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LEFFETTO DEGLI OGM SULLUSO DEI PESTICIDI

Concetta Vazzana (concetta.vazzana@unifi.it)


Ordinario di Ecologia Agraria, Facolt di Agraria, Universit di Firenze

Riccardo Bocci (r.bocci@casignano.it)


Dottore Agronomo, Facolt di Agraria, Universit di Firenze

Samanta Rosi Bellire (samantarosi@yahoo.com) Dottore


Agronomo, Facolt di Agraria, Universit di Firenze

Non si pu affrontare una valutazione dellimpatto degli attuali Ogm in commercio sulluso di pesticidi in agricoltura senza prima fare una premessa. Le diverse piante transgeniche coltivate contengono fondamentalmente due tratti genici: il primo conferisce alla pianta la resistenza ad insetti particolari (le larve di lepidotteri: piante BT), il secondo la tolleranza ad un specifico p.a. erbicida (il glifosate: piante HT). E evidente che stiamo parlando in tutti i casi di specifici caratteri a base monogenica che, come ormai lecologia e la scienza dellevoluzione ci hanno insegnato, sono meno efficaci nel tempo. Le agenzie pubbliche statunitensi sono state sensibilizzate sul problema che gli insetti in breve tempo sono in grado di manifestare la resistenza alla tossina killer e, sin dalle prime coltivazioni, hanno messo in piedi un sistema di gestione delle colture BT in grado di ridurre linsorgenza della resistenza negli insetti. Al contrario niente stato fatto nel settore delle piante tolleranti agli erbicidi. Cosa si fatto per ridurre il rischio di resistenza negli insetti? In sostanza si tratta di coltivare zone del campo con variet non transgeniche in modo da creare veri e propri rifugi per gli insetti. Queste zone coprono una porzione del campo che va dal 20 al 50% della superficie (la percentuale aumenta se sono presenti altre colture BT nellarea, cosa non rara negli USA dove si possono trovare sia mais che cotone BT) e, naturalmente, vanno trattate con insetticidi convenzionali. Laddove i campi sono piccoli, ma nella stessa zona pi agricoltori coltivano piante BT, devono essere fatti specifici contratti darea al fine di creare zone rifugio comuni. A distanza di alcuni anni dalla prima coltivazione di piante BT, gli studi negli USA dicono che la resistenza non si sta manifestando, grazie, appunto, alle precauzioni prese. Nel grafico 1 si possono vedere alcune esempi di queste zone rifugio, in funzione delle dimensioni del campo e delle altre colture presenti in azienda.

Figura 1: Esempio di Grower Guide per il mais Bt e schemi colturali per le zone rifugio.

Nel caso delle piante HT la situazione diversa. Non esiste una Grower Guide elaborata ad hoc per la gestione di questa nuova tecnologia e le conseguenze non si sono fatte attendere. Infatti, sono ormai sempre pi numerosi i casi di insorgenza della tolleranza al glifosate nelle piante infestanti, con conseguente perdita di efficacia del glifosate stesso e inutilit del tratto genico inserito. Per poter continuare a coltivare necessario fare ricorso ad altri erbicidi o aumentare via via le dosi di glifosate. La causa di questo fenomeno non stato il trasferimento genico orizzontale del gene che conferisce la tolleranza, come inizialmente previsto, ma molto pi banalmente la forte pressione selettiva sulle infestanti.
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una storia che la scienza agronomica, anche recente, ha gi vissuto (Zanin et al., 1984). Grafico 1: Vendita in Argentina di Glifosate. Dati Bradford 2004.

Sono molti gli articoli che hanno tentato di dimostrare lecologicit delle piante GM, mettendo in luce il fatto che si riduce la quantit di insetticidi normalmente usata e che bastano meno dosi di erbicidi per poter controllare le infestanti. molto difficile, per, trovare dati oggettivamente riconosciuti, in grado di indicare cosa avvenuto riguardo luso di pesticidi nelle aree di massima coltivazione delle PGM dal 1996, anno di introduzione, ad oggi. Uno studio che cerca di andare in questa direzione, prendendo in considerazione gli USA e non basandosi su dati provenienti da campi sperimentali ma rilevati direttamente in campo dagli enti ufficiali preposti (USDA), stato pubblicato nel novembre 2003 da Charles Benbrook (Benbrook, 2003). In sintesi, secondo tale studio si assistito negli anni ad un progressivo aumento delluso dei pesticidi, legato soprattutto allincremento di erbicidi nelle coltivazioni HT. Numerosi fattori hanno favorito questo fenomeno: la diffusione di uninfestante resistente al glifosate (Erigeron canadiensis, erigero), il cambiamento delle composizione della popolazione delle infestanti verso specie meno sensibili al glifosate e non da ultimo la riduzione del prezzo del glifosate (sceso da circa 25 euro ad ettaro alla met).
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Esistono degli studi in letteratura che riportano risultati diversi di quelli qui citati. Fanno per riferimento solo a 1997/98 e 2001, anni in cui anche secondo i dati di Benbrook si assistito ad un decremento delluso di pesticidi. Questi lavori sono, comunque, citati e commentati nello studio di Benbrook (Gianessi et al., 2002; ERSA 2002; Agricultural Outlook 2000; Cornejo & McBride, 2000 & 2002).
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Grafico 2: Andamento in USA della quantit di pesticidi usati per le PGM (mais, cotone, soia) in confronto con le convenzionali. Fonte Benbrook 2003.
Erbicidi & Insetticidi

Nel caso delle piante BT, si assistito ad una riduzione delluso di insetticidi, ma bisogna tener presente che il tratto inserito nel mais consente una protezione solo contro la piralide (ECB e SWCB) . Secondo Benbrook, negli USA solo il 10% dei campi di mais storicamente trattato con insetticidi specifici contro questo insetto, altri p.a. sono usati per permettere il controllo di altri insetti e patogeni. Questo vuol dire che anche con ladozione del mais BT, si renderanno necessari specifici trattamenti chimici. Un altro fattore da tenere in considerazione e assolutamente non considerato in tutti gli studi citati che le piante BT producono esse stesse in maniera costituzionale (in tutte le parti della pianta radici comprese e durante tutte le fasi fenologiche) un pesticida, anche se si tratta di una endotossina naturale. inutile sottolineare che anche lo studio di Benbrook prende a riferimento lagricoltura convenzionale e non considera come termine di paragone altri modelli agricoli. Il dibattito sullargomento molto vivo e ad oggi non possibile lavorare su risultati certi. Ma ha senso continuare a cercare unoggettivit in grado di mettere tutti daccordo? Sar questo il futuro dellagricoltura transgenica? Se andiamo a vedere su cosa stanno lavorando i laboratori, scopriamo che, in realt, la resistenza a patogeni in generale un tratto genico che tende a sparire come oggetto della ricerca. Sono altre le linee di lavoro, il cosiddetto molecular farming sembra essere la
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European corn borer e Southwestern corn borer.

frontiera delle piante transgeniche in un prossimo futuro. Quindi, piante non pensate per rendere ambientalmente pi sostenibile la nostra agricoltura, anzi a ben vedere piante che avranno poco a che fare con lagricoltura. I grafici seguenti, in cui vengono confrontate la situazione attuale in campo e in laboratorio, ben evidenziano questo andamento.
Grafico 3: PGM attualmente in commercio, dati ISAAA 2003.

Grafico 4: Stato della ricerca in laboratorio, dati JRC 2003.

Esaminando i dati elaborati dal JRC sulla ricerca biotech, possibile anche fare unaltra considerazione. Nei prossimi cinque anni assisteremo alla messa in commercio di nuove piante GM con resistenza ad insetti e tolleranza ad erbicidi, dove cambia la specie in cui i tratti sono inseriti ma non i geni. Si tratta, probabilmente, di un tentativo di ammortizzare gli enormi costi per ricerca & sviluppo fino ad oggi sostenuti per lottenimento di piante BT e HT. Secondo quanto esposto nella premessa tutto ci andr ad aumentare la pressione selettiva su insetti ed infestanti, in quanto potremo avere in zone agricole limitrofe pi colture BT o HT . Concludiamo con un riflessione su una lettera inviata a Nature Biotechnology Dicembre 2003 da un gruppo di ricercatori : Nei 7 anni di coltivazione di PGM in USA, le pratiche agricole sono cambiate in un modo che pu essere genericamente descritto come vantaggioso per lambiente e la biodiversit. Una rapida adozione delle pratiche della minima lavorazione ha accompagnato ladozione delle piante HT.

Le tecniche di lavorazione ridotta rese possibili dalle piante HT sono state considerate da molta letteratura come uno dei mezzi pi positivi per la conservazione del suolo e quindi dellambiente e della biodiversit. Le foto che presentiamo mostrano chiaramente come il concetto di biodiversit vari molto a seconda dei contesti ed abbia un significato ed una lettura diversa. Quello che pu consentire

un miglioramento in un ambiente con aree omogenee molto vaste come quello americano pu diventare strumento di destabilizzazione in un ambiente molto frazionato, diversificato e complesso quale quello del nostro paese.

Bibliografia
-Ferandez-Cornejo, J., and W.D. McBride, Adoption of Bioengineered Crops, USDA Economic Research Service, Agricultural Outlook, Sept 2002, pages 24-27, based on Economic Research Service analysis Agricultural Outlook, Genetically Engineered Crops: Has Adoption Reduced Pesticide Use?, USDA Economic Research Service, August 2000, pages 13-17 -Benbrook C. M., Impacts of Genetically Engineered Crops on Pesticide Use in the United States: The First Eight Years, Biotech InfoNet, Technical Paper Number 6, November 2003 -Bradford Sue, Soia amara, New Scientist, 2004 -Charles Daniel, Lords of Harvest, Perseus Publishing, 2001 -Dale P.J., Belinda C., Fontes E.M.G., Potential for the environmental impact of transgenic crops, Nature Biotechnology, volume 20, giugno 2002. May 2002 -Fernandez-Cornejo, J., and W.D. McBride, Genetically Engineered Crops for Pest Management in U.S. Agriculture, USDA Economic Research Service, April 2000 -Gianessi, L., P. Silvers, C.S., Sankula S. and J.E. Carpenter, Plant Biotechnology: Current and Potential Impact for Improving Pest Management in U.S. Agriculture, National Center for Food and Agriucltural Policy, June 2002 -Vidal John, GM crops linked to rise pesticide use, The Guardian, 8 gennaio 2004 -Zanin, G., I. Molle, and C. Vazzana. 1984. Distribution and spread of atrazine-resistant broadleaved weeds in Italy. Comptes rendus du 7eme colloque international sur l'ecologie, la biologie et la systematique des mauvaises herbes. : 273280