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Organo ufficiale di Alleanza Cattolica

358
Per una società a misura di uomo
e secondo il piano di Dio

In questo numero:
o Stati Uniti d’America, 2 novembre 2010: le elezioni di «medio termine» una vittoria
storica del conservatorismo
o Esegesi biblica e Concilio Ecumenico Vaticano II. Una riflessione sull’esortazione
apostolica postsinodale Verbum Domini di Papa Benedetto XVI
o Alleanza Cattolica e il Concilio Ecumenico Vaticano II
o L’Italia «prima» dell’Italia

rivista trimestrale - anno XXXVIII ottobre-dicembre 2010 – € 5,00


Cristianità
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trimestrale — dal 1973

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Stati Uniti d’America, 2 novembre 2010:
le elezioni di «medio termine»
una vittoria storica del conservatorismo
Marco Respinti

Le elezioni di «medio termine», celebrate negli Stati Uniti d’America il 2


novembre 2010, sono state una un successo rotondo del Partito Repubblicano in
senso stretto, ma in senso profondo una piena vittoria conservatrice. Le elezioni,
infatti, sono state vinte soprattutto dal movimento — di popolo e intellettuale —
conservatore, non sempre e non solo coincidente con il Partito Repubblicano. Di
fatto, molti degli eletti nelle file Repubblicane in quella data non provengono di
per sé dall’establishment del partito e spesso nelle liste elettorali hanno affian-
cato, e in alcuni casi sostituito — peraltro non senza polemiche e contraccolpi
—, parte del personale definibile vero nomine Repubblicano.
La forza principale che ha determinato il successo Repubblicano e la vit-
toria conservatrice alle elezioni è il cosiddetto movimento dei Tea Party1, nato
come fenomeno di protesta contro l’elevata pressione fiscale cui sono sottoposti
i cittadini statunitensi e l’enorme spesa pubblica che zavorra la comunità politi-
ca nordamericana, di cui sono state giudicate responsabili le politiche statalisti-
che di entrambi i partiti — cioè anche di certi ambienti e di certi esponenti del
Partito Repubblicano —, ma ultimamente aggravate dalla linea smaccatamente
liberal perseguita dal presidente federale Barack Hussein Obama, espresso dal
Partito Democratico, e dal 111° Congresso federale a maggioranza Democrati-
ca2.

1
Per un primo inquadramento, cfr. John M. O’Hara, A New American Tea Party: The
Counterrevolution Against Bailouts, Handouts, Reckless Spending and More Taxes, con
una Foreword di Michelle Malkin, Wiley, Hoboken (New Jersey) 2010; Joseph Farah,
The Tea Party Manifesto: A Vision for an American Rebirth, WND Books, Washington
2010; nonché Richard Keith «Dick» Armey e Matthew B. «Matt» Kibbe, Give Us Lib-
erty: A Tea Party Manifesto, William Morrow, New York 2010. In italiano, cfr. la mia
raccolta di articoli L‟ora dei «Tea Party». Diario di una rivolta americana, Columbia
Institute-Solfanelli, Milano-Chieti 2010, nonché il saggio di Lorenzo Montanari e Mar-
co Respinti, Passato e presente del movimento del «Tea Party». New politics e ritorno
della grassroots communication, in Rivista italiana di comunicazione pubblica, anno
XI, n. 40, FrancoAngeli, Milano 2010, pp. 196-201.
2
Cfr. David Freddoso, The Case Against Barack Obama: The Unlikely Rise and Unex-
amined Agenda of the Media‟s Favorite Candidate, Regnery, Washington 2008; Rich-
ard «Dick» Morris ed Eileen McGann, Fleeced: How Barack Obama, Media Mockery
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

I Tea Party non sono però affatto solo un movimento di liberazione fisca-
le. Sono la manifestazione storica più recente del movimento conservatore sta-
tunitense — che nella sua forma attuale data dalla seconda metà degli anni
19403 —, la quale nel 2009 e nel 2010 ha assunto, con realismo, la forma della
protesta antifiscale poiché quella è stata urgente e cogente, ma senza dimentica-
re le caratteristiche fondamentali della cultura conservatrice statunitense di sem-
pre: per esempio la difesa dei princìpi non negoziabili, la loro articolazione nel-
la sfera pubblica e nell’impegno politico, la costruzione di una società a misura
di uomo possibilmente cristiana e d’istituzioni pubbliche temperate e non vessa-
torie, la difesa del diritto costituzionale come base delle libertà politiche concre-
te dei cittadini, la libertà religiosa, nonché il concetto stesso di civiltà occidenta-
le4. Per molti aspetti, il momento della lotta contro l’oppressione fiscale è stato

of Terrorist Threats, Liberals Who Want To Kill Talk Radio, The Do-Nothing Congress,
Companies That Help Iran, And Washington Lobbyists For Foreign Governments Are
Scamming Us... And What To Do About It, Harper, New York 2008; Iidem, 2010: Take
Back America: A Battle Plan, Harper, New York 2010; Angelo M. Codevilla, The Rul-
ing Class: How They Corrupted America and What We Can Do About It, con una Intro-
duction di Rush Hudson Limbaugh, Beaufort Books, New York 2010; Dinesh D’Souza,
The Roots of Obama‟s Rage, Regnery, Washington 2010; Stanley Kurtz, Radical-in-
Chief: Barack Obama and the Untold Story of American Socialism, Threshold, New
York 2010; Sally C. Pipes, The Truth About Obamacare: What They Don‟t Want You to
Know About Our New Health Care Law, Regnery, Washington 2010; Pamela Geller e
Robert Bruce Spencer, The Post-American Presidency: The Obama Administration‟s
War on America, con una Foreword dell’ambasciatore John Robert Bolton, Threshold,
New York 2010; tenente colonnello Robert «Buzz» Patterson, Conduct Unbecoming:
How Barack Obama is Destroying the Military and Endangering Our Security, Reg-
nery, Washington 2010; Jason Mattera, Obama Zombies: How the Obama Machine
Brainwashed My Generation, Threshold, New York 2010; Newton Leroy «Newt» Gin-
grich, To Save America: Stopping Obama‟s Secular-Socialist Machine, Regnery, Wash-
ington 2010; Sean Hannity, Conservative Victory: Deafeating Obama‟s Radical Agen-
da, Harper, New York 2010; Glenn Edward Lee Beck e Kevin Balfe, Broke: The Plan
to Restore Our Trust, Truth and Treasure, Threshold, New York 2010; David
Limbaugh, Crimes Against Liberty: An Indictment of President Barack Obama, Reg-
nery, Washington 2010; Michelle Marie Maglalang Malkin, Culture of Corruption:
Obama and His Team of Tax Cheats, Crooks, and Cronies, Regnery, Washington 2010;
e William James «Bill» O’Reilley, Pinheads and Patriots: Where You Stand in the Age
of Obama, William Morrow, New York 2010.
3
Cfr. George H. Nash, The Conservative Intellectual Movement in America Since 1945,
2a ed. aumentata, ISI Books, Wilmington (Delaware) 1996 (1a ed. 1976); Lee Edwards,
The Conservative Revolution: The Movement That Remade America, Regnery, Wash-
ington 1999; e G.H. Nash, Reappraising the Right: The Past and Future of American
Conservatism, ISI Books, Wilmington 2009.
4
Cfr., in prima istanza, Russell Amos Kirk (1918-1994), The American Cause, trad. it.,
a puntate su il Domenicale. Settimanale di cultura, anno 2, Milano: Anzitutto crederci,
2
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

infatti considerato dai Tea Party lo strumento più utile hic et nunc per nutrire e
per veicolare anche sulla scena politica e partitica la più ampia e profonda cultu-
ra conservatrice di cui la liberazione dalle tasse ingiuste è un aspetto. Insieme
all’idea assai concreta di una politica più equa sul piano fiscale, e in generale
meno statalista, il 2 novembre 2010 ha vinto dunque le elezioni quel fronte di
cittadini nordamericani, ben più vasto degli aderenti a un singolo partito, pro-
fondamente convinto del fatto che la res publica serva a garantire le libertà fon-
damentali della persona umana, consentendo a esse di portare frutto nella co-
struzione di un mondo migliore. La rivolta fiscale ha quindi costituito la porta
d’ingresso principale attraverso cui, nell’organo legislativo degli Stati Uniti
d’America, è entrata una visione del mondo più ampia di quel singolo tema, una
prospettiva globale che a quel tema dà del resto fondamento e legittimità, in-
somma una cultura coscientemente conservatrice.
Come spesso — ma non sempre né tantomeno automaticamente — acca-
de da circa un cinquantennio, il Partito Repubblicano è stato giudicato lo stru-
mento pratico più utile al raggiungimento di quel fine5. Nel suo personale, infat-
ti, figurano elementi in sintonia o simpatetici con la cultura conservatrice, e da
qualche decennio anche in qualche maniera riconducibili direttamente al movi-
mento conservatore nelle sue diverse sfaccettature, forme e «scuole». E quando
questi elementi «filoconservatori» sono mancati, si è potuto se non altro fare af-
fidamento su uomini politici almeno sensibili al tema della riduzione delle tasse
e della spesa pubblica, dunque utilizzabili appunto strumentalmente. Ma soprat-
tutto nelle elezioni del 2 novembre 2010 è stato possibile per i conservatori en-
trare in forme, modi e misure per molti aspetti inedite nel Partito Repubblicano
attraverso la candidatura diretta di diversi elementi sicuramente espressione del

n. 27, 5-7-2003, p. 7; Un Paese cristiano, n. 28, 12-7-2003, p. 7; Per nulla laicisti, n.


29, 19-7-2003, p. 7; Da molto lontano, n. 30, 26-7-2003, p. 7; Gli Stati Uniti plurali, n.
31, 2-8-2003, p. 7; Refrattari alle ideologie, n. 32/33, 9/16-8-2003, p. 7; La libertà di
essere liberi, n. 34, 23-7-2003, p. 9; L‟albero si vede dalle radici, n. 35, 30-8-2003, p. 7;
La ricchezza certamente non basta, ma serve, n. 36, 6-9-2003, p. 7; Contro gli USA.
Così, per sport, n. 37, 13-9-2003, p. 7; e Americani. E orgogliosi di esserlo, n. 38, 20-9-
2003, p. 7; nonché Idem, Prospects for Conservatives, 4a ed. riveduta Regnery, Wa-
shington 1989 (1a ed. 1954 con il titolo A Program for Conservatives); e, più in genera-
le, Idem, The Conservative Mind: From Burke To Eliot, con il saggio The Making of
«The Conservative Mind», di Henry S. Regnery (1912-1996), 7a ed. riveduta e accre-
sciuta, Regnery, Washington 1993 (1a ed. con il titolo The Conservative Mind: From
Burke to Santayana, 1953); Idem, Stati Uniti e Francia: due rivoluzioni a confronto, a
cura di M. Respinti, con Edmund Burke e l‟America. Un‟introduzione di Mario Marcol-
la (1929-2003), Edizioni Centro Grafico Stampa, Bergamo 1995; e Idem, Le radici del-
l‟ordine americano. La tradizione europea nei valori del Nuovo Mondo, trad. it., a cura
di M. Respinti, con un Epilogo di Frank J. Shakespeare Jr., Mondadori, Milano 1996.
5
Cfr. Donald Thomas Critchlow, The Conservative Ascendancy: How the GOP Right
Made Political History, Harvard University Press, Cambridge (Massachussetts) 2007.
3
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

mondo conservatore e direttamente dei Tea Party. Pur mai coincidendo, il mo-
vimento conservatore e il Partito Repubblicano mantengono «relazioni impor-
tanti» da tempo; ma mai — per numero e trasparenza — come per le elezioni
del 2 novembre 2010 i conservatori sono riusciti a «imporsi» al partito. In vasta
parte il partito ha «subito» i conservatori, ma nel contempo non ha potuto farne
a meno. Solo l’apporto esterno del movimento conservatore ha infatti permesso
di cominciare ad affrontare la crisi interna che i Repubblicani attraversano da
tempo, la quale ha certamente conosciuto un picco clamoroso — la cui eco e il
cui effetto non erano ancora terminati all’ora delle elezioni del 2 novembre
2010 — alle elezioni di «medio termine» del 7 novembre 2006, allorché un Pae-
se ancora conservatore decise di voltare le spalle ai Repubblicani votando in
massa per il Partito Democratico a torto o a ragione percepito in quel momento
come più affidabile solo perché, con raffinata strategia — e fu una trappola —,
aveva schierato candidati apparentemente meno liberal6.
Le elezioni del 2 novembre 2010 sono state dunque una vittoria conserva-
trice ottenuta per mezzo di un successo del Partito Repubblicano che si è, talora
obtorto collo, lasciato «colonizzare», quindi un risultato di enorme significato
politico e di sicura portata storica. Quel risultato, infatti, testimonia senza ombra
di dubbio che la maggior parte dell’elettorato statunitense è costantemente e
convintamente conservatore; che la politica è cosa più profonda delle sole torna-
te di consultazioni elettorali, o quantomeno che le due realtà non coincidono del
tutto; che i successi elettorali delle sinistre sono sempre, anche se a volte assai
gravi, «incidenti di percorso»; e che, utilizzando le strategie politiche giuste, la
parte «più sana» della nazione statunitense può trasformarsi nella maggioranza
dei cittadini americani e non solo nella maggioranza degli elettori. Una prima,
importantissima forma, cioè, di cosciente contro-rivoluzione statunitense7.
Mentre il risultato elettorale del 2 novembre 2010 proietta già la propria
luce sulle elezioni «generali» del 6 novembre 2012, allorché gli Stati Uniti d’A-
merica eleggeranno il 45° presidente e il 48° vicepresidente federali nonché il
113° Congresso, la sostanziale mancanza di analisi articolate e di valutazioni
approfondite — talora un vero e proprio silenzio — che, per esempio in Italia,
ha accompagnato quell’evento storico lascia dunque assolutamente perplessi.

6
Cfr. il mio 7 novembre 2006: «Gli Stati Uniti d‟America sono ancora un Paese con-
servatore», in Cristianità, anno XXXIV, n. 337-338, settembre-dicembre 2006, pp. 3-
14, ora nel mio L‟ora dei «Tea Party». Diario di una rivolta americana, cit., Appendice,
pp. 101-129.
7
Cfr. J.M. O’Hara, op. cit; per un primo commento, cfr. il mio Europa, preparati agli
anti-tasse, in Libero quotidiano, Milano, 7-3-2010, ora con il titolo E adesso controri-
voluzione nel mio L‟ora dei «Tea Party». Diario di una rivolta americana, cit., pp. 29-
31.
4
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

1. Il voto
Come da Costituzione federale, quindi come di prassi, martedì 2 novem-
bre 2010 gli Stati Uniti d’America hanno celebrato le elezioni dette di «medio
termine» o di «metà mandato» — mid-term —, giacché convocate a due anni
dall’elezione del presidente e del vicepresidente federali in quel momento in ca-
rica, i quali hanno mandato quadriennale e sono eleggibili per due volte anche
non consecutive8. Le elezioni statunitensi di «metà mandato» eleggono il Con-
gresso — il «parlamento» federale — sempre in ragione dell’intera Camera dei
deputati, la «Camera bassa», e di un terzo circa del Senato, la Camera Alta. At-
tualmente la Camera consta di 435 deputati, numero stabilito in rapporto agli
abitanti di ciascuno dei cinquanta Stati nordamericani singolarmente considerati
e registrato nel Twenty-Second Unites States Census — noto anche come «Cen-
sus 2000» —, il quale, condotto dal Bureau of the Census del governo federale,
registra l’entità della popolazione statunitense al 1° aprile 2000. Il numero dei
deputati non è cioè stabilito in rapporto agli abitanti dell’Unione federale consi-
derati complessivamente.
Il Senato si compone invece di cento seggi: due, pariteticamente, per
ognuno dei cinquanta Stati dell’Unione federale. Essendo il mandato dei depu-
tati federali di due anni e quello dei senatori federali di sei, ma con scadenza a
rotazione in base alla loro elezione a scaglioni fin dalla nascita della Camera Al-
ta, le elezioni per il rinnovo del Congresso vengono celebrate negli Stati Uniti
d’America una volta ogni due anni — in concomitanza con quelle presidenziali
e vicepresidenziali, e a metà del mandato del presidente e del vicepresidente
eletti e in carica — attraverso consultazioni che riguardano sempre per intero la
Camera, ma sempre solo un terzo dei senatori.
Suddivisi in classe I, II e III, i senatori federali vengono rinnovati — a
meno di eccezioni dovute a elezioni suppletive riguardanti appartenenti ad altre
classi, che aumentano il numero dei seggi in palio — con un criterio di 33 seggi
per volta nel caso dei senatori di classe I e II, e di 34 nel caso dei senatori di
classe III.
Il 2 novembre 2010 è stato eletto il 112° Congresso federale, entrato in
carica il 3 gennaio 2011 per restarvi fino al 3 gennaio 2013. Ha vinto il Partito
Repubblicano: ha vinto poiché ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi
in lizza alla Camera federale, ha assottigliato sensibilmente e significativamente
il vantaggio detenuto dai Democratici al Senato pure federale — «proiettando»

8
Cfr. una descrizione iniziale dei meccanismi delle elezioni federali statunitensi, nei
miei 7 novembre 2006: «Gli Stati Uniti d‟America sono ancora un Paese conservato-
re», cit., e Stati Uniti d‟America, 4 novembre 2008: l‟elezione del 44° presidente fede-
rale, in Cristianità, anno XXXVI, n. 349-350, settembre-dicembre 2008, pp. 41-48, ora
nel mio L‟ora dei «Tea Party». Diario di una rivolta americana, cit., Appendice, pp.
131-150.
5
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

comunque anche sulla Camera Alta l’ombra virtuale della vittoria —, ha inverti-
to il rapporto di forze nel conteggio complessivo dei governatori di Stato e ha
ottenuto la maggioranza dei voti anche in molte assemblee bicamerali sempre a
livello di Stati.

2. Il voto alla Camera dei deputati federale


Dei 435 seggi in lizza nella Camera del 112° Congresso federale, il Parti-
to Repubblicano ne ha ottenuti 242 e il Partito Democratico 193. Del totale dei
voti popolari espressi, i Repubblicani ne hanno ottenuti 45.088.676, pari al 51,6
per cento dei suffragi espressi, e i Democratici 39.107.430, pari al 44,8 per cen-
to. Lo swing, cioè lo spostamento di seggi da un partito all’altro, è stato di 63
deputati: in più per i Repubblicani, che sono avanzati del 9,1 per cento e in me-
no per i Democratici, che sono arretrati dell’8,4 per cento.
Ora, benché nella Camera nel 112° Congresso i Democratici siano più di
quanti fossero i Repubblicani nella Camera del 111° Congresso alla vigilia del
voto del 2 novembre 20109, il risultato elettorale prodottosi in quella data segna
a favore dei Repubblicani due primati — peraltro antecedentemente detenuti dai
Democratici — nella storia degli swing delle votazioni per la Camera federale.
Considerando, infatti, tutte le tornate elettorali, di «medio termine» o «generali»
— cioè la concomitanza delle elezioni per il ramo esecutivo e per il ramo legi-
slativo della struttura federale statunitense —, lo swing ottenuto dai Repubbli-
cani il 2 novembre 2010 è stato il più alto dal 1948 allorché i Democratici con-
quistarono sia entrambi i rami dell’81° Congresso sia la presidenza e la vicepre-
sidenza federali; e, considerando solo le elezioni di «medio termine», è stato il
più alto dal 1938, allorché nel 76° Congresso federale i Democratici ottennero
la maggioranza in entrambi i rami, nonostante una forte flessione subita proprio
alla Camera. Del resto, il record Democratico del 1948, battuto dai Repubblica-
ni nel 2010, poté sfruttare efficacemente il vicendevole «effetto-traino» fra Casa
Bianca e Congresso, determinante e comprensibile, che le elezioni «generali»
comportano, ma impossibile ai Repubblicani il 2 novembre 2010, come impos-
sibile è a qualunque partito in ogni elezione di «medio termine».
Peraltro, al di là di questo duplice record, lo swing ottenuto dai Repubbli-
cani il 2 novembre 2010 è maggiore del guadagno netto complessivo — la
9
Al momento delle elezioni di «medio termine» i Democratici erano 256 e i Repubbli-
cani 179, cioè il 58,9 per cento contro il 41,1 per cento e questo per effetto di una ele-
zione suppletiva, celebrata nello Stato del Massachusetts il 19 gennaio 2010, che ha
modificato il dato uscito dalle urne il 4 novembre 2008, cioè 257 Democratici e 178 Re-
pubblicani, 59,1 per cento contro 40,9 per cento: cfr. il mio La débacle dei Kennedy e la
«vendetta» di Federer, nel mio L‟ora dei «Tea Party». Diario di una rivolta americana,
cit., pp. 43-48, testo originale da cui erano stati «ritagliati» i miei La débacle dei Kenne-
dy e La «vendetta» di Federer, precedentemente pubblicati in cronache di liberal, anno
XV, n.13, Roma 21-1-2010, rispettivamente a p. 2 e a p. 3.
6
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

somma, cioè, di due risultati vittoriosi successivi e consecutivi che vanno consi-
derati affermazione in progress di un unico trend —, ovvero 52 seggi, che i
Democratici hanno ottenuto nelle tornate elettorali del 7 novembre 2006, ele-
zioni di «medio termine», allorché guadagnarono 31 seggi, e del 4 novembre
2008, elezioni «generali», allorché guadagnarono 21 seggi. Va del resto tenuto
presente che quando nel 2008 si celebrarono le elezioni sia per il rinnovo del
Congresso — tutti i deputati, 435, e un terzo dei senatori, nella fattispecie quelli
di classe II, 33, più due di classe I interessati da elezioni suppletive — sia per la
presidenza e la vicepresidenza federali il già classico «effetto-traino» delle ele-
zioni «generali» fu enormemente rinforzato in quel frangente particolare dal
successo personale ottenuto dal presidente federale allora eletto, Obama, deter-
minato dal sovrapporsi, nei voti popolari espressi dai cittadini statunitensi, sia
da ragioni prettamente ideologiche condensatesi in un voto militante, sia da più
generiche motivazioni «sentimentali», quelle che hanno «gonfiato» il risultato
numerico al punto da alterarne sensibilmente la lucida valutazione strettamente
politica10. Le seconde hanno del resto inciso ampiamente anche su quel dato as-
solutamente non secondario — al fine di apprezzare concretamente la misura
del «gonfiarsi» del risultato numerico onde tentarne una valutazione pure politi-
ca — che, in quella occasione, è stato l’afflusso eccezionale di elettori, soprat-
tutto «nuovi», alle urne11.
Ciò detto, non va comunque dimenticato che sempre le elezioni di «me-
dio termine» assumono giocoforza un certo «sapore» di referendum di gradi-
mento sull’amministrazione al potere. Non è quindi infrequente che il partito
che esprime il presidente e il vicepresidente federali in carica nel momento delle
elezioni perda consensi numerici nel voto popolare, dunque nei seggi federali,
con margini anche numericamente ampi, almeno in uno dei rami del Congresso.
Di solito la flessione avviene sensibilmente soprattutto alla Camera — e questo
per il modo diverso con cui vengono eletti i due rami —, ma talora si verifica
visibilmente anche al Senato. Politicamente, la flessione non è del resto meno
significativa qualora non determini la perdita del controllo di uno o di entrambi
i rami penalizzati giacché, sempre e comunque, indica un’emorragia grave di
voti popolari — spesso rifugiatisi, e non solo dispersi, nel non-voto — che rive-
la un calo netto dei consensi costantemente — per effetto del rapporto vigente
nel Paese nordamericano fra rappresentanza federale e numero di cittadini vo-
tanti: in base al «Census 2000», ognuno degli attuali 435 deputati federali rap-
presenta una popolazione di circa 700.000 abitanti dello Stato in cui è eletto —
valutabile nell’ordine di grandezza di milioni di persone.

10
Cfr. il tema del voto militante e del voto «sentimentale» espresso per Obama nel 2008
nel mio Stati Uniti d‟America, 4 novembre 2008: l‟elezione del 44° presidente federale,
cit.
11
Cfr. ibidem.
7
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

La riduzione del numero dei seggi Democratici nella Camera del 112°
Congresso supera però di gran lunga la consuetudine statunitense.

3. Il voto al Senato federale


3.1. Nelle elezioni del 2 novembre 2010 alla Camera Alta di Washington
i Repubblicani hanno ottenuto la maggioranza dei voti popolari espressi dai cit-
tadini statunitensi aventi diritto al voto e recatisi alle urne per eleggere il terzo
dei senatori federali in lizza in quella tornata. Hanno infatti ottenuto 37.057.491
voti popolari, pari al 49,3 per cento dei suffragi espressi, contro i 33.883.538,
pari al 45,1 per cento dei Democratici. Ciò ha determinato un guadagno di sei
seggi per i Repubblicani e la conseguente perdita di altrettanti seggi per i De-
mocratici; ovvero, in relazione alla composizione del Senato, una crescita del
4,3 per cento per i primi e una flessione del 6,6 per cento per i secondi. In ter-
mini di voto popolare espresso, cioè, i Democratici perdono più di quanto i Re-
pubblicani guadagnino.
Ciò è altamente significativo in chiave politica poiché fa riferimento al
«sapore» di referendum di gradimento sull’Amministrazione in carica al mo-
mento del voto che in genere le elezioni di «medio termine» giocoforza assu-
mono sempre, ma che in specie quelle del 2 novembre 2010 hanno senz’altro
assunto in relazione alla presidenza Obama e alle motivazioni «sentimentali»
che ne determinarono nel 2008 l’elezione alla Casa Bianca. Si è trattato però di
un successo in termini assoluti — voti popolari espressi — che non si è tramuta-
to anche in un successo in termini relativi ovvero rappresentativi — seggi gua-
dagnati, quindi detenuti — giacché non è sufficiente per consegnare ai Repub-
blicani il controllo della Camera Alta, dove i Democratici hanno 53 senatori su
100. Ciononostante li fa avanzare notevolmente — nel 111° Congresso conta-
vano 41 seggi contro i 59 dei Democratici —, sia in termini assoluti sia in ter-
mini relativi ovvero rappresentativi.

3.2. Ma non solo. Nel Senato degli Stati Uniti d’America, il 2 novembre
2010 si è votato per i 34 senatori di classe III e per tre altri seggi senatoriali, uno
di classe II e due di classe I, interessati da consultazioni suppletive per soprav-
venute nomine di governo o per decesso dei titolari precedentemente eletti e nel
frattempo coperti da nomine ad interim. I 34 seggi senatoriali di classe III sono
stati eletti con mandato regolare di sei anni, mentre i tre interessati da elezioni
suppletive lo sono stati per mandati più brevi, a completamento degli iter già
iniziati dai precedenti titolari.
Per effetto delle elezioni del Congresso federale del 2008 e delle succes-
sive consultazioni suppletive, alla vigilia del voto del 2 novembre 2010 il Sena-
to risultava composto di 57 Democratici, 41 Repubblicani e due indipendenti
schierati, fin dal Congresso precedente, con i primi. Dei 37 seggi interessati dal-
le consultazioni del 2 novembre 2010, 19 erano Democratici e 18 Repubblicani;
8
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

dei 19 seggi Democratici in lizza, 7 lo erano per pensionamento o per sconfitta


alle elezioni primarie di partito dei titolari, mentre per gli stessi motivi li erano 8
dei 18 Repubblicani. Il 2 novembre 2010 questi ultimi hanno conquistato 6 seg-
gi prima detenuti dai Democratici: uno in Arkansas e uno in Wisconsin, dove
hanno battuto altrettanti senatori Democratici in carica e in corsa per la rielezio-
ne, e quattro in Illinois, Indiana, North Dakota e Pennsylvania, dove le elezioni
erano invece «aperte», ovvero prive di titolari di uno o dell’altro partito in corsa
per la rielezione.
Il seggio conquistato dai Repubblicani nello Stato dell’Illinois è andato
all’ex deputato Mark Steven Kirk, che il 2 novembre ha vinto sia il regolare
mandato senatoriale di sei anni sia la consultazione speciale indetta per portare a
compimento il mandato a suo tempo affidato al Democratico Roland Wallace
Burris, che nel 2010 non si è candidato alla rielezione, in sostituzione dell’ex
senatore Obama eletto nel 2008 alla Casa Bianca. La legge dello Stato dell’Illi-
nois concede infatti al governatore il potere di nominare, in casi come questo, il
senatore che sostituisca un titolare chiamato a incarichi di governo. Dopo l’in-
gresso formale di Obama alla Casa Bianca, il governatore dell’Illinois allora in
carica, Rod «Milorad» Blagojevich, si apprestava a operare tale nomina quando,
il 9 dicembre 2008, l’FBI, Federal Bureau of Investigation, lo arrestò con diver-
se accuse di corruzione fra cui quella di avere cercato di vendere detta nomina
senatoriale. Ciononostante, il 31 dicembre dello stesso anno Blagojevich nomi-
nò Burris in vece di Obama e Burris, dopo una prima opposizione della maggio-
ranza Democratica al Senato federale presto rientrata, assunse ufficialmente
l’incarico il 15 gennaio 2009.
Innegabilmente, la sconfitta subita dai Democratici nel seggio che era di
Obama ha contribuito sul piano psicologico — soprattutto in relazione al ruolo
che nella sua elezione alla Casa Bianca giocarono le motivazioni di tipo «senti-
mentale» — ad aumentare la percezione di vittoria da parte Repubblicana, subi-
to sfruttata sul piano propagandistico.

3.3. E non è tutto. Fra consultazioni speciali e generali, e ricordando che


la legge federale impedisce che i due senatori federali pariteticamente espressi
da ciascuno degli Stati dell’Unione siano entrambi contemporaneamente ogget-
to di elezione, il che comporta che ogni due anni vi siano più di un terzo degli
Stati dell’Unione federale interessati dal voto per un terzo dei seggi totali della
Camera Alta federale in palio, il 2 novembre 2010 si è votato per il Senato di
Washington in tutti gli Stati tranne che in Maine, Massachussetts, Michigan,
Minnesota, Mississippi, Montana, Nebraska, New Jersey, New Mexico, Rhode
Island, Tennessee, Texas, Virginia e Wyoming.
Ebbene, rammentando anche che nel Senato del 112° Congresso federale
i Repubblicani non hanno perso alcuno dei seggi che già possedevano nella
Camera Alta uscente, va in particolare notato che, quanto agli Stati che il 2 no-
9
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

vembre 2010 non sono stati interessati da elezioni per il Senato federale, nel
conto dei distretti elettorali in cui è suddiviso ciascuno Stato per le elezioni alla
Camera federale Montana, Nebraska e Wyoming hanno votato compattamente
per i Repubblicani non concedendo alcun distretto ai Democratici; Michigan,
Minnesota, Mississippi, New Mexico, Tennessee, Texas e Virginia si sono
espressi per i Repubblicani con margini praticamente sempre enormi — in alcu-
ni casi «solo» ampi — e pur facendo registrare significativi swing di partito fra
gli elettori; che per i Repubblicani si è espresso a vasta maggioranza alla Came-
ra federale anche il New Jersey; che i Democratici hanno ottenuto la maggio-
ranza dei distretti elettorali utili per la Camera di Washington solo in Stati di
tradizione fortemente di sinistra quali Maine, Massachussetts e Rhode Island,
ma comunque confermando in tutti e tre i casi solo il controllo di seggi già de-
tenuti nel 111° Congresso; e che però proprio nel Massachussetts ultra-liberal,
«dominio» storico del progressismo della famiglia Kennedy e primo Stato del-
l’Unione a legalizzare i cosiddetti «matrimoni» omosessuali, le elezioni straor-
dinarie svoltesi il 19 gennaio 2010 per colmare il seggio senatoriale di classe I
lasciato vacante dal defunto senatore Democratico Edward Moore «Ted» Ken-
nedy (1932-2009) — ben noto per il suo relativismo morale e «padre», più o
meno putativo, della cosiddetta «Obamacare», la «riforma» sanitaria sociali-
steggiante, filoabortista e filoeutanasista voluta dalla Casa Bianca e dal 111°
Congresso — sono state vinte dal Repubblicano «sconosciuto» Scott Philip
Brown, pro-life e non sgradito al movimento conservatore, cosa peraltro che
non gli ha impedito, dall’elezione in poi, di votare in Senato a favore di provvi-
sioni di legge anche progressiste e comunque sgradite al suo elettorato prove-
niente dal movimento conservatore. Questa vittoria ha segnato l’inizio di quel
lungo ciclo di elezioni primarie che hanno portato alla ribalta della formazione
Repubblicana personale nuovo e spesso espressione genuina — persino a volte
in contrasto con l’establishment di partito — del conservatorismo grassroots,
cioè «di base» ovvero «popolare», appunto i Tea Party12.

3.4. Inoltre, sempre quanto a Stati che il 2 novembre 2010 non sono stati
interessati da elezioni per il Senato federale ma dove si sono celebrate elezioni
per la carica di governatore, sono stati eletti governatori Repubblicani in Michi-
gan, Nebraska, New Mexico, Tennessee, Texas e Wyoming, mentre solo le roc-
caforti liberal del Maine e del Massachussetts hanno eletto — mantenuto —
governatori Democratici, poiché il Rhode Island ha eletto un governatore indi-
pendente con 123.571 voti, pari al 36,1 per cento dei suffragi espressi, contro i
114.911, pari al 33,6 per cento del candidato Repubblicano e solo i 78.896, pari
al 23 per cento del candidato Democratico.
12
Cfr. il mio Scott Brown, l‟incubo dei Democratici, in cronache di liberal, anno XV, n.
11, Roma 19-1-2010, pp. 14-15, ora nel mio L‟ora dei «Tea Party». Diario di una rivol-
ta americana, cit., pp. 39-41.
10
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Insomma, come dimostrano queste geografie politiche del voto espresso


dai cittadini statunitensi il 2 novembre 2010 — del resto consultabili, con un’in-
dubbia efficacia anche visiva, sul sito Internet di The Politico, che ha sede ad
Arlington, in Virginia, ovvero uno dei quotidiani generalmente più informati
sulla politica statunitense, dunque fra quelli più autorevoli e più consultati13 —,
un diverso assortimento di Stati interessati dal voto per il Senato federale avreb-
be determinato risultati differenti anche nella Camera Alta: certamente un nu-
mero maggiore di seggi guadagnati dai Repubblicani, probabilmente anche il
controllo Repubblicano dell’assise.
In controluce, dunque, anche il Senato federale — in virtù delle proiezio-
ni politiche che i risultati numerici della Camera federale e dei governatorati
consentono — indica una tendenza «filo-Repubblicana», suggerendo una vitto-
ria «morale» conservatrice che forse ha perfino un valore prospettico.

4. Il voto per i governatori di Stato


Il 2 novembre 2010 i Repubblicani hanno conquistato la maggioranza nel
conteggio complessivo delle assegnazioni per partito dei governatorati dei cin-
quanta Stati dell’Unione. In concomitanza delle elezioni di «medio termine»,
infatti, spesso gli Stati Uniti d’America votano anche per eleggere governatori
di Stati: nel 2010 si è dunque votato, attraverso consultazioni normali o speciali,
per la nomina di 37 governatori di Stati dell’Unione federale e di due capi di
governo locale in altrettanti territori che, a diverso titolo, si trovano in unione
politica con il Paese nordamericano.
Dunque 20 sono oggi i governatori Democratici e 29 quelli Repubblicani,
mentre erano rispettivamente 26 e 23 alla vigilia del voto. Il 2 novembre 2010 i
primi hanno sottratto ai secondi i governatorati di California, Connecticut, Ha-
waii, Minnesota e Vermont; viceversa, i Repubblicani hanno sottratto ai Demo-
cratici i governatorati di Iowa, Kansas, Ohio, Oklahoma, Maine, Michigan, New
Mexico, Pennsylvania, Tennessee, Wisconsin e Wyoming.
L’elezione di un governatore indipendente in Rhode Island merita del re-
sto una nota. Il governatore uscente, Donald L. «Don» Carcieri, era Repubbli-
cano, cattolico e conservatore. Non più rieleggibile dopo due mandati consecu-
tivi in base alla legge vigente nel Rhode Island, nel 2010 gli è succeduto l’epi-
scopaliano liberal Lincoln Davenport Chafee, senatore federale Repubblicano
fino al 2007, da sempre favorevole ad aborto, sperimentazione su cellule stami-
nali embrionali umane e cosiddetto «matrimonio» omosessuale, nonché suppor-
ter di Obama nelle elezioni presidenziali del 2008. Chafee ha sbaragliato lo sfi-
dante Democratico Frank T. Caprio, cattolico, e battuto piuttosto di misura il

13
Cfr. <http://www.politico.com/2010/maps> (gl’indirizzi Internet dell’intero articolo
sono stati consultati il 29-12-2010).
11
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Repubblicano John Robitaille, entrambi non particolarmenti noti come alfieri


dei «princìpi non negoziabili», certamente non quanto lo era Carcieri.

5. Altre elezioni e referendum


Il 2 novembre 2010 si è votato anche per il rinnovo di 46 assemblee legi-
slative di altrettanti Stati dell’Unione e di quattro organismi legislativi in altret-
tanti territori che, a diverso titolo, si trovano in unione politica con il Paese nor-
damericano, nonché per diverse elezioni amministrative o locali in Stati
dell’Unione — per esempio i sindaci di alcune città — e per 160 referendum,
celebrati nella fattispecie in 37 Stati.
L’esito delle consultazioni per il rinnovo delle assemblee legislative dei
singoli Stati interessati dal voto è particolarmente significativo. In quelle ele-
zioni, infatti, secondo i dati forniti dalla National Conference of State Legislatu-
res, i Repubblicani hanno conquistato complessivamente 680 seggi, «[...] il nu-
mero maggiore dei tempi moderni»14, di gran lunga superiore sia ai 472 ottenuti
nel rinnovo di alcune assemblee legislative di Stato in concomitanza con le ele-
zioni «di medio termine» dell’8 novembre 1994, al tempo della cosiddetta «va-
langa Repubblicana» guidata da Newton Leroy «Newt» Gingrich, che quindi
divenne presidente della Camera federale di Washington, sia al record detenuto
dai Democratici con 628 seggi guadagnati nelle elezioni di «medio termine» del
5 novembre 1974, successive al cosiddetto «scandalo Watergate» che travolse la
dirigenza Repubblicana e costrinse alle dimissioni, il 9 agosto 1974, il presiden-
te federale Richard Milhous Nixon (1913-1994), espresso appunto dal Partito
Repubblicano. Così, il 2 novembre 2010, i Repubblicani hanno «[...] ottenuto la
maggioranza in almeno 14 camere di Stato»15 e oggi esercitano il «[...] control-
lo unitario — cioè su entrambe le Camere — in 25 assemblee legislative di Sta-
to»16. Per questo, si dice ora negli Stati Uniti d’America, «[...] l‟impatto delle
elezioni del 2010 si farà sentire per i prossimi dieci anni»17.
Quanto ai referendum, a differenza del 2006 e del 2008 non ve ne sono
stati di legati ai «princìpi non negoziabili». Ma la consultazione legata a una
questione per certo «eticamente sensibile» svoltasi in California, la legalizza-
zione della marijuana per i cittadini maggiori di ventun anni chiesta con la Pro-
position 19, ha visto trionfare il fronte del «no» con il 53 per cento dei voti, e
questo in uno Stato notoriamente liberal che però già nel 2008, mentre conse-
14
Jeremy P. Jacobs, Devastation: GOP Picks Up 680 State Leg. Seats, in National
Journal, Washington 4-10-2010, <http://hotlineoncall.nationaljournal.com/archives/-
2010/11devastation-gop.php>.
15
Ibidem.
16
Ibidem.
17
Christopher «Chris» Good, In Redistricting Year, GOP Gains a Big Edge, in The At-
lantic, Boston 4-10-2010, <http://www.theatlantic.com/politics/archive/2010/11/in-re-
districting-year-gop-gains-a-bi.g-edge/66128/>.
12
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

gnava la maggioranza dei propri voti a Obama e al 111° Congresso dominato


dai Democratici, vedeva il successo — clamoroso, storico — del fronte dei cit-
tadini che chiedevano la tutela formale e legale del matrimonio naturale mono-
gamico fra un uomo e una donna attraverso l’introduzione di uno specifico
emendamento alla Costituzione californiana.
Inoltre, in Oklahoma ha vinto, con il 70 per cento dei voti, il referendum
«preventivo» denominato State Question 755 con cui s’impedisce ai tribunali
dello Stato di giudicare impiegando fonti della shari‟a islamica e del diritto in-
ternazionale.

6. I votanti
Nell’insieme, tutte le elezioni celebrate negli Stati Uniti d’America il 2
novembre 2010 hanno interessato circa 82,5 milioni di persone contro i circa
130 milioni di votanti del 2008: all’appello, indicano gli analisti, sono però
mancati soprattutto quei supporter di Obama che nel 2008 votarono l’allora se-
natore dell’Illinois per ragioni militanti e ideologiche — quindi non tutti gli
elettori che allora votarono Obama, per esempio non quelli che lo votarono per
ragioni «sentimentali» — e/o i suoi elettori appartenenti a «minoranze» etniche
— solo in parte sovrapponibili agli elettori spinti da ragioni «sentimentali» —
che, fortemente delusi dalla politica perseguita della Casa Bianca e del 111°
Congresso proprio su temi di natura ideologica — o temi legati a questioni ri-
conducibili all’ideologizzazione di argomenti riguardanti le «minoranze» etni-
che —, certamente non si sono elettoralmente rivolti ai Repubblicani, ma non-
dimeno hanno scelto di disertare il campo Democratico18.
Ciò non significa, peraltro, che nel 2009 e nel 2010 la Casa Bianca e il
111° Congresso federale non siano stati fautori di politiche di natura ideologica
fortemente liberal e sensibilmente relativista, soprattutto quanto ai «princìpi non
negoziabili» — ma anche a scelte di natura economica, fiscale e di politica este-
ra nella lotta contro il terrorismo internazionale —, anzi semmai proprio il con-
trario. Significa però che la parte di voto dato nel 2008 a Obama e al Congresso
— soprattutto al primo — per ragioni specificamente ideologiche, pur non esau-
rendo la totalità del voto espresso allora in favore di Obama, e magari nemmeno
la maggioranza di esso, era però particolarmente intenso proprio riguardo alle
spinte di natura militante. Minoritario, ma deciso, acceso, magari talora anche
«estremo», se non addirittura «estremista». Una sorta di «avanguardia», cioè,
che, appunto a motivo del proprio massimalismo, si è sentita «tradita» da Oba-
ma; soprattutto che ha creduto di avvertire uno iato enorme fra l’«Obama spera-

18
Cfr. Michael Tomasky, Turnout: explains a lot, in Michael Tomasky‟s Blog, in The
Guardian, Londra 3-11-2010, <http://www.guardian.co.uk/commentisfree/michaelto-
masky/2010/nov/03/us-midterm-elections-2010-turnout-says-a-lot>.

13
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

to», e quindi votato, e l’«Obama eletto», cioè l’Obama presidente, governante,


titolare del braccio esecutivo delle istituzioni federali statunitensi. La differenza
fra l’Obama «candidato» e l’Obama «presidente», peraltro, è più dovuta alle co-
strizioni che la realtà delle cose, ben oltre le utopie ideologiche — non solo
quindi la ragion di Stato o i tatticismi —, hanno imposto, e impongono, al se-
condo. L’errore di valutazione, la «fretta» ideologica, del resto, è stata tutta del-
l’«avanguardia» fortemente ideologizzata costituita dalla minoranza degli elet-
tori di Obama, non dal presidente federale in carica, che da questo punto di vista
appare assai più «realista». Ovvero non sacrifica le riforme ideologiche liberal e
relativiste che può concretamente sperare e cercare di ottenere al massimalismo
velleitario di una parte dei suoi elettori, sempre più ex.
Ciò spiega il permanere in mano Democratica di ampi settori del potere
pubblico statunitense nonostante l’oggettivo successo ottenuto dai Repubblicani
in più comparti, a diverso titolo e con differenti modalità concrete, e l’astensio-
ne di una parte rilevante di quello che nel 2008 fu «il popolo di Obama».

7. Una prima valutazione politica dei risultati elettorali


7.1. L’ampio successo conseguito dai Repubblicani alla Camera federale
non è pertanto assolutamente sminuito dal vantaggio esiguo con cui i Democra-
tici mantengono oggi la maggioranza al Senato. Anzitutto perché la forza nume-
rica di cui dispongono i Repubblicani nella nuova Camera — oggettivamente
irrobustita dalla riduzione della superiorità Democratica al Senato — è più che
sufficiente per condizionare l’attività legislativa di quell’assise, quindi per con-
trastare efficacemente l’«asse» fra Casa Bianca e Congresso federale uscente
che ha dominato la politica statunitense nel 2009 e nel 2010. Poi perché nel
complesso — specificamente al Senato di Washington — le elezioni di «medio
termine» hanno interessato, come detto, solo una parte dei cittadini statunitensi
aventi diritto al voto. L’insieme — a detta di molti commentatori negli Stati
Uniti d’America, sia interni al mondo conservatore e al Partito Repubblicano,
sia esterni e perfino loro avversari — pone una caparra non piccola sulle elezio-
ni per il presidente e il vicepresidente federali che si svolgeranno il 6 novembre
2012 dopo una lunga, forse estenuante, sicuramente eccezionale campagna elet-
torale di ventiquattro mesi.
Non coglie quindi affatto nel segno l’affermazione secondo cui il risultato
complessivo delle urne — vittoria Repubblicana alla Camera e tenuta della
maggioranza Democratica al Senato — indicherebbe una certa debolezza relati-
va dei Repubblicani. Infatti, mentre va tenuto costantemente presente che il 2
novembre 2010 per il Senato non si è votato in tutti gli Stati dove essi hanno
conservato o guadagnato sia seggi alla Camera federale, sia governatorati e
maggioranze nelle assemblee legislative di Stato, occorre considerare che per
rimontare la superiorità ottenuta dai Democratici nelle elezioni del 111° Con-

14
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

gresso federale nel novembre 2008 ai Repubblicani servivano numeri davvero


ampi, questa volta ottenuti e anche con largo margine.
Infatti, i numeri necessari a ribaltare i rapporti di forze che dividono due
componenti contrapposte di un insieme aritmetico tendono evidentemente ad
aumentare in misura direttamente proporzionale alla «forchetta» che le divarica,
facendo così crescere costantemente anche il netto numerico utile a conseguire
il vantaggio. Puntare allora a conseguire tale risultato potendo contare solo su
«bacino di utenza» ridotto, cioè di fatto cercando i termini della maggioranza
numerica assoluta dentro una quantità relativa di possibilità aritmetiche, impone
allo sfidante la necessità di guadagnare uno scarto netto enormemente maggiore
rispetto ai bisogni semplicemente difensivi su cui può, male che vada, arroccarsi
lo sfidato allo scopo almeno di mantenere la propria superiorità numerica in ter-
mini assoluti, anche se magari non più tale in termini relativi.
Per i Repubblicani, dunque, ottenere la maggioranza al Senato federale
nelle elezioni del 2 novembre 2010 era un compito estremamente difficile:
un’impresa al limite dell’impossibile poiché il quorum necessario a determinare
la maggioranza assoluta nel numero complessivo dei senatori federali — il 50
per cento dei senatori più uno, nella fattispecie 50 senatori più uno — andava
guadagnato rimontando una situazione di partenza che configurava uno svan-
taggio enorme sia in termini assoluti — la composizione del 111° Congresso di
Washington uscita dalle elezioni del 2008 — sia in termini relativi — il modo
dell’elezione dei senatori federali —, tale per cui l’erosione della maggioranza
Democratica di cui i Repubblicani sono stati capaci è stata in ogni caso un’af-
fermazione maiuscola.

7.2. A chi obiettasse che nel 2008 ai Democratici riuscì, e con ampio
margine, l’impresa di ottenere la maggioranza numerica assoluta sia alla Came-
ra sia al Senato federali, sarebbe semplice rispondere mettendo ancora una volta
in evidenza la natura del tutto personale — cioè non di per sé merito del Partito
Democratico inteso come macchina politico-burocratica, ovvero come esta-
blishment — del successo conseguito in quel frangente dal presidente eletto
Obama, il quale non strappò affatto numeri elettorali troppo decisivi ai candidati
proposti dal Partito Repubblicano per la presidenza e per la vicepresidenza fede-
rali — rispettivamente il senatore dell’Arizona John Sidney McCain e l’allora
governatrice dell’Alaska Sarah Louise Heath Palin —, ma che invece riuscì a
infrangere il muro dell’astensionismo portando alle urne numeri enormi di citta-
dini che in precedenza avevano votato poco o punto.
Questa lettura peculiare del voto per la Casa Bianca del 2008 — che in
principio, cioè «a caldo», poteva apparire solo un’intuizione o al più una «pista
d’indagine» —, è stata invece confermata e rafforzata dal progressivo calo di
gradimento, costante nella sua accelerazione esponenziale, cui è andato incontro
Obama nei due anni trascorsi dalla sua elezione alle successive consultazioni di
15
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

«medio termine», man mano che alla studiata vaghezza del programma — utile
per giocare la carta dell’appeal «sentimentale» — con cui alla vigilia del voto
egli si propose all’elettorato statunitense si sono sostituiti affondi di carattere
marcatamente ideologico. Ciò sia sul piano dei princìpi non negoziabili, sia sul
versante di decisioni in assoluto più legittimamente opinabili — la linea econo-
mica, il regime fiscale, oppure la conduzione degli affari esteri, delle relazioni
internazionali e della guerra al terrorismo internazionale —, ma non per questo
esenti da valutazioni precise, e ovviamente altrettanto legittime — soprattutto
laddove sono in qualche modo individuabili trait-d‟union o legami fra queste e i
principì inderogabili —, di tipo politico e di natura morale.
È vero cioè che nel 2008 il successo di Obama è venuto dalla somma fra
il voto datogli per ragioni ideologiche da un minoranza di militanti coscienti —
tanto «di colore» quanto bianchi — e il voto «sentimentale» di una maggioranza
di elettori più generici — simboleggiato eloquentemente dalle vuote parole
d’ordine obamiane, «Change», «cambiamento», e «Yes, we can», «sì, noi pos-
siamo» — e talora «qualunquisti», cui appartenevano comunque anche molti
esponenti delle cosiddette «minoranze» etniche. Ciò proprio perché alla crescita
delle iniziative presidenziali riconducibili a criteri ideologici è direttamente con-
seguito un calo evidente del gradimento popolare generico: la natura scoperta-
mente ideologica di certe mosse della Casa Bianca ha infatti alienato la simpatia
dei «moderati» non certo quella dei «convinti», semmai in parte — la parte
massimalista — delusi solo dal poco «estremismo» presidenziale. E queste con-
siderazioni, solo apparentemente speculari a quelle sopra esposte in merito al-
l’«avanguardia» massimalista obamiama delusa, non contraddicono affatto la
valutazione della natura dei voti mancati ai Democratici il 2 novembre 2010,
anzi la rafforzano.

8. Una seconda valutazione politica dei risultati elettorali


Ancora una volta il voto disgiunto espresso da milioni di americani che
nel 2008 elessero una Casa Bianca e un Congresso Democratici — cioè liberal
— nello stesso momento in cui bocciavano i referendum più progressisti in am-
bito morale rafforza le valutazioni fatte finora.
Del resto, non ha senso insistere in direzione contraria né portando a te-
stimonianza il risultato delle elezioni di «medio termine» che il 7 novembre
2006 assegnarono ai Democratici la maggioranza sia della Camera sia del Sena-
to del 110° Congresso, né sottolineando il fatto che in questo modo sono state
due — novembre 2006 e novembre 2008 — le volte consecutive in cui i Demo-
cratici hanno conseguito quella maggioranza assoluta nei due rami del Congres-
so difficile da ottenere. Allora, infatti, mentre alla Casa Bianca sedevano il 43°
presidente e il 46° vicepresidente federali — rispettivamente George Walker
Bush jr. e Richard Bruce «Dick» Cheney —, i cittadini statunitensi elessero,
come già detto, un Congresso a maggioranza Democratica ma composto di un
16
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

personale politico assai più conservatore, o in quel preciso frangente percepito


come tale soprattutto rispetto a certi Repubblicani intenti a mostrarsi più «cen-
tristi» o persino liberal, della media «classica» degli esponenti del Partito Re-
pubblicano.
Quanto qui si vuole sostenere, perché a conti fatti davvero più pesa, è
che, al di là delle maggioranze detenute dall’uno o dall’altro dei due principali
partiti della scena politica statunitense nell’uno, nell’altro o contemporaneamen-
te in entrambi i rami del Congresso, l’elettorato si è costantemente mantenuto su
posizioni conservatrici, anche se talora esprimendo questo suo orientamento in
forme paradossali, nel 2006, nel 2008 e nel 2010, e che la presidenza Obama
risulta insomma un accidens proprio come le maggioranze congressuali Demo-
cratiche nel 2006 e nel 2008 sono accidenti. I partiti stessi sono infatti, negli
Stati Uniti, sovente «incidenti» e «accidenti» nel percorso politico del Paese,
soprattutto per la propria natura, per la propria conformazione e per la propria
storia: l’uno, il Partito Democratico, che nacque pressoché «reazionario» salvo
divenire poi il «tempio» del relativismo e l’altro, il Partito Repubblicano, che,
sorto progressista, si è fatto strada come «casa comune», almeno in politica, del-
lo spirito conservatore.
Non si spiegherebbe altrimenti come anche nel 2006, e non solo nel 2008,
gli statunitensi abbiano premiato i Democratici — correttamente in media per-
cepiti oggi come progressisti — bocciando al contempo offensive liberal in
campo etico. Come quell’enorme consenso conservatore cresciuto ultimamente
anche attorno alla Casa Bianca di Bush jr. e definito felicemente in termini di
Right Nation19 si sia apparentemente dissolto in fretta qual neve al sole. E però
come altrettanto velocemente sia evaporato l’enorme successo personale di
Obama, ottenuto comunque a fronte — là dove hanno saputo e voluto fare qua-
drato — di una sostanziale tenuta dei Repubblicani alle elezioni presidenziali
del 2008. Ovvero non si spiegherebbe tutto ciò a meno di presumere, corretta-
mente, che nel primo caso l’elettorato abbia creduto — magari sbagliando, ben-
ché in buona fede — di poter separare i singoli uomini politici dalla «linea» del
partito che li candidava nonché le questioni di principio da quelle amministrati-
ve; nel secondo caso si sia trattato di un abbaglio clamoroso; e nel terzo caso sia
scoccata finalmente l’ora della risposta a un fenomeno superficiale, persino po-
sticcio.
La Right Nation, cioè, non è mai venuta meno. Solo i distratti hanno po-
tuto pensare il contrario.

19
Cfr. John Micklethwait e Adrian Wooldridge, La destra giusta. Storia e geografia
dell‟America che si sente giusta perché è di destra, trad. it., Mondadori, Milano 2005.
17
Esegesi biblica e Concilio Ecumenico
Vaticano II. Una riflessione
sull’esortazione apostolica postsinodale
Verbum Domini di Papa Benedetto XVI
Don Pietro Cantoni e Massimo Introvigne

L’11 novembre 2010 Papa Benedetto XVI ha reso pubblica l’esortazione


apostolica postsinodale Verbum Domini, datata 30 settembre 20101. In questo
contributo non intendiamo esporre riassuntivamente il corposo documento, ma
commentarne alcuni aspetti che attengono all’esegesi biblica, al Magistero e al-
l’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). Si tratta di
aspetti rilevanti per il dibattito avviato da alcuni critici dello stesso Concilio2.
In un discorso ormai famoso, tenuto il 22 dicembre 2005 ai membri della
Curia Romana, Papa Benedetto XVI ha criticato le interpretazioni del Concilio
Ecumenico Vaticano II che ne leggono i documenti secondo un’«ermeneutica
della discontinuità e della rottura»3 rispetto al Magistero precedente della Chie-
sa, purtroppo assai diffusa e anzi in molti ambienti prevalente, raccomandando
invece una «giusta ermeneutica»4, insieme «del rinnovamento nella continui-
tà»5 e «della riforma»6. Alcuni dei numerosi commentatori di questo storico di-
scorso hanno rilevato che non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. In-
fatti ora si tratta di riprendere in mano i documenti del Concilio Ecumenico Va-
ticano II, uno per uno, interpretandoli secondo la «giusta ermeneutica» e tenen-
do conto sia del Magistero precedente sia di quello successivo.

1
Cfr. Benedetto XVI, Esortazione Apostolica Postsinodale «Verbum Domini» all‟Epi-
scopato, al Clero, alle Persone Consacrate e ai Fedeli Laici sulla Parola di Dio nella
vita e nella missione della Chiesa, del 30-9-2010; i rimandi al documento — di cui sono
rispettati i cambi di carattere — sono fra parentesi nel testo, indicati con il numero di
paragrafo.
2
Cfr. M. Introvigne, Alleanza Cattolica e il Concilio Ecumenico Vaticano II, in questo
numero, pp. 35-63.
3
Benedetto XVI, Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della
Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, del 22-12-2005, in Insegna-
menti di Benedetto XVI, vol. I, 2005. (Aprile-Dicembre), Libreria Editrice Vaticana, Cit-
tà del Vaticano 2006, pp. 1018-1032 (p. 1024).
4
Ibidem.
5
Ibidem.
6
Ibidem.
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Nella Verbum Domini Papa Benedetto XVI fa appunto questo, e ci mostra


la giusta ermeneutica — per così dire — in azione. Dopo la XII Assemblea Ge-
nerale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si è celebrata in Vaticano dal 5 al
26 ottobre 2008 e che ha avuto per tema La Parola di Dio nella vita e nella mis-
sione della Chiesa, il Papa rilegge metodicamente la Costituzione dogmatica
sulla divina Rivelazione Dei Verbum del Concilio Ecumenico Vaticano II7, che
definisce «pietra miliare nel cammino ecclesiale» (n. 3), riconoscendo «i grandi
benefici apportati da questo documento» (ibidem), e allo scopo si serve sia del
Magistero precedente — in particolare di Papa Leone XIII (1878-1903) e del
venerabile Papa Pio XII (1939-1958) —, sia di documenti successivi al Conci-
lio, del servo di Dio Papa Paolo VI (1963-1978), del venerabile Papa Giovanni
Paolo II (1978-2005) e dello stesso Papa Benedetto XVI. Nel medesimo tempo, il
regnante Pontefice formula osservazioni generali utili non solo per l’esegesi bi-
blica ma anche per il giusto accostamento nei confronti del Magistero della Chie-
sa in genere e dei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II in particolare.

1. L’esegesi della Bibbia secondo la Verbum Domini


Insegna la Verbum Domini che «[...] non v‟è alcuna comprensione auten-
tica della Rivelazione cristiana al di fuori dell‟azione del Paraclito» (n. 15),
dello Spirito Santo, che dapprima «[...] ispira gli autori delle sacre Scritture» (i-
bidem), quindi «[...] sostiene e ispira la Chiesa nel compito di annunciare la
Parola di Dio» (ibidem). Quanto agli autori sacri, i due concetti fondamentali
sono quelli dell’ispirazione e della verità: «[...] come il Verbo di Dio si è fatto
carne per opera dello Spirito Santo nel grembo della Vergine Maria, così la sa-
cra Scrittura nasce dal grembo della Chiesa per opera dello Spirito Santo» (n.
19). L’ispirazione dello Spirito Santo non è una mera dettatura: la Chiesa «[...]
riconosce tutta l‟importanza dell‟autore umano che ha scritto i testi ispirati e,
al medesimo tempo, Dio stesso come vero autore» (ibidem).
Papa Benedetto XVI insiste su «[...] quanto il tema dell‟ispirazione sia
decisivo» (ibidem) per una «corretta ermeneutica» (ibidem). Se si misconosce
l’importanza dell’autore umano si adotta — si potrebbe dire — l’atteggiamento
che l’islam ha di fronte al Corano, considerato un testo letteralmente «dettato» e
non semplicemente ispirato da Dio, e si cade in forme di fondamentalismo. Ma,
se «[...] si affievolisce in noi la consapevolezza dell‟ispirazione» (ibidem) divi-
na, allora «[...] si rischia di leggere la Scrittura come oggetto di curiosità stori-
ca e non come opera dello Spirito Santo» (ibidem). Ultimamente, come insegna
la Dei Verbum, è lo Spirito Santo, e non lo studio storico degli atteggiamenti dei
loro autori e delle circostanze della loro redazione, che garantisce la verità delle
Scritture: «Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asserisco-

7
Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione
«Dei Verbum», del 18-11-1965.
20
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

no è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguen-


za, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore
la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre Let-
tere»8.
Quanto all’azione dello Spirito Santo in relazione alla comprensione della
Sacra Scrittura nella Chiesa, l’affermazione di Papa Benedetto XVI è molto for-
te: «[...] senza l‟azione efficace dello “Spirito della Verità” (Gv 14,16) non è
dato di comprendere le parole del Signore» (n. 16). Così hanno insegnato i Pa-
dri della Chiesa e i dottori. Per san Girolamo (347-419/420) «[...] non possiamo
arrivare a comprendere la Scrittura senza l‟aiuto dello Spirito Santo che l‟ha
ispirata» (ibidem). E «Riccardo di San Vittore [1110 ca.-1173] ricorda che oc-
corrono “occhi di colomba”, illuminati ed istruiti dallo Spirito, per comprende-
re il testo sacro» (ibidem).
Non si tratta di un’affermazione priva di conseguenze. «Riaffermando il
profondo legame tra lo Spirito Santo e la Parola di Dio, abbiamo anche posto
le basi per comprendere il senso ed il valore decisivo della viva Tradizione» (n.
17) nella sua relazione con la Sacra Scrittura, e per interpretare correttamente la
Dei Verbum. Appare allora con evidenza il fatto che «il Concilio Vaticano II ri-
corda [...] come questa Tradizione di origine apostolica sia realtà viva e dina-
mica: essa “progredisce nella Chiesa con l‟assistenza dello Spirito Santo”; non
nel senso che essa muti nella sua verità, che è perenne. Piuttosto “cresce… la
comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse”, con la contem-
plazione e lo studio, con l‟intelligenza data da una più profonda esperienza spi-
rituale e per mezzo “della predicazione di coloro i quali con la successione epi-
scopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità”» (ibidem; le citazioni sono
dalla Dei Verbum, n. 8.). Se si legge la Dei Verbum meditando sull’azione dello
Spirito Santo ci si convince che «la viva Tradizione è essenziale affinché la
Chiesa possa crescere nel tempo nella comprensione della verità rivelata nelle
Scritture» (n. 17): «in definitiva, è la viva Tradizione della Chiesa a farci com-
prendere in modo adeguato la sacra Scrittura come Parola di Dio» (ibidem).
Una parte cospicua — circa un quarto — dell’esortazione apostolica Ver-
bum Domini è consacrata all’interpretazione del n. 12 della Dei Verbum. Si trat-
ta di un passaggio d’importanza centrale della Costituzione conciliare, che con-
viene anzitutto rileggere: «Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mez-
zo di uomini alla maniera umana, l‟interprete della sacra Scrittura, per capir
bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa
gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con
le loro parole. Per ricavare l‟intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra
l‟altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta
ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri

8
Ibid., n. 11.
21
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

generi di espressione. È necessario adunque che l‟interprete ricerchi il senso


che l‟agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tem-
po e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva
esprimere ed ha di fatto espresso. Per comprendere infatti in maniera esatta ciò
che l‟autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia
agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai
tempi dell‟agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei
rapporti umani»9.
«Perciò — continua la Dei Verbum — dovendo la sacra Scrittura esser
letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scrit-
ta, per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non mi-
nore diligenza al contenuto e all‟unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto
della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell‟analogia della fede. È compito de-
gli esegeti contribuire, seguendo queste norme, alla più profonda intelligenza
ed esposizione del senso della sacra Scrittura, affinché mediante i loro studi, in
qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Quanto, infatti, è
stato qui detto sul modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima
istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero
di conservare e interpretare la parola di Dio»10. Per interpretare questa parte
della Dei Verbum il Papa dà rilievo anche al documento del 1993 della Pontifi-
cia Commissione Biblica L‟interpretazione della Bibbia nella Chiesa11, che cita
ripetutamente anche se non ne riprende tutti i passaggi.
La chiave di lettura proposta da Papa Benedetto XVI è subito enunciata:
«[...] il legame intrinseco tra Parola e fede mette in evidenza che l‟autentica er-
meneutica della Bibbia non può che essere nella fede ecclesiale, che ha nel sì di
Maria il suo paradigma» (n. 29). Questo è il «[...] criterio fondamentale dell‟er-
meneutica biblica: il luogo originario dell‟interpretazione scritturistica è la vita
della Chiesa» (ibidem; corsivo nell’originale). L’esegesi biblica cattolica de-
v’essere condotta nella Chiesa e sotto la guida del Magistero. Diversamente, an-
ziché interpretare la Bibbia la falsifica. «[...] l‟ecclesialità dell‟interpretazione
biblica non è un‟esigenza imposta dall‟esterno» (n. 30). Non si tratta di «[...] un
criterio estrinseco cui gli esegeti devono piegarsi, ma è richiesta dalla realtà
stessa delle Scritture e da come esse si sono formate nel tempo» (n. 29). Dopo
tutto, quali testi fossero da considerare Sacra Scrittura è stato indicato dalla
Chiesa. E, «[...] come dice mirabilmente sant‟Agostino [354-430], “non crede-
rei al Vangelo se non mi ci inducesse l‟autorità della Chiesa cattolica”» (ibi-

9
Ibid., n. 12.
10
Ibidem.
11
Cfr. Pontificia Commissione Biblica, L‟interprétation de la Bible dans l‟Église, del
15-4-1993, in Enchiridion Vaticanum, vol. 13, Documenti Ufficiali della Santa Sede.
1991-1993, testo ufficiale e trad. it., EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1995,
pp. 1554-1733.
22
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

dem), mentre «san Girolamo ricorda che non possiamo mai da soli leggere la
Scrittura. Troviamo troppe porte chiuse e scivoliamo nell‟errore» (n. 30).
Ne consegue che «un‟autentica interpretazione della Bibbia deve essere
sempre in armonica concordanza con la fede della Chiesa cattolica» (ibidem), e
ogni esegeta deve sentire come rivolto a sé stesso l’ammonimento con cui «[...]
san Girolamo si rivolgeva ad un sacerdote: “Rimani fermamente attaccato alla
dottrina tradizionale che ti è stata insegnata, affinché tu possa esortare secondo
la sana dottrina e confutare coloro che la contraddicono”» (ibidem). «Approcci
al testo sacro che prescindano dalla fede possono suggerire elementi interes-
santi soffermandosi sulla struttura del testo e le sue forme; tuttavia, un tale ten-
tativo sarebbe inevitabilmente solo preliminare e strutturalmente incompiuto»
(ibidem). «La relazione tra la vita spirituale e l‟ermeneutica della Scrittura»
(ibidem) è sottolineata dalla stessa Pontificia Commissione Biblica nel documen-
to del 1993, che pure è molto tecnico: «La giusta conoscenza del testo biblico è
accessibile solo a colui che ha un‟affinità vissuta con ciò di cui parla il testo»12.
Se passiamo a interrogarci «sullo stato degli attuali studi biblici» (n. 31),
tenendo conto dello stesso documento del 1993 e nella linea tracciata dalla Dei
Verbum, ci troviamo davanti a luci e a ombre. Certo, «[...] è necessario ricono-
scere il beneficio derivato nella vita della Chiesa dall‟esegesi storico-critica e
dagli altri metodi di analisi del testo sviluppati nei tempi recenti» (n. 32), e riaf-
fermare che oggi per l’esegeta «[...] l‟attenzione a questi metodi è imprescindi-
bile» (ibidem). Né si tratta di una novità, perché — come il Papa ha richiamato
nel suo viaggio in Francia del 2008 e in altre occasioni — fin dalla «[...] cultura
monastica, cui dobbiamo ultimamente il fondamento della cultura europea»
(ibidem), e in tutta la «sana tradizione ecclesiale» (ibidem), gli esegeti si sono
sempre avvalsi della migliore cultura e scienza del loro tempo.
Dobbiamo però interpretare i riferimenti della Dei Verbum ai «nuovi me-
todi di analisi storica» (n. 33) alla luce del Magistero, servendoci in particolare
delle «encicliche Providentissimus Deus13 di Papa Leone XIII e Divino afflante
Spiritu14 [1943] di Papa Pio XII» (ibidem), di cui — ricorda Papa Benedetto
XVI, sempre attento agli anniversari — il venerabile Giovanni Paolo II ebbe oc-
casione di celebrare insieme, nel 1993, rispettivamente il centenario e il cin-
quantenario. Questi due testi fondamentali ci aiutano a sfuggire a due errori
contrapposti: interpretare la Bibbia con la sola ragione — che diventa razionali-

12
Ibid., p. 1641.
13
Cfr. Leone XIII, Litterae encyclicae «Providentissimus Deus» de studio Scripturae
Sacrae, del 18-11-1893, in Enchiridion delle Encicliche, vol. 3, Leone XIII. (1878-
1903), EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1997, ed. bilingue, pp. 804-861.
14
Cfr. venerabile Pio XII, Litt. encycl. «Divino afflante Spiritu» de sacrorum bibliorum
studiis opportune prevehendis, del 30-9-1943, in Enchiridion delle Encicliche, vol. 6,
Pio XII. (1939-1958), EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1995, ed. bilingue,
pp. 240-295.
23
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

smo — prescindendo dalla fede; e leggerla con la sola fede — secondo un falso
misticismo — prescindendo dalla ragione.
L’enciclica di Papa Leone XIII Providentissimus Deus «[...] ebbe il meri-
to di proteggere l‟interpretazione cattolica della Bibbia dagli attacchi del ra-
zionalismo, senza però rifugiarsi in un senso spirituale staccato dalla storia» (i-
bidem). Nell’enciclica Divino afflante Spiritu il venerabile Papa Pio XII invece
«[...] si trovava di fronte agli attacchi dei sostenitori di un‟esegesi cosiddetta
mistica che rifiutava qualsiasi approccio scientifico» (ibidem). Papa Pacelli,
«[...] con grande sensibilità, ha evitato d‟ingenerare l‟idea di una dicotomia fra
l‟“esegesi scientifica” per l‟uso apologetico e l‟“interpretazione spirituale ri-
servata all‟uso interno”» (ibidem). Celebrando nel 2008 il cinquantenario della
morte del venerabile Papa Pio XII, Papa Benedetto XVI ricordava fra i suoi in-
segnamenti più importanti e attuali proprio la Divino afflante Spiritu. «L‟appro-
fondimento dei “generi letterari”, che intendeva comprendere meglio quanto
l‟autore sacro aveva voluto dire — spiegava Papa Benedetto XVI —, fino al
1943 era stato visto con qualche sospetto, anche per gli abusi che si erano veri-
ficati. L‟Enciclica ne riconosceva la giusta applicazione, dichiarandone legitti-
mo l‟uso per lo studio non solo dell‟Antico Testamento, ma anche del Nuovo»15.
A ben vedere, «[...] entrambi i documenti [la Providentissimus Deus e la Divino
afflante Spiritu] rifiutano “la rottura tra l‟umano e il divino”» (ibidem), dunque
fra fede e ragione.
Alla loro luce dobbiamo leggere «l‟ermeneutica biblica conciliare» (n.
34) del Concilio Ecumenico Vaticano II che si è espressa nella Dei Verbum.
Correttamente interpretato, il fondamentale n. 12 della Costituzione conciliare
da una parte «[...] sottolinea come elementi fondamentali per cogliere il signifi-
cato inteso dall‟agiografo lo studio dei generi letterari e la contestualizzazio-
ne» (ibidem). Ma, «dall‟altra» (ibidem), «[...] indica tre criteri di base per tene-
re conto della dimensione divina della Bibbia: 1) interpretare il testo conside-
rando l‟unità di tutta la Scrittura; questo oggi si chiama esegesi canonica; 2)
tenere presente la Tradizione viva di tutta la Chiesa; e, infine, 3) osservare l‟a-
nalogia della fede» (ibidem).
Se non si tiene conto di questi criteri si separano — come in altri campi
— ragione e fede, il che nell’esegesi biblica purtroppo oggi «[...] avviene anche
ai livelli accademici più alti» (n. 35), producendo un’«ermeneutica secolarizza-
ta» (ibidem) che è uno dei frutti avvelenati dell’interpretazione del Concilio
Ecumenico Vaticano II secondo gl’infausti princìpi della discontinuità e della
rottura. Papa Benedetto XVI indica tre caratteristiche dell’«ermeneutica secola-
rizzata»: legge la Bibbia come «un testo solo del passato» (ibidem); è convinta
che «[...] il Divino non appare nella storia umana» (ibidem) e «[...] nega la pos-
15
Benedetto XVI, Omelia nel cinquantesimo anniversario della morte del servo di Dio
Pio XII, del 9-10-2008, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. IV, 2, 2008. (Luglio-Di-
cembre, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, pp. 471-476 (p. 475).
24
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

sibilità dell‟ingresso e della presenza del Divino nella storia» (ibidem), così
che, «[...] quando sembra che vi sia un elemento divino, lo si deve spiegare in
altro modo» (ibidem); e getta «[...] un dubbio sui misteri fondamentali del cri-
stianesimo e sul loro valore storico, come ad esempio l‟istituzione del-
l‟Eucarestia e la risurrezione di Cristo» (ibidem). E tutto questo avvelena anche
la vita spirituale, la pastorale, «la preparazione delle omelie» (ibidem); «[...]
produce a volte incertezza e poca solidità nel cammino formativo intellettuale
anche di alcuni candidati ai ministeri ecclesiali» (ibidem).
Il problema, insiste Papa Benedetto XVI, non riguarda solo l’esegesi bi-
blica ma «[...] il corretto rapporto tra fede e ragione. Infatti, l‟ermeneutica se-
colarizzata della sacra Scrittura è posta in atto da una ragione che struttural-
mente vuole precludersi la possibilità che Dio entri nella vita degli uomini e che
parli agli uomini in parole umane» (n. 36). Così, è opportuno che la Dei Ver-
bum sia letta tenendo conto anche dell’enciclica Fides et ratio16, del venerabile
Papa Giovanni Paolo II, la quale — insieme a una serie d’interventi dello stesso
Papa Benedetto XVI, esplicitamente richiamati — può insegnarci da una parte
che «[...] occorre una fede che mantenendo un adeguato rapporto con la retta
ragione non degeneri mai in fideismo, il quale nei confronti della Scrittura di-
venterebbe fautore di letture fondamentaliste» (ibidem), mentre dall’altra «[...] è
necessaria una ragione che indagando gli elementi storici presenti nella Bibbia
si mostri aperta e non rifiuti aprioristicamente tutto ciò che eccede la propria
misura» (ibidem).
In entrambi i casi — del fondamentalismo e del razionalismo — si apre la
strada a «interpretazioni soggettivistiche ed arbitrarie» (n. 44) del testo sacro. Il
fondamentalismo, che «[...] tende a trattare il testo biblico come se fosse stato
dettato parola per parola dallo Spirito» (ibidem), in realtà «[...] rifiutando di
tener conto del carattere storico della rivelazione biblica, si rende incapace di
accettare pienamente la verità della stessa Incarnazione» (ibidem). D’altro can-
to, «[...] coltivare un concetto di ricerca scientifica che si ritenga neutrale nei
confronti della Scrittura» (n. 47) significa precludersi la sua vera comprensione,
con conseguenze molto gravi — quando questa forma di razionalismo penetra
nelle università cattoliche e nei seminari — anche nella formazione dei candida-
ti al sacerdozio.
L’ascolto della Tradizione e l’attenzione, «[...] dalla quale nessuno può
prescindere» (n. 49), ai santi — ognuno dei quali parte, per così dire, da un ver-
setto scritturistico e lo vive in pienezza, così che «[...] costituisce come un rag-
gio di luce che scaturisce dalla Parola di Dio» (ibidem) — aiuta anche a tornare
all’antica questione della relazione fra senso letterale e senso spirituale della Sa-
16
Cfr. venerabile Giovanni Paolo II, Litterae encyclicae «Fides et ratio» cunctis ca-
tholicae Ecclesiae Episcopis de necessitatibus natura inter utramque, del 14-9-1998, in
Enchiridion delle Encicliche, vol. 8, Giovanni Paolo I. Giovanni Paolo II. (1978-1998),
EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1998, ed. bilingue, pp. 1808-2001.
25
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

cra Scrittura. Non dimenticando quanto «[...] san Tommaso d‟Aquino [1225 ca.-
1274] afferma: “tutti i sensi della sacra Scrittura si basano su quello lettera-
le”» (n. 37), il Papa ricorda come i medioevali distinguevano fra quattro sensi
delle Scritture — letterale, allegorico, morale e anagogico: gli ultimi tre, spiega,
sono suddivisioni del senso spirituale — ricordando, come aveva già fatto in
Francia, il distico contenuto nel Rotulus pugillaris del domenicano Agostino di
Dacia (?-1282): «Littera gesta docet, quid credas allegoria, moralis quid agas,
quo tendas anagogia. La lettera insegna i fatti, l‟allegoria che cosa credere, il
senso morale che cosa fare e l‟anagogia dove tendere» (ibidem), citato anche
nel Catechismo della Chiesa Cattolica17.
Questo tradizionale riferimento ai sensi spirituali ci segnala che «[...] Dio
stesso, infatti, non è mai presente già nella semplice letteralità del testo. Per
raggiungerlo occorre un trascendimento e un processo di comprensione» (n.
38), di cui il n. 12 della Dei Verbum c’indica una via maestra: «[...] un tale tra-
scendimento non può avvenire nel singolo frammento letterario se non in rap-
porto alla totalità della Scrittura» (ibidem). Qui, per comprendere «[...] quanto
affermato nel numero 12 della Costituzione dogmatica Dei Verbum, indicando
l‟unità interna di tutta la Bibbia come criterio decisivo per una corretta erme-
neutica della fede» (n. 39), «rimangono per noi una guida sicura le espressioni
di Ugo di San Vittore [1096 ca.-1141]: “Tutta la divina Scrittura costituisce un
unico libro e quest‟unico libro è Cristo, parla di Cristo e trova in Cristo il suo
compimento”» (ibidem).
Tutto rimanda al tema centrale della Dei Verbum, ribadito nel n. 10 della
Costituzione conciliare: «[...] la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il Magi-
stero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente
connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre» (n.
47). Questo è il vero «insegnamento del Concilio Vaticano II» (ibidem): «lo stu-
dio della sacra Scrittura» (ibidem) deve avvenire «nella comunione della Chie-
sa universale» (ibidem) e — come afferma ancora la Dei Verbum al n. 23 —
«sotto la vigilanza del Sacro Magistero» (n. 45).

2. L’esegesi del Magistero


La Verbum Domini tratta anzitutto di esegesi biblica; quindi, di come in-
terpretare correttamente uno specifico documento del Concilio Ecumenico Vati-
cano II, la Costituzione dogmatica Dei Verbum. Tuttavia alcuni princìpi che fis-
sa sono rilevanti per l’esegesi del Magistero cattolico in genere e dei documenti
dell’ultimo Concilio in particolare. In discussioni sul tema18 è emersa — da par-
te di alcuni critici dei documenti di tale Concilio — una tesi di fondo di natura
non solo storica ma anche sociologica: che l’evento conciliare, proprio in quan-

17
Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, dell’11-10-1992, n. 118
18
Cfr. M. Introvigne, art. cit.
26
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

to evento globale, è un tutto che comprende — senza che sia possibile separarli
— le discussioni in aula, l’azione delle lobby, la presentazione ai media durante
e dopo il Concilio, la teologia dei circoli che hanno preceduto e preparato l’e-
vento conciliare, le sue conseguenze e, infine, i suoi documenti. Se è così, sepa-
rare i documenti dall’evento e anche dalle conseguenze del Concilio — cioè da
quel postconcilio dove ha prevalso l’ermeneutica della discontinuità e della rot-
tura — è insieme illegittimo e impossibile. Si ammette, certo, che fra testi e
contesto è possibile una distinzione. Ma questa distinzione, in quanto dichiara
illegittima una valutazione autonoma dei documenti, rimane puramente astratta.
I documenti fanno parte dell’evento, di cui — si suggerisce — forse non sono
neppure la parte più importante, e fuori dell’evento perdono il loro significato.
Se la discontinuità e la rottura sono apparse egemoniche nella fase postconcilia-
re dell’evento e in alcune discussioni fra Padri conciliari, allora anche i docu-
menti devono essere per forza coinvolti in questa egemonia.
Questa tesi fa riferimento a una nozione di evento globale che è sociolo-
gicamente sbagliata. Certo, osservare un evento nella sua globalità — sia pure
perdendo di vista, per un momento, le sue singole componenti — può apportare
elementi utili a un’analisi di quanto è avvenuto. Ma non esaurisce quest’analisi.
Se si tratta di documenti, in realtà questi possono sempre essere separati — e
non soltanto formalmente distinti — dalle discussioni che li hanno preceduti e
dalle applicazioni che li hanno seguiti. Nessun giurista penserebbe di opporre a
una legge gl’interventi nell’aula del Parlamento che l’ha votata, di chi si è
espresso a favore o contro il suo testo o la dottrina presente nella letteratura cui
ha fatto riferimento. I lavori preparatori possono essere un punto di riferimento
interpretativo, ma non prevalgono mai sul testo della legge. E il fatto che a una
legge non si ubbidisca, o che se ne tragga pretesto per comportarsi al contrario
di quanto afferma, a rigore non ci dice nulla della sua corretta interpretazione:
abusum non tollit usum.
La sociologia, inoltre, non è l’unica scienza di cui servirsi per leggere i
documenti del Magistero, compresi quelli del Concilio Ecumenico Vaticano II,
e comunque non afferma affatto che sia impossibile la distinzione logica fra un
testo e il suo contesto. Se il testo fosse assorbito e fagocitato dal contesto, il che
naturalmente potrebbe essere affermato di qualunque documento che si presenta
come autorevole, perderebbe il suo specifico significato e ci troveremmo in una
sorta di strutturalismo dove ogni affermazione è smontata e decostruita in un
gioco di riferimenti perpetuo dove nulla ha più autorità. La vera scienza serve a
spiegare i documenti. Non serve più se li fa a pezzi.
A questo punto cadono a proposito le osservazioni della Verbum Domini
per relazione al metodo storico-critico nell’esegesi biblica. Neanche il più «ul-
tramontano» sostenitore del Magistero pontificio penserebbe di mettere sullo
stesso piano gl’insegnamenti dei Pontefici o di un Concilio e la Sacra Scrittura.
Tuttavia l’espressione citata, proprio della Costituzione conciliare Dei Verbum,
27
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

secondo cui «[...] la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il Magistero della


Chiesa [...] sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste
realtà sussiste senza le altre»19, permette una prudente analogia. Come abbiamo
visto la Verbum Domini afferma che «approcci al testo sacro che prescindano
dalla fede» (n. 30), per quanto approfondiscano gli elementi storici, «possono
suggerire elementi interessanti [...]; tuttavia, un tale tentativo sarebbe inevita-
bilmente solo preliminare e strutturalmente incompiuto» (ibidem).
Lo stesso vale, mutatis mutandis, per il Magistero. Come per la Bibbia,
anche di un testo di Magistero è possibile studiare la Redaktionsgeschichte, la
«storia della redazione», e anche la Formgeschichte, la «storia della forma». Si
tratta di elementi che, ci assicura Papa Benedetto XVI sulla scia della Divino
afflante Spiritu del venerabile Papa Pio XII e della Dei Verbum, hanno un loro
interesse e non vanno certo trascurati. Tuttavia la storia della redazione di un te-
sto e quella degli ambienti e delle forme di pensiero che si trovano in una qual-
che relazione con la sua genesi, offrono solo un accostamento «preliminare»
(ibidem) e «incompiuto» (ibidem). Ultimamente, per determinare il suo signifi-
cato, occorrerà anzitutto considerare il suo tenore letterale, da cui occorre sem-
pre partire per non far dire al testo qualunque cosa venga in mente all’interprete,
quindi applicare un’ermeneutica che abbia al suo centro l’analogia fidei, per cui
una qualsiasi voce — locus theologicus — nella variegata sinfonia della Tradi-
zione dev’essere interpretata in armonia con tutte le altre.
Così, per esempio, sapere che il tal Padre conciliare nell’aula del Concilio
Ecumenico Vaticano II espresse posizioni discutibili a proposito di un testo poi
approvato, e che i redattori materiali di parti del documento erano di cattivi co-
stumi o dottrina o facevano parte di lobby male orientate, non è del tutto privo
d’interesse, ma limitarsi a questi elementi non è solo parziale: è sbagliato. È una
regola fondamentale dell’interpretazione quella secondo cui il testo prevale su
qualunque elemento eventualmente contrario che si ricavi dalla storia della sua
redazione. Ragionare diversamente significa, come si è accennato, distruggere
l’autorità di qualunque documento. Tanto più questo vale per le encicliche, per i
documenti di un Concilio Ecumenico o per altri testi di quel Magistero che è,
come ci ricordano la Dei Verbum e ora la Verbum Domini, cosa sacra.
Dunque, ancora relativamente al Concilio Ecumenico Vaticano II, le rico-
struzioni storiche dei movimenti e delle discussioni che precedettero l’approva-
zione dei documenti del Concilio — per non parlare di quelle che la seguirono
—, parafrasando quanto la Verbum Domini afferma della Sacra Scrittura, «[...]
possono suggerire elementi interessanti» (ibidem), ma un accostamento fondato
su queste discussioni è solo «preliminare» (ibidem) e, se ci si ferma solo agli
elementi storici, è destinato a rimanere «incompiuto» (ibidem). Una volta che il

19
Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione
«Dei Verbum», cit., n. 10.
28
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

testo conciliare è stato approvato, e promulgato dal Pontefice, diventa Magistero


da leggere — come soleva dire il card. Giuseppe Siri (1906-1989) — in ginoc-
chio20. Cercare di squalificare il testo magisteriale riferendosi a quanto a vario
titolo ha preceduto la sua approvazione significa cadere nello stesso errore me-
todologico che si rimprovera a quegli esegeti imprigionati nelle sole Formge-
schichte e Redaktionsgeschichte per cui gli elementi storici e il contesto preval-
gono sul senso teologico del testo, come quando — per esempio — si pretende
di correggere i Vangeli canonici servendosi della famosa «fonte Q», una crea-
zione puramente congetturale che, in quanto tale, non ha nessun riscontro do-
cumentale.

3. Il Concilio Ecumenico Vaticano II: un’eccezione?


Un’obiezione che da certa letteratura «anti-conciliarista»21 — l’espressio-
ne è di Papa Benedetto XVI — si muove al ragionamento che abbiamo appena
svolto, applicato all’ultimo Concilio, è la seguente: il Concilio Ecumenico Vati-
cano II non è un Concilio come gli altri. Non lo è perché non ha emanato defi-
nizioni dogmatiche con corrispondenti condanne, e perché i suoi documenti — a
differenza di tutti gli altri Concili — non hanno chiuso la discussione, ma al
contrario l’hanno aperta, prestandosi a ipotesi interpretative disparate.
In realtà, il fatto di non proporre definizioni dogmatiche non è una carat-
teristica propria del Concilio Ecumenico Vaticano II. Se si accetta la lista recep-
ta dei Concili Ecumenici, basterebbe chiedersi quali mai siano i dogmi definiti
dai Concili Lateranense I, del 1123; II, del 1139; III, del 1179, e V, del 1512-
1517. Se si ammette che i Concili Ecumenici sono infallibili se e solo se defini-
scono in modo straordinario, qual è il valore dei capitoli dottrinali del Concilio
di Trento (1545-1563) e del Vaticano I (1869-1870) e in generale di tutte le par-
ti non definitorie in senso stretto degli altri Concili? Sarebbe assurdo rispondere
che tale valore non esiste, o che queste parti — in quanto non definiscano —
possano essere tranquillamente rifiutate dai fedeli.
L’assenso del fedele cattolico sarebbe dovuto anche qualora nulla nel
Concilio Ecumenico Vaticano II — o solo quanto è letteralmente ripreso dal
Magistero precedente — fosse insegnato in modo definitivo, il che non è assolu-

20
«[...] il sacrosanto Concilio Vaticano II, che tutti farebbero bene a leggere in ginoc-
chio con intelligenza ed umiltà» (card. Giuseppe Siri, Il criterio, in Renovatio. Rivista di
teologia e cultura, anno XIII, n. 3, Genova luglio-agosto-settembre 1978, pp. 293-296
[p. 295]; ora anche in Idem, Il dovere dell‟ortodossia. Editoriali di «Renovatio» e note
al clero, Opere del cardinale Giuseppe Siri, vol. XIII, con Introduzione di monsignor
Brunero Gherardini, Giardini, Pisa 1987, p. 123).
21
Cfr. Benedetto XVI, Incontro con il clero delle Diocesi di Belluno-Feltre e di Treviso
ad Auronzo di Cadore, del 24-7-2007, in Insegnamenti di Benedetto XV, vol. III, 2,
2007. (Luglio-Dicembre), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2008, pp. 56-77
(pp. 75-76).
29
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

tamente certo. Vi sono anzi ottimi argomenti per pensare il contrario. Per co-
stante insegnamento, «[...] anche il Magistero non definitivo (detto anche “au-
tentico”) esige la nostra adesione, peraltro non solo esterna ma anche con un
assenso interno della nostra intelligenza e della nostra volontà»22. È inoltre dot-
trina della Chiesa, certa e mai messa in dubbio da nessun teologo cattolico, che i
documenti di un Concilio Ecumenico legittimamente convocato e, soprattutto,
legittimamente promulgati da tutto il corpo insegnante della Chiesa cum Petro
et sub Petro non possono assolutamente contenere eresie.
Cosa che non ha niente a che vedere con l’antica questione de Papa hae-
retico, e neppure con la legittima resistenza ad atti della suprema autorità che
siano contrari alla fede o la mettano in pericolo. La dottrina diffusa nelle opere
dei grandi teologi e nei manuali riguarda infatti atti puntuali e rari, mentre qui ci
troviamo davanti ad atti magisteriali di tutta la Chiesa docente, a un Magistero
papale ordinario che copre un arco di tempo di più di quarant’anni, solidali con
atti quali la promulgazione di un Catechismo universale della Chiesa — il se-
condo — e di un Codice di Diritto Canonico, anch’esso il secondo della sua sto-
ria. Senza contare le canonizzazioni, che è opinione comune dei teologi ritenere
infallibili, e le beatificazioni — compresa quella del Papa che convocò il Conci-
lio, il beato Papa Giovanni XXIII (1958-1963) — cui comunque, in ossequio a
questa dottrina comune, va ascritto un altissimo grado di autorevolezza.
L’intervento di Papa Benedetto XVI del 22 dicembre 2005 da questa let-
teratura è palesemente frainteso. Il Papa ha parlato infatti in esso di due ermene-
tiche del Vaticano II che si sono affrontate e hanno litigato fra di loro. L’una
«[...] ha portato confusione»23, l’altra «[...] ha portato e porta frutti»24. Qui il
Pontefice non avanza una proposta teologica, ma interviene su una questione
delicatissima, in una sede elevatissima — la Curia Romana —, con l’autorità
del suo Magistero ordinario. Il fatto che parli di due ermeneutiche non significa
che si tratta di questioni discutibili, a proposito delle quali traccia uno status
quaestionis su cui ciascuno ha diritto a costruire la sua personale opinione. Al
contrario, come insegna il venerabile Papa Pio XII, «se [...] i Sommi Pontefici
nei loro atti emanano di proposito una sentenza in materia finora controversa,
è evidente per tutti che tale questione, secondo l‟intenzione e la volontà degli
stessi Pontefici, non può più costituire oggetto di libera discussione fra i teolo-
gi»25.

22
Dom Basile Valuet O.S.B., Débat autour du Concile Vatican II, in La Nef, n. 220,
Feucherolles (Francia) novembre 2010, pp. 16-17 (p. 16).
23
Benedetto XVI, Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della
Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, cit., p. 1024.
24
Ibidem.
25
Venerabile Pio XII, Litt. encycl. «Humani generis» de nonnullis falsis opinionibus,
quae catholicae doctrinae fundamenta subruere minantur, del 12-8-1950, in Enchiri-
dion delle Encicliche, vol. 6, cit., pp. 628-661 (p. 643).
30
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

La posta in gioco infatti non è l’interpretazione teologica del Concilio


Ecumenico Vaticano II, che può certo rimanere oggetto di discussione, ma la
sua accettazione — cioè l’«ermeneutica della riforma»26 o «del rinnovamento
nella continuità»27 — o il suo rifiuto, cioè l’ermeneutica della rottura. Ritenere
infatti che un documento contraddica quanto dalla Chiesa sempre insegnato
equivale, in un’ottica di fede, al suo rifiuto. Una volta accettato l’ultimo Conci-
lio come momento di quell’atto continuo e complesso con cui la Chiesa ci «[...]
propone a credere» ciò che è rivelato da Dio — ripensiamo all’Atto di fede del
Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio28, facendo attenzione a quello
che non dice: «ci obbliga a credere ―con minaccia di scomunica‖» — allora si
potrà anche discutere sulla sua più precisa e articolata interpretazione. Così co-
me — analogamente e non univocamente — una volta accettate le sacre Scrittu-
re come appartenenti a un unico Libro ispirato da Dio e affidato alla Chiesa per
la sua spiegazione autentica, ci si può per esempio ritenere liberi di optare per
l’interpretazione, di un dato passo, proposta da san Giovanni Crisostomo
(344/354-407), da Cornelio a Lapide (1567-1637) o da Heinrich Schlier (1900-
1978).
Papa Benedetto XVI ha paragonato i problemi di ermeneutica del Conci-
lio Ecumenico Vaticano II a quelli relativi al Concilio di Nicea. La letteratura
che critichiamo, in disaccordo con il Pontefice, obietta: i documenti di Nicea
erano chiarissimi, e la crisi che seguì derivò solo dalla protervia degli eretici che
non volevano accettare quel Concilio, mentre i documenti del Vaticano II sono
pieni di ambiguità, tanto più se li si legge come parte di un «evento» globale che
comprende le discussioni precedenti alla loro promulgazione e il postconcilio, e
che rivela almeno alcuni di loro, una volta letti all’interno dell’evento, non solo
come ambigui ma come eretici.
Ora — come abbiamo già osservato — i termini in cui il Papa pone il
problema non sono quelli di un legittimo «conflitto d’interpretazioni», ma del
contrapporsi — nell’ottica di quell’«interpretazione» del messaggio divino che
è la fede — di un sì o di un no. Non si tratta neppure di un intervento assoluta-
mente nuovo che correggerebbe in ritardo una primitiva lettura del Concilio
Ecumenico Vaticano II mediante la metafora trionfalistica della «nuova Pente-
coste», che è — appunto — una metafora: in realtà l’interpretazione in confor-
mità con tutta la Tradizione della Chiesa è quanto il Magistero ha sempre af-
fermato, prima, durante e dopo il Concilio con il beato Papa Giovanni XXIII,
con il servo di Dio Papa Paolo VI e con il venerabile Papa Giovanni Paolo II. Si

26
Benedetto XVI, Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della
Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, cit., p. 1024.
27
Ibidem.
28
Atto di fede, in Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, del 28-6-2005, Pre-
ghiere comuni, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano-Edizioni San Paolo, Cini-
sello Balsamo (Milano) 2005, pp. 165-176 (p. 175).
31
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

tratta d’altronde — puramente e semplicemente — del costante e ininterrotto


richiamo da parte del Magistero ordinario della Chiesa di quella già richiamata
norma generale d’interpretazione teologica che si chiama tecnicamente analogia
fidei.
Venendo al Concilio di Nicea, il patrologo Manlio Simonetti ha autore-
volmente dimostrato che il significato di homoousios, espressione centrale di
quel Concilio riferita a Gesù Cristo che è dichiarato «della stessa sostanza» del
Padre, era a quell’epoca tutt’altro che chiaro. «L‟equivocità di homoousios di-
pendeva dalla polivalenza di ousia che poteva indicare, fra l‟altro, sia l‟essenza
individuale di un oggetto (= ipostasi), sia l‟essenza comune a tutti gli esseri di
uno stesso genere, secondo la distinzione aristotelica fra prima e seconda ou-
sia: di qui il pericolo di interpretare l‟espressione nel senso che il Figlio parte-
cipa della stessa essenza individuale, cioè della stessa ipostasi del Padre»29.
Il beato John Henry Newman (1801-1890) nel suo Gli ariani del IV seco-
lo, opera giovanile che presenta i limiti di un’impostazione storica oggi ritenuta
ampiamente superata, dà «[...] la netta impressione che solo i Niceni siano orto-
dossi, mentre oggi si riconosce che anche molti ecclesiastici che non vollero ac-
cettare il Credo di Nicea (perché pensavano che compromettesse la distinzione
del Figlio dal Padre) [...] furono perfettamente ortodossi: sono Basilio di Ancy-
ra [336 ca.-360] e i suoi seguaci, che Epifanio [315-403] denominò, ingiusta-
mente, semiariani. Ché anzi proprio a questo ambiente teologico si ispirò Basi-
lio il Grande [329-379] a cui si deve la interpretazione di Nicea che risolse i
contrasti e le difficoltà»30.
Lo stesso beato Newman nella sua opera matura Lo sviluppo della dottri-
na cristiana scrive: «Dobbiamo tener presente che nel periodo preniceno vi è
stato un solo grande Concilio dottrinale. Lo si tenne ad Antiochia, a metà del
III secolo [...]. Orbene, i Padri che si riunirono in quella occasione, condanna-
rono, quale che ne fosse la ragione per farlo, o almeno non accettarono, quan-
do se ne discusse, il termine homousion, che fu invece accolto successivamente
a Nicea come quello che caratterizzava la posizione contro Ario [256-336]»31.
Questa è infatti la grande idea sviluppata dal beato Newman: quello che gli av-
versari della Chiesa Cattolica hanno considerato come un groviglio di contrad-
dizioni, in cui «[...] i Papi contraddicono altri Papi e dei Concili si ergono con-
tro altri Concili»32 è in realtà un meraviglioso e armonico sviluppo in cui la

29
Manlio Simonetti, La crisi ariana nel IV secolo, Institutum Patristicum «Augustinia-
num», Roma 1975, pp. 89-90; ma si veda tutta la sezione dedicata al simbolo niceno,
ibid., pp. 88-95.
30
Don Enzo Bellini (1934-1981), Introduzione, in John Henry Newman, Gli ariani del
IV secolo, trad. it., Jaca Book, Milano 1981, pp. XVII-XXXII (p. XXX).
31
J. H. Newman, Lo sviluppo della dottrina cristiana, trad. it., il Mulino, Bologna 1967,
p. 21.
32
Ibid., p. 132.
32
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

stessa idea, pur cambiando a volte molto sensibilmente nelle sue formulazioni,
cresce rimanendo sé stessa.
La dottrina della Chiesa c’insegna che il suo Magistero, senza essere un
«sacramento» in senso stretto, gode tuttavia di un’assistenza divina che ne ga-
rantisce — a determinate condizioni — l’efficacia, cioè la trasmissione della ve-
rità. La letteratura «anti-conciliarista» si affretta ad aggiungere che la promessa
della grazia è condizionata dall’umana collaborazione, e che questa spesso man-
ca fra gli ecclesiastici in tempi di crisi. Questa letteratura evita così però il noc-
ciolo della questione: siamo noi garantiti che in certi casi l’intervento di Dio si
produca oggettivamente, al di là delle soggettive debolezze umane? In campo
strettamente sacramentale questo fatto si è trovato espresso nella formula ex
opere operato del Concilio tridentino. Procedendo in analogia con l’ordine
strettamente sacramentale — analogia, quindi non univocità —, dobbiamo dire
che anche qui si dà, quodammodo, «in un certo senso», un ex opere operato. Ta-
le da fondare l’obiettività del fatto che la Chiesa rimanga sempre, nelle sue
istanze autentiche, «colonna e sostegno della verità» (1Tim. 3, 15).
Alla luce di questa analogia possiamo discernere qui il riemergere di una
tentazione che ha sempre attraversato la storia della Chiesa, dal donatismo dei
tempi di sant’Agostino, fino alla rivoluzione protestante, che ha indotto a far di-
pendere la realtà e l’oggettività dell’intervento salvifico di Dio dalla fede e dalla
moralità dei suoi ministri. Come il fatto che la Chiesa sia santa non mi garanti-
sce che tutti i suoi membri diventino santi, così il fatto che la verità sia sempre
presente nel Magistero universale della Chiesa non mi garantisce affatto che es-
sa sia umilmente accolta, intelligentemente compresa e adeguatamente trasmes-
sa. Ma gli errori di trasmissione e di applicazione, perfino i veri e propri tradi-
menti, non eliminano la verità contenuta nei documenti.
Così san Gregorio di Nazianzo (329 ca.-390) ci descrive l’assemblea del
Concilio Ecumenico Costantinopolitano I, del 381, nel suo «evento»: «I vescovi
gracchiavano come uno stormo di gazze, un baccano da bambini, un‟officina
appena avviata, una raffica di polvere, un vero uragano; nessuno di quelli che
sono perfetti nel timore di Dio e nell‟episcopato avrebbero osato dire una sola
parola. Discutevano disordinatamente e, come vespe, si avventavano diritto sul
volto, contestualmente. La vecchiaia venerabile, invece di correggere i giovani,
li assecondava»33. A questo Concilio dobbiamo il simbolo della nostra fede, che
recitiamo o cantiamo tutte le domeniche a Messa. No, il Concilio Ecumenico
Vaticano II non è un Concilio diverso dagli altri.

33
Cit. in Ignazio Ortiz de Urbina S.J. [1902-1984], Storia dei concili ecumenici. I. Ni-
cea e Costantinopoli, trad. it., Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1994, p.
166.
33
Alleanza Cattolica
e il Concilio Ecumenico Vaticano II
Massimo Introvigne

A partire dal 2009 si vengono moltiplicando volumi e articoli che riguar-


dano mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) e i problemi da lui sollevati in ordine
al Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). Alcune di queste pubblicazioni
non provengono dall’interno della FSSPX, la Fraternità Sacerdotale San Pio X
fondata da mons. Lefebvre, ma da cattolici che da una parte dichiarano la loro
fedeltà a Papa Benedetto XVI, dall’altra in qualche modo rivalutano sia mons.
Lefebvre sia la sua critica del Concilio. Il mondo stricto sensu accademico ha
dato per ora uno scarso contributo, anche se per il ventennale della morte del
presule, nel 2011, si annunciano diverse iniziative e convegni1. La ragione di
questa fioritura di pubblicazioni, che potrebbe apparire improvvisa — mons.
Lefebvre è morto, appunto, da vent’anni —, sta nel nuovo interesse che circon-
da la FSSPX dopo la remissione della scomunica da parte di Papa Benedetto
XVI ai quattro vescovi consacrati da mons. Lefebvre nel 1988, e scomunicati
appunto insieme a lui e al vescovo brasiliano co-consacrante, mons. Antonio de
Castro Mayer (1904-1991).
Il gesto di generosità con cui Papa Benedetto XVI nel 2009 ha rimesso ta-
le scomunica è stato interpretato da molti come un avallo alle posizioni dottrina-
li sul Concilio della stessa Fraternità, che ora sarebbe possibile sostenere rima-
nendo nella Chiesa Cattolica. Non è così, ha precisato il Pontefice. Occorre non
confondere il piano disciplinare con quello dottrinale. «La remissione della sco-
munica era un provvedimento nell‟ambito della disciplina ecclesiastica: le per-
sone venivano liberate dal peso di coscienza costituito dalla punizione ecclesia-
stica più grave. Occorre distinguere questo livello disciplinare dall‟ambito dot-
trinale. Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canoni-
ca nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrina-

1
Un’opera accademica di qualche ambizione è stata pubblicata nel 2010 dal professor
Philippe Levillain, emerito presso l’Università Paris-Ouest-Nanterre-La Défense e mem-
bro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche: Rome n‟est plus dans Rome. Mgr Lefeb-
vre et son église, Perrin, Parigi 2010. L’autore ha potuto consultare un certo numero di
archivi e di documenti inediti e alcune sue osservazioni non sono prive di acume, ma nuo-
ce all’opera — non esente anche da errori di fatto — un pregiudizio cattolico-democratico
che si esprime in giudizi di valore che non dovrebbero essere tipici della storiografia acca-
demica. Ne cito un solo esempio: «Tranne che dai suoi parenti, dai collaboratori, dai fe-
deli e dagli ammiratori indiretti mons. Lefebvre è stato sempre considerato nel corso di
tutta la sua vita una persona poco affidabile e anche piuttosto antipatica» (ibid., p. 177).
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

li. Finché la Fraternità non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i
suoi ministri non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa. Bisogna quindi di-
stinguere tra il livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livel-
lo dottrinale in cui sono in questione il ministero e l‟istituzione. Per precisarlo
ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite,
la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri — an-
che se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica — non esercitano in mo-
do legittimo alcun ministero nella Chiesa»2. E i problemi dottrinali che non
hanno ancora trovato quella soluzione in assenza della quale i vescovi e sacer-
doti della Fraternità «[...] non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella
Chiesa», «[...] sono di natura essenzialmente dottrinale e riguardano soprattutto
l‟accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi»3.
Ci si chiede spesso qual è la posizione di Alleanza Cattolica sul tema, e
l’occasione è propizia per precisarla. Da un certo punto di vista, la questione è
mal posta. Alleanza Cattolica si definisce come un’agenzia il cui primo scopo è
quello di studiare e di diffondere la dottrina sociale naturale e cristiana. Tanto
più su temi che così strettamente attengono alla vita della Chiesa, Alleanza Cat-
tolica non ha dunque una «sua» posizione. Si sforza semplicemente, nei limiti
delle sue capacità, di comprendere l’insegnamento del Magistero e — così come
ritiene di averlo compreso — di diffonderlo. Alleanza Cattolica esprime tuttavia
— fra le varie scuole che legittimamente hanno concorso nella storia, interagen-
do con il Magistero, alla formazione del patrimonio noto come dottrina sociale
della Chiesa — una preferenza per la scuola detta contro-rivoluzionaria, la quale
prende nome dall’opposizione dei suoi primi esponenti alla Rivoluzione France-
se, senza però identificarsi né con una mera nostalgia né con un’apologia acriti-
ca dei regimi europei precedenti la Rivoluzione, e senza che la sua nozione di
Rivoluzione — intesa come processo di scristianizzazione dell’Occidente un
tempo cristiano, e di attacco all’equilibrio fra fede e ragione faticosamente rag-
giunto — si limiti al solo episodio del 1789. Alleanza Cattolica ha anche una
storia, nel corso della quale ha prima incontrato mons. Lefebvre e poi deciso —
nel 1981, sette anni prima della scomunica che lo avrebbe colpito nel 1988 —
d’interrompere ogni forma di collaborazione con lui e con la Fraternità da lui
fondata, non condividendone alcune fondamentali posizioni relative in partico-
lare proprio al Concilio Ecumenico Vaticano II.
Vale dunque la pena — a beneficio anzitutto, ma non esclusivamente, di
chi si è accostato solo recentemente ad Alleanza Cattolica — prima di ripercor-
rere le tappe di questa storia, quindi di esporre quanto Alleanza Cattolica ritiene

2
Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla remissione della sco-
munica ai quattro presuli consacrati dall‟Arcivescovo Lefebvre, del 10-3-2009, in Inse-
gnamenti di Benedetto XVI, vol. V, 1, 2009. (Gennaio-Giugno), Libreria Editrice Vati-
cana, Città del Vaticano 2010, pp. 356-362 (p. 358).
3
Ibidem.
36
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

di avere compreso dal Magistero in tema di Concilio Ecumenico Vaticano II e,


dunque, diffonde ad intra e ad extra.

1. Un po’ di storia
Una visione della storia che è al centro del pensiero della scuola contro-
rivoluzionaria e che è passata — certo non letteralmente né senza mediazioni —
nel Magistero, dalle encicliche Diuturnum4 e Immortale Dei5 di Papa Leone
XIII (1878-1903)6 fino all’enciclica Spe salvi7 di Papa Benedetto XVI, descrive
la scristianizzazione dell’Europa e dell’Occidente come un processo — chia-
mato appunto Rivoluzione — le cui tappe salienti sono la Riforma protestante,
la Rivoluzione Francese e il comunismo, cui si è aggiunta nel secolo XX la ri-
volta contro la morale che ha avuto il suo momento vessillare nel 1968. Ognuno
dei momenti in cui si articola quel processo di secolarizzazione e di scristianiz-
zazione, che la scuola contro-rivoluzionaria chiama appunto Rivoluzione, non è
sostenuto solo da nemici aperti della Chiesa e del cristianesimo ma anche, per
usare le parole di Papa Benedetto XVI nel suo viaggio del 2010 in Portogallo,
da «[...] credenti che si vergognano e che danno una mano al secolarismo»8.
Nello stesso viaggio, a proposito del messaggio di Fatima, Papa Benedetto XVI
ha rilevato con parole che sarebbe riduttivo riferire al solo caso delle infedeltà al
loro sacerdozio dei preti pedofili, peraltro anch’esse parte del problema, che
nella storia «[...] non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma
le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall‟interno della Chiesa, dal pec-
cato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo ve-
diamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della
Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa»9.
L’azione dei «credenti che si vergognano» non è semplicemente indivi-
duale, ma si organizza in correnti e movimenti. Così, vi è anzitutto un’importa-
zione di princìpi e temi del protestantesimo all’interno della Chiesa, il gianseni-
smo. Le teorie dell’illuminismo e della Rivoluzione Francese sono fatte proprie

4
Cfr. Leone XIII, Epistola encyclica «Diuturnum illud» de politico principatu, del 29-
6-1881, in Enchiridion delle Encicliche, vol. 3, Leone XIII. (1878-1903), ed. bilingue,
EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1997, pp. 170-195.
5
Cfr. Idem, Epistola encyclica «Immortale Dei» de civitatum constitutione christiana,
del 1°-11-1885, ibid., pp. 330-375.
6
Cfr. il mio La dottrina sociale di Leone XIII, Fede & Cultura, Verona 2010.
7
Cfr. Benedetto XVI, Lettera enciclica «Spe salvi» sulla speranza cristiana, del 30-11-
2007.
8
Idem, Incontro con i Vescovi del Portogallo nel Salone delle Conferenze della Casa
Nossa Senhora do Carmo di Fatima, del 13-5-2010, in L‟Osservatore Romano. Gior-
nale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 14/15-5-2010.
9
Idem, Incontro di Benedetto XVI con i giornalisti durante il volo verso Lisbona,
dell’11-5-2010, ibid. 13-5-2010.
37
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

da diverse correnti cattoliche, dal cattolicesimo liberale al modernismo. Il co-


munismo trova un corrispondente all’interno della Chiesa nella teologia della li-
berazione, che il 5 dicembre 2009 Papa Benedetto XVI, ricordando il venticin-
quesimo anniversario dell’istruzione Libertatis nuntius, da lui stesso firmata nel
1984 come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede10, ha definito
la «[...] assunzione acritica fatta da alcuni teologi di tesi e metodologie prove-
nienti dal marxismo»11, affermando che «le sue conseguenze più o meno visibili
fatte di ribellione, divisione, dissenso, offesa, anarchia si fanno sentire ancora
oggi creando [...] grande sofferenza»12. Lo stesso «rapidissimo cambiamento
sociale»13 e la contestazione di ogni forma di morale iniziati negli anni 1960
hanno avuto come controparte ecclesiastica «[...] la tendenza, anche da parte di
sacerdoti e religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà se-
colari senza sufficiente riferimento al Vangelo»14, per non parlare dei cedimenti
sui temi della vita e della famiglia di tanti laici cattolici impegnati in politica.
In ogni grande assise o evento cattolico emergono fatalmente diverse po-
sizioni, ivi comprese quelle dei «credenti che si vergognano», sia in forma indi-
viduale sia nella forma organizzata di gruppi e teologie che cedono a questa o a
quella fase del processo rivoluzionario. Dal momento che queste tendenze sono
presenti anche fra vescovi e teologi, non è sorprendente che si manifestino pure
in occasione di concili ecumenici. Durante il Concilio Ecumenico Vaticano II
un gruppo di vescovi e padri conciliari che intendevano vigilare nei confronti di
queste posizioni, di cui faceva parte mons. Lefebvre, costituì il Coetus Interna-
tionalis Patrum idem in re teologica ac pastorali sentientium. Il Coetus — nelle
cui attività un laico, il pensatore contro-rivoluzionario brasiliano Plinio Corrêa
de Oliveira (1908-1995), ebbe un ruolo di rilievo quanto all’elaborazione dottri-
nale e non solo quanto agli aspetti organizzativi e logistici15 —, come emerge

10
Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione su alcuni aspetti della «teo-
logia della liberazione» «Libertatis nuntius», del 6-8-1984, in Enchiridion Vaticanum,
vol. 9, Documenti Ufficiali della Santa Sede. 1983-1985, testo ufficiale e trad. it., EDB.
Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1987, pp. 866-987.
11
Benedetto XVI, Ai presuli delle regioni SUL 3 e SUL 4 della Conferenza Episcopale
del Brasile in visita ad Limina, del 5-12-2009, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol.
V, 2, 2009. (Luglio-Dicembre), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010, pp.
655-657 (p. 657).
12
Ibidem.
13
Idem, Lettera ai cattolici dell‟Irlanda, del 19-3-2010, n. 4, in L‟Osservatore Romano.
Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 20-3-2010.
14
Ibidem.
15
Cfr. Luc Perrin, Il «Coetus Internationalis Patrum» e la minoranza conciliare, in Ma-
ria Teresa Fattori e Alberto Melloni (a cura di), L‟evento e le decisioni. Studi sulle dina-
miche del concilio Vaticano II, il Mulino, Bologna 1997, pp. 173-187; e Rodrigo Coppe
Caldeira, Os baluartes da tradição. A antimodernidade católica brasileira no Concilio
38
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

dagli studi che cominciano a occuparsene, non intendeva svolgere un’opposizio-


ne, neppure «di sua maestà», contro il Concilio, ma contribuire — in dialogo, ta-
lora anche serrato e polemico, con altre componenti dell’assise conciliare — a che
i documenti fossero redatti in un modo il più possibile chiaro e privo di ambiguità.
Su molti punti, alcuni rilievi del Coetus furono accolti e il suo contributo alla ver-
sione finale dei documenti — che tutti gli esponenti del Coetus che erano padri
conciliari, compreso mons. Lefebvre, firmarono16 — non va sottovalutato.
Né va trascurato il fatto che — seppure non sia stato la personalità di
maggiore spicco nel Coetus e, com’è stato notato, «nelle opere consacrate ai
protagonisti del Concilio Vaticano II che cercano d‟identificare i leader dei
gruppi influenti, mons. Lefebvre non è mai menzionato»17 — mons. Lefebvre è
stato con qualche ragione definito l’unico fra gli esponenti del Coetus che «[...]
vede chiaramente»18 il ruolo preponderante assunto dai media nella presenta-
zione del Concilio. Con i media, mons. Lefebvre «[...] giocherà con mae-
stria»19, instaurando una complessa e bilaterale relazione con i giornalisti — dal
canto loro naturalmente inclini a dare spazio a chi esprime giudizi più tranchant
— che finirà per imporlo all’opinione pubblica come «il capo dei tradizionali-
sti», un ruolo che non sarebbe stato del tutto giustificato dal suo operato al Con-
cilio paragonato a quello di altri presuli20.
Giovanni Cantoni fonda l’associazione che assumerà più tardi il nome
Alleanza Cattolica nel 1960. L’interesse per i testi classici della dottrina sociale
della Chiesa e il punto di riferimento privilegiato che trovano negli scritti di
Corrêa de Oliveira portano i primi membri dell’associazione a seguire con sim-
patia le attività del Coetus, quindi a frequentare con crescente assiduità mons.

Vaticano II, tesi di dottorato, Universidade Federal de Juiz de Fora, Juiz de Fora (Minas
Gerais) 2009.
16
Dal momento che sussistono discussioni sulla firma apposta da mons. Lefebvre alla
costituzione Gaudium et spes e alla dichiarazione Dignitatis humanae, preciso che la
firma del presule in calce a entrambi i documenti è riportata in Acta Synodalia Sacro-
sancti Concilii Vaticani II, vol. IV, periodus IV, pars VII, Tipografia Poliglotta Vatica-
na, Città del Vaticano 1978, p. 809, rigo 10.
17
P. Levillain, op. cit., p. 204.
18
Ibid., p. 218.
19
Ibid., p. 219.
20
Sul punto il giudizio espresso da P. Levillain, ibid., appare condivisibile; un giudizio
simile era stato enunciato da Giovanni Cantoni all’indomani della scomunica di mons.
Lefebvre, nel 1988, rilevando che «il protagonismo del presule francese — recepito ed
esaltato dai mass media [...] — ha finito per far passare in secondo piano prima tutte le
altre opposizioni gerarchiche ad abusi interpretativi e applicativi [del Concilio] — sia
quelle velate che quelle esplicite —, quindi le reazioni non clericali, omogeneizzando e
monopolizzando in un ipotetico “fronte anticonciliare” ogni espressione di difficoltà e
di disagio» (G. Cantoni, «Tu es Petrus», in Cristianità, anno XVI, n. 158-160, giugno-
luglio-agosto 1988, pp. 3-6 e 19 [p. 5]).
39
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Lefebvre. Questa simpatia — nel caso personale di mons. Lefebvre — era ali-
mentata dal ruolo positivo e per certi versi esemplare che il presule francese
aveva svolto nella sua carriera di missionario in Africa — riconosciuto dal ve-
nerabile Papa Pio XII (1939-1958), che lo aveva elevato prima ad arcivescovo
di Dakar e poi a delegato pontificio per tutta l’Africa francofona —, e dalla sua
coraggiosa difesa del movimento contro-rivoluzionario francese La Cité Ca-
tholique quando questo era stato violentemente attaccato da vescovi e da giorna-
li cattolici di orientamento progressista in occasione di eventi collegati alla crisi
dell’Algeria francese del 195821.
L’amicizia e la collaborazione si approfondirono negli anni 1970, con
l’ingresso di aspiranti al sacerdozio provenienti da Alleanza Cattolica nel semi-
nario della FSSPX a Ecône, in Svizzera, e con la partecipazione regolare di soci
di Alleanza Cattolica a turni di Esercizi Spirituali predicati da sacerdoti della
stessa Fraternità. La cordialità dei rapporti — di cui posso dare, dal 1972 in poi,
personale testimonianza fondata su reiterati incontri con mons. Lefebvre — non
implicava, per la verità, una totale identità di vedute. Un problema di fondo ri-
guardava il radicamento di mons. Lefebvre in quella che sociologi francesi
chiamano «civilisation paroissiale»22: una cristianità eminentemente clericale,
dove non solo nulla si fa senza il vescovo, secondo la massima ricavata da san-
t’Ignazio d’Antiochia (35 ca.-107/113) «nihil sine Episcopo»23, ma nulla si fa
neppure senza il parroco, il curato e forse il sagrestano. Ne deriva una sottovalu-
tazione del ruolo dei laici che avrà un rilievo, anche se non ne sarà l’unica cau-
sa, nelle rotture degli anni 1970 e 1980 fra mons. Lefebvre e le due principali
realtà mondiali che rappresentavano nel secolo XX la scuola cattolica contro-ri-
voluzionaria, cui pure il vescovo francese era sinceramente affezionato e con i
cui fondatori aveva a lungo collaborato: la TFP, la Società Brasiliana di difesa
della Tradizione Famiglia e Proprietà di Corrêa de Oliveira, e le varie associa-

21
Cfr. il mio Jean Ousset e La Cité Catholique. A cinquant‟anni da «Pour qu‟Il Rè-
gne», in Cristianità, anno XXXVIII, n. 355, gennaio-marzo 2010, pp. 9-61.
22
Cfr., per esempio, Raymond Courcy, La Paroisse et la modernité. Lieu fondateur et
arguments actualisés, in Archives des sciences sociales des religions, n. 107, Parigi lu-
glio-settembre 1999. pp. 21-39 (p. 23).
23
«Necessarium itaque est [...] ut sine Episcopo nihil agatis», «Bisogna che non faccia-
te [...] nulla senza il vescovo» (don Franz Xaver von Funk [1840-1907] [testo e trad. la-
tina a cura di], Patres Apostolici, I, 243-245; cfr. PG 5, 675; 2a ed., J. C. B. Mohr, Tu-
binga e Lipsia 1901, cit. in beato Giovanni XXIII [1958-1963], Litt. enc. «Ad Petri ca-
thedram» de veritate, unitate et pace caritatis afflatu provehendis, in Enchiridion delle
Encicliche, vol. 7, Giovanni XXIII. Paolo VI. (1958-1978), ed. bilingue, EDB. Edizioni
Dehoniane Bologna, Bologna 1994, pp. 10-67 (pp. 48-49); cfr. pure: «È necessario, co-
me del resto già fate, che voi non facciate alcunché senza l‟intervento del vescovo»
(Ignazio ai Tralliani, 2, in Seguendo Gesù. Testi cristiani delle origini, testo e trad. it.,
vol. I, a cura di Emanuela Prinzivalli e Manlio Simonetti, Fondazione Lorenzo Valla-
Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2010, pp. 372-383 (pp. 375 e 377).
40
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

zioni fondate da Jean Ousset (1914-1994) come eredi de La Cité Catholique. In


un documento a circolazione interna del 1990 la FSSPX condannerà le «[...]
tendenze nefaste dell‟Apostolato dei laici all‟indipendenza rispetto all‟autorità
ecclesiastica [...] tutti i movimenti che hanno voluto svolgere il compito dei pre-
ti senza stare sottomessi a questi ultimi hanno dato qualche speranza all‟inizio
ma hanno poi tutti deviato nei compromessi e poi nella dottrina [...] la TFP in
Brasile, [...] la Cité catholique di Jean Ousset»24.
L’ideale della Contro-Rivoluzione, cui anche Alleanza Cattolica si richia-
ma, aveva — molto prima del Concilio Ecumenico Vaticano II — attribuito ai
laici un ruolo nella restaurazione di una civiltà cristiana ben più centrale di quel-
lo che avevano in mente per loro gli abbé, tanto buoni quanto clericali, della ci-
vilisation parroissiale della Belle Époque. E un certo clericalismo sarà sempre
una pietra d’inciampo pure nei rapporti fra mons. Lefebvre e personaggi come
Corrêa de Oliveira e Ousset, sospettosi nei confronti di possibili prevaricazioni
del clero sui laici e sulla direzione di associazioni laicali e semmai esponenti di
quello che lo storico René Remond (1918-2007), certo con una formula voluta-
mente paradossale, ha chiamato «anticlericalismo cattolico di destra»25.
Un secondo elemento di dissenso di Alleanza Cattolica — e di Corrêa de
Oliveira — rispetto a mons. Lefebvre riguardava il giudizio sul movimento mo-
narchico francese Action Française, che il futuro vescovo aveva imparato ad ap-
prezzare sia in famiglia sia da Henri Le Floch C.S.Sp. (1862-1950), superiore
del Seminario Francese di Roma, dove aveva studiato. Passa da padre Le Floch
— e rimane incomprensibile senza la sua influenza — tutto un filone di «destra
cattolica» francese, che non seguirà peraltro in toto mons. Lefebvre dopo il Va-
ticano II, e che è fortemente critico nei confronti della decisione di Papa Pio XI
(1922-1939) di rendere pubblica nel 1926 la condanna dell’Action Française,
che il Sant’Uffizio aveva pronunciato nel 1914 con un decreto che Papa san Pio
X (1903-1914) aveva confermato ma aveva ordinato di non pubblicare per ra-
gioni di opportunità politica. Conseguenza di questa condanna sono fra l’altro,
nel 1927, le dimissioni di padre Le Floch, appunto in quanto sostenitore del-
l’Action Française, da rettore del Seminario Francese di Roma.
Certamente, nel contesto politico del 1926 si possono trovare elementi
per sostenere che la decisione di Papa Pio XI non fu politicamente lungimirante,
e non ebbe conseguenze particolarmente favorevoli sul corso della politica fran-

24
Cit. in Renaissance Catholique, Livre blanc des relations entre Renaissance catholi-
que et la Fraternité Sacerdotale Saint Pie X, documento rilegato, 1991, p. 6, cit. in Ar-
naud Ferron, Permanence d‟une militance catholique intransigeante: le traditionalisme
catholique, un mouvement de laïcs militants, in Brigitte Waché (a cura di), Militants ca-
tholiques de l‟Ouest. De l‟action religieuse aux nouveaux militantismes. XIXe-XXe siè-
cle, Presses Universitaires de Rennes, Rennes 2004, pp. 213-224 (p. 222).
25
René Remond, L‟Anticléricalisme en France de 1815 à nos jours, Fayard, Parigi
1976, p. 346.
41
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

cese. La mia impressione personale, fondata pure su colloqui sul punto che ebbi
molti anni fa con il presule francese, è che mons. Lefebvre non sia però mai ar-
rivato a distinguere — e con lui tanta «destra cattolica» francese — fra tre ele-
menti diversi: la decisione di Papa Pio XI e la sua opportunità — o inopportuni-
tà — politica; l’applicazione davvero eccessiva della decisione da parte di ve-
scovi francesi che giunsero a negare i sacramenti e perfino la sepoltura in terra
consacrata a militanti dell’Action Française che erano personalmente buoni cat-
tolici; e le ragioni dottrinalmente impeccabili — già precisate, anche se non
pubblicate, al tempo di Papa san Pio X — della condanna, riferita a posizioni fi-
losofiche e di critica della religione esposte in opere del fondatore e dirigente
dell’Action Française Charles Maurras (1868-1952) certamente inaccettabili per
un cattolico, che pure coesistono negli scritti del pensatore monarchico francese
con considerazioni politiche conformi alla dottrina sociale della Chiesa e spesso
ispirate da un solido buon senso26. A tanti anni di distanza, la vicenda sembra
non essere stata ancora metabolizzata da coloro che si considerano eredi di pa-
dre Le Floch, fra i quali — per di più — non manca chi, rivendicando giusta-
mente l’importanza della «scuola di pensiero contro-rivoluzionaria»27, ne pro-
pone una genealogia che dai padri fondatori, il conte Joseph de Maistre (1753-
1821) e il barone Louis de Bonald (1754-1840), arriva a Maurras passando per
il fondatore del positivismo filosofico Auguste Comte (1798-1857)28.
L’autore che fa riferimento a questa sequenza storica, il saggista Jean
Madiran, sostiene che vi sono «due scuole contro-rivoluzionarie in Francia»29,
una più orientata alla politica e non necessariamente cattolica, che comprende-
rebbe appunto a pieno titolo Comte e Maurras — anzi, «[...] la corrente intel-
lettuale della Contro-Rivoluzione è stata quasi interamente assorbita per mezzo
secolo dalla scuola maurrasiana»30 —, e una più religiosa, integralmente catto-
lica. La sintesi fra le due scuole contro-rivoluzionarie sarebbe stata effettuata da
un pensatore contro-rivoluzionario del secolo XX, Jean Ousset. Le due scuole,
secondo Madiran, «[...] diventano una sola nella, e a causa della, Cité catho-
lique di Jean Ousset»31, ma gli storici accademici non se ne rendono conto per-
ché «[...] ignorano l‟importanza insieme politica e religiosa dell‟opera di Jean
Ousset»32. Nei limiti di un articolo, peraltro ampio33, spero di aver iniziato a

26
Su tutta la vicenda, cfr. Jacques Prévotat Les Catholiques et l‟Action française. Histoire
d‟une condamnation, 1899-1939, Fayard, Parigi 2001, un testo che parte dichiaratamente
da un pregiudizio favorevole alla decisione di Papa Pio XI ma che è particolarmente ricco
di documentazione. La condanna sarà revocata dal venerabile Pio XII nel 1939.
27
Jean Madiran, Chroniques sous Benoît XVI, Via Romana, Versailles 2010, p. 308.
28
Cfr. ibid., p. 311.
29
Ibid., p. 364.
30
Ibid., p. 311.
31
Ibid., p. 365.
32
Ibidem.
42
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

colmare questa lacuna. Trovo però significativo che un testo come quello di Ma-
diran unisca all’apologia di mons. Lefebvre un’affermazione della centralità, per
comprendere le polemiche in corso fra scuole di pensiero cattoliche e fra diverse
«destre» in Francia, del giudizio su Maurras — il quale dovrebbe prendere un po-
sto centrale in un albero genealogico contro-rivoluzionario che arriva fino allo
stesso mons. Lefebvre34 — e una definizione della scuola contro-rivoluzionaria
che cerca di mettere insieme la linea non cattolica Comte-Maurras35 e quella cat-
tolica fedele al Magistero. Alleanza Cattolica si è sempre definita contro-rivo-
luzionaria, ma ha pure sempre ritenuto che non vi sia Contro-Rivoluzione al di
fuori di un rapporto di fedeltà senza ambiguità al Magistero cattolico.
Queste divergenze non erano in verità di semplice dettaglio, e talora
emergevano per così dire allo scoperto. Tuttavia, fra Alleanza Cattolica e mons.
Lefebvre gli elementi di convergenza sembravano più cruciali e importanti di
quelli di dissenso, a fronte di un progressismo postconciliare che negli anni
1970 sembrava esercitare una sorta di dittatura nei seminari, nelle università e
nella cultura cattolica in generale. Anche alcune intemperanze verbali di mons.
Lefebvre, che pure lasciavano perplessi, sembrarono così giustificate dagli og-
gettivi scandali del progressismo dominante.
Nel corso degli anni 1970 — meglio, nella loro seconda parte — inizia
però un processo in cui la posizione di mons. Lefebvre si modifica e s’irrigidi-
sce. Originariamente, dopo il Concilio, il presule francese si era posto nella po-
sizione di chi — perplesso di fronte all’interpretazione dominante dei documen-
ti conciliari e a talune riforme — poneva domande all’autorità superiore, cioè
— in ultima istanza — al Papa. Gradualmente — ma, una volta iniziato il pro-
cesso, inesorabilmente — mons. Lefebvre passa dal porre le domande al dare
egli stesso le risposte, e a concludere che fra i documenti del Concilio Ecumeni-
co Vaticano II e la Chiesa di quel Concilio e delle riforme postconciliari, da una
parte, e dall’altra la Tradizione cattolica e i Concili e il Magistero precedente
non vi è continuità ma inconciliabilità e rottura. Per quanto riguarda Alleanza
Cattolica, assume un valore emblematico la decisione di mons. Lefebvre di rei-
terare le cresime, conferite secondo il rito riformato dopo il Concilio, dubitando
della loro validità. Argomentando, nel 1981, che il mancato riconoscimento del-
le cresime rischia di configurare la FSSPX non come pars Ecclesiae ma come

33
Cfr. il mio Jean Ousset e La Cité Catholique. A cinquant‟anni da «Pour qu‟Il Rè-
gne», cit.
34
Cfr. J. Madiran, op. cit., p. 310.
35
Il rapporto fra Comte, Maurras e la scuola contro-rivoluzionaria è infatti cruciale per
intendere queste controversie. Ne ho trattato in una relazione alla Summer School 2010
di Alleanza Cattolica, ora nel mio La dottrina sociale di Leone XIII, cit., pp. 22-39. In
questo testo mi occupo pure di una questione sollevata anche da J. Madiran, op. cit., pp.
164 e 311-312, relativa al rapporto fra questi autori, la scuola contro-rivoluzionaria e il
sociologo Frédéric Le Play (1806-1882).
43
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Chiesa alternativa, Alleanza Cattolica decide — non senza sofferenza, dopo


lunghi anni segnati anche da tante amicizie personali — d’interrompere ogni
rapporto di collaborazione con mons. Lefebvre.
Da allora — mentre le vicende successive sembrano avere confermato i ti-
mori espressi nel 1981 da Alleanza Cattolica — fra l’associazione e la FSSPX non
vi sono più stati rapporti di collaborazione di alcun tipo, anche se non è mai venuta
meno la preghiera al Signore perché, per le strade e con i tempi che Egli solo cono-
sce, si restauri nella Chiesa la piena unità cum Petro et sub Petro36. La questione
delle cresime — peraltro fondamentale — aveva del resto natura emblematica. Le
questioni di fondo venute a maturazione nel 1981 riguardavano in primo luogo il
Concilio Ecumenico Vaticano II e in secondo la riforma liturgica del servo di Dio
Paolo VI (1963-1978). Di questi temi intendo ora trattare brevemente.

2. L’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II


Vorrei cominciare da un punto su cui non vi è dissenso fra Alleanza Cat-
tolica e coloro che oggi «rivalutano» mons. Lefebvre. Non vi è dubbio che gli
anni del postconcilio siano stati anni di crisi per la Chiesa Cattolica. I dati quan-
titativi sono perfino ovvi per i sociologi. Sono diminuiti in modo drammatico —
almeno in Europa e in Occidente — i sacerdoti, le vocazioni, i religiosi, le reli-
giose, le offerte e i praticanti. Il dato quantitativo è reso più drammatico dal dato
qualitativo, in ordine al quale sarebbe sufficiente l’impietosa diagnosi del 1981
del Papa Giovanni Paolo II: «Bisogna ammettere realisticamente e con profon-
da e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti,
confusi, perplessi e perfino delusi. Si sono sparse a piene mani idee contrastanti
con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie
eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è
manomessa anche la Liturgia»37.
Nella storica intervista Rapporto sulla fede rilasciata nel 1985 al giornali-
sta italiano Vittorio Messori il card. Joseph Ratzinger, allora prefetto della Con-
gregazione per la Dottrina della Fede e oggi Papa Benedetto XVI, dichiarava:
«È incontestabile che gli ultimi vent‟anni sono stati decisamente sfavorevoli per
la Chiesa Cattolica. I risultati che hanno seguito il Concilio sembrano crudel-
mente opposti alle attese di tutti [...]. Ci si aspettava un balzo in avanti e ci si è

36
Cfr., dopo le consacrazioni episcopali del 1988 da parte di mons. Lefebvre, l’impor-
tante articolo di G. Cantoni, «Tu es Petrus», cit.
37
Venerabile Giovanni Paolo II, Discorso ai religiosi e sacerdoti partecipanti al primo
Convegno nazionale sul tema «Missioni al Popolo per gli anni „80», del 6-2-1981, n. 2,
in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. IV, 1, 1981. (Gennaio-Giugno), Libreria Edi-
trice Vaticana, Città del Vaticano 1981, pp. 233-237 (p. 235).
44
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

invece trovati di fronte a un processo progressivo di decadenza. [...] Vie sba-


gliate [...] hanno portato a conseguenze indiscutibilmente negative»38.
Del resto, già il servo di Dio Papa Paolo VI si era espresso nel 1972 in
termini drammatici: «[...] da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel
tempio di Dio [...]. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata
di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di
buio, di ricerca, di incertezza»39. Un’espressione forte e giustamente famosa,
quella relativa al «fumo di Satana», spesso accostata a quella non meno dura di
«autodemolizione»40 della Chiesa — «[...] come un rivolgimento interiore acuto
e complesso, che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio»41 – utilizzata dallo
stesso servo di Dio Papa Paolo VI nell’anno fatidico 1968, dopo l’esplosione
pubblica e clamorosa del dissenso di teologi di diversi Paesi contro la sua enci-
clica Humanae vitae42.
Vi è dunque un consenso che va dai sociologi alle massime autorità della
Chiesa. Gli anni postconciliari sono stati «decisamente sfavorevoli per la Chie-
sa Cattolica». Non è su questo punto, dunque, che vi fu e vi è dissenso fra Al-
leanza Cattolica e la FSSPX. Il dissenso verte su quale risposta dare alla do-
manda che dà il titolo a un’opera influente del filosofo cattolico statunitense
Ralph McInerny (1929-2010) sul postconcilio negli Stati Uniti d’America: Vati-
cano II. Che cosa è andato storto?43. Anche qui — nello spirito auspicato da
Papa Benedetto XVI di un impegno nei confronti dei seguaci di mons. Lefebvre
«[...] per lo scioglimento di irrigidimenti e di restringimenti, così da far spazio
a ciò che vi è di positivo e di ricuperabile»44 — non è inopportuno procedere
partendo da elementi su cui non vi è vero dissenso, per far poi emergere senza
reticenze il dissenso reale.

38
Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger, Rapporto sulla fede, Edizioni Pao-
line, Cinisello Balsamo (Milano) 1985, pp. 27-28.
39
Servo di Dio Paolo VI, Resoconto dell‟omelia per il Nono Anniversario dell‟Incoro-
nazione di Sua Santità «Resistite fortes in fide», del 29-6-1972, in Insegnamenti di Pao-
lo VI, vol. X, 1972, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1973, pp. 703-
709 (p. 707).
40
Idem, Resoconto della conversazione con gli alunni del Pontificio Seminario Lom-
bardo, del 7-12-1968, ibid., vol. VI, 1968, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Va-
ticano 1969, pp. 1187-1189 (p. 1188).
41
Ibidem.
42
Cfr. Idem, Litt. enc. «Humanae vitae» de propagatione humanae prolis ordinanda,
del 25-7-1968, in Enchiridion delle Encicliche, vol. 7, Giovanni XXIII. Paolo VI. (1958-
1978), cit., pp. 804-845.
43
Ralph McInerny, Vaticano II. Che cosa è andato storto?, trad. it., Fede & Cultura,
Verona 2009.
44
Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione
della scomunica dei quattro vescovi consacrati dall‟Arcivescovo Lefebvre, cit.
45
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Non vi è dissenso sul fatto che del Concilio Ecumenico Vaticano II sia a
lungo prevalsa un’interpretazione nei termini di quella che Papa Benedetto XVI
chiama una «ermeneutica della discontinuità e della rottura»45, che interpreta i
testi conciliari non alla luce della Tradizione precedente, ma contro quella stes-
sa Tradizione. Non si è trattato di posizioni estemporanee di qualche teologo,
ma di una vera e soffocante egemonia. Come ha affermato monsignor Guido
Pozzo, segretario della Pontificia Commissione «Ecclesia Dei», questa interpre-
tazione del Vaticano II, questa «[...] ideologia conciliare, o più esattamente pa-
ra-conciliare, [...] si è impadronita del Concilio fin dal principio, sovrapponen-
dosi a esso»46.
Appena a un anno dalla chiusura del Concilio, nel 1966, il servo di Dio
Papa Paolo VI mette in guardia contro l’errore «[...] di supporre che il Concilio
Ecumenico Vaticano Secondo rappresenti una rottura con la tradizione dottri-
nale e disciplinare che lo precede, quasi ch‟esso sia tale novità da doversi pa-
ragonare ad una sconvolgente scoperta, ad una soggettiva emancipazione, che
autorizzi il distacco, quasi una pseudo-liberazione, da quanto fino a ieri la
Chiesa ha con autorità insegnato e professato, e perciò consenta di proporre al
dogma cattolico nuove e arbitrarie interpretazioni, spesso mutuate fuori del-
l‟ortodossia irrinunciabile, e di offrire al costume cattolico nuove ed intempe-
ranti espressioni, spesso mutuate dallo spirito del mondo; ciò non sarebbe con-
forme alla definizione storica e allo spirito autentico del Concilio, quale lo pre-
sagì Papa Giovanni XXIII. Il Concilio tanto vale quanto continua la vita della
Chiesa»47. E nel discorso al Sacro Collegio dei Cardinali del 23 giugno 1972 lo
stesso Pontefice denuncia «[...] una falsa e abusiva interpretazione del Concilio,
che vorrebbe una rottura con la tradizione, anche dottrinale, giungendo al ri-
pudio della Chiesa preconciliare, e alla licenza di concepire una Chiesa “nuo-
va”, quasi “reinventata” dall‟interno, nella costituzione, nel dogma, nel costu-
me, nel diritto»48.

45
Idem, Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della Curia Ro-
mana per la presentazione degli auguri natalizi, del 22-12-2005, in Insegnamenti di Be-
nedetto XVI, vol. I, 2005. (Aprile-Dicembre), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vati-
cano 2006, pp. 1018-1032 (p. 1024).
46
Monsignor Guido Pozzo, Aspetti della ecclesiologia cattolica nella recezione del Conci-
lio Vaticano II, conferenza tenuta ai sacerdoti europei della Fraternità Sacerdotale San Pie-
tro il 2 luglio 2010 a Wigratzbad (Germania). Testo disponibile sul sito Internet della Fra-
ternità Sacerdotale San Pietro all’indirizzo <http://www.fssp.org/it/pozzo2010. htm>.
47
Servo di Dio Paolo VI, Omelia nel primo anniversario della chiusura del Concilio E-
cumenico Vaticano II, dell’8-12-1966, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. IV, 1966, Ti-
pografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1967, pp. 620-627 (pp. 622-623).
48
Idem, Discorso al Sacro Collegio, del 23-6-1972, in Insegnamenti di Paolo VI, vol.
X, cit., pp. 670-681 (pp. 672-673).
46
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Il «fin dal principio» di monsignor Pozzo — confermato dai tempestivi


interventi del servo di Dio Papa Paolo VI — permette di notare che il problema
non riguarda solo l’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II dopo il
Concilio ma anche durante la stessa assise conciliare. L’ecclesiastico italiano
denuncia in effetti «[...] l‟ideologia conciliare, o più esattamente para-concilia-
re, che si è impadronita del Concilio fin dal principio, sovrapponendosi a esso.
Con questa espressione, non si intende qualcosa che riguarda i testi del Conci-
lio, né tanto meno l‟intenzione dei soggetti, ma il quadro di interpretazione glo-
bale in cui il Concilio fu collocato e che agì come una specie di condizionamen-
to interiore nella lettura successiva dei fatti e dei documenti»49. Il teologo catto-
lico statunitense Richard John Neuhaus (1936-2009) ha ricostruito come — gra-
zie in particolare al ruolo dell’IDOC, l’International Documentation on the Ca-
tholic Church, originariamente un servizio d’informazione sul Concilio per la
stampa olandese divenuto con il tempo una struttura permanente capace d’influ-
enzare il modo in cui il Concilio era percepito dalla stampa mondiale, e di alcu-
ni grandi media statunitensi — i documenti erano sempre presentati come im-
mancabili sconfitte dei «conservatori» e vittorie dei «progressisti», qualunque
fosse effettivamente il loro contenuto50. Non si tratta dunque soltanto di distin-
guere fra il Concilio e la sua interpretazione, ma fra tre elementi distinti: i docu-
menti, l’interpretazione e l’evento storico Vaticano II, la cui percezione è stata
influenzata in modo decisivo dai media.
Ogni generazione ha la naturale ma fallace tendenza a considerare gli ac-
cadimenti che la coinvolgono come unici e privi di precedenti nella storia.
L’impressione secondo cui il Vaticano II e il relativo postconcilio siano unici
nella storia per le controversie cui hanno dato luogo non regge all’esame stori-
co. Non a caso Papa Benedetto XVI ha evocato per ben due volte, riferendola al
dopo-Vaticano II, «[...] la descrizione che il grande dottore della Chiesa, san
Basilio [330-379], fa della situazione della Chiesa dopo il Concilio di Nicea
[del 325]: egli la paragona ad una battaglia navale nel buio della tempesta, di-
cendo fra l‟altro: “Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l‟uno
contro l‟altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori
ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per eccesso o per
difetto, la retta dottrina della fede …” [S. Basilii Magni, De Spiritu Sancto,
XXX, 77: PG 32, 213 A]»51.
Né, aggiunge Papa Benedetto XVI, si tratta solo di Nicea: «Poi 50 anni
dopo, per il Concilio primo di Costantinopoli [381], l‟imperatore invita San
Gregorio Nazianzeno [329 ca.-390] a partecipare al Concilio e San Gregorio

49
Monsignor G. Pozzo, op. cit.; evidenziazione nell’originale.
50
Cfr. don Richard John Neuhaus, Lo Splendore della Verità. Perché sono diventato
cattolico (e sono felice di esserlo), trad. it., Lindau, Torino 2008, pp. 207-2008.
51
Benedetto XVI, Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della
Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, cit., p. 1024
47
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Nazianzeno risponde: No, non vengo, perché io conosco queste cose, so che da
tutti i Concili nasce solo confusione e battaglia, quindi non vengo. E non è an-
dato»52. Nulla di nuovo, dunque, se non fosse che né a Nicea né a Costantinopo-
li vi erano il New York Times o le reti televisive statunitensi, e dunque per altro
verso qualche cosa di nuovo al Vaticano II vi è stato: il ruolo dei media interna-
zionali, con le relative evidenti possibilità di manipolazione.
Si può dunque concordare sul fatto che la crisi postconciliare ha fra le sue
cause l’egemonia della «ermeneutica della discontinuità e della rottura» e il
modo con cui l’evento-Concilio fu presentato e quindi percepito «fin dal princi-
pio». Il dissenso riguarda i documenti conciliari. Questi documenti sono parte
del problema o — interpretati secondo «il corretto punto di vista, dunque, [che]
è quello della Tradizione della fede apostolica»53 — potrebbero e dovrebbero
diventare parte della soluzione?
La risposta del Magistero, che insegna e afferma chiaramente la seconda
alternativa, non implica che tutti i testi del Concilio siano scritti nel modo mi-
gliore e più chiaro possibile. Lo stesso card. Joseph Ratzinger ha notato più vol-
te come in alcuni documenti conciliari, in particolare nella Gaudium et Spes54, il
punto di riferimento sia una sociologia tipica degli anni 1960 ingenuamente otti-
mista sulle sorti della modernità, che oggi appare datata ma che all’epoca indus-
se anche negli estensori dei padri conciliari una certa «euforia»55. Lo stesso
card. Ratzinger osservava che i testi del Vaticano II corrispondono ciascuno a
un diverso «genere letterario»56: quando riassume lo stato della sociologia del-
l’epoca un documento conciliare ha una natura diversa rispetto a quando espone
la dottrina cattolica o fornisce indicazioni pastorali a tutta la Chiesa.
Lo stesso brano del card. Ratzinger, tuttavia, precisa: «Questo però non
significa che il tutto debba essere retrocesso al rango di edificante non vinco-
lante. I testi, ciascuno secondo il suo genere letterario, avanzano una pretesa

52
Idem, Incontro con il clero delle Diocesi di Belluno-Feltre e di Treviso ad Auronzo di
Cadore, del 24-7-2007, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. III, 2. 2007. (Luglio-
Dicembre), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2008, pp. 56-77 (p. 75).
53
Idem, Lettera enciclica «Caritas in veritate» sullo sviluppo umano integrale nella carità
e nella verità, del 29-6-2009, n. 10.
54
Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale «Gaudium et spes» sulla
Chiesa nel mondo contemporaneo, del 7-12-1965.
55
Joseph Ratzinger, Theologische Prinzipienlehre. Bausteine zur Fundamentaltheologie
[Dottrina sui princìpi della teologia. Contributi per una teologia fondamentale], Erich
Wewel Verlag, Monaco di Baviera 1982, p. 398.
56
Idem, Kommentar zu den «Bekanntmachungen» [Commento alle «Notificazioni»], in
don Herbert Vorgrimler (a cura di), Das zweite Vatikanische Konzil. Konstitutionen,
Dekrete und Erläuterungen. Kommentare [Il Concilio Vaticano II. Costituzioni, Decreti
e Dichiarazioni. Commenti], vol. I, Herder, Friburgo in Brisgovia 1966, pp. 348-359 (p.
350).
48
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

seria davanti alla coscienza dei cristiani»57. Papa Benedetto XVI condanna sia
il «progressismo sbagliato»58 che legge il Vaticano II come un nuovo inizio in
rottura con tutto il Magistero precedente, sia l’«anti-conciliarismo»59 che, rifiu-
tandone i documenti in quanto si opporrebbero alla Tradizione, finisce parados-
salmente per adottare la stessa ermeneutica della discontinuità e della rottura.
Sia il «progressismo sbagliato» sia l’«anticonciliarismo» affermano che fra i
documenti del Vaticano II e la Tradizione del Magistero precedente vi sono di-
scontinuità e inconciliabilità. Gli uni applaudono, gli altri deplorano, ma il pun-
to di vista è lo stesso, ed è opposto a quello di Papa Benedetto XVI.
Su questo punto la posizione di Alleanza Cattolica, che spera di aver ben
compreso il Magistero, è sempre stata, e dev’essere, enunciata in modo chiaro e
senza ambiguità. L’ermeneutica della discontinuità, sia nella forma progressista
sia nella forma «anticonciliarista», non può essere accettata e fatta propria in co-
scienza da nessun cattolico cui sia cara la sua fede. La FSSPX — e altri — af-
fermano che, trattandosi di un Concilio «pastorale» che non ha voluto enunciare
definizioni infallibili, potrebbe essere ammesso che i suoi documenti insegnino
errori o anche vere e proprie eresie senza danno ecclesiologico rilevante. Oggi
però siamo di fronte a cinquant’anni di pastorale — ma anche di documenti ma-
gisteriali — di cinque diversi Pontefici che hanno incessantemente annunciato il
Concilio e si sono presentati come «Papi del Concilio». Se cinque Papi, per cin-
quant’anni, avessero costantemente insegnato, con il sostegno di quasi tutti i ve-
scovi del mondo, una pastorale la cui stessa architettura e i cui princìpi sono
eretici, allora le porte dell’Inferno avrebbero prevalso sulla Chiesa.
È assolutamente inverosimile immaginare che il Magistero possa aprire
un pubblico processo ai testi del Vaticano II che porti a una loro escissione dal
corpus magisteriale cattolico. Nella storia della Chiesa, ma anche nel funziona-
mento di qualunque organizzazione sociale non disfunzionale, non si procede in
questo modo. I testi sono inseriti nel corpus precedente e con questo — ove ne-
cessario — resi coerenti per via d’interpretazione, non ne sono separati per
escissione ed eliminazione. La prima è la via indicata da Papa Benedetto XVI.
La seconda sembra quella prevalente fra gli ammiratori di mons. Lefebvre.
I Pontefici successivi hanno mantenuta ferma la posizione esposta dal
servo di Dio Paolo VI: «Vi è chi si domanda quale sia l‟autorità, la qualifica-
zione teologica, che il Concilio ha voluto attribuire ai suoi insegnamenti, sa-
pendo che esso ha evitato di dare definizioni dogmatiche solenni, impegnanti
l‟infallibilità del magistero ecclesiastico. E la risposta è nota per chi ricorda la
dichiarazione conciliare del 6 marzo 1964, ripetuta il 16 novembre 1964: dato
il carattere pastorale del Concilio, esso ha evitato di pronunciare in modo
57
Ibidem.
58
Idem, Incontro con il clero delle Diocesi di Belluno-Feltre e di Treviso ad Auronzo di
Cadore, cit., p. 76.
59
Ibidem.
49
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

straordinario dogmi dotati della nota di infallibilità; ma esso ha tuttavia munito


i suoi insegnamenti dell‟autorità del supremo magistero ordinario il quale ma-
gistero ordinario e così palesemente autentico deve essere accolto docilmente e
sinceramente da tutti i fedeli, secondo la mente del Concilio circa la natura e
gli scopi dei singoli documenti»60. Sbaglia, affermava il teologo, poi cardinale,
Leo Scheffczyk (1920-2005), chi mette «[...] accanto al magistero infallibile un
cosiddetto magistero fallibile, cosicché la fallibilità apparterrebbe a tale magi-
stero quasi come un attributo permanente»61.
Posto che il Magistero invoca molto raramente la sua infallibilità, e nor-
malmente richiede l’assenso dei fedeli nei confronti della sua espressione in
forma «autentica», da parte dei dissidenti «si costruisce l‟equazione: infallibilità
è impossibilità di errore, autenticità invece è capacità di errore, e perciò anche
incertezza e di per sé più esposta al rifiuto»62. Mentre i teologi dissidenti dal
Concilio Ecumenico Vaticano I contestavano la nozione stessa d’infallibilità, i
dissidenti — progressisti o «anticonciliaristi» — del dopo-Vaticano II se ne
fanno scudo per dichiarare che nell’insegnamento della Chiesa, tranne il pochis-
simo che è infallibile, tutto il resto è «fallibile» e si ha quindi il diritto di rifiu-
tarlo. Beninteso, «[...] secondo le regole della conoscenza questa equazione non
è ammissibile»63 e il Magistero, così, «[...] avrebbe perduto il suo significato»64.
Al contrario, anche il Magistero ordinario «[...] autentico [...] [è] rivestito del-
l‟autorità di Cristo»65 e pertanto l’assenso è obbligatorio.
Né il card. Scheffczyk in questo brano né il Magistero — e certamente
non Alleanza Cattolica o chi scrive — hanno mai sostenuto che tutto il contenu-
to dei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II e del Magistero post-con-
ciliare è infallibile. Non è certamente così. Il problema è se tutto quanto nel
Magistero non è infallibile possa essere prima confinato in una sfera del «falli-
bile», quindi dichiarato semplicemente «fallito» e dunque rifiutato. Così il pro-
gressismo procede — è l’esempio del card. Scheffczyk — per l’enciclica Hu-
manae vitae, e così — simmetricamente — l’«anticonciliarismo» procede per i
testi del Concilio Ecumenico Vaticano II sull’ecumenismo, la libertà religiosa o

60
Servo di Dio Paolo VI, Udienza generale del mercoledì, del 12-1-1966, in Insegna-
menti di Paolo VI, vol. IV, cit., pp. 698-700 (p. 700).
61
Leo Scheffczyk, Responsabilità e autorità del teologo nel campo della teologia mora-
le: il dissenso sull‟enciclica «Humanae vitae», in Pontificio Istituto Giovanni Paolo II
per Studi su Matrimonio e Famiglia, Università Lateranense e Centro Accademico Ro-
mano della Santa Croce, Università di Navarra, «Humanae vitae»: 20 anni dopo. Atti
del II Congresso Internazionale di Teologia Morale. Roma, 9-12 novembre 1988, Ares,
Milano 1989, pp. 273-286 (p. 283).
62
Ibidem.
63
Ibidem.
64
Ibidem.
65
Ibidem.
50
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

l’esegesi biblica. Chi contesta questo modo di procedere è poi accusato — mali-
ziosamente — di volere dilatare in modo improprio la sfera dell’infallibilità:
mentre il problema riguarda precisamente l’assenso dovuto al Magistero ordina-
rio autentico anche quando questo cade al di fuori di questa sfera.
Si obietta da alcuni che non è sufficiente affermare che i documenti del
Concilio devono essere interpretati secondo la Tradizione. L’affermazione ha
senso solo se questa interpretazione è possibile. Se fosse assolutamente impossi-
bile, l’indicazione di Papa Benedetto XVI sarebbe priva di oggetto. L’obiezione
ha riguardo a diversi documenti, ma la pietra d’inciampo principale nei colloqui
che a diverse riprese prima e dopo la morte di mons. Lefebvre ci sono stati fra
Santa Sede e FSSPX riguarda la libertà religiosa, da cui discendono diverse al-
tre questioni. È dunque a tale questione che farò ora brevemente cenno.

3. La questione della libertà religiosa


Il problema della libertà religiosa riveste, nella polemica di mons. Lefeb-
vre nei confronti del Vaticano II, un ruolo non meno importante di quello della
riforma liturgica post-conciliare. Nell’enciclica Libertas di Papa Leone XIII si
condanna «[...] quella che chiamano libertà di culto, tanto contraria alla virtù
della religione. Essa ha questo fondamento: ciascuno è libero di professare la
religione che gli piace, o anche di non professarne alcuna»66. Questo insegna-
mento — ribadito in altri testi dello stesso Pontefice — è coerente con quello
del predecessore di Papa Leone XIII, il beato Papa Pio IX (1846-1878), esposto
in particolare nell’enciclica Quanta Cura67 e nel Sillabo68, entrambi del 1864. Si
afferma che sarebbe in contrasto, invece, con la dichiarazione Dignitatis huma-
nae69, del 1965, del Concilio Ecumenico Vaticano II, la quale riconosce la liber-
tà religiosa come diritto fondamentale della persona fondato sulla stessa natura
umana.
Nel discorso del 22 dicembre 2005 alla Curia Romana, fondamentale per
tutta la questione dell’interpretazione dei documenti del Concilio Ecumenico

66
Leone XIII, Litterae encyclicae «Libertas» de libertate humana, del 20-6-1888, in
Enchiridion delle Encicliche, vol. 3, Leone XIII. (1878-1903), cit., pp. 432-477 (p. 455).
67
Cfr. beato Pio IX, Litt. enc. «Quanta Cura» qua errores praesertim hac tristissima
aetate dominantes damnantur et proscribuntur, dell’8-12-1864, in Enchiridion delle En-
cicliche, vol. 2, Gregorio XVI. Pio IX. (1831-1878), EDB. Edizioni Dehoniane Bologna,
Bologna 1996, ed. bilingue, pp. 500-545.
68
Cfr. Sillabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores qui notantur in Allocu-
tionibus consistorialibus, in Encyclicis aliisque Apostolicis Litteris Sanctissimi Domini
Nostri Pii Papae IX, ibid., pp. 520-545.
69
Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Dichiarazione sulla libertà religiosa «Dignita-
tis humanae», del 7-12-1965.
51
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Vaticano II, Papa Benedetto XVI ammette una «apparente discontinuità»70 in


tema di libertà religiosa, ma spiega che questa discontinuità, se e dove vi è, non
si riferisce ai princìpi ma alla loro applicazione alle forme storiche concrete, che
mutano nel tempo mentre i princìpi non possono mutare. Infatti, «[...] i principi
esprimono l‟aspetto duraturo, rimanendo nel sottofondo e motivando la deci-
sione dal di dentro.
«Non sono invece ugualmente permanenti le forme concrete, che dipen-
dono dalla situazione storica e possono quindi essere sottoposte a mutamenti.
Così le decisioni di fondo possono restare valide, mentre le forme della loro
applicazione a contesti nuovi possono cambiare. Così, ad esempio, se la libertà
di religione viene considerata come espressione dell‟incapacità dell‟uomo di
trovare la verità e di conseguenza diventa canonizzazione del relativismo, allo-
ra essa da necessità sociale e storica è elevata in modo improprio a livello me-
tafisico ed è così privata del suo vero senso, con la conseguenza di non poter
essere accettata da colui che crede che l‟uomo è capace di conoscere la verità
di Dio e, in base alla dignità interiore della verità, è legato a tale conoscenza.
«Una cosa completamente diversa è invece il considerare la libertà di re-
ligione come una necessità derivante dalla convivenza umana, anzi come una
conseguenza intrinseca della verità che non può essere imposta dall‟esterno,
ma deve essere fatta propria dall‟uomo solo mediante il processo del convin-
cimento»71.
Sbagliano dunque secondo Papa Benedetto XVI quanti — per applaudir-
lo, nel caso dei progressisti, o per rifiutarlo, come fanno gli «anticonciliaristi»
— pensano che il Concilio con la Dignitatis humanae abbia voluto proclamare
princìpi opposti a quelli del beato Papa Pio IX e di Papa Leone XIII. L’inse-
gnamento di questi Pontefici, secondo cui una libertà di religione considerata
non come mera «necessità sociale» per la pace e il bene comune in determinati
contesti politici ma «elevata a livello metafisico» è del tutto inaccettabile e me-
rita di essere condannata, non è affatto stato modificato dal Concilio, e rimane
pienamente valido ancora oggi.
Come precisa la Congregazione per la Dottrina della Fede in una lunga
lettera del 1987 a mons. Lefebvre, che aveva sollevato una serie di dubbi sul
tema — una lettera privata che non è espressione di Magistero ma è autorevole
per la fonte da cui proviene —, la Dignitatis humanae in diversi passaggi si rife-
risce non a qualunque forma di Stato teoricamente possibile ma allo Stato laico
moderno. Interpretare diversamente questi passaggi sarebbe contrario ai lavori

70
Benedetto XVI, Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della
Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, cit., p. 1030.
71
Ibid., pp. 1028-1029; cfr. pure, più ampiamente, Idem, Messaggio per la XLIV Gior-
nata Mondiale della Pace, del 1° gennaio 2011 «Libertà religiosa, via per la pace»,
dell’8-12-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano politco religioso, Città
del Vaticano 17-12-2010.
52
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

preparatori richiamati da tale corrispondenza e anche alla logica. Lo Stato laico


moderno non è l’unico Stato che la storia ha conosciuto e con cui la Chiesa si è
dovuta confrontare. Altro è riconoscere l’esistenza di uno speciale rapporto di
collaborazione con la Chiesa, e quindi una qualche competenza a occuparsi pure
di questioni religiose, a un san Luigi IX re di Francia (1214-1270), altro è con-
cedere gli stessi riconoscimenti a un Barack Obama. La dichiarazione del Vati-
cano II non induce a credere che Obama sia preferibile a san Luigi IX, né af-
ferma che lo Stato laico moderno sia preferibile ad altre forme di Stato del pas-
sato: «[...] DH [Dignitatis Humanae] non implica neppure una disapprovazione
della condotta seguita in passato da alcuni principi cristiani, la cui valutazione
storica è complessa»72.
La Dignitatis humanae proclama, già nei suoi passaggi iniziali, che «[...]
poiché la libertà religiosa, che gli uomini esigono nell‟adempiere il dovere di
onorare Dio, riguarda l‟immunità della coercizione nella società civile, essa
lascia intatta la dottrina cattolica tradizionale sul dovere morale dei singoli e
delle società verso la vera religione e l‟unica Chiesa di Cristo»73. Papa Bene-
detto XVI nell’enciclica Caritas in veritate ha ribadito che «la libertà religiosa
non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni sia-
no uguali»74. Il diritto alla libertà religiosa sancito dalla Dignitatis humanae non
è un diritto positivo ma negativo, e si configura tecnicamente come una «immu-
nità». Il fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni, è stato fra i primi a
illustrare questo significato negativo, e non positivo, della nozione di libertà re-
ligiosa della Dignitatis humanae, e la sua natura giuridica d’immunità75, così
certamente preservando i suoi lettori — primi fra tutti i soci di Alleanza Cattoli-
ca — da equivoci altrove fin troppo diffusi.
Lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 — che è insieme il
catechismo del Concilio Ecumenico Vaticano II e uno strumento interpretativo
dei testi conciliari — afferma che «il diritto alla libertà religiosa non è né la li-
cenza morale di aderire all‟errore, né un implicito diritto all‟errore, bensì un
diritto naturale della persona umana alla libertà civile, cioè all‟immunità da

72
Congregazione per la Dottrina della Fede, Liberté religieuse. Réponse aux «dubia»
présentés par S.E. Mgr. Lefebvre, del 9-3-1987, disponibile sul sito di documentazione
sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X La Crise intégriste, p. 19.
73
Concilio Ecumenico Vaticano II, Dichiarazione sulla libertà religiosa «Dignitatis
humanae», del 7-12-1965, n. 1.
74
Benedetto XVI, Lettera enciclica «Caritas in veritate» sullo sviluppo umano integrale
nella carità e nella verità, cit., n. 55.
75
Cfr. il mio La libertà religiosa nel pensiero di Giovanni Cantoni, in PierLuigi Zocca-
telli e Ignazio Cantoni (a cura di), A maggior gloria di Dio, anche sociale. Scritti in
onore di Giovanni Cantoni nel suo settantesimo compleanno, Cantagalli, Siena 2008,
pp. 101-113.
53
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

coercizione esteriore, entro giusti limiti, in materia religiosa, da parte del pote-
re politico»76.
Nella Relatio de textu emendato presentata ai Padri conciliari si spiegava
che «[...] la parola diritto può essere intesa in un duplice significato. Nel primo
significato per diritto s‟intende la facoltà morale di compiere qualcosa, la fa-
coltà cioè con cui qualcuno ha intrinsecamente la positiva autorizzazione [...]
ad agire. Nella Dichiarazione [Dignitatis Humanae] non è utilizzato in questo
senso [...]. Nel secondo significato si dice diritto la facoltà morale di esigere di
non essere costretto ad agire, né di essere impedito a farlo. Nel qual senso di-
ritto significa l‟immunità nell‟agire ed esclude la coercizione sia costringente
che impediente. È dunque in questo secondo senso che si intende diritto nella
Dichiarazione»77.
La Congregazione, che cita questo brano, ricorda a mons. Lefebvre che la
Commissione Conciliare competente aveva anche precisato che «da nessuna
parte si afferma né è lecito affermare (si tratta di cosa evidente) che c‟è un di-
ritto di diffondere l‟errore. Se poi le persone diffondono l‟errore, non è l‟eserci-
zio di un diritto, ma il suo abuso»78. Commenta la Congregazione: «In effetti il
diritto alla libertà religiosa, intesa come immunità civile e sociale dalla coazio-
ne in materia religiosa, non implica alcun diritto né autorizzazione a diffondere
l‟errore»79. «[...] DH non afferma affatto che la propagazione degli errori sia
un bene. Quello che è bene è che esista nella società civile [moderna] un grado
di autonomia giuridica in materia religiosa compatibile con l‟ordine e la mora-
lità pubblica»80.
Certamente nella Dignitatis humanae rispetto al beato Papa Pio IX e a
Papa Leone XIII vi è una differenza terminologica. Il Magistero precedente par-
la di «tolleranza religiosa», il Concilio di «libertà religiosa». La scelta fra i due
termini fu oggetto fra i Padri conciliari di lunghe discussioni, con speciale rife-
rimento alle encicliche di Papa Leone XIII Libertas e Immortale Dei e «[...] cer-
cando esplicitamente [una] continuità con il Magistero anteriore»81. Nella Rela-
tio de textu priore queste discussioni sono riassunte così: «Ci sono alcuni che
dubitano della stessa formula “libertà religiosa” e pensano che in questa mate-
ria non possiamo trattare che della “tolleranza religiosa”»82. Alla fine si decise

76
Catechismo della Chiesa Cattolica, dell’11-10-1992, n. 2108.
77
Congregazione per la Dottrina della Fede, Liberté religieuse. Réponse aux «dubia»
présentés par S.E. Mgr. Lefebvre, cit., pp. 23-24, che cita Acta Synodalia, vol. III, pars
VIII, pp. 461-462.
78
Congregazione per la Dottrina della Fede, Liberté religieuse. Réponse aux «dubia»
présentés par S.E. Mgr. Lefebvre, cit., p. 9.
79
Ibid., p. 8.
80
Ibid., p. 12.
81
Ibid., p. 15.
82
Ibid., p. 18.
54
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

— non senza dubbi — per la formula «libertà religiosa», per due ragioni. Anzi-
tutto, la dottrina giuridica non utilizzava più da anni la formula «tolleranza reli-
giosa» come «notio formaliter iuridica»83, «nozione tecnicamente giuridica»,
mentre la nozione di «libertà religiosa» nel diritto nazionale di diversi Paesi e in
quello internazionale aveva un senso preciso e non necessariamente ideologico:
«Se il destinatario del nostro discorso è la società moderna, dobbiamo adottare
la sua terminologia»84. In secondo luogo, cosa ancora più importante, i Padri
conciliari volevano affermare con forza di fronte alle possibili pretese dello Sta-
to laico moderno che il diritto all’immunità dalla coercizione in materia di reli-
gione «[...] si fonda nella natura della persona umana, che tutti devono rispet-
tare»85 a prescindere e prima delle leggi positive, e non si riduce a una semplice
«tolleranza» che lo Stato laico moderno avrebbe il diritto di concedere o negare
— com’è appunto tipico della nozione di «tolleranza» — a suo libito.
Certamente non è questa la sede per risolvere la questione della corretta
interpretazione della dichiarazione Dignitatis humanae, una delle discussioni
più complesse fra le tante dove le due diverse ermeneutiche — della continuità
con la Tradizione e della rottura — lottano a proposito del Concilio Ecumenico
Vaticano II. I cenni che ne abbiamo dato sono sufficienti a mostrare qual è la
posizione che sul problema di una presunta differenza di princìpi fra la Dignita-
tis humanae e il Magistero precedente hanno assunto la Congregazione per la
Dottrina della Fede e Papa Benedetto XVI. A proposito delle scelte terminolo-
giche del Concilio certo non si è obbligati a credere che siano sempre state le
più felici o le migliori possibili. E certamente la presentazione della Dignitatis
humanae già nei giorni del Concilio e tanto più dopo il Concilio è quasi sempre
avvenuta all’insegna di quella che Papa Benedetto XVI chiama «ermeneutica
della discontinuità e della rottura», con pochissime eccezioni.
Tuttavia, secondo il Magistero contemporaneo, da Papa Leone XIII al
Concilio non sono mutati i princìpi, ma le situazioni storiche cui i princìpi si
applicano e che ne determinano le «forme concrete»86 di espressione. L’ideolo-
gia della libertà religiosa, intesa in senso positivo come diritto dell’errore con
conseguente «canonizzazione del relativismo»87, condannata dal beato Papa Pio
IX e da Papa Leone XIII, resta altrettanto condannata dal Concilio e da Papa
Benedetto XVI. Una libertà religiosa intesa invece in senso negativo come im-
munità dall’ingerenza dello Stato laico moderno, di cui i cittadini di questo par-
ticolare tipo di Stato debbono godere nella formazione e nell’esplicitazione del-
le loro scelte religiose, rappresenta una «forma concreta» nuova nel Magistero

83
Ibidem.
84
Ibidem.
85
Ibidem.
86
Benedetto XVI, Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della
Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, cit., p. 1028.
87
Ibid., p. 1029.
55
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

della Chiesa a fronte di circostanze storiche mutate. Ma Papa Benedetto XVI ci


assicura che — ove sia rettamente interpretata e presentata, il che purtroppo nel-
la confusione postconciliare non è avvenuto spesso — non è in contrasto con il
Magistero precedente.
Il fatto che lo stesso Papa Benedetto XVI abbia notato qui una «apparen-
te discontinuità»88 conferma che chi pone domande e nota l’esistenza di pro-
blemi non ha torto. A queste domande si deve però rispondere nel senso del-
l’«ermeneutica del rinnovamento nella continuità»89. Occorre leggere il testo
conciliare non isolatamente, ma alla luce del Magistero precedente e delle preci-
sazioni successive, andando se necessario al di là dell’apparenza. In questo sen-
so, la Congregazione per la Dottrina della Fede scriveva a mons. Lefebvre che
in tema di libertà religiosa «[...] l‟insegnamento del Vaticano II è perfettamente
compatibile con l‟insegnamento di Leone XIII»90.

4. La questione della liturgia


Qualche volta i media riducono il pluridecennale contenzioso fra la FSS-
PX e la Santa Sede alla questione della «Messa in latino». La lingua latina —
pure non irrilevante — non è certamente il fattore principale: si tratta, semmai,
del rito detto di san Pio V (1566-1572) che è contrapposto a quello detto del
servo di Dio Paolo VI, introdotto nel 1969. Il rito detto di Paolo VI è sempre
stato pacificamente celebrato anche in lingua latina, ma il semplice uso del lati-
no non ha mai soddisfatto la FSSPX, che ha visto nelle formule stesse della
nuova Messa ambiguità ed errori, tanto che mons. Lefebvre la definì «la Messa
di [Martin] Lutero [1483-1546]»91. In realtà, come ha notato Papa Benedetto
XVI, «tutti sappiamo che, nel movimento guidato dall‟Arcivescovo Lefebvre, la
fedeltà al Messale antico divenne un contrassegno esterno; le ragioni di questa
spaccatura, che qui nasceva, si trovavano però più in profondità»92. Il problema
centrale non era la riforma — postconciliare — della liturgia, ma «il carattere
vincolante del Concilio Vaticano II»93.

88
Ibid., p. 1030.
89
Ibid., p. 1024.
90
Congregazione per la Dottrina della Fede, Liberté religieuse. Réponse aux «dubia»
présentés par S.E. Mgr. Lefebvre, cit., p. 8.
91
Cfr. mons. Marcel Lefebvre, La Messa di Lutero. Confronto tra la «Messa evangelica
di Lutero» e il «Novus Ordo Missae», Firenze 1975, in Idem, Vi trasmetto quello che ho
ricevuto. Tradizione perenne e futuro della Chiesa, a cura di Alessandro Gnocchi e Ma-
rio Palmaro, Sugarco, Milano 2010, pp. 239-243.
92
Benedetto XVI, Lettera di accompagnamento della Lettera Apostolica «Summorum
Pontificum» sull‟uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970,
del 7-7-2007, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. III, 2, 2007. (Luglio-Dicembre),
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2008, pp. 25-29 (p. 26).
93
Ibidem.
56
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Alleanza Cattolica, associazione di laici, non ha come vocazione quella di


occuparsi specificamente di questioni liturgiche. Tuttavia, l’esistenza nella
Chiesa Cattolica dopo la riforma del 1969 di una «questione liturgica» non po-
teva lasciare indifferente Alleanza Cattolica e presenta evidenti collegamenti
con molte altre problematiche. «Nel rapporto con la liturgia — scriveva l’allora
card. Ratzinger — si decide il destino della fede e della Chiesa. Così la questio-
ne liturgica ha acquistato oggi un‟importanza che prima non potevamo preve-
dere»94. Lo stesso card. Ratzinger ha usato ripetutamente a proposito della
«questione liturgica» espressioni che non mancano di sottolinearne la gravità:
«Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran
parte dal crollo della liturgia»95; «[...] resta da vedere sino a che punto le sin-
gole tappe della riforma liturgica dopo il Vaticano II siano state veri migliora-
menti o non, piuttosto, banalizzazioni; sino a che punto siano state pastoral-
mente sagge o non, al contrario, sconsiderate»96; «[...] i brividi che incute la
liturgia postconciliare, fattasi opaca [...] con il suo gusto per il banale e con la
sua mediocrità artistica, non chiariscono la questione [della musica sacra] [...].
Comunque stiano le cose, le esperienze degli ultimi anni hanno messo in evi-
denza che il ripiegamento sull‟usuale non ha reso la liturgia più aperta, ma so-
lo più povera»97.
In stretta obbedienza alle norme e prescrizioni delle autorità della Chiesa
— dopo il 2007, in particolare, al Motu proprio Summorum Pontificum98, di Pa-
pa Benedetto XVI, che ha accolto con gioia e gratitudine —, e in quanto queste
prescrizioni e norme lo consentano, Alleanza Cattolica cerca di trasmettere ai
propri soci e amici la sensibilità per la liturgia e l’amore per il grande patrimo-
nio di fede e di cultura veicolato dalla lingua latina e dalla liturgia nella forma
detta di san Pio V del Rito Romano, sforzandosi di proporla nei suoi incontri
quando questo appaia possibile e opportuno, in via peraltro non esclusiva.
Anche laici privi di competenze liturgiche — fra i quali mi rubrico senza
reticenze — possono oggi ricavare dal Magistero alcune indicazioni essenziali e

94
J. Ratzinger, Cantate al Signore un canto nuovo. Saggi di cristologia e liturgia, trad.
it., Jaca Book, Milano 1996, p. 9.
95
Idem, La mia vita. Autobiografia, trad. it., San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano)
2005, p. 115.
96
V. Messori a colloquio con J. Ratzinger, op. cit., p. 124.
97
J. Ratzinger, La festa della fede. Saggi di teologia liturgica, trad. it., Jaca Book, Mi-
lano 2005, pp. 77-79.
98
Cfr. Benedetto XVI, Lettera Apostolica «Motu proprio data» sull‟uso della liturgia
romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970 «Summorum Pontificum», del 7-7-
2007, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. III, 2, 2007. (Luglio-Dicembre), cit., pp.
20-24, trad. it. In dodici articoli le regole di una nuova ricchezza. Il testo integrale del
«Motu proprio» promulgato ieri, in Avvenire. Quotidiano d‟ispirazione cattolica, Mila-
no 8-7-2007.
57
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

del tutto prive di ambiguità. Anzitutto, Papa Benedetto XVI insegna che nel pe-
riodo successivo alla riforma del servo di Dio Papa Paolo VI «[...] in molti luo-
ghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma es-
so addirittura veniva inteso come un‟autorizzazione o perfino come un obbligo
alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del
sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch‟io quel periodo con
tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state fe-
rite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente
radicate nella fede della Chiesa»99. Non siamo in disaccordo con alcuno — e
certamente non con il Papa — sul fatto che ci siano state e continuino «defor-
mazioni della Liturgia al limite del sopportabile», e qualche volta anche oltre il
limite. Coloro che erigono inventari di queste deformazioni possono poi talora
presentarli in modo impropriamente aggressivo nei confronti dell’autorità eccle-
siastica, ma purtroppo raramente inventano i fatti.
In secondo luogo, chiarendo una problematica ormai antica lo stesso Papa
Benedetto XVI precisa a proposito dell’ultimo Messale relativo alla Messa detta
di san Pio V, quello promulgato dal beato Papa Giovanni XXIII (1958-1963)
nel 1962, che «[...] questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di
conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso»100. Chi, dopo il Mo-
tu proprio del 2007 e la lettera del Pontefice che lo accompagna, continua a so-
stenere che il Messale del 1962 fu «abrogato» o «vietato», e che in linea di prin-
cipio la celebrazione di Messe con tale Messale continua a dover essere sempre
autorizzata dal vescovo, o non ha letto i documenti o — se li ha letti — disub-
bidisce al Papa. «Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi
resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, ad-
dirittura, giudicato dannoso»101.
In terzo luogo, il Magistero, con Papa Benedetto XVI, insegna che «[...] il
Messale, pubblicato in duplice edizione da Paolo VI e poi riedito una terza vol-
ta con l‟approvazione di Giovanni Paolo II, ovviamente è e rimane la forma
normale — la forma ordinaria — della Liturgia Eucaristica»102, rispetto alla
quale il Messale latino del 1962 configura una «[...] forma extraordinaria della
Celebrazione liturgica. Non è appropriato parlare di queste due stesure del
Messale Romano come se fossero “due Riti”. Si tratta, piuttosto, di un uso du-
plice dell‟unico e medesimo Rito»103.

99
Idem, Lettera di accompagnamento della Lettera Apostolica «Summorum Pontifi-
cum» sull‟uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970, cit., p.
26.
100
Ibidem.
101
Ibidem.
102
Ibidem.
103
Ibidem.
58
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Anche su questo punto non vi può essere spazio per ambiguità. Si ha cer-
tamente diritto di preferire la «forma extraordinaria», convinti e consapevoli
che «ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e
nella preghiera della Chiesa, e dar loro il giusto posto»104. Vi è però una condi-
zione sine qua non: «Ovviamente per vivere la piena comunione anche i sacer-
doti delle Comunità aderenti all‟uso antico non possono, in linea di principio,
escludere la celebrazione secondo i libri nuovi. Non sarebbe infatti coerente
con il riconoscimento del valore e della santità del nuovo rito l‟esclusione tota-
le dello stesso»105. Non si tratta di escludere che singole comunità religiose pos-
sano testimoniare, in una Chiesa dove la nuova Messa rimane «la forma norma-
le», il loro amore per la Messa tradizionale con una scelta monoritualista, cele-
brando cioè la sola «forma extraordinaria», non però in quanto auto-autorizzate
ma con il permesso dell’autorità ecclesiastica, che è stato concesso per esempio
all’Istituto del Buon Pastore. Né naturalmente è illecito interrogarsi sugli effetti
negativi della riforma del 1969, auspicando una «riforma della riforma».
La «riforma della riforma» non potrà però che venire dalla Chiesa e dal
Papa. Anche le comunità monoritualiste, se vogliono essere fedeli al Magistero,
non possono escludere la celebrazione della nuova Messa «in linea di princi-
pio», e debbono riconoscere non solo «il valore» ma anche «la santità del nuo-
vo rito». Non basta riconoscere che la nuova Messa è valida. Occorre ammettere
con piena convinzione che chi partecipa alla Messa nuova — s’intende celebra-
ta con fedeltà alle indicazioni della Chiesa, senza abusi, con la dovuta devozio-
ne — si santifica. In effetti, la Chiesa ha già beatificato persone che hanno te-
stimoniato la fede in modo e grado eroico alimentandola con la frequenza quo-
tidiana alla nuova Messa. Come rimanere in comunione con la Chiesa dichia-
rando che la Messa che quattro Papi hanno celebrato quotidianamente, cui la
beata Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) ha assistito quotidianamente per
ventisette anni, che il beato Jerzy Popieluszko (1947-1984) ha celebrato dall’or-
dinazione al martirio sia la «Messa di Lutero»?

5. Vaticano II e modernità
Nel discorso del 2006 a Ratisbona106 il Pontefice propone un giudizio sui
momenti centrali della modernità: Martin Lutero, l’illuminismo, le ideologie del
XX secolo. In ciascuno di questi momenti Papa Benedetto XVI distingue un

104
Ibidem.
105
Ibidem.
106
Cfr. Idem, Discorso ai rappresentanti del mondo scientifico nell‟Aula Magna dell‟U-
niversità di Regensburg, del 12-9-2006, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. II, 2,
2006. (Luglio-Dicembre), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007, pp. 257-
267; cfr. pure don Pietro Cantoni, Il discorso di Ratisbona, in Cristianità, anno XXXV,
n. 339, gennaio-febbraio 2007, pp. 9-12.
59
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

aspetto esigenziale dove vi è qualche cosa di condivisibile — la reazione al ra-


zionalismo rinascimentale per Lutero, la critica del fideismo e la rivalutazione
della ragione nell’illuminismo, il desiderio di affrontare i problemi e le ingiusti-
zie causate dalle trascrizioni sociali e politiche dell’illuminismo per le ideologie
novecentesche — e un esito finale catastrofico dove, ogni volta, si butta via il
bambino con l’acqua sporca e si propongono rimedi peggiori dei mali che si di-
chiara di voler curare. Così Lutero insieme al razionalismo butta via la ragione,
smantellando la sintesi di fede e di ragione che aveva dato vita alla cristianità
medievale. L’illuminismo per rivalutare la ragione la separa radicalmente dalla
fede, diventa laicismo e finisce per compromettere l’integrità stessa di quella ra-
gione che voleva salvare. Le ideologie del secolo XX, criticando l’idea astratta
di libertà dell’illuminismo, finiscono per mettere in discussione l’essenza stessa
della libertà, trasformandosi in macchine sanguinarie di tirannia e di oppressio-
ne. Nella modernità, dunque, a esigenze o istanze dove non tutto è sbagliato cor-
rispondono esiti o risposte che partono da gravi errori e si risolvono in dramma-
tici orrori.
Papa Benedetto XVI è tornato su questo tema che gli è caro nel corso del
viaggio del 2010 in Portogallo, proprio affrontando ancora una volta il tema del
Concilio Ecumenico Vaticano II. Si dice, senza sbagliare, che il Concilio si fece
carico della modernità. Ma questo significa che il Concilio accolse le istanze del
moderno oppure che condivise anche le risposte dell’ideologia della modernità a
queste istanze? Nel primo caso il Concilio può essere letto alla luce della Tradi-
zione della Chiesa, che — dal Concilio di Trento (1545-1563), il quale si con-
frontò con le domande poste da Lutero dando però risposte totalmente diverse,
fino a Papa Leone XIII, di cui ricorre nel 2010 il secondo centenario della nasci-
ta, di fronte alle ideologie nascenti — ha sempre accolto le istanze proposte dal-
la storia trovando nel suo patrimonio gli elementi per farvi fronte. Nel secondo
caso il Vaticano II sarebbe invece un’innovazione radicale, un cedimento della
Chiesa all’ideologia della modernità, una rivolta contro la Tradizione della
Chiesa. L’«ermeneutica della discontinuità e della rottura» avrebbe ragione.
Ha affermato Papa Benedetto XVI il 12 maggio 2010 a Lisbona che nel
Concilio Ecumenico Vaticano II «[...] la Chiesa, partendo da una rinnovata
consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigu-
ra e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la
modernità, ossia la Riforma e l‟Illuminismo. Così da sé stessa la Chiesa acco-
glieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole
e, dall‟altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita»107. Il Pontefice invita
dunque a distinguere nella modernità le domande in parte giuste e le risposte
sbagliate, i veri problemi e le false soluzioni, le «istanze», di cui la Chiesa si è
107
Idem, Incontro con il mondo della cultura nel Centro Cultural de Belém a Lisbona,
del 12-5-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città
del Vaticano 13-5-2010.
60
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

fatta carico nella loro parte migliore — ma superandole —, e gli «errori e vicoli
senza uscita» in cui la linea prevalente della modernità ha fatto precipitare que-
ste istanze, ultimamente travolgendo e negando quanto nel loro originario mo-
mento esigenziale potevano avere di ragionevole.
Le quattro espressioni che Papa Benedetto XVI ha usato a Lisbona —
«prende sul serio e discerne, trasfigura e supera» — per descrivere il rapporto
fra il Vaticano II e le domande poste dalla modernità non sono scelte a caso, e
tracciano la strada maestra per un’interpretazione e un’applicazione del Conci-
lio alla luce di «una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica» su cui,
con l’aiuto di Dio e sotto la guida del Magistero, Alleanza Cattolica desidera
incamminarsi. Anzitutto, il Concilio «prende sul serio» le domande poste dalla
modernità. Di questo, al Concilio si deve essere grati. Sbagliano gli «anticonci-
liaristi» se pensano che queste domande avrebbero potuto essere semplicemente
ignorate. Le domande ci sono, «là fuori», che ci piaccia o no. Chiudere le fine-
stre non le fa venire meno. Ignorarle o non rispondere significa privarsi dell’op-
portunità di evangelizzare uomini segnati da queste domande — nulla di diverso
è la «nuova evangelizzazione» — e dunque privare la Chiesa della sua dimen-
sione missionaria nell’Occidente segnato dalla modernità.
Assumere questa dimensione significa invece fornire non solo un conte-
sto di riferimento, ma anche indicazioni operative per la nuova evangelizzazio-
ne, rifiutando nell’anti-conciliarismo un «[...] conservatorismo [che] non è il
contrario del progressismo, ma una cronolatria coniugata al passato anziché al
futuro»108, e — così leggendo, nel caso di specie, il termine «conservatore» —
affermando del Concilio con il card. Ratzinger che «[...] il concetto conciliare
opposto a “conservatore” non è “progressista” ma “missionario”»109. Allean-
za Cattolica fu certamente aiutata a comprendere questo «concetto [...] “missio-
nario”» da una riflessione, stimolata dal pontificato del venerabile Papa Gio-
vanni Paolo II, su come il Concilio era stato presentato e vissuto — diversamen-
te da quanto era per lo più avvenuto nell’Europa Occidentale e nell’America del
Nord — in Polonia. Lì i documenti conciliari erano stati intesi prevalentemente
in un modo non dialettico ma organico rispetto al Magistero precedente, nella
prospettiva di una grande missione popolare contro la scristianizzazione pro-
mossa dal regime comunista, lungo le linee esposte dal card. Karol Wojtyla nel
suo volume Alle fonti del rinnovamento. Studio sull‟attuazione del Concilio Va-
ticano II110. Fra le indicazioni offerte dal Concilio alla nuova evangelizzazione
rientrano l’inquadramento dell’apostolato dei laici e il riconoscimento della loro

108
G. Cantoni, «Tu es Petrus», cit., p. 19.
109
V. Messori a colloquio con J. Ratzinger, op. cit., p. 9.
110
Cfr. Karol Wojtyla, Alle fonti del rinnovamento. Studio sull‟attuazione del Concilio
Vaticano II, ed. it., Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1981.
61
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

libertà di associazione del decreto conciliare Apostolicam actuositatem111, il


quale fornisce un quadro preciso anche per associazioni come Alleanza Cattoli-
ca, che a tale decreto si sente particolarmente legata.
Il Concilio, però, secondo l’espressione di Benedetto XVI «discerne» le
domande della modernità. Può darsi che la modernità le abbia formulate in mo-
do malizioso, come domande che già orientano a una certa risposta. In questo
caso la Chiesa scarta le formulazioni capziose e accoglie solo «il meglio delle
istanze della modernità»: dunque, non le accoglie tutte. Il Concilio bene inter-
pretato, poi, «trasfigura» questa parte migliore delle istanze moderne, nel senso
che ne cambia la figura elevandola a una dimensione qualitativamente superio-
re. Così facendo, separa le domande legittime — non tutte quelle poste dalla
modernità lo sono, solo quelle che fanno parte del «meglio» — da un qualunque
possibile legame necessario con le risposte fornite dall’ideologia del moderno,
che è sfociata in «errori e vicoli senza uscita». Qualche volta, per «trasfigurar-
le», le domande hanno dovuto essere perfino «ricreate». E, come prospettiva fi-
nale, il Concilio le «supera»: cioè si pone su un piano diverso non quanto alle
istanze, ma quanto alle risposte, che non va a cercare nelle ideologie moderne
ma nella «rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica».
A chi obietta che questo non è il Concilio Ecumenico Vaticano II come lo
interpretano tanti teologi cattolici rispondiamo con serenità che è il Concilio
come lo interpreta il Papa, e questo ci basta. Può darsi che qualcuno obietti che
non è neppure il Concilio come lo interpretavano maestri del pensiero contro-
rivoluzionario che ad Alleanza Cattolica sono cari, a partire — ma non si tratta
del solo caso — dal già citato Corrêa de Oliveira. Sia il fondatore di Alleanza
Cattolica, Giovanni Cantoni112, sia chi scrive113 hanno espresso l’opinione che i
giudizi molto duri sul Vaticano II del pensatore brasiliano facciano riferimento
al Concilio come evento storico, e in particolare a un’omissione, quella della
condanna del comunismo, più che ai documenti conciliari. Chi ha la bontà di
leggere questi testi può constatare che si tratta di opinioni argomentate e fondate
su un’ampia serie di scritti e di documenti di Corrêa de Oliveira.
Anche a causa di divisioni sopravvenute fra i discepoli dopo la sua morte,
la controversia sull’esatta interpretazione del pensiero dell’illustre autore brasi-
liano rimane vivace. Alleanza Cattolica non pretende di detenere la verità ultima
su questa interpretazione. Pensa però che qualunque maestro, per quanto entu-
siasmanti siano le sue pagine migliori e grande la riconoscenza nei suoi con-
fronti, debba essere interpretato ed eventualmente corretto alla luce del Magiste-

111
Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto sull‟apostolato dei laici «Apostolicam
actuositatem», del 18-11-1965.
112
Cfr. G. Cantoni, Plinio Corrêa de Oliveira e il giudizio sul Concilio Ecumenico Va-
ticano II, Alleanza Cattolica, Roma 2003.
113
Cfr. il mio Una battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi del secolo
XX nella Chiesa, Sugarco, Milano 2008.
62
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

ro, e non viceversa. Per quanto Alleanza Cattolica sia affezionata alla scuola
contro-rivoluzionaria, sappiamo bene che è il Magistero a operare la sintesi e a
discernere fra le scuole. Nessuna scuola giudica il Magistero. Al contrario, il
Magistero le giudica tutte.
Corrêa de Oliveira chiude la sua opera principale, Rivoluzione e Contro-
Rivoluzione, che rimane un testo di riferimento per Alleanza Cattolica e che fu
pubblicata per la prima volta nel 1959, sotto il pontificato del beato Papa Gio-
vanni XXIII, come numero speciale della rivista brasiliana Catolicismo, con
queste parole, riprese in tutte le edizioni successive del testo: «Non vorremmo
considerare concluso questo studio senza un omaggio di filiale devozione e di
ubbidienza illimitata al “dolce Cristo in terra”, colonna e fondamento infallibile
della Verità, Sua Santità Papa Giovanni XXIII. “Ubi Ecclesia ibi Christus, ubi
Petrus ibi Ecclesia”. Al Santo Padre si rivolge dunque tutto il nostro amore, tut-
to il nostro entusiasmo, tutta la nostra devozione. Con questi sentimenti, che
ispirano tutte le pagine di Catolicismo dalla sua fondazione, abbiamo creduto
di dover pubblicare anche questo studio. Nel nostro cuore non abbiamo il mi-
nimo dubbio sulla verità di ognuna delle tesi che lo compongono. Tuttavia le
sottomettiamo senza restrizioni al giudizio del Vicario di Gesù Cristo, disposti a
rinunciare senza esitazione a qualsiasi di esse, se s‟allontana, anche lievemen-
te, dall‟insegnamento della santa Chiesa, nostra Madre, Arca della Salvezza e
Porta del Cielo»114.
Senza avere né l’autorità né la presunzione di poter decidere noi chi è o
chi non è contro-rivoluzionario, ci permettiamo però di esprimere forti dubbi sul
fatto che chi non è disposto a sottoscrivere queste parole e a viverle possa dirsi
esponente di una scuola che fin dalle sue origini ha fatto della fedeltà al Papa e
al Magistero la bussola per orientarsi nelle incertezze e nelle confusioni della
modernità. Certamente, non può far parte di Alleanza Cattolica. Viva il Papa!

114
Plinio Corrêa de OIiveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquan-
tenario (1959-2009) con materiali della «fabbrica» del testo e documenti integrativi,
con presentazione e cura di G. Cantoni, Sugarco, Milano 2009, p. 188.
63
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Magistero

episcopale

Andate [...], ammaestrate tutte le genti


[...] insegnando loro a osservare
tutto ciò che vi ho comandato
(Matteo 28, 19-20)
L’Italia «prima» dell’Italia*
Cogliere il contributo cristiano rispetto al destino del nostro Paese richie-
de una lettura della storia scevra da pregiudizi e seriamente documentata, lonta-
na dunque tanto da conformismi quanto da revisionismi. In effetti, ben prima
del 1861 la nostra realtà italiana, per quanto frammentata in mille rivoli feudali,
poi comunali, quindi statali, aveva conosciuto una profonda sintonia in virtù
dell’eredità cristiana. Ne è prova assai significativa la persona di san Francesco
d’Assisi, cui si lega il ripetuto uso del termine Italia, ancora poco corrente nel
Medioevo. Proprio in relazione a san Francesco, all’irradiazione della sua pre-
senza, invece comincia ad avere sostanza quella che pure per lunghi secoli re-
sterà soltanto un’espressione geografica, viva però di una corposissima identità
culturale, spirituale e soprattutto religiosa. Accanto a san Francesco sono innu-
merevoli le figure — anche femminili, come santa Caterina da Siena — a dare
un incisivo contributo alla crescita religiosa e allo sviluppo sociale e perfino
economico della nostra Penisola. Da qui si ricava la constatazione che l’unico
sentimento che accomunava gli italiani, a qualsiasi ceto sociale appartenessero e
in qualunque degli Stati preunitari vivessero, era quello religioso e cattolico. Af-
fermare questa origine dell’Italia non significa ingenuamente rimarcare diritti di
primogenitura, ma solo cogliere la segreta attrazione tra l’identità profonda di
un popolo e quella che sarebbe diventata la sua forma storica unitaria, per altro
non senza gravi turbamenti di coscienza e, per lungo tempo, irrisolti conflitti
istituzionali. È qui sufficiente accennare che al fondo di tali vicende vi era an-
che la principale preoccupazione della Chiesa di garantire la piena libertà e
l’indipendenza del Pontefice, necessarie per l’esercizio del suo supremo mini-
stero apostolico, e più in generale di scongiurare un «assoggettamento» della
Chiesa allo Stato.
L’anniversario che ci apprestiamo a celebrare è, dunque, rilevante non
tanto «perché l’Italia sia un’invenzione di quel momento, ossia del 1861, ma
perché in quel momento, per una serie di combinazioni, veniva a compiersi an-
che politicamente una nazione che da un punto di vista geografico, linguistico,
religioso, culturale e artistico era già da secoli in cammino» (cfr. Prolusione al-
l‟Assemblea generale della CEI, 24 maggio 2010). In altre parole, veniva gene-
rato un popolo. È di tutta evidenza che lo Stato in sé ha bisogno di un popolo,

* Dal 2 al 4 dicembre 2010 a Roma, nel complesso di Santo Spirito in Sassia, si è tenuto
il X forum del Progetto culturale della Chiesa italiana sul tema Nei 150 anni dell‟Unità
d‟Italia. Tradizione e progetto, aperto il 2 da un discorso del card. Angelo Bagnasco, ar-
civescovo di Genova, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, dal titolo I catto-
lici soci fondatori dell‟Italia, di cui pubblichiamo uno stralcio, trascritto da L‟Osserva-
tore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 3-12-2010. Il ti-
tolo — ricavato dal testo — è redazionale.
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

ma il popolo non è tale in forza dello Stato, lo precede in quanto non è una
somma di individui ma una comunità di persone, e una comunità vera e affida-
bile è sempre di ordine spirituale ed etica, ha un’anima. Ed è questa la sua spina
dorsale. Ma se l’anima si corrompe, allora diventa fragile l’unità del popolo, e
lo Stato si indebolisce e si sfigura. Quando ciò può accadere? Quando si oscura
la coscienza dei valori comuni, della propria identità culturale. Parlare di identi-
tà culturale non significa ripiegarsi o rinchiudersi, ma si tratta di non sfigurare il
proprio volto: senza volto infatti non ci si incontra, non si riesce a conoscersi, a
stimarsi, a correggersi, a camminare insieme, a lavorare per gli stessi obiettivi,
ad essere «popolo». Lo Stato non può creare questa unità che è pre-istituzionale
e pre-politica, ma nello stesso tempo deve essere attento e preservarla e a non
danneggiarla. Sarebbe miope e irresponsabile attentare a ciò che unisce in nome
di qualsivoglia prospettiva.

 Angelo Card. Bagnasco

68
La buona

battaglia

Ho combattuto la buona battaglia


(2 Timoteo 4, 7)
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Omosessualità
Roncadelle (Brescia), 21-22 maggio 2010. Nel centro congressi del President Hotel, or-
ganizzato da Alleanza Cattolica in collaborazione con Scienza & Vita Brescia, Scienza &
Vita Milano, Medici Cattolici, Nuove Onde, Obiettivo Chaire, NARTH — National Asso-
ciation for Research & Therapy of Homosexuality —, Living Waters Italia, Living Waters
Ticino, Gruppo LOT, Consultorio Delta, AGAPO — Associazione Genitori e Amici di
Persone Omosessuali —, e con il patrocinio di Federvita Lombardia, Forum Associazioni
Familiari Brescia, Forum Associazioni Familiari Lombardia, Identità Cristiana Brescia,
Medicina & Persona e Movimento per la Vita Varese, si sono svolte due giornate di for-
mazione dal titolo Identità di genere e libertà, tenute dallo psicoterapeuta statunitense Jo-
seph Nicolosi, presidente e fondatore della NARTH. Il seminario del 21, destinato a psico-
logi, psicoterapeuti, counsellors, insegnanti, educatori e sacerdoti, verteva su L‟approccio
all‟omosessualità indesiderata: strumenti psicologici per la terapia; il seminario del 22,
aperto a tutti, verteva su Identità di genere, condizione e cause dell‟omosessualità. En-
trambe le giornate si sono aperte con un’introduzione al tema del gender da parte della
dottoressa Chiara Atzori, membro di Scienza & Vita Milano e di Obiettivo Chaire. Nel-
l’occasione è stata presentata l’opera del dottor Nicolosi Identità di genere. Manuale di
orientamento, edita da Sugarco. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass
media locali e nazionali.

Categorie e attualità politico-culturali


Torino, 25 maggio 2010. Organizzato nella propria sede dall’UCID, l’Unione Cristiana
Imprenditori Dirigenti, si è tenuto un incontro su Politica e magistratura. Quale equili-
brio possibile?. È intervenuto l’avvocato Mauro Ronco, di Alleanza Cattolica, docente
di Diritto Penale all’università di Padova, che ha risposto alle domande dell’avvocato
Amedeo Rosboch e del magistrato Giuseppe Salerno, del Tribunale di Pinerolo, in pro-
vincia di Torino. L’iniziativa è stata annunciata sui mass media locali.

Ferrara, 27 maggio 2010. Nella struttura ricettiva di San Girolamo dei Gesuati, organizzato
dal Circolo di Cristianità, si è tenuto un incontro dal titolo La Via Pulchritudinis ovvero: la
Bellezza salverà il mondo?. Introdotto dal coordinatore del Circolo, professor Leonardo Gal-
lotta, ha trattato l’argomento il dottor Stefano Chiappalone, di Alleanza Cattolica.

Torino, 29 maggio 2010. Nella sala conferenze della Galleria d’Arte Moderna, organizza-
to dal CIF, il Centro Italiano Femminile, si è tenuto un convegno dal titolo Le donne catto-
liche nella società che cambia. Presentati e moderati dalla dottoressa Maria Maddalena
Brunero Garena, presidente del Centro promotore, sono intervenuti don Daniele Bortolus-
si, direttore dell’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro dell’arcidiocesi, il dottor Tommaso
Marino, presidente diocesano dell’Azione Cattolica, la professoressa Anna Baroncelli
Donna, presidente onoraria dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi, Roberta Ribo-
ne, del Centro promotore, e Daniela Bovolenta, di Alleanza Cattolica.

Giugliano in Campania (Napoli), 3 giugno 2010. Nella sala della libreria Edicolè, or-
ganizzato dall’Associazione di Donne Spazio Aspasia e dall’Associazione La Torre, con
il patrocinio del Comune, si è tenuto un convegno sul tema 1970-2010. 40° anniversario
71
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

della legge sul divorzio. Cambiamenti, pregiudizi, differenze, religiosità, laicità. Presen-
tati e moderati da Teresa Vitale, di Spazio Aspasia, sono intervenuti l’avvocato Giovan-
ni Formicola, di Alleanza Cattolica, Stefania Cantatore, pure di Spazio Aspasia, Giu-
seppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali, e Antonio Arzillo, de La Torre. L’iniziati-
va è stata annunciata con l’affissione di manifesti e sui mass media nazionali.

Caltanissetta, 5 giugno 2010. Nell’Aula Magna del Tribunale, organizzato dal Circolo
Iustitia con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati, si è tenuto un incontro sul tema Im-
migrazione: risorsa o problema?. Dopo la presentazione dell’avvocato Giuseppa Naro,
presidente dell’organismo promotore, che ha portato il saluto dell’avvocato Giuseppe
Iacona, presidente dell’Ordine degli Avvocati, ha trattato l’argomento il dottor Massimo
Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Leonforte (Enna), 7 giugno 2010. Organizzato dal Liceo Scientifico Enrico Medi nei
propri locali e dall’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale, di fronte a
oltre cento fra docenti e allievi, si sono tenuti un incontro e una mostra su Legalità, ma-
fia e patriottismo. Il più grande poliziotto di tutti i tempi: Joe Petrosino (1860-1903),
fra letteratura e storia. Introdotto dalla responsabile IDIS in Sicilia, avvocato Maria Le-
tizia Russo, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica,
direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Portici (Napoli), 11 giugno 2010. Nel chiostro del convento di Sant’Antonio dei Frati
Minori Conventuali, organizzato da Alleanza Cattolica e da Cristianità, si è svolto un
convegno su Cristianesimo, religioni e politica, tra laicità, relativismo e principi non
negoziabili. Presentato dall’avvocato Giovanni Formicola, del sodalizio promotore, e in
dialogo con lui, di fronte a un pubblico di circa duecento persone, è intervenuto il sen.
Gaetano Quagliariello, presidente onorario della Fondazione Magna Carta. Nell’occa-
sione è stata presentata dello stesso l’opera La persona il popolo e la libertà. Per una
nuova generazione di politici cristiani, edita da Cantagalli, ed è stata offerta una degu-
stazione di vini. Fra i presenti, il padre guardiano del convento e parroco Claudio Joris
O.F.M. Conv., il sen. Luigi Compagna, i deputati Paolo Russo e Marcello Di Caterina,
il consigliere regionale Pietro Diodato, l’assessore comunale avvocato Aniello Pignalo-
sa, il consigliere comunale Michele Miranda, e Fabio Chiosi, presidente della I Munici-
palità di Napoli. L’iniziativa è stata annunciata con l’affissione di locandine e di mani-
festi e sui mass media locali, sui quali ha pure avuto eco.

Prato, 12 giugno 2010. Nella Biblioteca Comunale Lazzerini, organizzato dal Circolo
Cives nell’ambito del ciclo di manifestazioni Verso il 2011. Temi e problemi dall‟Unità
d‟Italia a oggi, si è tenuto un incontro su Chiesa Cattolica e Storia d‟Italia. L‟eccezione
italiana nell‟Europa contemporanea. Presentato dalla dottoressa Patrizia Bardazzi, del
sodalizio promotore, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza
Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è
stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Palermo, 17 giugno 2010. Nell’Aula Magna dell’Istituto Imera, organizzato da C.A.


ME.L.O.S., il Centro Associativo Mediterraneo Liberale Occidentale e Solidale, in col-
72
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

laborazione con l’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del La-
voro, l’Assessorato dell’Economia e l’Opera Pia Santa Lucia, si è tenuto un convegno
dal titolo Una rilettura del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, volto a presentare
l’omonima mostra realizzata dall’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Socia-
le. Introdotte dal dottor Giacomo Scalzo, dirigente dell’assessorato promotore, e dal-
l’avvocato Maria Letizia Russo, responsabile regionale dell’IDIS, si sono svolte due ta-
vole rotonde. Alla prima, moderata dal dottor Pietro Genovese, presidente del Centro
promotore, sono intervenute la dottoressa Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale
del Dipartimento regionale Famiglia e Politiche Sociali, la professoressa Maria Anto-
nietta Spadaro, docente di Storia dell’Arte Contemporanea, don Calogero D’Ugo, diret-
tore della Scuola di Formazione Sociale e Politica dell’arcidiocesi, l’on. Michele Cimi-
no, vice presidente della Regione con delega all’Economia, il deputato regionale Gaspa-
re Vitrano, il dottor Roberto Cassata, direttore generale dell’Istituto Regionale per il Fi-
nanziamento alle Industrie in Sicilia-Mediocredito, il magistrato Gaspare Sturzo, del
CISS, il Centro Internazionale Studi Sturziani, la dottoressa Adele Mormino, sovrinten-
dente provinciale per i Beni Culturali e Ambientali, e il dottor Gian Luca Rancati, diret-
tore marketing della Xerox Italia. Nella seconda tavola rotonda, moderata dall’ingegner
Giuseppe Vicari, consigliere di C.A.ME.L.O.S., sono intervenuti l’avvocato Vincenzo
Faraci, presidente della SISPI, la Sistema Palermo Informatica, l’avvocato Alessandro
Dagnino, docente di Diritto Finanziario all’università di Palermo, il dottor Domenico
Savia, segretario generale dell’Opera promotrice, il dottor Salvatore Martinez, presiden-
te nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, responsabile del Progetto Recupero
Detenuti Fondo Sturzo, e il dottor Lorenzo Freni, della banca BHW. Hanno inviato mes-
saggi l’on. Raffaele Lombardo, presidente della Regione, l’assessore regionale della Fa-
miglia, delle Politiche sociali e del Lavoro on. Lino Leanza, e il sindaco avvocato Diego
Cammarata. L’iniziativa, alla quale hanno partecipato oltre duecento persone, è stata an-
nunciata e ha avuto eco sui mass media regionali.

Ponsacco (Pisa), 18 giugno 2010. Nell’Auditorium della Mostra del Mobilio, organiz-
zato da Alleanza Cattolica in collaborazione con il gruppo Giovani per un Pensiero For-
te, si è tenuto un incontro dal titolo Nel dramma del „900. Appunti per una storia del co-
munismo. Presentato dall’avvocato Andrea Gasperini, dell’associazione promotrice, ha
trattato l’argomento il professor Roberto Pertici, docente di Storia Contemporanea all’u-
niversità di Bergamo e collaboratore de L’Osservatore Romano. L’iniziativa è stata an-
nunciata con manifesti e ha avuto eco sui mass media locali.

Astana (Kazakhstan), 29 giugno 2010. Nel Palazzo della Pace e dell’Armonia, orga-
nizzata dall’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, si è
tenuta una conferenza diplomatica su Tolleranza e Non-Discriminazione. I lavori della
terza sessione, presieduta dal sacerdote ortodosso padre Vselovod Chaplin, membro del
Comitato consultivo sulla libertà di religione e credenza dell’OSCE, sono stati introdotti
da una relazione del dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CE-
SNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, su Intolleranza e discriminazione contro i
cristiani. Fra i presenti, oltre agli ambasciatori degli Stati membri dell’OSCE, il presi-
dente della Repubblica S. E. Nursultan Nazarbayev, e S. E. mons. Mario Toso S.D.B.,
presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. L’iniziativa è stata an-
nunciata e ha avuto eco sui mass media internazionali.
73
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Messina, 30 giugno 2010. Nella chiesa di Sant’Elia, organizzato da Alleanza Cattolica,


si è tenuto l’incontro conclusivo delle attività formative dell’anno sociale 2009-2010 sul
tema Apostolato dei laici e problema dell‟ora presente. Dopo la recita del Rosario, in-
trodotto dal dottor Daniele Fazio, dell’Associazione Cristianità-Centro d’Informazione e
Formazione Cattolica, ha trattato l’argomento Umberto Bringheli, dell’associazione
promotrice. L’incontro si è concluso con la Messa celebrata da don Giuseppe Zanghì,
parroco di Rodì Milici, in provincia di Messina.

Catania, 17 luglio 2010. Nella Casa Generalizia delle Suore Domenicane del Sacro
Cuore di Gesù, organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro su Giovani,
cattolici, controcorrente, controrivoluzionari. Sono intervenuti il dottor Luca Basilio
Bucca, dell’associazione promotrice, su Il militante di Alleanza Cattolica: chi è, cosa fa,
e il dottor Daniele Fazio, dell’Associazione Cristianità-Centro d’Informazione e Forma-
zione Cattolica, su Riflessioni intorno agli Esercizi Spirituali ignaziani. L’iniziativa si è
conclusa con la recita del Rosario.

Viareggio, 26 luglio 2010. Presso lo stabilimento balneare Bagno Balena, nell’ambito


di Dedalo la sfida del nuovo, scuola di formazione per dirigenti e militanti di Azione
Universitaria e Studenti per Le libertà, si è tenuto un incontro dal titolo 150 anni dell‟U-
nità d‟Italia. Introdotti dalla dottoressa Saba Giulia Zecchi e moderati da Luca Ciccio-
messere, dirigenti di Azione Universitaria, sono intervenuti il dottor Marco Invernizzi,
di Alleanza Cattolica, docente di Storia all’Università Europea di Roma, e il professor
Fabio Bertini, docente di Storia all’Università di Firenze. L’iniziativa è stata annunciata
e ha avuto eco sui mass media locali.

Torino, 1° settembre 2010. Nel corso del notiziario T4, in onda su Quartarete, la gior-
nalista Patrizia Corgnati ha intervistato il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Catto-
lica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, sulle polemiche su-
scitate dalla visita di Stato in Italia del presidente della Repubblica Araba e Socialista di
Libia, colonnello Muammar Gheddafi.

Messina, 14 settembre 2010. Nella chiesa di Sant’Elia, organizzato da Alleanza Catto-


lica, si è tenuto l’incontro d’inaugurazione dell’anno sociale. Dopo la recita del Rosario
e l’introduzione di Umberto Bringheli, dell’organismo promotore, il dottor Daniele Fa-
zio, dell’Associazione Cristianità-Centro d’Informazione e Formazione Cattolica, ha
trattato di Cattolici e controrivoluzionari nel terzo millennio. A conclusione ha celebra-
to la Messa don Giuseppe Zanghì, parroco di Rodì Milici, in provincia di Messina. Fra i
presenti Marco Grassi, del consiglio direttivo della Nobile Arciconfraternita della SS.
Annunziata dei Catalani, segretario dell’Associazione Amici del Museo di Messina.

San Vito Lo Capo (Trapani), 17-19 settembre 2010. Nei saloni del Calampiso Villa-
ge, organizzato da C.A.M.E.L.O.S, il Centro Associativo Mediterraneo Liberale Occi-
dentale e Solidale, si è tenuto un convegno sul tema Il Buon Governo tra Etica, Federa-
lismo e Sviluppo, volto anche a presentare la mostra su Il Buon Governo negli affreschi
di Ambrogio Lorenzetti realizzata dall’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e l’Informazione
Sociale, con il patrocinio della Regione. Il 17, dopo l’introduzione del presidente del so-
dalizio promotore dottor Pietro Genovese, il saluto del sindaco Matteo Rizzo e del pre-
74
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

sidente della Provincia avvocato Girolamo Turano, hanno svolto relazioni il professor
Alberto Maira, di Alleanza Cattolica, e la professoressa Maria Antonietta Spataro, do-
cente di Storia dell’Arte Contemporanea a Palermo. Dopo un saluto dell’on. Calogero
Mannino, si è svolta una tavola rotonda moderata dal dottor Calogero Comparato, di
C.A.M.E.L.O.S, alla quale hanno partecipato don Calogero D’Ugo, direttore della Scuo-
la di formazione socio-politica dell’arcidiocesi di Palermo, l’on. Alessandro Pagano e il
dottor Beppe De Sanctis, presidente del Centro Studi Medea. L’iniziativa è stata annun-
ciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Comacchio (Ferrara), 22 settembre 2010. Organizzato nei propri locali dalla parrocchia
di Santa Maria in Aula Regia, retta dai Padri Francescani dell’Immacolata, si è tenuto un
incontro sul tema Fatima e il dramma della modernità. Presentato da padre Massimiliano
De Gasperi F.I., ha trattato l’argomento Renato Cirelli, di Alleanza Cattolica.

Cremona, 25 settembre 2010. Nel Salone dei Quadri del Palazzo Comunale, organiz-
zato dal Gruppo Laico Canossiano Giuseppina Ghisi e da Alleanza Cattolica, con il pa-
trocinio del Comune e della Provincia, si è tenuto un incontro dal titolo Ideale Europa.
Su quali basi fare «nuovo» il vecchio continente. Presentato dall’assessore comunale al
Bilancio, dottor Roberto Nolli, e dall’assessore provinciale alla Cultura, dottoressa
Chiara Cappelletti, e dopo un’introduzione del dottor Mauro Faverzani a nome delle as-
sociazioni promotrici, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza
Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è
stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Castelnuovo Don Bosco (Torino), 3 ottobre 2010. Nella Sala Consiliare, organizzato
dal Comune e dalla parrocchia, con il patrocinio della Provincia di Asti e della Regione,
in collaborazione con la Famiglia Salesiana del Colle Don Bosco, con l’Istituto Missio-
nari della Consolata e la Pro Loco, si èp tenuto un convegno dal titolo San Giuseppe
Cafasso. Santo dei carcerati nella Torino del Risorgimento. Presentato dal sindaco dot-
tor Giorgio Musso, il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del
CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, ha tenuto una relazione su San Giu-
seppe Cafasso (1811-1860) e l‟ethos nazionale italiano. L’iniziativa è stata annunciata e
ha avuto eco sui mass media locali.

Vercelli, 5 ottobre 2010. Nel seminario arcivescovile, organizzato dalla Fondazione Mu-
seo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare, si è tenuto un incontro dal titolo I valori
straordinari della nostra civiltà. Nelle pagine del «Vercelli Book» le tracce del cammino
della cultura cristiana europea. Presentati dall’avvocato Enzo Pozzolo, presidente della
Fondazione promotrice, sono intervenuti il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Catto-
lica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, e la dottoressa Elena
Maccanti, assessore regionale agli Affari Istituzionali. Fra i presenti il sindaco dottor An-
drea Corsaro, il pro-sindaco dottor Ercole Fossale, i consiglieri comunali dottor Gianni
Marino ed Emanuele Pozzolo, il prefetto dottor Fulvio Rocco e il comandante provinciale
dell’Arma dei Carabinieri tenente colonnello Angelo Megna. Prima dell’incontro l’arcive-
scovo diocesano, S. E. mons. Enrico Masseroni, ha salutato i relatori. L’iniziativa è stata
annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

75
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Norcia (Perugia), 9 ottobre 2010. Nella sala del Consiglio Maggiore del Palazzo Co-
munale, organizzata dalla Fondazione Magna Carta in collaborazione con la Fondazione
Internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero Sociale della Chiesa e la fondazione
Sublacense Vita e Famiglia, si è svolto un incontro sul tema Profitto, sterco del diavo-
lo? Capitalismo e Dottrina Sociale della Chiesa a confronto. Dopo i saluti e l’introdu-
zione del presidente della Fondazione promotrice dottor Francesco Valli, del sindaco
dottor Gian Paolo Stefanelli, del dottor Marco Ferrini presidente della Fondazione Inter-
nazionale Giovanni Paolo II, sono intervenuti il dottor Ettore Gotti Tedeschi, presidente
dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione, su Razionalità della morale cattolica, e il
professor Luciano Pellicani, ordinario di Sociologia politica e Antropologia alla LUISS,
la Libera Università di Studi Sociali «Guido Carli», su Laicità come garanzia della li-
bertà religiosa. Fra gl’intervenuti, con una relazione sul tema, l’avvocato Giovanni
Formicola, di Alleanza Cattolica. Ha inviato un messaggio S. E. mons. Rino Fisichella,
presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.
Hanno concluso il vescovo di San Marino e Montefeltro, S. E. mons. Luigi Negri, e il
sen. Gaetano Quagliariello, presidente onorario della fondazione promotrice. L’iniziati-
va è stata annunciata ha avuto eco sui mass media nazionali.

Ferrara, 17 ottobre 2010. Nell’ambito della Giornata di riflessione pastorale per laici
organizzata dagli Uffici Pastorali della diocesi nel Liceo classico Ludovico Ariosto sul
tema Dacci oggi il nostro pane quotidiano, il professor Leonardo Gallotta, di Alleanza
Cattolica, ha coordinato il gruppo di lavoro su Cultura ed Evangelizzazione. Nell’occa-
sione è stato allestito uno stand per la promozione della rivista Cristianità. L’iniziativa è
stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Ferrara, 28 ottobre 2010. Organizzati nella propria sede da Alleanza Cattolica, si sono
aperti i corsi della Scuola di Educazione Civile, aventi come temi generali Attacco al
Papa, La «Via Pulchritudinis», I cattolici e l‟Unità d‟Italia. Dopo la presentazione del
programma da parte del professor Leonardo Gallotta, direttore della Scuola, si è tenuta
la lezione inaugurale di Renato Cirelli, di Alleanza Cattolica.

Magistero
Milano, 3 giugno 2010. Presso il Politecnico di Milano, organizzato dall’Associazione
Laureati del medesimo ateneo, da Ingegneria senza Frontiere e dalla Cappellania Uni-
versitaria Contardo Ferrini, si è tenuto un incontro sul tema Tecnologia e Società: nella
prospettiva di indagine della «Caritas in veritate». Presentato dal rettore, professor Giu-
lio Ballio, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica,
direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata an-
nunciata sui mass media locali.

Acicastello (Catania), 4 giugno 2010. Organizzato dall’Istituto Comprensivo Roberto


Rimini nei propri locali e dall’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale,
si è tenuto l’incontro inaugurale della mostra su Carità contro Avidità. Guida all‟enci-
clica di Benedetto XVI «Caritas in veritate», realizzata con il patrocinio della Regione.
Introdotto da Valeria Aranzulla, dirigente scolastico dell’istituto promotore, e dalla re-
sponsabile IDIS in Sicilia, avvocato Maria Letizia Russo, di fronte a un pubblico di oltre
76
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

duecento persone, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza


Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Agrigento, 5 giugno 2010. Nella sala conferenze della parrocchia di Santa Teresa del
Bambin Gesù, organizzato dal settimanale arcidiocesano L‟amico del Popolo e da Allean-
za Cattolica, si è tenuto un incontro dal titolo La verità sull‟attacco a Benedetto XVI. Do-
po i saluti del parroco, don Giuseppe Giammusso, e dell’avvocato Vincenzo Cuntreri, del-
l’associazione promotrice, che ha presentato l’opera di Massimo Introvigne, Preti pedofili.
La vergogna, il dolore e la verità sull‟attacco a Benedetto XVI, edita da San Paolo, è in-
tervenuto l’autore, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Enna, 23 luglio 2010. Presso la chiesa di San Marco del monastero di clausura delle
Carmelitane Scalze, organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro sul tema
Il Papa e il mistero di Fatima. Ha trattato l’argomento il professor Alberto Maira, di Al-
leanza Cattolica, che ha anche presentato l’associazione e la rivista Cristianità. L’inizia-
tiva è stata annunciata sui mass media locali.

San Leone (Agrigento), 16 agosto 2010. Nella sala di Piazzale Aster, organizzato dal-
l’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale, dalla parrocchia Mater San
Leone e da Alleanza Cattolica, con il patrocinio della Regione, si è tenuto un incontro in
occasione dell’inaugurazione della mostra Carità contro avidità, sull’enciclica di Papa
Benedetto XVI Caritas in veritate. Presentati dal dottor Ivano Indelicato, sono interve-
nuti il parroco, don Baldo Reina, e il dottor Luca Basilio Bucca, di Alleanza Cattolica.

Arosio (Como), 16 settembre 2010. Organizzato dalla parrocchia dei SS. Nazaro e Celso,
nella sala conferenze del proprio Oratorio, si è tenuto un incontro dal titolo 1860. La Chie-
sa ed il Risorgimento. Considerazioni ed analisi storiche alternative. Presentato dal parro-
co, don Angelo Perego, ha trattato l’argomento il dottor Marco Invernizzi, di Alleanza
Cattolica, redattore de il Timone. Mensile di informazione e formazione apologetica.

Casalmaggiore (Cremona), 17 settembre 2010. Presso l’Istituto Universitario Santa


Chiara, organizzato dalla parrocchia di Santo Stefano Protomartire, si è tenuto un incon-
tro sul tema Fatima e il mistero della storia. Dopo il viaggio di Benedetto XVI in Porto-
gallo. Presentato dal dottor Luigi Casalini, di Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento
il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro
Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass me-
dia locali.

Sirmione (Brescia), 27 settembre 2010. Nella sala conferenze del Grand Hotel Terme,
organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro dal titolo In viaggio con il
Beato Newman. La visita di Benedetto XVI in Gran Bretagna. Ha trattato l’argomento il
dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Stu-
di sulle Nuove Religioni.

Palermo, 3 ottobre 2010. Soci di Alleanza Cattolica e amici di Cristianità hanno reso o-
maggio, anche con bandiere e striscioni, a Papa Benedetto XVI in occasione della sua visi-
77
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

ta. Nel pomeriggio precedente, in preparazione della visita, hanno preso parte all’incontro
sul tema Scuola e università tenuto nella chiesa di Sant’Agostino da S. E. mons. Michele
Pennisi, vescovo di Piazza Armerina, che ha pure rivolto un indirizzo di saluto ad Allean-
za Cattolica. La partecipazione delle insegne associative è stata segnalata sui mass media
locali.

Biella, 22 ottobre 2010. Nel Teatro Don Minzoni, organizzato da MCL, il Movimento
Cristiano Lavoratori, e da Alleanza Cattolica, con l’adesione di Movimento per la Vita,
Cattolici Biellesi per la Libertà, Centro di Aiuto alla Vita, Comitato Verità e Vita, Asso-
ciazione Genitori Scuole Cattoliche, Associazione Biellese di Bioetica, Unione Cristiana
Imprenditori e Dirigenti, Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes, Ordine Eque-
stre del Santo Sepolcro, Centro Culturale Vittorio Piola, Istituto Lamarmora dei Fratelli
delle Scuole Cristiane, e Associazione Medici Cattolici Italiani, si è tenuto un incontro sul
tema Politica, tecnocrazia e Magistero di Benedetto XVI. Presentato dal dottor Marco Vi-
gliocco, di MCL, dopo i saluti del dottor Antonio Pasqua di Bisceglie, presidente provin-
ciale del medesimo organismo, e del dottor Piermarco Ferraresi, di Alleanza Cattolica, ha
trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, pure di Alleanza Cattolica, direttore del
CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto
eco sui mass media locali.

Pisa, 29 ottobre 2010. Nell’Aula Magna del seminario arcivescovile Santa Caterina, or-
ganizzato dall’UGCI, l’Unione Giuristi Cattolici Italiani, e dall’AMCI, l’Associazione
Medici Cattolici Italiani, si è tenuto un incontro sul tema «Caritas in veritate» e valori non
negoziabili. Dopo la presentazione del dottor Antonio Maria Strambi, presidente dell’A-
MCI, e dell’avvocato Giuseppe Mazzotta, presidente dell’UGCI, introdotti dall’avvocato
Aldo Ciappi, di Alleanza Cattolica, sono intervenuti monsignor Gino Biagini, canonico
della chiesa primaziale e vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco,
e il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica. L’iniziativa è stata annunciata e ha
avuto eco sui mass media locali.

San Bernardino di Lugo (Ravenna), 29 ottobre 2010. Nei locali del Centro Civico,
organizzato da Alleanza Cattolica, si è svolto un incontro sul tema Attacchi al Papa.
Presentato dal dottor Davide Aleotti, di Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento Re-
nato Cirelli, della medesima associazione. Fra i presenti, il parroco don Maurizio Ardi-
ni. L’iniziativa è stata annunciata con volantini.

Firenze, 30 ottobre 2010. Presso il convento delle Benedettine di Santa Marta, orga-
nizzata da Alleanza Cattolica, si è tenuta una giornata di studio su Il viaggio di Benedet-
to XVI in Gran Bretagna: il beato Newman, il relativismo e la coscienza, la nozione cri-
stiana della democrazia, l‟emergenza educativa, la questione dei preti pedofili. Ha trat-
tato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CE-
SNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Firenze, 30 ottobre 2010. Presso il convento delle Benedettine di Santa Marta, orga-
nizzato da Alleanza Cattolica e dal Circolo Unità di Vita, si è tenuto un incontro sul te-
ma Notre Charge Apostolique. La concezione cattolica della democrazia. Sono interve-
nuti il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Cen-
78
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

tro Studi sulle Nuove Religioni, e Julio Loredo de Izque, presidente dell’Associazione
Tradizione Famiglia e Proprietà.

Pedofilia
Pergusa (Enna), 6 giugno 2010. Presso l’Oasi Francescana Madonnina del Lago, orga-
nizzata da Alleanza Cattolica, si è tenuta una giornata di studio con Massimo Introvi-
gne, dell’associazione promotrice, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni, su La pedofilia tra il clero, le sue cause a partire dal 1968 e dalla rivolta
contro la morale nella società e nella Chiesa. L‟attacco della lobby laicista a Papa Be-
nedetto XVI. La «Lettera ai cattolici dell‟Irlanda». Alleanza Cattolica e il Magistero.
Una giornata di studio sulla situazione di crisi attuale. L’iniziativa è stata annunciata
sui mass media locali.

Milano, 16 giugno 2010. Organizzato nella propria sede dalla Residenza Universitaria
Torrescalla, si è tenuto un incontro sul tema Preti pedofili. Presentato dal dottor Luca Di
Rienzo, direttore dell’organismo promotore, ha trattato l’argomento il dottor Massimo
Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni.

Strasburgo (Francia), 22 giugno 2010. Nell’Aula 1 del Palais de l’Europe, organizzata


dalla Commissione Affari Sociali, Salute e Famiglia dell’Assemblea parlamentare del
Consiglio d’Europa, si è tenuta un’udienza sul tema L‟abuso dei bambini nelle istituzio-
ni: assicurare la piena protezione delle vittime. Introdotto dalla dottoressa Liliane Mau-
ry Pasquier, presidente della Commissione, ha presentato una relazione, in qualità di
rappresentante ad hoc della Santa Sede, il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cat-
tolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata
annunciata e ha avuto eco sui mass media internazionali.

Cortina d’Ampezzo (Belluno), 23 agosto 2010. Presso l’Audi Palace, organizzato da


Cortina Incontra, si è tenuto un incontro sul tema Peccato. Pedofilia, assetti interni, finan-
ze: la Chiesa è nell‟occhio del ciclone. Moderati e presentati dal giornalista dottor Gian-
luigi Nuzzi, di fronte a un pubblico di oltre trecento persone, sono intervenuti i giornalisti
dottor Benny Lai e dottor Giacomo Galeazzi, l’on. Savino Pezzotta e il dottor Massimo In-
trovigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Reli-
gioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali e nazionali.

Parma, 16 settembre 2010. Nel salone della parrocchia San Paolo Apostolo, organizza-
to dal Centro Culturale Beato Carlo d’Asburgo-Amici del Timone, si è tenuto un incon-
tro di presentazione dell’opera di Massimo Introvigne Preti pedofili. La vergogna, il do-
lore e la verità sull‟attacco laicista a Benedetto XVI, edita da San Paolo. Introdotto dal
dottor Massimo Scorticati, del sodalizio promotore, ha trattato l’argomento lo stesso
dottor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Casale Monferrato (Alessandria), 1° ottobre 2010. Presso l’Hotel Candiani, organiz-


zato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro sul tema Preti pedofili?, inteso a pre-
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Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

sentare l’opera di Massimo Introvigne Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità


sull‟attacco a Benedetto XVI, edita da San Paolo. Presentato dalla professoressa Maria
Grazia Beltrame, di fronte a un pubblico di circa cento persone, ha trattato l’argomento
lo stesso dottor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi
sulle Nuove Religioni. Fra i presenti monsignor Antonio Gennaro, vicario generale della
diocesi, il sindaco ingegner Giorgio Demezzi, il consigliere comunale Grazia Bocca,
l’assessore ai Servizi Pubblici ingegner Nicola Sirchia e il consigliere regionale Marco
Botta. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Milano, 7 ottobre 2010. Nella Sala Lazzati della Fondazione Ambrosianeum, organizzata
dalle Edizioni San Paolo, si è tenuta la presentazione dell’opera di Massimo Introvigne,
Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità sull‟attacco a Benedetto XVI, edita da San
Paolo. Presentati dal dottor Marco Invernizzi, di Alleanza Cattolica, redattore de il Timo-
ne. Mensile di informazione e formazione apologetica, sono intervenuti l’autore e il gior-
nalista dottor Andrea Tornielli. L’iniziativa è stata annunciata con volantini.

Roma, 20 ottobre 2010. Organizzato dalla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis nel-
la propria sala, si è tenuto un incontro dal titolo Chiesa peccatrice e Chiesa perseguita-
ta. Dallo scandalo della pedofilia al complotto contro il Papa. Presentato dal giornalista
dottor Antonio Gaspari, di fronte a un pubblico di oltre cento persone, ha trattato
l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR,
il Centro Studi sulle Nuove Religioni. Fra i presenti il parroco padre Livio Rozzini e il
vice parroco, padre Stefano Liberti, entrambi Canonici Regolari dell’Immacolata Con-
cezione, e don Alberto Orlando, parroco di Santa Maria Madre della Provvidenza. L’ini-
ziativa è stata annunciata con l’affissione di locandine.

Viterbo, 21 ottobre 2010. Nella sala della parrocchia di San Leonardo Murialdo, orga-
nizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro di presentazione dell’opera di
Massimo Introvigne Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità sull‟attacco a Be-
nedetto XVI, edita da San Paolo. Presentato dal parroco, padre Pierluigi Brizi C.S.I., e
dopo un saluto di Attilio Tamburrini dell’organismo promotore, ha trattato l’argomento
lo stesso autore, pure di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Pie pratiche
Crotone, 6 giugno 2010. Soci di Alleanza Cattolica hanno partecipato con lo stendardo
associativo alla processione del Corpus Domini.

Portici (Napoli), 6 giugno 2010. Soci e amici di Alleanza Cattolica hanno partecipato
con lo stendardo associativo alla processione del Corpus Domini.

Varese, 19 giugno 2010. In occasione del quarantennale della croce di Alleanza Cattolica
San Martino di Tours di Biringhello, in provincia di Varese, soci e amici dell’associazione
hanno partecipato a un pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese. Al termine, dopo un in-
tervento di Marco Invernizzi, della medesima associazione, don Angelo Corno, parroco di
Santa Maria del Monte e rettore dello stesso santuario, ha celebrato la Messa.
80
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Monte Linzone (Bergamo), 27 giugno 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica, si è


tenuto un pellegrinaggio al santuario della Santa Famiglia di Nazareth, dove monsignor
Daniele Rota, canonico della basilica di San Pietro, ne ha illustrato la storia. Al termine,
ha celebrato la Messa S. E. mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Karagan-
da, nella Repubblica del Kazakhstan.

Lecce, 25 settembre 2010. Nella Cappella intitolata alla Sacra Famiglia dell’Istituto
Marcelline, organizzata da Alleanza Cattolica, si è tenuta un’ora di adorazione guidata
da Vincenzo Pitotti, dell’organismo promotore, in riparazione dei peccati sociali e per la
nuova evangelizzazione in Italia. Fra i presenti la superiora dell’Istituto ospitante, madre
Maria Filomena Pedone.

Capo D’Orlando (Messina), 26 settembre 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica, si


è svolto un pellegrinaggio al santuario di Maria SS. Dopo la recita del Rosario, Luca
Basilio Bucca, dell’organismo promotore, ha tenuto una conversazione su La devozione
mariana e l‟apostolato contro-rivoluzionario di Alleanza Cattolica. A conclusione, ha
celebrato la Messa don Giuseppe Zanghì, del clero di Messina. L’iniziativa è stata an-
nunciata sui mass media locali.

Sociologia della religione


Enna, 7 giugno 2010. Nell’Aula Magna del rettorato dell’Università Kore, organizzato
dal Centro Studi sulle Nuove Religioni, CESNUR Sicilia, in collaborazione con la dio-
cesi di Piazza Armerina, in provincia di Enna, e con Salvatore Sciascia Editore, con il
patrocinio dell’assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale, si
è tenuto un convegno di presentazione dell’opera di Massimo Introvigne e di PierLuigi
Zoccatelli La Messa è finita? Pratica cattolica e minoranze religiose nella Sicilia Cen-
trale, edita da Salvatore Sciascia. Introdotti dal professor Alberto Maira, di Alleanza
Cattolica e del Centro promotore, di fronte a un pubblico di oltre cento persone, hanno
svolto relazioni il professor Salvo Andò, rettore dell’università ospitante, il professor
Cataldo Salerno, presidente del medesimo ateneo, il professor Giacomo Mulè, preside
della Facoltà di Scienze Economiche e Sociali, il dottor Introvigne, di Alleanza Cattoli-
ca, direttore del CESNUR, e Zoccatelli, pure di Alleanza Cattolica e del CESNUR. Ha
concluso S. E. mons. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina. L’iniziativa è stata
annunciata sui mass media nazionali e locali, sui quali ha pure avuto eco.

Pozza di Fassa (Trento), 24 agosto 2010. Nella Sala Consiliare del Comune, organiz-
zato dal decanato di Fassa dell’arcidiocesi di Trento, in collaborazione con i comuni
della Valle di Fassa, si è tenuto un incontro dal titolo Le «sette» e la magia: una sfida
alla società e alla Chiesa, inteso a presentare l’opera di Massimo Introvigne Il cortile
dei gentili. La Chiesa e la sfida della nuova religiosità: «sette», nuove credenze, magia,
edita da San Paolo. Presentato dal professor Cesare Bernard, del Consiglio Generale
della Valle di Fassa, di fronte a un pubblico di circa centocinquanta persone, ha trattato
l’argomento lo stesso dottor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il
Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali.

81
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Filaga (Palermo), 4 settembre 2010. Organizzato dalla LUP, la Libera Università della
Politica, in spazi appositamente allestiti, si è tenuto un incontro sul tema SUD, tra pote-
re e cambiamento. Presentato dal dottor Emilio Giammusso, coordinatore della Summer
School della LUP, è intervenuto il professor Alberto Maira, del Centro Studi sulle Nuo-
ve Religioni, CESNUR Sicilia, su Il cambiamento nella sfera religiosa in Sicilia, pre-
sentando le ricerche svolte dallo stesso CESNUR e, in particolare, l’opera di Massimo
Introvigne e di PierLuigi Zoccatelli, La Messa è finita? Pratica cattolica e minoranze
religiose nella Sicilia Centrale, edita da Salvatore Sciascia.

Torino, 9-11 settembre 2010. Presso la Facoltà di Scienze Politiche si è tenuto il con-
vegno internazionale del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, sul tema
Changing Gods. Between Religion and Everyday Life, «Gli dei che cambiano. Fra reli-
gione e vita quotidiana», organizzato in collaborazione con la Facoltà ospitante e con la
sezione «Sociologia della Religione» dell’AIS, l’Associazione Italiana di Sociologia. Il
convegno è stato inaugurato il 9 dal presidente della Regione, on. Roberto Cota, dalla
dottoressa Ilda Curti, assessore alle Politiche per l’integrazione della Città di Torino, dal
professor Franco Garelli, preside della Facoltà ospitante, dal professor Enzo Pace, coor-
dinatore della sezione «Sociologia della Religione» dell’AIS, e dal dottor Massimo In-
trovigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR. È seguita la prima sessione, pre-
sieduta dal professor J. Gordon Melton, direttore dell’Institute for the Study of Ameri-
can Religion di Santa Barbara, in California, nel corso della quale PierLuigi Zoccatelli,
di Alleanza Cattolica e vicedirettore del CESNUR, ha presentato una relazione sul tema
The End of The Mass? Over-Reporting a Catholic Mass Attendance. An Empirical Stu-
dy, «La fine della Messa? Over-reporting e partecipazione alla Messa cattolica. Uno
studio empirico». Lo stesso giorno il dottor Introvigne ha pure presieduto la Sessione
13, Esperienze e sfide, mentre l’11 Zoccatelli ha presieduto la Sessione 24, Changing
Magic, «La magia che cambia». Il 10 i partecipanti hanno visitato l’abbazia di Vezzola-
no, dove sono stati salutati dal dottor Marco Versé, assessore al Bilancio della Provincia
di Asti, e hanno quindi partecipato a una cena a Cocconato, iniziata con un saluto del
sindaco dottor Michele Marchisio e conclusa con un intervento del professor Pace, pre-
sentato da Introvigne. Nella sessione plenaria dell’11, introdotto dal professor Jean-
François Mayer, segretario del Comitato scientifico del CESNUR, il dottor Introvigne
ha presentato una relazione sul tema «The Great Polygamy Hotel». Albert Robida
(1848-1926) and the Popularization of Mormon Stereotypes in European Fiction,
«―Grand Hotel Poligamia‖. Albert Robida (1848-1926) e la popolarizzazione degli ste-
reotipi sui mormoni nel romanzo europeo». Lo stesso giorno il dottor Introvigne ha par-
tecipato alla tavola rotonda sul tema Modern Polygamy in the United States: Historical,
Cultural, and Legal Issues, «La poligamia moderna negli Stati Uniti: problemi storici,
culturali e legali», da lui stesso introdotta e presentata. Sempre l’11, nella Sessione 31,
Ai margini delle grandi religioni, presentato dalla dottoressa Raffaella Di Marzio, del
consiglio direttivo della Società Italiana di Psicologia della Religione, Andrea Menegot-
to, di Alleanza Cattolica e responsabile per la Lombardia del CESNUR, ha presentato
una relazione sul tema Rivelazioni carismatiche, fondamentalismo e cattolicesimo di
frangia: il caso dell‟Associazione Roveto Ardente (A.R.A.). Il programma del convegno
prevedeva 108 relazioni di studiosi provenienti da un gran numero di Paesi europei non-
ché da Stati Uniti d’America, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea del

82
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Sud, Taiwan, Iran, Israele, Pakistan, Turchia, Nigeria e Marocco. L’iniziativa è stata an-
nunciata e ha avuto eco sulla stampa nazionale e su quella specializzata internazionale.

Torino, 14 settembre 2010. Nel corso della trasmissione Balôn in onda su Quartarete,
la giornalista dottoressa Patrizia Corgnati ha intervistato PierLuigi Zoccatelli, di Allean-
za Cattolica e del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, sul fenomeno del
pluralismo religioso in Italia.

Ciampino (Roma), 18-19 settembre 2010. Presso l’Istituto Madonna del Carmine «Il
Carmelo», organizzato dall’International Cultic Studies Association, da Info-Cult/Info-
Secte, dall’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici, da SOS-Abusi Psicologici e da
Sette Religioni e Spiritualità, con il patrocinio della Regione e della Provincia, si è tenu-
to un convegno internazionale di studi sul tema Nuovi culti e sette nella società. «Pre-
venire, Informare, Assistere». Nel corso della sessione Nuovi culti e forme alternative di
religiosità in Italia: diffusione e singolarità del fenomeno, moderata dalla dottoressa
Raffaella Di Marzio, del consiglio direttivo della Società Italiana di Psicologia della Re-
ligione, PierLuigi Zoccatelli, di Alleanza Cattolica e vicedirettore del CESNUR, il Cen-
tro Studi sulle Nuove Religioni, ha presentato una relazione su Il pluralismo religioso e
spirituale in Italia: aspetti e consistenze. L’iniziativa, cui hanno partecipato circa cento-
venti persone provenienti da dodici nazioni, è stata annunciata e ha avuto eco sui mass
media nazionali.

Roma, 4 ottobre 2010. Nel corso della trasmissione Baobab, l‟albero delle notizie, in
onda su Radio 1, la giornalista Tiziana Ribichesu ha intervistato il dottor Massimo In-
trovigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Re-
ligioni, sui nuovi movimenti religiosi neo-druidici, in occasione di notizie di cronaca
relative al riconoscimento pubblico come religione di uno di questi movimenti in Gran
Bretagna.

Ivrea (Torino), 21 ottobre 2010. Presso l’Oratorio San Giuseppe, organizzato dall’U-
niversità della Terza Età, si è tenuta la prima lezione del corso Modernità ed esperienza
religiosa, diretto dal professor Federico Munari. Presentato dallo stesso professor Mu-
nari, PierLuigi Zoccatelli, di Alleanza Cattolica e del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni, ha svolto una lezione sul tema Credere in una società secolarizzata.

Orbassano (Torino), 23 ottobre 2010. Nell’ambito delle attività culturali della Festa del
Libro, svoltasi dal 21 al 24 ottobre presso il Palatenda Erminio Macario, PierLuigi Zocca-
telli, di Alleanza Cattolica e del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, ha inter-
vistato la professoressa Rosa Alberoni a margine della presentazione del suo romanzo In-
trigo al Concilio Vaticano II, edito da Fede & Cultura. Nell’occasione soci di Alleanza
Cattolica hanno allestito uno stand librario. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco
sui mass media locali.

Torino, 27 ottobre 2010. Presso la Sala Doro Tenderini della parrocchia di San Gio-
vanni Battista-Cattedrale metropolitana, organizzato dall’Unità Pastorale 1, si è tenuto
un incontro dal titolo La sfida del pluralismo religioso alla Chiesa Cattolica. Presentato

83
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

dal parroco, don Giancarlo Garbiglio, ha trattato l’argomento PierLuigi Zoccatelli, di


Alleanza Cattolica e del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Massoneria
Viterbo, 10 giugno 2010. Organizzato dalla parrocchia di San Leonardo Murialdo nella
propria sala conferenze, si è tenuto un incontro dal titolo Chiesa Cattolica e massoneria.
La verità sulle società segrete e sui romanzi di Dan Brown. Presentato a nome degli or-
ganizzatori dalla dottoressa Carla Vanni e dopo il saluto del vescovo S. E. mons. Loren-
zo Chiarinelli, di fronte a un pubblico di centosessanta persone, è intervenuto il dottor
Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Arezzo, 11 giugno 2010. Nella sala della parrocchia del Sacro Cuore, organizzato dal-
l’Associazione Testa e Croce, si è tenuto un incontro sulla Massoneria. Presentato dal
dottor Omar Ottonelli, del sodalizio promotore, ha trattato l’argomento il dottor Massi-
mo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuo-
ve Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Campobasso, 23 giugno 2010. Organizzato nella propria sala conferenze dalla società
Omega Point in collaborazione con un gruppo di cattolici, si è tenuto un incontro sul te-
ma Chiesa e massoneria. Presentato dalla dottoressa Lucia Palumbo, di fronte a un pub-
blico di circa cento persone, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Al-
leanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’ini-
ziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

San Terenzo al Mare (La Spezia), 9 luglio 2010. Presso il Salone Polivalente Parroc-
chiale, organizzato dall’Associazione Amici del Timone di La Spezia, dal Circolo Cul-
turale Giovanni Paolo II e dal Movimento Cristiano Lavoratori, si è tenuto un incontro
sul tema Chiesa e massoneria. Presentato dal parroco, don Pietro Corsi, di fronte a un
pubblico di circa centotrenta persone, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvi-
gne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religio-
ni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Roma, 12 luglio 2010. Nel corso della trasmissione Lavori in corso. Notizie no stop, in
onda su Radio Radio, il giornalista Stefano Molinari ha intervistato il dottor Massimo
Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni, in tema di massoneria, in relazione a episodi di cronaca.

Roma, 13 luglio 2010. Nel corso della trasmissione Baobab, in onda su Radio 1, la
giornalista Tiziana Ribichesu ha intervistato il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza
Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, in tema di mas-
soneria, in relazione a episodi di cronaca.

Gazzo di Pieve San Giacomo (Cremona), 21 settembre 2010. Organizzato dall’Asso-


ciazione Culturale Sociale Ricreativa Concordia nella propria sede, si è tenuto un incon-
tro sul tema La massoneria e la Chiesa Cattolica. Introdotto da Vittorio Pellegri, presi-
84
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

dente del sodalizio promotore, e presentato dal dottor Luigi Casalini, di Alleanza Catto-
lica, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, pure di Alleanza Cattolica,
direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annun-
ciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Torre de’ Picenardi (Cremona), 23 settembre 2010. Presso il Castello Sommi Pice-
nardi, organizzato dal Gruppo Culturale di Torre de’ Picenardi, con il patrocinio del Co-
mune e della Provincia, si è tenuto un incontro dal titolo La massoneria. Una confrater-
nita con milioni di iscritti. Introdotto dal dottor Aldo Falli, presidente del sodalizio pro-
motore, e presentato dal dottor Luigi Casalini, di Alleanza Cattolica, ha trattato
l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR,
il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali.

Apologetica
Ferrara, 24 giugno 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica nella propria sede, si è te-
nuto un incontro su Padre Matteo Ricci, il maestro del Grande Occidente. Ha trattato
l’argomento Renato Cirelli, dell’associazione promotrice.

Copertino (Lecce), 3 agosto 2010. Nella Sala Angioina del Castello, organizzato dalla
parrocchia di Santa Maria ad Nives, si è tenuto un incontro su Le origini del culto della
Madonna della Neve a Copertino. Presentato dall’avvocato Fabiana Abbadessa, presiden-
te del Comitato Organizzatore Santa Maria ad Nives, è intervenuto il dottor Salvatore Ca-
lasso, di Alleanza Cattolica, su La Cristianità medievale, frutto della prima evangelizza-
zione e il ruolo di Maria nella storia. Fra i presenti, il presidente della Provincia dottor
Antonio Gabellone, l’assessore provinciale dottor Pierluigi Pando, il consigliere regionale
dottor Rocco Palese, il sindaco avvocato Giuseppe Rosafio e l’assessore comunale dottor
Antonio Dell’Anna. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Villafranca Tirrena (Messina), 10-14 agosto 2010. Presso il santuario dell’Ecce Ho-
mo di Calvaruso, nella Casa di Spiritualità dei Frati Francescani del Terz’Ordine Rego-
lare, organizzato dalla parrocchia di Santa Maria Immacolata e dei Santi Bartolomeo e
Giovanni Battista di Rodì Milici, in provincia di Messina, in collaborazione con Allean-
za Cattolica, si è tenuto un campo estivo di formazione per giovani sul tema La morale.
il L’11 sono intervenuti il dottor Daniele Fazio, dell’Associazione Cristianità-Centro
d’Informazione e Formazione Cattolica, con una Introduzione alla morale, e don Giu-
seppe Zanghì, parroco di Rodì Milici, su La lotta contro il peccato; il 12 il dottor Luca
Basilio Bucca, di Alleanza Cattolica, su La morale individuale, e don Zanghì su La vita
in Cristo e la devozione al Sacro Cuore; il 13 Umberto Bringheli, pure di Alleanza Cat-
tolica, su La morale sociale, e don Zanghì su L‟offerta della propria vita per il trionfo
del Cuore Immacolato di Maria. Al termine di ogni intervento sono stati tenuti laborato-
ri guidati rispettivamente dalla dottoressa Antonina Mirabile, di Amicizia Cattolica, e da
Antonino Teramo, dalla dottoressa Roberta Genovese e dal dottor Filippo Giorgianni,
tutti dell’Associazione Cristianità-Centro d’Informazione e Formazione Cattolica. I cin-
que giorni sono stati scanditi dalla Messa quotidiana, celebrata da don Zanghì, e dalla
preghiera comunitaria del mattino, dal Rosario, dall’adorazione eucaristica serale e della
85
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

compieta. Fra i presenti, il 13, don Luca Tuttocuore, del clero diocesano. L’iniziativa ha
avuto eco sui mass media locali.

Verbania, 17 agosto 2010. Organizzato dal Centro Culturale Il Chiostro nella propria
cappella, nell’anniversario della nascita del beato Carlo d’Austria, si è tenuto un incontro
dal titolo Il beato Carlo, capo di Stato cattolico nella storia europea. Presentato da don
Eraldo De Agostini, del Centro promotore, ha trattato l’argomento il dottor Marco Inver-
nizzi, di Alleanza Cattolica, redattore de il Timone. Mensile di informazione e formazione
apologetica. Al termine lo stesso don De Agostini ha celebrato la Messa alla presenza di
S.A.I.R. l’Arciduca Martino d’Asburgo, che ha reso una testimonianza sul beato Carlo.

Staggia Senese (Siena), 18 settembre 2010. Presso la parrocchia di Santa Maria As-
sunta, si è tenuto il Giorno del Timone in Toscana. Dopo la Messa celebrata da S. E.
mons. Alberto Silvani, vescovo di Volterra, in provincia di Siena, che ha assistito a tutti
i lavori, e dopo il pranzo conviviale, presentato dal dottor Gianpaolo Barra, direttore de
il Timone. Mensile di informazione e formazione apologetica, è intervenuto il dottor
Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni, su L‟attualità della battaglia apologetica. Sono seguite la consegna
del premio «Viva Maria!» allo scienziato professor Antonino Zichichi e la prolusione
del premiato. L’iniziativa, cui Alleanza Cattolica ha partecipato con un suo stand, è sta-
ta annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Milano, 23 settembre 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica nella propria sede, si è


tenuto un incontro sul tema Le ragioni del cattolicesimo. Il pensiero e la figura di John
Henry Newman. Presentati dal dottor Marco Invernizzi, di Alleanza Cattolica, sono in-
tervenuti il giornalista e saggista Marco Respinti, della medesima associazione, e il dot-
tor Giuseppe Bonvegna, ricercatore presso l’Università Cattolica di Milano, autore del-
l’opera Per una ragione vivente. Cultura, educazione e politica nel pensiero di John
Henry Newman, edita da Vita e Pensiero.

Ferrara, 7 ottobre 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica nella propria sede, si è te-
nuto un incontro su La Beata Vergine del Rosario e la battaglia di Lepanto. Ha trattato
l’argomento Renato Cirelli, dell’associazione promotrice.

Torino, 8 ottobre 2010. Organizzato dall’Archivio di Stato nella propria sede e dal Cen-
tro Studi e Liceo Faà di Bruno, si è tenuto un convegno dal titolo Torino a metà Ottocen-
to. Testimonianze di innovatori nella cultura, nella scienza, nella società. Una proposta
didattica in occasione dei Centocinquanta anni dall‟Unità d‟Italia. Nell’occasione, si è
tenuta una tavola rotonda su Testimonianze di innovatori nella Torino di metà Ottocento:
Francesco Faà di Bruno, Francesco Gonin, Franco Andrea Bonelli, Amedeo Peyron, mo-
derata e introdotta dal dottor Edoardo Garis, dell’Archivio promotore, alla quale è interve-
nuta la professoressa Silvia Scaranari, di Alleanza Cattolica. L’iniziativa è stata annuncia-
ta e ha avuto eco sui mass media locali.

Lecce, 21 ottobre 2010. Nella rettoria di Santa Chiara, a richiesta di Alleanza Cattolica e
dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Sezione Salento, il canonico
monsignor Giancarlo Polito, segretario generale della Curia e cerimoniere dell’arcivesco-
86
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

vo, ha celebrato la Messa in memoria del beato Carlo d’Austria. Prima del rito Vincenzo
Pitotti, di Alleanza Cattolica, ha tracciato un profilo del beato. Fra i presenti il preside del-
la Sezione Salento dell’Ordine promotore professor Romano Santamaria, il capitano An-
tonio Sederino, comandante della Compagnia della Guardia di Finanza, il tenente Giovan-
ni Diglio, comandante del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri, il viceprefetto
dottoressa Daniela Lupo, il dottor Massimo Gambino, capo di gabinetto del questore, il
colonnello Vito Margiotta, capo del Centro Documentale presso la caserma Raffaele Pico,
il tenente colonnello Carmelo Guido, il consigliere regionale dottor Saverio Congedo,
l’assessore comunale alla Mobilità e Traffico, architetto Giuseppe Ripa, i consiglieri co-
munali dottor Corrado De Rinaldis e dottor Umberto Mele. Hanno inviato messaggi
S.A.I.R. l’arciduca Martino d’Austria-Este, l’on. Alfredo Mantovano, sottosegretario di
Stato agli Interni, e il vicepresidente della Provincia, avvocato Simona Manca. L’iniziativa
è stata annunciata con l’affissione di locandine e sui mass media locali.

Viareggio (Lucca), 21 ottobre 2010. Nella chiesa della Misericordia, a richiesta di Al-
leanza Cattolica e del Centro Culturale Amici del Timone, monsignor fra Giovanni Sca-
rabelli, archimandrita della chiesa greco-cattolica ucraina e cappellano conventuale pro-
fesso del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta, ha celebrato la Messa nella me-
moria liturgica del beato Carlo d’Austria, ricordandone la figura e l’esempio al termine
della celebrazione.

Bioetica
Coselli (Lucca), 3 luglio 2010. Nella Villa Le Quattro Torri, organizzato dall’associa-
zione Stella e Corona, si è tenuto un incontro dal titolo Salute. Cittadino come stai?.
Moderati dal vicecoordinatore regionale dell’associazione promotrice, cav. Mauro Maz-
zoni, sono intervenuti, fra gli altri, il segretario nazionale del medesimo organismo, av-
vocato Massimo Mallucci, il sindaco di Lucca, professor Mauro Favilla, l’assessore alla
Salute e al Sociale del medesimo comune Angelo Ponticelli, l’avvocato Arduino Aldo
Ciappi, di Alleanza Cattolica, segretario dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani di Pisa, il
neuropsichiatra Mario Ghiozzi e il chimico Giulio Dante Guerra, ricercatore presso il C-
NR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, di Pisa, entrambi pure di Alleanza Cattolica.
L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Milano, 29 ottobre 2010. Nel corso della trasmissione Il punto politico della giornata in
onda su Radio Padania Libera il giornalista Pier Luigi Pellegrin ha intervistato il dottor
Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni, sulle controversie relative a provvedimenti della Regione Piemonte inte-
si a favorire l’accesso dei movimenti pro life agli ospedali dove si praticano aborti.

Milano, 30 ottobre 2010. Presso l’Istituto Salesiano don Bosco, organizzata dall’Asso-
ciazione Scienza & Vita Lombardia con l’adesione di Movimento per la Vita Ambro-
siano, Forum delle Associazioni Familiari, Alleanza Cattolica, Unione Farmacisti Catto-
lici, Medicina e Persona, Associazione Nuove Onde, Centro Culturale La Rocca e il
Centro Culturale Cattolico San Benedetto, si è tenuta una giornata di formazione sul te-
ma PMA (legge 40) e cellule staminali: quali le opportunità e i limiti?. Presentati dal
dottor Nicola Natale, presidente dell’Associazione Scienza & Vita Milano, sono inter-
87
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

venuti la professoressa Elena Colombetti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore su


Aspetti etici e antropologici delle varie tecniche di PMA; la dottoressa Eleonora Porcu
dell’Alma Mater Studiorum di Bologna su Risultati e dati relativi all’attuazione della
legge 40 e diffusione della PMA in Italia, efficacia e complicanze delle tecniche PMA; il
dottor Andrea Natale dell’ospedale Macedonio Melloni di Milano su Terapie della pre-
servazione della fertilità; il professor Augusto Pessina dell’università degli Studi di Mi-
lano su Staminali embrionali, adulte, riprogrammabili: stato della ricerca e problemi
aperti; e il professor Luciano Eusebi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore su Gli
effetti delle sentenze sulla legge n. 40/2004. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto
eco sui mass media nazionali.

Satanismo
Cortina d’Ampezzo (Belluno), 25 agosto 2010. Presso l’Audi Palace, organizzato da
Cortina Incontra, si è tenuto un incontro dal titolo Diavolo di un demonio. Sette satani-
che, esorcismi, magia: dilaga la voglia di occulto. Moderati e presentati dalla giornali-
sta dottoressa Barbara Carfagna, di fronte a un pubblico di oltre quattrocento persone,
sono intervenuti lo psichiatra Vincenzo Mastronardi, il teologo François-Marie Dermine
O.P. e il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il
Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa, è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali e nazionali.

Cesiomaggiore (Belluno), 26 agosto 2010. Nella Sala Conferenze del Museo Etnogra-
fico della Provincia, organizzato dagli assessorati alla Cultura dei comuni di Cesiomag-
giore e di Santa Giustina, in collaborazione con Alleanza Cattolica, si è tenuto un incon-
tro di presentazione dell’opera di Massimo Introvigne I satanisti. Storia, riti e miti del
satanismo, edita da Sugarco. Introdotto dalla dottoressa Cristina Pierotti, responsabile
del Servizio Cultura del comune di Santa Giustina, e dal professor Michele Balen, as-
sessore alla Cultura del comune di Cesiomaggiore, dopo un saluto della dottoressa An-
gela Bortoli, assessore alla Cultura del comune di Santa Giustina, ha trattato l’argomen-
to lo stesso dottor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro
Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass me-
dia locali.

Belluno, 27 agosto 2010. La trasmissione Passaggio in libreria, in onda su Radio Bel-


luno, è stata dedicata all’opera di Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore
del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, I satanisti. Storia, riti e miti del
satanismo, edita da Sugarco. La conduttrice Donatella Boldo ne ha discusso con
l’autore.

Gabbioneta (Cremona), 24 settembre 2010. Nell’Auditorium Mons. Giuseppe Gene-


rali, organizzato dalle parrocchie di Sant’Ambrogio Vescovo, di Gabbioneta, e dei Santi
Martino e Nicola, di Binanuova, in provincia di Cremona, si è tenuto un incontro dal
titolo Dobbiamo aver paura dei satanisti? Il satanismo oggi tra mito e realtà. Presenta-
to da don Samuele Riva, responsabile delle parrocchie organizzatrici, ha trattato l’argo-
mento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il

88
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali.

Ferrara, 19 ottobre 2010. Presso il seminario arcivescovile, organizzato dal Serra


Club, si è tenuto un incontro dal titolo Sette e nuove religioni: chi ha paura dei satani-
sti?, inteso a presentare l’opera di Massimo Introvigne I satanisti. Storia, riti e miti del
satanismo, edita da Sugarco. Introdotto dal nuovo presidente del sodalizio promotore,
dottoressa Eleonora Sgarbanti, e dal presidente uscente, dottor Pietro Canella, di fronte
a circa duecento persone, è intervenuto lo stesso dottor Introvigne, di Alleanza Cattoli-
ca, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata
annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Buona stampa
Ferrara, 16 settembre 2010. Organizzato nella propria sede da Alleanza Cattolica, si è
tenuto un incontro di presentazione del numero 356 della rivista Cristianità. Sono inter-
venuti Leonardo Gallotta e Renato Cirelli, entrambi dell’associazione promotrice.

Islam
Milano, 2 ottobre 2010. Organizzato dal Movimento per la Vita Ambrosiano nella pro-
pria sede, in collaborazione con l’Associazione Nuove Onde, l’Associazione Famiglie
Numerose Cattoliche, Alleanza Cattolica e il Centro Culturale Cattolico San Benedetto,
si è tenuto un incontro sul tema Moschea e libertà di culto, bioetica e condizione della
donna: quale rapporto con l‟islam?. Presentati dal dottor Fabio Luoni, presidente del
Movimento promotore, sono intervenuti la professoressa Silvia Scaranari, di Alleanza
Cattolica e del Centro Federico Peirone, e il giornalista dottor Andrea Morigi, pure di
Alleanza Cattolica. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Alessandria, 28 ottobre 2010. Presso il ristorante Alli due buoi rossi, organizzato dal
Lions Club Alessandria Host, si è tenuto un incontro sul tema La sfida del fondamenta-
lismo islamico. Presentato dal dottor Carluccio Bianchi, presidente del sodalizio promo-
tore, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, diretto-
re del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e
ha avuto eco sui mass media locali.

89
Abbonamento 2011 a Cristianità
abbonamento ordinario: euro 20,00 — sostenitore: euro 35,00 benemerito: da euro
60,00 — estero: euro 40,00

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Gli abbonati il cui abbonamento scade nel dicembre del 2010 — la scadenza è indicata
sul bollettino di conto corrente postale, accanto all’indirizzo — possono rinnovare
l’abbonamento a Cristianità utilizzando il bollettino di conto corrente postale allegato
alla rivista. È possibile inoltre effettuare il versamento tramite bonifico bancario: vedi i
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Per sottoscrivere un abbonamento a Cristianità è sufficiente utilizzare un bollettino di
conto corrente postale intestandolo a: Cristianità, stradone Farnese 32, 29100 Piacenza,
c.c.p. numero 12837290, e indicando nella causale: «nuovo abbonamento». È possibile
inoltre effettuare il versamento tramite bonifico bancario, sul conto intestato a Cristia-
nità soc. coop. a r.l., presso la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Piacenza – a-
genzia A, IBAN: IT69P0623012604000030058186.
È inoltre possibile pagare online con carta di credito, tramite il servizio PayPal. Per far-
lo, basta inviare un messaggio di posta elettronica a info@alleanzacattolica.org, indi-
cando il tipo di abbonamento che s’intende sottoscrivere: si riceverà un messaggio con
il link per il pagamento online.

Libri in dono per gli abbonati sostenitori e benemeriti


Coloro che sottoscrivono un abbonamento sostenitore (euro 35,00) riceveranno in dono
l’opera di Christopher Dawson, La formazione della Cristianità Occidentale (D’Ettoris
2010; prezzo di copertina: euro 22,90). Quanti sottoscrivono un abbonamento beneme-
rito (da euro 60,00) riceveranno in dono — oltre a questo libro — anche l’opera di Fran-
cesco Pappalardo, Il mito di Garibaldi. Una religione civile per una nuova Italia (Su-
garco 2010; prezzo di copertina: euro 18,50).

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comparirà ogni volta anche il nome di chi lo dona. Per realizzarlo è sufficiente indicare,
nella causale del versamento, «abbonamento donato a», il nome e l’indirizzo del benefi-
ciario.
Indice generale 2010
numeri dal 355 al 358

Editoriali e note non firmate

La buona battaglia, 355, 356, 357, 358

Articoli e note firmate

GIOVANNI CANTONI, «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» «eco fedelissima del


Magistero della Chiesa», 355
DON PIETRO CANTONI e MASSIMO INTROVIGNE, Esegesi biblica e Concilio
Ecumenico Vaticano II. Una riflessione sull‟esortazione apostolica postsinoda-
le «Verbum Domini» di Papa Benedetto XVI, 358
MASSIMO INTROVIGNE, Jean Ousset e La Cité Catholique. A cinquant‟anni da
«Pour qu‟ll règne», 355
—, Fatima e il dramma della modernità. Il viaggio di Papa Benedetto XVI in
Portogallo, 356
—, In viaggio con il beato Newman. La visita di Papa Benedetto XVI in Gran
Bretagna, 357
—, Alleanza Cattolica e il Concilio Ecumenico Vaticano II, 358
MASSIMO INTROVIGNE e DON PIETRO CANTONI, Esegesi biblica e Concilio
Ecumenico Vaticano II. Una riflessione sull‟esortazione apostolica postsinoda-
le «Verbum Domini» di Papa Benedetto XVI, 358
HUGO RAHNER S.J., Ignazio di Loyola e Filippo Neri, 356
MARCO RESPINTI, Stati Uniti d‟America, 2 novembre 2010: le elezioni di «me-
dio termine», una vittoria storica del conservatorismo, 358
MAURO RONCO, Il diritto e le istituzioni in «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione»,
356
FRANCESCO VERNA, Nota su Gian Francesco Galeoni Napione e il federalismo
italico nel secolo XIX, 357

Il resto della verità

Patto per la vita e per la famiglia, 356


Appello agli elettori, 356
GIOVANNI CANTONI (intervista a cura di Valerio Pece), La Chiesa, la storia e la
Contro-Rivoluzione, 355
MASSIMO INTROVIGNE, Miracolo a Torino. La campagna «Alleanza Cattolica
per Cota» e le elezioni regionali del 2010, 356
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

—, «Abuso di minori nelle istituzioni: garantire la piena protezione delle vitti-


me», 357
—, Intolleranza e discriminazione contro i cristiani, 357

Os prudentis

GIAN FRANCESCO NAPIONE, Idea di una confederazione delle potenze d‟Italia,


357

Magistero episcopale

Matrimonio e unioni omosessuali. Una Nota dottrinale del cardinale Caffarra,


355
CARD. ANGELO BAGNASCO, L‟Italia «prima» dell‟Italia, 358

Dizionario del pensiero forte

IGNAZIO CANTONI, Beato Antonio Rosmini-Serbati (1797-1855), 355

Ex libris

FRANÇOIS CASSINGENA-TRÉVEDY O.S.B., La bellezza della liturgia (recensione


di Stefano Chiappalone), 356
CRISTOPHER CALDWELL, L‟ultima rivoluzione dell‟Europa. L‟immigrazione,
l‟islam e l‟Occidente (recensione di Emanuele Pozzolo), 357
GIUSEPPE BRIENZA, Identità cattolica e anticomunismo nell‟Italia del dopo-
guerra. La figura e l‟opera di mons. Roberto Ronca (recensione di Paolo Marti-
nucci), 357

In memoriam

Bruto Maria Bruti (1954-2010), 356

92
Pubblicazioni
delle Edizioni Cristianità
MAGISTERO PONTIFICIO
1. Giovanni Paolo II, Per iscrivere la verità cristiana sull‟uomo nella realtà della nazione
italiana. Loreto, 11 aprile 1985, 1985, € 1,55
2. Paolo VI, La società democratica. Lettera «Les prochaines assises», 1990, € 1,03
3. Giovanni Paolo II, Annunciare il valore religioso della vita umana. Discorso «Sono lie-
to», 2a ed. accresciuta, 1993, € 1,55
4. Pio XII, I sommi postulati morali di un retto e sano ordinamento democratico. Radiomes-
saggio natalizio «Benignitas et humanitas», 1991, € 2,07
5. San Pio X, La concezione secolarizzata della democrazia. Lettera agli Arcivescovi e ai
Vescovi francesi «Notre charge apostolique», 1993, € 2,07

MAGISTERO EPISCOPALE
2. Mons. Hans Ludvig Martensen S.J., vescovo di Copenaghen — Danimarca, Reincarnazione
e dottrina cattolica. La Chiesa di fronte alla dottrina della reincarnazione, 1a ristampa, 1994,
€ 3,10

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE
2. Plinio Corrêa de Oliveira, Via Crucis. Due meditazioni, con 14 tavole di Giorgio
Fanzini, 1991, € 5,16

LABATTAGLIADELLEIDEE
Dottrina e teoria dell’azione
1. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, con lettere di encomio
di S. E. mons. Romolo Carboni, arcivescovo titolare di Sidone e nunzio apostolico, e
con L‟Italia tra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Saggio introduttivo di Giovanni
Cantoni, 3a ed. it. accresciuta, 1977, € 10,33
2. Plinio Corrêa de Oliveira, La libertà della Chiesa nello Stato comunista. La Chiesa, il de-
calogo e il diritto di proprietà, con una lettera di encomio della Sacra Congregazione dei
Seminari e delle Università, 1978, € 3,62
3. Giovanni Cantoni e Massimo Introvigne, Libertà religiosa, «sette» e «diritto di persecuzio-
ne». Con appendici, 1996, € 7,75

Panorami e documenti
1. Fabio Vidigal Xavier da Silveira, Frei, il Kerensky cileno, con lettere di encomio delle LL.
EE. mons. Alfonso Maria Buteler, arcivescovo di Mendoza, in Argentina, mons. Antonio de
Castro Mayer, vescovo di Campos, in Brasile, e mons. Antonio Corso, vescovo di Mal-
donado-Punta del Este, in Uruguay, e con prefazione di Plinio Corrêa de Oliveira, 1973, €
7,75
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

2. Plinio Corrêa de Oliveira e Sociedad Chilena de Defensa de la Tradición, Familia y Pro-


piedad, Il crepuscolo artificiale del Cile cattolico, 1973, € 10,33
3. Giovanni Cantoni, La «lezione italiana». Premesse, manovre e riflessi della politica di «com-
promesso storico» sulla soglia dell‟Italia rossa, con in appendice l’Atto di consacrazione
dell‟Italia al Cuore Immacolato di Maria, 1980, € 12,91
4. Alfredo Mantovano, La giustizia negata. L‟esplosione della criminalità fra crisi dei valori ed
emergenza istituzionale, con presentazione di Mauro Ronco, 1992, € 7,75
5. Giulio Dante Guerra, La Madonna di Guadalupe. Un caso di «inculturazione» miracolosa.
In appendice «Preghiera per la Vergine di Guadalupe» di Papa Giovanni Paolo II, 1992, €
1,55
7. Marco Invernizzi, L‟Unione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un modello di impegno
politico unitario dei cattolici. Con un‟appendice documentaria, 1993, € 4,13
8. Alfredo Mantovano, Giustizia a una svolta. Verso il ricupero o verso il tramonto della legali-
tà?, con prefazione di Mario Cicala, 1993, € 10,33
10. Lorenzo Cantoni, Il problema della popolazione mondiale e le politiche demografiche.
Aspetti etici, 1994, € 5,16
11. Oscar Sanguinetti, Le insorgenze contro-rivoluzionarie in Lombardia nel primo anno della
dominazione napoleonica. 1796, con prefazione di Marco Tangheroni, 1996, € 10,33
12. IDIS. Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale, Voci per un «Dizionario del Pen-
siero Forte», a cura di Giovanni Cantoni e con presentazione di Gennaro Malgieri, 1997, €
12,91
13. Ermanno Pavesi, Follia della Croce o nevrosi? «Funzionari di Dio. Psicogramma di un
ideale» di Eugen Drewermann e la critica della psicologia del profondo alla religione, con
presentazione di S. E. mons. Wolfgang Haas, arcivescovo di Vaduz, in Liechtenstein, e am-
ministratore apostolico di Coira, in Svizzera, e con prefazione di don Pietro Cantoni, 1998, €
9,30

Quaderni di «Cristianità», serie quadrimestrale 1985-1986, disponibili il numero 3 (Paolo Callia-


ri O.M.V., Itinerario dalle cose a Dio ovvero la «dialettica degli Esercizi» secondo padre Pio
Bruno Lanteri [1759-1830]; Estanislao Cantero Núñez, Evoluzione del concetto di democra-
zia; Francesco Pappalardo, 1799: la crociata della Santa Fede; e documenti), e il numero 5
(Enzo Peserico, Gli anni del desiderio e del piombo. Dal Sessantotto al terrorismo; documen-
ti, recensioni e segnalazioni), € 5,16 ciascuno

Distributore esclusivo nelle librerie: Mescat s. r. l. — viale Bacchiglione, 20/A — I-20139 Mila-
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leanzacattolica.org; (c) tramite versamento sul c.c.p. 12837290; (d) per telefono, alle sedi di
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Palermo: 091-6788289 — Caltanissetta: 333-5768518

94
Cristianità in libreria
Abruzzo
Chieti — Libreria De Luca — via Cesare De Lollis 12-14
L’Aquila — Libreria Colacchi — via Andrea Bafile 17

Basilicata
Matera — Libreria Di Giulio — via Dante 61
Potenza — Edicola Arcangela Rondella — piazza Vittorio Emanuele II

Calabria
Lamezia Terme (Catanzaro) — Libreria Gioacchino Tavella — via Crati 15/17

Campania
Avellino — Libreria Guida — corso Vittorio Emanuele II 101
Caserta — Libreria Guida — via Caduti sul Lavoro 29/33
Napoli — Libreria Guida — via Port’Alba 20/23
Salerno — Libreria Guida — corso Garibaldi 142/b

Emilia-Romagna
Ferrara — Libreria Edizioni Paoline — via San Romano 35
Modena — Galleria Incontro Dehoniana— corso Canalchiaro 159
Parma — Libreria Fiaccadori — strada Duomo 8/a
Piacenza — Libreria Berti — via Legnano 1
Reggio Emilia — Libreria S. Paolo — via Emilia Santo Stefano 3/B
Sassuolo (Modena) — Libreria Cefa Galleria — via C. Stazione 30-35

Lazio
Frosinone — Libreria Il Sagrato — via Mastroianni
Roma — Libreria Coletti a San Pietro — via della Conciliazione 3/A
— Libreria Edizioni Paoline — via della Conciliazione 22
— Libreria Àncora — via della Conciliazione 63

Liguria
Genova — Libreria San Paolo — piazza Matteotti 31/33r

Lombardia
Bergamo — Libreria S. Paolo — via Paglia 2/H
Chiavenna (Sondrio) — Cartolibreria Paiarola — piazza Bertacchi 8
Cremona — Libreria S. Paolo — via Decia 1
Mantova — Libreria S. Paolo — viale Rimembranze 1/A
Milano — Libreria S. Paolo — piazza Duomo 18
— Libreria Àncora Artigianelli — via Larga 7
Pavia — Libreria S. Paolo — via Menocchio 8
Varese — Libreria Ambrosiana — galleria Manzoni 3
Varese — Libreria Don Bosco Elledici — via Cesare Battisti 6
Voghera (Pavia) — Libreria Bottazzi — via Cavour 59

Marche
San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) — Libreria Nuovi Orizzonti — via Montebello 61
Cristianità n. 358, ottobre-dicembre 2010

Piemonte
Biella — Libreria Paoline — via Seminari 9/a
Cuneo — Libreria Stella Maris — via Statuto 6
Torino — Libreria San Paolo — via Consolata 1 bis
Tortona (Alessandria) — Cartolibreria E. Balbi — corso Montebello 45

Puglia
Lecce — Libreria Edizioni Paoline — via S. Lazzaro 19
Taranto — Paoline Libreria — corso Umberto 76

Sicilia
Acireale (Catania) — Libreria Cattolica Veritas — via Genuardi 1
Agrigento — Libreria Edizioni Paoline — via Atenea 143
Caltanissetta — Libreria San Paolo — corso Umberto 125
Catania — Libreria C. Bonaccorso & A. Di Stefano — via Etnea 20/22
Enna — Libreria San Paolo di Enrico Di Venti — Via Roma 244
Gela (Caltanissetta) — Cartolibreria Miriam — via Cappuccini 26
Messina — Libreria Figlie di S. Paolo — via Garibaldi 59/61
Palermo — Libreria Lombardo-LDC — via Autonomia Siciliana 16/D

Toscana
Massa — Libreria Marzocco Paoline — via S. Sebastiano 2
Pisa — Libreria Edizioni Paoline — via Capponi 6
Lucca — Lucca Libri — corso Garibaldi 56

Veneto
Padova — Libreria San Paolo Gregoriana — via Vandelli 8-9
Rovigo — Libreria Paoline — via dei Cappuccini 1
Verona — Libreria Editrice Salesiana — via Rigaste San Zeno 13

***

Argentina
Buenos Aires — Club del Libro Cívico — M. T. de Alvear 1348-Local 147
Buenos Aires — Librería Huemul — Avenida Santa Fe 2237
Villa María (Cordova) — Expolibro — San Martín 85

Francia
Parigi — Duquesne Diffusion — 27 avenue Duquesne

Spagna
Barcellona — Librería Balmes — Durán i Bas 11

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è raggiungibile all’indirizzo:

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acquistarli on-line
 l’indice completo di tutti i numeri di Cristianità
 il testo di oltre trecentocinquanta articoli
 la versione elettronica integrale dell’ultimo numero di Cristianità,
con la possibilità di farne il download gratuito in formato PDF

Alleanza Cattolica
 la presentazione dell’associazione, lo statuto, le sedi principali
 l’annuncio delle attività, con aggiornamento quotidiano
 i comunicati stampa
 i messaggi dell’agenzia ACNews
 documenti e materiali suddivisi per aree tematiche

«Voci per un Dizionario del Pensiero Forte»


 più di cento «Voci per un ―Dizionario del Pensiero Forte‖»,
un’iniziativa editoriale dell’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e
l’Informazione Sociale, di Roma.

***

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Indice del numero 358, ottobre-dicembre 2010:

1 Stati Uniti d’America, 2 novembre 2010: le elezioni di «medio termine»


una vittoria storica del conservatorismo
Marco Respinti

19 Esegesi biblica e Concilio Ecumenico Vaticano II. Una riflessione


sull’esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini di Papa
Benedetto XVI
Don Pietro Cantoni e Massimo Introvigne

35 Alleanza Cattolica e il Concilio Ecumenico Vaticano II


Massimo Introvigne

MAGISTERO EPISCOPALE
41 L’Italia «prima» dell’Italia
Angelo Card. Bagnasco

69 LA BUONA BATTAGLIA

91 Indice generale 2010


grafica: info@gaetanocammarata.it

Fascicolo chiuso in redazione il 29 dicembre 2010


Festa di san Tommaso Becket
Cristianità - c.p. 185 - I- 29100 Piacenza (conv. in 27/02/2004 n. 46) art. 1,
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