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Eliana López Rodríguez 3. 244.

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IL PARADISO: ROMANZO TEOLOGICO O REGNO DELLA PURA


INTUIZIONE?

Nel 1921 Benedetto Croce scrive il suo “La Poesía di Dante” dove traccia una
linea interpretativa nuova sul poema dantesco. Secondo questa nuova
interpretazione, il poema si puó considerare un poema teologico.

Ma a che cosa si riferisce il termine “poema teologico”? Se lo puó considerare


un poema che ha come scopo (oltre alla poesía per sé) l’insegnamento o la
trasmizione di concetti teologici. Essi, nell’epoca mediavale in cui Dante é
vissuto, si riferivano specialmente all’ esperienza religiosa e alla rivelazione di
Dio1.

Allora, si puó considerare il Paradiso come romanzo teologico? Certamente. Ma


non solo il Paradiso se no tutta la Commedia.

Prima di tutto, è necessario avere in mente il fatto che la Commedia narra un


viaggio cui meta è portare Dante alla visione di Dio. Durante questo viaggio
Dante riceve l’aiuto di 3 guide che sono Virgilio (ragione), Beatrice (teologia) e
San Benedetto (mistica). Allora, questo non è un viaggio del corpo físco del
poeta ma un viaggio della sua anima che deve passare per questi stadi per
trovare Dio. Ma non solo di Dante, se non di chiunque voglia trovare Dio.
Questo resta chiaro nei versi 64 a 81del canto I quando Dante subisce la
trasumanazione cioé perde la sua forma física per ascendere al cielo. Un altro
insegnamento che ci lascia la Commedia é l’importanza di Maria per chi vuole
conoscere Dio. Questo si apprezza chiaramente nell’ultimo canto quando San
Bernardo chiede alla Vergine che interceda perché Dante possa conoscere Dio
giacché é solo tramite il suo aiuto che una persona può arrivare al cospetto di
Dio. Un terzo insegnamento che, nella mia opinione, ci lascia la Commedia
sarebbe il fatto che per davvero conoscere Dio non è sufficiente con la teologia;
sarebbe necessario ricorrere al misticismo. Dante fa riferimento a ciò nell’ultima
parte dell’ultimo canto (versi 139 a 145 ) quando viene colpito da un fulgore che
appaga il suo desiderio.

Secondo me, quest’interpretazione del Paradiso non sarebbe sbagliata dal


momento che la religione aveva un ruolo così importante nella cultura
medioevale della quale Dante non poteva esserne stranno.

Un’altra interpretazione datta al Paradiso è quella del Battaglia. Essa si basa


nel fatto che, como il proprio Dante lo dice, il poeta non poteva dare una
descrizione essata del terzo regno. Secondo Dante, questa impossibilità si
doveva a che lui non era un così bravo poeta come per descrivere quello che
vedeva ed è perciò che chiede ad Apollo che lo aiuti a farlo (versi 1 a 36). Ma
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https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/T/teologia.shtml
Eliana López Rodríguez 3. 244. 460-4

come dice il Battaglia, ed io ne sono d’accordo, Dante non poteva dare una
descrizione precisa e chiara del Paradiso. Se lo avessi fatto, non solo la cantica
avrebbe perso la credibilitá e l’importanza ma tutta l’opera. Ed è per questo che
Dante fa uso di immagini e suoni per descriverlo.

Nel mio avviso, le due interpretazioni sono plausibili e non mancano di ragione.
Credo che il Paradiso, e per estensione, tutta l’opera se ci adegua.

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