Sei sulla pagina 1di 8

N.

269 settembre 1997

19

Rivoluzione francese, democrazia moderna e Repubblica nordamericana


Lilluminismo settecentesco e la Rivoluzione in Francia
Lilluminismo una categoria astratta, bisognosa di disamine attente. Coniato nel secolo XIX nellambito della storia della letteratura tedesca e usato assai sporadicamente nel Settecento, il termine fu poi applicato retrospettivamente allintero secolo XVIII. La data dinizio del periodo storico a esso sotteso, la sua natura e la sua influenza su eventi globali come la Rivoluzione francese costituiscono materia controversa, ma quanti considerano favorevolmente lilluminismo, come il professor Peter Gay della Yale University di New Haven, nel Connecticut, individuano lelemento cruciale del periodo nelle temerarie critiche di tipo razionalistico mosse allintera eredit civile dEuropa, alla sua religione, alle sue leggi, alle sue strutture istituzionali, ai suoi usi e costumi e alla sua visione filosofica della realt. Franois-Marie Arouet de Voltaire (1694-1778) e Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) sono generalmente considerati gli autori pi rappresentativi dellilluminismo e lEncyclopdie di Denis Diderot (1713-1784) il suo pi importante progetto culturale. Ai tempi di Edmund Burke (1729-1797) i due elementi fondamentali dellilluminismo erano il razionalismo discorsivo di Ren

Muovendo dalle riflessioni di Edmund Burke, vengono indagate le differenze fra Rivoluzione americana e Rivoluzione francese: diversamente dalla prima, questultima di natura ideologica ha inteso sovvertire tutto lordine socio-politico precedente, che il pensatore angloirlandese chiamava commonwealth cristiano dEuropa.
Descartes (1596-1650) e del secolo XVII, e la rivoluzione nella concezione morale delluomo, al meglio esemplificata dalla sensibility, la sensibilit roussoiana. Anche se assai diversi fra loro, il razionalismo e la sensibilit contribuirono entrambi e insieme a sovvertire lordine sociale tradizionale che lEuropa aveva ereditato dalle epoche precedenti: significativo che, pur finendo per detestarsi lun laltro, Voltaire e Rousseau abbiano concorso alla medesima finalit distruttiva nei confronti di quanto Burke chiamava commonwealth cristiano dEuropa. Lo statista angloirlandese pu, peraltro, anche essere considerato come il principale critico dellilluminismo, ma ci anche la base di
*Secondo di tre saggi redatti per Cristianit a partire da unarticolata intervista pi volte integrata e aggiornata in collaborazione con Marco Respinti, nel secondo centenario della scomparsa del pensatore angloirlandese Edmund Burke (1729-1797).

uno dei grandi errori interpretativi del suo pensiero, dal momento che spesso si immagina che abbia semplicemente voluto difendere lo status quo. In realt, egli non si opponeva affatto al cambiamento, che definiva una delle grandi leggi della natura, ma avvers la mutazione violenta e linnovazione che si oppone alla riforma genuina. La sua difesa dellordine sociale del tempo si fondava sullidea che questo costituisse lestremo culmine storico dal mondo antico e medioevale del commonwealth cristiano dEuropa. Burke considerava lo sviluppo della civilt europea come un processo lento e difficile, nel quale il diritto costituzionale aveva gradualmente limitato il potere dei monarchi assoluti e contribuito a migliorare lordinamento civile, estendendo la misura di giustizia, di libert e di ordine. I princpi di prudenza morale che ne ispiravano la prospettiva si opponevano al

20

N. 269 settembre 1997

progetto di ridurre la societ a una tabula rasa, cio alle mire proprie della Rivoluzione francese. Reflections on the Revolution in France di Burke (1), pubblicato nel 1790, suscit in un breve lasso di tempo pi di cento repliche, a cui seguirono altre risposte e altre difese per un totale, oggi, in Inghilterra, di oltre quattrocento repliche. Probabilmente nessun testo in lingua inglese ha provocato pi commenti di questopera che, nel corso dellultimo secolo, stata ristampata o riedita mediamente una volta ogni due anni. Durante il secolo XIX tutti gli storici interessati alla Rivoluzione francese hanno dovuto tener conto della critica burkeana, mentre quelli di estrazione marxista la cosiddetta storiografia marxista solo propaganda ammantata dideologia lhanno semplicemente ignorata, analogamente a quanto fatto nei confronti degli episodi contro-rivoluzionari. Peraltro, la prima reazione di Burke alla Rivoluzione di Francia fu neutra, giacch sospese il giudizio in attesa di vedere la direzione che avrebbero preso gli avvenimenti; si tratta di un punto importante, perch spesso si pensa che langloirlandese si sia immediatamente scagliato contro la Rivoluzione. Dopo la convocazione degli Stati Generali, egli si accorse molto presto di come la Rivoluzione stesse incamminandosi verso la completa distruzione, con mezzi violenti, della Francia e, oltre a essa, dellintero ordine sociale esistente in Europa. Lo statista pot cos affermare che non si trattava affatto di una ribellione del popolo francese, ma di un moto dintellettuali e dideologi dellAssemblea Nazionale che, alla ricerca del potere, imponevano le proprie teorie rivoluzionarie alla nazione e, dunque, al resto dEuropa. Burke fece

poi pressione sul primo ministro britannico, William Pitt il Giovane (1759-1806), affinch resistesse alla Rivoluzione di Francia, anche se non sono a conoscenza di documenti che provino uninfluenza diretta e specifica dellangloirlandese sulla politica del governo britannico contro la Francia. Sul piano culturale, Burke attacc tanto il razionalismo discorsivo quanto la sensibilit dei rivoluzionari, i due corni dellilluminismo dominanti la loro ideologia. Da questa critica derivata molta incomprensione. Numerosi studiosi moderni anche specialisti del secolo XVIII alimentano la confusione, perch trattano la ragione come un assoluto astratto e non ne distinguono le diverse formulazioni. Il pensatore angloirlandese distingueva in modo netto la ragione e la logica argomentative matematiche dalla retta ragione normativa della legge morale naturale. Nel secolo XVIII convivono almeno sei diverse tradizioni di pensiero razionale e, dato che alcune di esse si contraddicono o differiscono nelle applicazioni degli strumenti di ragione, sempre molto fuorviante astrarle per costruire un concetto artificiale univoco. Burke non critic la ragione in quanto tale, ma solo quella discorsiva logica, che comporta lapplicazione dei metodi della matematica, linduzione e la deduzione sistematizzate, alla natura umana
(1) Cfr. EDMUND BURKE , Reflections on the Revolution in France, in IDEM, Works, Little, Brown, Boston 1904, vol. 3; cfr. le trad. it. Riflessioni sulla Rivoluzione francese, con una prefazione di Domenico Fisichella, Ciarrapico, Roma 1984; e Riflessioni sulla Rivoluzione francese e sulle deliberazioni di alcune societ di Londra ad essa relative: in una lettera destinata ad un gentiluomo parigino, in E. BURKE, Scritti politici, a cura di Anna Martelloni, UTET, Torino 1963, pp. 144-443. (2 ) Cfr. JEAN-J ACQUES ROUSSEAU , Contratto sociale, libro II, capitolo 7, Il legislatore.

e al pensiero politico. Come Blaise Pascal (1623-1662), langloirlandese distinse fra esprit de gometrie ed esprit de finesse, escludendo che la natura umana e il pensiero politico potessero essere ridotti alla semplice analisi quantitativa razionale. Per lui, la natura umana era razionale in un senso completamente diverso, ossia in quanto dotata di riflessione normativa. Contrapponendo ragione normativa e ragionamento discorsivo, Burke fond la propria critica alla Rivoluzione francese sullesperienza storica degli europei cos come incarnata nelle loro leggi e nelletica cristiana, e si oppose al tentativo dei rivoluzionari di trattare il pensiero politico come una scienza sociale puramente quantitativa, simile alle scienze fisiche. La Rivoluzione francese, accadimento storico e processo attivo nella formazione del mondo moderno, veicola pi unideologia che una forza filosofica, e la sua pi ovvia e diretta conseguenza certamente il marxismo. Il primo comunista della storia fu FranoisNol Gracchus Babeuf (17601797): questi e Jean-Paul Marat (1743-1793) fornirono i modelli archetipici a Karl Marx (18181883), a Friedrich Engels (18201895) e a Vladimir Ilic' Ulianov detto Lenin (1870-1924) per quanto concerne la confisca della propriet privata e lassassinio di massa di tutti gli oppositori. Nel famoso saggio Che fare?, del 1902, Lenin riecheggia il Contratto sociale di Rousseau l dove si afferma lassoluta importanza di rifare la natura umana, ossia di rigenerare la natura morale dellumanit (2). Lideologo svizzero aveva sostenuto la necessit di distruggere la natura umana data per riplasmarla secondo la sua concezione di persona da lui vagheggiata. Con il Terrore (1792-1794) Maximilien

N. 269 settembre 1997

21

de Robespierre (1758-1794), discepolo di Rousseau, era pronto a distruggere ogni critico della Rivoluzione francese che non si fosse conformato alla sua vagheggiata repubblica delle virt. Servendosi degli spunti roussoiani Lenin elabor il modello delluomo nuovo sovietico.

Rivoluzione francese e democrazia moderna


Nel mondo moderno, a partire dalla Rivoluzione francese, democrazia divenuto un termine dalle caratteristiche divine: in suo nome si pu giustificare tutto. Ma, a fronte del fatto che esistono tipi diversi di democrazia, sarebbe meglio interrogarsi su cosa specificamente sintenda quando si utilizza tale espressione. Lo slogan della Rivoluzione francese libert, uguaglianza e fratellanza presenta subito una contraddizione in termini. Se si ha la libert, e ognuno libero di progredire il pi possibile, certamente non si avr luguaglianza fattuale giacch le persone pi capaci ed energiche sopravanzeranno di gran lunga le persone pigre e di pochi talenti. Se con uguaglianza sintende invece pari opportunit obiettivo non fattualmente realizzabile , e se a tutti permesso di progredire in ugual misura, allora si tratta semplicemente della libert indicata con altro nome. Per quanto concerne la fratellanza, tutto dipende dal fatto se lesser fratelli e il dar vita a legami umani stretti sia il frutto di scelte libere o se lo Stato a dover rendere obbligatoria la benevolenza sociale. Se non incarnate in princpi specifici e in misure concrete, le formule tipiche della Rivoluzione francese restano parole astratte di scarso peso. A mio avviso, la democrazia

rivoluzionaria francese essenzialmente incentrata su unidea di uguaglianza fattuale che lo Stato deve imporre alla societ con la forza. Secondo la teoria democratica giacobina tutte le differenze e le distinzioni specifiche devono essere ignorate in nome dellunit nazionale; essa, infatti, pretende di possedere la sanzione della maggioranza e dincarnare la volont generale dellintera nazione anche quando esprime solo il potere e lautorit di un piccolo partito che controlla il governo. Burke, per contro, attacc la teoria giacobina della sovranit popolare e difese lidea di un governo costituzionale severamente limitato nei suoi poteri, ritenendo che gli scopi autentici di un governo la libert, lordine e la giustizia venissero onorati pienamente quando la volont personale e quella collettiva dei governanti sono controllate da restrizioni costituzionali e morali. Nella democrazia di tipo giacobino il partito dominante o quello che riesce a mostrare di detenere effettivamente il potere possiede una sovranit totale, priva di qualsiasi controllo: The Origins of Totalitarian Democracy, che Jacob L. Talmon (1916-1980) scrisse nel 1952 (3), mostra come la democrazia giacobina sia solamente tirannia popolare, ovvero totalitarismo, perch suscettibile di facili degenerazioni in governo della plebe. Questo accadde con Robespierre durante il Terrore, la cui anarchia giacobina sfoci poi nel dispotismo militare di Napoleone Bonaparte (1769-1821), succeduto al governo del Direttorio rivoluzionario: fu Napoleone il
(3 ) Cfr. JACOB L. TALMON, The Origins of Totalitarian Democracy, 1952; trad. it. Le origini della democrazia totalitaria, il Mulino, Bologna 1967.

22

N. 269 settembre 1997

vero erede della Rivoluzione francese, uno sconvolgimento che gett lEuropa in pi di quindici anni di continue guerre. Burke sia detto per inciso predisse lintero corso della Rivoluzione, inclusi il processo-farsa e lesecuzione di re Luigi XVI (1754-1793), il Terrore, lascesa di Napoleone e le guerre di aggressione rivoluzionaria francese contro le nazioni europee. Ovviamente, i liberali hanno attaccato sia lopera di Talmon, sia i miei studi in materia (4), dato che non sopportano chi identifica il loro astrattismo democratico con il totalitarismo. Cos, analogamente, i marxisti che, per ragioni propagandistiche, vorrebbero mettere in ombra il concetto marxiano di dittatura del proletariato.

La repubblica costituzionale nordamericana


Burke avrebbe approvato il sistema nordamericano di governo costituzionale, istituito dai Padri Fondatori della Repubblica statunitense. La concezione di democrazia a esso sottesa totalmente diversa dal dispotismo popolare totalitario della democrazia giacobina. La democrazia negli Stati Uniti dAmerica incentrata sulla libert del singolo soggetta al diritto costituzionale, non sulluguaglianza fattuale in nome del volere popolare. I fondatori del governo nordamericano preferirono il termine repubblica a democrazia e inaugurarono un sistema rappresentativo basato in parte sui numeri e in parte sul territorio, dove il potere suddiviso fra i singoli Stati e il governo federale centrale, e ancora allinterno di ogni Stato; i diritti e i doveri del presidente federale, del Congresso, dei governatori e

delle singole assemblee legislative statali vengono cos definiti in modo chiaro. Nei suoi saggi sulla costituzione statunitense Russell Kirk (19181994) (5) descrive correttamente linfluenza della filosofia e del costituzionalismo burkeani sui Padri Fondatori della Repubblica statunitense. In qualche modo, il middle path inglese la via mediana e il giusto mezzo , moderato, equilibrato e rappresentativo, fu adottato anche in America con la cultura sociale gerarchica e il cristianesimo. Il sistema costituzionale nordamericano scaturisce, infatti, da una mentalit e in un periodo storico precedenti la Rivoluzione francese, cos che gli Stati Uniti dAmerica, almeno in parte, presentano caratteristiche premoderne: il sistema costituzionale nordamericano ha molte analogie con il sistema parlamentare del governo britannico, ma non con il sistema rivoluzionario giacobino. inoltre necessario distinguere fraDichiarazione dIndipendenza, adottata nel 1776, e Costituzione degli Stati Uniti dAmerica, entrata in

(4 ) Su questa tematica, cfr. il mio Burke, Rousseau, and the French Revolution, in STEVEN BLAKEMORE (a cura di), Burke and the French Revolution: Bicentennial Essays, The University of Georgia Press, Athens e Londra 1992, pp. 97-119. (5 ) Cfr. R USSELL KIRK, The Conservative Constitution, Regnery Gateway, Washington D.C., 1991. (6 ) Il professor Melvin E. Bradford, noto studioso ed esponente del conservatorismo sudista scomparso nel 1993, ha contribuito in modo decisivo allacclaramento di certi aspetti conservatori presenti anche nel pensiero di Thomas Jefferson, del resto assai pertinenti al dibattito e allinterpretazione della Dichiarazione dIndipendenza e della Costituzione statunitensi. Sul presidente nordamericano, mi trovo daccordo con Bradford: non tutto in Jefferson liberale o radicale. Il pensiero di Bradford e quello di Kirk che ha invece evidenziato gli aspetti non conservatori del pensiero jeffersoniano non sono, comunque, necessariamente contraddittori.

vigore nel 1789 (6). Burke, peraltro, non fece mai riferimento agli eventi che portarono allindipendenza delle Colonie chiamandoli rivoluzione americana; li indic sempre come guerra o come guerra americana e giudic il conflitto con la Gran Bretagna alla stregua di un contenzioso civile interno allImpero, culminato in uno scontro armato e nellindipendenza delle Colonie. Ossia, non si trattava di una rivoluzione ideologica perch non era basata su teorizzazioni astratte. Ancora, la democrazia nordamericana fondata sulla totale eredit della cultura europea e del suo cristianesimo, inclusi i lasciti della Grecia e di Roma antiche: tutti elementi costantemente e in ugual misura attaccati dagli ideologi dottrinari tanto nella societ statunitense, quanto in quella europea. Insomma, il sistema nordamericano presenta analogie con il modo tradizionale, classico e cristiano, di fare politica, e intende questultima come larte di governare per il bene comune. Come la diffusione delle leggi antiche e del cristianesimo in Europa, il sistema nordamericano non si sviluppato attraverso una teoria preconcetta: crebbe storicamente attraverso lesperienza, i tentativi e i fallimenti. Uno dei migliori scritti sul sistema statunitense The American Republic: Its Constitution, Tendencies, and Destiny di Orestes Augustus Brownson (1803-1876). Questi considera la societ nordamericana come niente affatto scaturita da un contratto sociale, prodotto di uno stato di natura, e insiste sullesistenza di fatto di due costituzioni nordamericane: la Costituzione scritta, redatta e adottata dopo lindipendenza dalla Gran Bretagna, e una costituzione non scritta, eredit storica complessiva che rende la popolazione

N. 269 settembre 1997

23

degli Stati Uniti dAmerica quale essa . Infatti i nordamericani sono europei trapiantati, con alcuni elementi africani e nativi a formare importanti minoranze. Quando gli europei giunsero in America Settentrionale, i britannici portarono le proprie tradizioni analogamente a quanto fecero i francesi, gli italiani, i tedeschi e cos via. LAmerica Settentrionale non fu un foglio di carta bianca su cui si potuto scrivere quanto si voluto. Detto di passaggio, lidea degli Stati Uniti dAmerica cometabula rasa una delle fantasie insegnate dai docenti progressisti di molti dipartimenti di Scienze Politiche nei college statunitensi: si tratta, negli Stati Uniti dAmerica, di un problema assai serio, ma ignorare la storia e indulgere in teorie astratte solo uno dei molti errori commessi dai liberali e dai rivoluzionari; e questo errore non limitato solamente allAmerica Settentrionale. Secondo Brownson la Costituzione nordamericana scritta si fonda completamente sulla costituzione non scritta, ossia sullesperienza storica complessiva del popolo degli Stati Uniti dAmerica e sulle caratteristiche proprie della natura umana: Burke sarebbe stato daccordo cos come sembra esserlo il conte Joseph de Maistre (1753-1821) (7). Brownson era molto versato nella filosofia europea: attravers diverse fasi culturali e religiose, legandosi anche a molte ideologie rivoluzionarie, finch finalmente si tolse di dosso tutte le illusioni progressiste e, ventanni prima della Guerra Civile statunitense (18611865), giunse a maturare un proprio pensiero compiuto sulla natura umana, sulla politica e sulla societ. The American Republic: Its Constitution, Tendencies, and Destiny fu scritto e pubblicato nel 1866, appena dopo la Guerra Civi-

le, e guardava indietro allesperienza complessiva dellordine sociale e politico nordamericano. Il pensiero brownsoniano, importante per comprendere lAmerica Settentrionale e le sue tradizioni conservatrici, oggi purtroppo assai negletto negli Stati Uniti dAmerica e ancor di pi in Europa. In anni recenti si sono svolti diversi convegni di analisi; io stesso ne organizzai uno allUniversit di Detroit nel 1953, a cui prese parte anche Kirk, che pi tardi, nel 1955, cur unantologia di saggi del pensatore intitolata Orestes Brownson: Selected Essays (8). Un altro importante convegno dedicato a Brownson fu organizzato a New York dalla Fordham University nel 1978 (9).
(7 ) Brownson, difendendo la costituzione non scritta degli Stati Uniti dAmerica giunse a conclusioni analoghe a quelle di Joseph de Maistre nel Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche e delle altre istituzioni umane (trad. it., con una introduzione di Roberto de Mattei, Il Falco, Milano 1982), un autore profondamente influenzato dalle riflessioni burkeane sulla Rivoluzione di Francia. Kirk, in The Conservative Mind: From Burke to Eliot (7a ed. cit.), a questo proposito, nota: Le costituzioni non possono essere fatte, sostiene Brownson, in accordo con de Maistre: esse o sono il prodotto di lenta crescita ed espressione dellesperienza storica di una nazione, o sono semplice carta (p. 248). ( 8 ) Cfr. R. KIRK , Orestes Brownson: Selected Essays, Gateway, Chicago 1955. Questantologia stata riedita nella collana Library of Conservative Thought con il titolo Selected Brownson Essays, con una nuova introduzione dello stesso R. Kirk, Transaction, New Brunswick (New Jersey) 1990. (9 ) Cfr. L EONARD GILHOOLEY (a cura di), No Divided Allegiance: Essays in Brownsons Thought, Fordham University Press, New York 1980. (10) Cfr. FRIEDRICH VON GENTZ, The French and American Revolutions Compared, a cura di R. Kirk, Regnery, Chicago 1955. (11) Cfr. R OSS J. S. HOFFMAN , The Spirit of Politics and The Future of Freedom, Bruce, Milwaukee (Wisconsin) 1951. (12) Cfr. C LAES G. RYN , The New Jacobinism: Can Democracy Survive?, National Humanities Institute, Washington D.C. 1991.

Nel 1955 Kirk cur anche la pubblicazione della traduzione in lingua inglese compiuta da John Quincy Adams (1769-1848), poi sesto presidente degli Stati Uniti dal 1824 al 1828 di articoli pubblicati in Europa da Friedrich von Gentz (1764-1832), fra laltro consigliere del cancelliere austriaco Klemens Wenzel Lothar principe di Metternich-Winnenburg (1773-1859) nonch traduttore in lingua tedesca di Reflections on the Revolution in France di Burke. In questopera, nota in inglese come The French and American Revolutions Compared (10), von Gentz descrive forse per primo le differenze sostanziali esistenti fra la Rivoluzione francese e il processo che port allindipendenza le Colonie britanniche dAmerica, la principale delle quali che il secondo non fu basato su unideologia come invece lo fu la prima. NellOttocento si occup di questa problematica anche Alexis de Tocqueville (1805-1859), mentre quelle sostanziali differenze sono state ribadite nel secolo XX da Ross J. S. Hoffman inThe Spirit of Politics and The Future of Freedom (11). Nel 1991 il professor Claes G. Ryn nato in Svezia, ora impegnato presso il Department of Government dellUniversit Cattolica dAmerica di Washington ed uno dei principali animatori del National Humanities Institute della capitale federale ha pubblicato The New Jacobinism: Can Democracy Survive? (12): trattando della differenza fra concezione democratica nordamericana e concezione giacobina francese, evidenzia limportanza del riconoscimento pubblico di questa verit storica. Infine, il professor Raymond English, scomparso nello stesso 1991, ha fatto buon uso di Tocqueville in Constitutional Democracy vs. U-

24

N. 269 settembre 1997

topian Democracy (13), un opuscolo in cui sono messe in luce le grandi differenze fra governo rappresentativo costituzionale nordamericano e sistema democratico ideologico francese. Insomma, quanto Burke sottolineava e i rivoluzionari francesi negavano la minor rilevanza della forma di governo rispetto ai limiti morali e giuridici che si devono porre al suo potere. Bench lo statista angloirlandese criticasse il 1789 francese poggiando pi sulla concezione di commonwealth cristiano dEuropa tutto quanto aveva plasmato, per pi di duemila anni, la civilt del Vecchio Continente che non sul precedente della Rivoluzione inglese del 1688, la Rivoluzione Gloriosa, questo avvenimento costitu il punto di riferimento immediato che lo spron a redigere Reflections on the Revolution in France. I club radicali e rivoluzionari londinesi paragonavano il 1789 con il 1688 questultimo privo di spargimenti di sangue , sostenendo che la Rivoluzione di Francia si poneva nella medesima linea degli accadimenti che costrinsero re Giacomo II dInghilterra e VII di Scozia della dinastia Stuart (1633-1701) ad abdicare, e su queste basi esortavano gli inglesi a sostenerla. Il dottor Richard Price (1723-1791), un noto pastore protestante non aderente alla Chiesa dInghilterra, diede voce a questidea con un sermone per The Revolution Society di Londra. Burke giudicava invece le due rivoluzioni come completamente diverse e riteneva che, a differenza del 1688 inglese, la Rivoluzione francese minacciasse le fondamenta della societ civile europea. Lo statista interpret il 1688 come un seguito della restaurazione di re Carlo II Stuart (1630-1685), avvenuta nel 1660, ovvero come una

risposta alla rivoluzione ideologica puritana e repubblicana guidata dal Lord Protettore Oliver Cromwell (1559-1658) negli anni 1640 e 1650. Per Burke, il 1688 completava quanto era stato restaurato nel 1660 e realizzava un pieno ritorno ai princpi originari del sistema politico inglese basato sulla monarchia costituzionale limitata. Secondo langloirlandese, re Giacomo II esautorato nel 1688 da Guglielmo principe dOrange, poi re dInghilterra con il nome di Guglielmo III (1650-1702) era un sovrano legittimo, che tentava dinstaurare un potere assoluto e arbitrario. Come egli sostenne, Giacomo II [...] era un pessimo re insignito di un titolo legittimamente ineccepibile, e non gi un usurpatore (14). Burke riteneva che la pretesa di Giacomo II di poter sospendere qualsiasi legge dInghilterra in virt del proprio potere regale stesse conducendo il sovrano ad atti arbitrari, che violavano la Costituzione e minacciavano le libert dei sudditi, atti che finirono poi per costringerlo ad abdicare. Secondo il pensatore angloirlandese, il passaggio dinastico del 1688 imped al re di sovvertire la Costituzione. Dunque, poich era il sovrano a ribellarsi alla legge fondamentale del paese, quella gloriosa non fu una rivoluzione, ma una rivoluzione impedita. Come il futuro terzo presidente statunitense Thomas Jefferson (1743-1826) Burke riteneva che resistere alla tirannia fosse ubbidire a Dio: dunque, laristocrazia inglese, il clero e i militari ribellatisi

(13) Cfr. R AYMOND E NGLISH, Constitutional Democracy vs. Utopian Democracy [serie Ethics and Public Policy Essays, n. 42], The Ethics and Public Policy Center, Washington D.C. 1983. (14 ) E. BURKE, Reflections on the Revolution in France, in IDEM, Works, Little, Brown, Boston 1904, vol. 3, p. 261; trad. it. Riflessioni sulla Rivoluzione francese, cit., p. 50.

a Giacomo II ubbidivano a Dio e alla Costituzione consuetudinaria, e, preservando le proprie libert, riportarono il governo del sovrano, dei Lord e dei Comuni al proprio corso costituzionale. Sempre per Burke il 1688 conserv e corresse la Costituzione inglese, rigenerando la monarchia su fondamenta tradizionali. I whig e i tory il partito del Parlamento e il partito del re accettarono, gradualmente e allo stesso modo, linsediamento pacifico del 1688 e del 1689 come buono e necessario, e largomentazione burkeana , sostanzialmente, linterpretazione tipica proposta sulla questione dai whig conservatori. Burke, poi, concesse aperture ai sostenitori di Giacomo II i giacobiti , incontrandoli sul loro terreno: propose una sua articolazione del principio di legittimit difeso dai giacobiti , sostenendo che, dopo re Giacomo I dInghilterra e VI di Scozia (1566-1625), la dinastia degli Stuart fosse stata preservata in linea maschile diretta da re Carlo I (1600-1649), da re Carlo II e da re Giacomo II, ma che per necessit morali e giuridiche essa avesse deviato nel 1688 per poi proseguire indirettamente attraverso i discendenti in linea femminile di Giacomo I. Il principe Guglielmo dOrange, il destitutore di Giacomo II, discendeva dagli Stuart attraverso la madre, figlia maggiore di Carlo I, e nel 1677 spos la futura regina Maria II Stuart (1662-1694), figlia del sovrano deposto. Ai due sovrani insediatisi sul trono, poich erano privi di eredi, nel 1688 succedette la regina Anna (1665-1714), figlia di Giacomo II e sorella di Maria II, la quale diede nuova continuit alla dinastia degli Stuart. Dopo la scomparsa di costei, la corona pass alla dinastia dei Brunswick-Hannover, tramite

N. 269 settembre 1997

25

una nipote di Giacomo I: la contessa palatina Sofia Stuart moglie di Ernesto Augusto (1629-1698), principe elettore di Hannover ed erede del casato dei Brunswick fu la madre di re Giorgio I dInghilterra (1660-1727). Cos il 1688 diede la corona a un re protestante e costrinse lultimo re cattolico dInghilterra ad abdicare; ma per Burke la questione cruciale non era la religione di un sovrano o dellaltro, quanto la causa costituzionale del governo del diritto contro il potere arbitrario assoluto. Parte della mia pi recente opera di argomento burkeano, Edmund Burke: The Enlightenment and Revolution (15), saddentra in questa materia forse pi dettagliatamente di quanto sia mai stato fatto. Per un cattolico conservatore il 1688 inglese fra Costituzione e protestantesimo appare quasi un paradosso. Lunit dellEuropa nella medesima fede avrebbe eliminato ogni fraintendimento sulle motivazioni religiose della Rivoluzione Gloriosa, favorendo la comprensione della vera posta in gioco. Si tratta di uno dei molti guai prodotti per utilizzare unespressione di Christopher Dawson (1889-1970) dalla divisione della Cristianit (16). Del 1688 Burke elabor una difesa idealizzata: certamente vi furono fanatici che vollero cacciare Giacomo II dal trono semplicemente perch cattolico, senza attenzione per il suo modo di governare; ma il fondamento della critica burkeana fu costituzionale, non religioso. Tuttavia, anche giudicando gli effetti positivi in Inghilterra anzich i mezzi dubbi di quellavvenimento, la descrizione burkeana presenta alcune evidenti contraddizioni. Burke sostenne che la Rivoluzione Gloriosa produsse uno straordinario rafforzamento della strut-

tura anglicana egli aveva creduto alle accuse di tentato sovvertimento della Chiesa di Stato rivolte a Giacomo II , ma ci fu vero solo per lInghilterra, giacch in Scozia, con la tacita approvazione di Guglielmo III, le conseguenze del 1688 distrussero la Chiesa episcopaliana in favore del presbiterianesimo. A questo proposito lo storico inglese Lord John Emerich Edward Dalberg Acton (1834-1902) scrisse: Convenzionalmente, sul Continente, sintendeva il 1688 come uninsurrezione di non-conformisti e si riteneva che, fino alla morte della regina Anna, un whig fosse un presbiteriano ( 17). Inoltre, in Irlanda, si ebbe un effetto opposto rispetto allinsediamento del nuovo sovrano a Londra, assicurando, pi fortemente che mai, il dominio assoluto, arbitrario e persecutorio della dinastia protestante sui cattolici irlandesi, ossia su pi del 90% della popolazione. Burke ammise che in Irlanda il 1688 non fu una rivoluzione, ma una conquista. Ironicamente, gran parte della carriera politica parlamentare dello statista angloirlandese fu impiegata nel tentativo di rimuovere gli impedimenti civili e religiosi instaurati e mantenuti dalla Rivoluzione Gloriosa da lui

(15) Cfr. il capitolo Burke and the Revolution of 1688, nel mio Edmund Burke: The Enlightenment and Revolution, con unintroduzione di R. Kirk, Transaction, New Brunswick 1991, pp. 216-254. (16) Cfr. CHRISTOPHER DAWSON , The Dividing of Christendom, con una premessa di Douglas Horton, Sheed & Ward, New York 1965. (17) LORD JOHN EMERICH EDWARD DALBERG ACTON, The Background of the French Revolution, in IDEM , Essays on Freedom and Power, a cura di Gertrude Himmelfarb, The Free Press, Glencoe 1949, p. 258. (18) Cfr. DAVID H UME, Frammenti di una Storia della rivoluzione francese, trascrizione parziale in JOSEPH DE MAISTRE, Considerazioni sulla Francia, trad. it. a cura di Massimo Boffa, Editori Riuniti, Roma 1985, pp. 97-112.

tanto ammirata sui cattolici irlandesi, suoi compatrioti. Seppur, dunque, altamente selettivo nella sua difesa del 1688 contro Richard Price e i nuovi whig liberali, sostenitori della Rivoluzione francese, Burke ebbe assolutamente ragione insistendo sulla totale diversit del 1688 inglese rispetto al 1789 francese: il primo fu limitato a questioni politiche nazionali e non distrusse la monarchia, la nobilt, il clero, le leggi e i costumi del paese cos come, invece, il secondo fece e tent di fare in tutta Europa. In Considerazioni sulla Francia, de Maistre trascrive passi di David Hume (1711-1780) sulla Rivoluzione puritana di Cromwell per mostrarne le similitudini con il 1789 francese (18). Fra la ribellione guidata dal Lord Protettore e la Rivoluzione francese vi furono importanti somiglianze, ma anche grandi differenze. La Rivoluzione puritana non fu atea, mentre fondamentalmente lo fu, come affermava Burke, quella di Francia. Cromwell volle operare un mutamento istituzionale e le denominazioni protestanti del Dissenso i nonconformisti vollero liberarsi della struttura anglicana, che ai loro occhi conservava ancora troppi elementi mutuati dal cattolicesimo e dalla struttura romana. La Rivoluzione francese, invece, fu molto pi violenta, sanguinosa e distruttiva e si tent di esportarla in tutta Europa: ma, soprattutto, fu ideologica. Peraltro, agli eventi inglesi e a quelli francesi fu comune un certo fanatismo: in Inghilterra, la Rivoluzione fu un accadimento religioso che cerc di distruggere anche lordine politico, mentre in Francia si tratt di una sovversione politica che tentava innanzitutto di distruggere il cristianesimo. Peter J. Stanlis

Per comprimere al massimo il file della presente edizione di Cristianit sono stati tolti numerosi elementi grafici, le immagini e le pubblicit. Il lettore pu se desiderasse avere la versione originale a stampa della rivista, al costo di lire 3.000 pi spese di spedizione ordinarne copia inviando una mail allindirizzo ac@agonet.it, oppure scrivendo a Cristianit, Casella Postale 185, I-29100 Piacenza, o facendo un versamento sul CCP 12837290, oppure telefonando dalle ore 17 alle ore 20, tutti i giorni, dal luned al venerd alle sedi di Alleanza Cattolica in Torino: 011-53.44.54 Milano: 02-73.05.14 Bergamo:035-24.90.73 Modena: 059-23.74.44 Roma: 06-68.76.738 Napoli: 081-47.03.57 Lecce: 0832-24.11.76 Caltanissetta: 093420.922 Agrigento: 0922-40.20.30.

La memoria
del centrodestra .... pp. 3-4 e 18

Il ritorno dei giacobini:


il rapporto della commissione parlamentare belga dinchiesta sulle sette ................... pp. 5-17

Rivoluzione francese, democrazia


moderna e Repubblica nordamericana ......... pp. 19-25

mensile anno XXV n. 269

settembre 1997 L. 3.000