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Stor ia del teatro: dai Greci a Carlo Goldoni

Non appena hanno inizio le primissime forme di vita associativa il teatro è presente, in tutte le
civiltà del mondo,come una delle forme espressive più importanti dell’uomo.
I riti religiosi, le danze tribali, cui l’uomo primitivo dà vita negli spiazzi dei villaggi si possono
considerare già forme di spettacolo, di teatro, anche se hanno una funzione ed uno scopo magico-
sacrale, cioè servono ad ingraziarsi le misteriose forze della natura, a trarre favorevoli auspici per
le pericolosissime battute di caccia, che si devono quotidianamente compiere per sopravvivere.
Il teatro, quindi, ai suoi inizi è strettamente legato al mondo rituale e magico, nel quale trova largo
spazio la maschera ( strumento che si pone sul viso per travestirsi , per assumere sembianze
altrui), diffusa non solo nella preistoria ma anche in epoche successive.
Esiste un teatro africano, sudamericano, orientale, testimonianza straordinaria della cultura e della
mentalità del popolo cui appartiene.
Per i popoli dell’Europa occidentale è importante il teatro classico greco e quello romano a cui si
riallaccia la produzione teatrale,in lingua non latina, che si sviluppa nella penisola italiana dal
Medioevo in poi.

Teatro greco
Secondo gli studiosi due sono i tipi di spettacolo principali del teatro greco, classico: la tragedia
(spettacolo solenne e drammatico che narra fatti importanti ,dalla conclusione spesso violenta) e la
commedia (spettacolo di origine popolare, comico, buffonesco).
Deriverebbero da alcune cerimonie che si svolgono ,fin dal VII secolo ac , in onore Dionisio, dio
della natura e della fertilità. Si tratta di processioni ,molto rumorose, in cui i fedeli, travestiti e
mascherati danzano,cantano accompagnandosi con nacchere,tamburi,sonagli di bronzo.
Spesso si concludono con il sacrificio di un animale sull’altare del dio.
Non vi sono, all’inizio, delle regole precise: i partecipanti al rito sono riuniti in gruppo, coro, che
agisce e assiste allo spettacolo, contemporaneamente.
In seguito alcuni individui si staccano dal gruppo per diventare attori ( colui che agisce, dal latino
agere= fare), altri continuano ad essere spettatori ( latino spectare= osservare).
Finchè le feste in onore di Dionisio si limitano a cori e danze, per lo spettacolo è sufficiente uno
spazio circolare( orchestra), vicino al tempio del dio.
In seguito sono collocati pochi sedili di
legno sul bordo dell’orchestra, destinati
alle persone importanti della comunità e
agli ospiti d’onore; più tardi vengono
disposti dei sedili, di legno, talvolta sul
fianco di una collina da dove il pubblico
può vedere meglio.Si passa, infine, ai
teatri in legno e in muratura, arrivando
al modello che hanno i teatri giunti fino
a noi, presenti ad Atene, Epiduaro,
Siracusa, Taormina ecc.
Fino a quando il teatro è costruito
all’aperto, gli attori recitano su una
piattaforma , sopraelevata rispetto
all’orchestra ; lo sfondo , anticamente, è
un’unica scena fissa.
Quando sono costruiti edifici in legno
si hanno tre zone ben distinte: la cavea,
il luogo dove si dispone il pubblico;
l’orchestra: quello destinato ai coreuti e ai musici; la scena : lo spazio dove recitano gli attori.
Viene inventato dai Greci un effetto scenico ,particolarmente suggestivo: il “ deus ex machina ” :
un attore scende dall’alto, sorretto da una macchina invisibile al pubblico ( per cui si ha
l’impressione che sia sospeso in aria) ed interpreta il ruolo di colui che viene a risolvere tutti gli
intrecci, offrendo la soluzione più appropriata.
Tragedie e commedie sono costituite da una parte recitata e da una parte cantata; quest’ultima
spetta al coro ( formato da dodici elementi, più il capo-coro, detto corifero) che entra nell’orchestra
preceduto da un flautista.
Il coro viene accompagnato dalla danza, che è semplice ed austera nella tragedia, vivace e sfrenata
nella commedia.
Le parti recitate sono affidate ad attori , che, in genere, non sono più di tre.
Poichè donne non possono recitare, anche i ruoli femminili sono interpretati dagli uomini.
Tutti gli attori portano sul volto delle maschere, tragiche o comiche, a seconda del ruolo.
L’abbigliamento è semplice e severo per gli attori tragici; ridicolo, divertente per quelli comici: con
opportuni accorgimenti, spesso, ingrossano a dismisura la pancia o il posteriore.
Le rappresentazioni avvengono davanti a tutti i cittadini e anche i poveri possono assistere agli
spettacoli , a cui è riconosciuta dallo Stato un’importante funzione educativa .
A partire dal V sec. Ac ipoveri ricevono un risarcimento in denaro per il tempo trascorso a teatro.
Hanno scritto importanti tragedie , rappresentate ancor oggi in tutti i teatri del mondo, Eschilo( 525-
456 ac), Sofocle (496-406), Euripide (485-406).
Nel campo della commedia vanno ricordati Aristofane (445-385) e Menandro (342-291)

Teatro romano
La differenza fondamentale tra le rappresentazioni teatrali romane e quelle dell’antica Grecia
consiste , innanzitutto, nel fatto che a Roma il teatro perde ogni legame con il rito e la religione: i
Romani vanno a teatro soprattutto per divertirsi.
Una delle forme di spettacolo che ha più successo è la farsa atellana ( dal nome di Atella, in
Campania), : una commediola basata sull’improvvisazione degli attori.
Non esiste un testo scritto vero e proprio, ma un semplice canovaccio: ogni attore rappresenta sulla
scena un personaggio fisso : il ghiottone, lo sciocco, il vecchio ridicolo e inventa le battute.
Anche a Roma, sull’esempio dei Greci, sono prodotte tragedie , commedie.
Il genere teatrale della commedia ha molto successo nel III secolo ac grazie ad un autore ricco di
fantasia e genialità: Plauto, che è molto amato dal pubblico romano.
Un anonimo ammiratore , dopo la sua morte , scrive: “ Dopo che Plauto è morto, la commedia
piange, la scena è rimasta vuota, il riso, lo
scherzo, il divertimento si sono messi a
piangere”.
I protagonisti del teatro di Plauto sono tipi
fissi: padri avari, burberi,figli ribelli, mogli
infedeli, servi astuti, giovani fannulloni,
scialacquatori, abili nell’imbrogliare i
padroni taccagni.
Questi agiscono in situazioni ingarbugliate
, tra beffe, equivoci, scambi di persona
suscitando l’ilarità degli spettatori.
Esistono vere proprie “compagnie “ di
attori , che sono disprezzati per la
professione che svolgono. Ne fanno parte
anche le donne che possono comparire solo
nelle parti mimate.
L’abbigliamento varia molto, a seconda dello spettacolo rappresentato: non manca mai la maschera,
che in latino è chiamata “persona ” , perché fa da amplificatore per la voce degli attori.
( lat. personare = suonare più forte) .
Gli edifici teatrali romani sono interamente in muratura, fin dalle fondamenta e raramente sfruttano
i chinali delle colline
Accanto al teatro, i Romani amano altri tipi di spettacolo: le corse delle bighe, realizzate nei circhi
e o combattimenti dei gladiatori, negli anfiteatri. Per questo motivo il teatro decade.

Teatro nel Medio Evo


Durante il periodo medioevale l’interesse per il teatro si riaccende ; si tratta di un teatro religioso,
come nella Grecia del VII secolo ac.
Nasce e cresce dai vari riti della Chiesa cattolica, in primo luogo dalla messa, ma anche dalle varie
funzioni legate al Natale, alla Pasqua.
All’inizio si tratta di versetti ( tropi), cantati da sacerdoti e religiosi allo scopo di abbellire moment i
di una funzione liturgica e la musica risulta l’elemento essenziale, mentre le parole sono del tutto
secondarie; in seguito, attraverso un lungo periodo di trasformazioni e di arricchimento, che va dal
IX –X secolo a tutto il XIV secolo,si giunge alle sacre rappresentazioni , veri e propri spettacoli
con molti attori, ricchi costumi e scenografie complicate.
Le storie delle sacre rappresentazioni sono tratte dalle Sacre Scritture, dalle Vite dei Santi. Si usa il
volgare.
Hanno funzione di intrattenimento, proprio del teatro profano e vi è una netta distinzione tra attori e
spettatori.
Con il passare del tempo le sacre rappresentazioni non si svolgono più in chiesa, ma in piazza; gli
attori sono non solo religiosi, ma anche laici e si viene sempre più incontro ai gusti, non proprio
raffinati del popolo, mescolando il serio e il comico.
Ad esempio accade che i pastori, che stanno andando alla capanna dove è nato Gesù, dicano delle
spiritosaggini o che Noè e la moglie bisticcino mentre il diluvio universale avanza.
Non esistono più edifici , creati appositamente per ospitare l’evento spettacolare: il luogo del teatro
religioso medioevale è la chiesa, mentre quello del teatro profano sono le piazze, le corti, le case
dei ricchi.
Quando lo spettacolo viene rappresentato nelle chiese non esiste alcuna scena: si utilizza l’altare
come sepolcro di Cristo, una sedia diventa il banco del venditore di oli profumati per la sepoltura:
si tratta di una scena immaginaria o simbolica ;ci si limita a suggerire allo spettatore ciò che deve
vedere.
Poiché i drammi si svolgono in più luoghi, all’interno della chiesa si individuano dei “luoghi”,
destinati ad accogliere le varie scene del dramma e gli attori si spostano da uno all’altro.
All’inizio si tratta di semplici pedane ; quando lo spettacolo si trasferisce nella piazza le scene
diventano più realistiche e si creano palcoscenici pieni di particolari per colpire ed educare gli
spettatori.
Due luoghi sono rappresentati con grande vivacità: il Paradiso e l’Inferno.
Il primo è realizzato sempre su un posto elevato, si appendono tutt’intorno tende e panni di seta ad
un’altezza tale che le persone che si trovano lì sono visibili dalle spalle in su. Si spargono fronde e
fiori profumati e vi sono alberi da cui pendono frutti . Nell’Inferno vi sono diavoli che si
impossessano dei dannati, gridano, alzano gran fumo.
Gli attori delle sacre rappresentazioni sono tutti dilettanti, non ricevono alcun compenso per il
proprio lavoro. Appartengono a confraternite o associazioni che hanno l’incarico di organizzare
ogni anno lo spettacolo.
Molte di queste associazioni si trasformano, col tempo, in vere e proprie compagnie teatrali di
professionisti, che si spostano in lungo e in largo per proporre le loro recite.
Alle donne è proib ito salire sul palcoscenico e , nuovamente, le parti femminili sono affidate a
uomini.
I personaggi sono tutti in costume ; talvolta portano una maschera.
I diavoli, ad esempio, sono vestiti di pelli di lupo, di vitello o montone, sormontate da teste di
pecora, corna di buoi e creste di gallo; portano cinture di cuoio dalle quali pendono campanacci di
buoi, sonagli di mulo; hanno nelle mai tizzoni accesi su cui gettano manciate di resina in polvere
perché si producano fiamme e fumo terribili.
Non è facile essere degli “ attori” : essi vengono condannati dalla Chiesa e alla loro morte vengono
sepolti in terra sconsacrata.
Vari sono i motivi di tale condanna: anzitutto l’attore trasforma e trasfigura il proprio corpo con
danze turpi ad atti turpi, denudandosi, rivestendo maschere orrende e ciò va contro la volontà di
Dio; inoltre è girovago e il non aver fissa dimora rappresenta agli occhi della Chiesa e dei potenti
del Medio Evo una colpa sociale, perché l’uomo girovago, conoscendo la varietà del mondo, può
sottrarsi alle regole.

Il teatro dal 1500 al 1600


Nel XVI e nel XVII secolo vi è una vera e propria rinascita del teatro, protetto da grandi monarchi,
come Luigi XIV in Francia e Elisabetta I in Inghilterra.
Sorgono edifici , destinati alle rappresentazioni, e sono, in un primo momento in legno, poi in
muratura. Si recita, in genere ,su una piattaforma rialzata in modo che tutti possano vedere bene
quel che accade.Ci sono gallerie e posti separati, a prezzo più alto.
Gli attori sono in grado di guadagnarsi da vivere e sono protetti dai potenti che devono, tuttavia,
non offendere, per non rischiare la galera..
L’attenzione, propria del periodo dell’Umanesimo al mondo antico favorisce la riscoperta di autori
classici, soprattutto latini: Plauto, Terenzio, Seneca.
I costumi sono di gran valore, quando la rappresentazione viene
organizzata all’interno di una corte, per sottolinearne la ricchezza.
Sono figure importanti della storia del teatro italiano del Cinquecento :
Ludovico Ariosto, Macchiavelli.
Ariosto introduce alcuni elementi di novità nel mondo teatrale del
primo Cinquecento: è il primo, tra i grandi letterati, che si propone
come “ autore” non solo dell’opera ma anche dello spettacolo ed
esercita un controllo sugli attori , sulla scenografia .
Non utilizza solamente traduzioni e adattamenti di testi comici latini,
ma elabora testi originali in volgare .
Mentre le commedie latine erano in versi, in un primo momento egli
sceglie la prosa; se all’inizio riprende lo schema di Plauto e propone il
conflitto tra i giovani ( volti a raggiunger i loro obiettivi amorosi) e i
vecchi (che in vario modo li ostacolano ) sostituisce , in seguito, alle trovate comiche delle prime
commedie un intento di satira di costume.Sono frequenti i riferimenti alla realtà ferrarese e vivace
la satira nei confronti della disonestà , della corruzione presente alla corte estense.
Anche per Macchiavelli la rappresentazione di una commedia non ha
come obiettivo unico o principale quello di far divertire il pubblico
mediante la messa in scena di personaggi quali lo sciocco, il semplicione,
vittima dei raggiri dei furbi , l’ingenuo credulone. Attraverso le azioni dei
personaggi egli sviluppa una feroce satira che coglie i mali della società
contemporanea.
Nella Mandragola ,attraverso i personaggi denuncia la corruzione, la
grettezza dei propri concittadini , incapaci di alti disegni,di azioni
energiche .
E’ sua profonda convinzione che Firenze, da centro della politica italiana,
quale era stata nei secoli passati . da potenza economica di livello
europeo si sia ridotta a non contare quasi più nulla nel gioco politico del tempo, proprio per la
disposizione dei Fiorentini a schernire e biasimare chiunque tenti qualche impresa .
Verso la metà del XVI secolo si fa strada un nuovo interessante genere di commedia: la Commedia
dell’Arte o a soggetto, che dura circa due secoli.
Essa nasce come reazione alla commedia dei letterati ,che ripete gli stessi motivi comici in schemi
fissi e sterili, in una forma fredda e arida.
Non esiste un testo scritto in cui vi sono battute e didascalie, che l’attore deve imparare a memoria;
c’è un testo, detto“ canovaccio”, nel quale , in forma narrativa si racconta quello che accade sulla
scena. Spetta agli attori creare le frasi e le battute che consentano al pubblico di assistere ad uno
spettacolo teatrale. Tali frasi, non sono affatto il frutto di una reale capacità creativa dell’attore, ma
sono un patrimonio che egli si è creato leggendo opere teatrali.
Gli attori della Commedia dell’Arte vivono del loro lavoro. Sono mascherati, almeno per le parti
principali e fisse. Ciò richiede una recit azione basata sul gesto assai più che sulla mimica del volto,
ricoperto dalla maschera , e sulle parole.
Sul palcoscenico recitano anche donne e questo fatto suscita una dura condanna da parte degli
ecclesiastici,che sottolineano come “ esse vivano promiscuamente, imparino a memoria poesie
amorose, siano viste spogliate dagli attori quando devono, velocemente cambiarsi per assumere un
ruolo diverso, trascinino gli spettatori alla libidine con la loro bellezza, eleganza nel portamento,
nelle vesti, con la loro facilità nella parola, abilità nella danza e nel canto”.
Nascono in questo momento le famose maschere italiane che rappresentano in genere lo spirito del
popolo, ritraggono aspetti sociali delle diverse regioni italiane e diventano l’espressione comica ,
grottesca, satirica dei difetti e delle debolezze degli uomini.
Le principali figure comiche sono i “ servi” e ne esistono due tipi diversivi: quello sciocco e
quello furbo. Il primo è balordo, scansafatiche, vittima degli scherzi degli altri, ma la tempo stesso
fantasioso, musico, acrobata; il secondo è molto astuto, intrigante; sa tramare inganni e burle a
danno degli altri.
Oltre ai servi vi sono i “ padroni” e tra questi ricordiamo Pantalone e il
Dottore.
Il primo è un vecchio avaro . brontolone, gretto, ridicolo quando si innamora; il
secondo rappresenta la caricatura di un uomo di legge, è alquanto pedante, ama
il buon vino e la buona tavola e racconta spesso frottole.
Sono maschere regionali: Pulcinella ( Campania), Gianduia ( Piemonte),
Stenterello(Toscana) Meneghino (Lombardia).
Se la Commedia dell’Arte ha gran successo per tutto il XVI secolo , sebbene
sia ostacolata dai moralisti e dalla Chiesa, verso la fine del XVII secolo essa
inizia la sua decadenza, poichè viene meno la spontaneità, la fantasia degli attori
, la vivacità delle improvvisazioni, che finiscono per esaurirsi in formule fisse
e convenzionali e si scade nella volgarità e nella scurrilità.
Un gran cambiamento si verifica con l’opera di Carlo Goldoni , nato a Venezia nel 1707 e morto nel
1793.

Carlo Goldoni
Egli rappresenta per il teatro italiano dl 1700, senz’altro un momento
fondamentale : in polemica con la Commedia dell’arte, che ancora domina le
scene , avvia una radicale riforma del teatro comico , che porta avanti con
gradualità.
La vocazione teatrale si preannuncia in lui assai presto e la coltiva con
assidue letture della letteratura teatrale italiana e straniera.
Nel panorama degli intellettuali del settecento, rappresenta una figura nuova:
in un’epoca in cui gli scrittori o fanno parte dei ceti privilegiati ( nobiltà, alto
clero) che vivono della propria rendita o sono al servizio dei privilegiati ,
godendo della protezione di un signore che funge da mecenate, Goldoni vive di ciò che guadagna
scrivendo, anticipando la figura dello scrittore che si imporrà nella società borghese dell’Ottocento.
Come gli scrittori dell’Ottocento, anche Goldoni, non scrive più esclusivamente per un pubblico di
letterati, bensì per il mercato.
Il teatro è un’impresa commerciale,il proprietario della sala e il capocomico investono denaro e
devono ricavarne un utile. Affinchè ciò sia possibile, bisogna che lo spettacolo incontri il gusto del
pubblico.
Opponendosi alla Commedia dell’Arte, che rifiuta per la volgarità buffonesca a cui è scaduta la
comicità, la rigidità stereotipa a cui si sono ridotti i tipi umani rappresentati dalle maschere,la
ripetitività della recitazione degli attori che riproducono sempre gli stessi lazzi, le stesse azioni
mimiche, prevedibili dal pubblico,per l’incoerenza dell’intreccio, Goldoni attua la sua riforma
avendo sempre come obiettivo la produzione di commedie che piacciano al pubblico e che siano
“verosimili”, cioè che riflettano realisticamente la società contemporanea.
Vive in una città- Venezia- ricca di traffici, animata da una popolazione molto attiva , desiderosa di
migliorare di giorno in giorno, che chiede di divertirsi e alla quale non è possibile offrire storie
anacronistiche.Offre commedie nelle quali viene rappresentata la realtà nei suoi aspetti più comuni
e quotidiani, sono ricostruiti ambienti sociali, colti in tutte le loro componenti, nei modi di pensare,
di comportarsi, di esprimersi.
Ritiene che non siano più utilizzabili le maschere tradizionali . Egli vuol
rappresentare gli uomini, nella loro individualità.
Ciò è possibile perché risponde alle esigenze del vasto pubblico borghese ,
presente a Venezia, il quale ama veder rappresentato se stesso ,la propria
psicologia, i propri principi etici sulle tavole del palcoscenico e prova ormai
fastidio per i canovacci stereotipati della Commedia dell’Arte.
Vi è da parte di Goldoni il netto rifiuto dell’improvvisazione: ogni minimo aspetto della vicenda da
rappresentare è preordinata con cura; l’attore è costretto ad imparare a memoria, fedelmente , ciò
che il “ poeta di teatro” ha scritto.
Nel condurre la sua battaglia , Goldoni, ovviamente,incontra delle difficoltà : gli attori si trovano a
disagio nel mutare radicalmente modo di recitazione e nel dover imparare a memoria la parte; il
pubblico, all’inizio, resta sconcertato nel non trovare più gli intrighi complicati e le maschere a cui
è affezionato; gli stessi impresari guardano con sospetto le innovazioni goldoniane,poiché temono
di perdere il favore del pubblico e i profitti.
Goldoni realizza la sua riforma per gradi: inizia con lo stendere per intero solo la parte del
protagonista ( Momolo cortesan 1738) ; solo nel 1743 produce la prima commedia con tutte le
parti scritte.
Per un certo periodo conserva le maschere, ma fa in modo che la “ maschera” cominci ad avere un
carattere individuale: Pantalone subisce una trasformazione radicale e assume i tratti
caratteristici del mercante veneziano, con la sua peculiare concezione della vita e la
sua salda moralità.
All’inizio cala i nuovi contenuti realistici in intrecci ancora tradizionali, ma ,
gradatamente, la macchinosità dell’intreccio scompare e lascia il posto a vicende
più lineari e nascono commedie in cui succedono fatti che realmente possono
capitare a persone normali, in cui i personaggi sono mossi da sentimenti usuali, in
cui avvengono conversazioni che si possono sentire nella vita familiare di tutti i
giorni.
Attraverso la lettura delle sue opere è possibile individuare alcune
tematiche: una è senz’altro la celebrazione del mercante veneziano,che si
presenta ancora sotto la forma della maschera di Pantalone e che è una figura
positiva, portatrice dei seguenti valori: schiettezza, puntualità,rispetto degli
impegni,buon senso e concretezza nel valutare le cose,moralità ineccepibile,
attaccamento alla famiglia, laboriosità,senso dell’economia,culto della
reputazione,del buon nome ,dell’onorabilità.
Un'altra è la critica alla nobiltà, in quanto superba,prepotente, oziosa, dissipatrice,parassitaria,inutile
alla collettività,attaccata ai titoli, che non garantiscono il valore dell’individuo.
Goldoni non mette in discussione le gerarchie sociali esistenti, che accetta pienamente;si
propone di “ smuovere i nobili dall’inerzia”,di “ ricordare loro la funzione sociale svolta dagli
antenati”.
Nelle opere più mature (1759-1762) viene evidenziata la crisi della borghesia veneziana , dovuta
alla perdita dei possedimenti d’oltremare . Il mercante tende a ripiegarsi su se stesso, ad evitare
rischi e imprese, ad investire in terre senza impostare uno sfruttamento delle stesse secondo una
moderna organizzazione capitalistica. In simile situazione il senso dell’economia diventa avarizia,
la difesa della reputazione diventa superbia, la puntualità ostinazione.
Al Pantalone si sostituisce il “ rustego”, chiuso nel proprio ambiente familiare, attaccato al proprio
meschino tornaconto, grettamente conservatore, ottusamente autoritario,incapace di aprirsi alle
esigenze dei tempi, vittima della smania di apparir e ad ogni costo, al di sopra delle proprie
possibilità.
A questa borghesia si contrappone il popolo ( Baruffe chiozzotte 1762) che sembra conservare
quella capacità di relazioni sociali,quella vitalità, spontaneità dei sentimenti, quei valori che nella
borghesia veneziana sembrano essere scomparsi.
Un ultimo aspetto innovativo, proprio del teatro goldoniano è, senz’altro, la lingua.
Non poteva essere usata, in commedie che ritraggono con realismo la realtà quotidiana,
personaggi e fatti comuni, che dalla scena parlano ad un pubblico vasto e
socialmente eterogeneo, composto non solo da letterati , la lingua tradizionale
letteraria, una lingua libresca, irrigidita nel suo lessico aulico e nella sua sintassi
complessa.
Si ricorre alla lingua della conversazione quotidiana, che utilizza non solo vocaboli
del dialetto veneziano, ma anche di altri dialetti settentrionali e che presenta una
sintassi paratattica.