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DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO I LEZIONE Il 1 settembre 1995 entrata in vigore la Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato

o legge 31 maggio 1995, n. 218. La legge ha carattere onnicomprensivo, infatti lart. 1 dispone: La presente legge determina lambito della giurisdizione italiana, pone i criteri per lindividuazione del diritto applicabile e disciplina lefficacia delle sentenze e degli atti stranieri. Questa legge abroga e sostituisce le norme in materia contenute nelle Preleggi, nel codice civile e di procedura civile. A differenza del diritto internazionale pubblico, costituito dal complesso di norme che regolano i rapporti tra i soggetti internazionali (stati e organizzazioni internazionali), il diritto internazionale privato linsieme delle norme (processuali e sostanziali) che ciascun stato si d per disciplinare situazioni e rapporti che presentano elementi di estraneit (o connotati di internazionalit o transnazionalit) rispetto allordinamento statale. Diritto internazionale privato in senso allargato: non si identifica una branca del diritto ma si individuano rapporti sociologici (fattuali) che non sono interni agli ordinamenti (ad es. lo straniero che si sposa allestero oppure reato commesso allestero). Sono norme apposite che non sono totalmente interne agli stati, sono poste per regolare rapporti particolari che coinvolgono privati. Tale esigenza non interna agli Stati i quali rinunciano ad occuparsi di casi che presentano connotati di internazionalit. La nascita del diritto internazionale privato risale intorno al 1300 grazie a Bartolo da Sassoferrato, in questo periodo infatti il diritto romano volgeva alla fine e non si sapeva che diritto applicare al commercio quando venivano superate le frontiere. Nel 1800 si ha una svolta: la figura del giudice stava diventando il puro applicatore della legge statale e poteva applicare il diritto straniero solo quando gli veniva imposto. Savigny: il diritto internazionale privato doveva essere un modello universale perch esprimeva unesigenza reale: necessit della certezza del diritto (una persona sposata doveva vedersi riconosciuto il matrimonio anche in altri stati). Si stava cercando di raggiungere larmonia delle decisioni giurisdizionali. Ancora, Savigny e Mancini:gli stati dovevano trattare gli stranieri allo stesso modo dei cittadini. Le norme di DIP dovevano essere neutrali: i criteri per individuare il punto di gravit del rapporto ossia le norme destinate a guidare il giudice nella individuazione del diritto applicabile, sono chiamate norme di scelta del diritto applicabile o norme di conflitto e tutte nascono dalla necessit di regolare conflitti di leggi tra 2 o pi ordinamenti aventi lo stesso oggetto. La neutralit doveva consistere nel rendere possibile indifferentemente lapplicazione di una legge straniera o di quella italiana.

MANCINI E LA CONFERENZA DELLAJA DI D.I.P. Mancini ha avuto un ruolo determinante nelliniziale elaborazione della disciplina legislativa italiana in materia.Mise in luce il carattere di entit arbitrarie e artificiali degli stati, creati dalla politica, sostenendo che i veri soggetti dellordinamento internazionali sarebbero le Nazioni, entit reali e permanenti, create dalla storia e non dalla politica: di qui lidea di fondo della sottoposizione dellindividuo alla propria legge nazionale, con la conseguente impossibilit da parte dellindividuo di derogare a tale scelta. Alle norme di diritto privato necessarie Mancini contrapponeva quelle di diritto privato volontario(obbligazioni), rispetto al quale i legislatori avrebbero dovuto limitarsi a riconoscere lautonomia delle parti nella scelta della legge applicabile. Mancini ebbe chiara la percezione della utilit di rendere obbligatorie per tutti gli stati alcune regole generali del diritto internazionale privato per assicurare la decisione uniforme tra le differenti legislazioni civili e penali. Solo attraverso la stipulazione di trattati si sarebbe potuta raggiungere quelluniformit, in modo che una situazione giuridica venisse valutata attraverso lapplicazione della medesima legge, e giudicata in modo identico dai tribunali di ogni stato. In questo contesto tenne i primi lavori la Confernza dellAja (1899) con la stipulazione di una plularit di convenzioni in specifici settori. Le idee di Mancini su un diritto internazionale privato, che ha come primo criterio di collegamento la cittadinanza, quando allora era prevalente il criterio del domicilio, sono state trasfuse nel codice civile del 1865, di cui Mancini fu relatore alla camera. Con la fine del XIX e linizio del XX sec. Inizia la codificazione della legislazione civile e quindi ogni stato si fa le sue leggi di DIP e tutto ci stato un ostacolo ad una legislazione internazionale. Diritto internazionale privato in senso stretto: riguarda solo quelle norme relative alla legge applicabile rispetto ad un certo rapporto (senza considerare gli aspetti processuali). La legge n. 218 del 1995 si occupa dellapplicazione della legge italiana rispetto a quella straniera. E una sorta di ordine rivolto al giudice italiano di applicare una certa legge (italiana o straniera). Il contenuto della legge si gi eroso dopo il Trattato sullUnione Europea, la legge fa spesso riferimento a convenzioni internazionali che sono gi state sostituite. Struttura della legge: TITOLO I: Disposizioni generali TITOLO II: Giurisdizione Italiana TITOLO III: Diritto applicabile TITOLO IV: Efficacia di sentenze ed atti stranieri TITOLO V: Disposizioni transitorie e finali

II LEZIONE Art. 2 legge n. 218 1995- Convenzioni internazionali- detta 2 disposizioni di carattere generale: 1. Le disposizioni della presente legge non pregiudicano lapplicazione delle convenzioni internazionali in vigore per lItalia. 2 . Nellinterpretazione di tali convenzioni si terr conto del loro carattere internazionale e della esigenza della loro applicazione uniforme. La legge non parla espressamente di Unione Europea, ma prendendo in considerazione lart. 81 (ex art.65) del Trattato sul funzionamento dellUnione Europea (circa la cooperazione giudiziaria in materia civile), si evince che in realt stata aperta una competenza estremamente ampia allUnione Europea; in modo particolare, per ci che concerne il buon funzionamento del mercato interno. LUnione Europea interviene utilizzando come strumento il Regolamento che, oltre ad essere direttamente applicabile negli ordinamenti nazionali, consente di uniformare completamente le normative dei vari stati (la direttiva infatti necessita di integrazioni che potrebbero essere diverse da stato a stato). In forza del principio della preminenza del diritto comunitario, le norme di d.i.p. contenute nei regolamenti prevalgono sia su quelle poste dalle convenzioni internazionali, sia su quelle di d.i.p. nazionali. Particolarmente importante il regolamento del 22 dicembre 2000 n.44 2001 (c.d. Bruxelles I) concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e lesecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. Le caratteristiche fondamentali dei regolamenti sono: -Prevalgono sulla legge nazionale, pertanto il giudice prima di applicare la legge materiale deve verificare se esite una norma del regolamento comunitario e solo in caso contrario pu applicare la norma nazionale. -Le norme di conflitto 1contenute nel d.i.p. nazionale hanno il carattere della unilateralit della giurisdizione, perch il legislatore nazionale non pu stabilire la competenza del giudice straniero. Invece i regolamenti hanno il carattere della plurilateralit della giurisdizione, cio stabiliscono quando competente il giudice di una Nazione piuttosto che di unaltra. ( In questo modo si risolve il problema del forum shopping: lespressione allude alla fenomeno della ricerca del tribunale potenzialmente pi favorevole, cio del giudice davanti a cui pu essere conveniente promuovere il giudizio). I regolamenti che riguardano norme processuali saranno applicabili non solo al diritto comunitario ma anche a quello transnazionale. Nellambito della Conferenza dellAja s promossa la stipulazione di trattati per predisporre convenzioni di d.i.p. Prima potevano partecipare solo gli stati, ma con lingresso dellUnione Europea gli accordi sono presi da questultima in luogo degli
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Competente a fornire la disciplina della fattispecie questo o quellordinamento giuridico nel suo complesso e non gi una singola legge. La norma di conflitto richiama un ordinamento nel suo complesso e lidentificazione allinterno dellordinamento richiamato, della norma in concreto da applicare, non direttamente operata dalla norma di conflitto, ma ha invece luogo sulla base delle norme dello stesso ordinamento richiamato.

stati. Tali accordi saranno validi allinterno degli stati una volta adottati dal Consiglio dellUnione Europea. Il diritto comunitario prevale non solo sulla legislazione nazionale ma anche sugli accordi presi tra stati membri e stati terzi (qundi gli stati membri devono applicarsi affinche tutti gli accordi,anche quelli presi in precedenza, siano compatibili col diritto comunitario). Il diritto comunitario ha sempre prevalenza? Lart.2.1 della legge 218 95 conferma la prevalenza degli accordi internazionali sulle scelte del legislatore interno, ma, in ogni stato, ci sono delle norme interne che hanno carattere primario rispetto allUnione Europea. Art. 117 Cost. : d prevalenza al diritto comunitario solo se questo rispetta tutti i valori costituzionali interni. Per i trattati si verifica spesso una divaricazione dei processi interpretativi a causa del particolarismo delle tradizioni giuridiche nazionali. Per prevenire tali rischi in relazione ai regolamenti comunitari, gli stati contraenti, che sono membri della U.E., si sono assoggettati allinterpretazione della Corte di Giustizia comunitaria, mediante la conclusione di appositi Protocolli. La Corte di giustizia opera la c.d. interpretazione autonoma perch lunica che garantisce luniforme applicazione del Regolamento, che, altrimenti, sarebbe applicato e interpretato in maniera diversa in ogni stato. Puo capitare che uno stato estenda il campo di applicazione di un regolamento (ad es. ad unaltra materia): vale sempre linterpretazione vincolante della Corte di Giustizia che avr prevalenza anche in via pregiudiziale. RIEPILOGO Lespressione DIP allude a un complesso di norme giuridiche statali e ciascuno stato ha proprie regole di DIP. La consapevolezza dellutilit che situazioni non totalmente interne ai singoli stati vengano disciplinate in maniera uniforme, ha indotto gli stessi stati a dotarsi di regole uniformi attraverso la stipulazione di trattati internazionali. Queste regole di diritto speciale prevalgono su quelle comuni poste dal legislatore nazionale. Questo allo scopo di ridurre il fenomeno del forum shopping. Un altro fenomeno che viene in considerazione quello della produzione di norme di DIP ad opera di organizzazioni internazionali (Conferenza dellAja). Ma taluni enti sono investiti di competenze maggiorie, mediante atti normativi possono provvedere allunificazione del DIP degli stati membri, come lU.E. che attraverso regolamenti pu uniformare completamente le normative nazionali. E dunque in corso un processo di unificazione del DIP a livello comunitario.

III LEZIONE Ruolo delle convenzioni internazionali. Art. 2 legge n. 218 1995- Convenzioni internazionali- 1. Le disposizioni della presente legge non pregiudicano lapplicazione delle convenzioni internazionali in vigore per lItalia. Viene posta una clausola di salvaguardia delle convenzioni internazionali: sancisce la prevalenza di queste rispetto alla legge italiana. Sono stati stipulati tanti trattati di D.I.P. : un modo privilegiato dagli stati per far si che questi siano applicati in maniera uniforme. Ci sono vari tipi di trattati: 1 tipo: contengono norme uniformi che tendono a sostituirsi a quelli degli stati (ad es. conv. di Ginevra sugli assegni); 2 tipo: disciplina uniforme che si affianca a quella interna su quelli che sono gli elementi transnazionali (conv. di Vienna 1980 vendita merci); 3 tipo: trattati di diritto processuale (conv. di Bruxelles) che individuano lordinamento competente a risolvere una controversia; 4 tipo: trattati che pongono norme di conflitto uniformi (non contengono la disciplina materiale), sono norme in bianco di rinvio (conv. di Roma). Indicano i criteri per individuare lordinamento competente a risolvere la controversia. Sono molti i trattati conclusi grazie alla Conferenza dellAja. Problemi riguardo allinterpretazione.2 Art. 2 II comma legge 98-95: Nellinterpretazione di tali convenzioni si terr conto del loro carattere internazionale e della esigenza della loro applicazione uniforme. Negli articoli 31, 32 e 33 della Convenzione di Vienna regolata l'interpretazione dei trattati. La regola generale dice che bisogna attribuire al trattato il significato letterale del testo, cio interpretare in buona fede i termini utilizzati nel contesto considerato considerando l'oggetto e lo scopo. Si prenderanno quindi in considerazione: il testo, il preambolo oltre ad eventuali accordi stipulati tra gli Stati al momento della conclusione di tale trattato. Si seguir quindi uninterpretazione oggettiva. Spesso convenzioni internazionali si seguono nel tempo: quella successiva abroga la precedente. Significato autonomo dei trattati internazionali: manca un organo giurisdizionale che interpreti i trattati (cosa che non succede con i regolamenti che vengono interpretati dalla Corte di Giustizia). Non c un ordinamento giuridico di preferenza (ad es. per desumere la nozione di propriet, locazione, rapporto matrimoniale ecc.); la soluzione andr ricercata attuando unanalisi comparativa dei principi comuni dei singoli ordinamenti, e considerando loggetto e lo scopo del trattato ai fini interpretativi (ad es. considerando la nozione di propriet tra civil law e common law).
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Il rinvio recettizio consiste nell'introdurre in un dato sistema norme di un altro ordinamento le quali entrano cos a far parte del corpus dell'ordinamento che le ha richiamate. In tale caso la norma recepita si "stacca" da quella di partenza e segue le sorti del nuovo ordinamento. Tale tipo di rinvio, si distingue da quello formale per cui una norma richiamata da un'altra di un ordinamento diverso, ma non entra a far parte del nuovo, continuando, dunque, a seguire le vicende di quello al quale originariamente appartiene.

Stratificazione dei trattati internazionali: necessit di coordinamento tra i trattati. Teoria: esiste un fattore di continuit dei trattati che rende possibile uninterpretazione sistematica- ancora importante considerare l'oggetto e il fine dell'accordo; si vedranno altri accordi tra le parti in altre materie simili per capire le intenzioni che avevano; le dichiarazioni e i comportamenti degli Stati circa il patto intrapreso. Nazionalizzazione dei trattati internazionali. Def le normative internazionali che vengono fatte proprie (e quindi nazionalizzate) dai singoli stati. Es. art. 45 e 42 della Convenzione dellAja rispettivamente sulle obbligazioni alimentari e tutela dei minori : la normativa interna (degli stati firmatari) disciplina queste materie secondo la Convenzione internazionale. Le convenzioni internazionali si distinguono in convenzioni tout court e erga omnes.3 Trattati tout court: lambito di applicazione riferito solo agli stati contraenti (es. trattato tra Italia e Francia sulla tutela dei minori). Trattati erga omnes: la normativa sar applicata a tutti gli stati anche non contraenti (ad es. obbligazioni contrattuali conv. di Roma): i contraenti possono scegliere la legge che vogliono anche se questa legge di uno stato che non fa parte della convenzione-sar preso in considerazione il collegamento pi stretto-es. LItalia conclude un contratto con lAmerica: anche se lAmerica non era contraente del trattato si pu applicare la legge americana (se le parti lo decidono e se il collegamento pi stretto). Quando siamo in presenza di Convenzioni tout court si vorr estendere il campo di applicazione soggettivo (ad es. tra Italia e Francia). Per le Convenzioni erga omnes invece lo si applica gi a tutti. Allora che senso ha la nazionalizzazione erga omnes? Si estende anche lambito di applicazione oggettivo. Criteri interpretativi della convenzione: si ha un rinvio recettizio, il legislatore nazionalizza il contenuto della convenzione secondo lo scopo internazionale. La Convenzione dei bruxelles stata sostituita dal regolamento 44-2001, quale si applica? Sent Cass. 22239 2009- in tutti i casi in cui (ad es. per un contratto) sar fatto riferimento alla convenzione di Roma o di Bruxelles, si devono prendere in considerazione tali conv. e non ritenerle abrogate dai regolamenti .

IV LEZIONE
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I trattati contengono situazioni giuridiche che saranno efficaci nella normativa interna,quindi, in caso di violazione lo stato che ha stipulato il trattato sar esposto a responsabilit.

Funzione delle norme di D.I.P. Le norme di D.I.P. hanno carattere strumentale: in quanto indicano al giudice quale sia la legge materiale (di un dato Stato) da richiamare per regolare il rapporto. Cos, ad esempio, lapplicazione delle norme di diritto internazionale privato consente lindividuazione del regime giuridico applicabile ad un contratto concluso allestero da un cittadino italiano con uno straniero; oppure ad un matrimonio celebrato allAvana tra un cittadino italiano ed una cittadina cubana. Ci possibile in quanto le norme di diritto internazionale privato utilizzano la tecnica della scelta di una determinata legge, risolvendo quello che, dal punto di vista dei soggetti interessati al rapporto in questione, un potenziale concorso di leggi. E questo il motivo per cui si parla di norme di conflitto. Bisogna considerare lordinamento nel suo complesso: il D.I.P. non richiama una norma precisa ma lintero ordinamento statutario. Differenza tra D.I.P. e Lex mercatoria : la Lex mercatoria ha ad oggetto un diritto che si formato nella comunit degli affari, dubbio quale sia il suo fondamento giuridico (infatti si parla di contratti senza legge); mentre, il D.I.P. trova la sua fonte nel diritto statale o in sottordinamenti competenti. La lex mercatoria potr trovare applicazione nel D.I.P. solo quando la volont delle parti possa consentire il richiamo di queste norme. Il D.I.P. si divide in sostanziale (norme atte allindividuazione degli ordinamenti competenti a regolare la fattispecie) e processuale (indica quando la giurisdizione competenza del giudice italiano). Quindi le norme del D.i.p. hanno lo scopo di determinare la legge applicabile (diritto applicabile) che pu essere nazionale o quella di uno Stato estero. Ci pone il problema che rappresenta una delle pi tradizionali problematiche internazional-privatistiche, e cio il problema delle qualificazioni. Il problema delle qualificazioni risolto in dottrina in modo diverso: secondo un primo orientamento, le espressioni tecnico-giuridiche utilizzate dalle norme di diritto internazionale privato vanno interpretate alla stregua della lex fori, ovvero dellordinamento cui appartengono le stesse norme di diritto internazionale privato-coincideza tra forum e ius- (trattandosi di norme italiane, deve determinarsi in base alle regole della lex fori il luogo dove si verificato levento da cui ha avuto origine lobbligazione); di diverso avviso sono coloro per i quali tali espressioni vanno interpretate alla stregua dellordinamento straniero al quale la norma di diritto internazionale privato rinvia. Questultimo orientamento presuppone una presa di considerazione da parte delloperatore giuridico di aprirsi al diritto straniero, aprendosi quindi anche ai valori di ordinamenti diversi. Questo orientamento segue quello che lo scopo del D.I.P. garantendo cos la uniformit della regolamentazione; per bisogna sempre tenere presente che ci sono dei valori interni agli ordinamenti che non devono essere rotti dalluniformit: quindi il D.I.P. nel determinare la norma di conflitto deve introdurre clausole di salvaguardia della fattispecie interna, ad es. art. 31 legge 218 II co. : La

separazione personale e lo scioglimento del matrimonio, qualora non siano previstidalla legge straniera applicabile,sono regolati dalla legge italiana. Quindi uniformit della regolamentazione ma anche salvaguardia dei principi fondamentali del nostro ordinamento. Prevedibiltit delle situazioni: altro scopo del D.I.P.- far conoscere a chi inizia o vuol iniziare un processo quali siano le discipline che si applicheranno, quindi garantire il fine e la certezza del diritto. La costituzionalit della norma straniera. Un ulteriore limite allapplicazione della legge straniera richiamata dalle norme di diritto internazionale privato, pu derivare dal contrasto con norme di rango costituzionale. A questo proposito ci si chiede: se sia consentito al giudice italiano di rilevare il contrasto tra la norma straniera e la Costituzione italiana. Il potere del giudice italiano di non applicare norme straniere contrastanti con la Costituzione italiana trova fondamento normativo nella disposizione dellart. 16 L. 218/1995 che esclude lapplicazione di norme straniere i cui effetti si rivelino contrari allordine pubblico. Questultimo, infatti, deve senzaltro ritenersi comprensivo dei principi fondamentali sanciti dalla Carta costituzionale. Quindi ormai pacifico che la Corte Costituzionale possa sottoporre al vaglio di costituzionalit norme di D.I.P. Metodi di coordinamento tra disciplina interna e straniera. Le norme di conflitto hanno la doppia funzione di rendere applicabile, secondo i casi, la legge locale o una legge straniera, che regola le fattispecie. Questa concezione, detta bilaterale ( richiamo indistinto di ordinamenti esterni, quanto quelli interni), in contrapposizione alla concezione unilaterale ( che applicano esclusuvamente il diritto interno). I metodo(detto di localizzazione spaziale): si ha con le norme di conflitto- questo metodo si fonda sulla collocazione della fattispecie in determinati ordinamenti per designare la norma applicabile (connesione che lordinamento considera prevalente). II metodo-Principio di prossimit: serve a disciplinare situazioni di carattere permanente. Es.art 65 legge 218-Riconoscimento di provvedimenti stranieri- lart dispone dello stato di interdizione e ammette il riconoscimento di tale stato da parte dellordinamento italiano qualora questo sia gi stato accertato in altro ordinamento. Tale principio tende ad affermare il fatto che di solito si tendono a confermare decisioni e provvedimenti gi adottati da altri ordinamenti, senza la necessit di ulteriori accertamenti. III metodo-Considerazioni materiali: uno stato ha diritto di considerare i valori che sono in causa e privilegiarne qualcuno. Ad es. nel caso di un testamento si pu privilegiare la legge nazionale del testatore per far si che esso sia valido. Quindi, sar valido in altri ordinamenti secondo la legge nazionale del testatore. IV metodo-principio del mutuo riconoscimento: Il principio del mutuo riconoscimento trova il suo fondamento nella reciproca fiducia tra Stati che, pur presentando tradizioni culturali e normative diverse, sono legati da vincoli di affinit

dettati dallappartenenza alla Comunit. Tali vincoli sono in grado di giustificare la fiducia che ogni Stato pu riporre nei confronti della legislazione degli altri Stati contraenti. Tutte queste tecniche usano i Criteri di collegamento: si identificano nella circostanza (espressa attraverso un concetto giuridico, come la cittadinanza, oppure un puro fatto, come il luogo in cui la res situata) che conferisce al rapporto carattere di estraneit e che il legislatore prende in considerazione ai fini dellindividuazione dellordinamento straniero da richiamare. In alcuni casi, fungono da criteri di collegamento elementi empirici o naturalistici, in altri, invece, concetti giuridici: si distingue allora tra criteri di fatto (ad esempio, il luogo in cui si verificato levento da cui ha avuto origine lobbligazione ex delicto; il luogo in cui la res oggetto del rapporto situata, cd. locus rei sitae) e criteri giuridici (ad esempio la cittadinanza, come indice del rapporto che esiste tra un individuo ed uno Stato; il domicilio). In unaltra prospettiva, si distingue tra criteri costanti (che fanno riferimento a circostanze destinate a rimanere immutate, ad esempio il luogo in cui collocato un bene immobile) e criteri variabili (che fanno riferimento a circostanze suscettibili di mutare nel tempo, ad esempio, la cittadinanza ed il domicilio). Ancora : criteri soggettivi se il rapporto da regolare si riferisce ai soggetti della situazione giuridica e criteri oggettivi se il rappoto da regolare si riferisce ad es. al luogo del matrimonio. V LEZIONE Non infrequente che nellambito di una stessa norma di diritto internazionale privato siano indicati pi criteri di collegamento. In questi casi si parla di cumulo o concorso di criteri di collegamento che, a sua volta, pu essere: a) concorso successivo, ha luogo quando il rapporto tra i diversi criteri di collegamento di sussidiariet, per cui soltanto quando quello indicato per primo non pu funzionare ci si rivolge al secondo (ad es., art. 27 della legge218/1995: la promessa di matrimonio regolata dalla legge nazionale comune ai nubendi o, in mancanza, dalla legge italiana); b) concorso alternativo, ha luogo quando i criteri di collegamento, posti sullo stesso piano, sono offerti a scelta (lart. 48, in materia di forma del testamento, individua tre criteri di collegamento alternativi, nellambito dei quali, in omaggio al principio di conservazione degli effetti giuridici, la scelta cadr su quello che richiama la legge che consentir di considerare latto di ultima volont valido; ergo la scelta avverr in funzione dei risultati pratici cui essa conduce). E bene sottolineare che queste connessioni possono operare non simultaneamente ma disgiuntamente per raggiungere un risultato. Singoli criteri di collegamento. La cittadinanza: resta il criterio di collegamento per eccellenza, valido per lindividuazione delle norme da applicare agli aspetti fondamentali delle persone

(capacit e diritti delle persone fisiche). Ha un significato politico, infatti si parla di legge nazionale (quindi stretto collegamento con lo stato), mentre residenza e domicilio fanno pi riferimento alla localizzazione degli affari. La cittadinanza viene attribuita dallo stato, uno stato diverso non pu certo attribuire la cittadinanza di un altro stato, quindi di conseguenza la cittadinanza pur presupponendo delle nozioni giuridiche viene rilevata come un elemento di fatto. La concessione di cittadinanza un tipico atto sovrano di un stato. Sul piano del diritto civile non si pu attribuire la cittadinanza di un altro stato,al massimo si potrebbe contestarla,ma difficile non riconoscere una cittadinanza perch effetiva sul piano delle applicazioni delle norme di D.I.P. Le norme italiane si limitano ad accertare solo se lindividuo ha cittadinanza italiana, ma se lindividuo non ha cittadinanza italiana oppure ha anche unaltra cittadinanza la norma italiana non mi consente di individuare qual lo stato di cittadinanza. Quindi si pu solo andarla a cercare per denunciare un problema di prova di questo criterio di collegamento: qui si entra in un problema diverso- chi ha diritto ad accertare lesistenza di queste circostanze? Sono le parti a dimostrare la residenza o il giudice che deve attivarsi per andare a provare dove una persona risiede? Le norme di D.I.P. sono norme giuridiche che vincolano il giudice, sono norme obbligatorie, ne il giudice ne le parti possono decidere di non applicarle. Es. le parti che si trovano davanti al giudice, una iraniana e una francese, credono che sia meglio applicare la legge italiana e chiedono al giudice di far finta che non ci sia lelemento di estraneit e quindi applichiamo il diritto italiano. Ci non possibile: le norme di confitto, in presenza di un elemento di straneit, obbligano il giudice ad applicare il diritto richiamato dalla norma. Quindi le parti non possono disporre del diritto applicabile. Le norme sono obbligatorie e rilevabili dufficio dal giudice-vale il principio iura novit curia:il diritto conosciuto dal giudice(deve conoscere la norma!). Ma fino a dove deve spingersi? Sent. corte di Cassazione a sez. unite: il giudice deve conoscere la norma per i fatti devono essere provati dai ricorrenti. Perch se le parti non provano lelemento di estraneit (es. la cittadinanza straniera) non si applica la norma di conflitto ma si applica la norma italiana. Da un punto di vista teorico questa soluzione non torna perch se le parti non vogliono provare lelemento di estraneit si applicher il diritto italiano e quindi tutto ci sarebbe un modo per evadere la norma. Resta il fatto che nella prassi il giudice indipendentemente dalla prova delle parti possa far riferimento ai fatti da lui conosciuti. In relazione alla cittadinanza la legge 218 pone una norma di carattere generale (art. 19) che stabilisce un concorso successivo di criteri di collegamento nei casi in cui ci si trovi di fronte a una persona che sia apolide o rifugiata: i criteri alternativi sono la legge del domicilio o la legge della residenza. Qualche problema pu derivare quando le norme di conflitto fanno riferimento alla cittadinanza congiunta di pi persone-art 19.2- Se la persona ha pi cittadinanze, si applica la legge di quello tra gli Stati di appartenenza con il quale essa ha il collegamento pi stretto. Se tra le cittadinanze vi quella italiana, questa prevale. Il

problema si pu porre quando alcune norme pongono il requisito per cui si fa riferimento alla legge nazionale comune: es. in materia di separazione-art.31.1 legge 218- La separazione personale e lo scioglimento del matrimonio sono regolate dalla legge nazionale comune dei coniugi, in mancanza si applica la legge dello Stato nel quale la vita matrimoniale risulta prevalentemente localizzata. Cosa succede in una coppia dove ad es. il marito francese e tedesco e risiede il Germania e la moglie ha la cittadinanza solo francese? Si potrebbe affermare che la legge francese comune, per se si applica lart. 19 in correlazione con lart 31 bisogna tenere in considerazione il collegamento pi stretto. Nelles. considerato il marito residente in Germania, avedo qui anche le prevalenza degli affari, si puo dire che il collegamento pi stretto con la Germania, quindi se lart 19 si applicasse solo a lui bisognerebbe privilegiare la legge tedesca. La dottrina invece privilegia la soluzione pi semplice: applica la nazionalit comune e quindi in questo caso considera la legge francese come legge comune; resta il fatto che a rigor di logica lart. 19.2 crea qualche problema. La residenza: un criterio giuridico; invece la residenza abituale (introdotta dalla conferenza dellAja) un criterio di fatto :il diritto comunitario la definisce come il luogo dove la persona trasferisce la maggior parte dei propri interessi con il requisito della stabilit. In genere si attribuisce rilievo alla residenza abiutale (facendo leva sul regolamento 2201 del 2003 dellU.E.) quando la residenza supera un anno. Per, questo criterio di fatto, presuppone una valutazione non solo quantitativa nel periodo in cui una persona sta in un certo luogo ma anche una valutazione qualitativa (quali attivit si svolgono,quali legami familiari si hanno).