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30 gennaio 2012 PLATONE Le opere e le dottrine non scritte (pag.

190) Platone il primo filosofo di cui ci sono arrivate tutte le opere. Sono state raccolte da Trasillo in 9 tetralogie (i dialoghi furono raccolti di 4 in 4). Alcuni scritti rimasero fuori dalla raccolta, perch fin

dall'antichit erano stati riconosciuti spuri, cio non originali. Gli studiosi, tuttavia, dicono che non si pu parlare di veri e propri falsi. Quando parliamo di opere spurie (l'Alcibiade II, Minosse...) ci accorgiamo che non sono corpi estranei alla produzione platonica. Queste opere non possono essere

dichiarate false perch sono scritte nello spirito platonico e c' in esse il tentativo di usare lo stesso stile. Il problema degli scritti platonici ricchissimo, sollevato fin dall'antichit. La prima edizione dei dialoghi platonici quella di Marsilio Ficino, che risale all'epoca rinascimentale. Dopo la fine dell'impero romano si conoscevano solo alcuni dialoghi platonici. Gli studiosi da sempre cercano di capire quali siano i criteri migliori per capire quali opere siano di Platone e quali no. Uno dei criteri fondamentali la tradizione (ovvero vedere se

dall'antichit determinate opere vengono attribuite a Platone), ma bisogna considerare anche le testimonianze antiche e il contenuto dottrinale. Platone non era solo un filosofo, ma anche un letterato. I suoi testi sono pieni di immagini, di metafore... Ci sono cio degli elementi che rendono possibile riconoscere se i dialoghi siano stati scritti da Platone o no. La maggior parte dei testi riconosciuta come appartenente a Platone. Ci sono solo un paio di scritti che non sono in forma di dialogo. Si pone anche un altro problema: quali opere sono state scritte prima e quali dopo? Platone fino a un certo punto non affronta certi argomenti e poi comincia ad affrontarli. Per capire se uno testo stato scritto prima o dopo, ci possiamo avvalere anche del fatto che spesso Platone rinvia nei suoi testi a qualcosa che ha scritto prima. Gli scritti di Platone possono essere divisi in tre periodi diversi:
1)

periodo giovanile (o scritti socratici): l'argomento e il punto di riferimento Socrate. Tra loro: l'Apologia, il Critone, il Fedone... (vedi elenco a pagine 192). Vengono chiamati anche dialoghi aporetici, ovvero contraddittori, perch sono dialoghi che spesso non arrivano a una soluzione. Ad esempio nell'Iside si discute di cosa sia

l'amicizia, ma alla fine una definizione non viene data.


2)

i dialoghi del secondo periodo (dialoghi della maturit): Menone, Fedone, Simposio, Repubblica... (vedi elenco

pag.192). Vengono chiamati anche scritti

costruttivi.

Platone vi elabora e presenta alcune delle sue teorie fondamentali: l'immortalit dell'anima, la teoria della conoscenza... Da questi dialoghi semplice trarre le idee fondamentali della filosofia di Platone.
3)

terzo periodo (gli scritti della vecchiaia o della tarda maturit): il Parmenide, il Crizia, le Leggi, le Lettere VII e VIII (vedi elenco pag.192). Sono anche definiti scritti dialettici, in quanto definiscono la dialettica e la usano come metodo.

Alcuni studiosi hanno fatto un'ipotesi storiografica: Platone si sarebbe occupato anche di temi sui quali non ha mai scritto nulla, concernenti in particolare il concetto di BENE, sul quale avrebbe tenuto alcuni corsi che non avrebbe messo mai per iscritto. In questo contesto avrebbe ripreso anche temi pitagorici. Dal 1950 in poi la scuola di Tubinga, in Germania, ha cominciato a fare l'ipotesi che bisognasse leggere i dialoghi platonici alla luce delle dottrine non scritte, delle quali c' solo una tradizione orale, perch Platone non le avrebbe mai messe per iscritto.

A questa ipotesi si legata una scuola italiana, la scuola di Milano, a cui fa capo Giovanni Reale. Gli studiosi della scuola di Milano sono convinti che ai dialoghi nei quali Platone avrebbe esposto la sua filosofia, il filosofo non avrebbe consegnato il vero cuore della sua filosofia: l'uno e la diade. Adesso in Italia molti studiosi sono contrari a questa ipotesi; ritengono che dobbiamo studiare quello che abbiamo a

disposizione: i dialoghi. Nelle opere di Platone sono presenti delle contraddizioni: per la scuola di Tubinga Platone le avrebbe risolte spiegandole oralmente;

per chi invece contrario all'ipotesi delle dottrine non scritte, le contraddizioni sono dovute al fatto che i problemi (cos come per Socrate) non sono mai risolti la contraddizione connaturata alla ricerca incessante della verit. I caratteri della filosofia platonica (pag.192)

Il rapporto con Socrate: Fino a che punto Platone si limitato a elaborare un pensiero di Socrate e quanto invece vi ha messo di suo? Platone ha sempre cercato di essere fedele al messaggio di Socrate. Non rimasto al livello di elaborazione concettuale del

maestro, ma ha aggiunto elementi personali. Non solo il suo allievo, non ne ha solo chiarito il pensiero, ma vi ha aggiunto molte altre questioni; ha interpretato quello che Socrate aveva detto e lo ha sviluppato in senso metafisico, aggiungendo delle teorie delle quali in Socrate non si trova traccia. Platone andato oltre l'interpretazione del pensiero socratico,

aggiungendo teorie e articolandole in modo complesso. In che cosa Platone cerca di rimanere fedele a Socrate? Nella forma nella quale scrive. Platone scrive moltissimo; ha per questo tradito il suo maestro che pensava che la scrittura non fosse adeguata? Platone sceglie la forma stilistica il pi possibile vicina al dialogo: quasi tutte le sue opere, infatti, sono dialoghi. Platone sceglie questa forma perch la pi adeguata a far venire in luce la verit. Platone non scrive trattati, non spiega una verit

preconfezionata: fa vedere come la verit viene in luce tramite il dialogo. In alcuni casi fa vedere come la verit non venga in luce subito: l'Iside infatti si conclude aporeticamente (non lo sappiamo! la risposta arriver nel Simposio e nel Fedro). Platone cerca di essere fedele al maestro nel concepire la filosofia non come un sapere chiuso, ma come un sapere aperto, che pu essere aumentato, approfondito, che pu arrivare a un

livello di verit sempre maggiore. Problema della forma dialogica: visto che Platone non parla mai in prima persona, come facciamo a sapere se quello che dicono i personaggi quello che pensa Platone? Dobbiamo esaminare i testi, per capire qual la sua posizione. E la capiamo, ma questo richiede uno sforzo. Platone non ci dice cosa pensa; dal dialogo dobbiamo capire la sua posizione e quella contraria. Per Platone la ricerca filosofia frutto di un impegno che non si conclude mai, ma va sempre avanti; ogni dialogo rappresenta una tappa ulteriore nell'approfondimento della verit. E soprattutto: la verit da soli non si trova; si deve fare una ricerca collaborativa della verit. Si deve cercare insieme agli altri e per molto tempo. Coloro che si stancano di cercare, di confrontarsi con gli altri giorno dopo giorno, non potranno mai arrivare alla verit; costoro credono di sapere ma non sanno niente. La verit non pu mai essere colta una volta per tutte. La ricerca deve essere senza fine, incessante. Il messaggio che Platone sente come pi degli altri rivolto a se stesso (e lo metter in luce nell'Apologia) quello che Socrate dice ai suoi giudici. Socrate dice: mi chiamate a un'azione contraddittoria: se scegliessi per me una pena farei uno sbaglio

in qualsiasi modo. Perch dovrei andare in carcere, se non ho fatto niente di male? E se mi dessi una pensa pecuniaria, mi contraddirei, perch non ho soldi a sufficienza per pagare. Mi contraddirei anche se mi comminassi l'esilio, perch ovunque andassi i giovani verrebbero da me e io parlerei con loro. Non posso stare zitto, perch non sono io che voglio parlare, ma un comando del dio. E una vita senza ricerca una vita che non degna di essere vissuta. Anche per Platone una vita senza ricerca una vita da schiavi; la libert nel continuo sforzo della ricerca. Platone cercher un fondamento della verit su cui basare la nuova conoscenza e l'azione. Rapporto tra la filosofia e il mito: Nei suoi scritti Platone usa moltissimo i miti. Molti li inventa, oppure li rielabora dalla tradizione orfico-pitagorica. Non sono i miti che si trovano nella cultura greca; sono miti che hanno profondo significato filosofico. Perch li usa? Perch ci sono delle questioni filosofiche cos elevate che non possibile spiegarle in termini filosofici. Platone ci fa vedere delle verit che dal punto di vista della filosofia non riesce a spiegarci; aspetti della realt che sono al di l del discorso razionale. Quando non siamo pi capaci di

arrivare con un ragionamento a delle conclusioni, ecco che Platone utilizza il mito. Lo usa anche perch un modo pi semplice, pi divulgativo, per comunicare certe dottrine che sono molto complesse. Le due finalit del mito dunque sono:
1)

semplificare il discorso, quando si riferisce a dottrine filosofiche particolarmente complesse;

2)

parlare di aspetti della realt che vanno oltre la nostra esperienza, che vanno oltre il discorso razionale.

I miti platonici sono grandi invenzioni. Bisogna studiarli sempre in stretto rapporto alla strutture di pensiero di Platone, poich ne fanno parte integrante; vanno interpretati accanto agli aspetti filosofici che approfondiscono. Il mito fa della filosofia di Platone una filosofia molto originale; in altri filosofi non c' questo continuo riferimento al mito. Interessi e motivazioni del filosofare platonico: Fino a un certo punto della storia della filosofia ci si occupati solo del Platone metafisico e della gnoseologia. Poi stato recuperato l'interesse politico. Socrate voleva vivere in una comunit giusta; l'uomo socratico

conosceva e siccome conosceva poteva fare il bene; in questo


modo era giusto, era felice. Per comportarsi virtuosamente

bisogna sapere, secondo Socrate. L'uomo buono sapiente, giusto e felice. Platone ha come scopo pensare come sia possibile fondare una comunit giusta, in cui l'uomo possa essere giusto e felice. La filosofia di Platone incentrata sull'interesse gnoseologico e metafisico, ma questi discorsi, che cercano fondamenti assoluti della realt, sono sempre da riferire al suo interesse politico. Spesso la storiografia filosofica tende a separare questi aspetti, ma non corretto. Platone, per come stato studiato, sempre stato visto come uno che guardava solo di l da questo mondo, all'iperuranio. Platone guarda all'iperuranio, al mondo delle idee, ma per fare bene qua, in questo mondo.