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1. Keter

[1-2] Notte tra il 25 e il 26 giugno 1984. Da una casa in collina Ca- saubon racconta che alle quattro del pomeriggio del 23 giugno

si trovava di fronte al Pendolo di Foucault, al Conservatoire

des Arts et Métiers di Parigi. Casaubon vede il Pendolo come

un oggetto pitagorico-sapienziale, oltre che scientifico. Poiché

a mezzanotte sarebbero venuti i misteriosi Signori del Mondo,

individua nella garitta del Periscopio il nascondiglio dove pas-

sare il tempo dall’ora di chiusura a quello dell’imprecisato ap- puntamento. Prima di rifugiarsi nel Periscopio, visita il museo

e interpreta sospettosamente in chiave ermetica e simbolica gli

oggetti della storia della tecnica ivi esposti. Alle cinque entra nella garitta e comincia a rievocare con inquietudine una catena

di eventi degli ultimi tre giorni, degli ultimi due anni, degli ul-

timi dodici anni e di quarant’anni prima che lo hanno condotto fin lì. Adesso riproduce con animo più sereno e consapevole la storia ricostruita nella garitta due giorni prima.

2. Hokmah

[3] 21-23 giugno 1984. Tornato il giorno prima da una vacanza di circa un mese, Casaubon riceve la mattina del 20 una concitata telefonata da Parigi dell’amico Jacopo Belbo, interrotta presu-

mibilmente da un rapimento. L’amico fa in tempo a dirgli di recarsi a casa sua e di leggere il suo resoconto degli eventi che

lo hanno incastrato e condotto a Parigi, affidato a dei files sal-

vati in dischetti. A casa di Belbo, Casaubon trova lo stampato

di un file che testimonia l’entusiasmo da neofita dell’amico di

fronte alla videoscrittura.

FILENAME: “Abu”. Esperimenti di videoscrittura combinatoria di Belbo, che mescola lacerti di pezzi celebri della letteratura per creare nuovi testi. La memoria digitale, riflette Belbo, permette non solo di archiviare ma anche di dimenticare, can- cellando definitivamente. Abulafia è maestra nell’ars oblivio- nalis, irraggiungibile per la memoria umana, che al massimo

può apprendere mnemotecniche. Non solo, ma Abulafia preve- de processi reversibili: puoi recuperare ciò che avevi deciso di cancellare. Un suicida che si lanci dalla finestra, invece, non può tornare indietro.

[4-6] Dopo vari tentativi cervellotici e cabalistici (dai quali impara ancora una volta che spesso le ipotesi eleganti e ingegnose so- no false, come il Piano, che faceva scambiare i propri desideri con la realtà), rispondendo esasperato “No” alla domanda del computer “Hai la parola d’ordine?”, Casaubon riesce finalmen- te a trovare la password per accedere ad Abulafia, che Belbo ha portato lì dal suo ufficio della casa editrice Garamond, e trova numerosi files che raccontano in modo creativo e a tratti deli- rante alcune fasi della storia del Piano che lo stesso Casaubon ha contribuito a mettere in piedi. Casaubon passa la notte a ca- sa di Belbo leggendo e decifrando i documenti e aspettando una telefonata da Belbo che non arriverà. Dalla collina, Casau- bon ricorda con serenità la rievocazione inquieta nel Perisco- pio, che a sua volta era una ricostruzione ordinata della storia letta nei files di Belbo dalla sera del 21 fino alla mattina del 23.

3. Binah

[7]

1970. Casaubon comincia l’università del dopo ’68.

1961 (?): All’età di 10 anni Casaubon diventa incredulo e gua- risce dalla credulità, una “passione della mente”, perché il pa- dre gli spiega che anche le riviste con scopi educativi mirano al guadagno.

Fine 1972. Casaubon entra in contatto con Belbo al bar Pilade di Milano mentre lavora alla sua tesi di laurea sui Templari.

[8]

Il bar Pilade ai tempi dell’incontro e il ritratto di Belbo al bar. Lo pseudodiario di Belbo trovato da Casaubon, una specie di raccolta di centoni narrativi autobiografici, sembra tradire la sua decisione di voler essere solo uno spettatore intelligente, non potendo essere un protagonista.

FILENAME: “Tre donne intorno al cor”. Belbo rievoca le donne della sua infanzia, tutte irraggiungibili senza rimedio: la Ma- donna che sta in paradiso, Marilena che cammina sul bordo della spalliera di una panchina e rimane in purgatorio a invi- diare il pene, e una bimba troppo presto chiamata all’inferno perché morta. Ma c’era Cecilia, raggiungibile, la quale però già amoreggiava con un tale Papi che per giunta suonava il sassofono, mentre lui non aveva ancora nemmeno la tromba.

[9]

Circa 1938. Belbo ha cinque o sei anni e sogna di avere una tromba. Al risveglio desidera di averla ma gli zii finiscono col comprargli un clarino (anche perché è più economico).

[10]

Fine 1972. Ritorno al primo incontro con Belbo, il quale espo-

ne

a Casaubon la sua personale teoria della differenza tra creti-

ni,

imbecilli, stupidi e matti. Questi ultimi, in particolare, sono

degli stupidi ignari dei paralogismi (in cui gli stupidi puri ec- cellono), procedono per cortocircuiti mentali, per loro tutto di- mostra la loro idea fissa e prima o poi tirano fuori i Templari.

Questo riferimento spinge Belbo a chiedere a Casaubon se vuo- le dare un’occhiata a un dattiloscritto sui Templari lasciato due giorni prima da un tizio alla casa editrice Garamond, per la quale egli lavora come redattore.

[11]

Casaubon capisce che Belbo soffre la sua condizione lavorativa

di

redattore e scrittore per interposta persona e si cimenta in

prove narrative nelle quali punisce il suo desiderio della crea- zione letteraria, perché pensa di non averne diritto.

FILENAME: “Jim della Canapa”. Belbo si vede come un redat- tore editoriale demiurgo che dirige il lavoro altrui come un au- tore incognito e dà suggerimenti persino a Shakespeare sull’ambientazione e la struttura dell’Amleto. Poi immagina di essere un autore tradito da una donna che per il dolore si im- barca sul Titanic e fa naufragio nei mari del sud, finché mette radici su un’isola abitata da papuasi, coltiva la canapa e di- venta Jim della Canapa per i nativi, mentre per i commercianti

occidentali è Kurtz. Tornato dopo 18 anni, scopre di essere il Grande Poeta Scomparso letto da tutti, rivede la sua donna ma non le parla e osserva come un Dio le sue creature, per esem- pio Shakespeare, diventate famose.

[12] Il giorno dopo. Casaubon va alla Garamond rispondendo all’invito di Belbo, vi incontra anche Diotallevi e viene aggan- ciato dai due per le sue conoscenze sui Templari e per il suo acume logico.

[13-14]

Dopo cena, da Pilade, Casaubon racconta a Belbo e Diotallevi l’origine dei Templari e le varie fasi della loro storia, fino al processo (1118-1314).

[15]

Inizio del 1973. Tempo dopo Casaubon incontra Belbo e una donna, Sandra, a un corteo antifascista a Milano e insieme fug- gono davanti alla carica della polizia. Belbo rievoca altre fu- ghe: nel ’43 la sua famiglia viene sfollata e si trasferiscono a *** (è Nizza Monferrato, sempre indicata con asterischi nel romanzo) e l’undicenne Belbo assiste a scontri a fuoco tra nazi- fascisti e partigiani.

[16]

FILENAME: “Canaletto”. Il racconto di un’altra specie di diser- zione da parte di Belbo, tra il ’43 e il ’44, questa volta prima di uno scontro poi non avvenuto tra bande di ragazzini, quella del Canaletto (cui Belbo si era aggregato) e quella del Viottolo. Un mese dopo, nel corso di una sassaiola, il dodicenne Belbo si espone e prende una zolla in bocca, che gli spacca il labbro.

[16-20]

Inizio del 1974 (?). Per circa un anno, dopo il corteo, Casau- bon non vede Belbo e nel frattempo inizia la relazione con la brasiliana Amparo, marxista e di sangue misto. Un giorno lo incontra per caso lungo i Navigli e viene da lui invitato a bere qualcosa nel suo ufficio alla Garamond, dove si imbattono nel colonnello Ardenti. Costui ha con sé un faldone che documen- terebbe un “Piano” dei Templari, ovviamente segreto, e il mi- sterioso ritrovamento di una pergamena a Provins (dove i Templari erano di casa) nel 1894 da parte di un certo Ingolf.

[21-22] L’indomani, Ardenti scompare. Interrogati dal commissario De Angelis, Belbo e Casaubon mentono sulla pergamena. Da quel giorno, Casaubon perde i contatti con Belbo, mentre in Italia, nei mesi seguenti, gli studenti sostituiscono le manife- stazioni con le armi da fuoco. Con l’aiuto di Amparo, Casau- bon ottiene un lavoro all’Università di Rio de Janeiro con un contratto biennale rinnovabile.

4. Hesed

[22-25]

Fine 1974-1976. Di fronte al peculiare sincretismo della cultu- ra popolare brasiliana, Casaubon comincia a cedere alla sedu- zione delle “somiglianze”, per cui tutto può avere misteriose analogie con tutto. Due anni dopo il loro ultimo incontro, verso la fine del ’75, riceve una lettera inquietante di Belbo in cui si parla di un rito della setta Picatrix in cui veniva evocato lo spi- rito di Cagliostro, dell’incontro con De Angelis, presente alla cerimonia e di strani sviluppi nel caso Ardenti, che pare fosse stato visto prima della scomparsa alla sede di Picatrix con la medium, la quale durante il rito aveva nominato in trance i 6 sigilli, i 120 anni di attesa e i 36 Invisibili, cioè le stesse cose che facevano parte della teoria del complotto di Ardenti. Una lettera di Belbo di due giorni dopo rassicura Casaubon, perché pare che De Angelis abbia chiarito tutto: la sensitiva, leggendo l’omonima rivista di Picatrix, si cibava della stessa letteratura occultistica di cui si cibava Ardenti, che poi vomitava quando era in trance. Ma dal Periscopio Casaubon pensa che alla luce del Piano la spiegazione sia un’altra. Nel corso del ’76 Casau- bon apprende che in Italia è scoppiata la lotta armata.

[26-28]

1977. Viaggio di Casaubon e Amparo a Salvador da Bahia, do- ve conoscono il signor Agliè, il quale fa credere di essere il conte di San Germano, li istruisce sui segreti del sincretismo e li fa assistere a un candomblé, un rito afro-brasiliano autocto- no.

[29-30]

1977-1978. Ultimi giorni a Bahia. Casaubon legge e commenta con Amparo un libro sui Rosa-Croce e la loro leggenda.

[31]

A Rio Casaubon e Amparo assistono a una riunione dell’Ordine della Rosa-Croce Antico e Accettato e ascoltano il professor Bramanti.

[32]

Agliè illustra a Casaubon la logica della Tradizione, che con- trasta con la logica del tempo storico e della successione causa- le, prevedendo così che l’effetto possa produrre la causa. Per esempio: visto che il Corpus Hermeticum contiene idee simili a quelle di Gesù, a quelle di Platone, a quelle di Mosè e a quelle degli egizi, è errato credere, come fanno i filologi moderni, che esso venga dopo e ne sia l’effetto; è invece corretto pensare, con Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, che esso venga prima e ne sia la causa, riflettendo una sapienza antichissima.

[33]

Agliè accompagna Casaubon e Amparo a una gira di umbanda, un rito che innesta culti indigeni con la cultura esoterica euro- pea. Amparo va in trance posseduta dagli spiriti dei morti e Ca- saubon apprende da Agliè la differenza tra la conoscenza dell’iniziato (attiva) e la possessione del mistico (passiva). Amparo scompare dalla vita di Casaubon, umiliata dalla vitto- ria della sua cultura profonda sulla sua formazione razionalisti- ca. Casaubon passa da solo il suo ultimo anno in Brasile.

4. Geburah

[34] 1979-1981. Casaubon ritorna nell’Italia confusa del dopo delit- to-Moro, quando si mitizza il Desiderio, la sinistra si ispira a Nietzsche e Céline e la destra celebra le rivoluzioni del Terzo Mondo. Al bar Pilade Belbo contempla Lorenza Pellegrini mentre gioca al vecchio flipper e se ne innamora, sentendo la macchina come metafora del corpo cosmico e avvertendo oscu- ramente nella ragazza come una promessa del Pendolo.

FILENAME: “Flipper”. L’arte di giocare a flipper richiede un pube femminile per esprimersi al meglio perché si tratta di una sorta di interazione erotica tra l’essere umano e la macchina.

Casaubon si inventa un lavoro aprendo un’agenzia di informa- zioni culturali, come una sorta di investigatore privato del sape- re enciclopedico.

[35]

16 luglio 1981. Casaubon incontra in biblioteca Lia, che lavora rivedendo voci di enciclopedia. Dopo una cena che dura oltre la mezzanotte, lei lo chiama “Pim” dal suo gesto e verso di spa- rarle simulando la pistola col pollice e l’indice.

Fine 1981. Casaubon, che è andato a vivere da Lia, incontra di nuovo Belbo, il quale un giorno gli offre un lavoro: la raccolta in giro per archivi e biblioteche del materiale illustrativo per un libro sulla storia dei metalli che un’azienda siderurgica ha commissionato alla Garamond.

[36]

Lo strano rapporto di Belbo con Lorenza Pellegrini, una donna disinvolta. Entra in scena il dottor Wagner, psicoanalista laca- niano, decostruzionista, non cartesiano, sostanzialmente epicu- reo: la Garamond ha tradotto una sua raccolta di saggi minori e con l’occasione Belbo entra in contatto con lui.

FILENAME: “Doktor Wagner”. Un giorno Wagner psicoanaliz- za Belbo gratis e senza volerlo, facendo emergere il suo diffici-

le rapporto con Lorenza, condivisa con un altro.

[37-39] Casaubon accetta il lavoro propostogli dalla Garamond; Belbo gli parla del Conservatoire e del Pendolo e lo presenta al “pa- drone”, che possiede anche la Manuzio, casa editrice APS (Au- tori a Proprie Spese), che spenna polli vanitosi come il doga- niere in pensione commendator De Gubernatis, poeta dilettante affamato di gloria.

[40]

FILENAME: “Vendetta tremenda vendetta”. Deluso da Lorenza

e dalla vita, Belbo collabora con i raggiri della Manuzio per

vendicarsi di coloro i quali non hanno saputo accettare il ruolo di spettatori, come invece ha fatto lui.

[41-42]

Garamond vuole da Casaubon cabala e computer per le illu- strazioni del libro sui metalli, ma quando il professor Bramanti viene a proporre una delirante collana di scienze occulte, lancia la proposta del Progetto Hermes per entrare nel ramo dell’occultismo, dato che ormai è una moda: la Manuzio pub- blicherà il ciarpame occultistico nella collana Iside Svelata, mentre la Garamond pubblicherà testi di valore scientifico nella collana Hermetica.

[43-44]

Due mesi dopo, 1982. Parte il Progetto Hermes con l’invio di dépliant alle società segrete e con Lorenza che fa da propagan- dista civetta nelle librerie di occultismo. In pochi mesi la Ga- ramond-Manuzio è invasa da “diabolici” APS dell’occulto, a cominciare dal professor Camestres, adoratore della Bestia e seguace eretico di Aleister Crowley.

[45-48]

1982. Lo sciame dei libri deliranti. Casaubon contatta Agliè per fare da consulente, e, a casa sua, lui, Belbo e Diotallevi assi- stono a una discussione accesa tra Bramanti e il francese Pier- re, due esaltati occultisti. Il “teatro della memoria” nello studio

di

Agliè e la sua biblioteca di testi rari. Agliè dà prova di com-

petenza e offre quasi gratuitamente la propria collaborazione in quanto cultore, a suo dire, non di un genere ma della Sapienza, mentre si scopre che Lorenza è di casa a casa sua.

[49]

Da Pilade, Belbo spiega il riferimento di Agliè alla “cavalleria spirituale” rievocando la vicenda dello zio Carlo, di Adelino Canepa e del capo locale dei partigiani, svoltasi a *** durante il periodo della Resistenza.

[50]

Arriva Lorenza e li porta alla galleria dei quadri di Riccardo, l’uomo con la cicatrice con cui Belbo la divide. Qui la donna racconta a Belbo che con Agliè giocano a fare Simon Mago e

la

sua Sophia-Elena, la prostituta e la santa di cui parla un

frammento dei testi di Nag Hammadi. Belbo la porta via ubria- ca.

[51]

In una miniera del museo della tecnica di Monaco, Casaubon incontra il suo vicino d’ufficio, Salon l’impagliatore, il quale si mostra molto informato sulla sua vita e gli parla dei sotterranei

dei Signori del Mondo che vi abitano, secondo le teorie di Saint-Yves d’Alveydre.

e

[52]

Al suo ritorno a Milano Casaubon, con Belbo e Diotallevi, ap- prende da Agliè quello che lui “ricorda”, come se lo avesse in- contrato di persona, su d’Alveydre e la sua Mission de l’Inde en Europe (1886), sulla sua teoria della Sinarchia, su Agarttha e sulla sua idea di una “direzione” occulta della Storia da parte

di

una Intenzione Stabile, di un disegno, di una Mente.

[53]

Casaubon va in biblioteca per cercare il libro di d’Alveydre e vi trova il commissario De Angelis, che lo ha appena conse- gnato, con cui si intrattiene sulla Sinarchia e sulla teoria del complotto cosmico. Alla fine del dialogo De Angelis gli chiede se sa cos’è il Tres, una sorta di associazione, di cui ha sentito parlare. Casaubon non sa cosa sia. Lia a casa interpreta la teo- ria del complotto come surrogato minore della ricerca di Dio.

[54-56]

Autunno 1982. I tre e Lorenza vanno nella casa in collina di Belbo sia per trascorrere un fine settimana e fare il punto della situazione sul libro dedicato ai metalli sia perché Agliè li ha invitati al castello di un rosacrociano nel torinese per assistere a un rito druidico. Belbo rievoca lo scontro a fuoco nel ’45 tra fascisti e partigiani davanti alla casa; sono gli unici ricordi veri che ha, pur essendo stato anche allora solo uno spettatore. Rie- voca don Tico, il genis, la tromba, l’oratorio e l’amore non cor- risposto per Cecilia. Casaubon teme le incursioni erotiche not- turne di Lorenza e decide di fare un figlio con Lia.

[57-62]

L’indomani, i tre «guidano attraverso le colline langhigiane, visitano un curioso castello dove appaiono vari simboli alche- mici [e] ivi incontrano alcuni occultisti che già conoscevano»

[sunto del cap. 57 proposto dallo stesso Eco in Dire quasi la stessa cosa, 6.4, p. 156]. Il giardino-libro scritto in ideogrammi

di cui non si conosce più il senso. Strane visioni nella stanza

bianca del castello riguardanti la rappresentazione della produ- zione di homunculi con metodi ermetici (nella serra ne sono custoditi degli esemplari in 6 ampolle). Casaubon sente la pre-

senza di Lorenza e si vede come Amparo a Rio. In una stanza sotto il livello del suolo Casaubon trova una sorta di orecchio

di Dionisio a muro, da cui gli giungono frammenti di conversa-

zioni sulla Pietra filosofale, su Cagliostro e sui sotterranei di Parigi; Agliè conduce i tre e Garamond al piano superiore da

dove assistono non visti a un caricaturale rito di iniziazione templare-rosacrociano-massonico officiato dal solito Bramanti. Verso la mezzanotte Agliè li conduce presso la radura di un bosco a tre quarti d’ora d’auto, dove scorgono non visti le pri- me fasi di un rito druidico tutto al femminile, fino all’apparizione di una torma di maiali. Quella sera il Piano prende forma nella mente dei tre amici.

[63] Una settimana dopo. Preda del demone delle somiglianze, Ca-

saubon non ci crede ma ci casca come Amparo, e rilegge la Storia in chiave ermetica, malgrado la saggezza di Lia, che gli spiega come tutti gli archetipi e i misteri numerologici siano ri- conducibili alla struttura del corpo umano e rispondano a prin- cipi di economia; alla fine della conversazione Lia gli comuni-

ca di essere incinta.

6. Tiferet

[64] 1983. Mandata alle stampe la storia dei metalli, Garamond propone una storia illustrata delle scienze magiche ed ermeti- che in 400 pagine. A seguito delle ricerche per quest’opera, contagiato ormai dal delirio interpretativo, Casaubon concepi- sce il Piano, assecondato da Belbo e Diotallevi. Per Diotallevi il gioco del Piano è una preghiera, per Belbo è un modo di e- splorare il regno del falso dopo aver rinunciato a quello del ve- ro per aver perduto l’Occasione, il Momento decisivo.

FILENAME: “Sogno”. Quadri onirici della ricerca di una don- na, o di molte donne, a Parigi, rimorsi per gli appuntamenti mancati, lui ignora l’indirizzo, trova un Teatro equivoco, poi c’è una casa di campagna, l’agognato “buen retiro” di Belbo (secondo Cardano nel passo che funge da epigrafe al capitolo, sognare una città sconosciuta significa morire entro breve tempo).

[65-66]

Sviluppando un’idea di Casaubon, Belbo dà ad Abulafia l’istruzione di disporre in maniera randomizzata alcune frasi tratte dai manoscritti dei diabolici APS e ne viene fuori un ca- pitolo quasi inedito della storia ermetica. Casaubon suggerisce di inserire anche molti dati esterni ed estranei per aumentare le connessioni e Belbo si produce nella lettura mistico-ermetica dell’automobile, a partire dalla somiglianza tra l’albero motore e quello delle sefirot.

[67-68]

Visitato il castello di Tomar in Portogallo, noto rifugio dei Templari, Casaubon intuisce un nuovo modo di interpretare la pergamena di Provins trovata anni prima e illustrata loro da Ardenti. Con Belbo comincia a ricostruire da capo il segreto dei Templari e il loro Piano, la cui mappa degli appuntamenti ogni 120 anni non comprende più nell’ordine l’isola di Avalon, Gerusalemme, Agarttha, Chartres, il rifugio cataro tra Italia set- tentrionale e Francia meridionale, e Stonehenge, come pensava Ardenti [cfr. cap. 20], ma Portogallo (1344), Inghilterra (1464), Francia (1584), Germania (1704), Bulgaria (1824) e Gerusa- lemme (1944). Nel 1824 c’è stata un’interruzione nel passaggio di consegne tra Germania e Bulgaria perché i Templari di Pro- vins non potevano prevedere che la Bulgaria sarebbe caduta per secoli nelle mani dei turchi. Belbo comincia a dimenticare che stanno costruendo un falso.

[69]

FILENAME: “Ennoia”. Belbo rievoca una serata di ballo con Mahler e di sballo con erba insieme a Lorenza.

[70-72] Rileggendo con “diffidenza” occultistica i manifesti rosacro- ciani tedeschi, Casaubon vi scorge allusioni “evidenti” al Piano templare di Provins. Si scopre così che l’appuntamento manca- to è quello tra francesi e inglesi del 1584, per un errore del ma- go e cabalista John Dee, astrologo della Regina, in quanto gli inglesi adottano in ritardo la riforma gregoriana del calendario, e che Bacone è il tramite tra inglesi e tedeschi per la ripresa del Piano attraverso il “segnale” costituito dai manifesti; ma forse la verità è che con John Dee e Bacone gli inglesi, presi da sin- drome di impazienza tutta borghese, vogliono impadronirsi del Piano ricorrendo alla scienza nuova e abbandonando i tedeschi al culto idealistico e romantico della Tradizione.

[73] FILENAME: “Lo strano gabinetto del Dottor Dee”. Mescolando lacerti di romanzi d’appendice, citazioni varie (Eliot, Borges, Il nome della rosa, ecc.), leggende ermetiche e dicerie sul vero autore delle opere di Shakespeare, Belbo abbozza un centone in cui, nei panni di Kelley, incontra Dee, Bacone e Shakespea- re, scrive le opere di quest’ultimo insieme a Bacone e va con Dee a trovare a Praga Khunrath nel suo famoso laboratorio dell’alchimista, finché si ritrova in carcere nella Torre di Lon- dra per le trame di Bacone e come compagno di cella ha il mi- sterioso e onnisciente Soapes, “maschera di una maschera”, ex templare portoghese (il suo nome è non a caso un ana- gramma di Pessoa, maestro di maschere onomastiche) che alla fine prende il posto del morente Kelley come scrittore e in cella comincia a scrivere il Finnegans Wake.

[74] Grazie alle fantasie combinatorie di Belbo, messe per iscritto nel file sul dottor Dee, i tre trovano le connessioni tra i Templa- ri, il priore di Sant’Albano, nonché abate di Saint-Martin-des- Champs (futura sede del Conservatoire), Bacone, visconte di sant’Albano, Postel, ritiratosi a Saint-Martin-des-Champs, che quindi è il Rifugio, la Casa di Salomone vagheggiata da Baco- ne, i rivoluzionari francesi che fondano il Conservatoire e la massoneria.

[75]

La ricostruzione cronologica degli avvenimenti relativi al Pia- no fatta da Casaubon in una settimana, dal 1645, anno della fondazione a Londra del rosacrociano Invisible College, da cui nascerà la Royal Society e da questa la massoneria, al 1936, anno in cui nasce in Francia il Grand Prieuré des Gaules.

[76]

La cronologia viene sottoposta ad Agliè, che fornisce ulteriori dettagli. Agliè si accorge della presenza di un nome che ignora, il Tres, aggiunto per scherzo da Casaubon (che si ricorda all’improvviso della strana sigla menzionata tempo prima da De Angelis) per metterlo alla prova e per l’occasione battezza- to Templi Resurgentes Equites Synarchici, e lascia in fretta il gruppo.

[77-79]

Avvicinandosi il momento del parto di Lia, Casaubon capisce che non c’è alcun mistero, che la Pietra filosofale e il Graal so- no nel ventre della donna, ma per caso visita il laboratorio del vicino Salon e ripiomba nel delirio del Piano e dei sotterranei del mondo, compresa la metropolitana di Milano. Salon allude oscuramente ai Protocolli dei Savi Anziani di Sion e gli confida che suo padre era russo e lavorava per l’Ochrana, la polizia se- greta zarista, agli ordini del Capo Račkovskij.

[80]

Nasce Giulio, cioè la Cosa, il vero Rebis, la vera Pietra Bianca degli alchimisti, mentre Casaubon indugia nell’antro di Salon, pieno di mostri impagliati e di tanfo di sotterranei.

[81-86]

Estate 1983. Casaubon allatta Giulio, perché Lia è caduta in depressione dopo il parto, e nel frattempo studia le fonti sulle correnti telluriche, di cui gli aveva parlato Salon. È finalmente in grado di abbozzare il Piano completo dei Templari, basato sul segreto che custodiscono e che risale alla conoscenza anti- chissima della mappa delle correnti, trasmessa di popolo in po- polo, dagli antenati dell’epoca della Pangea agli Atlantidi, ai Celti, agli Egizi, a Mosè, agli Esseni, a Cristo, a Giuseppe di Arimatea, ai rabbini, ai mistici musulmani e infine ai Templari. Questi ultimi scoprono l’Ombelico del mondo, l’Origine, il

Centro delle correnti telluriche, ed è questa conoscenza che ag- giungono a quella della mappa delle stesse, perché la vera Pie- tra è la Madre Terra e chi ne controlla il centro da cui si dipar- tono le correnti interne ne controlla il respiro magnetico e geo- logico, acquisendo un potere immenso, lo stesso cui ambiva Fi- lippo il Bello muovendo guerra ai Templari. Il Piano richiede un’attesa di circa 600 anni, perché occorre che si conquisti il sapere tecnologico necessario allo sfruttamento della cono- scenza del Centro del magnete terrestre. Il Pendolo di Foucault al Conservatoire serve a indicare l’Ombelico sulla mappa sug- gerita dal messaggio di Provins, che sarà decifrato solo al com- pimento del Piano, cioè al sesto incontro a Gerusalemme. Il messaggio stesso è un’istruzione su dove cercare la mappa giu- sta, sulla quale il Pendolo, all’alba del 24, indica l’Ombelico nell’istante in cui è colpito dal primo raggio di sole entrante da una vetrata ben precisa. Ecco che così acquistano un senso ben preciso le varie ricerche sul pendolo dall’età di Galileo a Fou- cault, nonché l’ossessione ottocentesca per i sotterranei, come dimostrano la letteratura (Verne in particolare) e gli stessi paesi industrializzati che, ispirandosi al Bacone della Nuova Atlanti- de, scavano le reti delle metropolitane nel sottosuolo, il tutto essendo disseminato di simbologia rosacrociana.

La ricostruzione del Piano procede per giorni, durante i quali Casaubon trascura Lia e Giulio ed è ossessionato da connessio- ni di tutto con tutto e dall’acrostico rosacrociano RC, che com- pare ovunque, da Renato Cartesio a Rick di Casablanca. Ma c’è dell’altro e Belbo lo capisce guardando l’antenna Rai di Mila- no: ai cunicoli del sottosuolo fa da specchio la rete di comuni- cazione aerea e celeste, che ha la sua antenna centrale nella Tour Eiffel, la quale unifica gli scopi di Stonehenge con quelli dei satelliti artificiali e dà un senso preciso a tutti i monumenti aerei edificati dall’uomo.

[87-88]

L’abitudine del gruppo a fingere di credere, parodiando la logi- ca dei diabolici, che collega tutto con tutto, comincia a confon- dersi con l’abitudine a credere, e i tre finiscono per smarrire il

lume della ragione e la capacità di distinguere il simbolo dalla cosa. Verso la fine dell’estate Diotallevi comincia a dimagrire

in

modo strano e intanto nel Piano entrano Marx, Fermi, Freud

ed

Einstein, come elementi che battono vie errate e di disturbo,

nonché i gesuiti, i quali, venuti a sapere del piano da Postel tramite Ignazio di Loyola, ne diventano i veri registi occulti, come dimostra anche l’opera di Kircher. Costui costruisce oro- logi planetari e vuole suggerire che i veri Rosa-Croce sono i gesuiti, finché si mette a progettare macchine di calcolo fatto- riale, anticipando con spirito cabalistico i computer come Abu- lafia.

[89-91]

A un certo punto, però, nella seconda metà del XVIII secolo, dopo essersi infiltrati tra i neotemplari, i gesuiti li abbandonano lasciandoli ai rivoluzionari francesi e a Federico di Prussia, e si mettono in contatto con i pauliciani di Russia attraverso de Maistre, mentre lo stesso Napoleone si fa sedurre da Piano di dominio del mondo e tratta con il Gran Sinedrio degli ebrei; mossa, quest’ultima, che fa concludere ai gesuiti e ai pauliciani russi che il complotto è non solo massonico ma anche giudaico. Sono le premesse di inizio XIX secolo per la redazione in Rus- sia, a fine secolo, dei falsi Protocolli, poi pubblicati all’inizio del Novecento.

[92-96]

Storia dei Protocolli a partire dalla letteratura e dalla pubblici- stica anticlericale francese dell’’800: Sue, Dumas, ecc. Belbo vede nei Protocolli lo stesso schema del messaggio di Provins, che diventa così il testo ideale del Piano realizzato nella storia degli ultimi 6 secoli da 6 gruppi diversi (Rosa-Croce, gesuiti, neotemplari, massoni, baconiani ed ebrei), per cui il Piano dei Protocolli coincide con quello dei Templari e uno dei suoi arte- fici, il Capo dell’Ochrana Račkovskij, è la nuova reincarnazio- ne del conte di san Germano, come dimostra uno dei suoi tanti nomi, a sua volta quasi identico a quello del possibile assassino

di Ardenti.

[97] Siccome Casaubon definisce “feuilleton” il loro Piano rico- struito, Belbo fa l’elogio di questo genere considerato minore, in quanto più vicino della grande arte alla realtà.

FILENAME: “Il ritorno di san Germano”. Immaginandosi come san Germano che prende il posto di Cagliostro, Belbo costrui-

sce un abbozzo di feuilleton in forma di pastiche, tra delitti nei sotterranei di Parigi, tradimenti e colpi di scena, ma la colpa

di aver mescolato le carte del romanzo del mondo gli costa la

sconfitta ad opera del vero Cagliostro (Giuseppe Balsamo), il

quale, dopo averlo fatto sfigurare e marchiare a fuoco sulla spalla con l’immagine del Bafometto dai Templari di Provins

travestiti da monaci, lo fa rinchiudere al suo posto nella segre-

ta di san Leo, più o meno come accade ne Il visconte di Brage-

lonne di Dumas con la faccenda della Maschera di Ferro.

[98-101] Fine novembre 1983-Epifania 1984. Presi dal Piano, i tre tra- scurano Agliè, che intanto si installa alla Manuzio esercitando una forte influenza su Garamond. Diotallevi continua a dima- grire e ha male allo stomaco, mentre Belbo recupera il mito della terra cava e l’esoterismo nazista, legato al neotemplari- smo teutonico, collocando anche Hitler nel Piano: per trascina- re la folla come faceva lui si doveva per forza essere in contatto con le correnti sotterranee e non a caso Hitler aderiva alla teo- ria della terra cava e abitata all’interno, di cui si considerava il Re. La ricostruzione di Belbo della storia del nazismo è inter- rotta dal primo malore di Diotallevi, che va in cura. Non si par- la del Piano per oltre un mese e Casaubon torna ai suoi studi sulla magia.

[102-104] Fine gennaio-maggio 1984. Casaubon incontra per caso Salon che esce dalla Manuzio. Da Pilade l’impagliatore gli parla del nesso tra Hitler e le SS da un lato e il Veglio della Montagna e gli Assassini dall’altro e Casaubon ha un’intuizione che in se- guito comunica a Belbo (Diotallevi ha il cancro ed è ricoverato in ospedale): gli ebrei non c’entrano, loro sono stati tratti in in- ganno dal cabalismo di Diotallevi e il sesto appuntamento

dev’essere non a Gerusalemme ma nella fortezza di Alamut in Iran (del legame dei Templari con il Veglio, Casaubon si era occupato nella tesi di laurea), dove lo sciita ismailita Hasan Sabbāh aveva collocato il suo regno difeso dagli Assassini e i cui successori erano noti come Veglio della Montagna. È dagli Assassini (così chiamati perché venivano storditi con l’hashish) che i Templari apprendono i loro riti occulti e il segreto per il Piano, e il credito di cui godono i cabalisti ebrei è dovuto a una confusione risalente al Rinascimento tra Ismael e Israel, che avrà effetti fino all’Olocausto, perché Hitler penserà in un pri- mo tempo che il segreto sia in mano agli ebrei. Questo ruolo degli Assassini spiega anche le ragioni occulte della recente in- stabilità del Medioriente dovuta all’irredentismo islamico. A questo punto il Piano è delineato compiutamente e la Storia ri- scritta per intero fino ad oggi.

[105] FILENAME: “E se fosse?”. Per Belbo il Piano è necessario per- ché giustifica ed elimina i fallimenti umani assumendosi tutte le colpe. La vera Pietra filosofale è vivere come se il Piano ci fosse. La Storia va stravolta in una sarabanda di anagrammi: è questa l’“ars magna” (anagramma di “anagrams”).

Casaubon commenta il file osservando che per Belbo il gioco del Piano era una rivincita sulla vita e sul senso di disagio per gli appuntamenti mancati: la menzogna creativa come via d’accesso a una realtà finalmente piena e vissuta eroicamente.

[106] 25 maggio ca.-20 giugno. Lia propone a Casaubon un mese di vacanza in montagna e, quando lui le parla del Piano, la donna avverte una minaccia che grava sul loro gioco irresponsabile perché nel mondo ci sono «migliaia di insicuri disposti a rico- noscervisi». Lia trova una spiegazione semplice e di buon sen- so della pergamena di Ingolf: l’“ordine” è in realtà la classica lista della lavandaia, cioè l’elenco delle ordinazioni e delle consegne di un mercante di Provins, il quale deve rifornire qualcuno di fieno, stoffe e rose, mentre il messaggio cifrato è una burla di Ingolf, che cita i Rosa-Croce, il messaggio decrit-

tato da Arsène Lupin nella famosa avventura della guglia cava e infine esclama che ne ha abbastanza di crittografie. Ma Ca- saubon non può rinunciare al gioco e la mattina del 20 giugno prende il treno e torna da solo a Milano, lasciando Lia a letto.

7. Nezah

[107-110]

22 giugno. Dai files più recenti di Belbo, Casaubon ricostruisce gli ultimi giorni dell’amico prima della partenza per Parigi.

Primi di giugno. Diotallevi è in fase terminale e Belbo de- cide di mettere il Piano per iscritto, come per esorcizzare il male.

Domenica 10 giugno. Con Lorenza e a causa sua Belbo ha esperienze frustranti nel corso di un viaggio in macchina in Riviera (un tavolo del ristorante dove vanno a pranzare è stranamente prenotato da Agliè), nell’Appennino Ligure (investono un cane e perdono tempo con la gente del paesi- no) e a Piacenza (Lorenza lo abbandona nell’albergo pren- dendo un treno per Milano), e così decide di buttarsi nuo- vamente nel Piano per delusione, mettendoci pure Agliè in un impeto di hybris faustiana tipica degli sconfitti (Bin ich ein Gott?).

Lunedì 11. Belbo incontra Agliè in ufficio e mette in atto la burla immaginata raccontandogli del Piano e di aver appre- so, dalle carte di Ingolf portate circa dieci anni prima alla Garamond da Ardenti, il segreto della mappa e dei 36 Invi- sibili, che custodisce in testa perché per paura ha distrutto i documenti.

Martedì 12. Agliè telefona a Belbo per chiedergli un favore. Visto che l’indomani Belbo si sarebbe dovuto recare a Bo- logna, avrebbe dovuto gentilmente scortare sul treno una valigetta di libri che poi un amico di Agliè avrebbe preleva- to a Firenze.

Mercoledì 13. È il giorno dei funerali di Berlinguer. Belbo incontra nel suo scompartimento uno strano individuo con la barba molto loquace e petulante, il quale dopo Bologna denuncia la valigetta sospetta; si scopre così che la valigetta contiene una bomba e la sera, quando ascolta la notizia al telegiornale, Belbo capisce di essere stato incastrato da A- gliè.

Giovedì 14. Belbo riceve la telefonata minatoria: se non vuole essere denunciato come l’uomo della valigetta dovrà rivelare la mappa dei Templari, recandosi il 20 a Parigi, do- ve a mezzogiorno avrebbe incontrato l’uomo con la barba nella libreria Sloane. Va a casa di Agliè e scopre che ha tra- slocato il giorno prima e che l’affitto era pagato per via bancaria da una ditta francese rappresentata da un certo Ra- gotgky. Da un dattiloscritto trovato in ufficio apprende che “Agliè” è uno dei nomi veri del conte di san Germano, per cui il Piano sembra vero e Agliè vi recita la sua parte da prima che loro lo inventassero. Telefona a Lorenza e anche lei, forse da sempre creatura di Agliè, è irreperibile. Telefo- na a De Angelis ma questi è stato minacciato e sta partendo per la Sardegna perché ha dovuto chiedere trasferimento, sicché non vuol saperne nulla. Va da Garamond, il quale minimizza, gli consiglia una vacanza e lo invita a recarsi a Parigi per chiarire la faccenda con Agliè e dargli la mappa, ma intercettandone una telefonata scopre che anche Gara- mond fa parte del Piano. La sera va a ubriacarsi da Pilade.

Venerdì 15. Belbo, solo e disperato (Casaubon è irreperibi- le) va a chiedere aiuto al morente Diotallevi. Questi inter- preta tutto in chiave cabalistica e dice a Belbo che loro sono puniti in maniera diversa per aver peccato contro la Parola che crea e regge il mondo, varcando con la fantasia creativa ogni limite dell’interpretazione del giusto senso e pensando che ad ogni testo si possa far dire tutto quel che si vuole. C’è corrispondenza tra le lettere del Libro, le parti del corpo e quelle del mondo: sconvolgendo le prime hanno sconvol-

to le seconde (e quindi le cellule del corpo di Diotallevi so- no impazzite nel tumore) e le terze (e quindi il mondo si ri- torce contro Belbo dandogli la caccia).

Fino al 18 giugno Belbo si chiude in casa e mette ordine nei files di Abulafia, stendendo anche il resoconto degli e- venti.

Martedì 19. Belbo va a Parigi, forse con l’intento di confes- sare vigliaccamente che non c’è alcun segreto e che era tut- to un gioco, ma non viene creduto e scappa.

Giovedì 21. Belbo viene catturato dal Tres mentre parla al telefono con Casaubon.

[111] Sabato 23 giugno. La mattina Casaubon termina la lettura dei files e decide di andare a Parigi per curiosità, dovere e amici- zia. Nella libreria Sloane commette l’errore di chiedere di A- gliè, insospettendo il libraio; va in albergo con la sensazione di essere seguito da un arabo. Dopo le tre del pomeriggio va al Conservatoire e, alla chiusura, si nasconde nel Periscopio a- spettando la mezzanotte.

8. Hod

[112] Terminato l’esame di coscienza con la rievocazione dell’errore del Piano, Casaubon abbandona il Periscopio tra le 22 e le 22,30 per raggiungere la navata e un miglior punto di osserva- zione, ma incontrando gli oggetti della tecnica nel buio delle sale comincia a pensare come Belbo e li legge come geroglifici di qualcosa d’altro, cioè dell’Altro, il Piano: strumenti per cap- tare e controllare le correnti telluriche ed eseguire esperimenti alchemici. Verso le 23 raggiunge la garitta della statua della Libertà, dopo aver visto uscire un uomo con una lanterna in mano dal basamento della statua di Gramme.

[113]

Verso la mezzanotte e oltre. Risvegliatosi da un leggero son- no, Casaubon assiste al ridicolo raduno iniziatico del sedicente

Tres attorno a un Pendolo, messo al centro del coro e in versio-

ne ingrandita rispetto a quello di Foucault. È una sorta di notte

delle streghe da circo, con un HCE joyceano in cui tornano tutti i personaggi del romanzo ora adepti dell’Ordine Unico: Bra- manti, il pittore Riccardo, De Gubernatis, il libraio di Sloane, il professor Camestres, Garamond, Salon, Pierre, Agliè, Lorenza

(drogata) e persino Ardenti. Belbo viene condotto legato al co- spetto di quell’accolta di ierofanti per essere costretto a svelare il segreto ad Agliè seduto a un tavolo ed ha alle spalle il Pendo-

lo che oscilla. Ma è Madame Olcott, una delle druidesse della

radura piemontese, ora a capo di un circo, a prendere in mano

la situazione facendo eseguire un’evocazione di spiriti (quello

di Kelley, quello di Khunrath e quello del conte di san Germa-

no) ai suoi tre medium, i fratelli Fox. A quel punto Casaubon esce dal suo nascondiglio e si mescola tra la folla. I fratelli Fox finiscono soffocati dai loro stessi demoni rigurgitati come bava

dalla bocca e la Olcott esce dal gioco, che passa nelle mani del sanguinario Pierre, il quale esige il sacrificio umano. I suoi uomini mettono Belbo sul tavolo e gli avvolgono al collo il filo del Pendolo, mentre Agliè fa un ultimo tentativo di estorcergli il segreto con un discorso solenne e melodrammatico, interrotto

dal “Ma gavte la nata!” (“Ma togliti il tappo dal culo!”) sfer- zante e offensivo di Belbo. Succede il parapiglia: Agliè batte la testa spinto dalla Olcott, Lorenza si risveglia ma mentre si lan- cia su Belbo per liberarlo è pugnalata a morte da Pierre, qual- cuno spinge Ardenti contro il tavolo e Belbo finisce impiccato

al

filo del Pendolo, finalmente senza paura e avendo riacquista-

to

la percezione del ridicolo di tutta la situazione. Ripresa da

una macchina fotografica di Maybridge la macabra struttura oscillante ternaria costituita dalla testa di Belbo, dal tronco di Belbo e dalla sfera del Pendolo simulerebbe l’albero delle sefi-

rot, e quando il corpo di Belbo si ferma e il Pendolo comincia a oscillargli sotto, egli si trasforma nel Punto Fermo, nel Perno Fisso, riconciliandosi così con l’Assoluto (nella sua casa di campagna, dirà Casaubon nel capitolo successivo, c’era la let-

tera di qualcuno, cui Belbo aveva chiesto chiarimenti, in cui era spiegata la dinamica del Pendolo doppio).

[114-116] Passando per il basamento della statua di Gramme, Casaubon fugge attraverso le fogne di Parigi e riemerge negli scantinati coi cessi di un bar malfamato orientale. Erra per le strade nella notte parigina e si imbatte nei simboli da cui sta scappando:

una libreria rosacrociana, il Beaubourg, un’altra libreria occul- tistica, una di cose arcane, una alchemica, la Tour Saint- Jacques degli esperimenti di Pascal sul peso dell’aria, il Bafo- metto sul portale di Saint-Merri. Casaubon cerca confusamente qualcosa, vede la città come una catacomba di percorsi prefe- renziali per iniziati, scorge un cane che gli ricorda Faust e Wa- gner (in base al passo del Faust posto in epigrafe al capitolo 107), e quindi capisce che sta cercando lo studio del dottor Wagner; prende un taxi e dà un indirizzo che sembra rivelarsi sbagliato (avenue Elisée Reclus), si incammina verso l’albergo e si ritrova quasi sotto la Tour Eiffel, lo strumento immondo del potere dei Signori, che con la sua gelida minaccia e realtà gli ricorda la morte di Belbo e la verità del Piano. Casaubon fugge su un taxi e va a dormire in albergo.

[117] Due del pomeriggio del 24. Casaubon si risveglia in una do- menica di disordini a Parigi causati dalle manifestazioni degli studenti. Attraversando i cortei, torna al Conservatoire e trova tutto in ordine, come se la notte prima non fosse successo nul- la. La sera va a mangiare pesce in un ristorante e guardando l’acquario si ritrova circondato da segnature alchemiche e ge- roglifici ittici che rinviano ai Templari. Capisce di aver bisogno della “terapia della parola” perché pensa che tutto possa essere stato solo un incubo.

L’indomani mattina alle 9,30 riesce a fissare l’appuntamento con il dottor Wagner, il quale, dopo averlo ascoltato in silenzio, lo congeda dandogli del pazzo, e uscendo si accorge che lo stu- dio è proprio in avenue Elisée Reclus. Alle undici si reca in ae- roporto, nell’attesa telefona alla Garamond e da Gudrun ap-

prende che Diotallevi è morto alla mezzanotte di sabato e che nessuno dei suoi amici, tranne un misterioso ebreo, era al suo funerale svoltosi quella mattina.

9. Jesod

[118]

Primo pomeriggio del 25. Sull’aereo Casaubon ripensa agli avvenimenti della notte al Conservatoire e si rende conto che il Piano inventato esiste perché altri lo hanno realizzato, essendo

vissuti nella speranza di appartenervi; riflette sulla teoria del complotto e sul suo reggersi su un segreto vuoto che dà potere a chi dichiara di possederlo, come era accaduto a Belbo prima della fine, quando anche Agliè lo implorava di rivelarglielo all’orecchio. Col loro gioco hanno scatenato la fame di piani

dei

frustrati. Belbo ha rifiutato la salvezza che avrebbe potuto

ottenere mentendo perché sembrava aver raggiunto la saggez- za, ovvero la coscienza che non v’è alcun segreto e che sempli- cemente qualcosa ha più senso di qualcos’altro. Ma cosa? La risposta di Lia è Giulio, la vita nella sua semplice espressione

naturale. All’arrivo a Milano Casaubon si ritrova in tasca le

chiavi della casa in collina di Belbo e si ricorda (cfr. cap. 55) dell’armadio segreto contenente gli scritti giovanili dell’amico.

Vi

giunge verso le sei del pomeriggio e comincia subito a

spulciare i vecchi testi di Belbo, finché non trova quello chiave,

più

volte rimaneggiato negli anni. Cena alle dieci di sera con

salame e acqua e alle tre di notte del 26 medita ancora sull’ultimo segreto di Belbo, come Sam Spade alla ricerca dell’ultima traccia.

[119]

Fine aprile del 1945, accade l’evento decisivo della vita di Belbo. Ha tredici anni, si trova a San Davide, a pochi chilome- tri da *** , perché con la banda musicale comunale ha accom- pagnato il corteo funebre dei due partigiani caduti nell’ultimo scontro con i fascisti. Poiché il trombettista titolare si rifiuta, Belbo si offre volontario ed ha così l’occasione di accompa- gnare da solo con la tromba l’attenti e il riposo nel cimitero per la sepoltura. Ma nel sole meridiano cui tiene puntata la tromba,

il piccolo Belbo prolunga all’infinito il do dell’attenti ed è co- me se col filo del suono tenesse il sole fermo come un pallon- cino, legando così la terra al Polo Mistico, all’unico Punto Fermo dell’universo, quello creato da lui in quell’istante infini- to col suo soffio. Di questo brevissimo momento di verità e trionfo, la successiva ricerca del Pendolo sarebbe stata per Bel- bo solo l’immagine ossessiva, il simulacro di un momento rea- le, rimosso e sempre cercato inconsciamente.

10. Malkut

[120] Notte alta del 26 giugno 1984. Casaubon è combattuto tra la pace e l’inquietudine di aver capito. La saggezza arriva all’ultimo momento e dice che non c’è niente da capire. Non c’è Piano, non c’è arguzia interpretativa di fronte alla saggezza del Regno di Malkut (la Terra) e di Lia che dà la vita, se non dopo l’innocenza dei dinosauri che un tempo pascolavano in quel luogo e le pesche che vi crescono adesso. Ma chi cerca Casaubon per eliminarlo è cieco a questa rivelazione e non gli crederebbe, sospettando altri segreti. E allora tanto vale atten- derli contemplando dalla finestra la bellezza della collina.