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La blogosfera. Saremo tutti giornalisti?

“Il mio lavoro è anche questo:


fare quello che non tutti possono.
Non per gioco, ma perché vuoi esserci,
se sei un giornalista. Io non vedo altro modo
di raccontare la realtà se non
attraverso la mia esperienza.”
Rysard Kapuściński

Il termine blogosfera è un neologismo inventato nel 1999 da


Brad L. Graham. Il significato più didascalico che si può dare a
questa parola è rappresentato da Wikipedia, l’enciclopedia online i
cui contenuti sono interamente prodotti dai suoi utenti. La
blogosfera è “nell'ambito di internet, l'insieme dei blog. I blog (o
diari in rete) sono fortemente interconnessi: i bloggers (o
blogghisti o blogonauti) leggono blog altrui, li linkano (creano dei
collegamenti), e li citano nei propri post (messaggi). A causa di ciò
i blog fra loro interconnessi hanno sviluppato una propria cultura.
Si può notare una certa assonanza con il termine biosfera”1. Il
significato della parola blogosfera, però, non può essere ridotto ad
una semplice descrizione didascalica, in quanto il mondo dei blog
sta rivoluzionando numerosi aspetti della vita sociale di ogni
individuo e di ogni formazione sociale collettiva. I contesti sociali
che stanno subendo l’influenza di cambiamento da parte della
blogosfera sono tutti quelli che hanno un certo tipo di rapporto con
le nuove tecnologie della comunicazione. Se la società post
industriale è stata significativamente definita, a ragione, società
dell’informazione vuol dire che la nostra società è intimamente
connessa al mondo della comunicazione e delle sue tecnologie, in
quanto le informazioni sono la materia prima di ogni
comunicazione.
1
http://it.wikipedia.org/wiki/Blogosfera

1
Per incominciare ad allontanare la nostra attenzione dagli
aspetti tecnologici della blogosfera, per approfondirne gli usi e gli
effetti, è utile partire da come Derrik de Kerckhove definisce la
blogosfera. Egli la considera come il punto d’incontro tra network
sociali e network tecnologici: “Consiste in una rete di interazioni
culturali dirette e navigabili, risultato dell’apporto gratuito, aperto
e verificabile delle conoscenze e delle opinioni di molte persone su
argomenti di interesse generale e in tempo pressoché reale”2.
Anche il sistema dei media di massa consiste in una serie di
collegamenti e connessioni con altri macro-sistemi della vita
sociale di un paese, quali quello economico, politico e culturale.
Questi quattro macro-sistemi interagiscono costantemente e si
influenzano a vicenda. I media spesso vengono manipolati ma
molto spesso sono anche i media che riescono a manipolare i
propri interlocutori. La comunicazione nel web è, però, molto
diversa.
La blogosfera è un macro-sistema, quello dei singoli
cittadini connessi che - anche se si stanno scoprendo poco alla
volta l’insieme degli aspetti culturali, psicologici e sociali su cui si
basa - non ha una struttura unitaria e riconoscibile per tutti e da
tutti come i media di massa. Essa consiste in un insieme di
individui che comunicano secondo le proprie convinzioni ed
esigenze personali. Di conseguenza anche il mondo sociale di
riferimento, le attenzioni, i bisogni e i desideri che vengono
trasmessi da questo tipo di comunicazione trovano le loro radici
nella vita sociale dell’individuo in questione. Questo non vuol dire
che le grandi problematiche di interesse globale o comunque di
larga scala non interessino al cittadino che partecipa alla

2
Dalla prefazione a G. Granieri, Blog generation, Laterza, Roma – Bari, 2005

2
blogosfera, bensì che la sua attività di comunicazione ne porta
all’attenzione del pubblico molte altre, di interesse meno generale,
forse, ma sicuramente meno basate su concetti astratti di cui pochi
possono comprendere il significato e che caratterizzano le dispute
politiche ed economiche di alto livello. Si tratta, insomma, di
un’informazione più personalizzata.
I media da sempre sono stati il veicolo principale attraverso
cui le persone hanno conosciuto il mondo e gli eventi che vi si
sono svolti. Il mondo dell’informazione è sempre stato considerato
come quella branca della comunicazione che ha il compito di
controllare quello che “i potenti” fanno del mondo, il famoso
concetto di watch dog, il cane da guardia del potere.
Negli ultimi decenni molti addetti del mondo
dell’informazione si sono piegati a, o sono stati piegati da, interessi
che non erano espressione diretta del popolo, di cui dovrebbero
essere gli occhi attenti, ma di nicchie di potere politico ed
economico che hanno inquinato il sistema delle informazioni
causando un distacco molto forte con la comunità dei suoi
consumatori. Nel momento in cui ogni cittadino ha a sua
disposizione la possibilità di comunicare e informare un certo
pubblico, assume un effettivo potere di controllo, in primo luogo
nei confronti di coloro i quali continuano a fare informazione “di
massa” e, in secondo luogo, nei confronti di quei poteri che
influenzano le informazioni maistream.
Sempre di più, quindi, le nuove istanze sociali non vengono
rappresentate da chi si trova a colloquiare con i vertici della
piramide sociale ma da chi ne compone la base. Il metodo
principale con cui una moltitudine di individui può portare alla
ribalta di un vasto pubblico un’istanza sociale, una denuncia, ma

3
anche una “buona notizia”, è tramite il passaparola tra persone, tra
blogger: nel quartiere, all’università come tra i lettori (pochi o tanti
non importa) del proprio blog.
Nel mondo dei blog ci si sceglie e si viene scelti, ma ci si
può incontrare su temi occasionali in base a criteri di affinità e
interessi comuni. Questa caratteristica contribuisce ad infondere in
chi partecipa l’idea di una comunità intellettuale di cui fa parte e
che si basa su un'unica regola: il confronto.
La blogosfera è, quindi, una grande conversazione alla quale
tutti hanno eguale diritto di accesso, ma dalla quale solo le voci
che sono ritenute meritevoli (dalla blogosfera stessa) arrivano alla
ribalta del pubblico dei mass media. In Italia ne abbiamo un ottimo
esempio nell’esperienza dell’ex comico e blogger Beppe Grillo3.
Senza entrare nel merito delle questioni che pone all’attenzione del
suo pubblico, non c’è dubbio che il successo della sua attività di
blogger sia dovuto, oltre che al suo nome molto conosciuto e
apprezzato per l’attività di comico, al passaparola di tanti piccoli
blogger che ne hanno diffuso le idee e i contenuti.
Ma i blog cosa sono?

4.1 I weblog
“I weblog rappresentano, a oggi,
la creatura più matura del web.
Non credo sia un’esibizione dell’io,
ma piuttosto del rapporto con gli altri.”
Derrick de Kerckhove

Nel 2004 la parola “weblog” era la più ricercata sulla


versione online del dizionario Merriam Webster4, che la definiva

3
http://www.beppegrillo.it
4
Dal 2005 la parola blog è entrata a far parte della versione stampata del dizionario
della più grande azienda editoriale americana del settore dizionari.

4
come “sito web che contiene un diario personale online con
riflessioni, commenti e spesso link”. Letteralmente “blog” è la
contrazione delle parole “web” e “log”, che significano “tenere
traccia di qualcosa sul web”, una sorta di diario di navigazione. I
blogger sono tutti coloro i quali hanno aperto e curano con una
certa frequenza una propria pagina personale sul web, il proprio
blog. Ma darne una definizione precisa e legata agli usi che se ne
possono fare è praticamente impossibile, in quanto non esistono
delle modalità univoche riguardo il loro utilizzo.
Granieri sostiene che la definizione classica di blog come
diario possa essere accettata solo se il concetto di diario esce fuori
dai confini della sua dimensione web, comprendendo anche tutta la
cultura del blogger per giungere alla definizione di “diario
intellettuale”5. Insomma, il blog è una proiezione delle
elaborazioni mentali di colui che lo tiene che, inevitabilmente, si
formano non solo all’interno della rete, ma scaturiscono da tutti gli
aspetti della vita del diretto interessato.
Recentemente tra i maggiori blogger italiani è partita una
sorta di “gara”, promossa dal giornalista del Il Sole24ore e blogger
Luca De Biase, a chi riuscisse a definire in un massimo di duemila
battute il significato della parola blog. I risultati sono stati i più
vari. La definizione più eloquente, secondo me, l’ha data Luca
Sofri nel suo blog “Wittgenstein”6, una definizione semplice, ma
che racchiude tutta l’essenza di questo fenomeno: “un blog è un
blog è un blog”. Tutto e niente. Nello spazio di un blog si può
pubblicare di tutto: pensieri, idee, opinioni, studi, ricerche,
informazioni, notizie, curiosità, link di ogni genere, storie, articoli,
interventi di altre persone, fatti quotidiani pubblici e/o privati,
5
G. Granieri, op. cit., p. 28
6
www.ilfoglio.it/wittgenstein

5
immagini, video, file audio. Quel che è certo è che i blog sono
degli spazi estremamente personali nei quali ognuno è libero di
esprimere le proprie idee o semplicemente dare un cenno della
propria esistenza dando vita ad una sorta di personalizzazione
dell’informazione.
Non è possibile neanche definirli in base al loro contenuto
in quanto è davvero raro che ci sia una linea editoriale da seguire
fedelmente, anche se esistono alcuni blog che sono dedicati quasi
interamente ad argomenti specifici.
Il fenomeno weblog o blog è nato negli Stati Uniti alla fine
del secolo scorso nel disinteresse generale degli altri media e dei
cittadini, ma oggi sta conquistando sempre più spazio nella società
perché sta sviluppando un modo alternativo e nuovo di fare
informazione, in ogni campo: dall’economia alla politica passando
per il mondo della cultura. La diffusione di questi “diari
intellettuali”, grazie all’estrema facilità di creazione, è sintomo di
una sempre maggiore voglia di esprimersi, confrontarsi e
comunicare da parte di coloro i quali fino a questo momento erano
considerati soggetti passivi dei flussi informativi.
Nella comunicazione tramite blog sono le persone il motore
principale del flusso comunicazionale, e non la tecnologia che è
ormai uno strumento acquisito in ampi settori della società
occidentale. Con i blog, le singole persone, individualmente o in
maniera collettiva, “si prendono i propri spazi sulla rete e
dimostrano ogni giorno che per farsi leggere e ascoltare, entrare in
comunicazione con gli altri, bastano un browser, delle idee, il
desiderio di raccontare in parole quello che succede intorno a sé”7.

7
C. Baldi, R. Zarriello, Penne digitali, Centro Documentazione Giornalistica, Roma,
2005, p. 104

6
La pratica del blogging, inoltre, può essere considerata
come un vero e proprio atto di generosità tra blogger, in quanto il
sistema di attrazione dell’attenzione del lettore è esattamente
opposto a quello dei media tradizionali. Mentre l’obiettivo di un
quotidiano e del suo sito è quello di trattenere il più possibile il
lettore tra le sue pagine, i blog, invece, linkano e dirigono i propri
lettori verso pagine esterne. Questi link possono riguardare altri
blog o altri siti, anche di informazione mainstream. Indirizzare il
lettore verso altri lidi, citando le fonti da cui partono i propri post,
è la prassi del “sistema blog”: “In questo modo ci guadagnano
tutti: l’autore del primo post perché riceve nuova attenzione,
l’autore della citazione perché ha fornito un input qualitativo al suo
lettore e, infine, il lettore stesso che vede incrementare le
possibilità di incontrare contenuti interessanti”8. E’ come una sorta
di grande conversazione in cui, se ce n’è il bisogno, ci si riferisce
alle opinioni e ai dati elaborati da altri soggetti per motivare le
proprie idee. Chi non partecipa a questa grande conversazione è
destinato a rimanerne ai margini.
Non bisogna, però, pensare che i blog siano un mondo a
parte, una nicchia chiusa nel grande mondo della comunicazione.
Essi non sono alternativi al mondo della comunicazione ufficiale,
molto spesso ne sono complementari9 e possono avere dei ruoli
collaborativi nell’analisi dei fatti, nella ricerca delle fonti e per la
completezza delle descrizioni e delle cronache.
Come “funzionano” i blog
Creare un blog è un operazione molto facile per chi ha un
minimo di dimestichezza con lo schermo di un computer e internet.
In rete esistono numerose piattaforme che offrono la possibilità,
8
G. Granieri, op. cit., p. 39
9
C. Baldi, R. Zarriello, op. cit., p. 103

7
davvero con pochi semplici passi, di poter aprire un proprio blog a
titolo completamente gratuito10. Questa è una delle sue principali
fortune in quanto anche un neofita può mettere in piedi il suo blog.
La caratteristica che distingue un blog da un altro è, in realtà, il
gradimento e il successo che riscuote tra i navigatori, non la sua
struttura. Chiunque può creare un blog, ma non tutti saranno
seguiti da molte persone. A dire la verità, i blog che hanno un
successo molto grande (oltre i 10.000 accessi unici giornalieri)
sono davvero pochi contro una platea sterminata di blog che
registrano una media inferiore alle 1000 visite giornaliere di
singoli utenti.
Uno degli elementi base dell’esistenza stessa dei blog è
l’ipertestualità: i collegamenti che si vengono a creare tra blog e
bloggers tramite link di rimando ad altri siti e blog. Le comunità
che i blog riescono a creare tessono tra loro legami proprio tramite
link che portano da un blog all’altro contatti, visite e spesso
contributi e commenti. Un blog che, creando il suo blogroll11, linka
un altro blog dimostra consenso e approvazione, aumentandone la
visibilità e la reputazione all’interno della rete: “i bloggers visitano
altri ‘diari’ segnalandoli, o meglio linkandoli, all’interno del
proprio; un metodo convenzionale per esprimere interesse e
solidarietà verso le idee e le vicissitudini raccontate da un’altra
persona, come a dire ‘ti ho letto e mi sei piaciuta’”12.
Questo sistema di riferimenti non è mai costruito da un
singolo né coordinato da un centro. Si realizza in maniera
incontrollata ed auto-organizzata, con il risultato che si viene a

10
Tra le piattaforme più utilizzate in Italia si possono ricordare www.splinder.com
oppure www.blogspot.com.
11
Lista dei blog amici o che vengono seguiti più di frequente.
12
C. Baldi, R. Zarriello, op. cit., p. 105

8
formare un ordine spontaneo di interconnessioni che è più denso e
dinamico di tutto il resto del web.
Il blog si presenta, quindi, come uno spazio privato ma
anche pubblico, in quanto l’interazione tra blogger e lettori è molto
alta e sempre disponibile nel senso che è quasi sempre possibile
commentare i “pezzi” (in gergo internettiano chiamati post)
pubblicati dal blogger. Tramite i commenti si misura anche la
popolarità, il seguito e la capacità di coinvolgimento dei lettori che
ha un determinato blog. Inoltre, una conseguenza diretta
dell’interattività è l’arricchimento dei contenuti e l’avvio di
discussioni, spesso molto costruttive, intorno ai più disparati
argomenti su cui è possibile esprimere un’opinione. Infine, i
commenti, come i link ad altri blog, aumentano la visibilità dei
blog in questione, sia all’interno della comunità dei blogger, sia per
quanto riguarda le più generali ricerche su internet tramite i motori
di ricerca. Più un sito blog è visitato e linkato da altri siti e blog
più sarà in alto nei risultati delle ricerche dei motori di ricerca,
Google e Technorati su tutti.

Differenze visuali tra i blog e i classici siti d’informazione


I siti internet delle testate giornalistiche tradizionali tendono
a riportare sul web la struttura visiva del giornale cartaceo. Gli
articoli vengono visualizzati soprattutto secondo l’ordine di
importanza che la redazione assegna loro e non in ordine
cronologico. La struttura visiva dei blog è profondamente diversa.
Come sostengono Baldi e Zarriello, nel loro Penne digitali,
un blog lo riconosci subito quando lo vedi apparire sullo schermo.
Di solito hanno “una grafica povera e priva di effetti speciali: i
diari più semplici sono costituiti da una sola pagina web dove i

9
testi vengono archiviati e visualizzati in successione secondo un
ordine cronologico che posiziona in alto i contenuti più recenti. La
pagina è in genere formata da due o tre campi verticali. Lo spazio
centrale, quello più largo, contiene i testi pubblicati, come si dice
in gergo, postati”13. Nei post possono essere inoltre inseriti, a
corredo del testo o anche da soli, audiovisivi, immagini e file
audio, mentre molte volte gli articoli web di una testata
tradizionale prevedono la presenza di un’immagine di lato al testo
e poi una serie di link ad altri multimedia che, quindi, non vengono
visualizzati direttamente insieme all’articolo.
Anche nel linguaggio utilizzato si notano profonde
differenze. Le testate giornalistiche online continuano a preferire
un tono formale e “ufficiale” nella redazione degli articoli e
davvero raramente propongono link esterni al proprio sito, mentre i
blog raccontano fatti e opinioni molto spesso in modo caotico,
fortemente personale e informale, riempiendoli di collegamenti ad
altri siti.
Secondo molti osservatori questo è uno dei vantaggi dei
blog rispetto alle testate tradizionali, in quanto i lettori del web
sembrano fidarsi molto di più delle persone che delle istituzioni. Il
linguaggio utilizzato da questi soggetti è uno degli spartiacque che
consente di distinguerli nel loro modo di veicolare le informazioni
rispetto ai giornalisti.
Un ulteriore vantaggio a favore dei blog è che spesso i post
vengono proposti come articoli “work in progress”, ovvero
sembrano sollecitare il contributo del lettore; dunque, i commenti
hanno un’importanza fondamentale per creare la conversazione
informale e schietta, tipica della blogosfera, che ne arricchisce i

13
C. Baldi. R. Zarriello, op. cit., p. 106

10
contenuti. I giornalisti sul web, invece, scrivono ancora chiudendo
gli articoli come se fossero completi di ogni informazione e,
quando si dà spazio ai commenti dei lettori, lo si fa stimolando
solo le opinioni, senza richiedere (anche indirettamente) contributi
effettivi al completamento della notizia.

La democrazia nella blogosfera, tra grandi “hub” e micro blog


Non è possibile supporre che ogni nuovo nodo del web,
ogni nuovo blog, possa avere da subito la stessa visibilità di tutti
gli altri. A meno che non possa godere della “spinta” di un grande
media o di un grande marchio, ogni blog deve conquistarsi la sua
visibilità all’interno della “grande conversazione”.
Non tutti i nodi hanno la stessa grandezza e la stessa
importanza all’interno della rete. Esistono dei veri e propri hub
ricchi di connessioni che mantengono le posizioni di vetta di tutti i
motori di ricerca e ogni piccolo blog che entrerà a far parte della
blogosfera difficilmente deciderà di non appoggiarsi, per iniziare e
svolgere la sua attività, ad uno di questi nodi più ricchi di buona
reputazione e collegamenti. Per descrivere questo modello si usa
l’espressione rich get richer (chi è ricco diventa più ricco), poiché i
nodi con molte connessioni continueranno ad averne sempre di più
con l’espandersi dei piccoli nodi. La distribuzione dei link, dalla
quale dipende molto la diffusione e la visibilità sul web, non è uno
stato di fatto, ma un processo in continuo mutamento. I nuovi
entrati si accodano alle preferenze già espresse da altri, ma hanno
la possibilità di conquistare anch’essi le proprie preferenze
all’interno della blogosfera.
La democraticità della blogosfera consiste nella possibilità
di accesso che, grazie alla sua semplicità di esecuzione, è a

11
disposizione di tutti. Una volta entrati in questo sistema, però, per
conquistare visibilità bisogna partecipare e conquistarsela tramite
merito, originalità e tanta buona volontà. Come ho già scritto in
precedenza, tutti possono partecipare, ma solo le voci considerate
migliori emergeranno dal coro. E’, però, certo che chiunque
desideri avere una platea più vasta è almeno nelle condizioni di
“combattere” per procurarsela.
Insomma, la popolarità di un blog è data dal giudizio dei
blogger. Questa popolarità deriva da una profonda interazione
sociale tra i cittadini connessi al web, perché la popolarità cresce (o
diminuisce) in base a ciò che dice, e in base a come il blogger
stabilisce le sue relazioni. Il “capitale” spendibile del blogger è il
suo capitale culturale ed espressivo, che viene condiviso e valutato
sotto forma di opinione. Ogni giorno il mondo dei cittadini
connessi lo giudica e gli assegna una certa rilevanza, in termini di
link, commenti e visite in base al proprio giudizio. Questo
meccanismo può essere considerato come l’applicazione di un
criterio squisitamente meritocratico, in quanto la comunità di
blogger funge da filtro collettivo per la segnalazione dei contenuti
migliori.
Questo concetto di popolarità viene però applicato
relativamente a singoli aspetti dell’attività del blogger e quasi mai
alla sua totalità. Così, un blog può essere considerato il migliore
riguardo un determinato argomento, ma assolutamente
inattendibile riguardo altri argomenti. La blogosfera, quindi, si
configura come un insieme di “cluster” (gruppi di blog di uno
stesso tipo, letteralmente “grappoli”) comunicanti tra loro che
definiscono piccoli mondi interconnessi, comunità nate e
sviluppate sulla base di un interesse comune. Questi cluster,

12
tuttavia, non hanno una struttura stabile e di conseguenza si
formano e si sciolgono di volta in volta in maniera fluida e non
definibile in termini assoluti.
Il pericolo maggiore che questo sistema porta al suo interno
è quello di realizzare connessioni tra blogger che hanno gusti e
conoscenze simili, per cui si finisce per “cantare tutti nello stesso
coro”. Questo però non è sempre vero, anzi. I blogger sono
individui in carne, ossa e intelligenza e, come nella realtà, è raro
trovare individui che in tutto e per tutto abbiano gli stessi interessi,
per cui ogni blogger sarà connesso con alcuni gruppi diversi da
quelli degli altri blogger, mediando così tra diversi piccoli mondi.
Questa mediazione è un capitale sociale molto forte, in quanto i
singoli individui possono mediare tra le diverse maniere di pensare
e di comportarsi con cui si trovano a contatto nella loro esperienza
mediatica. I blogger si muovono disinvoltamente tra un cluster e
l’altro e, di volta in volta, muta anche la loro posizione all’interno
del network al quale partecipano. All’interno di un gruppo possono
essere considerati degli esperti da leggere con attenzione, mentre in
altri gruppi possono essere dei “principianti”.
In questa grande conversazione non esistono delle vere e
proprie regole scritte, ma nel corso del tempo si sono venuti a
creare una serie di comportamenti convenzionali che consentono la
sopravvivenza del sistema: seguire la politica di linking, rispettare
il tema della discussione, non essere offensivi. Non sempre queste
convenzioni di corretto comportamento vengono rispettate, ma il
sistema dei blog ha anche una sua capacità di moderazione e
regolazione collaborativa. E’ molto frequente che un
comportamento considerato sbagliato venga rilevato e marcato da
altri, esponendolo al pubblico giudizio e quindi discusso. Come

13
sostiene Granieri, si può tranquillamente affermare che nella
blogosfera “ci sono cellule malate, ma il sistema immunitario
funziona benissimo”14.
Questo continuo discutere e partecipare consente di
arricchire, approfondire, sviluppare e completare informazioni che
di nodo in nodo possono essere ripubblicate, associate ad altre ed
arricchite, divenendo così nuove informazioni che producono
nuovo sapere e nuova conoscienza nei destinatari.

Blog personali o tematici


Molti blog sono dei veri e propri diari autobiografici che
possono avere un interesse per il loro valore umano o anche
letterario, ma difficilmente possono riscuotere un certo interesse
nel mondo dell’informazione. Si tratta comunque di diari
autobiografici non più privati, ma pubblici. Sono degli esempi di
vita e di esperienze che possono essere commentate e seguite da un
pubblico e, perché no, usate come esempi o come base di partenza
per una inchiesta di giornalismo sociale.
Molti blogger, invece, sono diventati dei veri e propri punti
di riferimento nell’ambito di un determinato settore soprattutto
quando questi sono gestiti da professionisti. Questo genere di blog,
detti tematici, non sono uno spazio generalista di chiacchiere di
vita vissuta e sentimenti, ma sono uno spazio deputato
all’approfondimento della discussione su argomenti specifici legati
ad una tematica di base.
Sia i blog personali che quelli tematici possono essere tenuti
non solo da un singolo individuo ma anche da più di uno. Si tratta
dei blog collettivi, in cui ogni blogger può postare quando e quanto

14
G. Granieri, op. cit., p. 53

14
vuole e gli argomenti, se non sono blog specializzati, possono
spaziare nei più vasti campi della conoscenza umana, possono
essere stabiliti prima dai vari blogger o anche decisi in corso
d’opera, oppure può non esserci nessuna indicazione15.

Blog giornalistici
“Mentre i lettori sembrano attratti soprattutto dalla
possibilità di interazione diretta, il blogger è interessato alla
possibilità di fare opinione al di fuori del circuito e del controllo
dei media tradizionali”16 anche attraverso l’uso di un linguaggio
(testuale e audiovisivo) meno formale.
Sempre più di frequente sono, infatti, anche i giornalisti
professionisti che decidono di aprire uno spazio in cui sono editori
di se stessi e in cui possono usare un linguaggio meno formale
rispetto al loro mestiere, svolgendo il proprio lavoro liberi da
vincoli editoriali. Questi blog possono nascere per volontà della
redazione, che affida ad alcune firme del giornale uno spazio
personale, oppure per la libera e volontaria iniziativa dei singoli
giornalisti. E’ evidente che la realizzazione di un blog in maniera
totalmente volontaria rende chi lo scrive più libero, in quanto il
blogger è editore di se stesso e non deve rispondere a nessuno di
quello che scrive, se non ai suoi lettori.

15
Un blog collettivo che mi è capitato di scoprire e visitare ultimamente è “civico42”
(http://www.civico42.splinder.com/). Formato da una ventina di donne scrittrici e
appassionate di letteratura che si presenta così ai suoi lettori: “Blog che nasce su
aNobii.com [aNobii è un social network sui libri], dalla passione di quasi una ventina
di ragazze che amano leggere e scrivere. Qui troverete pezzi di noi: recensioni,
racconti, poesie, impressioni sull'attualità, scritti sui nostri interessi, tutto
rigorosamente al femminile. Ognuna di noi è libera di scrivere quello che crede,
soffermandosi sugli argomenti più disparati, ma se pensate di trovare resoconti di
tragedie da unghie spezzate, buchi nelle calze o vite rosashocking non è il posto per
voi. Questo è il nostro condominio letterario, benvenuti”.
16
A. Papuzzi, Professione giornalista, Donzelli, Roma, 2003, p. 171

15
Esistono altri due vantaggi per un giornalista che crea un
proprio blog personale. Il primo è quello di rendersi più visibile
rispetto al suo lavoro redazionale: molte volte il blog può
funzionare da strumento di auto-promozione se si desidera essere
notati da grandi media o se si vuole allargare e fidelizzare il
proprio pubblico di riferimento. Il secondo vantaggio è che la
fidelizzazione del pubblico si viene a creare grazie al dialogo, tra
giornalista e lettori, che si sviluppa grazie all’interattività dei blog.
Si viene a creare un dialogo interattivo pubblico e immediato che
accresce il senso comunitario tra un gruppo di lettori e il
giornalista, che dal canto suo può anche capire quali sono i temi
più stimolanti per il pubblico che lo segue con maggiore frequenza.

4.2 Problema della credibilità: il blogging è vero


giornalismo?
“Quando un blogger intervista un autore
a proposito del suo libro, questo è giornalismo.
Quando un opinionista manipola i fatti per
costruire una falsa impressione, non lo è.
Quando un blogger fa una ricerca negli archivi pubblici
e scopre che l’affermazione di un personaggio
pubblico non è vera, questo è giornalismo.
Quando un reporter ripete le dichiarazioni di un
politico senza prima verificare se corrispondono
alla realtà, non lo è.”
Rebecca Blood

Il mondo del giornalismo nei paesi sviluppati, ormai da un


paio di anni, si trova in un momento della sua storia in cui la
propria egemonia nel mondo dell’informazione è minacciata non
solo dalla concorrenza e dalle nuove tecnologie, ma dal suo stesso
pubblico. Quello che sta avvenendo è un cambiamento enorme
nell’equilibrio di forze tra i fornitori di contenuti e consumatori di

16
contenuti. Questo non deve spaventare o preoccupare i
professionisti dell’informazione, perché è indiscutibile la loro
essenzialità nelle società democratiche: devono rendersi conto che
l’informazione non è più quella di una volta, ed è necessario aprirsi
all’innovazione e al pubblico attivo, se si vuole continuare ad
esercitare quel ruolo fondamentale che l’informazione ricopre nella
società odierna.
I blog sono una nuova avventura per il giornalismo. In rete,
e tra molti osservatori attenti del fenomeno blog, circola l’idea
secondo cui l’attività di blogging abbatte le barriere d’accesso
all’informazione aumentandone la quantità e, di conseguenza, il
tasso di pluralismo e libertà di tutto il sistema.
I giornalisti, come è successo anche di fronte al fenomeno
internet, nel giudicare i blog e le loro funzioni si sono divisi tra
“apocalittici” ed “integrati”, ovvero tra coloro che, vedendo
minacciato il loro monopolio nel mondo dell’informazione li
criticano e coloro che pensano sia giusto cercare di comprendere
ed utilizzare questi nuovi strumenti dell’informazione e farli
collaborare, creando una stretta sinergia, con le risorse
giornalistiche tradizionali. Tra i critici la maggior parte sono i
giornalisti con qualche anno di esperienza in più o quelli che hanno
ancora una visione “nostalgica” del mestiere e guardano ai blog
come a dei prodotti autoreferenziali, frutto “di lavoro amatoriale di
persone prive di competenza”17.
Quello che è certo è che i blog stanno cambiando il nostro
rapporto con l’informazione. Eppure, di fronte ad una straordinaria
occasione per il loro lavoro, molti professionisti del settore
sembrano riluttanti. Anche se all’interno di diverse testate sono

17
C. Baldi, R. Zarriello, op. cit., p. 116

17
stati creati dei blog delle firme più importanti, il modo in cui i
media mainstream sembrano approcciarsi al fenomeno blog è
molto discutibile poiché non ne sfrutta le potenzialità. In molte
testate questo strumento sembra essere usato più per aumentare la
visibilità e gli spazi pubblicitari della testata piuttosto che per fare
informazione. E’ altresì vero che diversi giornalisti comprendono il
valore di questo nuovo strumento, il suo potere e le sue capacità.
Ma anche in questi casi il lavoro di informazione che il
professionista fa tramite il suo blog rimane al di fuori delle
redazioni ufficiali, anche se il blog è ospitato in una piattaforma
per blogging creata dall’editore del giornale per cui lavora.
Ragionando sull’eventualità che il blogging sia o no una
forma di giornalismo, non è consigliabile valutare i contenuti dei
singoli blog in quanto si rischia di entrare in un labirinto da cui
diventa difficile uscire. La causa di ciò è che, non essendo
catalogabili secondo i contenuti, è anche difficile giudicare a priori
la qualità di ciò che contengono. E’ vero che i giornalisti
professionisti hanno un più facile accesso (anche se si sta
riducendo) alle fonti primarie dell’informazione rispetto ad un non
professionista. E’ anche vero, però, che un esperto di una
determinata materia ne saprà sicuramente di più di un giornalista
che cerca del materiale per scrivere un pezzo, magari su un
argomento che non conosce neanche. A questo punto, quello che
conta davvero sono le pratiche dei blogger e dei giornalisti. Lo
suggerisce il testo di Rebecca Blood che apre questo paragrafo: le
regole che deve osservare un giornalista nell’esercizio della sua
professione possono essere messe in pratica anche da un non
professionista. A questo punto, è il risultato che conta. Se un
blogger ha fatto bene il lavoro del giornalista, pur non essendo il

18
suo mestiere, il risultato ultimo è un prodotto giornalistico, una
notizia: buona informazione. I blogger fanno informazione ed
opinione ma, molti di loro, non sono giornalisti. I due mondi
tendono naturalmente a mescolarsi sempre più. Capita sempre più
spesso che molti giornalisti professionisti aprano dei blog
personali, ma capita anche che sempre più spesso diversi blogger
di qualità diventino dei giornalisti professionisti chiamati a
lavorare per grandi redazioni. Jay Rosen, professore di giornalismo
della New York University e autore, nel 2001, del libro “A cosa
servono i giornalisti?” sostiene che i blog stanno confluendo nel
giornalismo. Dopo aver passato una fase di critica radicale nei
confronti dei blog, adesso i professionisti dell’informazione
iniziano ad adattarsi molto bene a questo nuovo “modello di
giornalismo”. La ragione che sta alla base di questo processo,
secondo Rosen, è che “il blogger ideale è chi ha competenze
giornalistiche”18.
Questi due mondi che si intersecano sempre più non
lasciano immutati i propri mondi di appartenenza. Blogosfera e
informazione tradizionale si influenzano a vicenda, seppur non
creando un genere di scrittura vero e proprio. Il mondo
dell’informazione che si sta formando in questa epoca storica è
troppo eterogeneo per poterne dare una definizione chiara e
univoca, almeno per ora. Secondo Granieri, infatti, i blog “non
sono giornalismo. Informano, ma non sono giornalismo come lo
conosciamo noi, anche quando a tenere un weblog è un
professionista riconosciuto dall’ordine. Così come, pur
raccontandoci storie, i weblog non sono un genere letterario” 19.

18
In D. Kline, D. Burstein, Blog! La rivoluzione dell’informazione in politica,
economia e cultura, Sperling & Kupfer, Milano, 2005, p. 277
19
G. Granieri, op. cit., p. 28

19
Certamente, però, il blog è uno strumento ulteriore che
permette la circolazione delle informazioni. Ciò non toglie che i
giornalisti abbiano un grande interesse nel consultare la blogosfera,
non solo perché possono scoprire storie e nozioni che non
conoscevano, ma anche perché possono tastare gli umori di un
folto gruppo di persone ed esperti in determinati settori e anche
capire cosa cattura l’attenzione e le discussioni dei grandi hub e del
popolo che vi si connette. Il risultato di questo processo è
l’ingresso della blogosfera nel circolo in cui si formano le
rappresentazioni del mondo. Il Italia questa è ancora una
prospettiva abbastanza lontana, ma la strada è stata ormai
intrapresa e, viste le dimensioni del fenomeno, sarà impossibile
tornare indietro.
Uno dei pilastri delle critiche al blogging riguarda la
credibilità e la veridicità dei contenuti che i singoli blog veicolano,
in particolare per quanto riguarda l’aspetto informativo. Fin
quando si tratta di racconti personali, infatti, importa poco quanto
siano veritieri, a meno che non ledano i diritti di altri individui. La
questione dell’attendibilità è invece cruciale nell’ambito specifico
dell’informazione.
Come può un non professionista dell’informazione
pretendere di essere credibile alla stessa maniera di un
professionista, che ha compiuto studi ed esperienze specifiche e
che, quando esercita al meglio il suo mestiere, segue delle regole
deontologiche e ha dei precisi fondamenti etici da rispettare?
Questa argomento verrà trattato più in profondità in seguito. Per
adesso basti dire che, anche riguardo a questo aspetto critico della
blogosfera, internet stesso sembra fornire i rimedi al suo stesso
interno. Dan Gillmor, giornalista statunitense, blogger e autore di

20
We the media sostiene che “l’autorevolezza di una notizia aumenta
con i link al miglior materiale originale cui ci siamo ispirati”;
inoltre, “possiamo anche aumentare la nostra credibilità prestando
attenzione alle critiche online”20. Arricchire un articolo di link a
fonti e documenti che possano sostenere il contenuto dell’articolo
stesso rende trasparenti le motivazioni e i procedimenti che hanno
portato all’elaborazione di quel post. Gillmor sottopone ai lettori
del suo blog le bozze dei suoi articoli e molto spesso rileva che
questi possono essere migliorati grazie ai feedback che riceve da
parte dei suoi lettori. La grande lezione che arriva da questo
metodo è la capacità di costruire l’autorevolezza delle proprie
informazioni grazie all’umiltà necessaria per ascoltare e
condividere che è tipica della blogosfera.
I blog hanno il vantaggio, nei confronti dei media
tradizionali, quotidiani e Tv su tutti, di poter sfruttare
l’immediatezza della pubblicazione. Questo consente ad un
blogger che ha uno scoop per le mani di poter anticipare sul tempo
le redazioni tradizionali. Di solito le notizie passano prima dai
canali tradizionali d’informazione per poi essere commentate e
discusse dalla e nella blogosfera. Sempre più spesso, però, i blog
riescono ad attrarre un grande pubblico nello spazio di tempo che
va dalla pubblicazione sul blog della notizia fin quando questa non
venga trattata da un notiziario televisivo o da un quotidiano
nazionale. Un esempio pratico è l’incredibile (neanche troppo, se
pensiamo alle potenzialità del mezzo) vicenda che ha visto
protagonista il blogger Alberto Falossi che in meno di 24 ore ha
visto aumentare il numero di lettori unici del suo blog da un
centinaio a più di 60.000. Questo imprevisto successo del suo blog

20
Cit. in G. Granieri, op. cit., p. 118

21
www.albertofalossi.com è dovuto alla tempestività con la quale ha
segnalato la notizia della pubblicazione online, da parte
dell’Agenzia delle Entrate, dei redditi dichiarati dagli italiani nel
2005 prima ancora dei giornali online. La vicenda è diventata di
pubblico dominio dopo che Alberto, accortosi di aver pubblicato
una notizia, non ripresa da nessun notiziario online, ha fatto partire
un passaparola online tra amici e siti di social network21. Il risultato
è stato un’impennata vertiginosa di visite al suo blog che gli hanno
permesso di acquisire, seppur momentaneamente, una certa
visibilità non solo in rete ma anche tra i media mainstream in
quanto è stato invitato, per esempio, a partecipare ad una
trasmissione serale di una rete Mediaset, che si occupa di
approfondimenti su temi di attualità e politica, dedicata proprio
sulla sua vicenda22. Senza contare che la notizia della
pubblicazione online dei redditi ha occupato per diversi giorni le
prime pagine di tutti i giornali i quali, è evidente, hanno preso un
buco da un singolo individuo che non è neanche un giornalista
professionista. Gli ipercritici della blogosfera potrebbero obiettare
che potrebbe essere stata solo una questione di fortuna legata al
fatto che il blogger ha preso visione dell’accaduto prima dei
giornalisti, per cui ha avuto tutto il tempo per batterli in velocità
sapendosi muovere bene nel passaparola del web.
A smentire questo genere di critiche sulla capacità della
blogosfera di fare il lavoro del giornalista, a volte anche meglio, è
il caso Calipari, lo 007 italiano ucciso dai soldati americani durante
la liberazione della giornalista de il Manifesto Giuliana Sgrena. I

21
Tutta la vicenda nei suoi particolari è stata ricostruita dal blogger stesso sul suo blog
all’indirizzo: http://www.albertofalossi.com/post/Famoso-Passparola-Buzz-Marketing-
Traffico.aspx
22
La trasmissione in questione è Matrix, che va in onda su Canale 5 in seconda serata
ed è condotta da Enrico Mentana.

22
blog hanno portato alla luce un aspetto della vicenda che i media
tradizionali non erano stati in grado di evidenziare. Uno dei
documenti rilasciati dalle autorità americane sui fatti legati alla
morte dello 007 era costituito da un file di cui erano stati oscurati
alcuni passaggi. E’ stato possibile, grazie ad una semplice
operazione informatica, rivelarne il testo nascosto. Il ruolo dei blog
è stato determinante: la notizia, inizialmente pubblicata su un blog
poco conosciuto, è stata poi ripresa da un noto blog politico
italiano, Macchianera23. Da lì è passata sui media tradizionali ed è
arrivata al grande pubblico. A fronte di questo esempio, l’unica
critica che può essere avanzata non è tanto se i blog possono fare
informazione o meno, quanto che il messaggio, per approdare al
grande pubblico, deve necessariamente passare per un blog il cui
numero di frequentatori è molto alto. Anche di fronte a questa
critica, però, si può dimostrare che non è sempre così. Basti
pensare al primo esempio da me riportato, quello di Alberto
Falossi, al quale, per balzare “agli onori della cronaca” dal suo
piccolo blog, è bastato sapersi cimentare nell’attività del
passaparola sul web.
In conclusione, casi di questo genere sono destinati a
moltiplicarsi soprattutto in Italia, dove la rete non gode ancora a
pieno dell’interesse dei professionisti dell’informazione24, ma ha
la forza per imporsi all’attenzione del grande pubblico.

23
http://www.macchianera.net
24
A tal proposito ricordo una puntata di un anno fa circa del programma, condotto da
Bruno Vespa, Porta a Porta sui pericoli della blogosfera in cui si è giunti a sostenere,
con l’aiuto di facoltosi ospiti in studio, che tramite i blog si diventa pericolosi maniaci
sessuali con tendenze alla pedofilia o, in alternativa, pericolosi sovversivi e terroristi.
Questo caso è unanimemente riconosciuto e citato nella blogosfera come esempio di
ignoranza sui nuovi media e di pessima informazione. Basta andare su internet e
leggere dei blog a caso per rendersi conto della falsità delle conclusioni a cui si giunse
in quel programma televisivo.

23
Resta comunque importante non prendere per oro colato
tutto ciò che esce fuori dalla blogosfera. In quanto medium aperto
alla partecipazione di chiunque, il blog può essere usato ad arte per
screditare in maniera subdola e anonima avversari politici o
aziende concorrenti o personaggi pubblici. In questo i lettori
devono fare molta attenzione alle motivazioni e alle fonti che
vengono utilizzate per argomentare certe notizie. D’altronde qui
entra in campo uno dei precetti fondamentali della professione
giornalistica, ovvero l’accurata verifica delle fonti, in assenza della
quale una notizia non può essere data come vera. Si tratta, peraltro,
della stessa scrupolosa attenzione che dovrebbe essere rivolta ai
media tradizionali.
In definitiva i due mondi tendono ad intersecarsi e, sempre
più spesso, a collaborare per diffondere maggiori informazioni e
per garantirne la veridicità.

Aggregatori di blog
Una modalità particolare di fare informazione nella
blogosfera consiste nell’aggregare un certo numero di blog
all’interno di un unico contenitore web, i cui contenuti si
aggiornano automaticamente in base all’aggiornamento dei singoli
blog che ne fanno parte. Il funzionamento di questi strumenti
differisce caso per caso, anche se si può riscontrare quasi sempre il
principio della volontarietà nel farne parte. Ovvero, è il blogger
che decide di iscrivere il proprio blog in un aggregatore
selezionando gli argomenti più trattati. Ogni volta che il blog
personale verrà aggiornato sulla home page dell’aggregatore
apparirà l’aggiornamento nel settore di competenza e cliccando sul
titolo del post si potrà leggere tutto l’articolo. Giuseppe Granieri,

24
autore di Blog generation, ha realizzato un progetto in tal senso
che si chiama, appunto, Blog Aggregator25. Non bisogna essere
giornalisti-blogger per accedere a questo aggregatore di contenuti.
Bisogna esserlo, invece, per far parte di un altro progetto tutto
italiano di microeditoria che si chiama Social Network Portal26,
che aggrega contenuti di pagine personali e blog di giornalisti i cui
contenuti sono suddivisi in base agli argomenti specialistici trattati
da ogni giornalista. Il meccanismo è semplice: sulla home page di
Ecomatrix (così si chiama la testata) figurano le ultime notizie,
aggregate a mano a mano che vengono pubblicate sui rispettivi siti
o di News locali (per ora Milano, Roma e Torino), oppure sui vari
canali tematici (arte, ambiente, agroalimentare, auto e motori, e
così via) che confluiscono nel network. “Non ci sono costi per il
giornalista-editore né per lo sviluppo del portale, né per la
registrazione del nome di dominio”, spiegano i responsabili del
Network, che “autofinanzia la nascita di nuovi canali con il 50%
dei proventi pubblicitari. I ricavi pubblicitari sono percepiti dal
giornalista per il restante 50%”27. L’iniziativa fa capo a Eagemedia
S.r.l., che funziona da concessionaria pubblicitaria esclusiva e
fornitore della piattaforma tecnologica.
Questo genere di aggregatori di contenuti di blog e pagine
personali assomiglia molto (se non lo è in maniera effettiva) ad un
micro-network sociale in rete, dove la produzione e
l’arricchimento dei contenuti veicolati si sviluppa sulla base dei
principi di cooperazione tipici delle società con struttura a rete.
Molti aggregatori non prevedono l’iscrizione volontaria da
parte di blogger o giornalisti, bensì sono strutturati in base a delle
25
http://www.bookcafe.net/blog/filter/default.cfm
26
http://www.ecomatrix.it/
27
http://www.lsdi.it/2008/05/31/social-network-portal-un-esperimento-di-icroeditoria-
online/

25
scelte operate sulla base di linee editoriali precise. L’esperimento
più importante in questo senso nel mondo è, senza dubbio, quello
di Global Voices28. Si tratta di un aggregatore internazionale di
blog fondato dal Bergman Center for Internet & Society
dell’università di Harvard, negli Stati Uniti, per iniziativa di alcuni
ricercatori, tra cui Rebecca MacKinnon ed Ethan Zuckerman. Il
progetto mette insieme i migliori blog di informazione del pianeta,
suddivisi per aree geografiche e paese. Gli articoli e i post
aggregati vengono tradotti in diverse lingue29. Il lavoro di chi cura
questi siti e ne traduce i contenuti è basato sull’assoluta
volontarietà di chi vi partecipa, con l’obiettivo di evitare che
alcune storie provenienti dalle parti più disparate del mondo
vengano perse tra gli enormi flussi di informazione che
caratterizzano la nostra epoca storica. In genere, i giornalisti
conoscono le realtà dei paesi di cui parlano nei loro articoli in base
a ciò che leggono sui giornali, libri o riviste o dai colleghi che sono
inviati sul posto. Con Global Voices, invece, la conoscenza dei
luoghi in questione si forma in base alle voci di chi in questi posti
ci vive e ne mantiene viva l’informazione. E’ quasi superfluo
affermare che questo progetto è tanto più utile quando si tratta di
fatti e argomenti che riguardano paesi dove i governi praticano la
censura e la libertà d’informazione è ancora un’utopia. Ricevere
voci direttamente da chi vive in questi luoghi contribuisce a
chiarirsi le idee al riguardo, che spesso sono offuscate da una
pratica giornalistica non sempre completa e corretta nella ricerca e
verifica delle fonti30 anche nei paesi democratici.
28
http://globalvoicesonline.org/
29
Tra gli ultimi giorni del mese di maggio e i primi di giugno prenderà il via anche la
pagina in lingua italiana del progetto, curata da Bernardo Parrella:
http://it.globalvoicesonline.org/
30
Il progetto Global Voices può essere equiparato, con tutte le dovute distinzioni, alla
rivista Internazionale (http://www.internazionale.it/home/) che raccoglie i contenuti

26
Un ulteriore esempio di aggregatore di blog è l’esperimento
Nova10031 dell’inserto Nova24 del quotidiano economico
Sole24Ore. Di questo esperimento tratterò più dettagliatamente nel
prossimo capitolo, qui mi limito ad accennare ad alcune sue
peculiarità. Prima di tutto è un progetto partito da una redazione di
un quotidiano cartaceo e di un suo inserto settimanale, sempre
cartaceo. Inoltre non prevede l’adesione volontaria dei blogger,
bensì questi vengono chiamati a tenere un blog all’interno della
piattaforma, per cui non rispondono ad uno stimolo volontario di
partecipazione e questo si può notare nella scarsa pubblicazione di
contenuti da parte di alcuni di essi. Più avanti avrò modo di
scendere nei particolari.
Risulta abbastanza evidente che gli aggregatori di blog e
spazi web personali, siano essi giornalisti professionisti o cityzen
journalists, costituiscono una modalità di informazione che
davvero può competere ed essere all’altezza di una testata
giornalistica tradizionale. Questo perché vengono aggregati
contenuti, opinioni, sensibilità e conoscenze multiple e diverse che
concorrono, se messe insieme, a definire un prodotto informativo
che è completo32 ed efficiente nel trattare le diverse tematiche di
cui si occupa chi vi partecipa. In fondo, le redazioni giornalistiche
possono essere considerate come degli “aggregatori di giornalisti
professionisti” che seguono una linea editoriale predefinita.
Se assumiamo che l’attività di blogging consiste nel fare
informazione ed opinione e riteniamo che un buon esercizio di
questa pratica possa essere equiparato al buon esercizio della
della stampa estera in un settimanale su carta. La differenza principale è il supporto
informativo diverso che usano i due soggetti, Global Voices internet e i blog;
Internazionale la carta stampata e le testate tradizionali.
31
http://www.nova100.ilsole24ore.com/
32
Sia per quanto riguarda la molteplicità degli argomenti e delle tematiche trattate, sia
per quel che riguarda lo spettro delle opinioni possibili su un determinato argomento.

27
pratica giornalistica professionale, allora va da se che i due
soggetti informativi sono molto simili, pur se permangono un certo
numero di differenze sostanziali. In primo luogo, le redazioni
tradizionali hanno anche l’obbligo di riuscire a mantenersi
economicamente, mentre gli aggregatori di blog possono usufruire
di diversi metodi di entrate finanziare, ma questo non è
strettamente necessario in quanto essi si basano sul lavoro
volontario di chi vi partecipa. In secondo luogo, una redazione
deve sempre rispondere ad una linea editoriale che non sempre
consente al giornalista di esercitare in pieno le sue capacità e
rischia di opprimerne la libertà. Non è un caso se sempre più
giornalisti si spostano sul web volontariamente per esercitare la
parte più libera del proprio lavoro.
Se i blog, singolarmente intesi, possono considerarsi come
delle buone occasioni per il mondo del giornalismo
professionistico di implementare le proprie conoscenze di attualità
e di opinione dei lettori senza preoccuparsi troppo della loro
concorrenza, lo stesso non può dirsi per gli aggregatori.
Certamente, questi possono essere consultati, e anche partecipati,
dai giornalisti nell’esercizio della loro professione. Se, però,
paragoniamo il prodotto editoriale in rete di una redazione
tradizionale al prodotto ultimo che risulta da un aggregatore di
blog, possiamo notare che il risultato è davvero simile: una serie di
articoli, immagini e multimedia sugli argomenti più disparati, dalla
politica, alla cronaca, all’attualità. I contenuti prodotti dai cittadini
e aggregati in siti unici possono davvero creare effettiva
concorrenza alle grandi redazioni. Il vantaggio primario degli
aggregatori è che non hanno bisogno di trattenere il più possibile i

28
lettori per “offrirli” agli inserzionisti, al contrario delle testate
tradizionali che basano la loro esistenza proprio su questa priorità.

4.3 I cani da guardia dell’informazione


“E’ cosa buona e giusta che i mass media
possano essere criticati. E’ una delle grandi
prerogative del blogging, e penso che possa
essere solo un bene per la democrazia
in generale.”
Roger L. Simon

Se i mass media per definizione hanno il compito di


decodificare, selezionare e diffondere le notizie, “nella blogosfera
la redazione collettiva ne rielabora l’input, lo socializza, lo
approfondisce, a volte lo fa a pezzi, altre volte lo rimanda indietro
arricchito”33.
La blogosfera in molti paesi industrializzati, e anche in
quelli in via di sviluppo, sta incominciando ad imporre le proprie
priorità nell’attenzione da assegnare agli eventi raccontati dai
media mainstream, grazie ad una forte interrelazione che sempre di
più si sta venendo a creare tra blogosfera e mediasfera.
Quando questa relazione non sortisce buoni risultati, la
blogosfera riesce sempre più ad imporre e coinvolgere l’opinione
pubblica, senza usufruire di passaggi mediatici mainstream. I
blogger stanno ponendo in essere un vero e proprio giornalismo
civico dal basso (grassroots) raccogliendo, divulgando,
analizzando e raccontando storie e notizie che non sempre sono
trattate dalle testate tradizionali. Il risultato di questa attività è che
la blogosfera sta acquisendo la forza di influire sull’agenda
setting34 dei cittadini. Secondo Nick Denton, fondatore di Gawker
33
G. Granieri, op. cit., p. 116
34
Agenda setting è un concetto sociologico che indica la capacità dei media di influire
sulla selezione e, quindi, sulla scelta dei temi di interesse pubblico su cui l’opinione

29
Media35 i blog “non potranno sostituire il New York Times nella sua
funzione […] I weblog non hanno le risorse per un lavoro del
genere […] non credo che i blog cambieranno la struttura del
giornalismo così com’è oggi, in qualche modo soppianteranno
sicuramente la funzione editoriale e cioè il ruolo che ha il New
York Times nella scelta di ciò che va in prima pagina […] i blog
finiranno per influenzare più la selezione delle notizie che la
gestione degli articoli”36.
Anche in questo caso, con riferimento specifico all’Italia, è
possibile citare l’esempio di Beppe Grillo che, con le sue
iniziative, riesce a mobilitare centinaia di migliaia di persone in
maniera non strutturata, ma intorno a singoli argomenti di interesse
nazionale che trovano davvero poco spazio nel mondo
dell’informazione mainstream (soprattutto quando assume
posizioni critiche nei confronti del mondo della stampa). La sua
capacità di mobilitazione e il suo successo non scaturiscono solo
dalla sua forza comunicativa, ma, soprattutto, dal passaparola dei
suoi lettori e blogger che partecipano, diffondono e amplificano,
arricchendoli, i contenuti proposti da www.beppegrillo.it, per poi
giungere all’attenzione dei mass media solo durante il culmine del
“fenomeno”.
L’informazione diffusa da TV, radio e giornali viene
utilizzata spesso come base delle discussioni in molti blog. Le
informazioni vengono discusse, vagliate e analizzate con un
approccio che è sempre critico, ma costruttivo: lo stesso approccio
che dovrebbe caratterizzare l’azione dei giornalisti nei confronti

pubblica dirige le proprie attenzioni.


35
http://gawker.com/
36
D. Kline, D. Burstein, op. cit., p. 131

30
dei poteri forti, anche se questa è una pratica che avviene sempre
più raramente nei media mainstream.
L’opinionista o il cronista di una testata sono sempre più
“costretti” ad osservare e seguire nella blogosfera le discussioni
riguardanti le loro notizie. Questa pratica si chiama watchblogging.
Ci sono redazioni come la Online Journalism Review37 che hanno
inserito la pratica di consultazione dei blog nella procedura
standard del lavoro giornalistico in redazione. Bisogna però
sottolineare che l’O.J.R. è una rivista specializzata sul giornalismo
e i media digitali.
Secondo un’indagine, svolta nel 2005 negli Stati Uniti e
rivolta a 1200 giornalisti professionisti, l’uso dei blog come fonte
di informazione è piuttosto diffusa, ma la loro credibilità viene
considerata molto bassa. La ragione principale per cui più della
metà dei giornalisti americani legge dei blog è perché ha la
necessità di trovare storie originali, di cercare riferimenti e di
trovare nuove fonti. In generale, sembra che i giornalisti americani
siano coscienti del momento di trasformazione in cui si trovano e
considerino i blog come parte, ormai consolidata, del mondo dei
media38.
Molta gente negli ultimi anni, soprattutto nei paesi
occidentali, ha perso fiducia nell’informazione tradizionale e
quindi la commenta e la ridiscute secondo i propri punti di vista.
Per un giornalista seguire le critiche al proprio lavoro non può che
essere una pratica che ne accresce la consapevolezza ed inoltre è
strategica nella produzione di informazioni future.

37
www.ojr.org
38
M. Farè, Blog e giornalismo, l’era della complementarietà, European journalism
observatory, Facoltà Scienze della comunicazione dell’Università della Svizzera
Italiana, 2006

31
Il futuro dei rapporti tra mass media e blogosfera è senza
dubbio nella collaborazione attiva tra questi due mondi. I blogger
contano ancora moltissimo sui media mainstream per tenersi
informati sugli eventi cruciali del mondo, confrontandone i
resoconti con le voci di protagonisti o osservatori non
professionisti. I blogger continuano a riportare le notizie che
leggono in siti e blog di informazioni, ma arricchiscono il lavoro
del cronista con idee, opinioni, ironia e collegamenti al contesto.
Così facendo si viene a creare una sorta di simbiosi tra questi due
mondi dell’informazione. Il primo esercita il lavoro di cronaca
originale, mentre il secondo costruisce il contesto sociale e
culturale nel quale calare l’avvenimento di cronaca39. A volte i blog
possono essere anche utili per dare una visione più completa di un
evento, arricchendola di punti di vista o di racconti in prima
persona.

4.4 Una crescita esponenziale


Una ricerca del Pew Internet and American Life Project del
2004, citata da Granieri nel suo Blog generation, indica in una
cinquantina di milioni i lettori regolari di blog. Sempre secondo
questa ricerca, ogni giorno vengono creati circa 15.000 blog e ogni
ora ne vengono aggiornati circa 10.800 tra quelli già esistenti; ogni
sei mesi il numero di blog nel mondo tende a raddoppiare.
Questi numeri probabilmente sono approssimati per difetto,
vista l’estrema difficoltà di misurazione e di conteggio effettivo di
tutti i blog della rete, ma i trend di crescita sono decisamente
eloquenti. Anche considerando che non tutti i blog sono aggiornati

39
D. Kline, D. Burstein, op. cit., p. 195

32
con la stessa frequenza e che diversi vengono aperti ma mai
“iniziati”, oppure abbandonati dopo poco tempo, la loro crescita
numerica non può che evidenziare una diffusione sempre più
capillare di questi strumenti in tutto il mondo. Molte volte coloro
che abbandonano all’inizio un blog hanno solo rimandato il loro
ingresso nella blogosfera.
Secondo Technorati, il motore di ricerca specializzato in
blog, nell’aprile 2007 i blog presenti sulla rete erano più di 70
milioni (le stime possono essere valutate per difetto in quanto per
essere conteggiati dal motore di ricerca bisogna iscriversi e non
tutti i blogger lo fanno) con la nascita di circa 120.000 nuovi blog
ogni giorno. Nel 2007 si è registrato però un rallentamento
dell’espansione del loro numero: se nel periodo che va dal 2003
fino al 2006 il numero di blog raddoppiava ogni sei mesi circa,
nell’ultimo anno (risulta dall’indagine) il loro numero per
raddoppiare ha avuto bisogno di 320 giorni. Questo dal punto di
vista statistico, ma dal punto di vista dei numeri in valore assoluto
è chiaro che più grande è il numero di partenza più tempo ci vuole
per essere raddoppiato. Continuando a leggere i dati del rapporto si
evince che vengono pubblicati circa 58.000 post ogni ora per un
totale di circa 1,4 milioni di nuovi post al giorno. All’interno di
questa marea in costante crescita di blog va, però, anche segnalata
l’onda anomala dei cosiddetti splog, blog falsi o di spam, che
hanno una “natalità” che si aggira dai 3000 ai 7000 creati ogni
giorno.
Per quanto riguarda la popolarità dei blog e degli
aggregatori di blog, nell’aprile 2007, tra i 50 siti internet dedicati
all’informazione più visitati in assoluto nel mondo, ben 9 erano
blog. In Italia, l’indirizzo internet più visitato in assoluto nel

33
campo dell’informazione è stato, ed è tuttora, il blog di Beppe
Grillo, seguito dal sito de “laRepubblica.it”. Il blog dell’ex comico
rientra anche nella graduatoria mondiale dei 100 siti
d’informazione più visitati, collocandosi, nel 2007, al centesimo
posto, posizione più alta rispetto a qualunque altro media italiano.
La lingua più parlata nella blogosfera è il giapponese, che
caratterizza il 37% dei blog mondiali, la seconda lingua è l’inglese
con il 33%, mentre al terzo posto troviamo i blog di lingua cinese
che sono l’8% del totale. La lingua Italiana è utilizzata per il 3%
del numero totale di blog, un valore più alto dello spagnolo e di un
punto percentuale più alto rispetto al francese. Questo a
dimostrazione che nel nostro paese il fenomeno dell’espansione dei
blog è davvero importante. L’italiano è di fatto la quarta lingua in
assoluto parlata nella blogosfera, secondo Technorati, a fronte di
una popolazione decisamente minore rispetto ad altri ceppi
linguistici, quali lo spagnolo e il francese che sono molto più
diffusi tra la popolazione mondiale40.
La blogosfera è un mondo di informazioni e contenuti che è
inesorabilmente destinato a crescere nei prossimi anni sempre di
più, anche grazie all’espansione dei paesi in via di sviluppo come
la Cina e l’India.
Per quanto riguarda le società occidentali, secondo Dan
Burstein: “Il numero dei blogger continuerà a crescere poiché,
nelle società in cui viviamo, sono numericamente in espansione i
lavoratori intellettuali. Le nostre società complesse, sofisticate e
post moderne producono vaste schiere di individui colti, versati al

40
L’intero rapporto in lingua inglese è consultabile al seguente link:
http://www.sifry.com/alerts/archives/000493.html

34
pensiero critico e interessati a sviluppare nuove idee e a partecipare
alla loro discussione”41.

4.5 Nodi legati alle questioni giuridiche ed etiche


Siano essi singoli o aggregati, nemici o collaboratori dei
giornali, ormai è chiaro che i blog di informazione possono essere
introdotti nel novero delle fonti informative della nostra epoca. La
blogosfera, quindi, è uno strumento d’informazione in più che
l’individuo ha a disposizione per esercitare il diritto alla libertà di
parola e per vedere soddisfatto un altro dei diritti fondamentali
dell’uomo e del cittadino qual è quello della libertà
d’informazione. In Italia la Costituzione repubblicana difende
questo diritto nel suo art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare il
proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di
diffusione”. Possiamo ben dire che con i blog viene data effettiva
realizzazione a questo diritto (salvo le eccezioni derivanti dal
digital divide e da gap culturali42) nella maniera più ampia che la
società abbia mai conosciuto. Se fino a pochi anni fa la libertà di
espressione era nelle mani dei mass media adesso può
concretamente essere nella mani dei singoli cittadini. Anche se,
come abbiamo visto, non tutti i blog saranno seguiti da grandi
pubblici, per lo meno vi è la concreta possibilità che questo possa
succedere: una eventualità che fino a qualche anno fa era
praticamente impossibile da ipotizzare.
In Italia esiste una legge che regolamenta la libertà di
stampa su internet, ma è riferita esclusivamente a quelle voci che
rappresentano una testata giornalistica a tutti gli effetti e che
vogliono attingere ai finanziamenti pubblici per esercitare il
41
D. Kline, D. Burstein, op. cit., p. XXVII
42
Tratterò di questi argomenti nella conclusione.

35
proprio lavoro. La legge in questione è stata già citata nel secondo
capitolo ed è la legge n. 62 del 2001 sulle “nuove norme
sull’editoria e sui prodotti editoriali”.
I blog non possono essere considerati dei prodotti editoriali
in base alla definizione che ne dà la legge in vigore, per cui è un
dato di fatto che la blogosfera non è regolata da nessun dispositivo
di legge. Secondo quasi tutti gli esperti e gli analisti del settore, la
blogosfera sa autoregolamentarsi per cui non è necessario che la
politica crei delle norme ad hoc, anche perché, e lo sostengono in
molti, i detentori del potere politico, salvo rare eccezioni, pagano
anch’essi una sorta di digital divide nei confronti del mondo online
di cui non conoscono né le peculiarità né le potenzialità.
I blogger, essendo liberi cittadini che esprimono la propria
opinione tramite un medium digitale, sottostanno alle norme che
regolano la condotta di tutti i cittadini, senza che vi sia bisogno di
considerarli degli organi di informazione. Quindi, se un blogger
commette un reato tramite il suo blog, ne pagherà le conseguenze
di fronte alla legge in quanto cittadino, senza godere delle tutele
giuridiche riservate ai giornalisti e senza dover subire eventuali
aggravanti “a mezzo stampa” o “a mezzo blog”, come nel caso del
reato di diffamazione, che risulta essere il pericolo legale maggiore
per i blogger.
Un discorso molto più complesso, invece, riguarda
l’individuazione della responsabilità, sempre rimanendo nel caso
del reato di diffamazione, nei casi in cui il blogger nel suo post non
commetta il reato, ma qualcuno possa farlo nei commenti aperti ai
post. In questo caso è molto difficile stabilire di chi sia la
responsabilità diretta e oggettiva. Il blogger potrebbe cancellare il
prima possibile il commento incriminato, ma potrebbe rischiare,

36
altresì, di commettere un reato come “l’occultamento di prove” se
il caso viene ritenuto particolarmente grave43.
Il secondo vero problema legale che può impensierire la
blogosfera riguarda la delicata questione della tutela della privacy.
Non essendo tutelati come giornalisti, i blogger non possono
difendere le loro posizioni dietro il “diritto di cronaca” quando per
noncuranza, o volontariamente, rendono pubblici dei dati o delle
immagini che possano essere lesive della privacy dei diretti
interessati. In questo caso è sicuramente la protezione dei dati
sensibili ad essere considerata come diritto primario rispetto al
diritto alla libertà di espressione.
Bisogna però ricordare che i blogger si guadagnano la stima
della blogosfera tramite la correttezza delle proprie azioni. Non c’è
dubbio che in spazi così sterminati di contenuti ci sia spazio anche
per criminali, diffamatori e violatori della privacy: ma questi casi
possono essere considerati delle violazioni di norme che ricadono
sulla responsabilità individuale di chi commette il reato e non
possono essere in alcun modo collegate al mezzo tramite il quale il
reato viene commesso. Insomma, se si vuole essere rispettati e
considerati dei buoni blogger, bisogna anche adottare un
comportamento non scritto in nessun codice deontologico, ma che
si basa sulla sensibilità sia individuale del blogger che su quella
collettiva della società di appartenenza.

Le fonti sono l’arma in più dei blogger


Trattando delle capacità informative dei blog ho finora
sostenuto che c’è una forte similitudine tra i risultati informativi
43
E’ il caso, per esempio, di un blogger di Forlì che rischiò di essere denunciato, nel
febbraio del 2008, in quanto aveva rimosso un commento molto offensivo (pare che
contenesse delle minacce di morte nei confronti di alcuni esponenti locali della Lega
Nord) senza darne comunicazione alle autorità competenti.

37
dell’attività giornalistica, intesa in senso tradizionale, e l’attività di
blogging. Entrambi questi modelli di comunicazione
contribuiscono a fare informazione. Il primo in maniera
professionale, seguendo delle regole deontologiche ed etiche, il
secondo seguendo delle convenzioni che gli consentono di
guadagnare credibilità e buona reputazione agli occhi dei propri
lettori. L’obiettivo delle due pratiche è il medesimo: rendersi
credibili agli occhi del proprio pubblico facendo buona
informazione, possibilmente raggiungendo un buon livello di
fidelizzazione del pubblico.
Esiste, però, una grande distinzione di fondo tra queste due
modalità, che affonda le sue radici nella pratica e nell’etica dei due
differenti soggetti in questione, i giornalisti e i blogger. Questa
distinzione è tanto semplice da osservare quanto incisiva nel
distinguere radicalmente i due modi di fare informazione in
questione e riguarda l’uso delle fonti utilizzate nella costruzione
della notizia.
Ho accennato più volte, in precedenza, alla necessità per un
blogger che vuole conquistare credibilità in rete, di arricchire i
propri articoli con le fonti dirette consultate. Senza questi link,
autorevoli e immediatamente consultabili, sarà molto facile per i
lettori dubitare delle informazioni veicolate e screditarle agli occhi
del resto della blogosfera. Per un blogger che vuole conquistare
credibilità agli occhi dei propri lettori (consuetudinari o casuali)
corredare i propri post con link alle fonti è quasi una pratica di vita
o di morte, nel senso che l’unico modo di mantenere e accrescere
la propria reputazione è quello di dimostrare che ciò che si è scritto
ha dei fondamenti concreti. Anche personaggi pubblici che aprono
dei blog non possono basare la loro credibilità sul proprio nome

38
senza corredarlo di serie fonti. In rete la reputazione non è mai
acquisita, la si guadagna e accresce col lavoro costante e
trasparente e i link alle fonti sono lo strumento principale di questa
trasparenza. La capacità di un blogger di provare l’attendibilità
delle proprie opinioni o la veridicità delle notizie che veicola
risulta essere anche più incisiva rispetto a quanto avviene nelle
grandi organizzazioni economiche, aziendali e politiche, in quanto
si basa sui fatti e non sulla costruzione mediatica della realtà tipica
dei media mainstream.
Nel 2004, ad esempio, la Kryptonite, azienda statunitense
produttrice di lucchetti per biciclette dal fatturato di circa 25
milioni di dollari annui, uscì con “le ossa rotte” da 10 giorni di
confronti con la comunità dei blogger americani. Tutto cominciò il
12 settembre, quando il blogger Unaesthetic postò un commento in
un blog di discussione per appassionati di biciclette, informandoli
di una sua scoperta: con una semplice penna a sfera Bic era
possibile forzare i popolari lucchetti prodotti dalla Kryptonite
utilizzati da tantissimi appassionati. Questa notizia fu ripresa due
giorni dopo da un blog molto frequentato, dedicato alle tematiche
del consumo (Engadget), consentendo così alla notizia di
raggiungere un pubblico abbastanza vasto da indurre l’azienda ad
emanare un classico comunicato stampa in cui si negava tutto e il
contrario di tutto sostenendo che i lucchetti da essa prodotti
consentivano ancora un deterrente concreto ai furti di biciclette.
Questo comunicato stampa non fece cambiare idea a nessun
lettore: anzi, un blogger, in risposta a questo comunicato, realizzò
un breve video amatoriale in cui mostrava nella pratica come fosse
facile forzare i famosi lucchetti con una penna Bic. In poco tempo
le critiche alla Kryptonite e il video amatoriale fecero il giro della

39
blogosfera propagandosi, tramite il passaparola, fino a raggiungere
una platea di centinaia di migliaia di lettori. Questa crescente
protesta attirò l’attenzione del New York Times e della Associated
Press – arrivati, come accade sempre più spesso ai media
mainstream, in abbondante ritardo sulla notizia – che il 17
settembre pubblicarono degli articoli sulla vicenda. Il 22 settembre
l’azienda decise di dichiarare che avrebbe sostituito gratuitamente
tutti i lucchetti che avessero presentato il problema denunciato
dalla blogosfera. Ciò significò circa 100.000 lucchetti nuovi che
costarono all’impresa circa 10 milioni di dollari, ovvero il 40% del
suo fatturato totale annuo. Per l’azienda, dalle parole del suo
direttore marketing “fu un problema commerciale serio”, se non un
quasi suicidio a mezzo blog44.
Di questi esempi se ne potrebbero citare diversi, ma quello
che serve comprendere è l’importanza che viene data nella
blogosfera alla necessità di costruire i propri resoconti e le proprie
opinioni su basi che siano solide e provate. Più solide sono queste
basi, più credibile sarà il blogger e maggiore reputazione si
guadagnerà all’interno della grande conversazione.
La reputazione dei giornalisti, invece, non si basa sulla
pubblicazione delle fonti cui attingono per realizzare le notizie. Di
solito un giornalista considerato di buon livello è una “firma
autorevole” può dire e scrivere di tutto e verrà sempre preso in alta
considerazione dai colleghi e dal pubblico della testata per cui
lavora. Molto spesso questa reputazione è stata costruita con
l’esperienza e la dedizione al proprio lavoro, per cui dopo una vita
passata a lavorare sodo, un “grande giornalista” può permettersi di
scrivere e sostenere opinioni che spesso vengono prese per vere e

44
D. Kline, D. Burstein, op. cit., p. 73

40
attendibili solo in base al nome che le ha veicolate. Lo stesso
accade se si considerano le testate giornalistiche e non la singola
firma. Ogni testata si è guadagnata e continua a guadagnarsi la
propria credibilità e una buona reputazione con il lavoro
quotidiano e l’accuratezza nel raccontare i fatti o nell’esprimere
opinioni che siano il più autorevole possibile. Certamente non
sempre le notizie riportate o le opinioni espresse sono basate su
fatti “reali”, che non siano stati manipolati o concordati con la
proprietà editoriale della testata (sia essa politica o finanziaria). In
un mondo in cui sempre più documenti ufficiali e fonti di notizie
pubbliche o private vengono poste, tramite internet, all’attenzione
di un pubblico potenzialmente vastissimo, le storture e
l’incompletezza del mondo dell’informazione mainstream
diventano sempre più evidenti e riconoscibili. E’ chiaro che si tratta
di casi singoli (anche se, a volte, molto frequenti) e non della prassi
del lavoro giornalistico: ma la regola deontologica per cui i
giornalisti hanno il diritto di tenere segreta la propria fonte di
informazione, se lo ritengono necessario, sta diventando
controproducente in relazione al mantenimento della reputazione
di cui le testate giornalistiche godono da parte del proprio
pubblico. Tutti i dati elaborati negli ultimi anni dimostrano come i
lettori tendano sempre più a distaccarsi dalla lettura dei quotidiani
che ritengono sempre meno credibili, e lo stesso vale per
l’informazione veicolata dagli altri mass media. Questa tendenza
non riguarda solo i giovani sotto i 35 anni, che ormai preferiscono
di gran lunga informarsi in rete sia dalle testate tradizionali che dai
blog più importanti, ma anche i lettori tradizionali di giornali che
sempre meno riconoscono la bontà del loro operato.

41
In conclusione, è evidente come la sempre crescente
attenzione dei consumatori di informazioni verso la blogosfera
prenda le mosse proprio da questa differenza radicale nel modo di
porsi nei confronti dei lettori. I giornali, molto spesso, non citano
le proprie fonti, circondando le notizie da loro prodotte di un alone
di insicurezza che viene percepita dal lettore, soprattutto quando
questi è in grado di confrontare le parole stampate con la realtà dei
fatti che si presenta ai suoi occhi. I blog, all’opposto, guadagnano
credibilità proprio perché i loro contenuti sono espressione diretta
dell’esperienza quotidiana di cittadini comuni i quali, per motivare
le proprie idee devono, pena il non essere creduti, dimostrarle nella
maniera più efficace possibile, non basandosi su un fantomatico
prestigio individuale, ma misurandosi costantemente con la prova
dei fatti e del confronto aperto con altri lettori.
E’ chiaro che non bisogna credere a priori a tutto ciò che si
trova scritto sui blog d’informazione, bisogna sempre esercitare
uno spirito critico nei confronti dei messaggi veicolati e bisogna
cercare di comprendere quali fonti sono da considerare più
autorevoli e complete rispetto alle altre. Certo è che il lettore che
affronta questa pratica comunicativa si carica di una responsabilità
che gli consente di valutare in maniera più autonoma ciò che legge,
proprio perché nessun blogger può avere l’arroganza di ritenere di
possedere la verità assoluta, anche se deve sempre dimostrare di
volervisi avvicinare il più possibile. Infine, è possibile sostenere
che questa pratica mette in moto un meccanismo virtuoso che
sfocia in una maggiore trasparenza dell’informazione che viene
veicolata.

I blog non sono obiettivi ma garantiscono trasparenza

42
Il blogging è una delle tante forme di comunicazione che gli
uomini hanno a disposizione. La vera novità di questo strumento è
che rende più trasparente al mondo l’oggetto della comunicazione.
Se il blogger non rende pubbliche le sue motivazioni e le sue fonti,
rendendole, se necessario, direttamente consultabili tramite link
esterni o interni, rischia di perdere credibilità, oltre a correre il
rischio, molto probabile, di essere smentito pubblicamente o di
ricevere forti critiche per aver provato a nascondere degli aspetti
della questione che ha trattato. Per questo motivo ogni blogger
deve non solo essere responsabile di quello che dice, ma è anche
necessario essere veritiero e credibile, pena l’allontanamento del
pubblico che dirotterà le sue attenzioni verso qualche altro blogger
più chiaro e credibile.
Da questa necessità di trasparenza dei blogger nei confronti
dei propri lettori scaturisce una delle caratteristiche fondamentali
dell’attività di blogging, che la distingue nettamente dalle pratiche
del giornalismo tradizionale. Mentre le testate dei media
mainstream fanno, quasi sempre, a gara per apparire il più
possibile “obiettivi” nelle loro descrizioni della realtà e degli
eventi, il blogger deve fare l’esatto contrario, ovvero deve rendersi
“trasparente” dichiarando esplicitamente i propri orientamenti e le
proprie motivazioni: in caso contrario, viene guardato con sospetto
e molto spesso smentito e smascherato nei commenti al suo stesso
blog o in qualche altro spazio. Esistono molti esempi a riguardo.
Nel tentativo di attrarre il pubblico giovane delle auto,
Madza creò un blog fittizio, gestito da un falso blogger di 22 anni
di nome Kid Halloween, per reclamizzare i propri modelli. Nel sito
c’erano tre link a relativi video che, secondo il blogger, erano stati
registrati da una TV di quartiere e in cui si vedeva un modello di

43
automobile Madza alle prese con evoluzioni azzardate. Alcuni
blogger si accorsero che i video avevano una produzione troppo
costosa per provenire da una rete televisiva autogestita e
cominciarono a far circolare la voce. “In quel blog tutto è
offensivo” scrisse uno di loro su un blog specializzato in
automobilismo, e la sua opinione venne letta e condivisa da
centinaia di migliaia di altri. Nel giro di poco tempo la Madza
dovette ritornare sui suoi passi e ritirare e “spegnere” il blog
fittizio45.
Questo è un piccolo esempio di come anche una grande
azienda multinazionale non ha vita facile nel cercare di guidare o
influenzare la grande conversazione che si sviluppa in rete tramite
blog. La necessità di essere trasparenti sui blog è totale, in quanto
si rischiano serie conseguenze, soprattutto se si è una grande
azienda. Come sostiene Beppe Grillo: “La rete non è un ballo delle
debuttanti. E’ feroce, non fa sconti a nessuno. Neppure a me. Tutta
la mia vita è passata nei commenti ai miei post. Sono stato
sezionato pezzo per pezzo. Senza corazza, spada, elmo non si
sopravvive alla Rete. Armi che sono traducibili in correttezza,
reputazione, credibilità”46.
La trasparenza necessaria per rendersi credibili nella
blogosfera non riguarda solo l’uso di link diretti alle fonti, che pure
sono uno strumento fondamentale per essere considerati credibili,
ma anche il coming out, la dichiarazione più o meno chiara delle
proprie opinioni e delle proprie motivazioni, in quanto nella
blogosfera il mito giornalistico dell’obiettività non esiste. Di più, la
presunta obiettività di un blog è vista sovente con occhi sospettosi
e critici.
45
D. Kline, D. Burstein, op. cit., p. 73
46
Dalla prefazione a D. Kline, D. Burstein, op. cit., p. XII

44
Nel 2005 Geneva Overholsen, docente di giornalismo,
premio Pulitzer e garante dei lettori del Washington Post
ammetteva che l’obiettività non era più la pietra di paragone per
l’etica del giornalista.
I blog, anche quando fanno informazione, non pretendono di
essere obiettivi, anzi fanno della loro faziosità e della partigianeria
politica un pilastro dei loro contenuti. Quasi sempre l’ideologia
seguita dall’autore del blog viene espressa e dichiarata in modo
chiaro. Il blogger dichiara apertamente di essere parziale. Questo
non sembra disturbare i loro lettori che, conoscendo le idee su cui
si basa il pensiero del blogger, riescono a valutare meglio ciò che
questi scrive. Al contrario, i media tradizionali si dichiarano
indipendenti oppure annunciano di seguire una linea generica, ma
non caso per caso. Spesso le influenze politiche e finanziarie sono
evidenti nei contenuti degli articoli, anche se ufficialmente le
testate si dichiarano libere e dichiarano di tendere all’obiettività,
risultando così agli occhi dei lettori come poco credibili.
La riscoperta della faziosità dell’informazione crea un
ambiente mediale diversificato e apertamente partigiano che
ricorda, e forse ricreerà, quella che negli Stati Uniti è stata l’epoca
della penny press. In Italia, in realtà, siamo più abituati a questo
genere di modello informativo che Hallin e Mancini definiscono
“pluralista polarizzato”47, in cui ogni voce politica ha un suo
“megafono”. Nella blogosfera, però, le voci politiche sono quelle
di singoli individui e non quelle di grosse organizzazioni partitiche
o sociali.

4.6 Sostentamento economico


47
D.C. Hallin, P. Mancini, Modelli di giornalismo, Laterza, Roma – Bari, 2004

45
Quando si tratta del rapporto tra economia e blog gli aspetti
di cui è possibile trattare sono numerosi e rientrano in capi di
analisi molto diversi tra loro.
I blog stanno rimodellando da cima a fondo il mondo del
business, creando nuovi margini competitivi per le aziende che
sapranno utilizzare questo medium. Il nocciolo della questione che
tratterò in questo paragrafo non è quanti soldi il business riuscirà a
ricavare con i blog, né le modalità con cui il mondo degli affari
utilizza questo medium per riformarsi al suo interno: il punto che
interessa è capire se ci sono i margini affinché un blog possa
sostenere economicamente la vita del, o dei, blogger che lo curano.
Ci sono degli esempi pratici di autosufficienza economica,
negli Stati Uniti, ma sono ancora davvero troppo pochi per poter
parlare di indipendenza economica dei blogger.
Il sistema economico che caratterizza la blogosfera è basato
sull’idea di condivisione e di dono48. Si condividono idee e
contenuti e si dona del tempo per la loro creazione e per la loro
ricezione. Così come impieghiamo tempo a guardare degli spot
pubblicitari su uno schermo televisivo, possiamo anche impiegare
il nostro tempo a condividere con gli altri ciò che pensiamo del
mondo. La domanda che mi pongo in questo paragrafo è se sia
possibile per un blogger (soprattutto quelli che fanno
informazione) sostenersi e auto-finanziarsi in modo tale da essere
davvero editore di se stesso, non solo per la scelta dei contenuti ma
per la creazione di ricchezza monetaria.
Certamente la monetarizzazione del tempo che i blogger
dedicano al mantenimento del proprio medium non è l’unico
aspetto economico della questione, in quanto la blogosfera è un
48
L. De Biase, Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre,
Feltrinelli, Milano, 2007

46
sistema che affonda i suoi pilastri di efficienza, felicità e ricchezza
anche sugli aspetti che riguardano la soddisfazione personale e lo
sviluppo delle proprie relazioni interpersonali. Non c’è dubbio,
però, che per adesso, e per molto tempo ancora, per vivere
bisognerà avere delle somme di denaro da spendere. I blog sono in
grado di fornire queste risorse ai blogger? Osservando la realtà
attuale, soprattutto in Italia, la risposta è: attualmente no. Non è
possibile auto-sostenersi tramite l’attività di blogging.
Senza dubbio il modo più diffuso e semplice che un blog ha
per avere dei guadagni è quello di essere appetibile ad una platea di
inserzionisti. Insomma, la pubblicità. Le inserzioni sui blog
rappresentano ancora una quantità irrisoria del mercato
pubblicitario online. Come ho detto prima, esistono dei casi in cui i
blog si riescono ad attirare somme importanti da inserzioni
pubblicitarie, ma il numero di questi blog o contenitori di blog è
davvero troppo esiguo per ora. Posso ricordare brevemente il
DailyKos49, il blog politico più letto negli Stati Uniti secondo
Technorati (il motore di ricerca dei blog), che nel 2005 ha potuto
vantare un incasso, da proventi pubblicitari, di circa 48.000
dollari50. Un esempio di aggregatore di blog che può vantare lauti
guadagni derivanti da sponsorizzazioni e pubblicità online è il sito
di “gossip politico del District of Columbia” Wonkette51. Ideato e
gestito da Nick Denton, è costituito da vari siti e blog tematici
aggregati in un’unica pagina web. La società proprietaria di questo
sito è la Gawker Media che pare possa vantare un guadagno
mensile di circa 5.000 dollari per ogni sito tematico52.

49
http://www.dailykos.com/
50
La fonte è la rivista americana Newsday citata in D. Kline, D. Burstein, op. cit., p. 46
51
http://wonkette.com/
52
D. Kline, D. Burstein, op. cit., p. 126

47
Certo, questi appena citati sono casi rari e particolari e
inoltre sono stati tutti sviluppati negli USA che da sempre sono
all’avanguardia per quanto riguarda l’utilizzo e lo sfruttamento,
anche economico, delle nuove tecnologie. Non vi è dubbio, però,
che i blog consentono di raggiungere un pubblico giovane, che ha
fame di novità e di sperimentazioni, e ciò consente alle aziende di
marketing di poter provare nuove tecniche e sperimentazioni di
comunicazione commerciale. Correndo qualche rischio economico
si possono cominciare a tracciare le linee dell’advertising del
futuro.
Seppur in costante aumento, attualmente sono pochi i blog
che possono permettersi di attrarre banner pubblicitari sullo stile
tradizionale, ovvero pagati per essere esposti. Gli strumenti per
rendere il sito o il blog una fonte di reddito esistono, ma non
permettono grosse cifre. La forma più diffusa è ospitare sul proprio
blog forme pubblicitarie del modello pay per click53. Questa forma
pubblicitaria, però, fornisce grosse somme solo in presenza di
grossi numeri54.
Tra blog e aggregatori di blog molto frequentati non
mancano esperimenti pubblicitari di passaparola (il cosiddetto
BuzzBusiness) o di vendita dei migliori contenuti prodotti ai media
tradizionali. Un esempio in questo senso è BlogBurst55 che,
aggregando blog, fornisce i suoi contenuti a grandi media e testate
giornalistiche tramite abbonamenti (ma non sono disponibili dati
sui suoi ricavi).

53
Ovvero si viene pagati non in base all’esposizione della pubblicità, secondo il
classico modello delle CPM (costo per migliaia: l’inserzione viene pagata in base alle
migliaia di visitatori che visitano il sito o il blog) ma in base ai click che questa riesce
ad attrarre su di essa. L’esempio più diffuso è quello di Google AdSense.
54
M. Farè, op. cit., p. 24
55
www.blogburst.com

48
Comunque, l’esperienza americana induce a considerare la
possibilità che, in futuro, possa nascere una figura professionale
completamente nuova, che si affianca a quella dei giornalisti nel
mondo dell’informazione: il blogger professionista, che riceve un
reddito per la sua attività di blogging. Questo processo in fieri è
solo al suo inizio, ma c’è da credere che nel prossimo futuro si
incominceranno a leggere annunci di offerte di lavoro per blogger.
La situazione è in piena evoluzione.

49