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ANTONIO CARILE

PER UNA STORIA


DELL'IMPERO LATINO
DI COSTANTINOPOLI
(1204 - 1261)

CASA EDITRICE PROF. RICCARDO PATRON


BOLOGNA
ALL RIGHTS RESERVED

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Copyright © 1972 by Casa Editrice Patron


Stabilimento Editoriale Patron - 40127 Bobgna - Quarto Inferiore
LISTA DELLE ABBREVIAZIONI

CLARI = ROBERT DE CLARI, La conquête de Constanti


nople, ed. Р н . LAUER, Paris 1924, «Classi­
ques français du Moyen Age» 0

DÖLGER = FR. DÖLGER, Regesten der Kaiserurkunden des


oströmischen Reiches, II-III, München Berlin
1925, 1932.
=
ERNOUL Chronique drErnoul et de Bernard le Trésorier,
ed. L . D E M A S - L A T R I E , P a r i s 1871, «Collection
de la Société de l'Histoire de F r a n c e s

HAGENEDER = cfr. p. 12.

H EN DR ic KX = B . HENDRICKX, Oî πολιτικοί και στρατιωτικοί


θεσμοί της λατινικής αυτοκρατορίας της Κων­
σταντινουπόλεως κατά τους πρώτους χρό­
νους της υπάρξεως της, Θεσσαλονίκη 1970 ο

M.G.H., SS. = Monumenta Germaniae Histórica, Scriptores0

PREVENIER = W. PREVENIER, De Oorkonden der graven van


Vlaanderen (1011-1206), II, Uitgave, Bruxel­
les 1964.
VI LISTA DELLE ABBREVIAZIONI

POTTHAST = Α. POTTHAST, Regesta Pontificum Romanorum


inde ab a. post Christum natum 1198 ad a.
1304, Berolini 1874-75.
=
RR.II.SS. Rerum Italicarum Scriptores,

RUNCIMANN = A History of the Crusades, III, The Kingdom


of Acre and the Later Crusades, Cambridge
1955.

TAFEL-THOMAS = G.L.F. TAFEL U. G.M. THOMAS, Urkunden zur


älteren Handels und Staats geschickte der
Republik Venedig, I-III, Wien 1856-57.

THIRIET = F. THIRIET, La Romanie vénitienne au moyen


âge, Le développement et Vexploitation du
domaine colonial vénitien {XII "XV siècles),
Paris 1959 «Bibliothèque des Ecoles fran­
çaises d*Athènes et de Rome», 193a

VILLEHARDOÜIN = GEOFFROY DE VILLEHARDOÜIN, La Conquête de

Constantinople, ed. E. FARAL, Paris 1961 ,


«Les Classiques de l'Histoire de France au
Moyen Age».
INDICE

Introduzione - FONTI E BIBLIOGRAFIA . „ 0 . . Pag. 1


1. Repertori bibliografici · . . . о . . . . . . . . о « 1
2· Storia della franeocratia . · . 0 « 2
3« Fonti · u. . . . . . . . . . . . . . . . . « 6
4. Bibliografia .· . . . . . · . . . · · · . « 13

PARTE PRIMA

LA CONQUISTA

Cap. I - IL MEDITERRANEO ALLA FORMAZIONE DELL'IMPE­


RO LATINO DI COSTANTINOPOLI « 29
1. L ' o c c i d e n t e e l'idea di crociata ·. · · · « 32
2. La situazione p a l e s t i n e s e « 39
3 . L'impero bizantino . . . « 43
4 . Venezia e le linee della sua e s p a n s i o n e commerciale . . . . « 50
5 . L ' a r i s t o c r a z i a feudale « 57
6. Il papato e Bisanzio · « 64

C a p . II - LA QUARTA CROCIATA « 73
1. Il piano e la predicazione · · · · · · « 75
2^La partecipazione della c a v a l l e r i a francese e fiamminga . . « 80
3. Bonifacio di Monferrato e Venezia « 92
4. L'affare di Zara « 113
5. Dalla prima alla seconda presa di Costantinopoli « 122
6. Il «pactum commune» del marzo 1204 « 148
VIII INDICE

7. La seconda presa di Costantinopoli e la spartizione del bot-


tino * Pag. 159

Cap0 III - LA FONDAZIONE DELL'IMPERO LATINO DI COSTAN­


TINOPOLI « 175
1. L'elezione dell'imperatore « 175
2. Il conflitto con Bonifacio di Monferrato « 187
3· La spartizione dei feudi di Romania « 200
4. L'elezione del patriarca « 218
5. Problemi della conquista « 224
6· La lotta contro la Bulgaria « 232

Cap. IV - LA SOCIETÀ NELL'IMPERO LATINO DI COSTANTI­


NOPOLI « 239
1· Società bizantina e società latina « 239
2. La condizione dei contadini e i diritti signorili « 247
3. Gli uomini e le classi ···· « 254
4. La vita nell'impero latino · ···· « 258

PARTE SECONDA

FONTI E DOCUMENTAZIONE

IL TRATTATO DEL MARZO 1204 FRA I CAPI DELL'ESERCI­


TO CROCIATO A COSTANTINOPOLI « 265

IL MANIFESTO DELL'IMPERATORE BALDOVINO AL PAPA E


ALLA CRISTIANITÀ (MAGGIO 1204) « 269

LA GIUSTIFICAZIONE DELLA CONQUISTA NEL CRONISTA


GÜNTHER (SECo XIII) « 279

DAL BOTTINO DELLA CONQUISTA DI COSTANTINOPOLI: IL


RELIQUIARIO DI CORBIE E LA CROCE PROCESSIONALE. « 281

CONSAPEVOLEZZA DELLA PRECARIETÀ DELLA SITUAZIO­


NE MILITARE DELLA CONQUISTA « 283
INDICE IX

GIURAMENTO DEI CANONICI VENEZIANI DI SANTA SOFIA . . Pag. 284

DECRETO CIRCA LE MISURE MINIME DELLE NAVI VENEZIA­


NE (7 GENNAIO 1229) « 285

Documentazione «
I. - L'EREDITÀ DEL POTERE « 287
II.-DOCUMENTAZIONE ICONOGRAFICA SULLA GALERA, LA
LATINA ROTONDA, L'ARMAMENTO DI CAVALIERE « 289
INTRODUZIONE

FONTI E BIBLIOGRAFIA

L'impero latino di Costantinopoli, posto all'incrocio di


componenti demografiche, economiche e politiche di raggio me­
diterraneo, gode di una bibliografia assai vasta per la varietà e
la quantità dei problemi che si debbono a volta a volta affron­
tare. L'ampiezza della bibliografia generale trova a sua volta
riscontro in una più dominabile estensione della bibliografia
specifica, molto varia per quantità e qualità.

1. REPERTORI BIBLIOGRAFICI.

La storia delle crociate dispone di ampi repertori fra cui


si possono usare con profitto e a reciproca integrazione i se­
guenti:

H. E. MAYER, Bibliographie zur Geschichte der Kreuzzüge, Han­


nover 1960 \ 1965 2 (Hahnsche Buchhandlung, XXXII).
F. CARDINI, La storia e Videa di crociata negli studi odierni
(1945-1967), in «Anuario de Estudios Medievales», 5 (1968),
pp. 641-662.
H. E. MAYER, Literaturbericht über die Geschichte der Kreuz
2 INTRODUZIONE

züge, Veröffentlichungen 1958-1967, in «Historische Zeit-


schrift», Sonderheft 3, München 1969, pp» 641-731.

2. STORIA DELLA FRANCOCRATIA.

Gli studi storici sugli stati latini susseguenti alla presa


di Costantinopoli nel 1204 iniziano con le monografie dedicate
da eruditi veneziani alla IV crociata e alle sue conseguenze:
soprattutto le opere, egregie per il metodo della combinazione
di fonti documentarie con fonti narrative e anche resti monu-
mentali, di Paolo Ramusio (P. RHAMNUSII, De bello Constanti-
nopolitano et imperatoribus Comnenis per Venetos et Gallos re
stitutis MCC1V libri sex, Venetiìs 1604) che condusse a termine
nel 1573 nel clima di Lepanto, una storia della IV crociata com-
posta per incarico pubblico, tenendo presente la traduzione in
italiano eseguita da suo padre Giovambattista della cronica di
Geoffroy de Villehardouin (questa traduzione inedita ci è perve-
nuta attraverso due codici marciani del XVI secolo, cfr. A. CA-
RILE, La Partitio terrarum imperii Romanie del 1204 nella tradi-
zione storica dei veneziani, in «Rivista di Studi bizantini e neo-
ellenici», N.S. 2-3 (12-13) (1965), pp. 167-179: p . 174 . 1). Gi-
rolamo, figlio di Paolo, pubblicò il testo postumo* curando pa-
rallelamente una traduzione in italiano dell'opera: P . RANNUSIO,
Della guerra di Costantinopoli per la restituzione degl'imperato-
ri Comneni fatta da' Sig. Venetiani et Francesi l'anno 1204, li-
bri 6, In Venetia 1604. L'opera in latino ebbe anche due ristam-
pe: nel 1609 e nel 1634. In italiano fu invece composta l'opera
pubblicata postuma, di ANDREA MOROSINI, L'imprese et espeditio-
ni di Terra Santa et l'acquisto fatto dell'imperio di Costantino-
poli dalla Serenissima Repubblica di Venetia, In Venetia 1627,
FONTI E BIBLIOGRAFIA 3

anch v egli storico pubblico della Repubblica. Un fondamentale


impulso agli studi sulla francocratia vennero dati da Charles
du Fresne du Cange (1610-1668), che ne pubblicò le fonti prin-
cipali, fra cui un'edizione del Villehardouin, a fondamento della
propria opera: Histoire de l'empire de Constantinople sous les
empereurs françois, Paris 1659 e Venezia 1729 (la seconda e-
dizione, preparata dal Du Cange s t e s s o , fu poi pubblicata dal
Buchón nella Collection de chroniques nationales écrites en
langue vulgaire du XIII au XVI e siècle, I-II, Paris 1826,. Il
Du Cange forni con la sua opera la base documentaria agli stu-
di del secolo seguente, dal LEBEAU, Histoire du Bas-Empire
allo J.W. ZINKEISEN, Geschichte Griechenlands; J. MICHAUD,
Histoire des Croisades (1811-1822) fino all'opera dello stesso
J. PH, FALLMERAYER, Geschichte der Halbinsel M orea während
des Mittelalters, Stuttgart 1830-1836,
Un rinnovamento al panorama documentario degli studi
sull'impero latino di Costantinopoli venne dall'opera appassio-
nata di editore esplicata da J.A.C. BUCHÓN (1791-J846), che
pubblicò fra l'altro le varie edizioni della Cronica di Morea e
compose una Histoire des conquêtes et de l'établissement des
Français dans les Etats de l'ancienne Grèce sous les Ville
Hardouin, Paris 1846, che risente del clima romantico in cui
è composta e trova nell'esaltazione nazionale dei francesi il
suo limite più evidente. L'opera del Buchón, che pure risve-
gliò l'attenzione dell'Europa erudita per questo settore di stu-
di, è notevole soprattutto per le edizioni di fonti fornite nelle
sue molteplici collezioni fra cui le Recherches et matériaux
pour servir à l'histoire de la domination française aux XIII ,
XIV et XV siècles dans les provinces démembrées de l'empire
grec à la suite de la 4 Croisade, Paris 1840 e le Nouvelles
recherches historiques sur la principauté française de Morée
4 INTRODUZIONE

et ses hautes baronnies, Paris 1843.


Carl Hopf (1832-1873) compì un enorme lavoro di indagine
negli archivi di Venezia e di Napoli, essendogli interdetto l'ac-
cesso all'Archivio Vaticano, che è consacrato nella sua Ge-
schichte Griechenlands vom Beginn des Mittelalters bis auf
unsere Zeit, comparsa in due tomi (LXXXV e LXXXVI) della
Allgemeine Encyclopädie der Wissenschaften und Künste... di
J.S. ERSCH e J . G . GRUBER, Leipzig 1867-1868 (ristampata a
New York nel 1961). Opera di grande prestigio in passato è ora
sottoposta ad una stretta revisione critica che ha messo in lu-
ce i procedimenti disinvolti dello storico nell'utilizzazione
delle fonti, di cui fra Paltro dà conto con parsimonia. Ancor u-
tile, seppure poco critico, il suo lavoro di edizione di testi
inerenti alla francocratia nelle Chroniques gréco-romanes ine
dites ou peu connues, Berlin 1873, sulle tavole genealogiche
delle quali non si può far alcun conto. Purtroppo la distruzione
degli archivi angioini di Napoli nel corso della Seconda Guerra
Mondiale non permette più di correggere о comunque verificare
molte delle sue affermazioni.
Di minore interesse critico, se non per l'atteggiamento
decisamente filogreco, sono le opere generali di G. FINLAY, A
History of Greece from its conquest by the Romans to the pre­
sent time B.C. 146 to A.D. 1864, London 1877 (sette volumi
curati da H. P . Tozer); di G. PAPARREGOPOULOS, Historia tou
Hellenikou ethnous apò ton archaiotaton chronon mechri ton
neoteron, Atene 1860-77 (in greco moderno)» Fra le varie sinte-
si, non tutte critiche, della seconda metà dell rt 800 e dei primi
del "900, si distinguono le attività di ricerca di E. GERLAND,
Geschichte des lateinischen Kaiserreiches von Konstantinopel,
I, Geschichte der Kaiser Balduin I und Heinrich (1204-1216),
Homburg von der Höhe 1905 (rist. Darmstadt 1966), che ha la-
FONTI E BIBLIOGRAFIA 5

s c i a t o una fondamentale edizione di documenti originali nelle


Neue Quellen zur Geschichte des lateinischen Erzbistums Ра-
tras, L e i p z i g 3903. La s i n t e s i più ampia della storia d e l l ' i m ­
pero latino e degli stabilimenti franchi in Oriente ci è venuta
dall'opera di W. MILLER, The Latins in the Levant. A History
of Frankish Greece (Ί 204-1566), London 1908; Essays on the
Latin Orient, Cambridge 1921, raccolta dei suoi saggi di argo­
mento analogo; e infine i capitoli XV-XVIII della Cambridge
Mediaeval History, IV, London 1923, prima e d i z i o n e . Il difetto
di un'opera c o s ì fondamentale è l'ampiezza s t e s s a della mate­
ria, che impedisce allo storico di dominare a pieno le fonti do­
cumentarle e narrative e s i s t e n d o
Gli studiosi cui più debbono, di recente, gli studi sull'im­
pero latino sono Jean Longnon e Antoine Bon. Il primo dopo a-
ver edito la Chronique de Uorée, versione francese, e il memo­
riale di Henri de V a l e n c i e n n e s , fondamentale per i primi anni
del regno di Enrico di Costantinopoli; dopo aver studiato a
fondo nelle sue Recherches sur la vie de Geoffroy de Villehar-
douin e in vari articoli i problemi delle fonti dell'impero latino,
ci ha dato Topera di riferimento fondamentale nel suo L'empire
latin de Constantinople et la principauté de Uorée, Paris 1949,
a conclusione di una monumentale opera di ricerca, s i n t e t i z z a t a
n e l P a g i l e volume. A. BON, La Morée Franane. Recherches his
toriques 9 topo graphique s et archéologiques sur la principauté
d'Achaie (1205-1430), P a r i s 1969 c o s t i t u i s c e il più notevole
contributo recente alla storia della francocratia» Concepita nel
1925 e sviluppata in lunghi anni di intelligente ricerca, l'opera
del Bon è la prima s i n t e s i storiografica in cui s i a dato tale ri­
l i e v o alla ricerca archeologica, sempre di prima mano, e topo­
grafica ed è anche un repertorio critico utilizzabile dai ricer­
catori per fini particolari esorbitanti dalle conclusioni stesse
6 INTRODUZIONE

dell'autore,,
Attualmente la ricerca si orienta sulle strutture della so­
cietà e dello stato nell'impero latino di Costantinopoli, come
si può vedere dall'annessa bibliografia, Gli studiosi italiani
non si sono occupati di questo problema con una certa ampiezza
e continuità. La difficoltà maggiore di questo settore di studi
è rappresentata dalla desultorietà delle fonti più che dalla mol­
teplicità delle lingue delle fonti, in parte in greco, catalano,
francese antico, oltre che latino e volgare veneziano. Mentre
la Grecia latina e in special modo il Peloponneso gode di un'am­
pia tradizione di fonti soprattutto narrative, gli altri insediamen­
ti latini, fra cui quello centrale di Costantinopoli, sono più
scarsamente forniti di fondi documentari e narrativi*

3. FONTI,

a) FONTI DOCUMENTARIE. - Le principali edizioni di


documenti pubblici riguardanti la storia dell'impero latino di
Costantinopoli si trovano nelle seguenti opere:

J . A . C . BUCHÓN, Recherches et matériaux pour servir à une


histoire de la domination française aux XIIIe, XIVe et XVe
siècles dans les provinces démembrées de Vempire grec,
Paris 1840.
ID., Recherches historiques sur la principauté de Morée et ses
hautes baronnies, Paris 1845 due volumL
A. CARILE, Partitio terrarum Imperii Romanie, in «Studi Vene­
ziani», 7 (1965), pp. 125-305, edizione dell'atto di sparti­
zione delle province dell'impero bizantino nel 1204.
A. HEISENBERG, Neue Quellen zur Geschichte des lateinischen
Kaisertums und der Kirchenunion, I—III, in «Sitzungsberichte
FONTI E BIBLIOGRAFIA 7

der Bayerische Akademie», 5 (1922) e 2-3 (1923).


В. HENDRICKX, Recherches sur les documents diplomatiques non
conservées concernant la quatrième croisade et l'empire la-
tin de Constantinople pendant les premières années de son
existence (1200-1206), in «Byzantinà», 2 (1970), pp. 107-184,
che è una sorta di regesto dei documenti citati dalle fonti
e non pervenutici: l'interesse dell'A. è prevalentemente di-
plomatistico.
J. LONGNON, Recherches sur la vie de Geoffroy de Villehardouin
suivies du catalogue des actes des Villehardouin, Paris
1939, Bibliothèque de l'Ecole des Hautes Etudes, n. 276.
F. MIKLOSICH-I. MÜLLER, Acta et diplomata graeca Medii Aevi
sacra et profana, 6 volL, Vindobonae 1869-1890: è la più
ampia collezione esistente di documenti pubblici bizantini.
A. PAPADOPOULOS-KERAMEUS, Documents grecs pour servir à
l'histoire de la Quatrième Croisade. Liturgie et reliques, in
«Revue de l'Orient Latin», 6 (1898), pp. 540-555.
W. PREVENIER, De Oorkonden der graven van Viaanderen (1011
1206), II, Uitgave, Bruxelles 1964. Si tratta dell'edizione
critica dei documenti dei conti di Fiandra fino al 1206: al­
cuni di tali documenti riguardano l'impero latino.
G. L. TAFEL -G.M. THOMAS, Urkunden zur älteren Handels und
Staats geschickte der Republik Venedig, I, Wien 1856; II,
Wien 1856; Ш, Wien 1857: edizione non critica dei docu­
menti pubblici veneziani concernenti la Romania bizantina
dall'814 al 1299.
C.N. SATHAS, Documents inédits relatifs à l'histoire de la Grè-
ce au moyen âge, 9 voll., Paris 1889-1890.
ID., Bibliotheca Graeca Medii Aevi, 7 voll., Venise et Paris
1872-1894.
8 INTRODUZIONE

I regesti dei documenti dell'impero bizantino si trovano in:

F. DOELGER, Regesten der Kaiserurkunden des Oströmischen


Reiches, I-V, München 1924-1965o

Mentre per i regesti pontifici si veda:

A. POTTHAST, Regesta Pontificum Romanorum9 Berlin 1874-1875.

I registri papali per il periodo in questione sono editi,


tranne la maggior parte del pontificato di Innocenzo III.
II codice feudale della Grecia franca ci è pervenuto in ver­
sione volgare veneziana nel Libro de le Uxanze e Statuti de lo
impero de Romania edito da P. CANO ANI, Barbarorum leges an-
tiquae9 III Venetiis 1785, pp. 495-534 e da G. RECOURA, Les
Assises de Romanie, Paris 1930, Bibliothèque de l'Ecole des
Hautes Etudes, . 258. Le cosiddette Assise di Romania furo­
no tradotte, sull'edizione di Recoura, in inglese da P.W. TOP­
PING, Feudal Institutions as revealed in the Assizes of Roma·
nia the Law codex of Frankish Greece. Translation and reprints
from the original sources of History, Philadelphia 1949. La co­
dificazione del diritto feudale dell'impero latino risale al 1314-
1323 secondo il Recoura e all'inizio del 1322 secondo il Lon-
gnon. Il testo attuale fu quello promulgato dalla Repubblica di
Venezia nel 1421, per i suoi sudditi nella Grecia franca.

b) NUMISMATICA. - L'unica sintesi di storia della mone­


tazione nell'impero latino è in T. BERTELE, Moneta veneziana
e moneta bizantina (sècc. XII XV)9 in «Atti del I Congresso In­
ternazionale di Storia della Civiltà Veneziana» Venezia e il Le-
vante fino al XV secolo, in corso di stampa. E utile tener pre­
sente l'opera di:
M. F. HENDY, Coinage and Money in the Byzantine Empire 1081
FONTI E BIBLIOGRAFIA 9

1261, Dumbarton Oaks Studies XII, 1969.


D.M. METCALF, The Currency of the Deniers tournois in Fran
kish Greece, in «Annals of the British School at Athens»,
56 (1960), pp. 38-59.
ID., Coinage in the Dalkans 830-1355, in «Institut d'Etudes Bal·
kaniques», 80 (1965), pp. 219-228.
G. SCHLUMBERGER, Numismatique de VOrient latin, Paris 1878-
1882.

e) SIGILLOGRAFIA.

G. SCHLUMBERGER, Sceaux et bulles des empereurs latins de Con


stantinople, in «Bulletin monumental», 56 (1890), pp. 1-29
taw.
ID., Sceaux des feudataires et du clercé de l'Empire latin de
Constantinople, in «Bulletin Monumental», 62 (1897), pp.
421-458.
ID., Sigillographie de l'empire byzantin, Paris 1884.

d) ARCHEOLOGIA.

К. ANDREWS, Castles of Morea, Princeton N.J. 1953, Gennadeion


Monographs, IV.
M. MouTSOPOüLOS-G. DEMETROKALLES, Bibliographie principale
des château-forts de la Grèce, in «Annales Techniques - Τ ε χ ­
νικό: Χρονικά», 37, fase. 500, pp. 145-148.
Results of the excavations conducted by the American School of
Classical Studies of Athens, Cambridge Mass., Ill, 1: The
coins, ed. by A.R. BELLINGER, pp. 66-67; III, 2: R. CARPEN­
TER-A. BON, The defenses of Acrocorinth and the lower
Town, 1936; XVI, R. L. SCRANTON, Medieval Architecture of
the Central Area of Corinth, 1957.
10 INTRODUZIONE

R. TRAQUAIR, Frankish Architecture in Greece, in «Journal of


the Royal Institute of British Architects», 31 (1923), s. 3 a ,
pp. 33-50; 73-86.

e) FONTI NARRATIVE. - Le fonti storiche bizantine con­


cernenti la conquista e l'impero latino sono rappresentate da
Niceta Coniate e Giorgio Acropolite. Niceta Coniate ha lascia­
to una Storia in greco, ed.J. BEKKER, Bonn 1835, che arriva fi­
no al 1206: l'opera è stata composta verso il 1210, trad. it. di
G. HORObOGGi, Venezia 1562. L'opera del Coniate fu continuata
da Giorgio Acropolite, di cui ci è rimasta la Cronaca in greco
(ed. HEISEMBERG* I, Leipzig 1903, pp„ 1-109) e un sunto di ano­
nimo (stessa edizione pp. 191-274). Il racconto dell'Acropolite
arriva fino al 1261. L'Acropolite, come il Coniate, era una per­
sonalità politica e ha preso larga parte agli avvenimenti a par­
tire dal 1246.
Giorgio Acropolite è alla base delle storie di Teodoro di
Scutari (С. N. SATHAS. Bibliotheca medii aevi, Venise Paris
1894, pp. 450-556 e in HEISEMBERG, ed. cit.9 pp. 275-302), nella
cronaca in versi di Efrem (ed. A. MAI, Romae 1828) e nell'opera
storica di Niceforo Gregora del XIV secolo (ed. L. SCHOPEN, e
I. BEKKER, Bonn 1829, 1830, 1855)* Utili contributi recano spes­
so i discorsi di circostanza dei retori bizantini e, quando ci è
pervenuto, il loro epistolario. Si veda fra l'altro di Costantino
Stilbes l'opera edita da J. DARROUZES, Mémoire de Constantin
Stilbès, in «Revue des Etudes Byzantines», 21 (1963), pp. 50-100.

Tra le fonti narrative occidentali sono utili in special


modo:

Balduinus ConstantinopolitanuSy ed. J . J . DE SMET, in «Corpus


Chronicorum Flandriae», Bruxelles, I (1837), pp. 130-141,
FONTI E BIBLIOGRAFIA 11

cronaca anonima della conquista;


Chronicon franco-gallicum, edito in TAFEL-THOMAS, I, pp. 458-
459 derivato dal Villehardouin.
Robert de Clari, cavaliere partecipante alla IV crociata, ci
ha lasciato una cronaca della conquista che ha avuto varie edi­
zioni critiche (P. CHARLOT, Paris 1939; P H . LAUERO Paris 1924;
С H O P F , Berlin 1873, pp, 1-85; P . RIANT, Paris 1868); si veda
la traduzione inglese e il commentario di E.M. Me NEAL, New
York 1936, 1966 ; esiste una traduzione italiana del Baldelli,
Firenze 1552. E ora annunciata un'opera di NADA PATRONE, Ro­
bert de Clari. La fonte più importante del periodo è la cronaca
di Morea, un racconto storico che va dal 1204 al 1292 circa,
composto forse fra il 1333 e il 1346 e pervenutoci in quattro
redazioni: greca, catalana, italiana e francese. Non si è an»
cora potuto decidere in quale lingua fosse la redazione all'origi-
ne dell* attuale tradizione. Le edizioni più recenti della versio-
ne greca sono di J . SCHMITT, London 1904 e di P . P . KALONAROS,
Athenai 1940. La versione catalana è stata edita da A. MOREL
FATIO, Genève 1885 con traduzione francese. La versione fran-
cese è edita da J. LONGNON, Paris 1911. La versione italiana è
edita in C. HOPF, Chroniques gréco-romanes inédites ou peu
connues, Berlin 1873, pp. 414-468. Cfr. la traduzione inglese
della versione greca in H . E , LURIER, Crusaders as Conquerors.
The Chronicle of Morea, New York London 1964, pp^ 67-325. Per
la bibliografia relativa cfr. LURIER, op. cit., pp. 3-60 e D . J . J A -
COBY, Quelques considérations sur les versions de la «Chroni-
que de Morée*, in «Journal des Savantes», juillet-septembre 1968,
pp. 133-189.
Interessanti dati quantitativi si desumono da Ernoul (cfr.
L. DE MAS LATRIE, Chronique d'Ernoul et de Bernard le tréso-
rier, Paris 1871; I D . , Les princes de Morée ou d'AchaYe (1203-
12 INTRODUZIONE

1461), Venise 1882). Fondamentale per i primi anni di regno di


Enrico di Costantinopoli è la storia politico-diplomatica di HENRI
DE VALENCIENNES, Histoire de l'empereur Henri de Constantino-
ple, ed. J. LONGNON, Paris 1948.
Le epistole di Innocenzo III si trovano in PoL., 234 e
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nische Städte im 13.-15. Jahrhundert), Praha 1967; гее.
di A.M. DRABEK in «Mitteilungen des Instituts für Osterrei-
chische Geschichtsforschung», 77 (1969), pp. 461-462.
D. Me NICOL, The Despostate of Epiros, Oxford 1957.
L. STIERNON, Les origines du Despotat d'Epire. A propos d'un
livre récent, in «Revue des Etudes Byzantines», 17 (1959),
pp. 90-126.
ID., Les origines du despotat d'Epire, in «Actes du XIIe Congrès
International d'Etudes. Byzantine?», II, Belgrad 1964, pp.
197-202.
D. XANALATOS, Wirtschaftliche Aufbau - und Autarkie - Massnah-
men im 13. Jahrhundert Nikänisches Reich (1204-1261), in
«Leipziger Viertel jahrschrif für Süd Osteuropa», 3 (1939), pp.
129-
J. IRMSCHER, Nikäa als «Zentrum des griechischen Patriotismus»,
in «Revue des Etudes Sud-est Européennes», 8 (1970), pp.
33-47.

Si veda inoltre la bibliografia in Cambridge Medieval


History, IV, 1, Cambridge 1966, pp. 880-897. Gli articoli di
carattere prosopografico si troveranno citati solo in nota.
PARTE PRIMA

LA CONQUISTA
CAPITOLO I

IL MEDITERRANEO ALLA FORMAZIONE


DELL'IMPERO LATINO DI COSTANTINOPOLI

1. L'occidente e l'idea di crociata - 2. La situazione palestinese -


3. L'impero bizantino - 4. Venezia e le linee della sua espansione
commerciale - 5. L'aristocrazia feudale · 6. Il papato e Bisanzio.

La formazione dell'impero latino di Costantinopoli è un e-


pisodio singolare di un processo storico che dalla fine dell* XI
secolo alla fine del XIII secolo indusse la cavalleria occiden­
tale, i mercanti italiani e il clero cattolico ad insediarsi sotto
forma di stati di conquista sul territorio della Siria e della Pale­
stina islamiche e sul territorio dell'impero bizantino, la cui
spartizione venne avviata nel 1191 con la formazione del regno
di Cipro .
Si trattò dell'espansione coloniale dell' occidente catto­
lico e feudale nell' oriente musulmano e cristiano ortodosso, pro­
cesso che va inserito nel quadro generale delle condizioni de­
mografiche, economiche, sociali, religiose e politiche dell'Eu­
ropa nel corso dell'Xi-XIII secolo e, di contro, della Penisola

RUNCIMAN, III, pp. 43-47 (conquista di Cipro ad opera di Riccardo


Cuor di Leone); THIRIET, p. 56.
30 PARTE PRIMA

Balcanica e del Levante siro-egiziano.


L'occidente cattolico si incontrò e scontrò con l'Islami-
smo e con la cristianità ortodossa, prefigurando anche nelle
modalità della sua espansione essenzialmente mediterranea, la
grande espansione coloniale del XVI secolo, avvenuta attraver-
.2
so gli oceani . Ouesta espansione coloniale dell'XI-XIII seco-
lo avvenne ai danni di Där-al-Isläm e della Romania ortodossa:
le sole regioni che alla fine del XV secolo erano saldamente
in mano occidentale furono in sostanza Calabria, Puglia, Sici-
lia e Andalusia Dal punto di vista territoriale si trattò di gua-
dagni ben scarsi, se paragonati allo sforzo plurisecolare delle
crociate; fallimento dell'espansionismo cristiano-occidentale
comprensibile < si tiene conto del fronte troppo dispersivo su
cui ci si impegnò ; d'altronde l'incontro fortunoso con il mondo
ortodosso costituì una delle più complesse avventure civili che
l'occidente abbia mai corso»
Lo sforzo di colonizzazione espresso nelle crociate re-
staurò l'unità europea del Mediterraneo, aprendo all'industria
europea, soprattutto t e s s i l e , i più ricchi mercati orientali: fu
una vera rivoluzione economica che determinò un radicale muta-
mento della struttura sociale occidentale, favorendo l'ascesa
delle classi produttrici e delle popolazioni urbane in un pro-
cesso progressivo di affrancamento dalle classi feudali e dal·»
la s t e s s a organizzazione ecclesiastica » Ouesto successo e-

2
A. J. TOYNBEE, A Study of History, Vili, London 1963 (Paperback
ed.), pp. 346 sgg„
3
Ibid , pp. 357-360.
L. HALPHEN, La conquête de la Méditerranée par les Occidentaux
aux XI et XII siècles, in «A travers l'Histoire du Moyen Age», Paris
1950, p. 342.
LA CONQUISTA 31

conomico fu conseguito attivando processi di penetrazione com-


merciale, militare., politica e religiosa che lasciarono una pe-
sante eredità di risentimento nazionale nei paesi vicino-orien-
tali: proprio nei secoli XI-XIII si delineano i primi tratti del
volto con cui l'occidente cristiano si presenterà al resto del
mondo nei secoli della sua espansione imperiale dal XVI al
XIX s e c o l o 5 .
La formazione dell'impero latino di Costantinopoli è dun-
que al centro di un quadro complesso costituito dai processi
di interrelazione fra diversi ambiti culturali: l'Islam, la Cristia-
nità Cattolica e la Cristianità O t o d o s s a , la cui comune tradi-
zione civile siro-ellenistico-romana non valse ad attenuare i
contrasti di interessi che spingevano i tre ambiti civili ad un
progressivo attrito. Ogni evento si inserisce pertanto contem-
poraneamente, con diversi effetti, in diverse e complementari
«casse di risonanza» politiche, economiche e sociali. La descri-
zione dei fatti non può pertanto avere un andamento univoco, a
meno di non restringersi ad un solo punto di vista. Al fine di
individuare tali correlazioni, si cercherà di sintetizzare alcu*
ni aspetti salienti, attorno ad un nucleo di problemi che posso-
no servire come introduzione alla ricerca del tema specifico che
ci proponiamo: l'occidente e l'idea di crociata, la situazione pa-
lestinese, l'impero bizantino, Venezia e le linee della sua e-
spansione commerciale, la feudalità occidentale, il papato e
Bisanzio, costituiscono alcuni dei problemi fondamentali in un
quadro che è mediterraneo nelle sue coordinate geo-politiche.

5
TOYNBEE, op. cit., p. 107 e pp. 114-115.
32 PARTE PRIMA

1. L'OCCIDENTE E L'IDEA DI CROCIATA.

Nel corso dell'XI-XIII s e c o l o gli storici hanno rilevato


come linea di tendenza un generale «essor de l'Europe»: e s s o
si manifestò in una pressione demografica ascendente che, nel­
l'ambito delle strutture s o c i a l i vigenti , si r i s o l s e in una e-
stensione quantitativa e in un miglioramento qualitativo della
colonizzazione interna alle frontiere d'Europa; ma, date le ri­
sorse a d i s p o s i z i o n e , si r i s o l s e anche nella n e c e s s i t à di un
flusso migratorio verso le zone periferiche: l'occidente spagno­
lo, il settentrione s l a v o e il Levante . La tecnica e l'econo­
mia ricevono lo stimolo di una pressione demografica che si
rileva non solo nel settore agrario, ma anche in ambito urbano
con un d e c i s o r i s v e g l i o della città, caratterizzato dalle attivi­
tà urbane del commercio e dell'artigianato e dalla formazione
di peculiari strutture s o c i a l i .
L'attività commerciale nel bacino del Mediterraneo, mai
spenta nelle sue grandi direttrici di traffico, si intensificò a
beneficio dell v intraprendenza commerciale delle città marinare
italiane e a parziale detrimento della marineria commerciale bi­
zantina, che però conserva ancora il monopolio dei-traffici del
Mar Nero, con i suoi mercati di s c h i a v i , di grano, di minerali
ferrosi, di p e l l i c c e e di s p e z i e . Questo quadro di traffici e

R. REINHARD et A. ARMENGAUD, Histoire generale de la popula


tión mondiale, Paris 1961, pp. 49-63.

Op. cit., pp. 54-55.

M. NYSTAZOPOULOU-PÈLEKIDIS, Venise et la Mer Noire du XIe au


e
XV siècle, in «Thesauri smata», 7 (1970), pp. 15-51: pp. 26-33 (rappor­
to presentato al I Congresso Internazionale di Storia della Civiltà Ve-
LA CONQUISTA 33

quindi di rotte marittime, va tenuto presente perché sulle navi


di V e n e z i a , P i s a e Genova transiteranno gli eserciti crociati
per il loro «passagium», e perché su questa rete di traffici pog­
giano le comunicazioni fra Europa e neo-costituiti stati latini
in O r i e n t e 9 ·
L'8 gennaio 1198 diveniva papa Lotario dei Conti di Se­
gni ; egli aveva compiuto studi teologici in Francia e di diritto
alla s c u o l a di maestro Uguccione da P i s a : era imbevuto dell'i­
dea del primato pontificio e la riorganizzazione d e l l a C h i e s a ,
in v i s t a della s u a funzione di guida della Cristianità, assieme
all'idea di Crociata, come sforzo politico-militare di tutto il
popolo cristiano, erano il filo conduttore d e l l a sua imponente
attività p o l i t i c a 1 1
L'idea di crociata s u b i s c e in Occidente una profonda e-
voluzione : dalla e s a l t a z i o n e m i s t i c a d e l l a fine dell'XI s e c o l o ,
in cui confluivano la tradizionale devozione per il pellegrinag­
gio di Terrasanta e la prassi della «guerra santa», in uno slan­
cio antiislamico d e l l a cristianità, sostenuto dalle tensioni s o -

neziana, «Venezia e il Levante fino al XV secolo», Venezia, giugno


1968, in corso di stampa).
9
E . PERROY, Les croisades et l'Orient Latin (1095-1204), Paris
1963, passim*

LONGNON, p, 11 propone come sua età trentacinque anni circa


sulla base dei Gesta Innocenti HI, ed. Migne, XVIII.

H. RÖSCHER, Papst Innocenz III und die Kreuzzüge, Gottingen


1969, passim.
12
Cfr. le relazioni in X Congresso Internazionale di Scienze Sto-
riche, III, Firenze 1955.
34 PARTE PRIMA

ciali d e l l a Francia feudale ; s i p a s s a ad una precisazione giu­


ridica d e l l ' i s t i t u z i o n e della crociata, ad opera dei canonisti del
XIII s e c o l o , segno della funzionalità del movimento nell'ambito
della s o c i e t à o c c i d e n t a l e , proprio mentre s i verifica una e s t e n ­
sione d e l concetto di «crociata» alle lotte contro i Mori, i paga­
ni slavi e i Catari ·
Nell v idea di crociata non è forse giusto operare quella
distinzione di c l a s s e che è stata proposta dall'Alphandéry: da
un lato i baroni e cavalieri, esponenti di un v artistocrazia terrie­
ra militarista, tendente a risolvere i propri problemi economici
e sociali nell'espansionismo territoriale; dall'altro i poveri,
spinti da uno spirito di avventura religiosa, in cui s i confondo­
no motivi spirituali e d e s i g e n z e più terrene . La distinzione è
artificiosa; come in ogni grande ideologia, nell'idea di crociata
s i verifica la confluenza di interessi ideali e pratici: «... ad v e ­
ras iiranensasque divitias c a p e s c e n d a s temporales pariter et eter­
nas» dice Baldovino di Fiandra al papa e s s e r e stato lo scopo
degli aderenti alla IV crociata, in una bipolarità di interessi
religiosi e temporali, s u cui g i à s i era articolato il d i s c o r s o
di Urbano II a Clermont n e l 1095 .

G. FASOLI, Aspetti e momenti della storia delle Crociate, Bolo­


gna 1957, p. 12. J. A. BRUNDAGE, Medieval Canon Law and the Crusa-
der, Madison Milwaukee London 1969, pp. 10, 29.
14

ROSCHER, op* cit., p. 10.

P. ALPHANDERY, La Chrétienté et l'idée de croisade, Paris 1954.


16
PREVENIER, p. 575, 8-10 (= TAFEL-THOMAS, I, p. 510).
Sulle cinque versioni del discorso cfr. FASOLI, op, cit., pp. 29-
40 e BRUNDAGE, op. cit., p. 31. Cfr. FULCH. CARN., Hist. HierosoL, 1,
3, 2-8 (ed. HAGENMFYER, pp. 132-138).
LA CONQUISTA 35

Il crociato vede nella guerra santa la possibilità di esal­


tare il nome di Cristo e di dilatare la Christianitas, non distinta
nei due ordini: in tal senso nel settembre 1099 i capi della cro­
ciata scrissero «ut... confractis viribus Saracenorum et diaboli,
regnum Christi et ecclesiae a mari usque ad mare usquequaque
dilataret» . D'altra parte già i contemporanei sono consapevoli
della varietà di intenti che animano i partecipanti alla crociata.
L'anonimo annalista di Würzburg osservò a proposito della se­
conda crociata: «Le intenzioni dei vari uomini erano diverse.
Alcuni invero desideravano novità e partirono per venire a cono­
scenza di nuove regioni. C'erano altri che erano spinti dalla
povertà, che erano in grandi ristrettezze a casa loro; costoro era­
no pronti a combattere non solo contro i nemici della croce di
Cristo, ma anche contro gli amici del nome cristiano, dovunque
apparisse l'opportunità di rimediare alla loro povertà. C'erano
altri oppressi dai debiti ad altri uomini о che cercavano di sfug­
gire al servizio dovuto ai loro signori о che persino si aspetta­
vano di sfuggire alla punizione meritata delle loro azioni vergo­
gnose... Pochi si potevano trovare, con difficoltà, che non a-
vessero piegato le loro ginocchia a Baal, che fossero spinti da
un proposito santo e generale, e che fossero contenti per amore
della divina maestà di combattere seriamente e anche di versa­
re il loro sangue per il santo dei santi» . Il Brundage insiste
sull'importanza dei privilegi assicurati ai crociati dalle autori­
tà ecclesiastiche come fattore di concorso alla crociata20; vero
è che la legislazione canonica è solo un aspetto di un comples-

18
W. HAGENMAYER, Epistulae et chartae, Innsbruck 1901, pp. 17Ы72.
1
9Annales Herbipolenses, s.a. 1147 in M.G.H., SS., XVI, 3, rr. 35-43.
20
BRUNDAGE, op. cit., p. XV e pp. 139-190.
36 PARTE PRIMA

s o panorama istituzionale in cui s i c o l l o c a la crociata, che già


l'annalista di Würzburg avvertiva come s b o c c o e c a n a l i z z a z i o n e
di contrasti s o c i a l i occidentali. Indagare la definizione della
crociata nel diritto canonico significa pertanto mettere in rilie­
vo Γ atteggi amento mentale della cristianità occidentale di fron·
te al fenomeno,.
La teoria della crociata 2 1 , come risultato dello sviluppo
della teoria canonistica del v o t o , venne f i s s a t a nelle sue linee
definitive nelVApparatus di Innocenzo IV nel 1245 e nelle ope­
re giuridiche del decretalista Enrico da Susa, cardinale O s t i e n ·
s e (+ 2 5 . X 1 2 7 1 ) 2 2 , la Summa Aurea del 1 2 5 0 / 1 2 5 3 , completata
nel 1261 , e la Lectura ¿n quinqué libros decretalium, comple­
tata attorno al 1270/1271., Secondo i canonisti la crociata è le­
gittima, s i a per Pala radicale che con l'Ostiense s o s t i e n e e s ­
sere la guerra agli infedeli sempre l e c i t a , in quanto guerra «ro­
mana», c i o è continuazione della lotta di Roma contro barbari e
pagani; e in quanto ogni sovranità, proprietà e giurisdizione
con l'avvento di Cristo è stata trasferita dagli infedeli ai fede­
li S s i a per l v ala moderata, rappresentata àa\YApparatus di Inno-

M. VILLEY, La Croisade: essai sur la formation d'une théorie


juridique, Paris 1942; ID., LHdée de la croisade chez les juristes du
moyen âge, in «Relazioni del X Congresso Intemazionale di Scienze
Storiche»» III, Firenze 1955, pp. 565-594. In precedenza nei lavori dei
canonisti si rilevano soprattutto le teorie del voto, il cui sviluppo
viene dal Brundage (op* cit.f pp. 33-65; pp. 113-114 e capp. II e III)
messo in relazione con l'affermarsi dell'idea di crociata«
22
Cfr, P. G. CARON, S.V. Ostiense in Novissimo Digesto Italiano,
diretto da A. AZARA e E. EULA, XII, Torino 1965, pp. 283-284.
J
BRUNDAGE, op. cit., p. 99.

HOST., Summa Aurea, V, 6 De Sarracenis (edd. Romae 1473; Ve-


LA CONQUISTA 37

cenzo IV, che pur riconoscendo agli infedeli i diritti di proprie­


5
tà e di governo e pur s o s t e n e n d o e s s e r e la Terrasanta res sane
ta e come tale appartenente a n e s s u n o ; s i richiamava alla eredi­
tà imperiale romana, comprendente la P a l e s t i n a , come titolo di
p o s s e s s o p a s s a t o al pontefice romano per la donazione di Co­
stantino 2 6 * A giustificazione delle crociate contro eretici e infe­
deli fuori della P a l e s t i n a , si esponevano le considerazioni di
Sant'Agostino e di Sant'Isidoro di Siviglia circa la ¡guerra giusta,
c i o è guerra di difesa contro un'offesa ingiusta, e alla guerra
come mezzo per punire i p e c c a t i : gli eretici vanno puniti per la
v i o l a z i o n e dei canoni e c c l e s i a s t i c i e gli infedeli per quella del
diritto naturale. Già il canone Excommuni camus del IV Conci­
lio Lateranense (1215) ammetteva l'impiego della crociata con­
tro gli eretici e i loro fautori, accentuandone il carattere di guer­
ra santa e obliterandone quello di pellegrinaggio .
Il diritto canonico regolamentò minutamente l'organizza­
zione interna d e l l a crociata riservando al papa l'iniziativa e la
guida del pellegrinaggio. La crociata è un voto di pellegrinag­
gio armato, da compiersi in una spedizione organizzata e indet·
ta dal papa , sancito d a l l ' a s s u n z i o n e della croce 2 9 ; perciò il

netiis 1572; Baie 1573, p. 1„ 207); Lectura, Venetiis 1581, p. 52.


25
INNOCENTII IV, Apparatus, Lyon 1578, p. 278.
26
Ibid., p. 279A
27
BRUNDAGE. op. cit., p. 193.
28
BRLNDAGE. op» cit. p. 116. Si veda la formula edita in J.A. BRUN»
DAGE, A note on the Attestation of Crusader's Vows, in «Catholic
Historical Review», 52 (1966), pp. 234-239: p. 238 «... vovit sanctum
dominicum sepulchrum in lerusalem pergere et visitare et... iuramento
promisit devote huiusmodi quidem votum suum ultramarinum... debite
38 PARTE PRIMA

crociato contrae un'obbligazione trasmissibile anche eredita­


riamente 9 che la C h i e s a ha il diritto di commutare in una pre­
stazione equivalente: il papa può autorizzarne la commutazione
о il r i s c a t t o 3 . Ai tempi di Innocenzo IH viene in piena luce la
preoccupazione della politica papale di convertire il voto di
gente inabile alla guerra in un aiuto finanziario alla crocia-
ta".
In quanto voto di pellegrinaggio la crociata gode di privi­
legi e c c l e s i a s t i c i , primo fra tutti l'indulgenza; il crociato a c ­
quista mediante il voto una s u a peculiare condizione giuridica
con obblighi e privilegi spirituali e temporali,
Dal punto di v i s t a spirituale il crociato gode, fra l'altro,

adimplere saltem cum proximum generale ad terram sanctam passagium


per sacrosanctam Roman am ecclesiam fuerit ordinatum»*
29
Al culmine di un vero e proprio rituale cfr„ BÄUNDAGE. op. cit.,
p. 120, di cui rimane traccia nei codici liturgici.,
30
BRUNDAGE, op. cit., pp. 66-114 passim*
31
Ibid., p. 69.

Cfr. la Compilatio III Decretalium (circa 1209) di Pietro Bene­


ventano, notaio della^ curia; e la epistola papale dell'aprile 1213 ai
vescovi della cristianità, POTTHAST, 4.725; INNOCENTII IV, Registrum,
16, 28 (P.L. 116, c e . 819-820): «Quia vero subsidium terrae sanetae
multum impediri vel retardari continge ret si ante susceptionem crucis
examinari quemlibet oportet an esset idoneus et sufficiens ad hujusmo-
di votum personaliter prosequendum, concedimus ut, regularibus perso-
nis exceptis, suscipìant quicumque voluerint signum crucis; ita quod
cum urgens nécessitas aut evidens utilitas postulaverint, votum ip-
sum de apostolico possit mandato commutari aut redimi vel differri»,
Cfr. BRUNDAGE. op. cit., pp. 70, 76-81. M. MACCARRONE, Studi su Inno-
cenzo III, Padova 1972, p. 163.
LA CONQUISTA 39

dell'indulgenza della crociata, è sciolto dalle censure ecclesia­


stiche, fra cui l'interdetto e beneficia delle preghiere offerte
dalla Chiesa per i crociati; mentre i privilegi temporali sono
dettati dalla necessità di assicurare al pellegrino un viaggio for­
nito di mezzi e soprattutto una completa tranquillità circa even­
tuali problemi di carattere patrimoniale e giudiziario. Le pro­
prietà e la famiglia del crociato hanno uno status privilegiato
il crociato con la sua famiglia è esentato dalla giurisdizione
civile ed è soggetto alla giurisdizione ecclesiastica; ha diritto
a moratorie in materia di debiti e in pendenze penali; è esenta­
to dagli interessi sui debiti contratti; è del pari esentato da ta-
glie e imposte .
La codificazione dell* istituzione della crociata che ci of­
frono i canonisti, rispecchia sostanzialmente l'atteggiamento
della Europa cattolica nei confronti della crociata alla fine del
XII secolo, impresa meritoria, guerra santa, fonte di benefici
materiali e spirituali. I canonisti, inoltre, come sostenitori d'uf­
ficio della ierocrazia papale, accentuarono l'autorità del papa
sulla crociata e sostennero il diritto del papa a scatenare la
«crociata», la guerra santa, contro l'impero e le potenze sci­
smatiche della Cristianità: in questo riflettendo l'opinione co­
mune al solo partito guelfo.

2. LA SITUAZIONE PALESTINESE.

Gerusalemme era di nuovo in mano ai Musulmani: l'uffi­


ciale curdo che nel 1171 aveva abolito il califfato fatimide d'E­
gitto, Saläh ad-Dm (il Saladino degli occidentali cattolici), a-

BRUNDAGE, op. cit., pp. 115-138 (condizione giuridica e obblighi


40 PARTE PRIMA

ve va approfittato della morte del suo antico signore Nur a d - D î n ,


atabek di Mossul, per impadronirsi nel 1174 della Siria; azione
preliminare ad una guerra santa (jihad) che nel 1187 l a n c i ò con­
tro i crociati, realizzando un grande stato unitario siro-egizia-
no, che rendeva a s s a i problematica la sopravvivenza del regno
latino di Gerusalemme e degli stati latini di Siria. Il disastro
latino di Hattin gli aveva aperto le porte di Gerusalemme; s i
era anche impadronito della Giudea e Galilea, invadendo s u c ­
c e s s i v a m e n t e la contea di Tripoli e il principato di Antiochia.
Solo Corrado di Monferrato aveva arrestato il sultano a Tiro,
organizzando la r e s i s t e n z a di Tiro, Tripoli e Antiochia: fatto
questo che aveva galvanizzato l f Occidente latino, inducendo
Federico Barbarossa, Filippo Augusto e Riccardo Cuor di L e o ­
n e , i tre maggiori sovrani della Cristianità, a impegnarsi n e l l a
terza crociata che, malgrado la morte dell'imperatore e le riva­
lità fra il sovrano francese e quello i n g l e s e , aveva permesso
la riconquista della c o s t a p a l e s t i n e s e e della piazzaforte di
Acri dopo un a s s e d i o durato dal 1189 al 1191.

Il conte Enrico II di Champagne aveva esaurito le risor­

s e finanziarie del tesoro di Champagne per restaurare lo stato

di Gerusalemme, ormai ridotto ad una lunga c o s t a s e n z a retro-

dei crociato); pp. 139-158 (privilegi spirituali); pp. 159-190 (privilegi

temporali).
^4 Governava il regno di Gerusalemme in qualità di marito di Isa­
bella, regina di Gerusalemme, figlia di Amalrico I (+ 1174) e di Maria
Comnena; da Isabella ebbe una figlia, Maria, che andò sposa a Gio­
vanni di Brienne. Dal matrimonio nacque Isabella (Jolanda) di Brienne
che andò sposa a Federico II recandogli l'eredità del regno di Geru­
salemme.

Governava come terzo marito di Isabella di Gerusalemme.


LA CONQUISTA 41

terra. Una nuova crociata era dunque urgente: l'imperatore En-


rico VI aveva preso a sua volta la croce nel 1195, suscitando
sospetti circa la meta della sua crociata, che si pensava sareb­
be stata Bisanzio; ma non poté comunque adempiere il suo voto
poiché morì il 28 settembre 1197 al momento delia partenza.
I contingenti tedeschi giunti ugualmente in Palestina avevano
conquistato Beyrut; ma Jaffa era andata perduta. Alla scompar­
sa di Enrico di Champagne gli si era trovato come successore
il re di Cipro, Amalrico di Lusignano (1197), ottenendo l'effetto
di eliminare l'antagonismo esistente fra il regno di Cipro e
quello di Acri e di porre a disposizione della Terrasanta le
superstiti forze dell'oriente latino.
La scomparsa del Saladino nel 1193 aveva notevolmente
indebolito la formazione statale siro-egiziana che si era dimo­
strata così esiziale alla sopravvivenza del regno di Gerusalem­
me. Il Saladino aveva diviso i suoi possedimenti fra i figli: Al
Afdal, sultano di Damasco, avrebbe avuto una sorta di sovrani­
tà sui fratelli, governando direttamente la Siria; Al Zahir ebbe
Aleppo e le province dell'Eufrate; Al Aziz ebbe l'Egitto; men­
tre il fratello di Saladino, Al Adii dispose di una zona a sud
del Mar Morto. Questa costellazione di malik (re) appartenenti
alla stessa famiglia era destinata ad aprire un periodo di lotte
per la riunificazione del potere che paralizzò a lungo l'attività
contro i resti degli stati latini, Le tappe salienti del conflitto,
che i latini d'Oriente seppero in parte sfruttare, furono la cac­
ciata di Al Afdal da Damasco nel 1196, grazie all'intesa fra
Al Aziz e Al Adii; la morte di Al Aziz nel 1198, che dette Si­
ria ed Egitto in mano ad Al AdiL Questi sperimentò nuovamente
una spartizione ponendo al governo del Cairo il figlio Al Kamil
e di Damasco l'altro figlio Al Muazzam; con il risultato di ria­
prire un periodo di conflitti dinastici. Al Adii, impegnato nelle
42 PARTE PRIMA

sue operazioni di politica dinastica, trattenne rapporti di buon


vicinato con il re di Acri. L'altra grande potenza musulmana, il
sultanato di Rum, la cui capitale era Konya (Iconio), era stato
impegnato lunghi anni nelle lotte fra Kilij Arslan II (1152-1192)
e gli emiri DaniŚmenditi sostenuti dall'atabek di Mossul Nur
ad-Dîp, che si era fatto investire del territorio di Rum dal ca­
liffo di Bagdad. Solo alla morte di Nur ad-Din (1174), Kilij Ars·
lan II riuscì ad incorporare nel sultanato di Rum il territorio dei
Dâni^menditi di Sivas (Sebasteia), suscitando finalmente le ap­
prensioni del basileus Manuele Comneno. Questi, forte dei sue·
cessi della sua politica balcanica, affrontò il sultano di Rum,
di cui non si era preoccupato di contrastare 1' opera di unifica­
zione dell'Anatolia turca; subendo una terribile sconfitta a My-
riocephalón il 17 settembre 1176: a cento anni di distanza da
Mantzikert (Malazgirt) la riconquista bizantina dell'Asia Minore
prendeva a segnare il passo di fronte all'espansionismo turco.
Fu questo l'apice della potenza di Kilij Arslan:· le ambi*
zioni del sultano di Rum trovarono un deciso contrappeso nel
sultanato di Salâh ad-Dm,. Successivamente la tempesta della
terza crociata, che portò anche alla presa di Konya, e le conte·
se fra i figli del sultano, beneficiari in anticipo dell'eredità
paterna, neutralizzarono la potenza selgiuchide del sultanato
di Rum a beneficio di Bizantini e Armeni, nonché dei Latini
di Siria e Palestina«. Il mondo musulmano, teoricamente un ca­
liffato con capitale Bagdad, era in realtà un instabile aggrega­
to di sultanati ed emirati turchi, in preda a continue lotte di­
nastiche. A queste divisioni e a questi contrasti nel mondo mu­
sulmano, ormai dominato dalla nuova aristocrazia turca, era
affidata la sopravvivenza dei resti del regno di Gerusalemme .

36
Cfr. E. PERROY, Le croisades et l'Orient latin (1095-1204), Pa
LA CONQUISTA 43

3. L'IMPERO BIZANTINO.

L'impero bizantino, fungendo da cerniera fra Mediterraneo


e Mar Nero, era la formazione politica che s i c o l l o c a v a all'in­
crocio delle vie commerciali e delle rotte marittime che univa­
no oriente ed occidente: questo fatto geo-storico ne caratteriz­
zava profondamente la vita economica, fatta di traffici fiorenti
e di intensa attività artigianale, e la situazione politico-mili­
tare, di r e s i s t e n z a ai continui tentativi di invasione da parte
soprattutto dei popoli migranti. La c o m p l e s s a realtà s o c i a l e ed
economica dell'impero s i articolava nella facciata brillante di
una vita urbana prestigiosa e r i c c a , sostenuta dal lavoro delle
m a s s e ruralL. Il quadro politico di fondo è quello dello stata­
lismo tardo-antico, di cui è erede l'impero romeo; una s o c i e t à
saldamente articolata in uno s t a t i c o quadro istituzionale che
appare in profondo ristagno s e paragonata all'occidente catto­
l i c o che c o n o s c e lo sviluppo s o c i a l e della seconda età feudale *
F i n dalla seconda metà dell'XI s e c o l o l'impero bizantino
s i trovava chiuso nella morsa dell'espansionismo normanno ad
occidente e dell'invasione turca ad oriente, mentre il naziona­
lismo balcanico approfittava della debolezza dell'autocrazia

ris 1963; F. TAESCHNER, The Turks and the byzantine Empire to the
End of the Thirteenth Century, in «The Cambridge Medieval History»
IV» «The byzantine Empire», ed. by J.M. HUSSEY, Cambridge 1966, pp.
737-752. F. CoGNASSO, Storia delle crociate, Varese 1967, pp. 494-500,
525-539.
37
REINHARD- ARMENGAUD, op. cit., pp. 64-71. D.A. ZAKYTHINOS, La
conquête de Constantinople en 1204, Venise et le partage de l'empire
byzantin, in «Venezia dalla prima crociata alla conquista di Costanti­
nopoli del 1204»), Firenze 1965, pp. 137-155; pp. 141-142.
44 PARTE PRIMA

romea per dar vita a stati nazionali balcanici più о meno con­
correnti all v assunzione dell'eredità politica e civile di Bisan^
zio. La crisi politica e militare aveva favorito la penetrazione
commerciale delle città marinare italiane, avvenuta a danno del-
la borghesia bizantina* La preponderanza economica delle cit-
t à marinare italiane apparve anzi un aspetto dell'aggressione
occidentale che i bizantini erano consapevoli di subire. I ba-
sileis Comneni avevano espresso l'esigenza della riconquista
militare dello spazio anteriore al disastro di Manzikert (Malaz-
gird) nell'ormai lontano 1071. La scomparsa di Manuele Com-
neno nel 1180 aveva in realtà segnato la fine di ogni possibile
programma bizantino di impero universale 3 8 , in cui si esprime-
va appunto tale esigenza di riconquista.
All'interno la società romea presenta un vivo contrasto
fra un'aristocrazia onnipotente, detentrice della terra e del pò*
tere civile e militare nonché delle alte cariche ecclesiastiche,
e un proletariato agreste e urbano, forse disponibile per l'in-
staurazione di un nuovo ordine politico, sotto nuove domina«
zioni . Di fatto l'autocrazia si dibatte in un generale moto
centrifugo, che vede l'affermazione di particolarismi regio«
nali attorno alle grandi famiglie degli arconti, pronte a carpi-
re il potere politico dalle mani dell'autorità centrale, in un ro-
vinoso processo di decentramento che ha qualche analogia con

P. LAMMA, Comneni e Staufer, Ricerche sui rapporti fra Bisan-


zio e Occidente nel secolo XII, II, Roma 1957, p.. 327 (Istituto Stori
co Italiano per il Medio Evo, Studi Storici, Fase. 22-25). Сн. М.
BRAND, Byzantium confronts the West 1180-1204, Cambridge Massa­
chusetts 1968, pp. 14-30; cfr. A. CARILE, recensione al Brand in «Stu­
di Veneziani», 11 (1969), ρρβ 637-664.
Cfr. CARILE, art. cit., p. 640.
LA CONQUISTA 45

Tanarchia feudale del X s e c o l o occidentale: già ai tempi di


Andronico Comneno (1183-1185) I s a c c o Comneno riusciva ad
impadronirsi di Cipro, dichiarandosene basileus e avviando la
disintegrazione territoriale dell*impero bizantino.
Nella penisola b a l c a n i c a , il ^ampo della prestigiosa atti­
v i t à politica di Manuele Comneno, Pautocrazia bizantina è im·
potente di fronte all v emergere di stati nazionali s l a v i : i Serbi
sotto il governo dello zupan Stefano Nemanjia (1169-1196) rie­
s c o n o ad affrancarsi dall v egemonia bizantina, malgrado la vit­
toria di I s a c c o II Angelo s u l l a Morava nel 1190· L'indipendenza
d e l l a R a s c i a era a sua volta stata favorita dal p r o c e s s o di for­
mazione del secondo impero bulgaro . Il movimento di libera­
zione bulgaro prese corpo attorno al 1185 presso Trnovo. Due
boiari, Teodoro e A s e n , approfittando dello scontento popolare,
eccitarono una ribellione «in nome della nazionalità bulgara e
con lo scopo di restaurare l'antico stato bulgaro» ; accanto
all'elemento etnico bulgaro compare in funzione di rilievo quel­
lo v a l a c c o (romeno), che confluisce del pari nella s i n t e s i bal­
c a n i c a , antibizantina del nuovo impero bulgaro,
Malgrado gli iniziali i n s u c c e s s i militari, i due fratelli riu­
scirono ad assicurarsi l'appoggio dei predoni turcofoni Cumani,
tribù nomadi apparse s u l l a s c e n a balcanica un s e c o l o prima,
dietro la migrazione di P e c e n e g h i e Uzi, a n c h ' e s s i nomadi

40
1 . DUJCEV, La formation de l'état bulgare et de la nation bulgare,
in «L'Europe aux IXe -XI e siècles», Varsovie 1968, pp. 215-224 = ID.,
Medioevo Bizantino-Slavo, III, Roma 1971, pp. 31-42.
41
DUJCEV, art. cit., p. 224.

P. DiAcoNU, Les Petchénègues au bas-Danube, Bucarest 1970; e


recensione dello stesso di A. CARILE, in «Nuova Rivista Storica», in
corso di stampa.
46 PARTE PRIMA

turcofonu I due fratelli furono in grado di liberare la Bulgaria


settentrionale e dettero vita ad uno stato sul modello del pri­
mo impero bulgaro, in diretta concorrenza con l'universalismo
cristiano-romeo dell'impero Costantinopolitano. Le vicende po­
litiche e militari connesse con il passaggio della terza crocia­
ta e la rivolta di palazzo che portò alla deposizione dell'impe­
ratore Isacco, che proprio nel 1195 stava rinnovando una spedi­
zione antibulgara, permisero il definitivo consolidamento dello
stato bulgaro, la cui ulteriore estensione territoriale nella pe­
nisola balcanica fu impedita solo dai dissensi scoppiati fra i
boiari e la famiglia degli Asen: l'aristocrazia terriera temeva
infatti uno stato troppo accentrato, su modello bizantino. I due
fratelli, fondatori dell'impero bulgaro, furono successivamente
uccisi e nel 1197 succedette Giovanni Asen, il più giovane dei
fratelli, chiamato dalle fonti con il diminutivo di Joannitza о an­
che con l'appellativo Kalojan (Giovanni il Bravo).
Kalojan riuscì nel periodo 1197-1207 a consolidare lo sta­
to bulgaro, tenendo a freno i boiari, ai cui appetiti offriva una
politica di espansionismo balcanico che negli anni cruciali
della IV crociata trovava una favorevole coincidenza nell'eclis­
si del potere bizantino. Kalojan cercò la legittimazione del suo
potere a ovest: Г8 novembre 1204 un legato di Innocenzo III
lo incoronava re a Trnovo, mentre l'arcivescovo di Trnovo era
consacrato primate di Bulgaria. Kalojan invece si considerò
sempre «zar» cioè imperatore e considerò «patriarca» il primate
bulgaro, facendo valere le sue pretese all'universalismo impe­
riale bizantino e rappresentando una diretta minaccia per Co­
stantinopoli.
Nei confronti dei latini la situazione politica era sensi­
bilmente peggiorata dai tempi di Manuele Comneno: questi era
riuscito anche attraverso il matrimonio con Maria-Xena di Antio-
LA CONQUISTA 47

chia, ad assicurare una sorta di sovranità feudale dell* impero


bizantino nella Siria franca. D'altronde aveva cercato di inte­
grare largamente nellv esercito e nella corte elementi dell'ari­
stocrazia franco-normanna, tanto da meritare l'accusa di essere
filolatino, da parte degli storici bizantini. Egli aveva invece
duramente colpito gli interessi commerciali di Venezia e, in­
direttamente, di Genova. La politica filolatina di Manuele" ave­
va subito un brusco rovesciamento con l'esplosione xenofoba
del 1182, sull'onda della quale era salito al trono Andronico
Comneno.
Intanto si profilò nuovamente la minaccia dell'espansio­
nismo normanno. Nel 1185 Guglielmo II di Sicilia invadeva la
Grecia: il re normanno si era assicurato da un qualsiasi inter­
vento tedesco promettendo al Barbarossa la mano di Costanza
d'Altavilla, zia del re di Sicilia, per il futuro Enrico VI (1184).
L'esercito normanno sbarcò a Durazzo e riuscì a giungere fino
a Tessalonica nell'agosto 1185. Qui si effettuò anche il ricon­
giungimento con la flotta siciliana. La città fu presa, forse per
tradimento, e terribilmente saccheggiata. Eustazio, arcivescovo
di Tessalonica, ci ha lasciato un agghiacciante racconto degli
orrori perpetrati dai Normanni
Lo scopo della spedizione era Costantinopoli, in vista
della quale la flotta normanna si era ancorata alle isole dei
Principi; ma l'esercito normanno fu sconfitto in Tracia e l'in­
vasione rientrò bruscamente.
Il passaggio della terza crociata nel 1189-1190, con a ca­
po Federico I, aveva di nuovo fatto nascere il timore di una oc-

3
S T . KYRIAKIDIS-V. ROTOLO, Eustazio di Tessalonica. La espu-
gnazione di Tessalonica, Palermo 1961 (Istituto Siciliano di Studi
Bizantini e Neoellenici, Testi e Monumenti, Testi 5).
48 PARTE PRIMA

cupazione latina di Costantinopoli: il Barbarossa aveva indi»


rizzato al figlio Enrico, in data 16 novembre 1189, una lettera
in cui s i concerta una spedizione navale di Genova, V e n e z i a ,
Ancona e P i s a contro Costantinopoli per la metà di marzo 1190,
mentre i crociati avrebbero a s s a l i t o la città per v i a di terra .
L ' a s s u n z i o n e d e l l ' e r e d i t à normanna da parte dell'impera­
tore Enrico VI, concentrando nelle s t e s s e mani le pretese dell'u­
niversalismo imperiale occidentale e d e l l ' e s p a n s i o n i s m o nor-
manno, rendeva imminente la minaccia di una nuova i n v a s i o n e ,
Enrico VI s i servì anzi delle paure che s u s c i t a v a a B i s a n z i o
per estorcere larghe somme ad I s a c c o II e ad A l e s s i o III An­
g e l o . Enrico VI giunse al punto di proclamare la crociata a B a ­
ri, la Pasqua del 1195. A l e s s i o IH Angelo fu costretto ad im»
porre una t a s s a s p e c i a l e , Yalamanikòn (άλαμανικόν) per s o d ­
disfare le pretese di Enrico VI, che però scomparve improvvisa­
mente il 28 settembre 1197.
Enrico VI concepiva la subordinazione di B i s a n z i o a s é ,

Historia de expeditione Friderici imperatoris9 ed. A. CHROUST,


in M.G..H., SS·, nova series V. p. 42: «Quoniam igitur impossibilis est
transitus noster per brachium sancti Georgii, nisi ab imperatore Con-
stantinopolitano electissimos atque omni exceptione maiores obtinea-
mus obsides et totam Romaniam nostro subiciamus imperio, regie no-
bilitatis tue commonentes rogamus prudentiam, quatenus idóneos s e -
renitatis tue legatos Ianuam, Venetias, Anchonam atque Pisam et ad
alia loca pro galearum atque vascellorum transmitías presidio, ut Con-
stantinopolim circa medium martium nobis occurrentes ipsi per mare,
nos vero per terram civitatem oppugnemus». S. KINDLIMANN, Die Erobe-
rung von Konstantinopel als politische Forderung des Westens im
Hochmittelalter, Zürich 1969, pp. 201-217 (Geist und Werk der Zeiten,
Heft 20).
45
DÖLGER, 1632.
LA CONQUISTA 49

come parte di un piano più generale di affermazione imperiale


su tutto il mondo cristiano. Non poteva pertanto tollerare la con­
correnza di alcun universalismo. Il Brand sostiene che Enrico
VI si sarebbe accontentato di una formale dichiarazione di sud­
ditanza, come in tanti altri casi: Inghilterra, Armenia, Cipro,
Palestina, Aragona e Francia, Ma è certo che ormai era nata
lYidea e la prassi da Ila conquista armata di Bisanzio e molti
interessi occidentali ruotavano attorno a questo scopo 47 .
Fra i due imperi, in concorrenza fin dai tempi di Federico
I e Manuele Comneno, prosperava il regno di Ungheria, in pie­
na espansione verso l'Adriatico. Malgrado Γ azione militare 4i
Manuele , Béla HI (1173-1196) aveva saputo sottrarsi al lega­
me di vassallaggio bizantino e aveva operato notevoli progres­
si territoriali in Dalmazia: Zara si era data ai re di Ungheria
nel 1182. Era anzi avvenuto che Isacco II Angelo, desideroso
di trovare un contrappeso alle tendenze centrifughe e alle ri -
bellioni serbe e bulgare, si era legato al re dwUngheria, spo­
sandone la figlia Margherita-Maria.
Con la morte di Enrico VI scompariva il pericolo rappre­
sentato in maniera immediata dallvimpero d'occidente e dal
regno di Sicilia. Costanza lasciava un figlio in minore età: Fe­
derico II, sotto la tutela di Innocenzo III, che non sembrava di­
sposto ad appoggiare il candidato Hohenstaufen, cioè Filippo
di Svevia, alla corona germanica e quindi imperiale. Appoggian­
do i Guelfi, sostenitori di Ottone di Braunschweig alla corona

46
0p. cii.,p. 193.
47
KINDLIMANN, op. cit., pp. 218-221.
48
J. FERLUGA, La Dalmazia fra Bisanzio^ Venezia e lungheria ai
tempi di Manuele Comnenoy in «Studi Veneziani», 12 (1970), pp. 63-83.
50 PARTE PRIMA

germanica, il papa coglieva l'occasione per assicurarsi la futu­


ra separazione della corona di Sicilia da quella dell'impero.
Filippo di Svevia, che aveva sposato una figlia di Isacco II
Angelo, era interessato anche allo scacchiere bizantino, ma era
per ora impegnato nei suoi problemi tedeschi· Il regno di Sici­
lia era in preda all'anarchia: la minorità del sovrano e le lotte
intestine fra i suoi dignitari erano quanto di più rassicurante
possibile per il debole vicino orientale»
La debolezza politica e militare dell'impero romeo alla
fine del XII secolo si accoppiava ad una debolezza economica,
risultato della vigorosa penetrazione commerciale veneziana
e delle spese per le guerre balcaniche, che si manifestò nella
più vistosa svalutazione dell' iperpero che si sia mai verificata
nella millenaria storia della moneta aurea bizantina: il titolo
aureo sotto Isacco II Angelo scese ad appena 90; 112 millesimi
(700 argento; 210 rame. 748 argento; 140 rame) su 4 g comples­
sivi di peso; mentre Alessio HI Angelo fece coniare iperperi
con un titolo aureo leggermente superiore: 160 (700 argento;
140 rame)49.

4. VENEZIA E LE LINEE DELLA SUA ESPANSIONE COM-


MERCIALE.

Il movimento coloniale delle Crociate aveva impresso un


grande slancio all'attività commerciale di Pisa, Genova e Vene­
zia, avvantaggiate, più che dal bottino ricavato dalle singole

T. BERTELE, Moneta veneziana e moneta bizantina, in «Atti del


I Convegno Internazionale di Studi Veneziani», Venezia e il Levante
fino al XV secolo, in corso di stampa.
LA CONQUISTA 51

spedizioni militari, dalla riscossione dei noli per i trasporti e


soprattutto dai privilegi commerciali, fiscali e giurisdizionali
che esse conseguivano nelle città del Levante dominate dai
Franchi . Pisani, Genovesi e Veneziani si inserivano nel fio»
rente contesto economico delle città orientali mediante la con­
cessione di una strada, di un mercato, un edificio pubblico, ca­
s e , un fondaco, la chiesa con annesso il bagno, il forno, il mu­
lino e, se la città era marittima, un approdo con banchina riser­
vata (scala)· Si trattava di vere e proprie basi commerciali in
cui le città marinare della penisola potevano esercitare con la
massima sicurezza tutte le operazioni commerciali e finanziarie
connesse con i loro traffici· Perciò i coloni, chiusi nel loro
quartiere-città, ottengono anche l v esenzione dalla giurisdizione
locale a favore di un proprio magistrato. Questa costellazione
di stabilimenti commerciali si intensifica da Alessandria a Giaf­
fa» Venezia in particolare presenta nel corso del XII secolo un
vasto quadro di rotte commerciali; dalla Romania bizantina, alla
Siria, alla Piccola Armenia (Cilicia); dalla Palestina all'Egitto
si estende il quadro de Ha sua attività nel Mar di Levante, men­
tre nell'Adriatico esercita forme di supremazia e protettorato
sulla Dalmazia e sui comuni marittimi dalla Romagna alla Pu-
glia 51 .
Venezia aveva intensificato considerevolmente la sua po­
litica di sfruttamento commerciale delle piazze del Levante,
commerciando al riparo di privilegi doganali ottenuti dagli im­
peratori bizantini, in cambio di aiuti navali nelle contingenze

G. LUZZATTO, Storia economica di Venezia dell'XI al XVI seco*


lo, Venezia 1961, pp. 16-18 (Centro Internazionale delle Arti e del
Costume).
n
ibid.f p. 20.
52 PARTE PRIMA

della lotta di contenimento dei Normanni.


La grande o c c a s i o n e s i era avuta ai tempi dell a g g r e s s i o ­
ne normanna nel 1081: A l e s s i o I Comneno aveva dovuto conce*
dere ai V e n e z i a n i , in cambio di a s s i s t e n z a navale, esenzioni
f i s c a l i e doganali in molti s c a l i e p i a z z e della Grecia e dell*A-
s i a Minore, ad e s c l u s i o n e del Mar Nero; aveva anche c o n c e s s o
un quartiere a Costantinopoli, s u l Corno d v Oro, nella zona com­
presa fra la porta Hebraikì e la porta di Vigla 5 2 . Questo provve­
dimento colpiva duramente gli interessi d e l commercio bizanti­
no e poneva le premesse d e l risentimento antilatino, soprattut­
to antiveneziano, c h e esploderà s u c c e s s i v a m e n t e nella c a p i t a l e .
Gli imperatori romei cercarono in seguito di controbilanciare
l v influenza v e n e z i a n a concedendo analoghi privilegi commercia­
li a G e n o v e s i e P i s a n i . Manuele Comneno (1143-1180) tentò un
colpo di mano contro i l commercio veneziano facendo arrestare
il 12 marzo 1171 tutti i veneziani s u suolo bizantino e confi­
scandone i capitali di traffico 5 3 . Con c i ò Manuele s i proponeva
di dirottare il colonialismo veneziano verso i paesi orientali
non romei: Siria ed Egitto 5 1 Ma dopo il d i s a s t r o di Myriokepha-
lon gli imperatori bizantini dovettero tornare a negoziare Faiu-
to navale veneziano* Pare però che n e l 1 1 8 2 , quando s i veri­
ficò il massacro dei Latini di Costantinopoli, i Veneziani non

TAFEL-THOMAS, I, pp. 51-54 (traduzione latina del testo greco


della crisobolla perduta). THIRIET, p. 39. Cfr. ora S. BORSARI, II criso*
bullo di Alessio I per Venezia, in «Annali dell'Istituto Italiano per gli
Studi Storici», 2 (1970), pp. 111-131.
53
THIRIET, p. 51.

G. CRACCO, Società e stato nel medioevo veneziano (secoli XII


XIV) Firenze 1967, ppM 45-46 (Fondazione G. Cini, Civiltà Veneziana,
Studi, 22).
LA CONQUISTA 53

f o s s e r o ancora ritornati in città. Andronico I Comneno fu in­


dotto alla n e c e s s i t à di riavvicinarsi alla potenza lagunare e
v
nel 1185, in coincidenza dell attacco normanno, pagò la prima
rata dei danni del 1171 * I s a c c o II Angelo s i trovò nella s t e s s a
n e c e s s i t à e nel febbraio 1187 si arrivò ad un trattato con Vene­
z i a , che assicurava all'impero la sua a s s i s t e n z a navale in cam­
bio della conferma dei consueti privilegi commerciali . Rimase
invero aperta la questione del compenso dei danni del 1 1 7 1 .
La rivoluzione di palazzo del 1195 fu un grave danno per
i Veneziani anche perché interruppe il pagamento dei risarci­
menti del 1171, mentre A l e s s i o HI tentò di liberarsi dei Vene­
ziani ponendoli in concorrenza con G e n o v e s i , P i s a n i e Ragu­
s e i 5 7 . I rapporti fra i vari coloni latini a Costantinopoli erano
tali che si arrivò ad un conflitto armato con i P i s a n i : nel marzo
1196 una flotta veneziana era ad Abido d e c i s a a combattere i
P i s a n i su suolo bizantino. A l e s s i o IH Angelo, che forse aveva
contato sull'influenza di Enrico VI per impedire azioni di forza
v e n e z i a n e contro il proprio s t a t o , dovette giungere ad un nuovo
С Q

trattato nel 1198 . In cambio dell'aiuto navale v e n e z i a n o in ca­


s o di n e c e s s i t à , A l e s s i o IH rinnovava le garanzie dei suoi pre­
d e c e s s o r i , soddisfacendo le due e s i g e n z e fondamentali di V e ­
n e z i a , il rimborso dei danni del 1171 e una lista di località

55
BRAND, op. cit„, p. 197.

TAFEL-THQMAS, I, pp. 179-189 {conferma dei privilegi di Alessio


e di Giovanni Comneno); I, pp* 189-195 (privilegi di Manuele). DÖL-
GER, 1578.

THIRIET, p. 56.

Rimane solo il testo latino della crisobolla in TAFEL-THOMAS, I,


pp. 248-278; DÖLGER, 1647.
54 PARTE PRIMA

in cui i Veneziani avevano libertà di commercio, cioè esenzioni


fiscali. Si concessero anche garanzie di carattere giudiziario.
Malgrado ciò, Alessio IH Angelo non assicurò quella li­
bertà di traffici e quelle immunità fiscali che il commercio ve­
neziani sembrava ormai pretendere e alimentò nell'aristocrazia
lagunare quello spirito di vendetta e quella propensione ad una
soluzione radicale del problema bizantino, che trovava nel doge
Enrico Dandolo il suo più significativo esponente. Erano inol­
tre minacciosamente presenti a Costantinopoli e nel Levante
bizantino i concorrenti Pisani e Genovesi, che comunque non
riuscirono ad abbassare i loro dazi sotto il 4 %, laddove i Ve·
neziani erano del tutto esentati . Presenza minacciosa, che si
manifestava in continue azioni di pirateria: la sicurezza delle
rotte orientali del commercio veneziano era un problema aperto,
tanto quanto la sicurezza della continuità dei privilegi commer­
ciali in terrà di Romania.
Gli interessi commerciali in gioco nel corso del XIII se­
colo erano ingenti: ogni anno due flotte di galee mercantili (ca-
ravane, mude)60 raggiungevano Costantinopoli: una partiva in
primavera, verso Pasqua e tornava in settembre; una seconda
in giugno, verso San Giovanni Battista, e tornava nel tardo au»
tunno; a volte, fino al 1278, una terza muda partiva in agosto,
svernava in Romania e tornava a Pasqua dellvanno seguente 61 .
Navi veneziane esercitavano anche il commercio su rotte che

59
BRAND, op. cit., p. 220.
60
LUZZATTO, op. cit., pp. 22, 38o THIRIET, p. 331.

W. HEYD, Histoire du commerce du Levant au moyen-âge, I, Leip­


zig 1885 (rist. Amsterdam 1967), pp. 180-181. LUZZATTO, op. cit., p.
42.
LA CONQUISTA 55

collegavano Costantinopoli ad Alessandria, alla Siria e alla


Piccola Armenia. Gli articoli del commercio erano vari: olio e
seterie a Corinto; olio a Sparta e Modone; seta a Tebe e Sparta;
grano di Tessalia ad Halmyros; vino dal Peloponneso; tessuti
di seta e oggetti di lusso, oreficerie e opere d'arte da Costan­
tinopoli, che era inoltre la più grande piaz2a orientale per l'ac­
quisto delle spezie e dei prodotti dell'estremo Oriente. IVene­
ziani recavano in cambio materie prime, armi, schiavi e oro 62 .
Le possibilità di sfruttamento commerciale dellvimpero bizanti­
no erano molto più vaste: la grande riserva del Mar Nero,
monopolio quasi indisturbato del commercio bizantino, si a-
priva al di là del Bosforo, con le sue rotte rapide ed agevoli
verso i terminali del commercio estremo-orientale: Bafra e Tre-
bisonda, sulla costa anatolica, la Tana in Crimea. Il Mar Nero
significava grano russo e valacco, schiavi e, più in generale,
una diretta possibilità di contatto con le linee commerciali del­
l'Oriente medio ed estremo, scavalcando gli infidi sultanati tur­
chi vicino-orientali.
L'intraprendenza commerciale veneziana vedeva davanti
a se la possibilità di ampliare il volume degli affari e sentiva
vivissima l'aspirazione ad una maggiore sicurezza per consoli­
dare oltre un secolo di conquiste economiche nell'ambito del­
l'impero bizantino: infatti la penetrazione veneziana è per ora
di carattere esclusivamente economico; i privilegi fiscali e do­
ganali non mettono al sicuro le vaste proprietà che i Venezia­
ni acquistano all'interno delle città b i z a n t i n e .
Le comunità veneziane in Palestina, che godevano di un

62
THIRIET, p. 44. BRAND, op. cit., p. 204.

63
T H I R I E T , pp. 45-46.
56 PARTE PRIMA

governo autonomo, fornivano l'esempio di più ambiziosi traguar­


di da raggiungere64.
La situazione di relativa crisi dei traffici orientali pro»
vocava uno stato di tensione sociale nel congestionato mondo
lagunare, colpendo soprattutto il «popolo», «la cui fortuna era
tutta sul mare»65. All'interno del dogato gli strati popolari pren­
dono a contendere ai «grandi» la gestione stessa del potere, av­
viandosi ad uno scontro di classe che verrà evitato proprio dal­
la crociata . Non bisogna dimenticare che il comune di Venezia
è una sottile striscia di terra al bordo della laguna veneta, da
Chioggia a Grado, e che Rialto stessa conta forse 50000 abi­
tanti all'inizio del XIII secolo. L'arengo infatti, secondo il Vil-
lehardouin, entrava tutto nella basilica di S. Marco e si compo­
neva di 10 000 persone : un piccolo mondo, estremamente fra­
gile, in apparenza, che vive esclusivamente del mare, del com­
mercio, della colonizzazione.
Gli anni fra il XII e il XIII secolo segnano la piena af­
fermazione anche della civiltà mercantile veneziana, gravitante
su Venezia, metropoli coloniale al centro di una intensa circo­
lazione di merci ma anche di persone, di lingue e di culture.
«La città è uno specchio del vasto mondo al quale è collegata
per via di mare»68 e fornisce con la sua lingua, unione di dia-

64

THIRIET, p. 62.

CRACCO, op. cit., p. 47.


66
/6¿d., p. 55.
VlLLEHARDOUIN, 25. THIRIET, p . 66 . 1.
G. FOLENA, Introduzione al veneziano tde là da mar*, in «Bollet­
tino dell'Atlante Linguistico Mediterraneo», 10-12 (1968-1970), pp.
331-376: p. 342 (comparirà anche negli Atti del I Convegno Interna-
LA CONQUISTA 57

letto particolare e di approcci plurilinguistici alle parlate medi­


terranee, dal greco all'arabo, la b a s e principale della lingua
franca dei porti levantini, assumendo le proporzioni di un fe­
nomeno linguistico su scala internazionale, paragonabile al
francese medievale e odierno e a l l ' i n g l e s e odierno; e dive­
nendo il centro di diffusione europea di termini del vocabolario
marinaresco (galia, s c a l a , gondola, squero) ed economico (fon-
t e g o , arzanà, z e c c a , doana, tariffa, gabella, turcimanno) di ori­
gine greca о araba 69 ·

5 L'ARISTOCRAZIA FEUDALE.

L'aristocrazia feudale occidentale è una casta di guer­


rieri, s p e c i a l i s t i del combattimento a cavallo, selezionati a
partire dall'inizio dell'VIII s e c o l o , in coincidenza con l'inven­
zione del combattimento d'urto a c a v a l l o , reso p o s s i b i l e dal­
l'applicazione della scoperta della staffa 7 0 , «nuovo e c o s t o s o
metodo di combattere» , che richiedeva un equipaggiamento pe­
sante per l'uomo e il c a v a l l o , un lungo apprendistato e un con­
tinuo a l l e n a m e n t o , p o s s i b i l e s o l o ad un cavaliere di professione.
Questa c a s t a di cavalieri, stretti dai legami personali di v a s -

zionale di Storia della Civiltà Veneziana, «Venezia e il Levante fino


al XV secolo», in corso di stampa).
69
Cfr. il fondamentale saggio del Folena già citato.
L. WHITE, Tecnica e società nel Medioevo, trad. it. di A. BAR»
CHINI, Milano 1970 2 , pp. 15-79.
7
Ibid*, p. 28. R. BoUTRUCHE, Signoria e feudalesimo, trad. it. di
Μ· SANFILIPPO, Bologna 1971, pp. 167-168.
58 PARTE PRIMA

s a l l a g g i o attorno ai grandi signori laici ed e c c l e s i a s t i c i , teori­


camente inquadrati in una struttura piramidale con il re о l'im­
peratore al vertice, era economicamente sostenuta da c o n c e s ­
sioni beneficiarie fra cui l e più ambite sono le signorie rura-
li72.
Gli anni a cavallo del XII e XIII s e c o l o , che marcano il
p a s s a g g i o alla seconda età feudale, vedono un p r o c e s s o di
rafforzamento dei principati regionali autonomi a danno dell'ari-
stocrazia feudale intermedia, quel ceto di castellani arroccati
nelle proprie «chatellenies indépendantes» (Duby), che tende
ormai ad assimilarsi ai milites, i cavalieri dipendenti dai ca­
s t e l l a n i . La situazione francese è stata meglio illustrata dalle
ricerche e dalle suggestioni di vari studiosi fra cui il Duby :
il re di Francia e i principi regionali, in Fiandra, Provenza, Bor­
gogna e Guyenne, tendono a limitare l'autonomia dei potentati
locali, incentrati sulle castellarne* L"alta g i u s t i z i a , l a leva
delle truppe vengono avocate al principe regionale о al re che
agiscono mediante agenti diretti; mentre i diritti signorili infe­
riori, quali la polizia del v i l l a g g i o e lo sfruttamento dei conta»
dini mediante prestazioni obbligatorie, passano anche in mano ai
milites. La c a s t e l l a n i a s u b i s c e dunque un duplice p r o c e s s o : di
ristrutturazione dall'alto e di erosione dal b a s s o , reinserendosi

72
Dodici mansi (1 manso = 8 / 1 2 ettari) erano il patrimonio di base
secondo il capitolare di Thionville dell'805, per il mantenimento di
un cavaliere completamente equipaggiato. Cfr. Capitularía regum Fran
corum, ed. A. BORETIUS in MLGJL, LL., sectio II, I, 1883, p. 123 n.
44; cfr. BOUTRUCHE, op, cit*9 p. 168*
73
G. DUBY, Terra e nobiltà nel Medio Evo, trad. it. di M. SANFILIP-
PO, Torino 1971, pp. 220-229. Cfr. G. FORQUIN, Seigneurie et féodali-
té au moyen âge, Paris 1970; BOUTRUCHE, op. cit.
LA CONQUISTA 59

nel quadro della «pyramide féodale» (Duby) che caratterizza l'a­


pogeo dell v età feudale. Si moltiplicano le motte , c a s e fortifi­
cate di piccoli e medi signori, e s i c o s t i t u i s c e una multiforme
struttura gerarchica che c o l l e g a i cavalieri ai signori intermedi,
ai principi regionali e al re. Intanto l'ideale c a v a l l e r e s c o , per­
meando di s é l'intero ordine aristocratico, contribuiva ad amal­
gamare e fondere sul piano degli atteggiamenti mentali i vari
strati della s o c i e t à aristocratica, già tendenzialmente livellata
sul piano politico dall'affermazione del principato regionale;
«... attorno all'ideale c a v a l l e r e s c o , alla sua morale, alle virtù
di coraggio e lealtà si c r i s t a l l i z z ò quella c o s c i e n z a di c l a s s e
che progressivamente rese omogenea l'aristocrazia francese» .
L'ideologia s e l e z i o n a t a da tale c l a s s e s o c i a l e , s i incarnò nel­
l'ideale eroico della cavalleria e n e l l ' i d e a l e formale della cor­
t e s i a , intesa come perfezione e t i c a di comportamento delicato
e galante . I modelli culturali di tale ideologia c a v a l l e r e s c a e

Secondo le prospettive del Duby e del Fourquin; recenti indagini


archeologiche sui castelli ne mostrano una fioritura già un secolo pri­
ma e quindi implicherebbero un collegamento con la dissoluzione po­
litica, della fine del X secolo, dando nupvo vigore alla tesi della na­
scita anarchica del feudalesimo, cfr. ree. di Fourquin di G. TABACCO,
in «Studi Medievali», s«. Ili, 11 (1970), pp. 813-817.

DUBY, op. cit., p. 223.

Attorno al 1090 Bonizone di Sutri redasse nel Liber de vita chri·


stiana un codice etico del miles christianus impegnato ad una as­
soluta devozione al suo signore, cui lo lega il giuramento di fedeltà;
difensore delle vedove e degli òrfani,il cavaliere lotta fino al sacri­
ficio della sua vita per il bene pubblico, facendosi anche sterminatore
di eretici, senza essere sollecitato dalla brama del guadagno del bot­
tino, cui rinuncia». La cerimonia del suo addobbo, con la veglia d'armi
in preghiera e il conferimento della spada benedetta, assume il valore
60 PARTE PRIMA

cortese vennero diffusi dalla voga del romanzo c a v a l l e r e s c o bre­


tone e francese, che nel corso del XIII s e c o l o s i diffonde nel
Taita Italia penetrando anche in strati s o c i a l i diversi da quel­
li aristocratici, come ad esempio nell'alta borghesia mercantile
italiana.
Il mondo feudale c o n o s c e dunque un p r o c e s s o di livella«
mento a favore di più ampi aggregati politici, i principati regio
nali e i regni. N e l corso del XII-XIII s e c o l o gli s t e s s i principi
regionali vengono progressivamente assorbiti nel dominio regio,
s i a per accorta politica matrimoniale s i a mediante imprese m i l i ·
tari cui partecipavano* di s o l i t o contro il re, i grandi v a s s a l ­
li minacciati dall T evoluzione s o c i a l e e politica del s i s t e m a feu»
dale.
Se accanto alla dinamica di un tale p r o c e s s o s o c i a l e , di
abbassamento del l i v e l l o politico e s o c i a l e dei castellani e di
innalzamento dei loro sottoposti, i milites, nell ambito di un
rafforzamento amministrativo dei principati regionali e del re*

di una consacrazione religiosa. Sono temi ricorrenti anche nei roman­


zi di Chretien de Troyes, con l'idealizzazione della chevalerie fatta
di bravoure e justice e della clergie, comprendente élégance e cultu
re, cfr. F. HEER, // Medioevo 1100-1350, ed. it. a cura di R. Bosi,
trad, di F. CODINO, Milano 1962, p. 181.

Sulla penetrazione di tale ideologia in ambito culturale Venezia*


no, sociologicamente diverso da quello della cavalleria d'oltralpe,
cfr. A. PERTUSI,. Maistre Martino da Canal interprete cortese delle Cro
date e dell'ambiente veneziano del secolo 11 in «Venezia dalla
Prima Crociata alla conquista di Costantinopoli del 1204», Firenze
1965, pp. 105-135. Sulla voga dei romanzo cavalleresco a Venezia
cfr. A. CARILE, Una <Vita di Attila* a Venezia nel XV secolo, in «Atti
del Convegno Internazionale «Venezia e Ungheria nel Rinascimento»,
(Venezia 11-14 giugno 1970), in corso di stampa.
LA CONQUISTA 6]

gno, che in Francia tende ad assorbire i principati regionali; si


tiene presente l'altro elemento funzionale della s o c i e t à feudale,
la presenza di «jeunes», cioè di cavalieri, figli di signori feuda­
li, in cerca di un loro status s o c i a l e , perseguito attraverso i pe­
ricoli di una vita d'avventura ; s i sarà delineato il contesto
sociale in cui va collocata la disponibilità dell'aristocrazia
feudale all'avventura c a v a l l e r e s c a della Crociata.
Per alcune famiglie feudali occidentali, come gli Alera-
mici del Monferrato, l'oriente anche bizantino era di recente en­
trato nell'ambito degli interessi di famiglia : quando Manuele
Comneno aveva cercato un potente alleato italiano contro il
Barbarossa, Гаѵеѵа trovato in Guglielmo V di Monferrato, il
marchese, già sostenitore del Barbarossa, che il trattato di V e ­
nezia del 1177 l a s c i a v a s o l o a fronteggiare i comuni lombardi:
da ciò il suo risentimento contro l'imperatore t e d e s c o . L'al­
leanza si concretò in un matrimonio estremamente onorifico per
gli Aleramici: Raniero, figlio di Guglielmo V, fu s p o s a t o alla
porfirogenita Maria Comnena (febbraio 1180), ricevendo il titolo
aulico di cesare, oltre al nuovo nome di Giovanni, e dei diritti
sulla città di T e s s a l o n i c a , che i cronisti occidentali interpre­
tarono in s e n s o feudale come «honor», c i o è feudo di e c c e z i o n a l e
ampiezza, о addirittura «xegnum» 8 4
Mentre Manuele Comneno poté cogliere alcuni dei suoi s u c -

^UBY, op* cit., p. 145..

H. GRÉGOIRE, The Question of the Diversion of the Fourth Crusa-


de, in «Byzantion», 15 (1940-1941), pp. 158-166; ID., Empereurs bel-
ges ou français de Constantinople, I, in «Bulletin de la Faculté des
Lettres de Strasbourg», 25 (1946-1947), pp. 221-227.
80
BRAND, op. cit., p. 19.
62 PARTE PRIMA

cessi italiani contro il Barbarossa grazie a Corrado di Monferra­


to, la probabile eliminazione del cesare Raniero-Giovanni e di
sua moglie ad opera di Andronico Comneno, anteriore alla pri-
mavera del 1183 , non valse ad interrompere i legami fra Bi­
sanzio e Aleramici. Isacco II Angelo, alla ricerca di un allea­
to occidentale, si rivolse nuovamente alla casata di Monferra­
to, concedendo in sposa la propria sorella Teodora Angelina a
Corrado di Monferrato, che nel 1187, ricevuta la dignità di cesa
re, ebbe un ruolo decisivo nella repressione della rivolta di A-
lessio Branas, campione dei magnati contro Γ imperatore. Ben
presto però Corrado era fuggito da Costantinopoli, aveva rag­
giunto Tiro (12-13 luglio 1187) e vi aveva disinvoltamente spo­
sata l'erede al trono di Gerusalemme, divenendo re titolare di
Gerusalemme8 ; dando vita nell'arco di pochi mesi ad una delle
più spettacolari avventure cavalleresche che le pur romanzesche
biografie di cavalieri occidentali ricordino·
Negli stessi anni, Cipro fu presa nel 1191 al secessioni­
sta Isacco Comneno da Riccardo Cuor di Leone, che finì per ce­
dere l'isola in feudo a Guido di Lusignano, il cui fratello Amal-
rico ottenne nel 1195 da Enrico VI la conferma della nuova co­
rona83, che il papa Innocenzo III si preoccuperà in seguito di
salvaguardare ad Amalrico contro le rivendicazioni dell'impera­
tore bizantino84· I Lusignano erano feudatari in Aquitania del


Ibid., p. 45, n. 37.

Ibid., pp. 81-82, 84. Tutta l'avventura di Corrado di Monferrato


si svolge fra il marzo e il luglio 1187, cfr. BRAND, op. cit., p. 274.
83
/6tûL, pp. 124, 194. RÖSCHER, op. cit., pp. 95-96. RUNCIMAN, III,
p. 87.

^BRAND, op. cit., p. 226.


LA CONQUISTA 63

re d'Inghilterra e si comprende bene la loro sollecitudine ad ot­


tenere una investitura imperiale del proprio potere regio, svin­
colandosi dal diretto signore feudale, il re d'Inghilterra .
Le vicende degli Aleramici e quelle dei Lusignano indica­
no la volontà di espansione territoriale delle famiglie feudali
occidentali alle quali l'Oriente musulmano e bizantino offriva
p o s s i b i l i t à adeguate ai loro appetiti. Le v i c e n d e dei personaggi
di queste due famiglie, della media feudalità o c c i d e n t a l e , era­
no la realizzazione non fantastica dei modelli culturali propo­
sti nei romanzi d'avventure in voga nell v Europa cortese d e l XII
e XIII s e c o l o , e specialmente nella Lombardia dove s i compon­
gono opere storiche e letterarie in franco-italiano .
Questo spirito di avventura c a v a l l e r e s c a , che trovava nel­
l'oriente latino e bizantino un entusiasmante campo di e s p l i c a ­
z i o n e , all v insegna d e l misticismo crociato, è un tratto s o c i o l o g i ­
co da non sottovalutare in quella a c c e n s i o n e di spiriti che por­
terà una parte dell'aristocrazia feudale o c c i d e n t a l e , di Francia,
di Fiandra, di Lombardia e di Germania, a tentare la «aventure»
in Oriente.

COGNASSO, op. cit., pp. 671-674.

Le Origini, Testi latini, italiani, provenzali e franco-italiani, a


cura di A. VISCARDI, B. e T. NARDI, G. VIDOSSI, F. ARESE, Milano-
Napoli, 1956, pp- 1053-1057 (G. Vidossi), (La Letteratura Italiana,
Storia e Testi, I).
87
E. CECCHI-N. SAPEGNO, Storia della Letteratura Italiana, I, Le
origini e il Duecento, Milano 1965, pp. 580-586 cfr. pp. 521-524 (M.
MARTI ).
64 PARTE PRIMA

6. IL PAPATO E BISANZIO .

La politica papale nei confronti di Bisanzio era dominata


dalla volontà di chiudere lo scisma del 1054, che 1* espansione
commerciale delle città marinare italiane e le imprese crociate
avevano reso sempre più attuale nell'accresciuta frizione fra
i due mondi; al tempo stesso il papato vedeva nella chiusura
dello scisma la possibiHtà di creare un fronte unico della cri-
stianità, sotto la guida del papa, in funzione della crociata an·
timusulmana e antiturca* La connessione fra problema della
crociata e unione delle chiese si precisò soprattutto al tempo e
nell'azione di Innocenzo III \
Manuele Comneno si era mostrato disposto a negoziare
l'unione delle chiese, latina e ortodossa, in cambio della sua
incoronazione ad imperatore anche d'occidente: a tale prezzo
Manuele Comneno era disposto ad accettare il primato papale a
spese del patriarcato di Costantinopoli* Alessandro III (1159-
1181), che vedeva nella riunione delle chiese anzitutto la su-
bordinazione dell'impero bizantino al papato, era disposto ad
ascoltare le richieste di Manuele alla corona dell v impero d'oc-
cidente, e ad accogliere i sostanziosi aiuti economici bizanti·
ni per le occorrenze. della sua lotta contro il Barbarossa, Le
trattative avevano avuto luogo dal 1158 al 1166, quando il fal-
limento siciliano di Manuele Comneno e il sostegno che la Lega
Lombarda offri al papato contro Federico I, resero superflua la

88
op. cit., pp. 222-23L RÖSCHER, op, cit., pp. 93-96, 113-
BRAND,
119. J. GILL, Franks, Venetians, and pope Innocent III, 1201-1203,
in «Studi Veneziani», 12 (1970), pp. 85-106.
89
RÖSCHER, op. cit., p. 94.
LA CONQUISTA 65

progettata alleanza fra papato e impero bizantino. Le trattative


per la riunione delle chiese erano comunque state sviluppate
ulteriormente Il massacro dei Latini a Costantinopoli nel 1182
e l'insediamento di Andronico Comneno segnarono una decisiva
riaffermazione della tradizione politica bizantina di ostilità
contro i Latini e la chiesa romana e si addivenne ad una con­
seguente rottura delle relazioni fra papato e impero bizantino.
L'accentramento della corona del regno di Sicilia e del-
Гітрего occidentale nelle mani degli Hohenstaufen favorì un
riavvicinamento fra papato e impero romeo. Isacco II Angelo
(1185-1195), memore dell'invasione di Guglielmo II di Sicilia
e della crociata di Federico I, guardava ad Enrico VI con lo
stesso timore che poteva nutrire, per diversi motivi, il papa Ce»
lestino III (1191-1198). In questo mutato clima politico, si ri­
prese il negoziato per l'unità delle chiese: moneta di scambio
consueta per ottenere l'alleanza papale a Bisanzio. Questa li­
nea politica era destinata a sfumarsi о a divenire più incisiva
a seconda delle vicende politiche cui serviva da contrappeso.
Negli anni fra il 1195, successo siciliano di Enrico VI, e il
1197, improvvisa scomparsa dell'imperatore, Alessio III Ange­
lo si avvicinò ulteriormente al papato, pur senza ottenere di
bloccare la paventata crociata di Enrico VI.
Con l'avvento di Innocenzo III, i rapporti fra papato e im­
pero bizantino si fecero più stretti: Innocenzo III come reggente
del regno di Sicilia per il minore Federico II, e come arbitro
della contesa per la corona imperiale fra Filippo di Svevia e il
candidato guelfo Ottone IV di Braunschweig, era in grado di pre­
venire la riunione delle due corone nelle mani degli Hohenstau­
fen, evento tanto più temuto da Alessio IH Angelo in quanto il
candidato ghibellino, Filippo di Svevia, aveva preso in moglie
Irene Angelina, figlia del deposto Isacco II Angelo, accampan-
66 PARTE PRIMA

dosi pericolosamente nell v ambito della famiglia imperiale ro­


mea- Innocenzo III si aspettava dall'imperatore bizantino l'u­
nione delle chiese e aiuti militari per la crociata. L'unione do­
veva avvenire naturalmente sulla base del riconoscimento bi­
zantino della teoria del primato papale, non solo d'onore ma
anche giurisdizionale .
Alessio III rispose con una lettera, inedita nel testo gre­
91
co , in cui proponeva la convocazione di un concilio, su suolo
greco, come i primi quattro concilii, per la riunione delle chie­
se (febbraio 1199). Neil' autunno dello stesso anno cerca di in­
durre il papato a difendere l'integrità territoriale dell'impero
romeo chiedendo al papa di patrocinare la restituzione di Cipro,
in cambio di aiuti militari bizantini per la Palestina· Innocenzo
IH intraprese invece un'azione diplomatica per impedire qual­
siasi tentativo di Alessio IH ai danni di Amalrico di Lusignano,
re di Cipro e, dall'inverno 1197-1198 anche di Gerusalemme, al­
legando come giustificazione la necessità strategica di non in­
debolire le basi di attività dei Latini in Levante in vista della
riconquista della Terrasanta: obiettivo tanto più agevole da
raggiungere, dal punto di vista latino, disponendo di un regno
di Cipro di obbedienza occidentale anche quanto a gerarchia ec­
clesiastica. Ancora nel marzo~aprile 1201 Innocenzo HI rifiu­
terà di intervenire per, la restituzione di Cipro proprio in consi­
derazione della sua importanza strategica .

9
Lettera di Innocenzo III dell'agosto 1198 cfr. INNOCENTII III,
Opera, Epistulae, I, 353-354 in P.L., 214, ce. 325-329.
91
Paris, Bibliothèque Nationale, cod. Paris. Graec* 1302, ff. 273v-
r
275 (secolo XIII); cfr. INNOCENTII III, Opera, Epistulae, II, 208-211
in P.U, 214, cc. 756-772.
92
ROSCHER, op. cit., p. 96. Cipro mantenne questo ruolo strategico
LA CONQUISTA 67

Il mancato aiuto papale indusse l'imperatore romeo a frap­


porre difficoltà all'attuazione del concilio e soprattutto ad a-
prire una disputa dottrinale circa la sottomissione del potere
spirituale a quello temporale (sulla base di Pietro, I, 2, 13).
La replica di Innocenzo III avvenne secondo la linea delle teo­
rie ierocratiche, cioè con Taffermazione della superiorità del
potere spirituale, così come Panima è superiore al corpo, e con
l'asserzione della conseguente facoltà del papa, come capo del
potere spirituale, di giudicare re e imperatori; mentre il potere
temporale si esercita solo su coloro che portano la spada .
La fuga del giovane Alessio Angelo nel 1201 mise alla pro­
va il quadro politico delle ręlaziomi fra impero romeo e mondo
occidentale. Alessio, figlio del deposto Isacco II Angelo, tro­
vò aiuto presso il cognato Filippo di Svevia, che, non potendo
distogliere la sua attenzione dalla Germania, lo appoggiò pres­
so il capo della crociata, Bonifacio di Monferrato.
Il giovane fuggitivo giunse in occidente nel settembre о
ottobre 1201 su una nave pisana; dopo essersi recato dal co­
gnato, si presentò al papa, richiedendo una condanna dell'ope­
rato di Alessio III Angelo, lo zio che aveva detronizzato suo
padre nel 1195. Innocenzo III, sfavorevolmente predisposto dal­
l'alleanza ghibellina del principe, fornì una risposta negativa.

fino ai nostri tempi. E significativo che quando i Turchi la tolsero ai


Veneziani, Pio V ebbe nuovi argomenti da aggiungere al suo rilancio
dell'idea di crociata, che si attuò nella Lega Santa del 1571 e nella
successiva vittoria di Lepanto (7 ottobre 1571).
93
P.L., 216, ce. 1182-1185. Acta Innocenta pp. Ill (1198-1216).
ed. Тн. HALUSCYNSKIJ, Città del Vaticano 1944, pp. 213-216.
94
BRAND, op. cit., pp. 274-275.
68 PARTE PRIMA

Alessio Angelo tornò alla corte di Filippo di Svevia. Di là rag·


giunse i crociati a Zara nel 1202 con la proposta di compiere la
diversione su Costantinopoli. Una ambasceria di cavalieri cro­
ciati fu inviata a Roma presso il papa, che nel medesimo mo­
mento riceveva anche una legazione di Alessio III Angelo.
II 16 novembre 1202 Innocenzo HI rispondeva all'impera­
tore rifacendo la storia delle obbligazioni contratte dall'impero
romeo nei confronti del papato: molti consiglieri papali cerca­
vano di indurre Innocenzo III ad accogliere la richiesta di di­
versione della IV crociata. Ma egli si era opposto. L'imperatore
inoltre doveva al papa il fatto che Filippo di Svevia non era
riuscito ad impadronirsi della Sicilia, facendone una base di
attacco dell'impero d'oriente.
Eppure l'impero non meritava di essere salvato, dato che
dalla morte di Manuele Comneno non si erano avute altro che
parole circa la questione dell'unità delle chiese. Stava ora in
Alessio III di prendere un'iniziativa efficace per la realizzazio­
ne dell'unità delle chiese 9 5 .
Innocenzo IH non era dunque disposto ad appoggiare un'im­
presa, di dubbio esito, che avrebbe recato nel caso migliore un
allargamento della sfera di influenza degli Hohenstaufen; ma
era incline a trarne tutto il partito possibile come deterrente da
usare nella trattativa religiosa con l'imperatore bizantino. Di
fatto però Alessio III Angelo venne superato dagli eventi: rim­
piazzato dal nipote Alessio IV Angelo, co-imperatore del cieco
Isacco II, il problema dell'unità delle chiese assunse diversa
connotazione. Alessio IV scrisse il 25 agosto 1203 ad Innocen­
zo HI facendo atto di formale sottomissione alla sede romana e

95
INNOCENTII III, Opera, Epistulae, V, 122 in P.L., 214, ce. 1123
1125. Gesta Innocenta III, in P.L., 214, ce. 130-131.
LA CONQUISTA 69

promettendo una attuazione effettuale della riunione delle chie-


se96.
Ormai il dialogo politico-religioso fra impero bizantino e
papato aveva assunto un orientamento in apparenza più favore­
v o l e alle pretese e agli interessi papali. L'unione delle c h i e s e
sembrava assicurata dalla presenza łatina a Costantinopoli, ga­
ranzia anche dell'aiuto che lampero romeo avrebbe recato agli
stati latini di Siria in v i s t a della riconquista di Gerusalemme.
Le relazioni fra B i s a n z i o e papato si ponevano pertanto su una
b a s e di cooperazione più i n c i s i v a di quanto non ci si p o t e s s e
aspettare da una semplice coincidenza di interessi bizantini e
papali n e l l ' e s c l u s i o n e di Filippo di Svevia dalla S i c i l i a e dal­
l'impero. Questo era stato l ' u n i c o motivo per cui A l e s s i o Щ
Angelo si era indotto ad intavolare una d i s c u s s i o n e dottrinale
circa l'unione d e l l e c h i e s e che era pregiudicata dalla fondamen­
tale irreconciliabilità del punto di v i s t a papale e bizantino. Ir­
reconciliabilità che s o l o operazioni politiche più urgenti avreb­
bero potuto porre in secondo piano.

* * *

Gli interessi r e l i g i o s i , politici ed economici che inducono


l'occidente feudale, mercantile, cattolico a porsi il problema di
B i s a n z i o , eccedono il problema più о meno elegante della devia­
zione d e l l a IV crociata , del margine di «premeditazione» di tale

96
INNOCENTII III, Opera, Epistulae, VI, 210-211, in P.L., 215, c e .
236-240; la lettera di Alessio IV è in HALUS£YNSKIJ, op. cit., pp. 571-
572.
A. FROLOW, Recherches sur la déviation de la IV croisade vers
70 PARTE PRIMA

impresa e anche della apologia di un Innocenzo IH .


L'incontro fra i due mondi, accentuato dalle necessità
d e l l e crociate, aveva provocato la formazione, s i a in occidente
s i a in oriente, di pregiudizi culturali antibizantini e antilatini.
Si trattava di diffusi atteggiamenti mentali di disprezzo per la
d e b o l e z z a militare, la doppiezza diplomatica, e la perfidia gre­
ca s p e c i e nei confronti d e l l e crociate che è facile rilevare nei
cronisti occidentali a partire dalla I c r o c i a t a " . D'altra parte i
bizantini affettano il più alto disprezzo per la barbarie, l'insa­
ziabile bramosia d'oro, lo spirito di sopraffazione dei l a t i n i 1 0 ?
Ma l'odio, la diffidenza, il d i s p r e z z o , sentimenti che possiamo
riscontrare nei cronisti dell'una e dell'altra parte, non possono

Constantinople, Paris 1955 (riedizione di due saggi apparsi in «Revue


d'Histoire des Religions», 145 (1954), pp. 68-87 e 146 (1954), pp. 67-
89). J. FOLDA, The Fourth Crusade 1201-1203* Some reconsiderations,
in «Byzantinoslavica», 26 (1965), pp. 277-290.

98Cfr. da ultimo J. GILL, Franks, Venetians, and pope Innocent


III, 1201-1203, in «Studi Veneziani», 12 (1970), pp. 85-106 contro RUN-
CIMAN, III, p. 117.
99
S. KINDLIMANN, Die Eroberung von Konstantinopel als politische
Forderung des Westens im Hochmittelalter Studien zur Entwicklung
der Idee eines lateinischen Kaiserreichs in Byzanz, Zurich 1969,
passim.
Nic. CHON., ρU 391 sgg. Sono ben noti i sentimenti antilatini e-
spressi da Anna Comnena, Niceta Coniate, Nicola Mesarite, cfr. N.
ANASTOS, Some Aspects of Byzantine Influence on Latin Thought in
M. CLAGETT-G. P O S T - R . REYNOLDS, Twelfth-Century Europe and the
Foundation of Modern Society, Madison 1961, pp„ 131 sgg. cfr. P. L E -
MERLE, Byzance et la Croisade, in «X Congresso Internazionale di
Scienze storiche, Relazioni», III, Firenze 1955.
LA CONQUISTA 71

essere assunti, a mio avviso, nella funzione demiurgica di fat­


tori storici: sono piuttosto degli indizi, a livello psicologico e
di coscienza culturale, di contrasti di interessi la cui individua­
zione ci impegna ad un'analisi molto più ampia che non quella
dello stato d'animo dei cronisti. Non sono certo i miti, recipro­
ci e complementari, del «perfido greco» e del «malvagio latino»
a spiegarci la formazione dell'impero latino di Costantinopoli.
CAPITOLO II

LA QUARTA CROCIATA

1. Î1 piano e la predicazione - 2. La partecipazione della cavalleria


francese e fiamminga » 3. Bonifacio di Monferrato e Venezia - 4. L'af­
fare di Zara - 5. Dalla prima alla seconda presa di Costantinopoli -
6. Il patto del marzo 1204 - 7. La seconda presa di Costantinopoli e
la spartizione del bottino.

La Quarta Crociata ha alimentato una ricca bibliografia


nella quale ha a lungo campeggiato una questione e l e g a n t e , fal-
2
s o problema, forse , quello della sua d e v i a z i o n e . Alcuni storici
l'hanno considerata c a s u a l e : la deviazione è non tanto il risul­
tato di premeditazione politica quanto un'evoluzione naturale
dei rapporti fra oriente bizantino e occidente latino, in o c c a ­
sione della fuga del pretendente A l e s s i o ГѴ Angelo, per una for-

Cfr. la breve rassegna in ROSCHER, op* cit., pp. 113-114; la vi­


vace sintesi di D. A. ZAKYTHENOS, La conquête de Constantinople en
1204, Venise et le partage de Гетріге byzantin, in «Venezia dalla
prima crociata alla conquista di Costantinopoli del 1204», Firenze
1965, pp. 139-155; e qui la bibliografia alle pagg. 15-19.

P. LEMERLE, Byzance et la Croisade, in «X Congresso Internazio­


nale di Scienze Storiche, Relazioni», III, Firenze 1955, p. 611.
74 PARTE PRIMA

tuita combinazione di vari fattori politici e militari, secondo


l'impostazione data ai problemi dallo Streit e dal Norden. Per
altri invece la deviazione della quarta crociata fu il frutto di
un intrigo nel quadro di un piano politico generale in cui concor­
sero Filippo di Svevia e l'espansionismo economico venezia­
no: questa tesi fu presentata dal Riant, che.vedeva in Bonifa­
cio di Monferrato un esecutore della politica di Filippo di Sve­
via, continuatore della politica bizantina di suo padre Federico
I e di suo fratello Enrico VL II Grégoire la rincalzò sottolinean­
do per primo gli interessi personali di Bonifacio nell'Oriente bi­
zantino . Il Frolow, cui dobbiamo la più recente riconsiderazio­
ne del problema, riprendendo la tesi dei rapporti secolari fra
Oriente e Occidente, ha sottolineato fra l'altro l'attrazione che
esercitava sui crociati la grande ricchezza di reliquie di Co­
stantinopoli 4 .
La Kindlimann ha indagato la formazione dell'idea della
conquista di Costantinopoli nel Medio Evo occidentale, limi­
tandosi agli aspetti più appariscenti dell'astio e dei pregiudizi
rivelati dalle fonti occidentali ; mentre lo Zakythenos conside­
ra la conquista del 1204 come realizzazione sul piano politico e
militare di uno scisma economico e sociale, nonché psicologico,
consumato da tempo 6 . Si è in sostanza compreso da tempo che
la questione della deviazione della IV crociata, insolubile se
impostata sul piano polemico delle colpe, diviene comprensibi­
le solo nella misura in cui si delinei un contesto di problemi il

3
Cfr. p. 61, n. 79.
4
FROLOW, op. cii., p. 6.
5
KINDLIMANN, op. cit.
6
ZAKYTHENOS, art. cit., p. 141.
LA CONQUISTA 75

cui raggio geo-storico è mediterraneo .


In una ricerca sull'impero latino di Costantinopoli non può
mancare una rapida considerazione della crociata per rilevarne
gli aspetti demografici e gli equilibri politici che determineran­
no profondamente la formazione dell'impero latino nel suo qua­
dro istituzionale e nella s u a realtà c o l o n i a l e .

1. IL PIANO E LA PREDICAZIONE.

L a crociata fu voluta e m e s s a in atto da Innocenzo IH che


n e l l ' a g o s t o 1198 indirizzò una lettera ai fedeli di Francia, In­
ghilterra, Ungheria e S i c i l i a , indicendo la spedizione in soccor-
g
s o d e l l a Terra Santa: la partenza era f i s s a t a al marzo 1199 . Il
papa s c r i s s e anche ad A l e s s i o IH Angelo per ottenerne parte­
cipazione ed a i u t o 9 . L e v i c e n d e del regno di Germania e la con­
t e s a fra i due candidati imperiali escludevano la partecipazione
del тех Romanorum alla crociata.
Innocenzo pensava certo ad una spedizione v i a mare: i
suoi legati s i erano recati a chiedere navi in S i c i l i a , a Vene­
z i a , P i s a e Genova. N e l l ' a g o s t o 1198 s i trovano due legati ad­
detti alla crociata: Pietro Capuano, cardinale diacono di S. Ma­
ria in V i a Lata, poi cardinale prete di S. Marcello, e Soffredo,

K. M. SETTON, A History of the Crusades, II, The Later Crusades,


1189-131L ed. R. L. WOLFF and H. W. HAZARD, Philadelphia, 1962, p.
172 (Mc Neal-Wolff).
8
LONGNON, p. 19; ROSCHER, op, cit., pp. 58-59; Reg., I, 336; Рот»
THAST, 347; P. L., 214, с 310 D; HAGENEDER, p. 502.

9
Reg., I, 353; POTTHAST, 349; P. L., 214, c c . 325-327; HAGENEDER,
p. 526·
76 PARTE PRIMA

cardinale prete di Santa P r a s s e d e . La nomina dei due legati s i ­


gnificava la d e c i s a volontà papale di influire sulla formazione e
la condotta della crociata 1 0 . La biblica, ma politicamente im­
precisa immagine dei legati che debbono «exercitum Domini prae-
cedere» pregando Dio come Aronne mentre Giosuè combatte, la­
s c i a v a aperto adito al controllo e all'influenza papale s u l l a con­
dotta politica della crociata, pur riservando ai militari la g e s t i o ­
ne t e c n i c a deirimpresa 1 2 *
Innocenzo HI provvide ad applicare sistematicamente la
prassi, g i à sperimentata nelle precedenti crociate, di eccitare la
Christianitas all'impresa, mediante l'impiego di predicatori. Non
s o l o i prelati furono incitati a spingere il popolo alla crociata ,
ma rimangono anche lettere indirizzate a singoli predicatori del­
la crociata, significativamente incomplete negli indirizzi 1 4 . L a
propaganda papale s i e s p l i c a v a dunque ai vari l i v e l l i s o c i a l i e
si valeva di un numero considerevole di agenti. Fra costoro s i
d i s t i n s e quanto a fama, a l i v e l l o popolare. F o l c o parroco di
Neuilly-sur-Marne, uomo g i à irrequieto in gioventù poi dedito
alla conversione delle meretrici; costui ebbe pieni poteri dal
papa, sotto il controllo del cardinale legato Pietro Capuano,
che sovrintendeva in Francia ai problemi politici e organizza­
tivi della crociata 1 5 . Neil' impero s i rese illustre n e l l a predica-

ROSCHER, op. cit., p. 60·

11
Reg,, I, 302; P. L., 214, c, 265 A; HAGENEDER, p. 432.

Diversamente LONGNON, p. 19.

13
Reg., I, 508; POTTHAST, 559 (5 gennaio 1199); P. L., 214, c.
470 P; HAGENEDER, p. 742.
14
Reg., I, 302; POTTHAST, 320; P. L., 214, с 266 A; HAGENEDER,
p. 433, 16.
LA CONQUISTA 77

zione della crociata l'abate Martino di P a i r i s - E l s a s s , nella dio·


c e s i di B a s i l e a , attivo partecipante dell'impresa di Costantino­
p o l i , da cui tornerà onusto di memorie e reliquie . Nell'Italia
meridionale Innocenzo III affidò la predicazione all'abate Luca
di Sambucina e al v e s c o v o Lorenzo di Siracusa 1 7 . Persino Gioac­
chino da Fiore, il non ancora famoso correligionario di Luca,
fu impegnato nell'opera di predicazione della crociata : forse
v
da tale esperienza d e s u n s e l atteggi amento di sfiducia proprio
del gioachimismo circa la crociate
Il v e s c o v o di Liddo-Ramlah fu destinato alla predicazione
in Sicilia p r e s s o l'imperatrice Costanza . Oltre a questi predi­
catori, in ogni provincia e c c l e s i a s t i c a fu probabilmente c o s t i ­
tuita una commissione di prelati addetti ai problemi organizza-
20
tivi e giurisdizionali connessi con la crociata . Si verificò
pertanto un'organizzazione s i s t e m a t i c a d e l l a predicazione che
quasi prelude all'opera dei prossimi ordini predicatori: in que­
st'opera ci s i a v v a l s e ancora in s o s t a n z a del clero l o c a l e ; e s ­
s a fu rivolta ai vari strati della popolazione e raggiunse ogni
parte d'Europa L ' a s s e n z a della Spagna e , in parte, della Ger-

15
Reg , I, 398; POTTHAST, 409; P. L., 214, с. 375; HAGENEDER, p.
597. Cfr. ALPHANDERY, op. cit., II, pp. 48, 59.

LONGNON, p. 19; ROSCHER, op. cit., p. 65.


17
Äeg, I, 302; POTTHAST, 320; P. L., 214, с 265 CD; HAGENEDER,
p. 432, 38.
l8
Reg., I, 343; POTTHAST, 359; P. L., 214, с 317 D; HAGENEDER, p.
513, 6, cfr, ROSCHER, op. cit., p. 66, n. 48.

l9
Reg., I, 328; POTTHAST. 331; P. L. 214, c. 293 sg.; HAGENEDER,
p. 476, 14 s g .
20
ROSCHER, op. cit., p. 67.
78 PARTE PRIMA

mania, s i s p i e g a con i problemi locali della riconquista contro


i Mori e delle lotte fra guelfi e ghibellini per la s u c c e s s i o n e
imperiale.
Il papa concedeva ai crociati l v indulgenza p l e n a r i a 2 1 e il
vantaggio delle preghiere quotidiane in tutte le c h i e s e d'Euro­
pa 2 ^ la persona, i p o s s e s s i e la famiglia del crociato erano
sotto l a protezione della c h i e s a fino al ritorno della crociata .
L'organizzazione finanziaria della crociata ci fornisce
un aspetto non meno secondario dello sforzo organizzativo m e s ·
s o in atto dal papato 2 4 . Le s p e s e della spedizione sono ingen­
ti e d'altra parte ricorrere all'autofinanziamento dei conti e ba­
roni, poteva portare al disordine verificatosi durante l a pri­
ma crociata. Luigi VII aveva imposto una t a s s a per finanziare
la seconda crociata, mentre F e d e r i c o I s i era assunto per due
anni Гопеге del mantenimento dei peregrini in o c c a s i o n e della
terza crociata; Fi lippo Augusto ed Enrico II imposero per lo
s t e s s o scopo la «decima del Saladino» nei rispettivi regni e
feudi, con s c a r s o s u c c e s s o pratico.
Il papato aveva cercato di imporre t a s s e al clero per il
25
finanziamento della crociata fin da Clemente HI ; ricorrendo


Reg., I, 336; POTTHAST, 347; P. L., 214, e. 311 B; HAGENEDER,
p. 503, 6-11.
22
Reg., I, 344; POTTHAST, 363; P. L., 214, 318 D: HAGENEDER,
p. 514, 25.
23
Reg., I, 336; ΡοττÄST, 347; P. L., 214, с. 311 С - 312 A; HAGE­
NEDER, р. 503, 19-504, 3.

24
RoscHER, op. cit., pp. 75-83.
25
JAFFÉ-LOEWENFELD, Regesta Pontificum Romanorum, 16.252.
Cfr. Reg., II, 270; POTTHAST, 922; P. L., 214, с 829.
LA CONQUISTA 79

anche al contributo di collette e alla destinaziona a t a l e s c o p o


di proventi straordinari· Innocenzo IH u t i l i z z ò queste tre forme
di finanziamento: impose al clero una t a s s a del 2,5 % (un qua­
rantesimo) s u l l e entrate; s o l l e c i t ò tutti i cristiani a fare offerte
per la Terra Santa, chiedendo dei contributi s o s t a n z i o s i ai re
di Francia e di Inghilterra 26 . L'organizzazione della predicazio­
ne serviva anche per la r i s c o s s i o n e d e l l e c o l l e t t e , mentre tutto
il denaro, attraverso i v e s c o v i , doveva affluire a Roma. Fin dal­
l ' a g o s t o 1198 Innocenzo III aveva imposto ai prelati insigniti
di feudi di partecipare alla crociata con un contingente a pro­
prie s p e s e о con una somma di denaro equivalente, pena la s o -
27
spensione . Gli ordini e le c h i e s e e s e n t i furono ugualmente
sottoposti alla t a s s a , ridotta al 2 % per C i s t e r c e n s i e Premon-
stratensi. I C i s t e r c e n s i contribuirono comunque con 2 0 0 0 mar­
chi d'argento. 2 8
La difficoltà per la raccolta delle offerte e delle t a s s e fu
notevole e non mancarono abusi da parte dei collettori. D'altra

G. MARTINI, Innocenzo III ed il finanziamento delle crociate, in


«Archivio della R. Deputazione Romana di Storia Patria», 67 (1944),
pp. 309-335.
27
Reg., I, 336; POTTHAST, 347; P. L., 214, 311 AB; HAGENEDER, p.
502, 25 - 503, 5.

8 POTTHAST, 1435. - La «marca» o «marco» è un'unità di peso varia­


bile a seconda delle località: a Venezia ad esempio pesava 238,4994 g
(238,531 g secondo Barni in A. VISCARDI-G. В ARNI, L'Italia nell'età
comunale, Torino 1966, «Società e Costume», IV, p. 854), cioè la metà
della «libbra grossa» (476,99 g): cfr. E. SCHILBACH, Byzantinische Me·
trologie, München 1970 (Handbuch der Altertumswissenschaft, XII, 4),
pp. 192 e 188. La marca di Troyes pesava (secondo Barni, op. cit., ρ·
855) g 244,75; mentre la più celebre marca al peso di Colonia era di g
229,456.
80 PARTE PRIMA

parte il crociato che riceveva il finanziamento dal danaro così


raccolto doveva offrire una cauzione; se non portava a termine
un anno о più di servizio armato per la liberazione della Terra
Santa, doveva restituire il denaro; mentre la cauzione veniva
restituita solo dietro dichiarazione del patriarca di Gerusalem-
me, del re, del legato papale о di un maestro dei due ordini
(Giovanniti e Templari) circa l'effettivo soggiorno in Terra San-
ta 2 9 .
Il papa interviene dunque in tutto il meccanismo della
crociata: dalla sua formazione, alla sua organizzazione finan­
ziaria, alla sua condotta militare, La copertura del fabbisogno
finanziario da parte della Curia sarebbe stato il mezzo più con-
creto di direzione a disposizione del papato. Di fatto però que-
sto settore così delicato dell'organizzazione papale fallì am-
piamente: non solo la riscossione di imposte e collette e la loro
amministrazione creò attriti e sospetti fra preti, vescovi e papa,
come pure fra laici e clero; il finanziamento risultò di fatto in-
sufficiente e la crociata, non essendo appoggiata ad alcuna
struttura statale, veniva pericolosamente esposta a due alterna-
tive: sciogliersi о cadere sotto Г influenza di interessi determi­
nati in grado di sostenerla e condizionarla.

2. LA PARTECIPAZIONE DELLA CAVALLERIA FRANCESE


E FIAMMINGA.

Il papa cercò di attuare una politica di pacificazione dei


conflitti feudali, in vista di assicurare una larga partecipazio-
ne della cavalleria feudale alla crociata, fornendo uno sbocco

29
Reg.f II, 270; POTTHAST, 922; P. L., 214, e, 831 AB,
LA CONQUISTA 81

al bellicismo e allo spirito di avventura della cavalleria euro­


pea. La crociata era naturalmente connessa con la politica eu­
ropea e con gli interessi del papato. «Il papa come guida della
Cristianità non stava semplicemente al di sopra delle parti;
anche quando assunse la direzione della crociata, rimase in­
vischiato nel gioco delle parti della politica europea» . La Si­
cilia, che avrebbe dovuto essere la base di partenza della spe­
dizione marittima, fu praticamente sottratta al controllo papale
dall'atteggiamento indipendente dei ministeriali germanici, che
governano il regno alla morte dell'imperatrice Costanza nel di­
cembre 1198, essendo Federico II nella sua minorità. L'attrito
fra elemento germanico e papale arrivò al punto delle aperte
ostilità. Innocenzo III dichiarò anzi una «crociata» (24 novembre
1199) contro Marcovaldo di Annweiler , duca di Ravenna e mar­
chese di Ancona, entrato nel regno come tutore di Federico IL
Il regno di Germania era paralizzato dalle lotte fra Guelfi e Ghi­
bellini per il trono imperiale: dei due candidati, Ottone di Braun­
schweig, pronipote di Lotario IH e figlio d'un cugino del Barba-
rossa, e Filippo di Svevia, Innocenzo III si pronunciò a favore
del primo solo il I o marzo 1201 , tenendo conto delle preoccu­
pazioni papali circa gli Hohenstaufen, ormai eredi in Federico
II anche del regno di Sicilia. Il conflitto anglo-inglese si in­
serisce in questo stesso contesto: Riccardo Cuor di Leone es­
sendo zio di Ottone IV, Filippo Augusto si trovò naturalmente

ROSCHER,op. cit., p. 92: «Der Papst als Leiter der Christenheit


stand nicht einfach über den Parteien; auch als er den Kreuzzug in die
Hand nahm, blieb dieser hineingestellt in das politische Wechselspiel
Europas».
31
Reg., II, 221; POTTHAST, 877; P. L., 214, cc. 780 С - 782 С.

Re ges tum Innocenta papae super negotium Romani Imperii, 32.


82 PARTE PRIMA

a fianco, da un punto di vista diplomatico e militare, degli Ho-


henstaufen, tanto più volentieri in quanto il papa, Celestino
III prima e poi lo stesso Innocenzo HI, aveva rifiutato di annul­
lare il suo matrimonio con Ingeburga di Danimarca. In questo
scacchiere la politica papale riuscì ad imporre una tregua quin­
quennale (gennaio 1199) che, alla scomparsa di Riccardo (6
aprile 1199), fu interrotta da una ripresa delle ostilità con il
nuovo re, Giovanni Senzaterra. Questi però concluse già il 28
maggio 1200 una pace completa con il re di Francia, che gli
impose di rinunciare a sostenere il suo candidato imperiale, Ot­
tone, con gran risentimento del papa33.
Un torneo radunato in Champagne, a Ecry-sur-Aisne, at­
tuale Asfeld 34 , il 28 novembre 1199, da Tibaldo III di Cham­
pagne, fu l'occasione in cui la nobiltà feudale di Francia prese
la croce, anche se è leggendaria la predicazione che vi avrebbe
tenuto Folco di Neuilly-sur-Mame . L'aristocrazia feudale e
soprattutto la pleiade dei cavalieri minori è sempre pronta a
lanciarsi in avventure di guerra che appaghino il suo spirito
eroico e la sua sete di guadagno: la società cortese è infatti
dominata dagli ideali cavallereschi della prodezza, da mostrare
agli occhi della dama, al servizio del Santo Sepolcro, nell'emu­
lazione degli antenati , Il conte di Champagne, sovrano feuda­
le anche di Chartres e Blois, era tradizionalmente uno dei più

53
Ibid., 25; POTTHAST, 1232.
34
VlLLEHARDOUIN, 3 ; LONGNON, p . 2 0 . 4.

Cfr. invece LONGNON, pp.20, 21; RUNCIMAN, III, p. 111. La leg­


genda è stata criticata da E. Me NE AL, Fulk of Neuilly and the Tourna-
ment of Eery, in «Speculum», 28 (1953), pp. 371-375.
36
LONGNON, p. 24.
LA CONQUISTA 83

pericolosi feudatari del re di Francia: infatti con i suoi possedi­


menti circondava completamente il dominio reale francese e lo
minacciava di soffocamento . La corte di Champagne era cele­
bre per la raffinatezza cortese dell'ambiente, per le glorie let­
terarie, fra cui Chrétien de Troyes, e per la prodezza cavalle­
resca, mostrata dal padre e dal fratello dell'attuale conte, nella
loro partecipazione alle crociate, Troyes, assieme a Provins,
è una delle località in cui si riunisce la corte di Champagne,
già dominata, negli anni della seconda crociata, dalla perso­
nalità di Maria di Francia, figlia di Eleonora d'Aquitania e di
Luigi VII; pertanto sorellastra sia di Filippo Augusto sia di
Riccardo Cuor di Leone. Maria di Francia, scomparsa nel marzo
1198, era stata reggente del principato territoriale durante l'as­
senza di Enrico I (1179-1181) per la partecipazione alla seconda
crociata; durante la minorità e la crociata di Enrico II (1181-
1187; 1190-1197); e durante la minorità di Tibaldo III (1197-
1198).
Seguì le orme del suo signore e cugino Luigi di Blois e
Clermont, il cui padre Tibaldo V di Blois, fratello cadetto di
Enrico I di Champagne, era morto nel 1191 аІГassedio di Acri,
L'epopea della crociata è dunque tradizionale in queste fami­
glie della nobiltà feudale francese.
L'arruolamento per la crociata nella cavalleria francese
avverrà seguendo i legami verticali e orizzontali della piramide

37 e e
G. DEVAILLY, L'occident du X au milieu du XIII siècle, Paris
1970, p. 196.
Enrico II era stato anche re di Gerusalemme avendo sposato I-
sabella ereditiera del regno, cfr. qui a p. 40. H. BETTIN, Heinrich lì
von Champagne. Seine Kreuzfart und Wirksamkeit im heiligen Lande
(1190-1197), Vaduz 1965.
84 PARTE PRIMA

feudale: verticalmente, cioè dagli alti gradi ai cavalieri, 1* ar­


ruolamento avvenne seguendo la gerarchia feudale, a seconda
dei legami di dipendenza, anche s e ovviamente non tutti i v a s ­
salli seguirono il loro signore; mentre orizzontalmente, fra pari
n e l l a gerarchia, giocarono i legami matrimoniali e di parentela:
g i à s i è v i s t o dei legami di parentela e di gerarchia feudale in«
tercorrenti fra Tibaldo di Champagne e Luigi di B l o i s ·
Si aggiunsero loro due grandi baroni, v a s s a l l i del re di
Francia, Simone di Montfort, che s i sarebbe illustrato nella
crociata contro gli A l b i g e s i ; e Rinaldo di Montmirail au P e r c h e ,
cugino dei conti di Champagne e di B l o i s . Dietro i due baroni
s i affollarono i v a s s a l l i del dominio regio. Il 23 febbraio 1200,
giorno delle ceneri, prese la croce il cognato di Tibaldo di
Champagne, il conte Baldovino IX di Fiandra e VI di Hainaut ,
f
v a s s a l l o di Francia e dell impero. Anch'egli è al centro di una
corte tipicamente feudale, è amante della letteratura cortese e
ha partecipato alla guerra fra Filippo Augusto, suo cognato, e
il re d*Inghilterra, Riccardo Cuor di L e o n e , parteggiando natu­
ralmente per quest'ultimo, come molti v a s s a l l i del re di Francia,
timorosi di un e c c e s s i v o potenziamento del dominio regio. La
guerra contro il cognato gli era v a l s a a riguadagnare una parte
della contea di Artois 4 2 .

3 9
LONGNON, p. 22.

40
HENDRICKX, p. 23.
41
Jean Renard gli dedicò il romanzo Escoufle; egli avrebbe anche
composto una cronaca universale cfr. Сн. V. LANGLOIS, La vie en
France au moyen âge d'après des romans mondains du temps, Paris
1924, pp. 36, 341.
Trattato di Péronne, 2 gennaio 1197.
LA CONQUISTA 85

Presero da ultimo la croce Ugo di Saint-Poi, seguito da


s e t t e v a s s a l l i maggiori fra cui suo nipote Pietro di Amiens e
da un numero imprecisato di cavalieri: fra questi erano i fratelli
Aleaume, chierico, e Robert de Clari (Cléry-lés P e r n o i s , Somme),
semplici cavalieri; Robert avrebbe poi redatto una cronica della
conquista di Costantinopoli ; e , oltre il conte di Saint-Poi,
Goffredo conte du P e r c h e , seguito dal fratello Stefano e altri
quattro v a s s a l l i maggiori.
Tibaldo di Champagne fu seguito dal v e s c o v o di T r o y e s ,
Garnier di Traìnel, e da una serie di suoi v a s s a l l i , fra i quali
Geoffroy de Villehardouin, personaggio della media feudalità,
insignito della funzione di maresciallo e addentro alla diploma­
zia della crociata e poi dell'impero latino; questi ci avrebbe l a ­
s c i a t o un memoriale di grande i n t e r e s s e s u l l a IV crociata e la
fondazione dell'impero latino: La Conquête de Constantinople .

43
ROBERT DE CLARI, La Conquête de Constantinople, ed. Рн.
LAUER, Paris 1924, ^Classiques Français du Moyen Age*. Il Lauer af­
ferma (p. V) che il feudo di Cléry era di appena 6 ettari e 45 are, il
che giustifica l'affermazione di Robert di essere un «cavaliere povero».
La data del suo ritorno in Francia si desume dalla iscrizione di una
croce-reliquiario di cristallo conservata a Corbie (poco dopo la morte
di Baldovino I, 14 aprile 1205, cfr. LAUER, op. cit., pp. VI-VII). Su di
una croce processionale, pure donata all'abbazia di Corbie da Robert
si leggeva l'iscrizione: tBene sìt Robillardo qui me attulit Constanti
nopoli*, cfr. C.te RIANT, Exuviae sacrae Constantinopolitanaef II, Ge-
nevae 1877, p. 176.
44
VILLEHARDOUIN, La Conquête de Constantinople^ éd. et trad, par
E. FARAL, Paris 1961 (Les classiques de l'Histoire de France au
Moyen Age, XVIII-XIX); cfr. anche GEOFFROY DE VILLEHARDOUIN, La
conquête de Constantinople^ par J. DUFOURNET, Paris 1969 (su tssto
critico del Faral, cronologia, introduzione e bibliografia del Dufour­
net); e la traduzione italiana: GEOFFROY DE VILLEHARDOUIN, La con
86 PARTE PRIMA

La feudalità di Champagne, di Francia e di Fiandra s i


presenta articolata in tre strati s o c i a l i principali, che tendono
a sfumare uno nell'altro, a seconda della c o n s i s t e n z a patrimo-
niale e feudale di c i a s c u n barone e cavaliere. E estremamente
significativo quel che dicono Ernoul 4 5 e Guglielmo il Bretone 4 6
sui motivi della propensione alla crociata d e l l a nobiltà france­
se: il timore di rappresaglie del re Filippo Augusto, contro il
quale i principali feudatari avevano combattuto a fianco d e l re
d'Inghilterra . Assumendo la croce e s s i s i ponevano al sicuro
dalle rappresaglie r e g i e . Quindi anche l'alta feudalità s u b i s c e
in certo s e n s o i l contraccolpo di una pressione politica e s o ­
c i a l e , che s i materializzerà nell'aumento del dominio regio a
danno dei v a s s a l l i maggiori, soprattutto dei principi territoria-
lio L a crociata forniva loro una pausa e uno s b o c c o liberatore.
Non pare dunque accettabile l'affermazione che «la croisade
n'avait à s a tête que d e s raprésentants de la moyenne féodali­
t é » 4 8 sui quali g l i entusiasmi r e l i g i o s i avevano più effetto delle
ambizioni politiche о d e l l e mire di profitto economico.
Il patto dell'aprile 1201, stretto a V e n e z i a fra i rappresen­
tanti dei capi della crociata franco-fiamminga e il doge , permet-

quista di Costantinopoli, Introduzione, traduzione e note di F. GARA-


VINI, Torino 1962.
45
ERNOUL, p. 337.
GUILLAUME LE BRETON, Philippide, VI, 35-46 (ed. Delaborde, pp.
152-153),
47
LONGNON, p . 2 4 ,
48
THIRIET, p. 67.
49
TAFEL-THOMAS, I, pp· 362-368; in versione volgare figura inse­
rito nelle cronache veneziane della famiglia C, recensione I, 1, cfr,
LA CONQUISTA 87

te di stimare la consistenza dell'esercito crociato a questo pun­


to dell'organizzazione dell'impresa. Tenuto conto della struttu­
ra feudale dell'esercito e dei legami personali che uniscono ca­
valieri e signori feudali, si può ragionevolmente postulare un
rapporto diretto fra consistenza numerica dei contingenti di ca­
valieri e funzioni organizzative e politiche dei relativi signori
feudali. Il fatto che la posizione direttiva della crociata è as­
sunta dal conte Tibaldo di Champagne, che inviò due suoi mes­
si a Venezia: Goffredo di Villehardouin, lo storico, e Milone
di Provins le Brébant; affiancato da suo cugino il conte Luigi
di Blois, che pure inviò due messi: Giovanni di Fri aise, cava­
liere povero secondo Robert de Cléry 5 ^ e Gualtieri di Godonvil-
le; e dal conte Baldovino di Fiandra ed Hainaut, ugualmente rap­
presentato da due messi: Conone fratello deìVavvocato di Bé-
thune e il cavaliere povero Alard Maquereau ; fa ritenere che
questi tre principi regionali fornissero alla crociata la maggior
parte dei cavalieri previsti nel patto dell'aprile 1201. Questo
documento ci presenta l'esatto quadro sociale della crociata
franco-fiamminga, costituita dai ranghi serrati del mondo feuda­
le, con al vertice i principi regionali e i grandi baroni, con i
loro seguiti di vassalli e di cavalieri (tre strati nell'ambito del­
l'aristocrazia cavalleresca); mentre gli «scudieri», о cavalieri
non nobili, costituiscono lo strato intermedio e i sergenti a
piedi formano la base. Il clero cattolico si affianca e si amal-

A. CARILE, La cronachistica veneziana (secoli XllUXVl) di fronte al­


la spartizione della Romania nel 1204, Firenze 1969, pp. 314-320.
VILLEHARDOUIN, 21. Il patto fu concluso fra il febbraio e l'aprile 1201,
cfr. LONGNON, pp. 26-27; RÖSCHER, op. cit., p. 99.
50
CLARI, I, p. 3, 84 (Wales de Friuses).
51
Ibid., I, p. 3, 85.
88 PARTE PRIMA

gama con la classe cavalleresca, sia dal punto di vista del


servizio militare, sia quanto a gerarchia sociale: infatti si va
dal chierico povero come Aleaume fratello del «povre chevalier»
Robert de Cléry 52 ai vescovi e abati con i loro seguiti di cava-
lieri. E il vario e pittoresco mondo feudale, precisamente arti­
colato nella sua gerarchia e nei suoi legami di dipendenza per­
sonale, un mondo nel quale la dialettica di ricchi e poveri si
fa sentire anche all'interno della classe cavalleresca, cioè del­
l'aristocrazia.
I capi della crociata si erano orientati decisamente verso
una spedizione per mare e si erano rivolti a Venezia perché
pensavano di trovarvi «plus grant piente de vaisiax que à nul
autre port»,54 a preferenza di Marsiglia e Genova, che erano sta­
ti i porti utilizzati dai re d'Inghilterra e Francia alla terza cro­
ciata· I crociati francesi e fiamminghi (la crociata non si era
estesa all'Angiò e alla Guyenne, feudi del re inglese; non ave­
va ancora toccato la Borgogna francese, e il regno d'Italia, il
regno di Germania, il regno di Arles: cioè l'impero) si impegna­
rono a pagare 85000 marche d'argento al peso di Colonia (cfr.
Tav. I) per il traghetto del proprio esercito di 33 500 uomini e
4500 cavalli, da effettuarsi su un congruo numero di navi vene­
ziane. Il doge di Venezia si impegnò a partecipare alla crociata
fornendo il traghetto su una flotta formata da navi tonde da ca­
rico (latine), navi per il trasporto dei cavalli (uscieri) e appron­
tando per di più cinquanta navi sottili da guerra (galere) a spe-

52
Ibid., ρ· 4, 87-89·

La contrapposizione fra cavalieri ricchi e poveri è consueta in


tutta l'opera di Robert de Cléry, cfr· CLARI, I, XCVIII, CV.

VlLLEHARDOUIN, 14.
LA CONQUISTA 89

s e dei v e n e z i a n i . Il mantenimento di uomini e cavalli era per


un anno a carico dei v e n e z i a n i . Forse la partecipazione delle
cinquanta galere veneziane s p i e g a la clausola del trattato per
cui metà delle conquiste future sarebbero spettate ai v e n e z i a ­
ni, che pure venivano pagati in anticipo per il servizio del tra-
ghetto; d'altra parte il c a l c o l o per l'equipaggio minimo n e c e s s a ­
rio all'armamento d e l l a flotta mostra che l'apporto in combatten­
ti dei veneziani era pari a circa la metà d e l l ' e s e r c i t o feudale.
L'unica fonte del XIII s e c o l o che ci fornisca il numero comples­
s i v o delle unità della flotta v e n e z i a n a è la Devastano Constan
tinopolitana , di un anonimo «lombardo», per cui la flotta com­
prendeva 100 uscieri (dunque 45 cavalli ad u s c i e r e ) , 40 latine
e 62 galere· L'aumento del numero delle galere, f i s s a t o a 50
nel patto dell'aprile 1201, concorderebbe con l'affermazione del
Villehardouin secondo cui i veneziani «mult orent bien attendues
t o t e s lor c o n v e n a n c e s . . . et plus assez» , al momento dell'ef­
fettivo imbarco d e l l ' e s e r c i t o . La data f i s s a t a per il raduno a V e ­
n e z i a era il San Giovanni (29 giugno) 1202 e la meta della s p e ­
dizione era «Babiloine», c i o è l'Egitto, in quel momento centro
d e l l a potenza turca che più direttamente minacciava la Terra
Santa (cfr. T a v . I).
Dalle cifre desumibili dal patto dell'aprile 1201 risalta
il seguente rapporto: 1 c a v a l l o : 1 cavaliere: 2 scudieri о ser­
genti a cavallo: 4,4 sergenti a piedi. Confrontando questi dati
numerici con le testimonianze di Geoffroy de Villehardouin cir-

55
In CH. HOPF, Chroniques gréco-romanes, Berlin 1873, p. 87
(= M.G.H., SS., XVI, pp. 9-12).
56
VILLEHARDOUIN, 57.

57
ID., 30.
Tavola I

SPEDIZIONE PREVISTA NELL'APRILE !201

Effettivi
FRANCESI VENEZIANI

UOMINI % CAVALLI UOMINI NAVI

I Cavalieri 4500 13,43 4 500 1000 40 latine


II Scudieri о ser­
genti a cavallo 9000 26,87 2 500 100 uscieri
III Sergenti a piedi 20000 59,70 11100 50 galere

TOTALE 33 500 100,00 4 500 14600 190

Viveri

FRANCESI VENEZIANI

farina/ 58 5 0 % del carico ^


, . 201000 staia = hi 167 453,10 per ι francesi
legumi
vino 16 750 a n f o r e 5 9 = hi 100656,78 « hi 50328,39
acqua ? ? « ?
biada 13500 m o g g i 6 0 = hi 134 962,20

1 TOTALE hi 403 072,08 + X hi 134054,94+ X

TOTALE GENERALE: hi 537127,02 + X

'Costo della s »edizione

1 FRANCESI VENEZIANI |

2 marchi а 33500 67 000 14600+X 29 2 0 0 + X


persona persone marchi persone marchi

4 marchi a 4 500 18 000


cavallo cavalli marchi

TOTALE marchi 85 000 29200+X

TOTALE GENERALE: 114 200 marchi

Conversione del marco nel sistema ponderale decimale: 1 marco d'argento al


peso di Colonia = g 2 2 9 , 4 5 6 6 1 ; 114 200 marchi = 26 2 q 3 kg 875,2 g.

Lo staio veneziano misura 1 83,31 cfr. SCHILBACH, op. cit., p . 104.


L'anfora veneziana misura 1 600,936, cfr. ibid., џ. 144.
Il moggio veneziano misura ì 999,72, cfr. ibid., p . 149.
Cfr. E. FOURNIAL, Histoire monétaire de l'occident médiéval, Paris 1970, p. 163.
LA CONQUISTA 91

ca la composizione d e l l ' e s e r c i t o , si può constatare c h e , nel­


l'ambito delle tre categorie di combattenti previste, il cronista
menziona di preferenza quella dei cavalieri e fra questi soprat­
tutto lo strato dei «vassalli intermedi», per c o s ì dire, fra princi­
pi regionali e cavalieri minori. Credo si p o s s a anche stabilire
un astratto rapporto numerico fra v a s s a l l i intermedi, al cui stra­
to s o c i a l e appartiene lo s t e s s o Villehardouin, e cavalieri mino­
ri . Tali rapporti numerici fra principi regionali e v a s s a l l i mag­
giori (144 sommando gli otto principi regionali ai 136 v a s s a l l i
intermedi citati dal Villehardouin, da Robert de Cléry e in alcu­
ni documenti), cavalieri minori (4500-144), scudieri (9000), ser­
genti a piedi (20 000), sembrano e s s e r e : 1 : 31 : 62 : 136,4. Geof­
froy de Villehardouin, pur conoscendo bene le c l a u s o l e del pat­
to dell'aprile 1201, alla cui definizione aveva contribuito come
inviato del conte Tibaldo di Champagne 6 3 , non è altrettanto pre­
c i s o nella r a s s e g n a dei gruppi feudali, delle «masnade», che
compongono l ' e s e r c i t o . R e t i c e n z a che il nostro cronista - at­
tore manterrà anche nei confronti del seguito del marchese di
Monferrato e c h e , pur trovando una s u a prima e s p l i c a z i o n e n e l l a
relativa indifferenza per i dati numerici propria degli storiogra­
fi о cronisti medievali e xniindi del loro pubblico, v a motivata
con la t e s i che sta a cuore al cronista, quella d e l l a disgrega-

Per i problemi quantitativi che ci pongono le fonti della IV cro­


ciata e dell'impero latino di Costantinopoli in ordine alla precisazio­
ne dell'effettivo movimento demico verificatosi nelle varie circostanze
della conquista, cfr. A. CARILE, Alle origini dell'impero latino d'O­
riente* Analisi quantitativa dell'esercito crociato e ripartizione dei
feudi, in «Nuova Rivista Storica», in corso di stampa.

Infatti riporta le clausole del patto per esteso in VILLEHARDOUIN,


21.
92 PARTE PRIMA

zione della crociata e della necessità dell'impresa di Zara,


cioè con un intento apologetico, difficilmente sostenibile alla
luce delle cifre esatte, che il Villehardouin conosceva bene.

3. BONIFACIO DI MONFERRATO E VENEZIA.

Dopo l'aprile del 1201 si verificò un indubbio processo di


dissoluzione della crociata nella sua struttura iniziale, cioè
con una netta preminenza della cavalleria di Champagne, cui
si affiancò l'innegabile incremento delle forze arrecato dalla
cavalleria imperiale, l'ingombrante particolare su cui sorvola­
no sia Geoffroy de Villehardouin sia Robert de Cléry.
Le defezioni dall'esercito cominciarono per tempo e il
Villehardouin le sottolinea accuratamente: già sulla via del ri­
torno in Champagne, dopo l'ambasceria a Venezia, il marescial­
lo di Champagne incontrò al Moncenisio «buona parte» dei cro­
ciati di Champagne, diretti in Puglia al seguito del conte Gual­
tieri di Brienne che vi rivendicava i feudi di sua moglie, fi­
glia di re Tancredi . Questo contingente non si riunì più al
corpo della crociata: per determinarne la reale consistenza bi­
sogna rilevare che il Villehardouin ricorda solo quattro vassal­
li maggiori. La scomparsa del conte di Champagne il 24 maggio
1201 determinò la necessità della ricerca di un nuovo capo. La
direzione miliare della crociata, data la struttura feudale del­
l'esercito, era subordinata alla possibilità di fornire un contin-

F. DE SASSENAY, Les Briennes de Lecce et d'Athènes, Histoire


d'une des grandes families de la féodalité française 1200 456, Paris
1869.
VILLEHARDOUIN, 33.
LA CONQUISTA 93

gente di cavalieri abbastanza ampio per divenire un centro di


raccordo e quasi di coagulo, delle sparse forze d e l l a c a v a l l e ­
ria feudale. Cercare un capo della crociata, significava innan­
zi tutto, dal punto di v i s t a militare, trovare un idoneo contin­
gente di cavalieri, legati dai vincoli feudali al loro signore.
Dopo il rifiuto del duca di Borgogna, Oddo, e del conte
Tibaldo di Bar-le-Duc, cugino del defunto , Geoffroy de Vil­
lehardouin propone la candidatura del marchese Bonifacio di
Monferrato, cugino del re di Francia e zio del defunto re di Ge­
rusalemme Baldovino V ( + 1 1 8 6 ) e dell'ereditiera del regno, Ma­
ria. La posizione del Villehardouin fin da questo atto c o s t i t u ­
tivo della crociata è di singolare rilievo: certamente egli deve
aver incontrato il marchese durante il suo viaggio di ritorno in
Francia e deve averne ricevute assicurazioni circa la p o s s i b i ­
lità di una s u a partecipazione alla crociata con un seguito ade­
guato. Geoffroy de Villehardouin darà poi sempre prova, nella
sua opera cronachistica, di amicizia per il marchese, anche s e
tende a porre in secondo piano la partecipazione lombarda e
germanica alla crociata.

L'accettazione del marchese di Monferrato e s t e s e la cro­

c i a t a alla cavalleria lombarda . L a partecipazione di Bonifa­

c i o . , 38-39.
Oltre ad elementi del Monferrato, fra cui l'abate Pietro di Lo­
cedlo (Vercelli), sappiamo che seguirono il marchese elementi di
Parma (il marchese Guido Pelavicino e, fra i cavalieri minori, Egi­
dio Bafulo, Guido de Adam, padre del cronista, frate Gherardo Ran-
gone) e di Verona (Ravano dalle Carceri, Giberto de Mercanuovo, Pe-
goraro de Mercanuovo) cfr. CARILE, Alle origini dell'impero latino d'O-
riente, cit*\ ID., Snlimbene e la sua opera storiografica, Bologna
1971, pp. 14-19.
94 PARTE PRIMA

ciò di Monferrato a capo d e l l a crociata implicò l'apporto di un


numero di cavalieri paragonabile a quello di Tibaldo di Champa­
gne о di Baldovino di Fiandra: i ruoli politici e militari sono ri­
gidamente legati all'apporto numerico. Del resto questo fatto
l a s c i a intendere anche il trovatore Rambaldo di Vaqueiras nel
sirventese d e l l ' a g o s t o 1201 6 8 : egli afferma che, eletto capo del­
la crociata, Bonifacio adempirà meglio al suo dovere grazie ai
m e z z i , cioè v a s s a l l i , terre e averi, che Dio gli ha dato «... e
al Deus dat poder / De bos v a s s a l h s e de terr' e d'aver / E de
rie cor, per melhs far s o quel tanna» . Günther, monaco cister­
c e n s e che udì la storia della crociata dall'abate Martino di P a i -
ris (Basilea) afferma esplicitamente che Baldovino di Fiandra
e Bonifacio di Monferrato «auctoritate et viribus atque Consilio
praecipui habebantur» 7 .
Il 14 settembre 1201 al capitolo di Citeaux presero la
croce, presente il marchese di Monferrato, alcuni cavalieri delle
due Borgogne e di r i f l e s s o la crociata s i e s t e s e anche in Pro­
v e n z a . Al marchese è dovuta pure l ' e s t e n s i o n e d e l l a érociata al­
la Germania, dove Bonifacio, amico di Filippo di Svevia, si re-

V, DE BARTHOLOMAEIS, Poesie provenzali storiche relative al*


l'Italia I, Roma 1931, pp. 92-95 (Fonti per la Storia d'Italia, 71).

Op. е й . , p. 93 w. 9-11 (e Iddio gli ha dato abbondanza di buoni


vassalli, di terra e di averi, e gran coraggio per far meglio il suo do­
vere).

Questi, d'autorità del legato papale, avrebbe dovuto essere a


capo di tutti i Tedeschi della crociata, cfr. P. L., 212, e. 232 B.

GUNTHERI, Historia captae a Latinis Cons antin opole os, 5 in P.


L., 212, с. 239 D, 7-9.
72
VlLLEHARDOUIN, 4 5 .
LA CONQUISTA 95

co prima di rientrare in Monferrato· La corte del Monferrato di­


venne un centro assai attivo della propaganda crociata per il
tramite dei trovatori che la frequentavano, dei quali alcuni pre­
sero la croce: Peire Vidal, Gaucelm Faidit, Rambaldo di Va-
queiras e Elias Cairel 7 І
La scelta di Bonifacio di Monferrato aveva delle chiare
implicazioni politiche: egli era in stretta connessione con Filip­
po Augusto e Filippo di Svevia, presso i quali soggiornò, mol­
to significativamente, fino alla fine di novembre del 1201 come
ospite del re di Francia; e nel dicembre 1201 - gennaio 1202
come ospite dell'aspirante re dei Romani· La presenza a capo
della crociata di una personalità legata in sostanza al ghibelli­
nismo europeo mostra a chiare lettere come la condotta della
spedizione tenda a sfuggire dalle mani di Innocenzo III . In
tal senso è significativa l'accusa che il biografo dei Gesta In-
nocenta papae lancia su Bonifacio di Monferrato e Filippo di
Svevia, di aver cioè deviato la crociata per scopi dinastici .
I crociati presero ad affluire a Venezia fra l'aprile e il
giugno 1202. L'operazione di concentrazione delle truppe a Ve­
nezia dette risultati deludenti: infatti una parte dei baroni e il
loro seguito prese altre vie: la flotta partita dalla Fiandra agli
ordini di Jean de Nêle, castellano di Bruges, si diresse in Si­
ria senza congiungersi con la flotta veneziana; alcuni cavalie-

Si vedano ad esempio il sirventese di Peire Vidal (DE BARTHOLO-


MAEIS, op. cit.y pp. 97-99) e la canzone di Gaucelm Faidit (ibid., ΡΡ·
103-104).
74

Cfr. DE BARTHOLOMAEIS, op. cit^ pp. 92-180; LONGNON, p. 29.

75
ROSCHER, op. cit., p. 100. SETTON, op. cit., p. 278 (MeNicol).

76
Cfr. in P. L., 214, C.141 A.
96 PARTE PRIMA

ri di Francia si imbarcarono a Marsiglia recandosi direttamente


in Siria; a Piacenza un contingente di francesi decise di diri­
gersi in Puglia presso il conte Gualtieri di Brienne; era fra que­
sti lo stesso connestabile di Fiandra Gilles de Trazegnies e,
al seguito del proprio signore feudale Henri d'Arzilli ères , il
nipote del maresciallo di Champagne, Geoffroy de Villehardouin,
futuro principe di Ac aia. Con questo contingente si allontanane
no pure il barone Rinaldo di Montmirail e il conte Stefano du
Perche, che tornarono a Costantinopoli dalla Siria nell'ottobre
78
1204, a conquista avvenuta -
Il Villehardouin polemizza contro coloro che lasciarono
la crociata per dirigersi in Siria, segno di sfiducia nella direzio­
ne politica della spedizione: «... onques nus n'eschiva l'ost de
79
Venise, que maus ou honte ne li avenist...» , e trae partito da
questo fatto per spiegare l'impossibilità in cui si trovarono i
signori feudali di corrispondere ai veneziani l'intera somma
pattuita per il traghetto: 85 000 marchi d'argento. Da queste af­
fermazioni, ripetute da Robert de Cléry 8 pare dunque desumersi
che la somma per il traghetto doveva essere corrisposta dai sin­
goli partecipanti, se non proprio direttamente dai cavalieri, al­
meno dai loro signori, i vassalli intermedi, in ragione del se­
guito di ciascuno. Rimane pertanto aperto il problema del fi­
nanziamento papale: come mai non si verificò un intervento e-
conomico del legato papale?
Ma in realtà il discorso sulle defezioni dalla crociata qua-

VlLLEHARDOUIN, 5 4 .

78
ID., 315.
79
VILLEHARDOUIN, 231.
80
I D . , 57-59; CLARI, XI-XII.
LA CONQUISTA 97

le troviamo nelle nostre fonti, accettato comunemente dalla bi­


bliografia sulla quarta crociata, non torna affatto· Anche tenendo
conto delle ultime defezioni considerevoli, quelle avvenute a
Zara, i v a s s a l l i maggiori che abbandonarono la spedizione am­
montano ad appena 46, fra principi regionali e v a s s a l l i maggio­
ri, comprendendo anche i d e c e s s i verificatisi prima d e l l a parten­
za dell'esercito . Questo fatto, secondo il rapporto numerico
fra le varie categorie di combattenti già detto, porterebbe ad
una defezione del 24,5 % circa· Tenendo conto che ben 41 dei
signori medi e grandi che furono a s s e n t i d a l l ' e s e r c i t o apparte­
nevano al gruppo dei 144 principi e signori che componevano
la crociata fino all'aprile del 1201, s e ne ricava che le defe­
z i o n i , nell'ambito di questo settore, raggiunsero il 28,5 % cir­
c a . Ma tali defezioni furono largamente compensate dall'apporto
d e l l a cavalleria imperiale al seguito di Bonifacio di Monferra­
t o , calcolabile nel 30 % d e l l a spedizione quale era prevista
nell'aprile 1201 82 ·
E vero cioè che nei mesi cruciali fra Λ 'aprile e l'agosto

81
Significativo fu soprattutto il decesso del conte di Champagne,
che privando i feudatari di Champagne del loro capo naturale, ne di­
sgregò il contingente feudale; fenomeno che sembra ripetersi fra i
signori del Perche alla morte del conte Goffredo, cui pure succede il
fratello Stefano.
82
Cfr. CARILE, Alle origini dell'impero latino d'Oriente, cit·· L'e­
sercito era aumentato, dopo l'aprile 1201, di 44 principi e vassalli
maggiori, che costituiscono il 30 % dei 144 signori previsti in prece­
denza. Supponendo che il rapporto fra le varie categorie di combat­
tenti rimanga invariato, sulla base di questo dato si ricaverebbe che
l'apporto degli imperiali è di 10 050 combattenti (il 30 % di 33500). Ma
i 43 550 effettivi diminuirono di fatto del 24,5 % cioè di 10669,75 ele­
menti circa. Per cui il numero effettivo di cavalieri, scudieri e sergen-
98 PARTE PRIMA

1201 e fino al giugno 1202 (e 1203) la crociata cambiò l a s u a


composizione etnica relativa e l'equilibrio politico che ne ri­
sultava. L'affermazione del Villehardouin per cui nel giugno
1202 a Venezia la flotta approntata dai veneziani avrebbe
potuto imbarcare «bien à trois tanz que il n'aiist en l'ost de
genz» , implicherebbe, a prenderla alla lettera, una diminuzio­
ne degli effettivi della crociata dal 67 % al 75 % a s e c o n d a s i
intenda che erano presenti a V e n e z i a un quarto о un terzo del
previsto·
Bisognerebbe dunque credere che dei previsti 3 3 5 0 0 par­
tecipanti nell'aprile 1201, fossero rimasti s o l o 1 1 5 0 0 effettivi
(se non addirittura 8 375) , nel giugno 1202 a V e n e z i a e che da
questo sparuto gruppo s i sottrassero i defezionanti di Zara e i
7000 fra cavalieri e sergenti che lasciarono l ' e s e r c i t o a Co­
stantinopoli nel 1205 . Più manifestamente inaccettabili sono
le notizie di Robert de Cléry, che afferma che dei 4000 ( s i c )
cavalieri e dei 1 0 0 0 0 0 ( s i c ) uomini a piedi previsti nel patto
dell'aprile 1201, si erano presentati a V e n e z i a circa 1000 cava­
ti presenti a Costantinopoli all'atto della conquista sarebbe di 32 890
effettivi.
VILLEHARDOUIN, 56; 1/3 interpreta il DUFOURNET, op. cit., p. 41,
. 1.

In A. WAAS, Geschichte der Kreuzzüge, I, Freiburg 1956, p. 242


si trova la stima di 1000 cavalieri, 4000 sergenti a cavallo e 8000
fanti, fondata su una irraggiungibile dissertazione di H,. JAHN, Die
Heereszahlen in den Kreuzzügen, Berlin 1907 e quindi difficile da va·
lutare n e l s u o fondamento critico·
85
VILLEHARDOUIN, 376.
86
C L A R I , XI.
LA CONQUISTA 99

lieri e 50 000/60000 uomini a piedi: cifre fantastiche, largamen­


te eccedenti sia le presenze previste nel patto del 1201 sia i
calcoli più larghi circa la partecipazione effettiva nel 1202.
Quel che conta è però la tesi che presenta lo stesso Robert de
Cléry, pur imbrogliandosi sui numeri: che cioè i presenti a Ve­
nezia non erano sufficienti a coprire le spese del traghetto.
Siamo dunque alla presenza di notizie volutamente distorte, più
che errate, che vanno colte alla luce dell'intento apologetico
che domina entrambi i cronisti: essere cioè la crociata alla
mercé dei veneziani a causa della disorganizzazione della feu­
dalità occidentale. Intento apologetico che Robert de Cléry
realizza in maniera più grossolana e quindi più facilmente ve­
rificabile che non lo sfumato e apparentemente impreciso Geof­
froy de Villehardouin. Nelle stesse preoccupazioni rientra la
notizia dell f epistola del conte di Saint-Poi, per cui l'esercito
crociato a Venezia era ridotto a 500 cavalieri, 500 combattenti
a cavallo о scudieri e 2000 sergenti a piedi: riduzione catastro-
fica del 90 % degli effettivi previsti nell'aprile 1201 .
Quando si trattò di pagare ai veneziani la somma pattuita
di 85 000 marchi d'argento, ne mancarono 34000 cioè il 40 %
della somma, malgrado i contributi eccezionali dei grandi si­
gnori 8 ? Tale percentuale va attribuita al disordine finanziario
dell'impresa, infatti il 60 % effettivamente coperto fu in gran
parte raccolto da contributi personali anticipati dai grandi si­
gnori. Il legato papale Pietro Capuano era giunto a Venezia nel

Cfr, M. BOUQUET, Recueil des historiens des Gaules et de la


France, XVII, Paris 1818 \ 18782, p. 517.
88
VILLEHARDOUIN, 61.
100 PARTE PRIMA

giugno 1202 : non c'è traccia nelle fonti di un suo intervento


economico. La sua posizione risulta dunque problematica; posto
di fronte alle richieste di pagamento che ripetutamente vennero
sporte presso i baroni francesi da giugno a metà agosto, al mo­
mento in cui il marchese di Monferrato arrivò a Venezia e i ve­
neziani offrirono ai crociati la conquista di Zara in cambio di
una dilazione nel pagamento delle 34000 marche ancora dovu­
te 90 , Pietro Capuano si limitò a consigliare ai capi spirituali
del malcontento contro tale impresa, l'abate Martino di Pairis
e il vescovo Corrado di Halberstadt, di rimanere presso 1' eser­
cito 91 . Arrivava nel frattempo l'abate di Locedio, recando l'e­
splicito divieto papale di assalire terra cristiana, come Zara,
appartenente al re d'Ungheria che pure aveva preso la croce .
Di fatto però l'accordo fra veneziani e crociati venne sti­
pulato nel senso voluto dai veneziani e il doge prese la croce
verso la fine di agosto II Roscher nota in questo affare la
mancanza di organizzazione*, soprattutto finanziaria, che stava
al di sotto della pretesa papale di dirigere la crociata, espo­
nendola pertanto о al fallimento о alle suggestioni di altre po­
tenze. La volontà papale di fare della crociata un'impresa di
tutta la Christianitas sotto la guida del papato avrebbe richie-

89
Secondo ROSCHER, op. cit.9 p. 104 il 23 giugno; mentre secondo
LONGNON, p. 31 il 22 luglio,

LONGNON, p. 31. ROSCHER, op. cit., pp. 104-105.

ViLLEHARDOUiN, 63; il fatto non avvenne in settembre come af­


ferma il ROSCHER, op. cit. p. 105.
92
Gesta Innocenta papae, 85, in P. L. 214, с. 139 A; POTTHAST,
1848; Reg., V, 161; P. L. 214, с. 1179 В.
93
VILLEHARDOUIN, 6 9 .
LA CONQUISTA 101

sto appunto una solida organizzazione finanziaria e dei piani


che sembrano mancare 9 4 .
In questa data il Villehardouin c o l l o c a l'arrivo delle pro­
poste di A l e s s i o Angelo e , subito dopo, della compagnia dei s i ­
gnori tedeschi . A l e s s i o era riuscito a fuggire da Costantino­
poli dove il b a s i l e u s suo z i o deteneva fin dal 1195 lui e il pa­
dre, I s a c c o II Angelo; A l e s s i o s i imbarcò s u nave pisana in data
96
imprecisata che il Brand propone di individuare nel settembre-
ottobre 1 2 0 1 . Il figlio di I s a c c o II s i r e c ò , dopo e s s e r e sbarcato
ad Ancona, p r e s s o s u o cognato Filippo di Svevia, che s i fece
sostenitore dei suoi progetti di restaurazione. Il soggiorno del
marchese Bonifacio in Germania nel dicembre 1201 - gennaio
1202 riceve dalla presenza di A l e s s i o Angelo una significativa
. . . 97
precisazione di contenuti politici . R e c a t o s i a Roma, accompa­
gnato о seguito subito dopo da Bonifacio di Monferrato nel mar­
zo-aprile 1202, A l e s s i o non ottenne dal papa la condanna d e l -
98
l'usurpazione di A l e s s i o HI ; s u l l a v i a d e l ritorno in Germania,
fra aprile e giugno , A l e s s i o Angelo incontrò a Verona i crocia­
ti che confluivano a Venezia „ Questo incontro gli avrebbe fat­
to n a s c e r e , a detta del Villehardouin, l'idea di utilizzare la cro-
94
ROSCHER, op. cit., p. 111.
95
VILLEHARDOUIN, 70-74.

96
Op. cit., pp. 274-275; THIRIET, p. 68.

97
SETTON, op. cit0, p. 278 (Me Nicol).
98
BRAND, op. cit., pp. 228-229; ROSCHER, op. cit., p. 114.
99
R. CESSI, Venezia e la quarta crociata, in «Archivio Veneto»,
S. V, 48-49 (1951), pp. 20-21.

VILLEHARDOUIN, 70-71.
102 PARTE PRIMA

ciata per rimettere il padre sul trono. In tal s e n s o A l e s s i o An­


g e l o inviò dei m e s s i ai capi della crociata, fra cui Bonifacio di
Monferrato ; questi a c c o l s e r o la p o s s i b i l i t à di giungere ad un
accordo con il pretendente bizantino, s e è vero che a loro volta
inviarono dei m e s s i p r e s s o Filippo di S v e v i a .
Una serie di cronache anonime v e n e z i a n e , il cui archetipo
risale agli anni trenta del XV s e c o l o , ma che tramandano pro­
babilmente una storia d e l l a IV crociata già composta a V e n e z i a
nel corso del XIII s e c o l o , ci trasmettono la notizia di una am­
b a s c e r i a di A l e s s i o IH Angelo a V e n e z i a per proporre un'al­
l e a n z a . La proposta fu rifiutata dai v e n e z i a n i , mentre gli in­
viati bizantini ebbero modo di constatare che era stata appron­
tata una grande flotta. L ' e s t e n s o r e d e l l a cronaca nota: «Subito
quello s e imagino de suo nevodo < che > iera andà in Alema-
gna. El predicto imperador s e m e s s e n o in ordene aspetando de
102
hora in hora < l ' > armada, ch'el v i g n i s s e arsairlo»
A questo punto il legato pontificio l a s c i a l ' e s e r c i t o per
andare a prendere istruzioni a Roma, s i a s u l l a progettata spedi-

VILLEHARDOUIN, 72. Quindi dopo la metà di agosto; ma poiché i


veneziani e il doge si sono già crociati, il fatto deve essere avvenuto
nel settembre 1202; cfr. invece THIRIET, p. 69 n. 1 che pensa a data
anteriore al 13 agosto, data di arrivo di Bonifacio secondo la Deva
s tat io с on s an in ορ olita na, in M.G.Η., SS., XVI, p. 10. Il Thiriet in­
terpreta il passo di Villehardouin nel senso che Alessio avrebbe man­
dati i suoi messi separatamente al marchese, capo della crociata, non
ancor giunto a Venezia, e ai baroni già a Venezia.

CARILE, La cronachistica veneziana, cit., p. 327 (Famiglia С,


I, 1 345-346 = С, I, 2, 160-163 = С, Π, 1, 153-155 = С, II, 2, 211-216
e passi corrispondenti nella famiglia D).
LA CONQUISTA 103

zionę contro Zara, sia sulle proposte di Alessio Angelo ; egli


non tornerà più nell'esercito, fin dopo la conquista di Costanti­
nopoli: tratto quanto mai problematico della politica papale nei
confronti della crociata.
Nel corso del mese di settembre viene apparecchiata per
la partenza la flotta veneziana. Non sappiamo con esattezza a
quante unità e a quanti uomini ammontasse: l'impressione che
essa esercitò sul Villehardouin, su Robert de Cléry e sullo stes­
so Niceta Coniate è di estrema imponenza . I calcoli degli
studiosi sono i più vari e contrastanti; infatti i termini di rap­
porto non sono fissi: dalle cifre del patto dell'aprile 1201 non
risulta il numero delle navi; dubbio è il numero dei presenti a
Venezia nel giugno-settembre 1202; variabile può essere altre­
sì la capacità delle navi. L'apporto quantitativo di armati vene­
ziani nella spedizione è attualmente determinabile solo nella
misura in cui si precisino i tipi di nave usate e l'equipaggia­
mento minimo da esse richiesto· I veneziani approntarono tre
tipi di navi:
1) latine, navi tonde da carico addette al trasporto di
uomini, bagagli e vettovaglie; nonché di 300 macchine da guerra
ossidionale (petrieri e mangani);
2) uscieri, navi stalla per il trasporto dei cavalli;
3) galere, navi sottili a remi: vere e proprie navi da guer­
ra.
Dal patto dell'aprile 1201 apprendiamo che, oltre a cin­
quanta galere a spese dei veneziani, la flotta sarebbe stata com-

103
LONGNON, p. 31; cfr. ROSCHER, op. cit., pp. 99-112 che introduce
in scena Alessio dopo il fatto di Zara.
104
VILLEHARDOUIN, 75-76; CLARI, XIII; Devastatio Cons tant in opoli
tana, 87, in M.G.H., SS., XVI, p. 10. Nic. CHON., p. 714.
104 PARTE PRIMA

posta di un numero di latine (navi da carico) e di uscieri suf­


ficienti a contenere 3 3 5 0 0 uomini, 4500 cavalli e viveri per no­
ve m e s i , una scorta di farina e legumi nella misura di s e i s e -
stari a uomo; di vino n e l l a misura di m e z z a anfora a uomo; e di
biada in ragione di tre moggia a cavallo , carico cui deve ag­
giungersi l'acqua.
Le fonti narrative forniscono cifre contrastanti: mentre l a
Devastatio Constantinoplitana calcola 202 unità , Andrea
Dandolo, d e l l a metà d e l XIV s e c o l o , valuta la flotta a trecento
unità . Per i più tardi Marin Sañudo e P a o l o Ramusio (320 e
480 unità) s i pone il problema delle fonti da e s s i u s a t e , come per
la comune bibliografia moderna

TAFEL-THOMAS, I, pp. 362-368, cfr. qui a p. 86; cfr. la tav. I


a p. 90 in cui si calcola l'equivalente in ettolitri del carico di vi­
veri previsto dal patto.
106
In M.G.H., SS., XVI, p. 10, r. 25.

ANDREAE DANDULI, Chronica extensa, in RR.II.SS. , XII, p. 276,


24 (ed. PASTORELLO).
108
Vitae Ducum Veneticorum, in RRJI.SS.^XXII, e. 528 O.P. RHAM-
NUSII VENETI, De bello С on s tantino ρ ο li tan o et imperatoribus Comnenis
per Vénetos et Gallos restitutis MCCIV libri sex, Venetiis, apud Do-
minicum Nicolinum, 1604 (di questa opera composta già nel settembre
1573 esistono tre edizioni Ialine e una traduzione italiana curata dal
figlio dell'autore, Girolamo, cfr. A. CARILE, La partitio terrarum im-
perii Romanie del 1204 nella tradizione storica dei veneziani, in «Ri­
vista di Studi Bizantini e Neoellenici», N.S. 2-3 (12-13) (1965), pp.
167-179: . 1 pp. 174-175. S. ROMANIN, Storia documentata di Vene-
zia, Venezia 2 , II, 1912, p. 156 descrive una flotta di 297 legni (127
navi da carico, 120 arsili e 50 galere) per 40000 franco-veneziani. С
MANFRONI, Storia della marina italiana dalle invasioni barbariche al
trattato di Ninfeo (anni di C. 400-1261), Livorno 1899, p. 314: parla di
LA CONQUISTA 105

Le notizie di t e c n i c a navale per la fine del XII s e c o l o a


V e n e z i a , aiutano s o l o in parte a risolvere il problema:

1) Le navi latine sono bastimenti rotondi, c i o è s e n s i b i l ­


mente uguali nelle misure di lunghezza e larghezza, a v e l a
quadrata, manovrate da un equipaggio minimo di circa venticin­
que uomini. Le misure standard per il XIII s e c o l o a V e n e z i a ,
pur con la p o s s i b i l i t à di costruire bastimenti maggiori, sono le
seguenti :

chiglia piedi \ 56 metri 19,5


tagliamare « 34 « 11,9
larghezza « 24 « 8,4
altezza « 9 « 3,2

Le taride fatte costruire nel 1246 da Luigi IX agli armatori


g e n o v e s i erano lunghe il doppio e larghe la metà di queste la­
tine erano dunque navi s o t t i l i , più simili alle galere che alle na-
vi tonde

«un gran numero di navi da carico», 50 uscieri e 50 galere; E. BRAVET-


TA, Enrico Dandolo, Milano 1929, pp. 37-38: enumera 288 unità (125
navi da carico, 113 uscieri e 50 galere); A. WIEL, The Navy of Ve
nice, London 1910, p. 130 cita le varie fonti senza prendere posizione;
J. NANI, Instituzioni navali per il servizio dell'armata sottile, trascri­
zione e note di M. NANI MOCENIGO, Venezia, 1937, tav. XIII fig. 24 for­
nisce un prospetto dello schieramento della flotta di 300 unità al mo­
mento della prima presa di Costantinopoli. LONGNON, p.32 parla di
50/50 latine, 100 uscieri e 50/60 galere, cioè 200/220 unità.

Cfr. P. MOLMENTI, La storia di Venezia nella vita privata dalle


origini alla caduta della repubblica, Bergamo 1927, I, p. 232 n. 6:
Cfr. Liber Plegiorum, n. 700. - Ho assunto a misura del piede m 0,3473
secondo BARNI, op. cit., p. 853.
110
G. В. D'ALBERTIS, Le costruzioni navali a Genova al tempo di
\06 LA CONQUISTA

2) L'usciere è una nave a v e l a derivata dall'ippagoge e l ­


l e n i s t i c a , addetta al trasporto dei cavalli· Era c o s ì chiamata
perché la poppa, formata da tre «ruote» о «dritti», presentava due
u s c i attraverso i quali, mediante dei ponti, i cavalli venivano
facilmente imbarcati a s s i e m e alle macchine da a s s e d i o , ai car­
ri, al legname e agli strumenti n e c e s s a r i per l'espugnazione d e l ­
le cinte fortificate· Ad imbarco avvenuto le porte venivano c a l a ­
fatate e il bastimento poteva navigare s e n z a pericolo. Erano na­
vi a due coperte e di grande portata, ma di s o l i t o s i preferivano
gli uscieri da cinquanta cavalli . La Devastatio Constantino
politana ci conferma che s i prevedevano 45 cavalli ad u s c i e r e .
P o s s i a m o anche supporre che le trecento macchine d'assedio
(petrieri e mangani) trovassero posto in ragione di tre per u-
sciere . Venivano manovrati da un equipaggio di circa venti­
cinque uomini· La nave misurava circa. 3 7 / 4 0 metri di lunghezza
e circa 10 di larghezza·

3) La galera v e n e z i a n a era nel XII-XIII s e c o l o una ria-

Cristoforo Colombo, Roma 1892, pp. 17*18; cfr. le ricostruzioni grafi­


che in B. LANDSTRÖM, La nave, Versione italiana di A. FRACCAROLI,
Milano 1962, p. 82.

D'ALBERTIS, op. cit., p. 16.

112
Cfr. VlLLEHARDOUIN, loc. cit.
112

Circa la storia del nome cfr. B. E. VIDOS, Prestito, espansione e


migrazione dei termini tecnici nelle lingue romanze e non romanze.
Problemi, metodo e risultati, Firenze 1965, pp. 108-121, 127-128, 349-
350. Si tratta del termine bizantino γαλέα, greco yaAfj «donnola», ap­
plicato ad un genere di squalo e da questo esteso per metafora alla
nave che ne ripeteva le caratteristiche di velocità e di rapidità. In
precedenza si pensava che derivasse il nome dal termine greco per
LA CONQUISTA 107

ve lunga, più lunga d e l l a galera g e n o v e s e , provenzale e catala­


na, con un s o l o albero a v e l a latina e manovrata e s s e n z i a l m e n t e
a remi. Rimase fino a tutto il s e c o l o XVI la nave da guerra per
e c c e l l e n z a nel Mediterraneo« Era un bastimento a due ponti,
lungo al massimo m 4 0 , largo in coperta m 4, alto m 4; su tale
s c a f o era impostato un ballatoio sporgente tutt f attorno, il po­
s t i c c i o , su cui erano f i s s a t i i remi e dal quale si alzava una
balconata a difesa dei combattenti e dei vogatori, detta impa­
v e s a t a perché s u di e s s a s i f i s s a v a n o gli scudi« P r e s e n t a v a due
c e s t e l l i ; a prua e a poppa (rembata e c a s s e r o ) e uno sperone
sporgente sul pelo dell'acqua, destinato a infrangere il p o s t i c ­
cio d e l l a galera avversaria, non a sfondarne lo s c a f o . I timoni
erano applicati di fianco al c a s s e r o . I rematori prendevano po­
sto in v e n t i s e i banchi a due remi per fiancata, separati da una
corsia о p a s s e r e l l a per il comando e la manovra da poppa a prua.
Ogni remo, lungo da m 7 a m 8 circa, era manovrato in questo

«pesce spada» (γαλοαα) a causa dello sperone di cui è munita, cfr. ad


esempio R. S. LOPEZ, La nascita dell'Europa, secoli V-XIV, Torino
1966 , p. 151. Il Vidos ritiene che l'Italia Meridionale normanna sia
stato il centro di diffusione Occidentale della forma «galea»; mentre
attribuisce a diffusione aragonese la forma «galera», teoria messa in
discussione da G. FOLENA, Introduzione al veneziano tde là da mar*9 in
«Bollettino dell'Atlante Linguistico Mediterraneo», 10-12 (1968-1970),
pp. 342-343 . 24, che sottolinea la funzione di tramite che Venezia
esercitò anche per la diffusione di questo termine nei confronti di Bi­
sanzio. Cfr. anche M. CORTE LAZZO , L'influsso linguistico greco a
Venezia, Bologna 1970, pp. 94-95; H. ANTONIADIS-BIBICOU, Vocabu-
laire maritime et puissance navale en Mediterranée orientale au mo-
yen âge d'après quelques textes grecs, in «Mediterraneo e Oceano
Indiano, Atti del Sesto Colloquio Internazionale di Storia Marittima»,
a cura di M. CORTELAZZO, Firenze 1970, p. 334 (Fondazione G. Cini,
Civiltà Veneziana, Studi, 23).
108 PARTE PRIMA

periodo da un solo rematore; solo dal XV secolo in poi divenne


consueto il sistema di voga a scaloccio (cioè più vogatori a re­
mo).
La ciurma di una galera del XII-XIII, composta da remato­
ri, marinai, soldati e ufficiali, oltre al personale tecnico per le
riparazioni, variava a seconda del numero dei banchi. Le cifre
proposte dal Vecchi trovano un riscontro in quelle del Lane e
possono essere assunte come indice (222 uomini, di cui 156 re­
matori: tre a banco per ventisei banchi a fiancata; trenta bale­
strieri, un comito, un sottocomito, otto nocchieri, otto prodieri,
sei coniglieri, sei alighieri, sei spallieri più le maestranze) .
I galeotti, cioè il personale di voga, era composto di uo­
mini liberi, reclutati con un sistema di reclutamento selettivo
all'interno della città di Venezia: in ogni contrada (parrocchia)
gli uomini validi erano riuniti in duodene dalle quali, nella per­
centuale stabilita dal doge e dal maggior consiglio, si estrae­
vano gli uomini da arruolare; gli altri corrispondevano una som­
ma per il loro mantenimento e il soldo . Robert de Cléry af­
ferma che il doge dispose per l'arruolamento del 50 % degli uo-
. · ,,. . 116
mini attivi
La paga mensile ascendeva a 3 libbre di piccoli per un

A. V. VECCHI, Storia generale della marina militare, Livorno



1895 . F. С. LANE, Venetian Seamen in the Nautical Revolution of
the Middle Ages, in «Atti del I Convegno Internazionale di Storia del­
la Civiltà Veneziana 'Venezia e il Levante fino al XV secolo1», in
corso di stampa,
15
LANE, art. cit.
116
CLARI, XI.
LA CONQUISTA 109

vogatore negli anni 1224-1225 : considerando che il fino d e l


p i c c o l o in questi anni è 0,250 i 260,64 g d'argento corrispondo­
no in realtà a 6 5 , 1 6 g d'argento puro: infatti il p i c c o l o era di
g 0,362 ai tempi del Malipiero ( 1 1 7 8 - 1 1 9 2 ) 1 1 8 .
La condizione s o c i a l e d e l vogatore non ha ancora subito
quel p r o c e s s o di abbassamento c h e s i verificherà a partire dalla
s e c o n d a metà d e l '200 e porterà progressivamente all'impiego di
debitori, prigionieri e s c h i a v i alla funzione del remo: p r o c e s s o
di dequalificazione s o c i a l e legato alla rivoluzione nautica del
medio e v o : c i o è introduzione di nuove tecniche di n a v i g a z i o n e ,
c o n n e s s e con il c o m p a s s o , di nuove navi e cambiamento di s t a ­
tus s o c i a l e del personale viaggiante, in c o n n e s s i o n e con la di-
Ί · . . . . lio
minuzione dei mercanti viaggiatori
La s o c i e t à veneziana^ caratterizzata dalla predominanza
dei mercanti, presenta una struttura non meno gerarchicamente
articolata di quella del mondo feudale francese: al vertice com­
pare una c l a s s e di grandi, c h e le fonti francesi n e l l a loro otti­
ca feudale non esitano a designare come «seignor» ; al di
sotto un popolo profondamente articolato: dall'umile rematore
salariato di galera, che fornisce la s u a forza muscolare come
forza motrice d e l l a nave in navigazione e in battaglia; al mari­
naio-combattente, al balestriere, alla gerarchia degli ufficiali

R. CESSI, Deliberazioni del Maggior Consiglio di Venezia, I,


Bologna 1932, p. 57 n. 43; p. 106 n. 193; LANE, art. cit.
1 1 Q

T. BERTELE, Moneta veneziana e moneta bizantina (secoli Xli-


XV) in «Atti del I Convegno», cit.
^ L A N E , art. ciL II processo si apre già con gli statuti del 1255
che accentuavano i diritti degli armatori su quelli della ciurma e dei
naviganti in genere.

VILLEHARDOUIN, 27 e passim.
110 PARTE PRIMA

di bordo, che rispecchia i vari gradi del ceto mercantile. La


possibilità di trasportare, anche per il galeotto, un quantitativo
di merce franca e di partecipare al bottino, cointeressa anche
i gradi più umili del mondo mercantile al buon risultato dell'im­
presa; inoltre la presenza personale sulla nave dei maggiori in­
teressati, mercanti e, in questo caso, combattenti, conferisce
a quel particolare tipo di laboratorio che è la nave una maggiore
partecipazione al ciclo decisionale e alla conseguente sparti­
zione degli utili.
I dati tecnici sulle strutture dei vari tipi di bastimento in
uso a Venezia in questo periodo, permettono di ipotizzare, per
le 202 unità della Devastado Constantinopolitana una parteci­
pazione di 17 264 uomini circa, di cui 13 764 imbarcati sulle 62
galere che componevano effettivamente la forza di combattimen­
to della flotta.
Tavola II
COMPOSIZIONE DELLA FLOTTA VENEZIANA NEL GIUGNO 1202
UOMINI NAVI CARICO COSTO DELLA SPEDIZIONE

| Veneziani
1000 40 «latine» hi 134054,94+X 1 2 1 2 marchi a persona =
2500 100 uscieri 4500 cavalli 34 528 + X marchi
13 764 62 galere 300 macchine

17 2 6 4 + X 202 unità 34528 + X marchi

Crociati VIVERI COSTO


presenti a Venezia

32890 hi 403072,08 + X 122 85 000 marchi

50 154 + X 202 unità hl 537 127,02 +Χ 119528+ X

Media degli uomini per bastimento: 248/249.


Conversione del marco nel sistema ponderale: 1 marco d'argento al peso di Colonia =
g 229,456; 119528 marchi = 27 4 q 26 kg 417 g.

121
Cfr. Tav. I.
122
Cfr. Tav. I.
LA CONQUISTA 111

Lo sforzo n a v a l e , militare e finanziario del Comune di V e ­


n e z i a fu ingente: s e c o n d o Robert de Cléry furono imbarcati la
metà degli uomini validi, cioè un c o m p l e s s o di oltre 17 264
uomini, a ciascuno dei quali v i e n e corrisposto un regolare sol­
do m e n s i l e a partire dalle forse tre libbre di p i c c o l i corrisposte
ai vogatori fino al compenso del comito« Proprio in questi anni
(e. 1202) l ' e s i g e n z a di una circolazione più rapida di capitali
(come quelli impiegati n e l l e materie prime della flotta, n e l l ' a c ­
quisto di viveri, di armi e di merci in v i s t a del passagium) ave*
v a indotto il Comune di V e n e z i a alla coniazione del «grosso»
d'argento una moneta di g 2,718 con un titolo argenteo di 0,965
millesimi contro 0,35 millesimi di rame . Martino da Canal,
a l l a fine del s e c o l o , definirà il g r o s s o : «les nobles m e h a i l l e s
d'argent que l'en apele ducat, qui cort parmi le monde par s a
bonté» ; si trattava di una moneta forte, che assicurava la
c o n s i s t e n z a dei capitali dei grandi mercanti e la loro p o s s i b i ­
lità di penetrazione finanziaria nei mercati internazionali con­
tro le fluttuazioni e l ' i n c o n s i s t e n z a del p i c c o l o , la moneta s v a ­
lutata e svalutabile con la quale retribuire le prestazioni d'ope­
ra all'interno del ducato (in questo momento il p i c c o l o co-

BERTELE, art. cit. - Le cifre sono desunte dalle analisi chimiche


del grosso e del piccolo compiute dal Bertele. Cfr. nota 126·
MARTINO DA CANAL, edizione in «Archivio Storico Italiano», VIII
(1845), p. 320. Cfr. A. CARILE, La coscienza civica di Venezia nella
sua prima storiografia, in «Atti dellfXI Convegno Storico Internazio­
nale 'La coscienza cittadina nei comuni italiani del Duecento'» (Todi,
11-14 ottobre 1970), in corso di stampa.
l2
5G. LUZZATTO, Storia economica di Venezia dall'XI al XVI se»
colo, Venezia, Centro Internazionale delle Arti e del Costume. 1961,
pp. 93-95; J. G. DA SILVA, La politique monétaire à Venise: motifs
112 PARTE PRIMA

niato ai tempi di Orio Malipiero p e s a g 0,362 con un titolo di


0,250 millesimi d'argento e 0,750 millesimi di rame, mentre ai
tempi di Sebastiano Ziani (1172-1178) il titolo è di 0,270 argen­
to e 0,730 rame, s t e s s o p e s o · Una libbra era pertanto di g 86,88
6
di cui s o l o 21,72 grammi di argento fino) ·
C'è da chiedersi in base a quale criterio il doge e il co­
mune di V e n e z i a avevano compiuto un tale impiego di capitali,
di cui s o l o la parte minore andò impiegata nel s o l d o dei com­
battenti e nella remunerazione della mano d'opera per la costru­
zione della flotta, per appoggiare una spedizione armata ai dan­
ni dell'Egitto, con cui i Veneziani intrattenevano buoni rapporti
commerciali , sia о non s i a da credere la notizia di un even­
tuale accordo segreto con il sultano d'Egitto, Al-Adil, in data
13 о 14 maggio 1202 (quando c i o è la flotta era già ultimata) per
cui in cambio di rinnovati e più e s t e s i privilegi commerciali il
doge si impegnava a non far sbarcare la crociata in Egitto
Certamente la guerra con i suoi movimenti di merci, persone e
danaro è un buon affare per i grandi produttori e mercanti; ma è
difficile credere ad un'aristocrazia mercantile disposta a gua­
starsi una delle migliori p i a z z e del proprio commercio interna­
z i o n a l e . Lo spirito di avventura e la s e t e di guadagno dell'ari-

techniques et motifs économiques, in «Studi Veneziani», 11 (1969),


pp. 57-74.

Il Lane, art. cit., calcola invece g 19,4 di argento fino; ho pre­


ferito attenermi all'analisi quantitativa più recente del Bertele, cfr.
nota 123.
127
HEYD, op. cit., I, p. 266.
8
Si veda la bibliografia della quarta crociata qui a p. 15-19; contro
la linea di Hopf, Mas-Latrie e Riant, che si schierano per la mala
fede di Venezia, cfr. Hanotaux, Tessier, Cerone e Frolow.
LA CONQUISTA 113

stocrazia mercantile veneziana aveva ben più proficui campi di


esplicazione nell'oriente bizantino, dove la richiamava la vo-
lontà di vendetta dello scelus di Manuele Comneno 9 : un at-
tentato al commercio veneziano e ai suoi capitali·

4. L'AFFARE DI ZARA.

Il 10 ottobre 1202 1 3 ° la flotta partì da S. Nicolò del Lido:


i cronisti, dal Villehardouin all'anonimo di Halberstadt, la de-
scrivono ammirati quanto, generici; Robert de Cléry parla addi-
rittura di dromoniy imbarcazioni a remi bizantine la cui presenza
a Venezia in questo momento non è molto probabile, essendo
la galera il modello tipico di nave da guerra, sottile e rapida·
La flotta si attardò un mese circa presso l'Istria: il doge ne
approfittò per indurre Trieste, dove approdò il 15 ottobre, a com-
piere atto di sottomissione; lo s t e s s o avvenne per Muggia.
La lunga dilazione, che aveva messo in sospetto lo storico
Riant, fu dovuta piuttosto, come pensa il Manfroni, alla neces-
sità di completare il numero dei vogatori con i contingenti che
dovevano fornire Istria e Dalmazia·
L'arrivo a Zara è del 10 novembre· La città, dopo un pe-
riodo di sottomissione all'impero bizantino nel 1165-1180 cir-
ca 3 , si era data ai re d'Ungheria per sfuggire le mire di Vene-
zia su questa parte della Dalmazia non assoggettata nel corso

CARILE, La cronachistica veneziana, cit., p. 181, p. 208.


130
ROMANIN, op. cit., II, p. 156 data erroneamente all'8 ottobre.
131
J. FERLUGA, La Dalmazia fra Bisanzio, Venezia e l'Ungheria
ai tempi di Manuele Comneno, in «Studi Veneziani», 12 (1970), pp.
63-83.
114 PARTE PRIMA

d e l l e spedizioni dell'XI s e c o l o : il problema dalmatico era stato


1 \)
una delle prime preoccupazioni del dogato di Enrico Dandolo ,
ed era una delle costanti della politica veneziana di controlla­
re direttamente о indirettamente le città marinare adriatiche im­
pedendo lo sviluppo di concorrenti nel «golfo di Venezia».
Malgrado i d i s s e n s i che scoppiarono n e l l ' e s e r c i t o crocia­
to, dove Simone di Monfort si pose a capo d e l l ' a l a dei crociati
d e c i s a a rispettare il divieto papale di a s s a l i r e città cristiane,
ripetuto ancora sotto Zara dall'abate c i s t e r c e n s e di Vaux-de-
Cernay , la città fu presa e s a c c h e g g i a t a : l'esercito anzi v i
si acquartierò per svernarvi, non s e n z a che fra Veneziani e Fran­
c e s i s c o p p i a s s e una r i s s a s a n g u i n o s a , forse per la spartizione
degli acquartieramenti . Bonifacio di Monferrato, come capo
della crociata, si era prudentemente tenuto alla larga dall'opera­
zione: in ottemperanza al divieto papale egli si trattenne a Roma
ritornando presso l ' e s e r c i t o s o l o nella s e c o n d a metà del m e s e
di novembre о all'inizio di dicembre · In tal modo egli era
al sicuro da una eventuale scomunica, che gli avrebbe tolto la
direzione militare della crociata. Furono invece scomunicati
i Veneziani.
All'inizio di gennaio 1203 arrivarono infine gli ambascia­
tori di Filippo di Svevia e di A l e s s i o Angelo c h e , in cambio del­
l'aiuto militare della crociata per togliere all'usurpatore il trono

132
ROMANIN, op. cit., II, p. 145.
133
ViLLEHARDOUiN, 85; accanto a Simone di Montfort vi fu anche
Roberto di Boves, cfr. Ibid., 81 e altri che vanno inclusi fra coloro che
poi lasceranno l'esercito a Zara; cfr. LONGNON, p. 32.
VILLEHARDOUIN, 8 8 .

Ibid., 91. E. BRAVETTA, Enrico Dandolo, Milano 1929, p. 109.


LA CONQUISTA 115

di Costantinopoli, si impegnava a realizzare la sottomissione


della chiesa di Costantinopoli alla chiesa romana: clausola che
era stata concepita in vista della resistenza del partito «eccle*
siastico»; si impegnava a versare 200000 marchi d'argento; a
inviare 10000 uomini alla crociata in «Babilonia», a sue spese
per un anno; a mantenere vita naturai durante 500 cavalieri in
Terrasanta
Le proposte di Alessio Angelo dettero corpo ad un partito
«deviazionista» che aveva alla sua testa Bonifacio di Monferra­
to ed Enrico Dandolo· Robert de Cléry commette l'ingenuità di
testimoniare che la deviazione sulla Grecia e su Costantinopo­
li venne proposta dal doge per motivi di rifornimento; mentre il
capo della crociata avrebbe fornito il palliativo dell'impresa
proponendo di assumere la difesa dei diritti di Alessio Angelo
figlio di Isacco II · L'idea di servirsi dell'impero di Costan­
tinopoli come base di partenza e come centrale di rifornimenti
per la riconquista della Terrasanta era ormai familiare ai Lati­
ni e non era stata estranea neppure alla politica papale nei con­
fronti di Bisanzio. Perciò non stupisce che questo partito ot­
tenesse l'adesione di alcuni alti ecclesiastici, quali Garnier
di Traìnel, vescovo di Troyes (Champagne); Nevelon de Cheri-
sy, vescovo di Soissons, amico di Filippo di Svevia; Corrado
di Krosigk, vescovo di Halberstadt; Giovanni Faicete, vescovo
di Acri, uomo ligio di Baldovino di Fiandra e cancelliere di
Fiandra; l'abate di Loos, suddito di Fiandra; e l'abate di Lo­
cedlo (Vercelli), evidentemente legato agli interessi del Mar-

VILLEHARDOUIN, 92-93; ROSCHER, op. cit., p. 117 pone questo pat­


to all'arrivo di Alessio Angelo a Corfù.
137
CLARI, XVI-XVII.
116 PARTE PRIMA

ches e di Monferrato.
Il partito avverso sosteneva invece che non si doveva di­
subbidire all'esplicito divieto papale di aggredire l'impero di
Costantinopoli, ma proseguire direttamente per la Terrasanta,
secondo l'impegno della crociata: Villehardouin non ha dubbi
e accusa costoro di essere i disgregatori dell'impresa
Esponenti di tale partito sono in sostanza l'abate cister­
cense di Vaux-de-Cernay e Simon de Montfort, che sembra a c ­
quistarsi sul campo di Zara quelle benemerenze nei confronti
della Chiesa che lo porranno a capo della crociata contro gli
Albigesi, nel corso della quale si distinguerà per la sua fero­
cia.
Il trattato con Alessio Angelo venne giurato da un nume­
ro ristretto di baroni. Il Villehardouin riferisce che fra i «fran­
cesi», ivi compresi fiamminghi e lombardi, che per Geoffroy de
Villehardouin appartengono, al di là delle lingue nazionali, alla
stessa cultura cortese e cavalleresca, giurarono solo dodici si­
gnori: i quattro principi regionali: Bonifacio di Monferrato, Bal­
dovino di Fiandra, Luigi di Blois e Ugo di Saint-Poi e altri otto
che non nomina. Disponiamo in realtà di più nomi; ma, per quan­
to concerne la testimonianza del nostro cronista, va tenuta pre­
sente la prospettiva gerarchica in senso feudale che informa
la sua narrazione. Cioè il suo calcolo comprende i vertici della
gerarchia: i principi regionali, se ci sono, e in loro assenza i
grandi vassalli.

VILLEHARDOUIN, 95, 100.


LA CONQUISTA 117

Tavola III
FIRMATARI DEL PATTO CON ALESSIO ANGELO A ZARA1

PRINCIPI REGIONALI ' VASSALLI INTERMEDI

1 Bonifacio marchese di Monfer­


rato
2 Baldovino conte di Fiandra e Giovanni Faicete di Noyon
Hain aut Alard Maquereau
Ranieri di Trith
Conone di Béthune
3 Luigi conte di Blois Giovanni di Friaise
Pietro di Bracheux
4 Ugo conte di Saint-Poi Anseaux di Cayeux
5 Nevelon di Chérisy vescovo di
Soissons
6 Matteo di Montmorency, barone
7 (defunto Tibaldo di Champa­ Garnier di Trafnel vescovo di
gne) Troyes
8 Goffredo di Villehardouin ma­
!
resciallo di Champagne
9 Manassier de l'Isle
10 Macario di Sainte-Ménéhoulde
11 Milone di Provins le Brébant
12 Giovanni Foisnon
13 (regno di Germania) Corrado di Krosigk vescovo di
Halberstadt
:

La divisione nell'esercito crociato è profonda, anche al­


l'interno dei singoli gruppi facenti capo ad un signore feudale
presente sul campo di Zara. Alcuni ottennero anzi di partire

Cfr. E, BRAVETTA, Enrico Dandolo, Milano 1929, p, 115.


118 PARTE PRIMA

140
per la Siria . Se Warner di Bolanden e Rinaldo di Montmirail
sono grandi baroni presenti alla crociata s e n z a il proprio s o ­
vrano feudale; è invece estremamente significativo il comporta­
mento dei v a s s a l l i di Luigi di B l o i s , che malgrado l'atteggia­
mento del proprio signore fanno prevalere i propri scrupoli di
coscienza. La divisione degli animi provocata dal prevalere
p r e s s o le alte gerarchie di una v i s i o n e politica che tende sem­
pre più a d i s c o s t a r s i dalle idealità della crociata, supera i v i n ­
coli d e l l a s t e s s a gerarchia feudale e dei conseguenti i n t e r e s s i
personali ad e s s a c o l l e g a t i . Dei diciannove v a s s a l l i maggiori
del conte di B l o i s il Villehardouin registra quattro partenze;
e dei quattro v a s s a l l i maggiori del conte du Perche (già a s s e n ­
tatosi dalla crociata prima della partenza da V e n e z i a ) un s o l o
v a s s a l l o . Il risultato di queste partenze fu un indebolimento
ulteriore della presenza dei feudatari di Champagne e di B l o i s
a l l a crociata; il contingente di questi ultimi subì anzi una de­
curtazione del 21 %, s e il rapporto postulato fra le varie c a t e g o ­
42
rie di combattenti resta valido .
Intanto i partecipanti al fatto di Zara non sapevano bene
s e erano effettivamente scomunicati о no . P e r c i ò , nel timo­
re di una scomunica papale e forse per indurre il papa ad appog­
giare la politica dei capi della crociata, nel febbraio 1203 fu
inviata una d e l e g a z i o n e ad Innocenzo III. Gli ambasciatori com-

140
VILLEHARDOUIN, 101-102; Hervé du Châtel; Guglielmo di Sains
visdomino di Chartres; i due fratelli di Frouville, cfr. CARILE, Alle
origini dell'impero latino d'Oriente..., cit.
141
Cfr. CARILE, art. cit.
Cfr. qui a p. 89.
143
ROSCHER, op. cit.9 p. 107.
LA CONQUISTA 119

prendevano esponenti dei due partiti: mentre Giovanni Faicete


e Giovanni di Friaise agiscono negli interessi dei rispettivi
signori, Baldovino di Fiandra e Luigi di Blois, Nevelon di Che-
risy, vescovo di Soissons è portavoce dei cavalieri francesi
disposti alla deviazione; Roberto di Boves rappresenta invece
il partito della piena ottemperanza ai divieti papali. Il Ville-
hardouin accusa puntualmente Roberto di Boves di aver tradito
la causa della crociata e il giuramento dell'ambasceria 4 4 .
Anch'egli finirà per andarsene direttamente in Siria con il suo
seguito.
Innocenzo IH, preoccupato dell'esito della crociata, con­
sapevole che lo stato di necessità in cui si erano trovati i pe-
regrini, specie sotto il profilo finanziario, era il risultato di
una deficienza organizzativa della crociata papale, assolse i
franco-lombardi, pur minacciandoli di scomunica in caso di ri­
petizione dell'impresa di Zara, e mantenne invece la scomuni­
ca sui veneziani, pur senza vietare ai pellegrini di continuare
a servirsi della loro flotta, almeno fino in Terrasanta: là sareb­
be dovuta avvenire la separazione dai veneziani stessi« Questa
politica papale di colpire gli interessi veneziani doveva sortire
l'effetto contrario a quello" sperato: il doge non poteva che con­
fermarsi nella necessità della deviazione e dell'intervento a Co­
stantinopoli; ormai le possibilità di acquisti territoriali con­
nesse con la crociata erano infatti frustrate dalla scomunica
papale e dal piano di Innocenzo IH per escludere i veneziani

144
VlLLEHARDOUIN, 106.
L'assoluzione alla scomunica venne concessa solo nell'autunno
del 1204, cfr. Reg., VII, 202 senza data; P. L., 215, e. 511 sgg. I Gè
stajnnocentii papae, 90, in P. L., 214, e. 141 В pongono l'assoluzio-
120 PARTE PRIMA

Bonifacio di Monferrato, che si era tenuto segacemente


lontano da Zara, avrebbe avuto il compito di divulgare la sco­
munica papale contro i Veneziani; ma evitò di farlo per salva­
guardare l'integrità della spedizione 1 4 6 · La decisa opposizione
papale all'impresa di Costantinopoli si espresse in una delle
lettere più accorate dell'epistolario papale circa la crociata:
«...Nullus itaque vestrum sibi temere blandiatur, quod terram
Graecorum occupari sibi liceat vel praedari, tanquam minus sit
apostolicae sedi subjecta et quod.·. imperator Constantinopoli-
tanus, deposito fratre suo, et etiam excaecato, imperium usurpa-
vit. Sane, quantumcunque in hoc vel aliis idem imperator, et ho­
mines eius jurisdictioni commissi délinquant, non est tamen
vestrum de ipsorum judicare delictis, пес ad hoc crucis signa»
culum assumpsistis, ut hanc vindicaretis injuriam, sed oppro­
brium potius crucifixi, cujus vos obsequio specialiter deputa-
stis. Monemus igitur nobilitatene vestram. et exhortemur attente,
et per apostolica vobis scripta praecipiendo mandamus, quate-
nus пес decipiatis vos ipsos, пес ab aliis decipi permittatis,
ut sub specie pietatis agatis illa, quod absit!, quae redundent
in vestrarum perniciem animarum, sed cessantibus potius occa-
sionibus frivolis et necessitatibus simulatis, in Terrae Sanctae
transeatis subsidium, et crucis iniuriam vindicetis, accepturi de
hostium spoliis quae vos, si moram feceritis in partibus Roma­
ni ae, oportet forsitan a fratribus extorquere»

ne del doge nel 1203 dopo la prima presa di Costantinopoli. ROSCHER,


op. cit., pp. 109-110.
146
PREVENIER, pp. 531, 22-532, 6 (lettera ad Innocenzo III dell'a­
prile 1203).
147
Lettera del 20 giugno 1203 in P. L., 215, ce. 106 sgg.; brano a
LA CONQUISTA 121

I luoghi comuni che verranno sbandierati dalla propaganda


dei grandi signori per giustificare la presa di Costantinopoli,
che confluiranno con falsa ingenuità in Robert de Cléry, in
Geoffroy de Villehardouin e nella cronachistica v e n e z i a n a ,
vengono apertamente denunciati come pretestuose motivazioni,
«false n e c e s s i t à » · Ma i grandi signori della crociata sono or­
mai chiaramente impegnati in un'impresa che promette, comun­
que debba r i s o l v e r s i , un ricco bottino, da estorcere a dei «fra­
telli», diceva Innocenzo III, ma anche a sudditi s l e a l i verso il
proprio signore e, in fondo, non soggetti alla legge d e l l a Chie­
s a Romana. Si era tanto lontani dal voler ascoltare i divieti
pontifici, che i v e n e z i a n i , prima di lasciare Zara, ne abbatte­
rono le mura allo s c o p o di consolidare la loro vittoria. Il pre­
valere del partito d e v i a z i o n i s t a , legato agli interessi del doge
e dei grandi signori, determinò la s e c e s s i o n e degli esponenti
del partito « e c c l e s i a s t i c o » , che ormai avevano v i s t o ben chiaro
nelle intenzioni della direzione politica della crociata: s i trat­
tò di otto signori maggiori, v a s s a l l i del dominio reale di Fran­
c i a , fra cui primeggiano i Monti ort e i B o v e s : questo settore
d e l l a crociata ha anzi subito ormai una decurtazione del 58 % .
Mentre la flotta v e l e g g i a per Corfu, Bonifacio di Monfer-

c. 107 AB; POTTHAST, 1947; Tessier, Guldner e Norden datano la let­


tera al marzo 1203, cfr. ROSCHER, op. cit., p. 109 . 52.

CLARI, ХѴШ-ХХІХ delinea anzi una storia degli ultimi vent'an-


ni di successioni imperiali a Costantinopoli per illustrare il buon di­
ritto, in senso feudale,dei latini all'impresa. Lo stesso procedimento
verrà seguito nella cronachistica veneziana, cfr. CARILE, La crona-
chistica veneziana (secoli XIII~XVI) di fronte alla spartizione della
Romania nel 1204, cit., passim.

Cfr. CARILE, Alle origini dell'impero latino..., cit.


122 PARTE PRIMA

rato ed Enrico Dandolo attendono a Zara Alessio Angelo, che


arrivò dopo Pasqua dalla Germania, recando con sé un seguito
di cavalieri tedeschi. Il 25 aprile 1203 la comitiva salpa alla
volta di Corfù, per ricongiungersi con il resto della spedizione .
L'affare di Zara aveva in pratica dimostrato che le reazio­
ni papali a situation! di fatto create dalla intraprendenza, per
così dire, dei capi della crociata, erano limitate dal timore di
danneggiare la crociata: questa, dopo essere stata voluta e su­
scitata dal papa, era sfuggita al suo controllo, a causa dell'ina­
deguatezza dello sforzo finanziario compiuto. Filippo di Sve-
via, imponendo la deviazione della crociata papale su Costan­
tinopoli, grazie alla presenza del pretendente che era in grado
di appellarsi al senso della lealtà feudale della cavalleria oc­
cidentale, coglieva un successo, di cui era difficile valutare la
portata anche sul piano morale, proprio nel settore che più stava
a cuore ad Innocenzo III; ai danni di quella potestà universale
che gli aveva così decisamente impedito di insediarsi sul tro­
no di Germania e dell'impero,, In questa prospettiva la quarta
crociata rientra non tanto indirettamente nel conflitto fra papato
e Hohenstaufen, che caratterizzerà la vita politica europea ed
italiana della prima metà del '200.

5. DALLA PRIMA ALLA SECONDA PRESA DI COSTANTINO«


POLI.

A Corfù la spedizione subisce la sua crisi definitiva:


quelli, a detta di Geoffroy de Villehardouin , «qui voloient

ROSCHER, op. cit., p. 109; ROMANIN, op. cit., II, p. 164 e MAN·
FRONi, op. cit., datano invece al 7 aprile. Cfr. VILLEHARDOUIN, 111-112.
151
ID., 1 1 3 .
LA CONQUISTA 123

l'ost depecier, et qui avoient autrefois e s t é encontre 1' ost» de­


cisero di aggregarsi alle truppe del conte Gualtieri di Brienne
recandosi a Brindisi. L'opposizione alla linea di condotta del­
la crociata è capeggiata da un manipolo dei maggiori feudatari:
s i tratta in pratica del contingente borgognone, di due v a s s a l l i
di Fiandra, e dei restanti v a s s a l l i del dominio reale di Fran-
. 152
eia . .
Si tratta di signori che erano rimasti e s c l u s i dalla direzio­
ne politica della crociata a c a u s a del r i a s s e t t o interno delle
forze che s i v e n i v a operando anche a seguito delle defezioni·
Il conte di Borgogna, seguito concordemente dai s u o i feudata­
ri, trae partito da questa o c c a s i o n e per far sentire la s u a v o c e
a livello d e l l a direzione della crociata, mentre i feudatari del
dominio reale francese sono ormai isolati nel contesto d e l l ' e s e r ­
cito· Il Villehardouin presenta genericamente la s c e n a della ri­
conciliazione delle parti in un parlamento tenuto in una v a l l e
d e l l ' i s o l a di Corfu . In realtà vi furono impegni politici e
contropartite economiche« Alessio Angelo aggiunse alle pro­
m e s s e già fatte un s o s t a n z i o s o contributo economico per i s i -

152
Cfr. CARILE, Alle origini dell'impero latino^ cito I dissidenti ci­
tati dal Villehardouin sono: Eudes de Champlitte, Riccardo e Eudes
di Dampierre; Guido e Aimone di Pesmes; Guido di Conflans fra i
Borgognoni; Pietro di Amiens, vassallo di Ugo di St.-Pol e Giacomo di
Avesnes fra i fiamminghi (quest'ultimo si avvicinerà poi al marchese di
Monferrato contro Baldovino di Fiandra, segno di un malanimo perso­
nale per il suo signore feudale anteriore forse alla stessa spedizione);
fra i francesi: Guido di Coucy; Guglielmo di Aunoi; Pietro Coiseau;
fra i Champenois; Guido di Chappes e suo fratello Clarembaud; Ug­
geri di Saint-Chéron e Guido di Plessier.
53
VILLEHARDOUIN, 116.
124 PARTE PRIMA

gnori e il loro seguito di cavalieri, secondo la vischiosa poli­


tica delle larghe promesse in cui sogliono gettarsi i pretenden­
ti . A Corfu le posizioni di forza nell'esercito crociato rispec­
chiano perfettamente le vicende subite dalla crociata e confer­
mano la consistenza dell'apporto numerico dei cavalieri di Bo­
nifacio di Monferrato, artefice dell'intesa con Filippo di Sve-
via e dunque della deviazione, che ha una posizione pari a quel­
la di Baldovino di Fiandra e del doge· Ottenute le concessioni
politiche e finanziarie richieste, i dissenzienti si impegnarono
a restare presso l'esercito fino a San Michele (29 settembre)
dell'anno in corso, data di scadenza del contratto con i vene­
ziani . La vigilia di Pentecoste, 24 maggio 1203, la flotta
composta da latine, uscieri, galere e anche da navi commercia­
li aggregatesi per via, in modo da affrontare il viaggio sotto la
protezione dei veneziani e forse anche per fare buoni affari
con l'esercito, vendendo merci e prestando denaro, prese il lar­
go diretta a Costantinopoli· L'episodio dell'incontro al capo
di Malea (Peloponneso) con due navi di pellegrini, cavalieri e
sergenti di ritorno dalla Siria , induce il Villehardoui a pa­
lesare la reale situazione della spedizione, che si presenta
nel pieno vigore di tutte le unità della flotta e quindi, con tutta
probabilità, di quasi tutti gli effettivi previsti nel patto dell'a­
prile 1201·

154
ERNOUL, passim fa ascendere nel complesso le promesse di A-
lessio Angelo a 550 000 marchi d'argento.
Il patto dell'aprile 1201 prevedeva un contratto annuale dal mo­
mento della partenza della flotta, avvenuta effettivamente l'I ottobre
1202.
VlLLEHARDOUIN, 1 2 1 .
LA CONQUISTA 125

La flotta, giunta a Negroponte, s i d i v i s e in due squadre:


mentre la prima proseguiva per Abido, s u l l a c o s t a a s i a t i c a d e l l a
Turchia, la s e c o n d a , con i grandi capi d e l l a crociata, compieva
una scorreria per rifornirsi n e l l ' i s o l a di Andros. Il ricongiungi­
mento avvenne all'imboccatura del Bosforo, ad Abido, che con
la sua posizione geografica richiama ai cavalieri francesi, im­
bevuti di storia troiana attraverso l'epopea di Benoit di Sainte-
Maure, la memoria della antica città: «la ou Troies le grant
sist» dice Robert de Cléry, e d e l l e vicende eroiche dei pro­
pri «antenati» sopraffatti dai Greci .
Di là veleggiarono per Costantinopoli: la metropoli me­
d i e v a l e , con l'ampiezza delle sue cinte di mura pervenute fino
a noi, l ' e s t e n s i o n e dell'abitato e l ' a l t a densità degli abitanti,
4 0 0 0 0 0 secondo Geoffroy de Villehardouin , la varietà e il
numero degli edifici monumentali, palazzi e c h i e s e , e con la
corona dei sobborghi v a s t i come città: Galata sul Corno d'oro e,
oltre il Bosforo, Calcedonia e Scutari, si presentò il 23 giu-

157
CLARI, XL.

ID., CVI. Per la mitografia delle origini troiane nella storiogra­


fia medioevale cfr. A. CARILE, Le origini della società veneziana nel-
la storiografia locale, in «Storia della cultura veneta», I, cap. IV.
159
VILLEHARDOUIN, 251. Tale numero risulterebbe confermato dal­
l'indagine di D. JACOBY, La population de Constantinople à l'époque
byzantine: un problème de démographie urbaine, in «Byzantion», 31
(1961), pp. 18-109, sulla base della superficie della città e di una
densità probabile della popolazione per ettaro. In realtà le incognite
nel calcolo sono notevoli e i risultati degli studiosi variano, cfr. P.
CHARANIS, Observations on the Demography of the byzantine Empire,
in «Thirteenth International Congress of Byzantine Studies, Main Pa­
pers», XIV, Oxford 1966, pp. 1-19.
126 PARTE PRIMA

gno agli occhi dei crociati, suscitando un s e n s o di stupita


ingordigia nei rappresentanti di una b e l l i c o s a artistocrazia av­
v e z z a alle più modeste forme del fenomeno urbano n e l centro
Europa (Francia settentrionale e bacino renano e danubiano)· I
crociati s i trovarono di fronte al prestigioso t e s s u t o urbanisti­
co in cui s i realizzava l'universalismo del centro p o l i t i c o , e-
6
conomico e r e l i g i o s o dell'oriente romeo ed ortodosso e in cui
più vivacemente permaneva l a fenomenologia urbanistica del
mondo a n t i c o 1 6 2 .
E forse qui, dalla rivelazione di una realtà tanto presti­
3
g i o s a a «cil qui onques mais ne l'avoient veue» , che attec­
c h i s c e anche n e l l ' e s e r c i t o crociato quella d i s p o s i z i o n e d'animo
s u cui si fonderà il disegno ambizioso della conquista e della
fondazione di uno stato latino nel cuore della cristianità ro­
mea.
Dopo un c o n s i g l i o di guerra al monastero di Santo Stefa-

VILLEHARDOUIN, 132; LoNGNON, p. 35; BRAND, op. cit., p. 235; era


la vigilia della festa di S. Giovanni Battista.

VILLEHARDOUIN, 128. Cfr. Al MORDTMANN, Esquisse topographs


que de Constantinople, Lille 1892. R. JANIN, Constantinople byzantin
ne: développement urbain et répertoire topographique, Paris 1950.

Per il problema dei vari tipi urbanistici medioevali cfr. L. Мим-


FORD, La città nella storia, Milano 1963; E. ENNEN, Frühgeschichte
der europäischen Stadt, Bonn 1953; ID., Les différents types de forma-
tion des villes européennes, in «Le Moyen Age», 62 (1956), pp. 397-
441; e la revisione critica di О. CAPITANI nella sua introduzione a
H. PIRENNE, Le città del Medioevo, Bari 1971 ( I a ed. 1927), pp. VII-
XLVIII.
163,
VILLEHARDOUIN, 128.
LA CONQUISTA 127

n o 1 6 4 , la flotta sbarcò a Calcedonia il 24 giugno 1203. Non


si ha notizia di un solo intervento della flotta bizantina che,
a detta di Niceta Coniate, era in stato di totale disorganizza­
zione. Si apre così il capitolo enigmatico della mancata rispo­
sta militare del governo bizantino all'invasione latina. Cavalli
e cavalieri sbarcarono e l'esercito crociato prese a fare scorre­
rie per i dintorni, prelevando il grano direttamente nei campi
sui quali già si trovava a covoni 1 6 5 . La grande proprietà laica
ed ecclesiastica comincia a pagare le spese della spedizione,
mentre i paroicoi, la versione romea dei villani occidentali, ve
nivano esposti all'alternativa di finire sui mercati di schiavi,
come prede di guerra, о di perire di fame nel prossimo inver­
na l6<>
no
Il 26 giugno la flotta veleggiò verso Scutari (Usküdar), il
sobborgo asiatico di Costantinopoli che fu raggiunto per via di
terra dalla cavalleria. Bastò una squadra di ottanta cavalieri
«statue di bronzo spargenti all'intorno il terrore e la morte»
per mettere in fuga il megadoux (μεγαδουξ), cioè l'ammiraglio in
capo della flotta romea Michele Stryphnos, alla testa di un cor­
po di cinquecento cavalieri, secondo la stima del Villehardouin
La mancanza di combattività dell'esercito bizantino è un pro-

164
ID., 129-131.
165
ID., 135.

H. KOEPSTEIN, Zur Sklaverei in Byzantinischer Zeit, in «Acta


Antiqua Academiae Sciantiarum Hungaricae», 15 (1967), pp. 359-368.
ID., Die byzantinische Sklaverei in der Historiographie der letzten
125 Jahre, in «Klio», 43-45 (1965), pp. 560-575.
167
Nic. CHON., p. 718.
168
VILLEHARDOUIN, 138-140.
128 PARTE PRIMA

blema storico che coinvolge da un lato la situazione generale


dell'autocrazia romea e il suo fallimento di fondo e dall'altro
una probabile superiorità tecnica dell'armamento e della tattica
occidentale. Le truppe bizantine, composte ormai solo in mini-
ma parte degli antichi stratiotai, contadini combattenti che
usufruivano per il loro servizio di un piccolo appezzamento di
terra, travolti dall'espansione del latifondo arcontale, contro
cui lottarono invano gli imperatori della dinastia macedonica
(X-XI secolo); pur avendo un'antica tradizione militare, si ri-
tirarono ora quasi senza combattere, lasciando sul campo un
ricco bottino, che fu spartito, «si con il durent», secondo la sod-
169
disfatta osservazione del Villehardouin
Questa sembra essere stata l'unica reazione di carattere
militare del basileus Alessio ΙΠ Angelo, che pure da mesi era
informato delle intenzioni dei crociati. L'azione diplomatica del
basileus non fu meno tardiva: tramite un suo inviato, un «lom­
bardo» di nome Nicola Rossi, il 3 luglio Alessio III solleva la
questione dell'aggressione a una terra cristiana da parte di cro­
ciati, questione atta a riaprire la polemica fra i capi crociati e
offre sovvenzioni per l'impresa. Ma il delegato della crociata,
Conone di Béthune, si fa drastico portavoce del legittimismo
dinastico bizantino, imponendo ad Alessio III di cedere il tro-
no a suo nipote, Alessio IV, in cambio di una conveniente «si-
stemazione» economica del basileus uscente
La bandiera del legittimismo dinastico fornisce ai cro-

169
VILLEHARDOUIN, 65.
VILLEHARDOUIN,80-82. CLARI, XLI. Nella lettera di Ugo di Saint
Pol (TAFEL-THOMAS, I, p. 306) si sostiene che l'inviato imperiale non
fu neppure ascoltato. DOELGER, 1664. Si noti la curiosa intonazione
«epico-cavalleresca» dell'episodio in LONGNON, p. 36; la retorica del-
LA CONQUISTA 129

ciati l'insegna ideologica che giustifica la prima presa di Co­


stantinopoli· La parata navale compiuta il 4 luglio sotto le mura
di Costantinopoli, con il pretendente esibito dal c a s s e r o d e l l a
galera r o s s a del doge alla folla romea ammassata in s i l e n z i o
s u l l e mura marine, era un g e s t o n e c e s s a r i o , dal quale non tutti
i signori crociati avranno avuto l'ingenuità di aspettarsi l'insur­
rezione popolare in favore del «signore naturale» e del suo
1 72
infausto corteggio di aspiranti «protettori e difensori» del
popolo bizantino« L'effetto sortito fu il contrario: di fronte a l l e
truppe occidentali al servizio del pretendente, la città aveva ri­
trovato nel suo b a s i l e u s , al di là d e l l a personalità di un A l e s ­
s i o III Angelo, il protettore storico d e l l a propria libertà, inte­
s a a l i v e l l o popolare come salvaguardia dell'integrità giurisdi­
zionale e cultuale della propria c h i e s a , minacciata dalla incom­
bente soggezione papale; mentre il ceto dirigente, che oltre al­
l'anima aveva da perdere anche cospicui beni in proprietà f o n ­
diarie, in beni mobili e immobili nonché la gestione del potere,
temeva che «gli alberi che popolavano il mare», come ebbe a di­
re Nicola Mesarite il 17 marzo 1207, «mettessero le radici una
ι . 173 . ,. . i . i -
volta s c e s i a terra» , timore di una invasione che s i coltivava

da tempo nelle alte sfere bizantine ma che evidentemente non β­

ία cortesia e del valore della cavalleria occidentale tende sempre a

stingere sulla bibliografia anglo-francese.


VlLLEHARDOUIN. 146.
172
Ibid.; «et sachiez nos ne venimes mie por vos mal faire, ainz ve­
nirne s por vos garder et por vos deffendre».
Nic. MESARITES, Epitàphios eis tòn en monachoîs makariòtaton
hòsion loànnen tòn Mesarìten..., ed. A. HEISENBERG, Neue Quellen zur
Geschichte des lateinischen Kaisertums und der Kirchenunion9 I, in
«Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Phi­

lo
130 PARTE PRIMA

га servito neppure all'allestimento di una flotta adeguata,,


L'insufficiente reazione militare del governo bizanzino, che
pure poteva contare sulla mobilitazione psicologica del popolo,
della borghesia e dell'aristocrazia greca, solidali nell'odio con­
tro i Latini cattolici, contro i mercanti veneziani e i cavalieri
feudali franco-lombardi, è indice dello stato di collasso politi-
co e finanziario dell'autocrazia romea, che si era già mostrata
incapace di contenere il separatismo balcanico in Rascia e Bul-
garia e le stesse tendenze centrifughe dell' aristocrazia greca,
di cui Cipro e le rivolte dei magnati avevano fornito esempi
istruttivi.,
Il 5 luglio ι crociati tengono parlamento sulla pianura di
Scutari, dall'alto dei loro cavalli, e decidono uno schieramento
dell'esercito, che ci fornisce utili dati di raffronto con la com­
posizione della crociata nei primi mesi del 1201 4 ,.

lolophisch-philologische und historische Klasse», Jhg. 1922, Abh. 5,


p. 41. Cfr. BRAND, op. cit., p. 236.
174
VILLEHARDOUIN, 147-153; CLARI, XLI, XLIV-XLVIII. Cfr. HEN-
DRICKX, pp. 149-151.
LA CONQUISTA 131

Tavola IV

COMPOSIZIONE DELL'ESERCITO NEL LUGLIO 1203


IN RAPPORTO ALLA CROCIATA NEL 1201

?
«BATTAGLIE» MASNADE FEUDALI

I: conte Baldovino di Fiandra masnada IV


cavalieri - arcieri - balestieri
II: conte Enrico di Hainaut masnada IV
cavalieri
III; conte Ugo di Saint-Poi masnada V
cavalieri
IV; conte Luigi di Blois masnada II
cavalieri - sergenti
V: Matteo di Montmorency masnada III
Roberto di Ronsoi masnada I
e cavalieri di Champagne
VI: Eudes de Champlitte masnada VII
cavalieri borgognoni
VII: Bonifacio di Monferrato masnade VIII-IX-X
cavalieri Lombardi, Toscani,
Alemanni, Arlesiani

Ciascuna battaglia {batalle) ha i suoi ufficiali (maistre


meneeur de la batalle) e la s u a parte di navi. Questa riparti­
zione d e l l f e s e r c i t o sembra conservare la sua funzione fino all*in-

17
5 Si vedano gli elenchi forniti in CARILE, Alle origini dell'impero
latino d'Oriente„.., cit„
176
C L A R I , XLVII; HENDRICKX, p. 149 n. 5 sostiene che tale espres­
sione designa i comandanti di frazioni della «battaglia».
132 PARTE PRIMA

gresso dei crociati in città 1 7 7 « La crociata quale era anterior­


mente all'aprile 1201 ha subito una notevole erosione nelle «ma­
snade» I e IH, che vengono fuse nella «battaglia» V, e che rag­
gruppavano i cavalieri di Champagne e quelli del dominio reale
di Francia« La masnada di Fiandra è tanto ampia da essere sud­
divisa in due battaglie mentre le battaglie VI e VII raggruppano
i cavalieri borgognoni e quelli lombardo-germanici che hanno
arrecato un apporto nuovo, non previsto nelle cifre del patto
dell'aprile 1201· La disposizione dell'esercito sembra dunque
confortare la nostra ipotesi di un sostanziale permanere delle
presenze previste nel patto del 1201, detratte le defezioni e
sommate le nuove accessioni alla crociata«
L'iniziativa delle operazioni militari viene lasciata in­
teramente ai crociati: questi operarono uno sbarco sulla riva di
Costantinopoli il 5 luglio, senza che l'esercito imperiale, ac­
quartierato in città, li contrastasse validamente. Il giorno se­
guente assalirono Galata, al di là del Corno d'Oro:, infrangendo
la catena che sbarrava l'entrata del porto mediante un usciere
di grande mole, chiamato til mondo intiero*. I crociati presero
pertanto alloggio nel quartiere ebraico di Galata, «Estanor» ,
davanti alla torre, riuscendo persino ad impadronirsi del castel­
lo di Galata durante un'azione notturna .

177
HENDRICKX, pp. 149-151.
Forse Stenon (Στενον) cioè Stretto; cfr. il caso analogo nel Pe­
loponneso, O. MARKL, Ortsnamen Griechenlands in ^fränkischer* Zeit,
Graz-Koln 1966, p. 31. Sui quartieri ebraici a Costantinopoli cfr. D.
JACOBY, Les quartiers juifs de Constantinople à l'époque byzantine^
m tByzantion*, 37 (1967), pp. 167-2270
79
VILLEHARI>OUIN, 158-16-1»
LA CONQUISTA 133

Successivamente i cavalieri sbarcarono e si accamparono


davanti alle Blacherne, il palazzo imperiale, residenza degli
imperatori bizantini fin dai tempi dei Comneni, situato a ridos­
so delle mura nel lato nord-est della città, occupando la zona
fra le mura cittadine e il cosiddetto castello di Boemondo, un
monastero fortificato fuori le mura dedicato ai Ss. Anargiri.
I Veneziani prepararono dei ponti volanti da applicare a-
gli alberi delle navi per un attacco alle mura del Corno d'Oro.
L'allestimento dell'attacco fu disturbato da alcune incursioni
greche, finché giovedì 17 luglio, mentre le «battaglie» V, VI e
VII difendevano l'accampamento, le «battaglie» I-IV assalta­
rono le mura dalla parte del mare ^ , i veneziani a loro volta
sbarcarono in un punto più a sud, lungo la muraglia del Corno
d'Oro, riuscendo ad occupare un tratto di mura comprendente
25 torri . Per difendere questo acquisto da un contrattacco
greco, i Veneziani appiccarono un incendio alle case antistanti
le mura. E il primo degli incendi che devastarono Costantinopo­
li e si sviluppò per circa un miglio dalle Blacherne al monaste­
ro dell'Evergete, trovando alimento nelle costruzioni in legno e
nei depositi di merce 8 .
L'irresoluto Alessia ΠΙ Angelo, finalmente cedendo alle
pressioni dell'aristocrazia capeggiata da Teodoro Lascaris,
ordinò all'esercito di uscire in campo contro i crociati. Le trup­
pe bizantine si schierarono contro le sei «battaglie» crociate
che avevano alle loro spalle il mare e che sarebbe stato senz'al­
tro possibile, con una manovra decisa di truppe numericamente

l8
°VlLLEHARDOUIN, 170-171.
181
VlLLEHARDOUIN, 172-176.
182
BRAND, op. cit., p. 240.
134 PARTE PRIMA

superiori, quali quelle di cui dispone il basileus per attesta­


zione esplicita delle fonti, imbottigliare fra la riva del mare e
il fronte di accerchiamento. Alla notizia del possibile scontro,
il doge abbandonò le torri e accorse presso l'esercito; ma non
si arrivò ad una vera e propria battaglia; dopo le prime scara­
mucce le truppe imperiali ripiegarono in città . L'irresolutez­
za del basileus pare difficilmente esplicabile; se era ispirato
da un qualche calcolo diplomatico, i limiti dell'astuzia certo si
confondevano con quelli di una viltà inconcepibile in chi si era
assunto l'eredità della più antica tradizione statale del Medi­
terraneo· Senza aver perduto ancora la battaglia, il basileus si
dette alla fuga: era diretto a Develtos, sul Mar Nero, al confine
del regno bulgaro, dove, a detta di Nic eta Coniate, si era ap­
prontato una piazzaforte · Lo seguì nella fuga la sola figlia
Irene, che fungerà da capostipite dei Paleologi; un carico di
mille libbre d'oro , su dieci cavalli da basto, confortava la
fuga di Alessio IH Angelo· La basilissa Eufrosine, sua moglie,
dopo aver cercato di contrastargli la fuga, rifiutò sdegnosamente
di seguirlo e cercò un successore fra i membri dell'aristocrazia:
ma nessuno osò raccogliere la porpora imperiale. Il Villehar-
douin grida al miracolo; quale più evidente dimostrazione del
buon diritto dei «crociati» all'impresa? ^6 II gesto di Alessio

183
VILLEHARDOUIN, 178-180.
184
Nic. CHON., pp. 720-723; VILLEHARDOUIN, 182; CLARI, XLIX,
LI-LII; Lettera di Ugo di Saint-Poi in TAFEL-THOMAS, I, p. 310.
185
La litra logarikì pesava g 314/319 secondo SCHILBACH, opc cit«,
pp. 160-168. Si trattava pertanto di 319 kg circa d'oro о di oggetti
preziosi equivalenti a tale valore.
VILLEHARDOUIN, 182.
LA CONQUISTA 135

III Angelo non determino la catastrofe ma anzi, inaspettatamen­


te, risolse il conflitto restituendo ai Bizantini una insperata
possibilità di iniziativa politica· Isacco II Angelo, malgrado
la sua cecità e quindi contro tutte le tradizioni, venne ricollo­
cato sui trono: si spuntava così nelle mani dei crociati l'arma
del legittimismo dinastico· I crociati inviarono un'ambasceria
per appurare la nuova situazione e per richiedere all'imperatore
la conferma dei patti del figlio «ou il ne lairoient mie entrer le
187
fil en la vile» ; gli inviati furono Matteo di Montmorency e
Geoffroy de Villehardouin e due venezianL. Isacco II Angelo pre­
se atto della concessioni e degli impegni sottoscritti dal figlio,
pur facendone rilevare la difficoltà di attuazione: ridurre la chie­
sa all'obbedienza di Roma, versare 200000 marchi d'argento,
fornire viveri per un anno alla spedizione, condurre 10000 uo­
mini su proprie navi e mantenere a sue spese, a vita, 500 cava­
lieri in Terrasanta. Quali che fossero le sue intenzioni, non
poteva che sottoscrivere gli impegni del figlio, che fu accolto
in città mentre i crociati venivano pregati di risiedere a Galata,
nel quartiere ebraico · Il I o agosto 1203 Alessio IV fu inco­
ronato co-imperatore a Santa Sofia 1 8 9 .
Incoronato con il sostegno della cavalleria occidentale,
Alessio IV Angelo riscuoteva l'ostilità di gran parte dell'aristo­
crazia e della corte 9 mentre la politica religiosa che aveva
promesso di condurre era fatta per alienargli le simpatie popo­
lari. Il giovane co-imperatore dovette quindi procedere ad una

187
ID., 184.
188j
*ID., 188. BRAND, op0 cit., p. 242,

189
VILLEHARDOUIN, 193; Nie. CHON., pp. 728-729.

VILLEHARDOUIN, 194.
136 PARTE PRIMA

larga ristrutturazione delle cariche pubbliche al fine di rendere


effettivo il suo potere, condizione indispensabile, fra l'altro,
per far fronte agli impegni finanziari sottoscritti verso i crocia­
ti; rimaneva sempre aperto il problema del basileus fuggitivo e
dell'atteggiamento che avrebbero assunto le città di provincia«,
Prima necessità di Alessio IV Angelo fu pertanto di prolungare
il soggiorno dei crociati, che, secondo l'accordo di Corfu, do­
vevano lasciare Costantinopoli per la Siria entro il prossimo
mese di settembre, data anche la scadenza dell' alleanza vene­
ziana il 29 settembre 1203. Alessio IV propose di prolungare il
soggiorno fino a marzo, in modo di permettergli di insediarsi
saldamente al potere: in cambio avrebbe pagato le spese del
noleggio per l'anno successivo e avrebbe fornito il manteni­
mento dei crociati fino a Pasqua, termine entro il quale preve­
deva di disporre del denaro occorrente per pagare i crociati 1 9 1 .
La proposta rinnovò i dissensi e le discussioni che nell'ambito
dell'esercizo si erano avute a Zara e a Corfu: ma i grandi si­
gnori, il doge in testa, sono troppo interessati ormai finanzia­
riamente al consolidamente del potere di Alessio IV perché po­
tesse prevalere il partito dell'immediata partenza per la Terra-
santa 0 Si decise pertanto di concedere ad Alessio IV il tempo
richiesto per far fronte ai suoi impegni e di partire nel marzo
1204 . I cavalieri crociati a Costantinopoli, in attesa del
marzo venturo, si trovarono direttamente coinvolti nei proble­
mi politici e militari dell'impero. Verso la metà di agosto Ales­
sio IV e un seguito considerevole di cavalieri latini, fra cui
Bonifacio di Monferrato, già esperto di politica bizantina per

191
ID., 195.
192
ID., 197-198.
LA CONQUISTA 137

tradizione familiare, Ugo di Saint-Poi, Enrico di Hainaut, Gia­


como di A v e s n e s , Guglielmo di Champlitte e Ugo di Coligny,
mentre la maggior parte d e l l ' e s e r c i t o rimase a Costantinopoli,
m o s s e per una azione militare il cui e s i t o è descritto dal V i l -
lehardouin di pieno s u c c e s s o , fuorché per l'irriducibilità
di Giovanni A s e n , Kalojan di Bulgaria, fratello dei due boiari
che nel 1183 avevano dato vita ad uno stato autonomo e anzi
concorrente dell'autocrazia bizantina all'universalismo romeo
194
ortodosso . L a spedizione fu c o s t o s i s s i m a per A l e s s i o ГѴ che
al s o l o Bonifacio di Monferrato dovette versare 1600 libbre
d'oro, c i o è s e d i c i centenaria, corrispondenti a 1 1 5 2 0 0 iperpe-
195
ri . Ma i l torto peggiore d e l l a partecipazione latina all'impre­
s a fu la familiarità che i baroni occidentali acquisirono con la
situazione militare e politica della Tracia bizantina, con i suoi

193
VlLLEHARDOUIN, 2 0 1 .

194
ID., 202.

195
Nic. CHON., p. 735; CLARI, LVII-LVIII; BRAND, op0 cit., p. 244.
La Гига logarikì (λίτρα λογαρική ) pesava g 314/319 nel XII secolo, fi­
no al 1204 cfr. SCHILBACH, op. cito, p. 166. Si tratterebbe pertanto di
circa 5 q 2 kg 4 hg/5 q 11 kg d'oro. Ogni litra logarikì contava 72 i-
perperi, moneta aurea di g 4,36/4,43. Si può supporre che il marchese
pretendesse d'essere pagato con iperperi di buon titolo come quelli di
Giovanni II Comneno (1118-1143) con un titolo di 0,833 millesimi d'o­
ro, 0,142 d'argento e 0,25 di rame e del peso di g 4,37 (ne esistono
anche di migliori, secondo le analisi del Bertele, art» cit«: 0,884 oro;
0,88 argento; 0,28 rame, peso g 4,40). Difficilmente il marchese a-
vrà accettato d'essere pagato con le monete di elettro concavo battu­
to sotto i due Angeli del peso di g 4 e con titoli da 0,112/0,90/0,160
millesimi d'oro; 0,748/0,700/0,700 millesimi d'argento; 0,140/0,210/
0,140 millesimi di rame. Esiste anche un'emissione di Alessio HI An­
gelo con 0,7 d'oro; 0,501 d'argento e 0,492 di rame!
138 PARTE PRIMA

meccanismi amministrativi e la struttura s o c i a l e della regione


chiave per dominare Costantinopoli«, Robert de Cléry ricorda che
venti città e quaranta c a s t e l l i riconobbero l'autorità di A l e s s i o
IV, mentre A l e s s i o III, sloggiato da Adrianopoli (Edirne) dove
si era di nuovo proclamato imperatore, era ancora libero in Tra­
c i a , quando I ' l l novembre 1203 la spedizione rientrò a Costan­
tinopoli. L a debolezza del potere centrale trovava un riscontro
significativo negli atteggiamenti di larga autonomia assunti da
alcuni magnati periferici, tale Leone Sguros, che dalla rocca­
forte di Corinto s i stava ritagliando una larga signoria n e l
cuore d e l l ' E l i a d e ; e tale Teodoro Mankaphas, che dominava in
Asia Minore la città di Filadelfia (Alasehir) g i à centro in p a s ­
sato di ribellioni magnatizie al potere imperiale
A corte A l e s s i o IV entrò in attrito con il padre: questi,
in quanto c i e c o , non avrebbe potuto regnare, secondo la tradi­
zione bizantina. N e l l a lotta sorta fra i due, A l e s s i o IV per a s s i ­
curarsi la posizione preminente nella gestione del potere, s i
appoggiò alla fazione della nobiltà c h e aveva in p a s s a t o s o s t e ­
nuto A l e s s i o III contro I s a c c o II .. Ouesti, m e s s o di fatto in
disparte, si dedicò alle pratiche magiche, che dovevano ridargli
g i o v i n e z z a e potere, e all'astrologia: cupo declino di un sovra­
no che impersona quasi fisicamente il disfacimento dell'impero«
A l e s s i o IV, dopo la s u a lettera del 25 agosto al papa ,

La rocca di Corinto medioevale è stata scavata da una missio­


ne archeologica americana, si vedano i risultati degli scavi nella bi­
bliografia, qui a p. 9,
197
BRAND, op, cit*9 p. 244.
198,
BRAND, op* cit*, p. 243.
199
P. L., 215, ce. 236-237.
LA CONQUISTA 139

aveva indotto il patriarca di Costantinopoli a fare atto formale


di sottomissione al papato* Era stato un atto compiuto al verti­
ce, s e n z a alcuna presa sul corpo della gerarchia e c c l e s i a s t i c a
e dei fedeli« Lo s t e s s o Innocenzo III non s i faceva molte illu­
sioni: pur rallegrandosi d e l l a s o t t o m i s s i o n e , invitò l'imperatore
a perfezionare la «conversione» delia sua c h i e s a , mentre i n s i ­
s t e v a nelle lettere ai capi della crociata perché inducessero
il patriarca a riconoscere pubblicamente l'unione con Roma e
perché si r e c a s s e presso il papa per ricevere il pallio « La
politica e c c l e s i a s t i c a romana era s o l o uria delle difficoltà che
punteggiavano i rapporti fra Greci e Latini· Inseriti nel t e s s u t o
variopinto di una città cosmopolitica«, un vero compendio delle
tradizioni r e l i g i o s e e civili di tutto il Mediterraneo, i nuovi ar­
rivati, a v v e z z i all' e s c l u s i v i s m o di s o c i e t à prevalentemente ru­
rali, con buona pace del s e n s o dell'avventura proprio della men­
talità c a v a l l e r e s c a , fornirono subito esempi della brutalità e
dell'intolleranza r e l i g i o s a , accoppiata con il gusto brigantesco
della g r a s s a z i o n e , che si esprimeva in Occidente con la perse­
cuzione degli ereticL I Latini perseguitarono gli ebrei costanti­
n o p o l i t a n i 2 0 1 e arrivarono al punto di assaltare e saccheggiare
una moschea musulmana il 22 agosto 1203: all'intervento d e l l e

BRAND, op0 cit0f pp. 229 e 243; POTTHAST, 2122-2125; INNOCENTII


IH Epistulae, VI, 229-232 in P. L., 215, c e . 259-263.
201
J. STARR, The Jews in the Byzantine empire (641*1204) Athens
1939; A. GALANTE, Les Juifs de Constantinople sous Byzance, Istan­
bul 1940; J. STARR, The Jewries of the Levant after the Fourth Cru*
sade, Paris 1949. Il bailo veneziano di Costantinopoli assumerà in­
vece ben altro atteggiamento verso gli ebrei, di cui è in certo senso
protettore, verso la fine del XIII secolo, cfr. Сн. A. MALTEZOU, Ό θεσ­
μός TOÖ εν Κ ω ν σ τ α ν τ ι ν ο υ π ό λ ε ι βένετου βαϊλου, ?ν ' Α θ ή ν α ι ς ,
1970, pp. 84-88. (L'istituzione del bailo veneto a Costantinopoli).
140 PARTE PRIMA

autorità greche, i Latini non trovarono di meglio che appiccare·


il fuoco a quel settore della città, provocando un secondo in­
cendio, divampato poi per otto giorni nel quartiere d e l portOo
«Del damage, ne de l'avoir; ne de la richesche qui là fu
perdue, ne v o s porroit nus conter et d e s homes et d e s fames
202
et d e s enfanz, dont il ot mult ars» o Esempio del disprezzo
r i s c o s s o dai Latini in città era il comportamento d e l l a figlia d e l
re di Francia, Luigi VII, A g n e s e , andata s p o s a a 9 anni di e t à
all'imperatore A l e s s i o II Comneno nel 1180 e s u c c e s s i v a m e n t e
all'usurpatore Andronico I ComnenOo Ella affettava di non cono­
s c e r e più i l francese (che doveva pur e s s e r e la lingua d e l l a ser­
vitù che l'aveva accompagnata a Costantinopoli) e riceveva
con molta degnazione il proprio cugino e nipote Luigi di Blois
Temendo uno scoppio d'odio della città, oppressa anche
dalle e s a z i o n i per quietare le richieste di denaro dei crociati, i
Latini residenti a Costantinopoli s i rifugiarono a Galata, sotto
la protezione d e l l ' e s e r c i t o : s i trattò di circa 1 5 0 0 0 persone più
facilmente e s p o s t e al malanimo popolare trattandosi di residen­
ti che esercitavano in città attività commerciali,. Intanto la ric­
c h e z z a di Costantinopoli s i rivelava ai crociati negli arredi pre­
ziosi delle chiese, nelle reliquie, n e l metallo d e l l e s t a t u e ,
s p e s s o grandi capolavori d e l l ' e t à c l a s s i c a , mentre le dovizie
dei banchi dei cambiavalute e dei gioiellieri e i num.erosi pa­
l a z z i signorili erano fatti per eccitare bramosie ed invidie nei
pellegrini che per ben tre m e s i , d a l l ' a g o s t o all'ottobre, r i s i e -

202
VILLEHARDOUIN, 204; Nie. CHON., pp. 730-731; ROMANIN, op. cito,
II, p. 173. Cfr. LoNGNON, p. 42 e VILLEHARDOUIN, 203-205 per l'episodio
della moschea.

Cfr. BRAND, op. cit», pp. 22-23,50. LONGNON, p. 41. VILLEHAR­


DOUIN, 249. CLARI, LIII: ele leur fist molt mauvais sanlant.
LA CONQUISTA 141

dettero a Galata, senz'altro impegno che riempirsi gli occhi


d e l l e meraviglie di una città che conservava il suo splendore
urbanistico tardo-anticoo Robert de Cléry ci testimonia questo
stato d'animo dei crociati, in una pittoresca descrizione di Co­
stantinopoli che è fra i pregi maggiori della sua cronaca ^o
Il problema fondamentale nei rapporti fra A l e s s i o IV e i
crociati è di natura finanziaria« Il versamento di 1 0 0 0 0 0 mar­
chi d'argento ai crociati all'indomani dell'incoronazione,
era stato fatto a prezzo di gravi sacrifici finanziari: s i erano
206
fusi persino gli arredi d e l l e c h i e s e . Al rientro dalla campa­
gna in Tracia, A l e s s i o IV cambia atteggiamento circa i signori
occidentali, in coincidenza con il rafforzamento politico e mili­
tare della sua posizione all'interno dell'impero: ravvicinamento
alla aristocrazia greca che s i tradusse nella volontà di sbaraz­
zarsi della tutela militare latina, pagando il meno possibile« Si
giunse al punto che i capi della crociata minacciarono di far
valere i loro diritti con la forza, recando una regolare sfida nel
207
miglior s t i l e della cavalleria feudale « Un d i s c o r s o ufficiale

CLARI, LXXXII-XCII. La descrizione è veramente collocata dopo


la presa di Costantinopoli, ma i crociati ebbero certamente agio di
visitare la città prima dello scontro decisivo, come risulta concorde­
mente dalle fonti.
205
Si trattava di 22 9 q 45 kg 6 hg d'argento puro (secondo l'equi­
valenza del marco di Colonia nel sistema ponderale decimale: 1 marco
= 229,456 g).
Secondo CLARI, LVI, LVIII la somma andò per 3/4 ai veneziani.
Cfr. Nic. CHON., pp. 729-730; 734-735; 740-741.
207
Cfr. VILLEHARDOUIN, 208, 211-214. L'ambasceria recante la sfi­
da ad Alessio IV e Isacco II era composta da Conone di Béthune, Geof­
froy de Villehardouin, Mi Ione le Brébant di Provins e tre signori vene-
142 PARTE PRIMA

di Niceforo Crisoverge, da tenersi alle Blacherne il 6 gennaio


1204, n e l l a solennità d e l l ' e p i f a n i a , dà il tono d e l l a politica del
giovane imperatore: egli aveva astutamente utilizzato i Latini
per rientrare nel godimento del suo diritto, ma ormai con uno
sforzo militare anche non considerevole sarebbe stato p o s s i b i ­
le mostrare concretamente ai Latini il loro stato di isolamento
e indurli ad accontentarsi di quanto si dava loro; i conflitti e c ­
c l e s i a s t i c i fra la v e c c h i a e la nuova Roma sarebbero stati ap­
pianati con l'aiuto del patriarca, ironico eufemismo per d e s i ­
gnare il nulla di fatto che ne sarebbe seguito <> Certamente
il retore, portavoce del b a s i l e u s , teneva presente soprattutto i
risentimenti della c l a s s e dirigente bizantina, con la quale l'im­
peratore doveva venire da un'intesa,, Ma la politica di A l e s s i o
IV, nella misura in cui v o l e v a affrancarsi dai Latini, non poteva
e s s e r e diversa da quella prospettata nelle ambagi oratorie del
Crisoverge.
Intanto s i a a Costantinopoli s i a fuori della città s i ripete­
vano gli incidenti fra greci e latini: i s a c c h e g g i dei suburbi,
e delle preziose v i l l e dell'aristocrazia, continuavano mentre le
esazioni fiscali accrescevano l'odio popolare contro gli stra­
nieri · All'inizio di dicembre s i aprì un vero e proprio stato
di guerra fra Costantinopoli e i crociati arroccati a Galata: al-

ziani; Robert de Cléry (cap. LIX) racconta un colorito scontro verbale


fra il doge e Alessio IV.
208
NICEPHORI CHRYSOBERGAE ad Angelos orationes tres, ed. M.
TREU in «Programm des königl. Friedrichs- Gymnasium zu Breslau,
1892»; II. Wissenschaftliche Abhandlung, Breslau 1892, pp. 27-29, 31-
34; cfr. la traduzione di Сн. M. BRAND, in «Speculum», 43 (1968), pp.
462-475.
209
BRAND, op. cit^ p. 248.
LA CONQUISTA 143

cuni latini furono linciati in città e i veneziani ne approfittarono


per saccheggiare navi mercantili greche . Le esplosioni di
risentimento antilatino non erano casuali ma concertate dalla
corte. Nel mese di dicembre partecipava apertamente agli scon­
tri armati, atteggiandosi a capo del moto di opposizione ai L a ­
tini, A l e s s i o Ducas detto Murzuflo , nome c h e , più о meno
corrotto, passerà nelle fonti occidentali, un ambizioso perso­
naggio, allora insignito del titolo aulico di protovestiarios,
appartenente ad uno dei più celebrati clan imperiali bizantini
del s e c o l o XI . Il I o gennaio 1204, verso la mezzanotte, fu­
rono lanciati contro la flotta veneziana d i c i a s s e t t e «brulotti»,
cioè battelli incendiari , che i marinai veneziani riuscirono,
con grande maestria, a non fare accostare alle proprie navi. Il
fallimento dell'impresa acuì il risentimento bizantino per la
lentezza delle operazioni contro i crociati, al punto che A l e s s i o
IV sembra aver perduto il controllo politico della s i t u a z i o n e . Il
25 gennaio un'assemblea di aristocratici e popolo, riunita a
Santa Sofia, rivelò le mene di alcuni magnati per deporre g l i

210
Nie. CHON., pp. 734, 741-742.
911
Μουρτζουφλος a causa delle sopracciglia folte e unite alla ra­
dice del naso.
212
D.I. POLEMIS, The Doukai. Λ contribution to byzantine Prosopo
graphy, London 1968, pp. 145-147.
213
Erano di solito vecchi scafi di navi riempiti di materie incen­
diarie, che venivano lanciati, al rimorchio di imbarcazioni leggere a
remi, sulla flotta nemica, nelle occasioni di marea, corrente e vento
favorevoli. Cfr. VILLEHARDOUIN, 217; e la narrazione delle cronache
veneziane delle famiglie С e D in CARILE, La cronachistica veneziana,
cit., pp. 338 sgg. Nic. CHON., pp. 743-747. CLARI, LXI. Lettera di Bal­
dovino di Fiandra in PREVENIER, p. 567, 6-7.
144 PARTE PRIMA

Angeli sull'onda dell' ostilità antilatina: alcuni giorni dopo il


popolo fece coronare a Santa Sofia l'aristocratico Nicola Cana­
i o 214
DOS ·
La mano del Murzuflo non dovette essere estranea alla
faccenda, come mostrò l'ultimo tratto della sua opera« Indusse
Alessio IV a concordare una tregua con i Latini e a porre le
Blacherne sotto la loro protezione; rivelò quindi il progetto di
cedere il palazzo imperiale ai Latini e il 28 gennaio rinchiuse
215
Alessio IV Angelo in prigione , dove lo raggiunse Nicola
Canabos. In breve scomparve dalla scena, forse per malattia,
Isacco II Angeloo Verso il 5 febbraio il Murzuflo si fece incoro­
nare imperatore. Alessio V Ducas, che agli occhi dei feudatari
occidentali si era macchiato di una «orribile slealtà» , si pre­
sentava invece ai romei come esponente della reazione militare
bizantina alla presenza crociata nel cuore dell' impero о Ni-
ceta Coniate, gran logóte ta, fu deposto dal nuovo imperatore,
che si preoccupò di procurarsi i mezzi finanziari per la guerra
contro i crociati imponendo gravi tasse agli aristocratici dotati
218
di truppe private . Alessio V fece rafforzare le mura, sopra­
elevandole di alcuni piani di legno là dove si temeva 1' assalto
14
BRAND, op0 cit., p. 250; Nic. CHON., pp. 743-744; lettera di Bal­
dovino, in PREVENIER, p. 567, 24.
215
Lettera di Baldovino in PREVENIER, pp. 567-568; Nic. CHON.,
pp. 745-746.
-i •

«Or oïez se onqties si orrible traison fu faite par nule gent»,


VILLEHARDOUIN, 222.
217
Nie. CHON., pp. 748-749, 755. Cfr. l'epitafio di Teodoro Mesa­
nte, cit9, 44.
218
Nie. CHON., pp. 748-749.
LA CONQUISTA 145

delle navi v e n e z i a n e ; mentre per impedire l'opera dei minatori,


f e c e scavare una f o s s a ed erigere un muro ai piedi d e l l e mu­
2
ra о Le operazioni militari e gli scontri s i s u s s e g u o n o : al ri­
torno da una razzia al porto di F i l e a sul Mar Nero, che a v e v a
fruttato bestiame, abiti, viveri e prigionieri da vendere come
schiavi , le truppe guidate da Enrico di Hainaut, e compren­
denti grandi signori come Giacomo d ' A v e s n e s , Baldovino di
Beauvoir, Eudes le Champenois de Champlitte e suo fratello
Guglielmo, furono aggredite dal Murzuflo; ma questi ebbe la
peggio, lasciando sul campo il v e s s i l l o imperiale e l'icona della
Hodegitria, un'immagine della Vergine, che gli imperatori si fa­
cevano recare innanzi in battaglia
Questo episodio che colpiva la fantasia della popolazione
costantinopolitana è approssimativamente collocato dal V i l l e -
hardouin «entor la chadelor», 2 febbraio, ma poiché l'incorona­
zione imperiale di Murzuflo è del 5 febbraio, il fatto deve e s s e r e
posteriore di alcuni giorni* . Un nuovo tentativo di incendio
della flotta andò a vuoto . N e l l a ricostruzione degli avveni­
menti che seguirono, le fonti differiscono soprattutto circa il
particolare della morte di A l e s s i o IV: secondo una cronaca rus-

Lettera di Baldovino, in PREVENIER, p. 568. La successione di


questi eventi è diversamente articolata in BRAND, op, cito, pp. 252-
253 che preferisce la testimonianza di una cronaca russa al resoconto
ufficiale della lettera di Baldovino al papa.
220
VILLEHARDOUIN, 226.
221
ID., 227-228.
222

Cfr. la lettera di Baldovino in PREVENIER, pp. 568-569.


223
Ibid., p. 569, 4-9.
146 PARTE PRIMA

s a , la cronaca di Novgorod , la morte ebbe luogo a seguito di%


una lettera del doge ad A l e s s i o V, inviata all ł arrivo d e l l a noti­
z i a dell'imprigionamento di A l e s s i o IV, comunicata avventuro­
samente ai crociati ad Estanor mediante un m i s s i l e lanciato da
una spia in città « L a lettera di Baldovino al papa pone l ' e ­
pisodio dopo l'incontro fra A l e s s i o V Ducas e il doge v e n e z i a ­
n o 2 2 6 : s i trattò d e l l ' u l t i m o tentativo d e l Murzuflo di allontana­
re i crociati da Costantinopolio Un tale s u c c e s s o gli avrebbe
permesso di consolidare la sua p o s i z i o n e · I crociati richiesero
5000 libbre d ' o r o 2 2 7 equivalenti a 90 000 marchi d ' a r g e n t o 2 2 8 ,
che costituiva il rimanente del debito di A l e s s i o IV; ma furono
aggiunte delle r i c h i e s t e , probabilmente privilegi commerciali
per i Veneziani e conferma d e l l a supremazia papale, che lo
s t e s s o Niceta Coniate, pur ostile all'imperatore che lo aveva
defenestrato, qualifica come inaccettabili da parte di chi cono­
s c e il sapore della libertà e non è abituato ad obbedire .

Novgorodskaia pervaia letopis, 47-48·


225
CLARI, LXI-LXII.
6
Lettera di Baldovino in PREVENIER, p. 569, 18-26,
227
Cioè 50 centenari d'oro = 1 t 5 q 95 kg/1 5 q 70 kg (319/314
g la libbra). Cfr. GUNTHERI, Historia Cons tantin opolitana, 78.
228
20 6 q 51 kg 4 hg d'argento puro. Il rapporto fra oro e argento
nel febbraio 1204 a Costantinopoli è dunque di 1 libbra d'oro per 18
marchi d'argento, cioè 1 g d'oro per 13 g d'argento. Questo dato man­
ca in A. M. WATSON, in «The Economie History Review», 20 (1967), pp.
1-34. Il rapporto fra oro e argento aumenta se si suppone che l'oro as­
sunto nel rapporto è quello concretamente monetato: in tal caso bisogna
calcolare il fino, che è variabile fino a scendere a percentuali molto
basse sotto gli Angeli. Cfr. BERTELE, Moneta veneziana».., cit^
229
Nic. CHON., pp. 751-752; CLARI, LIX; lettera di Baldovino in
PREVENIER, pp. 569-570.
LA CONQUISTA 147

E improbabile che il Murzuflo s i f o s s e già sbarazzato di


A l e s s i o IV; e g l i , malgrado gli ultimi d i s s e n s i con i crociati,
era ancora l ' u n i c a personalità bizantina su cui gli occidentali
avevano la p o s s i b i l i t à di contare in v i s t a della soddisfazione di
quanto loro convenuto «
L'irriducibilità dei crociati ad una trattativa, convincen­
do A l e s s i o V della n e c e s s i t à di uno scontro militare definitivo,
rese pericolosa la sopravvivenza di A l e s s i o IV, che con la s u a
s t e s s a prigionia forniva di nuovo un motivo dinastico-legitti-
mistico all'azione militare crociata,, Se dobbiamo credere al
resoconto di Baldovino di Fiandra al papa, l'uccisione di A-
l e s s i o IV avvenne in una sequenza agghiacciante: invitato a
pranzo dall'usurpatore A l e s s i o V, fu strangolato il giorno s t e s s o
mediante una corda d'arco; sul cadavere il Murzuflo avrebbe in­
fierito con una mazza ferrata * . Un solenne funerale doveva
dissimulare il delitto, che all'opinione pubblica costantinopoli­
tana non poteva certo spiacere.. Si era ormai n e l l a s e c o n d a me­
tà di febbraio: i lavori di restauro, riattazione, rafforzamento
delle mura e le sopraelevazioni in legno erano in pieno corso:
dalla testimonianza del Villehardouin 2 3 2 tali lavori sembrano
limitati alla zona del Corno d'Oro, poiché la zona prospiciente
il Bosforo era difficile da a s s a l i r e a causa delle correnti mari­
ne. Gli scambi di verrettoni lanciati dalle navi e dalle difese

230
Non è di questa opinione il BRAND, op. cit„, pp. 252-253.
231
PREVENIER, p. 570, 6-10. Forse Baldovino utilizza polemicamente
i fatti atroci avvenuti in analoga circostanza, all'uccisione di Ales­
sio II Comneno ad opera di Andronico Comneno, nel 1182, cfr. BRAND ,
op. cìt„, p. 49.
VlLLEHARDOUIN, 239.
232 <
148 PARTE PRIMA

della città punteggiarono i giorni di attesa della buona stagio­


ne per lo scontro definitivo.

6υ IL «PACTUM COMMUNE»233 DEL MARZO 1204·

Nel marzo del 3204 i crociati, alloggiati sotto Galata, nel


quartiere dello Stenon «parlèrent ... ensemble et pristrent con­
seil coment il se contendroient,. Ase z i ot parlé et avant et
arriere» J .
Gli eventi militari, politici e dinastici che si erano svolti
a Costantinopoli dall'agosto 1203 al febbraio 1204 avevano
convinto i capi della crociata di alcuni fatti che diverranno le
linee principali di una nuova politica nei confronti dell'impero
romeo. Costantinopoli si era dimostrata prendibile per forza di
armi grazie ali irresolutezza e forse all'inferiorità tecnica del­
le truppe bizantine. La città e l'impero erano enormemente ric­
chi, dal punto di vista di un osservatore occidentale; la provin­
cia facile da conquistare, come aveva mostrato la passeggiata
militare compiuta in Tracia in agosto-ottobre al seguito di A-
lessio IV Angelo. L'unica possibilità di far rispettare i patti di
Alessio IV e di Isacco II era nell'imposizione armata.. D'altron­
de, a conquista avvenuta, non si sarebbe potuto lasciare ai Gre­
ci alcuna iniziativa politica, a rischio di ritrovarsi nelle condi­
zioni del luglio-agosto scorso, quando la fuga di Alessio III
era stata seguita da una restaurazione di Isacco II, ben presto

233
PREVENIER, pp. 555-559 = TAFEL-THOMAS, I, pp. 123 sgg. La
definizione compare in un documento del marchese di Monferrato,
cfr. TAFEL-THOMAS, I, pp. 512-515.
234
VILLEHARDOUIN, 234.
LA CONQUISTA 149

evolutasi in senso antilatino. La persona dell'imperatore non pre°


sentava problemi: Alessio V Ducas Murzuflo sarebbe stato de­
posto, in caso di sconfitta, come traditore del suo «senior»; ri­
maneva aperto il problema nei confronti di Alessio III Angelo,
ancora vivo e ormai legittimo erede di Isacco II e Alessio IVo
La possibilità di conseguire i vantaggi promessi a fini illusori
da Alessio IV dipendeva dalla capacità di conquistarsi lo stato
romeo stesso, sostituendo all'autocrazia romea un impero lati­
no: le giustificazioni non mancavanOo Uno stato latino sarebbe
stata la più certa garanzia della realizzazione dell'unione delle
chiese; mentre la condotta di Alessio Ducas, alla luce dell'eti­
ca feudale e cavalleresca, era tale da farlo decadere da qual­
siasi diritto alla gestione dell'impero, come «fidelis» sleale
per avere attentato alla vita del suo «Seniore Uno stato latino
nel cuore dell'impero romeo risolveva inoltre la secolare que­
stione dei rapporti fra impero bizantino e la crociata, in senso
del tutto favorevole alle prospettive papali di un impero costan­
tinopolitano che fungesse da ponte, tramite e base d'appoggio
nell'azione di recupero della Terrasanta,, La fondazione di un
impero latino poteva dunque essere presentata dalla propaganda
delle cancellerie dei conquistatori, come plausibile e divina­
mente voluta: «mirabilibus eius (cioè di Dio) circa nos semper
mirabiliora succedunt, ut etiam infidelibus dubium esse non de­
beat, quin manus Domini operetur hec omnia...» ; «.,.. non ope­
ra hominum fuere, sed Dei, que Grecie intulimus,*.» 2 3 6 e tale
da incrementare la cristianità: «ad evacuandum scandalum cru­
cis, et subiciendam in terris omnem adversariam potestatem

235
PREVENIR, p. 566, 8-12.
236
Ibid», p. 566, 19.
150 PARTE PRIMA

erigentem s e adversus Dominum et adversum Christum e i u s » 2 3 7 о


Se però la conquista della città di Costantinopoli poteva forse
trovare motivi contingenti più о meno n e c e s s i t a n t i (le « n e c e s s i ·
t a t e s simulatae» di Innocenzo III) , la concezione di uno s t a ­
to latino a Costantinopoli rappresentava certo una realtà auto­
noma, fondata soprattutto sulla volontà di espansione militare,
p o l i t i c a , economica e r e l i g i o s a dell'occidente latino nel grande
s p a z i o civile dell'oriente romeo: «moribus nostris adversa barba­
39
ries» definirà il neo-eletto imperatore Baldovino la diversità
culturale dei greci e non ometterà di ricordare al papa che n e l l a
s o l a Costantinopoli «omnium eorum, que ab hominibus inter di­
vidas computantur tam inestimabilis abundant i a reperitur, ut
tantum tota non videretur possidere Latinitas» ; o s t i l e barba­
rie e inestimabile r i c c h e z z a s i offrono dunque all'opera c i v i l i z ­
zatrice degli occidentali, non importava s e quell' o s t i l e barbarie
era la diversità di una cultura tanto più evoluta e s e quella ine­
stimabile r i c c h e z z a era il frutto del lavoro romeo congegnato
in un sistema economico di respiro più ampio di quello o c c i ­
dentale. Quel che importa qui rilevare è lo stato d'animo c o l o ­
n i a l i s t i c o , per c o s ì dire, d e l l a direzione politica d e l l a crociata,
che s i esprimerà s e n z a infingimenti n e l l a lettera che Baldovino

237
/ ò / r f . , p . 576, 12-14.
Cfr. qui a p. 120.
239
PREVENIER, p. 566, 22-23.
240
Ibida, pp. 571, 25-572, 2. VILLEHARDOUIN, 250. CLARI, LXXXI:
et si tesmongaient li Griu que les deus pars de l'avoir du monde e-
stoient en Constanti noble et le tierche estoit esparse par le monde,
Rambaldo di Vaqueiras ripete questa idea nella canzone-sirventese
del giugno-luglio 1205 «... tant rie emperi per poder / cum nos» (DE
BARTHOLOMAEIS, op. ciu, pp. 148-150, w. 78-79),
LA CONQUISTA 151

di Fiandra indirizzò al papa Innocenzo IH nel maggio seguen-


te241 .
Le lunghe d i s c u s s i o n i ricordate dal Villehardouin s i con-
242
elusero con l'elaborazione di un documento: il «pactum com­
mune» del marzo 1204, accordo collegialmente concordato fra
i due settori d e l l ' e s e r c i t o : la cavalleria franco-lombarda e i ve«
n e z i a n i . In v i s t a della condotta politica e militare da tenere
nei confronti dell'impero romeo si volevano evitare quelle di­
scordie che nel corso d e l l a spedizione avevano ricorrentemente
minacciato di infrangere l a precaria unità d e l l ' e s e r c i t o . Il docu­
mento presenta a grandi linee l'impalcatura istituzionale del fu­
turo impero latino: volervi applicare troppo rigidamente l a meta­
fora di c o s t i t u z i o n e , c i o è di legge che d i s c i p l i n a giuridicamente
la sovranità, sembra anacronistico e tecnicamente inesatto
La presenza di più contraenti c i richiama alla n e c e s s i t à
di non equivocare circa la figura del capo della crociata, il
marchese Bonifacio che n e l patto figura alla pari degli altri s i ­
gnori, s u l l a base d e l proprio s e g u i t o feudale, e non come gene­
rico portavoce d e l l a cavalleria feudale. Dal novero dei contraen­
ti e dalla delimitazione presumibile dei loro seguiti feudali, ri­
sulta il quadro di un preciso equilibrio politico e s i s t e n t e nel­
l'ambito dei contingenti feudali d e l l a cavalleria o c c i d e n t a l e . I

41
PREVENIER, p. 575, 3-21; cfr. qui alle pp. 265-268.
242
PREVENIER, pp. 555-559 (testo dell'accordo fra crociati e vene­
ziani = TAFEL-THOMAS, I, pp. 449-452); TAFEL-THOMAS, I, ppf 445-
448 (stesso testo in cui precedono i veneziani come contraenti). Cfr.
CARILE, Partitio, cit., p. 152, . 2. S. BORSARI, Studi sulle colonie
veneziane in Romania nel XII secolo, Napoli 1966, pp. 15-20.
243
HENDRICKX, pp. 27-36; cfr, ree. di A. CARILE, in «Thesaurismata»,
8 (1971), pp· 285-289.
152 PARTE PRIMA

contraenti del patto rappresentano d'altronde soltanto un settore*


sia pure largo dell'esercito: il doge di Venezia da una parte,
il marchese di Monferrato, il conte di Fiandra ed Hainaut, il
conte di Blois e Chartres, il conte di Saint-Poi dall'altra. Se
infatti confrontiamo la parte dell'esercito implicata dalla pre­
senza di questi signori feudali con lo schieramento dell'eserci­
to in «battaglie», ne risultano completamente assenti le «batta­
glie» V e VI, corrispondenti ai gruppi feudali III, I, VII, cioè i
cavalieri di Champagne e di Borgogna
Bisogna dunque supporre che la rappresentanza politica
di questi gruppi fosse demandata a Bonifacio di Monferrato: in
tal caso il marchese avrebbe rappresentato da solo circa il
42,8 % dell'esercito franco-lombardo· La posizione del marchese
si giustifica con la situazione dei contingenti feudali confluiti
nelle «masnade» III, I e VII: posti di fronte ai gruppi più omoge­
nei, rinsaldati dalla presenza effettiva del proprio signore, ca­
pace di incidere politicamente sulla condotta della crociata,
questi gruppi feudalmente acefali, e pertanto di scarsa rappre­
sentatività politica, certo non adeguata al loro peso materiale,
si coagulano attorno al marchese che seppe servirsi del suo
ruolo di capo della crociata per atteggiarsi a vertice naturale
dei gruppi minoritari о meno aggregati,, Si sono ormai delineati
all'interno dell'esercito franco-lombardo degli equilibri politici
che regoleranno l'andamento stesso della conquista e della
spartizione. Il doge d'altra parte rappresenta non tanto il co­
mune di Venezia, quanto gli intere esi dei partecipanti venezia­
ni alla crociata: questi ultimi sono i veri depositari dei diritti
di conquista, come mostrerà chiaramente il conflitto istituzio-

Cfr. qui a p. 131.


LA CONQUISTA 153

naie fra colonia veneziana in Romania e madrepatria


Il patto consta di una serie di 13 paragrafi , dei quali
i primi tre riguardano la conquista di Costantinopoli e la spar­
tizione del bottino ; il quarto il riconoscimento preliminare
dei diritti acquisiti dei Veneziani in Romania; i paragrafi 5, 6,
7, 9, 12, 13 contemplano l ' a s s e t t o dello stato latino che sarebbe
sorto dopo l a conquista; i l paragrafo 8 regola i l periodo di tran­
s i z i o n e dall'amministrazione militare dell'esercito crociato alla
vera e propria struttura dell'impero latino; il paragrafo 10 rego­
la i rapporti diplomatici fra stato latino e comune v e n e z i a n o ,
mentre il paragrafo 11 delinea un inizio d'azione diplomatica
da intraprendere presso la Santa Sede.
Una stabile occupazione dell'impero di Romania pose alla
direzione d e l l a crociata una serie di problemi di carattere poli­
t i c o , militare, economico, ecclesiastico, che s i delineavano
chiaramente dietro i più urgenti problemi demografici e diploma­
tici c h e apriva la conquista·
Si d e c i s e di eleggere un imperatore tramite una commissio­
ne paritetica di s e i rappresentatiti della cavalleria franco-lom­
barda e di s e i veneziani . L ' e l e z i o n e sarebbe avvenuta per
maggioranza dei suffragi; a parità di suffragio fra due candidati

245
Cfr. il chiarimento giuridico dei rapporti fra feudo veneziano e
comune di Venezia in BORSARI, op. cit*f pp. 17-20.
246
La distinzione logica in paragrafi spetta all'editore PREVENIER,
pp. 555-559. HENDRICKX, pp. 28-31 ne ha fatto altrettanti articoli di
una costituzione, con un procedimento a mio avviso arbitrario, cfr.
la recensione citata. BORSARI, op. cit0, pp. 16-17.
247
Cfr. qui alle pp. 167-171.
248
C L A R I , 68 e 94 parla erroneamente di 10 e 10; di 5 e 5 Nic.
CHON., p. 788, 6-8.
154 PARTE PRIMA

s i sarebbe ricorsi al sorteggio . Questo meccanismo voleva


assicurare una larga base di rappresentatività politica al candi­
dato prescelto e la p o s s i b i l i t à , per i non eletti, di trarre i mag­
giori vantaggi dall'aspirante imperatore«,
La struttura dello stato sarebbe stata feudale: l'imperato­
re avrebbe d i s p o s t o di un dominio diretto corrispondente ad 1/4
di tutto l'impero, ivi compresa la città di Costantinopoli, oltre
ai palazzi imperiali d e l l a Blacherne (Βλαχε'ρναι) e del Bu-
25
c o l e o n e (Βουκολεων) ° . Ι restanti 3 / 4 dell'impero e di Costan­
tinopoli andavano divisi per metà fra cavalleria franeo4ombarda
e i veneziani, in ragione di 1/4 e m e z z o , c i o è 3 / 8 , per parte·
Tale divisione о spartizione v a i n t e s a nel s e n s o di una attribu­
zione di feudi; si prevede infatti l ' e l e z i o n e di una commissione
paritetica di franco-lombardi e v e n e z i a n i , nel numero di dodici
о più per parte, che debbono distribuire «feuda et honorificen-
251
t i a s inter homines.*, et servitia assignare» . Il p o s s e s s o del
feudo sarebbe stato libero ed a s s o l u t o , ereditario per v i a ma­
s c h i l e ma anche per v i a femminile ; il feudatario avrebbe g o ­
duto d e l l a p i e n e z z a della giurisdizione, limitata s o l o dal diritto

249
PREVENIER, pp. 556, 18-557, 3. Da tale clausola nacquero le
leggende divulgate dalle fonti greche ed orientali.
250
Nome derivato da un gruppo statuario raffigurante un toro che
atterra un leone e passato a designare, nel corso dell'XI secolo, il
complesso del «grande palazzo» imperiale sul Mar di Marmara, cfr.
R. JANIN, Constantinople byzantine* Développement urbain et réper·
toire topo graphique, Paris 1950, pp. 120-121, 297-298 (Bucoleone),
123-128 (Blacherne). CARILE, Partitio, cit., pp. 131 e 231.
251
PREVENIER, p. 558, 4-5. \
252
M. BLOCH, La società feudale, Torino 1967, p. 230: l'imposizione
di questa norma indica una evoluzione del diritto feudale.
LA CONQUISTA 155

e dai servizi spettanti all'imperatore e all'impero. L'imperato­


re, detentore di 1/4 dell'impero, sarebbe stato tenuto a fornire
i «servitia» n e c e s s a r i oltre quanto fornivano i «feudi» e le «ono­
rificenze» . L ' e s e r c i t o crociato s i impegnava a sostenere l'im­
peratore e l'impero per un anno ancora fino al 31 marzo 1205,
Dopo quella data coloro che sarebbero rimasti nell'impero per
insediarvisi, dovevano giurare fedeltà all'imperatore, c i o è d i v e ­
nire suoi v a s s a l l i , giurando nello s t e s s o momento il rispet­
to dei patti preliminari a l l ' e l e z i o n e imperiale. Il doge non do­
v e v a prestare personalmente giuramento di fedeltà all'impera­
tore, per i feudi e le onorificenze che, n e l l a misura di 3 / 8 del­
la conquista, sarebbero stati a s s e g n a t i ai crociati veneziani e
quindi, indirettamente, al comune di V e n e z i a del quale i v e n e ­
ziani restavano membri: il giuramento di v a s s a l l a g g i o sarebbe
stato prestato dalla persona о dalle persone preposte dal doge
a tali feudi ed onorificenze ; costui о costoro sarebbero sta­
ti tenuti ad a s s o l v e r e i debiti servizi all'imperatore e all' impe­
ro. D'altra parte le consuetudini, i diritti, i privilegi e i p o s s e ­
dimenti di cui i veneziani godevano nell'impero romeo, s i a in
campo temporale che in campo e c c l e s i a s t i c o , sarebbero stati
in libero ed assoluto godimento dei veneziani . I risultati
di s e c o l i di penetrazione economica di V e n e z i a in Romania

253 PREVENIER, p. 558, 3-13. Queste ultime indicano le alte cariche


dello stato e le grandi ripartizioni territoriali, funzioni che venivano
remunerate con speciali dotazioni in terre, fin dai tempi carolingi as­
similate a semplici feudi, cfr. BLOCH, op. cito, p. 221.
254

PREVENIER, p. 557, 15-558, 2.


255
Ibid., p. 559, 1-7.
256
Ibid., p. 556, 12-17.
156 PARTE PRIMA

erano in tal modo decisamente protetti, mentre la clausola del


giuramento di fedeltà salvaguardava l'indipendenza anche for­
male del comune di Venezia, senza infrangere il vincolo feu­
dale di vassallaggio del feudo veneziano in Romania dall'im­
peratore latino di Costantinopolio
La posizione di privilegio commerciale del comune di
Venezia in Romania era accentuata mediante la clausola per
cui i nemici di Venezia non potevano essere ricevuti sul terri­
torio dell'impero durante lo stato di guerra : il che poneva
un'ipoteca sulla futura politica estera dell'impero latino, prefi­
gurandola in funzione filo-veneziana.
Ai veneziani spettava, nel caso l'elezione imperiale fa­
vorisse un candidato franco-lombardo, l'elezione del patriar-
ca258.
L'attribuzione delle chiese, dalle sedi episcopali alle
chiese parrocchiali e loro pertinenze, avrebbe seguito il mec­
canismo di spartizione dei feudi e onorificenze. La clausola
più importante, per quanto riguarda la chiesa, è la confisca
di una parte del patrimonio ecclesiastico, da spartire secondo
il meccanismo dei quarti: «De possessionibus vero ecclesiarum,
tot et tantum clericis et ecclesiis debent provideri, quod hono-
rifice possint vivere et sustentari. Relique vero possessiones
ecclesiarum dividi et partiri debent secundum ordinem presi-
gnat urn» 259
Il disegno politico del patto è chiaro: si intendeva dar vi­
ta ad un impero latino in terra di Romania, sostituendo al siste-

257
PREVENIER, p. 558, 14-16.
258
Ibid„9 p. 557, 8-10.
259
Ibid., p. 557, 11-14.
LA CONQUISTA 157

ma accentratore della autocrazia romea, fondata sull'esercito e


sulla burocrazia, un sistema di autorità pubblica largamente de-
centrata e devoluta a favore delle maggiori «honorificentie»· L'u-
nità dell'impero è formalmente intatta: il quarto imperiale, il
quarto e mezzo dei peregrini e il quarto e mezzo dei veneziani
rimangono sotto la sovranità imperiale: «tour tenroit on de l'em-
pereur» ; ma da un punto di vista meno giuridico e più poli-
tico, si sostituiva al potere assoluto del basileus costantinopo-
litano, l'autorità limitata di cui di fatto gode un sovrano {su-
peranus) feudale.
L'autorità imperiale trovava una sua limitazione nel pro-
cedimento stesso che si sarebbe seguito nell'attribuzione dei
feudi secondo il meccanismo della loro spartizione: d'altronde
la spartizione dei feudi fu fatta secondo un criterio di valuta-
zione e remunerazione dell'apporto quantitativo delle singole
componenti dell'esercito e della flotta crociata,. Ai cavalieri
occidentali sarebbe pertanto spettato, sotto forma di feudi, un
settore pari ai 5/8 dell'impero conquistato, mentre i restanti
3/8 andavano ai veneziani. La confisca dei beni ecclesiastici
indica chiaramente che la terra da distribuire in feudo nell'am-
bito dei vari quarti era terra demaniale e terra ecclesiastica:
i possedimenti dei magnati bizantini erano fuori discussione.
L'impero sarebbe pertanto risultato dalla giustapposizione del
dominio imperiale (1/4), dei feudi da distribuire ai peregrini
(3/8) e del feudo veneziano (3/8). I cavalieri che avrebbero ri-
cevuto concessioni feudali nel quarto imperiale, sarebbero sta-
ti direttamente dipendenti dall'imperatore tramite i consueti le-
gami di vassallaggio; mentre i feudi dei peregrini^ mediatamente
vassalli dell'imperatore latino, avrebbero dovuto riprodurre la

CLARI, 68.
158 PARTE PRIMA

struttura gerarchica vigente all'interno dell'esercito.


E nella composizione stessa dell'esercito crociato la radi­
ce delle contraddizioni e delle debolezze della nuova struttura
statale che, secondo l'intenzione dei conquistatori, avrebbe do­
vuto perpetuare l'equilibrio politico esistente fra le componenti
della crociata. In ultima anaUsi, comunque, tutto si sarebbe ri­
dotto ad un problema di uomini e di effettivi insediamenti in
terra di Romania: il problema demografico avrebbe sormontato
. u .. 261
ogni altra questione
Lo stato latino nasceva inoltre sotto la pesante ipoteca
veneziana: dal punto di vista veneziano la nuova struttura stata­
le avrebbe realizzato la piena sicurezza dei traffici, anche
perché i 3/8 del territorio romeo e della città di Costantinopoli
sarebbero stati direttamente governati dal comune di Venezia.
Il papato avrebbe dovuto assicurare l'appoggio del suo
potere spirituale al nuovo impero comminando la scomunica a
chi attentasse all'integrità dell'istituzione . L'alta protezio­
ne papale sull'impero era resa necessaria dalla stessa compo­
sizione internazionale dell с truppe che vi si sarebbero insedia­
te: l'equilibrio fra i vari elementi nazionali e la possibilità di
un continuo ricambio demografico fra occidente e Romania era
subordinata in larga misura alla protezione di un grande organi­
smo sovrannazionale quale è il papato, che l'idea di crociata e
l'aspirazione all'unità delle chiese cristiane, avrebbero di fatto
dovuto cointeressare al consolidamento del nuovo stato.
L'assetto sociale della popolazione romea non venne nep­
pure preso in considerazione: i conquistatori riservarono a se

Cfr. le considerazioni in CARILE, Partitio, cit., pp. 126-131.


262
PREVENIER, p. 558, 17-19.
LA CONQUISTA 159

s t e s s i la gestione politica e religiosa dell'impero, ma non pre­


vedevano mutamenti s o c i a l i apprezzabili per i sudditi greci,
destinati a trovare posto n e l quadro d e l s i s t e m a feudale di cui
s i prevedeva la c o s t i t u z i o n e . Il documento del marzo 1204, ben
lungi dal rimanere lettera morta , tramanda le s c e l t e politiche
che determinarono la vita dell'impero latino di Costantinopoli.

7. LA SECONDA PRESA DI COSTANTINOPOLI E LA SPARTI.


ZIONE DEL BOTTINO,

Sopiti gli ultimi dubbi s u l l a l i c e i t à dell'impresa , il 9


aprile, joesdì après mi quaresme > le «battaglie» entrarono
nelle navi, galere e uscieri a s s e g n a t i a c i a s c u n a e il giorno s e ­
guente, venerdì I O 2 6 6 , avvenne l ' a s s a l t o alle mura della città;
parte delle truppe sbarcarono a terra, sotto le mura, parte com­
batté dalle s c a l e rampanti delle imbarcazioni, c i a s c u n a delle
quali a s s a l ì una torre ; l ' e s i t o d e l primo a s s a l t o fu sfavore­
vole grazie alla intensa reazione bizantina,
Il lunedì s u c c e s s i v o , 12 aprile , le navi accoppiate tor­
narono a l l ' a s s a l t o d e l l e singole torri e , sfruttando la bora, una

G. RECOURA, Les Assises de Romanie. Paris 1930, p. 30; HEN-


DRICKX, p. 31.

264
CARILE, La cronachistica veneziana, cit., pp. 172-176.
VlLLEHARDOUIN, 2 3 6 .

266
ID., 237.
267,
ID., 240.
268 ;
VlLLEHARDOUIN,
VlLLEHAH 240; N i c . C H O N . , p. 8 1 5 , 13-15. C A R I L E , Parti-

tiof cit., p. 131


160 PARTE PRIMA

coppia di navi, «Pellegrina» e «Paradiso», riuscì ad accostarsi


ad una torre e a prenderla, nella zona fra le Blacherne e il mo­
nastero dell'Evergete : il primo a porvi piede pare f o s s e un
v e n e z i a n o , che le cronache della famiglia С e D chiamano P i e ­
7
ro Alberto , seguito dai francesi André Durboise e Giovanni
di Choisy, fedeli del v e s c o v o di S o i s s o n s « Questo fatto rin­
cuora i cavalieri che sbarcano a terra dagli u s c i e r i , salgono sul­
le mura mediante s c a l e e conquistano quattro torri; vengono an­
che sfondate porte, e fra i primi ad entrare fu i l prete Aleaume
de Cléry, il fratello del cronista, con un coltellaccio alla ma­
n o 2 7 2 . I crociati dilagano in città nel settore prospiciente il
Corno d'Oro: A l e s s i o V Ducas Murzuflo s i rifugia n e l l a città
imperiale del Bucoleone, mentre altri aristocratici greci s i a s ­
serragliano nel palazzo imperiale delle Blacherne « Al ca­
dere della notte i crociati s i accampano nella parte della me­
tropoli che sono riusciti a conquistare: Baldovino di Fiandra
nel padiglione vermiglio dell'imperatore bizantino, montato s u
di un'altura p r e s s o il convento d e l Pantepoptes, da cui s i domi­
navano le mura ; Enrico di Hainaut davanti alle Blacherne

2<59
LONGNON, p. 45.
270
CARILE, La cronachistica veneziana, cit., p. 341, famiglia С, I,
1, 635 (cap. 24): egli sarebbe anzi stato ucciso per errore da un fran­
cese, Pietro di Bracheux (Pietro da Brivolo).
271
MANFRONI, op. cito, p. 331. Anonymus Suessonensis, in RIANT,
Exuviae*.., cit., p. 7. VILLEHARDOUIN. 242.
LONGNON, p. 4 6 .
273
VILLEHARDOUIN, 243-244.

LONGNON, p. 45.
LA CONQUISTA 161

e il marchese non distante dal Bue ole one . I due terzi alme­
no della città sfuggivano al controllo latino. La presenza dei
crociati in città paralizzò del tutto la volontà di resistenza mi­
litare dell'aristocrazia bizantina: gran parte degli aristocratici
si dette alla fuga con il proprio seguito spesso armato fuori del­
le mura, mentre le chiese offrivano riparo al popolo terroriz­
zato
Alessio V Ducas corse per tutta la città in cerca di soste­
nitori, nel tentativo di animare una resistenza che il collasso
morale dello stato e del popolo bizantino rese impossibile.. Si
recò infine al Bucoleone, a rilevare la moglie Eudocia e la di
lei madre Eufrosine, che aveva in precedenza rifiutato di ab­
bandonare Costantinopoli in occasione della fuga del marito
Alessio III Angelo . Alessio V poté uscire con le sue truppe
dal Bucoleone, prendere la via per la porta Orea (Ώραια) ,
all'estremità sud-occidentale delle mura, e prendere il largo
indisturbato,
Un qualche spirito di resistenza sembra comunque soprav­
vivere fra gli aristocratici romei ancora presenti in città: a San­
ta Sofia si scontrarono due fazioni ciascuna delle quali propo­
neva un suo candidato; l'appoggio del clero favorì l'elezione di
Costantino Lascaris Égli rifiutò di farsi incoronare a meno di
non contare su un sostegno militare consistente. Il patriarca
Giovanni X Camatero e il neo-eletto Costantino Lascaris cerca­
rono di indurre i Varangi, la guardia mercenaria dell4mperato-
re, a scendere in campo contro i crociati; ma non ottennero ri-

275
VlLLEHARDOUIN, 245.
276
B R A N D , op, cii., p. 257.
277
CARILE, Partitio, cit*, p. 231.

12
162 PARTE PRIMA

sultati apprezzabili All'alba Costantino L a s c a r i s fuggì in Asia


Minore, s e n z a e s s e r e stato i n c o r o n a t o 2 7 8 .
Era tale il timore che la immensa città, di 4C0 000 abi-
279
tanti s e c o n d o Geoffroy de Villehardouin , incuteva ai conqui­
statori, che i t e d e s c h i al seguito del marchese appiccarono il
fuoco tutt'attorno alla zona ir* cui erano accampati, temendo un
a s s a l t o greco che non s i verificò: questo nuovo incendio di-
vampo per tutta la notte del 12 e Tintera giornata d e l 13 , con
e s i t o d i s a s t r o s o , e s s e n d o appiccato in una delle zone più an­
tiche della città e quindi di più alta concentrazione urbana..
Il giorno seguente le «battaglie» s i misero in ordine, ma
281
«si ne troverent onques qui fust encontre als» . Una delega­
zione di preti e di Varangi informò i crociati dell'accaduto e
certamente cercò di mitigare le reazioni dei conquistatori nei
confronti della città ormai abbandonata da gran parte della c l a s -
i 282
se dirigente
La più ricca città del mondo mediterraneo medioevale fu
presa s e n z a uno scontro militare d e c i s i v o : Geoffroy de Villehar­
douin attribuisce il fatto all'aiuto divino, trovando inspiegabile
che una città di 4 0 0 0 0 0 abitanti, ottimamente fortificata, f o s s e
stata presa da un esercito nel quale i combattenti veri e propri
non erano più di 20 000 ; e dipinge la conquista della cit-

2 7 8
BRAND, op. cit., p. 258 e . 58.
279
VILLEHARDOUIN, 25]
280
ID., 247.
281
ID., 248.
282
ID., 244-246; CLARI, 79-80, BRAND, op cit^ p. 258.
283
VILLEHARDOUIN, 251. Cfr. CARILE, Alle origini dell'impero lati-
no, cit ; su tutto il combattimento cfr. CLARI, 68, 81, 112; Nic. CHON.,
LA CONQUISTA 163

ta in tono piuttosto edulcorato, s e n z a accennare al s a c c h e g g i o


e passando direttamente alla spartizione del bottino. Malgrado
i giuramenti fatti in marzo, «que il a femme forche ne feroient
ne ne despoullieroient de drap que e l e eust v e s t u . · , que il main
ne meteroient seur moine, ne seur clerc, ne seur prestre,, s'il
n'estoient en d e f e n s e , ne qu'il ne froisseroient é g l i s e ne mu­
8 5
stier» durante i tre giorni di s a c c h e g g i o si rinnovarono
i delitti e gli e p i s o d i , ora atroci ora grotteschi, consueti in-sif­
fatte disperate circostanze: «nec religioni, nec aetati, nec sexui
286
pepercerunt...» . Non ci dilungheremo nella descrizione di un
episodio che è ormai uno dei paradigmi storiografici d e l l a cat­
87
tiva c o s c i e n z a «coloniale» dell'Occidente ..
8
Pochi mesi dopo Rambaldo di Vaqueiras canterà:
«Q'el e nos em tuig pecchador / D e l s mostiers ars e d e l s pa­
lais, / Ou vei pecar l e s c l e r c s e l s l a i s ; / El Sepulchres non

pp. 757-763 e 775-781; ERNOUL, p. 375; lettera di Baldovino in PREVE^


NIER, p. 571; lettera del clero greco in COTELERIUS, Ecclesiae graecae
monumenta, III, Lutetiae Parisiorum 1686, pp. 510-514.

CLARI, 68; lettere di Innocenzo III in P. L., 215, c e . 712 sgg.;


cronache veneziane delle varie famiglie e recensioni in CARILE, La
cronachistica veneziana, cit„
oc
LONGNON, p. 47; Ibn el-Athir, Histoire des Atabecs de Mosul,
trad. С. J. TORNBERG, in ^Recueil des Historiens des Croisades, Histo­
riens Orientaux*, XII, II, 2, Paris 1886, pp. 124-126.
286
INNOCENTII III, Epistulae, VIII, 132 (1205) in P. L., 215, с 712,
B-C.

Cfr. la recensione di CARILE al volume del Brand in «Studi Ve­


neziani», 11 (1969), pp. 637-664.

DE BARTHOLOMAEIS, op. cit., pp. 112-113, w. 41-44.


164 PARTE PRIMA

es rescos! / » «
Robert de Cléry e Geoffroy de Villehardouin dissimulano
l ' e p i s o d i o , che Günther invece minimizza fornendo la cifra di
2000 morti , attribuibile alla vendetta dei Latini estromessi da
Costantinopoli n e l l f a g o s t o dell*anno p r e c e d e n t e 2 9 1 .
Insieme alle 2000 vittime della ferocia e dello spirito di
rapina della cavalleria occidentale e dei mercanti v e n e z i a n i , p e ­
rirono i grandi capolavori dell'antichità c l a s s i c a , che adorna­
vano l e p i a z z e , gli edifici e l f ippodromo di Costantinopoli.
Il s a c c o di Costantinopoli fu soprattutto una m a s s i c c i a distru­
zione di valori culturali accumulati fin dalla fondazione d e l l a
9
città : non s i risparmiarono né c h i e s e né monasteri né mau­
s o l e i ; furono strappati anche gli arredi delle sepolture imperia­
293
li n e l l a c h i e s a dei S s . Apostoli e violata la tomba di Giu­
stiniano, alla cui mummia i crociati strapparono gli ornamenti
imperiali 2 9 4 Niceta Coniate s t e s e addirittura un trattatello s u l -

289
«Che egli (cioè l'imperatore Baldovino) e noi siam tutti colpe­
voli delle chiese arse e de' palazzi, dove vedo peccare i chierici e i
laici; e il Sepolcro non è liberato! ».
CARILE, Partitio, cit., p. 132. GUNTHERI, Historia captae a Lati
nis Constantinopoleos, 18, in P. L., 212, c e . 244-245.
291
BRAND, op. cit., pp. 259-260.
M. V. LEVTCHENKO, Byzance des origines à 1453, trad, di P.
MABILLE, Paris 1949, p. 258.

Sulla cui area sorge l'attuale Mehmet Fatih Camii edificata dal
conquistatore a partire dal 1463, cfr. F. BABINGER, Maometto il Con-
quistatore e il suo tempo, Torino 1967 , pp. 311-315.

Nic. CHON., pp. 855~85b; CLARI, 86; cfr. Criminationes adver-


sus ecclesiam latinam cum epistula Graecorum ad Innocentium III, in J.
LA CONQUISTA 165

le statue di Costantinopoli distrutte dai crociati, s p e s s o per ri­


9
cavarne il metallo, a volte per vandalismo e superstizione :
«Ciò che l'antichità aveva giudicato e s s e r e di sommo pregio di­
venne ad un tratto materia comune e c i ò che era costato tesori
immensi, fu cambiato dai Latini in moneta di poco valore» .
Santa Sofia, il cuore monumentale dell'ortodossia, fu devastata
dalla furia rapinatrice e dissacratrice dei conquistatori, che do­
po aver ridotto a p e z z i le dodici colonne d'argento dell'icono^
s t a s i e aver ammassato tutto 1' oro e l'argento degli altari, degli
arredi e del v a s e l l a m e rituale, asportato su b e s t i e da soma, c o ­
ronarono grottescamente la propria opera insediando s u l trono
9
patriarcale una prostituta che intonò una canzone oscena .
L e s t e s s e s c e n e s i ripeterono nelle altre c h i e s e d e l l a città e
nelle preziose cappelle imperiali celebri per le loro reliquie e
i loro tesori d'arte·
I veneziani s i distinsero in questo dai cavalieri o c c i d e n ­
tali: i quattro cavalli di bronzo, tolti dall'ippodromo di Costan­
tinopoli, furono spediti a V e n e z i a , dove finirono ad adornare l a
facciata della c h i e s a palatina dedicata a S. Maico, s e d e in cui
s i trovano tuttora· Fu spedito a Venezia anche un quantitativo
di marmi preziosi impiegati nei paramenti architettonici· Mag­
gior fortuna ebbero i capolavori di oreficeria dei reliquiari: l e
reliquie furono una delle prede più ghiotte per i crociati :

B. COTELERIUS, Ecclesiae graecae monumenta, HI, Lutetiae Parisiorum


1686, pp· 510-514, 514-520 = P. G., 140, c e . 293-298·
295
BRAND, op. cit., pp. 263-264.
96
Nic. CHON., De signis constantinopolitanis, pp. 854-868.
297
BRAND, op0 cit0, pp. 260-261. Nic. CHON., pp. 758-760.

298
C L A R I , 82-83. BRAND, ope cito, pp. 264-266.
166 PARTE PRIMA

e s s e affluirono pertanto nel tesoro della b a s i l i c a di San Marco


a Venezia e nelle maggiori c h i e s e d'Europa dove ancora si tro­
vano". Alcuni degli splendidi smalti della P a l a d'Oro a S..
Marco in V e n e z i a , furono provento del s a c c h e g g i o : fra questi il
c i c l o dei s e i grandi smalti de 11 e ort odr orni on, con il loro colore
materico e antinaturalistico, espressione squisita dell*arte a
stratta bizantina, proveniva dal mona stero del Pantocratore, pia
fondazione dei basi lei Comneni
Il bilancio morale dell'impresa appare ancora gravissimo:
e s s a fornì all'oriente ortodosso l'immagine incancellabile di un
occidente cattolico sopraffattore ed ampio, approfondendo Ina­
b i s s o di diversità» e s i s t e n t e fra le due culture, a detta di Ni-
ceta Coniate , testimone angosciato del crollo dello stato
bizantino.
I grandi signori si impadronirono dei palazzi e conventi
più ricchi e famosi della città: il marchese di Monferrato o c c u ­
pò il Bucoleone, un c o m p l e s s o monumentale di 500 s a l e e 30
fra c h i e s e e cappelle, con a n n e s s a Santa Sofia e la s e d e pa­
triarcale . Enrico di Hainaut occupò le Blacherne, il nuovo pò-
l a z z o imperiale di circa 200 s a l e e 20 fra c h i e s e e cappelle

299
P. E. RIANT, Exuviae sacrae constantinopolitanae, Geneva Pa­
ris 1877-1904 (collezione di fonti concernenti le reliquie sottratte a Co­
stantinopoli nel 1204).
Cfr. /Z tesoro di San Marco, opera diretta da H. R. HAHNLOSER, I,
La Pala d'Oro, testi di AA.VV., Firenze 1965; II, // tesoro eil museo,
Firenze 1971; R. GALLO, // Tesoro di San Marco e la sua storia, Firen­
ze 1967.
301
Nic. CHON.,p. 391.
302
C L A R I , 80 e 82; VILLEHARDOUIN, 250; BRAND, op, cit+, p. 262.
ЗОЗл
VILLEHARDOUIN, 250; BRAND, loc, cit.
LA CONQUISTA 167

Le ambizioni imperiali di Bonifacio di Monferrato e di Bal­


dovino di Fiandra non potevano trovare più clamorosa e s p r e s ­
s i o n e . Il patto del marzo 1204 aveva stabilito di utilizzare i
proventi del s a c c h e g g i o per pagare quanto era dovuto da A l e s ­
s i o IV Angelo . Dal ricavato s i sarebbe tratta una somma
corrispondente al debito di A l e s s i o : i tre quarti sarebbero spet­
tati ai veneziani, l'ultimo quarto ai crociati. Se il bottino f o s s e
stato inferiore al debito s i sarebbe d i v i s o in questo modo; s e
superiore, come di fatto fu, l ' e c c e d e n z a s i sarebbe d i v i s a per
metà. I viveri s i dovevano comunque dividere per metà.
Il bottino fu accumulato in tre c h i e s e della città ; ma
3
l'ordine di raccolta fu dato solo dopo il 25 a p r i l e ^ ; i grandi
baroni non esitarono a ricorrere ad intimidazioni crudeli per
indurre i cavalieri, gli scudieri e i sergenti a consegnare tutto
il bottino, ma con risultati insoddisfacenti . La divisione
del bottino s e g u ì alla e l e z i o n e d e l l ' i m p e r a t o r e 3 0 8 , come non
manca di rilevare uno dei povres chevaliers della crociata, Ro­
bert de Cléry , pieno di malumore per i furti e per la maniera
in cui fu fatta la divisione dei preziosi: «Et chil me'isme qui
l'avoir dévoient warder s i prenoie nt l e s joiaus d'or et chou que

304
PREVENIER, pp. 555, 28-556, 12.
305
Devastatio Constantinopolitanav in C. HOPF, Chroniques greco»
romanes inédites ou peu connues, Berlin 1873, p. 92; VILLEHARDOUIN ,
252.
306
VILLEHARDOUIN, 251-252; HENDRICKX, p. 164.
307
VILLEHARDOUIN, 254, 255.
308
Devastatio cit., p. 92. ANDREAE DANDULI, Chronica, p. 279, 32.
309
С LARI, 98. BRAND, op. cit., pp. 262-263.
168 PARTE PRIMA

il voloient et embloient l'avoir... on ne départis onques au que-


mun de l'ost, ne a s povres c h e v a l i e r s , ne a s serjans qui l'a­
voir avoient aidié a waaingnier, fors le gros argent, s i comme
d e s p a i e l e s d'argent que l e s dames de la chité portoient a s
bains»310.
Le affermazioni del Villehardouin pongono alcuni pro­
3
blemi : dopo aver detto che il bottino fu d i v i s o per metà e
che dalla metà spettante ai franco-lombardi, furono tratti 5 0 0 0 0
marchi spettanti ai v e n e z i a n i , afferma che la parte dei franco­
lombardi, s e n z a la parte dei v e n e z i a n i , ammontò a 4 0 0 0 0 0 mar­
chi. Non si comprende dunque s e egli s i riferisca alla parte
iniziale о alla parte decurtata dei 5 0 0 0 0 marchi. Afferma inol­
tre che in ragione di 4 : 2 : 1 fu d i v i s o il bottino equamente fra
cavalieri, scudieri e sergenti, s e n z a tener conto di altre diffe­
renze s o c i a l i : i grandi signori, c i o è i principi regionali, i v e -
ì l i

s c o v i e gli abati, non formarono dunque una c l a s s e a s é


La somma ripartita sarebbe stata di 1 0 0 0 0 0 marchi e 1 0 0 0 0
cavalcature. Che avvenne dunque degli altri 250 000 о 3 0 0 0 0 0
313
marchi? Il cronista Ernoul afferma, confermando il Villehar-

310
C L A R I , 81.

VILLEHARDOUIN, 254-255; HENDRICKX, pp. 164-166; LONGNON, p. 48;


BRAND, op. cit„, p. 263.

C o s ì crede i n v e c e il BRAND, op„ cit„, p. 2 6 3 ; infatti i gioielli e


l e stoffe preziose di c u i dispongono un Corrado di Halberstadt o un
Martino di Pairis indurrebbero a crederlo. Può darsi però c h e gli o g ­
getti di maggior pregio, come dice Robert de Cléry, fossero stati più
о meno tacitamente e d'accordo sottratti dai grandi signori all'am­
montare del bottino.
313
ERNOUL, p. 3 7 5 ; BRAND, op. cit., p . 263; C L A R I , 8 1 , 95-96; Deva­
station p. 92.
LA CONQUISTA 169

douin, che il bottino fu di 20 marchi a cavaliere, 10 marchi a


scudiero e 6 marchi a sergente.
La p o s s i b i l i t à di trarre da queste cifre il numero dei fran­
co-lombardi presenti a Costantinopoli nel 1204 è pertanto s u ­
bordinata all'accertamento della cifra divisa effettivamente·
L ' e s p r e s s i o n e d e l Villehardouin: «et bien en départirent cent
mil entr'alx ensemble par lor gent» , ove non richieda una
correzione t e s t u a l e , deve interpretarsi nel s e n s o che le tre c a ­
tegorie di combattenti ebbero ciascuna nel c o m p l e s s o 100000
marchi . Se tale supposizione è esatta s i ricava il seguente
quadro della presenza dei franco-lombardi a Costantinopoli nel
1204.

314
VlLLEHARDOUIN, 2 5 4 .

Secondo BRAND, op. cit„, p. 263 furono ripartiti solo 100 000 mar­
chi; della s t e s s a opinione è HENDRICKX, p. 165; LONGNON, p. 48 fa am­
montare la somma spartita a 400 000 marchi; cfr. le considerazioni in
CARILE, Alle origini dell'impero latino .., citu
Tavola V
BOTTINO E PRESENZE A COSTANTINOPOLI NEL MAGGIO 1204
(CROCIATA FRANCO-LOMBARDA)

SOMME DISTRIBUITE PRO- PRESENZE PER INCREMENTO


CATEGORIE PER CATEGORIA CAPITE % CATEGORIA % DALL'APRILE %
1201

I: cavalieri 100000 marchi 20 57,14 5 000 14,28 + 500 + 11,11

II: scudieri о ser­


genti a cavallo 100000 marchi 10 28,58 10 000 28,58 + 1000 + 11,11

III: sergenti a piedi 100000 marchi 5 14,28 20000 57,14

TOTALE 300000 marchi - 100,00 35 000 100,00 + 1500 + 4,47

N.B. - Il rapporto fra le quote pro-capite (4/2/1) è uguale al rapporto inverso frale categorie nel patto dell'aprile 1201:
1:2: 4,4 (cfr. Tav. I).
LA CONQUISTA 171

I 50 000 о 100000 marchi restanti possono e s s e r e stati


usati per sostenere le s p e s e d e l l ' e s e r c i t o , che doveva restare
unito fino al marzo 1205: come sappiamo dal patto dell'aprile
Ί 2 0 1 3 1 6 , il costo della spedizione per un anno era di 8 5 0 0 0
marchi per il solo settore franco-lombardo. Le cifre ottenute
nella Tavola V confermano l'affermazione del Villehardouin per
cui i sergenti di Fiandra in gran parte non raggiunsero 1' e s e r c i ­
to .. Non è credibile che la presenza franco-lombarda a Co­
stantinopoli f o s s e un terzo della cifra qui ottenuta: dopo il riti­
ro di ben 7000 uomini d'arme, cavalieri e sergenti, chi sarebbe
rimasto a Costantinopoli nel 1 2 0 5 ? 3 1 8 Ciò fra l'altro impliche­
rebbe defezioni dalla crociata per il 6 5 , 4 % del totale previsto,
percentuale ancor maggiore se non si tiene conto delle nuove

316
Cfr. qui a p . 88.

Diversi i risultati nel calcolo della divisione del bottino in HEN-


DRICKX, p. 163-166; egli ritiene che le norme sulla divisione del bot­
tino (PREVENIER, pp. 555-556) si applicassero in questo modo: A) 3/4
di 100 000 marchi ai veneziani; 1/4 di 100 000 marchi ai franco-lom­
bardi; B) 1/4 di 100000 marchi ai veneziani e 1/4 di 100 000 marchi
ai franco-lombardi; C) il resto da dividersi per metà; D) la spartizione
effettiva fu operata su un ammontare di 850 000 marchi (450000 ai ve­
neziani e 400 000 ai franco-lombardi). - Non si comprende da quale
fonte lo Hendrickx abbia tratto il suo quadro della spartizione (punti
B, C, D), che prevedeva soltanto i 3/4 ai veneziani e 1/4 ai francesi
(punto A), dell'ammontare del debito di Alessio IV Angelo, che do­
vette essere calcolato dai crociati in solo 100 000 marchi, invece dei
450 000 che sarebbero rimasti da pagare dopo le promesse di Corfù e
dopo il versamento dell'agosto 1203 se è vero che l'eccedenza spet­
tante ai veneziani (3/4 - 1/4) fu di 50 000 marchi, come vuole il Vil­
lehardouin.
318
VILLEHARDOUIN, 376.
172 PARTE PRIMA

acquisizioni dopo il patto dell'aprile 1201


Si può pertanto ragionevolmente supporre che la spedi-
zione, ferma restante la partecipazione veneziana di circa 17 264
persone (cfr. Tav· II), ammontasse a circa 35000 franco-lom-
bardi. Da questo quadro ristretto, etnicamente molto frazionato,
di 52 264 persone circa, dovevano uscire i gruppi e le persone
che avrebbero dato vita ali 1 occupazione militare della Romania
bizantina.
I conquistatori ebbero modo di occupare le più belle abi-
tazioni della città: gli aristocratici infatti che non avevano se-
guito le due fughe imperiali, ebbero agio di lasciare la città,
abbandonando palazzi e giardini agli occupanti, che si trova-
rono così, fra proventi del bottino, decoro delle abitazioni e
licenza che suole accompagnare i primi tempi delle occupazio-
ni militari, immersi in una vita di piaceri: «cil qui avoient esté
en poverté, est oient en richece et en délit» . Ricchezze e pia-
ceri che suscitano un qualche senso di colpa nel trovatore e
cavaliere borgognone Ugo di Berzé, come pure nel trovatore e
cavaliere Rambaldo di Vaqueiras al servizio del marchese di
Monferrato ; il contrasto fra idealità crociate e realtà della
conquista si impone anche alla sensibilità del signore di Berzé:

Et quand nous eüsmes toz mis / Au desouz les noz anemis /


Et nous fumes de povreté / Fors plungié en la richeté, /
Es esmeraudes, es rubis, / Et es porpres et es samis, / .

319
Cfr. qui aile pp. 96-99 e CARILE, Alle origini dell'impero la
tino, cito
320 VlLLEHARDOUIN, 2 5 1 .
321
Cfr. qui a p. 95.
LA CONQUISTA 173

Et aus terres et aus jardins, / Et aus biaus palés marberins, /


Et aus dames et aus puceles, / Dont il en i ot molt de beles, /
322
Si mei'smes Dieu en oubli / Et Damediex nous autressi

322
Citato da LONGNON, p. 67; cfr. il poema La Bible au seigneur
de Berzé, édition critique établie par F . LECOY, Paris 1938. Ugo
di Berzé padre e figlio parteciparono alla crociata nelle file dei
Borgognoni, cfr. CARILE, Alle origini delVimpero latino, cit., Tav. IV,
nn. 173-174.
CAPITOLO III

LA FONDAZIONE DELL'IMPERO LATINO


DI COSTANTINOPOLI

1. L'elezione dell'imperatore - 2. Il conflitto con Bonifacio di Monfer­


rato - 3. La spartizione dei feudi di Romania - 4. L'elezione del pa­
triarca - 5. Problemi della conquista - 6. La lotta contro la Bulgaria.

Le vicende politiche e militari che presiedono alla fonda


zione dell'impero latino forniscono il quadro in cui va collocata
la realtà istituzionale del nuovo stato, costituendone una delle
determinanti di maggior iilievo..

1. L'ELEZIONE DELL'IMPERATORE

L'ambizioso disegno di dar vita ad un impero latino in ter­


ra di Romania impose ai conquistatori una somma di problemi
militari, politici e coloniali, che trovavano il proprio punto foca«
le nella scelta della persona dell'imperatore» Il rapido e quasi
incredibile collasso della capitale, se lasciava ben presagire
per una futura conquista delle province, non illudeva d'altra
parte neppure gli euforici conquistatori sulla facilità di un'im­
presa che avrebbe opposto frazioni dell esercito ad agguerriti
176 PARTE PRIMA

centri di potere periferici, facenti capo alla riottosa e semifeu-


dalizzata aristocrazia terriera bizantina degli arconti
Le d i s c u s s i o n i per la s c e l t a degli elettori si protrassero
per quindici giorni , che si possono collocare fra la fine del
s a c c h e g g i o e il 2 m a g g i o 2 . Unici riferimenti cronologici sicuri,
in questa serie di fatti sono le date del 9 maggio, elezione del­
l'imperatore, e 16 maggio , sua incoronazione, desumibili dal
resoconto ufficiale dell'impresa, un manifesto diramato a fine
mese dalla cancelleria imperiale al papa e a tutta la cristianità
Il marchese Bonifacio veniva dato per eletto da tutti co­
loro che non erano addentro alle mene politiche dei capi della
crociata. Gli s t e s s i costantinopolitani, i più esterni fra gli o s ­
servatori, nutrivano tale convinzione e tentavano di difendersi
dalle violenze d e l l ' e s e r c i t o di occupazione con una invocazio­
ne che sembrava esprimere una lusinghiera volontà di integra­
zione nelle nuove strutture statali: «Mulleres vero, et parvuli,
ac decrepiti s e n e s , qui fugere non v a l e n t e s in urbe remanserunt,
in occursu nostrorum digitum digito in formam crucis implican­
t e s , s a t i s flebiliter: A i i o s P h a s i l e o s marchio (άγιος βασιλεύς
5
μ ά ρ χ ι ο ! ) decantabant ..» Dal racconto, s i a pure pateticamen-

CLARI, 94.

La cronologia è incerta, cfr. l'analisi in CARILE, Partitio, cit^


pp. 134-135 nn. 50-52.
PREVENIER, p. 573.

PREVENIER, pp. 565-577 (al papa); pp. 578-583 (all'arcivescovo


di Colonia); pp. 584-591 (ai Cistercensi); pp. 592-603 (a tutta la Cri­
stianità).

GUNTHERI, Historia captae a Latinis Constantinopoleos, 18, in


P.L., 212, e. 245, C, 6-D, 1; l'espressione significava: «Il marchese,
LA CONQUISTA 177

te colorito, di Günther, che scriveva quanto aveva a s c o l t a t o dal


suo abate Martino di P a i r i s , ritornato da Costantinopoli carico
di prede sacre e profane 6 ; s i desume questa dichiarata volontà
di integrazione che ci illumina sullo stato d'animo della popola­
zione nei confronti della propria c l a s s e dirigente, passata e fu­
t u r a 7 ; atteggiamento che ci è confermato dalla reazione dei
contadini bizantini al p a s s a g g i o degli «emigrati» aristocratici,
coperti di cenci un po' per prudenza e un po' per n e c e s s i t à , e s ­
sendo reduci dal s a c c h e g g i o di Costantinopoli. Ricorda l'ex-grarc
logoteta N i c e t a Coniate, in fuga con la famiglia sulla strada che
da Costantinopoli va a Selimbria, cinque giorni dopo la presa
Q

della capitale, sabato 17 aprile 1204 che invece di commise­


rarli i contadini li schernivano dicendo: «Abbiamo finalmente
raggiunta l'uguaglianza! >. ( ι σ ο π ο λ ι τ ε ί α ) „ Egregia testimonian­
za dell'antagonismo di c l a s s e e s i s t e n t e fra aristocrazia terriera
e contadini, s e non di lungimiranza storica di chi emise l'af-

sacro basileus! », dove l'ayioç si riferiva alla sacralità della funzione


imperiale, secondo il pensiero politico bizantino: cfr. A. PERTUSI, /
principi fondamentali della concezione del potere a Bisanzio, Per un
commento al dialogo uSulla scienza politica* attribuito a Pietro Patri-
zio (secolo VI), in «Bullettino dell'Istituto Storico Italiano per il Me­
dio Evo e Archivio Muratori ano», 80 (1968), pp. 1-23; la santità del
marchese è fuori discussione.

BRAND, op„ cit.,, pp. 263, 265. G. FEDALTO, / / patriarcato latino di


Costantinopoli (1204-1261), in «Studia Patavina - Rivista di Scienze
religiose», 18 (1971). p. 399-400.

Cfr. E. FRANCES, Sur la conquête de Constantinople par les La-


tins, in «Byzantinoslavica», 15 (1954), pp. 21-26.
8
BRAND, op„ cit., p. 267.

Nic. CHON., p. 856.


178 PARTE PRIMA

frettato giudizio: gli arconti ora in fuga dalla città imperiale a-,
vrebbero trovato il modo di accordarsi con i vincitori, restando
saldamente arroccati sulle proprie posizioni di proprietari ter­
rieri e signora regi on ali o I romei «poveri», per usare la terminolo­
gia delle novelle imperiali del secolo X , guardavano con in­
differenza a quella operazione di vertice in cui sii risolveva, dal
loro punto di vista, la sostituzione di un impero latino ad un
impero romeo, almeno riho a che non veniva toccata l'integrità
della chiesa orientale.
L'equilibrio politico esistente all'interno dell'esercito
crociato fu messo a dura prova dalle ambizioni dei grandi si­
gnori, scatenatesi attorno alla «caiiere Coustentin» , l'antico
trono di Costantino che conservava il suo leggendario splendore
agli occhi degli avventurieri latini: quale più vertiginosa realiz­
zazione dell1 aventure cavalleresca che conquistarsi, per pro­
dezza e per valore, il trono imperiale più antico del mondo?
12
«Grant discort eut a celle election.*.» ; e non poteva essere
altrimenti, nota filosoficamente Geoffroy de Villehardouin che
alla gara degli appetiti, delle recriminazioni e delle minacce
partecipò in veste d'a ttore 13 . Il gioco degli interessi particola-

G. OSTROGORSKY^ Storia dell'impero bizantino, trad, di P. LEO­


NE, Torino 1968, pp. 227-228. P. LEMERLE, Esquisse pour une histoire
agraire de Byzance, in «Revue Historique», 219 (1958), pp. 32-74, 254-
284; 220 (1958), pp. 43-94.
n
C L A R i , 101.
12
Chronic on Gallicum, in TAFEL-THOMAS, I, p. 357.
VILLEHARDOUIN, 256: «Et ne pooit estre que à si grant honor con
de l'empire de Costantinoble, n'en i aüst mult des habaanz et des
envious».
LA CONQUISTA 179

ri, favorito dalla scarsa omogeneità della struttura feudale del­


l'esercito quale abbiamo fin qui analizzato, offrì alla diploma­
zia veneziana un ideale terreno di manovra, favorevole alla pie­
na attuazione dei propri interessi. Il doge assunse di fatto una
posizione arbitrale fra le parti
Subito dopo il saccheggio si tennero al Bucoleone 5 riu­
nioni preliminari per la scelta degli elettori« Ciascuno dei gran­
di signori brigò per determinare la scelta dei sei elettori fran­
co-lombardi ; nei rimproveri di Robert de Cléry al marchese di
Monferrato rimane la traccia di una pericolosa spaccatura fra
cavalleria francese e fiamminga da una parte e cavalleria «im­
periale» dall'altra, cioè tedesca e lombarda, spaccatura che
segue il contorno preciso delle gerarchie feudali, veri e propri
centri di aggregazione politica all'interno dell'esercito crocia­
to·
Il doge Enrico Dandolo, posto di fronte alla realtà dei par­
ticolarismi, la cui evoluzione avrebbe resa impossibile qualsia­
si conquista, fece appello all'unità crociata dell'esercito e pro­
pose, in via preliminare all'elezione, che i palazzi imperiali,
di cui si erano già impadroniti i candidati, venissero custoditi

«della kemune warde de l'ost» , in modo che chiunque fosse


eletto potesse prenderne possesso senza contrasti. Il marchese
di Monferrato fu costretto in tal modo a lasciare il Bucoleone

14
R. CESSI, Venezia e la Quarta Crociata, in «Archivio Veneto», s.
V, 48-49 (1951), p. 48.
15
CLARI, 93.

Chronic on Gallicum, cit., ibid.; CLARI, 94.


17
CLARI, 93.
18
/Ш.
leo PARTE PRIMA

alla custodia d e l l ' e s e r c i t o comune, come sottolinea compiaciuto,


Robert de Cléry, omettendo l'altra parte della realtà: i fiam­
minghi dovettero a loro volta lasciare le Blacherne . La s c e l ­
ta degli elettori restava in d i s c u s s i o n e . La d i s c u s s i o n e , ag­
giornata ad altra data, non dette migliori risultati. Fu f i s s a t o
un terzo aggiornamento. Nell'intervallo «li preudome de l'ost»
ebbero modo di riflettere alle conseguenze che avrebbe subito
la conquista nel c a s o che il candidato non eletto si f o s s e riti­
rato dall'impresa, rompendo l'unità d e l l ' e s e r c i t o e diminuendo­
ne la già s c a r s a c o n s i s t e n z a numerica . D a l l ' e s i g e n z a di con­
tenere la crisi d e l l ' e s e r c i t o , nacque pertanto la proposta di c e ­
dere in feudo al non-eletto una parte a s s a i v a s t a dell'impero da
conquistarsi: «tote la terre d'autre part del Braz devers la Tur»
22
kie, et l ' i s l e de Grece; et cil en sera s e s hom». Cioè l'Ana-
tolia ancora romea e il P e l o p o n n e s o >. Secondo Bon l'espres­
sione «Isle de Grece» deve designare la Grecia c l a s s i c a e più
particolarmente il P e l o p o n n e s o : ma sembra un espediente in­
terpretativo per aggirare le difficoltà che derivano dal fatto che
fu attribuito il s o l o P e l o p o n n e s o e fu in realtà occupata anche
parte della Grecia.
T a l e proposta conveniva ai grandi signori in generale:
conveniva al momento ai due maggiori contendenti, perché s b l o c -

19
C L A R I , 94.

Ibid„; CARILE, Partitio, cit„, pp. 136-137.


21

VlLLEHARDOUIN, 257.
22
ID., 258.

23 LONGNON, p, 5 0 .
24
BON, p. 52.
LA CONQUISTA 181

cava la situazione permettendo ad uno dei contendenti di essere


eletto e all'altro dii ritirarsi con non minori vantaggi; conveni-
va, in prospettiva più larga, ai futuri grandi feudatari dell'im-
pero, ai veneziani, soprattutto, in quanto la presenza di una
signoria tanto estesa avrebbe ulteriormente delimitato la già
precaria autorità del potere centrale nel futuro impero latino.
La proposta danneggiava invece la feudalità minore, che si ve-
deva così ridotta, all'atto della ripartizione dei feudi, la por-
zione da spartirsi nel quarto e mezzo spettante ai cavalieri che
non appartenevano al seguito dell'imperatore, che a tal fine di-
sponeva di un quarto. Ben si comprende pertanto il risentimento
del cavaliere povero Robert de Cléry, vassallo di Pietro di A-
miens, nipote e vassallo del conte Ugo di Saint-Poi, nei riguar-
di delle brighe del marchese di Monferrato,
L'accordo raggiunto su questo punto, permise di giungere
alla scelta degli elettori: i sei franco-lombardi furono scelti fra
gli ecclesiastici presenti alla Crociata.
Tavola VI
ELETTORI IMPERIALI

25 2б
FRANCO-LOMBARDI VENEZIANI

27
1 Névelon de Chérisy vescovo 1 Enrico Dandolo (o Michele/
di Soi s son s Giovanni Baseggio)
2 Corrado di Krosigk vescovo 2 Vitale Dandolo
di Halberstadt
3 Garnier de Traíhel vescovo 3 Ottone Querini
di Troyes 2 8
4 Pietro vescovo di Betlemme 4 Bertuzi Contarini
29
legato papale
5 Jean Faicete de Noyon, ve­ 5 Nicolò Navigaioso
scovo eletto di Accon (A-
cri), cancelliere di Fiandra
6 Pietro abate di Lucedio (Mon­ 6 Pantaleone Barbo (Domenico
ferrato) Barbaro solo nella famiglia
di cronache E, II)

Notizie desunte dalla epistola di Baldovino al papa, maggio


1204, cfr. PREVENIER, pp. 572*573; cfr. H. GERLAND, Geschichte des
Lateinischen Kaiserreiches von Kons tanti поре Z, I, Homburg von der
Hohe 1905 (rist. Darmstadt 1966), p. 5. VILLEHARDOUIN, ed. FARAL, I,
p. 65 n. 3.
Notizie desunte dalla tarda cronachistica veneziana (secolo
XVI) e quindi frutto di ricostruzione erudita, sospetta in quanto mani­
festamente erronea per quanto riguarda i nomi degli elettori della par­
te franco-lombarda. Il nome di Pantaleone Barbo sembra confermato
dalle cronache della famiglia С e D del XV secolo, cfr. CARILE, La
cronachistica veneziana, с iL, ρ, 196 . 4, p. 343, p. 363, p. 401, ρ*
411, p. 431, p. 466, p. 479.
27
Il che sembra da escludersi sulla base di VILLEHARDOUIN, 260.
28
E· GAMS, Series episcoporum, p. 280 (dal 1201/1209 - 21 luglio
1225).
29
GAMS, cit., p. 516 (1204-1206).
LA CONQUISTA 183

Favorevoli al marchese sono i due «lombardi» rammentati


anche nelle cronache v e n e z i a n e della Famiglia С e D , dei
quali uno fu l'abate di Lucedio e l'altro non il legato papale,
a causa della milizia ghibellina del marchese, ma i l v e s c o v o
di Halberstadt, sostenitore, come Bonifacio di Monferrato, di
Filippo di Svevia.
La p o s i z i o n e arbitrale dei veneziani risultava chiara, date
le fazioni in lotta« Π 9 maggio gli elettori «ad electionem impe­
ratorie unanimiter et devote procedunt. Et omni ambitione s e -
elusa*..» come afferma il cronista di Fiandra , trascrivendo
il resoconto ufficiale dell'imperatore Baldovino al papa, ancor
fresco dell'ottimistico unanimismo da cancelleria e s i b i t o n e l
clima trionfalistico dell'incoronazione imperiale: «ad e l e c t i o ­
nem imperatoris unanimiter, et devote procedimus, et omni am­
bitione seclusa», gli elettori s i riunirono nella cappella d e l pa-
l a z z o in cui alloggiava i l doge · L a cronachistica v e n e z i a n a ,
da Martino da Canal ( s e c o l o XIII ) , ad Andrea Dandolo (metà
del s e c o l o ХГѴ) alle cronache anonime d e l XV s e c o l o 3 3 , ricor­
da che fu proposta l ' e l e z i o n e imperiale d e l doge, ma g l i elettori
veneziani fecero convergere i loro voti s u Baldovino di Fiandra,

30
CARILE, La cronachistica veneziana , cit., pp. 342, 363, 382,
401, 411, 430, 466, 479.
Recueil des Chroniques de Flandre, Corpus Chronicorum Flan
driae, ed. J.-J. DE SMET, I, Bruxelles 1836, pp. 130-139.

VILLEHARDOUIN. 259; LoNGNON, p. 50; CLARI, 94 parla di un mo­


nastero, mentre Niceta Coniate (pp. 788,16 - 789,4) afferma che la riu­
nione avvenne nella «grandissima chiesa dei seguaci di Cristo», cioè
ai Ss. Apostoli.
33
CARILE, La cronachistica veneziana, cito, passim.
184 PARTE PRIMA

3
determinandone l ' e l e z i o n e .
Il doge preferì il candidato fiammingo per la s i c u r e z z a di
carattere militare che forniva il suo contingente e per la rela-
tiva inesperienza politica ed estraneità all f ambiente r o m e o 3 5 ·
Il marchese di Monferrato aveva una c o n o s c e n z a diretta dei
problemi politici e delle strutture dell'impero bizantino: i suoi
fratelli Raniero e Corrado avevano sposato rispettivamente la
porfirogenita Maria, figlia di Manuele Comneno (1179) e Teodora
Angelina, sorella di I s a c c o II e di A l e s s i o HI Angelo; egli ere­
ditava una consuetudine di alleanze familiari che lo ponevano
nella posizione più adatta per conciliarsi l'aristocrazia greca,
nell'ambito della quale il marchese cercò sapientemente di mi­
metizzarsi all'indomani della conquista. Un simile uomo avreb­
be con tutta probabilità trovato e sfruttato gli strumenti per ri­
dare all'autorità imperiale tutto il p e s o dell'autocrazia romea,
debellando sul nascere il particolarismo feudale voluto dal do­
ge e dai signori della crociata. Inoltre la sua vicinanza di in­
t e r e s s i alla grande rivale di V e n e z i a , Genova , non rendeva
consigliabile affidare ad un tale personaggio, c o s ì addentro an­
che alle faccende del Nord-Italia, le sorti del monopolio mercan­
tile che s i vagheggiava di istituire in Romania« I veneziani ope­
rarono una s c e l t a «occidentale» a salvaguardia del proprio auto­
nomismo e, in ultima a n a l i s i , a conferma della d e b o l e z z a d e l l a
struttura imperi ale „

Versioni fantastiche dell'elezione forniscono Ibn el-Athìr e Ni-


ceta Coniate cfr. CARILE, Partitio, cit», p. 138 n. 76.
35
Considerazioni già svolte in parte dal contemporaneo Nic. CHON.,
pp. 789, 11-790,2.
36 LONGNON, p. 50.
LA CONQUISTA !85

Nella settimana intercorsa fra e l e z i o n e e incoronazione


dell'imperatore, il marchese di Monferrato conduceva in porto li­
na alleanza matrimoniale con la vedova di Isacco II Angelo e
sorella di Emerico di Ungheria: Margherita (Maria) che n e l l a
persona del proprio figlio Manuele Angelo era depositaria dei
diritti dinastici che si erano estinti in A l e s s i o IV . Intanto il
marchese non tralasciava di esternare al neo-eletto la propria
c a v a l l e r e s c a devozione: alla cerimonia dell'incoronazione, do­
menica 16 maggio, il conte Luigi di B l o i s recò il gonfalone im­
periale, il conte Ugo di Saint-Poi la spada, il marchese di Mon­
ferrato recò all'imperatore la corona a pendenti usata dai basi
leis romei 9 quasi a significare nel simbolismo del f a s t o s o ceri­
moniale franco-bizantino 3 8 una finalmente raggiunta unità di in­
tenti fra i capi della crociata. Il cerimoniale dell'incoronazione
presenta vari elementi: sottolinea il fondamento militare del po-
tere, mediante l'elevazione dell'imperatore sullo scudo ? s e c o n d o
l'uso bizantino, prima della cerimonia e c c l e s i a s t i c a ; l'investi­
tura religiosa è conferita mediante l'unzione e l'incoronazione
tramite il legato papale; infine l'assunzione dell'eredità impe­
riale romana è sottolineata dall'intronizzazione al B u c o l e o n s
sul «trono del grande Costantino» accompagnata dalla prości -
n e s i dei sudditi bizantini
La componente romea nell'abbigliamento, nel cerimoniale e

Nic. CHON., p. 793,3; VILLEHARDOUIN, 262.


38
CLARI, 96-97; lettera di Baldovino in PREVENIER, p. 573; sul
problema del cerimoniale cfr. E. FARAL, Geoffroy de Villehardouin, la
question de sa sincérité, in «Revue Historique», 177 (1936), p. 577; PRE»
VENIER, p. 573 . 5.
HENDRICKX, pp. 118-119 parla genericamente di elemento laico a
quest'ultimo proposito.
186 PARTE PRIMA

perfino nella tipologia del s i g i l l o imperiale e dei diplomi e m e s s i


40
dalla cancelleria di Baldovino , che s i intitola «Balduinus, Dei
gratia f i d e l i s s i m u s in Christo imperator a Deo coronatus, Roma­
norum moderator et semper augustus, Flandrie et Hainonie c o ­
mes» v o l e v a esprimere la volontà di continuità dell'autocra­
zia bizantina nella gestione feudale occidentale: c i s i propone­
va di realizzare quella unione fra oriente ed occidente che era
stata tanta parte d e l programma imperiale di un Manuele Com-
neno .
La t e s i della cancelleria di Baldovino n e l presentare l ' e ­
vento al papa e alla c r i s t i a n i t à 4 3 alla fine di maggio era l a
conversione dell'impero bizantino all'ideale di crociata, da e s ­
s o a lungo avversato, e la s u a s o g g e z i o n e al primato pontifi­
c i o , soggezione che avrebbe posto fine agli errori dottrinali e
rituali della c h i e s a greca, nonché all'odio fra greci e latini,
c i o è a quel complesso di «deliramenta» che aveva indotto Dio
a dare l'impero agli occidentali 0

Cfr. le osservazioni di LONGNON, pp. 52-53 e di HENDRICKX, pp.


59-61, 123-138.
41
PREVENIER, p. 605, 15-17.
P. LAMMA, Comneni e Staufer* Ricerche sui rapporti fra Bisan-
zio e Occidente nel secolo 1 II, Roma 1957, p.327 (Istituto Storico I-
taliano per il Medio Evo, Studi Storici, Fase. 22-25).
43
PREVENIER, pp. 573-574, 582, 589, 601.

44
PREVENIER, p. 574, 19-21.
LA CONQUISTA 187

2 IL CONFLITTO CON BONIFACIO DI MONFERRATO

Subito dopo le feste dell'incoronazione, fra cui un tor­


neo dato all'ippodromo di Costantinopoli , i problemi del neo­
costituito impero latino si posero con urgenza all'imperatore
e ai signori dell'esercito«, Si procedette innanzi tutto alla spar­
tizione del bottino « Sui fatti che seguirono, le nostre fonti
principali, Robert de Cléry e Geoffroy de Villehardouin, di­
vergono in maniera sostanziale« Va tenuto conto che Geoffroy
de Villehardouin partecipò in veste di principale negoziatore
alla contesa fra imperatore e marchese di Monferrato e in posi­
zione tale da non parteggiare per alcuno dei due, malgrado la
sua amicizia per il marchese: egli piuttosto si mostrò interes­
sato a favorire un'intesa fra i due contendenti, nel quadro di
una particolare visione politica dell'autorità imperiale nel neo­
costituito impero latino«. Il Villehardouin ha soprattutto a cuore
l'unità dell'esercito: essa sottintende e implica la partecipa­
zione collegiale dei baroni e del doge alla politica del nuovo im­
pero, in vista di un'attiva limitazione del potere imperiale« Se­
condo Robert de Cléry 47 l'imperatore riunì tous les haus ba-
rons e il doge, annunciando loro che intendeva oler conquerré
de la tere. A questo punto il marchese, inopinatamente, avreb­
be fatto richiesta all'imperatore del regno 4 8 di Tessalonica;

45
LONGNON, p. 52; ma è una probabile supposizione del Ramusio (p.
141).
^CLARI, 98; ANDREAE DANDULI, Chronica, p. 279, 32. Cfr. qui alle
pp. 159-173.
47
CLARI, 99.
8
CLARI, loc. cit. parla di roíame. Secondo B. FERJANCIC, Les dé
188 PARTE PRIMA

e l'imperatore avrebbe risposto: «qu'ele n'estoit mie a s i w e a


donner, car il baron de l'ost et li Venicien i avoient le grei-
gneur partie; mais, tant comme a lui en asferoit, li dounoit il
molt volontiers et molt ameement, mais la partie a s barons de
l'ost ne a s V e n i c i e n s ne li pooit il mie donner»
Il Villehardouin fa i n v e c e 5 0 seguire immediatamente al­
l'incoronazione la richiesta di Bonifacio di Monferrato, in a-
dempimento agli obblighi contratti in precedenza, c i o è d e l l a
c e s s i o n e al candidato imperiale non eletto d e l l ' A s i a Minore e
della Isle de Grece, cioè il P e l o p o n n e s o . L'imperatore s i
mostrò disposto a far fronte ai suoi impegni; Bonifacio propo­
s e perciò uno scambio: il regno di T e s s a l o n i c a in cambio, pro
hábilmente, della sola Asia Minore 5 2 I motivi dello scambio,
secondo il Villehardouin, erano di carattere familiare: c i o è la
vicinanza maggiore al regno di Ungheria. Il Villehardouin tace
invece i diritti che gli Aleramici potevano accampare in b a s e
alla c o n c e s s i o n e dell'«honor Thesolonicensium» da parte di
Manuele Comneno a Raniero di Monferrato..
Il Villehardouin conclude: «Assez en fu parlé en maintes
manieres, mes t o t e s v o i e s fu la chose menee a tant que li em-

buts du royaume de Salonique (1204-1209) (in serbo), in «Zbornik Ra-


dova Vizantolo§kog Instituía», 8, 2 (1964), pp. 101-115, il signore di
Tessalonica porta il titolo di re solo a partire dal 1209. Di fatto però
anche il VILLEHARDOUIN, 264 parla di «regno».
49
C L A R I , 94.
50
VILLEHARDOUIN, 264.

CARILE, Partitio, cit*, p. 141 n. 89.


52
lbida, p. 142 n. 90; VILLEHARDOUIN, 264.
Auctarium Roberti de Monte, in P.L., 160, e. 530 B.
LA CONQUISTA 189

pereres li otroia» , con grande gioia degli estimatori del mar­


c h e s e c h e , secondo Rambaldo di Vaqueiras e Geoffroy de Vii-
lehardouin, è amato dai cavalieri per la sua prodezza e la sua
larghezza nel donare.
Baldovino ebbe dunque effettivamente qualcosa da e c c e ­
pire e le sue difficoltà, che trapelano anche dalla testimonianza
del Villehardouin, saranno forse state quelle e s p o s t e anodina­
mente da Robert de Cléry e che valevano in s o s t a n z a questo:
doversi intaccare la porzione dei veneziani e dei crociati per
ritagliare il feudo del candidato non eletto.. Difficoltà formal­
mente i l l o g i c h e , e s s e n d o la porzione veneziana fuori d i s c u s s i o ­
n e 5 6 , ma che testimoniano la volontà politica di Baldovino di
contrastare sul nascere la formazione di troppo grandi signorie
feudali: in questo c a s o egli si a l l e a ai grandi baroni, minaccia­
ti nei loro interessi da un accordo tanto oneroso* per loro, quale
quello preliminare a l l ' e l e z i o n e imperiale, che Robert de Cléry
ignora del tutto· Il tentativo di coinvolgere il quarto e mezzo v e ­
neziano nel quadro territoriale da cui ritagliare la porzione del
marchese, era un espediente tattico per indurre il doge a una
presa di posizione contro l'accordo preliminare all'incoronazio­
ne.. Il doge e Bonifacio di Monferrato non avranno avuto diffi­
coltà a dimostrare che il quarto e mezzo di Venezia era fuori
d i s c u s s i o n e , poiché il candidato non eletto era un peregrinus
e come tale la sua porzione andava ritagliata nel quarto e mezzo
ι . . . 57
dei peregrini

54
VlLLEHARDOUIN, 2 6 5 .

Cfr. DE BARTHOLOMAEIS, op. cit., p. 125.

CARILE, Partitio, cit^ pp. 142-143.


57
Ìbidem,
190 PARTE PRIMA

A pochi giorni dall f incoronazione, si era delineato un


complesso gioco di forze e di interessi in cui erano possibili
varie combinazioni: da una parte l'imperatore aveva ormai inte­
resse a contrastare troppo temibili principati regionali; dall'al­
tra i grandi baroni cercano di salvaguardare, in via preliminare,
l'integrità del quarto e mezzo da cui ritagliarsi i feudi per sé e
per i propri seguaci ma, d'altra parte, temono per istinto e tra­
dizione una troppo forte autorità centrale.
Il marchese di Monferrato mira alla costituzione di un forte
principato regionale, per cui ricerca le sue alleanze perfino
nelle file dell'aristocrazia greca, ponendosi, all'interno dello
stato latino, come garante dell'autonomismo regionale e dell'or­
dine più schiettamente feudale. Il doge ha interesse al mante­
nimento di un equilibrio politico precario fra le componenti del­
l'esercito crociato, sia in vista di una debolezza funzionale del­
l'autorità sovrana sia per assicurare ai veneziani, relativamente
più omogenei nei loro interessi, quella posizione diplomatica
arbitrale che essi assunsero nel corso di tutta la spedizione.
Il marchese di Monferrato si mostrerà pertanto il naturale allea­
to del doge nell'attuazione della sua politica particolare. Nel­
la finale concessione dell'imperatore non deve essere estraneo
il peso dell'influenza dogale e le preoccupazioni concrete del­
la conquista. Baldovino di Fiandra, pur nell'ottimismo ufficia­
le del manifesto al papa e alla Cristianità , con lá sua evi­
dente preoccupazione di rimpolpare le file dei colonizzatori -
terra ipsa incolatu nostrorum stabilita - facendo balenare la
ricchezza e la vastità dell'impero agli occhi di tutti gli occi­
dentali, di qualsiasi condizione e stato, che avessero voluto

58
PREVENIER, pp. 574-575.

59 / Ш в , р. 574, 27.
LA CONQUISTA 191

stabilirsi per un periodo о per sempre in Romania, e chiedendo


al papa di patrocinare tale movimento migratorio 60 di nobili,
ignobili ed ecclesiastici, nonché religiosi in genere; lasciava
intravvedere i suoi timori di fronte all'ambiente greco, cui am­
biva imporre una latinizzazione demografica, culturale e reli­
giosa, a soluzione dei problemi della conquista e della coesi­
stenza. Baldovino dunque non poteva spingersi troppo oltre nel
contrasto con il marchese Bonifacio; doveva piuttosto posporre
о sacrificare il problema dell'assetto interno dello stato latino
a quello più urgente della realizzazione della conquista·
Il mese di giugno doveva essere già inoltrato quando giun­
sero a Costantinopoli notizie della presa di Tzurulon (Çorlu) da
parte di Alessio V Ducas Murzuflo, che vi si asserragliava, e
dell'insediamento di Alessio III Angelo a Mosinopoli * .
Il consiglio dei baroni e del doge decise che l'imperatore
«issisi fors a tote s'ost, et por conquerré la terre, et laissast
Constantinople garnie» . La guarnigione di Costantinopoli si
concentrò nei palazzi imperiali delle Blacherne e del Buco-
leone e venne affidata a Luigi di Blois, del resto ammalato di
gotta, a capo della sua «battaglia», la quarta 63 ; al doge Enri­
co Dandolo; a Conone di Béthune vassallo di Baldovino e a Gof­
fredo di Villehardouin, Milone di Provins le Brébant e Manas-
sier de l'Isle, che forse rappresentavano e guidavano la quinta
«battaglia»64 о II resto dell'esercito (le battaglie I, II, III, VI,

60
Ibid., p. 575, 3-21.
6
VILLEHARDOUIN, 266-267. GEORG. ACROPOL., 8, p. 13.

6
VILLEHARDOUIN, 267.
63
Cfr. qui a p . 131.
64
Cfr. ibidem.
1.92 PARTE PRIMA

VII) si dispose ad uscire in campagna. La strada di Adrianopoli


(Edirne) venne aperta all' imperatore dal fratello Enrico a capo
di circa 100 cavalieri (II battaglia); egli giunse fino alla metro-
poli tracica, ottenendone la sottomissione e installandovisi in
attesa di Baldovino . Alessio V Ducas Murzuflo, avuta noti-
zia dei movimenti dell'esercito latino, fuggì da Tzurulon (Çor-
lu) e si rifugiò sotto le mura di Mosinopoli: qui il suocero Ales-
sio III, dopo averlo attirato ali 1 interno della città, simulando
un rappacificamento, lo fece proditoriamente accecare . Vii-
lehardouin trae partito dall'episodio per esibire lo sdegno che
provano i cavalieri occidentali di fronte ad una tale infrazione
del codice d'onore previsto dall'etichetta feudale: «or oiez se
ceste genz dévoient terre tenir ou perdre, qui si granz crualtez
faisoient li un des autres» . L'episodio, secondo 1' etica feu-
dale del rapporto fra signore e vassallo, fece concludere ai si-
gnori occidentali che costoro avevano perduto il diritto di go-
vernare la «terra», a causa dei reciproci tradimenti: ulteriore
conferma dunque del buon diritto della conquista
Agli inizi di luglio 6 l'imperatore lasciava Costantino-
poli iniziando la sua marcia trionfale, dal punto di vista occi-
dentale, per le città della Tracia, dove è ricevuto da proces-
sioni di clero e fedeli e sacre immagini, secondo la consuetu-

65
VlLLEHARDOUIN, 2 6 9 .

66
I D . , 270-271; GEORG. ACROP., 5, p. 9; Nic. CHON., p. 804, 10-13;
LONGNON, p. 50.

67
VlLLEHARDOUIN, 2 7 1 .
68
ID., 272.

С. KLIMKE, Die Quellen zur Geschichte des 4. Kreuzzuges,


Breslau 1875, p. 97.
LA CONQUISTA 193

dine d e l l ' a c c o g l i e n z a resa ai «santi basileis» . Baldovino po­


se dei presidi ad Adrianopoli (Edirne) dove l a s c i ò Eustachio
71 72
di Salperwick ; a Filippopoli (Plovdiv) e a Didimotichon
Il Villehardouin dichiara il pericolo rappresentato da Kalojan
di Bulgaria, con il quale i conquistatori sono in aperto contra­
sto. Baldovino si diresse poi verso Mosinopoli, costringendo
A l e s s i o IH alla fuga e sottomettendo tutto il territorio . Ci si
trovava ormai a un giorno di marcia da T e s s a l o n i c a ; dove­
vano e s s e r e trascorsi circa venti giorni dalla partenza dell'im­
peratore da Costantinopoli. Qui giunto Baldovino si accampa
in attesa dell'arrivo di Bonifacio di Monferrato, che doveva mar­
ciare più lentamente a c a u s a d e l s e g u i t o di s u a moglie , e che
giunse a Mosinopoli dopo il 20 luglio . Baldovino, a l l ' i n s e g u i ­
mento di A l e s s i o III Angelo, deve attendere il proprio v a s s a l l o
per e s s e r e autorizzato ad entrare nel suo territorio ; d'altra
parte non s i l a s c i ò sfuggir.e l ' o c c a s i o n e per entrarvi affermando
la propria autorità dii sovrano feudale.
A Mosinopoli avviene il colloquio tempestoso fra il mar­
c h e s e , g i à insospettito dalla marcia di Baldovino v e r s o T e s s a -

70
Nie. CHON., p. 791. CLARI, 99. VILLEHARDOUIN, 272,

ID., 273. LONGNON, p. 59 n. 2.


72
Nie. CHON., p. 791, 16-19.
73
VILLEHARDOUIN, 274„
74
CLARI, 99.

75
VILLEHARDOUIN, 275; Nic. CHON., p. 792, 6-7.
76
CARILE, Portino, cit., p. 145.
77
HENDRICKX, p. 57.
194 PARTE PRIMA

Ionica 7 8 , che chiede all'imperatore di non entrare nella terra,


e nella città spettante a lui, e Baldovino che, «ne sai par cui
conseil», dice Villehardouin 7 9 , insiste nel voler proseguire la
marcia verso Tessalonica. Niceta Coniate ironizza sulle rea­
zioni del marchese, che, rimasto di stucco, avrebbe recrimina­
to contro Baldovino accusandolo di essere «più infido di un gre­
co» 8 0 . In realtà Bonifacio passò immediatamente all'azione:
tornò verso Costantinopoli 8 1 , seguito dai suoi e dai tedeschi
di Bertoldo di Katzenelnbogen, i Borgognoni di Guglielmo di
Champlitte e Ottone de la Roche e gli Arlesiani di Ugo di Coli-
gny; perfino un vassallo fiammingo di Baldovino, Giacomo di
Avesnes, evidentemente alla corte con il proprio signore, si
aggregò al marchese 8 2 .
Bonifacio occupa con un colpo di mano, par traìson, af-
ferma sdegnato Robert de Cléry , Didimotichon e ne fa la pro­
pria roccaforte 84 , prendendo a sottomettersi il territorio nei
dintorni. Intanto Rambaldo di Vaqueiras sosteneva la propagan­
da di Bonifacio di Monferrato fra i signori occidentali con un
sirventese dall'attacco ironico circa il «conseil» dell'imperatore:

1 Conseil don a l'Emperador


Pois per conseil fai totz sos piai

78
Nic. CHON., p. 792, 7-11.

79
VILLEHARDOUIN, 277.

80
Nic. CHON., p. 792, 12-15,

81
VILLEHARDOUIN, 279 e 284; CLARI, 99.

LONGNON, p. 59; HENDRICKX, p. 73.

83
CLARI, 101.

84
Nic. CHON., p. 792, 15.
LA CONQUISTA 195

E non faria neeins ni mais,


Mas tant con sei conseillador
Si volun far dir' e faire;
E il conseil, s'el voi esser pros,
Oe don, sens conseil, dereńan,
E, ses conseil ab sos bar os,
Crezal conseil del plus prezan,
10 Q'aissi's conseil d'Emperaire 85 .

In esso si ribadiva la consapevolezza della precarietà


della situazione militare della conquista , un tema toccato nel
87
colloquio di Mosinopoli e ora poeticamente divulgato dal ca-
valiere-trovatore al servizio del marchese . Questi non si li­
mitò ad agire solo sul fronte latino. Bonifacio presentò all'ari­
stocrazia greca la propria ribellione a Baldovino sotto lo spe­
cioso pretesto di una conversione al partito dei Romei; perciò
egli proclamò basileus il figlio di Margherita (Maria) e del de­
funto Isacco II Angelo, il minore Manuele Angelo, presentando
se stesso all'aristocrazia romea in veste di restauratore di una
legittima sovranità greca 89 . Per qualche tempo alcuni aristo­
cratici greci, fra cui forse· Niceta Coniate, dovettero nutrire la

85
V. DE BARTHOLOMAEIS, Poesie provenzali storiche, I, Roma 1931,
pp. 109-114, cfr. pp. 109-110 w. 1-10. Esiste una edizione più recente
delle poesie di Rambaldo: The Poems of the Troubadour Raimbaut de
Vaqueiras, ed. J. LINSKILL, The Hague 1964.
86
Cfr. qui il testo a p. 283.
87
VlLLEHARDOUIN, 2 7 6 .
ЯЯ

Rambaldo di Vaqueiras, loc* cit., pp. 111-112, w. 31-40.


89
Nic. CHON., pp. 792, 21-793, 7; VILLEHARDOUIN, 279.
196 PARTE PRIMA

speranza di una reazione bizantina s i a pure promossa d a l l ' a v - ·


venturiero latino; ma i l riavvicinamento del marchese ai capi
della crociata mostrò, anche a chi non voleva vedere, che s i
trattava solo di un s a g a c e espediente tattico per sottomettersi
l e città bizantine s e n z a e c c e s s i v o sforzo militare, E N i c e t a C o ­
niate conclude l ' e s p o s i z i o n e delle conclamate intenzioni legit­
timistiche del marchese dichiarandone la doppiezza di intenti. .
Mentre Baldovino ottiene la r e s a di T e s s a l o n i c a , dopo tre
giorni di trattative, dietro conferma delle tradizionali autonomie
cittadine e dietro formale impegno a non far entrare l ' e s e r c i t o
in città ; Bonifacio pone l ' a s s e d i o ad Adrianopoli difesa
9
da Eustachio di Salperwick e quaranta cavalieri ^ . A questo
punto, s o l l e c i t a t i da Eustachio di Salperwick e ormai informati
d e l l a rottura intervenuta fra imperatore e marchese, interven­
gono il doge e i grandi signori rimasti a Costantinopoli^ Viene
inviata a Bonifacio una commissione di incaricati d'affari: il
95
Villehardouin ricorda s o l o s é e Manessier de l'Isle , mentre
siamo informati con c e r t e z z a , dal documento del 12 agosto
1 2 0 4 9 6 , della presenza di due inviati veneziani al campo di A-

90
Nic. CHON., p. 793, 5-7; CARILE, Partitio, cit., p. 146.
91
PREVENIER, pp. 608-609: il testo del documento non ci è perve­
nuto; esso sarebbe di fondamentale importanza per verificare a quale
grado di autonomia fosse giunta la città bizantina.
92
VILLEHARDOUIN, 281; Nic. CHON., p. 793, 8-23.

93
LONGNON, p. 59; CARILE, Partitio, cit., pp. 146-147.
94

VILLEHARDOUIN, 283.
95
Ibid.
96 TAFEL-THOMAS, I, pp. 513-515.
LA CONQUISTA 197

drianopoli: Marco Sañudo e Ravano dalle Carceri di Verona.


Il Villenardouin nel colloquio avuto con il marchese gli
rimprovera la ribellione all'imperatore, apprende il torto che
Baldovino aveva arrecato a Bonifacio e ottiene infine che il
marchese si rimetta per la questione alla mediazione del doge
e degli altri baroni 97 o In realtà la decisione del marchese di
affidarsi ai baroni e al doge per la risoluzione della contesa in
atto con l'imperatore, si era concretata in una sagace alleanza
di Bonifacio di Monferrato con Enrico Dandolo, della quale si
è conservato l'atto, datato da Adrianopoli 12 agosto 1204 9 8 0 II
marchese rinuncia a favore del doge a qualsiasi suo diritto sui
territori di Romania, cioè all'isola di Creta, concessagli da A-
lessio IV Angelo, a 100 000 iperperi, altra concessione del de­
funto Alessio, al «feudo» di Tessalonica, concesso da Manuele
alla sua famiglia, e a tutte le possessioni temporali e spirituali
che a Bonifacio e ai suoi vassalli spettavano nella spartizione
dei feudi di Romania: si tratta di una vera e propria oblazione
feudaleo In cambio il doge versò a Bonifacio 1000 marchi d'ar­
gento al peso di Colonia in contanti (corrispondenti a 2 q 29 kg
456 g di argento puro) e si impegnò a concedergli in feudo, a
parte occidentiSy possedimenti per una rendita di 10000 iperpe­
ri annui, «quas siquidem possessiones per predictum dominum
Ducam et successores suos et homines Venecie tenere et ha­
bere debeo in perpetuum» « Il marchese di Monferrato diviene
pertanto vassallo del doge di Venezia: con tale operazione egli
intendeva farsi scudo dell'autorità del doge Enrico Dandolo

97
VILLEHARDOUIN, 285-286.

98
TAFEL-THOMAS, loc. cit.

99
TAFEL-THOMAS, I, p. 514.
198 PARTE PRIMA

nella contesa con l'imperatore; di fatto, mediante la cessione


dei suoi diritti su Creta, guadagnò 1000 marchi d'argento, e
l'appoggio dei veneziani nel conflitto con l'imperatore « Bal­
dovino di ritorno a Costantinopoli da Tessalonica, dove aveva
lasciato una guarnigione con Ranieri di Mons (van Bergen) , e
dove aveva perso per malattia almeno quaranta cavalieri, fra
cui il cancelliere Giovanni Falcete di Noyon e Pietro di A-
miens, il signore di Robert de Cléry , ormai informato dell'a­
zione del marchese è deciso ad assalirlo, quando incontra l'am­
basceria del doge e degli altri baroni«, Malgrado l'irritazione
per l'atteggiamento arbitrale assunto dal doge e dai baroni di
Costantinopoli , implicitamente minacciosi con il loro espli­
cito divieto di fare la guerra al marchese; malgrado il risenti­
mento provocato nel suo esercito dalla notizia dell'avvenuta
spartizione di Costantinopoli, in assenza dei fiamminghi ,
Baldovino deve cedere ai propri feudatari· Accolto «con grande
onore come loro signore» dal doge e dagli altri baroni pre­
senti a Costantinopoli, quasi a compenso delle sue frustra­
zioni imperiali, Baldovino deve in pratica accettare l'arbitrato

100
G. B. CERVELLINI, Come i veneziani acquistarono Creta9 in «Nuo­
vo Archivio Veneto», N.S., a. 8, 16 (1908), pp. 262-278; LONGNON, p.
60; THIRIET, pp· 75-76; S. BORSARI, Il dominio veneziano a Creta nel
XIII secolo, Napoli 1963, pp. 11-13. CARILE, Partitio, cit.f pp. 148-
149.
101
VILLEHARDOUIN,, 2 8 9 .
102
LONGNON, p. 60. VILLEHARDOUIN, 291; CLARI, 102.

МЗіо., 293.
104
CLARI, 105.

VILLEHARDOUIN, 295.
LA CONQUISTA 199

del doge e dei baroni e «entro il quarto giorno» riconobbe di es­


sere stato mal consigliato 1 0 6 · Si era ormai alla fine di agosto
e si svolse a Costantinopoli un congresso, presente anche Bo-
nifacio„ confortato da 100 suoi cavalieri, il cui risultato fu la
concessione al marchese del «regno di Tessalonica» e„ con tutta
probabilità, dell'Eubea centrale, dei Peloponneso orientale e
anche di Creta, regioni che non compaiono nell'atto di sparti­
zione dei feudi di Romania 107 · Nella stessa assemblea fu san­
cita anche la spartizione di Costantinopoli, come ricorda Ro­
bert de Cléry 8 · Si verificarono anche altri mutamenti nella
ripartizione dei feudi: infatti Luigi di Blois ricevette il suo
feudo nel quarto imperiale anziché nel quarto e mezzo dei pe-
regrinio Fu inoltre attribuita a Baldovino la provincia di Filip-
popoli (Plovdiv) come contrappeso al regno di Tessalonica: si
verificò un rimescolamento di posizioni che alterò il quadro di
fondo della spartizione prevista nel marzo 1204o
Il conflitto fra imperatore e marchese di Monferrato si era
dunque rapidamente estes_o a tutti i grandi vassalli dell'impero
latino, che avevano voluto impedire all'imperatore, sbarazzando­
si di uno dei suoi signori feudali maggiori, di vagheggiare una
autorità imperiale meno frenata dalle sue pastoie feudali· Bal­
dovino, a due mesi appena dall' elezione imperiale, aveva tenta­
to di annullare con un colpo di mano l'equilibrio politico che
era stato consacrato nel patto del marzo 1204.

106
ID., 296.
107
CARILE, Partitio, cit0, pp. 150-151.
108
CLARI, 107.
200 PARTE PRIMA

3. LA SPARTIZIONE DEI FEUDI DI ROMANIA.

La commissione dei ventiquattro 1 0 9 cui spettava la ri­


partizione dei feudi, secondo quanto previsto dall'accordo del
marzo 1204 1 1 0 , era stata insediata probabilmente fin dal mag­
gio/giugno precedenti, per compiere se non altro i lavori preli­
minari, cioè una catalogazione dei luoghi e del loro reddito fi­
scale; quindi una ripartizione, nell'ambito dei quarti previsti
dal trattato del marzo 1204, dei feudi sulla base dell'apporto
numerico di ciascun signore e la relativa determinazione dei
«servitia» da rendere all' imperatoreo
La lentezza dei lavori fu determinata certamente dalla
situazione politica più che dai problemi tecnici che dovettero
affrontare i ripartitori·
La parte fondamentale del lavoro della commissione, il
catalogo geografico, ci è pervenuta in un documento che pur
presentando vari problemi sia per l'incompletezza geografi­
ca sia per la forma stessa dell'atto, è senz'altro storicamente
veridico, come attestano le raccolte ufficiali del Comune di Ve­
nezia in cui confluì fin dal XIII secolo* La commissione con­
cluse i propri lavori probabilmente attorno al 14 settembre
1204, dopo il congresso dei primi di settembre e prima dell'ini­
zio dei festeggiamenti che sarebbero culminati, il I o ottobre

Di essa conosciamo solo due membri: Goffredo di Villehardouin


e Marino Zeno, cfr. TAFEL-THOMAS, I, pp. 571-574.
PREVENIER, p. 558, 3-7; cfr. qui a p. 265 sgg.

CARILE, Partido, cit., p. 164; cfr. l'edizione del documento alle


pp. 217-222.
LA CONQUISTA 201

nell'assegnazione dei feudi , e nell'addobbo di 600 nuovi


cavallerie
Costantinopoli, Filippopoli (Plovdiv), l ' i s o l a di Creta e
tutta l a porzione attribuita a Bonifacio di Monferrato, cioè la
zona compresa fra Axios (Vardario) e Ebro (Maritza) in Macedo­
nia-Tracia e l a B e o z i a (Tebe), l ' E u b e a centrale (Calcide) e il
Peloponneso nord-orientale (le province di Argo, Nauplia, Co­
rinto); non rientrano nel trattato , s e ne deduce che queste
zone dovettero e s s e r e attribuite fin dal congresso dei primi di
settembre a Costantinopoli. Caratteristico è il fatto che P l o v ­
div c o s t i t u i s c a un esatto contrappeso a Salonicco, dal punto
di v i s t a geograficOo
Ciascuno dei contraenti ebbe una zona (pars prima) in
Tracia, regione di capitale i n t e r e s s e commerciale e militare
poiché dominava gli stretti ed era più immediatamente e s p o s t a
alle incursioni bulgare; allo s t e s s o modo ogni settore d e l l ' e ­
sercito aveva ricevuto una porzione della città di Costantino-
poli " « .
L'imperatore ebbe l a Tracia nord-orientale, dalle mura di

112
CARILE, art, cit., pp. 155-158. CARILE, La cronachistica vene
ziana, cito, pp. 344, 364, 401, 411; BON, pp. 52-53. Ritengo la notizia
circa la distribuzione dei feudi che si desume dalla cronica anonima
edita in Recueil des Chroniques de Flandre, Corpus Chronicorum Flan-
driae, ed. par J.J. DE SMET, I, Bruxelles 1836, pp. 130-139, possa e s ­
sere assunta come valida; cfr. anche LONGNON, p. 63. Non sono d'ac­
cordo con le conclusioni cronologiche di HENDRICKX, pp. 81-87, fon­
date su una inadeguata utilizzazione della bibliografia esistente.
BON, p. 53; BORSARI, Studi sulle colonie, cit., p. 22; LONGNON, p.
61.
114
CARILE, Partitio, ciu, p- 159; LONGNON, loc0 cit0
202 PARTE PRIMA

Costantinopoli e dal Bosforo fino ad Agatopoli (Akhtopol) a


nord, e ad ovest fino a Vize e Çorlu; a sud, sul Mar di Mar­
mara, fino a Theodorupolis, cittadina ad est di MarmaraereglisL
I veneziani ricevettero in Tracia la costiera da Marmara-
ereglisi fino a Sigopotamo, città e fiume della penisola di Galli­
poli, non lontano da Maydos; mentre, all'interno, ottennero A-
drianopoli (Edirne) e un sottile cuneo che collegava la città al
mare di Marmara.
I peregrini ebbero il versante occidentale della penisola
di Gallipoli, oltre alla sua appendice a sud del Sigopotamo e la
Tracia occidentale fino all'Ebro (Maritza), compresa una zona
a ovest del fiume, delimitata fra Macri, Vira e Didimotichon.
La pars secunda fu così ripartita: l'imperatore ebbe tutta
l'Asia Minore ancora bizantina, cioè la costiera del Mar Nero
fino a Sinop e Bafra, la costa del Mar di Marmara e dell'Egeo
fino al Monodendri Burun e a Cos, un territorio di varia profon­
dità, comprendente anche la maggiori isole dell'Egeo e del
Mar di Marmara: Proconeso, Samotracia, Lemno, Se irò, Chio,
Lesbo, Samo, Cos, Tinos.
I veneziani ricevettero la Grecia ad occidente del Pindo,
completando in tal modo il proprio dominio sull'Adriatico: Alba­
nia, Acarnania, Etolia e le isole di Zacinto, Cefalonia, Leuca-
de e Corfu; la metà occidentale del Peloponneso da Patre a Ca­
labria e Modone , e le isole dell'Eubea (solo le due estre­
mità), di Andros, Egina e Salamina. 116
Queste vaste attribuzioni di territori, cui si aggiunge
l'isola di Creta, avrebbero presentato difficoltà insuperabili

BON, p. 53 nota che a confronto della crisobolla del 1198 man­


cano le province di Argo, Nauplia, Corinto.
116
BORSARI, Studi sulle colonie, cit., pp. 22-24.
LA CONQUISTA 203

ad una effettiva occupazione veneziana: la città lagunare man­


cava anche della c o n s i s t e n z a demografica n e c e s s a r i a ad una s i ­
mile e s p a n s i o n e , che avrebbe anche implicato una trasforma­
zione radicale della s o c i e t à v e n e z i a n a , come avvenne su s c a l a
ridotta per i coloni c h e s i stabilirono a Creta, e che di mercan­
7
ti divennero grandi proprietari .
Ai peregrini fu a s s e g n a t a l a Macedonia dal Vardar al la­
go di Prespa, l a T e s s a l i a e la provincia di Atene . Non tutti
gli studiosi concordano circa l'attribuzione del D o d e c a n e s o ,
19
c i o è l e Cicladi, ai peregrini 0

L'unità di base per determinare l ' e s t e n s i o n e di un feudo


di cavaliere, fu il reddito di 300 libbre angioine : per il
Longnon corrisponderebbero a 1 0 0 0 iperperi, il che implica il
rapporto di 1 g d'oro: 1 6 , 9 8 / 1 7 , 2 5 g d'argento; mentre stabi­
lendo il rapporto 1 : 13 fra oro e argento, quale sembra di poter
l l
rilevare per il febbraio 1204 , s i ottengono 1 3 0 6 / 1 3 2 7 iper­
peri annui«

Ibid., pp. 24-25.


118
LONGNON, pp. 61-62.
119
BORSARI, Studi sulle colonie, cit., p. 24. J. К. FOTHERINGAM, Mar·
co Sañudo Conqueror of the Archipelago, Oxford 1915, pp. 35-38; C A ­
RILE, Partitio, cito, p. 281.
120
CLARI, 107; Chronique de Morée, 6 1 .
121
LONGNON, p. 62. Il denaro dell'Angiò ha in questo periodo un ti­
tolo di 0,272 e un peso di g 1,045, con un taglio di 234 denari per mar­
co di Parigi. Suppongo che la libbra angioina fosse di 12 once (= 20
soldi = 240 denari) pur non avendone trovato esplicita affermazione,
cfr. E. FOURNIAL, Histoire Monétaire de l'Occident Medieval, Paris
1970, p. 153. Si tratterebbe pertanto di 75 kg 2 hg 40 g d'argento. Cfr.
CLARI, 111. L'iperpero in questo periodo pesa g 4,36/43, cfr. E.
204 PARTE PRIMA

1 grandi signori disposero di un numero di feudi proporzio­


nali al numero dei loro cavalieri con una porzione in più per il
proprio dominio diretto, variabile secondo le circostanze e i
luoghi: «selon chou qu'il estoit plus rikes hons et plus haus
hons et qu'il avoit en plus de gent de s e maisnie en l ' o s t , s e li
donnoit on plus t e r e » 1 2 2 . Il feudo comportava un «servicium» la
cui parte fondamentale è costituita dal servizio militare a caval­
lo dal I o giugno al 29 settembre, agli ordini dell'imperatore
fuorché in c a s o di invasione: i cavalieri della regione i n v a s a
potevano restare in luogo per la metà о il totale del loro nume-
ro124.
I beni feudali attribuiti ai cavalieri si compongono di e l e ­
menti diversi; negli inventari dei feudi di Morea pervenutici
12
per l'inizio del s e c o l o XIV , troviamo che i beni feudali si

SCHILBACH, Byzantinische Metrologie, München 1970, pp. 160-168; cfr.


anche T. BERTELE, Moneta veneziana e moneta bizantina (secoli XII·
XV)9cito Sappiamo da GUNTHERI, Historia captae a Latinis Constantino -
poleos, in P.L. 212, e. 234 che un marco corrisponde a 4 iperperi, con
un rapporto di 1 g d'oro: 12,9/13,1 g d'argento. Si noti che il titolo è
basso per entrambe le monete prese in considerazione e l'equivalenza
in metallo puro è dunque sensibilmente esatta.
122^ 1Л_
С LARI, 107.
123
HENDRICKX, p. 88.
124
Cfr. la convenzione dell'ottobre 1205 in J. LONGNON, Recherches
sur la vie de Geoffroy de Villehardouin suivies du catalogue des ас·
tes des Villehardouin, Paris 1939, n. 74 pp. 191-194; TAFEL-THOMAS,
I, pp. 571-574 n. 160.
12s
•* Si tratta degli elenchi dei beni feudali attribuiti a Nicola Ac-
ciaiuoli il 3 giugno 1336, il 10 maggio 1337 e il 16 luglio 1338, rag­
gruppati in tre feudi dei anali i primi due appartenevano alla defunta
LA CONQUISTA 205

compongono delle seguenti v o c i : «... cum hominibus, v a s s a l l i s ,


v i l l a n i e , c e n s i b u s , s e r v i c i i s , annuis redditibus, angariis, peran-
gariis, juribus, jurisdictionibus, racionibus, obvencionibus et
pertinenciis a l i i s s u i s o m n i b u s » 1 2 6 ; «bona omnia s t a b i l i a . . . cum
hominibus, v a s s a l i s , fortelliciis, domibus, v i n e i s , possessio-
nibus, terris cultis et i n c u l t i s , p l a n i s , montibus, s i l v i s , nemori-
bus, pratis p a s c u i s , molendinis, aquis aquarumve decursibus,
juridictionibus, angariis, perangariis 0 annuis redditibus, c e n s i -
bus, s e r v i c i i s , juribus, dirictibus, obvencionibus, racionibus, et
pertinenciis s u i s omnibus» ; «assignacio terre sue bonorum
feudalium..o cum hominibus, v a s s a l l i s , v i l l a n i e , domibus, p o s -
s e s s i o n i b u s , v i n e i s , jardenis, terris cultis et i n c u l t i s , p l a n i s ,
montibus, s i l v i s , nemoribus, pratis, p a s c u i s , tenimentis, terri-
t e r i i s , molendinis, aquis aquarumve decursibus, juridictionibus,
c e n s i b u s , s e r v i c i i s , redditibus annuis, angariis, perangariis, ju-
ribus, racionibus, dirictibus, fructibus, obvencionibus et perti­
n e n c i i s s u i s o m n i b u s » 1 2 8 , formule più ampie nella forma ma a-
naloghe a quella formulata dalla cancelleria imperiale nella con­
c e s s i o n e d e l l a quarta parte del ducato di Neocastro (Νεόκαστρα)

Periné de Courcelles e alla defunta Lise du Quartier, discendenti pro­


babilmente dei vassalli Anseau de Courcelles (nipote di Geoffroy de
Villehardouin) e Robert du Quartier; tali feudi, singolarmente presi, si
aggirano sui 1 000 iperperi di rendita annui: il primo rende 60 oncie
d'oro, cioè 945 iperperi, il secondo 1 ,150 iperperi; il terzo 1165 iper­
peri. Cfr. J. LONGNON-P. TOPPING, Documents sur le regime des terres
dans la principauté de Morée au XIVe siècle, Paris La Haye 1969,
PP. 19 sgg.» 31 sgg., 55 sgg.

LONGNON-TOPPING, op. cit., p. 21, гг. 10, 15-17.


127

Ibidem, p. 33, rr. 25, 28-31.


128
Ibidem, p. 57, rr. 15, 2f-25.
206 PARTE PRIMA

agli Ospedalieri (marzo 1205): «... totam quart am partem ducatus«


Neocastri, qui noster dominicus est et proprius, cum omnibus
pertinentiis eiusdem quarte partis in terra et in mari, in monti-
bus, in piano, in vallibus, forestis et vivariis, in foedis et do-
• · · 129
miniciSo.·» y .
Negli inventari delle concessioni feudali del secolo XIV
nel principato di Acaia, precedono i villani (pared), voce fon­
damentale del bene feudale in quanto fonte delle rendite, sia
attraverso Vacrosticum, cioè l'imposta fondiaria bizantina at­
tribuita al cavaliere, sia attraverso il servizio personale, la
corvée, che nel XIV secolo viene riscattata con la somma fis­
sa di 5 iperperi, il cui ammontare può superare Yacrostico, sia
attraverso altre tasse sotto forma di decime e prelievi sul be­
stiame, il raccolto e la vendemmia. Nell'ambito del feudo si
riscuotono a vantaggio del signore tasse come lo jus erbagii,
tassa sulle migrazioni animali, il diritto di porto, il diritto di
circolazione delle mercanzie.
Accanto ai villani esistono altre categorie di persone,
come affittuarii, uomini affrancati a vario titolo e, se il feudo
è vasto, addirittura dei feudatari minori con relativo servizio a
cavallo. Nel complesso dei beni immobili e dei diritti rientrano
case, giardini, terre fatte lavorare direttamente dalla corte, vi­
gne, oliveti, legna, foreste, frutteti, taverne, cantine, botteghe,
mulini, fabbriche di seta e di lino, trappeti, saline, pescherie e
anche chiese e monasteri tenuti ad un censo ricognitivo
I documenti dell'inizio del secolo XIV ci mostrano una si­
tuazione sociale e patrimoniale ormai consolidata, risultato del-

129
PREVENIER, p. 624.
Cfr. LONGNON-TOPPING, op» cit., pp. 9-11.
LA CONQUISTA 207

l'evoluzione politica peculiare ad una regione determinata del­


l'impero: ma servono come termine di raffronto concreto per il­
lustrare la situazione anteriore di un secoloo
Le informazioni desumibili dalle fonti documentarie e nar­
rative s u l l e maggiori ripartizioni feudali dell'impero sono piut­
tosto frammentarie, ma confermano la s i s t e m a t i c i t à del piano di
spartizione previsto dai conquistatori, al di là delle vicende
militari dèlia conquista.

Tavola VII

SPARTIZIONE DEI FEUDI MAGGIORI

FEUDI DI CA-
VAUERE IN­
131 TIPO DI
LOCALITÀ Partitio TITOLARE CLUSI NEL
FEUDO FEUDO MAG­
GIORE

1: Quarto imperia le

1) Filippopoli 1 3 2 non pre­ ducato Ranieri di Trith 120


(Plovdiv) vista
2) Adramitto 133 p. 218,20 ducato Enrico di Hain aut 120
(Edremit)
135
3) Nicomedia 1 3 4 p. 217,8 ducato Teodorico di Loos 100
1 (Izmit)

A. CARILE, Partitio terrarum Imperii Romanie, in «Studi Vene­


ziani», 7 (1965), pp. 125-305.
132
VlLLEHARDOUIN, 304; CARILE, Partitio, CÌt0, p. 1 6 1 .
133
CLARI, 111; HENDRICKX, p. 53.
134
VlLLEHARDOUIN, 3 1 2 .

I capitani delle truppe erano Macario di Sainte-Ménéhould, Mat­


teo di Walincourt e Roberto di Ronsoi.
continua: SPARTIZIONE DEI FEUDI MAGGIORI

FEUDI DI CA­
VALIERE IN­
TIPO DI TITOLARE CLUSI NEL
LOCALITÀ Partitio
FEUDO FEUDO MAG­
GIORE

4)Nicea136 p . 218,18 ducato Luigi di Blois 120^7


(Iznik) prov. di
Malagina
5) Filadelfia 1 3 8 p . 218,23 ducato Stefano du Perche X
(Alasehir) prov. di
Laodicea
e Meandro
6) Neocastro 1 3 9 p. 218,21 ducato Ospedalieri di S. Gio- X
vanni per 1/4
7) verso Iconio 1 4 0 p. 218,22? regno? Pietro di Bracheux X
8) Lemno p. 217,14 ducato Filocalo Navigaioso X

460 + X

II: 3 / 8 dell'eserc ito feudale

1) Didimotichon141 p . 220,77 ducato? Ugo di Saint-Poi X


2) A p r o s 1 4 2 p. 220,76 ducato? Teodoro Bran as X
3) Macri- Traiano- p. 220,81 ducato? Geoffroy de Villehardouin X
poli - V i r a 1 4 3

136
VILLEHARDOUIN, 304-305.
137
I capitani delle truppe erano Pietro di Bracheux e Pafen d'Or-
léans.
58
VILLEHARDOUIN, 316; CARILE, Partitio, cito, p . 162; HENDRICKX,
p. 74.
139
C A R I L E , Partitio, cit., о. 244; PREVENIER, p . 624, . 1 (erronea­
mente la colloca in Grecia); HENDRICKX, p . 76 n . 113.
140
C L A R I , 111, in un contesto in cui vengono chiamati «regni» an­
che i ducati precedenti.
141
VILLEHARDOUIN, 335; CARILE, Partitio, cit., p . 162.

142
VILLEHARDOUIN, 403; LONGNON, p . 64*; CARILE, Partitio, ciL, p- 267.

143
VILLEHARDOUIN, 382; CARILE, Partitio, cit., pp. 269-270.
continuai SPARTIZIONE DEI FEUDI MAGGIORI

FEUDI DI CA-
VALIERE IN­
TIPO DI
LOCALITÀ Partitio TITOLARE CLUSI NEL
FEUDO FEUDO MAG­
GIORE

4) Tessalonica 1 4 4 non pre­ regno Bonifacio di Monferrato


vista
a) Bodonitsa baronia Guido Pelavicino X
b) Salona baronia Tomaso di Autremencourt X
e) Halmyros baronia Bertoldo di Katzenelnbo- X
gen
d) Velestino baronia Wierich de Daun X
e) PI at amon baronia Ugo di Coligny X
f) Kitros baronia Rambaldo di Vaqueiras X
g) Domocos baronia Am è Buffa X
h) Larissa * baronia Guglielmo X
i) Tebe baronia Albertino di Canossa X
1) Eubea baronia Giacomo di Avesnes X
m) Atene baronia Ottone de la Roche X

III: 3/8 dei venezi ani


145
1) Rodosto (Tekir- p. 218,32 milites veneziani X
dag)
2) Adrianopoli p. 218,33 ducato? Teodoro Branas 146 500 (200
(Edirne) con corazza)
1Λ ι·ι· · -147
3) Corfu p. 220,70 10 nobili veneziani 20 cav.
4) Modone p. 219,57 15 milites e vescova­ 15 + 4
do " 8
5) Corone p. 219,57 X milites e vescova- X+ 4
do14* }
6) Acaia 1 5 0 p.219,57- principato principe francese 400 circa
62
144
Notizie tratte da LONGNON, p . 106 e BON, pp. 55-56, 75-76.
45
BORSARI, op* cit., p. 33.

146
Ibid., pp. 32-33·
147
Ibid., p. 28.
148
BORSARI, op* cit., pp. 31-32,
149
TAFEL-THOMAS, I, pp. 98-99,
150
BON, p. 74.
continuai SPARTIZIONE DEI ÊEUDI MAGGIORI

FEUDI DI CA­
VALIERE IN­
TIPO DI
LOCALITÀ Partido TITOLARE CLUSI NEL
FEUDO FEUDO MAG­
GIORE

a) Corinto, Eli­ dom. del principe 200 circa 1 5 2


de, Messenia principe
(1246-50) 1 5 1
b) Alcova 1 « baronia Gautier de Rosières 24
c)Skorta 1 54 baronia Rinaldo di Briel X
d) Patras 1 55 baronia Guglielmo Alemanno 24
1 e) V o s t i t s a 1 5 6 baronia Ugo di Champigny 8
f) Chalandritsa157 baronia Roberto di Drame lay 4
g)Kalavryta 1 5 8 baronia Ottone di Durnay 12
h) V e l i g o s t i 1 5 9 baronia Ugo di Mon s ι X
i) N i k l i 1 6 0 baronia Guglielmo di Morley 6
1) Gritsena 161 baronia Luca di? 4
m) Geraki (Tsa- baronia Guido di Nivelet 6
conia)l62
)Passavant baronia Giovanni di Nully 4
(Laconia) 1 6 3

151
BON, pp. 103-104.
152
BON, p. 114.
153 BON, p. 104.

!54 BON, p. 105.


155
BON, p. 106.
156
BON, pp. 108-110.
157
BON, p. 107.

B O N , p. 108.
159
BON, p. 110.
160
BON, pp. 111-112.
161
BON, p. 112.
162
BON, p. 112.
163
BON, p. 113.
LA CONQUISTA 211

continua: S P A R T I Z I O N E DEI F E U D I MAGGIORI

FEUDI DI CA-
VAUERE IN­
TIPO DI
LOCALITÀ Partiùo TITOLARE CLUSI NEL
FEUDO FEUDO MAG*
GIORE

o) Argo e Nau- baronia? Ottone de la Roche X


plia
p) Patras arcivescovado 8
q) Corinto arcivescovado 8
r) Olena-An« vescovado 4
1 vida
1 s ) Argo vescovado
1 ) Lacedemonia vescovado
u) ordine di S.Giov.dell'Osped·
ν) ordine dei Templari
ζ) ordine Teutonico

TOTALE 332 + X

IV: Arcipelago 164 (quarto imperiai· a 3 / 8 doi ѵопожіопі)

Arcipelago ducato Marco Sañudo χ Ί


Tino, Se irò imp· Ghisi165 X
Mie one, Sciato imp.
Scopelo esercito X
Andro imp. Marino Dandolo X

V: Creta (non provista)

ducato duca veneziano 200 feudi di éavj


1200 feudi di ser­
gente

164
B O R S A R I , op» cit*9 pp. 3 8 - 4 2 .

165
R. J. LOENERTZ, Les Ghisi dynastes vénitiennes dans I9Arc hi·
pel. 1207-I390, F i r e n z e , in c o r s o di s t a m p a .

166
S . B O R S A R I , / / dominio veneziano a Creta nel XIII secolo^ Na­
poli 1 9 6 3 , p. 2 8 .
212 PARTE PRIMA

Dalle cifre che il Villehardouin riferisce ai cavalieri al-·


l'interno del quarto imperiale, sembra quasi che ciascuno dei
feudi maggiori comporti feudi minori di cavaliere per 100/120
vassalli·
La consistenza demografica della cavalleria occidentale
venne in questo periodo rafforzata dall'arrivo dalla Terrasanta
di Rinaldo di Montmirail e Stefano du Perche , che furono u-
gualmente bene accetti grazie alla loro parentela con Luigi di
Blois e al numero dei cavalieri che recavano· Li seguirono Ugo
e Raoul di Tabarie (Tiberiade), Thierry de Tenremonde e una
schiera di cavalieri, turcopoli e sergenti .
La relativa ristrettezza del quadro demografico dei colo­
nizzatori si riflette nelle preoccupazioni di Baldovino, che sol­
lecita il papa a farsi promotore di una emigrazione dall'Europa
in Romania: preoccupazione che appare già nel suo manifesto
del maggio 1204 e che riaffiora in una lettera all'alto clero di
Fiandra 169 о Baldovino inoltre sembra contare in special modo
su un'immigrazione di elementi del clero latino: «specialiter au­
tem Deo amabile s ecclesiasticos viros cuiuslibet religionis aut
ritus sollicitudo vestra paterna potenter inducat, ut ad idem po-
pulum prédicationibus publicis et potentibus verbis accendant,
ut exemplis edoceant, catervatimque et ipsi venire festinent in
locis amenissimis et huberrimis non iam in sanguine, sed in
multa libértate et pace, omniumque bonorum affluentia Eccle-

67
VILLEHARDOUIN, 315,
168
to., 316.
9
p. 575 (al papa); p. 583 (alla cristianità); p. 603
PREVENIER,
(ai vescovi di Kamerijk, Atrecht, Terwaan, Doornik); cfr. PREVENIER,
pp. 632-633.
LA CONQUISTA 213

siam ρ lan at ur i...»


L'insediamento della feudalità occidentale nel tessuto so­
ciale romeo provocò notevoli attriti, probabilmente accentuati
dalla volontà dei cavalieri di accumulare in breve tempo somme
notevoli a spese dei propri soggetti e forse con usurpazioni di
terre arcontali. Il Villehardouin 171 parla genericamente, a tale
proposito, di «covoitise», cioè cupidigia dei cavalieri, «ainz
comença chascuns à faire mal en sa terre, li uns plus et li autre
mains, et li Grieu les comencierent à hair et à porter malvais
euer».
La valutazione del Villehardouin, pur presentata a ridosso
della spartizione dei feudi, si applica al complesso della con­
quista, ancora da effettuare, nel suo racconto, ma ormai com­
piuta quando egli scrive. Gli attriti più violenti si dovettero
però verificare nei primi tempi, quando si procedette alla sosti­
tuzione delle precedenti strutture amministrative e al rilievo
delle terre demaniali ed ecclesiastiche.
La gerarchia feudale occidentale sostituiva l'organizza­
zione amministrativa e militare dell'impero romeo, rimpiazzan­
do i vari funzionari pubblici e comandanti militari regionali con
una classe di feudatari la cui ricompensa era costituita da do­
tazioni in terra e contadini: terra demaniale, arricchita con la
confisca di parte delle terre ecclesiastiche. Le grandi proprie­
tà arcontali non vennero solitamente confiscate (eccezion fatta
per i possedimenti degli Angeli) vennero piuttosto sottoposte
ad un regime di prestazioni finanziarie e militari di cui rimane
sicura traccia nella Morea e nella veneziana Creta, per periodi

PREVENIER, p. 575, 15-21.

VILLEHARDOUIN, 303.
214 PARTE PRIMA

posteriori all* ass est amento della conquista.


I crociati avevano trovato un impero romeo in cui il potere
senza limiti formali dell'autocratore di Costantinopoli si espli­
cava a livello regionale mediante una organizzazione militare
sovrapposta e fusa con quella civile: le province о thèmata era­
no state riorganizzate sotto i Comneni (1081-1185), dopo un pe­
riodo di centralizzazione del sistema militare e di separazione
del regime militare da quello amministrativo, sotto la guida di
un duca, capo militare ed amministrativo. Unica eccezione era
costituita dal thema di Peloponneso-Eliade, che dipendeva dal­
l'alto comando marittimo del megas doux, mentre per la parte
civile era amministrato da un funzionario civile, il prètor
Dal documento di spartizione dei feudi di Romania 7 3 si de­
sume l'esistenza di varie istituzioni amministrative e fiscali
romee, delle quali non sempre è chiara la perfetta corrisponden­
za e relazione reciproca.
Le circoscrizioni amministrative generali sembrano e s s e ­
re formate dalla civitas (polis), dalla provintia (thema) e dal­
l'insula (/lisos); mentre sembrano indicare ripartizioni ammini­
strative e fiscali minori una serie di altri termini: pertinentia
(epìskepsis), che indicava in origine terre del demanio imperia­
le; orium (hòrion); chartularatum (ebartularàton, che poteva es­
sere circoscrizione fiscale о militare); catepanikium (katepa-
nìkion, circoscrizione fiscale).
Non conosciamo l'esatta natura (amministrativa, giudizia-

172
D.A. ZAKYTHENOS, Le Despotat grec de Morée, II, Vie et Insti"
tutions, Athènes 1953, pp. 48-59. H. GLYKATZI-AHRWEILER, Recherches
sur l'administration de l'Empire byzantin aux IX ХГ siècles, in «Bul­
letin de Correspondance Hellénique», 84 (1960), pp. 1-91.
173
CARILE, Partitio, cit., pp. 227-230.
LA CONQUISTA 215

ria, fiscale, militare) di queste suddivisioni dell'amministra­


zione provinciale né siamo edotti circa i rapporti fra queste
suddivisioni. All'interno di queste minori circoscrizioni ammi­
nistrative о fiscali si trovano altre istituzioni о ripartizioni fi­
scali particolari, come casale, che indica forse il chorion, cioè
il villaggio, che costituiva una particolare unità fiscale nell'am­
ministrazione bizantina; e la villa, da identificare forse nel me-
tòchion, cioè il grande possedimento fondiario, latifondo del­
l'aristocrazia, della dinastia о di conventi·
Speciali circoscrizioni amministrative formano località
interessanti il commercio: si tratta deìVemborium (empòrion) e
della apothikis (apothèke), cioè rispettivamente località di sca­
lo marittimo e centri di ammasso pubblico·
La ripartizione in feudi ebbe comunque per oggetto istitu­
ti di carattere pubblico, organismi amministrativi e terre del
fisco. Solo in alcuni casi sembra di poter rilevare delle confi­
sche: i possedimenti delle famiglie Bran as e Cantacuzeno nel
Peloponneso; i latifondi di kyrà Irene, figlia di Alessio III, e
dei monasteri costantinopolitani, siti ugualmente nel Pelopon­
neso ; la epìskepsis dell'imperatrice Eufrosine Ducena, mo­
glie di Alessio IH, comprendente una serie di cittadine in Tes-
salia 75 · Questi vastissimi possedimenti rappresentano in real­
tà terra del fisco о della corona {demosiakè gè) ripartita in gran­
di appannaggi per principi, aristocratici e monasteri.
Confiscati e divisi furono probabilmente anche i beni di
arconti fuggitivi e rifugiati presso gli stati greci sorti in mar-

CARILE, Partitio, cit., ρ, 219, 55-62 e pp. 260-262; D. JACOBY,


Les archontes grecs et la féodalité en Morée franque, in «Travaux et
Mémoires», 2 (1967), pp. 423-426.
175
CARILE, Partitio, cit., pp. 283-284,
216 PARTE PRIMA

ginę alia conquista: questa voce nell'ammontare delle terre


da spartire non fu cospicua se in Morea si dovette procedere ad
un esproprio parziale per fornire di feudi i cavalieri . .
I rapporti fra feudalità e clero occidentale da una parte e
arconti e clero bizantino dall' altra variarono notevolmente se­
condo le circostanze e i luoghi; devono pertanto essere esami­
nati partitamente, a seconda del progredire della conquista· La
condizione dei contadini non subì mutamenti apprezzabili, una
volta superata la crisi dell'insediamento militare con le violen­
ze e le rapine ad esso connesse,.
Le grandi cariche pubbliche e i titoli aulici dell'impero
furono del pari assegnati congiuntamente alla ripartizione dei
feudi, secondo quanto previsto dal patto del marzo 1204 о
addirittura anteriormente alla stessa cerimonia dell'incoronazio­
ne l7*.
L'intervento dei ripartitori si verificò nella delimitazione
delle rendite da devolversi alle cariche e forse anche nella scel­
ta delle persone«. Di fatto però troviamo traccia dei titoli nelle
fonti solo dalla fine del 1204 e dai primi mesi del 1205.

176
JACOBY, art, cit., pp. 441-442.

HENDRICKX, p. 87, pp. 107-122.


178
HENDRICKX, p. 108.
Tavola VIII

GERARCHIA AULICA DELL'IMPERO ЬѴПІЧО DI COSTANTINOPOLI

CARICHE AULICHE PERSONAGGIO NAZIONE


1
FUNZIONE

protovesti arios Conone di Béthune fiammingo guarnig. di C.poli


senescalcus (με- Teodorico di Loo s fiammingo funzioni militari
yçç δεμεστικος
όλης της "Ρω­
μανία*) 1 8 0
Constabularius Ugo di Saint-Poi fiammingo capo delle truppe
imperiali
Marescalcus (ттрсо- Goffredo di Villehardouin Champagne capo della guardia
τοστράτωρ) 182
Buticularius Mi Ione di Provins Champagne funzioni mil. e c i v .
Panetarius Macario di Sainte-Menehould Champagne addetto alla mensa
imperiale
Major Cocus Manasse de l'Isle Champagne addetto alla cucina
imperiale

cesare Teodoro Bran as bizantino funz. militari titolo


aulico bizantino
titoli di feudatari: capo del feudo ve-
d e s p o t e s , imperii Enrico Dandolo doge neziano
quarte partis et Marino Zeno podestà
dimidie dominator Piero Ziani doge

megadoux1*4 Filocalo Navigaioso ammiraglio della


flotta imperiale
megas kyris Ottone de la Roche duca di Atene (1205-
1225) (titolo popo-
lare)
1 princeps totius Guglielmo di Champlitte 1205-1209 signore di
Ach aie provin- Morea
eie

LONGNON, pp. 25, 63, 130, A. WALLENSKÒLÌ), Les chansons de


Conon de Béthune, Paris 1921; fratello di Guglielmo, partecipò anche
alla III crociata; fu reggente dell'impero latino nel 1216 e nel 1219,
anno in cui morì. Ci ha lasciato delle composizioni poetiche.
180
С Aron. Ai or., ν . 2606.
181
Questa carica non può essere inferiore a quella di senescalcus,
poiché alla morte di Ugo di Saint-Poi (marzo 1205), vi viene promosso
il senescalcus Teodorico di Loos, cfr. invece HENDRICKX, pp. 110-111.
182
Chrono Mor., w. 163, 1106; Nie. CHON., p. 794.

Il cronista, maresciallo di Champagne e zio del futuro principe


di Ac aia.
BORSARI, Studi sulle colonie, cit., p. 41.
218 PARTE PRIMA

Nella titolatura aulica si verifica il fenomeno di una mag­


gior penetrazione di elementi bizantini 1 8 5 , così come si era ve­
rificato nella cerimonia dell'incoronazione« E una vernice di e-
tichetta romea facilmente applicabile alla struttura della corte
occidentale, che è quella effettivamente trapiantata a Costanti­
nopoli, insieme alla concezione politica dello stato e dei rap­
porti di potere.

4. L'ELEZIONE DEL PATRIARCA

Il patto comune del marzo 1204 prevedeva anche le


grandi linee della politica ecclesiastica dello stato latino di
Costantinopoli: l'unità delle chiese sarebbe stata assicurata
«ad honorem Dei, et sánete Romane Ecclesie et imperii»
con una operazione disciplinare da operarsi al vertice della
gerarchia: si prevedeva cioè l'elezione di un patriarca latino
al posto del patriarca greco. L'elezione del patriarca e la fa­
coltà di disporre di Santa Sofia veniva attribuita al settore del­
l'esercito dalle cui file non fosse uscito l'imperatore: cioè ai
veneziani. Le chiese avrebbero seguito la sorte dei vari setto­
ri dell'impero: sarebbero cioè cadute sotto il controllo del clero
latino allogato nei quarti previsti nella spartizione . Si pre­
vedeva anche una confisca di parte del patrimonio ecclesiasti-

185
Ibid., p. 42.
186
PREVENIER, p. 557, 7-14, § 7.
187
Ibid., p. 557, w. 9-10.
188
S. BORSARI, Studi sulle colonie veneziane in Romania nel XIII
secolo, Napoli 1966, p. 100.
LA CONQUISTA 219

co: assieme al demanio imperiale avrebbe impinguato le terre da


spartire in feudi«
I conquistatori si proponevano una latinizzazione della
gerarchia ecclesiastica, specialmente nei suoi livelli superiori:
dalle praepositurae urbane ai vescovadi alla curia patriarcale·
Baldovino di Fiandra nella lettera-manifesto al papa In­
nocenzo III sollecitava una massiccia immigrazione di ele­
menti del clero latino, Ecclesiam piantatila , cioè in funzio­
ne missionaria· Questo zelo «cattolico» dell'imperatore Baldo­
vino trovò un significativo riscontro nella politica ecclesiastica
veneziana nei secoli della dominazione coloniale in Grecia
La latinizzazione delle gerarchie ecclesiastiche aveva un
immediato interesse politico per il governo coloniale costanti­
nopolitano: non solo cointeressava la chiesa romana al destino
del nuovo impero, ma assicurava l'unità religiosa e dunque la
peculiare identità dei conquistatori, sottraendo al clero indigeno
greco importanti risorse economiche e larghe zone di influenza
sulla popolazione, Una tale politica religiosa rientrava pertanto
nel programma coloniale dello stato latino: «terra ipsa incolatu
192
nostrorum stabilita» . La proposta di celebrare un concilio a
sanzione dell'unione operata disciplinarmente dai conquistato­
ri, concludeva l'annuncio di Baldovino al papa 193 «
Subito dopo l'elezione imperiale i veneziani insediarono
a Santa Sofia un capitolo di canonici che provvide all'elezione

189

PREVENIER, p. 575, 15-21.


190
Ibid., ν . 20.
191
THIRIET, p. 284.

192
PREVENIER, p. 574, 26.
193
Ibid., pp. 575, 22-576, 14.
220 PARTE PRIMA

di un patriarca veneziano: il monaco Tomaso Morosini che si


trovava nel cenobio di Porto presso Ravenna β

Innocenzo ΠΙ, di fronte alle iniziative dei conquistatori,


non e c c e p ì sul problema di fondo: la «riunificazione» d e l l a chie­
s a greca alla c h i e s a romana mediante una semplice latinizza­
zione gerarchica, mentre contrastò vivacemente la confisca
parziale della proprietà e c c l e s i a s t i c a e si adoperò per ridimen­
95
sionare l'egemonia e c c l e s i a s t i c a v e n e z i a n a 0 Innocenzo III
vide nella conquista latina di Costantinopoli «la mano d e l l a
196
provvidenza» che ricondusse i Greci alla obbedienza alla
s e d e apostolica 0 Pertanto il papa a c c o g l i e v a sotto la protezio­
ne di S. Pietro l'impero latino, base per la riconquista d e l l a
Terrasanta, invitava Baldovino a porre e conservare la c h i e s a
greca e l'impero sotto l'obbedienza romana «attentius provisu-
rus, ut e c c l e s i a s t i c a bona, tam immobilia quam mobilia, dili-
genter f a c i a s et fideliter custodiri, donec per nostrae d i s p o s i -
tionis arbitrium salubriter ordinentur, ut quae sunt C a e s a r i s C a e -
sari, et quae sunt Dei D e o , sine confusione reddantur» о Dal­
l'idea del primato papale Innocenzo IH traeva la logica c o n s e ­
guenza dell'unità delle c h i e s e , da attuarsi mediante la semplice
19Я
sottomissione dei greci a l l a c h i e s a romana 0 Egli concepiva

194
G. FEDALTO, II patriarcato latino di Costantinopoli (1204-1261),
in «Studia Patavina - Rivista di Scienze Religiose», 18 (1971), p. 414.
195
BORSARI, loc. cit.
106
*° W. DE VRIES, Innocenz III (1198-1216) und der Christliche 0-
sten, in «Archivum Historiae Pontificiae», 3 (1965), pp. 85-126: p. 87.
197
P.L., 215, с. 455 D (lettera del 7 novembre 1204); FEDALTO,
arto с iL, p. 125·
198 1
• DE VRIES, art. cit., pp. 98, 100, 107, 109.
LA CONQUISTA 221

l'unità non s o l o come unità nella fede e n e l riconoscimento del


primato papale, ma anche come unità giurisdizionale e cultuale:
da c i ò la sua ferma intenzione di soppiantare il rito greco " .
La lettera del 25 maggio 1205 agli arcivescovi di Francia mo­
stra il coerente piano papale di latinizzazione culturale della
c h i e s a greca mediante l'invio di clero e monaci latini «viros
r e l i g i o s o s et próvidos, de ordine C i s t e r c e n s i , Cluniacensi, c a -
nonicorum regularium, aliarumque religionum, ad fundandam fi-
dei catholicae veritatem perpetuoque firmandam» ; opera di
latinizzazione d e l l a cultura greca cui il papa s o l l e c i t a v a anche
i maestri e scolari di Parigi che avrebbero dovuto recarsi a ri­
formare l e lettere in Grecia «unde noscitur exordium habuis-
~ ~ 201
se»
I colloqui per l'unione fra c h i e s a greca e c h i e s a latina
che s i ebbero a Costantinopoli nel dicembre 1204 fra il cardi­
nale legato Pietro e i fratelli Mesarite e che s i ripeterono nella
tarda e s t a t e del 1206 fra il cardinale legato Benedetto di Santa
2 02

Susanna e i l clero greco di Costantinopoli fallirono di fronte


alla d e c i s a volontà di Innocenzo III di imporre il preliminare ri­
conoscimento del primato giurisdizionale d e l papato .
La concezione strettamente giuridica di Innocenzo HI cir-

199
Ibid., pp. 111-114.
200
P.L., 215, c c . 636-637.
201
^ Ibid., cc. 637-638; cfr. FEDALTO, Art. cit., pp. 418-419.
M. MACCARRONĘ, La ricerca dell'unione con la chiesa greca sot»
to Innocenzo IH, in «Unitas», ed. it., 19 (1964), pp. 258-259, 263. DE
VRIES, Art. cit., p. 106; FEDALTO, Art. ciu, p. 441.
20Я
D
Più sfumato è LONGNON, pp. 64-65.
222 PARTE PRIMA

ca ii problema dell'unità delle chiese , presupponeva la vo^·


lontà di sovrapporre una gerarchia e una cultura latina al corpo
della chiesa greca«
Innocenzo ΠΙ intervenne contro l'elezione di Tomaso Mo-
rosini, cassando la decisione del capitolo veneziano di Santa
Sofia e eleggendo ed ordinando personalmente il candidato vene­
ziano . Successivamente il papa cercò di limitare la prepon­
deranza ecclesiastica veneziana liberando il patriarca latino
dal giuramento impostogli dai Veneziani di non ordinare cano-
nici se non veneziani о residenti a Venezia da dieci anni ; e
inserendosi opportunamente nelle contese fra clero veneziano e
francese; Innocenzo III infatti estese il diritto di voto nell'ele­
zione del patriarca costantinopolitano ai praepositi della città,
compromettendo la supremazia numerica dei veneziani e scate­
nando vivaci contese per l'accaparramento delle praepositurae
costantinopolitane
Venezia aveva inoltre preteso che le chiese veneziane in
Romania, già esentate dalla giurisdizione del patriarcato greco,
fossero esenti dall'autorità del patriarca latino e continuassero
a dipendere dal patriarca di Grado . Innocenzo ΙΠ provvide
a sottoporre a stretto controllo l'operato del patriarca latino me­
diante la presenza a Costantinopoli di legati papali, portavoci

204
DE VRIES, Art. cit., p. 109·
2
°5 FEDALTO, Art. cito, ,pp. 414-415; HENDRICKX, p. 168; BORSARI,
op. cit., p· 103.
206
TAFEL-THOMAS, I, pp. 547-551.
207
FEDALTO, Art. cit., pp. 436-437.
2
°8 TAFEL-THOMAS, I, pp. 551-553; FEDALTO, Art. cit., p. 416; THIRIET,
p. 92.
LA CONQUISTA 223

ed esecutori della volontà di Roma, forniti perciò di giurisdizio­


ne straordinaria per questioni determinate . Solo alla elezione
del patriarca Pantaleone Giustiniani, veneziano cappellano pa­
pale, figlio del signore di Ceo e Serifo (15 febbraio 1253), l'uf­
ficio di legato verrà conferito al patriarca stesso,,
Le ordinazioni episcopali dovevano cadere su latini quan-
21
do il clero greco non fosse fedele al papa
Si procedette in pratica ad un*ampia immissione di vesco-
211

vi latini nella gerarchia greca. Innocenzo IH contrastò inve­


ce la tendenza dei latini a concentrare le sedi degli episcopati
219
greci per aumentarne la dotazione finanziaria
Il clero greco reagì variamente al processo di latinizza­
zione della chiesa greca: se Michele Coniate, fratello del cro­
nista, abbandonò l'archidiocesi di Atene, il vescovo Teodoro
restò invece a Negroponte, sottomettendosi alla chiesa roma­
na 213o In tal modo parte dell'episcopato greco sfuggì alla pre­
sa del clero latino, che comunque controllava saldamente i be­
ni della chiesa greca attraverso l'alta gerarchia о Le usurpa­
zioni patrimoniali ai danni della chiesa orientale, vennero com­
pensate dai signori latini con la cessione al patriarcato della
quindicesima parte delle conquiste fuori di Costantinopoli, con
l'assegnazione delle decime dei Latini e, possibilmente, dei

209 FEDALTO, Art. cito, pp. 419-420.


210
Ibid., pp. 422-432; BORSARI, pp. 101-102 η. 49.
211
Cfr. la lista in FEDALTO, Arto cit., pp. 463-464; pp. 428-431.
212
FEDALTO, Art. cit., p. 428.
213
Ibid., pp. 431, 439.
214
Ibid., p. 433.
224 PARTE PRIMA

Greci e con la esenzione dalla giurisdizione laicale


I Veneziani riuscirono ad imporre anche in seguito un loro
candidato al trono patriarcale latino e la loro egemonia reli-
giosa al servizio degli interessi coloniali dell' aristocrazia mer­
cantile, prevalse nel corso di tutto l'impero latino.

5. PROBLEMI DELLA CONQUISTA.

La conquista della provincia bizantina, che iniziò alla fi·


ne del 1204, procedette in maniera diversa a seconda dei settori
dell'esercito che la operarono e delle volontà politiche che la
diressero. Baldovino mostrò d'essere il più impreparato al com·
pito: la sua estraneità all'ambiente bizantino non gli permise di
trar vantaggio dalle tendenze particolaristiche della grande ari­
stocrazia provinciale, favorendone il processo di feudalizzazio-
ne e di integrazione nelle nuove strutture politiche: l'invasione
franca in Asia Minore spinse gli arconti greci ad allearsi ai fuo­
riusciti costantinopolitani, dando vita al maggior centro della
resistenza nazionale greca contro i Latini: l'impero di Nicea. La
politica religiosa di Baldovino e l'atteggiamento ostile circa gli
arconti bizantini accentuò il distacco fra elemento latino ed e-
lemento greco rendendo precaria la sorte di una conquista arma­
ta. Baldovino non seppe neppure allearsi ai nemici storici del­
l'impero romeo: il sultanato di Rum in Anatolia e lo zar di Bul­
garia in Europa . Egli rifiutò l'opportunità di allearsi al sul­
tano Kaykhusraw I e trattò lo zar Kalojan, che era appena sta-

215
P.L., 215, ce. 967-969.
216
D. M. NICOL, The Fourth Crusade and the Greek and Latin em­
pires 1204*1261, in The Cambridge Medieval History, IV, The By·
LA CONQUISTA 225

to incoronato re da Innocenzo III, come un vassallo ribelle del­


l'impero bizantino«
Il collasso dello stato bizantino nell'aprile 1204 aveva
incrementato la formazione di signorie più о meno estese, che
in qualche caso assunsero la funzione di stati regionali greci:
Davide e Alessio Comneno, nipoti del celebre Andronico I
(1182-1185) costituirono un vero e proprio stato autonomo at­
torno Trebisonda, giovandosi dell'aiuto della regina di Geor­
gia, Thamar. L'impero di Trebisonda condusse una propria vita
autonoma fino al 1461, data della conquista turca
Teodoro Mancaphas il «Pazzo» (Morotheodoros) si era ri­
tagliato una propria signoria a Filadelfia (Alasehir); Savas Asi-
denos a Sampson (Mileto); mentre Manuele Mavrozomes domina­
va la valle del Meandro, dopo essersi cautelato verso i Selgiu-
chidi sposando una figlia del sultano Kaykhusraw· Teodoro La-
scaris e i fuoriusciti costantinopolitani si erano concentrati at­
torno Prusa (Bursa)o Baldovino li sconfisse nel dicembre 1204
a Poimanenon, mentre Enrico di Hainaut sconfisse Teodoro
Mancaphas ad Adramyttion (Edremit) nel marzo 1205·
La conquista della Grecia ad opera di Bonifacio di Mon­
ferrato fu facilitata dall'intesa con i grandi proprietari terrieri
di Tessaglia. A Tebe, capitale dei temi di Eliade e del Pelopon­
neso e centro dell'industria della seta, i cittadini accolsero il
marchese come un visitatore illustre. L'unica resistenza ef­
ficace fu opposta dal signore di Corinto, Leone Sguros, allea­
tosi con Alessio III Angelo mediante il matrimonio con la di
lui figlia Eudocia. Costretti a ritirarsi di fronte a Bonifacio,

zantine Empire, I, ed. by J.M. HUSSEY, Cambridge 1966, pp. 290-292;


LONGNON, pp. 64-76.
217
E JANSSENS, Trébizonde en Colchide, Bruxelles 1969.
226 PARTE PRIMA

Leone Sgurus e l'imperatore Alessio IH si rifugiarono a Co-·


rinto, dove intendevano resistere, mentre la Beozia, l'Attica e
l'Eubea cadevano in mano del marchese e delle sue truppe com­
posite di lombardi, tedeschi e borgognoni; non mancava qualche
fiammingo, come Giacomo di Avesnes e qualche elemento del­
l'aristocrazia greca, come Michele Angelo Comneno. Quest'uki-
mo però abbandonò furtivamente l'esercito del marchese, tra­
versò il Pindo e, avvalendosi delle sue clientele familiari, si
impadronì dell'Epiro e dell'Etolia da Durazzo a Naupatto, dan­
do vita ad uno dei più dinamici stati regionali greci: il despo­
tato di Epiro. Atene, malgrado la sua pacifica sottomissione,
fu saccheggiata e il metropolita Michele Coniate, si vide priva-
218
re della biblioteca e del tesoro della cattedrale
Mentre Bonifacio di Monferrato assediava Leone Sguros
nell'Acrocorinto, la conquista del Peloponneso fu portata a ter­
mine dal nipote del cronista, Goffredo di Villehardouin, che di
ritorno dalla Siria era sbarcato in Messenia 0 Alleatosi con Gu­
glielmo di Champlitte, di cui si riconobbe vassallo, e con un
potente arconte locale, forse Giovanni Cantacuzeno, procedette
alla conquista del Peloponneso, sconfiggendo a Kountoura,
nell'estate del 1205, lo stesso despota di Epiro, Michele Angelo
219
Comneno, chiamato in aiuto dagli abitanti d'Arcadia <> Gof­
fredo di Villehardouin ricevette in feudo Kalamata e la sua fer­
tile pianura, che rimase il feudo tradizionale dei Villehardouin
anche quando divennero principi di Acaia« Eccettuato l'Acro-
corinto e Monemvasia nel corso del 1205 il Peloponneso venne
conquistato dai Latini e rimase zona di colonizzazione latina
218
LONGNON, p. 71. G. STADTMÖLLER, Michael Choniates, Metropolit
von Athen, Roma 1934.
219
BON, pp. 62-63.
LA CONQUISTA 227

fino al 1430, fornendoci fra l'altro con la Cronica di Morea e i e


Assise di Romania due fra le fonti principali per il periodo della
francocratia in Grecia.
I feudi di Morea furono ripartiti fra i conquistatori con il
criterio fatto valere nel resto dell'impero. Si crearono circa do­
dici grandi baronie, fra cui le più importanti comprendevano fi·
no a ventiquattro feudi di cavaliere. Anche i sergenti si rita­
gliarono dei feudi di minor estensione«, Prelati e ordini religio­
si, come Ospedalieri e Templari, ricevettero del pari una por­
zione nella ripartizione dei feudh I vassalli erano tenuti a quat­
tro mesi di servizio militare, da giugno a settembre, a quat­
tro mesi di servizio di guarnigione, mentre nei restanti quattro
mesi erano liberi da impegni, a condizione però di non allon­
tanarsi dalla Morea. La conquista latina, pur toccando diver­
samente tutti gli strati della società bizantina, e pur influen­
zando tutta la vita della popolazione greca, recò un contributo
più facilmente rilevabile nel campo dell'organizzazione politi­
ca: posta fine alle ambizioni degli arconti che si erano ritaglia­
ti dei principali regionali approfittando della decomposizione
dello stato sotto gli Angeli, i latini imposero un regime feudale
che sovrappose lo strato dei conquistatori all'aristocrazia greca«,
Dopo le asprezze e le sopraffazioni dei primi tempi, i latini
appresero a scendere a patti con gli arconti, seguendo l'esem­
pio illuminato del marchese di Monferrato, e conciliando gli in­
teressi della conquista con eli interessi e le tradizioni dell'a-
. , , 220
ristocrazia locale
Venezia, la cui posizione politica era stata privilegiata
dal patto del marzo 1204, approfittò della conquista per rita-

D. JACOBY, Les archontes grecs et la féodalité en Morée {ran


que, in «Travaux et Mémoires», 2 (1967), pp. 421-481.
228 PARTE PRIMA

gl i ar si un impero coloniale la cui vicenda sarebbe stata larga­


mente autonoma rispetto al resto dell'impero latino di Costanti­
nopoli. L'impero veneziano in Romania, una fascia che circon­
dava la Romania continentale da Corfu agli stretti e di cui Cre-
221
ta e i cordoni insulari erano la chiave di volta , rimaneva
sulla pergamena dei trattati lino a che non fosse stato conqui­
stato 2 2 . Ai veneziani non interessava una politica di conqui­
ste territoriali, costosa e di difficile attuazione; da lungo tem­
po aspiravano ad una rete di scali e di sbocchi commerciali,
gestiti direttamente dal governo veneziano, cui appoggiare 1' e-
spansione dei traffici
La rivolta greca in Tracia nel febbraio 1205 e l'invasione
bulgara culminata nel disastro di Adrian opoli, imposero uno
sforzo militare coscientemente diretto verso obiettivi possi­
bili: ci si rivolse alle località di maggior interesse per il mo­
nopolio commerciale veneziano: Creta, la cui conquista fu con-
elusa nel 1217 , Corfu, Modone, Corone, Cerigo e Cerigotto.
Il podestà a capo della colonia veneziana (podestas et despotis
Imperii Romanie eiusdem imperii quarte partis et dimidie domi
nator) godeva di una larga autonomia nei confronti della ma­
drepatria' 225 . Le precisazioni del Borsari 226 circa gli effettivi
depositari dei diritti di conquista veneziani, valgono per il
periodo anteriore all' ottobre 1205, quando il podestà di Costan-

221
THIRIET, p. 77.
222
BORSARI, op. cit., pp. 25-48.
223
^THIRIET, pp. 105-107.
224
THIRIET, p. 88; BORSARI, / / dominio veneziano a Creta, cit.
225
THIRIET, p. 80.
BORSARI, op. cit.f pp. 20-21.
LA CONQUISTA 229

tinopoli cedette al Comune di Venezia l'isola di Corfu e Duraz-


zo con il suo entroterra
La conquista dell'impero coloniale veneziano venne ope­
rata in parte da spedizioni organizzate da Venezia e in parte
per private iniziative di residenti costantinopolitani «sia pur
228
legalizzate da un decreto del governo centrale» , estenden­
dosi anche a località non previste nella partitio» Fra le noti­
zie più sicure di cui disponiamo, senza tener conto del quadro
dello Hopf 9 , che anticipa al ΧΠΙ secolo eventi posteriori,
sono le imprese di Marco Sañudo, di Marino Dandolo, dei Ghisi
230
e di Filocalo Navigaioso, che conquistò Lemno . Mentre il
governo veneziano era impegnato nella conquista dei territori
dello Ionio, Marco Sañudo si accaparrò Nasso fra il 1204 e il
1205, occupandola con una flotta di 8 galere armate a proprie
spese e di là estese il suo dominio a varie isole dell'Egeo di
cui si intitolò dux Egeopelagi* Il decreto con cui Venezia lega­
lizzò le conquiste dei privati cittadini non poteva estendersi al­
le zone assegnate ai peregrini nel patto di ripartizione dei feu­
d i 2 3 1 : nel caso di Marco Sañudo la legalizzazione venne con­
cessa dall'imperatore Enrico. Successivamente estese la con­
quista ad altre isole e concesse Andro in feudo a Marino Dan-
dolo232.
227
TAFEL-THOMAS, I, pp. 569-571; BORSARI, 0po cit., pp. 19-20.
2
8„
BORSARI, Op. cito, P· 34,
229
Ibid., PP . 35-43.
230
, ?· 41.
231
Md.
232
R. J. LOENERTZ, Marino Dandolo, seigneur d'Andros et son con·
230 PARTE PRIMA

Andrea e Geremia Ghisi occuparono T i n o , Sciro (del quar­


to imperiale) e Micone, Sciato, Scopelo (del settore franco-lom­
bardo),,
Il governo veneziano perseguì costantemente l a politica
di imposizione d e l proprio protettorato ai vari signori d e l l a R o ­
mania: il trattato con Ravano dalle Carceri, succeduto a Gia­
como di A v e s n e s nella signoria d e l l ' E u b e a , s e g n ò l'inizio della
penetrazione v e n e z i a n a a Negroponte nel marzo 1 2 0 9 2 3 3 : l ' E u -
bea sarebbe divenuta dominio diretto della Serenissima solo
234
alla fine del XIV s e c o l o
Nel giugno 1209 il nuovo principe di Acaia, Geoffroy de
Villehardouin riconobbe di tenere tutto il P e l o p o n n e s o fino a
Corinto in feudo dai Veneziani , cui consegnava Modone e
Corone, impegnandosi a divenire veneziano e a possedere una
c a s a a V e n e z i a , ad offrire due panni di s e t a d f oro ogni anno
a So Marco e uno al doge, prestando i l dovuto «servitium» feuda­
l e · Attorno al 1210 anche il conte di Cef aionia, Maio Orsini, s i
riconobbe v a s s a l l o di V e n e z i a . Il despota di Epiro, Michele An­
g e l o Comneno, nel 1210 riconobbe di tenere «nomine feudi» i

flit avec l'evêque Jean (1225-1238), in «Orientalia Christiana Periodi­


ca», 25 (1959), p. 168 n. 4.
233
T A F E L - T H O M A S , II, pp. 90-95; THIRIET, p. 87.

234
BORSARI, op. cii., p. 47.

J
TAFEL-THOMAS, II, pp. 97-100. THIRIET, p. 86. BORSARI, op.
cii., p. 46. BON, ρ. 66.
236
TAFEL-THOMAS, II, pp. 120-123. L. DE THALLÓCZY-C. JIRECEK-E.
DE SUFFLAY, Acta et diplomata res Albaniae mediae aetatis illustrantia,
Vindobonae, I, 1913, p. 44. BORSARI, Op. cit., p. 44; cfr. secondo d o ­
cumento del 20 giugno 1210 in TAFEL-THOMAS, II, pp. 119-120. BORSARI,
Op. cit., p. 45 . 96; THIRIET, pp. 85-86.
LA CONQUISTA 231

territori epiroti che erano toccati al doge nella partitio,da Duraz-


zo a Lepanto, in cambio di ampie concessioni ai veneziani: un
quartiere nelle città del despotato, il riconoscimento delle lo-
ro tradizionali esenzioni fiscali , la rinuncia allo «ius nau-
fragii», il permesso di esportazione delle granaglie, 42 libbre
di iperperi annui (3 024 iperperi), oltre ad assicurazioni di al­
lineamento filo-veneziano in politica estera.
La sovranità veneziana si stabilì, direttamente о indiret­
tamente su buona parte della Romania bizantina: mentre Duraz-
zo, Corfu, Corone, Modone e Creta erano state direttamente
occupate; il despota di Epiro, il principe di Acaia, il conte di
Cefalonia e il terziero di Negroponte riconoscevano Гака so­
vranità feudale veneziana; il podestà veneziano di Costanti­
nopoli, a capo di un vasto feudo comprendente varie isole e
città bizantine, aveva a sua volta riconosciuto un più stretto
legame di dipendenza del potere centrale: le signorie veneziane
autonome nell'Egeo restavano importanti basi di penetrazione
commerciale e politica veneziana: in futuro si sarebbero inte­
grate nell'impero coloniale venezianoo A partire dal 1219-1220
quando si prese a dubitare della possibilità di sopravvivenza
dell'impero latino di Costantinopoli , Venezia strinse reali­
sticamente dei trattati con il sultano d'Egitto e con il ba­
sileus di Nicea, Teodoro Lase ari s al fine di salvaguardare
la propria penetrazione commerciale nell'Egeo e nel Mediter-

BORSARI, hoc. cit.: le tasse citate sono il бісфсстікоѵ e la π ε -


ρασιά , forse sinonimo di ποριατικόν, cfr. loc. cit., n. 93.
238
THIRIET, p. 89.

239
TAFEL-THOMAS, II, pp. 221-225.

240
ibid., pp. 205-207; DÖLGER, 1703.
232 PARTE PRIMA

raneo Orientale, sia pure a spese dell'impero latino·


La conquista dell'impero bizantino sembrava ormai ben
avviata, dal punto di vista militare, quando la insurrezione
della popolazione greca in Tracia e l'intervento dello zar di
Bulgaria, rimisero in discussione l'occupazione latina nel suo
nucleo centrale·

60 LA LOTTA CONTRO LA BULGARIA.

La conquista di Costantinopoli, che lasciava sperare nel­


la riunificazione della christianitas sotto il papa di Roma e in
una più decisa capacità di penetrazione militare nel mondo mu­
sulmano, dopo le prime illusioni rivelò la gamma delle sue dif­
ficoltà, dalla accanita resistenza dei Greci alla minaccia degli
stati slavi e delle città marinare italiane escluse dal monopo-
,. . 2 4 1
ho veneziano
I romei di Tracia , intolleranti delle vessazioni della
conquista, si allearono ai Bulgari, il cui zar Kalojan aveva in­
vano offerto la propria alleanza a Baldovino, deciso ad assu­
mersi tutti gli oneri dell'eredità bizantina, compresa la lotta
contro il nuovo stato balcanico. Nel febbraio 1205 la maggior
parte della Tracia era in armi contro i Latini. A Costantinopoli
si afferrò immediatamente la gravità della situazione e si deci­
se di richiamare le forze disperse in Asia Minore. Quando i con­
tingenti latini guidati da Geoffroy de Villehardouin prima e da
Baldovino stesso poi, con i rinforzi asiatici, giunsero nei pres-

241
T H I R I E T , P . 74.

Per tutto l'episodio cfr. LONGNON, pp. 77 sgg.


LA CONQUISTA 233

si di Adrianopoli, trovarono la città in mano ai Bułgario II 10


aprile 1.205 giunse notizia dell'approssimarsi di Kalojan alla
testa di un esercito di Bulgari e Cumani, tribù quest'ultima di
nomadi turcofoni combattenti come arcieri a cavallo· Il 14 aprile
si giunse allo scontro decisivo: i cavalieri latini, seguendo
Luigi di Blois, si gettarono disordinatamente all'inseguimento
dei Cumani, cadendo in una imboscata· Molti esponenti della
cavalleria occidentale rimasero sul campo: il conte Luigi di
Blois, il vescovo Pietro di Betlemme, il conte Stefano du Per­
che, il barone Rinaldo di Montmirail e un gran numero di cava­
lieri latini . Più grave fu la scomparsa di Baldovino di Fian­
dra, che finì probabilmente prigioniero a Trnovo, la capitale di
Kalojan: sulle mura della città si mostra ancora la torre di Bal­
dovino. Il Villehardouin e il doge fecero ripiegare il resto del­
l'esercito nel corso della notte. Rifugiatisi a Rodosto, comuni­
carono a Costantinopoli l'esito dello scontro con i Bulgari.
La crisi militare in cui venne a trovarsi il neo-costituito
impero accelerò il processo di rientro in Europa di parte dell'e­
sercito latino, ormai libero fin dal 31 marzo 1205 di lasciare la
Romania, secondo i termini del patto del marzo 1204» Enrico di
Hainaut, passato in Europa con rinforzi, si riunì a Rodosto con
i resti dell'esercito latino 0 La scomparsa di Baldovino, l'eva­
cuazione dell'Asia Minore, la perdita della Tracia e la scorreria
di Kalojan fino a Costantinopoli, segnavano il disastroso qua­
dro militare dell'impero latino dopo la battaglia di Adrianopoli.
Il compito che si presentava ad Enrico di Hainaut, per ora reg­
gente al posto del fratello scomparso, era la restaurazione della
conquista«. Entrato a Costantinopoli, Enrico si preoccupò innan-

Cfr. la lista dei cavalieri, con le indicazioni dei decessi, in


CARILE,Alle origini dell'impero latino, cit*
234 PARTE PRIMA

zi tutto di sollecitare un'immigrazione di occidentali . Ka­


lojan intanto si rivolse contro Tessalonica, costringendo il
marchese Bonifacio a rientrare precipitosamente dall'assedio di
Nauplia per fronteggiare le furiose devastazioni compiute dai
Bulgari in Macedonia. Il tentativo di Filippopoli, di rendersi
indipendente dai Bulgari, venne soffocato nel sangue dallo zar
bulgaro, deciso ad estendere la sua autorità sulla Macedonia«,
La diversione occidentale di Kalojan permise ad Enrico di ri­
conquistare parte della Tracia, anche s e Didymotichon e Adria-
nopoli restavano i centri della resistenza greca contro Francesi
e Bulgari. Nell'ottobre 1205 Enrico, reggente dell'impero, e il
podestà veneziano Marino Zeno rinnovarono l'accordo del
marzo 1204 stabilendo che entrambi accettavano l'opera dei
repartitores; l'esercito francese e veneziano avrebbe segui­
to l'imperatore in campagna dal I o giugno al 29 settembre, quan­
do convocato; i cavalieri avrebbero servito per il periodo sta­
bilito dal consiglio dell'impero e avrebbero prestato giuramento;
una commissione mista di francesi e veneziani avrebbe giudi­
cato le questioni sorte dalla trasgressione dei patti, anche se
vi fosse implicato l'imperatore stesso; i veneziani avevano pie­
na libertà di movimento nell'impero da cui restavano esclusi i
nemici di Venezia per il periodo della belligeranza; l'accordo
del marzo 3204 conservava la sua validità e l'imperatore doveva
giurare tutto quanto pattuito. Risaltava nel complesso l'influen­
za sull'imperatore del consiglio imperiale composto di baroni
francesi e dal podestà veneziano e suoi consiglierL La ribadi­
ta volontà politica di attiva limitazione del potere imperiale,

244
LONGNON, pp. 81 Sgg.
245
LONGNON, p. 83; HENDRICKX, pp. 37-40.
LA CONQUISTA 235

da parte dei grandi signori, non sembrava contrastare la deci­


sione di salvaguardare l'impero latino di Costantinopoli: l'arri­
vo del patriarca Tomaso Morosini, pur senza risolvere la que­
stione ecclesiastica, sembrava del pari fornire un nuovo ele­
mento di stabilità all'assetto delle strutture statali ed eccle­
siastiche latine 246 ·
La crisi militare, in cui si erano polarizzati i rapporti fra
Bulgaria e impero latino, si riaprì violentemente: a metà gen­
naio 1206 Kalojan invase la Tracia con una armata di Valac-
chi e di С um ani. La sconfitta e l'uccisione di Teodorico di Ter-
monde e dei suoi cavalieri, fece grande impressione a Costan­
tinopoli· Kalojan ne approfittava per occupare quasi tutte le
città della Tracia, devastata da saccheggi rovinosi: l'esercito
bulgaro giunse anche nei pressi di Costantinopoli. Le devasta­
zioni e le stragi inflitte da Kalojan alla popolazione greca, del­
la quale lo zar bulgaro si atteggiava ad «uccisore», Romeocto-
no in memoria di Basilio II, Bulgaroctono; indussero la popola­
zione e l'aristocrazia romea a ricercare in Enrico di Costanti­
nopoli un valido presidio contro le scorrerie bulgaro-cumane.
Le città greche insorte, Adrian opoli e Didymotichon, si conse­
gnarono ai Latini, a patto che ne fosse nominato signore il ce
sare Teodoro Vranas· L'atteggiamento assunto dai greci deter­
minò favorevolmente la riscossa latina· Bastò una cavalcata di
Enrico verso Adrianopoli, con uno scarso seguito di cavalieri,
per indurre Kalojan ad abbandonare l'insicuro territorio greco«,
Avuta conferma della morte in prigionia di Baldovino ,
Enrico poté essere incoronato il 20 agosto 1206· I capi della

246
LONGNON, p. 8 4 .
247
LONGNON, pp. 87-88.
236 PARTE PRIMA

crociata, Baldovino di Fiandra, Enrico Dandolo, Ugo di Saint-


Poi e Ugo di Blois, erano scomparsi dalla scena, ad eccezione
del marchese di Monferrato, impegnato nella difesa del suo re­
gno. Il rifluire della marea bulgara permise a Bonifacio di Mon­
ferrato di riaffermare il suo dominio in Macedonia. In vista di
un più saldo fronte unico contro i Bulgari, Bonifacio si alleò
più strettamente all' imperatore Enrico, cui promise in sposa la
propria figlia Agnese: le nozze vennero effettivamente celebrate
il 4 febbraio 1207 a Santa Sofia di Costantinopoli
Tre giorni dopo l'incoronazione di Enrico si ebbe notizia
di una nuova incursione bulgara . Kalojan prese e distrusse
Didymotichon, deportando l'intera popolazione. Enrico raggiun­
se l'esercito bulgaro Liberando 20 000 prigionieri greci (settem­
bre 1206) e dando inizio ad una serie di devastazioni del terri­
torio bulgaro. I successi sul fronte bulgaro lo indussero anzi a
riprendere le operazioni militari in Asia Minore contro Teodoro
Lascaris. Tanto bastò per scatenare una nuova scorreria di Cu-
mani, mentre i Bulgari di Kalojan tornarono ad assediare Adria-
nopoli. Nell'impossibilità di sostenere due fronti contempora­
neamente, Enrico concluse una tregua con Teodoro Lascaris
nel luglio 1207, riprendendo con fortuna la guerra contro la Bul­
garia. Bonifacio di Monferrato concertò una azione comune con­
tro i Bulgari in un incontro con l'imperatore Enrico: egli donò
anzi al Villehardouin in ricompensa dei suoi servizi, la città
di Mosinopoli. Ma di lì a poco cadde in una imboscata di Bulga­
ri perdendovi la vita (4 settembre 1207)

248
Ibid., p. 98.
249
Ibid., pp. 96-97.
250
A. CERUTI, Un codice del monastero cistercense di Lucedio, in
LA CONQUISTA 237

Con questo evento termina la cronaca del Villehardouin:


la scomparsa del marchese, la cui testa fu recata a Kalojan
come trofeo di guerra, segnò la conclusione dell'età eroica del­
la conquista latina. Kalojan approfittò della scomparsa del mar­
chese per invadere nuovamente la Macedonia: pose l'assedio a
Salonicco, governata da Maria d'Ungheria, reggente per il mino­
re Demetrio. La situazione critica fu risolta improvvisamente,
il giorno di San Demetrio, protettore di Tessalonica, 8 ottobre
1207: il terribile zar bulgaro fu trovato ferito a morte nella sua
tenda«, «Si avint, si comme J eh ans li Blaks se gesoit une mati­
nee en se tente, que mesires sains Dimitres vint, si le feri d'u-
251
ne lanche par mi le cors, si l'ochist» . Pare che il santo pro­
tettore di Tessalonica avesse assunto l'aspetto del capo cuma-
no Manastras: costui, d'intesa con la zarina, pure cumana, ucci­
se lo zar proprio il giorno di San Demetrio, per crearsi un alibi
singolare ma efficace. L'inaspettata scomparsa di Kalojan fece
gridare al miracolo il mondo latino e greco; tanto più che la fuga
dei Cumani determinò anche il ripiegamento dei Bulgaro-Valac-
chi. La vedova di Kalojan sposò in fretta e fece incoronare Bo­
rii, un nipote del defunto, sospetto mandante assieme alla zari­
na dell'assassinio di Kalojan0 L'erede legittimo, Giovanni Asen,
fuggì in Russia con il fratello Alessandro« Di qui prese ad in­
trigare contro lo zar usurpatore mentre altri membri della fami­
glia Asen, Slav e Strez, si resero indipendenti nel Rodope e sul
Vardar. La potenza del nuovo stato bulgaro si era dunque dis­
solta quasi d'improvviso in una tempesta di ambizioni e crimini
all'interno del clan imperiale. Di fatto l'intesa greco-bulgara

«Archivio Storico Italiano», 4a S., 8 (1881), p. 378; VILLEHARDOUIN, 498-


499; LONGNON, p. 99.

251
CLARI, 116.
238 PARTE PRIMA

del 1205 aveva impedito il consolidamento dello stato latino·


Lo stesso zar Borii offrì alla irrequietezza dei suoi boiari il
consueto sfogo di scorrerie e saccheggi in Tracia e Macedonia·
Nel maggio 1208 Bulgaro-Valacchi e Cumani riapparvero in Tra­
cia«, Enrico poté valersi in tale occasione dei soccorsi occiden­
tali giunti da qualche mese "~ e si addentrò in Bulgaria, fino a
Filippopoli (Plovdiv) dove il 31 luglio 1208, alla testa di 400
cavalieri, sbaragliò le truppe bulgare· Il bottino fu ingente e la
vittoria venne consolidata da un'alleanza con Slav, il ribelle
bulgaro che sposò una figlia naturale di Enrico· Le successive
intese con l'altro ribelle bulgaro, Strez, permisero ad Enrico di
contenere la pesante minaccia bulgara0

LONGNON, p. 103.
CAPITOLO IV

LA SOCIETÀ NELL'IMPERO LATINO


DI COSTANTINOPOLI

1. Società bizantina e società latina - 2. La condizione dei contadini


e i diritti signorili - 3. Gli uomini e le classi - 4U La vita nell'im­
pero latino.

1. SOCIETÀ BIZANTINA E SOCIETÀ LATINA0

Il problema delle condizioni d e l l a s o c i e t à nell' impero bi­


zantino al momento della conquista latina è ancora s o s t a n z i a l ­
mente aperto, anche dopo i lavori di Georg Ostrogorsky e di
Paul Lemerle , cui hanno apportato contributi, precisazioni e

G. OSTROGORSKIJ, Pour l'histoire de la féodalité byzantine, trad,


franc, de H. GRÉGOIRE, avec la collaboration de P. LEMERLE, Bruxel­
les 1954; ID., Quelques problèmes d'histoire de la paysannerie byzan-
tine, Bruxelles 1956; G. OSTROGORSKY, Le grand domaine dans l'Em·
pire byzantin, in Pubblications de la Société Jean Bodin pour l'histoire
comparative des Institutions, IV, Le domaine, Bruxelles 1949, pp.35^50.
ID., Agrarian conditions in the Byzantine Empire in the Middle Age,
in The Cambridge Economie History of Europe, I, London 1942, pp.194-
223.

P. LEMERLE, Esquisse pour une histoire agraire de Byzance,


240 PARTE PRIMA

ulteriori m e s s e a fuoco Freddy Thiriet , Silvano Borsari e?


David Jacoby о
Lo stato della documentazione permette di individuare di
preferenza le strutture organizzative e s o c i a l i del mondo rurale·
T a l e fatto trova la sua ragione storica nella prevalenza di tale
aspetto del lavoro e della produzione all'interno della s o c i e ­
tà bizantina, che alla fine del s e c o l o XII era prevalentemente
rurale. L'analisi d e l l e istituzioni rurali ci permette dunque di
cogliere l'aspetto saliente di una s o c i e t à la cui vita economi­
ca e s o c i a l e si caratterizzava, per larghissima parte, proprio
nel rapporto fra contadini servi e signori detentori della grande
proprietà fondiaria.
Le lotte secolari fra grandi proprietari terrieri e contadi­
ni liberi, che nelle novelle imperiali a difesa della p i c c o l a pro­
prietà a partire dal s e c o l o X vengono contrapposti come due
c l a s s i in lotta: δ υ ν α τ ο ί «potenti» contro π έ ν η τ ε ς «poveri» , a-
vevano sortito l'effetto di ridurre sensibilmente la c l a s s e dei
piccoli proprietari liberi, che pagavano le imposte e rendevano
il s e r v i z i o militare. L'avvento al trono dei Comneni aveva in-

in «Revue Historique», 219 (1958), pp.,32-74, 254-284; 220 (1958), pp.


43-94.

THIRIET, passim. È il quadro più ampio di cui si disponga circa


la società coloniale in Romania.

BORSARI, Studi sulle colonie veneziane in Romania nel XIII se-


colo, cit.

D. JACOBY, Les archontes grecs et la féodalité en Morée franque,


in «Travaux et Mémoires», 2 (1967), pp. 421-481.

Cfr. le novelle in J. et P. ZEPOS, JUS graecoromanumf I, Athe-


nai 1931, p. 209 e p. 198.
LA CONQUISTA 241

crementato tale processo, favorito anche, dopo il fallimento


della restaurazione autocratica di Andronico Comneno (1182-
1185), dal collasso dello stato bizantino sotto gli Angeli« I
Comneni avevano favorito la grande proprietà fondiaria, distri­
buendo ai generali romei, senza dubbio esponenti della medesi­
ma classe sociale degli arconti 79 grandi tenute di terra dema­
niale e relativi parecí (πάροικοι); pronoiai che comportavano un
determinato servizio militare. I piccoli proprietari liberi, schiac­
ciati fra latifondo arcontale e pronoiai, erano in gran parte con­
fluiti nella classe dei parecí, pur senza scomparire del tutto
come classe.
La pronoia non può essere assimilata al feudo occidenta­
8
le : solo la conquista latina, determinando la scomparsa della
autocrazia bizantina e del suo organismo amministrativo, ini­
ziò quel processo di feudalizzazione del mondo greco che por­
terà all' identificazione parziale della pronoia con il feudo0 An­
cora al tempo degli Angeli la pronoia non comportava l'eserci­
zio delle funzioni giudiziarie, che restano demandate all' ammi­
nistrazione centrale dello stato; il pronoiario si limitava a ri­
scuotere dai parecí i diritti fiscali dello stato e le prestazioni
in opere, per altro piuttosto modeste, dovute dai contadini . Dal
documento della partitio10, soprattutto in Morea, risultano gran­
di appezzamenti di terra pubblica (δημοσιακη /η) distribuita in

THIRIET, pp. 110 sgg. sembra distinguere troppo fra arconti e


pronoiari.
g
Ibid.; JACOBY, art. cit., p. 429.

OsTROGORSKij, Pour l'histoire de la féodalité, cit., pp. 364-367.


10
Cfr. l'edizione in CARILE, Partitio ten arum imperii, cit.; JACO-
BY, art. cit., pp. 423-426; THIRIET, pp. 111-112.
242 PARTE PRIMA

appannaggio a membri della famiglia imperiale e a grandi fami­


glie aristocratiche: i Bran a s 3 i Cantacuzeni; o c o n c e s s i ai mo­
nasteri costantinopolitani quali il monastero del Pantocratore e
di Molibotono *
Alla scomparsa dello stato romeo la c l a s s e dei grandi pro­
prietari terrieri e i pronoiari c h e , come mostra i l discutibile do­
cumento c r e t e s e dell'ottobre 1183 , erano in pratica le s t e s s e
persone; anche s e diversi erano i titoli del p o s s e s s o dei vari
elementi del patrimonio, a s s u n s e r o di fatto il ruolo di esponenti
della popolazione l o c a l e e dai signori occidentali vennero natu­
ralmente assimilati al ruolo di signori feudali. Ma dagli inventa­
ri d e l l a grande proprietà bizantina, i praktikà , dei quali l'uni­
co anteriore alla conquista latina è d e l giugno 1073 , non s i
può desumere quel quadro di dipendenza personale dal signore
di tutti coloro che vivono sul suolo di una signoria che è tipi­
co dell'occidente feudale, dove il diritto di hanno permette di
esigere dagli abitanti della signoria, liberi e s e r v i , una serie
di prestazioni straordinarie in denaro e lavoro. Il praktikòn del
1073, che descrive la grande tenuta donata da Michele VII Du-
c a s al proprio cugino Andronico , enumera una serie di sta

Si tratta di un ordine del governatore Costantino Ducas, che


riassetta la grande proprietà dell'isola composta appunto diч «proprie­
tà ereditarie» e di «concessioni in pronoia», cfr. OSTROGORSKIJ, op0
cito, pp^ 4Э-45.
ι
Cfr. OSTROGORSKIJ, op. cit., pp. 259 sgg.
13
F. MiKLOSiCH-I. MÜLLER, Acta et diplomata graeca Medii Aevi
sacra et profana, VI, Vindobonae 1890, pp. 4-15; OsTROGORSKlj, op0
cit., pp. 264 sgg.
Su cui pesava l'accusa di aver determinato il disastro di Man-
zikert per sbarazzare l'imperatore Michele dalla tutela del patrigno,
LA CONQUISTA 243

seis, proprietà dei parecí, distinti in zeugarati (cioè forniti di


un paio di buoi, ζευγάριον e di un lotto di terra appropriato) e
boidati (forniti di un solo bue, βο*5ιον e della metà del lotto di
terra previsto per i zeugarati)· I paree i debbono versare ad An­
dronico Ducas il complesso delle imposte in denaro che spet­
tavano allo stato: il kapnikòn, imposta per fuoco (καττνικόν);
l'imposta fondiaria о synoné (συνωνή) e la decima sui buoi о
zeugaratikion (ζευγαρατίκιον) . «Les champs des parèques,
leur vignobles, vergers et jardins potagers, tout comme leur bé­
tail, représentaient incontestablement une propriété héréditaire
•о.» 16; il diritto di manomorta del signore occidentale non trova
alcun riscontro nella realtà rurale bizantina0
La conquista del 1204 non alterò la condizione sociale
della popolazione dell'impero romeo né il sistema fiscale bi­
zantino, con le sue imposizioni ai contadini graduate secondo
la loro dotazione in benL E a tal proposito istruttivo il docu­
mento noto come Tributa Lampsacenorum 7 : nel 1219 il pode­
stà veneziano di Costantinopoli, Giacomo Tiepolo, ordinò una
inchiesta per verificare l'ammontare dei redditi dei signori di
Lampsaco e quindi fissare il servizio corrispettivo о Nel do­
cumento si considerano i redditi della città e del porto e quelli

il basileus Romano Diogene, cfr. A. CARILE, La "Υλη ιστορίας del ce


sare Niceforo Briennio, in «Aevum», 43 (1969), pp. 56-87 e pp. 235-
282; pp. 60-70; OSTROGORSKIJ, opa cit*9 pp. 302-310.
15
OSTROGORSKIJ, op. ciu, p. 305. THIRIET, p. 116.
16
OSTROGORSKIJ, p. 325.
17
TAFEL-THOMAS,II, pp. 208-2Ю; il passo centrale è riedito cri­
ticamente in BORSARI, Studi sulle colonie veneziane, cit., pp. 114-
115 . 29.
244 PARTE PRIMA

ricavati dai possessi fondiari e dal servizio dei contadini. «An­


no Domini inveni in Lampsaco homines .LX. Et reddent perpe-
ra «Lio et karatos .VL Et sunt çeugarati «XXI. perpera oCCVIIL
Et sunt voidati oLIL perpera XCLL Et sunt actimones oXVIIL
perpera .XLVIffi*. Apori .XXII, perpera oXXII-fc. Summa perpera
oDCLXXXL et karat i «VI.» « Il documento mostra la consueta
ripartizione bizantina dei contadini in quattro categorie: l
zeugaràtoi; 2 a boidàtoi; 3 a actèmones; 4 a àporoi, a seconda
della consistenza patrimoniale dei singoli nuclei familiari, giu­
sta l'uso fiscale bizantino: la 1 categoria possiede un paio
di buoi e un lotto di terra corrispondente ; la 2 a categoria un
solo bue e metà del lotto di terra della categoria precedente; la
3 a categoria, chiamata degli «indigenti», non possiede né terra
né bestiame grosso, ma solo un asino о altro bestiame minuto 21 .
L'ultima categoria dei «senza mezzi», non possiede nulla. Le
somme corrisposte dalle varie categorie comprendono indistin­
tamente varie voci: tutte le categorie corrispondono l'imposta
personab « (kapnikòn) che sembra ammontare, confrontando la
tassa dovuta dalle sessanta persone enumerate oltre la categoria
dei contadini con la tassa corrisposta dagli àporoi, a poco meno
di un iperpero, cioè 20,5 carati di media per i sessanta homi·

18
Non può essere accolta, come ha ben dimostrato il BORSARI, op0
cit.9 p. 115 n. 30 l'opinione di FR. DOLGER, Sechs byzantinische Ртак·
tikà des 14» Jahrhunderts für das Athoskloster Iberon, München 1949,
p. 5 n. 1, secondo cui tale documento sarebbe un frammento di tradu­
zione latina di un praktikòn.
9
Ed. BORSARI, op9 cit.f p. 115 n.
Seguo OSTROGORSKIJ, op. cit*9 p. 305; THIRIET, p. 116; cfr. in­
vece BORSARI, op. citQf pp. 115-116.
2
1OSTROGORSKIJ, op* cit., p. 306.
LA CONQUISTA 245

nes; e poco più di un iperpero, 24,5 carati, cioè un iperpero e


mezzo carato, per gli àporoL
La prima e la seconda categoria sono inoltre sottoposte
all'imposta fondiaria per i lotti di terra assegnati e, assieme
alla terza categoria, corrispondono anche vari diritti sul be­
stiame о

Tavola IX
PRESTAZIONI FEUDALI RICAVATE DAGLI ABITANTI DI LAMPSACO

I II III IV I
CATEGORIE NUCLEI PRESTAZIONI FINANZIARIE SERVIZIO
DI PERSONE FAMILIARI (TASSE E DIRITTI VARI) PERSONALE

1 MEDIA A
IPERPERI I CARATI NUCLEO ANGARIE
IN CARATI

1. homines 60 51 6 20,5
2. çeugarati 21 208 237,71 48
(4 ipp.)

3. voidati ι 52 ι 251 115,84 48


(4 ipp.)
4. actimones 18 48 12 64,66 24
(1 ip·)
5. apori 22 22 12 24,54

TOTALE 173 581 6 80,64 3,75 iperpe-


ri in media

Cfr. BORSARI, op. cit., p. 115 . 29.


246 PARTE PRIMA

Confrontando la media dei redditi ricavati dai soli conta­


dini, circa 4 e 2/3 iperperi a nucleo familiare, con i dati del
praktikòn concesso da Michele VII Ducas ad Andronico Ducas
nel febbraio 1073 , in cui la media è di neppure un iperpero,
si rileva un notevole incremento nel carico fiscale dei conta­
dini, legato probabilmente alla conquista e non alla svaluta­
zione dell'iperpero: infatti nel praktikòn del 1301 per il mona-
24
stero di Iviron la media del reddito tratto dai contadini è
tornata ad un iperpero circa· L'ipotesi del Borsari, che nelle
cifre sommarie del documento in questione fossero confluiti
anche i fitti delle terre signorili , può essere plausibile« Di
fatto però la media delle imposizioni ai contadini nel 1219 è
molto inferiore al carico delle imposizioni ai contadini nei
documenti moreotici del secolo XIV, anche senza tener conto
dei cinque iperperi di riscatto del servizio personale , servi­
zio esplicitamente previsto anche nei Tributa Lampsacenorum;
la media dell'imposizione nel 1219 si avvicina piuttosto all'o-
crosticon corrisposto nel 1357 dalla maggior parte dei paroi
27
coi della castellania di Cosmina
Le angarie, che in Morea nel XIV secolo s i riscattavano
con cinque iperperi annui, erano previste in 48 annue per zeu-
garati e boidati, per il valore di 4 iperperi, e in 24 per gli


OSTROGORSKIJ, op. cit., pp. 302-310; BORSARI, op. cit., ρρ.116-118.
Cfr. DÖLGER, op. cit.9 pp. 35-53.
25
BORSARI, op0 cit., p. 119.
Cfr. LONGNON-TOPPING, op. cit., p. 271; BORSARI, op. cito, pp.
121-122, menziona un decreto del Senato di Venezia del 17 maggio
1347.
27
LONGNON-TOPPING, op. cit., pp. 135 s gg.
LA CONQUISTA 247

actemoni, per il valore di 1 iperperOo «Invenimus li angarie de


voidati et çegariti quod dixerunt per eorum sacramentum quod
dabant in tempore de dominis suis pro unòquoque angarias VII,
et manifestaverunt per eorum sacramentum quod nesciebent an­
garias de castellis quant as erant et quantas faciebant. Unde
misimus finem cum angariis de çeugariti et de voidati quod pos-
sunt dare annuatim angarias XLVIII cum salute villanorum, pro
unòquoque villano perpera IUI, et actimones pro unoquoque an­
garias XXIIII qui sunt pro unoquoque, qui omnes angarias va­
lent perpera CCCX» о La diversa valutazione delle angarie a
seconda delle categorie dei contadini dipende dal fatto che
zeugarati e voidati recavano anche il contributo dei loro ani­
mali da lavoro e carri, mentre gli actemoni si limitavano a for­
nire la propria forza lavoro e i propri elementari arnesio
I paroicoi9 appartenessero allo stato о ai privati, si tro­
varono dunque gravati di imposizioni maggiori che non nel re­
gime agrario bizantino, come mostra l'accresciuto numero delle
angarie registrate nei Tributa Lampsacenorum e il più alto
reddito delle s tas eis in regime coloniale latino«

2. LA CONDIZIONE DEI CONTADINI E I DIRITTI SIGNORILI

La conquista latina, sovrapponendo uno strato di coloni


latini, feudatari, mercanti, preti, artigiani, alla società bizan­
tina, pose in funzione una società coloniale in cui la distin­
to
Ed. BORSARI, op. cit., p. 119 . 43.
TAFEL-THOMAS, II, pp. 208-210 e tradizione testuale in Archi­
vio di Stato di Venezia, Liber Pactorum, I, ff. 157r-158r; Liber Рас·
torum, II, ff. 169Г-І70Ѵ; Liber Albus, ff. 50г-51г.
248 PARTE PRIMA

zione di fondo è fra conquistatori, che egemonizzano la vita


politica ed economica, e conquistati, fossero greci о fossero
esponenti delle minoranze armene ed ebraiche« Nei domini
veneziani fu imposta a lungo la segregazione fra conquistatori
e conquistatio L'arconte cretese Alessio Calergi ottenne solo
nel 1299 il diritto di contrarre matrimoni con esponenti dell'a-
40
ristocrazia latina insediata nell'isola . I conquistati si tro­
varono inquadrati nelle due classi fondamentali del regime feu­
dale occidentale: liberi e servio Se in linea di massima nella
classe dei liberi, accanto e al di sotto dei conquistatori con­
fluirono l'aristocrazia romea e i cittadini, si può supporre che
una parte della popolazione contadina fosse libera, mentre il
settore più rilevante del mondo rurale bizantino versava in con­
dizioni di soggezione nella grande proprietà della aristocrazia
arcontale, di chiese e monasteri о nelle proprietà, in sostanza
ricavate dal demanio imperiale e da parte della proprietà ec­
clesiastica bizantina, distribuite nei feudi dell'aristocrazia la­
tina·
La feudalizzazione, che pure investì tutte le regioni della
Romania conquistata, non fu uniforme, pur nell'analogia dei fe­
nomeni . Le differenze maggiori riguardano l a t t a s s e dei feu­
datario Nella Morea franca ad esempio gli arconti greci furono
integrati nella classe dei feudatari di omaggio semplice, salva­
guardandone la grande proprietà; non altrettanto avvenne a Ne-

30
A. CARILE, Alessio Calergi l'Antico: notizie biografichef in «III
Con grès International d'Etudes Cretoises»5 (Rhétymnon, septembre 1971),
in corso di stampa.
D. JACOBY, La féodalité en Grèce Médiévale. Les Assises ae
Romanie, sources, application et diffusion, Paris La Haye 1971, pp.
309-311.
LA CONQUISTA 249

groponte, Creta e in altre località della Romania veneziana. La


fortuna che l'insediamento coloniale latino ebbe in Morea, spie­
ga la crescita e la lunga vitalità di un diritto feudale proprio
della penisola« Tale diritto si costituì progressivamente, se­
condo le necessità della corte principesca e nella attività del­
le corti feudali, sulla base del diritto del regno di Gerusalemme,
che con il codice delle Assise di Gerusalemme forniva l'arche­
tipo del diritto coloniale franco in oriente, e sulla base altresì
del diritto locale bizantino, che riguardava larghi strati della
popolazione greca sottomessa,, La redazione scritta delle regole
di diritto iniziò fin del 1209 о 1210 ma una raccolta di assise è
testimoniata solo nel 1276o Le Assise di Romania furono infine
redatte in francese, su iniziativa di un privato, nel periodo fra
il 1333 e il 1346, ad esclusione degli aspetti della legislazione
riguardanti la città e il commercio. Segno evidente dell'ambiente
feudale in cui si muove l'estensore, che considera soprattutto
le relazioni vassallatiche, che legano i rappresentanti dell'a­
ristocrazia feudale, e il complesso delle prerogative giuridiche
e legislative in cui si esplicava la supremazia dei feudatari
sui villani: le Assise di Romania determinarono fra l'altro la tra­
smissione del feudo, assicurando la continuità della classe
feudale. Gli arconti greci rientrano in tale quadro con il loro di­
ritto partie olare0
La raccolta delle Assise di Romania, pur non avendo un
carattere ufficiale in Morea, ebbe larga diffusione0 Arricchite
di glosse in Morea e a Negroponte, furono tradotte in veneziano
proprio in quest'isola verso la fine del secolo XIV« La ricon­
quista del Peloponneso, a partire dal 1262, limitò progressiva­
mente l'applicazione delle Assise di Romania, che rimasero in
uso più a lungo nei territori veneziani. La signoria di Venezia
favorì la continuità giuridica nelle colonie. Il problema della
250 PARTE PRIMA

sanzione ufficiale delle Assise di Romania si pose solo nel


1421, quando i feudatari di Negroponte la richiesero a Venezia«
Nel 1453 fu redatto un testo ufficiale delle Assise di Romania
per Negroponte: in seguito tale testo giuridico tende ad impor­
si in tutte le colonie veneziane fino a Corfu, dove rimasero in
vigore fino alla caduta della Repubblica nel 1796. Nei territori
coloniali esistono dunque tre regimi di diritto fra loro differen­
ti: il sistema giuridico bizantino regola la vita della popolazio­
ne greca nel settore privato, assicurando il perdurare dei pre­
cedenti quadri sociali, non ultimo il regime della grande pro-
prietào Le Assise di Romania assicurano la funzionalità del re­
gime feudale dell'aristocrazia latina, mentre il diritto venezia­
no si impone nel diritto commerciale, penale e, progressivamen­
te, nel diritto privato·
Nella massa dei paroicoi, о villania sottoposti a regime di
prestazioni in denaro e mano d'opera, si distinguono nei docu-
32
menti concernenti la Morea franca nel XIV secolo , alcune
categorie particolari, la cui importanza consiste nella loro fun­
zione di superamento della condizione di pareco: gli jurati,
pareci che debbono l'acrostico al signore feudale e le angarie
alla chiesa; i nic arii, che riscattavano il servizio per una som­
ma uguale alla metà di quella del pare co e non detenevano ter­
ra; gli homines extranet, exteri , pareci senza staseis utiliz­
zati come mano d'opera; gli anciani, homines senipres о anti­
qui, categoria non d'età ma di pareci con funzioni amministra­
tive circa la riscossione dei canoni, delle decime e circa la
messa in possesso delle staseis e le inchieste per litigi: sono

32
LONGNON-TOPPING, op. cit», pp. 261-265.
33
Corrispondono ai pareci ελεύθεροι ο ξένοι delle proprietà bi­
zantine, cfr. OSTROGORSKIJ, op. cit., pp. 330 sgg.
LA CONQUISTA 251

i quadri amministrativi tratti direttamente dal mondo dei villa­


ni e rappresentano gli strumenti del regime signorile*, Homines
francati erano i parecí liberati dai carichi servili e quindi e-
sentati dal servizio personale; mentre gli incosati^ sono pa­
recí esentati dal servizio di villani, solitamente in cambio del
servizio come uomini d'arme. Gli homines fugitivi sono infine vil­
lani che hanno abbandonato le proprie staseis: i signori di Mo-
rea non rinunciano al diritto di perseguirli e ricondurli even­
tualmente alle primitive obbligazionio
Il quadro degli obblighi dei contadini e dei diritti signo­
rili si può ugualmente desumere dai documenti concernenti il
regime agrario di More a nel XIV secolo 0 La stasis (stasia9
stasium) di cui è dotato il villano è costituita di una casa al­
l'interno del villaggio e da parcelle di terra coltivabile conti­
gue о no all'abitazione, dalle quali il pareco traeva granaglie,
legumi, frutta e su cui allevava volatili. Si tratta di un'unità
economica alla base del regime fiscale bizantino» La stasis è
ereditaria e divisibile fra gli eredi maschi del contadino; mentre
altre operazioni economiche, come permute, pegni о altro, ri­
chiedono il consenso del signore.
Stasia apora, stasia deserta o eremustasi sono gli ap­
pezzamenti di terra abbandonati e non più soggetti all' imposi­
zione fiscale; in tal caso potevano essere lavorate da altri pa­
recí in cambio di un affitto о le si inglobava nella riserva della
corte facendole lavorare direttamente« Quando i villaggi di pa­
recí, con proprietà greche e franche, restavano indivisi, si in-

Si tratta della latinizzazione del termine bizantino έξκουσατοι e-


volutosi foneticamente in έγκουσάτοι dal latino excusatus, cfr. LON-
GNON-TOPPING, op0 CÌt0f p . 264.

LONGNON-TOPPING, op0 cit., pp. 265-277.


252 PARTE PRIMA

staurava un regime s p e c i a l e le cui rendite s i dividevano poi fra


gli aventi diritto: tale regime è indicato come casale mezanie
traduzione del francese casal de parçon „
Ogni stasis produttiva rende Vacrosticum, a volte inferiore
al totale degli alia jura, ma in origine la v o c e fondamentale del
redditOo In età bizantina il termine indicava l'ammontare del­
l'imposta fondiaria di una stasis descritta in uno στηχος (stichos)
cioè in una riga del registro catastale 0 A feudalizzazione av­
venuta il significato pubblicistico di imposta torna a confonder­
si con quello privatistico di canone di fitto 0 L'acrostico poteva
e s s e r e pagato in denaro о in natura*, La somma degli acrostici
di una località s i indicava come telo (τέλος),, mentre Vapochopi
sembra indicarne le rate 0
I parecí dovevano anche alcuni diritti supplementari:
1) exeni um, cioè dono, in realtà obbligazione riscattata
in denaro, concernente v o l a t i l i , vino, uova;
2) il gimorum (γη μ ό ρ ο ν , γ ε ώ μ ο ρ ο ν ) cioè il prelievo
del signore sul raccolto di una terra feudale, chiunque ne s i a il
detentore: s i applicava sul raccolto di grano, orzo, avena, l e ­
gumi, lino, cotone;non s i è in grado di stabilirne la percentuale;
3) ycomodium ( ο Γ κ ο μ ό δ ι ο ν ) e ycometrum (ofνομε'τρον) s o ­
no prelievi in grano e in mosto, fra i più rilevanti dopo 1' acro­
s t i c o , rispetto al quale sono proporzionali. Il pagamento era fat­
to di preferenza in natura anche s e il valore veniva e s p r e s s o in

D. JACOBY, Un régime de coseigneurie gréco-franque en M orée,


les tcasaux de parçon*, in Mélanges d'archéologie et d'histoire pu-
bliées par l'Ecole française de Rome, 1963, pp. 111-125.
37
B O N , p. 121.

38
OSTROGORSKIJ, op. cit., passim.
LA CONQUISTA 253

denaroo II termine modiaticum, pare essere 1' equivalente di yco-


modium, chiarendone la natura di prelievo percentuale in grano
per ogni.modio; mentre mostoforia (μουστοφορια) designa il pre­
lievo sul mosto, espresso anche con il termine ycometrum.
Il servicium personale, riscattato in Morea nel XIV seco­
lo con 5 iperperi annui, о effettivamente reso nel lavoro gratui­
to della riserva signorile, è legato alla condizione personale
del villano, non alla stasis, e viene pertanto corrisposto per in­
tero da ciascuno degli eredi di un villano, indipendentemente
dalla frazione di stasis ereditata. Pare venisse designato an­
che con il termine di sputica*
Le terre о gli immobili (poderi, orti, case e mulini) che
il signore concedeva per contratto costituivano le appactuatio-
nes, spesso contratte dagli stessi villani e a volte dai feudata­
ri minori, uomini di semplice omaggio, о da chiese«, II pagamento
fissato per contratto poteva essere in denaro, in cera o, nel ca­
so dei feudatari, in speroni d'oro о in guanti bianchL In alcuni
villaggi gli elenchi dei beni feudali del secolo XIV citano e-
spressamente le domus, come fonte di reddito, sia per affitto
sia come diritti dovuti per nuove costruzionL
I signori feudali percepivano, oltre ai redditi feudali e
agli affitti, i proventi di diritti pubblici, espressi nel termine
episseme seu cabelle; si tratta di un quadro di rendite piutto­
sto ampio, in cui possono confluire dalla decima dei porci ad
una serie di diritti su orti irrigati, taverne, mulini, frantoi, fab­
briche di seta о di lino« Lo jus linobrosii è la banalità, cioè un
reddito dovuto al signore per l'uso .del suo maceratoio*. L'im­
portanza dell' arico (&ερικόν) , ammenda pagata per certe infra-

39THIRIET, pp. 226-227; BORSARI, op0 ciu, p . 1 2 1 ; LONGNON-TOP-


PING, op. cito, p. 275; OSTROGORSKIJ, op. cit., pp. 116-118, 360-364.
254 PARTE PRIMA

zioni, divenuta poi una vera e propria tassa, consisteva non·


tanto nel suo ammontare, quanto nel diritto di giudizio dei rea­
ti relativio
Il signore percepisce infine una tassa sulla circolazione
delle merci, sull'importazione ed esportazione, sui porti e sulle
saline, tassa denominata con il termine bizantino di commer
chium (κομμερκιον)ο Se le indicazioni del Pegolotti per Claren-
za nella prima metà del '300 valgono per tutta la Morea, la tassa
di importazione era del 3 % per gli stranieri e del 2 % per i bor­
ghesi della città; mentre la tassa di esportazione era dell'1,1/4%
cui si aggiungeva il diritto dell'I % per le sole merci vendute a
peso, appunto come banalità sui pesi, in totale 2,1/4 %, se
l'acquisto era fatto con il denaro ricavato dalla vendita delle
importazioni; del 5,1/4 % se il denaro per pagare le merci da
esportare non proveniva dalla vendita delle importazionL A Ne-
groponte il commer chium ammontava al 5 % in media delle mer­
ci о Si era pertanto verificata una riduzione rispetto all'età
bizantina, quando le tasse sulle attività commerciali ammonta-
42
vano al 10 % del valore della merce venduta «

3. GLI UOMINI E LE CLASSI.

Al vertice della società nell' impero latino era collocata


l'aristocrazia feudale, che comprendeva una gerarchia graduata

FRANCESCO BALD UCCIO PEGOLOTTI, La pratica della mercatura,


ed. A. EVANS, Cambridge Mass» 1936.

BORSARI, opa cit09 p. 128 n. 71.


42
H. ANTONIADIS-BIBICOU, Recherches sur les douanes a Byzance,
Paris 1963, pp. 107-122·
LA CONQUISTA 255

dall'imperatore ai principi regionali, quali il re di Tessalonica


e il principe di Acaia, ai grandi baroni e, al di sotto, i ligi,
gli uomini di semplice omaggio, gli arconti greci e i sergenti
forniti di feudo «, Fino allo strato dei grandi baroni l'aristocra­
zia feudale godeva di alcune prerogative sovrane: il diritto di
costruire e possedere un castello, quello connesso di esercitar­
vi l'alta giustizia, il diritto di zecca«, I grandi baroni venivano
giudicati da una corte di pari· L'estensione delle baronie in
Morea, per cui disponiamo di fonti, è varia : da 4 a 24 feudi
di cavaliere· Il barone subinfeudava di solito un terzo del suo
feudo, mentre i due terzi costituivano il suo dominio direttOo
I baroni di quattro feudi servivano con un cavaliere e 12 sergen­
ti, facendosi recare innanzi una bandiera; i baroni più grandi
servivano con un cavaliere a feudo ed erano preceduti da due
bandiere«,
Al di sotto dei baroni, e s s i stessi ligi dei principi regio­
nali о dell'imperatore, comparivano i ligi, vassalli uniti più
strettamente all' imperatore, ai principi regionali о ai baronio
I ligi sono tenuti al servizio militare annuale, al servizio di
corte e possono essere consegnati come ostaggi al posto del
signore· In compenso il ligio fa parte del consiglio del signore
ed esercita la giurisdizione sui propri feudatari e villani, tranne
che per gli affari di sangue, spettanti alla corte del barone; può
essere arrestato solo per tradimento о omicidio ed è esente dal­
la colletta, cioè l'imposta per la terra su cui risiede; può subin­
feudare il terzo delle sue terre; non ha bisogno del consenso
del signore per maritare la figliao II giuramento di ligezza, о

3
LONGNON, pp. 198 sgg.
44
Cfr. qui alle pp. 210-211.
256 PARTE PRIMA

l'omaggio ligio, avviene alla presenza di altri ligi, che fungono*


da testimoni: il feudatario pone le mani giunte e distese fra le
mani del signore e pronuncia la formula di vassallaggio ligio;
signore«^ ligio si scambiano un bacio sulla bocca in segno di
fedeltà e il signore procede quindi al conferimento del bene­
ficio mediante un elemento del proprio vestiario: cappella,
guanti о anelloo
I vassalli di omaggio semplice avevano invece minori do­
veri e minori prerogative« La loro giurisdizione è limitata agli
affari civili dei propri villani; non entrano nel consiglio del si­
gnore e pagano la colletta, per il matrimonio della figlia del si­
gnore о per il suo riscatto. Il loro omaggio avviene prestando
giuramento sul vangelo di difendere il signore e i suoi familia­
ri nel suo onore e nei suoi beni« Gli arconti greci godevano di
una situazione privilegiata le cui tracce più sicure sono rima­
ste nella legislazione concernente il principato di Acaia.JMel-
le Assise di Romania il diritto degli arconti di Mor e a vi è trat­
tato in quattro articoli della raccolta, che costituiscono una
deroga al diritto feudale di Morea: ciò induce a credere che sia­
no stati fissati al momento della conquista, al fine di accatti-
vare ai conquistatori il ceto dei grandi proprietari terrieri gre­
ci. L'assise 138 sancisce il regime successorio dei feudi gre­
ci, in cui tutti i figli e figlie dell'arconte succedono .nell'ere­
dità, a differenza del diritto feudale vigente per gli occidenta­
li, per cui un solo erede ha diritto alla successione; la vedova
del feudatario greco non ha diritto al doario, cioè all'usufrutto
di una parte dei beni del marito, stabilita nel contratto di ma·

45
Assise di Romania, ed. RECOURA^, 71, 138, 178, 194; cfr. JA»
COBY, Les archontes grecs..., cit., p. 446.
LA CONQUISTA 257

trimonio (assise 194) . Lo Jacoby, analizzando questi due ar­


ticoli del codice feudale moreotico, ne ha fatto nilevare la deri­
vazione dal diritto successorio bizantino (Novella 118 del Cor·
pus Iuris) concernente la proprietà privata ,. L'assise 71 sta­
bilisce che gli arconti debbono il servizio per i loro feudi anche
se questi siano esigui e non esistano registrazioni scritte del
servizio di cui il feudo è gravato . L'assise 178 stabilisce in­
fine che una donazione di terre agli arconti esenta tali terre da
qualsiasi obbligazione e servizio a meno che ciò venga debi­
tamente previsto nello strumento di concessione «
La dominazione franca trasformò dunque gli arconti in
una aristocrazia di diritto ed ereditaria , parificata allo strato
dei feudatari di omaggio semplice о piano «
Infine i sergenti a cavallo о scudieri detenevano feudi pa­
ri alla metà di un feudo di cavaliere e rendevano omaggio sem­
plice . Le alte gerarchie ecclesiastiche partecipavano dei
privilegi e dei doveri dei feudatari, essendo spesso detentrici
di feudi о
Accanto alla classe feudale ed al clero si collocavano
gli strati privilegiati rappresentati dalle colonie di mercanti
veneziani о stranieri e di «borghesi» delle città, spesso-monopo-

46 JACOBY, art. cit., pp. 451-453.


47
Ibid., pp. 454-455.
Ą
*Ibid., p. 457.
49
Ibid., p. 462.
50
Ibid., pp. 467-468.
51 Ibid., p. 469; LONGNON, p. 203.
52
LONGNON, p. 203.
258 PARTE PRIMA

lizzatori della finanza locale , che avevano diritto ad una corte


speciale, la corte dei borghesi*. I beni burgensiatici godevano
di un regime successorio, diverso da quello feudale, tipico della
proprietà privatao

4. LA VITA NELL8tMPERO LATINO,54

La «Nuova Francia», come ebbe a dire Onorio III, mostra-


va una giustapposizione pittoresca di costume cortese del mon-
do feudale occidentale e di etichetta bizantina· Cavalieri fran-
cesi e arconti romei, mercanti veneziani e minoranze armene ed
ebree, clero latino e clero greco, convivevano nel tessuto vario-
pinto di una società coloniale il cui carattere cosmopolitico,
già consueto all'universalismo bizantino, venne esaltato dalla
migrazione dei conquistatori« Il regno di Enrico sembrò per un
attimo aver operato quella sintesi politica e sociale dei due
mondi, sotto l'egemonia latina, che era stato il sogno ambizio-
so dei crociati nel marzo 1204,
Attorno all'imperatore ruotava una corte feudale nella
struttura e nel clima culturale, con i grandi baroni e le dame, i
trovatori pronti a discettare d'amor cortese . Se il regime feu-
dale impiantato dagli occidentali non fu poi di vantaggio per i
sudditi greci, come sembra credere il Longnon nelle sue atten-
zioni epiche per l'aspetto eroico della cavalleria feudale occi-

53
LONGNON, pp. 207-208.
54 С fr. LONGNON, pp. 128-144.

Celebre la tenzone fra Rambaldo di Vaqueiras e Conone di Bé-


thune, cfr. E. DE BARTHOLOMAEIS, De Rambaut et de Coinè, in «Roma-
nia», 34 (1905), pp. 44-54.
LA CONQUISTA 259

dentale , certamente mise in grado i signori occidentali di


condurre una splendida vita cortese, consumando i prodotti del­
la riserva signorile, le rendite assicurate dai villani, gli affit­
ti, le imposte riscosse a loro profitto, fra cui quella sul commer­
cio, il reddito di vari monopoli: pescherie, saline, trappeti, mu­
lini ecco Parte delle rendite vennero investite in castelli, nel
più genuino gusto e stile occidentale,, Dimore fortificate sorse­
ro un po' dovunque in Grecia e i resti spesso cospicui delle
maggiori fortezze franche sono ancora oggi un aspetto del pae­
saggio ellenico. L'altro grande investimento economico dei ca­
valieri era la guerra, fonte di bottino, di conquiste, di gloria e,
con puntuale frequenza, di decessi che conferivano notevole
mobilità al quadro demografico feudale« La caccia e i tornei co­
stituivano, assieme alla corte, il momento di svago e di gioia
nella vita brillante, rissosa e avventurosa del cavaliere tipo«
La società veneziana, riunita attorno al podestà di Costan­
tinopoli, isolata addirittura da un muro all'interno della città
imperiale, si poneva di fronte alla società feudale sul piede di
parità. Genovesi (a partire del 1218), Pisani, Amalfitani, Anco­
netani, Lombardi e Provenzali di Saint-Gilles e di Montpellier,
affluivano come mercanti nell' impero latino dove il monopolio
commerciale veneziano sembrava lasciar spazio anche all'in­
traprendenza dei concorrenti. Non meno violenti e rissosi della
feudalità occidentale, i mercanti veneziani giocavano le loro
avventure sul terreno del rischio e del profitto ad ogni costo;
la loro epopea è quella del guadagno attraverso la mercatura,
esercitata mediante la flotta mercantile e da guerra più cospi­
cua della cristianitào
L'atmosfera di contesa, più о meno clamorosa, fra il cle-

Cfr. LONGNON, pp. 134, 129, 187.


260 PARTE PRIMA

го latino e il clero greco e di risse fra i vari settori del clero


latino (francesi e fiamminghi contro veneziani monopoli z z at or i
del patriarcato), dava il tocco finale : i veneziani riuscirono
a monopolizzare le cariche di canonico di Santa Sofia anche se
alcuni francesi, come maestro Enrico, probabilmente il cronista
Enrico di Valenciennes, riuscirono ad inserirsi nella cattedrale
I francesi inoltre gestivano circa trenta chiese costantinopoli­
tane. Solo il piccolo clero greco rimase indisturbato; le gerar­
chie vescovili vennero quasi ovunque rimpiazzate da elementi
latini: i monasteri, grazie alla tradizionale influenza dei monaci
sul popolo, furono in generale risparmiati· Il monte Athos, con
le sue fondazioni monastiche, fu posto sotto la diretta tutela
della Santa Sede»
L'incontro fra i due mondi ebbe notevoli riflessi culturali:
non solo le reliquie, i capolavori di oreficeria bizantina, gli
smalti, gli avori, le stoffe preziose, e i codici miniati presero
la via dell'occidente influenzando il gusto artistico europeo58;
la stessa lingua greca trovo ì suoi cultori fra gli occidentali
in attesa di penetrare nella cultura europea attraverso il feno­
meno umanistico. Essa fu innanzi tutto il veicolo della presti­
giosa cultura filosofica greca<> La Metafisica di Aristotele, tra­
dotta in quegli anni, mise in subbuglio l'Università di Parigi.
Guglielmo di Moerbeke, arcivescovo di Corinto, traduttore di
Ippocrate, Aristotele, Galeno, Archimede, Tolomeo e Proclo,
fornì già fcel ХШ secolo un esempio delle possibilità che ver­
ranno sviluppate dalla cultura umanistica. Mentre anche il pio

LONGNON, pp. 136-137.


8
К. WEITZMANN, С on s t ant i op о li t an book illumination in the pe-
riod of the Latin Conquest, in «Gazette des Beaux-Arts», s. 6, 25
(1944), pp, 193-214.
LA CONQUISTA 261

romanzo sulla vita di Buddha, Barlaam e Joasaf venne tradotto


in francese . D'altra parte la letteratura cortese influenzò la
civiltà letteraria greca: personaggi e situazioni del romanzo
occidentale penetrarono nel mondo greco che riscoprì allora
la dignità letteraria del volgare, dopo la proposte di Teodoro
Prodromo nel secolo XI-XII. Con la traduzione in versi greci
del Roman de Troie «les croisés ramènent aux rives troyennes
les héros d'Homère, travestis en chevalier courtois» « L'im­
presa dell'impero latino di Costantinopoli ebbe la ventura di
essere narrata in. opere storiche che costituiscono gli incuna­
boli della letteratura francese: tali la Conquête de Constanti-
nople di Geoffroy de Villehardouin, redatta forse poco dopo la
morte del marchese di Monferrato, nel 1207, e l'opera dallo stes­
so titolo di Robert de Cléry, composta dopo il marzo 1205, al
ritorno del cronista in Francia; tale la Histoire de l'empereur
Henri de Constantinople di Henri de Valenciennes forse cano­
nico di Santa Sofia· Caratterizzate da un tono epico e dal gusto
coloristico tipico della letteratura cortese, le tre opere storiche
sono nondimeno dei preziosi memoriali. L'intento apologetico
del Villehardouin si incarna in una narrazione limpida e paca­
ta; il racconto di Henri de Valenciennes, attento alla vicenda
diplomatica e all'equilibrio politico dell'impero latino, è forse
meno brillante del sagace testo letterario del Villehardouin0
Più grezzo e meno calcolato è invece lo stile e l'impianto nar­
rativo in Robert de Cléry·
La vita della provincia greca fu animata dalla presenza
della cavalleria feudale, sparsa per le campagne: il Longnon

9
Cfr. H.G. BECK, Geschichte der byzantinischen Volksliteratur,
München 1971, pp. 35-41.
60
LONGNON, p. 140.
262 PARTE PRIMA

calcola che in Morea, nel secolo XIII, si potesse incontrare


in media, eccettuando le zone montagnose non occupate, un ca­
valiere ogni sei chilometri circa . Infatti le rovine di castelli
si innalzano ancora con grande frequenza sui monti di Messe-
nia, nella Scorta (bacino superiore dell'Alfeo) e nella «piana di
Morea», cioè in Elide o I castelli, solitamente arroccati su
alture, con una о due cinte murarie, edificati utilizzando a
volte edifici preesistenti, avevano la funzione militare di con­
tenere le popolazioni bellicose delle montagne e di vigilare sul­
le coste infestate dai pirati; essi erano la residenza dei si­
gnori feudali, al centro di una minuscola corte composta di
sergenti, scudieri, di uno о più cappellani, un medico, e ani­
mata dalla presenza delle dame. I principi di Acaia risiedeva­
no ad Andravida, al centro della pianura dell'Elide, vicino alla
fortezza di Clermont e al porto di Clarenza„ La città fu ador­
nata di chiese gotiche, come Santa Sofia dei Domenicani, San
Giacomo dei Templari, Santo Stefano dei Francescani, San Ni­
cola del Carmeloo La fastosa vita cortese che vi si conduceva
impose all'Europa del XIII e XIV secolo l'immagine di una Mo­
rea franca degna di gareggiare con la Francia, immagine rece­
pita ad esempio da Philippe de Beaumanoir nel romanzo Jehan
et Blonde e da Giovanni Villani .

LONGNON, pp. 190-191.


К. ANDREWS, Castles of Morea, Princeton N.J. 1953; BON, pp. 601,
645.
63
BON, pp. 317-361 e pp. 363-406.
64
II, 4 e d . H. SucHiER.
65
VILLANI, V, 50 in R.LS., XIII, 380.
PARTE SECONDA

FONTI E DOCUMENTAZIONE
IL TRATTATO DEL MARZO 1204 FRA I CAPI
DELL'ESERCITO CROCIATO A COSTANTINOPOLI

EDIZIONE CRITICA IN PREVENIER, pp. 555-559.

In nomine Dei eterni, amen.


Nos quidem, B[onifacius] Montis Ferrati marchio, et Bald[ui-
nus] Flandrfie] et Ayne, L[udovicus] Biesen [ s i s ] et Clarimontis,
Henricus Sancii Pauli, comités, pro parte nostra, vobiscum, vir in­
clite, domine H [enrice] Dandule, Venetie, Dalmat[ie] atque Crova-
tie dux, et cum parte vestra, ad hoc, ut unitas et firma internos pos-
sit e s s e concordia, et ad omnem materiam scandali evitandam, ipso
cooperante quod est pax nostra, et fecit utraque unum, ad eius lau-
dem et gloriam talem duximus ordinem observandum, utraque parte
iuramento astricta·

(1) Inprimis omnium armata manu, Christi invocato nomine, ci-


vitatem expugnare debemus, et, s i , divina auxiliante potentia, civi-
tatem intraverimus, sub eorum regimine debemus manere et ire, qui
fuerint super exercitum preelecti et eos s e q u i , secundum quod fue-
rit ordinatum.

(2) Totum quidem avere, quod in civitate inventum fuerit a


quolibet duci debet et poni in commune, eo loco quo fuerit ordina-
266 PARTE SECONDA

tum« De quo tarnen avere vobis et hominibus Venetie tres partes de-
bent solvi, pro ilio avere, quod Alexius, quondam imperator, vobis
et nobis solvere tenebatur Quartam vero partem nobis retiñere debe-
mus, donee fuerimus in ipsa solutione coequaleso

(3) Si autem aliquid residuum fuerit, debemus per medietatem


inter vos et nos dividere, donee fueritis appacati. Si vero minus fue­
rit, ita quod non possit sufficere ad memoratum debitum persolven-
dum, undecumque fuerit prius avere acquisitum, ex eo debemus dic­
tum ordinem observare; s a l v i s tarnen victualibus, que debent obser-
vari et dividi tam vestris quam nostris equaliter, ita quod utraque
pars possit inde congrue sustentar!. Quod autem residuum fuerit,
partiri debet in alio avere iuxta ordinem prenominatum.

(4) Vos etiam, et homines Venetie, libere et absolute, absque


omni controversia, per totum imperium habere debetis omnes hono-
rificentias et p o s s e s s i o n e s quas quondam consuevistis habere, tarn
in s'piritualibus quam in temporalibus, et omnes rationes sive con-
suetudines, que sunt in scripto, et sine scripto..

(5) Debent etiam sex homines eligi pro parte vestra, et s e x pro
nostra, qui iuramento astricti, earn personam eligere debent de exer-
citu, quam credent melius scire tenere", et melius posse tenere, et
melius scire ordinare terram et imperium ad honorem Dei, et sánete
Romane E c c l e s i e , et imperii· Et, si fuerint in uno concordes, il­
ium debemus imperatorem habere, quem ipsi concorditer e legerint.
Si vero s e x in una parte et sex in alia concordaverint, sors mitti
debet, et super quem sors ceciderit, debemus pro imperatore habere.
Et, s i plures consenserint i n una parte quam in alia, illum impera­
torem habebimus, in quern maior pars consenserit. Si vero plures par­
t e s fuerint quam due, super quem maior pars concordaverit, sit im­
perator.
FONTI E DOCUMENTAZIONE 267

(6) Debet vero iste imperator habere universam quart am partem


acquisiti imperii, et palatium Blacherne, et Buccam Leonis. Relique
vero tres partes per medietatem inter nos et vos dividantur«

(7) Sciendum et i am, quod clerici, qui de parte illa fuerint, de


qua non fuerit imperator electus, potestatem habebunt ecclesiam
sánete Sophie ordinandi, et patriarch am eligendi ad honorem Dei
et sánete Romane Ecclesie et imperii. Clerici vero utriusque partis
illas e c c l e s i a s ordinare debent, que sue parti contigerint. De pos-
sessionibus vero ecclesiarum, tot et tantum clericis et e c c l e s i i s de­
bent provider!, quod honorifice possint vivere et sustentan. Reli­
que vero p o s s e s s i o n e s ecclesiarum dividi et partiri debent secun­
dum ordinem pre signatum.

(8) Insuper enim iurare debemus, tam ex nostra parte quam ex


vestra, quod ab ultimo die instantis mensis martii morari debemus
usque ad annum expletum, ad imperium et imperatorem manutenen-
dum ad honorem Dei, et sánete Romane E c c l e s i e et imperii. Deinde
vero in antea omnes, qui imperio remanserint, ipsi imperatori astrin­
gi debent iuramento, secundum bonam et rationabilem consuetudi-
nenio Et illi qui tunc in imperio remanserint, ut predictum est, iurare
debent, quod firmas et stabiles partes et part i on es que facte fue­
rint, habebunt.

(9) Est autem et sciendum, quod a nostra et vestra parte duo-


decim homines, vel plures, pro parte eligi debent, qui, iuramento
astricti, feuda et honorific enti as inter homines debent distribuere,
et servitia assign are, que ipsi homines imperatori et imperio faceré
debent, secundum quod illis bono videbitur, et conveniens appare-
bit. Feudum vero, quod unicuique assignatum fuerit, libere et ab­
solute possidere debent de herede in heredem, tan in masculo quam
in femina, et plenam habeant potestatem ad faciendum inde quic-
quid sue fuerit voluntatis; salvo tarnen iure et servitio imperatoris
268 PARTE SECONDA

et imperii. Imperator vero reliqua servitia faceré debet que fuerint


facienda, preterea que ipsi facient, qui feuda et honorificentias
possidebunt, secundum ordinem sibi iniunctum.

(10) Statutum est etiam, quod nemo hominum alicuius gentis,


que communem guerram vobiscum et succèssoribus vestris, vel po­
pulo Venetie habuerit, recipiatur in imperio, donee guerra illa fue-
rit pacificata.

(11) Teneatur etiam utraque pars ad dandam operam bona fide


ut hoc a Domino papa possit impetran, ut, si aliquis contra hanc
institutionem ire temptaverit, sit excommunicationis vinculo inno-
datus.

(12) Insuper, imperator iurare debet, quod firmas et stabiles


partitiones et dationes que facte fuerint, irrevocabiliter habebit,
secundum ordinem superius distinctum. Si vero aliquid in istis om­
nibus fuerit addendum, bel minuendum, in potestate et discretione
vestra, et vestrorum s e x consiliatorum, et domini marchionis et eius
s e x consiliatorum consistât.

(13) Sciendum est etiam. quod v o s , prefate domine dux, non


debetis imperatori qui fuerit electus, vel imperio, ad aliqua servi­
tia facienda, iuramentum prestare, propter ali quod datum vel feudum,
sive honorificentiam, que vobis debeat assignari, tamen i l l i , v e l
i l l e , quern vel quos loco vestro statueritis super hiis que vobis fue­
rint assignata, debeant iuramento teneri ad omne servitium impera­
tori et imperio faciendum, iuxta omnem ordinem superius declaratum.
Data anno Domini millesimo CC НИ mense martii, indictione
VII.
IL MANIFESTO DELL'IMPERATORE RALDOVINO AL PAPA
E ALLA CRISTIANITÀ (MAGGIO 1204)

EDIZIONE CRITICA IN PREVENIER, pp. 565-577.

Sanctissimo Patri et domino karissimo Innocentio, Dei gratia


summo Pontifici, Balduinus eadem gratia Constantinopolitanus im­
perator, et semper augustus, Flandren Isisl et Hainloniel comes,
miles suus, cum devota semper obsequii volúntate oscula pedum.
Cum paterne sollicitudinis zelo, et nostre congregationis in
id ipsum amore speciali, que circa nos aguntur, sanctitas vestra
scire desideret, seriatim vobis declarandum e s s e decrevimus, quam
mira circa nos usa sit divina dementia novitate, quamque non no­
bis quidem, sed nomini suo gloriam dederit omnibus seculis ammi-
r an dam. Mirąbilibus eius circa nos semper mirabiliora succedunt, ut
etiam infidelibus dubium e s s e non debeat, quin manus Domini ope-
retur hec omnia, cum nichil a nobis speratum aut provisum ante con-
tigerit, sed tunc demum nova nobis Dominus procurarit auxilia, cum
nichil humani videretur superesse consilii.
Et quidem, s i bene meminimus, per litteras paternitati vestre
transmissas nostri progressus et status narrationem eo usque deduxi-
mus ut, urbe populosa capta violenter a paucis, tiranno fugato, ac
filio Ysachii Alexio coronato, mora nostra promissa foret, et ordina­
ta per yemen, ut potenter obtinerentur, si que resistere videbantur
270 PARTE SECONDA

Alexion Et nunc breviter narran da suscipimus, que circa nos po­


stea contigerunt, eo prenotato quod, sicut non opera hominum fuere,
sed Dei, que Grecis intulimus, ita non hominum opera fuere, sed
demonum, que cum imperatore novo Grecoque per omnia Grecia no­
bis ex perfidia consueta retribuit.
Nos siquidem, ne discordie inter nos et Grecos fomitem mini-
straret moribus nostris adversa barbaries, de civitate exeuntes, ex
adverso civitatis interiacente portu ad preces imperatoris castra
posuimus; et ex insperato, seu innata malitia, seu Grecorum s e -
ductus perfidia animo recedit a nobis cui tanta beneficia contuli-
mus. Imperator, et in omnibus cum patre, patriarcha, et mole nobi-
lium nobis promissis periurus et mendax, tot incurrit periuria, quot
nobis prestitit juramenta. Unde nostro tandem destitutus auxilio,
prelia contra nos meditatur incassum et navigli, quod eum adduxe-
rat et sublimaverat ad coronam, procurât incendia; sed voto tam cru­
deli, Deo nos protegente, fraudatur; fit pars sua per cuneta dete-
rior, et hominum suorum c e d e s , incendia et rapine proveniunt. Im­
minente foris pugna, intus timoribus coartatur, imperatorem ei emu-
lum parantibus Grecis, ea occasione captata, quod nullum ad auxi-
lium nostrum deberet habere confugium·
Cumque eidem evadendi s p e s unica restaret in nobis, iura-
tum sibi quendam Marchuflum nomine, sanguine sibi propinquum,
de quo pro beneficiis impensis super omnes alios confidebat, mit-
tit ad exercitum nostrum, qui Blakerne palatium nobis sub impera­
toris et suo iuramento promittit in obsidium, donec nobis cuneta
promissa reddantur. Accedit ad palatium recipiendum nob i lis mar­
chio; illudit Alexius marchioni, et quos iam nobis dederat spretis
obsidibus, consueta periuria veretur.
Nocte insecuta Marchuflus domino suo periurus et nobis, Gre­
ci s reddendi nobis palatii revelat arch ana, atque ex hoc in perpe-
tuum eis eripi libertatem et ad hoc modis omnibus veniendum e s s e
déclarât, nisi deiciatur Alexius. Cuius proditionis merito tertius in
urbe imperator attollitur. In dominum dormientem et rei nescium sa-
FONTI E DOCUMENTAZIONE 271

crilegas mittit manus, eumque carcere tetro concludens, tertium, Ni-


colaum quendam, qui apud Sanctam Sofiam imperiales Ínfulas novi-
ter usurparat, traditum sibi Graecorum qui eum creaverant, proditio-
ne, rursus incarcérât; mortuoque postmodum Ysachio, qui animum
filii sui a nobis pre omnibus, ut dicebatur, averterat, acclamante
clero Grecorum et populo, ut de terra tolleremur in brevi, tantum san-
guinem nostrum sitientibus Grecis, prelia contra nos proditor iam
dictus instaurât, urbem machinis et propugnaculis munit, quorum s i ­
mula nemo viderit unquam. Cumque murus mire latitudinis lapidi-
bus minutis cementoque tenacitatis et firmitatis antique construe-
t u s , in altum valde consurgens, turres haberet amplissimas, pedibus
circiter quinquagenis, paulo plus minusve distantes inter quaslibet
duas a parte maris, quo noster timebatur assultus turris lignea eri-
gitur super murum stationibus tiibus aut quatuor, multitudinem con-
tinentibus armatom m, nichilominus etiam inter qualibet duas tur­
res seu petraria seu mangonellus erigitur« Turribus autem supereri-
guntur lignee turres altissime stationum s e x , super que supremam
stationem adversum nos porriguntur s c a l e , appodiationes ex utra-
que parte et propugnacula continentes, paulo minus e x c e l s i s s c a -
larum capitibus, quam iacere in altum posset arc us a terreo Murum
etiam ipsum murus circumeingit inferior duplexque fossatum, ne mû­
ris ulla applicari possent ingenia, sub quibus valerent latitare fos-
sores·
Interim terra manque nos temptat perfidus imperator, nos sem­
per Domino protegente, et suos frustante conatus. Nam prêter Ordi­
nationen! nostrani ad predam victualium procul exeuntibus nostris
usque ad mille animas hominum pugnatorum imperator oceurrit in
multitudine gravi· Primoque congressu dissipatur omnino, c e s i s
captisque non paucis sine dampno nostrorum; fuga ignominiosa
consulens sibi, clipeum abicit, arma deponit et nostris vexillum im­
periale dimittit, nobilemque quam sibi preferri faciebat yconiam,
quam Ordini Cisterciensi nostri dedicavere victoree,.
Iterato navigium nostrum flammis aggreditur, intempesteque
272 PARTE SECONDA

noctis silentio sedecim suas naves incensas, v e l i s in altum expan-


s i s , et inferius colligatis ad proram, fiante fortiter austro, nostras
mittit in naves; sed Domino faciente cum multo nostrorum labore
custodimur indempnes, et ardentibus navibus clavis infixis, cathe-
nis herentibus, nostrorum remigio trahuntur in pelagus, et ab immi­
nenti mortis periculo a Domino liber amur·
Nos igitur terrestrem eum provocamus ad pugnara, et ponte
atque am e transmisso, qui exercitum nostrum separabat a Grecis,
cunéis ordinatis, ante portam diu stetimus regie civitatis et palatii
imperialis, quod Blakerna nuncupatur, in nomine Domini agmina
Israel, precedente cruce vivifica, parati ad prelium Grecos exci-
pere, si e i s placuisset exire. Et quidem pro militie exercitio exeun-
tem nobilem quendam nostri pedites trucidarunt. Sic in castra re­
versi, terra marique sepius provocamur, sed dante Domino semper
ас triumph alit er obtinemus·
Mittit ad nos pacis ficte legatos perfidus incubator imperii,
postulat et obtinet cum duce colloquium. Cumque eidem dux magna-
nimus obiecisset quod nulla cum eo pacis posset e s s e securitas,
qui dominum suum carcere conclusisset, postposita iusiurandi reli­
gione et fide i, ас federis inter quantumlibet infideles f imiter obti-
nentis, et ipsi preripuisset imperium, eidemque bona fide consule-
ret ut dominum suum restitueret, et humiliter veniam postularet, no­
stras etiam pro se promitteret preces, et quod cum eodem domino
suo misericorditer, si vellet, agere deberemus, ac quicquid contra
nos egerat venenóse, si rediret ad animum, imputare vellemus etati
lapsuive consilii: ille vana verba subintulit, quia que responderet
rationabiliter non haberet. Obedientiam autem Romane E c c l e s i e et
subventionem Terre Sánete, quam iuramento et scripto imperiali fir­
marat Alexius, adeo refutavit, ut vitam amittere preeligeret Greciam-
que subverti, quam quod Latinis pontificibus Orientalis E c c l e s i a
subderetur«
Nocte igitur insequenti dominum suum latenter laqueo suffo-
cat in carcere, cum quo ipsa die prandium sumpserat. Inde et clava
FONTI E DOCUMENTAZIONE 273

ferrea quam tenebat in manu, latera morientis et costas inaudita


crudelitate confringit, casuque vitam, quam laqueo extorserat, con-
fingit ereptam, ac imperiali sepultura concessa, propalatum omnibus
s c e l u s funeris honore dissimulât.
Sic nobis yemps tota perficitur, donee, navibus nostris s c a l i s
aptatis et instrumentis bellicis preparatis, nos et nostra recipientes
in navibus V idus aprilis, hoc est feria VI ante Passionem Domi­
ni, unanimiter pro honore sánete Romane Ecclesie et subventione
Terre Sánete navali prelio invadimus civitatem; et ea die, sine mul­
to tarnen nostrorum sanguine fuimus tanta perpessi, ut inimicis no­
stris in opprobrium verteremur, quorum ea die pars fuit per cuneta
superior adeo ut tracta in terram Grecis compelleremur bellica no­
stra machinamenta relinquere et infecto negotio ad ripam redire co-
geremur adversanu ea die, ut videbatur, inutiliter fatigatL Contur­
bati ergo plurimum et contriti sed demum in Domino roborati, defi­
nito Consilio rursum instauramur ad pugnam, et IUI die, II idus apri­
l i s , hoc est feria Ila post Passionem Domini, fiante Borea, rursum
applicamur ad muros, s c a l i s navium, s c a l i s turrium applicatis cum
multo labore nostrorum, permultum resistentibus Grecis.
Sed ex quo cominus gladios sensere nostrorum, non diu belli
anceps duravit eventus« Due siquidem naves pariter colligate, que
nostros episcopos, Suessionensem videlicet ас Trecensem defere-
bant, quarum erant insignia Paradisus et Peregrina, prime s c a l i s
suis sc alas turrium attigerunt, et fe Lie i auspitio peregrinos pro pa­
radiso certantes hostibus amoverunt, prima muros obtinent vexilla
pontificum, ministrisque celestium secretorum prima conceditur de
celo victoria. Irruentibus igitur nostris, cedit Domino iubente multi-
tudo infinita perpaucis, et propugnacula relinquentibus Grecis, no­
stri audacter multibus portas aperiunt, Quorum cum imperator, qui
non procul a muris in tentoriis stabat armatus, conspicaretur ingres-
sum, statim tentoria derelinquit et fugit; nostri cedibus occupantur;
civitas capitur populosa; recipiuntur in palatiis imperialibus, qui
nostrorum e n s e s effugiunt, multaque cede facta Grecorum, nostri
274 . PARTE SECONDA

s e s e recolligunt, advesperascente iam die arma f e s s i deponunt, de


assultu palatiorum in crastino tractaturL
Suos recolligit imperator, et crastinam ortatur ad pugnam, as-
serens quod nostros in potestate nunc habeat intra murorum septa
conclusos; sed nocte latenter dat terga devictus. Quo comperto, Gre-
corum plebs attonita, de substituendo imperatore pertractat, et dum
mane facto ad nominationem cuiusdam Constantini procedunt, pe-
dites nostri, non expectata deliberatione maiorum, ad arma prosi-
Hunt, et terga dantibus Grecie, fortissima et munitissima palatia
reliqmmtur, totaque in momento civitas obtinetur. Diripitur equo­
rum innumera multitudo; auri et argenti, sericorum, pretiosarumque
vestium atque gemmarum et omnium eorum, que ab hominibus inter
divitias computantur tam inestimabilis abundantia reperitur, ut tan­
tum tota non videretur possidere Latinitas. Et que admodum pauca
negaverunt, cuneta nobis divino iudicio reliquerunt, ut secure di-
camus, quia maiora hiis mirabilia circa bellorum casus nulla un·
quam narret ystoria, ut impleta prophetia manifeste videatur in no­
b i s , que dicit: «Persequitur unus ex vobis centum alíenos» , quia, si
inter singulos victoriam partiamur, quilibet ex nostris non pauciores
quam centum et obsedit et vicit.
Nunc autem non nobis victoriam usurpamus, quia «salvavit
sibi dextera Domini, et brachium virtitutis eius reveiatum est in
nobiso «A Domino tamen factum est istud et super omnia mirabilia
mirabile est in oculis nostris» . Ordinatis igitur diligenter, que di-
sponenda rerum poscebat eventus, ad electionem imperatorie unani­
mi er, et devote procedimus, et omni ambitione s e c l u s a , cum s e x
baronibus Venetorum venerabiles viros episcopos nostros Suessio-

i
Jos,, 23, 10; Lev., 26, 8.
2
P s 0 , 9 7 , 1.
3
Ps.t 117, 23.
FONTI E DOCUMENTAZIONE 275

nensem, Halberstatensem, Trecensem, dominumque Bethleemita-


num, qui a partibus transmarinis auctoritate apostolica nobis fuerat
delegatus, Acconensem electum abbatemque Lucedii imperatori s
nostri sub Domino constituimus electores. Qui oratione premissa,
ut decuit, dominica «Misericordia Domini» personam os tram, quod
a nostris meritis procul erat, unanimiter ac sollempniter elegerunt,
divinis laudibus clero et populo pariter acclamante; sequentique do­
minica, qua giubilate» cantatur, precipiente apostolo Petro «Regem
honorificari, eique obediri quasi precellenti », et Evangelio nuntiant e,
«quod gaudium nostrum nemo tollet a nobis» , cum ingenti honore at-
que tripudio, more etiam suo applaudentibus Grecie, ad honorem Dei
et sánete Romane E c c l e s i e , ас subventionem Terre Sánete gloriose
coronatum, ad imperii fastigia Deo et hominibus amabiles patres
memorati pontífices cum universorum applauso et p u s lacrimis su-
blimarunto
Aderant incole Terre Sánete, e c c l e s i a s t i c e militare s que per­
sone, quorum pre omnibus inestimabilis erat et gratulabunda let iti a,
exhibitumque Deo gratius obsequium asserebant, quam si civitas
sancta christianis e s s e t cultibus restituta, cum ad confusionem per­
petuane .inimicorum Crucis, sánete Romane E c c l e s i e , terreque Iero-
solimitane s e s e regia civitas devoveret, que tam diu tarn potenter
adversaria stetit et contradixit utrique. Нес est enim, que, spurcis-
simo gentilium ritu pro fraterna societate sanguinibus alternis ebi-
bitis, cum infidelibus ausa est sepius amicitias firmare ferales, et
eosdem m ami 11 a diu lactavit huberrima et extulit in superbi am secu-
lorum, arma, naves et victualia ministrando. Quid e contrario fece-
rit peregrinis, magis edocere sufficiunt in omni Latinorum gente
exempla, quam verba. Нес e s t , que in odium apostolici culminis, a-
postolorum principie nomen audire vix poterat, nee unam eidem in-

4 n
Pet., h 2, 13; I, 2, 18.
5
Ioh., 16, 22.
276 PARTE SECONDA

ter Grecos Ecclesiam concedebat, qui omnium Ecclesiarum a c c e ·


pit ab ipso Domino principatum· Нес est que Christum s o l i s didice-
rat honorare picturis, et inter ritus nefandos, quos sibi spreta Scrip-
turarum auctoritate confinxerat, etiam lavacri salutaris plerumque
faceré presumebat iterando iacturam> Нес est, que Latinos omnes
non hominum nomine dignabatur, sed canum, quorum sanguinem ef-
fundere pene inter merita reputabant, nec ulla penitentie satisfac-
tione pensabant laici monachi, penes quos, sacerdotibus spretis,
tota ligandi atque solvendi consistebat auctoritas<,
Нес et huiusmodi deliramenta, que epistolaris explicare non
valet angustia, impletis iniquitatibus eorum, qui ipsum Dominum
ad nauseam, provocabant, divina iustitia nostro ministerio digna ul-
tione percussit et expulsis hominibus Deum odientibus et amantibus
s e s e , terram nobis dedit omnium bonorum copiis affluentem, fru­
mento, vino et oleo stabilitane fructibus opulentam nemoribus, aquis
et pascuis speciosam, spatiosissimam ad manendum, et cui simi-
lem non continet orbis aere temperatane,
Sed nec in hiis desideria nostra subsistunt, nec ab humeris
nostris sustinebimus vexillum regale deponi, donec, terra ipsa in-
colatu stabilita nostrorum, partes debeamus invisere transmarinas
et Deo dante propositum peregrinationis explere* Speramus enim
in Domino Ihesu, quod, qui cepit in nobis opus bonum ad laudem et
gloriam nominis sui, inimicorum Crucis depressionem perpetuam
perficiet, confirmabit solidabitque.
Paternitatem igitur vestram propensius exoramus et obsecra-
mus in Domino, ut glorie huius atque victorie et spei preobtate,
cuius hostium magnum nobis apertum est, principes e s s e velitis et
duces, vestrisque temporibus et operibus ascribatis decus eternum,
quod absque ulla vobis dubitatione continget, si apostolice sancti-
tati devotos vestri precipue incolas Occidentis,nobiles et ignobiles
cuiuslibet conditionis aut s e x u s , eisdem desideriis accensos ad
veras immensasque divitias capescendas, temporales pariter et eter­
nas salutaribus monitis accendatis, proposita venientibus omnibus
FONTI E DOCUMENTAZIONE 277

apostolica indulgentia, nobis et imperio nostro aut temporaliter aut


perpetuo iideliter servituris* Universis enim Deo dante sufficimus,
quos nobis Christiane religionis zelus adduxerit, universos volu-
mus simul et possumus secundum status suos„ varietatemque nata-
lium et augere divitiis, et honoribus ampliare. Speciajiter autem Deo
amabiles e c c l e s i a s t i c o s viros cuiuslibet religionis aut ritus solli-
citudo vestra paterna potenter inducat, ut ad idem populum predica-
tionibus publicis et potentibus verbis accendant, et exemplis edo-
ceant, catervatimque et ipsi venire festinent in locis amenissimis
et huberrimis non iam in sanguine, sed in multa libértate et pace,
omniumque bonorum affluentia Ecclesiam piantatura, salva semper
ut decet, suorum canonica licentia prelatorum«
Ad laudem etiam et gloriam Redemptoris, et sanctitatis vestre
perpetuum decus, utilitatemque precipuam generalis E c c l e s i e perti-
nere credentium nullus ambigeret, si in civitate Constantinopolitana
veteribus honorata Conciliis, vestra paternitas generale Concilium
convocaret, beatissime persone vestre presentía confirmandum no-
vamque Romam veteri couniret sanctionibus sacris, ac perpetuo va-
lituris. Iam enim ad Concilium Graeciam rebellem vos invitasse di-
dicimus, quasi qui nunc videtis tempora presignando, licet sive pro
rebelli one Grecorum, sive pro utilitatibus mundi, et varus occupa-
tionibus interim videamini distulisse^
Ecce nunc tempus acceptabile, pater sánete, ecce nunc dies
salutis. Cogitasse videtur Dominus temporibus vestris cogitationes
pacis, qui «scabellum pedum vestrorum vestros posuit inimicos» .
Canite, quesumus, tuba sacerdotali in Syon, amantissime pater, vo-
cate cetum congregate populum, coadunate s e n e s et suggentes hu-
bera, sanctificate diem acceptabilem Domino, diem stabiliende uni-
tatis et pacis et quam ad Dominum custodimus nostre fortitudinis
confirmande: quantumlibet enim insufficientes simus ex nobis, spe-

6
PSb, 109, 1.
278 PARTE SECONDA

гаге audemus in Domino quod gaudium Domini sit fortitudo nostra


ed evacuandum scandalum Crucis, et subiciendam in terris omnem
advers ari am pote statem erigentem se adversus Dominum et adversus
Christum eiuso
Recordamini, pater sánete, cathedre vestre sessorum, quorum
in celo gaudent anime, et in terris vivit gloriosa memoria Iohannis,
Agapiti et Leonis, seu aliorum, qui ex varus causis Constantinopoli-
tanam leguntur Ecclesiam presentialiter v i s i t a s s e , sicut in aposto-
licis continetur archivis, et invenietis manifeste, si nos, qui a s s e -
runt s e l e g i s s e , non fallunt, quod pro causis longe minoribus eorum
quilibet adventarit.
Si quid ex ardenti desiderio ultra quam de cet ingerimus, ex
benignitate consueta, reverende Pater, ignoscite, affectumque no­
strum, apicemque negotii ulterius et potius quam verba spectate,,
IUud autem silere nulla ratione debemus, quod reverendi pon­
tífices et abbates nostri, et inferioris status venerabilis clerus,
tam magnifiée ас decenter tam honeste inter nos s e habuit, ac pru-
denter, et armis Deo potentibus tam constanter ac triumphaliter di-
micavit, ut coronam victorie de manu Domini merito debeant expec-
tare, et eorum in perpetuum e s s e meruerit in benedictione memoria,
et ne quid e i s in ulla gratia desit, apostolici favoris et gratie cu-
mulum pro tam bene meritis evidentius reportare·
Illustrem virum H [enricum] Dandal[umj, ducem Venetorum, di-
lectum nobis, ас merito diligendum cum amicis ее s o e i i s nostris
Venetis, quos fidèles ас industrios per cuneta reperimus, paterni-
tati vestre pro sue probitatis merito plurimum commendamus.
LA GIUSTIFICAZIONE DELLA CONQUISTA
NEL CRONISTA GÜNTHER1 (SEC. XIII)

GUNTHERI, Historia captae a Latinis Constantinopoleos, in P.L., 212,


ce. 237-238.

.... fuit autem et alia, ut credimus, causa, longe his omnibus


antiquior atque potentior, divinae scilicet bonitatis consilium, quod
gentem illam elatam ex rerum opulentia ab ilio fast u suo deprimi, et
ad pacem et concordiam sanctae universalis Ecclesiae revocare hoc
ordine disponebat· Congruum quippe videbatur ut gens ilia, quae
aliter corrigi non valebat,* paucorum caede, et rerum temporalium,
quibus intumuerat, amissione puniretur, ut et populos peregrinus su-
perborum spoliis ditesceret, et terra tota in nostramtransiret potesta-
tem, et Occidentalis E c c l e s i a sacrosanctis reliquiis, quibus illi

Monaco cistercense, pur non avendo partecipato di persona alla spe­


dizione armata della IV crociata, è bene informato dell'andamento dei fatti
e delle opinioni correnti nell'esercito, attraverso l'abate Martino di Pairis
(Basilea), di cui è il portavoce. La giustificazione met'astorica che Gün­
ther dà della conquista di Costantinopoli doveva riflettere l'opinione cor­
rente negli ambienti monacali ed ecclesiastici in genere dell'Europa degli
inizi del secolo XIII: vi sono persino tracce della diffida di Innocenzo III
dall'aggredire terre cristiane, nell'ingenua affermazione per cui è meglio
una conquista da parte di cristiani che di pagani о di eretici.
280 PARTE SECONDA

se indignos reddiderant, illuminata perpetuo laetaretur. Accidit au­


tem et illud, quod utique magnum est, quod saepe dicta civitas, quae
semper infida peregrinis exstiterat, deinceps, volente Deo, mutatis
civibus, fida et unanimis permanebit, et nobis ad expugnandos bar­
baros, et / Terram Sanctam obtinendam ac possidendam quanto vi-
cinius, tanto praestantius ministrabit auxilium« Quae omnia utique
cassarentur, si gens ilia per homines alterius fidei, veluti gentiles
aut haereticos expugnata foret, imo, quod et gravissimum e s s e t , in
eorum transiret errorem« Has igitur causas apud Deum arbitror prae-
c e s i s s e , nobis quidem occultas, ei vero, qui omnia praevidet, mani­
festas, quibus res istae grandes atque mirificae, quas sumus dicturi,
certo limite, sed occulto, ad suum perduceretur eventum«
DAL BOTTINO DELLA CONQUISTA DI COSTANTINOPOLI:
IL RELIQUIARIO DI CORBIE E
LA CROCE PROCESSIONALE

Il cronista Robert de Cléry, cavaliere povero, per sua affer­


mazione, partecipante assieme al fratello Aleaume, chierico, alla
IV crociata, ne recò, oltre al ricavato ufficiale del bottino quale
spettava ad ogni cavaliere, cioè venti marchi d'argento, almeno
due preziosi oggetti, di cui fece dono all'abbazia di Corbie: si trat·
ta di una croce reliquiario di cristallo, asportata dalla «Sainte Cha­
pelle», una delle chiese del Bucoleone, il maggior palazzo imperia­
le di Costantinopoli, come dichiara l'epigrafe s t e s s a fatta apporre
da Robert :

«Ce sachent tos c i l s qui c e s lettres liront et croient ferme­


ment que c e s saintes reliques, qui ci sont en cest v a i s s e l
e n s e l é e s , furent apportées de Constantinople, et qu'ils fu­
rent prises en la Sainte Chapelle à Buche de Lyon el pa­
lais l'empereur, et que Robi Hard de С lari les apporta en cel
tems que ii cuens Baudevins de Flandre en fust empereur»,

P. RIANT, Exuviae Sacrae Сons tantino politanae, I, p. CXCV; II, pp.


175-176, da Сн. Du CANGE, Traité historique du chef de S* Jean Baptiste,
Paris 1665, p. 157. С LARI, ed. LAUER, p. VI.
282 PARTE SECONDA

e di una croce processionale del tesoro di Corbie su cui correva la


leggenda :

«Bene sit Robi llardo qui me attulit Const ant inopolbo

RIANT, op. cit., И, р. 176 da DUSEVEL, Histoire du Trésor de Corbie,


Amiens 1861, pp. 21 e 46; CLARI, ed. LAUER, loe O cit. - E probabilmente
un'ipotesi del Bonnefons, la cui storia dell'abbazia di Corbie, manoscrit­
ta, è citata dal Lauer, che le due croci siano state inviate dall'imperatore
Enrico al fratello Filippo di Namur: in realtà parrebbe più che strano, in
tal caso, l'epigrafe dedicatoria di Robert de Cléry, che figura come colui
che ha «traslato» le reliquie da Costantinopoli a Corbie.
CONSAPEVOLEZZA DELLA PRECARIETÀ DELLA
SITUAZIONE MILITARE DELLA CONQUISTA

RAMBALDO DI VAQUEIRAS in DE BARTHOLOMAEIS, op. cit.t pp. 109-114, ver­


si 31-40, pp. 111-112.

E non tema freg ni calor,


Nis baign ni sojom em palais,
Qe al cors a с ar gat tal fais
Qe, s'el non e s de gran valor,
Greu lo poira a cap traire;
Qe Blac e Coman el Ros
El Turc el Pajan el Persan
Seron contra lui ab Grifos;
E , s i per pretz non trai afan,
Tot qant a faig pot desfaire„

(E non tema freddo né caldo, né si bagni né soggiorni in palazzo,


che addosso ha caricato tal fascio che, s'egli non è di gran valore,
mal lo potrà condurre a capo; che Valacchi e Cumani e i Russi e i
Turchi e i Pagani e i Persiani saranno contro lui co* Greci; e, s e
per fama non soffre affanno, tutto quanto ha fatto può disfare)«
GIURAMENTO DEI CANONICI VENEZIANI
DI SANTA SOFIA

(Ed, TAFEL-THOMAS, I, pp« 547-551).

Iuro ego..·, electus canonicus ecclesie Sánete Sophye, quod


non eligam, neque pro posse meo recipiam in prefata ecclesia Sante
Sophye archidiaconum, archipresbyterum, prepositum, decanum, the-
s aur ari um, neque aliquem in alium«·» canonicum, nisi vel nactione
Venetum, vel talem, qui in aliqua ecclesia Venetorum institutio-
nem habuerit per decennium. Et a quolibet predictorum, meo tempore
electo vel recepto, post electionem vel receptionem simile faciam
iuramentum prestari, nec umquam operam dabo, quod supradicta
infringí deb e ant aut immutarlo
DECRETO CIRCA LE MISURE MINIME
DELLE NAVI VENEZIANE (7 GENNAIO 1229)

Edizione in R. PREDELLI e A. SACERDOTI, Gli statuti marittimi veneziani


fino al 1255, in «Nuovo Archivio Veneto», N.S., IV, 1 (1902), p. 161·

7 gennaio 1229

Die VII intrante I anuario, Indictione secunda,


Ordinatum est per dominum ducem et suum consilium, et stri-
datum publice in Brolio et datum per ordinem omnibus hominibus
Veneciarum a Grado usque Caput Aggeris. Ouod de cetero nullus
venetus infra ipsa confinia audeat faceré ullam navem nisi fuerit
longa in columba pedum quinquagintasex, et pedum triginta quatuor
lanzar (sic) in delfinis, et pedum vingintiquatuor ampia in buca et
novem pedum aut plus alta, et in fundo ampla fiat in patronum volún­
tate..

P . MOLMENTI, La storia di Venezia nella vita privata dalle origini


7
alla caduta della repubblica, Bergamo 1927, I, p. 2&2 n· 6, ha
tradotto columba = chiglia; delfini = tagliamare; buca ~ lar­
ghezza..
D O C U M E N Τ AZ I ON E

I.

L'EREDITÀ DEL POTERE

Le genealogie qui proposte comprendono le dinastie imperiali


d'Occidente e d'Oriente e sono ridotte ai rami che effettivamente
illustrano la trasmissione de 11feredità imperiale о reale e le allean­
ze matrimoniali con finalità politica. Ho utilizzato a tale scopo le
genealogie in The Cambridge Medieval History, IV, The Byzantine
Empire, I, Byzantium and its Neighbours, ed. by J.M. HUSSEY, Cam­
bridge 1966, pp. 794-797; G. DEVAILLY, L'occident du Xe au milieu
du XIIIe siècle, Paris 1970, ppu 320, 323.
IL

DOCUMENTAZIONE ICONOGRAFICA SULLA GALERA,


LA LATINA ROTONDA, L'ARMAMENTO DI CAVALIERE
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Fig· 2. - Sviluppo grafico di nave da carico veneziana del sec. XIII, sulla base dell'iconografia
dei mosaici della basilica di S. Marco, Venezia, da LANDSTRÖM, op. cit., pp. 82-83, fig, 214.
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Fig, 3. - PAOLINO DA VENEZIA, Chronologia Magna in Biblioteca Naziona­


le Marciana di Venezia, cod, Marc, Zan. Lat. 399 (1610), f. 73 , s e c .
XIV ; miniature, ingrandite, di galere veneziane della fine del XIII s e ­
colo e di un corpo di cavalieri in assetto di marcia.
Printed in Italy
by Stabilimento Editoriale Patron
40127 Bologna - Quarto Inferiore
June 1972

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