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SEZIONE II: IL PROBLEMA DELLA RESPONSABILITÀ CIVILE NELL’ERA DEI ROBOT E DELL’INTELLIGENZA

ARTIFICIALE
6.LA RESPONSABILITÀ DEI ROBOT

ROBOT: Macchine capaci di svolgere autonomamente un lavoro che possono essere impiegate in settori
molto diversi: ambito medico, trasporto di persone o merci, industria militare, svago.
La questione che si pone e chi debba sopportare il danno causato dal robot e chi sia tenuto al risarcirlo.
Per affrontare questo tema, è fondamentale partire da una classificazione dei robot in base al loro livello di
autonomia:
 LIVELLO 0  Descrive quelle macchine per nulla autonome: ogni loro azione è comandata
dall’uomo (robot teleoperati);
 LIVELLO 1  Descrive macchine che possono svolgere in maniera autonoma alcune funzioni,
assistendo la persona umana che le controlla. ES: Il caso del cruise control installato in alcune
vetture: S restano controllate dall’uomo, ma, grazie a un sistema elettronico, è possibile impostare
una velocità costante che non richiede al guidatore di schiacciare il pedale dell'acceleratore.
 LIVELLO 2  Descrive macchine che hanno un livello di parziale automazione. Esse sono
programmate per svolgere alcune funzioni anche non allo scopo di assistere la persona che le
controlla. Molte automobili rispondono a questa descrizione: si pensi a quelle capaci di evitare la
fuoriuscita della vettura dalla corsia.
 LIVELLO 3  Descrive robot che non sono controllati dall'uomo. Il loro funzionamento dipende da
software, algoritmi, sensori, fotocamere che consentono al robot di effettuare una valutazione
dell'ambiente e decidere quali azioni eseguire. - Questo livello di autonomia e quello che solleva i
primi problemi di applicazione del regime della responsabilità, dal momento che l'utilizzatore del
robot non interviene in alcun modo nell’elaborazione della sua condotta.
 LIVELLO 4  Descrive un'alta automazione: Il robot e capace di determinare la propria condotta e
di metterla in atto anche quando l'utilizzatore non faccia ciò che la macchina suggerisce.
 LIVELLO 5  Descrive la totale automazione che rende l'intervento umano completamente inutile
per il funzionamento del robot.
6.1 LIVELLI DI AUTONOMIA E PROBLEMI DELLA RESPONSABILITA’ CIVILE

Il danno determinato da una condotta della macchina può essere valutato a partire dal livello di autonomia
che essa possiede.

Quando il robot effettua delle operazioni ordinate dall’operatore, l'applicazione delle regole della
responsabilità civile è piuttosto semplice. Difatti, 
 quando il danno è stato causato da una manovra del robot ordinata da un operatore, la
responsabilità civile è imputata all’operatore per dolo o per colpa (per essere stato imprudente).
ES: Il medico che ignora le istruzioni che spiegano come usare un braccio robotico durante un
intervento chirurgico.
L'utilizzatore che ha causato il danno deve risarcire il danneggiato, il quale deve provare il danno
subito e spiegare l’accaduto.
 Quando il danno è stato causato da un malfunzionamento della macchina si applica il regime della
responsabilità civile da prodotto difettoso.

Quando si tratta di robot con un livello di autonomia più alto (dunque quando sono in grado, grazie
all’intelligenza artificiale e ai programmi di machine learning, di elaborare decisioni e metterle in pratica
senza bisogno dell'intervento umano) la definizione delle regole da applicare in caso di fatto illecito si
complica. ES: Basta pensare al danno causato da un'automobile a guida autonoma (self-driving car).
In questi casi le difficoltà nascono prima di tutto dal cercare di applicare il criterio della colpa che mal si
presta a inquadrare i danni causati da un robot autonomo.

Per capire gli strumenti che il diritto a disposizione per fare fronte a questi problemi bisogna utilizzare dei
criteri di analisi specifici:

- verificare se sia più opportuno che il danno causato da un robot sia sostenuto dalla vittima o da un
altro soggetto;
- definire chi sia il soggetto su cui il danno è traslato. (nella vita di un robot intervengono diversi
soggetti tra cui produttore, programmatore, proprietario, utilizzatore).
- stabilire i criteri della responsabilità civile per cui si trasla il danno dalla vittima ad un altro soggetto.

Il dibattito sulla responsabilità del robot è ancora aperto: le ipotesi che si contendono il campo condividono
tutte la necessità di non scaricare i costi dell'innovazione su chi subisca un danno da loro causato  si
tratta dunque di traslare il danno su un soggetto (il proprietario della cosa, o chi ne abbia la disponibilità, o
il produttore).

In questa ricerca delle regole abbiamo sempre considerato un robot come una cosa; non manca però chi
ritiene possibile considerare il robot come un soggetto e ritenerlo personalmente responsabile del danno
causato.
6.1.1LA RESPONSABILITA’ DEL PROPRIETARIO E QUELLA DEL PRODUTTORE

Il danneggiato che abbia subito il danno causato da un robot agisce generalmente per ottenere il
risarcimento nei confronti del proprietario o del soggetto che abbia la disponibilità effettiva della macchina.
Quando la cosa in custodia è un robot autonomo, fornire la prova del caso fortuito può essere molto
difficile (a causa dell'imprevedibilità delle azioni del robot che complicano l'individuazione dello scenario).

Qualora il danno sia stato causato da un robot autonomo difettoso, allora il suo produttore potrebbe essere
tenuto a risarcirlo punto si tratta di un’ipotesi di responsabilità oggettiva virgola che prescinde dalla colpa
del produttore.  L'applicazione di questo regime si giustifica con la classificazione dei robot come
prodotti.

ES: Si è parlato per la prima volta di responsabilità del produttore nella causa MacPherson contro Buick
Motor, decisa dalla Corte di appello di New York nel 1914. Il ricorrente aveva richiesto alla società il
risarcimento del danno causato da un difetto di produzione delle ruote della sua macchina (acquistata nel
1909): il raggio di una delle ruote si era rotto mentre l'uomo stava guidando su una strada in buone
condizioni ed ha una velocità ridotta  collasso della ruota e fuoriuscita del veicolo dalla strada.
La Corte ritiene responsabile la Buick Motor per non aver verificato l'adeguatezza delle componenti della
vettura messa in commercio. La responsabilità del produttore, quindi, è stata inizialmente fondata su un
criterio diligenza, che poi è stato superato a favore di un criterio di responsabilità oggettiva.
Questa soluzione è apparsa più adatta a fronteggiare l'innovazione tecnologica EA garantire l'interesse della
collettività ad avere sul mercato prodotti sicuri.

Nell'Unione Europea, la responsabilità da prodotto difettoso è stata disciplinata nel 1985. essa è stata
introdotta per offrire alle vittime della talidomide strumenti legali per agire contro i produttori di questo
farmaco era stato somministrato in diversi Stati membri a donne in gravidanza, procurando gravissime
malformazioni ai feti. (DIRETTIVA 1985/374/CE).
però, la responsabilità da prodotto difettoso contiene anche elementi problematici, quali:

- la nozione di bene (poiché la definizione comprende le cose materiali mentre non copre i danni
causati da beni immateriali o da un servizio);
- la nozione di difetto  Essa appare una data.se applicata al robot autonomo: effettivamente , il
difetto e ciò che legittimamente ci si può attendere da un certo prodotto e virgola pertanto, esso è
incompatibile con la condotta non prevedibile del robot che risulta dai processi di
autoapprendimento;
- L'onere della prova del produttore per liberarsi dalla responsabilità  il produttore può liberarsi
dalle responsabilità se prova:
1. di non aver messo il prodotto in circolazione,
2. che il difetto che ha causato il danno non esisteva quando ha messo il prodotto in circolazione,
3. che non ha fabbricato il prodotto per la vendita/distribuzione a titolo oneroso,
4. che il difetto e dovuto alla conformità del prodotto;
5. che nel momento in cui ha messo in circolazione il prodotto, esso non risultava difettoso,
6. che il difetto è interamente dovuto alla concezione del prodotto in cui è stata incorporata la
parte ho la materia prima ho alla conformità di questa, alle istruzioni date dal produttore che
l'ha utilizzata.
- l'onere della prova del danneggiato  secondo l'articolo quattro, il danneggiato deve provare il
danno, il difetto è la connessione causale tra difetto e danno. - Questa norma si applica con fatica
per due motivi: il primo riguarda il tipo di danno che la disciplina contempla (solo quello alle cose
alle persone - non sono previste altri tipi di violazioni ES: privacy); la seconda difficoltà emerge
dall’analisi dell’onere della prova richiesto al danneggiato. E se risulta particolarmente gravoso
quando il danno è causato da un prodotto ad alto contenuto tecnologico appunto questa difficoltà
potrebbe essere superata estraendo dal robot virgola in caso di danno, la scatola nera (essa
contiene dati che possono aiutare il danneggiato a ricostruire il nesso causale).
6.1.2LA RESPONSABILITA’ PERSONALE DEL ROBOT

Nel 2017, il Parlamento europeo ha invitato la commissione europea a proporre diverse soluzioni per
definire un regime di responsabilità dei robot. La soluzione proposta dalla commissione suggerisce che i
robot possono rispondere personalmente dei danni ha causati  Essere considerati persone
elettroniche responsabili di risarcire qualsiasi danno da loro causato.

l'idea che i robot possono essere considerati persone elettroniche si basa sull’assunto che, grazie agli
sviluppi dell’intelligenza artificiale, anche le macchine sono capaci di elaborare soluzioni in maniera
autonoma e di metterle in atto.  Questa capacità tecnologica di autodeterminarsi consentirebbe di
classificare i robot come soggetti invece che come oggetti nelle mani dell'uomo.

Ciononostante, vi sono degli elementi problematici:

- imputabilità del robot: per rispondere alle conseguenze di un fatto dannoso, occorre che il
danneggiante sia capace di intendere e di volere - i robot non hanno questa capacità: la tecnologia
ed i processi di autoapprendimento consentono di produrre macchine capaci di effettuare delle
scelte di metterle in atto, sebbene esse non siano in grado di comprenderne il significato ed il
valore sociale.  il problema dell’imputabilità potrebbe essere superato.
- responsabilità dolosa: certamente bisogna escludere che la condotta di un robot possa essere
dolosa. Il dolo, infatti, indica una condotta intenzionale; pur ammettendo che il robot voglia, perché
dotato di una certa misura di volontà, è escluso che esso comprende le conseguenze delle proprie
azioni. Pertanto, la responsabilità dolosa del robot non può essere ipotizzata.
- responsabilità colposa: la condotta colposa di un robot può che rispondere alla mancata
osservanza degli ordini e delle istruzioni impartite con la programmazione.
Il robot autonomo, grazie all’intelligenza artificiale, è in grado di compiere percorsi di
autoapprendimento. Generalmente, il programmatore assegna ad un robot l'obiettivo di realizzare
e non codifica tutte le specifiche istruzioni a questo deve attenersi per raggiungerlo. L'algoritmo su
cui si basa il software del robot è allenato a raggiungere l'obiettivo attraverso la memorizzazione di
dati e poi evolve in forza dei processi di autoapprendimento (ES: un robot autonomo sa scrivere
nuove istruzioni autonomamente).
- nesso causale: si tratta del nesso tra fatto (la condotta colposa del robot) e danno.  Per accertare
che una determinata condotta sia stata la causa diretta del danno, si ricorre al criterio della
causalità adeguata e verifica, ovvero se il fatto compiuto sia stato normalmente adeguato a
cagionare proprio quel certo evento dannoso.
L'accertamento del nesso causale e molto difficile da effettuare, proprio perché non tutte le
condotte dei robot sono preferibili.

Chi paga il risarcimento del danno?


A meno di dotare ciascun robot di un patrimonio autonomo, si deve individuare un soggetto capace di
adempiere le obbligazione pecuniaria che sorge dal fatto illecito e virgola quindi virgola di pagare la somma
di denaro per risarcire il danno.
7.IL REGIME DI ASSICURAZIONE OBBLIGATORIO

È fondamentale affrontare il problema del fatto illecito del robot mediante l'introduzione di un regime di
assicurazione obbligatorio, su modello di quello previsto per la circolazione delle automobili.

Questa soluzione è stata presa in considerazione anche dal Parlamento europeo nel 2017, secondo cui
l'assicurazione dei robot dovrebbe tenere conto di tutte le potenziali responsabilità lungo la catena. Tale
regime, inoltre, potrebbe essere integrato da un fondo per garantire la possibilità di risarcire i danni in caso
di assenza di copertura assicurativa.

Il Parlamento ha poi invitato la commissione a valutare le implicazioni di tutte le soluzioni giuridiche che
possono essere adottate in questo settore e virgola in particolare virgola di alcune che esso menziona
esplicitamente:

1. il regime di assicurazione obbligatorio può essere istituito per categorie specifiche di robot
2. la costituzione di un fondo di garanzia per risarcire il danno causato da un robot non assicurato
3. un regime di responsabilità limitata per il produttore, il programmatore, il proprietario e l'utente
che abbiano costituito un fondo di garanzia
4. la scelta tra la creazione di un fondo generale per tutti i robot o di un fondo individuale per ogni
categoria di robot
5. l'istituzione di un numero di immatricolazione individuale, al fine di associare in modo evidente il
robot al suo fondo.

l'idea di introdurre un regime assicurativo obbligatorio supera molti dei problemi interpretativi che
abbiamo visto, ciOnonostante presenta alcune criticità. In particolare, con l'applicazione di questo modello,
si fa a meno di usare le regole della responsabilità civile in funzione deterrente: il rischio è che i produttori
non siano incentivati a produrre robot sempre più sicuri e che i proprietari usano i robot senza seguire
diligentemente le istruzioni ricevute.

Sarebbe necessario, dunque, per garantire efficacia regime di assicurazione obbligatoria che tutte le
giurisdizioni più coinvolte dalle trasformazioni della robotica si dotassero di uno strumento assicurativo con
annessa la copertura assicurativa, sottoscritta da produttori e proprietari.