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Occhio al bimbo, Gianna Gi!

Gianna era stranamente allegra, stava tornando a casa perché aveva dimenticato il
secondo cellulare, mordendo una gran bella fetta di focaccia untissima. "Eccoti, ma
dove eri finita??? Dagli un pezzo di merenda e andate ai giardinetti, la sua mamma
deve andare all'ospedale da..." e prima di capirne qualcosa si era ritrovata spinta sul
pianerottolo, con un bimbo di poco più di tre anni che le aveva già sequestrato quel
che restava della focaccia. Blue jeans arrotolati sulle micro puma, maglietta rossa e
giubbottino blu con un ricamo dei flintstones, occhi neri che la guardavano quasi
indifferenti. "E adesso cosa faccio???" Nessuna voglia di andare a spingere un'altalena,
voleva andare dalla Lella e così avrebbe fatto.

"Ciao Giannin... aaaaaaahhh, ma che amooore, vieni qui tato, ma che carino che sei!"
Lella prese subito in braccio il piccolo e cominciò a sbaciucchiarlo, lui fece un po' di
resistenza ma neanche tanto. "Sei pronta? Dai, andiamo!" "E dove?" "Alla Fnac, c'è
Valeeerio!" A Gianna il capellone di Amici non piaceva proprio. "Ma come faccio, c'è
lui!" "Problema risolto" volò in cucina, tornò con un pacchetto da quattro pinguì e me
consegnò uno al nanerottolo. "Andiamo!" ordinò. La Fnac era strapiena di ragazzine, il
bimbo era un po' stanco dopo la corsa in metro e Gianna lo prese in braccio. Ottima
idea, tutte le ragazze (di tutte le età, notò, e anche troppi ragazzi) gli facevano un
sacco di coccole e la lasciavano passare. Pessima idea, il secondo pinguì lo aveva
convinto ad entrare nel treno, ma lunghe strisce marroni decoravano ormai la borsa
preferita di Gianna "ora lo butto giù dalla scala mobile". Arrivarono fino alla pigna di
dischi del divetto, e lì la Lella si incantò davanti alla lunga coda di cavallo sul retro di
un faccino con pochi peli di barba, ma provvisto di una notevole voce. Gianna sentì
tirare una manica e già pensava con orrore al cioccolato che non avrebbe potuto
lavare via mai più. "Che c'èèèè?" "pipì." Pipì? In quella bolgia di ragazzine indiavolate,
proprio lei che era capace di trattenerla fino ad esplodere. "Resisti", sibilò. "PIPIIIII'", il
trottolino aveva anche lui una notevole voce. "E va bene, dove sarà questo dannato
bagno? E poi... quale bagno? Maschi o femmine? Lui è un maschietto... e come fa la
pipì???" Spintonò parecchie signore urlanti cercando sul soffitto il simbolo dei bagni,
per fortuna erano vicini ed entrò a fatica in quello delle signore. Anche in questo caso
avere un piccolo in braccio le dava la precedenza. Entrò nella piccolissima toilette e
provò a spogliare il bimbo, che si ribellò essendo già capacissimo di fare tutto da solo,
in piedi sulla tazza, "meno male", sospirò. Uscirono e tenendolo come un sacco di
patate lo portò a lavarsi le manine. Un brivido le corse lungo la schiena: tre zingare
dall'età imprecisata stavano contando un mucchio di monete in un angolo del bagno,
ma anche se non la guardavano neanche, una gran brutta idea le passò per la testa.
Chiuse l'acqua e portò fuori il piccolo di volata, che naturalmente si asciugò sulla
schiena di Gianna. Raggiunsero la Lella ancora in stato di estasi. "Andiamo via" "noo,
deve cantarne un'altra!" "andiamo, ti dico, è tardi e devo riportarlo indietro!" "nooo!"
Anche il cipollino stava cominciando ad arricciare il naso, Gianna prese dalla borsa di
Lella gli ultimi due pinguì, li scartò, ne diede uno ad ognuno dei due frignoni e se li
trascinò fuori. Arrivarono a casa che era quasi buio. Gianna aprì la porta pianino
pianino, ma sua mamma gliela strappò quasi di mano (aveva un udito finissimo,
accidenti). "Finalmente siete arrivati, dammelo che lo riporto alla mamma intanto che
vado dal salumiere, tu intanto prepara l'insalata e apparecchiaaaa...." La voce si
spense nell'ascensore, che si chiuse sul faccino del trottolino con due occhi ridenti ed
un sorrisetto complice, sporco di cioccolato. Gianna restò di stucco, sul pianerottolo, e
già il bimbo le mancava un po'. Guardando la borsa le mancava molto meno. Però era
veramente carino, dolce. Goloso, per fortuna, il nanerottolo. Ma... come diavolo si
chiamava???

Barbara Casonati, 14 ottobre 2010