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Andrea sani - andry9425@hotmail.

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© 2017 Area51 Publishing s.r.l., San Lazzaro di Savena (Bologna)
Prima edizione ebook Area51 Publishing: © febbraio 2017

Titolo originale: The Lord’s prayer. The sermon on the mount (1932)
Traduzione e adattamento: Paolo Beltrami
Cover e sviluppo ebook: © Area51 Publishing

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ISBN: 978-88-9331-582-1

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Emmet Fox

IL PADRE NOSTRO
NELLA PIÙ GRANDE PREGHIERA DI GESÙ
LA FORMULA PER GUARIRE LA TUA VITA
Andrea sani - andry9425@hotmail.it
Padre nostro,
che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli.1

Amen.
Andrea sani - andry9425@hotmail.it
Introduzione

La Preghiera del Signore, conosciuta anche come Padre Nostro, è il più importante di tutti i testi
cristiani. È stato accuratamente creato da Gesù con obiettivi molto chiari. Ecco perché, di tutti i
suoi insegnamenti, è di gran lunga il più noto e il più spesso citato. È il comune denominatore di
tutte le chiese cristiane. Ognuna, senza eccezione, utilizza la Preghiera del Signore; è forse
l’unico terreno su cui tutti si incontrano. A ogni bambino cristiano viene insegnato il Padre
Nostro, e ogni cristiano che prega lo dice quasi ogni giorno. Il suo uso effettivo probabilmente è
superiore a quello di tutte le altre preghiere messe insieme. Senza dubbio tutti coloro che
stanno cercando di seguire la via che Gesù ci ha mostrato dovrebbero prendere l’abitudine di
pronunciare questa preghiera in modo intelligente e consapevole tutti i giorni.
Per fare questo, dobbiamo capire che la preghiera è un tutto organico costruito con cura.
Nell’usarla, molte persone si dimenticano del monito che Gesù ci ha dato contro le ripetizioni
fatte invano e, naturalmente, nessuno trae alcun profitto da questo genere di cose.
La Grande Preghiera è una formula compatta per lo sviluppo dell’anima. È stata impostata da
Gesù con la massima cura per uno scopo preciso, in modo che chi
la usa regolarmente, comprendendola, sperimenti un reale cambiamento dell’anima. L’unico
progresso è questo cambiamento, che è ciò che la Bibbia definisce una rinascita. È il
cambiamento dell’anima che conta, perché la mera acquisizione di nuova conoscenza non
produce nessun cambiamento nell’anima. La preghiera del Signore è stata appositamente
progettata per produrre questo cambiamento, e quando è regolarmente utilizzata lo fa sempre.
Più analizziamo il Padre Nostro più vediamo quanto è magnifica la sua costruzione. Non solo
dona un veloce sviluppo spirituale per coloro che sono sufficientemente avanzati da essere
pronti, ma nel suo significato primario dà alle persone dalla mente più semplice o più materiale
esattamente ciò di cui hanno bisogno al momento, se la usano sinceramente. Questa preghiera,
la più grande di tutte, è stata progettata tenendo a mente anche un altro scopo, importante
come gli altri. Gesù prevede che, con il passare dei secoli, al suo semplice e primitivo
insegnamento si sovrapporrà gradualmente ogni sorta di cose esterne che, in realtà, non
avranno molto a che vedere con esso.
Egli prevede che uomini che non lo hanno mai conosciuto, basandosi sulla propria limitata
comprensione, costruiranno teologie e dottrine che andranno a oscurare la semplicità del suo
messaggio spirituale, erigendo così un vero e proprio muro tra Dio e l’uomo. Quindi progetta la
sua Preghiera in modo tale che possa passare sana e salva attraverso le epoche senza essere
alterata; in modo che non possa essere distorta o adattata a un qualsiasi sistema artificiale; in
modo da portare l’intero messaggio di Cristo al proprio interno, e tuttavia non avere niente in
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superficie che possa attirare l’attenzione di qualcuno che potrebbe manipolare questo
messaggio. Attraverso tutti i cambiamenti e le probabilità della storia cristiana, questa
preghiera è difatti giunta fino a noi incorrotta e incontaminata.
La prima cosa che possiamo notare è che la Preghiera è costituita da sette frasi. Questa
struttura è molto caratteristica della tradizione orientale. Il numero Sette è simbolo della
completezza individuale, della perfezione dell’anima individuale, così come il Dodici lo è della
completezza del gruppo. Troviamo spesso aggiunta un’ottava frase: “Tuo è il Regno, la potenza e
la gloria nei secoli dei secoli”; un’affermazione eccellente, se presa a se stante, ma non fa parte
della Preghiera vera e propria.
Le sette frasi sono assemblate con la massima cura, in sequenza perfetta, e contengono ogni
cosa necessaria per il nutrimento dell’anima.
Esaminiamo quindi le frasi una per una.
Padre Nostro

Questa semplice affermazione costituisce un sistema teologico a sé stante ben definito.


Stabilisce chiaramente e distintamente la natura e il carattere di Dio. Riassumendo la Verità
dell’Essere, dice tutto quello che l’uomo deve sapere su Dio, su se stesso e sui suoi simili.
Qualunque aggiunta, molto probabilmente, non farà altro che oscurare il suo significato.
“Padre Nostro”. Qui Gesù stabilisce una volta per tutte il rapporto tra Dio e l’uomo, che è
quello tra padre e figlio. Questo esclude la possibilità che Dio sia il tiranno senza scrupoli spesso
raffigurato dalla teologia. Gesù conferma che il loro tipo di rapporto è lo stesso che c’è tra un
genitore e il proprio figlio, non quello di un sovrano iracondo nei confronti dei suoi sudditi
impauriti. Sappiamo bene che uomini e donne, nonostante a volte qualche mancanza, nella
maggioranza dei casi fanno sempre del loro meglio per i loro figli. Gesù disse: “Se voi, che siete
così pieni di male, tuttavia fate del vostro meglio per i vostri figli, quanto di più farà Dio, che è
completamente buono, per voi?”. Qui inizia la sua preghiera, stabilendo che Dio è il Padre
perfetto che si rapporta con i suoi figli.
Nota anche come questo incipit fissa la natura di Dio e dell’uomo allo stesso tempo. Se l’uomo
è figlio di Dio, egli partecipa alla natura di Dio, dal momento che la natura dei figli è sempre
simile a quella dei genitori. È una legge cosmica: il simile genera il simile. Di conseguenza,
poiché Dio è Spirito Divino, l’uomo deve essere essenzialmente altrettanto, anche se le
apparenze potrebbero far pensare il contrario.
Sono solo due parole, “Padre Nostro”, ma sono incredibilmente potenti. Spazzano via l’antica
teologia, il Dio vendicatore, i suoi eletti, i suoi favoriti, il fuoco infernale eterno e tutto il resto
della terribile immaginazione di uomini spaventati. Dio esiste ed è eterno, onnipotente,
onnipresente e amorevole Padre.
Cerca di capire veramente cosa significano questo due parole e vedrai che la maggior parte
delle tue difficoltà e dei tuoi disturbi fisici spariranno perché sono fondati sulla paura, che è la
causa fondamento di tutti i problemi. Ogni cosa negativa nella tua vita sparirebbe e tu
riusciresti a dimostrare la perfezione in ogni frase. Capisci quindi l’obiettivo che Gesù aveva in
mente quando ha stabilito questa prima frase?
Inoltre puoi vedere che la preghiera non inizia con “Padre mio”, ma con “Padre nostro”.
Questo è un simbolo molto potente della fratellanza degli uomini: tutti gli uomini e le donne
sono fratelli, figli di un unico Padre. “Non c’è qui né giudeo, né greco, né schiavo né libero, né
eletto, né non eletto”. Tutti gli uomini sono fratelli. Gesù, quindi, mette anche la parola fine a
ogni sciocchezza riguardo una “razza eletta” che dovrebbe avere una qualche superiorità
spirituale su un’altra. Credere alla superiorità del proprio gruppo, o “gregge” (come lo chiamano
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in psicologia), è un’illusione alla quale l’uomo è molto portato, ma negli insegnamenti di Gesù
non ve n’è traccia. Egli ci ha insegnato che ciò che dà una posizione all’uomo è la condizione
spirituale della sua propria anima: finché camminiamo sul sentiero spirituale non ha alcuna
importanza a quale gruppo apparteniamo.
Il significato profondo dell’incipit è il comando implicito che dobbiamo pregare per tutta
l’umanità, non solo per noi stessi. Almeno per un momento al giorno, nessuno di noi vive per se
stesso né muore per se stesso, perché in realtà siamo tutti membri di un solo Corpo.
Iniziamo quindi a vedere che quelle semplici parole, “Padre Nostro”, contengono molto di più
di quanto si pensi: appaiono semplici, quasi innocenti, ma Gesù ha nascosto dentro di loro un
potenziale spirituale esplosivo che alla fine distruggerà ogni sistema creato dall’uomo che tiene
sotto il giogo della schiavitù l’intera umanità.
Che sei nei cieli

Dopo aver chiaramente stabilito la Paternità di Dio e la fratellanza tra gli uomini, Gesù continua
dandoci più informazioni sulla vera natura di Dio e descrivendo i fondamenti dell’esistenza.
Dopo aver mostrato che Dio e l’uomo sono legati da un rapporto di padre e figlio, continua
delineando la funzione di entrambi nel grande schema delle cose. La natura di Dio lo fa stare in
cielo, perché Dio è causa e l’uomo è effetto o manifestazione. La causa non può essere
espressione e l’espressione non può essere causa. Non confondere i due concetti. Il cielo
rappresenta Dio (o la causa) perché nella fraseologia religiosa è il cielo a rappresentare la
Presenza di Dio. In Metafisica si chiama l’Assoluto, il regno del Puro Essere Incondizionato e di
tutte le idee. La parola “terra” significa manifestazione e la funzione dell’uomo è quella di
manifestare o esprimere Dio. Dio è la Causa infinita e perfetta di tutte le cose, ma la Causa deve
essere espressa e può farlo solo attraverso l’uomo. Il destino di quest’ultimo è infatti quello di
esprimere Dio in modo glorioso e straordinario. Riscontriamo alcune di queste espressioni
come cose che lo circondano: innanzitutto il suo corpo materiale, che è davvero solo la parte più
intima della sua incarnazione, poi la sua casa, il suo lavoro, i suoi passatempi; diciamo ciò che
definiremmo la sua espressione generale. Ogni caratteristica della nostra vita è, effettivamente,
una manifestazione o espressione di qualcosa nella nostra anima.
Alcuni di questi punti possono inizialmente sembrare un po’ astratti, ma siccome sono i
malintesi riguardanti il rapporto tra Dio e l’uomo a creare tutte le nostre difficoltà, è buona cosa
cercare di comprendere appieno questo rapporto. Una manifestazione senza una causa è
ateismo e materialismo – sappiamo bene dove questi concetti conducono – e spinge l’uomo a
ritenere di essere un Dio, alla megalomania e a una specie di paralisi espressiva.
La cosa importante da capire è che Dio è in cielo e l’uomo sulla terra, e che ognuno ha il
proprio ruolo nel grande schema delle cose. Anche se sono uniti, non sono la stessa cosa, Gesù
determina con attenzione questo punto quando dice: “Padre Nostro che sei nei cieli”.
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Sia santificato il tuo nome

Il nome di una cosa significa la natura essenziale e il carattere di quella cosa, nella Bibbia come
altrove. Quando ci viene detto qual è il nome di Dio, ci viene anche indicata la sua natura, che è
“santificata”. La natura di Dio non è semplicemente degna della nostra venerazione, ma è
completa, perfetta e buona. Da questo derivano alcune conseguenze molto notevoli. Sappiamo
che un effetto deve essere simile alla propria causa: poiché la natura di Dio è santificata, ogni
cosa che ne consegue deve essere santificata o perfetta. Proprio come un cespuglio di rose non
può produrre dei gigli, così Dio non può causare il male. La Bibbia dice: “La stessa sorgente non
può originare sia acqua dolce sia acqua amara.” Dio non può, come a volte si pensa, inviare
malattie, problemi o incidenti, figuriamoci la morte: queste cose non sono simili alla sua natura,
quindi non gli appartengono. “Sia santificato il tuo nome” significa che la tua natura è
completamente buona, che Tu sei l’autore soltanto del bene perfetto. Se pensi che sia stato Dio a
mandarti le tue difficoltà, non importa per quale ragione, stai solo dando potere a quelle
difficoltà e questo rende sempre più difficile sbarazzarti di esse.
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Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in
terra

L’uomo è manifestazione o espressione di Dio, con di fronte a sé un destino illimitato. Il suo


compito è quello di esprimere concretamente e in modo definito le idee astratte di Dio che gli
vengono fornite. Per farlo, deve usare il potere creativo della propria mente, senza il quale
sarebbe semplicemente una macchina attraverso cui la divinità agisce. Ma l’uomo non è un
automa, è una coscienza individualizzata. Dio si individualizza in infiniti punti focali di
coscienza, ognuno diverso dall’altro. Fai attenzione al fatto che “individuo” significa indiviso. La
coscienza di ognuno è distinta da Dio e da tutte le altre coscienze, ma tuttavia nessuna è
separata. Com’è possibile? Nella materia, che è finita, due cose non possono essere la stessa e
contemporaneamente due separate, mentre nello Spirito, che è infinito, possono. Noi non
possiamo vederlo concretamente, ma possiamo capirlo intuitivamente grazie alla preghiera.
“Venga il tuo regno” significa che è nostro dovere aiutare a stabilire il Regno di Dio sulla
Terra. Il nostro compito è quindi quello di portare un numero sempre maggiore di idee di Dio
nella realtà, manifestandole concretamente. Noi siamo qui per questo. Dio ha un piano per
ognuno di noi, un piano glorioso e straordinario. Ha progettato una buona, interessante e
gioiosa vita per ciascuno di noi e se le nostre vite sono noiose, ristrette o squallide non è colpa
sua, ma nostra. Se riuscissi a scoprire cosa Dio vuole che tu faccia e la facessi, ti accorgeresti che
tutte le porte ti si aprirebbero, tutti gli ostacoli svanirebbero e otterresti la tua ricompensa e la
tua felicità.
C’è un posto nella vita per ognuno di noi, ottenuto il quale possiamo essere completamente
felici e perfettamente al sicuro dai problemi e dal male. Finché non troviamo questo nostro vero
posto nella vita, non saremo mai felici o sicuri, non importa quali ricchezze terrene potremmo
mai avere. Il nostro posto è quello in cui possiamo manifestare il Regno di Dio e dire davvero:
“Venga il tuo regno”.
Troppo spesso l’uomo decide di usare negativamente il proprio libero arbitrio. Si permette di
pensare da egoista e questo è la fonte di tutti i suoi problemi. Invece di rendersi conto che la sua
natura è quella di esprimere Dio, l’uomo fa di testa sua, cercando di impostare le situazioni per
proprio conto. Abusando del proprio libero arbitrio e cercando di agire separatamente da Dio,
porta nella sua vita la malattia, il peccato, i problemi e la morte. Non dobbiamo cercare di vivere
per conto nostro neppure un istante, né di fare progetti o accordi senza tenere conto di Dio, né
di poter essere felici e avere successo seguendo un fine diverso dal fare la sua volontà. Il nostro
dovere è servire Dio, non noi stessi, altrimenti manifesteremo problemi, delusioni e infelicità,
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nonostante l’evidenza sembri indicare il contrario. Se attraverso la preghiera scegliamo quella


che sappiamo essere la sua volontà, allora il successo è assicurato, la libertà e la gioia saranno a
nostra disposizione; tutto questo, però, può richiedere diversi livelli di sacrificio e
autodisciplina. Dobbiamo portare a termine il nostro compito il più velocemente possibile,
secondo la nostra natura in conformità con la volontà di Dio: lo facciamo attraverso la preghiera
costante e una sorveglianza incessante ma non ansiosa.
“Nella Sua Volontà è la nostra pace”, disse Dante. La Divina Commedia è infatti uno studio
degli stati fondamentali della coscienza. L’Inferno rappresenta lo stato dell’anima che si sforza
di vivere senza Dio, il Paradiso rappresenta lo stato dell’anima che invece ha raggiunto la sua
unità consapevole con la Volontà Divina; il Purgatorio, quindi, rappresenta la condizione
dell’anima che si sforza di passare da uno stato all’altro. È questo conflitto dell’anima che fece
gridare a Sant’Agostino: “Tu ci hai creati per Te e i nostri cuori sono inquieti finché non
riposano in Te”.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Dal momento che siamo figli di un Padre pieno di amore, ci aspettiamo che Dio ci fornisca ogni
cosa di cui necessitiamo. Come i bambini ritengono in modo naturale e spontaneo che i propri
genitori provvedano a tutti i loro bisogni, allo stesso modo dobbiamo pensare di Dio, affinché
soddisfi i nostri. Se lo faremo con fede, non sarà invano.
La volontà di Dio vuole che tutti debbano condurre una vita sana e felice, piena di esperienze
gioiose, che si sviluppi liberamente giorno dopo giorno, fino al raggiungimento del giorno
perfetto. Per queste cose abbiamo bisogno di cibo, vestiti, alloggio, mezzi di trasporto, libri e
così via, ma soprattutto abbiamo bisogno di libertà. Nella Preghiera del Signore, tutte queste
cose sono incluse nella voce “pane”. Non significa quindi solo pane o cibo in generale, ma tutte
le cose di cui l’uomo ha bisogno per una vita sana, felice, libera e armoniosa. Per avere queste
cose, dobbiamo chiederle, non necessariamente nel dettaglio, ma dobbiamo chiederle,
riconoscendo Dio come unica fonte del nostro bene. Se abbiamo carenza di qualcosa è perché
abbiamo chiesto quello di cui avevamo bisogno a un’altra fonte invece che a Dio, creatore della
vita e donatore principale.
La gente ritiene che le cose che riceve provengano dall’economia, dal denaro, ma questo è
solo il canale attraverso cui queste arrivano: la fonte è e rimane Dio. Il numero dei canali può
essere infinito, la fonte è una sola. I canali cambiano continuamente perché il cambiamento è la
Legge Cosmica della manifestazione e la stagnazione è la morte. Tutto andrà bene finché ci
rendiamo conto che la fonte di tutte le nostre cose è lo Spirito immutabile. Se un canale svanisce
è solo il segnale che un altro si apre. Se, come molti, consideriamo lo specifico canale come la
fonte, allora quando questo fallisce, come molto probabilmente succederà, saremo perduti
perché crederemo che la fonte sia stata prosciugata; a fini pratici, infatti, le cose sul piano fisico
sono come pensiamo che esse siano.
Nel suo significato interiore e più importante, il “nostro pane quotidiano” significa realizzare
la Presenza di Dio. La realizzazione che Dio non esiste solo in modo nominale, ma è la nostra
grande realtà; è presente con noi e in noi, è buono, onnipotente, saggio e amorevole e quindi
non abbiamo nulla da temere. Egli ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno, ci insegna tutto
quello che dobbiamo sapere e guida i nostri passi impedendoci di fare errori. È un grado di
autentica realizzazione, un’esperienza della coscienza; non stiamo semplicemente parlando di
Dio, per quanto splendidamente lo si possa fare, né pensando a lui, ma lo stiamo
sperimentando. È la realizzazione che garantisce la dimostrazione del nostro pane quotidiano o
manna. La realizzazione, che è esperienza, è la cosa che conta, che segna il progresso
dell’anima. È la realizzazione che garantisce la dimostrazione, lo ripeto. Questo è il Pane della
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Vita, la manna nascosta, e quando uno ce l’ha, allora ha tutte le cose. Gesù si riferisce varie volte
a questa esperienza come al pane, perché essa nutre l’anima come il cibo nutre il corpo fisico.
Con questo nutrimento l’anima cresce e diventa più forte, sviluppandosi gradualmente fino alla
statura adulta. Senza questa nutrimento, invece, diventa naturalmente debole e fragile.
Ovviamente l’errore comune è quello di supporre che un riconoscimento formale di Dio sia
sufficiente, o che parlare in modo poetico di cose divine equivalga a possederle, ma questo
equivale a supporre che guardare un vassoio di cibo o discutere della struttura chimica di un
certo alimento sia la stessa cosa che consumarlo concretamente come pasto. Questo errore è il
motivo per cui le persone spesso pregano per una cosa per anni senza un risultato tangibile. Se
la preghiera è una forza, allora non è possibile pregare senza che accada qualcosa.
La realizzazione, o dimostrazione, non si ottiene a comando, ma deve arrivare
spontaneamente grazie a una preghiera quotidiana regolare. Se cerchiamo la dimostrazione
grazie alla forza di volontà, possiamo stare certi che non l’avremo mai. Preghiamo regolarmente
e con calma, poi, quando meno ce l’aspettiamo, la realizzazione arriverà. Nel frattempo
facciamo bene a ricordare che ogni problema pratico minore può essere superato con la
preghiera sincera, senza alcuna realizzazione.
Un’altra ragione per cui il simbolo del cibo o del pane per l’esperienza della Presenza di Dio è
così efficace è che l’atto di mangiare cibo è sostanzialmente una cosa da fare per se stessi.
Nessuno può assimilare il cibo di qualcun altro. Puoi avere tutta la servitù che vuoi, che faccia le
cose al posto tuo, ma di certo non potrà mangiare al posto tuo. Allo stesso modo la realizzazione
della Presenza di Dio è una cosa che nessun altro può fare al posto nostro. Questo non nega che
possiamo aiutarci a vicenda, “portare gli uni il fardello degli altri”, ma la concretizzazione della
Presenza di Dio rimane soltanto una prerogativa del singolo.
Il contatto con Dio deve essere vivo. È il nostro atteggiamento del momento verso Dio che
governa il nostro essere. “Ecco, ora è il momento accettato; ecco, ora è il giorno della salvezza.”
La cosa più inutile al mondo è cercare di vivere su una realizzazione ormai passata: quello che
dà significato alla nostra vita spirituale è la realizzazione di Dio qui e ora. Una dimostrazione
oggi, per quanto debole e povera possa sembrare, ha un potere un milione di volte superiore
rispetto alla dimostrazione di ieri. Sii grato per l’esperienza di ieri, sarà con te per sempre, ma
non la usare come appoggio per la necessità di oggi. La manna nel deserto ne è il prototipo nel
Vecchio Testamento. Agli uomini che vagavano nel deserto fu detto che sarebbe stata loro
fornita quotidianamente la manna dal cielo e che ognuno avrebbe ricevuto il necessario, ma fu
anche imposto loro di non metterla da parte per il giorno successivo, per nessun motivo. Non
avrebbero dovuto cercare di vivere in base al cibo di ieri, e quando alcuni tentarono di farlo
comunque, violando la regola, portarono sulla loro gente pestilenza e morte.
Lo stesso vale per noi. Quando cerchiamo di vivere in base alla dimostrazione di ieri, stiamo
in realtà vivendo nel passato. Vivere significa invece stare concentrati sul presente, rendere
perfetto questo momento il più possibile, grazie alla realizzazione che siamo strumenti ed
espressioni di Dio. Prepariamoci al domani nel modo migliore, rendendo l’oggi tutto quello che
deve essere.
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Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri
debitori

Questa frase è il giro di boa della Preghiera, nonché uno dei più importanti, una chiave
strategica dell’intero trattamento. Gesù ha creato con criterio questa Preghiera: essa non omette
nulla che sia essenziale alla nostra salvezza, eppure è compatta e non ha un pensiero o una
parola di troppo. Qualunque aggiunta sarebbe ridondante, qualunque mancanza la renderebbe
incompleta. In questa frase si affronta il concetto strategico del perdono.
Dopo averci detto cos’è Dio, cos’è l’uomo, come funziona l’universo e come dobbiamo
svolgere i nostri compiti, Gesù spiega qual è il nostro vero nutrimento (o risorsa): il perdono dei
peccati.
È indubbiamente il problema centrale della vita. Il peccato è separazione da Dio, è la grande
tragedia dell’esperienza umana. Nasce dall’egoismo: è praticamente un tentativo di ottenere un
certo bene che, per giustizia, non abbiamo diritto di ottenere. Così ci isoliamo, mentre la Verità
dell’Essere è che tutto è una cosa sola. Siamo tutti uno con gli altri. Solo perché viviamo, ci
muoviamo ed esistiamo in Dio, tutti siamo in senso assoluto essenzialmente una cosa sola.
Il male, il peccato, la caduta dell’uomo sono essenzialmente il tentativo di negare questa
Verità nei nostri pensieri. Cerchiamo in questo modo di vivere separati da Dio, di fare a meno di
lui; come se avessimo una vita per conto nostro, menti separate, progetti, scopi e interessi
separati dai suoi. Se questo fosse vero e possibile, significherebbe che la nostra esistenza non è
una e armoniosa, ma un caos che si crogiola nella competizione e nel conflitto; un’esistenza in
cui possiamo fare del male agli altri, rubare e uccidere senza arrecare alcun danno a noi stessi,
agendo solo secondo i nostri interessi. Questo significherebbe che l’universo è una giungla dove
regna l’anarchia, destinata ad autodistruggersi. Senza dubbio molti agiscono credendo che
questo sia vero e molti di più, che sarebbero sconvolti se messi a confronto con questa frase a
sangue freddo, hanno la vaga sensazione che sia così che vanno le cose.
La credenza in un’esistenza indipendente e separata è la madre di tutti i peccati. Prima di
proseguire, dobbiamo recidere una volta per tutte questa negatività. Gesù lo sapeva e con
questo preciso obiettivo in mente inserì in questo punto critico un’affermazione che avrebbe
incluso il nostro fine e il suo, senza possibilità di fallire. Questa frase è una clausola vincolante:
è una dichiarazione che ci obbliga, senza possibilità di defilarci o di avere riserve mentali, a
eseguire il grande sacramento del perdono in tutta la sua interezza.
Dobbiamo estendere il perdono, in modo netto e positivo, a chiunque sia possibile perdonare,
vale a dire chiunque pensiamo possa averci in qualche modo fatto del male. Gesù non lascia
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margine per sorvolare su questo concetto fondamentale. La sua Preghiera è formulata in modo
da attirarci su questa questione; siamo inevitabilmente obbligati a perdonare i nostri nemici in
modo sincero e in verità, oppure a non ripetere mai più quella preghiera. È sicuro dire che se
comprendi questo passaggio e questo concetto, non reciterai più il Padre Nostro finché non
avrai imparato a perdonare. Se ora provi a ripeterla senza perdonare, puoi stare certo che non
sarai in grado di finirla. Questo grande punto centrale ti si pianterà nella gola.
Nota che Gesù non dice: “Perdona le mie mancanze e io cercherò di perdonare gli altri” o
“Vedrò cosa posso fare”. Egli ci obbliga a dichiarare che abbiamo davvero perdonato tutti;
inoltre fa sì che la nostra richiesta di perdono dipenda dal nostro perdono degli altri. Chi
sarebbe così sciocco da cercare il Regno di Dio senza desiderare di essere sollevato dalle proprie
colpe (o debiti)? Nessuno, ne sono sicuro. Siamo qui intrappolati nella posizione inevitabile in
cui non possiamo chiedere di essere perdonati e liberati, se prima non perdoniamo e liberiamo i
nostri simili.
Il perdono degli altri è il vestibolo del Paradiso. Gesù ne era consapevole e ci ha portato alla
sua porta. Perdona tutti coloro che ti hanno fatto del male, se vuoi essere perdonato. Questo è
il principio di tutta la questione. Liberati da ogni risentimento e condanna degli altri e da ogni
rimorso e autocondanna. Perdona gli altri e accetta il perdono di Dio per loro, altrimenti non
andrai da nessuna parte con la tua preghiera. Devi anche perdonare te stesso, ma non puoi farlo
se non sei disposto a perdonare anche gli altri; dopo aver perdonato gli altri, devi anche essere
disposto a perdonare te stesso, perché rifiutare di perdonarsi è orgoglio spirituale.
Questo punto è importantissimo: dobbiamo perdonare. Se in passato siamo stati feriti, feriti
davvero, da qualcun altro o abbiamo avuto una delusione, ci hanno ingannati o sviati, queste
cose affondano nella memoria dove rimangono a marcire e a fare infezione. C’è un solo rimedio:
bisogna estirparle come delle erbacce e buttarle via, grazie all’energia e alla forza del perdono. È
l’unico modo.
Certo, non c’è cosa più facile al mondo che perdonare le persone che non ci hanno fatto molto
male. Nulla è più facile che superare il pensiero di una perdita insignificante. Chiunque è
disposto a farlo, ma la Legge prevede che noi perdoniamo anche le cose che sembrano
impossibili da perdonare. Il nostro cuore infranto grida: “Chiedi troppo! Quella cosa significava
troppo per me! È impossibile! Non possiamo perdonarlo!”. Ma la Preghiera del Signore fa in
modo che il nostro perdono da Dio, che significa la nostra fuga da colpa e limitazione, dipenda
proprio da ciò. Dobbiamo perdonare, non importa quanto siamo stati feriti o quanto abbiamo
sofferto. Deve essere fatto.
Se le tue preghiere non hanno risultati, scava nella tua coscienza alla ricerca di qualcuno che
devi ancora perdonare. Forse stai ancora covando qualche rancore contro una persona, un
gruppo di persone, una nazione, una razza, una classe sociale, qualche movimento religioso che
disapprovi o un partito politico che ti fa rabbia. Se provi rancore, allora devi compiere un atto di
perdono, senza rinviare. Se lo farai, avrai la tua dimostrazione, la tua realizzazione dell’oggetto
della preghiera.
Liberare gli altri significa anche liberare se stessi, perché il risentimento, in realtà, è una
forma di attaccamento. È una Verità Cosmica; servono due persone per fare un prigioniero: il
prigioniero e un carceriere. Non si può essere prigionieri di se stessi. Quando nutri del rancore
per qualcuno, ti leghi a quella persona con un legame cosmico, una robusta catena mentale. Sei
legato alla persona o alla cosa che odi a livello cosmico. È questo quello che vuoi veramente? Ti
sembra possibile? Ricorda che appartieni a quella cosa o quella persona a cui sei legato nel
pensiero: più pensi a qualcosa, più la attrai nella tua vita. Pensi di potertelo permettere? Certo
che no, nessuno può permetterselo. Devi tagliare tutti i ponti con la persona o la cosa verso cui
provi risentimento, con un atto chiaro e spirituale di perdono. Devi lasciare andare. Con il
perdono ti liberi e salvi la tua anima. E poiché la Legge funziona allo stesso modo per tutti,
ovunque e sempre, aiuti in questo anche a salvare la sua di anima e aiuti questa persona a
diventare ciò che dovrebbe essere.

Mi chiederai quindi: come faccio a perdonare anche quando l’atto è così profondamente
radicato in me da trovare impossibile farlo?
Andrea sani - andry9425@hotmail.it

La tecnica del perdono è piuttosto semplice e non è difficile da gestire una volta che hai capito
come funziona. L’unica cosa che devi per forza avere è la volontà di perdonare. Se ce l’hai, sei
già a buon punto. Si fa l’errore di pensare al perdono come la costrizione a farsi piacere una
persona. Fortunatamente non è affatto così: non ci viene chiesto di apprezzare nessuno che non
ci piaccia spontaneamente, è decisamente impossibile farci piacere la gente a comando. Anzi, se
ci si sforza a farlo, si rischia di odiarla ancora di più. I buoni cristiani pensano che quando una
persona li ferisce molto sia loro dovere alimentare, per così dire, un sentimento di simpatia per
lei, ma dal momento che una cosa simile è impossibile, questo porta angoscia e fallimento. Non
siamo obbligati ad amare nessuno, ma siamo obbligati ad amare tutti: l’amore (o la carità, come
la definisce la Bibbia) qui è inteso come sentimento impersonale di buona volontà. Non ha nulla
a che fare direttamente con i sentimenti.
Il metodo del perdono è questo: isolati e calmati. Ripeti una preghiera o un trattamento che
ti piace, o leggi un passo della Bibbia. Poi dici con calma: “Perdono (nome della persona)
completamente e liberamente; lo/la libero e lo/la lascio andare. Perdono completamente tutta
la questione. Dal canto mio ci ho messo una pietra sopra. Auguro ogni bene a questa persona in
ogni fase della sua vita. Quell’episodio è finito. La Verità del Cristo ci ha liberato entrambi.
Ringrazio Dio”. Poi torna a occuparti delle tue cose. Non ripetere per nessun motivo questo atto
di perdono, perché farlo una seconda volta significa ripudiare silenziosamente il tuo stesso
sforzo precedente. Se l’idea della persona che ti ha fatto un torto ti ritorna nella mente, benedici
brevemente quella persona e accantona il pensiero, anche se dovesse tornare più volte. Con il
tempo l’idea tornerà sempre meno di frequente, finché non te ne dimenticherai del tutto: ogni
amarezza e ogni risentimento saranno scomparsi e sarete entrambi liberi, nella libertà perfetta
di Dio.
Tutti dovrebbero praticare il perdono in questo modo, ogni giorno, come una routine.
Quando reciti le tue preghiere quotidiane, perdona chiunque ti può aver fatto del male in
qualche modo, senza scendere nei particolari. Afferma semplicemente: “Perdono tutti
liberamente”. Nel corso della giornata, se il pensiero o il risentimento ritornano, benedici
brevemente chi ti ha offeso e accantona il pensiero. Questo processo di grande importanza ti
porterà a una totale libertà dal rancore e dalla condanna. La tua felicità, la salute del tuo corpo e
la tua vita in generale sperimenteranno un cambiamento rivoluzionario.
Andrea sani - andry9425@hotmail.it
Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male

Questa è forse la frase del Padre Nostro che ha causato più problemi di ogni altra. Per molta
gente è un ostacolo vero e proprio, perché sanno ragionevolmente che Dio non induce nessuno
in tentazione o al male, in nessun caso; queste parole risultano quindi non vere.
Si sono fatti diversi tentativi di riformulare il testo del passaggio. La gente era convinta che
Gesù non avrebbe mai potuto dire questo, e quindi cercò di trovare nel greco originale qualche
altro significato, più conforme al tono generale del suo ministero. La verità è che tutto questo
non serve. La preghiera, nella forma in cui l’abbiamo, rende perfettamente il senso del suo vero
significato interiore. Ricorda che la Preghiera copre tutto il campo spirituale e, sebbene sia
breve, è un manuale completo per la crescita dell’anima. Chi è ancora agli inizi è portato a
pensare che questa frase sia superflua, ma non è così.
Più preghi e più tempo trascorri in meditazione nel trattamento spirituale, più diventi
sensibile. Se di tempo ne trascorri molto lavorando sulla tua anima, diventerai ancora più
sensibile. Questa è una buona cosa, ma come ogni cosa nell’universo funziona in entrambe le
direzioni. È vero che più diventi spiritualmente sensibile, più potenti ed efficaci sono le tue
preghiere e migliore è la guarigione che metti in atto, ma è vero anche che diventi più sensibile a
certe forme di tentazione che non influenzano coloro che stanno a livelli più bassi di sensibilità.
Verrai punito severamente anche per le colpe più semplici che molti uomini e donne
considerano di poca importanza: questo è bene, perché significa che ti mantieni concentrato sul
tuo obiettivo. Anche le trasgressioni apparentemente minori, le “piccole volpi che rovinano le
vigne”, danneggiano il nostro spirito se non si affrontano prontamente.
Nuove e forti tentazioni ci aspettano lungo la via spirituale: tentazioni di agire per la nostra
gloria, e per l’esaltazione di noi stessi invece che di Dio, tentazioni di onori e riconoscimenti
personali, tentazioni di guadagno materiale, tentazioni di consentire alle preferenze personali di
dominare le nostre azioni quando invece dovremmo occuparci di tutti, in modo completamente
imparziale. Al di sopra di tutti c’è il peccato dell’orgoglio spirituale, che è davvero “la malattia
ultima della mente nobile”. Molte anime buone che hanno superato tutte le altre prove hanno
poi peccato di superiorità e di ipocrisia che si sono innalzate come muri d’acciaio tra loro e Dio.
Da grande conoscenza deriva grande responsabilità; tradirla comporta un terribile castigo. La
conoscenza della Verità è un impegno che ci prendiamo nei confronti dell’umanità e non
dobbiamo violarlo in alcun modo. Dobbiamo fare tutto ciò che è saggiamente possibile fare per
diffondere la vera conoscenza di Dio tra gli uomini, che nessuno di “questi piccoli” soffra per il
nostro egoismo e la nostra trascuratezza. “Nutrite i miei agnelli, nutrite il mio gregge.”
Gli antichi scrittori dell’occulto era piuttosto sensibili a questi pericoli e con il loro istinto a
Andrea sani - andry9425@hotmail.it

drammatizzare parlavano dell’anima messa alla prova da varie condizioni mentre percorre la
strada verso l’alto. Come se un viaggiatore venisse fermato da vari cancelli, ognuno con una
prova per stabilire se fosse pronto a proseguire ulteriormente; se riusciva a superare la prova,
aveva il permesso di continuare per la sua strada, con la benedizione di chi l’aveva sfidato,
altrimenti gli si impediva di andare oltre.
In questo contesto, le anime meno esperte vogliono un progresso veloce e sono quindi
avventate: desiderano essere sottoposte a tutte le prove e si guardano intorno cercando anche
altre difficoltà, come se la propria personalità non presenti già sufficiente materiale da
affrontare. Questa è la tentazione. Qui Gesù ha inserito questa clausola che ci fa chiedere di non
dover mai affrontare alcuna causa per noi eccessiva, all’attuale livello di comprensione. Se
lavoriamo saggiamente ogni giorno, come dovremmo fare, e cerchiamo la saggezza, la
comprensione, la purezza e la guida dello Spirito Santo, non ci troveremo mai in difficoltà.
“Perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male.”
Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli

Questa frase, presente solo in alcune versioni della Preghiera, riassume la verità essenziale
dell’Onnipresenza di Dio. Significa che Dio è indubbiamente in tutto: è l’attore, l’azione, l’atto e
lo spettatore, potremmo dire.
Il Regno qui indica tutta la creazione, su ogni piano di esistenza, perché quella è la Presenza
di Dio come manifestazione o espressione.
La potenza è ovviamente la potenza di Dio. Sappiamo che Dio è l’unico potere che esiste e
quando agiamo e preghiamo, in realtà è Dio a farlo per mezzo di noi. Come il pianista crea la
musica per mezzo delle sue dita, così possiamo immaginare l’intera umanità: come le dita di
Dio.
Se preghi con in testa il pensiero che Dio agisce per mezzo di te, le tue preghiere ne
guadagneranno immensamente in efficienza. Afferma: “Dio mi ispira” e “L’Intelligenza Divina
sta agendo per mezzo di me”. Avviene un incredibile cambiamento dentro di noi quando ci
rendiamo conto, a gradi, di cosa significa veramente l’Onnipresenza di Dio: capiamo che
trasfigura ogni fase delle nostre vite, trasforma la tristezza in gioia, la vecchiaia in gioventù,
l’oscura monotonia in luce e vita. Questa è la gloria. E la gloria che viene a noi è ovviamente
anche la gloria di Dio.
Andrea sani - andry9425@hotmail.it
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Amen.
Appendice.
La Chiave d’Oro della Preghiera

Questa è una formula pratica per liberarti dai tuoi problemi. Studio e ricerca sono importanti,
ma nessuno dei due ti salverà dalle difficoltà concrete della vita: solo un lavoro pratico sulla
tua coscienza lo può fare. L’errore di molte persone, quando qualcosa va male, è quello di
cercare la soluzione in questo o quell’altro libro, senza poi arrivare da nessuna parte.
Leggi la Chiave d’Oro della preghiera più volte. Fai esattamente quello che dice e se sarai
sufficientemente persistente, supererai qualunque difficoltà.

La preghiera permette, prima o poi, di superare da soli qualsiasi difficoltà sulla faccia della
Terra. È la Chiave d’Oro per l’armonia e la felicità. Per qualcuno questo può sembrare
un’assurdità, ma ci vuole poco per dimostrare che, senza ombra di dubbio, è un concetto giusto.
Non lasciarti dire dagli altri come ha funzionato o funziona per loro: devi vederlo tu. Basta
provare e vedere.

Dio è onnipotente, l’uomo è a sua immagine e somiglianza e Dio ha il dominio su tutte le cose.
Questo è l’insegnamento da prendere alla lettera. L’uomo significa ogni uomo: la capacità di
attingere a questo potere non è una prerogativa speciale del mistico o del santo, come spesso si
pensa, o del professionista altamente qualificato. Chiunque e ovunque tu sia, la Chiave d’Oro
della preghiera è nelle tue mani. Questo perché nella preghiera scientifica è Dio che opera e non
tu; così le tue limitazioni o debolezze particolari non hanno alcun peso nel processo generale.
Tu sei solo il canale attraverso il quale l’azione divina si svolge e il trattamento consiste proprio
nel lasciar fare a Dio. I principianti spesso ottengono risultati sorprendenti quando provano la
prima volta perché tutto ciò che è assolutamente essenziale è avere una mente aperta e
sufficiente fede. Non importa essere cristiani, musulmani, buddisti o atei. Il metodo effettivo di
funzionamento, come tutte le cose fondamentali, è di una semplicità disarmante.
Tutto quello che devi fare è smettere di pensare alla difficoltà, qualunque essa sia, e pensare
invece a Dio. Questo è tutto quello che c’è da sapere. Se lo farai, qualunque problema tu abbia
scomparirà immediatamente.

Non fa differenza il tipo di problema. Può essere una cosa grande o una piccola; può
riguardare la salute, la finanza, una causa legale, una lite, un incidente o qualsiasi altra cosa
concepibile; ma qualunque cosa sia, semplicemente smetti di pensarci e pensa a Dio. Questo è
Andrea sani - andry9425@hotmail.it

tutto quello che devi fare.


La cosa non potrebbe essere più semplice, vero? Dio stesso non avrebbe potuto farla così
semplice, eppure questo processo non fallisce mai.
Non cercare di creare un’immagine di Dio, è impossibile. Lavora ripetendo una o tutte le cose
che sai di Dio. Dio è saggezza, verità, amore inconcepibile. Dio è presente in tutto il mondo, ha
potenza infinita, sa tutto. Non importa quanto pensi di capire bene queste cose, ripetile più
volte.
Devi smettere di pensare al problema, qualunque esso sia. La regola è quella di pensare a Dio
e se stai pensando alla tua difficoltà del momento, allora non stai pensando a Dio, vedi?
Continuare a guardare con la coda dell’occhio dietro alle spalle per vedere come vanno le cose è
fatale, come nella storia di Orfeo ed Euridice. Ti devi fidare del potere di Dio e della tua fede in
Lui. Il tuo obiettivo è togliere la difficoltà dalla tua coscienza, sostituendola con il pensiero di
Dio. Questo è il punto cruciale di tutto il processo.
Per trovare la Chiave d’Oro per risolvere una situazione difficile, non devi pensare “Quanti
problemi mi causa questa persona, il lavoro o qualunque altra cosa e situazione”, devi smettere
di pensare alla situazione, alla persona, al lavoro e ripulire la tua mente pensando solo a Dio.
Lavorando in questo modo su una persona, non stai cercando di influenzare il suo
comportamento in alcun modo, se non per il fatto che le impedisci di ferirti o infastidirti (e in
questo caso le fai anche del bene). Da allora in poi questa persona sarà certa di essere in qualche
misura migliore, più saggia, più spirituale, solo perché hai usato la Chiave d’Oro con lei.
Se ritieni di riuscire a farlo molto velocemente, ripeti l’operazione più volte al giorno con
intervalli regolari. Assicurati, ogni volta che lo hai fatto, di lasciar andare tutti i pensieri al
riguardo fino alla prossima volta. Questo è importante.

Abbiamo detto che la Chiave d’Oro della preghiera è semplice ed è così ma, naturalmente,
non è sempre facile da usare. Se si è molto spaventati o preoccupati può essere difficile, in un
primo momento, allontanare i propri pensieri dalle cose materiali. Ripetendo costantemente
qualche affermazione di verità assoluta come “Non c’è alcun potere oltre a quello di Dio”, o “La
pace perfetta di Dio mi riempie e mi circonda” o la più semplice di tutte, “Dio è con me”, ti
renderai presto conto che il trattamento ha “attecchito” e che la tua mente si sta liberando dai
pensieri negativi. Non lottare con violenza; mantieni la calma e allo stesso tempo sii insistente.
Ogni volta che senti la tua attenzione vagare, riportala immediatamente a Dio. Non cercare di
pensare in anticipo a quale potrebbe essere la soluzione della tua difficoltà. Questo si chiama
“delineare” e non farà altro che ritardare la tua dimostrazione. Lascia la questione dei modi e
dei mezzi rigorosamente a Dio. Vuoi liberarti del tuo problema: questo è più che sufficiente. Fai
la tua parte e Dio non fallirà mai nel fare la sua.
“Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.”

Ricorda! Tutto quello che devi fare è questo: smettere di pensare alla difficoltà, qualunque
essa sia, e pensare invece a Dio.

Dio è saggezza, Verità e Amore.


Dio è onnipresente.
Dio ha potere infinito.
Dio sa tutto.
Non c’è alcun potere oltre a quello di Dio.
Io sono il Figlio di Dio, riempito e circondato dalla Sua pace perfetta.
Dio è Amore.
Dio mi sta guidando ora.
Dio è come me.
Io sono unità con Dio.
Andrea sani - andry9425@hotmail.it
NOTE

[1] Quest’ultima frase non è presente nella versione del Padre Nostro in uso nella liturgia
cattolica, mentre invece lo è presso la Comunità evangelica valdese. L’autore analizza la
preghiera comprendendo anche quest’ultima frase, quindi la riportiamo nel testo del Padre
Nostro. ↵
Andrea sani - andry9425@hotmail.it
Nota biografica

Emmet Fox (1886-1951) fu uno dei leader spirituali più influenti del Ventesimo secolo e uno dei
pionieri del movimento del Nuovo Pensiero. Il suo audace e dinamico messaggio ci dice che i
pensieri e l’atteggiamento possono modificare la realtà, se opportunamente impressi nel
subconscio e supportati da un’attitudine positiva verso ogni situazione che affrontiamo. Ispirò
milioni di persone in tutto il mondo e insegnò loro un metodo per cambiare le loro vite. Dai suoi
lavori hanno tratto ispirazione molti autori contemporanei di crescita personale e motivazione,
come Wayne Dyer, Esther Hicks e Louise Hay.
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