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Organizzazione Aziendale

Cap. 3 – Motivazione (*)

(*) A.Q.Aristarchi, “Motivazione”, in Enciclopedia


delle Scienze Sociali, Treccani

14:57 Corso di Organizzazione Aziendale (Prof.Faraci) 1


anno accademico 2009-2010
Gli argomenti del libro
  Motivazione, capacità e prestazione
  Cosa si intende per prestazione?
  Cosa si intende per capacità?
  Cosa si intende per motivazione?
  Le teorie della motivazione: contenuto e processo
  Le teorie del contenuto
  Gerarchia dei bisogni
  Bisogni esistenziali, relazionali e di crescita
  Fattori duali
  Achievement-Potere-Affiliazione
  Le teorie del processo
  Rinforzi
  Goal setting
  Aspettativa-valenza
  Giustizia organizzativa

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Anno accademico 2009-2010
Ulteriori concetti spiegati
attraverso l’evoluzione delle
teorie psicologiche

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anno accademico 2009-2010
Una definizione di massima
  Motivazioni: motivi che spingono gli individui ad
agire
  I motivi:
  Spinte “a tergo”: istinto, bisogno, pulsione
  Sollecitazioni poste davanti all’individuo: meta, scopo,
incentivo
  Interrogativi:
  Perché gli individui pensano e agiscono nel modo in cui lo
fanno?
  Agiscono sospinti da necessità interne?
  Sono attirati da obiettivi che identificano nella realtà o
nella loro immaginazione?
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Anno accademico 2009-2010
Una rappresentazione
sintetica del problema

Istinti, bisogni o pulsioni?

Motivi che spingono gli individui ad agire

Mete, scopi o incentivi?

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Anno accademico 2009-2010
Perché porsi quegli
interrogativi?

  Conoscere i motivi che spingono le persone


ad agire – nei rapporti di convivenza sociale
e in quelli politici, nelle relazioni affettive,
nello studio, nel lavoro – ci consente di
compiere inferenze su come si
comporteranno in futuro.
  Analogamente essere consapevoli delle
motivazioni del nostro stesso agire ci
permette di controllare meglio il nostro
comportamento.
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Anno accademico 2009-2010
Importanza dal punto di vista
scientifico
  Lo studio della motivazione segue approcci diversi a seconda
della teoria psicologica che sta a suo fondamento e della
concezione della personalità che ne deriva.
  Due impostazioni nello studio:
  Sperimentale e astorica: mira ad identificare le cause immediate
del comportamento, a specificare e a quantificare le relazioni che
intercorrono fra le diverse variabili in gioco e a costruire modelli
di comportamento
  Clinica: mira a ricostruire il senso dell’esperienza individuale,
attuale e passata, ad identificare le modalità secondo cui un
individuo persegue il suo adattamento sociale e la sua
realizzazione personale, a cogliere i motivi che lo spingono ad
agire, ed eventualmente il senso che egli vi attribuisce.
  Due modelli di riferimento:
  Omeostatico
  Anti-omeostatico.
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Anno accademico 2009-2010
Le teorie psicologiche della
motivazione
  I primi studi psicologici sulla motivazione risalgono
alla fine del secolo scorso e sono dovuti a due
distinte scuole di ricerca sugli istinti
  Scuola di Wurzburg (Oswald Kulpe): la “condotta
inconsapevole” (da cui poi deriva la teoria psicanalitica)
  Teoria funzionalistica (William James): gli istinti (umani vs
animali) sono espressione della dotazione biologica degli
individui (Darwin): movimento, parola, combattività, gioco,
pulizia, socievolezza, gelosia, amor filiale, curiosità,
apprendimento, etc.. McDougall associa emozioni ad
istinti: istinto di fuga-paura; istinto di repulsione-disgusto;
istinto di riproduzione-tenerezza, etc.. Il sentimento non è
un istinto ma è il principale organizzatore della vita
affettiva

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Anno accademico 2009-2010
Le teorie psicologiche della
motivazione (cont.)
  Al concetto di istinto si sostituisce via via quello di bisogno, per
sottolineare l’origine biologica di certi stati motivazionali (sete, fame,
fuga dal dolore, ricerca della soddisfazione sessuale, …). Il bisogno
nascerebbe da una carenza e verrebbe placato dalla soddisfazione e
cioè dall’apporto di quel tipo di oggetto che prima mancava (cibo,
bevanda, …)
  Il modello del bisogno raccolse prima molti consensi. Fu poi criticato
quando le ricerche rivelarono che non era dimostrabile una
correlazione diretta fra carenza oggettiva e bisogno soggettivo e che
addirittura quest’ultimo era presente anche quando gli organi
fisiologici che avrebbero dovuto rappresentare la sede normale del
bisogno venivano rimossi o isolati dalle loro normali connessioni
nervose.
  Si coglie l’importanza del cervello e la complessità delle strutture
cerebrali. Si passa dunque a studiare la relazione fra motivazione e
apprendimento.

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Anno accademico 2009-2010
Le teorie psicologiche della
motivazione (cont.)
  Importanza dell’apprendimento: dai bisogni (needs)
nascono spinte all’azione (drive) che rappresentano le energie
motivazionali specifiche che inducono l’individuo ad agire e ad
apprendere nuovi comportamenti, acquisendo e consolidando
nuove abitudini (Hull, 1943).
  Tolman (1932) introduce una prospettiva diversa: il
comportamento è motivato non tanto dal rapporto meccanico
fra bisogno e soddisfazione, quanto dallo scopo cui tende
(purposive behavior).
  Murray (1938) individua i bisogni stabili della personalità, fra
cui il need for achievement; McClelland (1951) sottolinea il
ruolo dei fattori affettivi come creatori di aspettative nei
riguardi di certe mete, le quali a loro volta agiscono come
incentivi esterni della motivazione.

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Anno accademico 2009-2010
Le teorie psicologiche della
motivazione (cont.)
  Le teorie della psicanalisi. Freud (1917): ogni
comportamento, anche il più futile o assurdo, non è
mai gratuito, perché risponde ad una precisa
motivazione, il cui significato e il cui movente
spesso sfuggono alla comprensione non solo degli
estranei, ma anche dello stesso soggetto agente.
  Secondo la teoria freudiana, il comportamento ha
un fondamento pulsionale e cioè una carica
energetica che produce uno stato di tensione
psichica, il quale a sua svolta spinge l’individuo ad
agire per ridurre la tensione stessa.
  L’importanza del dopo-Freud.

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Anno accademico 2009-2010
Le teorie psicologiche della
motivazione (cont.)
  Il dopo-Freud.
  Jung (1917) sottolinea che l’inconscio non ha solo una
dimensione individuale ma anche collettiva: la motivazione
fondamentale del comportamento è l’affermazione di sé
ottenuta mediante la conquista di un equilibrio fra tendenze
opposte (es. introversione ed estroversione)
  Adler (1930) ogni comportamento origina dalla tendenza a
compensare i sentimenti di inferiorità che nascono, in ogni
fase della vita, dal confronto con le difficoltà che ostacolano le
nostre azioni.
  Horney (1945, allieva di Freud) sottolinea l’importanza del
rapporto fra bambino e genitori
  Fromm (1945, l’autore di L’arte d’amare): l’uomo moderno
tende a fuggire dalla libertà verso una condizione più
rassicurante di dipendenza.
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Anno accademico 2009-2010
Le teorie psicologiche della
motivazione (cont.)
  La scuola di “psicologia sociale”. Lewin afferma che il
comportamento può essere spiegato analizzando la situazione
attuale del cosiddetto “campo psicologico immediato”, cioè la
persona, le sue motivazioni, l’ambiente esterno con le sue
valenze positive e negative. Si sottolinea l’importanza delle
valenze ambientali. Con la teoria del campo, si studiano temi
quali il conflitto o la frustrazione.
  Un altro tema indagato dalla scuola di Lewin è il livello di
aspirazione: il soggetto combattuto fra la motivazione al
successo e il timore dell’insuccesso può fissare il suo livello di
aspirazione verso i diversi obiettivi a quote non rispondenti
alle sue reali capacità.
  Secondo Atkinson, invece, la motivazione sarebbe un tratto
stabile della personalità.

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Anno accademico 2009-2010
Le teorie psicologiche della
motivazione (cont.)

  La psicologia umanistica. Si sottolinea il


ruolo dei propositi individuali e
dell’intenzionalità.
  Allport (1937): importanza dell’intenzionalità
e della consapevolezza
  Maslow (1954): bisogni fisiologici; bisogni di
sopravvivenza; bisogni affettivi; bisogni di
stima; bisogni di autorealizzazione.

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Anno accademico 2009-2010
Le teorie psicologiche della
motivazione (cont.)

  La psicologia cognitiva
contemporanea. Ha rivalutato il ruolo
attivo del soggetto e l’importanza della
consapevolezza e dell’intenzionalità
nella progettazione e nella guida del
comportamento.

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Anno accademico 2009-2010
Alcune conclusioni

  La motivazione individuale e collettiva è una


sorta di cerniera fra persona e ambiente,
particolarmente delicata in un momento di
grandi trasformazioni culturali.
  E’ la motivazione che orienta il
comportamento, dirige le scelte, e
condiziona l’adattamento normale o
deviante alla realtà

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Anno accademico 2009-2010
Gli argomenti del libro
  Motivazione, capacità e prestazione
  Cosa si intende per prestazione?
  Cosa si intende per capacità?
  Cosa si intende per motivazione?
  Le teorie della motivazione: contenuto e processo
  Le teorie del contenuto
  Gerarchia dei bisogni
  Bisogni esistenziali, relazionali e di crescita
  Fattori duali
  Achievement-Potere-Affiliazione
  Le teorie del processo
  Rinforzi
  Goal setting
  Aspettativa-valenza
  Giustizia organizzativa

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