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La storia che stai per sentire, amico mio, ti sembrera' assurda, folle, chiamala come ti pare, tuttavia e'

una storia vera. Maledettamente vera. E' la mia storia. Il mio vero nome e' Zack Marcus Howler, sono nato il 14 gennaio 1971 nello stato della California. Un bel posto in cui vivere, con tutto ci di cui un uomo possa avere bisogno. Sole, mare, belle donne, alcool. E musica. Un sacco di musica che spacca, non la robetta di cui si vantano gli artisti di oggi. Scusami, sto divagando, meglio andare per ordine. I miei primi quindici anni di vita non sono niente di degno di nota, ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno dato un'infanzia tranquilla, in quegli anni agitati. Crescendo, pero', mi sono sempre di pi avvicinato a quella che era la musica hard rock del tempo. Musica dura, non per checche, musica che ti agita dentro, musica giovane, musica impegnata ma allo stesso tempo cazzona come quelli che la suonavano. I miei ultimi anni da teenager furono gli anni pi selvaggi: uscivo spesso con i miei amici, almeno tanto deviati quanto me, andavamo a rintronarci il cervello ai concerti, ci ubriacavamo e fumavamo roba, cercavamo ragazze da portare a letto e facevamo gare di auto. Dio, che tempi! Mi ero trovato un lavoretto da fare dopo la scuola, e usavo quello che guadagnavo (e che non spendevo in alcool o erba) in dischi. Giravano i primi cd-rom, e io ne andavo pazzo. Avevo la stanza piena di singoli, album e the best of, la mia vita gravitava intorno al rock come un pianeta attorno alla sua stella. Dovevo ancora crescere. Alla fine della mia adolescenza, decisi che era ora di mettere la testa a posto, e pensare al futuro. I miei mi dettero la possibilita' di andare all'universita', e io la accolsi con gioia. Mi iscrissi alla facolta' di Scienze Naturali e iniziai la mia vita da studente. Non potevo immaginare che di li a poco la mia vita sarebbe cambiata. Un giorno, un amico mi fece ascoltare della roba nuova, un disco uscito da poco di una band emergente. Il titolo era Master of Puppets. Da allora, fu come se un fulmine mi avesse fottuto il cervello in un sol colpo. Il mio interesse per il metal crebbe in fretta, e in un paio d'anni i dischi rock che popolavano la mia stanza avevano lasciato posto a qualcosa di pi forte, di cattivo, di divinamente espressivo e potente. Il Metal. Non staro' qui ad elencarti, caro amico, tutte le band di cui ascoltavo i riff e gli assoli, probabilmente non mi basterebbe il resto di questa pagina ed esaurirei la voglia prima di arrivare a meta' dell'opera. Ti basti sapere che persi il conto, in pochi mesi, dei concerti metal a cui avevo assistito, in cui avevo pogato, in cui avevo urlato le parole delle canzoni. Quel mio amico mi aveva aperto un mondo in cui potevo sfogare il mio animo da universitario represso e depresso, un mondo ad alti battiti per minuto, un mondo in cui le voci distorte e ululanti delle chitarre elettriche facevano da padrone, un mondo in cui il solo del chitarrista di turno schiacciava il tuo cervello da studioso topo di biblioteca sotto un rullo compressore, lasciandoti senza fiato e in adorazione. La mia vita aveva preso una nuova piega, meno sregolata e ubriaca, ma non per questo meno intensa. I miei giorni orbitavano attorno alle due stelle nel mio firmamento, il metal e i miei studi. Doveva ancora arrivare un altro cambiamento, un cambiamento che avrebbe stravolto la mia esistenza sotto tutti i punti di vista. Vidi quel cambiamento in mezzo alla gente ad uno dei tanti metal fest a cui partecipavo. Quel cambiamento aveva lunghi capelli corvini, due occhi verde smeraldo, un sorriso stupendo contornato da labbra rosse come il sangue. Aveva anche un colorito piuttosto pallido, e un certo stile goth. Mi avvicinai a lei, non senza un po' di timidezza nel casino generale. Non so perche', mi attirava come uno di quei neon per uccidere le zanzare (non e' una caduta di stile, e' un paragone pi azzeccato di quanto tu possa immaginare). Quando le fui abbastanza vicino, ed ebbi raccolto abbastanza coraggio per parlarle, allungai una mano per attirare la sua attenzione e... e si scateno' un pogo furioso. - Cazzo! - fu l'unica cosa che riuscii a pensare mentre la ragazza - che avra' pesato non pi di cinquantacinque chili, a vederla mi stendeva con una spallata talmente forte da rovesciare il Titanic. Tanto per rendere l'idea, allora ero alto pi o meno un metro e settantacinque e pesavo qualcosa come settanta chili (s, ero un gran figo anche allora, cosa credi?). La ragazza fermo' all'istante la sua foga, si chino' su di me mentre vedevo le sue labbra pronunciare parole di scusa e mi porse la mano, aiutandomi ad alzarmi in quell'orda selvaggia. Ci levammo dai piedi ed andammo in un pub a bere qualcosa. Porca vacca, vista cos da vicino era ancora pi bella! Quella notte parlammo di un sacco di cose - principalmente di musica - e io iniziai irrimediabilmente a innamorarmi di quell'angelo oscuro. Si chiamava Josephine Sophie Monreal, ed era di origine francese. Mi disse che era musicista, e che aveva cominciato ad interessarsi al movimento goth e al metal da quando erano nati. Pensavo mi stesse prendendo per il culo quando mi disse che aveva seguito molte altre forme d'arte e di musica, a partire dal 1900 - insomma, sembrava avere vent'anni! Quando mi chiese che strumento suonavo, io risposi ovviamente che non ne suonavo nessuno, e mi spaventai a causa della sua reazione. Ebbe un sussulto, per un attimo sembro' che volesse squartarmi e divorarmi sul posto, ma nello stesso tempo sembro' felice per aver trovato una specie di coppa vuota da riempire. Mi fece un meraviglioso discorso sulla musica, sulle emozioni libere, e su un sacco di altre cose intellettualoidi. Sulle prime mi parvero delle gran stronzate, tuttavia ripensandoci mi accorsi che la mia passione per il metal non era completa dovevo assolutamente imparare a suonare qualcosa, dovevo suonare il metal, altrimenti nel mio animo non mi sarei mai sentito soddisfatto! Nei mesi seguenti, ci incontrammo di nuovo. Ogni volta che parlavo con lei, il mio innamoramento per lei raggiungeva nuovi picchi inesplorati, e la mia voglia di suonare cresceva con l'amore per lei. Mi accorsi che anche lei provava gli stessi sentimenti per me, anche se in modo bizzarro, diverso, quasi come se fosse cresciuta in un

mondo diverso dal mio. Come era inevitabile, iniziammo ad andare a letto insieme. Non avevo mai fatto l'amore con una come lei... il suo modo di amare era viscerale, spasmodico, incredibilmente potente ed eccitante. Le prime volte, non mi sembrava quasi umana (beh, non avevo tutti i torti) ma poi iniziai a prendere il suo ritmo e le cose andarono decisamente meglio. Passarono i mesi. Io e Josy ci fidanzammo. Lei mi spingeva a iniziare a suonare la chitarra elettrica (diceva che lo vedeva dentro di me, che era lo strumento perfetto per me non sapeva quanto aveva ragione!), ma io non avevo molto tempo libero a causa dell'universita', pertanto quei discorsi finivano sempre con me che sognavo insieme a lei un giorno in cui avrei finalmente avuto il tempo di dedicarmi alla mia passione musicale. Era davvero triste, credimi. Sentivo di voler suonare nella stessa misura in cui amavo la mia donna, ma cio' mi era negato dalla laurea che oramai stavo per ottenere. Finalmente mi laureai. Cazzo, mi chiamavano dottore! Dottor Howler! Mi sembrava il giorno pi felice della mia vita, avevo raggiunto un grande obiettivo. I miei erano commossi per la felicita', i miei amici erano gasati come bottiglie di Coca. Quella notte ci ubriacammo tutti assieme, e io e Josy facemmo l'amore come mai prima (era la mia giornata di gloria, no?). Ormai mi preparavo per entrare nel mondo del lavoro universitario, tuttavia con una punta di dolore. Maledizione, non ero riuscito a imparare a suonare... la passione c'era, morivo dalla voglia, pero' mi sembrava ormai di essere condannato, condannato a una pallosa vita da ricercatore o insegnante in cui sarei invecchiato. Capivo che quello non era cio' che avrei voluto, almeno non allora! La mia donna se ne accorse subito: in quei giorni, che dovevano essere i pi felici, mi stavo spegnendo sempre di pi, come se tutto il mio entusiasmo fosse sparito. Josephine capiva. Sembrava capirlo pi di quanto facessi io stesso, come se lei stessa fosse passata attraverso quello stadio. Avevo tanto bisogno di lei in quei giorni, mi sentivo come se qualcuno mi avesse portato via tutti i miei sogni, e iniziavo a pensare che la mia vita vera fosse finita. Pero' lei spar. Mi disse che doveva andarsene per problemi di famiglia, e cos come era piombata nella mia vita, all'improvviso, ne usc. Fu il mese pi brutto della mia vita, pensai svariate volte di suicidarmi. I miei non capivano il mio ego spezzato, pensavano che fosse solo colpa della sua inaspettata dipartita, mi dicevano che sarebbe tornata presto... Infatti, un mese dopo, lei torno' da me. Sembrava provata, come se avesse affrontato una dura prova da sola. Era stanca, molto stanca, pero' era sorridente, come se avesse trovato il modo per risolvere i problemi della mia vita. La sera in cui torno', le parlai di quello che sentivo dentro, di quell'inquietudine che mi divorava, di quell'insoddisfazione per tutto quello che avevo fatto. Lei sorrise, come se sapesse gia' tutto. - So bene quello che provi, angelo mio. Sono stata via parecchio, ho faticato tanto, ma alla fine ho trovato la soluzione ai tuoi problemi. Dimmi, vuoi davvero dedicare la tua vita alla musica? Alla chitarra? - Non preoccuparti per me, la mia strada la ho decisa quando ho voluto studiare. Ora non e' pi il tempo per cambiare... - Non e' vero! - rispose, un lampo di furia fiammeggio' per un attimo negli occhi smeraldini - il tempo non ti manca, e non ti manchera'... dimmi la verita', vorresti davvero avere tutto il tempo del mondo per imparare? Per diventare un grande chitarrista? - Se solo potessi non ci penserei due volte risposi. Lei mi guardo' negli occhi, gelida ma allo stesso tempo piena di passione. Mi disse che mi avrebbe raccontato una storia, una storia a cui dovevo credere. Mi avvert che non sarei potuto tornare indietro. Le risposi di s, lo volevo. Mi racconto' una storia incredibile. Mi disse che lei era una vampira, mi racconto' la sua vita dopo l'abbraccio, mi pose dinanzi un fitto mosaico di clan, faide, e guerre millenarie. Spiego' con passione le liberta' di essere vampiro, il potere che da cio' derivava. Mi sembravano tante favolette, come quelle che lei mi raccontava quando mi sentivo gi. Alla fine tacque. Dopo qualche minuto, mi pose di nuovo la domanda. Mi chiese se avessi desiderato tutto il tempo del mondo per avere cio' che volevo. Mi sembro' terribilmente, mortalmente seria. Risposi di si'. Ero sincero, lo avrei voluto sul serio. Mi fece un massaggio, mi fece stendere, mi disse che allora sarei diventato un vampiro come lei. Sorrisi. Mi piacevano i vampiri, mi intrigava la fantasia che lei fosse una di loro. Mentre mi massaggiava le spalle, il mio treno di pensieri venne improvvisamente interrotto da un dolore al collo. Sulle prime pensai a un pizzicotto. Poi sentii il tocco inconfondibile delle sue labbra, pero' stavolta era diverso, era come se... come se mi avesse infilato i canini nella carne. Il dolore se ne ando' velocemente. Mentre sentivo il mio sangue venire succhiato via, mentre sentivo che la vita mi abbandonava, non fui in grado di provare paura. Non reagii nemmeno. Mi sentivo cullato da quella sensazione, era incredibile, sensuale, erotica... chiusi gli occhi, mentre i sensi mi abbandonavano in quel dolce torpore, cos come le ultime gocce del mio sangue mortale. E fu cos che la mia vita fin. Caro lettore, non chiedermi che cosa successe dopo. Non saprei raccontarti le sensazioni che provavo, o che cosa vedevo o sentivo dopo che lei mi aveva ucciso. Ehi, in fondo ero morto, non ti pare? Mi ricordo solo che, inaspettatamente, sentii qualcosa di stranamente familiare. Sembrava quasi una rimembranza dei sensi, una sensazione di dolcezza e di calore che i miei sensi non potevano provare, ma che la mia anima non aveva dimenticato. Sembravano quasi... gocce. Gocce di qualcosa di freddo, ma immensamente buono. Piccoli scrigni di vita che si aprivano dentro di me, che impedivano a ci che rimaneva della mia coscienza di sparire nell'oblio.

Improvvisamente, mi trovai a sognare. Era un sogno molto realistico: mi svegliavo di colpo e mi alzavo da dove ero disteso, come dopo un incubo. In quel momento, sentivo una gran fame. Non fame di cibo, di pizza o di birra. Fame di vita. In questa realta' distorta e scolorita, vedevo la mia Josephine che si avvicinava a me, sensuale come sempre. Si mordeva le labbra, come cercando di provocarsi una ferita. Le poso' con cura sulle mie, quelle labbra rese ancora pi vermiglie dal suo sangue che volevano baciarmi, volevano che io la sentissi, volevano che condividessi qualcosa di pi del suo amore. Volevo quel bacio con tutto me stesso, o almeno cos sentivo nella mia non-coscienza. Volevo quell'amore, volevo quel sangue. Accettai il suo bacio, e con foga iniziai a fare mio quel nettare di vita che sgorgava dalle sue labbra. Mentre me ne nutrivo, riprendevo coscienza lentamente, ma non potevo fermarmi. Sapevo che lei si sarebbe divincolata molto presto, avrebbe risposto con paura a quel gesto orribile. E invece no. Continuo' a baciarmi come se fosse la prima volta, come se non volesse mai smettere. Ad un certo punto, tuttavia, nel mio sogno le mie braccia sentivano che il suo corpo iniziava a tremare, come se si stesse indebolendo rapidamente. In uno sprazzo di volonta', smisi di bere il suo sangue. La abbracciai, e la adagiai sul letto di fianco a me. Dopodiche', mi addormentai di nuovo. Dopo un tempo imprecisato, mi svegliai. Questa volta sul serio. La vidi, la mia cara donna, il suo viso a un metro dal mio, sopra di me, il suo stupendo sorriso contornato da piccole macchioline di sangue. Era rimasta l, a vegliare su di me, per tutto il tempo in cui ero rimasto addormentato. Mi alzai dal letto e le diedi un bacio. Mi accorsi immediatamente della stranezza della situazione. Il mio corpo si faceva sentire diverso, i miei sensi erano migliori, le mie sensazioni amplificate. Il mio concetto di bacio raggiunse nuovi picchi in quel momento, era qualcosa di cui non avevo mai avuto esperienza. - Che cosa e' successo, tesoro? Mi sento strano, mi sento... diverso... - Ben svegliato, caro rispose hai dormito parecchio, lo sai? - la sua voce era diversa, cos come il suo atteggiamento. Erano, come dire... pi rilassati. - Che cos'e' successo? Ho fatto dei sogni stranissimi, ho sognato sangue, vampiri, ho sognato che mi uccidevi... Lei non disse niente. Mi guardo', felice, e sorrise come non mi aveva mai sorriso. Con due canini lunghi almeno due pollici. Ricordai violentemente quel sogno, quella sensazione, quel sangue. E capii che lei era davvero una vampira, e che ora lo ero anch'io. Inizio' la parte migliore della mia vita. Non mi soffermero' molto sui dettagli, e' una storia particolare e puo' non piacere. Fatto sta che da quel giorno lei inizio' a raccontarmi un sacco di cose sui vampiri, mi insegno' che cos'era la Bestia e come non lasciare che prendesse il controllo, mi insegno' le tradizioni del suo Clan, mi illustro' lo stile di vita dei Fratelli, mi parlo' della sua vita secolare, e di come era cambiata da quando mi aveva incontrato. Mi disse che ora avevo tutto il tempo del mondo per imparare quello che volevo, e che non dovevo sprecare questa occasione. Mi sprono' a lasciare quello che avevo costruito finora, il lavoro universitario, gli amici, e di seguire i miei sogni. Disse che aveva messo da parte un po' di guadagni per questa occasione, e io dovevo usarli per viaggiare intorno al mondo, conoscere gente che avesse il mio stesso amore per la musica, e imparare a suonare da quelle persone. Anche se dovevo viaggiare da solo, lei mi sarebbe sempre stata vicina, con il suo amore. Mi confido' che, quando fossi tornato, la avrei trovata ad aspettarmi. Cos passo' qualche mese prima che potessi partire. Mi insegno' ad essere un vampiro, mi insegno' come nutrirmi degli esseri umani senza fare loro del male o ucciderli. Diceva che erano il nostro bene pi prezioso, non per il loro sangue, ma per il loro entusiasmo, la loro arte, le loro speranze e i loro sogni, che senza di loro non potevamo esistere. Come scoprii in seguito, la ragazza aveva dannatamente ragione. E cos partii. Il mio viaggio all'inseguimento del mio sogno iniziava, anche se teoricamente ero morto. Girai il mondo, avendo cura di presentarmi ai Principi delle citta' in cui mi fermavo, conobbi decine di mortali che altrimenti non avrei mai conosciuto, imparai velocemente a suonare la chitarra elettrica e mi migliorai costantemente. Presi lezioni dai migliori chitarristi del mondo, all'inizio, poi semplicemente iniziarono a darmi dei consigli utili, finche' divenni abbastanza bravo da condividere con loro la mia arte, a suonare con loro, a compiacermi delle loro lodi. Rimasto in contatto con queste persone meravigliose, tornai finalmente a casa dalla mia amata, sperando che la sua promessa non fosse stata infranta. Erano passati otto anni. Otto anni che non la avevano segnata, poiche' la trovai fuori dall'aeroporto ad aspettarmi, appoggiata alla sua Bentley blu notte. Non so descrivere l'emozione che fu abbracciarla di nuovo, tornare ad amarla come prima e pi di prima. Sono sicuro che per lei sia stato lo stesso, perche' quando tornammo a casa lei mi chiese una prova d'amore. Mi chiese semplicemente di suonare per lei, di mostrarle quello che avevo appreso. La mia chitarra canto', urlo' e rugg per lei tutta la notte, finche' l'avvicinarsi del giorno mi obbligo' a prendere sonno. Quelle giornate furono piene di emozione e di amore, anche se quella pi grande di tutte ancora doveva arrivare. Una notte, Josephine mi disse che era giunto il momento che aveva a lungo atteso. Mi confesso' il suo amore pi sinceramente che mai. Mi disse che voleva creare un legame di sangue con me, che desiderava che io rimanessi con lei per sempre, fino alla fine di tutto. Come potevo rifiutare? Lei era stata un pensiero fisso negli ultimi dodici anni della mia vita, non avrebbe avuto senso dirle di no, non c'era semplicemente nulla che volessi di pi. Lasciai che bevesse del mio sangue. Ecco, il giuramento era fatto. Nessuno avrebbe potuto pi separarci, avevamo trovato il modo per fuggire la nostra dannazione eterna con il sentimento pi umano di tutti. L'amore.

Mi ritrovai improvvisamente a vedere realizzati i miei sogni. Sapevo suonare come gli dei che avevo adorato durante la mia adolescenza, anzi, meglio, e avevo stretto un legame d'amore oltre la morte con la donna della mia non-vita. Era arrivato il momento di far conoscere la mia storia, era arrivato il momento di raccontare la storia di un uomo che aveva inseguito i suoi sogni a tutti quelli che avevano bisogno di forza di volonta', di comprensione, o semplicemente di un incoraggiamento. Dovevo farlo, era mio dovere ringraziare l'umanita' di cio' che mi aveva donato. E dovevo farlo nell'unico modo che conoscevo, con il mio metal. Radunai alcuni di coloro che avevo conosciuto nel mio world tour, e fondai entusiasticamente il mio primo gruppo, i Black Orchid (in onore della mia amata, ovviamente). Incidere il primo album non fu difficile, grazie ai contatti discografici della mia amata consorte, musicista da lunga data. Mi aspettavo che il disco, che chiamai Force of Dreams, rimanesse confinato nei negozi di musica, o al massimo nelle cd-rom-teche di qualche accanito metallaro come me. Parlava, in termini poetici e musicali (non potrei mai tradire la Masquerade! Saro' anche un chitarrista pazzo, ma le loro regole le rispetto) dei sogni, della forza che essi possono dare a chi ha bisogno di cambiare la sua vita. Insomma, erano una parafrasi della mia storia. Josephine ne era entusiasta, ma io avevo poche speranze. E invece mi sbagliavo. Evidentemente, l'umanita' intima, i sentimenti e i sogni a cui facevo riferimento nei miei testi non passarono inosservati tra i mortali. Il disco vendette migliaia di copie nella prima settimana. Scalo' una Top Ten dopo l'altra, e mi ritrovai presto sommerso di telefonate, email, persone che mi facevano visita e che mi intervistavano a nome di questa o quella rivista. Ero davvero schockato, credimi. Come succede spesso alle rockstar emergenti, mi trovai ad essere discretamente famoso in pochi mesi. La mia casa discografica organizzo' un tour, che affrontai con umilta' almeno inizialmente. Scoprii, sul palco, di avere un certo ascendente sul mio pubblico. Josy mi diceva che la folla veniva contagiata dal mio entusiasmo, dalle emozioni che cercavo di condividere con loro, e dal carisma che dimostravo. Non serve dire che presto iniziai ad abituarmici, e a goderne. Proposi ad alcuni dei miei vecchi contatti di incidere dei singoli insieme, e cos mi ritrovai a suonare brani meravigliosi insieme a gruppi come i Metallica o gli Scorpions, e ad affiancare nei loro tour dei guitar heroes come Steve Vai o Marty Friedman. Insomma, iniziai a farmi strada nel mondo della musica. I soldi iniziarono ad arrivare, potei fare alcuni regali molto belli alla mia amata (che in tutto questo tempo, mi vergogno a dirlo, mi aveva praticamente mantenuto), arricchii la nostra casa, acquistai una Harley e una Lotus. Iniziai a patrocinare la fondazione di scuole di musica, cominciai a impegnarmi per l'insegnamento della musica delle emozioni ai giovani, e tante altre belle cose che, secondo la mia bella, mi rendevano onore. Durante il tour del nostro secondo album, Brake The Clouds, iniziai ad accorgermi di una faccia nota. Pensandoci, ricordai il viso di un ragazzo che avevo visto in tutti i concerti che avevo dato, anche quelli piu' insignificanti. Stavo per conoscere un'altra delle pietre miliari della mia vita. Decisi che volevo conoscerlo, e una notte, dopo un concerto, lo invitai a casa mia. Ovviamente, lui non poteva sapere che sedeva su una poltrona nella villa di due vampiri... Il ragazzo si chiamava Clive, Clive DiMartino. Studiava Legge. Dannazione, quel ragazzo aveva girato mezza America per seguirmi! Sosteneva di essere il mio pi grande fan, e io mi resi conto che probabilmente aveva ragione. Insomma, spendeva un sacco di soldi per le trasferte, pagava i biglietti a prezzo pieno, trascurava gli studi, conosceva tutto (o quasi) su di me! Diventammo molto amici, e iniziai a lasciarlo girare per i backstage dei miei concerti come ospite non pagante. Finche' scopr un'amara verita'. Josephine mi aveva insegnato come nutrirmi con saggezza del sangue degli umani. Mi aveva insegnato a nutrirmi senza spaventarli, a non fare loro del male oltre a quello necessario del morso, a sopportare la fame e sfogarla con sangue di animali quando cio' non era possibile. Spesso mi nutrivo dagli ospiti che venivano a trovarmi a casa. Con discrezione, facevo scivolare un sonnifero nel loro whisky, e avevo cura di fare cio' che dovevo con delicatezza e senza lasciare segni. La gente se ne andava sempre un po' frastornata da casa mia, ma nessuno si e' mai fatto troppe domande sul perche'. Una notte, pero' nel backstage di un concerto, il mio giovane amico mortale mi scopr mentre mi nutrivo. Fu un brutto colpo. Quando riprese i sensi, feci con lui cio' che Josephine aveva fatto con me. Gli raccontai la mia vera storia da vampiro. Non potevo trasformarlo, non era consentito senza l'approvazione del Principe. Gli dissi, con tristezza, che dovevo trasformarlo in un Ghoul, altrimenti avrei dovuto ucciderlo secondo le regole della Camarilla. Mi aspettavo il peggio, come al solito. Invece lui mi sorprese. Non scappo' impaurito, non si mise a urlare. Valuto' le sue possibilita', e decise che avrebbe avuto piacere a diventare un amico di sangue. Anzi, mi fece una proposta a sua volta. Mi propose, una volta finiti gli studi, di diventare il mio agente. Mi illuminai, non ci avevo mai pensato. Sinceramente, non ci capivo una sega di contratti, ingaggi e cavilli legali. Gli strinsi la mano, e alla fine gli feci bere qualche goccia del mio sangue. Era proprio un fottuto avvocato! Aveva trasformato la sua condizione, e ne era uscito con classe. Sorrido con amarezza pensando che se lo avessi ucciso avrei perso il migliore amico che abbia mai avuto. La mia vita da star continuo'. Continuavo a suonare, ad amare Josephine, a patrocinare le scuole di musica del Paese e a farmi salvare le chiappe da Clive in non poche situazioni. I miei contatti con gli altri Fratelli erano sempre stati limitati, avevo conosciuto amici di Josy, alcuni vampiri piuttosto influenti e il mio Principe. Un giorno, pero' venne da me un Ventrue, uno di quelli che hanno in mano gli affari di mezza citta'. Mi disse che aveva acquistato un club Metal appena fuori citta', ma si era reso conto subito di non essere in grado di gestirlo a dovere. Mi propose quindi di mandarlo avanti per lui, e mi mise davanti un contratto. Quella gente non si perde in chiacchiere, questo e' certo. Feci subito esaminare la proposta dal mio segugio legale, e lui mi disse che il contratto era pulito. Niente cavilli, niente clausole, niente stronzate a parte la solita burocrazia. Clive mi assicuro' che, qualsiasi casino quel Ventrue si fosse creato attorno, io non ne avrei risentito personalmente. Firmai senza

pensarci due volte. Chiamai il locale Iron String, e lo resi un luogo ideale per i metallari di zona. Sai, atmosfera carica, gente che suona quasi ogni sera, birra a fiumi e ogni tanto la mia oscura presenza a riscaldare gli amplificatori. Un altro modo modo per sfogare il mio entusiasmo, insomma, senza contare che spesso mi da la possibilita' di nutrirmi. Spero proprio che quel Ventrue non si metta nei casini e sia costretto a cederlo. Beh, lettore, ora conosci la mia bizzarra storia. Capisco pero' di non avere parlato di alcune cose importanti. Come avrai capito, Josephine e' la mia dolce meta', una sorta di moglie per i vampiri. Sono stronzate. Non puoi capire il legame che ho con lei, sei umano. Il nostro sangue e' uno solo ormai, lei ha bevuto il mio e io ho bevuto il suo per tre volte. Inoltre, rinnoviamo il nostro patto di sangue una volta al mese. Il nostro amore, cio' che abbiamo insieme, va oltre la nostra fredda carne, oltre la nostra non-vita, oltre la nostra esistenza di vampiri. Non so spiegarlo. Per me, l'eternita' ha il suo viso, il senso stesso della mia esistenza ha il suono della sua voce. Quando sono in difficolta', il suo pensiero mi spinge avanti, mi aiuta a trovare la voglia di continuare anche se la mia dannazione mi opprime. Lei mi ha insegnato che cos'e' il vero amore, mi ha fatto conoscere sensazioni che non avrei mai potuto sentire, mi ha mostrato l'umanita' in un modo che gli umani non potrebbero comprendere e di che cosa sono capaci un sogno, un'emozione, mi ha fatto capire che il solo modo per non sprofondare nell'oblio della Bestia e' quello di aprire il cuore a cio' che di umano e' rimasto al mondo, e di farlo conoscere a tutti con il mio entusiasmo irrefrenabile e la mia musica potente. Ho la sensazione che non trovero' mai un modo per ripagarla di tutto questo, se non legando la mia vita eterna alla sua. Josy e' un poco pi bassa di me, ha capelli lunghi e scuri come la notte, e occhi di un verde immenso, abbastanza da fartici sprofondare quando la guardi. Ha un corpo aggraziato e un seno candido e generoso. E' nata nel diciannovesimo secolo, e ha votato la sua esistenza alla musica, all'arte e alla loro diffusione. Non e' una degenerata come molti Toreador che ho conosciuto: la sua arte e' vera, cos come il suo talento per l'emozione, e il suo entusiasmo per quella che lei chiama la scintilla umana e' sincero e illimitato. Molti Fratelli la criticano per la sua umanita'. La deridono. Sono solo dei coglioni. Essere vampiro significa essere un parassita, un guscio vuoto che deve nutrirsi degli altri per sopravvivere. Per come la vedo io, se sei un vampiro e pensi che le emozioni umane siano spazzatura, allora la tua testa e' utile solo come fermaporte. La personalita' della mia amata e' qualcosa di cui adoro parlare. Gli aspetti di lei sono sfaccettati come un diamante, la sua essenza va colta come un raggio di luce riflesso nell'acqua. E' estremamente coinvolta e sincera in tutto cio' che fa, il suo impegno ed entusiasmo sono infiniti. Il suo essere vampira non e' un'attesa della prossima notte in cui potersi nutrire, e' un'attiva e solare curiosita' per il mistero umano. Prova a chiamare gli umani vacche in casa nostra, e ti ritroverai tra gli occhi una delle asce da battaglia che tiene in casa come ornamento. Eh gia', sara' anche la vampira piu' sognatrice del mondo, ma ci sono delle cose che la fanno diventare una belva infernale. Sostanzialmente sono tre, ovvero denigrare la scintilla umana in sua presenza, violare qualsiasi cosa riguardi il nostro rapporto (specialmente la nostra casa, o nido d'amore come la chiama lei: lo sanno bene alcuni amici, che hanno corso il rischio di venire spolpati vivi per non aver bussato prima di entrare), e la violenza gratuita. Cosa ci vuoi fare, e' una ragazza emotiva. Potresti domandarti che cosa ne sia dei miei genitori. Beh, dopo il Bacio dissi loro che sarei andato a fare un viaggio, che dovevo riflettere sulla mia vita. Non era un modo come un altro per sbarazzarmi di loro, era la pura verita'. Da quando sono diventato famoso, ho cercato di limitare i contatti con loro. E' stata una scelta difficile. Quando sono diventato vampiro, ho capito che qualche bastardo avrebbe potuto sfruttare il mio legame con loro per ricattarmi, mettermi in difficolta' o Dio solo sa che cosa. Per il loro bene, mi tengo a distanza. Una volta al mese, di notte quando nessuno mi vede, prendo la macchina e torno a casa. Parcheggio sul vialetto, salgo sul ciliegio davanti a casa e fisso la finestra della loro camera da letto, meditando e pensando a loro finche' non vien mattina. A volte li vedo che mi guardano dalla finestra prima di addormentarsi, altre volte sono addirittura usciti a fare due chiacchiere. Loro conoscono il mio segreto, sanno dei vampiri. Lo tengono nascosto, come tengono nascosto che il famoso chitarrista che si vede in tv e' loro figlio. Lo fanno per il mio bene. Alla fine sono pur sempre i miei genitori. Che cosa penso dei vampiri? Ecco, questa e' una bella domanda che troppi pochi Fratelli si fanno. Non ho dubbi sul fatto che sia una maledizione, ovviamente, pero' se la usi con saggezza puo' rivelarsi piena di possibilita'. Se non lo fai, sei un gran figlio di puttana. Guarda gli altri Toreador, ad esempio. La maggior parte di loro sono artisti, o si sostengono tali, tuttavia se li chiamano degenerati un senso c'e'. La loro arte non e' altro che fine a se stessa, un semplice riflesso di quella potente fonte di emozioni che conoscevano quando erano mortali. Pensano che vivere a lungo significhi poter godere come ricci della loro bellezza, della loro arte e delle loro feste, tutta roba, ripeto, fine a se stessa. Coglioni. Anche se non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, ci sono alcuni di quei ragazzi che credono in quello che fanno, vampiri in cui l'umanita' e' sopravvissuta e continua a fruttare. Ma si contano su una mano. Poco da fare, mio caro amico. In questo senso, gli uomini vincono, e i vampiri sono mostri. Per quanto riguarda gli altri Clan, la Camarilla, la Jyhad e tutto il resto, sono ancora troppo giovane come per avere un'opinione. Non sono un ribelle alle loro regole, ne capisco il significato e le rispetto. Tuttavia, sono convinto che l fuori sia pieno zeppo di bastardi dai denti a sciabola, che abusano del loro potere e dei loro poteri per i propri assurdi fini. Cosa posso dirti ancora? Staremo a vedere cosa mi riserva il destino. Nel frattempo, viva il metallo.

Zack Marcus Howler