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L’OSSERVATORE ROMANO

GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum

L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLI n. 256

POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt

Anno CLI n. 256 (45.901)

Città del Vaticano

domenica 6 novembre 2011

.

Papandreou ottiene la fiducia e apre le consultazioni per un Governo di unità nazionale

Atene guarda al futuro

ATENE, 5. Esame superato: George Papandreou, primo ministro greco, ha ottenuto la fiducia dal Parlamen- to sull’approvazione del piano di salvataggio europeo. Intervenendo poco prima del voto, Papandreou ha auspicato la formazione di «una coa- lizione di Governo più ampia per salvare il Paese» dalla crisi. Oggi so- no iniziate le consultazioni per favo- rire la nascita di un Esecutivo di unità nazionale. Papandreou si è recato questa mattina dal presidente della Repub- blica greca, Karolos Papoulias, per informarlo che intende aprire i collo- qui con i leader delle maggiori forze politiche del Paese. La decisione rappresenta l’ultimo atto di due giorni molto tesi, in cui si sono in- crociati e sovrapposti incontri non solo tra i deputati del Pasok (il par- tito socialista al potere), ma anche tra questi e i colleghi di Nea Dimo- cratia, il principale partito dell’oppo- sizione di centro-destra. A scatenare le difficoltà è stato l’annuncio del premier, poco dopo il vertice euro- peo dello scorso 27 ottobre, di voler sottoporre il piano di aiuti concorda- to con la troika (Ue, Bce e Fmi) al referendum. Una decisione che non è stata apprezzata dai membri dell’eurozona. Papandreou ha quindi ritirato la proposta. Ieri sera, nel suo intervento in chiusura del dibattito prima del vo- to, il primo ministro ellenico ha af- fermato che la Grecia ha bisogno di «una coalizione di Governo più am- pia e onesta per garantire l’accordo raggiunto a Bruxelles il 27 ottobre con i partner europei per il salvatag- gio del Paese». La Grecia «deve vol- tare pagina» ha ribadito il premier, che è stato applaudito varie volte dall’assemblea. Papandreou ha poi sostenuto che le elezioni anticipate sarebbero «catastrofiche» per la Gre- cia e rovinerebbero tutto quanto si è sinora fatto per ottenere gli aiuti dell’Ue. L’unica soluzione — ha det- to Papandreou — «è quella di avere un Governo forte». Per questo il premier è pronto «a discutere su chi guiderà il nuovo Esecutivo, e parle- remo con tutte le forze politiche per formare una squadra di ampio rag- gio». Antonis Samaras, leader di Nea Dimocratia, ha invece chiesto le elezioni anticipate. La fiducia al Governo è stata rag- giunta con 153 voti su trecento. Pri- ma dell’annuncio del referendum, vari deputati del Pasok avevano la-

Ma l’opposizione chiede elezioni anticipate

sciato il partito, abbassando la soglia della maggioranza in Parlamento. Ora, dopo il voto, gli scenari possi- bili sono tanti. Ieri sera fonti di stampa hanno diffuso la voce secon- do cui Papandreou, ottenuta la fidu- cia, avrebbe nominato come suo successore il ministro delle Finanze

(e già vice premier) Evangelos Venizelos. Tuttavia, secondo vari analisti, i giochi sono ancora aperti a vari livelli. C’è anche chi ha fatto il nome di Dora Bakoyannis, già sin- daco di Atene durante le Olimpiadi del 2004 e ministro degli Esteri con il precedente Governo conservatore

Costas Karamanlis, come possibi-

nuovo esponente di primo piano

un possibile Esecutivo di unità

nazionale. È inoltre probabile che Papandreou decida di non far parte

di

le

in

della prossima squadra governativa.

quel punto le carte in tavolo cam-

A

bierebbero ancora una volta.

La Chiesa si mobilita in aiuto delle popolazioni colpite dall’alluvione

Genova ferita

delle popolazioni colpite dall’alluvione Genova ferita Una strada del capoluogo ligure all’indomani del

Una strada del capoluogo ligure all’indomani del nubifragio (Ansa)

ROMA, 5. La pioggia che cade ancora ad intermittenza mantiene in stato d’allerta la città di Genova, devastata ieri da un’alluvione che ha provocato sei morti. In po-

co

no

quella di Marassi, investita dalla piena del Fereggiano. Questa mattina vi si è recato l’arcivescovo di Genova,

cardinale Angelo Bagnasco, che già ieri aveva sollecita-

to

per alleviare le difficoltà più urgenti di queste ore». Il cardinale aveva anche assicurato l’immediata disponibi- lità dei parroci e delle loro comunità «per affrontare i problemi più impellenti». Incontrando oggi gli abitanti

di

Marassi, il cardinale Bagnasco ha ricordato la ferita

«la mobilitazione di ogni persona di buona volontà

tracimato. La zona dove si sono registrate vittime è

tempo, i corsi d’acqua che attraversano la città han-

dell’alluvione del 1970. «Il dolore è grande — ha detto — ma ora è il momento di rimboccarsi le maniche».

«Sono in giro per le parrocchie e le strade di Genova

per portare una parola di conforto e affetto, ma anche

il saluto del Santo Padre che mi ha chiamato stamatti-

na personalmente. E questo è un motivo di consolazio- ne e di fiducia», ha poi detto il cardinale in una telefo-

nata a un convegno a Padova di Medici per l’Africa, al

quale avrebbe dovuto partecipare. Per rispondere alle necessità delle popolazioni, la presidenza della Confe- renza episcopale italiana ha disposto un contributo straordinario di un milione di euro, che si aggiunge al-

le raccolte promosse dalla Caritas italiana dopo le

inondazioni di dieci giorni fa in Liguria e in Toscana.

Dopo i vespri per le università pontificie Benedetto XVI prega sulla tomba di Giovanni Paolo II

Amici di Cristo

Benedetto XVI ha pregato sulla tomba di Giovanni Paolo II dopo i vespri per le
Benedetto XVI ha pregato sulla tomba di Giovanni Paolo II dopo i vespri per le università pontificie presieduti nel-
la basilica Vaticana venerdì sera, 4 novembre, memoria liturgica di san Carlo Borromeo, festa onomastica del suo
predecessore che ha proclamato beato lo scorso 1° maggio.
L’OMELIA DEL PAPA A PAGINA 8
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L’aggressione all’arcivescovo Betori e al suo segretario

FIRENZE, 5. È ancora in prognosi

riservata ma non in pericolo di vita don Paolo Brogi, il segretario parti- colare dell’arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, ferito ieri all’addome da un colpo di pi-

stola sparato da uno sconosciuto.

Il

grave episodio è accaduto intor-

no alle 19.30, nel cortile dell’arcive- scovado, quando monsignor Betori

era entrato in auto con il segreta- rio. L’aggressore li stava aspettan- do e — secondo la ricostruzione de- gli inquirenti che, pur avendo fer-

mato diversi sospetti, ancora lascia- no aperte tutte le ipotesi investiga-

tive — le sue intenzioni erano quel-

le

di colpire anche l’arcivescovo. Il

sacerdote ferito è ora ricoverato nell’ospedale Santa Maria Nuova, dove è stato sottoposto a un inter- vento chirurgico che ha avuto esito positivo. «Ringrazio il Santo Pa-

dre, che mi ha fatto avere le sue

preghiere e la sua vicinanza tramite

il

suo segretario monsignor Georg

Gänswein, e i cardinali Bagnasco e Ruini» ha detto monsignor Betori uscendo stamani dall’ospedale do- ve si era recato in visita a don Pao- lo. Il presule ha ringraziato anche

tutti i fedeli e i cittadini di Firenze,

e «tutte le istituzioni, il sindaco, il

presidente della Provincia, il presi- dente della Regione, il prefetto e il questore» per la loro vicinanza.

Incognite dopo la devastante guerra in Libia

Una primavera verso la democrazia

di GIUSEPPE M. PETRONE

L’ anno zero della nuova Li-

bia comincerà dalla forma-

zione di un Governo aper-

to a tutti dopo la fine di una lotta

sanguinosa. Ma la riconciliazione

tra le diverse anime del Consiglio

nazionale di transizione — per dare

l’avvio alla ricostruzione di un Pae-

se devastato da sette mesi di bom-

bardamenti, da sanguinosi combat- timenti e da circa un milione di profughi — rappresenta l’impegno più gravoso per le nuove autorità. Una transizione complessa nei con- fronti della quale la comunità in- ternazionale e gli Stati più esposti hanno il dovere di contribuire in maniera generosa per evitare il ri- schio di una nuova Somalia nel Mediterraneo. Il premier russo, Vladimir Putin

si

è detto «disgustato» dalle imma-

gini viste in televisione sugli ultimi

attimi di Gheddafi. La morte del

raìs e il ruolo della Nato nell’attac-

co

al convoglio di auto che fuggiva

da

Sirte, ultima roccaforte del regi-

me caduta in mano alle forze del Consiglio nazionale di transizione, sollevano numerosi interrogativi, ha detto il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, sottolineando co-

me anche l’alto commissariato dell’Onu per i diritti umani abbia chiesto un’inchiesta sull’uccisione del colonnello libico. Le risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicu- rezza dell’Onu — ha denunciato il capo della diplomazia del Cremli-

no

— hanno dato il via all’interven-

to Nato contro Tripoli, «con l’obiettivo di proteggere i civili e non quello specifico di rimuovere Gheddafi». Le risoluzioni in que- stione sono state approvate con l’astensione proprio della Russia, oltre che della Cina. Le nuove au- torità libiche hanno però già ricon- fermato l’impegno per il rispetto dei contratti con le due grandi compagnie petrolifere russe Gaz- prom Neft e Tatneft. Pechino ha sostenuto che nelle guerre combattute in Iraq, Afgha-

nistan e nella stessa Libia «è rico- noscibile una tendenza: l’Onu vie-

ne

coinvolta rapidamente all’inizio,

ma quando la situazione evolve gli

Stati Uniti e i suoi alleati della Na-

to

occupano la prima linea, lascian-

do le Nazioni Unite ai margini». Ora la Cina è però «pronta a svol- gere un ruolo» nella ricostruzione

della Libia, Paese nel quale ha forti investimenti nei settori del petrolio

e delle infrastrutture. Sono stati in-

fatti 35.000 i lavoratori cinesi

sgomberati nel giro di due settima-

all’inizio dei disordini in Libia. Al posto del dimissionario Mahmoud Jibril il Cnt ha eletto primo ministro — con 26 preferenze

su

Rahim Al Keeb, il quale ha annun-

ne

51 votanti — l’ingegnere Abdel

ciato un nuovo Esecutivo entro due settimane e ha promesso di

rendere i diritti umani una priorità. Adesso che il conflitto sembra fini-

to sarà fondamentale un’opera di

riconciliazione tra le oltre cento tri-

bù del Paese, soprattutto tra le

quattro principali: i Warfalla, una delle maggiori della Tripolitania che raccoglie oltre un milione di li- bici; i Ghadafa; i Megarha e gli

Zuwayya.

Ora che nel Paese si respira un’aria diversa ci si deve augurare che al popolo siano risparmiate ul- teriori violenze dovute a desideri di vendetta. Bisogna inoltre sperare che le tribù raggiungano un accor- do finale sulla configurazione del potere. Certo è che la ricostruzione non sarà semplice. Infatti una primavera non fa una democrazia. La stabilità e l’ordine dovranno essere ripristinati e que-

sto richiede il disarmo del Paese,

inondato di armi. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato —

su proposta della Russia — una ri-

soluzione sulla non proliferazione

delle armi in Libia. E anche il se-

gretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in visita a Tripoli, ha esortato le nuove auto- rità a intraprendere tutte le misure necessarie per impedire la prolifera- zione delle armi di qualunque tipo. Gli ha fatto eco il segretario gene- rale dell’Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen, affermando che

il Cnt deve impedire «la diffusione

nel Nord Africa delle armi» che at- tualmente circolano nel Paese.

Al posto della Nato che ha ter-

minato il 31 ottobre la missione Unified protector, determinante ai fini del conflitto — in 215 giorni,

sono state effettuate oltre ventisei- mila missioni, inclusi circa diecimi- la attacchi che hanno distrutto 5.900 bersagli nemici — la comuni-

tà internazionale sta vagliando l’in-

vio di una forza multinazionale

sotto il comando del Qatar. Con la crisi libica il Qatar è emerso infatti come importante attore, con un ruolo ambizioso e non privo di ri- schi, ma necessario per gli obiettivi

a medio termine dell’emirato che

possiede circa il 14 per cento delle

riserve mondiali di gas, anche se il

giacimento più importante è condi- viso con l’Iran. La posta in gioco

della partita libica sono le risorse

energetiche e anche Teheran — do-

po aver fornito aiuti agli insorti del

Cnt — vuole aprire una nuova era nei rapporti con la Libia. Ne è pro- va la missione del ministro degli

Esteri iraniano a Tripoli.

Il pericolo di una deriva islami- sta nel Paese potrà essere scongiu- rato se la comunità internazionale sarà in grado di aiutare le autorità libiche nella delicata fase di transi- zione, fornendo aiuti economici e assicurandosi che Tripoli sia un partner affidabile nella lotta al ter- rorismo e all’estremismo di matrice islamica.

NOSTRE

INFORMAZIONI

Il Santo Padre ha ricevuto que- sta mattina in udienza:

Sua Eminenza Reverendissi- ma il Signor Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congre- gazione per i Vescovi;

Reveren-

dissime i Monsignori:

— Henry Joseph Mansell, Ar-

civescovo di Hartford (Stati Uniti d’America), con Sua Ec- cellenza Reverendissima Peter Anthony Rosazza, Vescovo tito- lare di Oppido nuovo, già Au- siliare, in visita «ad limina Apo- stolorum»;

— William Edward Lori, Ve-

scovo di Bridgeport (Stati Uniti

d’America), in visita «ad limina Apostolorum»;

— Michael Richard Cote, Ve-

scovo di Norwich (Stati Uniti

le

Loro

Eccellenze

d’America), in visita «ad limina Apostolorum»; — Thomas J Tobin, Vescovo di Providence (Stati Uniti d’America) con l’Ausiliare, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Robert C. Evans, Vescovo titolare di Acque regie, in visita «ad limina Apostolo- rum».

Per la celebrazione dell'ottavo centenario della nascita di sant'Agnese di Boemia

Il cardinale Meisner

inviato del Papa

a Praga

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L’OSSERVATORE ROMANO

domenica 6 novembre 2011

Concluso con generici impegni in favore dello sviluppo il vertice di Cannes

Il G20 non risveglia l’economia

E la Cina resta cauta nella valutazione di un aiuto ai partner europei

CANNES, 5. Le conclusioni del verti-

 

«accelerare» il processo di apprezza-

ce

del G20 si riassumono in due

aspetti fondamentali: il rafforzamen-

 

mento dello yuan è stato citato dagli altri leader, tra cui il presidente

to

del Fondo monetario internazio-

nale (Fmi) e un progetto di svilup- po. Washington ha espresso fiducia nei risultati raggiunti: «Ho fiducia

ha espresso fiducia nei risultati raggiunti: «Ho fiducia Obama. Un apprezzamento consi- stente della valuta cinese

Obama. Un apprezzamento consi- stente della valuta cinese — sosten- gono gli Stati Uniti — produrrebbe un aumento dei consumi interni del-

totale nei leader europei; c’è ancora molto da fare — ha ammesso il pre- sidente americano Barack Obama —

la Cina e darebbe respiro all’occupa- zione americana e nel resto del mondo. Hu Jintao ha quindi ricor-

ma

credo che il piano europeo getti

dato che la Cina «ha svolto la fun-

le

basi per la ripresa».

zione di un grande mercato per gli

I punti del comunicato finale del vertice sono tre: il rafforzamento

altri Paesi» e che «la sua crescita ha

dell’Fmi attraverso risorse aggiuntive «nei tempi dovuti» e ha delegato i

dato forza alla ripresa globale dopo la crisi del 2008». La Cina «ha an- che aumentato i suoi acquisti di ob-

ministri delle Finanza dei venti pae-

bligazioni dai Paesi sviluppati e ha

si

membri a definire le modalità

dell’operazione; la riforma del siste-

Giornalisti accreditati al G20 in un momento di riposo (Reuters)

fatto la sua parte nell’assistere lo svi- luppo economico e sociale dei Paesi

ma

finanziario, in particolare il set-

che lo richiedevano e la stabilizza-

tore bancario e il mercato dei deri- vati; l’intensificazione della lotta ai paradisi fiscali, con la sigla di nuovi accordi per lo scambio di informa-

zioni e il varo di contromisure nei confronti dei Governi che si rifiuta-

zione della situazione». Parlando in un convegno a Pechi- no, Li Daokui, professore di econo- mia all’Università Tsingua di Pechi- no e consulente della Banca centra- le, ha affermato che la Cina, pur al-

no

di collaborare. «La sfida è di

La Cina non nasconde la sua sod-

mostrare che affrontiamo gli eventi e

sottolineato come l’istituto di Wash- ington non abbia offerto alcun aiuto

disfazione per i risultati del G20: Pe-

lentando i cordoni della Borsa, deve mantenere un certo controllo. «Non

che non vogliamo subirli» ha di-

finanziario all’Italia. Il Fondo ha ac-

chino promette di fare la sua parte

possiamo dire: vi diamo i soldi e voi

chiarato il presidente francese, Nico-

colto «con favore l’invito dell’Italia

per la crisi dei debiti europei e per

spendeteli come vi pare» ha detto

las

Sarkozy.

a

intensificare la nostra sorveglianza

la

«stabilità finanziaria» globale.

rivolgendosi ai Paesi europei.

Secondo il direttore generale

e

lavoro di monitoraggio sul piano

Tuttavia, intervenendo ieri al vertice

L’esperto ha poi ricordato che l’Eu-

dell’Fmi, Christine Lagarde, le misu-

del

Governo di attuare riforme fisca-

di

Cannes il presidente Hu Jintao

ropa è il principale mercato per

re

annunciate dall’Italia all’Europa

li

e strutturali». Le missioni di mo-

non ha annunciato impegni precisi,

l’export cinese e che «se si trova nei

soffrono di una «mancanza di credi-

nitoraggio avverranno a scadenza

sia

sulla partecipazione di Pechino

guai, per la Cina non si tratta di un

bilità», e questo è un problema che

trimestrale: l’obiettivo è quello di fa-

al

rafforzamento del fondo salva-

problema piccolo». L’apprezzamen-

«lo

stesso Governo di Roma e i suoi

re

un quadro sullo stato di salute

Stati sia sull’aumento del valore del-

to dello yuan aumenterà progressi-

partner riconoscono». Lagarde ha

del

Paese.

lo

yuan. L’impegno della Cina ad

vamente.

Solo un moderato calo della disoccupazione

Gli Stati Uniti crescono ma troppo poco

WASHINGTON, 5. L’economia ameri-

brano migliori di quanto pensato; anche se la crescita di ottobre —

cana crea 80.000 posti di lavoro in ottobre e il tasso di disoccupazione cala al nove per cento. Ma è una crescita troppo lenta che, pur allon- tanando il rischio di una recessione,

evidenzia Nomura Global Econo- mics — è più debole di quanto spe- rato, la revisione di settembre è ti- pica di periodi di miglioramento

del

mercato del lavoro».

non riesce a scacciare il pessimismo dei consumatori. Gli analisti guar-

Le cattive notizie per l’economia

a

stelle e strisce arrivano intanto dal

dano con cautela al dato dell’occu- pazione, con il settore privato che

debito. Dopo l’aumento complessi-

ha creato 104.000 posti mentre

vo

di 203 miliardi di dollari, ovvero

quello pubblico e quello delle co-

650

dollari in più a persona, il de-

struzioni continuano a perderne, ri- spettivamente 24.000 e ventimila. «La crescita non è neanche mini-

bito che grava su ogni cittadino americano è ora di oltre 47.000 dol- lari. Se il debito pubblico america-

no

continuerà ad aumentare in me-

mamente sufficiente a ridurre signi- ficativamente la disoccupazione» ha

dia di duecento miliardi di dollari

detto Guy LeBas, analista di

al

mese, alla fine dell’attuale anno

Janney Montgomery Scott. «Non

fiscale (di cui ottobre è il primo

c’è abbastanza domanda per soste- nere anche la modesta crescita

mese) salirà di 2.436 miliardi di dollari. Il calo del debito è uno de-

dell’occupazione che si è avuta in

gli

obiettivi cui punta la super-com-

settembre e ottobre» ha messo in

missione anti-deficit varata dal pre-

evidenza Kathy Bostjancic del Con-

sidente Barack Obama. La super-

ference Board. «Il dato non è abba-

commissione ha a disposizione fino

stanza buono ma ci sono indicatori

al

23 novembre per determinare ul-

che si muovono nella giusta dire-

teriori 1500 miliardi di dollari di ta-

zione e aumentano le possibilità di

gli,

ma — secondo gli analisti — un

dati significativamente migliori sull’occupazione il prossimo mese» ha osservato Ian Sheperdson di High Frequency Economics. «I dati suggeriscono che la crescita potreb- be rafforzarsi anche se l’Europa po- trebbe scivolare in recessione» sot-

accordo appare lontano ed è possi- bile che i commissari, sei repubbli- cani e sei democratici, chiedano an- cora tempo. Intanto, il colosso delle assicura- zioni americano Aig è tornato in profondo rosso nel terzo trimestre,

tolinea Rdq Economics. «Le condi-

con una perdita netta di 4,11 miliar-

zioni del mercato del lavoro sem-

di

di dollari. Il risultato, peggiore

rispetto alle attese del mercato, rap- presenta anche una pessima notizia

per i contribuenti americani che nel

Rischio di una nuova crisi petrolifera

WASHINGTON, 5. C’è il rischio di

una nuova crisi per il mercato pe- trolifero, con prezzi che intorno al

2015 potrebbero superare i livelli

del giugno 2008, raggiungendo quota 150-170 dollari al barile. È

quanto emerso durante la dicias- settesima conferenza annuale sul

l’energia organizzata dall’Emirates Centre for Strategic Studies and Research. Secondo Mamhoud Salameh, consulente della Banca Mondiale, la tenuta della doman-

cinese sta condizionando forte-

da

mente il mercato. Intanto, la Rak Petroleum Public Company Limi- ted, compagnia privata con base negli Emirati Arabi Uniti, e la

Dno International Asa, società in- dipendente con sede a Oslo, han-

annunciato l’approvazione del-

fusione da parte dei rispettivi

azionisti. Nasce così un colosso

petrolifero mondiale: la conclusio-

della transazione dovrebbe av- venire nel 2012.

ne

no

la

Wall Street

da record

per Groupon

NEW YORK, 5. La società internet Groupon brilla e, nel giorno del

suo esordio in Borsa, arriva a gua-

dagnare fino al cinquanta per cen-

al Nasdaq: la valutazione è

schizzata a quasi 18 miliardi di dollari. Con l’initial public offe- ring (ipo) il leader mondiale degli sconti giornalieri on line ha rac- colto settecento milioni di dollari. Groupon ha messo sul mercato 35 milioni di azioni a un prezzo di

to

venti dollari l’una, per una valuta- zione della società di 12,7 miliardi

di dollari: si tratta della seconda

maggiore ipo fra le società inter-

net alle spalle di Google, che nel

2004 ha raccolto 1,4 miliardi di

dollari. «Siamo soddisfatti del-

l’ipo» afferma il chief financial of- ficer, Jason Child. «Abbiamo mol-

spazio per crescere» aggiunge.

Nei primi minuti di scambi, ieri, i

titoli Groupon sono volati, guada- gnando il cinquanta per cento a

31,14 dollari, per poi stabilizzarsi

to

sui

28 dollari.

Le decisioni del Financial Stability Board per i 29 istituti europei di rilevanza sistemica

Più controlli e sicurezza per le banche

Approvato un rafforzamento del capitale in base ai parametri di Basilea 3

CANNES, 5. Controlli più forti e maggiore supervisione degli istituti finanziari di importanza sistemica, 29 in tutto, per evitare situazioni come quelle emerse nella crisi del 2008-2009. È questa una delle mi-

sure del pacchetto elaborato dal Fi- nancial Stability Board (Fsb) e ap- provato dal G20 riunito a Cannes.

misure prevedono interventi legi-

Le

slativi per «una supervisione più in- tensa ed efficace, attraverso mandati

di supervisione, risorse e poteri, più

alte aspettative di supervisione nella

gestione del rischio, capacità di ag- gregazione dati, governance dei ri-

schi e controlli interni». Gli istituti dovranno quindi rafforzare il pro- prio capitale.

Il processo di miglioramento del-

quantità e dell’efficacia del con-

la

trollo è comunque già in atto. In un

rapporto diffuso a margine del G20

Cannes si evidenzia anche il mi-

di

glioramento degli strumenti e dei

metodi di controllo, in parallelo con l’aumento dell’indipendenza e del mandato degli organi di supervisio- ne. Restano comunque — si legge nella nota dell’Fsb — alcuni ostacoli

da superare, come la struttura di raccolta e di distribuzione informa-

tica dei dati. Di qui l’elaborazione

cinque raccomandazioni per mi-

di

gliorare la supervisione, a iniziare dall’aumento della capacità di rac- colta e di elaborazione delle infor- mazioni così da identificare più age- volmente l’emergere di situazioni di

più age- volmente l’emergere di situazioni di Un’ufficio dell’Ubs a Basilea (Reuters) rischio. In

Un’ufficio dell’Ubs a Basilea (Reuters)

rischio. In questo senso una scaden-

importante è quella di inizio

2016 per completare la riorganizza-

zione del sistema informatico. In base alle misure del Fsb le banche sistemiche dovrebbero in- nalzare dall’un per cento al 2,5 per cento gli asset previsti per assorbire l’impatto di un eventuale default. Il

za

Fsb sottolinea «l’importanza di

un’applicazione coerente delle misu-

re» da parte dei Governi. «Servi- ranno interventi legislativi» spiega l’Fsb, chiedendo una maggiore coo- perazione tra le autorità interessate. «Quello dell’Fsb è un grande pacchetto in grado di ridurre le conseguenze catastrofiche in caso di

fallimento delle banche» ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in qualità di presidente uscente del Financial Stability Board, commen- tando i risultati del vertice. «La li- sta è aperta — ha spiegato Draghi — non è fissa e sarà aggiornata an- nualmente ogni novembre dal- l’Fsb». Nel cuscinetto di capitale delle banche sistemiche globali ver- rà considerato solo il common equi- ty e cioè la qualità del capitale. «Si è deciso di privilegiare il capitale di qualità in base al Basilea 3» ha det- to Draghi. A chi ha paventato i ri- schi di credit crunch per l’eccessiva ricapitalizzazione delle banche, Draghi ha replicato: «Credo che la prospettiva di una più forte ricapi- talizzazione rafforzerà il sistema bancario e i rischi per le sue attivi- tà; le stime che abbiamo effettuato non mostrano effetti macroeconomi- ci». Sul sistema bancario ombra, Draghi riconosce che «ci sono ri- schi per il sistema bancario; abbia- mo effettuato un monitoraggio e lo continueremo nel 2012». Inoltre «bisogna allargare la regolamenta- zione e lo faremo nel 2012». Intan- to, è stato reso noto il nome di chi succederà a Draghi alla guida dell’Fsb: sarà il governatore della Banca centrale canadese, Mark Carney. Ricoprirà il ruolo di vice presidente il governatore della Banca centrale svizzera Philipp Hildebrand.

Dopo circa un secolo la famiglia Oppenheimer esce dal colosso mondiale De Beers

Perché un diamante non è per sempre

NEW YORK, 5. Dopo circa un secolo da leader nel mercato della più preziosa delle gemme, la dinastia fondata dal leggendario Ernest

Oppenheimer, pioniere della corsa ai diamanti

nel Sud Africa del primo Novecento, ha accetta-

to di cedere ad Anglo American la sua quota del

quaranta per cento nel gigante De Beers. L’accordo da 5,1 miliardi di dollari alza all’85 per cento la presenza del colosso minerario bri- tannico in De Beers con il restante 15 per cento nelle mani del Governo del Botswana. L’annun-

cio

titolo di Anglo American un balzo in avanti di quasi il quattro per cento. «È stata una decisione difficile ed epocale» ha detto Nicky Oppenhei- mer a nome della famiglia sudafricana. Nicki è attualmente il presidente di De Beers e resterà in

ha preso i mercati di sorpresa facendo fare al

carica almeno fino alla conclusione dell’affare. Cynthia Carroll, l’amministratore delegato di una delle società minerarie più potenti del mondo, ha salutato la transazione che «dà a Anglo American

l’opportunità di consolidare il controllo nella

maggiore società dei diamanti del mondo». De Beers, che contende ai russi di Alrosa il titolo di maggior produttore di diamanti con una quota del quaranta per cento del mercato, è stata fon- data nel 1888 dal colonialista britannico Cecil

Rhodes. Ernest Oppenheimer, il patriarca della

famiglia che ha fondato Anglo American, ne a veva preso il controllo negli Anni Venti dopo es- ser sbarcato sedicenne dall’Inghilterra in Sud Africa nel 1902. Erano gli anni della corsa ai dia- manti che trascinò migliaia di cercatori fino a Kimberley nel deserto del Karoo. Fu proprio

Ernest Oppenheimer, che nel 1923 entrò con il suo cartello di miniere nel gruppo controllato da De Beers e nel 1929 ne divenne presidente, a creare nel 1934 il celebre slogan del «diamante per sempre». Ernest restò sulla breccia fino alla morte nel 1957 e nel 1964 una pietra perfetta sco- perta a Kimberley fu battezzata in suo nome dal gioielliere Harry Winston che la donò allo Smithsonian di Washington. Harry, il figlio di Ernest educato a Oxford, non fu da meno del padre portando gli Oppenheimer ai vertici delle classifiche delle dinastie più ricche del mondo. A Nick adesso il compito di digerire che per gli Oppenheimer «i diamanti non sono più per sem- pre». La vendita, decisa in nome della «diversi- cazione» in un momento di mercati «molto vola- tili», chiude un corteggiamento di anni.

2008, durante la crisi di Wall

Street, avevano finanziato il salva-

taggio della società con una linea

di

credito governativa pari a 180

miliardi di dollari. Nello stesso tri- mestre del 2010 le perdite di Aig ammontavano a 2,52 miliardi. L’amministratore delegato del grup-

po assicurativo, Robert Benmosche,

ha attribuito le perdite, trainate dal-

la divisione di leasing di aerei, alla

cattiva situazione economica e al calo del mercato azionario. I titoli

Aig — stando alle ultime rilevazioni

mercati — sono scesi sotto quota

sui

28,72 dollari per azione, cioè sotto

il livello di break-even per attivare

l’investimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Crollano gli utili di Bnp Paribas

PARIGI, 5. Il gruppo bancario fran- cese Bnp Paribas paga a caro prez-

la partecipazione al piano di sal-

vataggio della Grecia, con una sva- lutazione dei titoli in portafoglio da

2,26 miliardi di euro, e riduce la propria esposizione sui Paesi della zona euro nel mirino dei mercati. La mossa è stata apprezzata dal mercato: il titolo ha fatto segnare un aumento del 7,53 per cento.

L’utile del terzo trimestre è stato di

milioni di euro, ben al di sotto

consenso degli analisti e in forte

calo, del 72 per cento, rispetto allo stesso periodo del 2010. Par- ticolarmente rilevante l’impatto degli accantonamenti sul debito greco («il sessanta per cento sui ti- toli di tutte le scadenze» come ha ricordato l’amministratore delegato, Baudouin Prot, durante una confe-

del

541

zo

rence call), senza il quale il risultato sarebbe stato di 1,952 miliardi, in aumento di poco più del due per cento. Il calo dell’utile trimestrale — dicono gli analisti — è legato però anche a un altro fattore: la decisio-

di Bnp Paribas di ridurre la pro-

ne

pria esposizione al debito sovrano

di alcuni Paesi dell’eurozona, ope-

razione che, ha sottolineato Prot,

ha

generato delle perdite. Il taglio più cospicuo, in termini

valore assoluto, ha riguardato

di

l’esposizione al debito italiano, sce-

da 20,8 miliardi di euro al 30

sa

giugno a 12,2 al 30 settembre; dimi- nuzione considerevole anche per l’esposizione alla Spagna (da 2,8 miliardi a 500 milioni). Più conte- nuto il ridimensionamento sull’Ir- landa.

L’OSSERVATORE ROMANO

GIORNALE QUOTIDIANO

GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO

POLITICO RELIGIOSO

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domenica 6 novembre 2011

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 3

Il vertice di Istanbul

La via turca per giungere alla pace in Afghanistan

di GABRIELE NICOLÒ

Il

ghanistan ha compiuto una tappa

significativa a Istanbul. Nella città turca, infatti, si è discusso — du- rante un vertice, all’inizio di no- vembre, cui hanno partecipato ventinove fra nazioni e organizza- zioni internazionali — del futuro

di un Paese ancora alle prese con

un sanguinoso conflitto. Nell’oc- casione, il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha affer- mato: «Qui dichiariamo aperto il “processo di Istanbul”, che com-

prende un pacchetto globale di misure per la costruzione della fi- ducia nell’area». Si tratta di coo- perazione regionale, non interfe- renza negli affari interni di Kabul, collaborazione nell’ambito della sicurezza e dell’economia. L’nter- rogativo che si pone, in merito, ri-

guarda la possibilità di raggiunge-

re

senziale è un dialogo tra i Paesi della regione, nonché un costrutti- vo rapporto con l’interlocutore «esterno» principale, ovvero gli Stati Uniti. Al momento la situa-

zione non è proprio rosea. Kabul

Islamabad continuano a rinfac-

ciarsi responsabilità su presunti le- gami con i terroristi. E all’Afgha- nistan e al Pakistan, Washington

continua a rivolgere l’esortazione

fare di più nella lotta al terrori-

smo. In questo scenario, non è fa-

cile porre basi su cui costruire in- tese a beneficio della regione. Ep- pure qualcosa si sta muovendo. Infatti tra Kabul e Islamabad sembra rinnovarsi, in queste ulti- me ore, l’impegno di collaborazio- ne. Ne è testimonianza il fatto che sarà una commissione tripartita, formata da Afghanistan, Pakistan

e Turchia, a occuparsi dell’attenta-

to

presidente dell’alto Consiglio per

la pace afghano, ucciso in un at-

tacco suicida il 20 settembre scor-

so a Kabul. Una collaborazione li-

mitata a una contingenza, ma è pur sempre un segnale forte, con- cordano gli analisti, in un conte- sto in cui tendono a prevalere le divergenze. Nel frattempo il presi- dente afghano, Hamid Karzai, ha nuovamente escluso colloqui di pace con i talebani. «Non possia- mo parlare con gli attentatori sui- cidi fino a quando i miliziani non avranno un loro indirizzo» ha di- chiarato il capo dello Stato, facen- do riferimento all’eventuale op- portunità di una loro sede istitu- zionale. «Fino ad allora abbiamo detto che continueremo a parlare con i nostri fratelli in Pakistan per cercare una soluzione al problema che abbiamo» ha precisato Karzai durante una conferenza stampa a Istanbul, accanto al presidente pa- kistano Asif Ali Zardari. Il vertice di Istanbul è valso, in particolare, a mettere in luce la volontà della Turchia di svolgere un’opera di mediazione nell’area. Rilevano gli analisti che non par- tecipando a combattimenti e con- centrandosi sugli aiuti umanitari e sulla costruzione, per esempio, di ospedali e scuole, la Turchia viene considerata come un Paese desti- nato a un compito di mediazione sempre più importante una volta che le truppe statunitensi avranno lasciato l’Afghanistan.

contro Burhanuddin Rabbani,

a

e

questi obiettivi. Condizione es-

processo ricostruzione dell’Af-

Violenze in Nigeria causano decine di morti

ABUJA, 5. Almeno sessanta perso-

ne

sono state ferite nel nord est della Nigeria in una serie di attentati dinamitardi sferrati contro chiese, caserme dell’esercito e sedi delle

forze dell’ordine. Le autorità loca-

li attribuiscono la responsabilità

degli attentati al gruppo di matri-

ce

Haram, che si ispira ai talebani af-

fondamentalista islamica Boko

sono state uccise e un centinaio

ghani. La città più colpita è stata Damaturu, la capitale dello Stato

di Yobe, dove gli assalitori hanno

attaccato con cariche esplosive il quartier generale della polizia, di- versi commissariati e caserme e sei

chiese. Posti di polizia e chiese so- no stati attaccati anche a Maidu- guri, capitale del vicino Stato di Borno e base di Boko Haram, do-

ve un attentatore suicida si è fatto

esplodere dopo essere riuscito a entrare in una base dell’esercito.

dopo essere riuscito a entrare in una base dell’e sercito. Manifestanti antigovernativi nella capitale yemenita

Manifestanti antigovernativi nella capitale yemenita (Reuters)

Non si fermano le manifestazioni di protesta a San’a e a Taiz

Saleh pronto al dialogo con l’opposizione

SANA, 5. Il partito al Governo nello Yemen, il Congresso generale del popolo, ha invitato ieri i

leader dell’opposizione all’estero a fare ritorno a

San’a per riprendere il dialogo sul trasferimento

dei poteri in base all’iniziativa messa a punto dai

Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico. «Oggi chiediamo a tutti i leader della

coalizione di opposizione Joint Meeting Parties’

di tornare a San’a per riprendere il dialogo sul

trasferimento dei poteri in base all’iniziativa del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico e della risoluzione 2014 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite», ha detto il partito al Go- verno a San’a in un comunicato pubblicato sul

proprio sito Internet. Una fonte ufficiale del

Congresso generale del Popolo ha detto all’agen-

zia di stampa Xinhua a condizione di anonimato

che il presidente Ali Abdullah Saleh, al potere

dal 1978, si è «finalmente deciso a firmare l’ini-

ziativa del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico per trasferire i poteri al vice presidente Hadi. Ma Saleh ha stabilito che rimarrà nel suo ufficio come presidente onorario fino a quando il nuovo presidente verrà eletto, il che dovrebbe a vvenire qualche settimana dopo la firma del- l’accordo».

Gli oppositori del presidente yemenita, però, hanno manifestato anche ieri nella capitale e nella città di Taiz, sud ovest del Paese, durante i fune- rali di 19 persone uccise negli scontri con le forze

governative nelle contestazioni di piazza degli ul- timi giorni. Anche i lealisti si sono radunati in un’altra zona di San’a per testimoniare il loro so- stegno al presidente Saleh. In linea di massima

non vi sono state violenze, ma in una zona della capitale circa duemila persone sono venute a con- tatto e vi sono stati scontri con pietre e bastoni. Nel frattempo, cinque presunti militanti di Al Qaeda sono stati uccisi da bombardamenti dell’esercito a Zinjibar, una città nel sud dello Ye- men in parte controllata dal gruppo terroristico.

Lo riferiscono fonti dell’esercito yemenita. Un

funzionario locale della vicina località di Jaar ha confermato che i corpi di «cinque militanti di Al Qaeda» sono stati portati a Jaar e provenivano dalla città di Zinjibar. Intanto, mantiene un basso profilo e ha una grande immaginazione, soprattutto nell’inventare nuovi micidiali ordigni esplosivi per gli attentato- ri suicidi di Al Qaeda: è Ibrahim Al Asiri, il nuo- vo leader terrorista nel mirino della Cia nello Ye- men. Di nazionalità saudita, 29 anni, Al Asiri è

considerato ancora più pericoloso di Anwar Al Awlaki, il carismatico reclutatore e capo della

propaganda del ramo yemenita dell’ internaziona-

le del terrore, ucciso lo scorso 30 settembre, in

una remota regione dello Yemen, con un missile

sparato da un drone della Cia, che lo considerava

il ricercato numero uno. Al Asiri però «rappre-

senta una minaccia operativa» maggiore di quan-

to non fosse Al Awlaki, che peraltro era di origi-

ne americana, ha detto al «Wall Street Journal» una fonte dell’antiterrorismo statunitense, confer-

mando che il leader operativo di Al Qaeda è ora l’obiettivo primario degli 007 americani. Benché

ancora giovane, Al Asiri ha in effetti già un lungo

e impressionante curriculum: la sua firma è stata

trovata anche nei tre più pericolosi complotti de- gli ultimi anni contro gli Stati Uniti, per fortuna non andati a segno. In particolare le sue impron- te digitali sono state trovate sull’esplosivo che Umar Faruk Abdulmutallab aveva nascosto per

farlo detonare su un aereo in volo per Detroit, il giorno di natale del 2009. Esplosivo che non ven- ne rilevato ai controlli dell’aeroporto di Amster- dam, e che per un provvidenziale intervento di un passeggero dell’aereo l’attentatore suicida non riuscì a innescare del tutto.

Bangkok con il fiato sospeso

riuscì a innescare del tutto. Bangkok con il fiato sospeso Un’anziana in una strada allagata della

Un’anziana in una strada allagata della capitale thailandese (Ansa)

BANGKOK, 5. Le alluvioni che pre-

mono sulla periferia di Bangkok sono arrivate ormai a lambire le fer- mate più settentrionali della metro-

politana, minacciando di inondare

centro della capitale nei prossimi

giorni e lasciando sempre meno op- zioni al Governo, impegnato nel sempre più difficile tentativo di ar- ginare l’avanzata delle acque, che in tutto il Paese hanno provocato al- meno 450 vittime e danni per mi-

il

liardi di euro. Ieri, con la capitale

ormai cinta su tre lati nel deflusso delle acque verso il Golfo di Thai- landia, nei pressi delle tre fermate

di Lat Phrao, Phahon Yothin e

Chatuchak Park si sono formati al- lagamenti di una ventina di centi-

metri, dopo che l’acqua ha ricoper-

to nuovi quartieri nel suo lento

spostarsi dalla fascia periferica più esterna verso il centro, lungo la Phahon Yothin Road. L’autorità che gestisce la metropolitana ha specificato che, per il momento, il servizio continuerà regolarmente. Si teme, però, che il livello dell’acqua possa raggiungere i 50 centimetri di profondità. In quel caso, la metro- politana verrà chiusa.

Shimon Peres e l’Iran

TEL AVIV, 5. Il presidente israeliano, Shimon Peres, ha manifestato molta preoccupazione nei confronti della minaccia nucleare iraniana anche se

detto di non avere l’impressione

che nessuna decisione sia stata pre-

da Israele. «I servizi d’intelligen-

di vari Paesi stanno guardando i

loro orologi e avvertono i loro lea- der che non rimane molto tempo. Non so se questi leader mondiali agiranno sulla base di questi avver- timenti», ha affermato Peres in un’intervista alla rete televisiva israeliana Channel 2, citata dal quotidiano «Jerusalem Post». Secondo il presidente israeliano, l’Iran potrebbe essere a sei mesi dal

ce

sa

ha

diventare un Paese dotato di armi nucleari e tocca a Israele avvertire il mondo del pericolo. Peres ha poi suggerito che le speculazioni dei

media su un possibile attacco dell’aviazione israeliana alle instal-

lazioni nucleari iraniane siano un

modo di ricordare al mondo la mi- naccia iraniana. Il presidente israeliano — nell’in- tervista riportata dalle agenzie di stampa internazionale — ha inoltre suggerito agli attuali dirigenti di Tel Aviv di «mantenere la tranquil- lità di spirito anche in situazioni difficili, di soppesare le varie alter- native, di agire con cervello, senza farsi trascinare dai nervi».

In un bombardamento dell’esercito colombiano

Ucciso il capo delle Farc

BOGOTÁ, 5. Il leader delle Forze ar- mate rivoluzionarie della Colombia (Farc), Guillermo León Sáenz Var- gas, meglio conosciuto come Alfon-

Cano, è stato ucciso in un bom-

so

bardamento dell’esercito colombia-

su una base delle Farc stesse, il

antico gruppo guerrigliero di si-

più

no

nistra dell’America latina. L’uccisio-

di Alfonso Cano è stata confer-

mata dal presidente colombiano, Juan Manuel Santos, che ha chiesto

alle Farc di arrendersi. «Abbiamo

portato il colpo più duro della sto-

ria contro quest’organizzazione. Andremo avanti finché i colombiani non avranno un Paese in cui vivere

pace», ha dichiarato Santos. Al-

fonso Cano, che aveva 63 anni, era diventato il leader del gruppo nell’aprile del 2008, dopo la morte

Pedro Antonio Marín Marín, il

di

in

ne

fondatore delle Farc, detto anche Manuel Marulanda Vélez e cono- sciuto soprattutto con il sopranno-

me Tirofijo (tiro preciso, in lingua spagnola). Il bombardamento nel quale so- no stati uccisi Alfonso Cano, che

aveva 63 anni, e altri guerriglieri è stato sferrato vicino a un centro

chiamato López de Micay, nell’area

rurale del dipartimento del Cauca, dove agisce il cosioddetto sesto

fronte delle Farc. Fonti governative

hanno precisato che dopo il bom- bardamento c’è stata una battaglia durata circa dieci ore al cui termine

soldati hanno rastrellato l’area,

trovando i corpi di Cano e degli al-

tri

Negli ultimi mesi, il Governo

i

uomini delle Farc.

aveva più volte riferito che le forze armate erano ogni volta più vicine

luoghi nella foresta dove si na-

ai

scondevano Alfonso Cano e i suoi

compagni. Nel settembre dell’anno scorso era stato ucciso il capo mili-

tare dei guerriglieri, Victor Rajas, conosciuto come Mono Rajoy.

In Siria

il Governo

offre

un’amnistia

DAMASCO, 5. La Siria tenta la car- ta dell’amnistia per mettere fine alle violenze in corso nel Paese. «Il ministero dell’Interno — ha ri-

ferito il canale televisivo di Stato — invita coloro che hanno armi, che le hanno vendute, comprate o distribuite e non hanno commesso alcun assassinio a consegnarle al più vicino posto di polizia entro il

12

un’amnistia». Critiche da Wash- ington: «Non consiglierei a nessu- no di consegnarsi alle autorità del regime» ha affermato un porta- voce del dipartimento di Stato, Victoria Nuland, rispondendo a una domanda sull’amnistia. «Que- sta è la quarta amnistia che offro- no in cinque mesi» ha aggiunto. Intanto, è di venti attivisti ucci- si il bilancio delle ultime manife- stazioni segnalate ieri in varie lo- calità della Siria. Lo riferiscono fonti degli attivisti. Otto manife- stanti sarebbero stati uccisi a Homs — in base a queste fonti — e altri sette a Kankar, cittadina nei pressi di Damasco. Due vittime si conterebbero a Hama, altre due persone a Daraa e una a Saqba. L’agenzia ufficiale Sana ha smen- tito queste notizie: il Governo di Assad attribuisce la responsabilità delle violenze a non meglio preci- sati «gruppi armati» infiltrati dall’esterno. Secondo l’Onu, dall’inizio delle manifestazioni, lo

novembre: chi lo farà, godrà di

scorso marzo, sono morte oltre tremila persone.

Ban Ki-moon chiede il rilancio

del negoziato

israelo-palestinese

NEW YORK, 5. Israeliani e palesti- nesi sono di nuovo in «rotta di collisione» mentre al Consiglio di Sicurezza dell’Onu è ancora all’esame il riconoscimento della Palestina come Stato membro. A

lanciare l’allarme è stato ieri il se- gretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, nel giorno in cui Francia, Gran Bretagna e Colombia hanno annunciato che si asterranno sul voto sulla richie- sta palestinese. In un colloquio a margine del G20 a Cannes con il ministro degli Esteri degli Emirati arabi uniti, lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahayan, il segreta- rio generale dell’Onu ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze dell’ammissione della Palestina all’Unesco la scorsa set- timana: la decisione ha infatti pro- vocato il taglio dei finanziamenti da parte di Israele e degli Stati Uniti all’agenzia Onu. «È arrivato il momento per tutte le parti di trattenersi in modo da evitare la collisione» ha sottolineato Ban Ki-moon. La richiesta di member- ship all’Onu era stata presentata il

23 settembre scorso dal presidente

dell’Autorità palestinese, Abu Mazen. Per avere successo, neces- sita del voto favorevole di nove dei 15 membri del Consiglio di Si- curezza; occorre inoltre che nessu- no dei membri permanenti ponga il veto.

Elezioni

generali

in Nicaragua

MANAGUA, 5. Oltre tre milioni di elettori del Nicaragua sono chia- mati domani alle urne per elegge- re il presidente e il Parlamento. Favorito per la riconferma alla guida dello Stato è il presidente Daniel Ortega, che sollecita un se- condo mandato quinquennale. Il sistema elettorale per la presi- denza prevede l’eventuale doppio turno tra i due candidati più vota- ti. Ma il presidente viene eletto

già al primo turno se ottiene il 35 per cento dei consensi, con un

vantaggio di almeno cinque punti percentuali sul secondo candidato più votato. Ortega, ex comandan- te della guerriglia sandinista, è ac-

creditato dai sondaggi di un con- senso tra il 48 e il 52 per cento, mentre il suo principale avversa- rio, Fabio Gadea, leader di una coalizione di movimenti di destra, viene dato sotto al 30 per cento.

pagina 4

L’OSSERVATORE ROMANO

domenica 6 novembre 2011

Memoria e tradizione delle sepolture dei vescovi di Roma

Tutte le tombe dei Papi (da Pietro a Felice III)

Psicologia e culto

Tra l’anima e la psiche un incontro sul campo

di GIOVANNI CARRÙ

I Liber Pontificalis, un’opera composta nel VI secolo per

raccogliere i dati relativi alle

biografie dei primi Pontefici

l

e

alla loro attività, riporta, in

chiusura di ogni «vita», il luogo in

cui ciascun Papa fu sepolto. L’atten-

to esame di questi dati d’archivio

suggerisce una suddivisione di que-

luoghi in quattro grandi gruppi,

seguono una coerente cronolo-

e un’omogenea organizzazione

interna delle notizie, tanto che gli

archeologi e gli storici della Chiesa antica hanno sempre guardato a questo prezioso documento, come

alla testimonianza-base per giudica-

re il riscontro e la giustapposizione

della fonte e dei monumenti conser-

vati e rinvenuti, oppure irrimediabil-

mente perduti. La prima notizia riguarda, ovvia- mente, Pietro che, secondo il Liber

Pontificalis: sepultus est via Aurelia, in templo Apollinis, iuxta locum ubi cru- cifixus est, iuxta palatium neronianum in Vaticanum, in territorium Trium- phale, via Aurelia. A questo detta- gliato resoconto, che disegna le coordinate topografiche e monu- mentali della tomba del principe de-

apostoli, fa seguito il primo dei

gli

quattro gruppi, che raccoglie i primi

quattordici successori di Pietro, da

Lino a Vittore, i quali, con l’unica eccezione di Clemente, che fu se- polto in Grecia, e di Alessandro che

tumulato al settimo miglio della

Nomentana, sono tutti ricordati

fu

via

come inumati iuxta corpus beati Petri in Vaticano. Tra questi, vanno ricor-

dati Anacleto, Pio, Sotero, Eleutero,

sti

che

gia

Vittore, Lino, Cleto, Evaristo, Sisto, Telesforo, Igino e Aniceto. Il secondo gruppo comprende i Pontefici, le cui tombe si concentra-

no nel comprensorio callistiano. Il

motivo risiede nel processo storico,

che aveva accompagnato la Chiesa

Con il Tölzer Knabenchor

Benevoli a San Pietro

volte in musica la strada che

collega Roma a Venezia passa

l’Alta Baviera. Un caso si

registrato sabato 5 novembre

nella basilica di San Pietro, dove il cardinale arciprete An- gelo Comastri ha presieduto la messa di chiusura del decimo Festival internazionale di mu- sica sacra. La cerimonia era scandita dalla Tira corda di Orazio Benevoli, messa di rara esecuzione divenuta cavallo di battaglia del Tölzer Knaben- chor, il celebre coro bavarese

di voci bianche diretto da

è

A

per

Gerhard Schmidt-Gaden.

La scuola romana e quella veneziana sono i punti di rife- rimento del lavoro, eseguito

grande proprietà e preci-

sione. Dalla tradizione capito- lina il compositore assume il

rigore polifonico, sperimentato nell’attività di didatta, da Ve- nezia il trattamento del dop-

coro e l’alternanza tra ri-

pieno e solisti, in questo caso

solo accennato.

Nella Tira corda i cori di- ventano quattro, come gli or-

gani portativi disposti in que- st’occasione attorno all’altare della Cattedra. Il risultato è

tipico esempio del cosid-

detto barocco colossale, dove

l’accumulazione del materiale

è tesa a creare un effetto mo-

numentale. In realtà la scrittu-

raramente utilizza l’organi-

co a voci reali, proponendo cioè in ogni parte un elemento

originale. Più spesso i medesi-

incisi, cesellati dalla polifo-

romana, passano da un co-

all’altro, usando lo spazio

come elemento strutturale, se- condo l’uso veneziano. Il ri- sultato fornisce la prova di co-

me l’alto artigianato di molti

eccellenti musicisti garantisse

nel passato un livello medio di

composizioni liturgiche estre- mamente elevato. Ingeneroso, però, affiancare all’ottimo Benevoli fuoriclasse come Mendelssohn, Mozart o

Haydn, scomodati per riempi-

alcuni vuoti lasciati dalla

Tira corda. La storia della mu-

re

ro

nia

mi

ra

un

pio

con

è crudele, ma se pochi so-

no i nomi che sfuggono all’oblio quasi sempre c’è una ragione. (marcello filotei)

sica

romana verso l’affermazione della

cosiddetta Chiesa monarchiana, sul

cui fenomeno ha scritto, di recente, nitide pagine Manlio Simonetti. Questa precisa tendenza costruisce l’idea di creare una sorta di «sacra-

rio pontificio» del III secolo, se-

guendo, comunque, i canoni

dell’estrema sobrietà e dell’assoluta

semplicità, che caratterizzano le se- polture dei cristiani ordinari del

tempo. Il gruppo, che si sviluppa

dal pontificato di Zefirino (198-217)

quello di Milziade (311-314), vede

a

ria relativa sia coerente alla linea del pensiero della comunità cristiana di

Roma che, in un primo momento, si aggrega attorno alla tomba-simbolo del principe degli apostoli, sito pri-

vilegiato del culto dell’immediatezza

dell’urgenza di una comunità in

formazione, che cerca un unico ed

esclusivo luogo della memoria, dell’identità, della fede. A questo primo fenomeno, che si configura come un gesto simbolico e come

e

di MANLIO SODI

È nella seconda metà del XIX se-

colo che la psicologia muove i pri-

mi passi strutturandosi progressi-

vamente come scienza. Interessan-

te è il constatare come nel giro di

poco tempo da parte dell’ambito liturgico l’attenzione sia stata ri- volta anche a questa scienza. In tempi recenti il dialogo è ri- preso su basi rinnovate, come è possibile constatare nel volume con cui «Rivista Liturgica» ha aperto le sue pubblicazioni del

suo 98° anno in questo 2011.

La comprensione del fondamen-

to di un rapporto tra culto e psi-

cologia risiede nel fatto che ogni

azione liturgica è sempre azione

di Cristo e del popolo di Dio. È

dunque un’actio in cui interagisco-

la Trinità e un gruppo di per-

no

sone che celebrano. Oggettività e

soggettività si incontrano nel con-

testo di un’esperienza «religiosa»

sé unica. Ed è all’interno di tale

in

«esperienza» che la persona — membro del popolo di Dio — vive

secondo la propria soggettività la realtà oggettiva del mistero.

In questo orizzonte — entro cui

muove il mistero dell’Incarna-

si

zione nella vita del fedele — la di- mensione psicologica ha un ruolo non marginale, in quanto il fedele interagisce ponendosi in comunio-

con il soprannaturale, con l’in-

ne

sieme della sua personalità. Ne derivano conseguenze che vanno vagliate non in ordine all’ex opere operato in sé, ma in conside- razione di tutti quei condiziona-

menti che incidono positive vel ne- gative in tale incontro. In altre pa- role: è con la totalità della propria personalità che il fedele fa espe- rienza del soprannaturale. Ma è

proprio la conoscenza di tale per-

sonalità che permette di valorizza-

meglio le potenzialità offerte

re

dai

La liturgia racchiude in sé una

grande capacità comunicativa; non

per nulla il Direttorio della Con-

ferenza episcopale italiana su Co-

municazione e missione (2004) la

definisce come «il codice dei codi-

ci della comunicazione»

anzi, come «paradigma di ogni autentica comunica- zione» (43). Si tratta per- tanto di evidenziare e di

conoscere meglio questa capacità comunicativa ap- profondendone i processi

e

mente o indirettamente

provocano la persona (come l’arte,

disposizione degli elementi, la

la

struttura architettonica), senza tra- scurare tutti gli altri elementi co-

il rito (in generale), il silenzio,

me

i colori, i suoni, la musica, la ge- stualità. La psicologia possiede elementi peculiari per conoscere, educare e vivere meglio quel particolare rap-

porto tra Dio e l’uomo quale si at- tua attraverso il culto cristiano. Pur nella consapevolezza che il

linguaggi del culto.

gli ambiti che diretta-

mistero sovrasta infinitamente

ogni «disciplina» umana, resta il

fatto che l’esperienza del mistero

compie attraverso la mediazione

una serie di linguaggi in cui il

condizionamento — positivo e ne-

gativo — psicologico può risultare determinante ai fini di un’espe- rienza più piena del soprannatu- rale.

tutto questo perché, nell’in-

sieme dell’attivazione di tali lin- guaggi, la persona possa trovarsi bene e sentirsi in empatia con il

mistero che essa percepisce e spe-

rimenta più o meno profondamen-

te dentro di sé, pur non «toccan-

dolo» se non attraverso i tanti lin- guaggi.

La scienza psicologica è in

grande evoluzione soprattutto in

questo nostro tempo; la dialettica

con la medicina e con altre scien- ze affini come, per

esempio, la biologia e

la neurologia, fa speri-

mentare ogni giorno più che il mondo della

psiche risulta più com-

plesso di quanto non

si

anche solo nel recente

passato. La teologia li- turgica se vuole prose- guire nel dialogo con la psicologia, deve mettere a fuoco alcune

questioni quali la dia-

potesse immaginare

di

si

gista, e tuttavia si potrebbe evi-

denziare quella che risponde di

più al costruttivismo; quella o

quelle che sanno privilegiare il

rapporto tra interiore ed esteriore.

discorso potrebbe continuare

impostando una dialettica costrut- tiva attorno a due poli qui som- mariamente indicati.

Anzitutto: cosa domandano gli

Il

E

psicologi ai liturgisti? Di entrare

un linguaggio qual è quello

cultuale e di comprenderne le va-

lenze e i contenuti; offrire la pos-

sibilità di verificare l’oggettività

delle grandi emozioni, perché gra-

zie a esse l’evento è conosciuto ed

coinvolgente; assicurare che la

ritualità è imprescindibile per la

è

in

l’approdo cristiano dal luogo della

«terra» a quello delle «genti», segue

dal luogo della «terra» a quello delle «genti», segue Frammento di affresco altomedievale con il martirio

Frammento di affresco altomedievale con il martirio di Callisto (Cimitero di Calepodio sulla via Aurelia)

alcune eccezioni e, in particolare,

quelle relative a Papa Callisto (217-

222), che, nonostante avesse ammi- nistrato il cimitero ufficiale della

Chiesa romana sulla via Appia, se-

pultus est cymeterio Calepodi, via Au- relia (Liber Pontificalis I, 62); a Papa Urbano (223-230), che, presumibil- mente, sepultus est cimiterio Prae-

textati via Appia (ibidem I, 62); ai Pa-

pi Marcellino (295-303) e Marcello

(308-309), sepolti nel cimitero di

Priscilla (ibidem I, 72 e 74); a Papa Felice (269-274), seppellito sulla via Aurelia miliario II (ibidem, I, 70). Tra queste eccezioni, emerge quella rela- tiva a Papa Callisto che fu ucciso durante un tumulto nel Trastevere e, per questo, gettato nel pozzo della sua residenza. Ebbene, in quel grave momento, essendo il quartiere presi- diato e isolato, non si ebbe il corag-

gio di raggiungere la via Appia, per

sepoltura e si preferì sistemare le

spoglie del Pontefice nel più vicino cimitero di Calepodio, situato sulla via Aurelia.

Dopo l’editto di tolleranza del 313, diviene meno urgente il deside- rio di riunire in un unico sito le se- polture dei Pontefici ed è così che il terzo gruppo di sepolture, relativo a tredici Papi, si disperde in vari luo- ghi. E infatti, Silvestro (314-335), Li- berio (352-366), Siricio (384-399) e Celestino (422-432), furono sepolti in cymiterio Priscillae (Liber Pontifica- lis I, 80, 84, 86, 88); Marco (336) fu tumulato nella basilica circiforme re-

la

centemente scoperta presso il cimi- tero di Balbina sulla via Appia; Giulio (337-352) fu inumato nel ci- mitero di Calepodio, vicino al se-

polcro di Callisto (ibidem, I, 82); Fe-

lice II antipapa (355-365) e Damaso (366-384), furono sepolti nelle basi- liche, che si erano fatti costruire, ri- spettivamente sulla via Aurelia e sulla via Appia (ibidem, I, 84); Ana-

stasio (399-401) e Innocenzo (401- 417) sono seppelliti nel cosiddetto cimitero ad ursum pileatum, ossia nelle catacombe di Ponziano a Monteverde (ibidem, I, 86); Zosimo (417-418) e Sisto III (432-440) sono tumulati uxta corpus beati Laurenti sulla via Tiburtina (ibidem, I, 86,

88); Bonifacio (418-422) fu sepolto

nel cimitero di Felicita, sulla via Sa- laria, dove, peraltro, si era ritirato

negli ultimi anni di vita, al tempo dello scisma di Eulalio (ibidem, I,

88).

La dislocazione delle sepolture di

questo gruppo, dipende dal fiorire dei loca sanctorum, ovvero dei sepol-

cri dei martiri romani, che attraggo-

no le «tombe eccellenti» dei vescovi

dell’Urbe, secondo una prassi co-

mune a tutta la comunità cristiana, una prassi, che sorge spontanea- mente e che sfocerà nella creazione

dei grandi santuari del suburbio ro- mano.

Il quarto e ultimo gruppo si inau-

gura con il pontificato di Leone I (440-461), allorquando i Papi torna-

rono a farsi seppellire in Vaticano.

Anche in questo caso non mancano

eccezioni: Ilaro (461-468), infatti,

le

sepultus est ad sanctum Laurentium,

in crypta, iuxta corpus beati episcopi

Xysti (Liber Pontificalis, I, 92), men-

tre Felice III (483-492) sepultus est apud beatum Paulum (ibidem, I, 94).

quattro gruppi di sepolture ci

suggeriscono come la prassi funera-

I

il tempo dell’autocoscienza comuni-

taria, che si struttura secondo uno schema episcopale monarchico, pronto a esprimere, anche nel siste- ma funerario pontificio, quella ten- sione gerarchica, che sfocia nella creazione della Cripta dei Papi nel cuore del comprensorio callistiano. Qui la volontà del Pontefice e dei

suoi diretti collaboratori diviene più

concreta e giudicabile, allorquando

isola il «sacrario pontificio» dal

resto del cimitero comunitario, con-

figurando, però la Cappella dei Pa- pi come un gioiello prezioso, solo dal punto di vista della selezione dei «defunti eccellenti» che vi sono ospitati, incastonato in un infinito «dormitorio» dove i defunti ordina-

ri riposano in sepolcri semplici e as-

sai simili, nella tipologia, a quelli dei Pontefici. Viene poi, il tempo

dell’«attrazione devozionale», quan-

do i sepolcri dei campioni della fe- de, disseminati nei cimiteri del su-

burbio romano, svolgono un natura-

ruolo di aggregazione, dando luo-

go a quei martyria, che fungono da nuclei genetici di formazione di vere

e proprie città nella città e che sfo-

ceranno nella creazione della Gio- vannipoli e della Laurenziopoli, ma anche dei centri sorti attorno alle tombe di Paolo e di Pietro. E alla sepoltura di quest’ultimo si tornerà naturalmente, per l’influsso importante dello straordinario pen- siero di Leone Magno che, resti- tuendo dignità, dimensione e culto alla sepoltura del primo Pontefice, realizzerà il primo progetto di una civitas, di una polis, di un castrum, che troverà il suo naturale estuario nel medioevo con la civitas leoniana.

le

si

Luminet

Newton bruciò gran parte dei suoi manoscritti. Al rogo so-

pravvisse però un baule colmo

carte che aveva portato con

Ebbene, il prezioso carico (vo- lutamente celato negli anni da quanti vi incapparono) conte- neva lavori per lo più di argo- mento teologico, e a tutt’oggi

ancora inediti. Uno scandalo:

«La parte dedicata alla teolo-

gia e all’alchimia è il doppio

di quella dedicata alla mate-

matica e alla fisica». Incapace

di tollerare che qualcuno po-

di

da Cambridge a Londra.

tesse criticare i suoi scritti scientifici («con le odierne

costruzione di una cultura della

persona; garantire attenzioni e

competenze per il ruolo e la figu-

dell’animatore; non trascurare il

ra

il ruolo e la figu- dell’animatore; non trascurare il ra «Il battesimo» ( XIII secolo, Parigi,

«Il battesimo» (XIII secolo, Parigi, vetrata della Sainte-Chapelle)

peso dell’impatto psicologico che

lo spazio architettonico esercita

(vedi il senso dell’iconografia

nell’edificio sacro); apprezzare e

comprendere il valore dei segni

presenti nell’edificio ecclesiale (si

pensi al confessionale, alle statue, agli abiti liturgici), in quanto ri- chiamo a valori iscritti nel profon-

della cultura e della personali-

cristiana; contribuire con varie

tecniche all’educazione all’ascolto perché si realizzi la docilità al Mi- stero in una esperienza di sintesi attiva; evidenziare i presupposti personali e sociali per celebrare la liturgia come festa.

E cosa domandano i liturgisti agli psicologi? Certamente di esse-

aiutati a verificare le modalità

con cui il rito incide sulle dinami-

che psichiche; approfondire l’auto- referenzialità di tali dinamiche che non si pongono sul soggettivo ma sull’oggettivo; privilegiare il rap- porto tra interiore ed esteriore at- traverso l’innata capacità simboli-

della persona; percepire il col-

legamento tra corporale e spiritua- le; aprirsi alla ritualità liturgica

perché questa ha soluzioni che gli psicologi non possiedono; appro- fondire la capacità simbolica che deve permeare colui che presiede l’azione liturgica per superare ogni simbolizzazione interferita e operare un’autentica critica delle illusioni; dare un contributo per una conoscenza sempre più pro-

fonda della personalità in vista di una riscoperta del valore della Pe- nitenza e della psicoterapia di fronte al complesso di colpa. In una società all’insegna dell’incertezza e testimone di va- riegate e profonde schizofrenie, il rito cristiano si pone come ele- mento rassicurante e certo per un sostegno della personalità o per una sua ricomposizione di fronte

il

a eventuali

senso dei sacramenti e dei sacra- mentali (si pensi alla rilevanza psicologica della pietà popolare); ecco il percorso dell’anno liturgi- co; ecco il sostegno offerto dalla Liturgia delle Ore; ecco il valore

dell’esemplarità offerta dalle pagi-

ne del Martirologio.

Alla scuola della teologia litur- gica, per un incontro tra psicolo-

e culto, tra scienze della mente

scienze dello spirito, tale da

e

gia

ca

re

do

far

«naufragi».

Ecco

contribuire a realizzare una sintesi

nel profondo della personalità:

questo è l’orizzonte globale di ri- ferimento per un dialogo in un si- mile campo di azione; dialogo, anche dialettico, più impellente di quanto non sembri in un primo momento, ma che ha bisogno del-

la competenza serena dei due in-

terlocutori: la teologia liturgica e

la scienza psicologica.

lettica tra il sentire soggettivo e la realtà oggettiva espressa nel

culto, il progresso nel-

la

delle persone sino a raggiungere la piena maturità in Cristo, il

rapporto che si stabili- sce tra il singolo e la comunità celebrante, il perché si

continui a partecipare a certe cele-

brazioni ritenute noiose; riflettere,

infine, sul richiamo che i riti delle sette esercitano su tante persone. Sono alcune delle tematiche che

interpellano sia pur in modo dise-

guale il mondo della psicologia e quello della liturgia. Da un qua- dro così emblematico e complesso

perfezione spirituale

Nella liturgia il mistero si comunica attraverso simboli e linguaggi che possono essere studiati

con un’indagine oggettiva

scaturisce però l’interrogativo:

quale sfida e quali impegni si pongono dinanzi al liturgista?

Molti e complessi, tutti comunque

uniti attorno a una parola che

sembra essere la sintesi: la forma-

zione, cioè l’aiutare a comprende-

mistero pasquale, nucleo del

«celebrare», alla luce di tutti i suoi linguaggi. Nessuna, tra le varie scuole di psicologia, ci sembra che abbia l’esclusiva nell’attenzione del litur-

re

il

Su «Il Foglio» Giorgio Israel racconta un inatteso Isaac Newton irrazionale

La parrucca dello stregone scienziato

«Non era stato il primo dei razionalisti» bensì

«l’ultimo dei maghi». Sorprendentemente, così

si espresse Keynes su Isaac Newton. Sorpren-

dente, alla luce di quel mito fasullo che circonda

lo studioso inglese dalla sua morte, un «occulta-

mento plurisecolare» che l’ha presentato «come l’emblema del razionalismo, il simbolo vivente dell’ideale della scienza». È Giorgio Israel, pren- dendo spunto dal volume La parrucca di Newton

(Ro-

ma, La lepre, 2011, pagine 384, euro 24), a restituire spessore alla realtà con la lunga analisi intitolata Lo stregone scientifico (su «Il Foglio» del 5 novem- bre). Poco prima di morire,

di Jean-Pierre

procedure di valutazione non avrebbe fatto un

passo nella carriera scientifica», nota Israel), in

molti ritratti Newton ha «gli occhi persi verso un

oggetto lontano e inutilmente inseguito. Molti so-

no i segreti che portò nella tomba. Forse il più grande di tutti fu il tormento di non essere riusci- to, neppure con le capacità quasi soprannaturali della sua mente, a sciogliere fino in fondo il segre- to dell’universo».

mente, a sciogliere fino in fondo il segre- to dell’universo». William Blake, «Newton “divin geometra”» (1795)

William Blake, «Newton “divin geometra”» (1795)

domenica 6 novembre 2011

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 5

Marcantonio Bragadin martire veneziano tradito e trucidato dopo la caduta di Famagosta

L’uomo che scrisse il proemio per Lepanto

di Famagosta L’uomo che scrisse il proemio per Lepanto Stampa raffigurante il supplizio di Bragadin Poi,

Stampa raffigurante il supplizio di Bragadin

Poi, però, la svolta. È sufficiente l’eco lontana di un verso di Ovidio,

perché la nostra storia, il nostro Dio e i nostri affetti facciano di noi ciò che noi siamo. Degli esseri umani.

così la scena del disumano mar-

tirio finale riesce a elevare Marcan-

tonio alla vera comunione umana con Dio, e con i suoi simili.

veneziano è già sull’altare del

sacrificio. «Solo Bragadin, che pote- va a stento udire la musica e vedere

E

Il

la metà superiore del derviscio ro- tante, comprese che era [il mullah] Hasan che gli stava mandando un messaggio. Poi, inaspettatamente,

qualcuno uscì dalla torva moltitudi-

ne e venne vicino alle colonne. Era Milena. Dietro di lei c’era padre Do- rotheus, e dietro questi c’era Hasan.

Si sistemarono in modo che Braga-

din potesse averli costantemente nel suo campo visivo, affinché non si sentisse solo».

di GIULIA GALEOTTI

«V i spogliereste del- la vostra identità con il saggio pre- testo di salvare la vostra nuda esi-

stenza? E che ne sarebbe allora della vostra storia, dei vostri antenati, dei

vostri libri, dei vostri insegnamenti, del vostro sufismo? Non sareste nul- la. La vostra nuova identità sarebbe solo un travestimento, un travesti- mento per un’insensata non-persona che non meriterebbe nulla perché non ha creduto in nulla». Così tuo-

Marcantonio Bragadin al mullah

na

Hasan, comunicandogli la sua deci- sione finale di non convertirsi all’islam. È lo snodo del grande ro- manzo storico B ragadin (Venezia, Marcianum Press, 2011, euro 26, pa-

gine 721) che Sergei Tseytlin — nato

a

tualmente residente in Italia — dedi-

al celeberrimo eroe della difesa di

ca

Mosca, cresciuto a New York e at-

Famagosta. È il 1571, prima però di quel 1571

che la storia umana conosce, prima dell’alba del 7 ottobre quando ebbe inizio — nel porto della costa ionica dinnanzi al Peloponneso non lonta-

da Corfù — una delle più grandi

no

battaglie navali dell’umanità, risulta-

to

degli sforzi della cristianità contro

l’Impero ottomano. Ma se Lepanto vide quel celeberrimo trionfo, ciò fu anche grazie al sacrificio di Famago-

e al martirio del suo governatore

sta

(«Non sono stato abbandonato. So-

no

stato sacrificato»). romanzo di Tseytlin si apre con

giovinezza di Bragadin nella Ve-

la

nezia di pieno Cinquecento, il matri- monio e la felice paternità, fino alla convocazione ufficiale. «Sedendosi

una sedia di fronte al comitato,

su

Marcantonio poté sentire l’odore

della pittura ancora fresca delle fan- tasmagoriche tele del Tintoretto ap- pese alle pareti». La destinazione fa

tremare i polsi. Che Famagosta fosse

quel momento un avamposto dif-

ficile era consapevolezza comune tra

gli scintillanti canali della Serenissi-

in

Il

ma. E mentre il giovane uomo si av- via, lentamente, al suo destino, pa-

rallelamente Tseytlin ricostruisce la

quotidianità di Solimano, ventilando

scontro tra due modi di vivere,

pensare ed essere.

lo

scontro tra due modi di vivere, pensare ed essere. lo Il monumento nella chiesa dei Santi

Il monumento nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia

La narrazione ricostruisce quindi lungo assedio stretto dai turchi al

il

ricco porto sulla costa orientale dell’isola di Cipro. È il settembre

1570: a difendere Famagosta, accanto

a Bragadin, si trovano il capitano di

Pafo, Lorenzo Tiepolo, e il generale perugino Astorre Baglioni. All’amici-

zia

Tseytlin dedica pagine bellissime.

Lo scontro tra i veneziani e i tur-

in terra cipriota nacque impari:

ai

gione di San Marco, si opponevano

oltre mille cannoni turchi e duecen-

tomila uomini, le cui navi bloccava-

l’afflusso di rifornimenti e rinfor-

per gli assediati. Eppure (come

noto) Famagosta rivelò una capacità

di resistenza che superò qualsiasi

previsione umana, specie da quando

si

là di quanto promesso — non sa-

rebbe intervenuta, se non con un contingente quasi irrisorio. E così, inevitabilmente, nel luglio 1571 l’eser- cito ottomano riuscì ad aprire una

no

zi

chi

circa seimila uomini della guarni-

tra costui e Bragadin, Sergei

comprese che la madrepatria — al

di

breccia nella cinta muraria. E il 31 Bragadin fu costretto a decretare la

resa («consegno queste chiavi non

per codardia, ma per necessità»).

Se già fin qui il romanzo introdu-

molti temi, è però la seconda par-

— quella che segue alla resa e al

tradimento (il trattato stabiliva che i

militari superstiti potessero ritirarsi a Candia con i civili, ma il comandan-

turco Lala Kara Mustafa Pascià

non rispettò gli accordi e trucidò tutti) — quella che dà uno spessore paradigmatico alla vicenda. Solo Marcantonio Bragadin viene sul momento risparmiato. Imprigio- nato a tradimento, mutilato in viso (gli vengono mozzate le orecchie e il naso), rinchiuso in una cella incate- nato in piedi in posizione crocifissa, ogni giorno l’uomo è sottoposto alla medesima trafila: marchiatura, visita medica, nutrizione forzata, lavori forzati, notte insonne.

te

te

ce

membri nelle grinfie della morte senza accor- rere in loro aiuto non è

degno di essere conside-

rato una repubblica. Es-

sere respinti, ignorati,

gettati nell’oblio, buttati

mare come inutili

cianfrusaglie. È questa

la gratitudine che mo-

stra? (…) Venezia stava calpestando la sua di- gnità, lo stava schiac- ciando, stava scavando

nel

gli

lui

ancora proteggersi.

poteva lottare; pote-

l’ultimo respiro. Ma

suo petto per rubar-

a

va

C’era ancora un modo di sottrarsi a quel potere schiacciante e annientan- te e di salvare la sua dignità umana:

poteva convertirsi all’islam e vivere nell’impero ottomano. Sarebbe stata

la vendetta perfetta su coloro che

l’avevano abbandonato. Converten- dosi avrebbe riconosciuto la piena e incondizionata sconfitta di Venezia e, di conseguenza, avrebbe distrutto

quel cancro. Sarebbe stato libero».

Ma ciò che Mustafa vuole mani- polare non è il corpo di Bragadin, ma la sua mente. «Verrete isolato e confinato e sottoposto a molti mera- vigliosi disagi fisici. Vi spoglierò del vostro orgoglio e della vostra vanità.

Perderete la cognizione di chi siete.

non vi lascerò mai, mai morire.

Potete immaginarlo? Mai. Vi terrò isolato fino a quando comprenderete che la vita che avete vissuto è stata un’illusione, fino a quando capirete che la vera libertà consiste nella sot- tomissione, la sottomissione ad Al-

lah». Ma Bragadin rifiuta, nella consa- pevolezza del martirio cui si avvia. Il 17 agosto, dopo altre torture, viene portato sulla piazza principale della città e pubblicamente scuoiato vivo a partire dalla testa. Almeno, però, morirà prima che la tortura sia

ultimata. Le sue membra squartate sono distribuite tra i vari reparti dell’esercito e la pelle, riempita di

paglia e ricucita, viene rivestita delle

insegne militari e portata in corteo

per Famagosta. Issato sul pennone

di

ge

Bragadin è conservata nella sua Ve-

nezia, nella chiesa dei Santi Giovan-

ni

una galea, il macabro trofeo giun- a Costantinopoli. Oggi la pelle di

E

Benedetto XVI e il cortile dei gentili

Quando il simbolo si rinnova

Anticipiamo brevi stralci di uno de- gli articoli dell’ultimo numero della rivista «La Civiltà Cattolica».

di

Creare un «cortile dei gentili» co- me luogo di un rinnovato dialogo

fra credenti e non credenti è un’iniziativa felice sotto diversi

aspetti; lo è in particolare per le

parole che mette in gioco. Quan-

do Benedetto XVI, nella sua allo- cuzione alla Curia romana del 21

dicembre 2009, ha espresso il de-

siderio di «aprire una sorta di “cortile dei gentili”», ha scelto il registro simbolico, riprendendo felicemente una parola e un’im-

magine bibliche. La scelta, che il-

lumina molti altri contesti eccle- siali, prolunga una dinamica bi- blica, che è pure (o dovrebbe es- sere) il cuore della tradizione. Scegliendo il termine «cortile», Benedetto XVI riprendeva una pa- rola antica quanto l’Antico Testa- mento e le ha dato una nuova giovinezza. La parola «cortile» (hatser in ebraico) appare in Eso-

do, 27, 9 sulle labbra di Dio, nelle

istruzioni date a Mosè a proposi-

del santuario mobile nel deser-

to

to: «Poi tu farai il cortile della di- mora». Al tempo del Nuovo Testamen-

il cortile esterno del tempio di

to

Erode prese il nome di «cortile dei gentili», distinto dai recinti sacri più interni del santuario. Giudei e non giudei (o gentili), uomini e donne, qualunque fosse

loro situazione di vita, poteva-

no frequentare il cortile dei genti-

si può pensare che questo spa-

la

JEANNE-PIERRE SONNET

li:

zio fosse particolarmente caro a quanti, fra i non giudei, erano de- siderosi di avvicinarsi al Dio

unico. Benedetto XVI, riprendendo la parola della Bibbia ebraica, le ha dato dimensioni nuove. Ha illu-

strato in tal modo una dinamica

sottintende la crescita dell’in-

tero corpus biblico (e anche della tradizione postbiblica), e che la

ricerca esegetica chiama «erme-

neutica dell’innovazione». Nell’uso di Benedetto XVI l’in-

novazione è certamente presente,

nasce dall’incrocio del simbolo

del

blici, profetici ed evangelici. «Mi viene in mente la parola che Gesù

cita dal profeta Isaia, che cioè il

tempio dovrebbe essere una casa

preghiera per tutti i popoli

(cfr. Isaia, 56, 7; Marco, 11, 17). Egli pensava al cosiddetto cortile

dei

esteriori, perché ci fosse uno

spazio libero per i gentili che vo-

levano pregare l’unico Dio, anche

non potevano prendere parte al

mistero, al cui servizio era riserva-

to

queste prospettive Benedetto

XVI unisce la rilettura paolina, che

più radicale: «E se all’epoca,

cortile era anche un luogo di

esclusione, poiché i “gentili” non avevano il diritto di penetrare nello spazio sacro, Gesù Cristo è

venuto “ad abbattere il muro di

separazione che divideva” i giudei

e

e

per

do

venuto ad annunciare pace” (cfr. Efesini, 2, 14-17), come ci dice san Paolo». Un altro simbolismo neotesta- mentario, preso dagli Atti degli Apostoli, è innestato sul simbolo originario. Benedetto XVI, auspi- cando un luogo che consenta di «avvicinare Dio in quanto scono- sciuto», o parlando del «cortile

del

simbolismo del cortile il discorso

di Paolo nell’Areopago di Atene.

Dio sconosciuto», inseriva nel

mezzo della croce, eliminan- in se stesso l’inimicizia; egli è

i gentili, e “per riconciliare tutti due con Dio, in un solo corpo,

è

il

se

gentili, che sgomberò da affa-

ri

di

«cortile» con altri attestati bi-

e

che

Ma anche altri «corti», arene o forum, dove si esprime la saggez- za delle nazioni o anche il pensie- ro della modernità critica, sono tali da arricchire la simbologia di

origine biblica, come è stato il ca- so della sede dell’Unesco in occa-

sione dell’incontro parigino.

Aprendo questo spazio «fra

due», il termine «cortile» è già di per sé un inizio di incontro, una parola di benvenuto, ed è, come ogni simbolo riconosciuto, porta-

tore di una saggezza che ci difen-

de da molti falsi saperi. La parola anticipa l’incontro degli uni e de-

gli altri sulla soglia: le soglie di

esistenze umane molto diverse,

ma anche dell’assoluto di Dio, «il limite insperato del visibile», co-

me

Namur.

Yves

e Paolo.

L’aspetto interessante che risulta dalle pagine di Tseytlin è quello le- gato al problema dell’identità.

Lampante già in Solimano, è però

percorso di Bragadin che il tema

acquista uno spessore particolare. Persino in un personaggio del suo

tenore, infatti, il martirio è tutt’altro che lineare, risultando un percorso assolutamente umano. Da conquista- re. «Se un’energia era rimasta nel suo corpo era la volontà di morire. Non pensava a Dio, o all’aldilà, non pensava alla sua famiglia; pensava solo a quanto sarebbe stato stupen-

smettere di esistere. (…) Le mura

do

nel

ha

scritto

il

poeta

l’interno del tempio».

A

la

Al festival vince il film «Un cuento chino»

Il modello Roma

Il Cile di Frei e Maritain

Fu Jacques Maritain l’ispira- tore del pensiero politico e sociale di Eduardo Frei Montalva, presidente del Cile dal 1964 al 1970 e pro-

tagonista di una stagione di riforme sociali prima del governo socialista guidato da Salvador Allende. Lo ri- corda il figlio Eduardo Frei Ruiz-Tagle — anch’egli pre- sidente del Cile dal 1994 al 2000 — in un’intervista rila- sciata a Roberto Papini nel numero di novembre del

mensile di politica e cultura «Il Domani d’Italia». Il

partito democratico cristia- no cileno che — ricorda Frei junior — era nato da una costola del partito conserva- tore, si era ispirato inizial- mente alla visione sociale del vescovo Manuel Larraín Errázuriz (1900-1966) e del gesuita Alberto Hurtado

Per una volta pubblico e giuria

(e in parte anche la critica) han-

no

tra

Roma è Un cuento chino: una

commedia, finalmente. L’opera del regista argentino Sebastián Borensztein si è infatti aggiudi- cata i due premi più ambiti di questa sesta edizione, ovvero il Marc’Aurelio della giuria al mi- glior film e il premio del pubbli- co. Riconoscimenti meritati, che

quelli in concorso al Festival

concordato. Il film più bello

percorrendo la strada della po- polarità: non si punta su una platea di cinefili ma si offre un panorama variegato nel quale

tutti possono scegliere. E il ri- scontro del pubblico sembra confermare la bontà della for- mula. Tanto che anche la stam- pa estera ha riconosciuto positi- vamente un «modello Roma». Un passo avanti, quindi. Cer- to, si può migliorare, e in futu- ro, pur rimanendo su questa li- nea, si potrà anche puntare al

capolavoro, ad anteprime mon-

diali e a un red carpet di presti- gio. Ma c’è bisogno del contri- buto di tutti, al di là di sterili

polemiche e inutili campanili- smi. (gaetano vallini)

della sua mente erano finalmente crollate; il suo corpo cedette. Gli ul- timi cinque giorni senza dormire, il caldo, la malnutrizione, le torture psicologiche e fisiche, la sconfitta, l’abbandono, i massacri, le esecuzio-

e tutto ciò che era accaduto negli

ni

ultimi dieci mesi di assedio alla fine richiesero il loro dazio. Perse il con-

trollo; perse il terreno mentale. Il senso del tempo gli scivolò via; il

passato si confuse con il futuro. (…)

Il

dottore vide che ormai stava com-

battendo più se stesso che gli otto- mani; stava lottando con il suo pas- sato, la sua identità, con il fantasma del suo retaggio, con tutto quello in

cui

È così il rifiuto — terribilmente umano — della sua città e della sua storia. «Un governo che lascia i suoi

di

sottolineano i meriti, narrativi e stilistici, di un lavoro intelligen-

che, attraverso la grana grossa

della commedia, affronta un te- ma importante, come quello dell’immigrazione.

A Noomi Rapace, protagoni-

sta di Babycall, la giuria presie- duta da Ennio Morricone ha as- segnato il Marc’Aurelio come migliore attrice, mentre miglior attore è risultato Guillaume Ca-

net per il film Une vie meilleure.

La

giuria ha anche assegnato un

te

sperava e in cui credeva».

La voce profetica e la voce paolina, quella del Vangelo e quella degli Atti degli Apostoli, sono così richiamate nell’erme- neutica rinnovata del simbolo del «cortile», trasformato in modo sia letterario sia teologico. Quando si tratta dell’eredità bi-

blica, la radicalità o l’ampliamen-

dei rilettori-riscrittori non si-

gnifica mai un rinnegamento del-

origini. Riferito al mistero di

Cristo e all’esperienza della Chie-

il «cortile» acquista una nuova

le

to

Le accuse di razzismo all’eroe di Hergé

Integralismo politicamente corretto

Gran Premio a Voyez comme ils dansent di Claude Miller e un Premio Speciale a The eye of the

storm di Fred Schepisi. Un rico- noscimento speciale è andato anche a Ralf Wengenmayr per

colonna sonora di Hotel Lux.

Gli italiani in gara sono rimasti

al

Alla fine tutti d’accordo, dun- que, sul verdetto principale, che chiude un’edizione complessiva- mente di buon livello pur senza

particolari sussulti — impreziosi-

ta tuttavia dal mirabolante Tin-

la

Cruchaga,

Benedetto XVI il 23 ottobre 2005. Ma poi il punto di ri- ferimento culturale divenne il filosofo francese che Frei conobbe grazie ai racconti della poetessa cilena Gabriella Mistral. Già alla fine degli anni Trenta c’era- no stati i primi contatti epi-

da

canonizzato

Impacchettato come una pubblicazione pornografica e relegato nella sezione per soli adulti: questa la sorte che nel Regno Unito l’editore Egmont ha riservato a Tintin in Congo, il secondo albo delle avven- ture dell’eroe di Hergé, X -rated perché razzista. Opportuna tutela per gli indifesi bimbi di Sua Maestà o deliri del politicamente cor- retto all’ombra del Big Ben? «La rappresentazione degli africani fornita da Hergé riflette la sua

epoca storica» ha scritto a sua volta, assolvendo il giovane reporter col ciuffo, Valery de Theux de Meylandt, la procuratrice incaricata dalla magistratura belga di fornire un parere sull’opportunità di cen- surare il fumetto per razzismo. Più che un tentativo di salvare l’eroe nazionale, la posizione belga applica un metodo che tutela intere

fette di capitale umano. La contestualizzazione storica è indispensa-

bile per evitare di cadere nel ridicolo. Il fumetto incriminato è degli anni Trenta, e per questo può presentare accenti figli del suo tempo:

ma davvero la sua lettura potrebbe turbare i giovani britannici di og-

gi, nutriti a base di internet, video giochi e fish&chips? Del resto, se

il principio è quello dell’applicazione esasperata del politicamente

corretto (dando vita — come scrive con piena ragione Fabio Cavalera

sul «Corriere della Sera» — a «integralismo spacciato per progressi-

smo»), i solerti inglesi dovrebbero smantellare lo scoutismo (movi-

mento peraltro decisamente meritorio), giacché il suo fondatore, il londinese Robert Baden-Powell, oltre che militare e scrittore, fu an- che razzista ed eugenista. E dire che lo hanno fatto baronetto e lord. Ma lui era inglese. (giulia galeotti)

baronetto e lord. Ma lui era inglese. ( giulia galeotti ) portata, senza perdere il suo

portata, senza perdere il suo pri-

legame con la storia biblica. il simbolo del «cortile» illu- la dinamica temporale che va

stra

dall’antico al nuovo, rivela anche

la sua forza in quanto simbolo

spaziale, una soglia che unisce

più che separare, uno spazio con-

tiguo dove l’uno e l’altro si intrat- tengono. Trattandosi di un sim- bolo, entra subito in gioco l’im- maginazione, che suscita scene di azione, anzi scene di movimento,

attesa reciproca, di presentazio-

ne, di ascolto e di risposta. Essen-

do

di

mo

sa,

Se

palo.

stolari: solo in seguito, pe- rò, i due si conobbero di

persona. Una prima volta quando Frei, rappresentante del Cile all’Onu, andò a trovare il filosofo francese a Princeton; e una seconda

nel 1965 al termine di una visita a De Gaulle. Che per realizzare un desiderio espresso da Frei combinò

l’incontro e «inviò un aereo militare a prendere il filoso- fo a Tolosa dove, ormai an- ziano, si era ritirato presso i Piccoli fratelli di Gesù».

tin di Spielberg e da un assag- gio del nuovo Scorsese — che ha

avuto il merito di non privilegia-

solo la sezione ufficiale, ma

aver distribuito film di quali-

anche nelle altre. Una scelta, questa, che raffor-

specificità del festival capi-

tolino, che sta cercando di rita- gliarsi uno spazio importante nel panorama internazionale

za

di

re

un simbolo, il «cortile» bibli- si presta alla fusione con altri

co

simboli affini. Così il cortile di Notre-Dame a Parigi si è come offerto sponta- neamente all’incontro del 24-25 marzo 2011 nella capitale francese.

la

pagina 6

L’OSSERVATORE ROMANO

domenica 6 novembre 2011

Il cardinale Erdő all’incontro dei vescovi delle Chiese cattoliche di rito orientale in Romania

Per l’Europa uno sforzo missionario

orientale in Romania Per l’Europa uno sforzo missionario O RADEA , 5. «La fede cristiana, l’amore

ORADEA, 5. «La fede cristiana,

l’amore per Gesù e per la sua Chie-

sono oggi, come sempre, essen-

ziali per un’Europa sana, capace di superare la propria crisi e di tenere insieme, senza omologazioni, le di- versità culturali e religiose». Lo ha sottolinato il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest

e presidente del Consiglio delle

sa

conferenze episcopali d’Europa (Ccee) nel suo intervento al quattor- dicesimo incontro dei vescovi delle Chiese cattoliche di rito orientale presenti in Europa, tenutosi a Ora- dea, in Romania, sul tema «Sarete i miei testimoni: l’evangelizzazione nelle Chiese cattoliche di rito orien- tale in Europa». «L’incontro annuale dei vescovi

cattolici orientali europei — ha detto

il

porporato — è sempre un’ottima

occasione per essere insieme e con- dividere l’esperienza della nostra co- mune fede e delle sfide che ci sono proposte dal mondo contempora- neo. Il Ccee è molto lieto di poter appoggiare questi incontri proprio perché sono la testimonianza di una realtà molto importante della Chiesa cattolica in Europa. Non a caso il Santo Padre ha proposto a tutta la Chiesa di pregare in questo mese “Per le Chiese orientali cattoliche, affinché la loro venerabile tradizione sia conosciuta e stimata quale ric- chezza spirituale per tutta la Chie-

sa”». È stato scelto come tema princi-

pale per questi giorni — ha ricordato

il

cardinale Erdő — la nuova evan-

gelizzazione e la chiamata specifica rivolta alle Chiese cattoliche orienta-

li su come vivere nel mondo di oggi

la propria identità di annunciatori

del Vangelo: «Durante l’assemblea

plenaria del Ccee, svoltasi un mese

fa

in Albania, i rappresentanti delle

chiese cattoliche europee, sia orien-

tali che latini, hanno avuto l’oppor- tunità di riflettere a livello continen- tale su questo tema, e, poi, l’anno venturo avremo il sinodo dei vescovi durante il quale potremo approfon- dire, insieme con il Santo Padre, il significato di questa chiamata». Secondo il porporato «siamo in un mondo molto secolarizzato e, paradossalmente, assetato di Dio e

del

senso della vita. Come fare allo-

ra

per portare l’annuncio di Cristo a

chi sembra non esserne interessato? Oserei dire, più che un tema, la nuova evangelizzazione è un kairos, nel quale tutti siamo chiamati a ri-

svegliare la fede e a costruire comu- nità cristiane ben radicate nel Si- gnore e forti nell’entusiasmo missio- nario». La nuova evangelizzazione — ha puntualizzato il presidente della Ccee — non è per niente un «meto-

do

sociologico», ma significa «quel-

lo

sforzo missionario che è richiesto

dove il cristianesimo è stato già an-

nunciato ma dove la cultura sta al- lontanandosi dalla fede». Le Chiese cattoliche orientali — è

questa la convinzione del porporato

hanno molto da offrire nella nuo-

va

evangelizzazione. «Prima di tut-

to,

in quasi tutti i Paesi dell’est eu-

ropeo, le Chiese cattoliche orientali, per lunghi decenni, sono state com- pletamente vietate, giuridicamente soppresse dal potere comunista.

Venti anni fa si è aperta la possibili-

di riprendere l’evangelizzazione

secondo la tradizione di queste chie-

se in tutti i Paesi».

quest’ultimo periodo infatti —

ha evidenziato il cardinale — «è sta- ta compiuta, per opera di queste chiese, e soprattutto dello Spirito Santo, una specie di nuova evange- lizzazione. Sono rinate le eparchie, i seminari hanno ripreso la loro attivi- tà, e si incontrano molte parrocchie vive. Pure nel campo del monache- simo e della cultura cattolica orien- tale vediamo una grande rinascita». Tale risveglio, secondo il porpora- to, è dovuto anche al fatto che l’uo- mo di oggi «è molto sensibile e aperto agli effetti audiovisuali». E le Chiese cattoliche orientali «sono ric- che di visualità e di bellezza del

In

canto liturgico. Non è soltanto per moda che le icone siano molto ri- chieste anche in occidente, ma è un segno di uno sviluppo culturale e antropologico». A questa situazione le Chiese cattoliche orientali — ha concluso il cardinale Péter Erdő — hanno una propria risposta che aiu- ta fortemente la trasmissione della fede all’uomo di oggi. La fede cri- stiana, l’amore a Gesù e alla sua Chiesa sono oggi, come sempre, es- senziali per un’Europa che sia capa- ce di oltrepassare le sue crisi e di te- nere insieme, senza omologazioni, le diversità culturali e anche religiose».

Richiesta dei cristiani dell’India per arginare la violenza

Una legge per le minoranze in India

NEW DELHI, 5. Il segretario gene-

so

ma che in passato hanno svolto

rale della «All India Christian

ruoli certamente non secondari nel

Council» (Aicc), il leader cattolico

fiancheggiare le formazioni indù

John Dayal, ha rivolto un appello

più estremiste che hanno provoca-

ai

membri del Parlamento federale

to

gravi disordini e numerose vitti-

di

New Delhi affinché approvino

me

tra i fedeli delle minoranze re-

quanto prima il disegno di legge attualmente in discussione per la

ligiose. In occasione dell’appello per

prevenzione della violenza. Nel co- municato dell’Aicc, diffuso nei

l’approvazione del disegno di leg- ge, il segretario generale dell’Aicc

giorni scorsi, John Dayal sottoli-

ha

ricordato che i leader della co-

nea che «la legge per la prevenzio-

munità cristiana di Mumbai hanno

ne

della violenza sulle minoranze è

presentato in passato una denuncia

oggi quanto mai necessaria». «Se-

formale nei confronti di

condo i dati ufficiali — ha ribadito

Subramaniam Swamy accusandolo

negli ultimi dieci anni si sono

di

diffusione di odio nella società

verificati in India più di seimila

Attualmente — riporta l’agenzia

in

violazione a quanto viene sanci-

to

dalla stessa Carta costituzionale

episodi di violenza di massa».

dell’India. Secondo John Dayal

membri del Congresso, non hanno

Fides — in India i leader estremisti indù stanno intensificando una

campagna di odio e di calunnie

«molti ex estremisti, che ora sono

rinunciato alle loro idee e cercano

contro i cristiani. L’avvocato

di

introdurre concetti radicali an-

Subramaniam Swamy, presidente

che dentro gli apparati di sicurez-

del

partito nazionalista indù «Bha-

za

dello Stato».

ratiya Janata Party» (Bjp) — prin-

stiane e musulmane. Il leader del

Nel frattempo, una delegazione

dei

vescovi cattolici del Karnataka

cipale partito di opposizione nel Governo federale — ha adottato

ha

incontrato nei giorni scorsi il

una politica basata su una serie di calunnie contro le comunità cri-

Chief Minister di questo Stato fede- rale per perorare la rapida conclu-

Bjp viene appoggiato in questa

sione dei procedimenti giudiziari contro centocinquanta giovani

azione diffamatoria anche da altri esponenti del suo stesso partito che ora sono membri del Congres-

cristiani accusati di avere manife- stato in favore dei diritti delle mi- noranze.

avere manife- stato in favore dei diritti delle mi- noranze. Intervento del cardinale Vingt-Trois all’apertura

Intervento del cardinale Vingt-Trois all’apertura dell’assemblea plenaria dei vescovi di Francia

Dalla crisi finanziaria si esce senza egoismi

LOURDES, 5. «Facciamo attenzione a non lasciarci trascinare nella spirale dell’egoismo, dell’isolazionismo o della
LOURDES, 5. «Facciamo attenzione a
non lasciarci trascinare nella spirale
dell’egoismo, dell’isolazionismo o
della xenofobia. Come ha ricordato
recentemente, con forza, il Pontifi-
cio Consiglio della giustizia e della
pace, le soluzioni sono da ricercarsi
nella concertazione internazionale e
nella messa in opera di organismi di
regolamentazione affidabili»: non è
mancato un riferimento alla difficile
situazione finanziaria vissuta
Dobbiamo avere il coraggio di met-
tere in pratica questi nuovi modi di
vivere e imparare a dare segno di un
consumo più giudizioso e più
equo». Per il presidente della Con-
ferenza episcopale, la crisi europea
che stiamo vivendo non è semplice-
mente una crisi di governance, «ri-
solvibile attraverso alternanze demo-
tù del nostro Paese: essa non è sen-
za risorse né senza capacità di impe-
gnarsi; in una società che invecchia,
vediamo che esistono nuove forze
per costruire la società di domani».
L’importante è dare loro punti di ri-
ferimento credibili.
Un’approfondita riflessione è sta-
ta dedicata al rapporto tra laicità e
cratiche» degli esecutivi, né una cri-
religioni in Francia e, fuori dai con-
si
di distribuzione dei redditi, «dalla
quale si uscirebbe riducendo qual-
dall’Europa nel discorso pronuncia-
che stipendio scandaloso». È una
to
ieri a Lourdes dal cardinale presi-
crisi di sistema, del sistema.
dente André Vingt-Trois, in occasio-
Nel suo discorso, Vingt-Trois ha
ne
dell’apertura dell’assemblea ple-
parlato anche della Giornata mon-
fini, alle drammatiche vicissitudini
delle comunità cristiane nel mondo
arabo: «Crediamo — ha detto mon-
signor Vingt-Trois — che i nostri
sforzi per sviluppare in Francia rela-
zioni civili con le altre religioni, e in
naria della Conferenza dei vescovi
diale della gioventù e della situazio-
particolare con l’islam, possano con-
di
Francia. Il porporato ha messo in
ne
dei cristiani nel mondo. Il radu-
tribuire a cambiare qualcosa della
guardia l’Europa dal rischio di ripie-
garsi su se stessa, di chiudersi.
no
di Madrid non è stato «una gita
loro situazione nei Paesi musulma-
turistica ma un vero cammino di fe-
ni». Citando la legge del 1905 e la
«Non solo siamo tentati di getta-
de»; la grande partecipazione alle
recente pubblicazione, da parte del
re
a
mare, e non si tratta solo di
catechesi ha mostrato «un’aspettati-
ministero dell’Interno, dell’insieme
un’immagine, coloro che vengono
va
certa di una migliore conoscenza
dei testi legislativi e giurispruden-
da
noi spinti dalla miseria — ha det-
della fede cristiana». La Chiesa in
ziali che regolano le relazioni fra lo
to
ma abbiamo appena visto che
Francia — ha sottolineato il porpo-
Stato e i culti, ha ribadito l’impor-
possiamo essere tentati di lasciar af-
fondare certi Paesi europei per sal-
rato — «può felicitarsi del segnale
che è stato dato ai nostri connazio-
vare il nostro fragile equilibrio. Che
nali. In un clima di incertezza per il
ci
siano delle misure necessarie per
aiutare allo sviluppo i Paesi poveri o
per migliorare la gestione di alcune
nazioni europee è una cosa; che la
soluzione sia di chiudere le porte
per preservare la nostra piccola zona
futuro, la mobilitazione di cinquan-
tamila giovani rappresenta una spe-
ranza per la nostra Chiesa e, più in
generale, dice qualcosa sulla gioven-
tanza di un’applicazione liberale
delle norme: una lotta efficace con-
tro i comportamenti fanatici non
verrà dall’esclusione delle religioni
dallo spazio pubblico ma da una
migliore conoscenza e da un pratico
apprendistato della loro coesistenza.
di
relativa prosperità è un’altra». La
soluzione della crisi deve essere tro-
vata tutti insieme, ha sottolineato
Vingt-Trois, citando la nota del
Pontificio Consiglio della giustizia e
della pace Per una riforma del siste-
ma finanziario internazionale nella
prospettiva di un’Autorità pubblica a
competenza universale.
Affrontando il tema delle prossi-
me elezioni presidenziali e legislati-
ve
in Francia, che si svolgeranno
nella primavera del 2012, l’arcivesco-
vo
di Parigi si è rivolto ai politici
invitandoli a «non lasciar credere
che si possa indefinitamente conti-
nuare a vivere a credito». Accumu-
lando il deficit e il peso del debito,
che obera gli investimenti per il fu-
turo, «si consumeranno le chance
delle giovani generazioni e si mette-
sulle loro spalle un fardello in-
sopportabile. Anche se sappiamo
che il consumo è una delle leve del-
la
crescita, non possiamo continuare
a
lasciar dipendere tutta l’attività
economica da un ennesimo rilancio
dei consumi con il peggioramento
del debito pubblico. Non basta —
ha osservato il cardinale Vingt-Trois
— richiamare a nuovi stili di vita.
 

Molteplici iniziative per migliorare la conoscenza reciproca

 

La Settimana delle religioni invita la Svizzera all’incontro

Governatorato della Città del Vaticano

Ufficio delle poste e del telegrafo

BASILEA, 5. Dal 6 al 12 novembre si

svolge in Svizzera la quinta edizio-

associazioni musulmane permetto-

no

ad altri credenti di comprendere

Annullo postale speciale

«Viaggio di Sua Santità

Benedetto XVI in Benin»

ne della «Settimana delle religio- ni», coordinata a livello nazionale dalla Comunità di lavoro interreli- giosa «Iras Cotis», che ha sede a

Basilea. Localmente, collaboreran-

i

pilastri dell’islam. Cristiani, ebrei,

aleviti, bahai, buddisti e induisti si

(18-20 novembre 2011)

presentano contribuendo a una mi- gliore percezione dell’altro e ri- spondendo a domande che talvolta possono suscitare insicurezza e dubbi». Si tratta soprattutto di fare cono-

In occasione del viaggio apo- stolico di Sua Santità Benedetto XVI in Benin per la firma e la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Post-Sinodale della Seconda Assemblea Speciale per l’Afri- ca del Sinodo dei Vescovi, le Poste Vaticane porranno in uso un annullo speciale, del

quale si riproduce l’impronta.

no all’organizzazione delle attività

delegati cantonali all’integrazione,

organismi ecclesiastici o interreli-

giosi e chiese cantonali. Tema di

scenza reciproca e di allacciare con- tatti. «Questo — hanno dichiarato i promotori — aiuta a scoprire ciò che unisce e ciò che è specifico di ogni cultura e religione e permette

quest’anno è «Religione, arte e so-

cietà: un rapporto vitale». Nata nel 2007, la «Settimana delle religioni» è un ciclo di mani- festazioni che si svolge in tutta la Svizzera con l’obiettivo di promuo-

vere l’incontro tra uomini di diver-

di

gestire le differenze. La finalità

 

non è quella di creare un’armonia forzata, ma di accogliere punti di

non è quella di creare un’armonia forzata, ma di accogliere punti di

sa

appartenenza religiosa. Tali in-

vista differenti e di apprezzare le

contri, tra rappresentanti dei culti, della scienza e della politica, sono indispensabili — spiegano gli orga- nizzatori — «affinché si possa ga-

molteplici confessioni e culture reli- giose. Il nostro è un approccio ri- spettoso nei confronti di contenuti

pratiche religiose di varia natu- ra».

e

rantire una convivenza pacifica nel-

la

nostra società pluralistica».

Scopo della «Settimana delle re-

A

questa edizione hanno colla-

ligioni», quindi, non è quello di fa-

borato l’Associazione d’amicizia

re

proselitismo ma di offrire a colo-

 

ebraico-cristiana, la comunità bahai «Ticino», la comunità di lavoro delle Chiese cristiane nel Ticino, l’Istituto «Kalachakra» di cultura buddista tibetana e per la pace, la

ro

che praticano una fede l’oppor-

In

esso

 

è

raffigurato

lo

tunità di essere accolti dal pubbli-

stemma

 

di

Sua

Santità

che partecipa a una manifesta-

zione religiosa, con interesse e ri- spetto. L’evento, oltre a promuove-

co,

Benedetto XVI e la cartina geo- grafica del Benin.

Completano

l’annullo

le

Lega dei musulmani in Ticino. Sono invitati a dare un contribu-

re

una cultura del rispetto recipro-

scritte: «BENEDICTUS XVI

co,

vuole rendere attenta l’opinione

BENINUM VISIT»e«POSTE VA-

to

tutti coloro che si interessano al-

pubblica