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EDITORIALE

Tutti coloro che a rontano un viaggio hanno bisogno di un vademecum, di un notes, della bisaccia delle esperienze e delle conoscenze che raccolgono durante lintero percorso. Le parole denotative, le espressioni connotative, i concetti, i simboli e i signi cati diventano appunti, pensieri che si ammassano in ordine sparso dentro un contenitore di fortuna. Quando si incontra un altro viandante, senza forma e senza articolazione logica, quelle parole non riescono ad essere trasmesse, ad essere scambiate. Non crescono, idee e concetti giacciono pigri, so ocati nel disordine di una sacca. il dramma della informazione che non riesce a diventare comunicazione, che non passa, che non sa essere scambiata e staziona in un archivio in attesa di una sua utilizzazione. La mia professione diceva Ballard attraversare frontiere. Anche la nostra; sebbene non nascondiamo una preferenza per il concetto gadameriano di orizzonte che lo sguardo non trattiene, che si sposta dal passante al passo, dal viandante al cammino, vincolo ed opportunit della strada, lirraggiungibile oltre, un limite senza essere limitato, la mta che attrae il passo, il con ne che non ha ne, il luogo dei mille passaggi in una parte di mondo. Lintelligenza scriveva Jean Piaget organizza il mondo organizzando se stessa. Fare una rivista, anche semplicemente comporla, costruirla nella coerenza e nella integrazione delle sue parti, un modo per organizzare la nostra capacit di intus legere, di leggere dentro le esperienze del mondo. Fare una rivista scienti ca, interamente costruita sul confronto critico tra analisti, protagonisti e problemi, poi, signi ca produrre signi cati, dare linfa vitale al corpo della realt, sangue alle membra dei fatti ammassati dalla storia. La vita una produzione di signi cati. La nostra rivista il luogo in cui questi signi cati crescono e maturano, uno spazio di comunicazione quali cata sui temi e problemi della complessit sociale che laccademia universitaria analizza, interpreta, discuta. La nostra rivista il luogo in cui lattivit di comunicazione e confronto scienti co, che si mostra nei seminari e nei convegni, si dimostra, prende forma, appare nella sua veste di coerenza epistemologica. Lambizione di realizzare una rivista che, nei settori di nostra competenza, sia un riferimento per lalta a dabilit dei suoi contenuti. Per noi anche una inderogabile esigenza di mettere ordine in una materia che, in Italia, ha sparso e talvolta disperso contributi signi cativi nei reticoli della varia editoria. Il suo valore consiste nella opportunit che o re nel trasformare le esperienze in conoscenze e le conoscenze in proposte, nella capacit che sapr dimostrare nel tentativo in nito di organizzare il mondo organizzando la sua intelligenza.

Alessandro Ceci

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I quaderni del Campus 04 - Aprile 2011

.Bullismo
IL BULLISMO: UN ORGANIZZAZIONE POLITICA EMBRIONALE
di Liliana Montereale

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Dipartimento dellIndividuo - Campus degli Studi e delle Universit di Pomezia. Responsabile Laboratorio di Criminologia - Campus degli Studi e delle Universit di Pomezia. Psicologa, Criminologa, Ricercatrice, specializzata in elaborazione modelli di pro ling nellambito dellanalisi della criminologia del soggetto e dellindividuo. Responsabile area Psicologia Ce.A.S.- Centro Alti Studi per la lotta alla violenza politica e al terrorismo. In veste di consulente, partecipa alla elaborazione scienti ca, alla progettazione e alla realizzazione (anche con attivit di formazione formatori) di modelli formativi nei seguenti ambiti: Prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo; Azioni di prevenzione contro la violenza su soggetti deboli (stalking, pedo lia, mobbing, etc.); Sicurezza in contesti urbani. Svolge attivit relative alla percezione del rischio nei sistemi complessi, in particolar modo nellambito di alcuni progetti internazionali. Queste competenze sono state, inoltre, indirizzate alla realizzazione e alla gestione di vari siti internet che il Centro ha svolto per suo proprio conto o per conto di enti terzi. E inoltre responsabile di redazione della Rivista Italiana di Sicurezza e della rubrica I Quaderni del Campus.

Il terminedagli studi(bullying) viene mutuato dalletologia, in bullismo particolare di Konrad Lorenz sulle cutrettole (passeracei), in analogia con il pi generico to mob (assalire, aggredire tumultuosamente in massa), per indicare quei comportamenti di aggressione, isolamento, esclusione e, talvolta, uccisione, da parte del branco nei confronti di un singolo animale. Lo studio delletimologia di una parola consente di individuare immediatamente la natura e gli elementi costitutivi del fenomeno che quella parola sta ad indicare, ma questo approccio in molti casi viene sottovalutato, dando piuttosto spazio ad elaborazioni ed interpretazioni successive e collaterali, che spesso defocalizzano lattenzione dagli aspetti essenziali del fenomeno. Nel caso del bullismo, infatti, quello che dagli studi risulta fondamentale proprio il concetto di branco che identi ca le tipologie relazionali dei cosidetti bulli: il bullo infatti, per agire ha bisogno del branco, del gruppo dei

pari cio, sia come partecipante attivo delle sue azioni, sia come testimone e scenario di fondo. In questo senso determinante il gruppo dei pari, ed in questo senso necessario analizzarne le dinamiche inter ed intragruppali. proprio in questaccezione gruppoanalitica che risiede la di erenza fra il bullo propriamente detto ed il criminale, che, invece, agisce autonomamente e spontaneamente sulla base di proprie ed individuali dinamiche psichiche. L approccio scienti co attuale sembra, invece, concentrarsi sugli aspetti psicologici del bullo o della vittima, sullindividuazione delle caratteristiche personologiche comuni ai vari soggetti, o sugli eventuali interventi educativi e riabilitativi da attuare. Questi aspetti per, se da una parte risultano estremamente e caci nell approfondire lo studio su un fenomeno relativa mente emergente, e nelladottare tipologie di intervento create il pi possibile ad hoc per il soggetto, dallaltra, proprio Aprile 2011- 04 I quaderni del Campus 02

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per la mancanza di oggettivazione delle scienze psicologiche (Montereale, 2007) (1), rischiano di frammentare lorientamento metodologico e di ridurlo a meri criteri di sostegno al singolo. Si delinea cosi una nuova tipologia di analisi generale del problema, che precede ed indirizza gli ulteriori studi applicativi di settore: lassetto personologico del soggetto-bullo deve essere analizzato in parallelo rispetto alle dinamiche socio-relazionali che si scatenano nel gruppo. Se un approccio di tipo globale, che comprenda i molteplici aspetti di un fenomeno, auspicabile in qualunque campo di analisi, nel caso del bullismo risulta di estrema importanza, perch identi ca e struttura le dinamiche che conducono a quegli speci ci esiti comportamentali. E il gruppo dei pari che determina il soggetto bullo, che, infatti, nella sfera privata o in presenza di referenti adulti non mette in atto comportamenti violenti, siano essi di tipo sico, verbale o psicologico. Lo studio quindi non pu limitarsi allindagine clinica dellindividuo, ma va indirizzato allanalisi del contesto sociorelazionale e dellorganizzazione del suo gruppo di riferimento. [] il bullismo la gestione del rapporto di dominanza interno ed esterno ad un gruppo. Ed evolve, da una fase in cui il comando pi nettamente gerarchico ad una fase in cui i bambini obbediti cominciano gi a manifestare una certa speci cit: alcuni sono capi riconosciuti in un certo settore, altri in altri campi . In ogni caso, come mostra un celeberrimo studio di Merei nel lontano 1949 o addirittura Hanfman nel 1938, anche in un giardino di infanzia si possono tracciare le di erenze individuali. Per, per quanti stili comportamentali riusciamo a individuare e de nire, sempre possibile tirare una linea che divide i capi dai seguaci e che sebbene diversi bambini possono essere capi in situazioni diverse (...), i seguaci sono sempre seguaci: si mettono al seguito di qualsiasi capo . Dunque: leadership, di erenziazione funzionale e cleavage, i tre presupposti di ogni organizzazione politica. E violenza, come ogni parto. Il parto di ogni ragazzo nel sistema sociale pu avvenire o con la violenza dellautoa ermazione o con leducazione dell autorealizzazione.

Dipende da cosa viene insegnato. [] Tutto ci che muore un romanzo di John Connolly, una cupa storia di violenza e di sangue. Verso la ne della storia, il protagonista del romanzo chiede allautore di spaventosi delitti (aveva, ad esempio, ucciso e scuoiato anche la glia) perch lo avesse fatto. Glielo chiede direttamente. E direttamente lassassino gli risponde: perch potevo. Perch ne avevo semplicemente il potere. Il bullo sfacciato perch sente di averne semplicemente il potere. Sa che pu, come si dice in un gioco noto di carte, sparigliare, modi care lordine logico delle regole acquisite e riformularle posizionandosi al centro. (2) L emergere di studi sistematici in Europa al problema del bullismo viene tradizionalmente fatto risalire ad uno studio condotto nel 1983 nei Paesi Scandinavi, allinterno di una campagna nazionale antibullismo promossa dal Ministero della Pubblica Istruzione norvegese, diretto da Olweus (3). I risultati della ricerca, che prevedeva la somministrazione di un questionario appositamente creato (Olweus, 1996) su un campione di 715 scuole, (sia scuole elementari che scuole medie) per un arco di et che varia dagli 8 ai 16 anni, mostrarono come il circa il 15% del campione complessivo norvegese, era stato coinvolto nel fenomeno del bullismo, in qualit di attore o di vittima, in una percentuale che vedeva il 9% degli studenti nella categoria di vittima e il 7% in quella di bullo. Una seconda ricerca svolta in Olanda, nella citt di Bergen su un campione di 2500 studenti tra i 10 e i 15 anni, mostra una diminuzione signi cativa (50%) del fenomeno in seguito allattuazione di un programma di intervento speci co nelle scuole. I risultati ottenuti hanno dato esiti maggiormente positivi nelle successive edizioni dellintervento (Olweus, 1991)(4) .

(1) Montereale L., (2007), Il problema della Psicologia in www.ceasonline.com. (2)Ceci A., (2007), Saggio sulla fenomenologia delle organizzazioni politiche embrionali del rapporto di dominanza nel gruppo in www.ceasonline.com. (3)Olweus D., (1996), Bullying at school: knowledge base and an e ective intervention program in Annals of the New York Academy of Sciences. (4) Olweus D., (1991), Bully/victim problems among schoolchildren: Basic facts and e ects of a school based intervention program in e development and treatment of childhood aggression, D. J. Pepler & K. H. Rubin (Eds.), Hillsdale NJ, Erlbaum.

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it (O.M.S.): il 39,5% delle ragazze e il 50,3% dei ragazzi sarebbero stati vittime di bullismo, e il 27,0% delle ragazze e il 57,1% dei ragazzi sarebbe stato laggressore.

Dallo studio emerse che ad aver subito violenze qualche volta o pi - sia stato il 27% degli alunni di scuola elementare, e il 10% di quelli di scuola media

In merito alle politiche educative e alle misure di contenimento e contrasto del problema bullismo, il Regno Unito fornisce una ricca sitogra a sullargomento (ad es. il sito A-Z of School Leadership and Management, il sito anti-bullismo Dont su er in silence ) (5), oltre ad una serie di modelli e rapporti (pacchetto anti-bullismo, Evaluation of the DfES Anty-Bullying Pack, aggiornati ad aprile 2003, e Bullying: E ective action in secondary schools) e ricerche (Tackling bullying: Listening to the views of children and young people), prodotti dal Department for Education and Skills DfES (Ministero dell Educazione e delle Abilit). La Gran Bretagna stata, inoltre, protagonista di una delle pi importanti ricerche sul bullismo, condotta da Whitney e Smith nel 1993 (6) su un campione di 6.000 alunni di scuola elementare e media, tramite la somministrazione di un adattamento del questionario di Olweus. Dallo studio emerse che ad aver subito violenze - qualche volta o pi - sia stato il 27% degli alunni di scuola elementare e il 10% di quelli di scuola media, mentre il 12% del campione nella scuola elementare e il 6% nella scuola media dichiar di aver agito violenze (Whitney, Smith, 1993). Go n, Palti, Gordon (2002) (7) somministrarono il questionario anonimo di Olweus ad un campione di 1.182 studenti di Gerusalemme, tra i 14 e i 16 anni di et, nell ambito del programma Health Behaviour in Schoolaged Children dellOrganizzazione Mondiale della San-

Negli Stati Uniti gli indici del fenomeno sembrano diminuire rispetto ad Israele, attestandosi attorno al 30% dei giovani (oltre 5,7 milioni) coinvolti in generale in atti di tipo bullistico, con una percentuale del 13% in qualit di bulli, dell11% in qualit di vittime e del 6% in qualit di bullo e vittima allo stesso tempo. La di erenza tra maschi e femmine si concretizza anche nella tipologia di violenze subite, risultando per lo pi di tipo sico per i maschi e pi di tipo psicologico (principalmente commenti e scherni su tematiche sessuali) per le femmine (Nansel, et al., 2001) (8) . In Giappone si assiste ad un analogo fenomeno sociale, lIjime ( o, meno comunemente,) che assume piuttosto le caratteristiche dellostracismo e dellesclusione. LIjime cominci ad essere indagato scienti camente a partire dagli anni Ottanta, nel corso degli studi sul teppismo giovanile (knai bryoku ( : lett. violenza scolastica). La tendenza a indirizzare la violenza dallesterno (adulti ed istituzioni) verso linterno del gruppo dei pari apparve subito evidente, tanto che il fenomeno esplose gradualmente nella forma del suicidio individuale.

(5)Cim E., (2004), Bullismo in Gran Bretagna: la sitogra a. (6)Whitney I. & Smith P. K., (1993), A survey of the nature and extent of bullying in junior/middle and secondary schools in Educational Research. (7)Go n R., Palti H. e Mandel M., (2000), Fighting among Jerusalem adolescents: personal and school-related factors in J. Adolesc. Health. (8)Nansel T., Overpeck M., Pilla R., Ruan, W., Simons-Morton B. & Scheidt P., (2001), Bullying Behaviors among US Youth: Prevalence and Association with Psychosocial Adjustment in Journal of the American Medical Association.

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Dai dati delle ricerche gli studiosi rilevarono che i bulli dichiarati rappresentavano il 6,7% dei maschi e il 12,4% delle femmine, contro il 12,7% dei maschi e l8,3% delle femmine vittime di atti di violenza. Del campione esaminato il 22,5% delle vittime riporta laccaduto ai suoi insegnanti mentre il 42,9% dichiara che gli insegnanti non ne sono a conoscenza (Morita et al.,1999)(9) . Il fenomeno coinvolge, inoltre, un grande numero di spettatori: il 51% degli studenti cerca di non essere coinvolto quando assiste a episodi di prepotenza mentre il 64% trova divertente osservarli (Daulton, Akinori, 2000)(10) . Contrariamente alle tendenze del fenomeno riscontrate nei paesi europei, il bullismo aumenta con let. Gli scienziati giapponesi ebbero il merito di a ancare agli studi sulla psicologia individuale del soggetto (in questo caso suicida bullo vittima) quelli sulla microsociologia del gruppo scolastico, sottolineando il ruolo degli osservatori ( , bkansha) e il dinamismo dei ruoli in base al contesto e alle circostanze (da bullo a vittima e viceversa). In Italia, rispetto alle prime ricerche di Olweus, occorre attendere un decennio a nch si avvii il primo progetto nel 1993, curato da Ada Fonzi (11) , che elabor un questionario a partire da quelli di Olweus (1991) e Whitney e Smith (1993) (Universit di Cosenza, Universit di Firenze, P. K. Smith dellUniversit di She eld), adattandolo alla situazione italiana. Il questionario venne somministrato ad un campione di 1379 alunni di III, IV e V elementare e di I, II e III media delle scuole di Firenze e di Cosenza, rilevando unaltissima percentuale (46% a Firenze e il 38% a Cosenza) di vittime di bullismo. Anche laddove gli indici sembravano diminuire (circa il 30% a Firenze e il 27% a Cosenza degli alunni delle scuole medie), la media si attestava comunque al di sopra di quella europea (Fonzi, 1997). Un dato preoccupante che diede lavvio a ulteriori studi e ricerche, orientati soprattutto ad indagare a) le caratteristiche dei soggetti (di erenze di genere, caratteristiche di personalit); b) le caratteristiche della scuola (ubicazione, dimensione della Scuola);

c) le caratteristiche del contesto (habitat, stili educativi familiari), allo scopo di elaborare nuovi programmi di intervento. Nel tentativo di fornire una visione globale del fenomeno, appare subito evidente la quasi totale mancanza di studi, tranne che nel dato giapponese, sulle caratteristiche del gruppo, che il primo motore degli atti di violenza interna. Una recente indagine curata da Ballerini (12) per la.s. 2007/08 presso la Scuola Primaria di Fiorenzuola S. Giovanni Bosco mostra come il 42,9% del campione sia stato vittima di maltrattamenti da parte dei compagni e il 34,3% ne sia stato larte ce. Lo stesso studio viene applicato alla Scuola Secondaria di Primo Grado di Fiorenzuola G. Gatti, su un campione di 131 alunni, per un totale di 6 classi, di et compresa tra i 10 e i 15 anni, per l83,2% del campione di nazionalit italiana, e il 14,5% di nazionalit straniera.

(9)Smith P. K., Morita Y., Junger T. J., Olweus D., Catalano R., F. & Slee, P., (1999), e nature of school bullying: A cross-national perspective, London UK, Routledge. (10)Daulton FE., Akinori S., (2000), Bullying and Biracial Children in Japan, e Language Teacher. (11)Fonzi A., Genta M.L., Menesini E., Bacchini D., Bonino S., Costabile A., (1999), Italy in: Smith e al., e nature of school bullying, London and New York, Routledge. (12) Ballerini A., (2008), Report RICERCA ALUNNI a.s. 2007/08, Scuola Primaria di Fiorenzuola S. Giovanni Bosco.

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1. TABELLA VITTIME

2. TABELLA VITTIME

Dai gra ci emerge chiaramente limportanza del fenomeno su scala nazionale (26 % per le vittime e 20% per i bulli), e come la percentuale del dato relativo non sia da sottovalutare (7,6% per le vittime e 15,3% per i bulli). I risultati mostrano inoltre come il bullo molto di rado agisca individualmente, a ancandosi pi facilmente ad altre 2 o 3 persone (50%) per lo pi maschi (60%), di nazionalit italiana (60%) ed appartenenti alla classe della vittima (60%).

Le tipologie di violenze subite riguardano storpiature dei nomi o prese in giro per aspetto sico e comportamenti vari (25%), e attribuzioni di caratteristiche del sesso opposto (25%).

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3. TABELLA % VITTIME

4. TABELLA % VITTIME

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Non esiste a tuttoggi una grande quantit di dati u ciali del fenomeno a livello nazionale: gli studi riguardano perlopi circoscritte realt locali (di solito pochi istituti scolastici ) che, sebbene rilevanti da un punto di vista di trend, non lo sono altrettanto dal punto di vista di stand, poich non consentono di quanti care il fenomeno su larga scala. La scarsit di ricerche statistiche sistematiche se, da un lato, attribuibile alla carenza di fondi del settore, dallaltro va imputata alla novit del fenomeno, o meglio alla novit dellattenzione scienti ca e mediatica al fenomeno. Se gli episodi di prepotenza, infatti, sono sempre esistiti nelle scuole (ne parlava persino De Amicis), solo nellultimo decennio che lelemento acquisisce preoccupazione e interesse di rilievo scienti co. Il problema principale per risiede nellimpossibilit, o meglio nellestrema di colt, del rilevamento e soprattutto della classi cazione dei dati. Il concetto di violenza che viene indagato controverso ed estremamente soggettivo, oltre che di di cile spiegazione. Quando i criteri di rilevazione sono di tipo esclusivamente percettivo, come nel caso della violenza psicologica o verbale, non possibile oggettivarli, creando in tal modo di colt sia per lanalista che per il soggetto esaminato. Ecco perch se da un lato il numero oscuro pu avere unentit rilevante, dallaltro si rischia di creare falsi allarmismi nella popolazione, etichettando ogni comportamento fra pari come bullistico, senza il supporto di una chiara consapevolezza del fenomeno. Come dato attendibile ci si riferisce di solito al RAPPORTO NAZIONALE SULLA CONDIZIONE DELLINFANZIA E DELLADOLESCENZA - Telefono Azzurro Eurispes che rileva come il 30% dei bambini italiani stato testimone di atti di bullismo: il 35,9% a Nord-Ovest, il 26,8% a Nord-Est, il

31,7% al Centro, il 31,5% nelle Isole, e il 25% al Sud. Il 59,9% dei bambini identi ca il bullismo negli atti di prepotenza di un compagno pi forte nei confronti di uno pi debole e che, di questi, il 27,8% ha subito brutti scherzi, il 26,6% stato bersaglio di prese in giro e di o ese (25,6%), mentre il 13,5% ha subito un furto, l11,5% percosse e minacce l11,1%. I maschi realizzano punteggi superiori in tutti i campi, tranne nel caso dellisolamento dal gruppo (20,2% per le femmine, 14,9% per i maschi). L et dei bulli sembra essere la stessa delle vittime nel 17,8% dei casi mentre risulta pi grande solo nel 9,7%. Risultati interessanti si rilevano nelle tipologie di reazione alle violenze: il 16,3% del campione esaminato dichiara di non aver reagito, il 13,2% si rivolto ad un adulto (insegnante o dirigente scolastico, contro l8,4% che si rivolto ai genitori e il 7,5% ai compagni), l11,7% ha reagito verbalmente, il 9,8% attivamente (venendo alle mani), il 5,9% fuggito e solo il 3,6% si messo a piangere. L indagine si incentrata anche sulle emozioni delle vittime: la rabbia il sentimento prevalente (31%), seguono la pena per la vittima (28,8%) e la paura (18,1%) per i maschi, mentre per le femmine la reazione prevalente la paura (25,7%). Fra gli osservatori ci sono sia i sostenitori dei bulli (il 22% prova divertimento) ed addirittura gli ammiratori (l1,9% prova invidia per le azioni del bullo); il 16,5% si rivolge ai compagni pi grandi e il 15,2% aiuta la vittima.

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Intenzionalit Sistematicit Asimmetria di potere

Il campione viene intervistato anche in merito ai possibili metodi di risoluzione del problema: secondo il 32,1% la soluzione a data agli adulti, mentre il 21,5% sostiene le cacia di convincere il bullo a non commettere pi atti di prepotenza. Ricorrerebbe ad una soluzione punitiva il 17,7%, mentre il 10,6% cercherebbe il sostegno del gruppo per aiutare la vittima, che solo nel 3,3% dei casi viene esortata a reagire alle angherie. Un dato signi cativo se si tiene conto che le condotte di contrasto riguardano rimproveri (26,1%) e provvedimenti disciplinari (19,6%) tra cui il colloquio con i genitori (16,6%) e lintervento del Dirigente scolastico (9,2%). Solo una piccola percentuale del campione sostiene il disinteresse da parte degli insegnanti (2,8%), o la mancanza di attenzione al problema (6,3%). Evidentemente le campagne di sensibilizzazione nelle scuole (56,2%) hanno avuto le etto di rendere sia i bambini che gli operatori scolastici pi attenti e consapevoli del problema.

Nella letteratura scienti ca internazionale si riscontra un sostanziale accordo fra le varie de nizioni di bullismo, tutte risalenti alle prime formulazioni di Olweus. Per de nirsi bullistico, un atto di violenza deve assumere le caratteristiche della:

Un atto bullistico quindi diverso da un atto criminale generico poich determinato volontariamente dallattore, che lo perpetra ripetutamente e sistematicamente nel tempo, nei confronti di un soggetto pi debole per et, prestanza sica o numerosit.

LE EMOZIONI
Rabbia Pena per la vittima Paura/Femmine Divertimento Paura/Maschi Cerca aiuto dai pi grandi Aiuta la vittima

31% 28% 25,7% 22% 18,1% 16,5% 15,2%

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LE SOLUZIONI
Rivolgersi agli adulti Convincere il bullo Punizione Sostegno del gruppo

32% 21,5% 17,7% 10,6%

Ma come in tutti i casi, le violenze possono essere di tipo sico (bullismo diretto), verbale (bullismo verbale), o trasversale, mirate cio allesclusione e allisolamento della vittima (bullismo indiretto). Il bullo pu agire da solo, al comando di gregari, o con laiuto di sostenitori, nei confronti di una vittima generalmente passiva, anche se provocatrice in una minoranza di casi, e comunque di cilmente aiutata da un difensore. Nello studio delle cause del fenomeno del bullismo non esiste, a tuttoggi, un approccio sistematico e completo, che fornisca unanalisi dettagliata dei principali aspetti eziologici. Tradizionalmente infatti le teorie tendono ad indagare le caratteristiche di personalit dei soggetti coinvolti bullo e vittima o di particolari tratti di essa, come ad esempio laggressivit, che seppur necessari, non tengono conto degli aspetti meramente gruppali del fenomeno. E solo in determinati contesti ed in determinate circostanze che il bullo diviene tale, e di cilmente quando solo adotta quelle condotte violente che caratterizzano il suo stile relazionale nel gruppo dei pari. Ecco perch risulta estremamente riduttivo lo studio degli elementi personologici del singolo. Liliana Montereale

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