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Con il termine "intelligenza emotiva" intendiamo la capacità di un individuo di:

percepire e riconoscere i cambiamenti fisiologici legati ad una situazione


emotigena, saper gestire le proprie emozioni in modo da canalizzare quelle positive
verso la realizzazione di un obiettivo o un desiderio, e la capacità, attraverso
l'empatia, di entrare in contatto con lo stato d'animo di altri individui calandosi
nei loro panni. Secondo la teoria costruttivista impariamo a gestire le emozioni
interagendo, l'attribuzione di un significato ad una specifica situazione è dato
dalla cultura di appartenenza -così come il significato delle espressioni facciali-
e viene appreso durante l'infanzia. Il termine "intelligenza emotiva" viene coniato
per la prrima volta dallo psicologo statunitense Goleman il quale si accorse che
gli uomini di successo non erano necessariamente quelli con un quoziente
intellettivo più elevato. In seguito a numerose ricerche in ambito psico-pedagogico
è emerso come un'alfabetizzazione emotiva è fondamentale da un lato nel processo
relazionale con gli altri e nel raggiungimento di uno stato di benessere in vita
adulta, e dall'altro nei processi di apprendimento, favorendone una mogliore
assimilazione nonchè il riconsocimento delle inclinazioni e delle attitudini
personali. Risulta evidente come le emozioni siano strettamente collegate
all'interesse e alla motivazione che ci spinge verso la conoscenza all'interno di
un percorso di apprendimento: ci risuta più semplice e gratificante studiare
qualcosa di nostro gradimento, mentre lo studio delle discipline che non sono nelle
nostre corde ci annoia ledendo fortemente la possibilià di raggiungere risultati
soddisfacenti. Obiettivo dell'insegnante sarà dunque quello di invogliare gli
alunni nello studio, incoraggiandoli ed apprezzando i risulti raggiunti,
provvedendo a fornire dei rinforzi positivi volti alla gratificazione degli alunni
i quali, soddisfatti dei risultati raggiunti, saranno maggiormente involgiati ad
impegnarsi per fare bene.

Con il termine empatia (dal greco en: dentro e pathos: emozione) intendiamo la
capacità di riconoscere lo stato d'animo delle altre persone attraverso
l'osservazione di fattori non riconducibili al linguaggio verbale quali il tono
della voce, lo sguardo, il respiro ed i gesti, nonchè uno stato di comunione tra
due individui dettato dalla capacità di immedesimarsi e di sentire le emozioni
altrui come fossero proprie. E' stato osservato come i neuroni a specchio giochino
un ruolo fondamnetale nel processo empatico, essi infatti ci permettono di copiare
e riprodurre quanto osservato come se fossimo stati noi ad eseguirlo durante
l'osservazione. Oltre ai gesti, i neuroni a specchio ci permettono di percepire
come nostri anche gli stati d'animo delle altre persone favorendo le dinamiche
sociali. Nel corso dello sviluppo del bambino è fondamentale un'alfabetizzazione di
carattere emotivo intesa come il riconoscimento del proprio stato d'animo, il
controllo delle proprie pulsioni e lo sviluppo dell'empatia. Questi fattori giocano
infatti un ruolo primario sia nelle dinamiche sociali, sia nel benessere psico-
fisico in etè adolescienziale ed adulta. Un mancato sviluppo dell'intelligenza
emotiva favorisce lo sviluppo di individui poco propensi al dialogo, prevaricatori
e tendenzialmente insoddisfatti della propria vita. Lo psicologo Statunitense
Goleman descrive l'empatia come parte fondamentale di quella che lui chiama
intelligenza emotiva, fondamentale tra l'altro anche all'interno dei processi di
apprendimento. Nella didattica odierna ci si orienta maggiormente verso delle
attività di carattere cooperativo. L'insegnante dismette i panni autoritari di
fonte della conoscenza da innestare nei ragazzi, divenendo più un tramite che
facilita questo passaggio agli alunni, vero centro dell'azione didattica.
All'interno di metodologie quali il cooperative learning è fondamentale lo sviluppo
di empatia ed intelligenza emotiva al fine di collaborare in maniera inclusiva e
senza discriminanzione di sorta verso il raggiungimento dell'obiettivo.

A differenza della psicologia ingenua che prendeva in esame come oggetto di


interesse solo l'aspetto razionale considerando quello emotivo come futile se non
addirittura dannoso all'interno dei processi di apprendimento, oggi sappiamo con
certezza che questi due aspetti sono intimamente legati tra loro. Essi sono posti
in due emisferi distinti del cervello, quello razionale sulla sinistra e quello
emotivo -nonchè artistico e creativo- a destra. I due emisferi sono intimamente
interconnessi tra di loro influenzandosi vicendevolmente in tutto ciò che facciamo.
Le emozioni giocano un ruolo chiave sia all'interno delle dinamiche sociali, sia
all'interno di un contesto di apprendimento. Ambedue questi aspetti vanno
considerati e sviluppati durante il percorso di scolarizzazione degli studenti: da
un lato si promuove la crescita emotiva e lo sviluppo dell'intelligenza emotiva al
fine di formare degli individui in grado di vivere al meglio all'interno di un
contesto sociale, divenendo persone inclusive ed in grado di controllare e
canalizzare le emozioni verso il raggiungimento dei propri desideri. Dall'altro
lato si sfruttano le emozioni come un potente catalizzatore durante il percorso di
apprendimento. E' infatti noto che quando facciamo qualcosa che ci piace siamo in
grado di ottenere risultati migliori, le emozioni possono infatti influenzare
positivamente sia la memoria che la nostra motivazione nel svolgere un compito,
conducendoci in maniera più efficiente al raggiungimento di uno scopo. Risulta
pertanto fondamentale da parte dell'insegnante operare strategie volte allo
sviluppo di un'alfabetizzazione emotiva insieme a metodologie didattiche di
carattere cooperativo, in modo da favorire i processi di apprendimento in contesti
di gruppo in cui lo studente non è più semplice destinatario di una conoscenza
trasmessa dall'insegnante, ma parte attiva nel percorso di apprendimento.

Nell'ambito dell'intelligenza siamo soliti definire quest'ultima come la capacità


di risolvere una situazione problematica nel migliore dei modi. Va da se che tanto
più semplice e immediata sarà la soluzione al problema, tanto più calzante questa
sarà con la definizione sopra citata. Guilford, all'interno dei suoi studi
sull'intelligenza, distingue due particolari tipi di pensiero: quello convergente e
quello divergente. Questi due pensieri, sebbene in antitesi tra di loro, concorrono
alla formazione globale dell'intelletto degli individui. Il pensiero convergente è
quel pensiero prettamente logico e per certi versi "matematico" che ci permette,
dopo aver esaminato gli elementi del problema, di trovare la soluzione più semplice
ed immediata riconoscendola quasi come univoca. Il pensiero divergente, al
contrario, sfrutta la capacità degli esseri umani di ricombinare le informazioni in
loro possesso in maniera insolita -e creativa per l'appunto-, osservando i vari
elementi da prospettive differenti aprendo la strada a molteplici soluzioni. La
creatività è dunque quella caratteristica degli esseri umani, figlia della loro
naturale curiosità e della tendenza già infanitle a manipolare gli oggetti della
realtà per conoscerli, ricombinandoli tra loro all'interno di un meccanismo di
errore e scoperta, al fine di esplorare tutte le possibili soluzioni per giungere
alla conoscenza. Essa è da sempre appannaggio specifico delle arti, sia visive che
sonore, le quali maipolano e ricombinano costantemente il materiale a loro
disposizione al fine di trovare soluzioni originali. Risulta pertanto fondamentale,
all'interno del contesto scolastico, l'attuazione di attività che favoriscano lo
sviluppo del pensiero divergente e di quello artistico. Queste attività si
avvalgono tra l'altro di una componente di gruppo all'interno della quale gli
individui collaborano tra di loro nella creazione di un progetto, favorendo così
tra le altre cose l'inclusione e la pluralità. Attività specifiche per la
sollecitazione del pensiero creativo sono il problem solving ed il brain storming.

Per favorire creatività e pensiero divergente risulta fondamentale la messa in atto


di strategie didattiche appropriate quali il brain storming ed il problem solving.
Va ricordato che la creatività non è innata negli esseri umani, va bensì esercitata
e sviluppata impiegandola in maniera trasversale all'interno di ogni materia
scolastica. Al fine di ottenere il risultato migliore è necessario favorire un
contesto sociale non giudicante che invogli anche i soggetti più insicuri ad
esprimersi liberamente dando corpo alla propria immaginazione. Spesso si tende a
premiare solo i soggetti che forniscono risposte corrette ai quesiti, ignorando le
risposte errate o peggio ridicolizzandole. I bambini più timidi, vedendo queste
risposte da parte dell'insegnante, tenderanno ad evitare di esporsi troppo per la
paura di essere giudicati negativamente, reprimendo così la loro indole creativa.
Sarà pertanto compito dell'insegnante quello di creare un positivo clima scolastico
all'interno del quale viene data la possibilità ad ognuno di esprimersi
liberamente, stimolando il dialogo ed invogliando i bambini a mettersi in gioco
costantemente. In questo modo da un lato i bambini vengono messi a proprio agio e,
sentendosi all'interno di uno spazio sicuro, saranno maggiormente propensi ad
esprimersi liberamente sprigionando ed esercitando tutto il loro potenziale
creativo.