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MARCELLO LA GRECA

(1914-2001)

La sera di sabato 10 febbraio 2001 si è spento a Catania Marcello La Greca, Professore Emerito di
Zoologia dell'Università di Catania e Socio dell'Unione Zoologica Italiana, di cui è stato Presidente
nel triennio 1967-69.
Era membro dell'Accademia Nazionale Italiana di Entomologia ed era socio, oltre che dell'UZI, di
diverse Società scientifiche: della Società Italiana di Biogeografia (della quale è stato uno dei
fondatori), della Società Entomologica Italiana, della Società Italiana di Ecologia, della
Orthoperists' Society, della Société de Biogéographie de France, dell' American Association for the
Advancement of Science, della Società dei Naturalisti in Napoli, dell'Accademia Gioenia di Scienze
Naturali in Catania, di cui è stato anche Presidente.
La stima di cui egli godeva è anche attestata da premi e riconoscimenti: Premio Nazionale Solunto
per l'Ecologia nel 1988, Premio Nazionale C. S. O. per l'Ornitologia nel 1989, Premio XXIV Casali
per la Zoologia nel 1992, Diploma di medaglia d'oro ai Benemeriti delle Scienza e della Cultura nel
1996, Premio internazionale Empedocle per le Scienze Umane (settore Ecologia) nel 1997. Per il
suo impegno a favore dell'ambiente e della difesa della natura gli sono stati attribuiti premi e
riconoscimenti dal WWF-Delegazione per la Sicilia orientale nel 1982, dal Centro Studi ARCUS
nel 1994, dalla Federazione Nazionale Pro Natura nel 1995.
Marcello La Greca nacque al Cairo nel 1914. La sua nascita in Africa fu la conseguenza di una
scelta, non comune allora, fatta da suo padre che aveva profondamente sentito il fascino di questo
continente e vi si era trasferito. Al Cairo la comunità italiana era ben presente con molte attività
commerciali ed industriali ed aveva sue scuole di ottimo livello che competevano con quelle inglesi
e francesi. Furono appunto queste scuole che egli frequentò sino al liceo di cui fu uno dei più
brillanti studenti. La sua passione per lo studio fu favorita dall'interesse del padre per i libri e le
letture; egli possedeva infatti una fornitissima biblioteca che Marcello da ragazzino esplorava
affascinato. Certo quell'epoca di letture appassionate contribuì a formare la sua non comune
capacità di parlare e scrivere con chiarezza ed eleganza. In quella biblioteca incontrò anche i primi
libri di storia naturale ed in particolare il famoso trattato sugli animali del Brehm, che egli sovente
ricordava come una delle prime fonti della sua passione per la Zoologia. La sua passione per gli
studi naturalistici fu anche alimentata dalle frequenti escursioni nel deserto che egli compiva con un
suo amico. La memoria del deserto restò profonda in lui e traspariva nei brevi racconti che di tanto
in tanto faceva a noi suoi allievi.
Al completamento degli studi liceali volle venire a compiere gli studi universitari a Napoli città
natale del padre. Qui conseguì nel 1938 la laurea in Scienze Naturali col massimo dei voti e la lode
con una tesi sulla muscolatura del Grillotalpa, che fu subito pubblicata. La sua non comune
passione per gli studi fu notata dai suoi docenti e pochi mesi dopo fu nominato Assistente incaricato
di Anatomia Comparata.
Avendo poco dopo vinto un concorso nazionale per l'insegnamento delle Scienze Naturali fu per
breve tempo professore di ruolo nelle Scuole Medie. Nel marzo del 1940 vincendo il concorso per
assistente di Anatomia Comparata entrava definitivamente nella carriera universitaria. L'entrata in
guerra dell'Italia ed il suo richiamo alle armi come ufficiale dell'esercito interruppe per diversi anni
la sua attività universitaria.
Furono anni drammatici e l'armistizio del '43 segnò per lui, come per tanti altri giovani, una prova
umana spaventosa. Egli ebbe il privilegio di essere uno dei primi ufficiali italiani arrestati dai
Tedeschi. Si trovava infatti in Germania come ufficiale di collegamento con lo stato maggiore
tedesco quando ascoltò alla radio la notizia dell'armistizio. Ebbe appena il tempo di bruciare con il
suo attendente le carte con codici e altro materiale riservato prima di essere prelevato dai tedeschi.
Avendo rifiutato di collaborare, fu internato nei campi di concentramento dove sperimentò le
terribili condizioni di vita dei prigionieri di guerra. Nello stesso periodo, il suo amico, compagno
delle escursioni nel deserto, perdeva la vita a Cefalonia fucilato dai tedeschi insieme alle migliaia di
soldati italiani che si erano opposti con le armi ai tedeschi. Nel campo di prigionia della fortezza di
Leopoli conobbe Sandro Ruffo, anch'egli zoologo, con cui stabilì nei due anni di prigionia, prima a
Leopoli e poi a Wietzendorf presso Hannover, un'indissolubile amicizia. Raccontava La Greca che,
nonostante la durezza della prigionia, essi insieme ad altri ufficiali mantenevano desta la loro mente
con conferenze e lezioni, che tenevano a turno sui più disparati argomenti.
Liberato alla fine della guerra, pesantemente provato nel fisico dalla prigionia, tornò a Napoli dove
riprese la carriera universitaria come assistente di ruolo dapprima nell'Istituto di Anatomia
Comparata e quindi, conseguita la libera docenza di Zoologia, nell'Istituto di Zoologia. Qui dal
1953 al 1960 ricoprì la carica di aiuto. Presso l'Università di Napoli tenne per incarico diversi
insegnamenti: Istologia ed Embriologia, Zoologia e Biologia Generale. Nel 1952 partecipò al
concorso di Zoologia bandito dall'Università di Sassari e conseguì la maturità all'unanimità della
commissione.
Dopo alcuni anni, nel 1958, partecipò al concorso alla cattedra di Zoologia bandito dall'Università
di Catania e risultò primo della terna di vincitori. Venne quindi chiamato dalla Facoltà di Scienze a
coprire, a partire dal 1° febbraio 1960, la cattedra di Zoologia, lasciata da Bruno Monterosso per
raggiunti limiti d'età, e a dirigere l'allora Istituto di Zoologia.
Si impegnò subito nel rinnovamento delle strutture e dell'organizzazione dell'Istituto, coinvolgendo
pienamente, con un rapporto pieno di comprensione e di sincera amicizia, i docenti allora presenti.
Ottenne così i necessari finanziamenti e nello spazio che progressivamente si allargava, per il
trasferimento degli Istituti di Chimica alla città universitaria, vennero realizzati numerosi laboratori
e venne grandemente ampliata la biblioteca. Sfruttando il momento favorevole di ampliamento
degli organici delle università italiane ottenne numerosi posti di assistente e di personale tecnico.
Negli anni sessanta e settanta entrarono così nei ruoli universitari diversi suoi allievi.
Nella Facoltà di Scienze, che allora vedeva la presenza di due sole cattedre biologiche, Botanica e
Zoologia, fu il promotore dello sviluppo di tutta l'area biologica e fu su sua iniziativa che venne
istituito a Catania il corso di laurea in Scienze Biologiche. Egli non curò gli interessi della sola
Zoologia, ma in sintonia con i suoi vasti interessi culturali, ottenne la istituzione delle cattedre di
Genetica, Fisiologia, Biochimica, Microbiologia. Consapevole della necessità di modificare le
strutture universitarie, precorrendo i tempi, fu promotore della istituzione di un istituto policattedra,
che divenne presto l'Istituto Dipartimentale di Biologia Animale e Genetica. In questa struttura egli
sperimentò forme di gestione democratica che precorrevano quelle che furono poi istituite dalla
riforma universitaria. Tra le tante attività che egli intraprese nella nuova struttura ebbe un ruolo
importante la fondazione del periodico scientifico "Animalia", ove sono pubblicati articoli,
riguardanti diverse tematiche zoologiche, di ricercatori italiani e stranieri.
Quando nel 1984 fu istituito il Dipartimento di Biologia Animale, uno dei primi dell'Università di
Catania, egli ne divenne il primo direttore. Nel 1990 giunto al termine per limiti di età della sua
attività ufficiale fu nominato Professore Emerito.
Nel campo della ricerca Egli ha promosso l'impegno dei suoi allievi in molti campi. Si è formato
così a Catania un consistente gruppo di ricercatori impegnati nello studio della sistematica e
biogeografia di diversi gruppi animali: Nematodi, Policheti, Tardigradi, Ragni, Opilioni, Acari
Oribatei, Isopodi Oniscoidei, Blattodei, Mantodei, Ortotteri, Omotteri, Eterotteri, Coleotteri
Lepidotteri, Imenotteri. Altre linee di ricerca riguardano l'etologia, l'ecologia, la morfologia
comparata, la filogenesi, la citologia ed istologia ultrastrutturale, la biologia marina, la
biospeleologia. Particolare impegno egli ha dedicato alle campagne di ricerca faunistica dirette a
chiarire problemi biogeografici. Ha coordinato o promosso campagne in Sicilia e nelle isole
circumsiciliane, sugli Appennini e sulle Alpi, sulle coste dell'Italia meridionale, in Spagna, in
Grecia, in Nord Africa, nell'Africa sahariana e meridionale, e nella Terra del Fuoco. Chi ha avuto la
fortuna di essere insieme con Lui nelle ricerche in campagna, quando non disponevamo di
fuoristrada e si camminava per ore per raggiungere i siti dove effettuare campionamenti ed
osservazioni, ricorda come in quelle occasioni egli fosse non solo maestro nella conoscenza della
fauna, ma anche di un modo di conoscere la natura profondo ed appassionato che rinnovava
continuamente lo stupore per la vita che ci circonda e della quale siamo parte. Ma mi piace anche
ricordare il suo interesse per le culture, l'arte, la storia, i paesaggi dei luoghi in cui ci recavamo per
le ricerche faunistiche. Segno questo di una completezza e di una ricchezza culturale ed umana che
non è facile incontrare.
Egli fu sempre attento al problema della formazione delle nuove leve di ricercatori e quando fu
istituito in Italia il Dottorato di Ricerca, curò la istituzione del Dottorato in Scienze ambientali e
biogeografia dei territori mediterranei, con sede a Catania, di cui fu coordinatore e nel quale
profuse le sue energie.
La diffusione della cultura naturalistica fu una sua costante preoccupazione. A ciò si dedicò, sia con
l'impegno diretto in conferenze, convegni, pubblicazioni, sia promuovendo la crescita di strutture
dirette a questo scopo. In particolare, ottenendo i necessari finanziamenti dalla Regione Sicilia e
dall'Amministrazione Provinciale di Catania, ha determinato la crescita del Museo Zoologico
dell'Università, che, curato anche dai suoi allievi, succeduti nella direzione del Dipartimento, è stato
aperto alla visita dei cittadini e delle scolaresche, giocando un ruolo importante nella formazione
naturalistica dei giovani.
Il suo impegno didattico nell'Università è stato intensissimo. A Catania oltre al corso di Zoologia ha
tenuto, venendo incontro alle pressanti esigenze didattiche, il corso di Istologia ed Embriologia
nella Facoltà di Scienze, quello di Biologia e Zoologia generale nella Facoltà di Medicina e quelli
Zoologia nelle facoltà di Agraria e di Farmacia. Nelle sue brillanti lezioni, ancora vive nella
memoria dei suoi allievi, si fondevano il rigore metodologico e la passione culturale: la vita, la
storia evolutiva degli organismi, il loro rapporto con l'ambiente, i processi di adattamento, i
meccanismi biologici che li consentono, apparivano come una storia appassionante che faceva
accettare volentieri le fatiche dell'apprendimento. Le sue lezioni trovano ancora un'eco in un testo di
Zoologia generale ed in un trattato di Zoologia degli Invertebrati adottato tra i testi base in molte
Università italiane.
È, però, importante ricordare anche la sua capacità eccezionale di essere maestro al di fuori dei
momenti istituzionali, nelle conversazioni sui temi scientifici, nella discussione e revisione di lavori
e ricerche, nell'ascolto interessato di domande e di osservazioni, nell'entusiasmo per nuove
prospettive di ricerca.
Dopo il ritiro dall'insegnamento istituzionale, furono numerosi i seminari da lui tenuti su diversi
temi. Essi erano l'occasione per trasmettere importanti aggiornamenti (oggetto spesso di sue
pubblicazioni) su tanti temi di grande rilievo: le estinzioni, la biogeografia e la paleogeografia, il
clima nel quaternario ed i suoi effetti sulla struttura delle faune, l'origine ed evoluzione dell'uomo,
l'origine e l'evoluzione degli Artropodi.
Si è anche dedicato ai problemi dell'insegnamento delle Scienze nelle scuole secondarie ed è stato
nominato membro di varie Commissioni del Ministero della Pubblica Istruzione per la riforma
dell'insegnamento delle Scienze nella Scuola Media. Per questo livello di studi scrisse, insieme al
botanico Tomaselli, un testo che ebbe notevole successo e diffusione. Consapevole che la soluzione
dei problemi dell'insegnamento delle Scienze nelle scuole richiedeva il miglioramento e
l'aggiornamento delle conoscenze degli insegnanti si adoperò per realizzare diverse attività
formative. A questo fine ha anche stimolato la costituzione di una Sezione catanese della
Associazione Nazionale di insegnanti di Scienze Naturali, della quale è stato il primo Presidente e
della quale era Presidente onorario.
Marcello La Greca è stato in Italia, e specialmente in Sicilia, uno degli studiosi più impegnati nelle
tematiche ambientali e particolarmente nella difesa dei valori naturali dell'ambiente. Quest'impegno
si è legato organicamente allo specifico della sua attività di ricerca. Egli fu, infatti, uno dei primi
sostenitori dello sviluppo delle scienze ecologiche, e diversi filoni delle ricerche da lui coordinate e
promosse costituiscono la premessa, o il punto di partenza, di politiche di conservazione della
natura. Tra questi, diversi programmi di ricerca del C.N.R. e del Ministero della pubblica
Istruzione: il Programma Piccole Isole Italiane, il Programma Biologico Internazionale, il
Programma Finalizzato sull'Ambiente, il Progetto Antartide.
Rilevante è stato anche il suo contributo, come componente della Commissione Fauna del
Ministero per l'Ambiente, alla redazione di una proposta di legge quadro sulla tutela del patrimonio
faunistico ( 1992 ). A tale proposta, purtroppo ancora giacente presso il Ministero, lavorò con
alacrità e passione, conscio che un Paese non poteva delegare la tutela della propria fauna ad una
legge “venatoria“ che riguardava solo gli “omeotermi“. Della proposta curò in prima persona, pur
con il valido aiuto di tanti colleghi, la relazione introduttiva e memorabile fu la sua capacità di
sintesi nel redigerne l’articolo 2 concernente “La Fauna“. Di questa dette una comprensiva
definizione che volle specificatamente relativa “all’insieme delle specie animali – Protozoi,
Invertebrati , Vertebrati” presenti in seguito a spontanea indigenazione sul nostro territorio,
escludendo pertanto le specie allevate o domestiche.
In Sicilia egli ha avuto un ruolo determinante nell'avvio di una significativa politica della
conservazione della natura, a partire dalla legge sulla istituzione dei Parchi e delle Riserve Naturali.
Come membro del Consiglio Regionale per la Protezione del Patrimonio Naturale egli è stato tra gli
estensori del piano di istituzione delle Riserve Naturali e si è prodigato per la istituzione dei tre
Parchi Naturali Regionali anche attraverso la appassionata partecipazione a dibattiti, incontri ed
infuocate polemiche dirette a superare le resistenze di una parte della pubblica opinione nei
confronti delle misure di protezione della natura. Ultimamente ha anche dato un fondamentale
contributo alla elaborazione del Piano Territoriale del Parco dell'Etna, che definisce il futuro assetto
del Parco.
La consapevolezza che la tutela dell'ambiente richiede strumenti politici adeguati lo ha spinto ad
impegnarsi direttamente nella vita politica. Per un decennio egli è stato Consigliere della Provincia
Regionale di Catania e, per l'autorità culturale che gli era unanimemente riconosciuta, ha ricoperto
nel Consiglio Provinciale la carica di Presidente della Commissione Provinciale per l'Ambiente.
Il suo impegno per la conservazione della natura non si limitò agli incarichi pubblici formali. Egli si
prodigò attraverso convegni, conferenze e dibattiti per promuovere una concezione di difesa
dell'ambiente che avesse al suo centro la conservazione dei valori naturali, battendosi con vigore
contro il rischio che l'ambientalismo divenisse un mero atteggiamento di facciata. Notevoli, anche
sotto questo profilo, sono stati i suoi interventi su quotidiani e riviste regionali e nazionali diretti a
chiarire e divulgare i temi dell'ecologia e della conservazione della natura e dell'ambiente. In tutte
queste attività egli è stato costantemente un punto di riferimento delle associazioni ambientaliste
nazionali e regionali, impegnandosi ad affrontare i piccoli e grandi problemi per i quali era richiesto
il suo aiuto e il suo consiglio. Le associazioni ambientaliste lo avevano come punto di riferimento
insostituibile ed una di queste, l'Ente Fauna Siciliana, lo aveva voluto suo Presidente.
La sua attività di ricerca si svolse in diversi campi ed in tutti diede importanti, ed in alcuni casi
fondamentali, contributi.
Le sue prime ricerche nel campo della sistematica e della biogeografia riguardano i Mantodei e lo
studio di questo gruppo continuerà sino alla fine della sua attività. Ha iniziato studiando le
collezioni di musei italiani e stranieri provenienti da diverse spedizioni: in America Centrale in
Africa equatoriale, nelle Filippine, in Asia occidentale, in Arabia, in Australia. Egli divenne e resta
uno dei massimi esperti mondiali nella conoscenza di questo gruppo di Insetti. In queste ricerche
egli si fonda sempre sullo studio comparato della morfologia e sull'analisi delle variazioni intra ed
interspecifiche dei caratteri. Compie, così, importanti revisioni di gruppi di specie e di interi generi,
descrivendo numerose specie nuove, con l'obiettivo di ricostruirne la storia evolutiva e
biogeografica.
Un consistente gruppo di ricerche riguarda gli Anellidi Policheti. La Greca si propone di studiare i
processi di rigenerazione in questo gruppo e in primo luogo, seguendo una impostazione legata alla
sua concezione della Zoologia, ne inizia anche lo studio sistematico con ricerche sui Policheti del
Golfo di Napoli e del Bosforo. Gli studi sulla rigenerazione riguardano il gruppo dei Sabelliformi.
In questi egli dimostra l'influenza della regione cefalica rigenerante analizzando le diverse modalità
di rigenerazione a seconda della zona di rottura.
Il più ricco e noto filone di ricerca riguarda la sistematica e la biogeografia degli Ortotteri. Su
questo gruppo di Insetti Egli ha continuamente lavorato sino alla fine della sua vita. Una serie di
ricerche riguarda i popolamenti delle alte quote montane. In questi studi Egli mette in evidenza
l'importanza degli eventi glaciali e dei massimi termici interglaciali, l'esistenza di aree di rifugio, i
processi di speciazione e differenziamento di popolazioni nel quaternario. Particolare interesse ha la
ricostruzione della storia dei Podismini europei che proverrebbero dall'Asia centrale ed avrebbero
colonizzato i monti europei principalmente nel Miocene e nel Pliocene e solo in minor misura nel
Pleistocene. In questi studi inoltre analizza le possibile origini degli endemismi dei monti
dell'Appennino ed i motivi delle assenze su questi monti di generi presenti sulle Alpi e su altri
rilievi europei. Utilizzando le caratteristiche dei popolamenti appenninici egli individua in questo
sistema montuoso due settori: uno settentrionale esteso sino al Matese ed uno meridionale. Il primo
non sarebbe stato interessato dalla trasgressione pliocenica ed è caratterizzato dalla presenza dei
Podismini. Le sue ricerche definiscono la struttura dell'ortotterofauna siciliana: gli elementi
autoctoni, paleomediterranei (essenzialmente paleotirrenici), hanno soprattutto origini
preplioceniche. A questi si sono aggiunti, durante le glaciazioni quaternarie, elementi euroasiatici,
eurosibirici ed appenninici, di clima temperato e fresco, ed altri, di clima più caldo ed arido, di
origine balcanica e centroasiatica. Queste ricerche sono utilizzate anche per chiarire le
caratteristiche generali della fauna siciliana e dimostrare che, nella sua costituzione, scarso è il peso
di elementi africani erroneamente enfatizzati nel passato. Notevole è anche il contributo da lui dato
per chiarire la struttura della fauna pugliese. In essa sono riconoscibili molti elementi orientali, sia
paleoegeici, sia penetrati nel quaternario nella nostra penisola attraverso la zona adriatica emersa.
Tutti i problemi della biogeografia degli Ortotteri italiani sono stati recentemente da lui ripresi in un
lavoro di sintesi inquadrandoli in un'ampia ricostruzione paleogeografica. Altre importanti ricerche
riguardano gli Ortotteri delle alte montagne della Grecia. Lo studio biogeografico dei Panfagini
paleartici, una delle sue ultime fatiche, è una significativa testimonianza dell'ampiezza delle sue
conoscenze paleogeografiche e della vitalità del suo impegno scientifico.
Un altro importante filone di ricerca riguarda la morfologia degli Insetti. In questo campo è da
notare che Egli fu uno dei primi, con diversi lavori tra il 1956 ed il 1962, a studiare la ultrastruttura
della cuticola degli Insetti mediante il microscopio elettronico. Particolare interesse hanno gli studi
di morfologia comparata della muscolatura e del dermascheletro toracico, che gli consentono di
risolvere diversi problemi di omologia degli scleriti toracici e di definire alcuni processi evolutivi
dell'articolazione delle ali e delle pleure pterotoraciche e di chiarire, negli Ortotteri, i meccanismi di
apertura e chiusura delle ali. Questi lavori, e lo studio della immensa letteratura esistente sulla
morfologia degli Insetti, gli hanno consentito di elaborare una sintesi delle conoscenze sulla
evoluzione degli Insetti e di collocare l'origine di questo gruppo nell'ambito dei processi evolutivi
del Phylum degli Artropodi.
La biogeografia costituisce il filo conduttore di gran parte delle sue ricerche ed in questo campo egli
fu il punto di riferimento in Italia di tutti gli studiosi di questo settore di ricerca. A lui, che fu
insieme a Sandro Ruffo e a pochi altri, uno dei fondatori della moderna biogeografia in Italia, si
deve infatti la definizione delle categorie corologiche della fauna italiana utilizzate in tutti gli studi
riguardanti la zoogeografia dell'Italia.
Un posto particolare nella storia delle ricerche sulla biogeografia dell'area mediterranea ha un
ponderoso studio sul popolamento animale delle piccole isole mediterranee scritto con la
collaborazione di Cesare Sacchi. Si tratta di uno studio che affronta una serie di problemi di
biogeografia insulare che precede ed annunzia le teorizzazioni di McArthur e Wilson. E' un'opera
tuttora affascinante che riunisce in un quadro unitario l'analisi dei processi di colonizzazione e di
estinzione, dei fenomeni microevolutivi e degli adattamenti, mettendoli i relazione con i fattori
geografici e climatici sullo sfondo della storia paleogeografica del mediterraneo.
Frutto della sua passione per la conoscenza sono diverse sintesi su grandi temi della Zoologia:
L'origine dei grandi phyla dei metazoi, l'origine ed evoluzione degli Artropodi e degli Insetti,
l'origine ed evoluzione dell'uomo, la Sistematica in Zoologia, la Zoogeografia e la tettonica a
placche, le caratteristiche della fauna italiana, ed altri.
Numerosi sono, anche, i contributi sulla conservazione della biodiversità e degli ambienti naturali
che ci fanno riflettere sui limiti e sulle mode delle politiche ambientali, e che propongono e
ripropongono l'approccio scientifico alle tematiche ambientali come strumento fondamentale per
garantire scelte serie e responsabili.
Egli ci ha anche lasciato una riflessione, insieme ad un appello ai suoi allievi, sulla visione della
Zoologia che ha costituito la base del suo impegno di docente e ricercatore. Nella lezione magistrale
su "Zoologia ieri ed oggi" che ha chiuso la sua attività istituzionale nell'Università egli descrive la
Zoologia di oggi come una scienza che "abbraccia la Sistematica (che deve comprendere anche i
taxa estinti) e la Filogenesi (entrambe legate alla conoscenza strutturale e funzionale degli animali
che sono espressione dell'evoluzione del mondo animale), oltre alla Zoogeografia, all'Ecologia
animale, all'Etologia." Tutte queste discipline sono così indissolubilmente legate dai processi
evolutivi da costituire una sola concretezza scientifica. In difesa di questa concezione della
Zoologia egli conclude la sua lezione rivolgendosi ai suoi allievi:
"La mia speranza è che i miei allievi, e non di rado compagni di lotta, difendano questo
orientamento della Zoologia contro ogni tentativo di sovvertimento che periodicamente ritorna ad
affacciarsi e che lo facciano a difesa, non della propria posizione nel mondo universitario, ma di una
manifestazione culturale che trae le sue radici da oggetti del mondo in cui viviamo, esterni all'uomo,
e non soltanto da orientamenti derivanti dalla spiritualità propria dell'uomo… La cultura non
consiste soltanto nella consapevolezza di sé e del proprio sentire, ma anche nella consapevolezza
del mondo in cui ci siamo originati ed in cui dobbiamo vivere."
Nel sentirci profondamente impegnati dalle sue parole, possiamo affermare senza alcuna retorica
che egli non vive solo nel ricordo dei suoi allievi, che non dimenticano le sue lezioni affascinanti e
l'insegnamento da lui ricevuto nella formazione scientifica, e per il valore delle sue ricerche, che
certamente durerà nel tempo.
Egli ci ricorda, e lo ha testimoniato, la possibilità di vivere con intensità, profondità e passione lo
sviluppo delle nostre conoscenze con apertura verso il nuovo senza sottovalutare il valore del
passato; di unire l'impegno per la ricerca a quello per il miglioramento civile e culturale della
società; di resistere con forza e dignità nelle avversità della vita, anche in condizioni estreme di
debolezza fisica, accettandole e continuando a fare il massimo possibile, continuando a dar corso a
quella che è la nostra vocazione fondamentale. Egli ha testimoniato la possibilità di amare la vita
anche quando essa è piena di sofferenza. Tutto questo senza presunzioni, con semplicità e modestia.
Egli ha concluso una vita intensa e fruttuosa per sé e per gli altri.
Lo ricordiamo come autentico uomo del suo secolo, che ne ha vissuto con piena partecipazione le
drammatiche vicende e trasformazioni. Egli ha varcato, e ne era contento, le soglie del nuovo
millennio non guardando indietro, ma proteso verso il futuro. La sua vita, certo non avara di dolori,
ci ha lasciato un esempio ed un messaggio di speranza.

Pietro Alicata