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ABRAMO E ISACCO (GENESI 22:1-10)

“Un giorno Dio volle testare l’obbedienza di Abramo, lo chiamò per nome e poi gli disse: “Prendi
il tuo unico figlio Isacco, che tu ami tanto, e portalo subito nella terra lontana di Moria e
sacrificalo la sopra la montagna.” Abramo allora si svegliò quella stessa notte, montò in sella
all’asino e raggiunse quella terra distante in compagnia di Isacco e di due dei suoi servi.
Quando fu il terzo giorno egli vide quella montagna, là dove doveva uccidere Isacco, allora
disse così ai due servi: nel mentre sedetevi e aspettatemi qui. Io e il ragazzo andremo entrambi
a pregare e poi torneremo da voi. Abramo poi chiese a Isacco di portare verso quel luogo la
legna e prese con sé il suo pugnale e del fuoco. Isacco chiese poi a suo padre: “Padre mio, ti
chiedo, dov’è l’agnello che verrà sacrificato? Qui c’è la legna e il fuoco.” Suo padre rispose così:
“Dio, ti affido mio figlio, te lo offro.” Egli giunse allora in quel luogo che Dio gli aveva indicato e ci
costruì un altare e poi il vecchio saggio prese la legna, così che suo figlio venisse immolato
bruciando, come Egli aveva voluto. Abramo legò allora suo figlio e lo fece sdraiare sull’altare
sopra alla legna.”

ANALISI:

Volendo fare una breve premessa, intendo ora spiegare il motivo per cui, nel corso di questo
lavoro individuale, ho scelto di non staccarmi troppo dal testo originale in lingua inglese antica.
Avendo svolto il compito quasi da non frequentante ho ritenuto fosse più opportuno non
concedermi grandi libertà di traduzione per il semplice motivo per cui non gradirei presentare un
compito poco inerente al genere di attività, al genere di procedura traduttiva gentilmente
consigliata da Lei in classe. Faccio semplicemente riferimento al consiglio di ricorrere al
glossario ogni qual volta ne sentissimo l’esigenza per comprendere i testi. Detto ciò, procedo
ora con la spiegazione di alcune delle scelte lessicali un po’ particolari che ho personalmente
deciso di privilegiare, le quali son state tutte quante dettate da un senso alquanto soggettivo di
interpretazione del tal testo biblico.

1) Trattandosi di un testo sacro, ho cercato di riprodurre alcuni stilemi (scelte stilistiche) tipici
della modalità narrativa della Bibbia, si vedano le scelte lessicali come:

-lo chiamò “per nome” : così come le altre innumerevoli volte in cui nei testi sacri Dio chiama per
nome, poiché conosce per nome, tutti i suoi figli. Sia che si tratti di una semplice chiamata, di
una richiesta o di una vocazione divina, quel che è importante e che viene posto in rilievo in
questi casi è lo stretto rapporto intimo e profondo che Dio ricerca e instaura con l’essere umano
da lui prescelto. Per questo motivo ho optato per una traduzione simile;
- quando “fu il terzo giorno”: con il ricorso al passato remoto del verbo essere ho cercato di
riprodurre lo stilema degli eventi che si verificano in seguito ad un volere, ad una profezia
espressa da Dio stesso. Basti pensare ad esempio al racconto della Creazione in cui i giorni
serviti a Dio per portare a termine il suo operato vengono ben specificati, ben ordinati e quasi
tutti sono accompagnati da questo tempo verbale, che in fin dei conti è il solo in grado di
esprimere lontananza spazio-temporale, in maniera piuttosto profetica, mistica;

-Padre mio, “ti chiedo”: ho trovato in questa espressione la giusta intensità per trasmettere la
mia interpretazione del genere di rapporto che legava Dio ad Abramo e Abramo ad Isacco. Dio
chiede ad Abramo di essere obbediente, Abramo desidera soltanto compiere il volere di Dio,
nel timore e nel totale rispetto della sua volontà. Isacco, pur mostrando ingenuità è totalmente
rispettoso di suo padre, in lui riconosce una figura patriarcale, superiore e saggia. Ed è per
questo motivo che da solo si pone ad un gradino più basso, nel giusto timore, accettando senza
porsi troppi scrupoli la gerarchia su cui si regge la loro relazione;

2) Ho apportato delle altre leggere modifiche alla traduzione, soltanto poiché ho ritenuto corretto
ambientare, o meglio agganciare il valore semantico di alcuni termini al contesto in cui si
trovavano. Si badi quindi a:

-“montò in sella all’asino”: semplicemente perché confrontando altre traduzioni di questo passo
biblico ho inteso che era di questo animale che si stava trattando. Infatti pensandoci bene
l’asino è l’animale che più ricorre nei racconti biblici in cui si narra di famiglie per nulla agiate,
che lo sfruttavano come vero e proprio mezzo di trasporto ogni volta che dovevano percorrere
molti km;

-“il suo pugnale”: basandomi sull’epoca storica e sul contesto del racconto, ho ritenuto più
adeguato parlare di pugnali anziché di spade. Non stiamo infatti traducendo un testo inerente a
soldati o centurioni romani;

3) Ho infine applicato delle minime variazioni di significato a determinate frasi che secondo il
mio sentire andavano meglio specificate, intensificate. Si noti in questo caso:

-che tu ami “tanto”: scelta lessicale inerente al fatto che Abramo aveva un figlio soltanto, avuto
secondo le sacre scritture dopo molti anni di preghiere e di attesa. Si tratta quindi di un figlio più
che benvoluto e amato in maniera molto profonda. Il tutto non può far altro che intensificare
anche il gesto di sacrificio del figlio in nome di Dio;

- “ci” costruì un altare: la particella inserita appena prima del verbo serve semplicemente a
rafforzare il concetto dell’obbedienza di Abramo nei confronti di Dio. Dio voleva che il sacrificio
avvenisse su di un monte della terra di Moria e infatti in quel luogo preciso, e li soltanto, Abramo
portò Isacco per immolarlo;