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L’UNIVERSO

Possiamo dire che l’Universo è tutto ciò che esiste in forma di massa e energia ed è in
continua espansione. Se in una notte guardiamo in cielo, vediamo una miriade di puntini
luminosi ed è proprio questo che forma l’Universo. Essi sono stelle, pianeti e galassie che
all’apparenza risultano vicini, ma in realtà sono così lontani che è stata definita una nuova
unità di misura; l’unità astronomica che equivale a (1496 x 10^11) 150 milioni di kilometri
(distanza tra il sole e la Terra) mentre per distanze più grandi è stato introdotto l’anno luce
ovvero la distanza che percorre la luce in un anno, ovvero 9460 miliardi di kilometri.
A noi può sembrare che siano le stelle a girare intorno a noi, ma in realtà è la Terra che
girando intorno a se dà, l’impressione che le stelle girino intorno al pianeta, per questo
viene definito moto apparente, che dura 24 ore.
Le stelle si dividono in occidue: che sorgono ad est e tramontano ad ovest
E circumpolari; che compiono una rotazione in senso antiorario.
Ci sono poi stelle sempre vicine allo stesso modo e così formano le costellazioni. Anche
questa è un’immagine apparente, infatti non sono sullo stesso piano, ma sono molto
distanti tra di loro.

LUCE
Le stelle sono corpi gassosi che emettono energia sottoforma di radiazioni
elettromagnetiche, per via delle reazioni nucleari che avvengono al loro interno.
La luce è costituita da radiazioni elettromagnetiche emesse da una sorgente che si propaga
nello spazio. Ogni radiazione può essere rappresentata come un’onda
Spettro elettromagnetico: TV RADIO, RADAR, MICROONDE, INFRAROSSO, LUCE
VISIBILE , ULTRAVIOLETTO RAGGI X , RAGGI GAMMA
Per conoscere la composizione chimica delle stelle viene usato lo spettroscopio. Questo
strumento analizza la luce emessa, separando le radiazioni, attraverso un prisma, in base
alla loro lunghezza d’onda ( ovvero la distanza tra le creste di due onde) ottenendo così lo
spettro stellare (suddivisione della luce di una stella in tante radiazioni in base alla loro
lunghezza d’onda)
Una radiazione è formata da:
Lunghezza d’onda; distanza tra le creste di due onde (amda)
Ampiezza; distanza dall’asse di propagazione
Frequenza; numero di oscillazioni nell’unità di tempo (ni)
Amda e ni sono due grandezze inversamente proporzionali.
La rifrazione consiste in un raggio luminoso che attraversa 2 sostanze trasparenti con
densità diversa subisce una deviazione per via della diversa lunghezza d’onda
La dispersione dipende dal grado di rifrazione che le radiazioni monocromatiche
subiscono incidendo il prisma di vetro. Ognuna di esse viene deviata in maniera diversa.
Verranno deviate maggiormente quelle con lunghezza d’onda minore e viceversa.
L’immagine della radiazione emessa da una sorgente che attraversa uno spettroscopio e va
a impressionare uno schermo costituisce lo spettro della radiazione studiata.
Equazione di planck afferma che l’energia di una radiazione è direttamente proporzionale
alla frequenza. “energia= frequenza per una costante”
Spettri di emissione continui: quegli spettri nei quali sono presenti e sfumati tutti i
colori dello spettro. Di solito danno spettri continui tutti i corpi incandescenti, solidi
liquidi e gassosi fortemente compressi
Spettri ad emissione a righe: spettri nel quale non notiamo nessuna sfumatura di
colori, bensì delle linee nette colorate su sfondo nero, tipici di gas a bassa pressione, il
numero di righe indica l’amda (lunghezza d’onda) e la frequenza varia in base al gas
analizzato. Ogni elemento gassoso o reso gassoso ha il suo spettro di emissione.
Spettro di assorbimento: quando un gas o un vapore di temperatura inferiore rispetto
a quella della fonte di luce viene interposto tra la sorgente e lo spettroscopio si ottiene uno
spettro di assorbimento che presenta una o più righe nere, su sfondo colorato. Le righe
nere rappresentano le lunghezze d’onda mancanti, ovvero parte dell’energia che viene
assorbita dai gas più esterni
Confrontando lo spettro di emissione e di assorbimento di una stessa sostanza si nota che
le righe nere dello spettro di assorbimento cadono nella stessa posizione delle righe
colorate dello spettro di emissione. Se ne conclude che tutte le sostanze assorbono
radiazioni luminose nella stessa lunghezza d’onda e frequenza di quelle che sono in grado
di emettere.

LE REAZIONI TERMONUCLEARI
nelle stelle c’è un nocciolo che emette tutte le radiazioni e un gas intorno ad esso che
assorbe le stesse che lui riesce ad emettere. Le reazioni che avvengono nelle stelle non
seguono le leggi chimiche. Infatti, mentre la chimica dice che la somma delle masse dei
reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti (legge lavoisier), le reazioni
termonucleari nelle stelle avvengono con difetto di massa. Tutto ciò che manca viene
infatti trasformato in energia.
4 nuclei di idrogeno-> 1 nucleo di elio(massa minore della somma dei 4 atomi di idrogeno)
+ energia
Il difetto di massa può essere calcolato con l’equazione di einstein :
E (energia) = mc2 (massa x costante della velocità della luce al quadrato)

LUMINOSITÀ DELLE STELLE


Per misurare la luminosità delle stelle viene utilizzato uno strumento chiamato fotometro,
che quantifica la luce emessa da una fonte. L’unita di misura della luminosità è la
magnitudine e tra un livello di magnitudine e l’altro c’è una differenza di 2.5 volte; inoltre
una più è luminosa più ha un livello di magnitudine basso. Per stelle luminose sono stati
introdotti livelli negativi. Però noi non riusciamo a misurare l’effettiva luminosità di una
stella, ma solo la sua magnitudine apparente, ovvero dalla Terra. Così per confrontare
delle stelle che sono a distanze differenti si calcola la magnitudine di una stella se fosse a
una distanza stabilita dalla Terra (viene sempre considerata a 32,6 anni luce) cosi facendo
abbiamo notato che il sole in realtà ha una magnitudine assoluta di solo 4.7, quindi la
stessa delle stelle poco luminose che vediamo ad occhio nudo.

LE GALASSIE
Le galassie sono degli agglomerati di stelle e materia interstellare. Anche la Terra fa parte
di una galassia, che viene comunemente chiamata Via Lattea, il cui diametro misura
100.000 anni luce, e i bracci e le stelle girano intorno al centro della galassia(es. Braccio di
Orione). Esse possono assumere diverse forme:
a spirale, a spirale barrata (come la nostra) ellittica e irregolare. Spesso le galassie tendono
anche a riunirsi, infatti la Via Lattea fa parte del Gruppo Locale, ovvero un gruppo di una
ventina di galassie tra le quali anche le Nubi di Magellano e Andromeda, che riusciamo a
vedere dalla Terra.

NASCITA DELLE STELLE


Le stelle nascono dalle nebulose (composte da polveri e gas) nelle quali le particelle si
avvicinano e creano delle zone di maggiore densità chiamate nuclei (Globuli di Bok, veri
addensamenti di polveri e gas). All’interno di questi globuli l’energia cresce, aumenta la
temperatura e si forma una protostella, il nucleo si riscalda sempre di più e se la massa
iniziale è scarsa non si forma una stella ma una nana bruna, se invece la massa è
abbastanza grande si innescano delle reazioni che trasformano gli atomi di idrogeno in
atomi di elio avviando delle grandi emissioni di calore. Esse fanno espandere i gas fino
all’esterno, fino a compensare la forza di gravità.
Quando tutto l’idrogeno si è trasformato in elio il nucleo si contrae su se stesso,
aumentando la temperatura e innescando delle reazioni che trasformano l’elio in carbonio,
emettendo ancora più energia, tornando cosi ad un nuovo equilibrio e trasformandosi in
gigante rossa.
Quando l’elio esaurisce, l’evuluzione della stella dipende dalla sua massa:
-se essa è inferiore a quella del sole, essa collassa e si trasforma in una nana bianche,
caldissima,piccola, densa e che emette radiazioni bianche, no reazioni.
-se essa è come quella del sole, essa può espellere i suoi strati più esterni generando le
cosiddette nebulose planetarie(nelle quali il nociolo è una nana bianca), oppure delle nove
-se essa è dieci volte quella del sole, essa esplode in modo violento, e gran parte della stella
definita supernova si disintegra; il materiale che invece non si è distaccato si trasforma in
una stella di neutroni (no luce/ reazioni. Gli elettroni penetrano nei nuclei, combinandosi
con i protoni e creano i neutroni. Densità molto elevata e la pressione della gravità
aumenta)
-se invece la massa è decine di volte quella del sole, la stella continua a collassare arrivando
poi a generare veri e propri buchi neri (densità enorme che attrae luce e materia)

IL DIAGRAMMA H-R
Il diagramma H-R è un grafico che viene utilizzato per rappresentare la luminosità e la
temperatura superficiale delle stelle. In questo grafico le stelle non si distribuiscono a caso,
ma la maggior parte viene raccolta lungo una fascia che attraversa tutto il grafico e viene
chiamata frequenza principale. Lungo questa fascia le stelle sono disposte da quelle blu
(più calde e con massa almeno 50 volte quella del sole) fino a quelle rosse (più fredde e
1/10 rispetto al sole) il sole si trova in una posizione intermedia, e viene rappresentato
come una stella gialla. Fuori dalla sequenza principale , in alto a destra compaiono le
giganti rosse (esse hanno la stessa temperatura superficiale delle stelle rosse che si trovano
nella sequenza principale, ma sono più grandi e di conseguenza più luminose, a tal punto
da essere dette supergiganti) invece in basso a sinistra ci sono le nane bianche (che hanno
lo stesso colore di quelle nella sequenza principale ma sono più piccole e di conseguenza
meno luminose)

LE STELLE DI 2° GENERAZIONE
All’inizio le stelle erano formate solo da idrogeno e elio. Poi le supernove, diffondendosi
nello spazio, diffondono elementi più pesanti. Ciò rende possibile la formazione di sistemi
stellari ricchi di ferro, ossigeno, silicio…, cosa che non sarebbe successa se la nostra stella si
fosse evoluta da una nebulosa primordiale.

L’ORIGINE DELL’UNIVERSO
la scienza che studia l’origine e l’evoluzione dell’Universo viene definita la Cosmologia, e
basandosi su ipotesi e vari dati, non ha modo di verificare la loro correttezza. L’ipotesi più
accreditata è quella del Big Bang, che accadde 13,8 miliardi di anni fa, in cui tutta la
materia era concentrata in un volume più piccolo di un atomo, con densità infinita e
temperatura di miliardi di gradi. Quel nucleo di energia è poi esploso e ha iniziato a
dilatarsi. Questo è chiamato istante 0. Dall’istante 0 ai 10-43 secondi si crea il volume
dell’universo e la temperatura scende tantissimo (era di Planck). Con il passare del tempo
la sfera di fuoco prese a espandersi con un ritmo più lento e si crearono i primi elettroni,
protoni e neutroni e i primi nuclei, fino ad arrivare poi alla formazione di gas di idrogeno
ed elio. Dopo circa 1 miliardo di anni si forma il quasar. Dopo 4 miliardi si formano i gas e
gli elementi più pesanti. Dopo 7 miliardi di anni, infine, si formano stelle e sistemi solari.
Ci sono 3 teorie sulla fine dell’Universo
Morte calda: l’Universo smetterà di dilatarsi e si restringerà riscaldandosi
Morte fredda: L’Universo continuerà a espandersi all’infinito diventando sempre più
freddo e oscuro
Universo stazionario: L’universo raggiungerà una fase di equilibrio senza più espandersi o
restringersi
LA LEGGE DI HUBBLE
Hubble fu un importante astronomo, che osservando gli spettri di alcune galassie, dedusse
che esse si stavano allontanando a una velocita di migliaia di kilometri al secondo, e come
definisce la legge di Hubble (velocità di allontanamento= distanza delle galassie x la
costante di Hubble) le galassie si allontanano con la velocità tanto più alta quanto sono
distanti. Tutto ciò può esse spiegato se si ammette che l’Universo è in continua espansione,
per cui ogni oggetto che ne fa parte si allontana da ogni altro. Basta prendere un palloncino
sgonfio e disegnarci dei puntini con un pennarello che rappresentano le galassie, se si va a
gonfiare in seguito il palloncino, vedremo che i puntini si allontano sempre di più man
mano che gonfiamo il palloncino
RADIAZIONE COSMICA DI FONDO
al momento del Big Bang, probabilmente ci fù una violenta di emissione di energia sotto
forma di radiazioni in ogni direzione che si diffuse poi per tutto l’Universo. Essa fu
scoperta nel 1964 da due fisici, che scoprirono la radiazione cosmica di fondo quasi per
caso. Loro stavano mettendo a punto un satellite per le comunicazioni, quando la stessa
antenna iniziò a percepire delle microonde che provenivano da ogni direzione. All’inizio
crederono che si trattasse solo di un rumore, ma dopo diversi studi si capì che era un vero e
proprio resto di quella che viene definita “radiazione primordiale” che rappresenta
l’immagine dell’universo quando aveva circa 300,000 anni.

IL SISTEMA SOLARE
Il sistema solare è composto da vari corpi celesti che si muovono intorno al sole, e si ritiene
che si formarono 4.6 miliardi di anni fa. Esso è composto
_Dal sole; il centro del sistema solare, e rappresenta il 99% di tutta la materia presente
_Da 8 pianeti
_59 satelliti che ruotano intorno ai pianeti
_Migliaia di asteroidi, che possono essere raggruppati con dimensioni ridotte, oppure
isolati con dimensioni maggiori
_ Migliaia di meteoroidi, simili a gli asteroidi ma troppo piccoli per essere considerati tali
_ e moltissime masse ghiacciate che si trovano nelle parti più esterne del Sistema Solare e
formano le comete

I pianeti sono molto diversi tra di loro, ma nonostante ciò hanno delle caratteristiche
comuni:
_Hanno tutti una forma pressoché sferica
_Orbitano tutti intorno al sole, con il moto di rivoluzione
_Ruotano intorno a se stessi
_Hanno l’asse di rotazione inclinato

ORDINE DEI PIANETI

Sole
Mercurio
Venere
Terra
Marte
Giove
Saturno
Urano
Nettuno
IL SOLE
Il sole è una sfera composta da sostanze gassose (principalmente idrogeno ed elio) che
produce energia per via delle reazioni che avvengono al suo interno.
Ha un raggio di 700.000 km e un volume di 1.300.000 volte quello della terra, mentre la
sua densità è di 4 volte inferiore a quello della terra. Emette energia da 5 miliardi di anni, e
secondo alcuni studi è solamente alla metà della sua vita. Grazie inoltre a diversi dati
raccolti siamo riusciti a individuare la struttura esterna del sole (ovvero quella che
riusciamo a vedere) ma, applicando le diverse leggi della fisica siamo riusciti a ipnotizzare
la struttura interna.
Essa è formata da:
_Nucleo: dove avvengono le reazioni nucleari che producono energia, zona più calda
_Zona Radiativa: l’energia emessa dal nucleo viene assorbita dagli atomi di gas che la
emettono verso l’esterno, calore trasmesso tramite onde elettromagnetiche, materia in
stato di plasma(nuclei atomici separati degli elettroni)
_Zona convettiva: composta da flussi di materia calda che salgono verso la zona radiativa e
riscendono dopo essersi raffreddati, il calore è trasmesso tramite convenzione
_Fotosfera: è composta da una struttura a granuli di circa 1000 km di diametro e sono
formati dagli spostamenti dei materiali caldi nella zona convettiva
_Cromosfera: gas incandescente che si vede solo durante le eclissi totali di sole, sottile
involucro di gas rossastro, atomi di idrogeno che a basse temperature emettono radiazioni
rossastre
_ La corona: un involucro di gas ionizzati ( ovvero che hanno carica elettrica) che si
estendono per migliaia di km diventando via via più rarefatti.

ALTRE ATTIVITÀ SOLARI


Oltre all’emissione di energia, il sole è responsabile di alcune attività che hanno luogo nella
sua parte più esterna. Essi sono:
_Le macchie solari; ovvero aree meno calde rispetto alla superficie e che hanno quindi un
colore più scuro e sono spesso riuniti in gruppo che dopo una settimana scompaiono
_Le protuberanze; ovvero quelle che vengono definite come lingue luminose di gas che
raggiungono anche i 20.000 km di altezza
_I brillamenti, cioè delle violente emissioni di energia che causano diversi disturbi alle
telecomunicazioni sulla Terra
_e infine il vento solare; ovvero un flusso di elettroni, protoni e nuclei di elio che viaggiano
in assenza di atmosfera, anche a 500 km al secondo

LE LEGGI DI KEPLERO
Raccolta di 3 leggi del diciassettesimo secolo che comprendono la prima descrizione
matematica del moto dei pianeti:
- 1 LEGGE :
I pianeti si muovono secondo orbite ellittiche e comprendono il sole in uno dei due fuochi.
Ellisse: luogo geometrico dei punti del piano nei quali la somma delle distanze dai 2 punti
fissi detti fuochi, situati sull’asse maggiore, è costante.
L’ eccentricità di un’ellisse descrive quanto è schiacciato un’ellisse e si calcola attraverso il
rapporto tra la distanza tra i fuochi e l’asse maggiore.
La linea che congiunge Afelio(più lontano dal sole) al Perielio (più vicino) è la Linea degli
Apsidi.
La conseguenza di questa legge è che i pianeti non sono sempre alla stessa distanza dal
sole.
- 2 LEGGE :
Il segmento(raggio vettore) che congiunge il pianeta con il Sole percorre aree uguali in
tempi uguali.
Conseguenza legge→ i pianeti non mantengono sempre la stessa velocità. Essa è massima
in perielio e minima in afelio.
- 3 LEGGE :
I quadrati dei tempi impiegati dai pianeti a compiere le loro orbite sono proporzionale ai
cubi dei semiassi maggiori delle loro orbite
a3
k= _ } direttamente proporzionali
T2
Conseguenza legge→ se la distanza di un pianeta dal Sole è maggiore, sarà maggiore il
tempo che ci mette per compiere un giro

NEWTON
Comprese che le forze che regolano il moto dei pianeti rispettano la gravitazione
universale.
ORBITA ELLITTICA→ risultato di 2 forze:
. inerziale (il pianeta tenderebbe sempre a procedere in linea retta)
. gravità

I PIANETI TERRESTRI
Quei pianeti con pochi satelliti, con atmosfera poco densa, rocciosi e con struttura a gusci
concentrici. Sono 4:

MERCURIO: Il pianeta più piccolo. No atmosfera per mitigare il clima→ escursione


termica molto grande; o per difendere il pianeta dai meteoriti. 88 giorni (sole) 59 giorni(se
stesso).

VENERE: 225 giorni e 243 giorni. Atmosfera di anidride carbonica. Superficie con crateri,
rilievi,vulcani e depressioni

TERRA: Più grande tra i terrestri. 365 giorni e 24 ore. Atmosfera di azoto e ossigeno.

MARTE: 687 giorni e 24 ore e 40 minuti. Ci sono le stagioni, ma più lunghe rispetto alle
terrestri. Atmosfera rarefatta. Calotte glaciali ai poli, vulcani,crateri,movimenti della
crosta, fenomeni di erosione e deposizione.

I PIANETI GIOVIANI

GIOVE: Il pianeta più grande. 12 anni e 10 ore. Idrogeno metallico intorno al nucleo. Atmosfera di
idrogeno e elio. MACCHIA ROSSA→ perturbazione atmosferica causata dalla velocità di rotazione
molto elevata. È una stella mancata, nana bruna.

SATURNO: 30 anni e 10 ore. Cintura di anelli con all’interno detriti e all’esterno ghiaccio. Atmosfera
di idrogeno e elio.

URANO: 84 anni e 17 ore(asse parallela all’orbita). Atmosfera di idrogeno, elio e metano. Al polo
nord ci sono celle convettive temporalesche, mentre ci sono nubi merlate.

NETTUNO: 165 anni e 16 ore. Ha 3 anelli e 8 satelliti(tritone il più grande). Ci sono molte nubi di
idrogeno e metano. Non è osservabile ad occhio nudo, Pianeta azzurro a causa del metano. Atmosfera di
idrogeno e elio.
I PIANETI NANI
Corpi con massa abbastanza grande per avere forma sferica, ma non sufficiente per ripulire
la loro orbita dai corpi minori.

PLUTONE: (retrocesso nel 2006 da pianeta)


Si trova dopo Nettuno, ma a volte a causa della sua orbita schiacciata si trova più vicino al
Sole rispetto a Nettuno.

CERERE: Nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove

ERIS: fascia di Kuiper

CORPI MINORI:
ASTEROIDI: frammenti rocciosi irregolari (300 km→ 1 o 2 km). Principali ammassi
nella fascia di Kuiper e tra Marte e Giove.
METEORE: frammenti di comete estinte/ asteroidi incendiati dopo essere entrati in
contatt0 con l’atmosfera. Periodi dell’anno in cui la Terra attraversa sciami di meteore:
Perseidi→ 10 agosto Leonidi→ 15 aprile
METEORITI: Provenienti da asteroidi che precipitano al suolo dopo aver attraversato
l’atmosfera(dai pochi g alle decine di tonnellate). I più grandi hanno scavato sulla Terra
grandi crateri e si pensa siano causa di disastri ecologici.

COMETE
Formate da tre parti:
- NUCLEO: costituito da metalli, silicati, metano, ammoniaca, acqua e anidride carbonica,
tutti congelati. Quando la cometa passa vicino al Sole essi SUBLIMANO (solido→ gas). Si
forma un vapore luminoso che forma la chioma.
- CHIOMA: con il vento solare si dispone dalla parte opposta a quella dovesi trova il Sole e
forma la coda della cometa
- CODA: formata da polveri e gas ionizzati→ SCIA LUMINOSA
Possono essere di 2 tipi:
• CHIUSE: la loro rotazione parte in un punto e finisce in quello stesso punto→ si
muovono secondo un’ellisse. In base al tempo che impiegano per compiere la loro
orbita si distinguono in:
- COMETE A PERIODO BREVE (< 200 anni) → Halley (76 anni) e Henke (3 anni e 4
mesi)
- COMETE A PERIODO LUNGO(>200 anni) → Hale Bopp (poco + di 200 anni)
• APERTE: hanno due tipi di traiettorie: PARABOLA e IPERBOLE. Durante il loro
tragitto si avvicinano al Sistema Solare per poi allontanarsi e non avvicinarsi mai
più.
Nelle comete sono state ritrovate, inoltre, tracce di forme di vita organiche (glicina→
proteina)
LA FORMA DELLA TERRA

All’inizio si pensava che la Terra fosse piatta, ma dopo numerose ricerche e le foto dallo
spazio si ha la prova certa della sfericità della Terra.
Anche se a primo impatto la terra sembrerebbe una sfera, osservando meglio si può notare
che i poli sono più schiacciati e che l’equatore è più rigonfio, perciò la forma geometrica
che più si avvicina alla forma della terra è un ELLISSOIDE DI ROTAZIONE(si fa ruotare
un’ellisse su un suo asse, in questo caso il minore). Questa forma non è ancora esatta però,
a causa dei vari rilievi e depressioni della superficie terrestre(superficie non omogenea).
Per questo si definisce la terra come un GEOIDE( solido la cui superficie è perpendicolare
in ogni punto a un filo a piombo, rigonfio in corrispondenza dei continenti e leggermente
depresso in corrispondenza degli oceani).

PROVE INDIRETTE DELLA SFERICITÀ DELLA TERRA


• L’altezza delle stelle varia se ci si sposta lungo un meridiano→ stella polare si
innalza se si va verso nord e si abbassa se si va verso sud.
• L’orizzonte aumenta di diametro con il crescere dell’altitudine del punto di
osservazione
• i viaggi di circumnavigazione
• l’analogia con gli altri pianeti
• l’ombra che la Terra proietta sulla Luna durante le eclissi di Luna
• il fatto che il peso di un corpo non differisca molto da un luogo a un altro dimostra
che tutti i punti della superficie terrestre sono circa equidistanti dal centro di
gravità.

IL CALCOLO DI ERATOSTENE
Riteneva che Alessandria e Assuan fossero sullo stesso meridiano e per provarlo eseguì un
calcolo della circonferenza terrestre molto simile alla realtà.
Egli misurò l’angolo che i raggi del sole di mezzogiorno formavano con la verticale di
Alessandria: 1/50 di 360°.
Per questo la distanza tra Assuan e Alessandria doveva essere 1/50 della circonferenza
terrestre.
Moltiplicando per 50 la distanza tra le due città si ottiene un valore molto vicino a qeullo
reale: 39 400 km circa (sbaglia di circa 600 km).

LE COORDINATE GEOGRAFICHE
Per localizzare un punto sulla superficie terrestre si una un RETICOLATO GEOGRAFICO
formato da PARELLI e MERIDIANI.
1. MERIDIANI: dall’intersezione con il globo terrestre che passano per il suo asse di
rotazione otteniamo delle linee chiuse che formano delle approssimate
circonferenze. Comunemente si considerano meridiani solo le semicirconferenze,
completate poi dal loro opposto antimeridiano. Il meridiano che prendiamo come
riferimento è il meridiano passante per l’osservatorio di greenwich
2. PARALLELI: dall’intersezione con la sfera terrestre di piani perpendicolari all’asse
terrestre, otteniamo i paralleli. A seconda della loro distanza dal centro della Terra
le circonferenze sono più o meno grandi. Come parallelo di riferimento prendiamo
l’Equatore, il cui piano passa attraverso il centro terrestre.
LA LONGITUDINE E LA LATITUDINE
La LONGITUDINE di un qualsiasi punto sulla superficie terrestre è data dall’angolo
compreso tra il meridiano di riferimento e quello passante per il punto. Viene misurato in
gradi e frazioni di grado. Nell’esprime la longitudine va specificato se il punto si trova a
EST o a OVEST del meridiano di riferimento.
La LATITUDINE di un punto è data dall’angolo corrispondente all’arco di meridiano che
congiunge il punto con l’Equatore. Anche questa è espressa in gradi e frazioni di grado.
Nell’esprime la latitudine va specificato se il punto è a NORD o è a SUD(se si trova
nell’emisfero boreale o australe)
MOTO DI ROTAZIONE DELLA TERRA
La Terra compie un moto di rotazione intorno al suo asse in senso antiorario (ovest→ est)
in un tempo chiamato GIORNO SIDEREO (23 h, 56 m e 4 secondi ) ed è quell’intervallo di
tempo collocato tra 2 passaggi di una stella sullo stesso meridiano. Un altro modo per
calcolare la durata di questa rotazione è il GIORNO SOLARE (24 h esatte) ed è l’intervallo
l’intervallo di tempo tra 2 passaggi del sole sullo stesso meridiano.
PERCHÉ QUESTA DIFFERENZA?
Mentre intercorre il giorno la Terra si sposta, quindi, quando il Sole torna sullo stesso
meridiano la Terra si è spostata di un certo angolo(ci vuole 1 anno per farlo tornare come
prima).
La Terra, infatti, mentre ruota su se stessa, ruota anche intorno al Sole spostandosi ogni
giorno di 1° (365 giorni→ 360°).
Poiché la Terra impiega 4 minuti per ruotare su se stessa di 1°, il giorno solare è più lungo
di 4 minuti rispetto a quello sidereo, che è l’effettiva durata della rotazione.
PROVE INDIRETTE
• Apparente spostamento diurno dei corpi celesti (sole, stelle, pianeti, luna) sulla
sfera terrestre da est verso ovest in 23h 56’ 4’’. Il moto è apparente perché è una
conseguenza della rotazione terrestre inverso opposto.
• Analogia con gli altri pianeti del Sistema Solare, dotati tutti di un moto di rotazione
PROVE DIRETTE
• ESPERIENZA DI GUGLIELMINI: lui sale sulla torre degli Asinelli (Bologna) e dalla
cima tira un grave. Se la Terra fosse ferma, esso sarebbe soggetto alla sola forza si
gravità e cadrebbe secondo la verticale, ma poiché la Terra ruota attorno al suo asse,
il corpo viene trascinato (in questo caso di 17 mm), insieme alla torre in questo
movimento e possiede una velocità lineare di rotazione. Questo valore aumenta al
crescere dalla latitudine della quota di altitudine. Un corpo in caduta libera tende a
mantenere la velocità di rotazione iniziale, perciò giungerà al suolo in un punto
spostato ad est rispetto alla verticale.
• ESPERIENZA DI FOUCAULT: lui sospese alla cupola del pantheon di Parigi un
pendolo (filo molto lungo al quale era sospesa una sfera abbastanza pesante, alla
quale applicò un’asticina che sfiorava il pavimento cosparso di sabbia) strutturato in
modo che le sue oscillazioni potessero continuare per ore in ogni direzione. Dai
segni lasciati a terra dal pendolo, lui poté osservare che il piano delle oscillazioni
roteava lentamente in senso orario. Foucault perciò dedusse che l’apparente
rotazione del piano era perciò dovuta alla rotazione terrestre che avviene in senso
antiorario.
CONSEGUENZE DEL MOTO DELLA TERRA
• Alternarsi del dì e della notte(attraverso un CREPUSCOLO, momento causato da
una rifrazione causata dall’atmosfera terrestre in cui sembra che il sole
sorga/tramonti prima)
• variazione della forza centrifuga: essa dipende appunto dalla velocità lineare, quindi
la centrifuga è nulla ai poli e massima all’equatore
• LA FORZA DI CORILIS: forza apparente che agisce sui corpi in movimento. Questa
agisce in modo che ogni corpo che si muova liberamente dall’equatore ai poli venga
deviato dalla sua direzione originale( verso destra nell’emisfero settentrionale e
verso sinistra in quello meridionale). Questa forza provoca la deviazione ai corpi che
si muovono lungo i paralleli, mentre non si verifica quando un corpo si muove lungo
l’equatore. Questa forza si può spiegare in base alla velocità lineare: un corpo che si
sposta dalla zona equatoriale a quella polare incontra punti con velocità minore. Il
corpo, tendendo a mantenere la velocità iniziale, si troverà perciò in anticipo
rispetto ai punti della superficie che incontra. Viceversa, quando un corpo si sposta
dai poli all’equatore incontra punti che si muovono più velocemente, per cui subisce
un ritardo e subisce una deviazione verso ovest.
MOTO DI ROTAZIONE
La Terra ruota intorno al suo asse in senso antiorario.
Questo moto ha 2 valori di velocità:
• VELOCITÀ ANGOLARE: uguale in ogni luogo della terra ed è il rapporto tra
l’angolo al centro, che corrisponde all’arco di circonferenza percorso e l’unità di
tempo (unità di misura: gradi/secondi)
• VELOCITÀ LINEARE: il suo valore è massimo all’equatore e nullo ai poli,
aumentando a mano a mano che ci si allontana dall’asse di rotazione e aumenta con
l’altitudine; è il rapporto tra l’arco di circonferenza percorso da un punto e l’unità di
tempo (u.m. metri/secondi)
MOTO DI RIVOLUZIONE
Come tutti i pianeti, anche la Terra compie un suo moto di rivoluzione intorno al Sole.
Durante questo moto, quando il pianeta si trova in afelio è a distanza massima dal Sole
(152 mln di km) mentre in perielio è a distanza minima (147 mln di km) e la velocità del
pianeta è massima in perielio e minima in afelio.
Il tempo impiegato per compiere una rivoluzione completa è detto:
• ANNO SIDEREO (365g 6h 4m 10s) definito come l’intervallo di tempo tra 2
passaggi successivi del Sole nello stesso punto dello zodiaco.
• ANNO SOLARE (365g 5h 48m 46s) definito come l’intervallo di tempo tra 2
successivi equinozi o solstizi uguali e dura circa 20 minuti in meno di quello
sidereo.
Questa differenza è causata dalla precessione degli equinozi.
L’anno solare è utilizzato per stabilire l’anno civile (365g esatti), ma essendo questo più
corto di 6h ogni 4 anni si aggiunge 1 giorno(29 febbraio).
Continuando però ad esserci una differenza di 11 minuti, papa Gregorio crea una
Calendario Gregoriano dove sono bisestili solo gli anni secolari divisibili per 400(si saltano
tre anni ogni 400).
ZODIACO
Fascia della volta celeste che si estende per 9° da entrambi i lati dell’eclittica (percorso
apparente del Sole nel suo moto annuo)
STELLE DELLO ZODIACO: costellazioni alla quali da tempo sono stati assegnati nomi di
esseri viventi reali o fantastici (segni zodiacali).
ASSE DI ROTAZIONE
L’asse di rotazione terrestre è inclinato di 66° e 33’ rispetto all’orbita terrestre e di 23° e 27’
rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita e rimane così per tutto il moto di rotazione
della Terra
PROVE INDIRETTE
• Periodicità annuale con cui la Terra incontra gruppi di stelle cadenti
• Lo studio e il confronto con gli altri pianeti
• movimenti annui del Sole (altezze diverse del Sole sul piano dell’orizzonte e i
movimenti apparenti del Sole sulle costellazioni dello Zodiaco)
PROVE DIRETTE
• Aberrazione della luce proveniente dagli astri: per poter vedere bene una stella con
un telescopio, questo si deve spostare di un certo angolo. Questo perché mentre la
luce della stella passa dalla stella al telescopio, la Terra si è spostata di un certo
angolo, chiamato di aberrazione, sull’orbita di rivoluzione. L’inclinazione da dare al
telescopio si calcola tra 2 vettori: la velocità della luce e quella della rivoluzione
terrestre (minima in afelio e massima in perielio). L’angolo di aberrazione cambia
regolarmente e periodicamente per tutte le stelle.
CONSEGUENZE
• Stagioni
• Diversa durata del dì della notte

SOLSTIZI E EQUINOZI
Sono dei giorni particolari causati dalle variazioni periodiche causate dal moto di
rivoluzione e dall’inclinazione dell’asse terrestre(sempre parallela a se stessa durante tutto
il moto di rivoluzione) e sono 4:
• Solstizio d’estate (21 giugno)
• Equinozio d’autunno (23 settembre)
• Solstizio d’inverno (22 dicembre)
• Equinozio di primavera (21 marzo)
Dalla durata del dì dipende a sua volta la quantità di calore ricevuta dai vari luoghi della
superficie terrestre:
• i periodi dove il dì dura più della notte sono i più caldi
• i periodi dove la notte dura più del dì sono i più freddi
• quando il dì e la notte hanno durate poco diverse si registrano temperature
intermedie.
Questo continuo avvicendarsi di periodi più caldi e freddi viene indicato come l’alternanza
delle stagioni, invertite nei due emisferi. La variazione della distanza dal Sole non ha
importanza nella temperatura, infatti la Terra si trova in perielio il3 gennaio e in afelio il 2
luglio
SOLSTIZIO D’ESTATE
Circolo d’illuminazione: (linea che divide il dì dalla notte, sempre perpendicolare al
piano dell’orbita) passa per i circoli polari artico e antartico.
Raggi: perpendicolari al tropico del cancro
il dì è più lungo nell’emisfero settentrionale
EQUINOZI
La durata del dì e dalla notte è uguale ovunque.
Circolo dell’illuminazione: passa per i poli
Raggi: sempre più inclinati in base alla latitudine e sono perpendicolari all’equatore
SOLSTIZIO D’INVERNO
Circolo d’illuminazione: Tangente al circolo dei poli
Raggi: perpendicolari al tropico del capricorno
il dì è più lungo nell’emisfero meridionale
PARALLELI IMPORTANTI
Tropico del Cancro (23° 27’ N)
Tropico del Capricorno (23° 27’ S)
Antartico (66° 33’ S)
Artico (66° 33’ N)
MOTI MILLENARI
Moti che si compiono in migliaia di anni che vanno ad alterare, nel tempo, la distribuzione
dell’energia solare sulla Terra(causano variazioni climatiche, come anche le glaciazioni…).
Questi sono principalmente causati dall’attrazione gravitazionale che gli altri corpi del
sistema solare(soprattutto il Sole e la Luna) esercitano sulla Terra.
Questi sono 3:
• la precessione luni-solare(moto conico dell’asse terrestre)
• variazione dell’eccentricità dell’orbita
• variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre
MOTO CONICO DELL’ASSE TERRESTRE
La luna e il Sole, rispetto alla Terra, agiscono più intensamente all’equatore, tendendo a
raddrizzare l’asse terrestre, mentre la Terra si oppone, con la sua rotazione, a questo
spostamento tendendo a far conservare all’asse sempre la stessa posizione. Queste due
forze fanno sì che l’asse terrestre compia un moto doppio conico in senso orario.
Il mutamento della direzione dell’asse fa sì che gli equinozi e i solstizi si verifichino ogni
anno di circa 20 minuti in anticipo, per questo questo moto millenario è chiamato anche
precessione degli equinozi. L’asse compie un doppio cono completo in 26000 anni,
ma rispetto all’orbita terrestre torna nella stessa posizione dopo 21000 anni(a causa della
forza gravitazionale esercitata dagli altri pianeti, che fa ruotare l’intera orbita terrestre,
intorno al Sole, in senso antiorario).
CONSEGUENZE
• precessione degli equinozi : i punti di equinozi scorrono in senso contrario alla
rivoluzione terrestre con un movimento di 50’’ (secondi) d’arco l’anno. Girando
intorno al Sole, la Terra si ritrova nella posizione di equinozio, non dopo 360°, ma
50’’ d’arco in meno (20 minuti prima)
• cambiamento della posizione dei poli rispetto alla Sfera Celeste: quando la Terra
completerà il suo moto conico, circa tra 13000 anni, la stella polare non segnerà più
perfettamente il nord, ma al suo posto lo farà la stella Vega, della costellazione della
Lira.
VARIAZIONE DELL’ECCENTRICITÀ DELL’ORBITA
L’eccentricità (rapporto, in questo caso, tra la distanza del Sole dal centro dell’orbita e il
semiasse maggiore) dell’orbita terrestre attorno al Sole varia nel tempo, quindi l’orbita è
ora più, ora meno schiacciata. In 92000 anni l’eccentricità della Terra varia tra 2 picchi:
0,003 (minimo)→ 0,0671 (massimo)
VARIAZIONE DELL’INCLINAZIONE DELL’ASSE TERRESTRE
L’attrazione gravitazionale del Sole e della Luna sulla Terra dipende dalle distanze tra
questi corpi. Poiché queste distanze variano continuamente, nel tempo si verifica anche un
mutamento dell’inclinazione dell’asse terrestre. Attualmente l’arco è di 23° e 27’, ma in un
arco di tempo di circa 40000 anni questo può variare da 21° 55’ a 24° 20’. Dall’inclinazione
dell’asse dipende l’insolazione di ogni luogo della superficie terrestre, quindi più aumenta
l’inclinazione, più le stagioni saranno marcate tra loro.
ORIENTAMENTO
Vuol dire rivolgersi ad est, ad oriente. Per orientarsi di giorno si usa il Sole, mentre di notte
si usano le stelle (la stella polare che indica il nord e la croce del sud che indica il sud).
Il percorso del cielo varia a seconda del momento:
• primavera→ autunno, i raggi del Sole più a nord
• autunno→ primavera, i raggi del Sole più a sud
• equinozi, i raggi del Sole sono perpendicolari
MISURA DELLE COORDINATE GEOGRAFICHE
Si misurano tramite la latitudine e la longitudine di un punto sulla superficie terrestre:
• Longitudine→ Si calcola grazie all’Ora Locale (posizione del Sole nel suo moto
apparente intorno alla Terra in 24 h, raggiungendo il culmine nell’arco giornaliero
via via su tutti i meridiani). In 1h il Sole compie circa 15° di giro, quindi in 4 minuti
ne compie 1°. Per calcolare la longitudine basta quindi calcolare la differenza tra
l’ora locale del luogo che ci interessa e quella di Greenwich e poi dividere per 4 il
risultato. Per calcolare, inoltre, se ci troviamo ad est o a ovest rispetto a Greenwich
basta vedere se l’ora locale è maggiore o minore rispetto a greenwich. Se è maggiore
vuol dire che il Sole è sorto prima, perciò il punto è più ad est e viceversa.
Esempio:
Ora locale: 18:00
Ora Greenwich:12:00
18-12=6h
6*15= 90°
6*60 minuti= 360 360:4=90°
18:00>12:00→ 90° Est
• Latitudine→ Si calcola tramite l’altezza delle stelle sul piano dell’orizzonte:
l’angolo formato dalla retta che congiunge i nostri occhi alla Stella Polare e dal piano
dell’orizzonte, è uguale all’angolo che corrisponde alla latitudine del luogo. Si tratta di
latitudine nord se ci si trova nell’emisfero boreale e prendiamo come riferimento la stella
polare. Nell’emisfero astrale il metodo è lo stesso solo che come riferimento si usa la croce
del sud(distante circa 30° dal polo sud celeste). Tale metodo si può usare anche con il Sole,
ma solo nel momento di culminazione negli equinozi, perché altrimenti si troverebbe
sempre su un parallelo posto più a sud o più a nord dell’equatore.
I FUSI ORARI
L’ora locale di ciascuna località, detta anche ora vera, ed è uguale in tutti i punti di uno
stesso meridiano.
L’ora civile, invece, si basa sul sistema dei fusi orari: 24 zone della superficie
terrestre(ognuna che comprende 15° di longitudine) nelle quali l’ora è la stessa ovunque,
prendendo come riferimento il meridiano al centro di queste zone.
Poiché la terra gira da est a ovest, se passiamo da un fuso all’altro verso est si va avanti di
un’ora, mentre se si va verso ovest si va indietro.
Ci sono anche dei Paesi che d’estate adottano l’ora legale in cui si va avanti di un’ora, per
poter sfruttare al massimo le ore di luce.
Al sistema dei fusi viene inoltre associata la linea internazionale del cambiamento di data,
che corrisponde all’antimeridiano di Greenwich. Quindi, se nel tredicesimo fuso è mezzodì,
se ci arriviamo da est è mezzodì di lunedì, se ci arriviamo da ovest è mezzodì di domenica.
IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE
Quando non ci si può orientare attraverso il Sole o le stelle, si può fare riferimento alla
bussola. Essa è costituita da un ago magnetico che si dispone sempre ad indicare il Nord,
risentendo dell'influenza del campo magnetico terrestre. Questo campo magnetico
assomiglia a quello che il nostro pianeta avrebbe, se un'enorme barra magnetica si trovasse
al centro della Terra, inclinata di circa 75° a nord e 60° a sud rispetto all'asse terrestre. I
punti in cui l'asse del campo magnetico incontrano la superficie, sono chiamati Polo Nord e
Polo Sud magnetico. Questi poli non coincidono esattamente con i poli geografici. L'angolo
tra la direzione del Nord magnetico e geografico varia da luogo a luogo e ciò può rendere la
bussola inaffidabile se non si conosce il valore di questo angolo. Addirittura c'è un punto
della superficie in cui la bussola punterebbe verso il Polo Sud geografico, insieme ad
un’altra in cui polo Nord magnetico e geografico coincidono.
Il campo magnetico può essere rappresentato attraverso le sue linee di forza. Gli studiosi di
fisica hanno elaborato un modello secondo il quale il campo magnetico è generato da
correnti elettriche che percorrono il nucleo esterno terrestre. Il campo magnetico è
importante perché ci protegge dal vento solare e dalle radiazioni nocive per gli esseri
viventi. È inoltre responsabile del fenomeno delle aurore polari.
LA LUNA
La Luna è l’unico satellite terrestre e l’unico corpo dove abbiamo messo piede (allunaggio).
Dalla Terra so vede sempre la stessa faccia della Luna, perché i due moti di rivoluzione
hanno più o meno la stessa velocità. Il corpo è quasi sferico, con un raggio medio di 1738
km, circa ¼ di quello terrestre, e con una massa di circa 1/81 di quella terrestre. La Luna
non brilla di luce propria, ma riflette quella del Sole sulla Luna mancano inoltre sia
un’atmosfera che l’acqua, questo perché la sua gravità, circa 1/6 di quella terrestre, non è
sufficiente per trattenere dei gas o dell’acqua. A causa della mancanza di atmosfera non si
verificano i crepuscoli, gli impatti dei meteoriti sono molto più rapidi e distruttivi e c’è una
forte escursione termica (dai 110° ai -150°).
La Luna ha un aspetto molto particolare, caratterizzato da macchie chiare e scure e crateri:
• sono chiamati mari le macchie scure, estese per aree molto ampie. Rappresentano
circa il 20% della superficie visibile e sono quasi assenti nella superficie non visibile.
Sono depressioni sulla superficie lunare, formate con l’impatto dei meteoriti, poi
colmate col tempo da lave fluide eruttate da fessure prodotte nell’ impatto (ora la
luna è stabile, ma prima era soggetta ad intense attività vulcaniche). Ora la lava si è
solidificata e ha formato il basalto lunare (simile a quello terrestre, solo che pieno di
forellini dovuti alla liberazione di bolle di gas della lava in raffreddamento). I mari
sono inoltre ricoperti da polvere di regolite (frammenti di roccia, causati dalla
frammentazione per i meteoriti)
• Chiamate “terre alte/altopiani” sono le macchie chiare. Rappresentano il 70%
della faccia visibile e circa l’80% della superficie totale. Sono molto più antiche dei
mari, più elevate e ricche di crateri. Sono solcate di catene montuoso con cime che
superano i 9000 m.
• i crateri (originati da meteoriti/fenomeni vulcanici) sono presenti su tutta la
superficie e possono avere diametri di tutte le dimensioni. Quelli sopra i 200 km
vengono chiamati “circhi”.

I MOTI LUNARI
La Luna è dotata di vari movimenti, che si verificano simultaneamente:
• un moto di rotazione; intono all’asse da ovest ad est, circa perpendicolare al piano
dell’eclittica (88°25’). Il circolo d’illuminazione passa per i poli.
• un moto di rivoluzione intorno alla Terra; segue le leggi di Keplero, il punto
più vicino alla Terra è chiamato Perigeo, circa 356000 km, il più lontano è invece
chiamato apogeo, circa 407000 km
• un moto di traslazione insieme alla Terra intorno al Sole; poiché la
posizione della Luna rispetto alla Terra non è fissa, il moto di rivoluzione lunare
intorno al Sole ha un andamento sinuoso. La curva è detta epicicloide e corrisponde
ad un’ellisse deformata che taglia l’orbita terrestre 24/25 volte in 1 anno, con
concavità sempre verso il Sole.
Il piano dell’orbita lunare attorno alla Terra e quello dell’orbita terrestre attorno al Sole
sono inclinati tra loro di circa 5°. Essi si intersecano lungo la linea dei nodi, Terra, Sole e
Luna sono perfettamente allineati solo lungo questa linea.
Il moto di rivoluzione avviene in un lasso di tempo della stessa durata di quello di
rotazione, per questo vediamo sempre la stessa faccia della Luna.
LE FASI LUNARI
Le fasi lunari sono i diversi aspetti che la Luna assume dal punto di vista della sua
illuminazione e da come appare dalla Terra, causati dalle varie posizioni che essa assume
rispetto alla Terra e al Sole. Le fasi lunari dipendono quindi dall’angolo tra la direzione dei
raggi solari e la congiungente tra Terra e Luna. Le 4 fasi principali sono:
• CONGIUNZIONE (luna nuova): l’angolo è pari a 0° e la Luna si trova lungo la
congiunzione fra Terra e Sole, dalla stessa parte del Sole rispetto alla Terra (la parte
illuminata è quella nascosta, quindi la luna appare buia).
• QUADRATURA (1° quarto): si forma una falce illuminata sempre più grande,
fino a raggiungere la prima metà. L’angolo è di 90°
• OPPOSIZIONE (luna piena): l’angolo è di 180° e la Luna si trova dalla parte
opposta della Terra rispetto al Sole. Viene illuminata tutta la faccia visibile della
Luna.
• QUADRATURA (secondo quarto): l’angolo è di 270°. Si vede solo la seconda
metà illuminata, che poi diminuirà mano a mano.
Se la curva di illuminazione si trova ad ovest, la luna è crescente, se è ad est, la luna è
calante. Tra ogni fase e quella successiva passa circa una settimana, che corrisponde a un
quarto dell’orbita di rivoluzione della Luna attorno alla Terra. Il periodo completo della
successione delle fasi lunari, che corrisponde al mese sinodico, detto anche lunazione.
LA MISURA DEL MESE
Il moto di rivoluzione della Luna intorno alla Terra consente di fissare un’altra unità di
misura del tempo, il mese che si distingue in:
• Sidereo: l’intervallo di tempo tra due allineamenti tra Luna e una Stella in uno
stesso meridiano (la Luna compie un giro completo intorno alla Terra). Dura 27g 7h
43m e 12s.
• Sinodico: l’intervallo di tempo tra 2 allineamenti uguali tra Sole e Luna (il tempo
che ci vuole perché avvenga lo stesso allineamento Terra-Luna-Sole). Dura 29g 12h
44m e 3s.
Questa differenza è causata dal fatto che quando la Luna ha terminato a compiere
l’effettivo giro intorno alla Terra, non si trova più nello stesso punto, ma si è spostata lungo
la sua orbita intorno al Sole, quindi, per tornare nella stessa posizione, deve procedere un
tratto supplementare di circa 27° (impiega circa 2g in più).
La somma di 12 mesi sinodici e l’anno solare hanno un disavanzo di circa 11g e 5h, per
questo le lunazioni non si ripetono sempre nella stessa data (cosa che accade solo dopo 19
anni).
La Pasqua cade la prima domenica dopo il plenilunio che si verifica dopo l’equinozio di
primavera.
LE AURORE POLARI
L’attrazione magnetica accelera le particelle del vento solare e le spinge ad alta velocità,
lungo le linee di forza, verso i poli magnetici. Mentre attraversano l’atmosfera, le particelle
del vento solare urtano contro gli ioni (carichi elettricamente) dei gas che si trovano
nell’alta atmosfera.
Quando si verificano raffiche particolarmente violente di vento solare, l’energia emessa
dagli ioni si evidenzia sotto forma di luminescenze del cielo: le aurore polari.
LE ECLISSI
Le eclissi sono un temporaneo oscuramento di un astro da parte di un altro astro. Dalla
terra è possibile osservare due eclissi, quella di Sole e quella di Luna. Poiché un’eclissi si
verifichi, Terra, Sole e Luna devono essere allineati (per un’eclissi di Sole è necessario il
perfetto allineamento sulla linea dei nodi, mentre per un’eclissi di Luna basta essere in
prossimità di uno dei nodi). Le eclissi sono dei fenomeni prevedibili, perché causati da
eventi a loro volta prevedibili (come le fasi lunari o i moti di rotazione).
LE ECLISSI DI LUNA
Le eclissi di Luna sono causate dal Sole che crea un cono di ombra dalla Terra alla Luna. Se
la Luna si trova in penombra l’eclissi sarà parziale, se si trova in ombra sarà totale e se si
trova alla luce la Luna sarà visibile. Può durare fino a 100 minuti ed è visibile ovunque.
LE ECLISSI DI SOLE
Un’eclissi di Sole può essere di tre tipi:
• Eclissi totale: la fase lunaria deve essere la congiunzione, la Luna si trova dallo
stesso lato del Sole rispetto alla Terra, la Terra deve trovarsi in afelio e la Luna in
perigeo. La Luna oscura il Sole dal punto di vista della Terra, però non viene
oscurata nello stesso modo ovunque. Dura circa 7 minuti e mezzo ed è visibile in
una fascia di circa 270 km, mentre in tutti gli altri punti sarà parziale o nulla.
• Eclissi parziale: per le eclissi di Sole questa è meno frequente, perché richiede che
la Luna si trovi esattamente in uno dei due nodi
• Eclissi anulare: è un’eclissi particolare perché il centro del Sole è oscurato mentre
i lati sono luminosi. La Luna si deve trovare in apogeo, mentre la Terra può trovarsi
sia in afelio che in perielio, la fase lunare deve essere la congiunzione. Dura circa 12
minuti e mezzo (la Luna in apogeo raggiunge la velocità minima) ed è visibile solo in
un punto ristretto della superficie terrestre. Anche queste sono meno frequenti a
causa delle condizioni, difficili da creare.
Le eclissi solari sono più frequenti perché il cono d’ombra della Terra è più piccolo del cono
di luce solare che raggiunge il Sistema Terra-Luna. È quindi più probabile che la Luna
intercetti il cono di luce solare rispetto all’allineamento perfetto Sole-Terra- Luna.
L’intervallo di tempo per cui si ripete in uno stesso luogo un’eclissi solare totale è di 360
anni (l’ultima in Italia è stata il 15 febbraio 1961)
L’ORIGINE DELLA LUNA
Sull’origine della Luna sono state formulate 4 ipotesi principali:
• L’ipotesi della fissione: secondo questa ipotesi la Luna si sarebbe formata da
materiale terrestre, mentre il nostro pianeta era ancora allo stato fuso e ruotava su
se stesso a velocità elevatissima. Il distacco sarebbe poi avvenuto a causa
dell’attrazione gravitazionale del Sole, che avrebbe causato gigantesche maree fino
all’espulsione di materiale fuso, dal quale si sarebbe formata la Luna. Questa ipotesi
però è stata considerata implausibile, perché il periodo di rotazione terrestre
avrebbe dovuto essere circa 2,5 ore, mentre è stato calcolato un valore di circa 4 ore.
Quest’ipotesi è quindi stata modificata, dicendo che il nucleo terrestre,
differenziandosi e sprofondando verso il centro, avrebbe modificato il moto di
rotazione, accelerandolo. La Terra sarebbe poi diventata instabile e si sarebbe
deformata fino al distacco di una goccia, che avrebbe dato origine alla Luna. Anche
questa versione si troverebbe in contrasto con numerosi dati fisici sul sistema Terra-
Luna, ma spiegherebbe la differenza di densità tra i due corpi.
• L’ipotesi della cattura: secondo questa ipotesi la Luna era originariamente un
corpo autonomo (formatosi indipendentemente dalla Terra, lontano dal Sistema
Solare) e successivamente catturato dall’attrazione gravitazionale del nostro
pianeta, che lo costrinse intorno ad esso in un’orbita chiusa. Questa ipotesi però è
imprecisa sotto alcuni punti, come, ad esempio, la Luna abbia ridotto la sua velocità
avvicinandosi alla Terra, abbastanza da essere catturata, da non disintegrarsi e
inserirsi in un’orbita. Si pensa che le maree provocate dall’attrazione terrestre sulla
Luna abbiano creato l’attrito necessario. Avvicinandosi oltre il limite consentito,
poi, gli strati esteriori della Luna si sarebbero disintegrati, ricadendo poi sulla
superficie come meteoriti, e questo spiegherebbe le tracce d’impatto risalenti a 4,5
miliardi di anni fa sulla superficie lunare. Questa ipotesi, però, non spiega perché
due corpi formati in regioni distanti abbiano una composizione chimica simile.
Inoltre i meteoriti provenienti dallo spazio sono diversi da quelli lunari, quindi
quest’idea risulta poco credibile.
• L’ipotesi dell’accrezione: secondo questa ipotesi, la Luna si sarebbe formata per
aggregazione di particelle, polveri e frammenti di corpi celesti in orbita intorno alla
Terra. Questa ipotesi, però, non spiega in modo soddisfacente alcuni dati sul
sistema Terra-Luna e non risponde a diversi interrogativi. Non è chiarito, per
esempio, perché molti dei materiali che compongono la Luna abbiano una
composizione diversa da quelli terrestri (non si riesce a comprendere da dove
provengano).
• L’ipotesi dell’impatto: secondo questa ipotesi la Luna si sarebbe generata in
seguito all’impatto di un corpo celeste delle dimensioni di Marte con la Terra.
Questo urto sarebbe avvenuto 4,5 miliardi di anni fa e avrebbe prodotto la
disintegrazione di gran parte del corpo in collisione, provocando la dispersione di
molti frammenti. A causa del calore liberato dall’impatto, i resti del corpo si
sarebbero fusi col mantello terrestre, mentre i resti avrebbero dato origine alla
Luna. Questa ipotesi ha molti punti a favore, infatti spiega la strana composizione
lunare (la Luna è formata dai frammenti del corpo), la velocizzazione del moto di
rotazione terrestre (a causa dell’impatto) e l’assenza dell’acqua o dell’atmosfera sulla
Luna (causati dal calore prodotto dall’impatto).

CARATTERISTICHE DELL’ATMOSFERA
L’atmosfera è un miscuglio di gas che avvolge la terra in diversi strati chiamati sfere
(separate tra loro da delle pause con temperatura costante). Questo involucro è tenuto
insieme dalla forza di gravità e si estende per alcune migliaia di kilometri. L’aria contiene
anche vapore acqueo, concentrato principalmente negli strati più bassi, proveniente
soprattutto dall’evaporazione dell’acqua degli oceani. Sono inoltre presenti polveri
finissime, provenienti sia dalla superficie terrestre che dallo spazio, e costituiscono il
pulviscolo atmosferico. Le varie sfere che compongono l’atmosfera sono:
 Troposfera: è la parte più bassa dell’atmosfera (ai poli alta 8 km, all’equatore
17km), è il 75% dell’intera composizione gassosa e qui si trova quasi tutto il vapore
acqueo presente nell’aria. Qui si svolgono inoltre i principali fenomeni atmosferici.
La temperatura diminuisce di circa 0,6° ogni 100m
Tropopausa
 Stratosfera: l’aria è più rarefatta e il vapore acqueo e il pulviscolo atmosferico
diminuiscono. La temperatura aumenta con l’altitudine a causa di uno strato
d’ozono che, assorbendo le radiazioni solari, si riscalda. Qui si formano le nubi
madreperlate, nubi sottili e iridescenti che non causano precipitazioni (formate di
cristalli di ghiaccio).
Stratopausa
 Mesosfera: i gas diventano molto più rarefatti e aumentano quelli più leggeri,
infatti rappresenta circa l’1% della massa totale. La temperatura torna a diminuire.
Qui si trovano le nubi nottilucenti (cristalli di ghiaccio e polveri)
Mesopausa
 Termosfera: l’aria è ancora più rarefatta e la ionizzazione più intensa. Da qui in
poi la temperatura ha un continuo aumento (l’aria si riscalda a causa della vicinanza
col Sole). Qui si formano le aurore polari.
Termopausa
 Esosfera: è la parte più esterna dell’atmosfera e non ha confine. Nella parte finale
di essa, infatti, le particelle gassose non sono più attratte dalla Terra e non
partecipano più alla sua rotazione. È sempre più rarefatta.
LA COMPOSIZIONE DELL’ATMOSFERA
La composizione dell’atmosfera è cambiata nel tempo, per esempio nell’atmosfera
primordiale non era presente l’ossigeno. Oggi i primi 100 km presentano, in maniera
abbastanza costante, un miscuglio di gas: 78% azoto, 21% ossigeno, 0,9% di argon, 0,04 di
anidride carbonica e piccole quantità di altri gas.
Il vapore acqueo è presente nell’aria poiché il calore della radiazione solare provoca
l’evaporazione dell’acqua sulla superficie terrestre (principalmente da mari, laghi, fiumi,
terreno e dalla traspirazione delle piante). Tramite l’evaporazione l’acqua passa
nell’atmosfera, per ritornare sulla superficie terrestre con le precipitazioni (la quantità che
torna sulle terre emerse è maggiore di quella che ne evapora, alimentando così corsi
d’acqua e riserve idriche, mentre sul mare ne cade meno rispetto a quanta ne evapori)
LA RADIAZIONE SOLARE E L’EFFETTO SERRA
Il Sole produce costantemente energia, emettendola in ogni direzione dello spazio, sotto
forma di onde elettromagnetiche. Alla Terra, però, ne arriva davvero poca, circa mezzo
miliardesimo del totale. Quasi tutte le radiazioni del Sole sono caratterizzate da una
lunghezza d’onda piccola, quindi vengono chiamate onde corte, che, incontrando
l’atmosfera terrestre, vanno incontro a destini diversi:
 1/3 è riflesso nello spazio dall’atmosfera stessa
 1/5 è assorbito dall’atmosfera
 1/2 arriva sulla superficie terrestre ed è assorbito dal globo terracqueo quasi per
intero
Il sistema Terra-atmosfera, inoltre, non si riscalda sempre di più con il tempo, ma la stessa
quantità di energia che giunge alla Terra viene riemessa come radiazione ad onde lunghe.
La differenza tra le due radiazioni costituisce il bilancio termico globale. La radiazione ad
onde lunghe è quella che riscalda di più l’atmosfera, perché viene intercettata
dall’atmosfera prima di uscirne. Questo viene chiamato effetto serra (l’atmosfera agisce
come il vetro di una serra). È un fenomeno molto importante perché permette la vita sul
nostro pianeta, che altrimenti sarebbe circa 35° più freddo.
Del 100% della radiazione totale:
 Il 24% viene riflesso dalle nubi e dal pulviscolo atmosferico
 Il 18% si disperde
 Il 16% viene assorbito dai gas della ionosfera
 Il 2% viene assorbito dall’acqua e dal ghiaccio delle nubi
 Il 14% viene diffuso dal cielo
 L’11% viene diffuso dal vapore acqueo
 Il 26% arriva sulla superficie terrestre in modo diretto
Gli ultimi tre valori formano il 51 % della radiazione che raggiunge effettivamente la
superficie terrestre (anche se il vero valore sarebbe circa 47% perché il 4% viene riflesso
da acqua e ghiaccio sulla terra)
L’OZONOSFERA
L’ozonosfera è uno strato dell’atmosfera posto tra i 20 e i 50 km di quota, nel quale è
presente un’alta concentrazione di ozono (O3).
I raggi ultravioletti (UV) provenienti dal Sole agiscono sull’ossigeno molecolare (O 2) e lo
trasformano in ossigeno atomico (O), ossigeno fortemente reattivo che può legarsi con
altro ossigeno molecolare formando l’ozono.
I raggi UV agiscono anche sulle molecole di O3 trasformandole di nuovo in ossigeno
molecolare e ossigeno atomico. Si crea così un ciclo di formazione e rottura costante e
dinamico.
L’ozonosfera si comporta da barriera verso i raggi UV (dannosi per l’uomo). Queste
perdono energia quando rompono i legami nell’ossigeno molecolare e nell’ozono e quindi
non riescono a raggiungere la superficie terrestre. L’energia persa si trasforma in calore
(per questo l’ozonosfera si riscalda).
IL BUCO NELL’OZONOSFERA
Nel 1985 degli scienziati osservarono che nell’arco di 8 anni la concentrazione di ozono
nell’atmosfera sopra al polo sud era diminuita del 40%, così si cominciò a parlare di buco
nell’ozonosfera. Questo ha continuato ad espandersi e ristringersi fino ad oggi.
La maggior parte degli scienziati ritiene che la diminuzione sia stata causata dai
clorofluorocarburi (Cfc), gas di cloro, fluoro e carbonio (usati nei refrigeranti, ora proibiti).
Questi gas, una volta nella stratosfera, assorbono i raggi ultravioletti e liberano gli atomi di
cloro che contengono. Il cloro si combina con le molecole di ozono e libera delle molecole
di ossigeno. Al contrario dell’ozono, l’ossigeno molecolare non è in grado di assorbire le
radiazioni UV. Alla bassa troposfera giunge quindi una quantità maggiore di radiazioni UV.
Un loro aumento può causare gravi danni agli esseri viventi.
LA TEMPERATURA DELL’ARIA
La temperatura varia nei diversi strati dell’atmosfera e in particolare nei primi 20 km
diminuisce. Quindi l’altitudine è uno dei fattori che influenzano la temperatura. Altri sono:
 L’inclinazione dei raggi solari rispetto alla perpendicolare al piano dell’orizzonte fa
variare la radiazione che arriva sulla superficie terrestre. Più i raggi sono inclinati,
maggiore sarà la superficie che riscalderanno. Inoltre anche il tragitto sarà più
lungo, quindi sarà maggiore la quantità di energia assorbita dall’atmosfera. I fattori
che determinano l’inclinazione dei raggi sono di tipo astronomico (latitudine, ora
del giorno e stagioni) e di tipo topografico (pendenza e esposizione dei versanti)
 La distribuzione delle terre emerse e dei mari, grazie al loro diverso comportamento
termico. La roccia, infatti, si riscaldano molto e si raffreddano più rapidamente di
quanto non faccia l’acqua. I bacini acquiferi, quindi, possono condizionare aumenti
o diminuzioni della temperatura nelle regioni costiere.
 La copertura vegetale è un altro dei fattori. Le piante infatti assorbono notevoli
quantità di energia solare, che usano per le proprie funzioni vitali. La quantità di
calore, quindi, che può raggiungere il suolo in un’area coperta di vegetazione è
estremamente ridotta rispetto a quella che arriva al terreno in una zona priva di
copertura vegetale.
I valori della temperatura in un’area geografica vengono rappresentati tramite delle carte
isometriche (linee ideali che congiungono tutti i punti nei quali si registra la stessa
temperatura media)
LA PRESSIONE ATMOSFERICA
La pressione è una grandezza che esprime il rapporto fra una forza e la superficie su cui
essa agisce (P= f/s): la pressione diminuisce se la superficie diventa più grande
(inversamente proporzionali).
Anche l’atmosfera ha un peso che grava sulla superficie terrestre e il loro rapporto viene
chiamato pressione atmosferica.
I fattori che maggiormente influenzano la pressione atmosferica sono:
 Quota/altitudine (distanza dal livello del mare): la colonna d’aria che grava su
una località di montagna, rispetto a quella su una di pianura, ha un’altezza minore e
quindi anche un peso inferiore per unità di superficie.
 Temperatura: quando una massa d’aria si riscalda le particelle tendono a
muoversi più velocemente, quindi la massa si espande diventando meno densa, e si
sposta verso l’alto (il suo peso per unità di superficie diminuisce e la pressione è
minore). Quando la temperatura si raffredda l’aria tende a diventare più densa e a
tornare verso il basso.
 Umidità ( quantità di vapore acqueo nell’aria) l’aria umida è più leggera, a parità di
temperatura, di quella secca, perché le particelle di vapore acqueo che compongono
l’aria umida sono più leggere rispetto a quelle che compongono l’aria secca
(ossigeno, ozono…)
Per rappresentare la distribuzione della pressione atmosferica vengono utilizzate le carte
delle isobare, linee chiuse che racchiudono insieme tutti i punti della superficie terrestre
con la stessa pressione. Queste zone si dividono in zone di alta (aree anticicloniche) e di
bassa (aree cicloniche) pressione. Il concetto di alto e basso è relativo, infatti un’area è
anticiclonica se la pressione è maggiore di quella delle aree vicine e ciclonica se è minore.
L’ESPERIMENTO DI TORRICELLI
La pressione atmosferica è stata misurata la prima volta da Torricelli (fisico del 1600) nel
1643, attraverso un esperimento. Un tubo di vetro (lungo 1 me con sezione di 1 cm 2)
sigillato ad un’estremità, viene riempito di mercurio e messo, con l’apertura verso il basso
tenuta chiusa da un dito, in una bacinella, anch’essa piena di mercurio. Togliendo il dito
dall’imboccatura del tubo, il mercurio tenderà ad uscire dal tubo e ad andare nella
bacinella. Nello stesso tempo la pressione dell’aria preme sulla superficie del mercurio
nella bacinella e lo fa risalire nel tubo, nel qual la pressione è nulla (non c’è aria). Il
mercurio si ferma a un’altezza di circa 760 mm sopra la superficie del mercurio che è nella
bacinella.
È stato così dimostrato che, al livello del mare, alla latitudine di 45° e a temperatura di
0°C, la pressione atmosferica fa equilibrio a quella di una colonnina verticale di mercurio,
con sezione di 1 cm2, alta 760 mm.
Per questo la pressione atmosferica è espressa spesso in millimetri di mercurio (mmHg,
Hg= mercurio, unico metallo liquido). In meteorologia si una il millibar, mb (si ottiene
considerando che la pressione atmosferica standard di 760 mmHg corrisponde a 1013 mb).
Nel S.I. l’unità di misura è il pascal (Pa), molto piccola, infatti è circa 1/100 di millibar (si
ottiene considerando che la pressione atmosferica standard di 760 mmHg corrisponde a
101 325 Pa).
IL VENTO
Il vento è uno spostamento di masse d’aria da una zona di alta pressione ad una di bassa.
Nelle aree di alta pressione l’aria (più densa e pesante) tende a scendere verso il basso.
Raggiunta la superficie terrestre essa tende a dirigersi verso le zone di bassa pressione,
dove prende il posto dell’aria (più leggera e meno densa) che si è spostata verso l’alto.
Questi movimenti non si compiono in linea, ma seguendo una sorta di vortice, in senso
antiorario quando scendono e in senso orario quando salgono (nell’altro emisfero i due
movimenti sono inversi)
VENTI COSTANTI
Spirano con regolarità tutto l’anno e in vaste zone, come gli Alisei, gli Occidentali e gli
Orientali.
VENTI VARIABILI O LOCALI
Sono quei venti caratteristici di una regione, irregolari e non prevedibili. I principali della
zona mediterranea sono:
 Fohn: vento caldo e violento (umido sul fronte di salita e secco in discesa) che spira
in primavera dal versante sud delle Alpi a quello nord, risalendo le pendici delle Alpi
si raffredda e provoca abbondanti piogge e scendendo verso nord si fa sempre più
secco. Quando la situazione barica si inverte, cambia anche la sua direzione
dirigendosi dalle vallate alpine alla pianura padana.
 Bora: forte, gelido e violento, prevalentemente invernale, proveniente da nord-est e
interessa principalmente Friuli e Adriatico. Può arrivare anche a 130 km/h,
portando spesso con sé una diminuzione delle temperature, pioggia e neve
 Scirocco: vento proveniente dal Sahara che, attraversando il Mediterraneo, si carica
di umidità, arrivando quindi in Italia come un vento caldo e umido, presagio di
piogge
 Libeccio: vento del sud-ovest (Libia) violento e freddo che spira in tutte le stagioni
nella nostra penisola
 Maestrale: proviene da nord/nord-ovest, particolarmente violento, freddo e,
soprattutto in inverno, spira sulla Sardegna
 Tramontana: freddo e impetuoso, spira da nord e, d’inverno, può investire tutta la
penisola italiana
 Grecale: viene dalla Grecia
VENTI PERIODICI
Sono dei venti che invertono periodicamente la loro direzione, a causa delle inversioni fra
le zone di alta e bassa pressione, come monsoni e brezze.
Le brezze sono dei venti su piccola scala e alcuni esempi sono:
 Le brezze sulle coste:
Di giorno le terre emerse assorbono il calore velocemente, riscaldando gli strati
d’aria sopra esse (bassa pressione), mentre il mare si riscalda più lentamente e
anche l’aria risulterà più fresca (alta pressione). Risulterà quindi una brezza dal
mare alla terra, detta brezza di mare.
Di notte, invece, le terre si raffreddano più velocemente, come l’aria sopra di loro
(alta pressione), mentre il mare rilascerà il calore lentamente, rimanendo quindi più
caldo (bassa pressione). Risulterà quindi una brezza dalla terra al mare, detta brezza
di terra.
 Le brezze sui monti:
Di giorno sui monti, dove la vegetazione è quasi assente, i raggi del Sole sono più a
picco, riscaldando terra e aria (bassa pressione), mentre nella valle, ricca di
vegetazione, succede il contrario (alta pressione). Risulterà quindi una brezza dalla
valle alla montagna, detta brezza di valle
Di notte, a causa dell’assenza del Sole e dell’altitudine, la montagna torna a raffreddarsi
(alta pressione), mentre nella valle la temperatura diventa maggiore (bassa pressione).
Risulterà quindi una brezza dalla montagna alla valle, detta brezza di montagna
I monsoni sono simili alle brezze, ma sono su larga scala. Si verificano, ad esempio,
sull’Oceano indiano, influenzati dalle varie stagioni:
 Monsone estivo:
le terre si riscaldano più velocemente (bassa pressione) dei mari (alta pressione)
formando quindi dei venti dal mare alle terre, ricchi di umidità e piogge
 Monsone invernale:
le terre si raffreddano più velocemente (alta pressione) dei mari (bassa pressione)
formando quindi dei venti dalla terra ai mari, secchi e senza piogge
LA CIRCOLAZIONE GENERALE DELL’ARIA
Nella bassa troposfera esistono, per ogni emisfero, tre sistemi di venti originati da diverse
zone di pressione:
 Vicino all’equatore, l’aria, riscaldata, tende a salire originando una fascia di basse
pressioni equatoriali. L’aria tende poi a spostarsi verso i poli e poi, raffreddandosi,
scende a una latitudine di circa 30° creando due fasce di alte pressioni subtropicali.
Si formano così due celle convettive, una per emisfero, dette celle di Hadley
 Dalle fasce di alta pressione subtropicale l’aria che è discesa prende due strade
diverse:
parte torna verso l’equatore
parte si dirige verso le basse pressioni subpolari a 60° di latitudine, in entrambi gli
emisferi, (alimentando le celle di Ferrel)
 In corrispondenza dei poli l’aria si raffredda e scende, creando delle alte pressioni
polari. Si muove poi tornando verso le medie latitudini, costituendo le celle di
convenzione polari.
Si formano quindi dei venti:
 Alisei: dall’alta pressione subtropicale alla bassa pressione equatoriale
 Occidentali/ orientali: dalle alte pressioni subtropicali alle basse pressioni
subpolari
 Polari: dalle alte pressioni polari alle basse pressioni subpolari
Questi venti sono soggetti alla forza di Coriolis, per questo vengono deviati verso destra
nell’emisfero boreale e verso sinistra in quello australe. Sono inoltre notevolmente
influenzati dalla distribuzione di terre e mari.
Tra i 3000-5000 m abbiamo correnti occidentali costanti, spessi alcuni kilometri e larghi
oltre 500 km, in entrambi gli emisferi, che raggiungono anche i 500 km/h, dette anche
correnti a getto (solo in una stretta fascia in corrispondenza dell’equatore spirano le
correnti orientali che sono riflessi degli Alisei).
L’UMIDITÀ
L’umidità è la quantità di vapore acquea presente nell’aria e può essere:
 L’umidità assoluta: la quantità di vapore acqueo, espressa in grammi, contenuta in
un mm3 di aria. La temperatura a influenza molto, infatti più la temperatura è alta,
maggiore è la quantità di vapore acqueo che l’aria può contenere.
L’aria non può contenere una quantità illimitata di vapore (il massimo in grammi di
vapore che può essere contenuto è detto limite di saturazione) e quando raggiunge il
limite di saturazione, l’aria si dice satura.
 L’umidità relativa: è il rapporto fra l’umidità assoluta e il limite di saturazione
(umidità massima) e si esprime in percentuale moltiplicando il risultato per 100
Quando l’umidità assoluta è costante, all’aumentare della temperatura l’umidità massima
sale e l’umidità relativa scende.
Quando la temperatura è costante, l’umidità massima rimane costante, quindi se aumenta
l’umidità assoluta, aumenta anche la relativa
LA MISURA DELL’UMIDITÀ DELL’ARIA
Per misurare l’umidità relativa all’aria si usano gli igrometri. Il più diffuso è quello a
capello, che sfrutta la proprietà dei capelli umani di variare di lunghezza con il variare
dell’umidità relativa dell’aria. Un altro strumento è lo psicrometro (coppia di termometri
affiancati, di cui uno ha il bulbo, parte con il mercurio, rivestito di garza bagnata. Più secca
è l’aria, più grande è l’evaporazione e maggiore sarà quindi la differenza di temperatura
segnalata dai due termometri.
LE NUVOLE
Quando la temperatura di una massa d’aria satura di vapore acqueo diminuisce il vapore
condensa, formando goccioline o cristalli di ghiaccio. Questi si formano intorno a nuclei di
condensazione, particelle di Sali, polveri… , che offrono una superficie dove l’acqua può
condensarsi. A causa della loro leggerezza rimangono quindi sospese in aria formano
nebbie e nuvole. Altri due fenomeni sono:
 La rugiada, goccioline d’acqua che si depositano sul terreno, si forma quando l’aria
umida viene a contatto con la superficie di un terreno che si è raffreddato più
rapidamente dello strato d’aria sovrastante.
 La brina, cristalli di ghiaccio che si depositano sul terreno, si forma quando il
raffreddamento del terreno scende sotto gli 0° C e il vapore sublima.
Quando una nuvola viene spostata verso l’alto, sia per risalire un monte a causa del vento
sia perché un’altra massa d’aria più fredda vi si incunea sotto, questa tende a raffreddarsi
(inizialmente di 1° ogni cento metri, ma, superato il livello di condensazione,
successivamente scenderà di 0,6° ogni 100 m). si formeranno quindi precipitazioni quando
le goccioline diventeranno troppo pesanti per essere contenute dall’aria. Nel caso della
montagna, quando la nuvola la oltrepasserà, questa tornerà verso terra e quindi la
temperatura tornerà a salire di circa 1° grado ogni 100 m. questo causa una differenza di
temperatura fra il versante sopravento e quello sottovento.
LE PRECIPITAZIONI
Quando le goccioline d’acqua o i cristalli di ghiaccio che formano le nuvole diventano
troppo pesanti da essere sostenuti dall’aria allora precipitano come pioggia, neve o
grandine. La pioggia, la precipitazione più diffusa nelle nostre regioni, è formata da gocce
che hanno un diametro che può arrivare fino a 5 mm, ma si formano per aggregazione di
altre gocce di circa 0,01 mm. La neve, che cade quasi solamente d’inverno o in montagna
quando la temperatura dell’aria a contatto con il terreno si aggira attorno agli 0°, è formata
da cristalli esagonali di ghiaccio. La grandine, invece, è un fenomeno sporadico associato
alle grandi nubi temporalesche. I chicchi di grandine si formano a causa dei moti convettivi
nelle nubi che trascinano le gocce d’acqua nella parte alta delle nubi. Qui le gocce si
congelano, scendono poi nella parte media dove si ricoprono di altra acqua e, spinte dalle
correnti ascendenti, tornano nuovamente nella parte alta dove si forma un altro strato di
ghiaccio. Il ciclo si ripete più volte fino a quando il chicco diventa troppo pesante.
LA FORMA DELLE NUVOLE
Le nuvole si localizzano a partire da qualche centinaio di metri dal terreno e sono per la
gran parte contenute entro il limite superiore della troposfera. Hanno vari aspetti e si
distinguono per forma, colore e dimensioni.
In base alla forma si distinguono in: cirri (filamentose), strati (si presentano in strati
compatti) e cumuli (grande sviluppo verticale). Queste possono combinarsi in vario modo
e dare origine a nuvole miste:
 Nuvole alte (cirri, cirrocumuli, cirrostrati). Si formano sopra i 6000 m, sono
costituite da ghiaccio, hanno aspetti filamentosi e non provocano precipitazioni.
 Nuvole medie (altocumuli e altostrati). Si trovano fra i 6000 e i 2500 m, sono
formate da goccioline e si presentano a chiazze o in banchi estesi e compatti.
Possono produrre precipitazioni e a volte preannunciano tempeste.
 Nuvole basse (stratocumuli, nembostrati e strati). Si formano sotto i 2500m,
presentano aspetti molto vari e portano la maggior parte delle precipitazioni.
I cumuli preannunciano bel tempo.
I cumulonembi hanno una notevole estensione verticale e sono associati ai
temporali.

LE PERTURBAZIONI ATMOSFERICHE
Oltre a alte e basse pressioni permanenti, a cui si associano condizioni metereologiche
relativamente stabili, esistono anche anticicloni e cicloni temporanei, che causano
frequenti cambiamenti del tempo. Gli anticicloni (alta pressione) determinano condizioni
di bel tempo, infatti a causa della pressione elevata, l’aria si muove verso il basso e verso
l’esterno, riscaldandosi. La sua umidità relativa, quindi, diminuisce e non si formano le
precipitazioni. Nei cicloni (bassa pressione), invece, l’aria si muove dall’esterno verso il
centro, risalendo verso l’alto e quindi raffreddandosi. Si formano così nuvole e
precipitazioni, perciò essi vengono anche chiamati perturbazioni atmosferiche.
CICLONI EXTRATROPICALI
Sono delle perturbazioni di grandi dimensioni (fino ai 3000 km) che influenzano il clima
delle medie latitudini (tra tropici e poli). Si muovono da ovest verso est (a causa dei venti
occidentali che si muovono in quella direzione), con una velocità di un migliaio di km al
giorno.
La loro formazione è dovuta all’incontro a bassa quota di due masse d’aria: una fredda e
secca dalle zone polari e una calda e umida dalle zone tropicali. Queste due masse, quando
entrano in contatto, non si mescolano, ma si incontrano lungo superfici di confine dette
fronti. Un fronte può essere:
 Freddo: una massa d’aria fredda si muove verso una calda (l’aria fredda si incunea
sotto quella calda, che si solleva e forma cumolo nembi)
 Caldo: una massa d’aria calda si muove verso una fredda (l’aria calda sale sull’aria
fredda muovendosi lungo un piano immaginario inclinato, formando nuvole a
strati)
Come si forma e si sviluppa un ciclone extratropicale:
1. Si delinea un fronte freddo, che separa l’aria fredda in avanzamento verso quella
calda, e un fronte caldo, che separa l’aria calda in spostamento verso quella fredda
2. Il fronte freddo avanza con velocità quasi doppia di quello caldo, tendendo a
restringere la zona dell’aria calda, che viene sempre più sollevata dal suolo; ciascun
fronte è accompagnato da nubi e precipitazioni caratteristiche
3. Il fronte freddo raggiunge quello caldo, sollevando completamente l’aria del settore
caldo e occludendo la perturbazione (formando un fronte occluso), che ha già
raggiunto la sua massima intensità. Quando l’aria calda sarà occlusa del tutto si
formerà un fronte stazionario
4. All’occlusione segue lo stadio di dissoluzione: il ciclone si estingue e si origina un
nuovo fronte
CICLONI TROPICALI
I cicloni tropicali sono perturbazioni di medie dimensioni (dai 100 ai 1000 km) che
interessano le regioni situate tra 5° e i 30° di latitudine sia nord che sud. Sono
perturbazioni assai intense che durano anche due-tre settimane e possono causare molti
danni. Si spostano da Est a Ovest, nel nostro emisfero, mentre nell’altro da ovest a est. Il
loro percorso viene deviato a causa della rotazione terrestre nel nostro emisfero verso
nord- ovest, nell’altro verso sud est.
Si formano sul mare, dove l’evaporazione è massima. Mossa da venti che soffiano da
direzioni opposte (gli alisei dei due emisferi), l’aria molto calda e umida sale rapidamente,
ruotando. In questo modo si accentua la bassa pressione, si verificano forti venti e nubi che
porteranno precipitazioni torrenziali.
Al centro (occhio del ciclone) perduta gran parte dell’umidità, l’aria diventa più pesante e
scende riscaldandosi. Qui la condensazione del vapore si interrompe e non si hanno ne
nubi ne precipitazioni.
TORNADO
Sono ancora più violenti dei cicloni, ma molto meno estesi (fino ai 200 m). Si generano da
una nube temporalesca e hanno l’aspetto di lunghi e stretti vortici a forma di imbuto, che
dalla nube raggiungono il mare/suolo. Nel tornado l’aria si muove in spirale, girando in
senso antiorario nel nostro emisfero, mentre nell’altro in senso orario, dal basso verso
l’alto lungo un asse verticale o inclinata di pochi gradi. Il risucchio è fortissimo e solleva dal
suolo tutto ciò che incontra. Nessun anemometro resiste al suo passaggio e si stima, dai
danni provocati, che superi i 500 km/h.
LA CHIMICA
La chimica (alla quale concorrono anche matematica e fisica) è la scienza (disciplina che
procede attraverso il metodo scientifico sperimentale) che studia struttura, composizione,
le proprietà e le trasformazioni chimiche della materia.
Trasformazioni fisiche→ sempre reversibili e la natura della materia non cambia (es. il
passaggio da uno stato all’altro della materia)
Trasformazioni chimiche→ sono spesso irreversibili e cambiano la composizione e la
natura della materia.
IL METODO SPERIMENTALE
Il metodo scientifico non è solo una sequenza schematica di operazioni da eseguire, ma è
un processo eminentemente creativo. In linea generale, questo metodo include diversi
passaggi:
 Il ricercatore individua il problema da studiare. Posta una ragionevole domanda, si
esamina il lavoro svolto in precedenza da altri ricercatori.
 Si progettano ed eseguono degli esperimenti.
 Si raccolgono le informazioni ottenute e le si rende intelligibili con la proposta di un
modello teorico.
 Si progettano ed esprimono ulteriori esperimenti.
 Se i risultati sono come previsti, il modello teorico viene confermato, altrimenti
viene modificato per spiegare i nuovi risultati
UNITÀ DI MISURA
Misurare→ confrontare la grandezza fisica da misurare con un’altra della stessa specie
come unità di base.
L’unità di misura indica quale scala è usata per rappresentare un risultato sperimentale.
Nel 1960 è stato adottato in campo scientifico il Sistema Internazionale di Unità di misura.
Le unità di questo sistema sono chiamate unità SI.
Sono divise in Fondamentali (7 misure dalle quali si ricavano tutte le altre attraverso
procedimenti algebrici come la moltiplicazione e la divisione) e Derivate
LE GRANDEZZE FONDAMENTALI:
 Massa (kilogrammo/kg)
 Lunghezza (metro/m)
 Tempo (secondi/s)
 Temperatura (kelvin/K)
 Quantità di sostanza (mole/mol)
 Corrente elettrica (ampère/A)
 Intensità luminosa (candela/cd)
LE GRANDEZZE DERIVATE
 Forza (newton / N / Kg x m/s2)
 Pressione (pascal / Pa / N/m2)
 Energia (joule / J / kg x m2/s2)
 Volume (metro cubo/m3)
 Densità (kilogrammo al metro cubo/ kg/m3)
 Area (metro quadrato / m2)
 Velocità (metri al secondo / m/s)
 Potenza (watt/ W)
 Carica elettrica (coulomb/C)
 Frequenza (hertz/ Hz)
PREFISSI USATI CON LE UNITÀ SI
Quando le unità di base si presentano troppo grandi o troppo piccole per alcune misure,
per cui possono essere modificate mediante dei prefissi:
 Tera- (T/ 1012)
 Giga- (G/109)
 Mega- (M/106)
 Kilo- (k/103)
 Deci- (d/10-1)
 Centi- (c/10-2)
 Milli- (mm/10-3)
 Micro- (µ/10-6)
 Nano- (n/10-9)
 Pico- (p/10-12)
LA NOTAZIONE SCIENTIFICA
I numeri ricavati con misure sperimentali sono spesso molto grandi o molto piccoli. Questi
numeri sono scomodi da scrivere e poco pratici da leggere ed è anche facile commettere
errori quando si eseguono operazioni con numeri con molti zeri. Pertanto è stata introdotta
un’altra forma più sofisticata per scrivere i numeri: la notazione scientifica. Un numero
scritto in notazione scientifica è il prodotto di due fattori: il coefficiente e l’esponenziale.
A x 10n
Il coefficiente A è un numero maggiore o uguale a 1, mai inferiore a 10, ed n, l’esponente di
10, è un numero intero.
Per convertire un numero in notazione scientifica, l’esponente n corrisponde al numero di
posti di cui è stata spostata la virgola per avere il numero in notazione scientifica(se la
virgola viene spostata verso sinistra, n è positivo, mentre se è stata spostata verso destra è
negativo).
LA MASSA
La massa di un corpo è una misura della quantità di materia di cui è costituito e viene
determinata con una bilancia. La sua unità di misura nel SI è il kilogrammo (kg).
La massa è in relazione col peso, ma non sono la stessa cosa. La massa di un oggetto,
infatti, rimane sempre la stessa, ovunque l’oggetto venga portato, mentre il peso risulta
influenzato dal posto in cui si trova. Questo perché il peso è in relazione con l’accelerazione
di gravità. Il peso è una forza (F) e nel SI si misura in Newton.
Es.
Se l’accelerazione di gravità (g) è di 9,8 m/s2, ad un oggetto che ha la massa (m) di 1 Kg
corrisponde un peso di 9,8 newton (F= m x g)
IL VOLUME
Il volume di un corpo è lo spazio che esso occupa. In laboratorio vengono adoperati diversi
recipienti di misura di volume: il matraccio, la buretta, il cilindro, la pipetta e altri
recipienti meno precisi come il becher e la beuta, che risultano tarati in unità di volume.
L’unità di misura del volume nel SI è il metro cubo (m3).
In chimica l’unità di misura più adoperata è il litro (L) che è esattamente il volume di un
cubo di 10 cm di lato. Poiché un cubo da 10 cm di lato (1 dm) definisce il volume di 1L, si
dice che:
1 L = 1 dm3
PRECISIONE DI UNA MISURA E CIFRE SIGNIFICATIVE
Ogni misura sperimentale comporta un qualche grado di incertezza che dipende dallo
strumento adoperato.
Le cifre significative in una misura sperimentale corrispondono a tutte le cifre note con
certezza più la cifra incerta.
Il numero delle cifre significative indica la precisione di una misura.
Per sensibilità di uno strumento s’intende il valore più piccolo che uno strumento è in
grado di apprezzare.
ARROTONDAMENTO
Quando i risultati di calcoli che utilizzano numeri ricavati sperimentalmente possiedono
più cifre di quelle significative si opera un arrotondamento. In questi casi si eliminano
tutte le cifre che non hanno significato sperimentale e si arrotonda l’ultima cifra
significativa rispettando queste regole:
 Se la prima cifra che deve essere eliminata è cinque o un numero maggiore di cinque, si
aumenta di uno l’ultima cifra trattenuta
 Se la prima cifra che deve essere eliminata è, invece, inferiore a 5, l’ultima cifra trattenuta
non subisce variazioni
CIFRE SIGNIFICATIVE NEL CALCOLO
Nella moltiplicazione e nella dimensione, il risultato deve avere lo stesso numero di cifre
significative del termine che ne ha di meno tra quelle utilizzate nel calcolo.
Nell’addizione e nella sottrazione il risultato deve essere riportato con un numero di cifre
decimali uguale al termine che ne ha di meno.
DENSITÀ
Il concetto di densità spiega come, a parità di volume, ci sia differenza di massa, poiché è
un valore che dipende dal materiale. Si definisce densità (d) il rapporto tra massa e volume
di un oggetto:
d= m/V
Se la massa è data in grammi(g) e il volume in centimetri cubi(cm 3) la densità si esprimerà
in grammi al centimetro cubo (g/cm3) o in grammi al millilitro (g/mL).
Le densità dei gas vengono riportate in grammi per litro (g/L).
Nel SI la densità è data in kilogrammi al metro cubo (kg/m3).

Le densità dei gas sono molto più basse di quelle di liquidi e solidi. La densità di solidi,
liquidi e gas decresce se la temperatura aumenta.
L’acqua, al contrario di tutte le altre sostanze, quando viene raffreddata il suo volume
cresce (raggiungendo il massimo a circa 4°C) e viceversa. Inoltre le sostanze che hanno
densità maggiore dell’acqua, se poste sopra di essa, tendono ad affondare, mentre quelle
con densità maggiore tendono a galleggiare.
PROPRIETÀ ESTENSIVE E INTENSIVE
Le proprietà fisiche possono essere divise in:
 Estensive: dipendono dalla quantità della sostanza presente (es. Massa e Volume,
poiché sono condizionati dalle dimensioni del campione)
 Intensive: sono indipendenti dalla quantità della sostanza presente (es. densità
poiché dipende solo dalla natura del campione)
LA PRESSIONE
La pressione è definita come la forza esercitata su una superficie unitaria e viene espressa
come:
P= F/S
Dove F è una forza e S è una superficie.
L’unità di misura nel Si è il Pascal (Pa). Una pressione di 1 Pa è la pressione esercitata dalla
forza di 1 newton su una superficie di un metro quadrato. Il Pascal è un’unità di misura
molto piccola, per cui si usa principalmente il Kilopascal (kPa).
La pressione atmosferica, invece, è spesso riportata come atmosfera standard (atm) dove
1 atmosfera standard (1 atm)= 760 mm di Hg
1 atm= 101,3 kPa
Una unità pratica di pressione, accettata anche dal SI è il bar
1 bar= 1 x 105 Pa= 100 kPa
1 atmosfera ha un valore molto vicino ad 1 bar
1 atm= 760 mm Hg= 1,013 bar
Per la misura della pressione di un gas in un contenitore si usano manometri metallici che
per la maggior parte sono graduati in bar. Esistono anche manometri elettronici, con un
display numerico, più precisi ma più costosi.
L’ENERGIA
L’energia (E) è la capacità di compiere un lavoro o di produrre calore. L’energia può essere
divisa in due gruppi principali (energia potenziale e cinetica) che possono avere poi forme
diverse (come energia termica, elettrica, luminosa, chimica…).
L’energia potenziale (Ep) è quella posseduta da un corpo in virtù della sua posizione (h)
della massa (m) e dell’accelerazione di gravità (g)
Ep= m x g x h
L’energia cinetica (Ec) è quella posseduta da un corpo in movimento. Questa dipende dalla
massa (m) e dalla velocità (v) del corpo in movimento
Ec = ½ m x v 2
Tutti questi tipi di energia sono soggetti ad una legge detta “legge di conservazione
dell’energia” che dice:
L’energia può essere convertita da una forma all’altra, ma non può essere creata o
distrutta
L’unità di misura nel SI è il Joule (J). Poiché è un’unità molto piccola spesso di usa il
Kilojoule (kJ).
Un’altra unità che viene usata è la caloria (cal) e un suo multiplo è la kilocaloria (kcal). Le
calorie possono essere trasformate in joule moltiplicando il loro valore per il fattore di
trasformazione che è 4,18 J/cal.
1 cal = 4,18 J
LA TEMPERATURA
La temperatura è una misura di quanto è caldo freddo un oggetto.
La scala delle temperatura deve essere fondata su misure oggettivi, per questo si fa
riferimento alle proprietà fifische dei corpi che dipendono dalla temperatura.
TERMOMETRI A DILATAZIONE DEI LIQUIDI
Questi sfruttano la dilatazione termica dei liquidi. In particolare sfruttano questa proprietà
i termometri a mercurio (sempre meno utilizzati, poiché il mercurio è tossico) e quelli ad
alcool colorato.
TERMOMETRI ELETTRONICI
I termometri elettronici sono i più usati e sfruttano la variazione di resistenza di una sonda
metallica con la temperatura e sono collegati ad un sistema elettronico che permette di
leggere la temperatura direttamente.

TERMOMETRI A RAGGI INFRAROSSI


I termometri a raggi infrarossi misurano la temperatura a distanza, quindi senza entrare a
contatto con il corpo. Si basano sulle lunghezze d’onda dei raggi infrarossi emesse da un
corpo caldo. Una lente focalizza la radiazione su un rivelatore che la converte in
temperatura
UNITÀ DI MISURA DELLA TEMPERATURA
Per assegnare un valore numerico alla temperatura si deve definire una scala di
temperatura (le più usate sono la Celsius, la Kelvin e la Fahrenheit).
Nella scala Celsius l’unità di misura è il grado centigrado o Celsius (°C)
Lo stato termico di una miscela di acqua e ghiaccio, alla pressione di 1 atmosfera,
corrisponde ad una temperatura di 0°C, mentre quello dell’acqua in ebollizione, in
presenza del suo vapore e alla pressione di 1 atmosfera, corrisponde alla temperatura di
100°C.
In campo scientifico viene usata la scala Kelvin, anche detta di temperatura assoluta.
L’unità di misura è il kelvin (K). A 0°C corrispondono 273,15 K (spesso approssimati a
273), mentre a 100°C ne corrispondono 373,15 K. Lo zero della scala Kelvin corrisponde a
-273,15°C.
La relazione fra le due scale è: T K= T°C+273,15(o solamente 273)
La relazione, invece, tra la scala Fahrenheit e la Celsius é:
°C= (°F-32)/1,8
IL CALORE
Il calore è definito come l’energia trasferita tra due corpi che presentano differenti
temperature. Il trasferimento avviene sempre secondo una direzione precisa, ossia dal
corpo con temperatura maggiore a quello con temperatura minore.
IL CALORE SPECIFICO
Per portare alla stessa temperatura due campioni differenti, che presentano la stessa
massa, occorrono quantità differenti di calore. Questa proprietà è detta calore specifico ed
è definita come la quantità d’energia termica necessaria per alzare, o diminuire, la
temperatura di 1 g di sostanza di 1°C o di 1 K.
L’acqua, in particolare, presenta un calore specifico superiore a quello delle altre sostanze e
per questo si comporta come una specie serbatoio termico:
L’acqua del mare si scalda durante il giorno, grazie all’azione dei raggi solari, ma anche se
di notte la temperatura esterna scende , l’acqua tende a rimanere calda.
La quantità di energia termica fornita o sottratta ad una data massa di sostanza è calcolata:
q= C x m x ΔT
Dove:
q= energia trasferita (J)
C= calore specifico (J/g x K)
m= massa (g)
ΔT= variazione della temperatura (K)
La lettera Δ significa “variazione di” e in questo caso si intende la differenza fra la
temperatura finale e quella iniziale, quindi:
ΔT= Tfinale – Tiniziale
PRECISIONE, ACCURATEZZA, ERRORE PERCENTUALE
La precisione indica la riproducibilità di una misura, cioè se una serie ripetuta di misure di
una grandezza dà valori che sono vicini fra loro.
L’accuratezza indica che i valori forniti dalla misura di una grandezza si approssimano al
valore vero o accettato come tale. Questa dipende dalla giusta calibrazione dello strumento
e dall’abilità dell’operatore.
Le misure sono accurate e precise quando i valori forniti sono vicini tra loro e
corrispondono al valore vero.
Dopo aver eseguito una misura, se si vuole conoscere l’errore del risultato ottenuto si
esegue la differenza tra il valore sperimentale e il valore accettato come vero:
Errore= valore determinato sperimentale – valore accettato come vero
Il risultato più accurato è quello con l’errore più piccolo. Per conoscere l’errore percentuale
si esegue:
Errore percentuale= errore nel risultato/valore accettato come vero x 100
LA MATERIA E IL MODELLO PARTICELLARE
La materia è tutto ciò che possiede una massa e occupa un volume. Tutta la materia è
costituita da particelle estremamente piccole e in continuo movimento. Il tipo di particelle
e il modo in cui queste sono organizzate fra loro determina le proprietà della materia.
Questa si presenta nei 3 stati fisici: solido, liquido e gassoso.
Questi stati sono osservabili in diversi livelli, i due principali sono il macroscopico
(osserviamo la materia con i nostri occhi) e microscopico (il modo in cui la materia è
rappresentata con le particelle che la costituiscono e con la loro organizzazione nello
spazio).
PROPRIETÀ DEGLI STATI FISICI
I solidi possiedono forma e volume definiti, quindi sono indipendenti dal contenitore in cui
si trovano. Questo dipende dalle particelle che sono in stretto contatto fra loro, a causa di
forze di attrazione molto intense, e possono solo vibrare.
I liquidi hanno un volume definito, ma assumono la forma del recipiente che li contiene.
Questo perché le particelle si trovano ad una distanza media maggiore rispetto a quella dei
solidi, a causa di inferiori forze di attrazione, e possono quindi scorrere le une sulle altre.
I gas non hanno ne volume ne forma definiti. Le particelle dei gas, infatti, si muovono
liberamente a causa di forze di attrazione trascurabili e possono quindi occupare tutto il
volume a loro disposizione. Un gas che deriva dal riscaldamento di una sostanza, che
prima era liquida, viene chiamato vapore.
Infine, c’è un quarto stato detto plasma, che si forma nei tubi a fluorescenza e con le
scariche elettriche dei fulmini. È simile al gas, ma le particelle sono cariche elettricamente
ed estremamente ricche d’energia.
CONFERMA DELLA TEORIA PARTICELLARE
Per confermare che i gas sono costituiti da particelle in movimento basta osservare due
fenomeni, la loro diffusione e la loro comprimibilità.
La diffusione è il processo con cui i gas si muovono per occupare tutto lo spazio che hanno
a disposizione.
La comprimibilità dei gas è osservabile quando, ad esempio, un gas è contenuto all’interno
di un recipiente cilindrico e viene abbassatolo stantuffo, si nota una riduzione del volume
occupato.
Anche per i liquidi si può evidenziare la loro natura particellare, semplicemente
mischiando fra loro due liquidi diversi. Infatti noteremo che il volume complessivo non è
uguale alla somma dei due volumi. Questo perché, se immaginiamo che ciascun liquido
presenta degli spazi vuoti tra le sue particelle, quando i due liquidi vengono mescolati le
molecole di ciascuno vanno ad occupare gli spazi vuoti dell’altro.
LA MATERIA
La materia è costituita da:
 Sostanze pure (divise in semplici, come gli elementi, e composte, come i composti)
 Miscugli/miscele (divise in omogenei, una sola fase, colloidi e eterogenei, più fasi)
LE SOSTANZE PURE
Una sostanza pura è materia costituita da una sola specie chimica, quindi da un solo tipo di materia
(ha una composizione uniforme e presenta un insieme di proprietà chimiche e fisiche specifiche in
base al tipo di materia). Il termine puro non va inteso in senso assoluto, poiché una sostanza
chimicamente pura possiede sempre piccole percentuali di impurezze, tuttavia viene considerata
pura poiché queste impurezze non ne modificano le proprietà.
Le proprietà che consentono di identificare una sostanza pura sono fisiche e chimiche. Le proprietà
fisiche possono essere osservate e misurate senza che la sostanza interessata cambi identità. Queste
sono colore, sapore, lo stato fisico, la densità, la temperatura di fusione e la temperatura di
ebollizione. Densità, temperatura di fusione e di ebollizione sono proprietà intensive che
permettono di identificare una sostanza pura.
Le proprietà chimiche si manifestano quando una sostanza interagisce con delle altre sostanze.
Vengono classificate come intensive.
Anche il diamante è una sostanza pura, poiché costituita solo da carbonio, ma è diversa, nonostante
la stessa composizione, dalla grafite a causa del suo particolare processo di formazione, possibile
solo nei giacimenti di diamanti.
LE MISCELE
Sono dei campioni di materia che contengono due o più sostanze, dove l’identità di ciascuna viene
conservata. Queste si dividono in tre categorie, eterogenee, colloidi e omogenee.
LE MISCELE ETEROGENEE
Una miscela è detta eterogenea quando le sostanze non sono miscibili tra loro. Il diametro delle
particelle è maggiore di 1000 nm. Sono costituite da più fasi, definite come porzioni di materia
parzialmente distinguibile e delimitate con proprietà intensive e estensive.
LE MISCELE OMOGENEE
Una miscela è detta omogenea se presenta una composizione uniforme in ogni sua parte. Il diametro
delle particelle è minore di 1 nm. Queste prendono il nome anche di soluzioni (miscela omogenea di
due o più sostanze) e sono costituite da un soluto (la sostanza presente in maggior quantità che ha il
compito di sciogliere) e da un solvente (la sostanza disciolta). Esistono vari tipi di soluzione:
 Soluzioni liquide:
- Sospensioni (solido-liquido)
- Emulsione (2 o più liquidi immiscibili)
- Schiuma (gas-liquido)
 Soluzioni gassose:
- Gas-gas
- Gas-liquido
- Fumo (gas-solido)
 Soluzioni solide:
- Solido-solido
LE MISCELE COLLOIDI
Sono a metà strada fra omogenee e eterogenee perché presentano caratteristiche intermedie. Il
diametro delle particelle è tra 1 nm e 1000 nm. In una soluzione, l’insieme di particelle costituisce
la fase dispersa e il solvente la fase disperdente. Appaiono a prima vista omogenee, per questo
vengono dette Pseudosoluzioni. Lo sono il citosol delle cellule, l’albume, la gelatina, i budini, le
caramelle gommose…
LA CONCENTRAZIONE DI UNA SOLUZIONE
Ci sono diversi modi con cui è possibile esprimere la concentrazione delle soluzioni:
 Percentuale in massa:
La percentuale in massa è la quantità in grammi di soluto sciolto in 100g di soluzione
(soluto+solvente)
L’abbreviazione di percentuale in massa è %(m/m). La formula è
Percentuale in massa= (massa di soluto/massa della soluzione) x 100
 Percentuale in volume:
La percentuale in volume indica il volume in mL di soluto sciolto in 100 mL di soluzione.
La formula è:
Percentuale in volume= (volume di soluto/volume di soluzione) x 100
La percentuale è espressa in % (V/V). È particolarmente usata per indicare la gradazione
alcolica delle bevande.
 Diluizione di una soluzione:
Diluendo con acqua una soluzione la cui concentrazione si riferisce al volume (% V/V o %
m/V) si ottiene una soluzione più diluita. Nei problemi relativi alla diluizione si usa:
C1 x V1 = C2 x V2
Dove il prodotto della concentrazione iniziale (C1) e del volume iniziale (V1) è uguale al
prodotto della concentrazione finale (C2) e del volume finale (V2).
 Massa su volume:
Indica la massa di un soluto disciolto in un determinato volume di soluzione, in genere 1L
Può essere espresso in percentuale come % (m/V). La formula è:
Percentuale massa/volume= (massa di soluto(g)/volume di soluzione(mL)) x 100
Soluzioni di questo tipo sono somministrate ai pazienti degli ospedali per via endovenosa.
 Parti per milione:
Nel caso in cui in una soluzione il soluto è presente in piccola quantità, la concentrazione è
espressa in parti per milione. 1ppm rappresenta 1,0 g di una sostanza in un campione la cui
massa totale è 1 milione di g:
ppm= (gsoluto/gsoluzione) x 1000000 (ppm)
Pertanto 1 ppm è approssimativamente equivalente a 1 mg/L. La concentrazione in ppm è
prevalentemente adottata per definire il grado in inquinamento ambientale.
PASSAGGI DI STATO
Al variare della temperatura e della pressione le sostanze pure o le miscele possono passare da uno
stato fisico all’altro.
Sono dette trasformazioni fisiche quelle in cui l’identità delle sostanze non cambia.
Il calore fornito ad una sostanza aumenta l’energia cinetica delle sue particelle che riescono a
vincere le forze d’attrazione che le tengono vicine. Naturalmente i processi sono anche invertibili.
Oltre al calore, anche la pressione può modificare lo stato fisico di una sostanza.
FUSIONE E SOLIDIFICAZIONE
Se si fornisce calore ad una sostanza solida, la sua temperatura sale fino a quando si verifica la
fusione (passaggio dallo stato solido a quello liquido). La temperatura a cui si verifica è detta
temperatura di fusione e ogni sostanza pura ne ha una ben definita.
La solidificazione è il passaggio da liquido a solido e la temperatura è chiamata temperatura di
solidificazione.
Queste due temperature coincidono, solo che ne processo di solidificazione è necessario sottrarre
calore mentre in quello di fusione va aggiunto.
EVAPORAZIONE, EBOLLIZIONE E CONDENSAZIONE
L’evaporazione è il passaggio da liquido a gassoso. Tutti i liquidi presentano questo
comportamento, solo con capacità differenti fra loro. È un fenomeno che interessa principalmente lo
stato superficiale del liquido.
Se forniamo calore ad un liquido, l’evaporazione si intensifica e coinvolge anche le particelle
interne. Questo fenomeno è detto ebollizione. Ogni sostanza pura liquida, ad una determinata
pressione, presenta una temperatura di ebollizione.
Il passaggio da gas a liquido è invece detto condensazione.
SUBLIMAZIONE
Il processo con cui una sostanza solida si trasforma direttamente in vapore, senza passare attraverso
lo stato liquido, è detto sublimazione.
Il passaggio inverso è detto, da gas a solido, è detto sublimazione o brinamento (a causa del
fenomeno della brina)
CURVE DI RISCALDAMENTO
Riscaldiamo un campione di una sostanza solida e annotiamo i valori di temperatura a intervalli
regolari, poi costruiamo un grafico: sull’asse delle ascisse indichiamo la quantità di energia termica
fornita e su quella delle ordinate la temperatura del corpo. La curva ottenuta viene detta di
riscaldamento. Inizialmente la temperatura sale in modo costante, fino a raggiungere la temperatura
di fusione. Se continuiamo a riscaldare si vede che la temperatura, invece di aumentare rimane
costante fino a che tutto il solido è fuso, solo allora ritorna a salire. Il tratto di temperatura costante
è detto sosta termica. Questo perché:
 Prima della fusione l’energia termica fornita fa aumentare l’energia cinetica media delle
molecole, che vibrano più velocemente, e ciò viene registrato come aumento di temperatura
 Arrivati alla temperatura di fusione, l’energia termica che continuiamo a fornire viene
utilizzata per indebolire le forze di coesione tra le particelle per far passare il solido allo
stato liquido
 Solo quando la fusione è completa la temperatura torna a salire, perché il calore fornito
aumenta l’energia cinetica media delle particelle del liquido.
Possiamo quindi affermare che durante la fusione la temperatura di un corpo rimane costante.
Se continuiamo a riscaldare la sostanza, ora liquida, la temperatura aumenta progressivamente fino
a raggiungere la temperatura di ebollizione. Arrivati a questa c’è un’altra sosta termica.
L’ebollizione prosegue finché tutta la sostanza non è diventata vapore. Analogamente alla fusione,
anche in questo caso la temperatura rimane costante poiché l’energia fornita è usata per vincere le
forze d’attrazione.
Partendo, invece, da una sostanza in stato gassoso e iniziando a raffreddare, si può costruire una
curva di raffreddamento. Questa presenta le stesse soste termiche di quella di riscaldamento, ma
invertite (prima la sosta tra gas e liquido e poi quella tra liquido e solido). Le temperature sono
identiche a quelle di ebollizione e di fusione.
DETERMINAZIONE DELLA PUREZZA DELLE SOSTANZE
Un modo per stabilire la purezza di una sostanza è la temperatura a cui si verifica un certo
passaggio di stato, infatti una sostanza pura va incontro a un passaggio di stato a valori precisi di
temperatura. Se la materia in esame presenta impurezze, il passaggio avverrà a temperature diverse
da quelle previste. Le curve di riscaldamento e raffreddamento dei miscugli presentano andamenti
diversi rispetto a quelli delle sostanze pure, tento più marcati quanto maggiore è il grado di
impurezza. Non ci saranno tratti orizzontali, ma solo delle zone di pendenza diversa (variamente
inclinate).
LA SEPARAZIONE DELLE MISCELE IN SOSTANZE PURE
Da una miscela si possono sempre ottenere le sostanze pure che la compongono. I processi usati
sono di tipo fisico e si basano sulle differenti proprietà fisiche delle sostanze. Il processo di
separazione scelto per una particolare miscela dipende dal tipo di miscela (eterogenea o omogenea)
e dalla sostanza della miscela a cui si è interessati.
FILTRAZIONE
La filtrazione è un processo che separa i componenti di una miscela eterogenea sfruttando le
differenti dimensioni delle particelle.
Con la filtrazione è possibile separare il solido dal liquido di una miscela eterogenea. Questa tecnica
si basa sull’utilizzo di un imbuto nel quale viene inserito un filtro di carta. La parte solida della
miscela rimane sul filtro, mentre il liquido l’attraversa.
CENTRIFUGAZIONE
Quando una miscela eterogenea è in piccola quantità si preferisce separare la parte solida da quella
liquida mediante centrifugazione, un processo che separa i componenti di una miscela eterogenea
sfruttando la loro differente densità.
Nelle centrifughe la miscela si trova in una provetta, che viene poi posta nel paniere di una
centrifuga. Con la rotazione del paniere, la sostanza a maggiore densità risulta sottoposta ad una
maggiore forza centrifuga per cui viene spostata verso l’esterno, ossia verso il fondo della provetta,
mentre il liquido, con minore densità, affiora. Con una pipetta è poi possibile separare il liquido dal
solido.
DISTILLAZIONE
La distillazione è un processo che separa i componenti di una miscela omogenea (solido-liquido o
liquido-liquido) sfruttando la loro diversa temperatura di ebollizione.
Portando all’ebollizione la soluzione, nel pallone di distillazione si verifica il passaggio dell’acqua
da liquido a vapore. Nel condensatore il vapore viene raffreddato e ritorna sotto forma liquida e
viene raccolta. Se i componenti di una miscela omogenea di due liquidi presentano piccole
differenze nella temperatura di ebollizione, la separazione è più complicata e si ricorre ad una
distillazione frazionata.
CRISTALLIZZAZIONE
La cristallizzazione sfrutta la differenza di solubilità di componenti di una miscela al variare della
temperatura.
La solubilità di una sostanza solida in un dato solvente, risulta maggiore a caldo che non a freddo. È
questa la proprietà sfruttata nella cristallizzazione.
Inizialmente il solido viene sciolto nella minima quantità di solvente caldo. La soluzione viene poi
filtrata per rimuovere le impurezze insolubili. La soluzione filtrata viene raffreddata lentamente. La
sostanza si separa sotto forma di cristalli che possono poi essere recuperati per filtrazione, mentre le
impurezze che non cristallizzano rimangono in soluzione.
ESTRAZIONE CON SOLVENTE
L’estrazione consiste nel rimuovere composti da un campione utilizzando opportuni solventi.
Viene applicata ogni volta che vogliamo preparare del tè, caffè o camomilla. Se, ad esempio, una
bustina contenente delle foglie di tè viene messa in infusione in acqua calda, questa scioglie le
sostanze aromatiche, mentre tutte le altre rimangono indisciolte nella bustina.
CROMATOGRAFIA
La cromatografia è un processo fisico di separazione dei costituenti di una miscela. Esso consiste
nel far assorbire una miscela su un solido o carta porosa (fase stazionaria) che ha come compito
quello di trattenere con forze differenti i componenti della miscela. Successivamente si aggiunge un
eluente (fase mobile) per far in modo che i componenti della miscela vengano trascinati con diversa
velocità, facendoli separare.
Nella cromatografia in colonna si usa una colonna di vetro riempita con ossido di alluminio (fase
stazionaria). La miscela (liquida omogenea) viene versata in piccola quantità nella parte alta della
colonna, venendo assorbita dalla superficie con forze di diversa intensità. Ogni componente viene
assorbito in maniera differente.
In seguito si aggiunge un solvente adatto, detto eluente, e il componente che ha una maggiore
affinità con esso si muoverà con maggiore velocità, mentre quello con l’affinità minore si muoverà
lentamente. I vari componenti, quindi, si stratificano sotto forma di bande che poi vengono
identificate.
Nella cromatografia su carta si utilizza una striscia di carta porosa come solido assorbente ed un
solvente adatto come liquido eluente. Questa metodica è spesso usata per separare inchiostri o
estratti delle foglie verdi.
Delle macchie della miscela vengono lasciate sulla parte inferiore di un foglio di carta, che viene
poi immerso per circa 5 cm nel liquido eluente. Le macchie e l’eluente non devono venire a
contatto. Nel recipiente, che viene poi chiuso ermeticamente, il liquido eluente sale lungo il foglio
per capillarità (cromatografia ascendente) e alla fine i componenti della miscela risultano separati in
bande.
LE REAZIONI CHIMICHE
Mentre in una trasformazione fisica le sostanze interessate non cambiano identità, in una chimica si
ritrovano cambiamenti profondi nelle proprietà delle sostanze.
Alcuni esempi possono essere la scomparsa/ formazione di un solido, il cambio di colore, la
liberazione di prodotti profumanti/ maleodoranti, il riscaldamento/ raffreddamento del recipiente di
una sostanza senza che sia stato sottratto caldo o freddo, l’emissione della luce o la decomposizione
(dove una sostanza, in seguito a riscaldamento, si scinde in una o più sostanze più semplici).
Quando si rappresenta una reazione chimica, i reagenti (uno o più) vanno scritti a sinistra di una
freccia (detta di reazione, può essere unica o doppia anche detta reversibile) mentre i prodotti (uno o
più) a destra.
ELEMENTI E COMPOSTI
Molte sostanze possono essere convertite in due o più sostanze semplici mediante decomposizione.
Ad esempio il saccarosio è una sostanza che scaldata si decompone in carbonio e acqua. Inoltre,
l’acqua può essere decomposta in 2 sostanze pure, idrogeno e ossigeno, se viene attraversata da una
corrente elettrica. Non è stato però trovato un modo per decomporre carbonio, idrogeno e ossigeno.
Le sostanze che non possono essere decomposte in due o più nuove sostanze sono dette elementi
(come carbonio, idrogeno e ossigeno), mentre quelle decomponibili sono chiamate composti (come
saccarosio e acqua). I composti in natura sono presenti in numero elevato, mentre gli elementi fin
ora noti sono 118 e solo 90 ritrovabili in natura.
NOMI E SIMBOLI DEGLI ELEMENTI
Gli elementi vengono rappresentati con simboli chimici che solitamente sono abbreviazioni del loro
nome mediante una o due lettere. Possono anche derivare dal latino, da nomi geografici o da nomi
di scienziati.
Gli elementi che quella sclerata (te se ama proffe) vuole sapere:
Idrogeno (H) Fluoro (F) Cloro (Cl) Zinco (Zn)
Elio (He) Neon (Ne) Argo (Ar) Bromo (Br)
Litio (Li) Sodio (Na) Potassio (K) Kripto (Kr)
Berillio (Be) Magnesio (Mg) Calcio (Ca) Argento (Ag)
Boro (B) Alluminio (Al) Manganese (Mn) Iodio (I)
Carbonio (C) Silicio (Si) Ferro (Fe) Xeno (Xe)
Azoto (N) Fosforo (P) Nichelio (Ni) Oro (Au)
Ossigeno (O) Zolfo (S) Rame (Cu) Mercurio (Hg)
LA TEORIA ATOMICA
Nel 1803, John Dalton formulò una teoria che spiegava molte delle proprietà della materia. Questa
si articola in diversi punti:
a) La materia è costituita da particelle piccolissime e indivisibili dette atomi. L’atomo è la
particella più piccola che partecipa alle reazioni chimiche
b) Gli atomi di uno stesso elemento sono identici (stessa massa e stesse proprietà chimiche)
c) Gli atomi di un elemento non possono essere trasformati in atomi di un altro elemento
d) Un composto contiene atomi di due o più differenti elementi. Il numero di atomi di ciascun
elemento in un particolare composto è sempre lo stesso
e) Gli atomi di una reazione chimica non cambiano di massa. Non possono essere né creati né
distrutti, varia semplicemente il modo in cui si aggregano tra loro.
ATOMI E MOLECOLE
Un atomo è la più piccola particella di un elemento che possiede le proprietà chimiche di
quell’elemento.
Tra le proprietà fisiche, ogni atomo possiede come proprietà caratteristiche la massa e le
dimensioni. Colore, durezza e temperatura di fusione sono il risultato dell’insieme degli atomi che
costituiscono un oggetto.
Una molecola è la più piccola particella che possiede le proprietà chimiche e la composizione di un
composto.
MODELLI MOLECOLARI E FORMULE CHIMICHE
I modelli assumono grande importanza nelle scienze e, nella chimica, si usano per illustrare il
mondo microscopico della materia.
In una molecola il raggruppamento degli atomi viene rappresentato mediante modelli molecolari a
sfere e bastoncini, in cui ogni sfera rappresenta un atomo e i bastoncini mostrano come questi sono
legati fra loro, oppure a sfere compatte dove gli atomi si trovano accostati gli uni agli altri.
Per ogni molecola esiste una formula chimica che dà la rappresentazione simbolica di una molecola,
perché usa i simboli degli atomi degli elementi che la compongono. I numeri scritti in basso a destra
sono chiamati indici e indicano il numero degli atomi dell’elemento presenti nella molecola. C’è
anche una formula di struttura che è una rappresentazione grafica del modello a sfere e bastoncini.
Le molecole delle diverse sostanze chimiche contengono un numero variabile di atomi legati tra
loro.
Esistono anche macromolecole (formate da centinaia di molecole di atomi), molecole biatomiche
(due atomi identici si legano tra loro per formare la molecola) e atomi singoli (un elemento che si
presenta come atomo singolo e non come molecole).
MISCELE E COMPOSTI
Una miscela è un insieme di due o più sostanze che conservano proprietà individuali caratteristiche
e sono separabili con processi fisici.
Un composto è una sostanza che presenta proprietà differenti dagli elementi che hanno partecipato
alla sua formazione.
PROVE CHIMICHE DELLA TEORIA ATOMICA
Il concetto che la materia è costituita da atomi permise di dare una spiegazione delle leggi che
regolano le reazioni chimiche.
Legge di conservazione della massa
Lavoisier fu il primo ad affrontare lo studio di una reazione chimica dal punto di vista quantitativo
introducendo l’uso della bilancia. Lui dimostrò che in una reazione chimica, la somma delle masse
dei reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti. Pertanto in una reazione chimica la
massa si conserva, cioè la massa dei prodotti risulta uguale alla massa dei reagenti, perché il numero
di atomi non cambia.
Legge della composizione costante (di Proust)
Secondo Proust un dato composto chimico è sempre costituito dagli stessi elementi nello stesso
rapporto di massa. La teoria atomica spiega questa legge con l’affermazione che un dato composto è
sempre costituito dagli stessi tipi di atomi negli stessi rapporti. Anche nella preparazione di un
composto deve essere rispettato il rapporto di combinazione, altrimenti l’elemento in eccesso
rimane non combinato e va a formare una miscela con il prodotto di reazione.
Percentuale in massa
Le quantità degli elementi in un composto possono essere espresse in percentuale in massa. Per
calcolarla si applica la relazione:
Percentuale in massa di un elemento (%) = (massa dell’elemento/massa del composto) x 100
La percentuale in massa è quindi ottenuta dividendo la massa dell’elemento per la massa del
composto e moltiplicando questo rapporto per 100 per esprimerlo in percentuale.
Legge delle proporzioni multiple
Variando le condizioni sperimentali, due differenti elementi possono combinarsi e dare origine a più
di un composto. Dalton quindi formulò una legge: quando due differenti elementi formano più di un
composto, le masse di un elemento che si combinano con una massa fissa dell’altro sono in un
rapporto di numeri interi e piccoli. Questa legge trova riscontro nel fatto che in qualsiasi reazione
chimica gli atomi entrano sempre secondo numeri interi.
LEGGE DEI VOLUMI DI COMBINAZIONE
La legge dei volumi di combinazione è una legge valida solo per i gas e analizza i rapporti di
combinazione dei volumi di due gas che reagiscono tra loro. Gay-Lussac studiando reazioni
chimiche tra sostanze allo stato gassoso trovò un rapporto semplice di numeri interi e piccoli tra i
volumi dei gas che entrano in combinazione e quelli che si formano in seguito alla reazione. Quindi
in una reazione chimica i volumi dei gas che si combinano e quelli che si formano stanno tra loro in
rapporti esprimibili con numeri interi e piccoli.
LEGGE DI AVOGRADO
Per spiegare i risultati di Gay-Lussac, Avogrado introdusse il concetto di molecola, suggerendo che
le sostanze gassose non fossero costituite da atomi singoli, ma da un raggruppamento di due atomi
(le molecole). Inoltre avanzò l’ipotesi che nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione,
volumi uguali di gas diversi contengono lo stesso numero di molecole. Con la sua legge quindi
afferma che il volume di un gas dipende solo dal numero di molecole, mentre risulta indipendente
dalle dimensioni delle molecole e dal tipo di molecola. Infatti le molecole di un gas sono molto più
piccole rispetto alle distanze che le separano.
LE PARTICELLE SUBATOMICHE
Numerosi esperimenti hanno evidenziato che gli atomi sono costituiti da particelle più piccole dette
subatomiche. Le più importanti sono:
 Elettroni: particelle con carica negativa. La carica dell’elettrone fu determinata con
precisione e corrisponde a circa -1,60 x 10-19 coulomb (C). All’elettrone si assegna
convenzionalmente carica -1. La massa è 9,109 x 10-28 g. questi costituiscono i raggi
catodici.
 Protoni: sono particelle la cui massa è 1.673 x 10-24 g. La sua carica è uguale a quella
dell’elettrone, ma di segno opposto, cioè +1,60 x 10-19 coulomb, ma per convenzione si
assegna +1.
 Neutroni: ha massa circa uguale a quella del protone. Poiché questa particella non presenta
carica elettrica fu chiamata neutrone. Ha quindi carica elettrica zero e una massa di 1,675 x
10-24 g.
ELETTRONI
Per studiare le particelle che costituiscono un atomo, Crookes eseguì un esperimento sul passaggio
di elettricità attraverso i gas. Per tale scopo usò un tubo di vetro al quale erano saldate due bacchette
metalliche dette elettrodi, uno collegato al polo negativo di un generatore di corrente di alta tensione
e l’altro al polo positivo. Quello negativo è detto catodo e quello positivo anodo. Quando la
differenza di potenziale applicata agli elettrodi è molto elevata, e nel tubo è contenuto un gas ad una
pressione molto bassa, si verifica una scarica elettrica. Allo stesso tempo, sulla parete di vetro, si
nota una fluorescenza che scompare quando si fa cessare la carica. Durante la scarica, dal catodo
deve partire un fascio di raggi che, colpendo la parete opposta del tubo, la rende fluorescente.
Questi raggi furono chiamati catodici. Questi di propagano in linea retta perché, colpendo un
ostacolo, ne proiettano l’ombra sulla parete opposta. A spiegare la natura dei raggi catodici fu
Thomson. Egli mostrò che i raggi catodici hanno natura corpuscolare perché provocano la
rotazione, all’interno del tubo, di un mulinello a palette di mica che si trova sul loro cammino.
Inoltre possiedono carica negativa perché, fatti passare tra due lastre di metallo cariche, vengono
attratti dalla piastra carica positivamente. I raggi hanno sempre identiche caratteristiche di massa e
carica, qualunque sia il gas nel tubo e qualunque sia la natura del catodo. I raggi catodici non sono
altro che un flusso di elettroni.
PROTONI
Corpuscoli dotati di carica positiva furono mostrati da Goldstain, con un esperimento che utilizza
un tubo di Crookes leggermente modificato: in questo caso il catodo occupa una posizione centrale
ed è forato in diversi punti. Quando nel tubo si fa scoccare la scarica, un fascio di raggi luminosi si
muove in modo inverso rispetto a quelli catodici, attraversando il catodo e determinando una
fluorescenza sulla parete di vetro dietro al catodo. Questi raggi sono particelle con carica positiva e
infatti sono attratti dal catodo. Usando il gas idrogeno a bassissima pressione all’interno del tubo, si
ottiene la particella positiva più elementare dell’atomo. A questa fu dato il nome di protone.
NEUTRONI
Il neutrone fu scoperto da Chadwick, successivamente rispetto a elettrone e protone poiché le
tecniche molto più avanzate sullo studio degli atomi consentirono di spezzarne i nuclei e
analizzarne i componenti. Nel corso delle ricerche che portarono alla scoperta dell’elettrone e del
protone, Röntgen osservò che ponendo di fronte al catodo un ostacolo metallico, detto anticatodo,
da questo partivano radiazioni estremamente penetranti, non deviate né da campi elettrici né da
campi magnetici, prive di carica, aventi natura ondulatoria e capaci di impressionare le lastre
fotografiche. Queste furono inizialmente chiamate raggi X o Röntgen.
RADIOATTIVITÀ
Becquerel trovò che alcuni composti dell’uranio emettevano radiazioni capaci di impressionare le
lastre fotografiche. A questa proprietà fu dato il nome di radioattività.
Gli elementi radioattivi possono emettere tre tipi di radiazioni: alfa (α), beta (β) e gamma (γ).
Queste presentano un comportamento diverso quando passano tra due piastre cariche elettricamente.
Le radiazioni alfa sono attratte dalla piastra negativa, per cui sono particelle dotate di cariche
positive.
Le radiazioni beta sono attratte dalla piastra positiva, per cui sono particelle dotate di cariche
negative. Sono elettroni emessi dal nucleo ad elevata velocità.
I raggi gamma passano attraverso le due piastre in linea retta, senza esserne influenzate. Non sono
cariche elettricamente e non hanno natura particellare, simili ai raggi X.
Esse possiedono anche un diverso potere.
Le particelle alfa possono essere facilmente fermate da un foglio di carta o dallo strato più esterno
della pelle.
Le particelle beta possono entrare per uno o due centimetri nel corpo umano.
I raggi gamma possono attraversare completamente il corpo umano e sono fermati solo da una lastra
di piombo di 10 cm o da una barriera di cemento di un metro.
I MODELLI ATOMICI
Nel corso degli studi dell’atomo sono stati ideati numerosi modelli teorici che sostituivano il
precedente. Il compito del modello era di visualizzare delle realtà di per sé non visibile.
Il modello atomico di Dalton, per esempio, considerava l’atomo una piccolissima pallina di materia
invisibile, ma dopo la scoperta di elettroni e protoni venne sostituito.
Thomson, successivamente, propose il cosiddetto modello a panettone. Egli immaginò che gli
elettroni fossero dispersi come gli acini di uvetta in un panettone in una massa elettricamente
positiva, in modo da determinare l’equilibrio delle cariche. Thomson stesso lo modificò poi,
ritenendolo inadeguato. Anche questo ipotizza l’atomo come pieno di materia.
IL MODELLO DI RUTHERFORD
Rutherford, per studiare l’atomo, bombardò una lamina d’oro molto sottile di raggi alfa emessi da
un elemento radioattivo, il radio. Questi raggi sono particelle cariche positivamente e con la stessa
massa degli atomi di elio.
La sorgente di particelle alfa è sistemata al centro di un cubo di piombo in cui è praticato un foro
molto sottile. Intorno alla lamina d’oro è posto uno schermo fluorescente di solfuro di zinco che
evidenzia una luminescenza quando è colpito da particelle alfa.
La maggior parte delle particelle attraversa la lamina senza subire deviazione, circa l’1% viene
deviato e, in un caso su 8000, vengono riflesse. Per spiegare questi risultati Rutherford dedusse che:
 Siccome le particelle positive per lo più non incontravano ostacolo sul proprio cammino,
l’atomo doveva essere formato principalmente da spazio vuoto.
 Poiché le particelle positive in qualche caso venivano fortemente deviate e alcune persino
riflesse, l’intera carica positiva dell’atomo doveva essere concentrata in un piccolissimo
centrale detto nucleo
 Gli elettroni dovevano muoversi lungo orbite circolari poste a enormi distanze dal nucleo,
rendendo con ciò improbabile l’impatto con le particelle positive.
 Il nucleo doveva possedere tutta la carica positiva dell’atomo, per cui le forti deviazioni che
subivano le particelle alfa non erano dovute ad urti con gli elettroni, ma alla repulsione
elettrica che si creava quando queste particelle positive arrivavano molto vicine al nucleo
dell’atomo. Infatti la forza di repulsione tra particelle e nucleo è tanto maggiore quanto
minore è la loro distanza.
Il nucleo è quindi costituito da protoni e neutroni, legati tra loro da forze molto intense dette forze
nucleari.
Questo modello atomico è detto anche modello planetario perché ricorda il nostro sistema solare in
miniatura, dove il nucleo rappresenta il sole e gli elettroni i vari pianeti che si muovono, lungo le
proprie orbite, intorno ad esso.