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Anche per questo vogliamo mettere su in brevissimo tempo una videoinchiesta che faccia sentire la voce dei lavoratori. Perci chiediamo a tutti voi semplicemente di farvi intervistare. Dovrete rispondere ad una semplice domanda: cosa ne pensate dellattacco allarticolo 18? Potete anche mandarci brevi messaggi tramite mail o su FB, noi pubblicheremo tutto. Una volta terminata questa videoinchiesta, che speriamo sia ripresa in tutta Italia, la faremo girare ovunque, su tutti i canali che troviamo, per rompere questo muro di silenzio. Per mettere in campo con tutti quelli che ci stanno una serie di iniziative di confronto e di lotta che sappiano coinvolgere la maggior parte della popolazione. Presto, perch di tempo ce n rimasto poco Ma li abbiamo sconfitti gi una volta possiamo farlo ancora!

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utilizzare il sindacato come possibile "luogo" per far vivere vertenze e in generale la difesa degli interessi dei lavoratori. Perch bisogna mobilitarsi? Se come dicevamo prima ci sono ancora dei margini, cio non vero che ci dobbiamo per forza sacrificare noi, il dato da trarne che bisogna subito impegnarsi. Questa una certezza: pi ci impegneremo, pi gli daremo filo da torcere, meno perderemo. Devono recuperare produttivit, devono attrarre investimenti, ma, se riusciamo a mettere un argine, i soldi per fare queste cose li andranno a prendere altrove. Ancora una volta la stessa borghesia ci insegna come fare: quando a rischio ci sono i suoi interessi, si mobilita unitariamente, in maniera fortissima, a livello internazionale, pensando al suo interesse complessivo, come classe. Anche noi dobbiamo fare cos: difendere tutto il salario (sia quello diretto, che quello indiretto cio i servizi sociali che quello differito cio le pensioni) e tutti i diritti che ci sono rimaste. Ma non per conservarli per pochi, ma per allargarli anche a chi non ne ha! Questo vuol dire pensare a noi come classe: mettere davanti a tutto gli interessi collettivi e non della propria generazione, della singola categoria, compartimento, azienda o addirittura del singolo individuo! Come farlo? evidente che non possiamo aspettare i tempi, le concertazioni e le finte partenze dei sindacati o subire le scadenze rituali. Dobbiamo iniziare da subito ad organizzarci, direttamente, indipendentemente dalle appartenenze. Dobbiamo stare in tutte le mobilitazioni in difesa dellarticolo 18, appoggiare tutti i momenti di possibile ricomposizione. Nonostante la riforma dellarticolo 18 sia solo UN aspetto della riforma del lavoro, per limportanza che riveste LA questione su cui tutti dovremmo lavorare nelle prossime settimane. Anche perch il Governo ci detta i tempi: un mese e i provvedimenti saranno approvati Nel nostro piccolo Secondo noi una delle prime cose da fare prendere parola collettivamente, come classe. Avete fatto caso che tutti padroni, economisti, giornalisti, politici, dirigenti sindacali stanno parlando dellarticolo 18, tranne noi, gli unici che subiranno queste misure? Non solo: in questi mesi la voce dei lavoratori stata fatta sparire. Il nostro primo compito di farla sentire, di portarla nel dibattito pubblico. Sia per fare arrivare il messaggio alla nostra controparte, per dirgli che non siamo addormentati e cercare di spaventarli un po - in fondo sono codardi... Sia per fare pressione sulle dirigenze locali dei sindacati e fargli capire che sullarticolo 18 devono fare casino. Se iniziamo a dire chiaro e tondo quello che ne pensiamo, altri lavoratori prenderanno coraggio e ci seguiranno!
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1) Pensioni 2) Ammortizzatori sociali 3) Flessibilit in entrata 3.1 Il contratto di APPRENDISTATO 3.2 Agenzie per il lavoro e lavoro in somministrazione 4) Flessibilit in uscita (articolo 18)

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allo stadio finale, non vero che o facciamo queste riforme o lItalia destinata a fallire. LItalia uno dei paesi pi ricchi al mondo, che ha enormi rendite e patrimoni familiari, che ha unevasione fiscale di 140 miliardi lanno, che ha tantissime storture che possono essere corrette senza toccare sempre i soliti. Se il governo avesse voluto stimolare la "crescita" senza necessariamente colpire sempre i lavoratori, avrebbe potuto, per esempio, incominciare dal recupero di parte dellevasione senza nemmeno darla ai lavoratori o spenderla in misure sociali! ma usandola per ridurre il cuneo fiscale, cio quella parte di soldi che le imprese versano in tasse. Il lavoratore avrebbe avuto cos la stessa busta paga e gli stessi diritti, limprenditore avrebbe guadagnato invece margini pi alti e sarebbe stato incentivato ad investire... non un caso che questa proposta venga anche dagli ambiti liberali pi progressisti! Certo, alla lunga anche questa misura non risolverebbe nulla, come dimostrano i paesi capitalisticamente avanzati: alla fine si deve sempre cercare di sfruttare al massimo il lavoro e quindi ricomincerebbe la competizione verso il basso. Ma quello che certo che oggi le strade non sono chiuse, non vero che o si fa cos o altrimenti siamo tutti morti. Semmai il problema che i padroni ed i politici non vogliono puntare a recuperare levasione tassando, commercianti, palazzinari, ordini professionali etc, perch temono di perdere quel consenso. Sanno che questi ceti arroganti, spesso mafiosi, sono loro fratelli e sono anche pronti a difendere i loro privilegi in ogni modo. Esagerare nel recupero dellevasione creerebbe un sovvertimento ingestibile. Meglio dare altre mazzate al proletariato, no? Insomma, lesperimento per il Governo e Confindustria ora quello di vedere: quanto li riusciamo a fottere prima che si ribellino? Fino adesso sembra che gli stia andando bene Lo scenario che ci possiamo aspettare Senza una forte mobilitazione popolare contro questo governo, si delineer questa soluzione di compromesso, drammatica per i lavoratori. Si eliminer cio larticolo 18 per i nuovi assunti o, come pare sia emerso dal presunto incontro tra Monti e Camusso, per i neo-stabilizzati (almeno per i primi 3 o 4 anni) e per le nuove aziende (start-up e investimenti esteri), il che non cambia di molto la sostanza. In questo modo, gradualmente, questa tutela andr a sparire, si metter un muro fra le generazioni, per cui i vecchi non si mobiliteranno perch tanto non vengono toccati e i nuovi non protesteranno perch o sono affamati di lavoro (magari sono impiegati con contratti precari quindi per loro non cambia nulla) o perch una tutela del genere non lhanno mai conosciuta e non sanno nemmeno che si pu avere. Questo permetterebbe al governo di non portare a fondo lo scontro sociale, e ai sindacati di dire che loro non hanno eliminato larticolo 18, ma magari lo hanno semplicemente congelato. Anche se sul medio e lungo periodo saranno destinati a scomparire, o meglio a trasformarsi completamente in agenzie di servizi tipo CAF e Patronato, ipotecando definitivamente la possibilit che qualcuno riesca ancora ad
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pagati nulla e cacciati fuori in qualsiasi momento, non sorprende affatto che qualche indice di occupazione possa aumentare! Oggi le controversie legate allarticolo 18 non sono molte. Secondo gli ultimi dati forniti dall'Istat, riferiti al 2006, parliamo di circa 8.651, di cui circa la met dopo anni di spese si concludevano a favore del lavoratore, il quale peraltro non rientrava quasi mai in fabbrica, perch sapeva che il datore di lavoro avrebbe cercato di ostacolarlo in ogni modo. Ma se larticolo 18 venisse abolito, gli scrupoli dei padroni ad imbarcarsi in una lunga causa e in spese di avvocati scomparirebbero subito Laltro motivo: quello ideologico Esiste anche un altro motivo per cui si vuole abolire larticolo 18, ed ideologico. Il Governo e la borghesia italiana vogliono dimostrare allUnione europea ed ai capitalisti stranieri che in Italia si pu venire a investire, perch oramai i lavoratori non contano nulla, non fanno pi paura, sono pi mansueti delle pecore. Vogliono anche intimorirci per le battaglie future, e dare ai lavoratori una sonora sconfitta su una delle poche mobilitazioni vincenti di questi anni, quella del 2002. Per loro un totem da distruggere, che ha un enorme valore simbolico. E per farlo sono disposti a mobilitare ogni risorsa, a pagare opinionisti, politici, sindacalisti. Inoltre labolizione dellarticolo 18 risponde ad unaltra necessit padronale: eliminare dalle aziende ogni personalit ribelle ed ogni avanguardia di lotta. Il messaggio deve essere semplice: appena rompi le palle, su orari, condizioni di lavoro, diritti etc, sei fuori. Al padrone basta buttare fuori dieci persone pagando un indennizzo per avere una fabbrica pacificata e disciplinata. Morale della favola La morale della favola che inaccettabile assumere come piano di discussione quello dei padroni. Quando si parla di crescita dobbiamo sempre intendere profitto dei padroni attraverso la crescita dello sfruttamento. Una volta assunto questo piano, infatti, hanno sempre ragione loro. Questo stato ed ancora lerrore dei sindacati confederali, che ormai non riescono pi a strappare neanche le briciole! Se ci si mette su questa strada, di compromessi al ribasso e di inciuci, lunico risultato la sconfitta ed un progressivo imbarbarimento. Uno scenario in cui saremo tutti in guerra contro tutti, e solo per sopravvivere. Ci sono altre strade! Ora, posto che gli interessi di capitale e lavoro sono sempre inconciliabili, e che i margini di ogni ipotesi di riforma di questo sistema si stanno esaurendo (infatti con i patti di stabilit, limpossibilit di fare politiche sociali ed espansive, il commissariamento dellUE, che politiche alternative si possono mai fare?) i padroni ci stanno dicendo un sacco di stronzate. Non siamo - come ci vogliono far credere 24

1. PENSIONI
La controriforma delle pensioni, realizzata tra dicembre 2011 e gennaio 2012 (ma, in realt, ancora in atto!1), stato il primo grande tassello dellattuale trasformazione regressiva del mondo del lavoro. Il governo tecnico (baroni universitari, amministratori delegati e rappresentanti istituzionali dei grandi capitali nostrani e internazionali) lha realizzata per soddisfare le richieste del capitale europeo preoccupato dalla crisi iniziata nel 2007. Certo, abbiamo gi assistito a molte modifiche del sistema pensionistico Amato (1992), Dini (1995), Maroni (2004), Prodi (2007), Berlusconi (2009; 2010) che hanno pi o meno lentamente corroso i diritti di chi lavora una vita e vorrebbe passare gli ultimi anni a gustarsi i frutti delle sue fatiche. Ma la crisi attuale non permette pi che ai lavoratori sia concesso questo lusso, perch il capitale non guadagna quasi nulla dai pensionati vecchio stile. Ecco, allora, la necessit di introdurre forti restrizioni nellordinamento vigente. UN PO DI STORIA Dalla riforma Dini, 1995, in Italia esistono due modelli per calcolare la retribuzione pensionistica. Il modello retributivo, il cui scopo, interno allidea di un welfare generalizzato, era garantire a tutti i lavoratori di poter passare gli ultimi anni di vita liberamente e con un tenore di vita dignitoso. Per questo, limporto della pensione era calcolato facendo la media delle retribuzioni (o dei redditi, per i lavoratori autonomi) degli ultimi anni di lavoro. Per questo, esisteva la differenza tra pensione di anzianit (o, pensione anticipata) e pensione di vecchiaia: si aveva diritto alla prima una volta raggiunti un numero di anni di contributi indipendentemente dallet anagrafica (leggi, una persona che avesse iniziato a lavorare a 15 anni poteva andare in pensione prima di una che avesse iniziato a 25)
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Si pensi allindizione del 2012 come Anno europeo dellinvecchiamento attivo e della solidariet tra le generazioni e al relativo Libro bianco sulle pensioni, che spinge ulteriormente lungo la linea dura delle riforme gi attuate. (http://www.coordinamentorsu.it/doc/altri2012/0000_librobianco_ue.pdf; http://www.coordinamentorsu.it/doc/altri2012/2012_0304_librobiancopensioni.htm). 5

oppure con ladempimento di due parametri complementari (et pi anni di contributi); la seconda scattava col raggiungimento di una soglia di et (65 anni per gli uomini e 60 per le donne). Il modello contributivo2 cambia il sistema di calcolo della pensione e incide sulla possibilit di usufruire della pensione di anzianit. Il principio sul quale si basa pu essere sintetizzato in tre punti: - ognuno riceve in maniera rateizzata solo e unicamente quel che ha concretamente versato (leggi, viene meno lidea di equit sociale); - necessario che i lavoratori lavorino di pi, per cui devono andare in pensione pi tardi; - i mercati richiedono che il denaro destinato alle pensioni e al Tfr (trattamento di fine rapporto), che nel vecchio modello rimane parzialmente bloccato, rientri nelle dinamiche di mercato cos da aumentare la liquidit a disposizione degli scambi finanziari. Sulla base di queste linee guida: la pensione di anzianit viene erogata solo al raggiungimento di una quota et pi anni di contributi (minimo 35) che aumenta progressivamente (95 nel 2009, 96 nel 2011)3. In alternativa, lanzianit viene raggiunta con almeno 40 anni di contribuzione, che aumenta progressivamente. Infine, si accede alla pensione di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne (che aumenta progressivamente ogni tre anni). In tutti i casi, laumento viene calcolato, per via statistica, presumendo un miglioramento delle aspettative di vita. Paradossalmente, se queste aspettative dovessero peggiorare esplicitamente escluso che vi sia una riduzione; il valore della quota mensile della pensione calcolato sulla quantit di denaro realmente accantonata durante la vita lavorativa e sul numero delle mensilit ipotizzate in base alle aspettative di vita (ma di fatto superandole: nei prospetti un lavoratore consuma la somma totale versata oltre gli ottantanni mentre laspettativa di vita attuale di 78 anni).

Il governo Monti espressione del grande padronato italiano e va a braccetto con Confindustria. Tutti questi soggetti premono per cancellare larticolo 18 dicendo che il mercato del lavoro va riformato perch non funziona e dicono che se si fanno queste riforme lItalia ricomincia a crescere. Questa affermazione viene ripetuta ovunque, ma viene sempre lasciata nel vago, non si spiega mai quale sia il meccanismo che dovrebbe portare alla crescita. Nel frattempo cercano di mettere contro i lavoratori non tutelati e i tutelati come se fosse colpa dei vecchi lavoratori se i giovani stanno cos male. Da parte loro i sindacati dicono che non vero, che levare larticolo 18 non serve alla crescita, salvo poi incontrare ogni due secondi il governo e affermare che sono disposti a trattare. Non dicono cos ai loro iscritti lamara verit: 1. che le politiche prima di concertazione poi di vera e propria sottomissione di cui sono stati complici negli ultimi decenni hanno causato questa debolezza dei lavoratori nel rivendicare i propri diritti; 2. che nel sistema capitalistico il lavoro esattamente come una merce. Una merce di cui oggi, in tempi di crisi e disoccupazione, c abbondante offerta. Quindi questa merce, per essere acquistata dai capitalisti, deve o costare di meno (cio il lavoratore deve essere pagato meno) o essere pi produttiva (cio il lavoratore deve lavorare pi intensivamente, secondo ritmi pi veloci). In questo senso il primo motivo per cui i padroni vogliono abolire larticolo 18 tutto materiale. La sua abolizione inciderebbe tantissimo sulla produttivit. Se posso licenziarti, quando diventi vecchio o non produci come io ti dico di fare, ti ricatter: se non vuoi essere cacciato accetterai qualsiasi condizione. Anche perch la maggior parte dei lavori di oggi non necessita di chiss quale formazione particolare (sia in fabbrica che negli uffici, che nella logistica o in un call center). E la gente disposta a tutto pur di lavorare. Lunico limite oggi trovato dai padroni nella contrattazione nazionale, nelle forme del diritto e nelle leggi strappate quando i lavoratori erano pi forti. Ma quello che stato fatto in questi anni sui giovani che entravano nel mercato del lavoro andava gi nel senso di abbassare il costo del lavoro per le aziende, e proprio con la complicit dei sindacati! I padroni infatti si muovono su tutto il pianeta per cercare il posto dove si possano pagare di meno i lavoratori e farli lavorare di pi. Il costo del lavoro per loro la prima spesa che incide sui profitti: tagliarla diventa essenziale, anche a costo di andare fino in Cina! Fra laltro il costo del lavoro non come quello delle macchine, che si ammortizza nel tempo: sempre un costo vivo, che ogni mese va retribuito. Monti, Confindustria e gli altri borghesi hanno ragione a dire che bisogna levare le rigidit per attrarre investimenti e dare lavoro. Solo che quello che non dicono che il prezzo da pagare lo schiavismo! Una volta che in giro ci sono gli schiavi,

Esiste anche il cosiddetto modello misto o pro rata, che riguarda quei lavoratori che, al 31 dicembre 1995, non avevano maturato ancora 18 anni di contributi pur avendo iniziato a lavorare col regime pensionistico retributivo. La riforma Dini prevede che questi lavoratori ricevano una pensione calcolata in parte col sistema retributivo (per i contributi fino al 1995) e in parte col sistema contributivo (dal 1996 in poi). 3 Le cifre fin qui riportate e quelle citate nel proseguo riguardano i lavoratori dipendenti. Per i lavoratori autonomi vale lo stesso modello ma cambiano le cifre. 6

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del danno (mensilit perse pi un indennizzo di 15 mesi). Questa possibilit stata pensata per consentire al lavoratore di evitare di dover tornare in un ambiente lavorativo che potrebbe essere ostile. Quanti lavoratori tutela? Al momento attuale larticolo 18 copre circa il 65,5% dei lavoratori dipendenti9. Ovvero, su quasi 12 milioni di operai e impiegati presenti in Italia, quasi 7,8 milioni possono beneficiare di questa tutela. ancora poco, se si pensa che altri milioni di lavoratori - in particolare immigrati e giovani - non beneficiano di questa tutela, perch lavorando a nero, con contratti precari, ricattati fino a firmare le dimissioni in bianco al momento dellassunzione, sono esposti allarbitrio del datore di lavoro che li licenzia quando vuole. Ma una misura importante, di civilt, che riguarda la maggior parte dei lavoratori italiani e dovrebbe semmai essere estesa a quelli che non ce lhanno, perch ancora pi sfruttati. Le menzogne che ci stanno raccontando In questi mesi padroni, giornalisti interessati e politici hanno sostenuto che il problema dellItalia la rigidit, ovvero che non si pu licenziare facilmente. Fermo restando che la crisi italiana dipende sia da una crisi del capitalismo a livello internazionale, sia da altri motivi (corruzione e cattiva gestione del denaro pubblico, incapacit del nostro sistema di competere, speculazioni etc), e non certo responsabilit dei lavoratori, questa una vera e propria menzogna! Il licenziamento per motivi economici esiste dal 1966. Unazienda in crisi pu sempre licenziare il lavoratore. Anche unazienda che tramite lacquisto di macchinari ha bisogno di meno lavoratori, li pu licenziare. Si chiama giustificato motivo oggettivo, ma deve essere dimostrato dal datore di lavoro davanti ad un giudice. Questo per evitare imbrogli delle aziende, gi frequentissimi (finte crisi, cessione di rami di impresa, scatole cinesi etc). Esiste poi anche il giustificato motivo soggettivo, ovvero la possibilit del padrone di licenziare un lavoratore perch assenteista (cio se non si presenta al lavoro senza fondati motivi medici) o insubordinato (se si rifiuta sistematicamente di seguire le mansioni per cui stato assunto)... Quindi i datori di lavoro gi hanno tutti gli strumenti di cui dispongono per fare funzionare bene le proprie imprese, o no? Il non-detto dei padroni e di CGIL-CISL-UIL: perch vogliono togliere larticolo 18?

Vediamo un esempio. Un lavoratore dipendente che a 30 anni guadagni 30.000 lordi, abbia iniziato a lavorare a 26 anni, lavorer ininterrottamente per 40 anni fino ai 65 (in questipotesi il sistema contributivo avvantaggiato poich ipotizza versamenti ininterrotti per unintera vita lavorativa), riceva un aumento di retribuzione annua dell1%: con il sistema retributivo, a fronte di una retribuzione a 65 anni superiore a 42.000 (3.500 mensili), otterrebbe una prestazione pensionistica di poco superiore a 32.000 (2.700 mensili c.a), cio il 76,02% del valore della retribuzione dellultimo periodo. Con il sistema contributivo (considerando una media del Pil degli ultimi 5 anni allo 0,6%) la prestazione pensionistica ammonterebbe a 29.384 (2.400 mensili), cio il 69,14%. Se ipotiziamo una crescita professionale del 3% annuo (e non pi dell1%), a fronte di una retribuzione a 65 anni di 84.415 (7.000 mensili), la prestazione pensionistica col sistema contributivo diventa di soli 41.264 (3.400 mensili), cio del 48,88% dellultima retribuzione. il lavoratore pu lasciare il montante del Tfr allazienda oppure trasferirlo a Fondi pensione privati (negoziali, aperti, piani individuali pensionistici), che lo gestiscono operando in borsa. Come dimostra lesempio precedente, in realt non c niente da scegliere: il nuovo modello, fornendo una pensione statale non solo insufficiente al tenore di vita precedente ma, spesso, vicina alla soglia di povert, costringe di fatto il lavoratore a investire parte del proprio stipendio (differito e corrente) nei Fondi pensione. LA CONTRORIFORMA MONTI-FORNERO Le modifiche del governo Monti non intaccano il modello contributivo ma introducono elementi fortemente peggiorativi. Cambiamenti Sistema: dal 1 gennaio 2012 il contributivo diventa lunico sistema vigente (vale, quindi, anche per chi era ancora sottoposto al metodo retributivo) Pensioni di anzianit: sostanziale cancellazione di questa tipologia (che prende il nome di pensione anticipata) con linnalzamento progressivo dellet. Viene eliminato il criterio delle quote e rimane il solo criterio del raggiungimento di 41 anni e un mese per le donne e 42 anni e 1 mese per gli uomini. Criteri che aumentano con il miglioramento delle speranze di vita (calcolo biennale e non pi triennale). Anche in questi casi, chi va in pensione prima dei 60 anni viene penalizzato con un decurtamento del 2% della quota calcolata; chi va prima dei 62 con un decurtamento dell1%. Il risultato che alcuni lavoratori si troveranno a dover lavorare fino a 7 anni in pi. Pensioni di vecchiaia: requisiti pi elevati e severi. Dal 1 gennaio 2012, let di
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http://www.cgiamestre.com/2012/02/articolo-18-interessa-solo-il-3-delle-imprese-matutela-il-65-dei-dipendenti-italiani/ 22

pensionamento fissata per tutti i lavoratori dipendenti e autonomi e per le dipendenti del settore pubblico a 66 anni4 diventando cos il sistema pensionistico attualmente pi rigido dEuropa5. Quello che tutti si dimenticano di ricordarci: 1. Le pensioni ricevono normalmente un adeguamento legato al valore ufficiale (sempre inferiore a quello reale) dellinflazione dellanno precedente. Monti ha bloccato questo adeguamento tranne che per le pensioni inferiori ai 1000 euro. Dato, per, che le pensioni funzionano sempre pi come salvagente famigliare per far fronte alla crisi, il mancato adeguamento comporta una reale perdita di capacit dacquisto delle famiglie. 2. Sono state introdotte delle penalizzazioni di fatto. a) In passato si potevano riscattare gli anni di studi per raggiungere il limite per la pensione. Attualmente il riscatto diventato pi oneroso raggiungendo somme che possono arrivare ai 100.000 e quegli anni non sono evitano di subire le penalizzazioni per il pensionamento anticipato. b) Si accentuata linterpretazione restrittiva delle deroghe (lavori usuranti, invalidit) ai criteri generali per il pensionamento6. c) Non ci sono direttive sui criteri di applicazione della riforma ai lavoratori extracomunitari rimpatriati, coloro, cio, che hanno lavorato una vita in Italia e sono tornati nella vecchiaia al loro Paese di origine. Attualmente vige solo una interpretazione giurisprudenziale peggiorativa, secondo la quale anche a loro devono essere semplicemente applicate le nuove norme. 3. Molte imprese, soprattutto di medie e grandi dimensioni, hanno approfittato della crisi per cercare di spostare allestero la produzione o ottenere agevolazioni e incentivi dallo Stato. In questo processo, si creata una massa di c.d. esodati, cio di lavoratori che sono entrati in cassa integrazione o che ha accettato incentivi per uscire dallazienda nella certezza che da l a poco, con le norme in vigore fino al 4 dicembre 2011, sarebbero andati in pensione. La riforma non li esenta dai nuovi criteri, per cui si ritrovano o si ritroveranno semplicemente disoccupati almeno 70.000 lavoratori e in questo calcolo, sono esclusi gli accordi post 4 dicembre come quelli di Termini Imerese e Irisbus.

4. FLESSIBILIT IN USCITA
Tutto quello che avreste voluto sapere sullarticolo 18 (e che nessuno vi ha detto perch non gli conveniva)
in castigliano su kaosenlared.net (traducido por Zeistar - zeistar17@gmail.com) Ci stanno provando ancora una volta. Quello che non riusc a fare Berlusconi nel 2002 prova adesso a farlo Monti. Approfittando della crisi, del consenso al governo di tutte le forze politiche, del momento di smarrimento in larga parte della popolazione italiana, Monti cerca di abolire larticolo 18. Contro questo attacco, che sta andando avanti da mesi e che si concretizzer a breve nella riforma del mercato del lavoro che il governo vuole chiudere per fine marzo, dobbiamo mobilitarci ad ogni costo. Ne va del nostro futuro e della nostra dignit. Ma per opporci con efficacia dobbiamo capire bene qual la posta in gioco. Infatti sia da parte dei padroni che dei sindacati confederali stata fatta molta disinformazione sul tema. Vediamo bene perch e come stanno davvero le cose. Partiamo dallinizio: cos larticolo 18? Larticolo 18 un articolo dello Statuto dei lavoratori, la legge che regola le norme sul lavoro, approvata nel 1970, in un momento in cui i lavoratori erano abbastanza forti da imporre ai padroni ed allo Stato il rispetto di alcuni loro diritti. Larticolo 18 regola la reintegrazione sul posto di lavoro: nelle aziende con pi di 15 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo (cio ingiustificato, effettuato senza comunicazione dei motivi o per discriminazione), si pu fare causa al proprio datore di lavoro. Se viene appurato che si stati licenziati senza giusta causa, larticolo dispone che il lavoratore sia reintegrato nel posto di lavoro e recuperi le mensilit perse (cio i soldi dello stipendio che avrebbe ricevuto se non fosse stato licenziato). In alternativa allo stesso lavoratore concessa la facolt di optare per il risarcimento

http://snipurl.com/22t14wb Belgio, Danimarca, Germania, Regno Unito, Spagna: 65 anni (uomini e per lo pi anche le donne); Francia 62 anni. 6http://www.cgil.it/Archivio/Welfare/politicheprevidenziali%5CRiforma_pensioni_circolar e_INPS_n.35-2012.pdf
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GRUPPO C: comprende i lavoratori qualificati e dordine che eseguono il lavoro

sotto la guida ed il controllo di altri. Il livello specifico di inquadramento del lavoratore in costanza di missione invece quello previsto dal CCNL dellutilizzatore. Per il lavoratore che ha maturato con la stessa agenzia per il lavoro unattivit lavorativa complessiva di 42 mesi anche non consecutivi prevista la trasformazione del contratto di lavoro in contratto di somministrazione a tempo indeterminato. Le Agenzie per il lavoro agiscono da sostituti dimposta. Operano tutte le trattenute previdenziali (i contributi vengono versati all'INPS) e fiscali direttamente in busta paga. In caso di infortunio sul lavoro esiste una cassa per i lavoratori in somministrazione presso l'INAIL. Alla fine degli anni Novanta sono nati gli enti bilaterali: enti privati costituiti dai sindacati (confederali in quanto firmatari di accordi) e dai datori di lavoro per disposizioni di legge o contrattuali nellambito di determinati settori di lavoro. Sono paritetici perch i rappresentanti dei lavoratori e quelli dei datori di lavoro sono in numero eguale tra loro. I loro scopi possono essere di varia natura. Ebitemp lente bilaterale di emanazione contrattuale: Infatti la sua costituzione stata decisa nel 1998 con il primo contratto nazionale dei lavoratori temporanei. interamente finanziato dalle Agenzie per il lavoro, con un contributo pari allo 0,20% delle retribuzioni corrisposte ai lavoratori in somministrazione dalle Agenzie per il lavoro. Eroga ai lavoratori somministrati una serie di prestazioni sociali integrative: Integrazioni in caso di infortunio; tutela sanitaria; prestiti personali; sostegno alla maternit e contributo per asilo nido; sostegno al reddito in caso di disoccupazione; contributo per mobilit territoriale.

4. Infine, non tutti sanno che esistono diverse casse previdenziali (INPS per i dipendenti privati; INPDAP per gli statali; di categoria per alcune professioni). Lappartenenza a una di queste dipende dal lavoro autonomo praticato o dalla ragione sociale della societ di cui si dipendente. Per cui, p.e., un dipendente delle Poste o di Ipost passato dallINPDAP allINPS senza poter scegliere n evitarlo. La riforma prevede che ogni ricongiunzione contributiva (leggi, il passaggio da una cassa allaltra) deve essere onerosa (leggi, costosa e tutta a carico del lavoratore) non solo quando sia migliorativa (come secondo la normativa precedente) ma anche quando sia peggiorativa. In questo quadro finiscono tutti quelli che sono stati privatizzati (municipalizzate, Telecom, Alitalia), scorporati, esternalizzati, riassunti da newco (Fiat). Finiscono, a dispetto di ogni propaganda del governo, proprio i giovani che, dovendo abituarsi a cambiare spesso lavoro, quando andranno in pensione dovranno anche pagare la ricongiunzione di lavori svolti in societ diverse, magari con periodi a partita iva e sicuramente con periodi di disoccupazione7.

http://www.coordinamentorsu.it/doc/altri2012/2012_0222_piccioni.htm 9

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Tale CCNL regolamenta la parte normativa del rapporto di lavoro tra lavoratore somministrato e Agenzia per il lavoro. Il contratto tra Agenzia per il lavoro e lavoratore contiene tutte le indicazioni riguardanti il lavoro che si andr a svolgere (dove si effettuer la prestazione, la durata della missione, gli orari di lavoro richiesti, la retribuzione spettante, le misure di sicurezza previste con la consegna dello specifico modulo). Il contratto di lavoro individuale pu essere a tempo determinato (la stragrande maggioranza: il rapporto di lavoro cessa con il cessare della missione) o a tempo indeterminato. Il periodo di lavoro presso un'azienda non pu superare i dodici mesi, a prescindere dal tipo di contratto che lega il lavoratore all'agenzia per il lavoro. L'agenzia per il lavoro pu proporre al lavoratore occupazioni entro un raggio di 50 km (o 60 minuti di tempo per raggiungerlo con i mezzi pubblici) dal luogo di residenza del lavoratore. L'agenzia, inoltre, ha la possibilit di proporre al lavoratore impieghi e mansioni di livello inferiore rispetto all'ultima occupazione svolta (in caso di contratto a tempo indeterminato coll'agenzia per il lavoro, il rifiuto da parte del lavoratore pu portare sanzioni fino al licenziamento). La somministrazione di lavoro ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili allordinaria attivit dellutilizzatore (art. 20 comma 4 D.L.vo 276/03), cos come previsto per il contratto termine. Le percentuali di utilizzo del lavoro in somministrazione rispetto ai contratti a tempo indeterminato utilizzati dallazienda sono indicate nei contratti collettivi nazionali delle imprese utilizzatrici.
per la sostituzione di lavoratori in sciopero nelle imprese in cui si sia proceduto nei sei mesi precedenti a licenziamenti

Non si pu ricorrere alla somministrazione di lavoro:

collettivi o nelle unit produttive in cui siano in atto interventi di cassa integrazione guadagni per lavoratori addetti alle stesse mansioni a cui si riferisce il contratto. La classificazione unica dei lavoratori in somministrazione nel loro CCNL costituita da 3 grandi aree in relazione ai diversi contenuti professionali ed utile a determinare i periodi di prova, preavviso ed i riferimenti di carattere pi generale:
GRUPPO A: comprende i lavoratori di elevato contenuto professionale, quali GRUPPO B: comprende i lavoratori di concetto, operai specializzati

dirigenti, quadri, impiegati direttivi;

caratterizzati da autonomia operativa, ma non decisionale;

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possibilit di deroghe al contratto che comportino una diminuzione dei giorni di ferie, un prolungamento dellorario di lavoro e una diminuzione del buono pasto

2. AMMORTIZZATORI SOCIALI
Alla fine, comera prevedibile, anche lultima maschera ideologica stata gettata. Dopo mesi passati a ripetere che questa riforma sarebbe stata ispirata da criteri universalistici e che avrebbe addirittura contrastato la precariet, con la (contro)riforma degli ammortizzatori sociali si completa il disegno tracciato in autunno con lattacco alle pensioni e definito una volta per tutte dallo smantellamento dellart.18. Quel che certo infatti che continueranno ad essere completamente tagliati fuori dai nuovi strumenti di sostegno al reddito quel milione di co.co.pro., associati in partecipazione, occasionali e co.co.co. statali che di cui tanto ci si riempito la bocca in questi mesi8. Il nuovo istituto previsto, lAssicurazione Sociale per lImpiego (ASPI), spazza via in un sol colpo lindennit di mobilit, la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attivit e lindennit di disoccupazione, prendendo elementi da ognuno di questi e riducendone nei fatti le prestazioni complessive. Ma andiamo con ordine. I requisiti sono gli stessi della indennit di disoccupazione ordinaria: due anni di anzianit assicurativa e almeno 52 settimane lavorate nel biennio precedente. Per quanto riguarda gli importi il nuovo strumento conceder cifre analoghe a quelle previste dalla mobilit per le retribuzioni fino a 1200 euro, per poi superare leggermente questultime e raggiungere dai 2200 euro a salire i livelli assicurati adesso dallindennit di disoccupazione ordinaria. Peccato che la durata complessiva dellintervento sar abbattuta notevolmente. Basta dare uno sguardo a queste tabelle per farsi unidea di quanto va a perderci in termini assoluti chi rimane senza lavoro
8http://www.repubblica.it/economia/2012/03/25/news/precari_quasi_un_milione_esclusi_

3.2 Agenzie per il lavoro e lavoro in somministrazione


Le agenzie per il lavoro nascono nel 2003 con la legge 267 (detta legge Biagi dal nome del suo estensore, governo di centro-destra con Berlusconi premier) e sostituiscono, in continuit con la stessa filosofia di attacco al posto fisso e alla stabilit dei lavoratori, le agenzie per il lavoro interinale istituite nel 1997 con la legge 196 (Treu, governo di centro-sinistra con Prodi premier). Le Agenzie per il Lavoro svolgono attivit di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione del personale e attivit di supporto alla ricollocazione professionale. Attivit svolte per collegare e raccordare pubblico e privato al fine del collocamento dei lavoratori completamente liberalizzato con la soppressione dei vecchi Uffici di collocamento e delle relative liste di collocamento in un mercato del lavoro aperto e concorrenziale. La peculiarit risiede nel rapporto di lavoro che diviene cos trilaterale: un somministratore (agenzia per il lavoro) invia in missione un lavoratore presso una impresa utilizzatrice attraverso un contratto di somministrazione di manodopera. I soggetti coinvolti:

Il contratto tra lAgenzia per il Lavoro e lImpresa utilizzatrice un contratto commerciale; quello tra Agenzia per il Lavoro e il prestatore di lavoro un contratto di lavoro. Il lavoro in somministrazione ha un proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, che viene firmato dallassociazione di categoria delle Agenzie per il lavoro (Assolavoro) e dai sindacati dei lavoratori somministrati (Nidil-Cgil, Alai-Cisl, CpoUil (l'ultimo rinnovo risale al 2008).

dall_assegno_di_disoccupazione-32158922/?ref=HREA-1 18 11

Indennit di mobilit (cancellata):

Apprendistato per l'acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione per i giovani tra i 18 e 29 anni; La disciplina del contratto di apprendistato e' rimessa ad appositi accordi interconfederali ovvero ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente pi rappresentative sul piano nazionale. In breve, quali sono i vantaggi per i padroni nellapplicare questa forma contrattuale? aliquota contributiva ridotta al 10%, o addirittura pari a zero per i primi 3 anni di contratto di apprendistato, come previsto in base alle nuove norme per le imprese fino a 9 dipendenti; possibilit di sotto-inquadramento, cio di inquadrare lapprendista con 2 livelli in meno rispetto ai lavoratori ordinari che svolgono le stesse mansioni, con una conseguente riduzione della retribuzione in base al minore livello assegnato (o, in alternativa, retribuzione in misura percentuale); terminato il periodo di formazione (generalmente pari a 3 anni), possibilit di: a) continuare il rapporto senza dare alcuna comunicazione e fruendo ancora, per lanno successivo altermine dellapprendistato, dei benefici contributivi previsti per tale contratto; b) recedere dal rapporto senza addurre alcuna motivazione (salvo rispetto dei termini di preavviso stabiliti dal contratto); esclusione degli apprendisti dal computo dellorganico richiesto in base alle norme sul lavoro (gli apprendisti non sono calcolati ai fini della verifica del superamento dei 15 dipendenti da parte dellimpresa). possibilit di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali; possibilit di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio, maternit o altra causa di sospensione involontaria del rapporto, superiore a trenta giorni, secondo quanto previsto dai contratti collettivi; posticipare il termine di maturazione dellanzianit: per i lavoratori apprendisti, l'anzianit utile ai fini della maturazione degli aumenti periodici decorre dal momento del passaggio in qualifica; possibilit per di beneficiare dei contributi elargiti dalle Regioni per le imprese che assumono lavoratori svantaggiati.

Et del lavoratore Fino a 40 anni Dai 40 ai 50 Dai 50 in avanti

Azienda del centro-nord 12 mesi 24 mesi 36 mesi

Azienda del Mezzogiorno 24 mesi 36 mesi 48 mesi

Assicurazione sociale per limpiego (ASPI):

Et del lavoratore Fino a 54 55 e oltre

A regime (2017) 12 mesi 18 mesi

Aggiungiamo pure che adesso in molti casi la mobilit scatta dopo un periodo di cassa integrazione straordinaria per cessata attivit (24 mesi prorogabili fino 2 volte per 12 mesi) che con questa riforma verr fatta scomparire e che in ogni caso, il lavoratore che esce dal mercato del lavoro, perder quel vantaggio alla ricollocazione assicurato dalliscrizione nelle liste di mobilit. Inoltre si prevede la creazione di Fondi di solidariet che vanno a sostituire parzialmente la cassa integrazione in deroga (quella per laziende escluse dalla cassa integrazione ordinaria). Il loro finanziamento per dipender anche dai contributi dei lavoratori (per 1/3, i restanti 2/3 a carico dellazienda). Insomma, in base ai fatti sopra esposti, non si capisce in base a quale oscuro principio questa riforma sarebbe utile per estendere le protezioni sociali a tutti visto che: i lavoratori con contratti precari rimangono fuori dalle tutele per chi perde il lavoro, proprio come stato fino ad oggi; i requisiti di accesso allAssicurazione Sociale per lImpiego, restano analoghi a quelli odierni, continuando a lasciare fuori anche i lavoratori a tempo determinato che hanno cambiato pi lavori, o pi semplicemente che hanno cambiato spesso il loro contratto, anche se da anni svolgono le stesse mansioni;

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Sono essenzialmente due le ragioni propugnate dagli estensori del contratto di apprendistato: 1. Il lavoratore una volta formato potrebbe licenziarsi e vendere la propria professionalit ad un competitor; 2. Gli apprendisti sarebbero meno produttivi dei lavoratori con maggiore esperienza; Per quanto concerne il primo punto, interessante notare come alla base di questa affermazione ci sia lidea che il lavoratore - al pari di un qualsiasi macchinario o di un capannone - sia di propriet del datore di lavoro. Secondo questo malsano principio il fatto di acquisire competenze nellespletamento delle proprie mansioni renderebbe in qualche modo i dipendenti debitori nei confronti dei rispettivi padroni giustificando cos una retribuzione inferiore e la minore tutela. La cosa si fa ancora pi paradossale nel momento in cui, invece di rimanere su un piano di discorso astratto, si prende in esame quella che il reale campo di applicazione di questa tipologia contrattuale. Infatti in particolare per quanto riguarda lapprendistato professionalizzante le figure previste dai percorsi formativi sono quasi sempre relative a impieghi comuni con un modesto valore aggiunto (operai, impiegati, commessi, cuochi etc.) tutti lavori dove la mobilit tra aziende praticamente nulla. Allo stesso modo anche la presunta minore produttivit degli apprendisti non regge alla prova dei fatti, in quanto da sempre le aziende tendono a rottamare i lavoratori pi anziani per assumere i giovani che risultano maggiormente produttivi. Lapprendistato in realt ha come unico obiettivo quello di abbassare il costo del lavoro, di diminuire le tutele e di disciplinare in ingresso i giovani lavoratori. La normativa di riferimento: lapprendistato regolato dal d.lgs. n. 167/2011 che ne prevede tre tipologie: Apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione destinato ai giovani tra i 15 e i 25 anni e finalizzato al conseguimento di una qualifica di un diploma professionale; Apprendistato professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e un apprendimento tecnico-professionale per i giovani tra i 18 e 29 anni;

Gli importi dei nuovi ammortizzatori sociali saranno gli stessi ma spalmati su un periodo notevolmente ridotto. Infine c un problema politico legato alladozione dellAspi, la questione non , o comunque non soltanto, economica! LAspi , nel quadro generale della riforma, unarma in pi per governo e padroni per isolare i lavoratori nel momento pi difficile, quello in cui perdono o rischiano di perdere il loro posto di lavoro. Infatti, prima di tutto, oggi, i lavoratori hanno materialmente pi possibilit di riavere presto il loro posto di lavoro (citiamo ad esempio, il diritto di prelazione che dura 6 mesi - vigente per i lavoratori in mobilit, che stabilisce che se l'azienda vuole assumere nuovi lavoratori, deve dare la precedenza ai propri ex dipendenti ancora iscritti alle liste di mobilit e che nel frattempo non abbiano trovato un altro lavoro); ma soprattutto perch possono avere unattitudine maggiore nellorganizzarsi, lottare insieme per riavere il posto di lavoro, costringere lazienda stessa o le istituzioni ad una loro ricollocazione, come abbiamo visto per le tante lotte dei lavoratori sul nostro territorio! Con la riforma Fornero, invece, una volta perso il lavoro saremmo tutti, meno tutelati, molto pi isolati e con la paura costante di non trovare un lavoro dignitoso o di non trovarlo affatto!

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3. FLESSIBILIT IN ENTRATA
3.1 Il contratto di APPRENDISTATO
Nella recente proposta di riforma del mercato del lavoro il governo Monti definisce lapprendistato come il canale privilegiato di accesso dei giovani al mondo del lavoro. Pensiamo quindi che sia il caso di far un po di chiarezza su quella che al momento e ancora di pi in futuro - sar la forma contrattuale pi utilizzata nel settore privato per le nuove assunzioni. DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI E curioso notare come il governo Monti, che dellinnovazione e della modernizzazione fa la sua bandiera, abbia deciso, paradossalmente, di utilizzare come principale canale daccesso al mondo del lavoro una forma contrattuale tipica dellepoca medievale. Infatti lapprendistato ha origine proprio nellItalia rinascimentale dove era rigidamente normato e nella sostanza, al pari di quanto accade oggi, consentiva di sottopagare i giovani che si avvicinavano al lavoro. Ci avveniva in virt del fatto che una volta entrati in possesso del know how necessario gli apprendisti potevano mettersi in proprio e fare concorrenza al precedente datore di lavoro. Questo breve excursus storico basterebbe da solo a spiegare lassurdit e la pretestuosit dellutilizzo dellapprendistato nel XXI secolo - provate voi a immaginare un operaio del comparto automotive che si licenzia e crea una casa automobilistica o un bancario che rassegna le dimissioni e fonda un istituto di credito - ma come ben sappiamo i padroni sono dei gran paraculi e continuano a sostenere, contro ogni logica, la necessit di dover tutelare i propri investimenti in capitale umano.

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