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AGNOLO BRONZINO

AGNOLO GADDI

AMBROGIO LORENZETTI

ANDREADI DI BONAIUTO

ANDREA DEL CASTAGNO

ANDREA DEL SARTO

ANDREA DI BARTOLO

ANDREA MANTEGNA

ANTONELLO DA MESSINA

ANTONIO DEL POLLAIUOLO

BARTOLO DI FREDI

BARTOLOMEO DI GIOVANNI

BENOZZO GOZZOLI

BENVENUTO DI GIOVANNI
BERNARD BERENSON

BERNARDO DADDI

BIANCA CAPPELLO

BICCI DI LORENZO

BONAVENTURA BERLINGHIERI

BUONAMICO BUFFALMACCO

BYZANTINE ART

CIMABUE

DANTE

DIETISALVI DI SPEME

DOMENICO BECCAFUMI

DOMENICO DI BARTOLO

DOMENICO DI MICHELINO

DOMENICO VENEZIANO

DONATELLO
DUCCIO DI BUONINSEGNA

ELEONORA DA TOLEDO

FEDERICO ZUCCARI

FILIPPINO LIPPI

FILIPPO LIPPI

FRA ANGELICO

FRA CARNEVALE

FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI

FRANCESCO PESELLINO

FRANCESCO ROSSELLI

FRANCIA BIGIO

GENTILE DA FABRIANO

GHERARDUCCI

DOMENICO GHIRLANDAIO
GIAMBOLOGNA

GIORGIO VASARI

GIOTTO DI BONDONE

GIOVANNI DA MODENA

GIOVANNI DA SAN GIOVANNI

GIOVANNI DI FRANCESCO

GIOVANNI DI PAOLO

GIOVANNI TOSCANI

GIROLAMO DI BENVENUTO

GUIDOCCIO COZZARELLI

GUIDO DA SIENA

IL SODOMA

JACOPO DEL SELLAIO

JACOPO PONTORMO

LIPPO MEMMI
LIPPO VANNI

LORENZO GHIBERTI

LORENZO MONACO

LO SCHEGGIA

LO SPAGNA

LUCA SIGNORELLI

MASACCIO

MASOLINO DA PANICALE

MASTER OF MONTEOLIVETO

MASTER OF SAINT FRANCIS

MASTER OF THE OSSERVANZA

MATTEO DI GIOVANNI

MEMMO DI FILIPPUCCIO

NEROCCIO DI BARTOLOMEO
NICCOLO DI SEGNA

PAOLO DI GIOVANNI FEI

PAOLO UCELLO

PERUGINO

PIERO DELLA FRANCESCA

PIERO DEL POLLAIOLO

PIERO DI COSIMO

PIETRO ALDI

PIETRO LORENZETTI

PINTURICCHIO

PONTORMO

SANDRO BOTTICELLI

SANO DI PIETRO

SASSETTA

SIMONE MARTINI
SPINELLO ARETINO

TADDEO DI BARTOLO

TADDEO GADDI

UGOLINO DI NERIO

VECCHIETTA

       
 

  
    Spinello Aretino (1350-1410)

    Spinello di Luca Spinelli, soprannominato Spinello Aretino (Arezzo, ca. 1350 – 14 marzo 1410), è stato un pittore italiano
attivi in Toscana nella seconda metà del Trecento.

La sua famiglia era originaria di Capolona. Fu Luca suo padre, orefice raffinato, che si trasferì in Arezzo dove Spinello cre
inclinato da natura all'essere pittore, che quasi senza maestro, essendo ancor fanciullo, seppe quello che molti esercitati,
disciplina d'ottimi maestri, non sanno". (Vasari). La sua formazione proviene comunque, oltre che dal fare nella bottega p
tramite Jacopo del Casentino (di cui fu discepolo) , da Taddeo Gaddi, uno dei principali seguaci di Giotto.

Senza alcun dubbio fu un sentimento di amor patrio, un desiderio campanilistico di esaltare la città natia, che spinse il Va
dedicare una lunga biografia all’aretino Spinello, il quale avrebbe, a suo dire, “paragonato Giotto nel disegno ed avanzato
lunga nel colorito”; strano che proprio con questa premessa, una volta davanti al più alto raggiungimento del prediletto p
affreschi nella chiesa del Carmine, il Vasari non sapesse far di meglio che assegnarli a Giotto stesso.

A Firenze lavorò accanto al suo maestro nella chiesa del Carmine e in quella di Santa Maria Novella, mentre tra il 1360 ed
attivo soprattutto ad Arezzo, dove istoriò molti cicli pittorici ad affresco, purtroppo quasi tutti perduti. Resta la Crocifissi
Duomo di Arezzo, vicina allo stile dell'Orcagna.

Nel 1384 dopo il sacco della città tornò a Firenze, dove ebbe l'importante commissione delle Storie di San Benedetto nella
San Miniato al Monte a Firenze (dipinte verso il 1387-1388), dove la composizione è giottesca, mentre la brillantezza dei
riflette più l'arte contemporanea senese. Al 1390 circa risale il frammentario Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Ales
santi nella basilica di Santa Trinita a Firenze. Nel 1391-1392 dipinse sei affreschi, ancora esistenti, sul muro sud del Camp
Pisa con i Miracoli dei Santi Potito ed Efeso, per i quali ricevette un compenso di 270 monete d'oro. A quegli anni risale a
Trittico della Madonna in trono e santi della Galleria dell'Accademia, mentre del decennio successivo è il Santo Stefano n
museo.

“Nei suoi ultimi anni lo Spinello addolcì alquanto il colorito ed il rilievo, risentendo di altre tendenze che gli premevano i
(Toesca) Nella Storia di Alessandro, nel Palazzo Pubblico di Siena (1407-1408) dimostrò una vivace qualità narrativa nell
autografe, testimoniando la notevole maturità artistica nell'ultimo periodo della sua carriera o forse anche per l’influenza
spiritato ed estroso figlio Parri che vi collaborò. Le storie sono una rappresentazione della guerra di Federico Barbarossa
Repubblica di Venezia.

Ma la cronologia spinelliana, ad onta delle numerose opere datate, è oltremodo incerta, e ciò non deve sorprendere in un
cui le oscillazioni qualitative sono soprattutto in relazione all’importanza della commissione e che rimane, per tutto l’arco
attività, sempre fedele al medesimo ideale di aristocratica contenutezza, ad un mondo che già prelude a quello gelido ed a
Lorenzo Monaco, in cui si muovono paggi di un’eleganza composta, damigelle dolcemente raccolte, e dove anche i cavalie
mischia impugnano mollemente gli spadoni e gli assistenti ai miracoli stupiscono con moderazione e con gesti falcati.

"In Santo Agostino d’Arezzo gli fu dato sepoltura, dove ancora oggi si vede una lapida con un’arme fatta a suo capriccio, d
spinoso" (Vasari). Epitaffio:

"SPINELLO ARRETINO PATRI OPT<IMO> PICTORIQVE SVAE AETATIS NOBILISS<IMO> CVIVS OPERA ET IPSI ET PATRIAE MAXIMO OR
FVERVNT PII FILII NON SINE LACRIMIS POSS<VERVNT>."
    Opere  

* Annunciazione all'esterno della Chiesa della Santissima Annunziata,


Arezzo
* Polittico con la Madonna col Bambino e santi, Museo Diocesano di
Arezzo
* Storie di san Benedetto, 1387-1388, sagrestia di San Miniato al Monte,
Firenze
* Storie di Alessandro III, Palazzo comunale, Siena
* Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria tra santi, basilica di
Santa Trinita, Firenze
* Santo Stefano, Galleria dell'Accademia, Firenze
* Trittico della Madonna in trono e santi, Galleria dell'Accademia,
Firenze

Storie di san Benedetto, 1387-1388, sagrestia di San Miniato al Monte, Firenze


Spinello Aretino, Storie di san Benedetto, 1387-1388, sagrestia di San Miniato al

La Sagrestia di San Miniato al Monte contiene un ciclo di affreschi con  


Storie di san Benedetto di Spinello Aretino, databili a dopo il 1387.

Storia

Nel testamento del 1387 di Benedetto degli Alberti, ricco fiorentino in


esilio, venne lasciata una cospicua somma per la decorazione della
sagrestia della basilica sul colle fiorentino. Si trattava di una struttura a
base quadrata con volta a crociera, completata architettonicamente quello
stesso anno. L'incarico venne affidato a uno dei più quotati artisti sulla
piazza fiorentina, Spinello Aretino, che si fece coadiuvare dal figlio, Parri
Spinelli. Si tratta della più antica raffigurazione completa delle Storie di
san Benedetto in Toscana, presa a modello da raffigurazioni successive
come il ciclo del Chiostro degli Aranci e innumerevoli rappresentazioni
su tavola.

Gli affreschi, un tempo più lacunosi, vennero molto restaurati nel primo
Ottocento.

Prima dell'attuale finestra a vetri colorati, costruita da Raffaello Payer tra


il 1860 e 1961, vale la pena di ricordare la finestra gotica distrutta nel
1630. La piccola stanza con il lavabo, aggiunta in un secondo tempo,
risale al 1470-1472. Gli armadi di legno del 1470 circa, sono opera di
Moniciatto e vennero reaturati con aggiunte neogotiche nel 1860 circa.
Sul bancone si trovano quattro statue di terracotta con i santi Benedetto e
Miniato, attribuiti a Benedetto Buglioni, un busto-reliquiario di san
Miniato di scuola sense del 1450 circa, e una Madonna attribuita a fra'
Mattia della Robbia.

Descrizione e stile

Si accede alla sagrestia dalla navata sinistra del presbiterio rialzato. Dai  
Totila e San Benedetto
quattro pilastri situati agli angoli partono costoloni che concorrono alla
copertura a crociera. Gli affreschi occupano i registri mediano e superiore San Benedetto riconosce l'impo

delle quattro pareti, oltre alle vele della volta.


Fondazione di Montecassino e m
frate risorto
Stilisticamente le Storie mostrano l'interesse ancora vivo nella Firenze del
secondo Trecento per Giotto, con una chiarezza narrativa ordinata, una Escorcismo di una pietra resa in
decorazione essenziale, figure plastiche, colori accesi e vibranti. demonio

Le storie si leggono da sinistra verso destra, dall'alto al basso, a partire


dalla parete di fornte all'ingresso.

1. Commiato di san Benedetto dai genitori


2. Restituzione alla nutrice di un vassoio spezzato
3. San Benedetto riceve l'abito monacale a Subiaco e un diavolo che
rompe la campanella con cui Benedetto chiedeva cibo dal suo romitorio
4. Cena pasquale con un monaco mandato da Dio ad alimentare
Benedetto nel romitorio
5. San Benedetto vince la tentazione carnale buttandosi tra i rovi
6. Elezione di san Benedetto come abate a Vicovaro e distruzione del
vaso con cui i frati tentavano di avvelenarlo
7. Partenza da Vicovaro
8. Incontro con Mauro e Placido
9. Fondazione di Montecassino e miracolo del frate risorto
10. Libreazione di un novizio dal demonio
11. San Benedetto fa sgorgare l'acqua e tornare a galla un ferro
12. Mauro salva Palcido dall'annegamento
13. Esorcismo di una pietra da costruzione resa insollevabile dal diavolo
14. San Benedetto riconosce uno scudiero che, inviato da Totila, si
fingeva impostore del re
15. San Benedetto rimprovera Totila
16. Morte del santo

Nella volta sono affrescati i quattro Evangelisti. L'affresco sul portale,


con il Cristo in pietà, risale alla seconda meta del Quattrocento ed è
attribuito a Giovanni da Piamonte.

Quattro Evangelisti. Sacrestia della Basilica di San Miniato al Monte, Firenze


La volta con le figure dei quattro Evangelisti. Sacrestia della Basilica di San Miniato al

Storie di Alessandro III, Palazzo Pubblico, Siena


Spinello Aretino, Storie di Alessandro III, Incoronazione di papa Alessandro III, Palazzo co

Ad Alessandro III è dedicato il ciclo di affreschi della Storia di Alessandro  


III realizzato da Spinello Aretino nel Palazzo Pubblico di Siena nel biennio 1407-
1408. Il Palazzo Comunale di Siena (detto anche Palazzo Pubblico) è il palazzo
fatto costruire approssimativamente tra il 1297 e il 1310 dal Governo dei Nove
della Repubblica di Siena, come propria sede. Sorge sulla piazza del Campo ed è
affiancato dalla snella Torre del Mangia. Il Museo Civico, allestito negli anni '30
del XX secolo, è collocato al primo piano del palazzo e conserva numerosi
capolavori dell'arte senese, affreschi, pitture e sculture.
Le prime 4 sale (dette della Quadreria) espongono opere dei secoli XVI-XVIII.
Attraverso la Sala del Risorgimento che espone affreschi e sculture del XIX
secolo, si accede alla porzione più antica e prestigiosa del palazzo. La prima di
queste sale, detta Sala dei Priori o Sala della Balìa, contiene affreschi di
Spinello Aretino e del figlio Parri Spinelli, raffiguranti scene della vita di
Alessandro III (1407), e di Martino di Bartolomeo, raffiguranti sedici virtù
(1408). [1]

 
Spinello Aretino, Storie di Alessandro III, Palazzo co

   
La Sala di Balia
 

   

Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria tra santi


Spinello Aretino, Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria tra santi, 1390, fresco, Santa

Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria tra santi  è un affresco staccato di Spinello Aretino, da
1390 circa e conservato nella Cappella Cialli-Seringi della basilica di Santa Trinita a Firenze. Proviene dall'atti
Cappella Bartolini Salimbeni, dove venne ritrovato, con la sinopia, sotto gli affreschi di Lorenzo Monaco nel
La quarta cappella della navata sinistra di Santa Trinita apparteneva ai ricchi mercanti Bartolini Salimbeni al
1363. L'affresco di Spinello Aretino venne messo in relazione da Cristina di Benedictis con una certa Lisa, mo
Bartolmeo Bartolini Salimbeni, morta entro il 1390: in questo senso si spiegherebbe la presenza dei santi Eli
Bartolomeo. La donna, rappresentata piccola in basso in abito di terziaria francescana, sarebbe stata omagg
marito con l'affresco, che ne esaltasse la memoria e le vistù cristiane, come se fosse stata una religiosa.

Al momento della nuova decorazione ad affresco (1420 circa) Lorenzo Monaco, il cui stile è debitore dell'ese
Spinello, dovette cercare di salvare alcuni dettagli asportando pezzi interi di intonaco e forse di muratura, n
conosciuta la tecnica dello strappo: ciò venne ipotizzato da Ugo Procacci nel riscontrare la mancanza di elem
basilari quali il volto di santa Caterina, della Vergine, o il cerchio attorno alla testa di san Bartolomeo che de
tentativo di asportazione. Infine si rinunciò, procedendo a operare le scalfiture e martello per far aderire il n
intonaco. Forse alcuni frammenti riuscirono a venire conservati, probabilmente in un luogo per la devozione
delle case dei Bartolini.

Descrizione e stile

L'opera ha come tema centrale il matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria, che viene rapp
in ginocchio al cospettod el trono della Vergine, mentre Gesù Bambino la sposa simbolicamente inf
un anello nuziale al dito. Assistono alla scena quattro santi sotto lo stesso arco e due ai lati sotto nic
dipinte separate. Essi sono, da sinistra: sant'Elisabetta, sant'Andrea, san Bartolomeo (protettore del
committente ma anche dei "Bartolini" in generale per l'assonanza del nome), sant'Antonio Abate, sa
Giovanni Battista e un santo vescovo.

In basso, piccolissima, si affaccia la committente che guarda la scena levando la testa.

Lo stile è tipico delle opere di Spinello, con colori accesi e cangianti, figure allungate, profili taglien
vennero riprese e sviluppate dagli artisti del gotico internazionale, tra cui proprio Lorenzo Monaco.

Oratorio di S. Caterina degli Alberti

Intorno alla metà del XIV secolo i potenti Alberti fecero costruire una piccola cappella di famiglia nel piviere dell’Antella.
dedicarla a Santa Caterina d’Alessandria, una martire simbolo di coraggio e fede incrollabile. Tra gli affreschi dedicati alla
santa, nell’abside è rappresentato il Martirio di Caterina, per opera del Maestro di Barberino.
Oratorio di S. Caterina degli Alberti - Bagno a Ripoli (Fi) XIV sec.

Costruito tra il 1348 e il 1387 dalla famiglia Alberti, ha ben conservato la struttura gotica. La potente famiglia fiorentina a
vicinanze una villa chiamata il Paradiso degli Alberti.
Nel XIX secolo si ebbe un primo restauro degli affreschi, rifacendo ad esempio il cielo stellato nelle volte.
Nel 1921 venne trafugato dall'oratorio l'originario trittico di Agnolo Gaddi, che venne poi rinvenuto ma privo di predella e
pilastrini. L'opera è da allora nei depositi degli Uffizi.
Dal 1992 al 2009 l'oratorio ha subito un restauro da parte del Comune di Bagno a Ripoli, proprietario attuale della struttu
1988. Al termine dei lavori l'oratorio è stato aperto al pubblico, con un'esposizione di opere dei maestri che già lavorarono
affreschi e con il polittico di Agnolo Gaddi.
Descrizione

Esterno

La struttura è molto semplice, con pianta rettangolare e abside quadrata (scarsella), con un paramento esterno costituito
pietra alberese[1] e macigno, dove si aprono finestre monofore con arco acuto.
Il portale è sormontato da una tettoia sporgente, con una lunetta che era decorata da una Madonna col Bambino e angeli
Aretino, oggi staccata con la sinopia e conservata nei depositi della Soprintendenza. Un tempo la decorazione ad affresco
tutta la facciata.

Interno

Internamente l'unica navata, separata in due campate da un arcone trasversale, termina con una scarsella quadrilatera, in
da un arco a sesto acuto e con copertura a crociera. Anche nel vano principale la copertura è affidata a volte a crociera con
che si dipartono dai pilastri laterali.

Affreschi

Il ciclo di affreschi della cappella illustra le storie di santa Caterina d'Alessandria, detta delle Ruote in ricordo del martirio
IV secolo.
La decorazione prese avvio, come di consueto, dall'abside, dove si trovano quattro scene nelle pareti laterali (due lunette e
riquadri) e, sulla parete centrale, un'Annunciazione e i due santi Benedetto e Stefano ai lati della finestra. L'abside venne
entro il 1360 e via lavorano il cosiddetto Maestro di Barberino e Pietro Nelli. Al primo competerono la parete centrale, le
volta, il sottarco con busti di Apostoli e Profeti e tutte le scene laterali (Caterina rifiuta l'abiura al cospetto dell'Imperatore
Flagellazione e Martirio della santa), tranne la Disputa di santa Caterina con i filosofi pagani (registro inferiore della pare
di Pietro Nelli, autore anche dei due santi (Caterina e Antonio abate) sulle pareti esterne ai lati dell'arco della scarsella.
La decorazione venne ripresa circa trent'anni dopo, alla fine degli anni ottanta del XIV secolo, da Spinello Aretino, che aff
prima campata dell'oratorio. La ripresa dei lavori fu legata al testamento di Benedetto di Nerozzo Alberti, uomo ricchissim
influente in Firenze, che dopo essere stato esiliato per le lotte politiche, dispose il completamento della decorazione.
Spinello avviò probabilmente dalla parete dell'arcone, dove gli affreschi erano stati interrotti, per poi proseguire sulle volt
(Evangelisti), sulle pareti e altre superfici di corredo come il sottarco centrale.
Le Storie iniziano dalla parete destra, dove, in alto, si vede la Conversione e il Battesimo di santa Caterina da parte di un m
eremita. Nel registro mediano si trova Santa Caterina orante e Matrimonio mistico (dove la santa viene maritata misticam
Bambino nelle braccia della Madonna) e la Cattura di Caterina, dove si vede la santa esortata, senza successo, ad adorare
pagano in un tempio.
Nella parete opposta si vedono, in alto, la Disputa con i filosofi pagani e il Rogo dei sapienti convertiti, cioè il martirio di q
che Caterina era riuscita a convertire al Cristianesimo. Nel registro sottostante sono presenti le due scene di Caterina in p
converte le dame di corte e il capitano dei soldati e riceve la visita di Cristo con gli angeli e Decapitazione del capo delle gu
storie terminano nella parete centrale, dove sono le scene in sequenza continua di Caterina esce di prigione per venire con
martirio ed il Boia che rinfodera la spada dopo aver decapitato Caterina, mentre in alto campeggia un sarcofago dove il co
martirizzato della santa è adorato dagli angeli.
Nel sottarco tra le campate si trovano medaglioni dei Dodici Apostoli ed Agnello Mistico, mentre sui pilastri laterali si tro
Ludovico di Tolosa (destra) e un San Francesco (sinistra). Queste figure intere sotto nicchie dipinte sono riecheggiate dal
Sant'Antonio abate e la Santa Caterina d'Alessandria sotto l'arcone, ai lati dell'altare. Frequenti sono poi gli stemmi Alber
quattro bracci di catena su sfondo azzurro, legati al centro da un anello.

L'oratorio di Santa Caterina delle Ruote si trova in via del Carota in località Rimezzano, nella frazione dell'Antella di Bagno a Ripoli.
Indirrizo: Via del Carota, 50012 Loc. Ponte a Ema, Bagno a Ripoli.

 
   

         

 
Il Santo Stefano è un dipinto a tempera e oro su tavola (93x33 cm) di Spinello Aretino, databile al 1400-140
conservato nella Galleria dell'Accademia a Firenze.

Il piccolo tabernacolo mostra santo Stefano a piena figura, con la pietra che ricorda il suo martirio e con in m
vessillo dell'Agnus Dei, che compare anche negli stemmi sulla base: si tratta dell'emblema dell'Arte della Lan
delle più potenti corporazioni di Firenze, che aveva in Stefano proprio il suo protettore.

Nella cuspide si vede una Crocifissione tra i dolenti, Maria e Giovanni accucciati: l'opera è mal proporzionat
Cristo è molto più piccolo delle due figure ai lati. Quest'ultime possono vantare però un'elegante forma del
che si ripiega sinuosamente.

L'opera è significativa dello stile tardo di Spinello, improntato a un decorativismo sempre più accentuato.

Il Trittico della Madonna in trono e santi è un dipinto a tempera e oro su tavola (170x209 cm) di Spin
Aretino, firmato e datato 1391, e conservato nella Galleria dell'Accademia a Firenze.

L'opera proviene dalla chiesa di Sant'Andrea a Lucca. Venne dipinta con ampi interventi di bottega,
Crowe e Cavalcaselle ne avevano rilevato la scarsa qualità e dubitato della firma, che effettivamente
ripassata e reintegrata in maniera arbitraria. Fa fede la testimonianza di Gaetano Milanesi, che vide
presso un privato lucchese, e riportò l'iscrizione allora visibile, verso il 1846: "...S. PINXIT. SPINE
LUCE DE ARITIO. IN. A. 1391"

Berenson e altri ipotizzarono che vi fosse intervenuto Lorenzo di Niccolò, ipotesi recentemente scar
Boskovits e Tartuferi.

Il trittico, che probabilmente ha perduto le cuspidi originarie, mostra al centro la Madonna in trono c
Bambino fra quattro angeli in volo; nello scomparto sinistro si riconoscono i santi Paolino e Giovan
con un tondo di Profeta; in quello di destra Andrea e Matteo evangelista e un altro profeta.

Lo stile del dipinto mostra, ancora negli ultimi decenni del secolo, un'adesione ai modi giotteschi, ra
appena dal senso decorativo, con una certa conoscenza dei modi senesi, e da una buona plasticità, so
nei santi
 

 
   
www.polomuseale.firenze.it | Santo Stefano sorregge lo stendardo con lo stemma dell'Arte della
lana, Crocifissione di Cristo con la Madonna e San Giovanni Evangelista nella cuspide, Galleria
dell'Accademia, Firenze

www.polomuseale.firenze.it | Madonna con Bambino e Santi, Galleria dell'Accademia, Firenze

L’oratorio di Santa Caterina all’Antella e i suoi pittori, Firenze, Mandragora 2009 [Catalogo della
mostra (Firenze, 19 settembre-31 dicembre)].
Aperto dai saggi di Paolo Pirillo, Daniela Lamberini e Angelo Tartuferi, il catalogo offre una
ricostruzione critica aggiornata a proposito della storia, l'architettura e la decorazione dell'oratorio,
tracciando inoltre il profilo degli artisti che vi lavorarono.

Bibliografia  
Oratorio di S. Caterina degli Alb
Stefan Weppelman, Spinello Aretino e la pittura del Trecento in Toscana, Firenze, 2011. ISBN Ripoli (Fi) XIV sec
9788859608776

Particolare del ciclo di affreschi


Giovanni Matteo Guidetti, La Cappella del Cardinale del Portogallo a San Miniato al Monte, in
d'Alessandria, attribuiti al Maest
AA.VV., Cappelle del Rinascimento a Firenze, Editrice Giusti, Firenze 1998.
Barberino, Pietro Nelli e Spinello
intervento ultimato.
Jane Turner (a cura di), The Dictionary of Art. 29, pp. 403-407. New York, Grove, 1996. ISBN
1884446000

Art in Tuscany | Art in Tuscany | Giorgio Vasari | Lives of the Most Excellent Painters, Sculptors,
and Architects

Lives of the Most Eminent Painters Sculptors and Architects, Giorgio Vasari | download pdf

Case vacanza in Toscana | Podere Santa Pia

     

Podere Santa Pia   Podere Santa Pia, giardino   Rocca d'Orcia

         
   
Sovicille Certaldo Sant'Antimo

         

San Miniato al Monte, Firenze Villa La Foce Massa Marittima

         
         

Chiesa di San Miniato al Monte


 

Secondo la leggenda, è in questo luogo isolato e estremamente panoramico, in cui sorse nel XI sec.  
l’attuale Basilica, che venne a spirare San Miniato, martirizzato nel III sec. sotto l’imperatore
romano Decio. Si tratta di uno dei più straordinari esempi di architettura romanica di tutta la
Toscana. La facciata duecentesca è decorata con marmi bianchi e verdi. L’interno, di una solenne
sobrietà, è caratterizzato da una serie di elementi di epoche diverse, armonizzati in un affascinante
unicum: la suggestiva cripta risale in parte all’ XI sec., gli intarsi marmorei pavimentali al 1200, così
come l’imponente mosaico absidale raffigurante Cristo in trono, e il bellissimo pulpito. Nella
sagrestia Spinello Aretino affrescò nel XIV sec. la vita di San Benedetto. Lungo la navata centrale si
erge il quattrocentesco tempietto michelozziano, un tempo destinato a conservare un celebre
crocifisso; sulla navata sinistra, infine, si apre la Cappella del Cardinale del Portogallo, interamente
realizzato intorno alla metà del 1400: dall’architettura di ispirazione brunelleschiana al monumento
funebre, capolavoro scultoreo di A. Rossellino; dalla pala d’altare (copia dai Pollaiolo) alla sublime
volta in terracotta invetriata, di Luca della Robbia.

Chiesa di San Miniato al Monte | Via del Monte alle Croci, 50125 Firenze, Italia

La Piazzale Michelangelo a Firenze rappresenta il più famoso punto di osservazione del panorama
cittadino, riprodotto in innumerevoli cartoline e meta obbligata dei turisti in visita alla città.

Fu realizzato dal 1865 su disegno dell'architetto Giuseppe Poggi su una collina appena a sud del
centro storico, a completamento dei lavori di riqualificazione della riva sinistra dell'Arno. Da
quell'anno infatti Firenze era capitale d'Italia e tutta la città era impegnata in un rinnovamento
Chiesa di San Miniato al
urbanistico, il cosiddetto Risanamento, ovvero la rinascita borghese della città: furono creati i
lungarni; sulla riva destra, al posto delle mura trecentesche, furono aperti i viali di circonvallazione
alla maniera dei boulevard; sulla riva sinistra fu tracciato, snodandosi sulla collina di San Miniato, il
Viale dei Colli, una via panoramica alberata lunga 8 chilometri, al cui culmine fu realizzato il
piazzale, quale terrazza panoramica privilegiata sulla città. La cronaca della rapida costruzione di
quest'ultima impresa ci è stata particolareggiatamente descritta dal giornalista italiano Pietro
Ferrigni (noto con lo pseudonimo di Yorick) che non manca di riferire come una parte dei fiorentini
si dispiacesse "per l'eccessiva spesa" della costruzione.
La piazza, dedicata al grande artista rinascimentale Michelangelo, presenta le copie di alcune sue
famose opere conservate a Firenze: il David e le quattro allegorie delle Cappelle Medicee di San
Lorenzo. Queste copie sono realizzate in bronzo, mentre gli originali sono tutti in marmo bianco. Il
monumento fu portato su da nove paia di buoi il 25 giugno 1873.
Il Poggi disegnò anche la loggia in stile neoclassico che domina l'intera terrazza e che oggi ospita un
ristorante panoramico. In origine avrebbe dovuto ospitare un museo di opere di Michelangelo, mai
realizzato. Nel muro della balconata, posta sotto la loggia, vi è un'epigrafe a caratteri cubitali che
ricorda la sua opera: Giuseppe Poggi architetto fiorentino volgetevi attorno ecco il suo monumento
MCMXI.
Il panorama abbraccia il cuore di Firenze, dal Forte Belvedere a Santa Croce passando per i lungarni
e i ponti di Firenze in sequenza, soprattutto il Ponte Vecchio; spiccano il Duomo, il Palazzo Vecchio,
il Bargello e il campanile ottagonale della Badia Fiorentina, senza dimenticare le colline opposte a
nord della città con al centro Fiesole e Settignano

 
Questo articolo è basato sugli articoli Spinello Aretino e Oratorio di Santa Caterina delle Ruote dell' enciclopedia Wikipedia ed è rilasciat
termini della GNU Free Documentation License.
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Spinello Aretino, Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria tra santi, Santa
Ruote (Bagno a Ripoli) - Frescos by Spinello Aretino  e Sagrestia di San Miniato al Monte.

     

     

     

     

     

   

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