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L’eredità di Clodoveo.

 Clodoveo morì nel 511.


 L’ampio territorio da lui
conquistato, corrispondente
a buona parte dell’attuale
Francia, fu diviso per sua
volontà tra i figli, in
obbedienza
 alla tradizione franca
 a una concezione
patrimoniale del regno
Si crearono tre regna:
Austrasia, Neustria,
Parti del regno franco: Burgundia (E),
Austrasia (NE), Neustria (O) Burgundia
La società franca si struttura:
proprietari terrieri e vescovi
 La società franca si organizzò negli anni successivi
attraverso una rete di poteri locali situati nelle città
maggiori, mentre i re merovingi si indebolivano.
 Le aristocrazie che controllavano i diversi territori
si unirono ai sovrani formando una rete di fedeli che
potevano aiutare m i l i t a r m e n t e il sovrano in caso di
necessità militari: i c o m i te s (compagni)
ricompensati con beni fondiari per la loro fedeltà
 Si ebbe anche una mescolanza tra aristocrazia franca
e aristocrazia gallo – romana, costituita quest’ultima
spesso da vescovi, che erano i veri governatori delle
città.
I re merovingi perdono autorità

 In realtà, per tutto il VI e il VII secolo, i re


merovingi non ebbero abbastanza
autorità per controllare saldamente i
territori del loro regno.
 I Franchi conobbero lotte continue tra le
aristocrazie delle regioni,
 Alcuni re , come Clotario II riuscirono a
riunificare i regna (prima metà del VII
secolo), e cercarono di conservare una
propria legittimità
 mantenendo il sistema di tassazione
romano
 coniando monete d’oro
 usando il latino nei documenti ufficiali
Clotario II
L a n at u ra d e l p o te re d e l re .
 Il potere del re era simile a quello che ogni altro signore laico
esercitava entro i confini delle proprie terre: un potere politico (legato
all’amministrazione della giustizia) e insieme economico.
 L a differenza che esisteva tra il re e gli altri grandi
signori laici stava nelle dimensioni del patrimonio
privato del re, tali da rendere il re il più grande
s ig nore fond iario d el reg no.

 Era centrale il p a l a t i u m , composto da funzionari regi: consiglieri,


amministratori che gestivano le terre e il tesoro del re e si occupavano di
scrivere gli atti. Tra di essi assunse un’importanza crescente il maior
domus, il “maestro di palazzo”.

 Ogni re era circondato dalla sua trustis, un gruppo selezionato di


uomini che avevano prestato giuramento di fedeltà militare al re
stesso: in cambio essi ricevevano t e r r e e vantaggi dal fatto di essere
parte dell’entourage del sovrano. Ad esempio tra di essi venivano scelti i
più importanti funzionari del regno.
Rivolta dei nobili, affermazione di Pipino il Vecchio
 Clotario II era stato posto sul trono da una iniziativa
guidata da P i p i n o d i L a n d e n , un grande
proprietario terriero di Austrasia a cui il re, per
compenso diede la carica di
m a g g i o rd o m o d i p a l a z z o di Austrasia.
 Pipino, chiamato “il Vecchio”, fondò la dinastia che da
lui ebbe il nome di Pipinide, e mantenne la carica di
maggiordomo per lungo tempo
 Divise questo incarico con Arnolfo di Metz,
arcivescovo di Austrasia e anch’egli grande proprietario
terriero: il figlio di quest’ultimo e la figlia di Pipino,
Begga, si sposarono generando P i p i n o d i
Hè r i s t a l .
 Pipinodi Hèristal fu il bisnonnodi Carlo Magno.
Il regno di Clotario II e la creazione dei maggiordomi

 Clotario II, divenuto re dei Franchi nel 614, come promesso,


con l'Editto di Parigi (o Edictum Clotarii),
 confermò le grandi concessioni terriere ai nobili e al clero,
 garantì l'autonomia dei regna e
 sancì che ognuno di questi sarebbe stato retto da un
m a g g i o r d o m o , la cui carica venne resa ereditaria

Il maggiordomo era un nobile tra coloro che


vivevano con il re a palazzo comites palatini.
Il maggiordomo aveva il compito di curare
l’alloggio e il nutrimento del re e dei suoi
comites, ma in sostanza divenne il
responsabile dell’amministrazione regno nel
suo complesso.
I Pipinidi svuotano il potere regio.

 I Pipinidi si impadronirono progressivamente di


grosse parti del patrimonio fondiario del sovrano
merovingio.
 Si servirono di queste terre per crearsi una vasta
clientela militare a loro fedele, attraverso la
distribuzione di terre.
 In sostanza, i Pipinidi avevano progressivamente
svuotato il potere effettivo dei sovrani merovingi,
potere basato sulla terra da distribuire ai loro comites e
sull’autorità che attraverso di essi i sovrani riuscivano a
esercitare sui loro territori.
L’operato e il “mito” di Carlo Martello
 Il prestigio della dinastia dei Pipinidi crebbe grazie a
Carlo detto “Martello”, cioè “piccolo Marte”,
maggiordomo di Austrasia.

 Egli, alla guida di un esercito personale, affrontò e


sconfisse nella battaglia di Poitiers, 732, una
schiera di musulmani che dalla Spagna cercavano
La battaglia di Poitiers di penetrare più profondamente nel territorio
franco.

 Tale vittoria contribuì a consolidare a livello


popolare l’idea che i pipinidi fossero i veri
sovrani, anche a causa del loro enorme potere
effettivo, fatto di possessi fondiari e clientele
militari. La vittoria a Poitiers ebbe un carattere
più propagandistico che non decisivo sul piano
Tomba di Carlo Martello militare.
nell’Eglise de Saint Denis
Due diverse idee di esercito.

 L’esercito dei Franchi era formato da gruppi di


uomini liberi armati, tra loro in relazione, guerrieri
che combattevano per un capo liberamente:
→rapporto personale

 In Gallia, invece, l’idea di esercito rimaneva quella


romana: i soldati combattevano al servizio dello
stato, la res publica
→ rapporto pubblico
Vas s alli e b e n ef ic i
(età d i C ar lo M ar te llo )
I d u e m o d e l l i , f r a n c o e r o m a n o, s i
i n c o n t r a r o n o e i n t e g r a r o n o tra VI e VIII secolo.

 Due persone stringevano un rapporto, in base al quale


una delle due si impegnava alla fedeltà, l’altra al
mantenimento materiale del suo fedele.
 Con il giuramento di fedeltà il vassallo (→vassus,
“servitore”) entrava nella clientela del potente.
 Il potente si impegnava a mantenerlo, direttamente
nella propria casa, o indirettamente, concedendogli terra
o altri beni: l’oggetto di tale concessioni si chiamò con
il termine latino di beneficium
L’aristocrazia fondiaria e terriera di Carlo Martello:
i cavalieri.
 Carlo riorganizzò il regno dei Franchi in vista di una sua
militarizzazione.

 Ridistribuì la proprietà agraria in maniera da poter


disporre da una classe di guerrieri dotati di cavallo,
rapidi e forti grazie anche all'adozione di nuove tecniche
e strumenti come la staffa, che permetteva uno scontro
frontale a cavallo tramite l'ancorazione delle lance.

 Carlo scelse come proprietari dei terreni più importanti


esponenti di famiglie a lui fedeli, spianando la strada a
un consenso per una futura appropriazione del trono.

 Incontrò una forte resistenza ecclesiastica, avendo egli


espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alla quale
rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori,
esautorandoli e sostituendoli con persone di fiducia. Fu
più prudente nei confronti della Chiesa franca in
generale, cercando un miglior rapporto diretto con il
papato, sostenendo ad esempio le campagne missionarie
verso i frisoni, gli alamannie i turingi.
Il regno dei franchi alla morte di Carlo Martello

Il regno dei Franchi nel 751

Alla morte di Carlo Martello, nel 741, anche grazie alle sue
imprese militari, il regno dei Franchi, retto ancora dai
merovingi, ma con scarsa autorità, era esteso fino a parte
delle odierne G e r m a n i a e A u s t r i a , pur avendo il
proprio nucleo principale in gran parte dell’odierna
Francia.
Pipino il Breve diventa re dei Franchi.

 Il regno dei merovingi era ormai alla fine.


 Uno dei due figli di Carlo Martello,
P i p i n o i l B re ve , d e p o s e l ’u l t i m o
s o v r a n o m e r o v i n g i o , Childerico III,
nel 751.
 Childerico subì l’umiliazione simbolica del
taglio dei capelli, che nella tradizione
Il taglio di capelli a Childerico
franca significavano forza, quindi regalità.

 Pipino fu acclamato re dall’assemblea


dei guerrieri.
 S i f e c e c o n s a c r a r e c o n l ’o l i o
sacro dal monaco Bonifacio,
richiamandosi al modello biblico del re
David, 751.
 Nel 754 la cerimonia fu ripetuta dal papa
Stefano II, giunto da Roma.
Stefano II incorona Pipino il Breve
Pipino il Breve in Italia.
Morte di Pipino, salita al trono di Carlo Magno.
 Nel 754 e nel 756 Pipino, su
richiesta di Stefano II,
intervenne in Italia per due
volte e sconfisse i Longobardi.
 Sconfisse Astolfo consegnò al
papa il dominio sull’Esarcato
e sulla Pentapoli e (Romagna
e costa adriatica delle Marche)

 Nel 768 Pipino il Breve morì,


lasciando il proprio regno ai due
figli Carlo e Carlomanno.
 Carlomanno morì n e l 7 7 1 e
Carlo diventò unico re .
Il primo esempio di giuramento vassallatico.
Il primo esempio conosciuto di giuramento vassallatico
(757) risale al regno di Pipino il Breve.

« Il re Pipino tenne il suo placito a


Compiègne con i Franchi. E là venne
Tassilone, duca dei Bavari, il quale si
accomandò in vassallaggio con le mani.
Egli prestò molti e innumerevoli
giuramenti, toccando con le mani le
reliquie dei santi, e promise fedeltà a re
Pipino e ai sopraddetti suoi figli, signori
Carlo e Carlomanno, come un vassallo
deve fare secondo giustizia con mente leale
e salda devozione, come un vassallo deve
essere con i suoi signori.»
Annali Regi
Le campagne militari di Carlo Magno.

Carlo, che assunse il soprannome di “Magno” per le sue imprese, orientò l’azione militare di
espansione dei domini franchi verso

le zone di insediamento dei Sassoni, nei territori a est del Reno: 772 – 802, sottomessi
con metodi violentissimi

La Germania meridionale, dove si trovava l’importante Ducato di Baviera: 788

la penisola iberica: battaglia di Roncisvalle, 788, unica grande sconfitta

la penisola italiana: 773 – 774.


Governo franco dell’Italia.
 La penisola italiana fu inserita
nei domini franchi con il nome
di regnum Langobardorum
 I Franchi cercarono di utilizzare
come ceto di governo la nobiltà
longobarda. Se questa era riottosa o
infedele, veniva sostituita da uomini
di fiducia, franchi o di altre
popolazioni fedeli.
 La conquista dell’Italia ebbe un
carattere ideologico forte: Carlo
chiamato dal papa a difendere
lui e Roma dai longobardi si
proponeva come
re cristiano guardiano
della fede.
Papa Leone III chiede aiuto a Carlo Magno

 Papa Leone III, a Roma, viene assalito dai


membri di alcune famiglie rivali della sua
che erano contrarie all’alleanza con i
Franchi: 800.

 Il papa si reca allora a Paderborn, in


Sassonia, per chiedere l’aiuto di Carlo
Magno.

 Carlo si impegnò a difendere Leone III


e lo rimandò a Roma con una scorta
armata.
 Il rapporto tra papa e re dei Franchi si
Da Storia d’Italia a fumetti, di Enzo Biagi, 1981 consolidò.
L’incoronazione di Carlo Magno.

Durante la notte di Natale dell’800,

Leone III unge e incorona Carlo


Magno come i m p e ra t o re .

Con questa cerimonia il ruolo


legittimante del pontefice venne
esaltato.

Da Storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi, 1981


I domini di Carlo Magno

“Oggisiamo propensi a scartare l’ipotesi che nel Natale dell’800 sia stato fondato un
impero.” (P. Guglielmotti)

Da una parte il papa prese atto della forza della corona franca.

Dall’altra si pensa che Carlo abbia soprattutto pensato alla propaganda del proprio ruolo.

Carlo, dopo l’incoronazione, puntò a consolidare i confini dei suoi vasti domini in
quanto era ormai il sovrano riconosciuto di diversi territori e popolazioni.
Le ragioni dell’incoronazione.

La scelta dell’incoronazione fu dovuta a almeno tre ragioni:

 La Chiesa di Roma era impegnata in una dura controversia


con l’impero bizantino a causa dell’iconoclastia e della
presenza sul trono di Bisanzio di una donna, Irene.

 I Franchi avevano ampliato la loro influenza sul continente


europeo , grazie alla debolezza dell’impero bizantino.

 Il papa volle rendere i sovrani franchi tutori della pace e


difensori della Chiesa in sostituzione del potere bizantino.
La corte di Aquisgrana.
Dalla fine del VIII secolo, Carlo fissò
la propria corte a Aquisgrana in
Trono di Carlo Magno cui fece costruire

 il palatium regium, guidato dal


dal comes palatii (“conte
palatino”), che coordinava gli alti
funzionari del re

 la cappella palatina , curata


dall’arcicappellano , che
coordinava i diversi ecclesiastici di
Duomo e corte e gestiva la cancelleria regia
cappella
palatina
 La cancelleria redigeva i capitolari
e i diplomi
Il sistema amministrativo dell’impero franco

 Il sistema amministrativo dell’impero franco si articolò


secondo una rete di funzionari regi:

 i co n t i → guidavano le contee, circoscrizioni territoriali

 i m a rc h e s i → erano responsabili delle marche, zone di


confine

 i d u c h i → si occupavano dei ducati, territori non


completamente assoggettati all’impero

 i m i s s i d o m i n i c i → vigilavano sugli altri funzionari


Comites e marchiones

Le responsabilità del conte (comes) erano:


Amministrare la giustizia
Convocare e guidare l’esercito
Esigere tasse e imposte
Curare lo svolgimento dei servizi pubblici

Il compito del marchese (marchio) era di tenere sotto


controllo militarmente i vasti e instabili territori di
confine
I controllori dei funzionari.

 I funzionari venivano scelti tra coloro che nel proprio


territorio godessero di prestigio, ampie proprietà e
una vasta clientela di persone fedeli.
 Siccome la scelta di questi funzionari era imposta dalla
loro posizione sociale, la loro autorità rischiava di
essere confliggente contro quella del sovrano.
 Per questo Carlo Magno creò una rete di controllori,
i missi dominici.
Ruolo e scelta dei missi dominici.

 I missi erano nominati direttamente dal sovrano


 Appartenevano alla più alta aristocrazia del regno
 Erano sia laici, che ecclesiastici
 Avevano il compito di vigilare sull’operato dei
funzionari pubblici
 Inoltre diffondevano sul territorio i capitularia, ovvero
le leggi emanate dal sovrano →capitula che venivano
letti nelle piazze e nei luoghi pubblici, in quanto erano la
voce del sovrano che si diffondeva nei territori imperiali