Sei sulla pagina 1di 4

L'IMPERIALISMO E LA CRISI DELL'EQUILIBRIO EUROPEO

SPARTIZIONE DELL'AFRICA E DELL'ASIA

Dopo il 1870, il periodo della lunga depressione, le maggiori potenze europee si trovarono i conflitto tra
loro per la conquista dei nuovi mercati oltremare. La necessità di compiere nuove conquiste è dovuta dal
continuo aumento dell'attività industriale e con essa la produzione. Perciò vi era una pressante richiesta
di materie prime, quelle fondiarie (ferro e carbone) e le altre (lana, cotone e petrolio), poichè vi fu un
perfezionamento dei macchinari capaci di produrre merci in quantità crescenti. Infatti l'Europa non
producendo a sufficienza per il proprio fabbisogno, la classe dirigente dei paesi indutrializzati decise di
puntare l'attenzione sui territori non ancora sfruttati d'oltremare, nei quali i prodotti da lavorare erano
disponibili in grandi quantità e a bassissimi costi. Questo bisogno di materie prime, e perciò di avere il
controllo economico dei nuovi territori, caratterizzò tutte le potenze europee, tra le quali nacquero forti
contrasti. Così il 15 novembre del 1884 venne inaugurata a Berlino, con la partecipazione di tutti i
maggiori stati europei, (Inghilterra, Francia, Russia e Germania) e degli stati uniti, una conferenza
internazionale per gli affari Africani, durante la quale, le maggiori potenze si assicurarono il diritto di
spartirsi l'Africa secondo il principio delle zone d'influenza: Territorio su cui uno Stato, pur non essendo
sovrano, gode di una posizione di supremazia rispetto ad altri Stati.Tale posizione può avere carattere
finanziario, bancario, economico, politico. Resta tuttavia ferma la sovranità dello Stato cui i territori stessi
appartengono.Le prime forme di (—) si sono delineate verso la fine del XIX sec., nel periodo delle
spartizioni coloniali. Vennero inoltre fissate le condizioni di accaparramento dei territori, che erano
considerati, indispensabili per uno Stato "evoluto e civile". L'atto finale proclamava la piena libertà di
commercio dell'Africa occidentale per tutte le potenze e assegnava il territorio del bacino del Congo alla
sovranità di Leopoldo II, re del Belgio, il quale dette luogo a una forma brutale di dominio coloniale,
basata sullo sfruttamento delle risorse e su violenze ai danni della popolazione. La conferenza di Berlino
diede il via a una corsa alle colonie, infatti in pochi anni l'84% del territorio mondiale venne assoggettato
alle potenze europee. Francia e Inghilterra, in pochi anni crearono imperi sterminati in Asia, Africa e
Oceania. Gli Inglesi si interessarono all'Egitto per la necessità di collegarsi con i propri domini in India.
Inoltre alle potenze Europee si affiancaro gli Stati Uniti, che si impadronirono di Cuba, Portorico e delle
Filippine che erano gia possedimenti coloniale della spagna, spingendosi fino elle isole Samoa e Hawaii; e
il Giappone, che si aprì la via della Cina settentrionale e della Corea. Infine l'Italia, per quanto le sue
industrie non avessero raggiunto livelli di produzione simili a quelli inglese e francesi, e fosse innanzitutto
necessario migliorare la vita degli italiani stessi, giustificò comunque le sue azioni con l'idea di trovare
territori capaci di accogliere parte della popolazione in continuo aumento. La penetrazine coloniale era
sostenuta dall'illusione delle superiorità politica, culturale e biologica della razza bianca.

L'astio tra le due più grandi potenze europee, Francia e Inghilterra, sfociò nel 1898, quando le due
direttrici si intersecarono a Fascioda, un villaggio della regione del Nilo. In Africa, l'Inghilterra tendeva a
stabilire, da nord-sud un collegamento tra l'Egitto e il sud Africa, mentre la Francia da est-ovest mirava a
unire attraverso l'Africa centrale le colonie atlantiche con quelle presenti nell'Africa orentale.
Nell'incontro a Fascioda non ci fu nessuno scontro armato, in quanto il governo di Parigi diede alle
truppe l'ordine di abbandonare Fascioda. Così l'inghilterra e la francia riuscirono a risolvere le questioni
coloniali e arrivarono a stipulare un'alleanza in fuzione antitedesca.

LA "BELLE OPEQUE"

L'aumento tecnologico nella seconda metà dell'ottocento e la ripresa dello sviluppo indistriale dopo la
"lunga depressione", suscitarono un diffuso senso di euforia, accompagnato da una grande fiducia nel
progresso materiale illimitato. Così si diffuse tra la borghesia e tre le classi sociali meno abbienti, un
clima di spensieratezza e di ottimismo nel vedere il futuro. Perciò si diede inizio ad un'epoca nuova,
denominata "belle epoque" assegnata agli anni 1885-1915 una "bella epoca" che si distacca dal passato.
La belle epoque fu dunque un'epoca di importanti innovazioni tecnologiche, destinate a migliorare la
vita quotidiana : miglioramento dei servizi igenici, impiego della lampadina elettrica, l'introduzione
dell'ascensore elettrico, che trovò la sua solenne utilizzazione all'interno della Torre Eiffel nel 1889. Si
diffusero altre novità tecniche come la cinematografia, dovuta ai fratelli Lumière, che nel 1895 fecero la
loro prima poiezione durata dieci minuti; il grammofono; le prime motociclette, mentre la bicicletta era
usata per le gare come il giro della Francia e quello d'Italia. Infatti, quest'epoca segnò anche la nascita
dello sport di massa, simbolo dell'ottimismo e dell'intraprendenza del tempo. Calcio, ciclismo e
automobilismo attirarono molto l'attenzione grazie alla propaganda svolta dai giornali. Durante
quest'epoca, si consolida il consumo di massa, in quanto vi era una sovrabbondanza di prodotti
industriali messi sul mercato, ma ad ampliare tale fenomeno contribuì la pubblicità, che aveva il compito
di far conoscere i nuovi prodotti usciti dall'industria e stimolare il desiderio di acquistarli. Un ruolo
importante venire praticato anche dalla gradica degli affiches (manifesti pubblicitari), i quali raggiunsero
effetti artistici di particolare rilievo, come nei manifesti dei cafès chantants parigini di Tolouse-Lautrec.

L'ALTRA FACCIA DELLA BELLE EPOQUE

In questo clima di fiducia e ottimismo emergono comunque segnali di crisi e di inquietudini. Infatti vi è la
crisi della famiglia e dei ruoli sessuali tradizionali, il rifiuto dell'ipocrisia borghese e delle convenzioni
sociali, il diffondersi di comportamenti originali e "trasgressivi", come quelli dei bohèmiens, gli artisti e gli
intellettuali francesi dediti a uno stile di vita sregolato e anticonformista. Questo comportamento era
visto come se l'individuo, posto all'improvviso di fronte a tanto cambiamenti, avesse smarrito il senso
della propria identità e le certezze del passato. Questa sensazione di crisi esistenziale stimolò la
creatività e la ricerca di soluzioni nuove, che si manifestarono in tutti i campi della cultura. Infatti in
questo periodo Sigmund Freud metteva a punto il metodo scientifico della psicoanalisi, coi cui cercava di
far emergere il livello inconscio, oscuro e istintivo della mente umana per dare una spiegazione alle
contraddizioni e ai disagi dell'individuo. Mentre Friedrich Nietzsche distruggeva i valori borghesi
tradizionali ed esaltava la volontà di potenza, che tendeva a proiettare l'individuo in una dimensione
oltreumana, al di là degli schemi conformistici e dei condizionamenti della cultura occidentale.

IL NAZIONALISMO E IL NAZISMO

Così si diffondeva un nuovo tipo di cultura, che era espressione di un profondo disagio interiore e che
alimentò anche una nuova visione della politica, sempre più aggressiva in quanto basata sulla volontà di
potenza, cioè sulla volontà di affermare il proprio primato. Nasce così nelle persone un senso di smodato
culto della patria, che si sarebbe espresso al livello politico in un senso di orgoglio verso la grandezza e
l'onore della nazione, intenso come nazionalismo e razzismo. Così fra le popolazionoi si diffondeva
un'indiscriminata avversione per gli stranieri (xenofobia) e un patriottismo viscerale e intollerante,
basato sulla negazione dei valori e dei diritti degli altri popoli e delle altre nazioni (sciovinismo).
Maggiormente in Germania, Austri e Russia si diffuse l'antisemitismo, basato su false accuse che
traevano origine dalla convizione dell'esistenza di un complotto ebraico volto alla dominazione del
modno intero ad opera delle banche, delle grandi industrie, dalla massoneria e dei partiti politici. Così
questo clima di intolleranza verso gli Ebrei, portò questi ultimi a dare vita, verso la fine del XIX secolo, a
un movimento politico chiamato sionismo, il cui fondatore è l'austriaco di origine ebraica Theodor Herzl.
Lo scopo del sionismo era quello di creare uno stato ebraico: così avevendo un propria patria, gli Ebrei
non sarebbero più stati vittime di persecuzioni e discriminazioni. Tale patria fu individuata nella
Palestina, in cui gli ebrei aveva regnto dei tempi biblici. A partire dai primi decenni del Novecento diverse
migliaglia di Ebrei emigrarono in Palestina, procurandosi così l'ostilità del mondo arabo. Da questa teoria
razziale nasce "Il saggio sull'ineguaglianza delle razze umane" del francese Arthur de Gobineau, un libro
del 1855 nel quale l'autore teorizzava la diversità delle razze e la supriorità della razza ariana,
considerata costituita dalle componenti più pure e originarie del popolo tedesco. Questa teoria venne
ripresa alla fine del secolo dall'intellettuale tedesco Houston Stewart Chamberlain, di origine inglese,
nella sua opera "I fondamenti del XX secolo". Su simili teorie si affermò anche il pangermanesimo,
manifestatosi come aspirazione a riunire in un solo Stato tutti i popoli germanici. Dopo l'ascesa al trono
di Guglielmo II, egli si trasformò nell'esaltazione dell'assoluta superiorità della raza germanica, la sola
ritenuta degna di guidare il mondo.

LA GERMANIA DI GUGLIELMO II

All'inizio del novecento, la Germania, emergeva per la sua forza economico-militare, infatti il processo di
avanzamento industriale determinò un prepotente espansionismo economico e una notevole
aggressività coloniale.

Nel 1888, dopo la morte di Guglielmo I, salì al trono Guglielmo II, che decise di liberarsi di Bismark (fu
primo ministro durante il regno di Guglielmo I, sotto la sua guida politica si attuò il progetto della Prussia
di aggregare sotto la propria egemonia tutti gli stati tedeschi, fino ad arrivare alla proclamazione
dell'impero tedesco nel 1871), costretto alle dimissioni nel 1890, per poter restare l'unica autorità del
Reich. L'imperatore voleva imprimere alla politica estera tedesca un indirizzo personale, chiamato nuovo
corso; così la politica di Bismarck basata sul mantenimento della pace e su una cauta apertura
all'espansione coloniale, venne abbandonata. L'imperatore così adottò una politica basata sul più
spregiudicato militarismo, appoggiando le aspirazioni di conquista divenute più aggressive nel paese in
seguito al nazionalismo e allo sviluppo industriale. Per soddisfare tali esigenze il nuovo Kaiser avviò la
costruzione di una flotta militare allo scopo di contribuire allo sviluppo dell'industria pesante
(lavorazione del ferro e dell'acciaio), ma soprattutto di inserire la Germania nella lotta per l'espansione
coloniale, garantendole una posizione di indiscussa preminenza nel mondo. Tale politica però allontanò
dall'imperatore le simpatie dell'Europa intera e in paticolare dell'Inghilterra, che aveva basato la sua
supremazia sulla flotta militare e che vedeva quindi la Germania come una minaccia. Il contrasto fra
Inghilterra e Germania sarà una causa dello scoppio della prima guerra mondiale. Inoltre l'Inghilterra era
preoccupata per il successo economico e industriale della Germania, che gia nel 1913 disponeva di una
grande abbondanza di materie prime e di maestranze qualificate, capaci di avere un eccezionale
rendimento di lavoro. Questo le permise di dominare il mercato interno e di eliminare la concorrenza su
tutti i mercati esteri. Così conseguì un incremento del commercio estero tedesco, che garantì enormi
guadagni alle industrie e alle banche. Ci fu così un aumento demografico, che portò i tedeschi da 40 a 67
milioni di unità. Comunque insorse in Germania un certo malessere sociale, dovuto all'assolutismo di cui
era dominata la germania, con il quale Guglielmo II avrebbe potuto tenere sotto controllo l'opposizione
interna costituita dal Partito socialdemocratico tedesco, che assunse un indirizzo riformistico.

In politica estera Guglielmo II decise di non rinnovare nel 1890 il trattato segreto stipulato nel 1887 con
la Russia, voluto da Bismarck, per assicurarsi la neutralità in caso di guerra contro la Francia. Inoltre non
concedette alla nascente economia industriale russa i prestiti e la manodopera specializzata di cui aveva
bisogno. Questo contrinuì ad avvicinare il governo zarista alla Francia, che nel 1893 stabilì con la Russia
un accordo di reciproca assistenza in campo militare. L'accordo costituì, insieme a quello gia stipulato tra
Germani e Austria nel 1879 la Duplice alleanza (divenuta triplice nel 1882 con l'ingresso dell'Italia), la
seconda tappa nella formazione in Europa di due blocchi di potenze contrapposte. Si ebbe inoltre il
ravvicinamento tra Francia e Inghilterra, maturato in seguito all'incidente di Fascioda, che determinò
l'intesa cordiale nel 1904. l'Inghilterra si avvicinò alla Russia in conseguenza di una serie di eventi:

· la sconfitta subita dalla Russia nel 1905 nella guerra contro il Giappone che aveva eliminato
l'Estremo oriente dalle zone di rivalità espansionistiche tra Inghilterra e Russia e creato le
premesse per un loro eventuale incontro diplomatico in senso antigiapponese.

· un accordo raggiunto nel 1907 tre le due potenze circa le zone d'influenza riservate a ognuna
nell'ambito dei vasti territori dell'Asia centrale (Iran, Afghanistan, Tibet)

· la diminuita tensione anglo-russa nella zona dei Balcani e degli Stretti, dove il vero nimico da
battere era il blocco austro-germanico, che esercitava una forte ingerenza dei confronti della
Turchia.

Infatti Austria e Germania con il loro espansionismo, avevano creato gravissime preoccupazioni ai
governi di Inghilterra, Francia e Russia, inducendo le tre potenze a cercare un punto di incontro in senso
antigermanico: di qui la sottoscrizione dell'intesa cordiale anglo-francese nel 1904 e la successiva
adesione dell'inghilterra all'acordo militare franco-russo del 1893, trasformato nel 1907 in Triplice intesa
e consolidato sotto forma di alleanza nel 1914.