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Atti del Primo Simposio Internazionale di Rapallo

BOEZIO E GREGORIO MAGNO TRA ANTICHIT E MEDIOEVO


Rapallo (Genova) 31 marzo 2 aprile 2005

Atti del Primo Simposio Internazionale di Rapallo

BOEZIO E GREGORIO MAGNO TRA ANTICHIT E MEDIOEVO


Rapallo (Genova) 31 marzo 2 aprile 2005
a cura di fr. Miran peli OFM Pasquale Limoncini introduzione di Alessandro Ghisalberti

Studium RapallenSe v Zaloba Brat Franiek Rapallo v Ljubljana 2007

Libro pubblicato con il contributo della

Fondazione CARIGE via Gabriele DAnnunzio 105, 16121 Genova http://www.fondazionecarige.it Zaloba Brat Franiek Preernov trg 4, 1000 Ljubljana, Slovenia http://ofm.rkc.si/zbf

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Stampato alla tipografia

Tiskarna Impress Stantetova 9, 1295 Ivanna Gorica, Slovenia http://www.impress.si Studium Rapallense iniziativa di ricerca e studio (ANSPI) via Libert 74/23, 16030 Rapallo

Disponibile presso il

CIP - Kataloni zapis o publikaciji Narodna in univerzitetna knjinica, Ljubljana 1Boetij A.M.S.(082) 272-732.2Gregorius I.(082) BOEZIO e Gregorio Magno tra antichit e Medioevo : atti del primo simposio internazionale di Rapallo, Rapallo (Genova), 31 marzo 2 aprile 2005 / a cura di Miran peli, Pasquale Limoncini ; introduzione di Alessandro Ghisalberti. - Ljubljana : Brat Franiek, 2007 ISBN 978-961-6326-60-5 1. peli, Miran 2. Boethius, Anicius Manlius Severinus, ok.480-524 3. Gregorius I, pape, 540-604 234789632

fr. Miran peli OFM

BOEZIO EREDE DELLA PATRISTICA

n linea di massima esistono due tipi di eredi: ci sono tali che senza fatica ricevono una fortuna immensa, ne godono al massimo e la sprecano, senza curarsi dei loro successori. E ci sono altri che nello stesso modo senza grandi meriti personali vengono arricchiti, ma che dopo, con una seria fatica, moltiplicano il ricevuto. Boezio era un erede di questo secondo tipo. La prima eredit che ognuno di noi riceve il nome. Non si dice senza ragione: Nomen est omen. Anicio Manlio Severino Boezio1 ha ben meritato tutto il suo nome. Provenendo dalla gens Anicia era di stirpe nobilissima; ma anche i suoi familiari lo erano, di cui non si sa granch. La sua nobilt per non era solo nel sangue, nel nome della famiglia, ma piuttosto nel rispettare le tradizioni antiche. Manlio il nome che veniva dato ai bambini nati alla prima aurora2 - si addice bene a lui. Nei tempi che vengono da molti segnalati come il tramon-

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Laggiunta Torquato viene segnalata solo nel secolo XV. http://www.santiebeati.it/search/jump.cgi?ID=90400 (Antonio Borrelli); 29.3.2005.

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to o anzi le tenebre, portava laurora del primo rinascimento medievale. Lultima parte del nome, Boezio ne dice ancora di pi. E un cognome greco, dalla radice verbale boetho, che significa aiutare. Ed vero che Boezio voleva aiutare - e di fatti aiut tanto - proprio nel tramandare le ricchezze della filosofia e cultura greca allOccidente. Se ci dispiace che alcuni progetti nellantichit siano naufragati, vale questo in modo speciale per il progetto boeziano: tradurre e commentare tutto Aristotele. Possiamo essere convinti, che il medio evo non sarebbe stato lo stesso con questi libri. Ma, come gi sappiamo bene, la cecit dellimperatore ostrogota Teoderico port alla fine prematura lunica persona che era in grado di realizzare il progetto menzionato. Ciononostante Boezio aiut moltissimo tutta la cultura occidentale con la sua definizione della persona. I diritti umani (non quelli degli animali, per!) si appoggiano alla sua perspicacia e dialettica. Il concetto che sta alla base di tante scienze umane, di tanta politica, delle opere sociali ... proviene proprio da Boezio, se lo sappiamo o no, se lo ammettiamo o no. Quando si parla di Boezio, si tira come prima carta la sua filosofia. Era un filosofo, anzi devoto alla filosofia. Sappiamo che chiam proprio essa nella profondit della sua angoscia nella prigione, perch gli offrisse la consolazione. Non chiam a s n la fede, n lamore di patria. Nel secolo di dubbi (XIX), ci bastava per togliere il suo nome dal gruppetto di scritti teologici. Secondo questi dubbiosi, lautore della Consolatio philosophiae non poteva essere prima un teologo. Lo stile diverso serviva di prova. Bisognava aspettare la scoperta di un foglietto con lelenco delle sue opere, come le conosceva il suo amico e contemporaneo Cassiodoro. Solo lentamente questo Anecdoton Holderi dissipava i dubbi, cos che anche recentemente si poteva ristudiare questo frammento per arrivare alla conferma della paternit boeziana degli scritti menzionati. Ma anche dopo aver risolto questo problema e accettato Boezio come teologo, meglio noto come primo scolastico, un precursore del metodo filosofico-teologico medievale. Nonostante egli sia vissuto nel periodo patristico, viene pi legato agli scolastici che non ai padri della chiesa. Solo per ricordare: lultimo padre nellOccidente, Isidoro di Siviglia, mor nel 636, cio un buon secolo dopo Boezio. Perci ci pareva molto opportuno di presentarlo di unaltra ottica, cio dal punto di vista patristico, come erede delle ricchezze e problematiche patristiche (e non solo filosofiche). Non vogliamo minimamente sminuire la sua originalit riguardo il metodo scolastico

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di cui designava i primi solchi, ma vedremo piuttosto quello che ha ereditato - i metodi, i temi, le discordie e che tra le sue dita divenne un tesoro nuovo, uneredit per noi. 1. Vita in breve Ripetiamo qualche fatto della sua vita: Anicio Manlio Severino Boezio nacque a Roma verso il 480 dalla illustre famiglia degli Anicii (il ch lo predisponeva per i servizi pubblici). Rimasto presto orfano, ad educarlo secondo il modello retorico-filosofico della classicit, provvide il tutore Aurelio Simmaco, sempre molto stimato da Boezio, di cui in seguito spos la figlia Rusticiana, dopo aver completato gli studi ad Atene. Nel 493 gli ostrogoti di fede ariana - sotto Teoderico - conquistarono lItalia e si stabilirono a Ravenna, gi sede imperiale. Il regno del sovrano goto, nelle fonti coeve, ci descritto come un periodo di relativa pace e prosperit. Teoderico, vissuto come ostaggio per una decina di anni alla corte di Bisanzio, amava circondarsi di membri dellaristocrazia senatoria, e di questi faceva parte anche Boezio, che nel 510 era eletto console e nel 522 nominato magister officiorum, cio responsabile dellamministrazione del regno. Il sovrano gli affid, infatti, anche delicati incarichi di ambasciatore presso altri re ostili e lo tenne in alta considerazione come letterato e filosofo. Ma poco dopo fu accusato di tramare con la corte di Bisanzio contro il dominio di Teoderico in Italia. Incarcerato a Pavia, Boezio scrisse la sua opera pi famosa, La consolazione della filosofia (De consolatione philosophiae), e verso il 524 venne condannato a morte e giustiziato lanno dopo. Tuttavia lostilit di molte fonti antiche contro Teoderico fece ben presto di Boezio un martire cristiano. Resta infine da dire che le reliquie venerate come di Severino Boezio si trovano, insieme a quelle di santAgostino, nella bellissima chiesa romanica di S. Pietro in Ciel dOro a Pavia, la cui diocesi venera il filosofo come martire e santo, in seguito ad una concessione di papa Leone XIII.3

http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=134; 29.3.2005. http://www.filosofico.net/boezio.htm (a cura di Diego Fusaro); 29.3.2005. http://www.biblio-net.com/lett_cla/boezio.htm; 29.3.2005. http://www.aczivido.net/historia/lombardia/edolcini2.php (di Emanuele Dolcini), 29.3.2005.

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Severino Boezio e Gregorio Magno 2. Boezio teologo

La chiesa dellantichit conosce molti autori che hanno sviluppato la vera dottrina, lottato contro le eresie, approfondito gli slanci dello spirito. Nella stragrande maggioranza erano uomini ecclesiastici: vescovi, preti, monaci. Il numero dei laici era molto esiguo: quel quasi sconosciuto schiavo liberato Hermas del II secolo, qualche apologeta come Giustino, suo contemporaneo; e la lista chiude ben presto. Chi potrebbe dunque aspettarsi di incontrare un teologo laico (e anzi un teologo di spicco!) nel VI secolo, segnato da tante crisi e scorrerie dei barbari. Anche i vescovi dovevano spesso tenere nelle loro mani non solo lamministrazione dei sacramenti, ma anche lamministrazione civile. Qui invece un laico entrerebbe nel campo quasi murato della sacra teologia. Ed capitato proprio questo, al margine dellinverosimile. Non ci stupisce dunque se si ponevano tanti dubbi sullautenticit boeziana del breve corpus di scritti teologici, cosiddetta Opuscula sacra.4 Largomentazione di quelli che volevano dividere Boezio in due o fare un Boezio e un Severino, viene riassunta nel Dictionary of Christian Biography and Literature by H. Wace.5 Accanto alle differenze stilistiche e lessicali era forse il pi forte tra gli argomenti il silenzio su queste opere fino ad Alcuino, intorno allanno 800. Questo per era rimosso dalla scoperta di Alfred Holder, che tra gli fogli manoscritti sciolti del monastero di Reichenau trov un frammento che adesso porta il suo nome, bench non avesse avuto il coraggio di presentarlo. Era il suo amico Hermann Usener a curarne ledizione, presentata come saluto inaugurale nella riunione dei filologi tedeschi a Wiesbaden nel 1877.6 Il testo di Cassiodoro, ivi trasmesso, infatti chiaramente elenca le opere di Boezio.7 Nonostante le ripetizioni dei dubbiosi, lautenticit boeziana dallora in poi non pu pi suscitare seri dubbi.
http://etext.lib.virginia.edu/latin/boethius/ (J.ODonnell); 29.3.2005. http://www.ccel.org/ccel/wace/biodict.v.ii.xx.html; (prima edizione 1911, ristampa 1999, e-edizione 2000); 29.5.2005. 6 Cf. A. Galonnier, Anecdoton Holderi ou Ordo generis Cassiodororum: lments pour une tude de lauthenticit bocienne des Opuscula sacra. Louvain-Paris 1997, 25 ss.; trascrizione: 78-79; traduzione di Usener: 76 ss. 7 Boethius dignitatibus summis excelluit. Utraque lingua peritissimus orator fuit. Qui regem Theodorichum in senatu pro consulatu filiorum luculenta oratione laudavit. Scripsit librum de sancta trinitate et capita quaedam dogmatica et librum contra Nestorium. Condidit et carmen bucolicum. Sed in opere artis logicae id est dialecticae transferendo ac mathematicis disciplinis talis fuit ut antiquos auctores aut aequipararet aut vinceret.
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Che cosa dunque comprende questo corpus? Sono infatti trattati brevissimi, che non possono minimamente paragonarsi nella lunghezza con le opere di, per esempio, santAgostino. Il loro valore per non risiede nella voluminosit, ma nella qualit, originalit e vivacit del pensiero. Sono cinque e al primo sguardo non sembrano coerenti, sarebbe per uno sbaglio di non vedervi una unit logica. Solo presi nella totalit fanno vedere linterconnessione tra la filosofia e la teologia che caratterizzer tuttun millennio seguente. Non vogliamo togliere niente alla gloria di filosofo cristiano Giustino, alla saggezza di Origene, al ruolo del platonismo nella conversione di Agostino, ma proprio questo nostro Boezio che diede una spinta decisiva per il matrimonio tra la fede e la ragione, tra la teologia e la filosofia (che nonostante le crisi dei secoli recenti perdura sempre).8 Vediamo i loro titoli. 1. Quomodo Trinitas unus Deus ac non tres dii o semplicemente De Trinitate: La Trinit un solo Dio e non tre. 2. Utrum Pater et Filius et Spiritus Sanctus de divinitate substantialiter praedicentur Se al Padre, al Filio e allo Spirito Santo si dia il predicato di divinit secondo la sostanza. 3. Quomodo substantiae in eo quod sint, bonae sint, cum non sint substantialia bona Come le sostanze sono buone in quanto sono, anche se non sono beni sostanziali 4. De fide catholica Sulla fede cattolica 5. Contra Eutychen et Nestorium Contro Eutiche e Nestorio Boezio filosofo esercita unattrazione molto pi forte che Boezio teologo. La Consolatio con il suo stile originale e tematica di vita e morte si offre come prima lettura al lettore interessato. Gli Opuscula sacra rimangono spesso nellombra, ma ingiustamente. Per un approfondimento generale rinvio al testo della monografia sul Boezio di John Marenbon.9 Il testo stesso degli Opuscola veniva letto assai nel primo medio evo, ci che conferma il numero elevato dei commenti e dei manoscritti con le glosse. Tra i glossatori pi famosi troviamo anche Scoto Eriugena.10 Dante stesso ha posto Boezio nel quarto cielo,

Boethius, OSII: De praedic. ... et fidem si poteris rationemque coniunge. J. Marenbon, Boethius, Oxford, Oxford University Press, 2003, 66-95. 10 http://www.newadvent.org/cathen/02610b.htm; 29.3.2005.
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insieme con tanti altri grandi padri della chiesa, e gli ha dedicato ben due terzine intere.11 Possiamo ben ammettere che la teologia non era nel centro dellattenzione di Boezio, tanto meno dal punto di vista pastorale. Aveva per un posto privilegiato nel suo progetto purtroppo incompiuto. I problemi, nati nella riflessione teologica dei secoli recenti lhanno spinto nella ricerca filosofica; e dopo aver perfezionato certi strumenti della mente umana, ritorn alla teologia per adoperarli. Gli Opuscula sacra possono esser visti come applicazione dei principi filosofici nel campo di teologia. Come abbiamo gi detto, ci interessa in questa sede soprattutto leredit patristica; andiamo a cercarla, poich non sar altrove che si lascer trovare. Iniziamo con alcune briciole (prove di essersi nutrito di questa cucina!): Agostino nel finale del suo De Trinitate prega Dio chiedendolo di aprire a chi bussa.12 Boezio lo ripete quasi letteralmente, ma nellesordio del quinto opusculum.13 Subito dopo troviamo la domanda dellautore al diacono Giovanni, il primo destinatario, di rivedere il testo, di correggerlo e epurarlo da ogni sospetto di eresia. Di un tale aiuto amichevole abbiamo letto anche in Ambrogio, che dava da correggere le sue opere a un certo Sabino, suo amico, vescovo di Piacenza.14 Con papa Leone Magno condivide lopinione sugli eretici,

Dante, Divina comedia, Par. X 124-129: Per vedere ogne ben dentro vi gode lanima santa che l mondo fallace fa manifesto a chi di lei ben ode. Lo corpo ondella fu cacciata giace giuso in Cieldauro; ed essa da martiro e da essilio venne a questa pace. http://www.soc-dante-alighieri.it/10-pubblicazioni/hochfeiler/paradiso/person/ boezio.htm; 29.3.2005 12 Augustinus, De Trinitate XV, 28: Coram te est scientia et ignorantia mea; ubi mihi aperuisti suscipe intrantem; ubi clausisti aperi pulsanti. 13 Boethius, OSV: Contra Eutychen et Nestorium, prooem.: Tandem igitur patuere pulsanti animo fores et veritas inventa quaerenti omnes nebulas Eutychiani reclusit erroris. 14 Ambrosius, Epistulae 32.

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considerati da Boezio come indocti e dotati di dementia, e da Leone anzi multum imprudens et nimis imperitus.15 In una sola pagina gi tre vicinanze; una prova chiara delle fonti per la cultura di Boezio. 3. La riflessione teologica di Boezio sulla Trinit Il mistero centrale della fede cristiana suscitava problemi gi nei primi secoli. Questi erano dapprima assai grossolani. Ricordiamo vari adozionismi, che riducevano o anzi negavano la divinit di Cristo; poi modalismi che toglievano la differenza tra i tre. Ma tutti questi si basavano sullintuizione semplice e in ultima istanza svanivano, sprovvisti del fondamento. Il primo, che ha offerto una riflessione umanamente razionale, ma divinamente inaccettabile, era Ario, che negli anni immediatamente susseguenti alla pace Costantiniana (esattamente nel 318) provoc in questo modo una riflessione approfondita dagli autori ortodossi. Il suo subordinazionismo era infatti tanto logico e attraente da causare un mezzo secolo di dibattiti diretti, per non pensare a quegli indiretti che giungono fino a Boezio e anche pi. Questo era il tempo di Ilario di Poitiers, il pioniere della teologia trinitaria nel Occidente. Era fautore del concilio di Nicea ci che gli valse lesilio nel Oriente. Ed era proprio l che poteva informarsi e studiare tutta questa problematica. La sua opera, nata nellesilio, porta il titolo De Trinitate, un titolo sicuramente non originale, poich non usa mai questa parola. Non ci stupisce che la lettura non fosse facile, non solo a causa del suo stile (da Girolamo paragonato al fiume Rodano), ma anche dalla novit dellargomentazione. Era pastore e lettore della Bibbia e i misteri per lui erano nella lettura cristologica della Bibbia. Doveva dunque mostrare la consustanzialit tra il Padre e il Figlio; e il suo argomento principale erano le frasi del Vangelo.

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Boethius, ibid.; 5; Leo Magnus, Tomus ad Flavianum 1.

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Agostino entra in scena quasi un secolo dopo, quando sul livello teologico sembra gi tutto pacificato. Dicono che lunica opera teologica del grande Africano, scritta fuori dalla diretta polemica, era proprio il De Trinitate. Dallinizio alla sua ultimazione sono passati quasi ventanni. Qui dichiara apertamente di aver letto tutte le opere che trattavano questa materia, incluso Ilario, ma gli mancava la buona conoscenza del greco per poter andare pi al largo. Comunque arrivato assai pi lontano con il suo spirito retorico-dialettico. Partendo dalla Sacra Scrittura, passando per lanalisi dialettica del credo arriv allintrospezione psicologica. Affermando lunit della sostanza e delloperazione ad extra, trov le relazioni come principio distintivo tra i tre. a questi tre diede il nome di persona, preso dalla tradizione. Apertamente dichiara la inadeguatezza del termine, ma nellassenza di uno migliore decise di rispettare la tradizione.16 Questa era leredit di Boezio. Il problema suscitato da Ario, la risposta nicena della consustanzialit, la fede biblica di Ilario e la dialettica linguistica di Agostino. Boezio visse nellombra dellimperatore ostrogota di religione ariana. Non dobbiamo per dimenticare, che non si tratta di un arianesimo religioso, ma politico, di una scelta nazionale che voleva sottolineare la diversit dalla popolazione autoctona, romana, cattolica. La lotta tra i due partiti nel VI secolo era assolutamente diversa da quella del secolo IV. Boezio infatti complet ci che Agostino aveva solo cominciato, cio applicare le categorie aristoteliche alla Trinit. Il breve secondo trattato, che appena oltrepassa 500 parole in 25 frasi, non altro che una pre-quaestio scolastica. Boezio riprende la risposta di Agostino, dicendo che nel caso di Dio, la praedicatio (predicazione nel senso di dare il predicato) pu essere relativa senza essere accidentale. Dire Padre o dire Figlio significa la relazione; questa per non unaccidente, perch a Dio non si pu aggiungere niente di accidentale. I praedicamenta di Dio sono dunque o sostanziali o relativi. Cos Boezio riassume uno degli aspetti della dottrina agostiniana, rimanendo strettamente appoggiato sulle categorie aristoteliche. Alla fine Boezio si rivolge al diacono Giovanni, chiedendone il parere e listruzione. Il tema viene sviluppato e molto pi approfondito nel primo e terzo trattato. Nel primo trattato con titolo semplice De Trinitate Boezio collega i suoi sforzi con quelli di Agostino per avanzare nella riflessione tri16

Augustinus, De Trinitate V, 9, 10; VIII, prooem., 1.

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nitaria. Dopo aver insistito che Dio non pu essere considerato come sostanza (nel senso di sostrato per gli accidenti), sottolinea che nella categoria di sostanza, c la differenza nel predicare/dare i predicamenti a Dio e agli altri. Alla fine viene alla conclusione che i diversi predicati relativi, dati alle tre persone divine, non richiedono la differenza nella sostanza. Boezio non senza ambizione n senza successo rielabora la soluzione agostiniana, secondo la quale i predicati relativi non sono n sostanziali n accidentali. Al contrario, egli distingue tra i predicati intrinsechi (sostanza, qualit, quantit) e estrinsechi. Gli attributi sostanziali sono predicabili a tutta la Trinit, a tutti nello stesso modo. Gli attributi relativi (Padre, Figlio) invece sono applicabili solo alla persona in questione, con la relazione indicata. A questo punto la nostra curiosit vorrebbe suggerirci una domanda: Ma perch? Perch un Boezio, un aristocratico, un pensatore, un politico, entra nella teologia in un campo, che gi da tempo sembrava sufficientemente elaborato dai concili e teologi come Agostino? Il suo tempo non era quello della polemica teologica. Possiamo forse avanzare unipotesi che lo fece a causa della superiorit che sentiva rispetto allimperatore? Voleva forse dire che nonostante la sua forza politica e militare, gli mancava la forza dello spirito, altrimenti avrebbe capito che il suo arianesimo semplicemente non reggeva, non passava al test della dialettica aristotelica. Forse c un po di vendetta intellettuale. Ma se Teoderico percep la freccia, poteva cominciare a diffidare di lui. E lipotesi del martirio di Boezio poteva ravvicinarsi al verosimile. Con un po di semplificazione possiamo concludere questo punto dicendo che Boezio, sulla scia di Agostino, arricch la sua eredit con lapplicazione sistematica e consistente delle categorie aristoteliche sulla problematica trinitaria, nella quale fino allora queste non erano ancora entrate. Il precursore della scolastica non si era ancora staccato n dalla materia patristica n dai suoi maestri, bench sia riuscito ad avanzare in una direzione nuova, che far fortuna dopo 500 anni. 4. La riflessione cristologica di Boezio Il primo grande tema teologico, dove abbiamo visto Boezio come erede della patristica, era quello trinitario. Questo era anche il punto focale dei primi due concili ecumenici, quello di Nicea e quello di Costantinopoli, del 325 e 381 rispettivamente. Dal campo trinitario, il

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problema si era spostato allora alla cristologia. Saltiamo lapollinarismo, gi rifiutato a Costantinopoli, e rivediamo le onde teologiche intorno ai due seguenti concili, di Efeso nel 431 e di Calcedonia nel 451. Il problema offre una facile presentazione e una risposta impossibile: come conciliare in Cristo le sue due nature e una sola persona? I nostri sensi uniscono questi due concetti: a una natura (capta nella sua concretezza) corrisponde una persona e viceversa; due nature richiedono anche la diversit di persone. Il caso Cristo sfugge alla nostra esperienza limitata. Non vediamo nessuna analogia nel creato. Ma non dimentichiamo, che i termini non sono ancora chiaramente definiti! Di nuovo entra nel campo di combattimento anche la politica, tanto ecclesiastica quanto imperiale ed anzi internazionale. E se larianesimo germanico non poteva optare per la sopravvivenza, agli estremi cristologici essa era garantita. Completiamo il quadro! Dietro tutto questo groviglio cerano due scuole di esegesi, quella alessandrina e quella antiochena; luna allegorica, laltra letteralista. Il primo ad alzare la sua voce nella controversia cristologica era Nestorio, patriarca costantinopolitano, di matrice antiochena. Il suo punto di vista si potrebbe definire come divisismo. Voleva separare gli attributi, le opere ecc. divine da quelle umane. E cos parvenne alla affermazione infelice, che Maria non poteva essere madre della divinit di Cristo, dunque non le spetta il titolo di Theotokos. In Cristo riconosce due prosopa (coi due persone), che per capisce molto superficialmente, come mere apparenze (prosopon era la maschera nel teatro greco), e le ascrive alle due nature. Non bisognava aspettare a lungo, perch si faccia sentire la voce del suo avversario, Cirillo di Alessandria. Egli stesso insicuro, perch troppo unitivo, non osava entrare nellargomento cristologico, ma trov il punto debole di Nestorio nella mariologia, perci vinse senza grandi sforzi al concilio di Efeso. Nestorio, deposto ed esiliato, ha avuto la scuola, i successori che hanno svilupato il suo pensiero nella direzione del divisismo radicale. Pochi anni dopo, laltra parte offr il suo estremista. Di nuovo gli avvenimenti hanno luogo nella capitale Costantinopoli, il protagonista invece era un monaco, Eutiche, che seguiva le posizioni di Cirillo e le radicalizzava. Cristo non era in due nature, ma da due nature, che si erano amalgamate in una nuova, specifica, natura del Logos incarnato (piuttosto divina che umana). Cos nato il monofisitismo. Dopo il fallimento del latrocinio efesino, il concilio di Calcedonia con laiuto di papa Leone e la sua missiva Tomus ad Flavianum, condan-

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n questa posizione e defin lespressione: ... uno e medesimo Cristo signore unigenito; da riconoscersi in due nature, senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili, ...17 Questa soluzione salomonica non trov orecchi aperti dalla parte dei due estremi. Per i nestoriani questo sembrava monofisita, per i monofisiti le stesse parole sentivano del nestorianismo. E la politica internazionale offriva le condizioni necessarie per una feconda continuazione di tutti e due gli estremi: nelle parti della cristianit, che sono cadute fuori limpero bizantino, le misure contro quelli, che rifiutavano di firmare il credo conciliare, non potevano applicarsi. Egitto, Siria e Persia sono diventati patria dei monofisiti e dei nestoriani. Bisanzio cercava nuovi compromessi teologici per assicurarsi gli alleati o la quinta colona, ma senza successo. (A modo di excursus: Dieci anni fa, il 11 novembre 1994, nel silenzio mediatico /escluso LOsservatore Romano/ era firmato il documento che ha posto fine di questa discordia: Il papa Giovanni Paolo II e il patriarca della chiesa assira dellOriente (nestoriano) Mar Dinkha IV hanno firmato la Dichiarazione cristologica comune dopo anni di lavoro della commissione mista. Anche la commissione analoga per laltra parte, cio monofisita, lavora gi da anni; e speriamo che arrivi allo stesso risultato; dovuto in una certa misura anche a Boezio!; finito lexcursus). Come quasi sempre il problema era suscitato dalla mancanza delle definizioni dei termini di base. Diverse scuole davano alle stesse parole significati quanto mai diversi e ci portava alle incomprensioni e alle liti. Se tutto questo ha trovato una base socio-politica favorevole, poteva nascere una deviazione teologica di un tipo o laltro. Anatematismi allora non tardavano. Boezio era filosofo e politico. Come filosofo era sensibile alle definizioni, come politico vedeva lo sfruttamento della teologia. E come uomo nobile con nessuna pretesa gerarchica voleva offrire quello che poteva: una spiegazione nuova, basata sulle sue riflessioni.

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Conc. Calc., Def. fidei.

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Era tra i primi che avvertivano la necessit di partire dalle buone definizioni (come la buona scolastica insegn a tutte le scienze!) ed era capace di offrirne. Nel quinto opusculum Contro Eutiche e Nestorio definisce cos subito allinizio il termine natura, dopo averlo analizzato con le categorie di sostanza, accidente, movimento, attivo, passivo ecc.18 Applicando la risposta a Cristo conclude, che i cattolici concordano con Nestorio dicendo che in Cristo ci sono due nature. Il secondo paragrafo forse il pi ricco e pi citato di tutto Boezio, perch parla della persona, definendola come naturae rationabilis individua substantia.19 Bench criticata (come per esempio dagli orientali, un Evdokimov) come inadeguata, troppo limitativa... rimane una pietra miliare nella comprensione delluomo come tale. Boezio capiva bene le differenze semantiche tra i termini greci e latini e richiamava lattenzione alle coppie prosopon/persona e hypostasis/substantia che si corrispondono solo come calchi, ma non nel significato. L, la persona latina corrisponde allhypostasis greca. Boezio invidia ai Greci e ammira la ricchezza del loro vocabolario. Come buon erede, condivide con Agostino lopinione sul termine persona, che non adeguato, ma in mancanza di uno migliore e a causa della tradizione lo accetta.20 Forse gi senza entrare nei dettagli e sfumature filosofiche, di cui Boezio era un vero maestro, percepiamo la bellezza, nobilt e audacia del suo spirito. Con i suoi sviluppi arriva a dimostrare le conseguenze nefasti dei due estremi, monofisita e nestoriano. Se si insiste dalla parte Nestoriana, quella divisoria, si arriva alla conclusione

Boethius, C. Eut. et Nest. 1: Quae significatio naturae definietur hoc modo: Natura est unam quamque rem informans specifica differentia. - La natura ci, che informa la differenza specifica di ogni cosa. 19 Ibid. 3. 20 Augustinus, De Trinitate V,9,10: dictum est tamen tres personae non ut illud diceretur sed ne taceretur; VIII, prooem.: non ut aliqua intellegatur diuersitas essentiae, sed ut uel uno aliquo uocabulo responderi possit cum dicitur quid tres uel quid tria. Boethius, C. Eut. e Nest. 3: Longe vero illi signatius naturae rationabilis individuam subsistentiam g-hupostases nomine vocaverunt, nos vero per inopiam significantium vocum translaticiam retinuimus nuncupationem, eam quam illi g-hupostasin dicunt personam vocantes; sed peritior Graecia sermonum g-hupostasin vocat individuam subsistentiam.

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che nella mancanza del legame tra le due nature in Cristo (di cui ognuna aveva la sua persona), la natura umana non era salvata. Se invece si insiste dalla parte monofisita, quella unificante, si arriva a sostenere lo stesso: che a causa dellunica natura in Cristo, che non era umana, lumanit non era redenta. Logicamente le due deviazioni partono dallo stesso presupposto: linterpretazione sbagliata dei termini di natura e persona; e per vie opposte giungono alla stessa conclusione di non-redenzione. Boezio non si limita solo a mostrare queste inconsistenze delle dottrine fuorvianti, ma mostra anche, dove porta la sua definizione dei termini, dopo il passaggio per le prove logiche e bibliche: al corpo umano redento e glorioso, cambiato secondo il modello del Cristo risorto. Haec enim omnia illa beatissima humani generis fideliter credentium inmutatio deprecatur.21 5. Conclusione Per concludere la nostra ricerca nella eredit patristica in Boezio, vorremo vedere il suo contributo nella formazione del pensiero europeo e anche i suoi moniti, che non hanno scadenza. Egli sapeva coniugare la societ terrena e la comunione dei santi, la politica e la teologia, la citt umana e la citt di Dio. Vedeva che colui che univa le due realt era il Cristo, in due nature, ma in una persona. Vedeva anche il fine dellumanit: la redenzione, che non limitava alla sfera spirituale, offerta dal neoplatonismo, ma la voleva concreta e corporale. E mostrava i possibili smarrimenti. Una lettura un po audace potrebbe vedervi i segnali di avviso contro le deviazioni pericolosissime. Se, ipoteticamente, la definizione della persona fosse partita dalla matrice mentale ariana ricordiamo che per gli ariani solo Padre era il vero Dio, Figlio era Dio in una misura minore; lo Spirito era gi una creatura allora anche la persona umana, fatta allimmagine divina, avrebbe avuto tre gradi: indoviniamoli: uomo, superuomo e sotto-uomo. Come se avessimo gi sentito

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Boethius, ibid., 8.

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Severino Boezio e Gregorio Magno

queste espressioni, non legate con arianesimo, ma nellambito di un altra ideologia ariana, quella del monaco ripudiato dalla chiesa, Jorg Lanz von Liebenfels, fondatore di teozoologia, che voleva epurare la razza ariana dai resti sotto-umani per arrivare al superuomo, bermensch; idea triste che trov eco in politica del secolo scorso e provoco tante atrocit.22 LEuropa moderna ritornata alle strade pi rispettose dellumanit, ha curato almeno certe ferite. Ma, se entriamo nella scuola di Boezio, non pensare che non ci si trovino avvisi e moniti anche per noi. La natura umana un dato (anzi una grazia), che non permesso di manipolare, perch di origine divina, perch stata assunta da Dio stesso e da lui sanata e completata. Colui dunque che vuole creare lumanit secondo i suoi progetti e contrariamente a quelli divini, rischia di perdere il fine ultimo, rischia di uscire dalla salvezza. Come in ultima istanza fecero le idee di Ario, Nestorio, Eutiche. Boezio forse non era cosciente di quale buon cammino ci abbia indicato ... con merito lo riconosciamo uno dei padri di Europa moderna. E prendiamo leredit dalle sue mani con rispetto e gratitudine.
Bibliografia: J. Marenbon, Boethius, Oxford 2003. Anicius Manlius Severinus Boethius, Opuscula sarca / Filozofsko-teoloki traktati, prevod in spremna beseda Matja Vesel, Ljubljana 1999. A. Galonnier, Anecdoton Holderi ou Ordo generis Cassiodororum: lments pour une tude de lauthenticit bocienne des Opuscula sacra, Louvain-Paris 1977. M. Fuhrmann und J. Gruber (hrg.), Boethius, Darmstadt 1984.

fr. Miran peli OFM Univerza v Ljubljani Teoloka fakulteta Poljanska 4 1000 Ljubljana; Slovenija miran.spelic@guest.arnes.si

22http://www.romacivica.net/anpiroma/nazismo/nazismo14.htm; 30.3.2005.