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Maria Valtorta

LEZIONI
SULL'EPISTOLA
DI PAOLO
AI ROMANI

CENTRO EDITORIALE VALTORTIANO

INDICE GENERALE

Testo dell’Epistola di Paolo ai Romani 7 - 32

Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani 33 - 286

Indice delle date e delle lezioni 289 - 291

Indice degli argomenti 293 - 305

Indice dei nomi 307 - 311

Nota dell’editore 313 - 315

LETTERA AI ROMANI

Il numero sul margine destro rimanda alla pagina


della corrispondente lezione.

Capo I.

Indirizzo e saluto

1Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato apostolo, segregato pel Vangelo di Dio 2Vangelo che Dio

aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture, 3intorno al suo Figliolo,
(fatto a lui dal seme di David, secondo la carne, 35 4predestinato Figliolo di Dio per
propria virtù, secondo lo spirito di santificazione, per la risurrezione da morte), Gesù Cristo Signor
nostro, 5per cui abbiamo ricevuto la grazia e l’apostolato, per trarre in suo nome all’obbedienza
della fede tutte le genti, 6tra le quali siete anche voi chiamati (ad essere) di Gesù Cristo: 7a
voi tutti amati da Dio, chiamati santi, che siete a Roma, grazia e pace da Dio nostro Padre e dal
Signore Gesù Cristo.

Affetto di S. Paolo per i Romani

8Prima di tutto rendo grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo a riguardo di tutti voi, perché la vostra

fede è celebrata in tutto il mondo. 9Dio, a cui servo nel mio spirito, evangelizzando il suo Figliolo,
mi è testimone che mi ricordo continuamente e sempre 10di voi nelle mie orazioni, chiedendo che
finalmente una volta, con la volontà di Dio, possa avere una felice occasione di venire a voi;
11perché io bramo di vedervi, per comunicarvi qualche dono spirituale che vi conforti, 12o meglio,

per incoraggiarci scambievolmente mediante la fede che ci è comune, a voi e a me. 13Or io non
voglio che voi ignoriate, o fratelli, come spesso abbia fatto il proposito di venire a voi, per
raccogliere qualche frutto anche tra voi, come tra le altre nazioni, ma sono stato fino ad ora
impedito.
7
Proposizione dell’argomento. Colpe dei pagani

14Io son debitore ai Greci e ai Barbari, ai sapienti ed agli ignoranti, 15quindi (quanto
a me) sono pronto ad annunziare il Vangelo anche a voi che siete in Roma.
16Perché io non mi vergogno del Vangelo, virtù di Dio a salvezza d’ogni credente, prima del

Giudeo, poi del Greco. 17In esso infatti si manifesta la giustizia di Dio che 39
vien dalla fede e tende alla fede, come sta scritto: Il giusto vive di fede.
18Or l’ira di Dio si manifesta dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli 43
uomini che soffocano la verità di Dio nell’ingiustizia, 19perché ciò che può conoscersi
di Dio è in essi manifesto, avendolo Dio loro manifestato. 20Infatti le sue invisibili 48
perfezioni, la sua eterna possanza, la sua divinità, dopo la creazione del mondo, sono
rese visibili all’intelligenza per mezzo delle creature. 21Quindi essi sono senza scusa, perché
avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno
ringraziato; ma han vaneggiato nei loro pensamenti e il loro stolto cuore s’è ravvolto
nelle tenebre. 22Vantandosi di essere saggi son divenuti pazzi, 23ed han cangiato la gloria
dell’incorruttibile Dio in simulacri di uomini corruttibili, di uccelli, di quadrupedi e di serpenti.
24Per questo Dio li ha abbandonati ai desideri del loro cuore, all’imrnondezza, in 50
modo che disonorino tra di loro i proprii corpi, 25essi che han mutato la verità di Dio nella
menzogna, e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore (il quale è benedetto
in eterno. Così sia!)
26Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne han cambiato

l’uso naturale in quello che è contro natura, 27e similmente gli uomini lasciata la naturale unione
con la donna, arsero di libidine gli uni verso gli altri, facendo, uomini con uomini, delle turpitudini,
e ricevendo in se stessi la condegna mercede della loro degenerazione. 28E siccome non si son
curati di riconoscere Dio, Dio li ha abbandonati al reprobo senso,
in modo che fanno cose immorali. 29Son ricolmi di ogni iniquità, di malizia, di
fornicazione, di avarizia, di malvagità, pieni d’invidia, di omicidio, di discordia, di frode,
di malignità, sussurroni, 30detrattori, nemici di Dio, oltraggiatori, superbi, millantatori, inventori di
perversità, disubbidienti ai genitori, 31stolti, disordinati, senza amore, senza legge, spietati. 32Essi,
avendo conosciuta la giustizia di Dio, non compresero che chi fa
tali cose è degno di morte; né soltanto chi le fa, ma anche chi approva coloro che le fanno.
8

Capo II.

Passaggio dalle colpe dei Gentili a quelle dei Giudei

1Tu dunque, o uomo, chiunque tu sia, ti rendi inescusabile, perché nel giudicare gli 54 altri
condanni te stesso, facendo le medesime cose che tu condanni.

Ciascuno sarà giudicato secondo le opere

2Or noi sappiamo che il giudizio di Dio contro coloro che fanno tali cose è secondo 56 verità. 3E
tu, o uomo che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai, credi forse di sfuggire
al giudizio di Dio? 4Ovvero disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza,
della sua tolleranza? E non sai che la bontà di Dio t’invita a penitenza? 5Ma tu, colla tua durezza e
col cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d’ira pel giorno dell’ira e della manifestazione del
giusto giudizio di Dio, 6che renderà a ciascuno secondo le opere: 7a quelli che, perseveranti nel
bene, cercano la gloria, l’onore e l’immortalità, la vita eterna;
8a quelli che, ostinati, non dànno retta alla verità, ma obbediscono all’ingiustizia, ira e
indignazione.
9Tribolazione ed angoscia sopra ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo 58
10
prima, poi del Greco; gloria e onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima, poi
al Greco; 11perché non v’è accettazione di persone avanti a Dio.

I Giudei saranno giudicati secondo la loro legge,


i Gentili secondo la legge naturale

12Tutti quelli che senza legge hanno peccato, senza legge periranno; e tutti quelli 60
che sotto una legge han peccato, saranno da essa condannati; 13non quelli infatti che ascoltano la
legge son giusti dinanzi a Dio, ma quelli che la mettono in pratica saranno giustificati. 14Quando i
Gentili, che non hanno legge, fanno naturalmente ciò che la legge impone, non avendo legge, son
legge a se stessi; 15e mostrano che il tenor della legge è
scritto nel loro cuore, testimone la loro coscienza ed i pensieri che a vicenda tra di loro accusano od
anche difendono, 16nel giorno in cui, secondo il mio Vangelo, Dio
giudicherà per mezzo di Gesù Cristo le azioni segrete degli uomini.
9

La legge aggrava le colpe dei Giudei


17Tu che porti il nome di Giudeo e ti riposi nella legge e ti glorii di Dio, 63
18e conosci la sua volontà, e, istruito nella legge, distingui quel che più giova, 19e ti credi d’esser

guida ai ciechi, luce a quelli che son nelle tenebre, 20dottore degl’ignoranti,
maestro dei fanciulli, perché hai nella legge la regola della scienza e della verità, 21come mai,
dunque, tu che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non
rubare, rubi? 22Tu che dici non doversi commettere adulterio, sei adultero? Tu che
hai in abominio gli idoli, fai sacrilegio? 23Tu che ti vanti della legge, violandola, disonori Dio?
24Per cagion vostra il nome di Dio (come sta scritto) è bestemmiato tra le Genti.

La circoncisione non giova senza osservare la legge

25Certo la circoncisione giova se tu osservi la legge, ma se tu la trasgredisci, con la

tua circoncisione sei un incirconciso. 26Se invece un incirconciso osserva i precetti della legge, la
sua incirconcisione non sarà considerata come circoncisione? 27Quindi chi per nascita è
incirconciso, se osserva la legge, giudicherà te, che, colla Scrittura e colla circoncisione, trasgredisci
la legge. 28Vero Giudeo non è chi tale apparisce, né è circoncisione quella che si manifesta nella
carne; 29ma Giudeo è colui che tale
interiormente è; la circoncisione è quella del cuore, secondo lo spirito e non secondo la lettera.
Questa avrà lode non dagli uomini, ma da Dio.

Capo III.

Le promesse di Dio non liberano i Giudei

1Qual è dunque il vantaggio del Giudeo, o qual è l’utilità della circcncisione? 68


2Grande sotto ogni rispetto. E principalmente perché ad essi furono confidati gli oracoli

di Dio. 3E che importa se alcuni di essi non hanno creduto? La loro infedeltà annullerà
forse la fedeltà di Dio? No, certamente. 4Dio è verace, anche se ogni uomo è
menzognero, come sta scritto: Affinché tu sia trovato giusto nelle tue parole e trionfi
quando sei chiamato in giudizio.
5 Or se la nostra ingiustizia mette in evidenza la giustizia di
10
Dio, che diremo noi? È forse ingiusto Dio quando castiga? 6(parlo alla maniera degli uomini). No,
certo; altrimenti come potrà Dio giudicare questo mondo? 7E se la verità
di Dio ridondò in gloria di lui per la menzogna, perché sono ancora io giudicato come peccatore?
8E perché (come malamente dicono di noi e come alcuni spacciano che si dica
da noi) non facciamo il male affinché ne venga il bene? La dannazione di essi è
giusta.

Tutti i Giudei a Gentili, secondo le Scritture, sono peccatori

9E che dunque? Siamo noi da più di essi? Niente affatto; perché abbiamo dimostrato
che tutti, Giudei e Greci, sono sotto del peccato, 10come sta scritto: Non vi è neppure un giusto.
11Non vi è chi abbia intelligenza; non v’è chi cerchi Dio. 12Tutti sono usciti di
strada, son divenuti tutti quanti inutili, non v’è chi faccia del bene, non ve n’è neppure
uno. 13Sepolcro aperto è la loro gola, colle loro lingue tessono inganni, veleno di aspidi
sta sotto le loro labbra. 14La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza; 15i loro
piedi veloci a spargere il sangue. 16Dolore e sventura è nelle loro vie, 17e non han
conosciuto i sentieri della pace. 18Non è dinanzi ai loro occhi il timor di Dio.
68
19Or noi sappiamo che tutto quello che dice la legge, lo dice per quelli che sono sotto
la legge, affinché ogni bocca sia chiusa e il mondo intero sia riconosciuto colpevole
dinanzi a Dio. 20Infatti nessuno sarà giustificato dinanzi a lui mediante le opere della
legge, perché dalla legge vien la coscienza del peccato.

La giustificazione è gratuitamente data per la fede in Cristo

21Ma, ora, senza la legge, si è manifestata la giustizia di Dio, comprovata dalla 74


legge e dai profeti, 22la giustizia di Dio per la fede di Gesù Cristo, in tutti e sopra tutti
quelli che credono in lui. Non v’è alcuna distinzione, 23perché tutti hanno peccato ed
hanno bisogno della gloria di Dio, 24e son giustificati gratuitamente per la grazia di lui mediante la
redenzione che è in Cristo Gesù, 25da Dio preordinato vittima propiziatoria mediante la fede nel
suo sangue, per dimostrare la propria giustizia nella remissione dei precedenti delitti, 26sopportati
da Dio per far conoscere la sua giustizia nel tempo
presente, in modo che sia giusto e giustifichi colui che crede in Gesù Cristo.
11
27Dov’è dunque il tuo vanto? È tolto. Per qual legge? Per quella delle opere? No:

per la legge della fede. 28Noi riteniamo che l’uomo è giustificato per mezzo della fede,
senza le opere della legge. 29È forse Dio dei soli Giudei? E non è anche Dio dei Gentili?
30Certamente anche dei Gentili, perché v’è un Dio solo che giustifica i circoncisi per
mezzo della fede e gl’incirconcisi per mezzo della fede.
31Distruggiamo dunque la legge per mezzo della fede? No, certamente; anzi noi confermiamo la
legge.

Capo IV.

Abramo giustificato non dalle opere, ma dalla fede

1Qual vantaggio secondo la carne, direm noi, ha dunque ottenuto Abramo nostro 78
padre? 2Se Abramo è stato giustificato dalle opere, egli ha di che gloriarsi, ma non dinanzi
a Dio. 3Infatti che dice la Scrittura? «Abramo credette a Dio, e gli fu imputato a giustizia». 4Or a
colui che lavora, la mercede non è computata come grazia, ma come cosa dovuta; 5invece a colui
che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la fede gli è
imputata a giustizia, secondo il proponimento della grazia di Dio. 6Così pure anche David proclama
beato l’uomo al quale Dio imputa la giustizia, indipendentemente dalle opere: 7Beati coloro ai quali
sono perdonate le iniquità, i peccati dei quali sono stati ricoperti. 8Beato l’uomo a cui Dio non
imputa il peccato.

Avanti la circoncisione fu giustificato Abramo

9Questa beatitudine è soltanto per i circoncisi, od anche per gli incirconcisi?

Siccome diciamo che ad Abramo la fede fu imputata a giustizia, 10in che modo gli fu
dunque imputata? Quando era circonciso, o quando era incirconciso? Non dopo, ma
avanti la circoncisione. 11E il segno della circoncisione che poi ricevette, fu il sigillo
della giustizia ottenuta per la fede, prima della circoncisione, per essere il padre di tutti
i credenti incirconcisi, affinché (la fede) sia imputata anche ad essi a giustizia, 12e padre
dei circoncisi, di quelli che non sono sol-
12

tanto circoncisi, ma seguono anche le orme della fede che il nostro padre Abramo aveva quand’era
incirconciso.

Le promesse furon fatte alla fede

13Difatti non in virtù della legge fu promessa ad Abramo l’eredità dell’universo, ma

per la giustizia della fede. 14Or se eredi son quelli che han la legge, è vana la fede, è annullata la
promessa, 15perché la legge produce l’ira, mentre dove non c’è legge non
c’è neppure trasgressione. 16Deve dipendere adunque dalla fede la promessa, affinché
sia gratuita e assicurata a tutta la discendenza, non soltanto a quella che è dalla legge,
ma anche a quella che è dalla fede di Abramo, il quale è padre di noi tutti, 17(secondo
quello che sta scritto: Ti ho costituito padre di molte nazioni), padre davanti a Dio, nel
quale credette, che fa rivivere i morti e chiama le cose che non sono come se esistessero.
18Sperando contro ogni speranza, Abramo credette in modo da divenire padre di

molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: Tale sarà la tua discendenza. 19Egli, senza
vacillar nella fede, non guardò al suo corpo impotente (aveva quasi cent’anni), né
al seno di Sara infecondo; 20ma dinanzi alla promessa di Dio non esitò diffidando; reso invece forte
dalla fede, dié gloria a Dio, 21assolutamente convinto che è sì potente da
effettuare qualunque cosa abbia promessa. 22Ecco perché (la sua fede) gli fu imputata a giustizia.
23Or non per lui soltanto è scritto che gli fu imputata a giustizia, 24ma anche per noi,

ai quali sarà imputata la fede in Colui che ha suscitato da morte Gesù Cristo Signor nostro, 25il
quale è stato dato a morte pei nostri peccati e risuscitò per la nostra giustificazione.

Capo V.

Primo frutto della giustificazione: pace con Dio, sicurezza del cielo
1Giustificati adunque mediante la fede, abbiamo pace con Dio per mezzo del 86
nostro Signore Gesù Cristo, 2a cui dobbiamo d’avere per la fede accesso a questa
grazia, nella quale stiam
13
saldi, e di gloriarci nella speranza della gloria dei figli di Dio. 3E non soltanto di questo
ci gloriamo, ma anche delle tribolazioni, sapendo come la tribolazione produce la
pazienza, 4la pazienza l’esperienza, l’esperienza la speranza. 5Or la speranza non 93
inganna, perché la carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito
Santo, che ci è stato donato.

Amore mostratoci da Dio col darci Gesù Cristo

6Per qual motivo adunque, mentre noi eravamo impotenti, Cristo, nel tempo 97
stabilito, è morto per gli empi? 7Or è difficile che uno muoia per un giusto, pure può
darsi che per un uomo dabbene qualcuno abbia il coraggio di morire; 8ma Dio mostra
la sua carità verso di noi, perché, essendo ancora peccatori, nel tempo stabilito 9Cristo è morto per
noi. Tanto più dunque ora che siam giustificati nel suo sangue, saremo salvi dall’ira per mezzo di
lui. 10Perché, se quando eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo
Figliuolo, molto più essendo riconciliati saremo salvi mediante la sua vita. 11Di più ancora ci
gloriamo in Dio per Gesù Cristo Signor nostro,
per mezzo del quale abbiamo ora ottenuta la riconciliazione.

Parallelo tra Cristo che ci ha salvati e Adamo che ci ha perduti

12Così, dunque, per un sol uomo il peccato è entrato nel mondo e col peccato la

morte, e la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno (in Adamo) peccato. 13Anche
prima della legge il peccato era nel mondo, ma non era imputato, non essendovi legge; 14eppure la
morte regnò da Adamo fino a Mosè, anche sopra coloro che non
avevano peccato di prevaricazione, come Adamo, il quale è figura di Colui che doveva venire.
15Ma il dono è stato ben differente dal delitto; perché se per il delitto di un solo
molti perirono, molto più la grazia e la liberalità di Dio, in grazia di un sol uomo, Gesù Cristo,
abbondò in molti. 16V’è ancora differenza tra il peccato di un solo e il dono,
perché il giudizio da un solo peccato va alla condanna, la grazia invece da molti peccati
va alla giustificazione. 17Difatti se per il delitto d’un solo e per un solo regnò la morte,
con più ragione coloro che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno
nella vita per il
14
solo Gesù Cristo. 18Quindi, come pel delitto di un solo (venne) sopra tutti gli uomini la dannazione,
così per la giustizia d’un solo è in tutti gli uomini la giustificazione
vivificante. 19Così pure, come per la disobbedienza d’un solo uomo molti son costituiti peccatori,
anche per l’obbedienza d’un solo molti saran costituiti giusti. 20Or la legge intervenne perché
abbondasse il peccato; ma dove abbondò il peccato sovrabbondò la
grazia, 21affinché come il peccato regnò colla morte, così la grazia regni mediante la giustizia per
dare la vita eterna per mezzo di Gesù Cristo Signor nostro.
Capo VI.

Secondo frutto della giustificazione:


liberazione dalla schiavitù del peccato e unione con Cristo

1Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinché abbondi la grazia? 2Non 102
sia mai. Noi che siam morti al peccato, come potremo seguitare a vivere in esso?
3Non sapete forse che, quanti siamo battezzati in Gesù Cristo, nella morte di lui siamo

stati battezzati? 4Noi dunque pel battesimo siamo stati sepolti con lui nella (sua) morte, affinché,
come Cristo è risuscitato da morte per la gloria del Padre, così anche noi
viviamo d’una vita novella. 5Se infatti siamo stati innestati su lui per somiglianza di
morte, lo saremo anche per somiglianza di resurrezione.

Morte e risurrezione a nuova vita

6Questo ben lo sappiamo: che il nostro uomo vecchio è stato con lui crocifisso,

affinché il corpo del peccato sia distrutto e noi non serviamo più al peccato, 7essendo il morto
affrancato dal peccato. 8Or se noi siam morti con Cristo, crediamo di vivere ancora con lui,
9sapendo che Cristo, risuscitato da morte, non muore più, sopra di lui non regna

più la morte 10perché se egli è morto per il peccato, è morto una sola volta; ma se vive,
vive per Iddio.

Non più obbedienza al peccato

11Così voi pure consideratevi come morti al peccato, ma vivi per Iddio in Gesù 107
Cristo Signor nostro. 12Il peccato non regni
15
dunque nel vostro corpo mortale, da farvi obbedir alle sue concupiscenze: 13non date le
vostre membra come strumenti d’iniquità al peccato, ma offritevi a Dio come viventi dopo
essere stati morti, offritegli le vostre membra come strumento di giustizia.
14Il peccato adunque non vi dominerà, perché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.
Chi diventa servo della giustizia deve vivere santamente

15Che dunque? Peccheremo, perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? Non

sia mai. 16Non sapete che a chiunque vi diate a obbedire come servi, siete servi di colui al
quale ob bedite, sia del peccato che mena alla morte, sia dell’obbedienza che mena alla
giustizia? 17Ma, grazie a Dio, voi che foste servi del peccato, avete poi obbedito di cuore nella
regola di dottrina che vi è stata insegnata. 18Liberati così dal peccato siete divenuti servi della
giustizia. 19Parlo a mo’ degli uomini, a motivo della debolezza della vostra
carne: come dunque deste le vostre membra al servizio dell’immondezza e dell’iniquità
per l’impurità, così date ora le vostre membra al servizio della giustizia per la
santificazione. 20Quando eravate servi del peccato eravate liberi dalla giustizia; 21ma qual frutto
aveste allora dalle cose di cui ora vi vergognate? Certamente la fine di esse è la
morte. 22Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per vostro frutto la santificazione
e per fine la vita eterna, 23essendo paga del peccato la morte, e grazia di
Dio la vita eterna in Gesù Cristo nostro Signore.

Capo VII.

Terzo frutto della giustificazione:


liberazione dalla servitù della legge per una morte mistica

1Forse ignorate, o fratelli (siccome parlo con periti nella legge) che l’uomo è sotto 111 l’impero
della legge finché vive? 2Così la donna maritata è legata per legge al marito vivente; ma se le
muore è sciolta dalla legge del marito. 3Infatti sarà chiamata
adultera se, vivente il marito, starà con un altro uomo; se poi
16
le muore il marito, è liberata dalla legge del marito, in modo da non essere adultera, dato
che stia con altro uomo. 4Così, anche voi, miei fratelli, siete morti alla legge pel corpo di Cristo, per
appartenere ad un altro, che è risuscitato da morte, affinché portiamo dei frutti
a Dio. 5Mentre vivevamo secondo la carne, le passioni peccaminose, occasionate dalla
legge, agivano nelle nostre membra in maniera da produrre frutti per la morte. 6Ma ora siamo stati
liberati dalla legge, essendo morti alla legge che ci legava, e possiamo servire Dio secondo il nuovo
spirito e non secondo l’antiquata lettera.

La legge, benché santa, provoca delle trasgressioni

7Che diremo dunque? La legge è peccato? No, certamente. Ma io non ho conosciuto


il peccato se non per mezzo della legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza se
la legge non avesse detto: Non desiderare. 8Ma il peccato, presa l’occasione da quel
comandamento, fe’ nascere in me ogni sorta di concupiscenza; mentre senza la legge il peccato non
esisteva. 9Io poi una volta vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, ebbe vita il peccato,
10ed io morii, ed il comandamento che doveva darmi la vita mi risultò cagione di morte. 11Perché
il peccato, presa l’occasione dal comandamento, mi sedusse, e per mezzo di esso mi dié la morte.
12È santa dunque la legge, e santo e giusto e buono il comandamento.
13Una cosa buona m’è dunque divenuta causa di morte? Non può essere. Ma il
peccato, per apparire peccato, mi ha data la morte per mezzo d’una cosa buona, in modo
da mostrarsi estremamente colpevole attraverso il precetto.

Impotenza della legge nella lotta tra la carne a to spirito

14Noi sappiamo difatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto e 122
soggetto al peccato. 15Io non so quello che faccio: non fo il bene che voglio, ma il 125
male che odio. 16Or se faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona; 153
17però in questo caso non sono io che opero, ma il peccato che abita in me.
18Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: è in me certamente
la volontà di fare il bene, ma non trovo la via di compierlo, 19poiché, non il bene che
voglio io fo, ma il male che non voglio quello io faccio. 20Or se io fo quel-
17
lo che non voglio, non son più io che lo faccio, ma il peccato che abita in me.
2l Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male mi è già a lato. 22Infatti,

mi diletto nella legge di Dio, secondo l’’uomo interiore; 23ma vedo nelle mie membra un’altra
legge che si oppone alla legge della mia mente, e mi fa schiavo della
legge del peccato che è nelle mie membra. 24Oh, me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di
morte? 25La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro. Dunque io stesso 169
colla mente servo alla legge di Dio, colla carne invece alla legge del peccato.

Capo VIII.

Quarto frutto della giustificazione:


lo stato felice del giustificato.
Santificazione per lo Spirito Santo e suoi effetti

1Non v’è dunque or alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù che non 182
camminano secondo la carne. 2Infatti, la legge dello spirito di vita m’ha per Gesù 204
Cristo liberato dalla legge del peccato e della morte. 3Perché ciò che era impossibile
alla legge, resa impotente dalla carne, Dio l’ha fatto mandando il Figlio suo in una carne simile a
quella del peccato: col peccato abolì il peccato nella carne, 4affinché la giustizia della legge si
adempisse in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo spirito. 5Quelli infatti che
vivono secondo la carne gustano le cose della carne; ma 192
quelli che vivono secondo lo spirito gustano le cose dello spirito. 6Or la saggezza della 196
carne è morte; la saggezza dello spirito è vita e pace, 7perché la sapienza della carne è 200
nemica di Dio, non essendo soggetta né potendosi assoggettare alla legge di Dio: 8quindi quelli che
vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. 9Ma voi non vivete più secondo la carne, ma
secondo lo spirito, se lo spirito di Dio abita in voi. Che se uno non
ha lo spirito di Cristo, egli non è dei suoi. 10Se poi Cristo è in voi, il corpo certamente è
morto a causa del peccato, ma lo spirito vive a cagione della giustizia. 11Che se lo spirito di Colui
che risuscitò Gesù da morte abita in voi, chi risuscitò Gesù Cristo da morte renderà la
18
vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Ragioni per sperare la gloria futura

12Così dunque, fratelli, noi non siamo debitori alla carne per vivere secondo la 209
carne. 13Se quindi vivrete secondo la carne, morrete; se invece collo spirito darete morte
alle azioni della carne, vivrete, 14essendo, tutti quelli che son mossi dallo spirito di Dio,
figli di Dio. 15Difatti, voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per nuovo timore, ma
avete ricevuto lo spirito di adozione in figli, pel quale gridiamo: Abba (Padre). 16Questo
stesso Spirito attesta allo spirito nostro che noi siamo figli di Dio. 17E se figlioli, siamo anche eredi:
eredi di Dio e coeredi di Cristo, se però soffriamo con lui da essere con lui 211 glorificati.
18Io tengo per certo che i patimenti del tempo presente non sono da paragonarsi alla futura gloria

che sarà manifestata in noi. 19Difatti, la creazione sta ansiosamente


aspettando la rivelazione dei figli di Dio.
Desiderio della creazione e nostro

20Poiché la creazione è stata assoggettata alla vanità, non per sua volontà, ma di 214
Colui che l’assoggettò colla speranza 21che essa pure sia liberata dalla servitù della corruzione, per
aver parte alla libertà gloriosa dei figli di Dio. 22E noi sappiamo che 217
fino ad ora tutte insieme le creature sospirano e son nei dolori del parto. 23E non esse soltanto, ma
anche noi che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi sospiriamo
dentro di noi stessi aspettando l’adozione dei figli di Dio, la redenzione del nostro corpo, 24essendo
noi salvati in speranza. Ma vedere quel che si spera non è più sperare. E come sperare quel che già
si vede? 25Or se noi speriamo quel che non si vede, aspettiamolo
con pazienza.

Desiderio e preghiera dello Spirito Santo

26Nello stesso modo anche lo Spirito sostiene la nostra debolezza; perché noi non 222
sappiamo pregare come si deve; ma lo stesso Spirito chiede per noi con gemiti ineffabili;
27e Colui che scruta i cuori conosce quel che brami lo Spirito e come egli interceda
secondo Dio per i santi.
19

Amore di Dio per gli eletti

28Noi sappiamo che tutte le cose tornano a bene di chi ama Dio, di coloro che 226
secondo il disegno son chiamati ad esser santi. 29Perché quelli che ha preveduti, li 229
ha pur predestinati ad esser conformi all’imagine del suo Figliolo, affinché questi sia il primogenito
tra molti fratelli. 30E quelli che ha predestinati li ha anche chiamati; e quelli
che ha chiamati li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

Possiamo sicuramente sperare la gloria futura

31Che diremo adunque dopo tali cose? Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?
32Colui che non ha risparmiato nemmeno il proprio Figliolo, ma l’ha dato a morte per noi tutti,

come potrà non donarci con lui tutte le cose? 33Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio li giustifica.
34Chi potrà condannarli? Gesù Cristo, che è morto, anzi risuscitato, e siede alla destra di Dio, egli

intercede per noi. 35Chi potrà separarci dall’amore di Cristo? la


tribolazione forse, o l’angoscia, la fame, la nudità, il pericolo, la persecuzione, la spada?
36(Come sta scritto: Per te noi siamo ogni giorno messi a morte, siamo considerati come pecore da
macello).
37Ma di queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di Colui che ci ha amati.
38Io poi sono sicuro che né la morte, né la vita, né gli Angeli, né i principati, né le virtù,

né le cose presenti, né le future, né la potenza, 39né l’altezza, né la profondità, né altra cosa creata
potrà separarci dalla carità di Dio, che è in Gesù Cristo Signor nostro.

Capo IX.

Dolore di S. Paolo per la riprovazione d’Israele

1Dico la verità in Cristo, non mentisco e me lo attesta la mia coscienza per lo 232
2 3
Spirito Santo: ho una grande tristezza, un continuo dolore nel mio cuore, (tale) che
vorrei essere io stesso separato da Cristo pei miei fratelli che sono del sangue mio
secondo la carne, 4gli Israeliti, ai quali appartengono l’adozio-
20
ne in figli, la gloria, l’alleanza, la legge, il culto, le promesse, 5i patriarchi, e dai quali è, secondo la
carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto nei secoli. Così sia.

La salvezza non dipende dalla discendenza, ma è dono di Dio

6Non già che sia venuta meno la parola di Dio, perché non tutti quelli che vengono
da Israele sono Israeliti; ‘né i nati dalla stirpe di Abramo son tutti figlioli; ma «in Isacco
sarà la tua discendenza». 8Quindi non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa
sono contati come discendenti. 9Le parole della promessa infatti erano queste: Verso questo tempo
io tornerò, e Sara avrà un figlio. 10E non soltanto a Sara, ma avvenne così anche a Rebecca, la
quale da una sola unione con Isacco, padre nostro, concepì due gemelli. 11Or non essendo questi
ancor nati e non avendo fatto nulla di bene o di male (affinché il disegno di Dio rimanesse secondo
la elezione), 12non dipendente dalle opere,
ma da Colui che chiama, fu detto a Rebecca: 13Il maggiore servirà al minore, secondo sta scritto:
Ho amato Giacobbe ed ho odiato Esaù.

Dio non è ingiusto a salvare chi vuole

14Che diremo adunque? V’è l’ingiustizia in Dio? Giammai! 15Perché egli dice 237
a Mosè: Avrò misericordia di colui al quale mi piacerà usar misericordia, e avrò compassione di
colui con il quale vorrò essere compassionevole. 16Quindi non dipende
da chi vuole, né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 17Dice infatti la Scrittura a Faraone: Io
t’ho suscitato apposta per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome
sia celebrato su tutta la terra. 18Egli dunque usa misericordia a chi vuole, e indura chi
vuole. 19Tu mi dirai: E di che ora si lamenta? Chi mai può opporsi ai suoi voleri? 243
20O uomo, chi sei tu da contendere con Dio? Dirà forse il vaso d’argilla al vasaio:

Perché mi hai fatto così? 21Il vasaio non è egli padrone dell’argilla da poter fare della medesima
quantità un vaso per uso onorato, come un vaso per uso vile?
22E che (c’è da ripetere) se Dio volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha
sopportato con molta pazienza vasi d’ira già pronti alla perdizione, 23per far conoscere le ricchezze
della sua gloria in favore dei vasi di misericordia
21
che egli aveva già preparati per la sua gloria, 24(in favore di noi) che egli ha chiamati non solo dai
Giudei, ma anche dai Gentili?

La riprovazione dei giudei e la vocazione dei gentili era stata predetta

25Come dice in Osea: Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo, e 247
diletta quella che non era amata, e pervenuta a misericordia quella che non aveva
26
conseguito misericordia. E dove loro fu detto: Voi non siete il mio popolo, quivi saran chiamati
figli del Dio vivente. 27Isaia poi esclama sopra Israele: Anche se il numero dei
figli d’Israele fosse come la rena del mare, soltanto gli avanzi saranno salvati; 28perché
Dio compirà e affretterà con equità ciò che ha detto, e sarà di poche parole sulla terra.
29E come pure predisse Isaia: Se il Signore degli eserciti non avesse di noi lasciata
semenza, saremmo divenuti come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra.

La colpa d’Israele

30Che diremo dunque? Che i Gentili, i quali non cercavano la giustizia, hanno 249
abbracciata la giustizia, quella giustizia che viene dalla fede; 31mentre Israele, che
seguiva la legge della giustizia, non ha raggiunto la legge della giustizia. 32E perché?
Perché (la cercò) non nella fede, ma come venisse dalle opere: e così urtò nella pietra d’inciampo,
33secondo quello che è scritto: Ecco io pongo in Sion una pietra d’inciampo, una pietra di scandalo;
ma chi crede in lui non resterà confuso.

Capo X.

Amore di Paolo per i Giudei

1Fratelli, il voto del mio cuore e la preghiera che fo a Dio per essi è che sian 255
salvati; 2perché, rendo loro questa testimonianza, hanno lo zelo di Dio, ma non secondo
la cognizione del vero: 3infatti, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non
si sono sottomessi alla giustizia di Dio;
22
4perché fine della legge è Cristo, per dare la giustizia ad ogni credente.

I Giudei non han riconosciuto Cristo fine della legge

5Mosè infatti dice della giustizia che vien dalla legge: «Chi l’avrà adempita, 259
vivrà per essa». 6Ma della giustizia che vien dalla fede dice: «Non dire in cuor tuo:
Chi salirà in cielo?» sarebbe a dire per farne discendere il Cristo; 7«Chi scenderà nell’abisso?»
viene a dire per risuscitare il Cristo da morte. 8Ma che dice la Scrittura?
«Tu hai presso di te la parola nella tua bocca e nel tuo cuore»: questa è la parola della fede che noi
predichiamo.

I Giudei han rigettata la fede, unica via di salvezza

9Se tu quindi colla tua bocca confesserai il Signore Gesù, e crederai in cuor tuo che

Dio l’ha risuscitato da morte, sarai salvo; 10perché credendo di cuore si perviene alla giustizia, e la
confessione della bocca mena alla salute. 11Dice infatti la Scrittura:
Chiunque crede in lui, non sarà confuso. 12Non c’è dunque distinzione fra Giudeo e
Greco, perché lo stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l’invocano:
13infatti «chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvo».

L’ignoranza dei Giudei è senza scusa

14Ma come invocheranno uno in cui non hanno creduto? E come crederanno in uno
di cui non hanno sentito parlare? Come poi ne sentiranno parlare, senza chi predichi?
15E come predicheranno se non sono mandati? come sta scritto: Quanto son belli i piedi

di coloro che evangelizzano la pace, che evangelizzano il bene! 16Ma non tutti
obbediscono al,Vangelo. Isaia infatti dice: Signore, chi ha creduto a ciò che ha da noi
udito? 17La fede vien dunque da ciò che è udito, e si ode per la parola di Cristo. 18Ma domando:
Non han forse udito? Eppure: Per tutta la terra ha risuonato la loro voce, e le
loro parole son giunte fino agli estremi confini della terra. 19Ma chiedo ancora: Forse
Israele non ne seppe nulla? Mosè pel primo dice: Ecciterò la vostra gelosia contro una nazione, che
non è nazione, provocherò il vostro sdegno contro una nazione stolta. 20Isaia
23
poi ha l’audacia di dire: Mi han trovato quelli che non mi cercavano, mi son presentato a coloro che
non chiedevano di me. 21Ad Israele poi dice: Tutto il giorno stesi le mie mani verso un popolo
incredulo e ribelle.

Capo XI.

La riprovazione d’Israele sarà parziale

1Io dico adunque: Forse che Dio ha rigettato il suo popolo? Non sia mai! Perché 267
anch’io sono Israelita della progenie d’Abramo, della tribù di Beniamino. 2Dio non ha rigettato
quel suo popolo che ha preconosciuto. Non sapete quello che narra la Scrittura
nella storia d’Elia? Come egli sollecita Dio contro Israele, dicendo: 3Signore, hanno
ucciso i tuoi profeti, han distrutto i tuoi altari; io son rimasto solo, e voglion togliermi la vita? 4Ma
che gli rispose la voce divina? «Mi son riservato settemila uomini che non han piegato il ginocchio
dinanzi a Baal». 5Nello stesso modo anche ora son salvati i resti, secondo l’elezione della grazia.
6Or se è per la grazia, non è dunque per le opere;

altrimenti la grazia non è più grazia. 7Che è dunque successo? Che Israele non ha
conseguito quel che cercava; ma l’ha conseguito la parte eletta, mentre gli altri sono
stati accecati, 8secondo quello che sta scritto: Dio diede loro lo spirito di stordimento,
occhi da non vedere, orecchi da non sentire fino a questo giorno. 9E David dice: La loro mensa
diventi per essi un laccio, una rete, un inciampo e una giusta punizione. 10I loro
occhi siano offuscati da non vedere, tieni il loro dorso sempre curvato.

La riprovazione d’Israele ha servito alla salute dei gentili

11Io dunque domando: Hanno essi così inciampato per cadere per sempre? Non sia
mai! Ma pel loro delitto la salvezza è giunta ai Gentili in maniera da suscitare la gelosia d’Israele.
12Or se il loro delitto è la ricchezza del mondo, e la loro scarsezza è la ricchezza delle nazioni,

quanto più la loro pienezza? 13Lo dico a voi nati Gentili, che io, in quanto Apostolo dei Gentili, mi
sforzo di fare onore al mio ministero 14per eccitare, se è possibile, ad emulazione il mio sangue, e
per salvarne qualcuno.
24
15Che se la loro reiezione è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro ammissione se

non una risurrezione da morte? 16E se le primizie sono sante, santa è pure la massa, e se
la radice è santa, sono santi anche i rami. 17Or se alcuni dei rami sono stati tagliati, e tu,
o olivo selvatico, sei stato innestato nel loro posto e sei divenuto partecipe della radice e
del succo dell’olivo, 18non ti vantare contro i rami; se ti vanti, (sappi) che non sei tu che
porti la radice, ma è la radice che porta te. 19Tu però dirai: Quei rami furon tagliati, perché fossi
innestato io. 20Va bene: essi sono stati tagliati a causa dell’incredulità, e tu stai saldo mediante la
fede; non t’insuperbire, ma temi 21che Dio, se non ha perdonato ai rami
naturali, non perdoni neppure a te. 22Considera adunque la bontà e la severità di Dio: la severità
verso di quelli che son caduti, la bontà di Dio verso di te se ti atterrai alla bontà; altrimenti, sarai
anche tu reciso. 23Essi pure se non si ostinano nella loro incredulità,
saranno innestati, essendo Dio potente da innestarli di nuovo. 24Infatti, se tu, tagliato dall’olivo di
natura sua selvatico, sei stato, contro la tua natura, innestato al buon olivo, quanto più i rami
naturali saranno innestati sul loro proprio olivo!

Alla fine anche Israele sarà salvo

25Affinché dentro di voi non vi stimiate sapienti, non voglio che ignoriate, o 272
fratelli, questo mistero: l’accecamento prodottosi in una parte d’Israele durerà finché
non sia entrata la totalità dei Gentili. 26E così Israele sarà salvato, conforme sta scritto:
Da Sion verrà il Liberatore che toglierà l’empietà da Giacobbe, 27e questa sarà la mia alleanza con
essi, quando avrò tolti i loro peccati.
28Veramente, riguardo al Vangelo, son nemici a causa di voi, ma riguardo all’elezione sono

carissimi a causa dei loro padri; 29perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimenti. 30E
come voi in passato non avete creduto a Dio ed ora avete ottenuto misericordia per la loro
incredulità, 31così anch’essi non hanno creduto per la misericordia fatta a voi; ma per ottenere
anche loro misericordia. 32Infatti, Dio coinvolse tutti nell’incredulità per usare a tutti misericordia.
Inno alla divina sapienza

33O profondità delle ricchezze della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono incomprensibili i
suoi giudizi ed imperscru-
25
tabili le sue vie! 34Chi ha conosciuto il pensiero del Signore? E chi gli è stato consigliere? 35Chi
gli ha dato per il primo, per averne da ricevere il contraccambio?
36Da lui e per lui e in lui son tutte le cose. A lui gloria nei secoli. Così sia.

Capo XII.

Doveri verso Dio

1Io vi esorto dunque, o fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri 274
corpi in sacrifizio vivente, santo, gradito a Dio, il ragionevole vostro culto. 2E non
vogliate conformarvi al presente secolo; ma riformate voi stessi col rinnovamento del
vostro spirito, per distinguere quale sia la volontà di Dio, buona, gradita e perfetta.

Doveri verso il corpo sociale

3In virtù della grazia che m’è stata data, io dico a ciascuno di voi di non voler sapere
più del necessario, ma tanto che basti, secondo la misura di fede che Dio ha distribuito a ciascuno.
4Infatti, come in un sol corpo noi abbiamo molte membra, e non tutte le membra hanno la

medesima funzione, 5così noi, sebben molti, formiamo un unico corpo in Cristo
e individualmente siamo uno membro dell’altro. 6Avendo noi dei doni differenti secondo
la grazia che ci è stata donata; chi ha la profezia (l’eserciti) secondo la regola della fede;
7chi il ministero, amministri; chi l’insegnamento, insegni; 8chi ha l’esortazione, esorti; chi
distribuisce (lo faccia) con semplicità; chi presiede, con sollecitudine; chi fa opere di misericordia,
con ilarità.

Come devono amare i cristiani

9La vostra carità non sia finta. Odiate il male; affezionatevi al bene. 10Amatevi scambievolmente

con amore fraterno, prevenendovi gli uni gli altri nel rendervi onore. 11Non pigri nello zelo,
ferventi nello spirito, servite al Signore. 12Siate allegri per la speranza, pazienti nella tribolazione,
assidui nella preghiera.
26
13Provvedete ai bisogni dei santi; praticate l’ospitalità. 14Benedite quelli che vi perseguitano:

benedite e non vogliate maledire. 15Rallegratevi con chi gioisce; piangete


con chi piange, l’avendo gli stessi sentimenti l’uno per l’altro. Non aspirate alle cose alte, ma
adattatevi alle umili, e non vi stimate saggi da voi stessi. 17Non rendete ad alcuno male per male, a
cercate di fare il bene non soltanto davanti a Dio, ma anche davanti a tutti gli uomini.
18Se è possibile, per quanto è da voi, vivete in pace con tutti. 19Non vi vendicate da
voi stessi, o carissimi, ma lasciate fare, all’ira (divina); perché sta scritto: A me la vendetta; io farò
giustizia, dice il Signore. 20Se pertanto il tuo nemico ha fame, dàgli da mangiare;
se ha sete, dàgli da bere; e tu, così facendo, ammasserai carboni ardenti copra la sua testa. 21Non ti
lasciar vincere dal male ma vinci col bene il male.
Capo XIII.

Doveri verso l’autorità

1Ogni persona sia sottomessa alle autorità superiori, perché non v’è autorità che 274
non venga da Dio, e quelle che esistono sono istituite da Dio; 2e quindi chi si oppone
alle autorità si oppone all’ordine di Dio, e chi si ribella si attirerà la condanna; 3infatti i magistrati
non son da temere per le opere buone, ma per le malvagie. Vuoi tu non aver
paura dell’autorità? Fa’ il bene, e da essa ne avrai lode, 4essendo l’autorità ministra di
Dio per il tuo bene. Se poi fai del male, temi, perché non porta invano la spada, quale ministra di
Dio vendicatrice, che punisce i malfattori. 5È necessario dunque esser
sottomessi, non solo per timore del castigo, ma anche per obbligo di coscienza. 6Per
questa ragione voi pagate i tributi, perché i magistrati sono ministri di Dio e
continuamente occupati nel loro ufficio. 7Rendete dunque a ciascuno ciò che gli dovete:
a chi l’imposta, l’imposta; a chi il tributo, il tributo; a chi il rispetto, il rispetto; a chi
l’onore, l’onore.

L’amore è il compendio della legge

8Non vi resti con nessuno che il debito dello scambievole amore; perché chi ama il prossimo ha

adempito la legge. 9Di-


27
fatti, «non commettere adulterio; non ammazzare, non rubare, non dire il falso testimonio; non
desiderare» e qualunque altro comandamento che ci possa essere, si riassume in questa parola:
«Amerai il prossimo tuo come te stesso». 10L’amore non fa alcun male al prossimo:
è dunque l’amore il compimento della legge.

Esortazione alla vita cristiana

11E ciò dovete farlo riflettendo al tempo in cui siamo, essendo già l’ora di svegliarsi

dal sonno; perché la nostra salvezza è più vicina ora di quanto credemmo. 12La notte è inoltrata e il
giorno si avvicina: gettiam dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
13Viviamo onestamente, come di giorno; non nelle crapule e nelle ubriachezze; non nelle mollezze
e nell’impudicizia; non nella discordia e nella gelosia;
14ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo, senza aver tanta cura della carne da svegliarne le
concupiscenze.

Capo XIV.

I cristiani non devono gli uni condannare gli altri


1In quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo senza discuterne le 281
2
opinioni. Altri crede di poter mangiare qualunque cosa; chi è debole mangi pure degli erbaggi.
3Ma chi mangia non disprezzi colui che non mangia, e chi non mangia non condanni colui che
mangia, perché Dio l’ha fatto suo.
4E chi sei tu da condannare il servo altrui? O che egli stia ritto o cada, è cosa che riguarda il suo
padrone; ma egli starà in piedi perché Dio ha la potenza di sostenerlo.
5Uno distingue tra giorno e giorno, un altro li fa tutti uguali: ognuno segua la sua

coscienza. 6Chi distingue i giorni, li distingue per amore del Signore; e chi mangia, lo fa
per amore del Signore; infatti rende grazie a Dio. Ed anche chi non mangia, non mangia,
per amore del Signore e rende grazie a Dio. 7Poiché nessuno di noi vive per se medesimo,
né per se stesso muore; 8ma se viviamo, viviamo pel Signore, e se moriamo, moriamo pel Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore;
28
9perché Cristo è morto e risuscitato per essere Signore dei vivi e dei morti. 10Ma tu perché giudichi
il tuo fratello? O perché tu disprezzi il tuo fratello? Tutti invece compariremo davanti al tribunale di
Cristo. 11Sta scritto infatti: «Io sono il vivente, dice il Signore, e davanti a me si piegherà ogni
ginocchio, ed ogni lingua darà gloria a Dio». 12Così adunque ognuno di noi renderà conto di se
stesso a Dio.

Bisogna guardarsi dallo scandalizzare i deboli

13Cessiamo adunque dal giudicarci a vicenda; ma guardiamo invece di non mettere inciampo o

scandalo sulla via del fratello. 14Io so e son persuaso nel Signore Gesù che
nulla è in se stesso impuro; ma per colui che stima impura una cosa, essa per lui diventa impura.
15Or se per un cibo fai rattristare il tuo fratello, tu non cammini più secondo la carità. Non rovinare

col tuo cibo uno per il quale Cristo è morto. 16Non sia dunque bestemmiato il nostro bene.
17Perché il regno di Dio non consiste nel mangiare e nel bere, ma è giustizia e pace e gaudio nello

Spirito Santo. 18Chi serve Cristo in questa maniera


piace a Dio ed è approvato dagli uomini. 19Cerchiamo dunque ciò che giova alla pace, e
pratichiamo ciò che serve alla mutua edificazione.
20Non voler per un cibo distruggere l’opera di Dio. Certamente tutte le cose sono pure, ma fa male

un uomo che mangia scandalizzando. 21Bene è non mangiar carne e non bere vino, né fare alcuna
cosa che sia per il tuo fratello occasione di caduta o di scandalo o di debolezza. 22Tu hai una
convinzione? Tientela per te dinanzi a Dio. Beato colui che non condanna se stesso in quello che
sceglie. 23Ma chi fa distinzione, se mangia, è condannato, perché non agisce secondo coscienza.
Tutto ciò che non è secondo la coscienza è peccato.

Capo XV.

Come Cristo dobbiamo aiutare e accogliere i deboli

1Or noi più forti dobbiamo sostenere la fiacchezza dei deboli e non compiacerci di 281
noi stessi, 2ma ciascuno si renda gradito al prossimo nel bene per edificarlo; 3perché Cristo-non
cercò
29
la propria soddisfazione, ma, come sta scritto: Gl’improperi di coloro che ti oltraggiano
sono caduti sopra di me. 4Or tutto quello che è stato scritto, per nostro ammaestramento
è stato scritto, affinché mediante la pazienza e la consolazione donata dalle Scritture conserviamo la
speranza.
5Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda d’aver il medesimo sentimento secondo Gesù

Cristo; 6affinché d’un sol cuore, con una sola voce glorifichiate Dio, Padre
del Signore nostro Gesù Cristo. 7Accoglietevi dunque gli uni gli altri come Cristo ha
accolto voi, per la gloria di Dio. 8Dico infatti che Gesù Cristo è stato ministro dei circoncisi per
dimostrare la veracità di Dio e adempire le promesse fatte ai padri. 9I Gentili invece glorificano Dio
a causa della sua misericordia, come sta scritto: Per questo ti loderò tra i Gentili, o Signore, e
canterò al tuo nome. 10Dice ancora: Rallegratevi, o Gentili, col suo popolo. 11E ancora: Gentili,
lodate tutti il Signore; o popoli tutti, celebratelo.
12E anche Isaia dice: Apparirà la radice di Iesse, Colui che sorgerà a governare i
Gentili; in lui i Gentili spereranno.
13Il Dio della speranza vi ricolmi adunque di tutta la gioia e di tutta la pace che è
nella fede, affinché abbondiate nella speranza e nella virtù dello Spirito Santo.

S. Paolo si scusa d’aver scritto ad una chiesa da lui non fondata

14Io però son persuaso, o fratelli, che da voi siete pieni di carità, colmi d’ogni sapere, capaci di

ammonirvi a vicenda. 15Ma vi ho scritto un po’ arditamente come per ravvivare


i vostri ricordi, e per la grazia che Dio mi ha fatta 16d’esser ministro di Gesù Cristo fra i Gentili,
consacrato al servizio del Vangelo di Dio, affinché l’offerta dei Gentili sia gradita
e santificata dallo Spirito Santo. 17Ho dunque di che gloriarmi di Cristo Gesù davanti a
Dio; 18perché oserei dire non esservi cosa la quale Cristo non abbia fatta per mezzo mio
a fine di condurre i Gentili all’ubbidienza, colla parola e coi fatti; 19colla potenza dei miracoli e dei
prodigi, colla virtù dello Spirito Santo. Tant’è vero che da Gerusalemme
e dai paesi circostanti fino all’Illiria tutto ho ripieno del Vangelo di Cristo, 20studiandomi
di predicare questo Vangelo dove Cristo non era stato ancora nominato, per non fabbricare sopra il
fondamento posto da altri; ma secondo quanto sta scritto: 21Quelli ai quali
30
nulla era stato detto di lui lo vedranno, e quelli che non ne han sentito parlare lo conosceranno.

Espone come intende di passare da Roma

22È stato questo che mi ha parecchie volte impedito di venire da voi a sono stato impedito fino ad

oggi. 23Ma ora, non avendo più nulla che mi trattenga in queste contrade,
e avendo da molti anni il desiderio di venire da voi, 24spero di vedervi quando passerò
per andare in Spagna, ove sarò da voi accompagnato dopo essermi in parte saziato di voi. 25Ora
invece vado a Gerusalemme a portare dei soccorsi ai santi, 26avendo la Macedonia
a l’Acaia stimato necessario fare una colletta per i poveri che sono tra i santi di Gerusalemme.
27L’hanno stimato necessario; e veramente son debitori ad essi. Infatti, se i Gentili sono stati fatti

partecipi dei beni spirituali dei Giudei, devono ancor sovvenirli coi beni materiali. 28Quando avrò
terminato questo incarico ed avrò consegnata ad essi questa offerta, passando da voi andrò in
Spagna; 29e so che, venendo da voi, verrò colla pienezza della benedizione di Cristo. 31Vi
scongiuro o fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e
per la carità dello Spirito Santo, ad aiutarmi colle vostre orazioni che fate a Dio per me, 31affinché
io sia liberato dagli infedeli che sono in Giudea, l’offerta ch’io porto sia gradita dai santi di
Gerusalemme, 32e così possa venire, se piace a Dio, con gioia, da voi per riposarmi in vostra
compagnia. 33Il Dio della pace sia con voi tutti. Così sia.

Capo XVI.

Raccomandazioni e saluti

1Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa nella Chiesa di Cencre,
2affinché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e l’assistiate in qualunque
cosa possa aver bisogno di voi, perché essa pure ha assistiti molti ed anche me.
3Salutate Prisca e Aquila, miei cooperatori in Gesù Cristo, 4i quali hanno esposto la
loro testa per salvarmi la vita, ai quali non io solo rendo grazie, ma ancora tutte le chiese
dei Gentili.
31
5(Salutate) anche la chiesa (che si raduna) nella loro casa. Salutate Epeneto, mio diletto,

che è stato, per Cristo, la primizia dell’Asia. 6Salutate Maria, che si è molto affaticata per voi.
7Salutate Andronico e Giunio, miei parenti e compagni di prigione, i quali sono

illustri fra gli apostoli e furono in Cristo prima di me. 8Salutate Ampliato, a me carissimo
nel Signore. 9Salutate Urbano, nostro cooperatore in Cristo Gesù, e Stachi, mio diletto. 10Salutate
Apelle, che ha dato prova di sé in Cristo. 11Salutate quei di casa d’Aristobulo. Salutate Erodione,
mio parente. Salutate quei di casa di Narcisso, che son nel Signore. 12Salutate Trifena a Trifosa,
che faticano nel Signore. Salutate la carissima Perside, che
ha molto faticato nel Signore. 13Salutate Rufo, eletto nel Signore, e la sua e mia madre. 14Salutate
Asincrito, Flegonte, Erma, Patroba, Erme e i fratelli che son con essi. 15Salutate Filologo e Giulia e
Nereo, e la sua sorella, e Olimpiade e tutti i santi che sono con essi. 16Salutatevi scambievolmente
col bacio santo. Vi salutano tutte le chiese di Cristo.
17Ora vi esorto, o fratelli, a tener d’occhio quelli che sono causa di dissensioni e di scandali e

s’allontanano dall’insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro, 16perché è gente che
non serve a Cristo Signor nostro, ma al proprio ventre e con melate parole e adulazioni seducono i
cuori dei semplici. 19Del resto la vostra obbedienza è nota
a tutto il mondo, e me ne rallegro per voi; ma bramo che siate prudenti nel bene e
semplici nel male. 20Il Dio della pace schiaccerà ben presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del
nostro Signor Gesù Cristo sia con voi.
21Vi saluta Timoteo, mio cooperatore, e Lucio e Giasone, e Sosipatro, miei parenti.
22Vi saluto nel Signore io, Terzo, che ho scritto la lettera. 23Vi saluta Caio, mio albergatore, e tutta

la chiesa. Vi saluta Erasto, tesoriere della città, e il fratello Quarto. 24La grazia del Signore Gesù
Cristo con tutti voi. Così sia.

Dossologia

25A Colui che è potente per rendervi costanti nel mio Vangelo e nella predicazione di Gesù Cristo -

secondo la rivelazione del mistero che fu taciuto per secoli eterni; 26ma che
ora è stato svelato e notificato a tutte le genti per mezzo delle Scritture e dei profeti,
secondo l’ordine dell’eterno Dio, per trarle all’obbedienza della fede - 27a Dio solo, sapiente, onore
e gloria per Gesù Cristo nei secoli dei secoli. Così sia.
32

LEZIONI

(lezione 8a)

14 - 1 - 48
Ai Romani, c. II, v. 9-10-11.
Dice il Ss. Autore:
«La tribolazione e l’angoscia sono sempre compagne dell’anima dell’uomo che fa il male. Anche
se non appare agli occhi degli altri uomini.
Chi è colpevole non gode di quella pace che è frutto della buona coscienza. Le soddisfazioni della
vita, quali che siano, non bastano a dare pace. Il mostro del rimorso assale i colpevoli con assalti
improvvisi, nelle ore più impensate, e li tortura. Talora serve a farli ravvedere, talaltra a farli
maggiormente colpevoli, spingendoli a sfidare Dio, spingendoli a cacciarlo del tutto dal loro io.
Perché il rimorso viene da Dio e da Satana. Il primo lo desta per salvare. Il secondo per finire di
rovinare, per odio, per scherno.
Ma l’uomo colpevole, che è già di Satana, non pensa che è il suo tenebroso re che lo tortura dopo
averlo sedotto ad essergli schiavo. E accusa solo Dio del rimorso che sente agitarsi in lui, e cerca di
dimostrarsi che non teme Dio, che cancella Iddio coll’aumentare le sue colpe senza paura, con la
stessa malsana smania con la quale il bevitore, pur sapendo che il vino gli è nocivo, aumenta il suo
bere, con la stessa frenesia con la quale il lussurioso aumenta il suo pasto di sozzo piacere, e chi usa
droghe venefiche aumenta la dose di esse per godere più ancora e della carne e delle droghe
stupefacenti. Tutto ciò nell’intento di stordirsi, inebriarsi 1 di vino, di droghe, di lussuria, al punto
da inebetirsi e non sentire più il rimorso. E il colpevole nell’intento di soffocarne la voce sotto
quella di trionfi più o meno grandi e temporanei.
Ma l’angoscia resta. La tribolazione resta. Sono le confessioni che un colpevole non fa neppure a se
stesso, o attende a farle nel momento estremo, quando cade tutto ciò che è scenario dipinto e l’uomo
si trova nudo, solo davanti al mistero della morte e dell’incontro con Dio. E questi ultimi sono già i
casi buoni, quelli

1 inebriarsi è nostra correzione da inebbriarsi


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che ottengono pace oltre la vita dopo la giusta espiazione. Talora, come per il buon ladrone 2,
giunto al perfetto dolore, è pace immediata.
Ma è molto difficile che i grandi ladroni - ogni grande colpevole è un grande ladrone poiché deruba
Dio di un’anima: la sua di colpevole, e di molte anime ancora: quelle travolte nella colpa dal grande
colpevole, e sarà chiamato a rispondere di queste, talora buone, innocenti prima dell’incontro col
colpevole e dal colpevole fatte peccatrici, più severamente ancora che della sua, ed è grande ladrone
perché deruba la sua anima del suo bene eterno, e con la sua le anime di quelli indotti da lui al male
- ma è difficile, dico, che un grande, ostinato ladrone, all’ultimo momento giunga al pentimento
perfetto. Sovente non giunge neppure al pentimento parziale. O perché la morte lo coglie
improvvisa o perché egli respinge la salute sino al momento supremo.
Ma la tribolazione e l’angoscia della vita non sono che un minimo saggio della tribolazione e
angoscia dell’oltre vita. Poiché l’inferno, la dannazione, sono orrori che anche l’esatta descrizione
di essi, data da Dio stesso, è sempre inferiore a ciò che essi sono. Voi non potete, neppure per
descrizione divina, concepire esattamente cosa è la dannazione, cosa è l’inferno. Così come visione
e lezione divina di ciò che è Dio ancor non può darvi la gioia infinita della esatta conoscenza
dell’eterno giorno dei giusti nel Paradiso, così altrettanto né visione né lezione divina sull’Inferno 3
può darvi un saggio di quell’orrore infinito. Per la conoscenza dell’estasi paradisiaca e per
l’angoscia infernale, a voi viventi sono messi confini. Perché se conosceste tutto quale è, morireste
d’amore o di orrore.
E castigo o premio saranno dati con giusta misura al giudeo come al greco, ossia al credente nel
Dio vero come a colui che è cristiano ma fuor dal tronco dell’eterna Vite 4, come all’eretico, come a
colui che segua altre religioni rivelate o la sua propria, se

2 Luca 23, 39-43


3 Segue un non che omettiamo
4 Giovanni 15, 1-6
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è creatura alla quale è ignota ogni religione.


Premio a chi segue giustizia. Castigo a chi fa il male. Perché ogni uomo è dotato di anima e di
ragione e per queste ha in sé quanto basta ad essergli guida e legge. E Dio nella sua giustizia
premierà o castigherà a seconda che lo spirito seppe, più severamente perciò più lo spirito e la
ragione sono di essere civile e a contatto di sacerdoti o ministri cristiani, o di religioni rivelate, e a
seconda della fede dello spirito. Perché se uno, anche di chiesa scismatica oppure separata, crede
fermamente di essere nella giusta fede, la sua fede lo giustifica, e se opera il bene per conseguire
Dio, Bene supremo, avrà, un giorno, il premio della sua fede e del suo retto operare, con maggior
benignità divina di quella concessa ai cattolici. Perché Dio calcolerà quanto più sforzo dovettero
fare i separati dal Corpo mistico, i maomettani, braminici, buddisti, pagani, per essere dei giusti,
essi nei quali la Grazia, la Vita, non sono, e con esse i miei doni e le virtù che da essi doni
scaturiscono.
Non vi è accettazione di persone davanti a Dio. Egli giudicherà per le azioni compiute, non per le
origini umane degli uomini. E molti saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si vedranno
preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.»
(lezione 9a)

16 gennaio 1948
Ai Romani, cap. II, v. 12.
Dice il Ss. Autore:
«La grande misericordia di Dio risplende ancor più luminosamente infinita nelle parole di Paolo
che, ispirato, proclama come unicamente coloro che non riconoscono nessuna legge - né naturale,
né soprannaturale, né ragionevole – periranno 1, mentre

1 periranno è nostra correzione da periraranno


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quelli che hanno conosciuto la Legge e non l’hanno praticata, dalla stessa Legge, che salva, saranno
condannati; e ancora: che i Gentili, che non hanno la Legge, ma naturalmente e ragionevolmente
fanno ciò che la Legge a loro sconosciuta prescrive - dandosi, per solo lume di ragione, rettezza di
cuore, ubbidienza alle voci dello Spirito, sconosciuto ma presente, unico maestro al loro spirito di
buona volontà, ubbidienza a quelle ispirazioni che essi seguono perché la loro virtù le ama, e non
sanno di servire inconsapevolmente Dio - che questi Gentili, che mostrano con le loro azioni che la
Legge è scritta nel loro cuore virtuoso, nel giorno del Giudizio saranno giustificati.
Osserviamo queste tre grandi categorie, nel giudizio divino delle quali risplendono misericordia e
giustizia perfette.
Coloro che non riconoscono nessuna legge né naturale, né umana, e perciò ragionevole, né
sovrumana. Chi sono? I selvaggi? No. Sono i luciferi della Terra. E il loro numero cresce sempre
più col passare dei tempi, nonostante che civiltà e diffusione del Vangelo, predicazione inesausta di
esso, dovrebbero far sempre più esiguo il loro numero. Ma pace, ma giustizia, ma luce, sono
promesse agli uomini di buona volontà 2. Ed essi sono di mala volontà.
Sono i ribelli ad ogni legge, anche a quella naturale. Perciò inferiori ai bruti. Rinnegano
volontariamente la loro natura di uomo: essere ragionevole dotato di mente e di anima. Fanno cose
contro natura e contro ragione. Non meritano più che di perire di fra il numero degli uomini che son
creati a immagine e somiglianza di Dio 3, e periranno da come uomini per prendere la loro voluta
natura di demoni.
Seconda categoria: gli ipocriti, i falsi, coloro che irridono Dio, avendo la Legge, ma avendola solo,
non praticandola. E può allora dirsi di averla veramente e trarne benefici? Simili a coloro che
possiedono un tesoro ma lo lasciano inoperoso eincustodito 4, essi non ne traggono frutti di vita
eterna, gaudi immediati

2 Luca 2, 14
3 Genesi 1, 27
4 Matteo 25, 14-30
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al loro morire, e Dio li condannerà perché ebbero il dono di Dio e non ne usarono con riconoscenza
al Donatore che li aveva messi nella parte eletta dell’Umanità: in quella del Popolo suo perché
segnato del segno cristiano.
Terza categoria: i Gentili. Al tempo d’oggi diamo tale qualifica a quelli che non sono cristiani
cattolici. Chiamiamoli così, mentre meditiamo le parole di Paolo. Essi, che non avendo la Legge
fanno naturalmente ciò che la Legge impone - e son legge a se stessi mostrando così come il loro
spirito ami la virtù e tenda al Bene supremo - essi, quando Dio giudicherà per mezzo del Salvatore
le azioni segrete degli uomini, saranno giustificati.
Sono molti, costoro. Un numero grande. E sarà la folla immensa... di ogni nazione, tribù, popolo,
linguaggio, sulla quale, nell’ultimo giorno, per i meriti infiniti del Cristo immolato sino all’estrema
stilla di sangue e di umore, verrà impresso il sigillo 5 del Dio vivo a salvezza e premio prima
dell’estremo inappellabile giudizio.
La loro virtù, la loro spontanea ubbidienza alla legge di virtù, li avrà battezzati senza altro
battesimo, consacrati senza altro crisma che i meriti infiniti del Salvatore. Il Limbo non sarà più
dimora dei giusti. Così come la sera del Venerdì Santo 6 esso si svuotò dei suoi giusti, perché il
Sangue versato dal Redentore li aveva detersi dalla macchia di origine 7, così alla sera del Tempo i
meriti del Cristo trionfante su ogni nemico li assolverà dal non essere stati del suo gregge per ferma
fede di essere nella religione giusta, e li premierà della virtù esercitata in vita.
Se così non fosse, Dio farebbe frode a questi giusti che si dettero legge di giustizia e difesero la
giustizia e la virtù. E Dio non defrauda mai. Lungo talora a compiersi, ma sempre certo il suo
premio.»

5 Apocalisse 5, 9-10
6 Matteo 27, 45-50
7 Genesi 3; Romani 5, 12-21
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(lezione 10a)

17 - 1 - 48
Ai Romani, c. II, dal v. 17 al 29.
Dice l’Autore Ss.:
«Veramente che l’osservanza dei precetti della Legge è circoncisione anche per l’incirconciso, e al
tempo di ora è assoluzione anche per quelli che non sono della Legge. Paolo dice: “Vero giudeo non
è chi tale apparisce, né è circoncisione quella che si manifesta nella carne, ma è giudeo colui che
tale è interiormente; la circoncisione è quella del cuore, secondo lo spirito e non secondo la lettera,
e questa avrà premio da Dio”.
“Circoncidete il vostro cuore” 1 è molto antica parola. È il comando divino. Perché vano è avere la
conoscenza della Legge secondo la parola se poi non la si conosce e pratica, perciò, con lo spirito. E
l’unica vera circoncisione è questa.
Che importa indossare una veste talare - dico talare per dire: di figli della Legge - se poi l’uomo
che l’indossa non è figlio della Legge, ma servo del senso, del mondo, del demonio? Anche i mimi
e i commedianti mettono vesti di re, o di sacerdoti, o di guerrieri, o di operai, o di contadini, senza
per questo divenire re, sacerdoti, guerrieri, operai, contadini. Finita la scena, calato il sipario, essi si
spogliano delle vesti messe per la rappresentazione e indossano le loro. Né il loro cuore muta da ciò
che è, per avere rappresentato la magnanimità 2 di un re, la santità di un sacerdote, il valore di un
guerriero, i sentimenti di un operaio o di un contadino. Essi restano ciò che sono: giusti se giusti
anche se hanno rappresentato alla perfezione un mostro di nequizia, e mostri di nequizia anche se
hanno rappresentato alla perfezione un santo.
Molti, troppi, che per la Legge che mostrano di servire agli occhi del mondo sembrano circoncisi -
anzi: decapitati dalla triplice concupiscenza - agli occhi di Dio e degli abitanti dei Cieli appaiono
con i loro sette serpenti vivi nel cuore. Costoro, no, non possono dirsi circoncisi nel cuore. Anzi alla
loro natura

1 Deuteronomio 10, 16 ; Geremia 4, 4


2 magnanimità è nostra correzione da magnimità
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non mutilata della triplice concupiscenza, retaggio del peccato che ogni uomo ha ereditato per
Adamo, aggiungono un serpente di più: quello dell’ipocrisia, del tradimento che fanno ai loro simili
mostrandosi ad essi come in verità non sono, e che pensano poter fare a Dio. Come se Dio potesse
essere ingannato dalla polvere dorata che essi gettano per aria perché il mondo li ammiri.
Polvere. Dio non accetta polvere d’oro. Dio accetta oro puro compatto, perfetto. La vera carità. La
vera carità che è ubbidienza alla Legge, e perciò circoncisione del cuore che si amputa della triplice
concupiscenza per essere realmente figlio della Legge, e perciò: figlio di Dio.
E Io vi dico che se il Padre Ss. sa ancora essere tutto misericordia per i volenterosi soverchiati
proditoriamente da Satana, dalla carne, dal mondo, ma non consenzienti, ma non ricercanti
volontariamente la tentazione, è tutto rigore per gli ipocriti, e tanto più lo è quanto più uno, o perché
sacerdote, o perché religioso, o perché profeta di Dio, voce di Dio, allievo di Dio, è in condizione,
per grazia di stato o per dono sapienziale straordinario, di essere perfetto più della massa, è in
dovere di essere perfetto, non solo per riconoscenza a Dio che lo elesse sacerdote, religioso o suo
profeta (voce), ma anche per non essere scandalo ai piccoli del gregge.
Scandalo, dico. Molti scandali avvengono nel mondo, e la massa non se ne commuove che un
attimo, finché il rumore dello scandalo dura. Delle volte, specie in momenti di generale
rilassamento dei valori morali - non dico neppure di quelli spirituali, ma semplicemente di quelli
morali - non se ne commuove neppure...
Ma vi sono scandali che colpiscono l’emozione sincera dei giusti, e anche quella degli indifferenti,
e fanno talora, dei giusti, dei disgustati, e degli indifferenti fanno dei derisori. Non dico poi ciò che
sono certi scandali in mano ai nemici di Dio e della sua Chiesa. Simili a leva sotto un masso, a mina
sotto un edificio, a foro in una barca, questi scandali pongono in serio pericolo e Fede e Chiesa. La
Fede muore per essi in molti cuori, e la Chiesa ne subisce rudi scosse di un valore incalcolabile.
Quando poi gli scandali si susseguono, è come un allargarsi di
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cerchi ondosi in un lago turbato da un precipitare di massi. Un solo masso provoca una serie di
cerchi che poi si placano morendo sul greto. Ma se i massi si susseguono, e sempre più grandi, sino
ad essere caduta di un’intera parete di monte, allora i cerchi si mutano in onde contrastanti, le onde
in traboccare d’acque sulle rive sino a provocare sventure.
Così per gli scandali di coloro che “portano il nome di Giudei e si riposano nella Legge e si
gloriano di Dio”... e soprattutto di essere “i ministri di Dio”, e non sono lucerna a chi cerca luce,
non guida a chi è cieco, non maestro vero piccoli del gregge, ma sono confusione, crepuscolo,
disordine, negazione. Sì. Negazione perché “insegnano agli altri ma non a se stessi”, perché la loro
vita è colma delle colpe o debolezze che rimproverano ai loro agnelli. Essi, con la loro vita di
pastori-idoli 3, di pastori mercenari, disonorano Dio calpestando la Legge che conoscono e
predicano.
“E per cagione loro, il Nome di Dio è bestemmiato fra le genti”. Sì. Bestemmiato. Perché i nemici
di Dio additano allo sprezzo dei popoli i servi di Dio troppo peccatori o anche troppo imperfetti,
pigri, tiepidi, senza vera fede. In verità è più fede negli agnelli che nella maggioranza dei pastori
che del loro ministero hanno fatto un mestiere, non più una missione regale. Sì. Bestemmiato
perché, capovolgendo l’osservazione che i Gentili dei primi secoli facevano sui sacerdoti cattolici e
che valse a convertirli al Cristo: “Vedete come si amano fra loro e come loro sacerdoti sono
perfetti” 4, ora i più, anche fra i cattolici ferventi, dicono, o si dicono nell’interno del cuore: “Vedi
come sono i sacerdoti! Peggio di noi. Se fossero veramente ministri di un Dio, Dio non
permetterebbe questi scandali”. E concludono: “Per ciò credo (o comincio a credere) che il Dio che
predicano non esiste, non esiste una seconda 5 vita, non esistono i sacramenti...”. Ed ecco la morte
della fede, della Grazia, della Vita.
Ma Dio è. E prende i Gentili. Quelli che i boriosi ministri di

3 Ezechiele 34
4 Giovanni 13, 35
5 seconda è nostra trascrizione da IIa
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Dio - boriosi e peccatori, male esempio ai piccoli agnelli - sprezzano, combattono, perseguitano,
perché non pare giusto, a loro, ai boriosi e imperfetti pastori-idoli, che debba un agnello sapere ciò
che essi non sanno, saperlo direttamente da Dio, dei quali essi pastori-idoli non meritano di udire la
Voce Ss., perché non pare giusto a loro che un agnello possa essere “voce di Dio” e continuare
perciò la rivelazione 6.
Prende i Gentili. Chiamiamo così quelli che non sono i ministri di Dio, che non sono i “depositari
della Rivelazione, della Sapienza”, che non sono quelli che “chiudono la porta del Regno in faccia
ai piccoli, e non c’entrano essi e non ci lasciano entrare” 7. Li prende, questi che i dotti sprezzano,
perseguitano e condannano, e li mette in mezzo alle turbe che non vedono, non sanno, non credono
più chiaramente, e li fa suoi 8 “nunzi”. Così come è detto nel profetico salmo sul quale s’affaticano
inutilmente i dottori: “Tien la parola il Signor mio. Fausti annunziatori (i profeti e gli angeli)
gridano: ‘milizia molta’ ” 9. S. 67.
Questa “milizia molta”, da Dio promessa attraverso i profeti e gli spiriti 10 agli assediati dai nemici
di Dio e dei suoi figli, simile “a pioggia benefica all’eredità del Signore” - pioggia che ristora, voce
che dà forza, parola di buona novella che consola - è quella delle “voci”. Delle “voci” che sempre
parleranno in nome di Dio, di quel Dio che - lo ha promesso e non vien meno alla sua parola - darà
la sua Parola, la sua sempre Buona Novella, ai continuatori del Cristo, Verbo e Maestro eterno.
Le voci: quelli che stan sul monte, sul monte di Dio, monte pingue, dalle molte cime, su cui si
compiace stare il Signore in mezzo ai suoi servi nascosti, da Lui solo conosciuti per ciò che sono, e
amato da essi come solo essi, pieni di Lui, amare. Le voci: coloro che formano il cocchio trionfale
di Dio, fulgido di carità.

6 Nel senso ristretto ed esatto di: Giovanni 14, 25-26; 16, 13-15
7 Matteo 23, 13
8 suoi è nostra correzione da sue; e il seguente nunzi risulta corretto da nunzie
9 Salmo 68 (volgata: 67), 12-13
10 spiriti è lettura incerta
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E vi stupite che le “voci” siano? E siano numerose? Non è forse detto nel salmo, oscuro ai dotti ma
non a Me? E non è detto che “son migliaia di esultanti eil Signore è in mezzo ad essi” 11? Sono le
voci dei profeti d’ogni tempo; son quelle anime che son voci di Dio col loro esempio, se non con la
parola; sono i santi, gli eletti della Terra: anime già paradisiache sparse sulla Terra a testimoniare
Dio; sono i “piccoli Beniamini nell’estasi dell’anima” 12. Invano li conculcano le fiere del canneto
e branchi di tori vorrebbero escluderli, questi che son provati come l’argento.
Al Signore che si mostra dalla parte d’oriente, e dà ad essi la voce della sua potenza, essi, i profeti
nuovi, gli araldi del Verbo, i suoi continuatori nello spargere la Buona Novella, gli evangelisti
nuovi - non perché facciano un nuovo vangelo, ma perché vi aiutano a veder luminosamente il
mistero del vangelo di Cristo, e Paolo di Tarso è uno dei primi di questi nuovi evangelisti - al
Signore che si manifesta, lucente divino Sole che sorge da oriente e scorre ad occidente
sull’Universo suo, essi, ora e poi, fanno corteggio, ed esultando coi serafini faranno coro nell’ora
finale cantando nella verità della loro natura soprannaturale - non Gentili come sono considerati da
troppi, ma eletti fra il popolo eletto - il loro: “L’anima mia magnifica il suo Signore... che ha rivolto
lo sguardo su noi piccoli... egrandi cose ha fatto in noi Colui che è potente” 13.»

11 Salmo 68 (volgata: 67), 18


12 Matteo 11, 25; Luca 10, 21
13 Luca 1, 46-55
67

(lezione 11a)

22 - 1 - 48
Ai Romani cap. III dal v. 1 al v. 20°.
Dice l’Autore Ss.:
«“I1 timore di Dio non è dinanzi ai loro occhi” dice l’Apostolo. E con questa breve sentenza spiega
ogni depravazione dello spirito incirconciso.
La maggioranza degli uomini cattolici - parlo a questi e di questi, perché costoro hanno ricevuto i
sette mirabili doni del Paraclito e dovrebbero, per questo, conoscere almeno la forza, la pace, la luce
che da essi viene e la verità della loro natura - la maggioranza dei cattolici non sa esattamente cosa
sia il timore di Dio né come lo si pratichi.
Anche qui ci sono tre categorie. Quella degli scrupolosi, quella dei quietisti o indifferenti, e quella
dei giusti. Ma prima di parlare di loro parlerò del dono.
Cosa è il timore di Dio? Paura di Lui, quasi Egli fosse un giustiziere inesorabile che si compiace di
punire, un inquisitore che non lascia di notare le più piccole imperfezioni per mandare alle torture
eterne? No. Dio è carità, e di Lui non si deve avere paura. Bene il suo occhio divino vede tutte le
azioni, anche le minime degli uomini. Bene la sua giustizia è perfetta. Ma proprio perché è tale, Egli
sa valutare la buona volontà degli uomini e le circostanze nelle quali l’uomo si trova, quelle
circostanze che sono sovente altrettante tentazioni a peccare di superbia e perciò di disubbidienza,
ira, avarizia, gola, lussuria, invidia, accidia.
Dio punì duramente Adamo ed Eva, ma nel suo castigo fu subito unita misericordia: la promessa di
un Redentore che li avrebbe tolti dalla prigione conseguente alla colpa, essi e i figli loro e quelli
venuti dai figli dei figli 1. Ad Adamo ed Eva pieni di innocenza e grazia, dotati di integrità e di
scienza proporzionata al loro eccelso stato e al loro ancor più eccelso fine - passare dal Paradiso
terrestre a quello celeste e godere in eterno del loro Dio - Dio avrebbe ben potuto dare condanna
eterna. Perché

1 Genesi 3, 14-15
68

essi tutto avevano avuto di quanto serve a santificarsi ed essere perfetti contro ogni tentazione, e
l’avevano avuto senza aver fomiti di peccato in essi.
Voi uomini, questi fomiti li avete. Il Battesimo e i Sacramenti vi cancellano la macchia di origine,
vi rendono la Grazia e vi infondono le virtù principali, o vi cancellano i peccati consumati dopo
l’uso della ragione, o vi fortificano della forza stessa di Cristo cibandovi di Lui, o vi sostengono con
la grazia di stato. Ma il retaggio del Peccato originale resta coi fomiti, a su questa eredità, su questo
residuo del contagio ricevuto dal Progenitore, lavora Satana con più facilità di riuscita che non su
Adamo ed Eva.
Dato che uno degli assiomi della divina Giustizia è questo: “A chi più ha ricevuto più viene
chiesto” 2, ad Adamo ed Eva, che avevano tutto ricevuto e non avevano tare ereditarie in loro, ma
unicamente la perfezione di essere usciti formati dalle mani di Dio, dal Pensiero di Dio - perché Dio
col suo solo pensiero comandò all’argilla di formarsi secondo il suo disegno, e le molecole
dell’argilla, materia inerte e sorda, ubbidirono 3, perché tutto ubbidisce al comando di Dio, tutto
fuorché Satana e l’uomo più o meno ribelle - ad Adamo ed Eva, usciti formati dal Pensiero di Dio e
animati dal suo soffio, ad Adamo ed Eva tutto doveva esser chiesto e preteso, e in caso di peccato
tutto doveva esser levato e castigo senza fine doveva essere dato.
Essi conoscevano Dio. Conversavano con Lui nel vento della sera 4. Egli, oltre essere il loro
Autore, era il loro Maestro, ed essi erano le prime “voci” destinate a rivelare ai futuri le verità
imparate da Dio. E ciononostante, pur avendo conosciuto la Perfezione, furono curiosi dell’Orrore e
ascoltarono l’Orrore non seguendo la Parola di Dio. Offesero duramente il Padre Creatore, il Figlio
Verbo che li istruiva sul Bene e sul Male, sulle cose e animali e piante create, e l’Amore perché,
ingrati, dimentica-

2 Luca 12, 47-48


3 Genesi 1, 26-31
4 Genesi 3, 8
69

rono, per un lubrico Seduttore che li tentava ad un frutto, a uno solo, tutto quanto la Carità aveva
loro dato perché fossero felici 5.
Ma Dio non comminò l’Inferno ad essi. Non poteva forse fulminarli, là ai piedi dell’albero della
Prova che per essi era divenuto l’albero della Concupiscenza? Volontariamente essi lo avevano
mutato in tale e sarebbe stato giusto che perissero, essi, vera mala pianta nata da perfetto Seme - il
Pensiero divino - divenuta maligna perché avvelenata dalla bava infernale. Non poteva Dio ordinare
all’Arcangelo di colpirli con la sua spada di fiamma là, alle soglie del Paradiso terrestre, perché la
loro spoglia immonda non contaminasse la Terra e 6 da quel limite essi precipitassero nell’Abisso
dal quale era uscito colui che essi avevano preferito a Dio?
Poteva. E sarebbe stato nel suo pieno diritto. Ma la Misericordia, ma l’Amore, temperarono la
condanna con la promessa della Redenzione e perciò del premio eterno.
Coloro, tutti coloro che muoiono negli scrupoli e offendono così la Paternità di Dio, il suo Amore,
la sua Essenza, credendolo un Dio terribile, insofferente di ogni debolezza nei piccoli suoi figli,
intransigente, misurante i piccoli sulla sua Perfezione infinita, dovrebbero riflettere a questo. Chi
mai si salverebbe se Dio fosse come essi lo concepiscono? Se misura della perfezione umana
dovesse essere la Perfezione divina, chi abiterebbe i Cieli fra i figli di Adamo? Una sola: Maria.
Ma se è stato detto: “Siate perfetti come il Padre mio e vostro” 7, non è già per sgomentarvi ma per
spronarvi a fare il più che potete. Sarete giudicati - non mi stanco di ripeterlo - non per la perfezione
conseguita in misura perfetta prendendo a misura quella divina, ma per l’amore con il quale avrete
cercato di fare.
Nel comando d’amore è detto: “Ama con tutto te stesso” 8. Questo “te stesso” cambia da persona a
persona. C’è chi ama

5 Genesi 3, 1-13
6 Segue un che che omettiamo
7 Matteo 5, 48
8 Deuteronomio 6, 5; Matteo 22, 37
70

come un serafino e chi sa amare soltanto come un pargolo, molto embrionalmente. Ma il Maestro,
posto che la maggioranza sa amare come i pargoli - molto embrionalmente - mentre seraficamente
sanno amare soltanto creature di eccezione, ecco che vi ha proposto a modello un fanciullo 9. Non
Se stesso. Non sua Madre. Non il padre suo putativo. No. Un fanciullo. Ai suoi Apostoli, a Pietro
capo della Chiesa, ha proposto a modello un fanciullo.
Amate con la perfezione di un fanciullo che crede senza elucubrazioni 10 scientifiche per spiegarsi
i misteri; che spera, senza timore paralizzante, frutto di troppo raziocinare, di andare nel bel
Paradiso; che ama serenamente Iddio pensato buon papà, buon fratello, buono e protettore amico, e
fa il suo piccolo bene per far piacere a Gesù; e sarete perfetti nella vostra misura perfetta, perfetti
nella vostra bontà relativa, come è perfetto Iddio nella sua bontà infinita.
Timore di Dio non è dunque terrore di Dio. Questo ricordino i malati di scrupoli, i quali offendono
Dio nel suo amore e paralizzano se stessi in un perpetuo tremore. Ricordino che un’azione non
buona diventa più o meno peccato a seconda che uno è convinto che sia peccato, o è incerto che lo
sia, o non crede affatto che lo sia. Perciò, se uno fa anche un’azione non veramente peccaminosa ma
è convinto che essa lo sia, fa cosa ingiusta perché il suo desiderio è di fare cosa ingiusta, mentre se
uno fa cosa non giusta ma ignorando che sia tale, verantente ignorando che sia tale, Dio non gli
imputa quella cosa come colpa.
Così pure, quando speciali circostanze obbligano un uomo a compiere azioni che il decalogo 11 o
altra legge evangelica proibiscono (giustizieri che devono compiere giustizia, soldati che devono
combattere e uccidere, congiurati che per non mandare al patibolo i loro compagni e nuocere a
interessi superiori giurano di essere loro soli i colpevoli e muoiono per salvare gli altri), Dio
giudicherà con giustizia l’imposto omicidio o l’eroi-

9 Matteo 18, 1-11; Marco 10, 15; Luca 18, 17


10 elucubrazioni è nostra correzione da elocubrazioni
11 Esodo 20, 1-17; Deuteronomio 5, 6-22
71

co spergiuro. Basta che il fine dell’azione sia retto e compiuto con giustizia.
Timore non è terrore. Però anche timore di Dio non è quietismo. I contrari degli scrupolosi sono i
quietisti. Sono quelli che per un eccesso di fiducia, ma fiducia disordinata, non si dànno premura di
fare il bene perché sono sicuri che Dio è così buono da essere sempre contento di tutto. E con ogni
studio, seduti nella loro staticità sonnolenta, cercano di restarvi, chiudendo la mente alle verità che a
loro non piace di sapere, ossia a quelle che parlano di castigo, di purgatorio, di inferno, del dovere
di fare penitenza, di lavorare a perfezionarsi.
Sono anime torbide e superbe. Sì, perché i quietisti sono dei superbi. Superbi credendosi già
perfetti al punto da essere certi di non peccare mai. Superbi perché, anche se fanno atti di pietà e di
penitenza, sono atti esterni, per aver nome e lode di “santi”. Sono senza carità perché sono egoisti.
Sul loro altare è il loro io, non è Dio. Sono bugiardi e sovente si fingono contemplativi e prediletti
da Dio con doni straordinari. Ma non è Dio che li predilige, sebbene 12 Satana, il quale li seduce
per traviarli sempre più. Si credono poveri di spirito perché non hanno santa premura di compiere
azioni buone per meritare il Cielo, ma poveri di spirito non sono; anzi sono pieni della golosità e
avarizia più grette e profonde, e sono accidiosi. Sono intemperanti perché non negano nulla alla
materia, e se uno dice loro: “Non è lecito ciò che fai”, rispondono: “Dio lo vuole per provarci. Ma
noi sappiamo uscire dall’illecito con la stessa facilità con cui vi entriamo perché noi siamo stabiliti
in Dio”. Sono dei veri eretici, a Dio li abborre.
Infine vi sono i giusti. Essi hanno il dolce, riverenziale timore di Dio. Temono di dare dolore a Dio,
e per questo con tutte le loro forze cercano di fare ogni azione buona e nel miglior modo a loro
possibile. Se cadono in imperfezione o peccato, hanno un ardente pentimento e lo vanno a deporre
ai piedi di Dio, e un’ardente volontà di riparazione. La colpa involontaria non

12 sebbene è nostra correzione da sibbene


72

li paralizza. Sanno che Dio è Padre e li compatisce. Lavano, riparano, riedificano ciò che l’Insidia
multipla e assalente proditoriamente ha sporcato, sciupato, abbattuto; fanno ciò col loro amore che
invocano sempre più forte dall’Amore divino: “Infondi il tuo amore nel mio cuore”. Costoro hanno
il vero timor di Dio.
Cosa è dunque il vero timor di Dio sempre vivo nel loro spirito? Il timore di Dio è amore, è umiltà,
è ubbidienza, è fortezza, è dolcezza, è mitezza, è temperanza, è attività, è purezza, è sapienza, è
ascensione. E il vero Modello del timore perfetto di Dio è dato dal Cristo, che amò Dio con un
amore che si piegò ilare e volonteroso a ogni desiderio del Padre, sino all’ubbidienza di croce 13",
che fu umile sino ad abbassarsi sui piedi del traditore e baciarli 14, che fu forte contro tutte le
insidie, dolce come un pargolo, temperante come un asceta, mite come un agnello, puro come un
angelo, più di un angelo, sapiente essendo l’Uomo uno con Dio, contemplatore che ascendeva con
lo spirito rapito alle adorazioni perfette che facevano esultare i Cieli ai quali, finalmente, saliva
dalla Terra, dall’Uomo, un’adorazione che saziava il fuoco di Dio.
Anche Maria fu un esempio di timore perfetto. Ma Ella fu ciò che fu in vista dei meriti del Figlio. E
perciò ancora bisogna dire che Colui che in eterno fu possessore del timore perfetto fu il Verbo di
Dio per il quale tutto fu compiuto 15, anche la meraviglia del Cielo e della Terra: la Vergine
Immacolata, Figlia, Madre, Sposa di Dio.
Un solo versetto su tanti ha avuto commento. Ma l’importanza di esso è tale che la Sapienza su esso
si è attardata.
Possedete il perfetto timore di Dio e voi possederete l’amore perfetto, e perciò possederete Dio e
sarete da Lui posseduti. In eterno.»

13 Filippesi 2, 8
14 Giovanni 13, 1-20
15 Colossesi 1, 15-20
73

(lezione 12a)

25 - 1 - 48
Ai Romani cap. III dal v. 21 al 31.
Dice l’Autore Ss.:
«Se il mondo intero debba essere riconosciuto colpevole davanti a Dio, se dalla Legge viene la
coscienza del peccato e nessuno sarà giustificato dinanzi a Dio mediante le opere della Legge, chi
mai si salverà? Con che? E meriterà allora appartenere al Popolo di Dio se tutto il mondo debba
essere riconosciuto colpevole davanti a Lui?
Queste parole dell’Apostolo, a chiusura del brano meditato avanti, non distruggono la speranza
nella promessa divina? No. Non distruggono né speranza, né promessa. Non condannano il mondo
ad un perire inesorabile. Non sconfortano con il pensiero dell’inutilità di appartenere al Popolo di
Dio. Ma anzi amplificano la speranza e la promessa, la fiducia nell’amore del Padre Creatore d’ogni
creatura, sollecitano ad entrare in questo Popolo benedetto, confortano ad operare le opere della
Legge senza temere che esse non valgano a salute, col conoscerle e praticarle, ma anzi a condanna
perché compiute sempre imperfettamente.
E perché? Perché “tutti quelli che credono nel Cristo sono giustificati gratuitamente per la grazia di
Lui mediante la Redenzione da Lui compiuta”.
Oh! veramente Egli “ha preso sopra di Sé tutti i mali dell’uomo; Dio, suo Padre, ha messo su di Lui
l’iniquità di tutto il mondo ed Egli patì il castigo che ridona agli uomini la pace” 1.
Ecco il Pastore e l’Agnello che raduna “le pecore erranti che hanno deviato dalla via del Cielo” 2.
Egli, agli uomini svagati dagli allettamenti della carne, del mondo, di Satana, facili a passare in
pascoli infidi, ha tracciato, col suo Sangue, un segno. Quel segno va da questa fangosa Terra dove
vivete al Regno di Dio. Quel Sangue, quel divino Sangue dell’Incarnato Verbo, quell’innocente
Sangue del Figlio dell’Uomo, splende e grida a tutti gli uomini indicando la via e le verità da
seguirsi per avere la Vita.

1 Isaia 53, 4-12


2 Ezechiele 34, 12
74

Notate 3 che Io parlo al presente, perché la Redenzione mediante “la Vittima propiziatoria
preordinata da Dio” è un eterno presente che ha inizio non dall’ora di nona, non dal vagito di
Betlem 4, non dalle rivelazioni ai profeti 5, non dalla promessa ad Abramo 6, non dalla condanna
dell’Eden 7, non dal primo 8 comando creativo: “Sia la luce” 9, ma è sempre stato, sempre, come
Dio sempre fu, Uno e Trino, generando dalla sua perfetta Unità il Figlio, e il Paraclito che dai due
Primi procede senza per questo produrre divisione di Unità e senza, per questa inalterata Unità,
creare confusione di Persone.
Sempre il Pensiero ha, nell’eterno presente del Pensiero divino, pensato, preordinato, voluto la
Vittima redentiva. E questo suo infinito palpito di amore misericordioso, eternamente avuto
dall’Unità pensante i giorni dell’Universo ancora increato e le creature di questo Universo, perfette
per origine, imperfette per loro volontà, ha generato il Verbo, la Vittima.
Ecco perché giusto è dire che Dio è Amore e che ogni operazione di Dio è amore, da quella
misteriosamente e infinitamente mirabile della generazione del Verbo, e perciò anche dall’essere
del Paraclito che è l’amore infinito e reciproco dei due Primi, al seme che in questo minuto, dopo
millenni dalla Creazione, getta il suo germe fuori dal solco per creare un giorno una famiglia di
grani, futuro pane all’uomo.
Dio è infinitamente buono, amoroso, sapiente, paziente. Per queste sue perfezioni Egli ha voluto il
Redentore prima ancor che fosse il Peccato, e per queste sue perfezioni ha saputo “sopportare i
precedenti delitti degli uomini per far conoscere la giustizia al momento che era giusto e perché
avessero redenzione tutti coloro che, o per spirituale luce, o per conoscenza dottrinale, credono nel
Cristo Gesù”.

3 Notate è nostra correzione da Egli, notate


4 Matteo 2, 1; Luca 2, 1-7
5 Ebrei 1, 1-2
6 Genesi 15
7 Genesi 3, 16-19
8 primo è nostra trascrizione da I°
9 Genesi 1, 3
75

Ho detto: “tutti coloro che o per spirituale luce o per conoscenza dottrinale”. Ecco un punto che
molti non meditano abbastanza e sul quale cadono nello stesso errore degli antichi ebrei, che si
credevano gli unici destinati al Cielo perché erano gli unici che conoscevano l’esistenza ela Legge
del vero Iddio.
Oh! miseri! A quanti di loro questa conoscenza fu condanna! Condanna perché la conoscenza non
fu in essi ragione di umiltà ma di superbia. Si giudicarono giustificati, senza bisogno di circoncidere
lo spirito, solo perché la circoncisione era sulla loro carne. Pensarono di avere il trionfo per rapina,
per diritto prepotente. No. Il Cielo, per tutti, è conquista. Dura. Lunga. Certa solo a coloro che
perseverarono nella buona volontà sino al termine dell’esistenza.
È detto dai profeti che la Sinagoga sarà ripudiata e distrutti il Tempio e la Nazione d’Israele mentre
“il deserto della Terra senza vie sarà pieno di letizia”, e nel deserto sorgeranno le moltitudini dei
nuovi popoli di Dio “e vedranno la gloria del Signore” e udranno le parole invitanti: “Non temete.
Ecco il vostro Dio. Egli viene e vi salva”. E “allora gli occhi dei ciechi e le orecchie dei sordi (i
Gentili) si apriranno”. E “gli zoppi (gli incivili) correranno come cervi”, come fossero sani, alle
acque del Salvatore. E “le acque purificatrici sgorgheranno anche là dove ora (parlo al presente di
Dio, ma alludo ai tempi iniziati con l’evangelizzazione apostolica e che non avranno fine che col
finire del tempo) è aridume di idolatria, e i torrenti (della sapienza) scorreranno dove è ignoranza di
Dio e della sua dottrina... e dove prima erano i covili dei dragoni” (il peccato, l’idolatria, le eresie,
ogni male nato dal Male) sorgeranno le dimore degli eletti alla divina figliolanza e “vi sarà una via,
e sarà chiamata santa”. Quella via segnata dal Sangue di Cristo. “Chi la segue, anche se ignorante,
non potrà sbagliare”. Oh! consolante promessa! “Non vi saranno in essa leoni né bestie malefiche,
ma vi cammineranno soltanto i liberati, redenti dal Signore” 10 che torneranno alla divina amicizia
a figliolanza fra Dio e l’uomo, infranta da Adamo,

10 Isaia 35
76

e pieni di soprannaturale allegrezza compiranno il loro giorno, sinché l’entrata nel Regno di Dio
non asciugherà ogni pianto e annullerà ogni dolore in eterno.
Ecco la promessa. Ed ecco la risposta a chi crede che solo un cattolico può salvarsi. Ed ecco la
spiegazione delle mie parole: “o per spirituale conoscenza”.
Dio ha ogni potere. E Dio ha ogni misericordia. E sua gioia è comunicarsi agli spiriti che anelano al
Dio ignoto che sentono essere senza sapere come, chi, dove sia, né come andare a Lui. Molti, se si
guarda al loro numero, pochi, se si calcolano i miliardi di uomini che da Adamo in poi hanno
premuto la polvere della Terra, sono coloro che sono “salvati” per la fede nel Dio vero, per quella
fede trovata misteriosamente viva nel mezzo del loro spirito e che Dio ha fatta più forte e limpida,
per premio della loro giustizia offerta all’ignoto Dio che essi cercavano di conoscere.
Molti! Molti! Sì. Perché Dio giustifica gli incirconcisi per mezzo della fede e i circoncisi per mezzo
della fede. E molte volte veramente gli incirconcisi, per la fede misteriosa che li anima (un dono
divino a questi di buona volontà) senza conoscere le opere prescritte dalla Legge, operano meglio di
coloro che le conoscono, mostrando così che la fede è ancor più valida della Legge a salvare
l’uomo, perché dove è fede in un Dio ignoto che ama e premia per il bene compiuto in suo onore, là
è speranza, e là è carità. E dove è carità è salute. Perché veramente al finire dei tempi coloro che
non furono battezzati con l’acqua saranno battezzati col Fuoco, ossia con la Carità data a premio
della loro carità.»
77

(lezione 13a)

1 febbraio 1948
Ai Romani cap. 4°.
Dice il Ss. Autore:
«Abramo fu il padre di tutti i credenti 1, ossia di coloro che per la loro giustizia non solo meritano
di sentire risuonare nel loro spirito la Voce spirituale e Ss. di Dio, ma sanno comprendere le parole
di questa Voce ineffabile e credere e ubbidire ad essa e ai suoi comandi.
Questa Voce, non ci fu, non c’è e non ci sarà creatura che, in un attimo fuggente ed unico, o per più
volte e a lungo, non la senta risuonare in se stesso. È il misterioso appello del Signore unico e santo,
del Creatore universale. Come un dardo di luce, come un’onda di suono, viene e penetra, talora
dolce, talaltra severo, talaltra terribile.
Non importa che l’uomo sia nella Religione eletta per avere questo richiamo. Dio è il Creatore dei
figli del popolo suo come del selvaggio che non conosce il suo Nome Ss., e il suo richiamo, come
risuona nelle chiese cattoliche, nelle nazioni cattoliche e civili, in quelle civili e non cattoliche, fra i
popoli di altre religioni rivelate, così riempie di sé le solitudini selvagge e gelide, le zone ancora
inesplorate, le isole sperdute, gli arcipelaghi dove l’uomo è ad un livello quasi simile a quello delle
fiere - fatto di istinti, e sovente di istinti sfrenati - le calde, intricate foreste ancor vergini dove la
civiltà non ha portato il suo progresso e la sua corruzione sottile. Dovunque parla Iddio. Perché Dio
è il Creatore di ogni uomo.
Ma molte volte l’uomo, e non soltanto l’uomo incivile, scambia il misterioso richiamo di Dio,
specie se è richiamo che rimprovera, con la voce della propria coscienza, col rimorso che grida in
fondo all’io. Qualche volta, e specie all’inizio dei tempi, il colpevole sapeva distinguere la voce di
Dio da quella dell’io turbato dal rimorso. Caino è esempio di questi colpevoli che sanno distinguere
2. Ma sempre più, col volgere dei secoli, la capacità

1 Genesi 12-25
2 Genesi 4, 9-15
78

dell’uomo di comprendere e distinguere - parlo dell’uomo di cuore perfido - si è offuscata, perché


come parete massiccia che preclude voce a luce si è innalzata la negazione di un Dio, si è radicato
nell’uomo il disprezzo per Dio.
Il “superuomo” autocreatosi tale è un mostro, una deformazione dell’uomo, è il bastardo venuto dal
connubio della ragione umana, creata da Dio e ribelle a Dio, col Nemico di Dio. Avulso da Dio per
propria volontà, l’uomo del secolo, ossia quello che si è creato secondo le dottrine umano-sataniche,
non può e non vuole comprendere il richiamo di Dio. Manca in lui ogni requisito per poterlo. Anche
se ha nome di cattolico, più ancora: anche se è praticante, più ancora: anche se veste abito sacro,
difficilmente distingue la voce di Dio per tale.
Troppe cose sono anche in coloro che, per l’abito e la missione e la grazia di stato, dovrebbero
essere sensibilissimi al richiamo di Dio e alla comprensione delle parole di Dio, perché essi le
possano comprendere. La loro superbia uccide o turba la loro ragione e fa sordo il loro spirito.
Ragione superba è ragione impazzita. Perciò non è più ragione. Spirito superbo è occupato altare.
Perciò è altare dove l’Eterno non può scendere a dire le sue volontà. Altri vi parla. Con l’aspra voce
della concupiscenza. E se anche dal suo eccelso trono Dio getta un richiamo ed esso penetra, resta
soverchiato, lo si vuole tale, perché udirlo e sprezzarlo sarebbe troppo, e si preferisce non udirlo.
Ma Abramo era uomo che amava il Dio vero. La sua ragione non era superba. Riconosceva Dio in
ogni cosa. Si sentiva sua creatura. Piegava il suo pensiero in riverenziale soggezione davanti
all’Altissimo la cui manifestazione è in tutto il creato. Il suo spirito era giusto, serbandosi puro da
idolatrie di ogni sorta.
E giusto era il suo corpo, ubbidiente ai comandi dati da Dio al padre degli uomini: Adamo 3.
Aveva sposato Sarai per essere con lei una carne sola e crescere e moltiplicare il numero degli
uomini sulla Terra, lavorava la terra per trarne nutrimento e gli era cara la fatica e trovava giusto
che fosse penosa, e che il

3 Genesi 1, 26-27
79

suo pane avesse a condimento il sale del suo sudore, e giusta gli era la morte che della sua carne
avrebbe 4 rifatto polvere. Umile davanti all’Altissimo, si sentiva “polvere”, granello di polvere
davanti all’Immenso, all’Infinito, al Potentissimo. E come granello di polvere si lasciava trasportare
dalla volontà del Signore, senza attaccamento a cosa alcuna che transitoria fosse.
Credente in Dio, fiducioso della bontà di Dio, ubbidiente a Dio, aveva i requisiti per sentire
risuonare nel suo spirito la Voce Ss. di Dio e comprendere le parole di essa, ed eseguire ciò che esse
parole comandavano.
Paolo scrive, riportando le parole della Scrittura: “Abramo credette a Dio e gli fu imputato a
giustizia”. Ma sebbene la Scrittura dica questo dopo che Abramo credette alla promessa divina di
una discendenza, veramente Io vi dico che Abramo credette molto prima, quando già aveva la
certezza che da Sarai non avrebbe avuto discendenza, quando, profugo fuor dalla sua terra e dal suo
parentado, era nelle condizioni meno favorevoli a credere che il Signore avrebbe fatto di lui “una
grande Nazione” e che alla “sua progenie Dio avrebbe dato quella terra” che poscia fu la Palestina,
quella terra estesa “a settentrione, mezzogiorno, oriente e occidente” , data a lui e ai suoi posteri, a
quella “progenie che Dio avrebbe moltiplicata come polvere della Terra”.
Da un seme può venire spiga granita e da questa, sparsa coi suoi granelli, cento nuove spighe e da
queste, riseminate, mille e poi dieci e cento mila. Ma se manca il seme primo, come può aversi
posterità e moltiplicazione?
Abramo non aveva il seme: l’erede. Dal grembo sterile di Sarai non fioriva seme di posterità.
Eppure, nonostante tutto, Abramo credette che Dio gli avrebbe concesso l’erede, né la sua fede si
affievolì per passar di tempo senza compimento di promessa. E ciò gli fu imputato a giustizia.
Senza tener conto delle altre opere sue, Dio lo giudicò degno di grazia per la sua fede.
La fede è dunque circoncisione mistica, valida come e più del rito materiale. Dio riconosce suoi
servi coloro che credono in

4 avrebbe è nostra correzione da riavrebbe


80

Lui e ubbidiscono alle sue volontà. Vano è aver il segno sulla carne, il nome nei registri, se non vi è
segno di sudditanza al Dio vero nel cuore e se 5 il nome è contraddetto dalle opere. L’erede fu
promesso ad Abramo per la sua fede. L’eredità vi sarà data per la vostra fede. Avere la Legge ma
non compirla, perché non c’è fede, è cagione di perdita del Regno celeste anziché di conquista.
E come compiere la Legge se non si credono le verità rivelate da Dio? Quando premio e castigo,
eternità, inferno, paradiso, risurrezione della carne, giudizio divino, sono sprezzati come fole,
quando il dubbio sull’esistenza di Dio fa trascurare la Legge, a che vi giova avere e conoscere il
codice della Vita? Quale scudo contro i fomiti e le tentazioni vi resta se, non avendo la fede, non
curate di vivere la Legge?
I1 Verbo di Dio disse un giorno: “Se avrete tanta fede quanto un granello di senape, potrete dire a
quel monte, o a questa pianta: ‘Stráppati di là e piántati in mare’ e l’otterreste” 6.
Ma è questo granello di fede che vi occorre per strappare da voi i fomiti e le tentazioni, per
comandare a questi tentacoli che vi abbrancano e torturano, e talora vi conducono a morte
spirituale, di “gettarsi in mare” lasciandovi liberi. Ma è questo granello di fede che vi farà forti
come eroi e vi sarà giustificazione e perdono anche delle opere imperfette o delle cadute.
Uno che ha fede non può perire. Colui che ha fede ha in sé il mezzo che gli impedisce di 7
offendere irreparabilmente il Padre. Colui che ha fede crede in Gesù Figlio del Padre, in Gesù
Salvatore e Redentore, e di lui è detto che chi crede in Lui e in Chi lo ha mandato avrà la vita eterna
8. Colui che ha fede crede nella Terza Persona, nell’Amore dell’Amore di Dio, nel perfettissimo
Amore che è Dio Uno e Trino, e chi crede nell’Amore ama, e chi crede e ama ha Dio in sé, a chi ha
Dio non può conoscere la morte eterna.

5 Segue un altro se che omettiamo


6 Matteo 17, 20
7 di è nostra correzione da da
8 Giovanni 6, 47
81

Per questo, chi ha fede ha il Regno di Dio. In sé, nella giornata terrena, il regno di Dio nel suo
interno. Dio Re, Dio Amico, Dio Maestro, Luce, Via, Verità, Vita. Nell’altra vita, possesso e
conoscenza beatifica senza più fine.»

(lezione 14a)

2 febbraio 1948
Dice il Divinissimo Autore rispondendo ad una mia obbiezione circa la frase contenuta nel dettato
del 6 gennaio 1948 1: “...l’Arca dilettissima (Maria)... che ancor ci contiene così come è da Noi
contenuta”:
«È detto che il corpo dell’uomo è tempio allo Spirito Santo 2. E va creduto perché è una verità.
Una verità che sprona a vita perfetta per possedere l’Ospite divino, che è lo Spirito Eterno che
inabita nell’anima dei giusti. Ma non si deve credere che solo la Terza Persona abita in voi. Ella è
nominata perché è Quella che abbraccia e contiene le Due che la precedono. Ma essendo
inscindibile l’Unità-Trina, dove è Uno gli Altri sono. Dunque voi, possedendo in voi lo Spirito
Santo, avete tutto l’Amore, ossia Iddio Uno e Trino.
È detto anche: “Lo Spirito del Signore empie tutto il mondo” 3. Tutto il mondo. E da sempre. E per
sempre. Seguendo le diverse evoluzioni del mondo volute dal volere di Dio. Volute. Non
autoevoluzioni, ma evoluzioni volute dal Creatore, dall’Eterno, Onnipotente Signore.
“Lo Spirito di Dio si librava sopra le acque” è detto 4, ed è una delle prime parole della
meravigliosa storia della Creazione. Già era Dio. Sempre Egli fu. E per il suo Essere poté creare dal
nulla il tutto; dal disordine l’ordine; dall’incompleto - più: dall’informe - il completo, il formato con
legge di sapienza po-

1 pag. 45
2 1 Corinti 6, 19
3 Sapienza 1, 7
4 Genesi 1, 2
82

tentissima. Dal caos sorse l’universo. Dai vapori carichi di molecole confuse, dalla anarchia degli
elementi, “creò il cielo e la terra” e subito il suo Spirito “si librò sopra le acque”.
E mano a mano che le successive opere della Creazione si compievano, “lo Spirito del Signore” si
librava su esse con le sue leggi e provvidenze. Successive opere e sempre più potenti. Dal caos che
si separa e ordina per, dirò, famiglie - parti solide con parti solide per formare il globo del pianeta
Terra, parti umide con parti umide per formare successivamente i mari, laghi, fiumi, ruscelli - alla
luce, la prima 5 delle cose non solo ordinate con elementi già esistenti nel caos, ma creata, con
potere proprio, dal nulla.
Perché la luce non era, “le tenebre coprivano la faccia dell’abisso” 6, ossia del caos nel quale
confusamente si urtavano masse di vapori, carichi di umidità, di gas, di molecole. E Dio creò la
luce. La sua luce. Egli concesse al mondo, che sorgeva dal nulla per suo volere, l’attributo, uno
degli attributi suoi: la luce.
Dio è Luce ed è il Padre della Luce a delle luci. E alla Terra, sua prima creatura, concede e dona la
luce. Così come all’uomo, perfezione della creazione e ultima delle sei opere delle sei giornate
divine dopo le quali Dio si riposò, concede l’attributo che lo fa a Lui somigliante: lo spirito libero,
immortale, l’alito suo divino, infuso nella materia perché essa sia animata da Dio e abbia diritto al
Cielo, alla Dimora del Padre.
A questo spirito dell’uomo Egli, il Buonissimo, ha già preparato la pienezza della Vita e dei suoi
doni col suo Cristo, a il Cristo verrà quando sarà giunta l’ora della sua venuta, e gli uomini
possederanno la pienezza della Vita, della Grazia, dell’Unione, per i meriti del Cristo e i Sacramenti
da Lui istituiti.
Ma non è in questa lezione che parlerò di quest’ultimo supremo dono 7. Ora ti ammaestro sul
dubbio di aver compreso e scritto male. Per levartelo e farti sapiente.

5 prima è nostra trascrizione da I°


6 Genesi 1, 2
7 Ne parlerà nelle lezioni successive, in particolare in quella de1 14-2-48 a pag. 97
83

Il corpo dell’uomo è animato dal soffio di Dio. Ogni uomo. Per questo in ogni uomo e su ogni
uomo si estende e penetra lo Spirito di Dio con diritto di Re e con amore di Padre Creatore. Anche
prima della Redenzione lo Spirito del Signore - l’Amore - guidò i patriarchi e ammaestrò i profeti e
i giusti. E la sua voce risuonò negli spiriti, dall’inizio dei giorni, e risuona, e risuonerà, per dare ad
ogni uomo quel tanto di guida che la Provvidenza Creatrice non ricusa a nessun uomo, e che
aumenta più l’uomo è mosso da buona volontà di onorare e servire l’Ente Supremo, dai molti nomi,
dalle diverse forme di parvenza, a seconda dei popoli e religioni, ma dai credenti d’ogni popolo
sentito essere ed essere degno di ogni adorazione.
L’inabitazione di Dio nell’uomo sarebbe stata perfetta se l’uomo non avesse peccato. La Passione di
Cristo e l’appartenenza alla sua Chiesa, ristabilendo l’Ordine, restituendo la Grazia, concede
nuovamente l’inabitazione di Dio in voi: il Regno di Dio in voi.
E in tal modo, così come l’anima è in voi eppure vi contiene, essendo cosa superiore, per origine e
immortalità, alla carne, così voi contenete Dio nel tempio del vostro corpo nel quale è - Santo dei
Santi - l’anima in grazia, ma siete da Dio abbracciati perché Dio è l’Infinito che raccoglie nella sua
Immensità tutti i suoi diletti.
Detto questo, ti chiedo: se voi, peccatori, se voi in cui resta la cicatrice della grande piaga del
Peccato d’origine, i suoi fomiti che talora turbano anche i più eroici nel Bene, avete lo Spirito Santo
nel tempio del vostro corpo, avete la Carità in voi e dalla Carità siete abbracciati, sempre più a Lei
fusi più nella carità vivete, ossia siete nella Carità perché in Essa è tutto ciò che è santo, potrà
dubitarsi che Maria, Colei che ab eterno fu pensata dal divino Pensiero - che è Volere e Potere
perfetti - Immacolata e Piena di Grazia, Figlia, Sposa, Madre di Dio, Colei che al Volere divino
corrispose con la sua volontà che, libera come quella di Gesù, volle usare questa sua libera volontà
per camminare sempre alla presenza di Dio ed essere perfetta, non avesse Dio in Sé e non fosse in
Lui?
84
Ella pure “non peccò perché non volle peccare”. Seconda Eva, non imitò la prima 8 e calpestò il
Serpente perché, tutta persa in Dio regnante nel suo spirito e abbracciante Lei, suo amore, fu cieca,
sorda, dimentica di tutto ciò che non fosse Dio e l’amore per Lui.
Arca più santa di quella di legno di setim 9, in Sé contenne la Trinità e la Parola Incarnata, e poi
ancora la Trinità e il Cristo Eucaristico, ed ora ancora Ci contiene, essendo Noi in Lei, Lei in Noi.
Dove riposa Dio? Nello spirito dei giusti. Cosa è lo spirito? È la parte migliore dell’anima vostra.
Quando cessa d’esser trono a Dio? Quando la concupiscenza lo soverchia. Quando vi lascia
l’anima? Quando si separa dalla carne nell’ora della morte per essere giudicata e attendere la
risurrezione della carne e con lei 10 avere eterno finale giudizio.
Ma Maria non morì. Trapassò in un rapimento da questa all’altra vita e nel trapasso il suo spirito
purissimo fu più che mai trono di Dio. Così anche doveva essere di ogni uomo se, in Adamo, non
avessero tutti peccato.
Maria non fu giudicata. Era l’Innocente. Non soggetta a giudizio né a morte qual voi l’avete. Maria
non tornò polvere nella sua carne immacolata quanto l’anima e fatta incorruttibile per aver portato il
Figlio di Dio a dell’Uomo. In corpo ed anima fu assunta al Cielo dagli Angeli. E neppure nell’ora
del trapasso l’anima si separò totalmente, ma intellettualmente e completamente assurse, non al
terzo 11 ma al Cielo supremo ed empireo, e adorò, mentre ugualmente lo Spirito Uno e Trino non
lasciò il suo dolce verginale tabernacolo dove aveva riposo.
Maria è in Cielo in corpo ed anima, viva come era in Terra, beata come Lei può esserlo, in Cielo. E
Dio, che inabitò in Lei sulla Terra, inabita in Lei in Cielo. Nulla è mutato. Messa al centro del
divino Fuoco, che su Lei converge i suoi ardenti a-

8 Genesi 3, 6-7
9 Esodo 25, 10
10 con lei è nostra correzione da secolei
11 il terzo è nostra trascrizione da III°
85

mori, Ella eternamente ci dice: “Ecco l’Ancella, o Dio” 12 e ci apre il suo cuore e ci accoglie in un
mistero d’amore ineffabile.
I Santi amanti di Maria hanno intuito questo e hanno proclamato che chi vuol trovare Dio, la
Salvezza, la Vita, vada a Maria, e là troverà la Carità, il Salvatore, la Vita, la Luce, la Sapienza. E là
rinascerà da uomo a vero figlio di Dio.
Perché Maria, divina Genitrice, è anche la feconda santa Matrice che sino alla fine dei secoli
accoglie e accoglierà nel suo seno coloro che vogliono nascere figli di Dio, e di queste debolezze
informi, di questi germi incompiuti - difficilmente, per sé soli, capaci di vivere - fa e farà i “viventi”
del Regno di Dio, dà e darà questi figli al suo Dio.
Maria è Corredentrice e Cooperatrice instancabile per il divino 13 trionfo finale, è carità inesausta e
inesauribile, operosa come di Serva e gloriosa come di Regina, per la gloria di Dio, è Madre, Madre
perfetta per tutti coloro che chiedono a Lei la Vita.»

12 Luca 1, 38
13 divino è lettura incerta

(lezione 15a)

12 - 2 - 48
Ai Romani c. 5° v. 1-5.
Dice il Divinissimo Autore:
«Nella lezione precedente (del 2-2) ti ho parlato della creazione e delle successive giornate della
creazione, nonché del dono infinito che il Buonissimo aveva già preparato all’uomo prima ancora
che l’uomo avesse peccato: il Cristo.
Al principio di queste lezioni sulle epistole paoline ti ho detto 1 come Gesù, il Cristo, “Figlio di
Dio, fatto a Dio dal seme di Davide secondo la carne, dichiarato Figliolo di Dio per propria

1 pag. 36-38
86

virtù secondo lo spirito di santificazione e per la risurrezione da morte” 2, mostrò la sua natura
divina con molti prodigi - attestanti la sua natura di Dio non scisso, perché fattosi Carne, dal Dio
Uno e Trino - con le testimonianze del Padre, con la risurrezione da morte, e la mostrò con la sua
virtù perfetta che liberamente volle essere tale, con volontà giusta e caritativa verso il suo Autore
Ss.
Riprendo questi temi per farti contemplare il Cristo, tua Salute.
Ho detto 3 che dal caos Dio creò l’Universo, ordinando le caotiche materie ed elementi in quella
perfezione di mondi, stagioni, creature ed elementi, che da milioni di secoli dura. Ma pochi,
osservando il Creato, sanno meditare come la creazione sia simile ad una scala ascensionale, ad un
canto che sempre più sale da nota a nota sino a toccare la nota perfetta e sublime. Come sia simile
ad un generarsi di vite che dalla precedente escono sempre più complete e perfette, sino a
raggiungere la completezza perfetta.
Guarda: prima dalle molecole solide, dai vapori e fuochi disordinati che erano la nebulosa primitiva,
si formano la Terra e le acque, e nella Terra e nelle acque ancor mescolati ai futuri mari, laghi,
sorgenti, fiumi, vengono chiusi o diluiti i minerali, mentre le molecole solide fanno crosta e forno
agli interni fuochi e agli interni zolfi e metalli e fondo alle acque. L’atmosfera si purifica alquanto,
liberata come è in parte, da ciò che rendeva pesante la nebulosa originaria, il nulla caotico, e la
Terra, lanciata nella sua traiettoria, ancor nuda, sterile, muta, trascorre pei muti spazi con le creste
calve delle sue montagne emergenti appena dalle cupe acque dei futuri bacini.
Poi fu la luce. Non quella solare, non quella lunare, non quella stellare. I1 sole, la luna, le stelle,
sono creature più giovani del globo terrestre. Dopo la loro creazione il cielo, ossia l’elemento
“aria”, fu mondo da ogni resto della nuvola primitiva, e gli
2 Romani 1, 3-4
3 Nella lezione del 2-2-48, a pag. 83
87

astri e i pianeti splendettero dando col loro splendore elementi vitali al globo terrestre.
Ma la luce fu prima di essi. Una luce propria, indipendente da ogni altra sorgente che non fosse il
volere di Dio. Una luce misteriosa, che solo gli angeli videro operare misteriose operazioni a favore
del globo terrestre. Perché nessuna delle cose create da Dio è inutile, né nessuna è stata creata senza
una ragione d’ordine perfetto. Così, se prima fu la luce che non gli astri e pianeti, segno è che la
Perfezione volle quest’ordine creativo per motivo utile e ragionevole. Poi fu il sole, la luna, le stelle.
E l’elemento “aria”, privato dai gas deleteri e ricco di quelli utili alla vita, favorì il persistere delle
nuove creature: i vegetali. Quelle che ancora sono creature schiave nelle radici, ma che già hanno
moto nelle fronde; quelle che, create una volta, hanno già in se stesse elementi per riprodursi, cosa
che non è concessa alla polvere della Terra, ai minerali, alle acque. Queste tre cose possono mutare
aspetto e natura, da legna sommersa diventar carbone, da fuochi zolfi, da carboni gemme,
trasformarsi da acque in vapori a da questi in acque, o consumarsi, ma riprodursi non possono.
Il mondo vegetale sì. In esso è già la linfa, gli organi riproduttivi atti a fecondare e ad essere
fecondati. Manca però ad essi la libertà del volere, anche istintivo. Ubbidiscono a leggi climatiche,
stagionali, al volere degli elementi e dell’uomo. Non può la palma vivere e fruttificare nelle terre
fredde, né il lichene polare decorare le rocce delle zone torride. Non può la pianta fiorire fuor della
stagione della fioritura o sfuggire al ciclone, all’incendio, alla scure. Eppure la vita vegetale è già un
prodigio di ascesa dal caos alla perfezione della Creazione.
Ascesa che aumenta con la vita animale, libera nei moti, negli istinti, nel volere dei suoi esseri. Vi è
un ordine anche in essa. Ma l’animale gode già della libertà di scegliersi una tana e una compagna,
di fuggire dall’insidia dell’uomo e degli elementi; ha anzi un istinto, più: un magnetismo suo
proprio, che lo avverte dell’avvicinarsi di un cataclisma e lo guida nel cercare salvezza, così come
ha una rudimentale capacità di pensare e
88
decidere sul come nutrirsi, e difendersi, e offendere, sul come farsi amico l’uomo ed essergli amico.
Nell’animale, oltre che le perfezioni creative della linfa vitale (il sangue) e gli organi riproduttori
come sono nelle piante, sono anche le perfezioni creative della polvere, della pietra, dei minerali.
Lo scheletro, il midollo, il sangue, gli organi, non vi insegnano forse gli scienziati che sono
composti e contengono quelle sostanze chiamate minerali delle quali è, in fondo, composta la Terra
che l’uomo abita e che popolano gli animali?
Dunque negli animali è già rappresentato e perfezionato ciò che è nei regni inferiori: il minerale e il
vegetate. E la scala ascende. La nota si fa più alta e pura, più completa, più magnificante Iddio.
Ed ecco l’uomo. L’uomo nel quale ai tre regni precedenti - privo di linfa il primo, di moto il
secondo, di ragione il terzo - è aggiunto 4 il quarto 5 regno: quello della creatura ragionevole dotata
di parola, di intelligenza, di ragione. Ragione che regola gli istinti. Intelligenza che apre il pensiero
a comprensioni e visioni che sono molto, talora infinitamente, superiori a quelle che dànno agli
animali capacità di pensare ad un bene materiale. Parola che lo fa capace di esprimere i suoi bisogni
e affetti, capire quelli del suo simile e soprattutto lodare Dio suo Creatore e pregarlo o
evangelizzarlo a chi lo ignora.
Nell’uomo sono il regno minerale, quello vegetale, quello animale, quello umano e, perfezione nella
perfezione, quello spirituale.
Ecco la scala che dal disordine del caos sale all’ordine soprannaturale passando per quello naturale.
Ecco che alla creatura naturale in cui sono rappresentati e riuniti in sintesi tutti gli elementi e
caratteri di ciò che forma 6 le altre creazioni, riuniti e perfezionati; alla creatura - medita bene -
fatta col fango, ossia con la polvere nella quale sono sminuzzati i sali minerali, e con l’elemento
acqua, dotata di calore (elemento fuoco),
4 aggiunto è aggiunto da noi
5 quarto è nostra trascrizione da 4°
6 forma è nostra correzione da formano
89

di respiro (elemento aria), di vista naturale e intellettiva (elemento luce), di sangue e umori, di
glandole e organi riproduttivi (linfa), di istinti e di pensiero, di moto, libertà e volere, Dio infonde il
suo soffio, ossia “il soffio della Vita” 7.
L’anima: la parte immortale come tutto ciò che viene dato direttamente dall’Eterno, lo spirito che
non muore, lo spirito libero da tutte le leggi di tempo, di malattie, di cataclismi metereologici, di
insidie umane, lo spirito creato per riunirsi al suo Fonte, possederlo, goderlo eternamente, lo spirito
che l’uomo soltanto, di sua propria volontà, può fare schiavo di un re crudele, ma che, per sua
natura e per volontà divina, non ha schiavitù alcuna, ma solo dolce figliolanza, sublime destino di
eredità al Signore e al suo Regno.
Coloro che negano l’anima e la sua immortalità (immortalità perché creazione, infusione, parte 8 di
Dio eterno) e dicono che l’uomo ha l’intelletto, il genio, la libertà e volontà e capacità di rapire al
Creato le sue forze e i suoi segreti solo perché è “l’uomo”, ossia la creatura che si è evoluta al grado
perfetto, e non per l’anima, sono simili a cocciuti che pretendessero che una perfetta opera di artista
(scultore o pittore) abbia vita e vista solo perché è stata modellata o dipinta con una realtà perfetta.
Anche l’animale ha vita e vista. Ha anche una rudimentale ragione. Nell’animale da secoli
addomesticato dall’uomo, questa rudimentale ragione si è ancor più sviluppata, raggiungendo più
una ragione che un istinto, per comportarsi nei suoi rapporti con l’uomo, cosa che manca negli
animali selvatici e selvaggi nei quali predomina solo l’istinto. Ma nessun animale, per
addomesticato che sia, amato, istruito, può avere quella potenza di intelletto e di capacità
multiformi che ha l’uomo.
È l’anima quella che distingue l’uomo dall’animale, e lo fa dio sopra tutti gli altri essere creati,
dio-re che domina, soggioga, comprende, istruisce, provvede, e lo fa dio per sua origine e destino
futuri.

7 Genesi 2, 7
8 Nel senso spiegato ne I quaderni del 1943, pagg. 366-367 e 404
90

È l’anima quella che, illuminata dalla sua divina origine, sa, vuole, può, con forza già semidivina.
Forza che Dio potentemente sorregge e aiuta quanto più l’anima si eleva nella giustizia e l’uomo si
divinizza con una vita di giustizia.
È l’anima che dà all’uomo il diritto di dire a Dio: “Padre mio”.
È l’anima che fa dell’uomo un vivente tempio dello Spirito di Dio.
È l’anima che fa della creazione dell’uomo l’opera più perfetta del Creato.
E allora si potrebbe dire: “Ecco che con l’uomo, e uomo giusto, si è toccato l’ultimo gradino della
scala ascensionale, la nota più alta di questo divino canto, la perfezione della perfezione creativa”.
No. Tutto ciò è creazione di un creato sensibile. È processione da processione. È unione della
creazione naturale con una creazione soprannaturale. Ma non è ancora la Perfezione.
La Perfezione è Gesù. La Perfezione è il Cristo. L’Uomo-Dio. La Perfezione è il Figlio di Dio e
dell’Uomo, Colui che per la Divinità non ebbe che il Padre, Colui che per l’Umanità non ebbe che
la Madre. Colui che in veste di carne rinchiuse due Nature. Unite queste due nature, che l’infinita
distanza, che è fra la perfezione anche dell’uomo più santo e quella di Dio, tiene sempre separate.
Solo in Gesù è la natura divina e quella umana unite e non confuse e pur facenti un sol Cristo. In
Lui, Figlio dell’uomo, è rappresentato tutto il creato sensibile così come in ogni uomo; è
rappresentato il creato soprasensibile: la natura spirituale; è infine rappresentato l’Increato, l’Eterno:
Dio, Colui che, senza mai essere stato generato, è, Colui che, senza altra operazione che il suo
amore, genera.
Il Cristo: Colui che divinizza la materia, la glorifica, restituisce all’Adamo la sua dignità; il Cristo:
anello che ricongiunge ciò che si era spezzato, l’Agnello che rinverginizza l’uomo nell’innocenza
che è Grazia. Per la sua natura divina può tutto; per
91
la sua carità umano-divina può tutto; per la sua volontà può tutto, poiché dà tutto.
Chi sa contemplare il Cristo possiede la Sapienza. Perché Egli è la Perfezione non solo divina ma
anche umana. Chi lo contempla con sapienza vede l’ammirabile persona del Figlio dell’Uomo nel
quale è la pienezza della santità.
Ma la sapienza che viene da questa contemplazione, e l’imitazione che naturalmente sorge in chi lo
sa veramente contemplare, fanno l’anima così illuminata che essa, rapita d’amore e conoscenza,
esclama: “Ecco il Dio vivo, l’Emmanuele. Ecco il mistero vivo della infinita Carità di Dio!”. Ed è la
comprensione di ciò che è il Cristo: compendio dell’Amore triplice, testimonianza dell’amore di
Dio verso l’uomo.
Ed allora, ecco che l’ineffabile mistero del Concepimento verginale si illumina degli incandescenti
bagliori dell’Amore, e l’anima del contemplante, inondata di questa Luce che è Fuoco, di questo
Fuoco che è Sapienza, di questa Sapienza che è Luce, non solo crede per fede, ma crede poiché
vede. Ed ecco così spiegata la parola del serafico Giovanni di Betsaida: “Chi ama è nato da Dio e
conosce Dio... Chi crede in Gesù Cristo è nato da Dio” 9. Veramente solo chi ama con tutto se
stesso può conoscere Dio e l’ineffabile mistero che è l’Incarnazione del Verbo.
Primogenito di tutte le creature, immagine dell’invisibile Iddio, come lo definisce Paolo 10;
Agnello immacolato e senza macchia, preordinato dalla creazione del mondo per fare gli uomini
partecipi della divina natura, come scrive Pietro 11; vincitore, Re dei re e Signore dei signori, come
lo canta Giovanni 12: Novello Adamo, non concepito da uomo ma dallo Spirito del Signore Eterno,
posto in Maria, paradiso vivo dove la Trinità prende le sue compiacenze, l’amore di Dio prese
carne, il Verbo amato dal Padre s’incarnò per essere offerto vittima per la salute del mondo.

9 1 Giovanni 4, 7 e 5, 1
10 Colossesi 1, 15
11 1 Pietro 1, 18-21
12 Apocalisse 19, 16
92

E sacerdotessa regale e purissima fu la Vergine ardente della carità più pura a forte che creatura
nata d’uomo mai ebbe. Essa lo accettò e l’offerse per tutti gli uomini, e l’“Ecco la serva del Signore,
si faccia di me come la sua Parola vuole” 13, fu il “Sia la Luce” 14 della più vera creazione, della
“ricreazione” dell’uomo a figlio di Dio ed erede del Regno dei Cieli.
Dunque per il Cristo gli uomini hanno la Vita. Per il Figlio di Dio, Figlio per la Natura divina,
Figlio per perfezione umana, gli uomini hanno la Grazia. Per Gesù e nella sua imitazione gli
uomini, sorretti dalla Grazia, avranno la gloria di figli di Dio. Per la Seconda Persona, infine, e la
sua perfetta ubbidienza alla Prima, gli uomini hanno lo Spirito Santo, ossia 15 il Maestro, la Forza,
la Carità, la Sapienza.»

13 Luca 1, 38
14 Genesi 1, 3
15 Alla pagina di quaderno che inizia qui, è cucito con filo di cotone un pezzo di carta, sul quale si
legge la seguente annotazione della scrittrice: Le rneravigliose pagine su Maria Ss.: il 13-2- 1948

(lezione 16a)

13 - 2 - 48
Ai Romani c. 5 v. 5.
Dice il Divinissimo Autore:
«Ti ho fatto contemplare le due nature di Gesù, Figliuolo di Dio e dell’Uomo, e come la natura
divina, annichilendosi, limitandosi nei brevi confini di una carne umana - essa: infinita - non si sia
per questo avvilita, ma anzi abbia divinizzato la natura umana ricreando novello Adamo, nel
novello paradiso terrestre dove tutto è bello e buono - bello a vedersi, buono a gustarsi - dove sono
forti e incontaminati da abbracci serpentini l’albero della Vita, ossia della Grazia, a quello della
Scienza del Bene e del Male, al quale però non viene tesa avida la mano per cogliere il frutto e
divenire “dèi”, secondo la promessa fallace, ma al cui sussurro sapienziale viene porto puro
orecchio
93
per apprendere il Bene e fuggire il Male, pregando con compassione per gli incauti che non
ascoltano il sussurro delle fronde mosse dal vento buono di Dio ma lo 1 zufolare, presso le radici,
del Tentatore 2.
Due voci. Ma come diverse! L’una viene dalle cime che spaziano nella purezza dell’aere e sono
luminose di sole. L’altra viene dal basso, dalla terra, dalla penombra. La voce di Dio: Luce e
Sapienza e Verità. La voce di Satana: Tenebra, Fango, Menzogna.
L’Eva prima porse orecchio e abbassò lo sguardo alla voce della tenebra, fango e menzogna. L’Eva
seconda - il secondo paradiso terrestre dove Dio si è compiaciuto di conversare con l’Innocenza nel
fresco della sera, ossia nella pace di uno spirito che ignora le febbri, il caldo della lussuria - porse
orecchio alla voce di Luce, Sapienza, Verità.
O novello terrestre paradiso di Dio! O bello, vago, puro giardino di delizie, dove tutto ciò che è, è
dono di Dio, con venerabonda cura d’amore conservato bello e puro per essere aperto a riposo
all’Eterno, offerto alla Carità perché sia sua Dimora, giardino irrorato dalla Fonte purissima
fertilizzante 3 la terra (gli uomini) che alla sua Acqua - Gesù - si volgono, luogo di delizie dal fiume
di grazia che in quattro rami si divide, in quattro braccia: la prima di adorazione all’Eterno; la
seconda di amore al prossimo; la terza di pietà per i prodighi o gli smarriti fuor dai confini paterni, i
separati dalla Vite benedetta e dalla Vita; la quarta di misericordia per tutte le miserie dei viventi e
dei già vivi.
Da Te, o Maria, o Vergine, per un capovolgimento dei fattori fu tratto l’Uomo, il Cristo, senza che
fecondazione di seme umano fosse necessaria a far fertile il tuo grembo. Tu sola Generante. Da Te
sola concepisti e donasti la Luce alla luce. La Grazia, in Te già piena, in un tripudio d’ardori
incontenibili, penetrò il

1 lo è nostra correzione da il
2 Genesi 3, 1-13
3 fertilizzante è nostra correzione da fertilizzanti
94
tuo seno, e il Verbo prese carne per abitare fra gli uomini e dare loro la Vita.
L’Eva prima, per voler essere “come dio”, perse ciò che fa dell’uomo animale il figlio di Dio. Tu,
senza golosità di alcuna maniera, per voler essere soltanto serva, divina fosti per sponsali d’amore
divino a per divina Maternità.
A Te, che ti sentivi la più piccola e povera fra tutte le donne, e giusto trovavi il dolore che ti fu
sollecito compagno nella vita, a Te che giusto trovavi il dover subire le conseguenze del Peccato
con le fatiche, le sofferenze, la morte, o Vergine bella, umile, casta, paziente, ubbidiente, amorosa,
Eva nuova, per volere di Dio Immacolata, per volere tuo fedele alla Grazia, Dio decretò: “Tu non
morrai, non può morire Colei che ha dato alla Terra la Vita”. Ma anzi, per aver dato il Frutto del tuo
seno, per averlo dato onde fosse colto, e preso, e mangiato, e spremuto, Pane, Vino, Sangue,
Redentore, si apriranno i tuoi occhi e sarai come Dio avendo la conoscenza del Bene e del Male, per
amare e insegnare ad amare, mirabile Maestra, il primo, e per combattere con le tue armi il secondo.
Per Te l’Adamo nuovo. Per Te l’Ordine ricostruito. Per Te la Grazia agli uomini. Per Te la
Redenzione. Per Te il Cristo e, per Te e il Cristo, Io, lo Spirito Santo.
Io ti ho resa feconda e sembra così che Tu agli uomini abbia dato soltanto il Verbo fatto Carne. Ma
Colui che vede e sa, dice che Tu hai dato - in una maternità sopraeccelsa, nella quale la tua carne
non è neppur argilla a modellarvi la divina Forma - hai dato agli uomini lo Spirito Santo.
Quello Spirito Santo senza il quale gli uomini sono impotenti ad amare, comprendere, vivere
l’amore.
Quello Spirito Santo senza il quale non è conoscenza di Dio.
Quello Spirito Santo senza il quale non è figliolanza in Dio.
Quello Spirito Santo suscitatore 4 degli eroismi dei santi.
Quello Spirito Santo teologo divino dei teologi umani.
Quello Spirito Santo che avvalora le preghiere dei mortali gri-

4 suscitatore è nostra correzione da suscitare o suscitore


95

dando: “Padre” in nome loro 5.


Quello Spirito Santo munifico datore di doni che perfezionano e completano le virtù soprannaturali,
fertilizzando lo spirito, rendendolo attivo, docile, pronto a vivere la vera vita del cristiano, ossia del
figlio di Dio.
Ecco, questo Spirito dello Spirito di Dio, la superessenza del Divino Amore, ve lo ha 6 dato il
Cristo, e ve lo ha dato per Maria, Madre del Cristo e Madre vostra, non in un senso simbolico ma
reale, perché è madre colei che dà la vita, e Maria vi ha dato la Vita e conseguentemente lo Spirito
Santo, ossia Colui che mantiene la Vita in voi e, più ancora, fa di voi dei portatori di Cristo; più:
degli “altri Cristi”, secondo la frase di Paolo: “Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me” 7.
Il minore si offusca davanti al maggiore, ne viene assorbito, e il maggiore soverchia e splende
annullando il minore, non per sopraffazione 8 ma per elevazione a un grado più alto, assorbendo,
assimilando la pochezza alla Pienezza, la debolezza alla Forza, la limitatezza all’Infinito.
Un re che traesse seco sul trono un povero fanciullo nudo, trovato per via, e l’amasse al punto di
farlo suo erede e lo facesse acclamare dalle folle tenendolo sotto il suo manto regale, e non
potessero le folle schernirlo, questo piccolo povero fanciullo, perché non lo vedono, vedendo solo il
re nella sua maestà, il piccolo fanciullo stringendosi beato al re buonissimo sino a scomparire nei
paludamenti regali, felice di sparire così, sarebbe il simbolo più esatto di questa condizione del
cristiano divenuto altro Cristo.
Non diversamente Maria, incinta di Dio, sentì sé, creatura, annullata dal Tutto chiuso nel suo seno.
Non Lei, ma Colui che era in Lei, Lei vedeva, Lei portava, Lei dava alla venerazione degli uomini.
Anche voi cristiani lo Spirito feconda del Cristo, a se la volon-
5 Romani 8, 15
6 ha è aggiunto da noi
7 Galati 2, 20
8 sopraffazione è nostra correzione da soprafazzione
96

tà vostra seconda la volontà dell’Amore, il Cristo prende vita in voi, e voi uni con Lui divenite,
onde “una sol cosa” voi siete col Padre, col Figlio e con lo Spirito che li unisce, così come è chiesto
da Gesù nell’orazione dell’ultima Cena 9, perché coi Tre, che Uno sono, facciate eterna dimora e
godiate dell’amore, e poi della gloria di Dio e della pace gaudiosa che è il premio di coloro che
accolsero la Luce e la Parola e vissero nella Carità e Verità, nascendo a Dio e da Dio, e dando
testimonianza al Cristo vivente in loro con una vita perfetta, secondo il comando e l’esempio di
Gesù.»

9 Giovanni 17

(lezione 17a)

14 - 2 - 48
Dice il Divinissimo Autore:
«Quanto Dio stabilisce è sempre perfetto, sia riguardo al tempo che al modo e alla persona.
Ecco dunque che, promesso all’inizio del castigo 1, il Cristo viene all’ora perfetta. I secoli si
tramandano con voce sempre più chiara, con particolari sempre più netti, la voce della divina
promessa di un Messia Redentore e della Donna senza concupiscenza, che punirà il Prevaricatore
partorendo il Vincitore del Peccato e della Morte.
Molti i simboli e le voci che ripetono nei secoli la promessa. Ma una parola divina non è stata
ancora capita nella sua verità.
Nel 9° della Genesi è detto: “...porrò il mio arcobaleno nelle nubi e sarà il segno del patto fra Me e
la Terra. E quando avrò accumulate le nubi (i castighi) nel cielo, nelle nubi comparirà il mio
Arcobaleno ed Io mi ricorderò del mio patto... del patto sempiterno stabilito fra Dio e ogni carne
che è sulla Terra” 2.
Arcobaleno: segno di pace. Arcobaleno: ponte fra Cielo a Terra.

1 Genesi 3, 15
2 Genesi 9, 13-16
97

Maria, pacifico ponte che ricongiunge Cielo e Terra, Amatissima che con la sua sola presenza
ottiene misericordia ai peccatori. E Dio, nei secoli avanti il Cristo, quando le prevaricazioni degli
uomini accumulavano le nubi dei divini castighi sull’Umanità dalla dura cervice e dallo spirito
superbo, contemplando nel suo Pensiero Colei che ab eterno era stabilita Arca della divina Parola,
Fonte della Grazia, Sede della Sapienza, pacifica gioia del suo Signore, disperse le nubi
dell’inesorabile castigo, concedendo tempo all’Umanità in attesa della Salvezza.
La voce della Vergine non ancor nata: “Pace! Pietà! Signor mio!”. Il suo amore perfetto, la sua
perfetta ubbidienza, già noti a Dio prima che la Stella purissima fosse, sacrificio d’odor soave che
placava l’ira del Signore. E, nei secoli dopo il Cristo, pace e misericordia è, per l’Umanità, Maria. E
coll’accrescersi dei peccati e l’aumentare dei nembi dell’ira divina e dei fumi satanici, sempre è
Maria quella che dirada le nubi, che disarma le folgori, che getta il suo mistico ponte all’Umanità
caduta nell’abisso perché essa risalga per via soave al suo Bene.
“Porrò il mio arcobaleno fra le nubi... e mi ricorderò del mio patto”.
Oh! veramente l’Arcobaleno di pace, la Corredentrice è fra le nubi, sopra le nubi, dolce astro che
splende al cospetto di Dio per ricordargli che Egli ha promesso misericordia agli uomini ed ha dato
il Figlio suo perché gli uomini abbiano perdono. Vi è non come dolcezza pensata, ma come realtà
vera, completa, con la sua anima senza macchia e la sua carne senza corruzione. Né si accontenta di
esservi adorante e beata. Ma attiva si mostra e chiama, richiama l’Umanità alla Salvezza.
L’ora di Maria. Quest’ora.
L’arca di Noè non salvò tutti gli uomini, ma coloro fra gli uomini che Dio trovò giusti al suo
cospetto 3. Anche nell’ora attuale, ora che sorge e dovrà scorrere tutta, e più inoltrerà e più sarà
cupa di nembi, l’Arca di Dio non potrà salvare tutti gli uomini, ma 4 perché gli uomini, molti
uomini, non vorranno salvarsi, tro-

3 Genesi 6, 9; 7, 7; 1 Pietro 3, 20
4 Da sottintendere: non potrà salvarli tutti
98

vare salute per mezzo dell ’Arca di Dio.


L’arcobaleno dopo il diluvio fu visto dai soli giusti rimasti vivi sulla Terra 5. Ma nell’ora presente,
invece, l’arcobaleno, il segno di pace, Maria, in un sovrabbondare di misericordia sarà visto da
molti che giusti non sono. La sua voce, il suo profumo, i suoi prodigi, saranno noti a giusti e a
peccatori, e beati quelli, fra questi ultimi, che, come per l’Arcobaleno di Dio l’ira di Dio non si
scatena, così per esso alla giustizia, alla fede nel Gesù in cui è salvezza, si volgeranno.
Cristo, dunque, è venuto al tempo stabilito per ristabilire l’ordine turbato dalla Colpa d’origine e i
legami di figliolanza fra Dio e gli uomini. Vittima stabilita, è venuto a morire non già per i giusti
soltanto, ma anche e soprattutto per i peccatori.
Tutti erano peccatori almeno del peccato ereditario. Solo Maria era senza peccato. Le opere sante
dei giusti, pur essendo benedette dall’Eterno, non davano agli spiriti dei giusti l’eredità del Regno di
Dio.
Essere giusti era grave fatica perché la Grazia non era negli spiriti. La Legge era causa di peccato
più che di salvezza, perché per troppi del popolo di Dio la Legge era ormai “cagione d’ira” 6 tanto
era manomessa e violata. La Sapienza era falsata nelle sue voci, adattate dagli uomini a predicare
ciò che non era da farsi a gloria di Dio, ma a beneficio degli avidi maestri.
Un caos più grave, perché spirituale, era succeduto alla semplice, perfetta Legge del Signore, e gli
spiriti si smarrivano in esso quando non si perdevano del tutto dandosi la morte spirituale.
Un’idolatria peggiore di quella del vitello d’oro 7 era nelle coscienze dei più. Ogni potente d’Israele
era “vitello d’oro”, e da se stesso si idolatrava e voleva essere idolatrato dalle folle.
Il Tempio era un nome. I riti una rappresentazione mimica. L’invisibile divina Presenza nel Santo
dei Santi non era creduta altro che dai semplici, dai piccoli fra il popolo che aveva nome di santo.
Ancora i Sacerdoti e i Rabbi insegnavano che Dio

5 Genesi 9, 12-13
6 Romani 4, 15
7 Esodo 32, 1-6
99

era nel suo Tempio, magnifico nella sua gloria, parlante ai suoi ministri. Ma essi ben sapevano che
Dio aveva già abbandonato il Tempio dove non Lui era adorato, ma gli interessi dei Principi dei
Sacerdoti, degli Scribi a dei Farisei. Essi sentivano vuoto successo alla Presenza. L’insanabile
vuoto. Perché nulla delle industrie degli uomini può colmare il vuoto di Dio. Ogni opera è vana a
colmare, a nascondere almeno, il vuoto di un altare dal quale Dio se ne è andato. Nulla. E nulla può
illudere e dare pace a chi ha dentro alla sua coscienza la conoscenza che Dio non è più presente, che
Egli ha abbandonato i superbi al loro destino, alle loro concupiscenze, alle loro idolatrie.
E in quell’ora Gesù è venuto. Se Dio misurasse le cose alla misura degli uomini, mai ora meno
propizia di quella avrebbe dovuto essere scelta per l’avvento dell’ora di Misericordia. Ma non era
soltanto ora di Misericordia. Lo era anche di Giustizia. Giustizia per Israele non più meritevole
d’essere Popolo di Dio. Un altro popolo doveva essere eletto in suo luogo: quello cristiano.
La fine del Tempio era venuta. La Legge nuova, perfezione dell’antica, si imponeva, predicata agli
uomini direttamente da Dio. La Carità di Dio si mostrava nella sua pienezza agli uomini.
Carità non vuole dire ingiustizia, benché sia tutta misericordia. Carità vuol dire tutto compiere per
amor degli uomini. Questo è anche il precetto che Gesù vi ha dato.
Ma Egli, Perfezione, non si è limitato a insegnare che non vi è più grande amore di quello di colui
che muore per i suoi amici 8. Egli è morto. E non solo per gli amici, per i giusti e i volonterosi di
giustizia - anche questi ultimi sono di Dio, sebbene ancora deboli, informi di spirito -. Egli è morto
anche per i suoi nemici. Dalla croce non ha pregato per gli amici, ma per i nemici 9.
Sapienza eterna e infinita, il Cristo sapeva come per l’uomo il peccato fosse entrato nel mondo
insieme alla morte e si fosse esteso a tutti gli uomini, come era anche prima della Legge. Se

8 Giovanni 15, 13
9 Luca 23, 33-34.
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non ci fosse stato peccato non ci sarebbe stata necessità di un codice contro il peccato. Esso è
fermentato nelle sue diverse forme dalla superbia, gola e avarizia che insanirono i Progenitori sino
a renderli ribelli a Dio. E dopo la violenza fatta all’ordine di Dio, a Dio perciò, seguì la violenza
fatta all’innocenza violata e distrutta per dar luogo alla malizia, e a questa seguì la violenza fatta al
fratello, con il fratricidio compiuto da Caino 10, e l’omicidio di Lamec 11, e la libidine dei figli di
Dio verso le figlie degli uomini 12, e la superbia dei costruttori di Babele 13, e l’avidità dei popoli e
delle tribù, e i molteplici peccati di Sodoma e Gomorra 14, rifioriti sempre più forti nei secoli.
E Cristo, morendo, prega per i nemici di Dio perché abbiano il perdono e tornino nella giustizia.
Gesù è il ristabilitore dell’ordine.
Se su una bilancia si mette un peso sproporzionato al peso equilibratore, la bilancia pende da una
parte; ma se si ristabilisce l’equilibrio, i due piatti della bilancia si mettono su una sola linea.
Ecco: per il delitto di uno, molti perirono 15. La bilancia di Dio pendeva tutta dalla parte della
Giustizia. Ma: per il sacrificio di Cristo, la Grazia e la Vita vengono date a tutti coloro che credono
in Gesù. E in tal modo l’equilibrio non solo è ristabilito, ma dato che il sacrificio dell’Uomo-Dio è
di valore infinito e infiniti sono i meriti del Cristo Salvatore, mentre la colpa di Adamo pur nella sua
gravità non è mai senza limiti - e lo dimostra il fatto che poté essere riparata, mentre se fosse stata
infinita non lo avrebbe potuto essere e le due infinità, quella della Grazia e quella della Colpa, si
sarebbero fronteggiate
10 Genesi 4, 1-16
11 Genesi 4, 23-24
12 Genesi 6, 1-4
13 Genesi 11, 1-9
14 Genesi 18, 16-33; 19, 1-29
15 Riteniamo di inserire qui la seguente annotazione della scrittrice, trovata su un pezzetto di carta
tra le pagine della Lettera ai Romani Bibbia da lei usata: Dice il Consolatore: “Interpreta così:
Come per opera di un solo uomo (Adamo) il peccato è entrato nel mondo e per il peccato entrò la
morte, così a tutti gli uomini si è estesa la morte per Adamo nel quale tutti peccarono”. (Ai Romani
c. 5 v. 12).
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senza potersi combattere e una vincere, ché due forze uguali restano tali l’una in opposizione
all’altra - la bilancia di Dio pende dalla parte della Misericordia, e misericordia e perdono
traboccano dal piatto colmo del Sangue divino effuso per la salute del mondo.
Tutto effuso. Tanto più effuso più abbondante era il peccato, perché la Grazia, abbondando,
vincesse il peccato e la Vita vinca la Morte, morendo per rendere la Vita agli spiriti immortali degli
uomini: la Vita, ossia il Regno di Dio in voi e per voi qui, e oltre la vita, nel Regno dei Cieli.»

20 - 2. Lo Sp. S. parla sul come regolarmi per l’Opera.


22 - 2. “ “ sulla transustanziazione delle Specie.
23 - 2. “Vincono. Hanno vinto. E alzata b. r...”. “Dove? Dove?”. Nelle ore, seguenti so di Praga...
24 - 2. Ancora sul mistero del Cristo...
26 - 2. Il Ponteficale. “È vero?”...