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Le Considerazioni finali e quelle preliminari

Appunti del collettivo Clash City Workers sull ultimo documento di Bankitalia

Napoli, 23 giugno 2011

www.clashcityworkers.org cityworkers@gmail.com @
1. Perch analizzare le Considerazioni? 2. Nel merito dellintervento di Draghi: il capitalismo italiano 3. La svolta neocorporativa 4. Chi pu tradurre in realt questo programma? Gli scenari politici 5. Conclusioni? Diciamo aperture p. 2 p. 3 p. 4 p. 6 p. 7

In queste pagine vogliamo condividere alcune riflessioni tratte da alcune nostre riunioni, per provare a capire insieme quello che sta succedendo in Italia in questi ultimi mesi. Ovviamente si tratta solo di spunti, rapidi e imprecisi, e non di un quadro completo della situazione; di una ripresa e una verifica di alcuni movimenti che stiamo constatando da tempo a partire da un singolo tassello che per estremamente significativo. Abbiamo infatti pensato di discutere le Considerazioni finali di Draghi (governatore della Banca dItalia in scadenza di mandato, ora candidato presidente alla Banca Centrale Europea) presentate il 31 maggio 2011, perch nel suo intervento gi in tempi normali determinante per orientare il capitale ed il mondo politico, ma oggi decisivo per tutti gli attori sociali, che infatti lo hanno continuamente citato molti aspetti della situazione economica e politica italiana sono sistematizzati ed esposti1. Quella di Draghi una vera e propria analisi di fase dal punto di vista del capitale, che anche noi dovremmo sfruttare per prevedere il futuro, ed in qualche modo giocare di anticipo rispetto allo scenario che si sta delineando. Le sue Considerazioni finali sono insomma le nostre preliminari, e si potrebbe provare a recuperare molti di questi elementi inserendoli per in una lettura della situazione fatta da un punto di vista opposto. Per non combattere contro i fantasmi, o limitarsi ad agire di rimessa, come purtroppo spesso ci accade. 1. Ma perch vale la pena analizzare proprio le Considerazioni? Innanzitutto, anche se Draghi non va in profondit su molti aspetti, fa un quadro chiarissimo della situazione. Ogni parola pesata, ha un valore, un segnale per qualcuno. D'altronde ci connesso al ruolo ed allautorit che Draghi interpreta. Bankitalia forse l'istituzione che meglio rappresenta il capitalismo italiano, perch quella meno condizionata politicamente. infatti una necessit del capitalismo quella di dotarsi di strutture in qualche modo indipendenti rispetto alle dinamiche politiche di ricerca del consenso e agli interessi di bottega, che riesca magari a comporre su un livello pi alto le pulsioni e le intenzioni dei singoli capitali2. In questo senso possiamo considerare che dalle banche centrali arrivino indicazioni sincere, pure: chiaramente sta a noi prendere questi elementi e svilupparli, calandoli nel contesto concreto e riscontrandoli nelle singole vicende che di volta in volta irrompono sulla scena come dal nulla (il caso Marchionne, la vicenda Geronzi, il caso FINCANTIERI etc). Peraltro le cose che dice Draghi nelle Considerazioni sono, come abbiamo potuto constatare in altre circostanze, universalmente e trasversalmente accettate da parte dei soggetti che intervengono nella sfera politica ed economica3. Una consapevolezza che ha lo stesso Draghi, il quale, riferendosi alla divisioni ed alle turbolenze della vita politica italiana, sostiene proprio che:
antiche contrapposizioni sono in gran parte venute meno. In Europa, i progressi verso forme sempre pi avanzate di integrazione e, in Italia, una inedita condivisione della diagnosi dei problemi che affliggono leconomia rappresentano favorevoli punti di partenza. Va raggiunta una unit di intenti sulle linee di fondo delle azioni da intraprendere. Ci che pu unire pi forte di ci che divide.

In poche parole Draghi afferma che per la prima volta o meglio per la prima volta da un bel po (come si dir dopo si riferisce agli anni 1990-93), tutto il padronato e la borghesia condividono le stesse priorit, la visione dei problemi che affliggono il paese e i nodi su cui si deve intervenire. Ovviamente si deve raggiungere lunit dintenti: attraverso una serie di mediazioni si dovranno elaborare delle azioni che non scontentino o scontentino al minimo le diverse frazioni della classe dominante. Ma resta fermo che quello espresso da Draghi il programma della borghesia italiana per questi anni, e che la condivisione della diagnosi il passo decisivo e ormai acquisito per concentrarsi e mettere in atto unoffensiva che mira a cambiare radicalmente gli assetti del paese nel medio e lungo periodo (tutto questo, quasi superfluo dirlo, mentre le classi subalterne sono oggettivamente frammentate e soggettivamente incapaci di darsi

1 Il testo completo dellintervento scaricabile qui: http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/cf_10/cf10/cf10_considerazioni_finali.pdf 2 Notiamo en passant che il capitalismo degli ultimi decenni si affannato nel tentativo di costruire organismi apparentemente imparziali, proprio per armonizzare ed ottimizzare i comportamenti dei diversi capitali nazionali, com stato nel caso della politica monetaria comune. 3 Questa falsa universalit merita quanto meno di essere sottolineata: se da un lato Draghi allude ad una sorta di visione comune, e questo ora indubbiamente vero, da un altro lato bisognerebbe capire a quale soggetto questa visione comune. In altri termini, rimossa a priori qualsiasi altra posizione, l'arroganza dei padroni si presenta con una veste scientifica e come l'unico punto di vista possibile. 2

consistenza). Anche per questo Draghi enumera tanti dati, dati che imprescindibile conoscere e tenere bene a mente, ed insiste nel paragone con la Francia, il paese europeo pi simile a noi dal punto di vista sociale, occupazionale, bancario etc. Questi dati e questa comparazione servono infatti a dimostrare irrefutabilmente quanto il nostro capitalismo sia per molti aspetti in ritardo, e dunque a motivare la necessit di una svolta. Draghi intende delineare bene il nostro sfasamento rispetto al paradigma francese e tedesco per obbligare la politica allintervento. Ovviamente, la relazione di Draghi interessante anche per le reticenze. Il tema che non tocca, o almeno non articola, quello della disoccupazione. Sia perch su quello sarebbe difficile fare paragoni, visto che i criteri per constatarla in Italia e in Europa sono diversi4, sia perch il problema delloccupazione non assolutamente nelle corde e negli obbiettivi di un analista neoliberista, e questo la dice lunga su quali siano le preoccupazioni di chi ci governa. Constatazione anche questa banale, ma comunque da fissare, perch nella rimozione del problema occupazione, visto come variabile dipendente del profitto, si consuma la tragedia di milioni di vite. Anche in questo senso, quello della pura e semplice negazione della maggior parte dellumanit, quella di Draghi l'agenda politica dell'oggi. 2. Entriamo ora nel merito di alcuni passaggi dellintervento di Draghi, che ci appaiono rilevanti in quanto fotografano lo stato del capitalismo italiano. Daremo per scontato una lettura complessiva del testo, e cercheremo di battere solo sugli aspetti che non sono stati adeguatamente tematizzati dai media borghesi5 o dai compagni, che purtroppo hanno dedicato scarsissima attenzione alla relazione6. Partiamo da un assunto: Draghi ha ragione a puntare il dito contro le mancanze del sistema italiano, e le debolezze che evidenzia segnano esattamente il perimetro in cui ogni forza politica oggi si deve muovere. In Italia la produttivit ristagna, il sistema produttivo perde competitivit, si inaridisce lafflusso di investimenti diretti, le dinamiche retributive sono modeste, non potendo troppo discostarsi da quelle della produttivit: la domanda interna ne risente, mentre la struttura produttiva italiana [] pi frammentata e statica di altre, lItalia indietro nella dotazione di infrastrutture rispetto agli altri principali
4 Giusto per fare un esempio, da noi i cassaintegrati sono valutati come occupati, mentre all'estero chi prende il sussidio di disoccupazione o riceve altre forme di ammortizzatori sociali conteggiato come disoccupato. 5 Ovviamente IlSole24Ore ha dato ampio spazio alla relazione. Si veda ad esempio G. Gentili, Ultima chiamata per la crescita (che non a caso sottolinea: Ripartire, dunque, ma da dove? In generale, da una lotta senza quartiere contro gli interessi corporativi che s'intrecciano ed opprimono il Paese, ha osservato Draghi. E poi, ecco uno dei passi fondamentali delle sue ultime considerazioni finali, facendo leva sul bilancio pubblico come elemento di stabilit e insieme di propulsione della crescita economica): http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-06-01/ultima-chiamata-crescita-094724.shtml?uuid=AaJRTKcD. E ancora larticolo di Stefano Folli, Sulle riforme crescono le contraddizioni intorno al premier, in cui risalta netta la percezione che una bella fetta del padronato italiano abbia scaricato Berlusconi: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-0601/sulle-riforme-crescono-contraddizioni-093250.shtml?uuid=AaSGTKcD Questa invece la lettura del Centrosinistra, prevedibilmente antiberlusconiana, ma sostanzialmente concorde con Draghi. M. Giannini allude addirittura ad un possibile programma per il governo a venire, Le prediche utili al governo che verr (Sul piano dell'economia reale, oggi l'Italia una gigantesca palude, con piccole eccellenze e un grande futuro dietro le spalle. Un Paese paralizzato dall'inazione dell'esecutivo e dalla rendita dei monopoli, dall'inefficienza delle amministrazioni e dalla resistenza delle corporazioni [] Quale Paese lasciamo ai nostri figli?", si chiede il governatore. Risanamento e modernizzazione sono sfide mancate, ma non ancora perdute. Ascolti Draghi e ti convinci che il declino non un destino. Il ritorno a Cavour che dice "il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico" ti fa ben sperare [...] Insieme a quello di Draghi a Via Nazionale, altri cicli si stanno chiudendo in questo tribolato Paese. "Tornare alla crescita" un programma eccellente, per il governo che verr): http://www.repubblica.it/economia/2011/06/01/news/giannini_draghi-17047382/ C. Clericetti, ne Il decennio perduto, prova nell'ultimo paragrafo almeno ad articolare una timidissima critica al modello neoliberista (le ricette che [Draghi] propone sono in parte incontestabili [] in parte riconducibili al pensiero economico che ha prevalso nell'ultimo ventennio e che ancora dominante a livello europeo. Le sue osservazioni sul problema della precariet e sull'eccessivo dualismo del mercato del lavoro non arrivano ad esplicitare una ricetta precisa, ma suonano simili a quelle di molti economisti di destra che paradossalmente trovano grande ascolto anche in una parte della sinistra. L'insistenza sulla disciplina di bilancio [] l'avvertimento sui rischi di inflazione e il ribadire che il compito della Bce prima di tutto garantire la stabilit monetaria, suonano come una immedesimazione completa nella linea che la Banca centrale di Francoforte e il governo di Berlino hanno finora fortemente sostenuto con l'appoggio della Commissione europea. Insomma, con Draghi a Francoforte, se queste sono le premesse, non ci sar nessuna svolta: vestiremo alla tirolese): http://www.repubblica.it/economia/2011/05/31/news/il_decennio_perduto17026287/ 6 Qui un commento di Emiliano Brancaccio: http://www.emilianobrancaccio.it/2011/06/02/piu-tedesco-dei-tedeschi/ Si distingue Francesco Piccioni su Il Manifesto: http://rassegna.lavoro.gov.it/PDF/2011/2011-06-01/2011060118823150.pdf Pessimo invece il commento di Galapagos sempre su Il Manifesto, che aiuta solo a far capire la miseria di questa sinistra incentrata sull'antiberlusconismo e non sull'anticapitalismo: http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/06/articolo/4748/ 3

paesi europei, ed necessario recuperare efficienza nella spesa (pp. 11-13) Mentre nel resto del mondo gli equilibri cambiano velocemente, con i BRICS che spingono la crescita, mentre i paesi centrali dellUE sono in fase ascendente, l'Italia si scopre in una fase laterale. A questa diagnosi impietosa dobbiamo aggiungere, cosa a cui Draghi pure accenna, che in Italia si potrebbe porre nel breve periodo anche un problema di tipo finanziario, che esalter quelle che sono le manchevolezze del sistema. Gli attacchi speculativi sono rischi allordine del giorno7, ma esistono anche pressioni internazionali meno dirette, come gli avvertimenti delle agenzie di rating sul declassamento dellItalia8. Insomma, come paese capitalista abbiamo forti limiti, e non per caso che il PIL stato praticamente vicino allo zero dal 2000 al 2007, finch la crisi non lha affossato definitivamente. Se finora il sistema ha tenuto, e la gravit del problema non stata avvertita nemmeno da larghe fette della popolazione, che tutto sommato pensano ancora di poter tirare a campare, perch in Italia cera stata nei decenni precedenti una grande tendenza al risparmio. Grazie al ricorso al risparmio non si percepito quanto realmente si sia perso negli ultimi dieci anni in potere dacquisto: cos molti lavoratori dipendenti danno fondo ai soldi accumulati per tenere lo stesso livello dei consumi o un livello appena ridimensionato9. Un discorso diverso ma complementare si deve fare per chi accede invece ora sul mercato del lavoro, e solo con molta fatica e con laiuto di quellammortizzatore sociale tutto italiano che la famiglia riesce ad arrivare alla fine del mese. Ovviamente, Draghi lo accenna appena, il sistema italiano riuscito a tenere per svariati altri motivi: come il ricorso al nero in tutte le sue forme (fino ad arrivare alle condizioni schiavistiche in cui lavorano gli immigrati nel nostro paese), ma anche perch ha compiuto prima degli altri delle riforme che sono andate a minare le possibilit di contrattazione dei lavoratori, lattivit sindacale, ed anche il salario, sia diretto che differito. In questo senso lItalia si mossa tempestivamente, e la riforma delle pensioni, che Draghi assume come uno dei punti di forza del nostro sistema ne rappresenta un buon modello. Ed anche a questo tipo di riforme, fatte per tempo (cio prima che avanzi il conflitto sociale) e volte a rinforzare il comando del capitale e la divisione di classe, che guarda Draghi. Infatti, a partire da questo quadro, il governatore di Bankitalia arriva a delineare un vero e proprio programma di riforme da cui nessun governo potr prescindere: concentrazione delle imprese, riforma della giustizia civile, liberalizzazioni, riforma dellistruzione, ottimizzazione delle risorse... Convergono qui tutti i caratteri di quella svolta neocorporativa che, invocata dai tempi della transizione incompiuta del 90-93, deve ora portare lItalia ad essere il pi simile possibile ai paesi a capitalismo avanzato. 3. Proviamo a definire meglio questa svolta neocorporativa, che richiesta dalla nuova fase del capitalismo a livello mondiale. Premessa che la crisi del 2007 ha determinato una tale quantit e qualit di cambiamenti (e sul piano internazionale questo a dir poco evidente) che anche nel nostro paese si stanno smuovendo equilibri rimasti invariati per decenni. Come fu negli anni 70, la crisi porta ad una profonda ristrutturazione della produzione, delle relazioni industriali, delle condizioni di vita dei lavoratori. E come nella fase 90-93, in cui la caduta del Muro di Berlino offr unoccasione ghiotta per riconfigurare i rapporti fra le classi, fase a cui non a caso Draghi fa pi volte riferimento come un modello positivo di intervento (arrivando persino a consigliare quelle modalit alla Grecia), stiamo assistendo a degli spostamenti significativi. Sul piano economico (con processi di smantellamento, privatizzazioni, acquisizioni, concentrazioni etc, e con il cambiamento delle relazioni industriali); sul piano politico (con le riconfigurazioni in atto negli schieramenti e con un protagonismo politico diretto da parte di soggetti legati
7 Ci sono ad esempio avvisaglie di tentativi di speculazione sull'Italia: il comparto bancario italiano paradossalmente sta risentendo di pi della crisi greca, pur non essendo esposto come le banche francesi e tedesche. 8 Cfr. Dubbi di Moody's su riforme, tassi e crescita: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-17/moodys-mettesotto-revisione-213614.shtml?uuid=Aa5dSlgD, del 17 giugno, e Moody's, sotto osservazione societ pubbliche ed enti italiani http://www.repubblica.it/economia/2011/06/20/news/moodys_societa-17985198/, del 20 giugno. Moodys afferma che la "revisione del rating si concentrer soprattutto sulle prospettive di crescita per l'economia italiana nei prossimi anni, ed in particolare sulla rimozione di importanti e strutturali colli di bottiglia che possono frenare la ripresa economica nel medio termine". Gi il 20 maggio, la seconda agenzia internazionale, Standard&Poor's, aveva tagliato da stabile a negativo l'outlook sul debito dell'Italia, citando le attuali deboli prospettive di crescita 9 Questo punto ben evidenziato da Draghi a p. 11: Le dinamiche retributive sono da noi modeste, non potendo troppo discostarsi da quelle della produttivit: la domanda interna ne risente. Le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressoch ferme nel decennio, contro un aumento del 9 per cento in Francia; i consumi reali delle famiglie, cresciuti del 18 per cento in Francia, sono aumentati da noi meno del 5, e solo in ragione di una erosione della propensione al risparmio. 4

alla dimensione economica, come Montezemolo o Marchionne); sul piano istituzionale e giudiziario (con lattacco allequilibrio dei poteri, con un rafforzamento del potere esecutivo, con la presenza di un Presidente della Repubblica favorevole alla transizione, vicino al grande capitale, al progetto dellUE, alle posizioni italiane pi imperialiste). Insomma, anche se potrebbe prevalere comunque la tendenza italiana alla conservazione, che smorzer almeno in superficie il portato della transizione, ci sono consistenti segnali per affermare, con Della Valle, che il tappo saltato. Ora, di corporativo questa nuova fase ha in comune con la vecchia che cerca a tutti costi la compatibilit fra lavoro e capitale. Cio si cerca sempre di negare autonomia al proletariato, provando a frammentarlo ed assorbirlo, legandolo ai sindacati filopadronali, e soprattutto vincolandolo (anche soggettivamente) al proprio padrone. Proprio come seppur in modi diversi facevano le corporazioni durante il fascismo, o come si provato a fare prima con la concertazione, poi con la politica di attacco ai lavoratori negli anni zero, quando avvenuto il superamento della concertazione in favore di un'impostazione estremamente direttiva e coercitiva dei rapporti di lavoro tanto nel pubblico quanto nel privato... Tuttavia ora questa compatibilit fra lavoro e capitale non viene ricercata pi con un compromesso n con i lavoratori, n con le loro burocrazie, ma con un asservimento totale del lavoro, anche nelle sue forme pi garantite e persino privilegiate, alle esigenze del capitale. Detto in altri termini, il concetto : il grande capitale continua sempre a devastare il proletariato, perch la sua sola esistenza una minaccia, ma rispetto al passato ora pi forte (dal punto di vista dei rapporti di forza interni) e/o pi disperato (dal punto di vista esterno, della competizione mondiale) e quindi disposto anche a rompere con altri settori sociali, che fino a poco tempo fa garantivano la stabilit e venivano anche giocati contro il proletariato, perch non si pu pi permettere di nutrire fasce di piccola e media borghesia, ordini professionali etc. Insomma, per reggere la competizione ogni centesimo deve diventare produttivo, e bisogna quindi tagliare sugli sprechi del sistema, sugli anacronismi, sulle nullafacenze, sullarretratezza tecnologica etc. Draghi presenta queste posizioni quasi in forma pura, quando parla di lotta al nero, o di liberalizzazioni10, avendo poco prima reso onore e non a caso a Tommaso Padoa Schioppa. Ma c un altro elemento su cui vale la pena attirare lattenzione. Nella svolta neocorporativa c' infatti anche un alto contenuto ideologico, che Montezemolo esprime al meglio: non bisogna solo intervenire con provvedimenti, coercitivamente, ma bisogna cambiare la mentalit, l'approccio, le abitudini:
La crescita di uneconomia non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un paese. Scriveva ancora Cavour: Il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico Le virt cittadine, le provvide leggi che tutelano del pari ogni diritto, i buoni ordinamenti politici, indispensabili al miglioramento delle condizioni morali di una nazione, sono pure le cause precipue dei suoi progressi economici. Occorre sconfiggere gli intrecci di interessi corporativi che in pi modi opprimono il Paese; questa una condizione essenziale per unire solidariet e merito, equit e concorrenza, per assicurare una prospettiva di crescita al Paese.

Lideologia del merito in questo progetto una leva decisiva, anche per cooptare i giovani e le persone per bene che sono stanche di un sistema fondato sulle raccomandazioni, sulle inefficienze. Ma questa nuova mentalit si deve smarcare persino dalla Chiesa cattolica (e cos possiamo leggere il percorso laico di Fini11), che rappresenta un residuo tradizionale, che relega il welfare dello stato ad una base familiare, che impedisce di pensare sino in fondo lindividuo (oltre a costituire di per s un contropotere ed uno spreco

10 Cfr. Antitrust, l'allarme di Catrical. "Liberalizzazioni ferme, rischio vitalit": Riforme bloccate e liberalizzazioni accantonate, con rischi pesanti sulla ripresa economica [...] L'Autorit, prosegue Catrical, ha dovuto denunciare pericolosi tentativi di chiusura dei mercati dettati dagli interessi particolari in settori come le farmacie, le assicurazioni, alcune professioni, i trasporti [...] Deve essere recuperato il tempo perduto [...] I colli di bottiglia sono tradizionalmente ormai sempre gli stessi: ferrovie, gestioni autostradali e aeroportuali, governance bancaria e assicurativa restano i settori sui quali prioritario introdurre assetti di mercato realmente competitivi, 21 giugno 2010, http://www.repubblica.it/economia/2011/06/21/news/relazione_antitrust_liberalizzazioni_ferme17999611/ 11 Vale la pena leggere questa intervista di Aldo Cazzullo sul Corriere del 16 giugno dove Fini, proprio a partire dalla relazione di Draghi, dice: si sta per chiudere una fase. Forse per certi aspetti si gi chiusa [] oggi la reazione della societ prefigura la crisi di un sistema: lo si chiami berlusconismo o bipolarismo muscolare o Seconda Repubblica. E poi butta l una frase che nasconde la preoccupazione di una perdita di consensi da parte della Chiesa cattolica, a causa di un certo laicismo e della spinta verso il modello neocorporativo di cui interprete Fli. Cambiamento anche laicit delle istituzioni; che non significa mancare di rispetto alla Chiesa, http://www.blogaccio.eu/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/intervista-G.-Fini.pdf 5

enorme). Attenzione: non stiamo parlando di fantascienza: proprio questo quello che successo ad esempio in Spagna in questi ultimi dieci anni. Daltronde i margini per una politica di questo tipo ci sono: basta affrontare il problema del recupero sul nero in tutte le sue forme12. In questo senso colpisce il fatto che Draghi parli di ridurre lonere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti. Laggettivo, che in qualsiasi paese normale non sarebbe usato, perch non esisterebbe proprio il problema dellesistenza pubblica e di una certa legittimit degli evasori, indica quali sono gli elementi da pressare per rendere possibili le riforme. Come dire: stanno venendo meno i pilastri del vecchio corporativismo italiano, che si basava appunto su una forte evasione fiscale e sullillegalit dei piccoli, che permetteva alle imprese di recuperare sui profitti (ma che alla lunga non consentiva lammodernamento dellapparato produttivo, gli investimenti in ricerca per migliorare la produttivit e diversificare la produzione spostandola sul segmento tecnologicamente pi avanzato, non permette di attrarre investimenti perch non ci sono garanzie e vige un arbitrio incomprensibile per gli investitori esteri). Ma sta venendo meno anche tutta quella fitta rete di privilegi, di arcaismi e sacche improduttive, di una larga ed inefficiente presenza dello Stato, di una forte spesa pubblica volta quasi tutta a dare il posto per creare consenso e smorzare il conflitto sociale. Anche qui, per le necessit imposte dalla crisi, per lesigenza di ottimizzazione e per la subordinazione ai dettami neoliberisti, si dovuto tagliare. Ma se la grande borghesia attacca ampie fasce sociali, settori di lavoratori, piccola borghesia impiegatizia, ordini professionali, e piccola imprenditoria, su cosa costruisce il consenso? Sugli individui ormai atomizzati e messi luno contro laltro, ed in particolare sui giovani. A questo proposito nel documento di Draghi c' un riferimento preciso. Draghi sembra quasi partire dando ragione a chi in questi anni ha denunciato le insopportabili condizioni di precariet, ma si capisce presto dove vuole arrivare:
La diffusione nellultimo quindicennio dei contratti di lavoro a tempo determinato e parziale ha contribuito a innalzare il tasso di occupazione, ma al costo di introdurre nel mercato un pronunciato dualismo: da un lato i lavoratori in attivit a tempo indeterminato, maggiormente tutelati; dallaltro una vasta sacca di precariato, soprattutto giovanile, con scarse tutele e retribuzioni. Riequilibrare la flessibilit del mercato del lavoro, oggi quasi tutta concentrata nelle modalit dingresso, migliorerebbe le aspirazioni di vita dei giovani; spronerebbe le unit produttive a investire di pi nella formazione delle risorse umane, a inserirle nei processi produttivi, a dare loro prospettive di carriera.

Tradotto, vuol dire che: in Italia, purtroppo per noi (cio per loro), la precariet non trasversale, come ad esempio in Spagna o in Inghilterra, ma segmentata in modo generazionale. Bisogna quindi spalmare la condizione precaria su tutta la forza lavoro, indipendentemente dall'et, dare la possibilit ai migliori di emergere e tagliare le gambe ai tutelati. In questo modo si creerebbero dei blocchi sociali meno omogenei, che sono meno pericolosi. Si prepara insomma una manovra che vada a disattivare una bomba sociale, quella giovanile, che oggettivamente innescata; e si romper materialmente ogni residua solidariet di classe, mettendo, grazie al risentimento, luno contro laltro. Ovviamente non si lavorer tanto sulle condizioni materiali dei giovani, ma sulle aspettative dei giovani, sulle loro possibilit di carriera, perch il sistema comunque non pi in grado di garantire come in passato ampie ridistribuzioni13. Insomma, come si constatato parlando di Marchionne che si posto come avanguardia del grande capitale ridefinendo le relazioni industriali e rompendo assetti consolidati o dei lavori dellAssise di Confindustria che hanno segnato proprio un ricompattarsi di pezzi di padronato intorno al grande capitale , si sta aprendo un periodo di transizione, che in qualche anno ristrutturer profondamente il sistemaItalia. Nel frattempo non sono da escludere eventi (scossoni, attacchi speculativi, sortite di singoli capitalisti rappresentativi, pressioni della UE) che accelerino il processo. 4. Ma chi pu farsi carico di tradurre in realt il programma di Draghi? Detto in altri termini, quali scenari politici ci attendono nel breve periodo? Sintetizzando al massimo, al momento sulle politiche economiche ci
12 Vediamo una delle applicazioni possibili di questa tattica: tasso la rendita finanziaria, faccio emergere la rendita immobiliare, la tasso, e vado a recuperare risorse che colmino quel gap che si creato tassando la rendita finanziaria e sul piano del debito pubblico. Fra l'altro cos abbasso i livelli inflattivi (siccome non conviene pi troppo, scendono i prezzi delle case e degli affitti). Insomma, attraverso manovre di quadratura come queste che si cercher di omogeneizzare l'Italia agli altri paesi europei. 13 In realt, cos facendo, il capitale, proprio perch incapace di sanare una volta per tutte le sue contraddizioni, innesca sul lungo periodo una bomba sociale ancora pi grossa perch si trova di fronte un proletariato pi omogeneo e quindi potenzialmente pi conflittuale. 6

sono tre posizioni: a) quella classica corporativa di Tremonti, molto semplice, estremamente conservatrice: si vuole rispettare il patto di stabilit, ma solo con una politica di tagli, quasi sempre orizzontali. una politica che va a impattare soprattutto sui lavoratori dipendenti, che punta su qualche misura pi di forma che di sostanza, e che recupera molto poco dal nero. Tremonti prova a superare questa fase dura mirando solo al pareggio del bilancio e sperando di beneficiare della ripresa internazionale. Non una politica di grandi interventi, anche perch il blocco sociale che esprime non ha interesse nelle privatizzazioni tipo FINCANTIERI, perch non pu competere a quel livello, e vuole continuare con il vecchio corporativismo. Ma un discorso alla lunga perdente: nel migliore dei casi non si pu viaggiare alla crescita dell'1% mentre gli altri viaggiano al 3%; senza contare che i limiti dellItalia sono strutturali, e quindi il problema sarebbe, ben che vada, solo rinviato... b) la posizione di Berlusconi e quindi della Lega, che pur di mantenere il loro potere sono disposti a tutto, anche a non rispettare il patto di stabilit. E quindi propongono misure folli, come quella della riforma fiscale ad ogni costo. Da questo punto di vista a tutto il padronato Berlusconi non sembra pi credibile, e infatti Confindustria, pur restando divisa fra una componente che vorrebbe svoltare nettamente, e una continuista, che appoggia il progetto di Tremonti, promettendo il sostegno in cambio di una diminuzione della pressione fiscale e dellintervento sulle rendite finanziarie, sembra avere comunque mollato Berlusconi14. c) infine c la posizione della grande borghesia e dei filo europeisti, portata avanti da Fini, da Casini, da Montezemolo, dal PD, da Repubblica e da svariati altri soggetti istituzionali15. Questi premono per un programma di liberalizzazioni e per una serie di riforme strutturali, per un recupero massiccio dellevasione, e per uno scompaginamento delle corporazioni. Ma al momento hanno delle difficolt ad articolare politicamente la loro proposta: mancano i numeri, una reale alternativa di governo, un largo consenso nel paese. Anche per questo motivo non sono da escludere nel breve periodo soluzioni di composizione parziale fra le diverse parti politiche16. Bisogna ad esempio notare come Tremonti nella passata settimana si sia impegnato in un giro di confronti con tante realt sociali, accentuando la sua distanza dalla linea Berlusconi, e si stia cautamente avvicinando a Draghi e all'Unione Europea, almeno sulla questione del pareggio di bilancio. Si potrebbe anche ipotizzare che intorno a Tremonti si possa coagulare un nuovo blocco politico, con uno scambio intorno al federalismo fiscale17, e rispetto ad altre misure minori. Gli scenari restano aperti, ma quello che certo che un cambiamento si messo in moto. 5. Ora, se questo lo scenario in cui ci dovremo muovere nei prossimi mesi, che fare? Ammesso che le tendenze che abbiamo riscontrato siano in atto, come possiamo/dobbiamo intervenire? Decisamente, sarebbe presuntuoso provare a dare nel giro di qualche riga una risposta che sia sensata, anche perch qualsiasi risposta si dovrebbe basare su una pratica di lotta, su sperimentazioni e vittorie anche parziali, su percorsi in controtendenza, che possano essere ripresi, allargati, generalizzati... Ci sembrerebbe infatti retorico e ideologico stendere qui la classica lista di rivendicazioni, spesso banali quanto velleitarie, mancando poi di strumenti efficaci che ci possano servire a contrastare questa spietata lotta di classe dallalto. Per sicuramente possiamo provare a dire alcune cose che spesso sono dimenticate dagli stessi compagni, e cercare di ricostruire una percezione esatta di quelle che sono almeno le nostre potenzialit. E dunque
14 Marcegaglia: "Subito manovra e avanti con la riforma fiscale", http://www.repubblica.it/economia/2011/06/20/news/marcegaglia_subito_manovra_fiscale-17946584/, del 20 giugno. 15 Napolitano in primis. Ma da questo punto di vista lintervento di Giuliano Amato a Ballar del 21 giugno ha detto tutto. Amato si richiamato anche lui pi volte a Draghi, ha anche lui paragonato questa fase a quella dei primi anni 90, ha invocato lunit nazionale (nella forma di un governo tecnico), ha affermato esplicitamente che bisogna fare sacrifici, e lavorare di pi a parit di salario (addirittura utilizzando strumentalmente Di Vittorio) etc. 16 Da questo punto di vista interessantissimo lintervento di Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, nella relazione all'assemblea annuale. http://www.corriere.it/economia/11_giugno_23/confcommercio-evasione-sbaglia-fisco-tasse_7d9b94929d77-11e0-b1a1-4623f252d3e7.shtml 17 Su cui Draghi dice: Il federalismo fiscale pu aiutare, responsabilizzando tutti i livelli di governo, imponendo rigidi vincoli di bilancio, avvicinando i cittadini alla gestione degli affari pubblici. Due condizioni sono cruciali: che i nuovi tributi locali siano compensati da tagli di quelli decisi centralmente e non vi si sommino; che si preveda un serrato controllo di legalit sugli enti a cui il decentramento affida ampie responsabilit di spesa. 7

provare a capire, a partire dallo sguardo che altri posano su di noi e dalla stessa tensione storica, quale possa essere il nostro compito. Insomma, pi che di conclusioni qui dobbiamo parlare di aperture: di un tentativo di mettersi allaltezza dei problemi, di una consapevolezza che ci fa evitare i vicoli ciechi questo non sar certo il che fare, ma una specie di seriet che gli preliminare. Non vogliamo riprendere qui la nota analisi marxiana, gi evocata, e risaputa dagli stessi borghesi, che il capitalismo non pu risolvere che momentaneamente le sue contraddizioni, e che quindi anche questa ristrutturazione del sistema che abbiamo provato a delineare, per quanto sia dolorosa e segni un arretramento spaventoso nel breve e medio periodo, potrebbe consentire sui tempi lunghi degli avanzamenti (non solo infatti se il ciclo di accumulazione riparte potrebbero ripartire anche le lotte, ma il capitalismo stesso a fabbricare i suoi becchini: se si spingono le masse verso la proletarizzazione alla lunga queste potrebbero trovarsi pi disperate, riconoscersi pi facilmente fra di loro e dare inizio ad una nuova fase politica). Ci vogliamo solo riferire a qualcosa di pi piccolo e circostanziato, un passaggio trascurabile, ma che a pensarci bene quasi unepifania Torniamo ancora una volta al testo di Draghi. Verso la fine della sua relazione, nel momento di maggior pathos, il governatore tira fuori Cavour. Una citazione che stata presentata come un atto di rispetto per le istituzioni, mentre in realt il governatore intendeva suggerire che le istituzioni si devono mettere al servizio dello sviluppo, cio del capitale: in altri termini, che il progresso economico non deriva solo da cause economiche e che la politica deve intervenire con tutti i suoi apparati ad aprire la strada pi larga possibile al programma borghese. Ma c unaltra citazione di Cavour, che Draghi aveva fatto poco prima, a cui la stampa non ha dato troppo peso: le riforme compiute a tempo, invece di indebolire lautorit, la rafforzano. Che intende qui Draghi? Perch questa excusatio non petita? A chi si sta riferendo? Per capirci qualcosa in pi, essenziale riprendere il contesto che spinse Cavour a pronunciare questa frase, e la sua stessa figura politica. Cavour fu uno dei pochi liberisti italiani, uno che cerc di modernizzare il Piemonte importando il modello economico e politico inglese e francese, uno che per farlo ruppe con la destra pi reazionaria e con buona parte dei cattolici. Il richiamo a Cavour nella storia italiana ha sempre espresso in qualche modo una professione di liberismo puro, contro gli intrecci corporativi e i tratti retrivi che hanno caratterizzato la vicenda nazionale, una proposta di grande progetto da contrapporre ai piccoli accordi sottobanco, alla politica del giorno per giorno etc18. Quando Cavour parla in favore delle riforme, perch vede che in Italia la situazione si sta facendo esplosiva, fra malessere e rivolte dei contadini e agitazione di gruppi di democratici e radicali. Alla destra pi reazionaria quindi dice: se continuiamo cos rischiamo di saltare tutti; la repressione da sola non basta, ci vogliono misure che incanalino il malcontento. Dovete cedere qualcosa, ma non vi preoccupate: avrete indietro gli interessi. Ma bisogna muoversi presto, fare in tempo le riforme proprio per rafforzare quellautorit che sotto pressione. Ora, se si capisce bene a quale sia la destra a cui si riferisce il nostro Draghi/Cavour quella pi gretta e berlusconiana, con il suo blocco sociale e le sue simpatie da italietta fascista non altrettanto immediata la comprensione di chi rappresenti oggi la minaccia allautorit. Apparentemente nessuno: mai gli organi di potere hanno potuto dormire sogni cos tranquilli in Italia, mai le forze rivoluzionarie sono state cos sconfitte, e non esiste nemmeno lontanamente unalternativa politica che rifiuti gli assunti del liberismo. Per allo stesso tempo Draghi non pu non riferirsi a noi, ed a chi pretendiamo di rappresentare, il proletariato. La minaccia persiste, e la sua citazione a tutti gli effetti un avviso. Perch? Perch chi gestisce il potere vede, molto pi di noi, le cose su una scala storica e geografica pi vasta, e sa che dietro l'angolo ci possono essere sorprese inattese. Sa, al limite della paranoia, che il sistema contraddittorio e produce chi questa contraddizione la pu sfruttare, sa che unintera generazione ha di fronte, comunque vadano le cose, il drastico ridimensionamento delle proprie aspettative e condizioni di vita, e sa che nella storia spesso le cose sono cambiate in tempi rapidissimi. Sa che il mondo pi grande di questo buco di provincia che diventata lItalia, e che non si mai immuni dal contagio. Ed proprio questa sopravvalutazione, o giusta valutazione, che i padroni fanno di noi, a dover essere la nostra forza nellimmediato. Sentono che la loro autorit minacciata, temono che le cose non andranno cos lisce: bene, mettiamoci allaltezza dei loro incubi.

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Addirittura, per polemizzare contro i giolittiani, che dicevano di essere gli eredi di Cavour mentre facevano una politica corporativa, che si proclamavano liberali mentre vivevano ancora nel feudalismo economico e nel parassitismo statale, Gramsci arriv a pubblicare sullAvanti! il celebre discorso cavourriano in favore del libero scambio! 8