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INDICE PREMESSA Pag. 1 1. LE IPOTESI DI RIFORMA DELLA SCUOLA SECONDARIA DAL DOPOGUERRA AD OGGI " 5 1. Le esigenze di "razionalizzazione pag.5 2. Le esigenze di "efficientismo" . 7 3. Le esigenze di "deprofessionalizzazione pag..12 4. Le esigenze di "neoefficientismo pag.21 2. LE INFLUENZE DEL QUADRO ECONOMICO OCCUPAZIONALE SULLA POLITICA SCOLASTICA IN ITALIA DAL DOPOGUERRA AD OGGI. pag.38 2.1 1945-1955, il contenimento pag.38 1. 1955-1963, I'euforia del I'espansione pag.40 2. 1963-1972, le illusioni della program mazione. 47 2.4 1972-1978, il nodo della professionalit. pag.53. 3. IL PROBLEMA DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E LA 285. pag.58 3.1 Espansione scolastica e disoccupazione intellettuale. Pag. 58 3.2 Le dimensioni della disoccupazione 3.3. I provvedimenti: la 285 70 3.3.1 Caratteristiche della legge 72 3.3.2.La risposta dei giovani 74 3.3.3 La risposta degl i imprenditori e degli 3.4. I giudizi, ad un anno di distanza 83 1. IPOTESI E METODOLOGIA DELLA RICERCA 88 2. L'AREA IN ESAME. " 91 5.1 La popolazione residente 91 1. La dinamica nel tempo 93 2. Struttura per sesso e classi d'et 99 5.2. Caratteristiche generali dell'economia 103 1. Agricoltura " 108

2. Artigianato 111 3. Industria 113 4. Terziario 114 5.3. LA POPOLAZIONE ATTIVA. Pag. 116 5.3.1. Struttura per sesso, classi di et, 1. Struttura per condizione sociale. 124 2. Struttura per luogo di lavoro 131 5.4. LA POPOLAZIONE IN CONDIZIONE NON PROFESSIONALE. " 134 5.4.1. Caratteristiche degli iscritti alle 5.5. SCOLARIT ED OCCUPAZIONE. 139 5.5.1 II grado di istruzione della popolazione 139 5.5.2. Strutture scolastiche 143 5.6. L'ambiente politico culturale 152 5.6.1 Risultati delle elezioni politiche e 5.6.2. Servizi culturali e associativi 158 6. LA SCUOLA IN ESAME. " 102 1. Strutture edilizie 102 2. Le attrezzature 165 3. La popolazione studentesca 169 4. La provenienza territoriale Pag. 171 5. La provenienza sociale 172 6. L'andamento scolastico 176 6.4. Il corpo insegnante. l8l 1. Composizione 182 2. Immagine tratta dalle interviste 184 1. Il clima sociale 191 2. Materiali prodotti dalla scuola 195 3. Modificazioni intervenute negli anni scolastici 1976/77 e 1977/78 197 7. I RISULTATI DELLA RICERCA 206 7.1. Caratteristiche del campione in esame 206 7.2 La Scuola media superiore 208 7.2.1. Il significato dell'istruzione e della scuola media superiore pag.209 7.2.2. L'esperienza scolastica nella valuta-

zione degli studenti. 217 7.2.3. Le richieste nei confronti della scuola 224 7.3. Le aspirazioni per il proprio futuro. 231 7.3.1 La scelta scolastico-occupazionale 234 7.4. Le aspettative nei confronti del lavoro. Pag. 244 7.4.1. Le definizioni e le caratteristiche del CONCLUSIONI . " 255 APPENDICI: 1. Questionario. 203 2. Le interviste agli insegnanti. 275 BIBLIOGRAFIA.

CONCLUSIONI All'interno del presente lavoro si pu dire che quattro sono stati i filoni attorno a cui si articolata la ricerca: 1) funzione della scuola; 2) dibattito politico sulla secondaria in particolare; 3) scuola e mercato del lavoro; 4) i bisogni dei giovani. Per ognuno di questi settori esiste una vasta bibliografia e il dibattito ampio e contraddittorio tuttora in corso; la ricerca ne fotografa un momento, chiaramentte con tutte le limitazioni degli strumenti usati: ci che si pu fare, quindi, solo indicare alcune tendenze. Riguardo alla secondaria superiore c' da dire che gli studenti sembrano aver recepito gli elementi pi macroscopici del dibattito quali ad es. lestensione dell'obbligo a 16 anni, la minor rigidit dei piani di studio, la introduzione di materie che leghino maggiormente la scuola alla societ. Sono rimasti in ombra i problemi di fondo della funzione educativa, anche perch il questionario non era mirato su di essi. Tali problemi sono stati invece recuperati dai colloqui con gli insegnanti che hanno dimostrato di conoscere le tematiche pi dibattute: dal descolarizzare la societ, alla istruzione ricorrente. Inoltre gli insegnanti, probabilmente perch maggiormente coinvolti degli studenti (per i quali il periodo scolastico solo una specie di "sala d'aspetto") sembrano sentire con particolare disagio i problemi connessi alla struttura dello istituzione, che accusano di chiusura e '' burocratismo. Sia gli studenti, sia gli insegnanti sembrano essere d'accordo sulla necessit della formazione professionale, ma gli uni preferirebbero lasciarla ad organismi paralleli alla secondaria (cosa del resto verificatasi nei progetti di riforma), mentre gli altri la vorrebbero all'interno della superiore, il cui titolo di studio dovrebbe (almeno per il 75% di loro) rispondere ad una professione specifica. Se ne ricava quindi un'immagine dei giovani tutto sommato abbastanza integrata e disposta ad accettare i meccanismi tradizionali di inserimento sociale. Ci che cambia solo il modo di "viverli": valori quali la seriet e l'onest sembrano aver perso ogni attrazione e la realt lavorativa vista strumentalmente come puro mezzo di sopravvivenza, senza la pretesa di riempire con essa la vita. La prospettiva sociale poi, anche se presente, per sempre subordinata alla propria autonomia e indipendenza ed alla soddisfazione personale (da attuarsi sia col reddito sia con la esplicazione delle proprie capacit). Questi giovani non sono per ancora arrivati (anche perch l'inchiesta del 1977) ad un'assoluta chiusura nel personale , come invece si sta profilando nelle ultime generazioni. Si pu dire insomma che dei due movimenti che hanno animato gli ultimi anni, quello del '68 e quello del '77 i giovani dell'inchiesta non hanno risentito gli effetti e per la loro et e per l'ambiente socio-familiare che ancora di tipo rurale tradizionale. D'altra parte di ci non c' da stupirsi visto ch lo cultura contadina, come sostiene Altan, tuttora una costante dei giovani italiani. In positivo si pu dire che questi giovani hanno una visione pi disincantata del mondo, anche se, in generale, non hanno potuto conoscerne a fondo i meccanismi, data la separazione tuttora esistente tra lo scuola e l'esterno; per cui la scuola o altri agenti socializzanti, sembrano averli dotati di spirito critico, ma fine a se stesso, che non si esplica cio in qualche progetto particolare. A questo punto le varie tematiche sull'educazione (formativa o professionalizzante, continua o discontinua, descolarizzata o meno, egualitaria o , selettiva e su quali parametri) si scontrano con una struttura che non favorisce il dibattito, e per le caratteristiche stesse dellistituzione e per l'atteggiamento degli studenti che accetta scuola come un'agenzia di collocamento. Il discorso invece andrebbe spostato dalla scuola all'educazione e, solo in tal modo, anche sulla traccia di modelli utopici quali quello di Alberoni , di Illich, si potrebbe sperimentare un'alternativa che sia veramente tale. Ora se questo avviene a livello di esperti dell'educazione, manca per nei progetti considerati, anche per le caratteristiche intrinseche del sistema politico italiano che fonda

la sua sopravvivenza sulla dilazione e sul compromesso, incapace, per sua stessa natura, di scelte radicali. Analoga la situazione nel campo della politica del lavoro, ulteriormente aggravata anche dalla miriade di interessi corporativi del settore. Inevitabile quindi che le tematiche sulla qualit del lavoro (intellettuale o manuale) con relativa discussione sugli interventi necessari a capovolgere la tendenza in atto (diviso o integrato) e sulle quantit (rapporto domandaofferta, part-time o full-ti me) finiscono per risolversi nei soliti sterili dibattiti tra esperti senza trovare mai applicazioni pratiche (anche solo parziali e sperimentali) nella realt. Inoltre i diretti interessati, i giovani disoccupati, si trovano in una condizione tale da poter essere mantenuti a lungo dalla famiglia di origine e il mercato del lavoro stagionale e saltuario permette loro di avere quel tanto che basta per i loro bisogni pi immediati . Pi che nelle tensioni sociali quindi, bisogna sperare nelle tensioni familiari per arrivare ad una rottura, a meno che la societ post-industriale non riesca a creare uno spazio per i dropouts. In caso di fallimento di tale politica la strada che i futurologi ci indicano come la pi probabile sembra essere quella di un graduale ritorno al Medio Evo, dove i barbari sarebbero proprio gli emarginati di oggi (popoli sottosviluppati e giovani dei paesi exindustrializzati). Questa per un'ipotesi abbastanza fantascientifica e di lungo periodo che non tiene conto delle capacit di adattamento della societ di massa, per cui a breve termine appare pi realistico il quadro ipotizzato da Marcuse in un'intervista a "Repubblica del 19 agosto 1976: "Oggi il potere costituito tende a rafforzare il proprio sistema repressivo e lo estende alla sfera in cui si formano i bisogni e le soddisfazioni individuali. Cos come questi bisogni devono, nella cultura materiale, essere adattati al prodotti che il sistema fornisce, nel campo della cultura intellettuale occorre restrngere lo spazio dei bisogni e delle soddisfazioni trascendenti, inutili e persino pericolosi per l'establishment a vantaggio dei valori e dei modi di pensare necessari al processo di riproduzione sociale, Oggi in corso un attacco per incanalare scuole e universit nel senso della formazione professionale: si riduce lo spazio delle discipline umanistiche e delle scienze sociali; si abbassa il livello dellinsegnamento non professionale. In tal modo la sempre pi gigantesca forza lavoro necessaria al buon funzionamento del sistema verr addestrata fin dall'infanzia al compito di riprodurre in se stessa la propria esistenza sociale e il proprio asservimento attraverso il linguaggio appreso, i sentimenti inculcati , le soddsfazioni che le si insegna a desiderare... Sta forse per nascere un nuovo sistema sociale: un regime neo o semi-fascista con larga base popolare".