alle famiglie e ai lavoratori. Questi ultimi sono stati spinti a indebitarsi sempre di pi, mentre le grandi imprese imboccavano la strada di una sempre pi spinta finanziarizzazione per supplire alla diminuzione dei tassi di profitto delle loro attivit economiche. Un processo che ha ulteriormente aggravato e accelerato il travaso di risorse e di potere dalleconomia reale alla finanza. Il risultato stato un enorme aumento dei debiti, a tutto vantaggio del mondo finanziario che vedeva crescere volume daffari e profitti. Quando questo debito diventato eccessivo il giocattolo si rotto. A questo punto, siamo nel 2008, gli stati sono intervenuti con somme gigantesche per salvare il sistema finanziario che aveva prima sottratto risorse ai cittadini e poi provocato la crisi. Considerando che i soldi pubblici provengono dalle tasse e dal lavoro dei cittadini, la situazione perlomeno paradossale, e non unicamente dal punto di vista della giustizia sociale. Questo sistema finanziario si sviluppato sulla spinta neoliberista, che postula un sempre minore intervento dello stato nelleconomia e la capacit dei mercati di autoregolarsi. In altri termini, nessuna regola e nessun vincolo. Salvo poi ricorrere al paracadute pubblico quando le cose vanno male. Privatizzazione dei profitti, socializzazione delle perdite. Una vera e propria truffa ideologica, perpetrata per decenni. Se socialmente appare inaccettabile, la ricetta poteva almeno avere una giustificazione, secondo la logica economica e finanziaria dominante, se fosse servita a fare ripartire leconomia. Al contrario, le enormi risorse versate dal pubblico al sistema finanziario non sono nemmeno servite a rimettere in moto leconomia, perch sono andate in massima parte a tappare le falle del sistema bancario ombra, o shadow banking system, il gigantesco mondo parallelo fatto di societ registrate nei paradisi fiscali, di cartolarizzazioni, di titoli tanto rischiosi quanto incomprensibili, che le banche hanno messo in piedi negli ultimi decenni per eludere le normative e i controlli. Prima dello scoppio della crisi il sistema ombra aveva raggiunto i 20.000 miliardi di dollari di attivit di intermediazione, quasi il doppio degli 11.000 miliardi del sistema ufficiale. A met 2010 le cifre sono rispettivamente di 16.000 e 13.000 miliardi. Se c stato quindi un sensibile spostamento delle attivit, ancora oggi il sistema bancario ombra di fatto il cuore dellintera circolazione dei capitali nella finanza mondiale. Questo significa che gli stati hanno firmato un assegno in bianco alla finanza senza chiedere nulla in cambio e senza fare ripartire leconomia reale. Da tre anni si discute di proposte di regolamentazione della finanza, ma poco o nulla stato fatto nel concreto. A fine 2011 il G20, che si autonominato nuovo regolatore delleconomia globale, non nemmeno riuscito a trovare un accordo per tassare le transazioni finanziarie. La finanza speculativa tira una boccata dossigeno e riparte come e peggio di prima. Oggi si specula sul cibo e sulle materie prime, giocando sulla fame dei pi poveri come si gioca al casin. Il mercato dei derivati non mai stato cos florido, i top manager della City e di Wall Street si gratificano con bonus miliardari, i grandi capitali rimangono al sicuro nei paradisi fiscali. Tutto questo ringraziando il Fondo monetario internazionale, il G20 e le altre istituzioni internazionali che hanno funzionato perfettamente nel 2008 per salvare le banche e non hanno fatto nulla da allora per fermare la finanza-casin e salvare le persone. Le conseguenze sui paesi Leffetto pi vistoso di questi piani di salvataggio stato laumento del debito e quindi il peggioramento dei conti pubblici di molti paesi, che hanno dovuto allora ricorrere allemissione di titoli di stato per finanziarsi. Un aumento di offerta di titoli di stato sul

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mercato, proprio in un momento di crisi, quindi con meno capitali disponibili da investire. Questo ci rimanda al primo dei motivi direttamente legati alla crisi che permettono di spiegare lattuale situazione in Italia. In pratica oggi il governo, se vuole rifinanziare il debito emettendo Bot e Cct, deve fronteggiare la concorrenza della mole di titoli di stato di altre nazioni che si sono indebitate negli ultimissimi anni. A parit di interesse offerto, nessuno comprerebbe per dei titoli italiani quando sul mercato sono a disposizione quelli della Germania o di altri paesi considerati pi sicuri. Per attirare i capitali e rifinanziare il proprio debito, lItalia allora costretta ad aumentare i tassi di interesse. il famigerato spread con i bund tedeschi, ovvero la differenza di tasso di interesse tra i titoli di stato dei due paesi che negli ultimi mesi diventato il nuovo parametro centrale per valutare lo stato di salute dellItalia. CDS e speculazione E questo non ancora nulla. Gli speculatori cavalcano le oscillazioni dei mercati. difficile speculare sui titoli di stato tedeschi, perch il loro rendimento pressoch invariabile. Molto pi divertente scommettere su titoli molto volatili, quali quelli di nazioni in difficolt come la Grecia, lIrlanda o oggi lItalia. Gigantesche scommesse che esasperano le oscillazioni dei prezzi e la stessa instabilit, attraendo nuovi squali del mondo finanziario. Tutto questo pu realizzarsi grazie a prodotti derivati chiamati credit default swaps, o CDS. Si tratta di contratti che permettono di assicurarsi contro il fallimento di un soggetto terzo. Se possiedo delle obbligazioni e temo che limpresa emittente possa fallire, posso coprirmi contro tale rischio acquistando un CDS che mi assicura contro tale evento. In caso di default la controparte che me lo ha venduto tenuta a rimborsarmi. Rispetto a unassicurazione esiste una differenza sostanziale. Nelleconomia reale non posso acquistare una polizza che mi rimborsa nel caso che la casa del mio vicino vada a fuoco e pi in generale assicurare beni che non sono nella mia disponibilit. Il motivo evidente: se qualcuno appiccasse un incendio, io avrei solo da guadagnarci. Anche se non ci fosse la malafede, nel migliore dei casi questa sarebbe una scommessa da gioco dazzardo, non una polizza assicurativa. Nella finanza tale limite non esiste. I CDS permettono di trasferire a terzi il rischio di credito relativo a una transazione tra due parti e soprattutto di speculare su eventi futuri. Cos, posso acquistare dei CDS che mi assicurano contro il fallimento della Grecia. Se la situazione del paese ellenico peggiora, aumenta il rischio di fallimento, e di conseguenza il prezzo per assicurarsi contro questo fallimento. I CDS che avevo comprato a un prezzo pi basso valgono adesso di pi, permettendomi di guadagnare dalle difficolt altrui. Il gioco ancora pi interessante considerando che, tramite opportune manovre finanziarie sui titoli, consigli dati ai miei clienti e qualche articolo ben piazzato qui e l su autorevoli giornali finanziari, posso contribuire io stesso ad aumentare la percezione di rischio di un dato paese. I CDS erano praticamente sconosciuti solo una quindicina di anni fa, e hanno raggiunto subito prima della crisi una dimensione pari al Pil dellintero pianeta, misurabile in diverse decine di miliardi di euro. Fornire una cifra esatta quasi impossibile, visto che oggi met dei CDS vengono negoziati al telefono e che non esiste nessuna trasparenza in materia. Queste gigantesche masse di capitali speculativi stanno oggi contribuendo in maniera sostanziale alla grave situazione che affligge leconomia europea e quella italiana in particolare. Quali soluzioni? Pareggio di bilancio e democrazia In una nota favola risalente allantica Grecia uno scorpione chiede di salire sulla schiena di una rana per attraversare un fiume. Di fronte ai timori della rana di essere punta e uccisa, lo scorpione spiega che in quel modo morirebbe annegato anche lui. La rana si fa convincere. A met del fiume lo scorpione punge la rana. Entrambi stanno per morire, e la rana chiede allo scorpione il perch di questo folle gesto. la mia natura, risponde lui. Oggi la finanza-casin approfitta del fatto che gli stati sono in difficolt perch hanno salvato questo stesso sistema finanziario per guadagnare mediante attacchi speculativi, scommettendo sul fallimento di interi paesi, e rischiando di trascinare nel baratro i cittadini, gli stati, il sistema economico e quello finanziario. su queste basi che oggi ci vengono chiesti sacrifici e piani di austerit. emblematica in tale senso la lettera riservata, poi divenuta di pubblico dominio, che lo scorso 5 agosto la Banca centrale europea ha inviato al governo italiano. La Bce chiede la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali [...] attraverso privatizzazioni su larga scala. Chiede di ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende. Negli ultimi paragrafi la Bce arriva a scrivere che vista la gravit dellattuale situazione sui mercati finanziari [...] sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale. Non chiaro se questa lettera sia pi spaventosa nel merito o nel metodo. Nel merito, meno di due mesi dopo lo storico referendum in cui ventisette milioni di italiani hanno preso posizione sul problema dei servizi pubblici la Bce chiede privatizzazioni su larga scala. Chiede ai lavoratori gi colpiti da una crisi dovuta al comportamento irresponsabile della finanza nuovi sacrifici per ristabilire la fiducia dei mercati. Ristabilire la fiducia. Come se non fosse il gigantesco casin che ha preso il posto della finanza a dovere radicalmente cambiare rotta per tentare di riconquistare la fiducia dei cittadini. Come se non fosse la finanza ad avere totalmente smarrito il proprio ruolo sociale di strumento al servizio delleconomia per trasformarsi in un fine in s stesso per fare soldi dai soldi. Ancora peggio, come se queste richieste non andassero esattamente nella direzione di esasperare lingiustizia sociale e la vergognosa distribuzione del reddito che sono in ultima analisi le cause che ci hanno condotto alleccesso di debito e alla crisi.

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Lanciati come treni verso il baratro, la Bce ci chiede di accelerare. Per quanto gravi siano queste richieste, il metodo probabilmente ancora pi terrificante del merito della lettera. Unistituzione che nessun cittadino europeo vota o elegge democraticamente, che non risponde a nessuna autorit, invia una lettera segreta al nostro governo per definire le politiche che questo dovr approvare. La Bce arriva a chiedere di modificare la nostra Costituzione, il contratto sociale fondamentale degli italiani, per rassicurare i mercati finanziari. Oggi sembra quindi che la strada per uscire da questa situazione sia obbligata: stringere la cinghia e accettare piani di austerit per rimettere in sesto i conti pubblici. Come dire che leccesso di debito passato dalla finanza agli stati deve ora passare dagli stati ai cittadini. Ci viene detto che le banche non possono fallire, gli stati non possono fallire, quindi piuttosto devono fallire i cittadini. il senso dei tagli alle spese pubbliche, al welfare, ai servizi essenziali e ai diritti. Tutto questo con unaltra conseguenza molto interessante per mantenere in piedi il sistema attuale: la mancanza di risorse pubbliche diventa un alibi per unulteriore svendita ai privati dei servizi essenziali. Non ci sono i soldi per listruzione, la sanit, la ricerca, le pensioni e via discorrendo, perch c la crisi. Lo stato si fa da parte per mancanza di soldi, entrano i privati e la finanza. Ancora una volta ci viene spacciata come unica soluzione possibile lesasperazione di alcune delle principali cause della crisi. Diverse scelte di politica economica Non vero che le alternative non ci sono. Ammesso e non concesso che il debito vada pagato, lunica strada possibile il taglio delle spese, in accordo con la dottrina neoliberista imposta dalla Bce e dalle altre istituzioni internazionali? E ammesso e non concesso che si debbano tagliare le spese, davvero bisogna tagliare welfare e spese sociali? La manovra finanziaria riguarda luso delle nostre tasse, dei nostri soldi, per decidere il nostro futuro. Non pensabile, in un sistema che si vuole democratico, che alcuni burocrati di Francoforte ci impongano misure pensate unicamente per compiacere la speculazione internazionale. Rimanendo alle poche scelte del nostro governo, non pensabile che i cittadini non possano dire la loro rispetto alla decisione di spendere quindici miliardi di euro per acquistare dei cacciabombardieri, una cifra forse superiore per bucare la Val Susa contro il volere di unintera comunit, mentre assistiamo a tagli allistruzione, alla sanit, alla ricerca, alla cultura. Risalendo: e se per migliorare i conti pubblici invece di tagliare le spese aumentassimo le entrate? Levasione fiscale in Italia supera i 150 miliardi di euro lanno. per difficile parlare di lotta allevasione mentre il governo annuncia condoni fiscali. Al di l dellevasione, perch lItalia non segue i paesi e le istituzioni europee che chiedono lintroduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie per contrastare la speculazione e generare un gettito? Perch ancora oggi cos difficile parlare dellintroduzione di una tassa patrimoniale, mentre si decide di aumentare lIva? Sommando allevasione fiscale il lavoro nero, i soldi della corruzione, quelli delle mafie, si scopre che oltre 500 miliardi di euro ogni anno sfuggono al fisco. In linea teorica, se queste somme fossero tassate come si tassa il lavoro, nel giro di poco pi di un decennio lItalia non avrebbe pi nessun debito pubblico. Il debito va comunque pagato? Andando ancora a monte di un discorso su entrate e uscite: il debito va pagato ad ogni costo? Prima di fare fallire gli esseri umani forse dovrebbero fallire le persone giuridiche e in particolare le banche il cui capitale costituito di azioni, ovvero capitale di rischio. Se le banche non possono fallire questo rischio viene meno, falsando i meccanismi di base della stessa finanza: le banche possono assumersi rischi sempre maggiori, nella certezza che se le cose vanno bene aumentano i profitti privati, quando si mettono male interviene il pubblico per socializzare le perdite. possibile pensare una via duscita dalla peggiore crisi finanziaria degli ultimi decenni continuando a premiare e garantire il sistema finanziario che ne responsabile? E in seconda battuta devono potere fare default gli stati. Nella situazione in cui si trova lItalia, con gli interessi sul debito che crescono pi velocemente della ricchezza reale e prosciugano qualsiasi manovra finanziaria, un default guidato potrebbe essere una via duscita obbligata. in ogni caso urgente avviare un dibattito senza preconcetti, prima che la situazione economica peggiori ulteriormente. Come primo passo necessario un audit del debito, ovvero un esame della provenienza del debito pubblico italiano e di chi ne oggi in possesso, per valutare quale parte va pagata, quale ristrutturata, quale eventualmente dichiarare in insolvenza. I casi di Islanda, Argentina ed Ecuador dimostrano che un default pilotato pu essere una soluzione efficace per uscire da una situazione di grave crisi. Le conseguenze sarebbero pesanti, in particolare per le banche che detengono una parte rilevante del debito, e bisognerebbe probabilmente procedere a una nazionalizzazione di una parte del sistema bancario italiano, anche per garantire laccesso al credito ai cittadini e alle imprese. In ogni caso un default guidato dal debitore, come nel caso dellIslanda, sicuramente da preferire a un default guidato dai creditori, come nel caso della Grecia. Default e fallimento: decolonizzare limmaginario In ultimo, una considerazione pi generale, che rimanda anche alla necessit di ripensare il linguaggio della finanza. Uno stato in fallimento nel momento in cui, per tutelare i propri cittadini e il loro futuro, smette di pagare interessi agli speculatori internazionali? O al contrario uno stato che taglia le spese per la scuola pubblica e la ricerca, uno stato che chiude ospedali e teatri, uno stato che

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non riesce a dare lavoro ai giovani e mantiene privilegi inaccettabili gi uno stato in fallimento? E se uno stato gi in fallimento, che senso ha continuare a pagare il debito? Un discorso analogo potrebbe ripetersi per un altro termine che ci sentiamo ripetere continuamente, ovvero il rischio di default di interi paesi. Se questo rischio effettivamente reale e avrebbe conseguenze molto pesanti per i cittadini, cosa succederebbe in caso di default dellintero pianeta, e non in ambito meramente finanziario? In qualche modo questa situazione reale. Lintero pianeta in default dal 27 settembre del 2011. Il 27 settembre stato lovershoot day, ovvero il giorno in cui lumanit ha consumato tutte le risorse che la natura mette a disposizione in un intero anno in maniera sostenibile. In meno di nove mesi abbiamo mangiato tutti i pesci, abbattuto tutti gli alberi, inquinato e prodotto rifiuti per quanto la pur enorme capacit di vita e di rigenerazione della Terra in grado di sopportare in un intero anno. Rimanendo con una metafora in ambito finanziario, abbiamo consumato in nove mesi tutti gli interessi che la Terra produce, gli ultimi tre mesi li viviamo intaccando il capitale. E mentre noi consumiamo sempre di pi, il capitale di specie viventi e di biodiversit continua a ridursi. Mentre la politica e i media continuano a preoccuparsi di compiacere e salvare i mercati finanziari, quanta attenzione e quante risorse sono dedicate a salvaguardare lunico pianeta che abbiamo? I cittadini italiani sono chiamati a fare sentire la propria voce per cambiare questo stato di cose, per uscire dalla visione miope secondo cui non c alternativa. Le alternative ci sono, e non ci sono difficolt tecniche quanto una mancanza di coraggio e di volont politica a realizzarle. allora dal basso che dobbiamo iniziare a riappropriarci di ci che nostro. Come accennato, la gran parte dei soldi che alimenta la speculazione finanziaria proviene dai nostri risparmi, dai nostri fondi di investimento e fondi pensione. necessario ma non pi sufficiente orientare i nostri consumi su prodotti meno inquinanti o prodotti secondo criteri di responsabilit sociale. Un analogo cambiamento di rotta deve avvenire nel settore finanziario e creditizio, e dobbiamo essere noi tutti a farlo, dal basso, cambiando i nostri comportamenti. necessario riportare la finanza alla sua funzione originaria. Non un fine in se stesso per produrre denaro dal denaro nel pi breve tempo possibile ma un mezzo al servizio della societ, che ponga il rispetto dei diritti umani e dellambiente al centro del proprio operato, attenta alle conseguenze non economiche delle proprie azioni e in cui la trasparenza sia un valore fondamentale. Se non vogliamo pi essere complici della crisi della quale siamo vittime mentre gli squali della speculazione vogliono continuare a giocare alla finanza-casin, se non vogliamo pi che i nostri risparmi siano utilizzati per prestiti e finanziamenti che danneggiano lambiente e violano i diritti umani, abbiamo unalternativa semplice quanto efficace: non con i miei soldi.

martelun completo Luned 06 Febbraio 2012, 22:03

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