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LA SEMANTICA 29/10

Parlando di semantica, come abbiamo già detto, facciamo riferimento ad uno dei livelli di interfaccia tra
lingua e realtà extra linguistica che si occupa del mettere a fuoco il significato dei segni linguistici. Questa
sua occupazione è in particolar modo importante perché va a toccare qualcosa di sfuggente che non
possiamo vedere sul piano concreto ma solo sul piano astratto, immaginario.

Il termine semantica, che si oppone al termine FONETICA, lo dobbiamo a Michelle Bréal che pubblicò nel
1897 il Saggio di semantica in cui appunto introduce questo neologismo ormai divenuto fondamentale in
linguistica. In questo volume però c’è poca semantica nel senso odierno del termine (lo studio delle
relazioni linguistiche tra segni e significato) in quanto si tratta piuttosto di un saggio di linguistica storica che
si concentra sui mutamenti semantici. La semantica come studio del significato del segno linguistico,
qualcosa di astratto veicolato dall’espressioni linguistiche, come abbiamo detto in precedenza, è stato
oggetto d’interesse anche in epoca antichissima nel pensiero di filosofi greci come Aristotele e Platone per
poi, col passare del tempo, diventare anche oggetto di studio per la logica e la filosofia del linguaggio
nell’800 (com’è successo per la pragmatica). È evidente che analizzare quest’ambito della linguistica non è
semplice e perciò esso è stato anche spesso ignorato e tralasciato.

Definire e analizzare il significato di un segno linguistico è insomma estremamente difficile ma possiamo


comunque affermare che esistono due modi fondamentali di concepirlo:

 significato come concetto: il significato è visto come un concetto, un’immagine mentale, un’idea
creata dalla nostra mente corrispondente a qualcosa che esiste al di fuori della lingua.
 significato come uso (operazione): il significato è concepito in maniera contestuale in modo che
esso sia funzione dell’uso che si fa dei segni, vale a dire che il significato di uno stesso segno può
variare in base al contesto. Es. le parolacce possono variare il proprio significato nel senso di offesa
o goliardia.

Dire che il significato è ‘’ l’informazione veicolata da un segno o elemento linguistico’’ è fin troppo generica
come definizione e, pertanto, è necessario specializzare tale definizione. Quindi un’altra distinzione da fare
è quella tra:

 significato denotativo ( o referenziale): il significato è inteso nel senso oggettivo, di ciò che il segno
descrive e rappresenta; corrisponde cioè al valore di identificazione di un elemento delle realtà
esterna (un referente). Es. gatto riferisce ad una cosa, animale, referente
 Significato connotativo (o espressivo):il significato è soggettivo, connesso alle sensazioni suscitate
da un segno e alle associazioni inferibili a cui esso dà luogo; non ha valore di identificazione di
referenti. Es. gatto micio

Un’altra distinzione rilevante è quella fra significato linguistico e sociale:

es. “Buongiorno!”  il significato linguistico è augurare una buona giornata mentre il significato sociale è
riconoscere colui, colei, o coloro a cui rivolgo il saluto come persone. Il significato linguistico di tu e lei è
rispettivamente ‘’pronome di seconda persona singolare’’ e ‘’pronome di terza persona singolare
femminile’’; il significato sociale è invece rispettivamente di ‘’allocutivo di confidenza e solidarietà, di
vicinanza sociale’’ e ‘’allocutivo di rispetto e deferenza, di distanza sociale’’. Queste espressioni vengono
usate soprattutto per regolare i rapporti sociali tra parlanti e non per descrivere la realtà esterna; ciò che
conta maggiormente è il significato sociale.

Possono avere significato sociale anche elementi che appartengono a tutti i livelli di analisi che forniscono
informazioni di vario genere, utili al parlante per specificare, ad esempio, la sua età, appartenenza al
gruppo sociale ecc. NB: ovviamente non c’è nessun giudizio nel momento in cui si capisce che un
determinato uso linguistico fa trasparire un basso livello d’istruzione; il giudizio viene sospeso e si prende il
dato così com’è.

Una distinzione di altra natura è quello tra:

 Significato lessicale (o referenziale): sono le cosiddette ‘parole piene’ e sono i termini che
designano oggetti concreti o astratti, entità, fatti o concetti del mondo esterno. Es. gatto, buono,
mangiare, lavoro, idea.
 Significato grammaticale (o funzionale o strutturale): sono le cosiddette ‘’parole vuote’’ (o parole
grammaticali, o parole funzionali) e sono i termini che rappresentano concetti o rapporti interni al
sistema linguistico, alle categorie che questo prevede o alle strutture a cui esso dà luogo. Es. il
‘’introduttore di nome definito’’, di ‘’relativo a ’’, benché ‘’congiunzione concessiva’’, ecc.).
Quando abbiamo parlato di grammaticalizzazione, in precedenza, ci siamo detti che questa
corrisponde in qualche modo allo svuotamento di una parola a livello semantico che,
contestualmente assume una funzione grammaticale. Inoltre abbiamo anche detto che
grammaticalizzazione è coinvolto in un rapporto dialettico con lessicalizzazione; quindi abbiamo
elementi che perdono il loro significato lessicale ed entrano a far parte degli elementi che veicolano
la funzione grammaticale e viceversa. Es. il prefisso ‘’ex-’’ che è passato da lessicale come in “ex-
fidanzato” diventa ‘’ex’’ come parola autonoma; si può dire solo ‘’ex’’ e in base al contesto il mio
interlocutore capisce cosa voglio esprimere (l’esempio riguarda il contrario di
grammaticalizzazione).

È importante tenere distinto il significato vero e proprio da ciò che si usa chiamare ‘’enciclopedia’’ (o
conoscenze enciclopediche): l’enciclopedia è la conoscenza del mondo esterno, del mondo extra linguistico,
che non va confusa con il significato in quanto quest’ultimo è parte integrante del segno linguistico (siamo
già dentro il mondo linguistico). Non è facile operare una distinzione tra significato ed enciclopedia in
quanto siamo abituati a ragionare e pensare in termini linguistici però tale distinzione va fatta e quindi
abbiamo:

 Il significato linguistico, interno al segno; es. gatto come mammifero, animale domestico.
 L’enciclopedia ossia le conoscenze del mondo esterno; es. gatto come animale morbido da
accarezzare  l’esperienza enciclopedica si basa sulla nostra esperienza.

Altra distinzione che ha a che vedere con la polisemia è quella tra significato e senso; con senso intendiamo
il significato contestuale vale a dire la specificazione e concretizzazione che il contenuto di un termine
assume ogni volta che viene effettivamente in una produzione linguistica in un certo contesto. Es: finestra
vuol dire ‘’apertura di una parete’’ ma può anche significare la finestra del desktop. A un significato
possono quindi corrispondere diversi sensi e ciò ha a che vedere con l’onnipotenza semantica ossia il fatto
di poter, nel caso della lingua come strumento estremamente flessibile, accogliere sempre nuovi sensi e
ampliare i significati già esistenti nella lingua.

Altra distinzione da effettuare è quella tra intensione ed estensione: intensione ossia l’insieme delle
proprietà che costituiscono il concetto designato da una parola; estensione ossia l’insieme degli individui o
oggetti verso cui quella parola si può applicare. Queste due caratteristiche sono inversamente proporzionali
nel senso che se aumenta il numero delle proprietà che costituiscono il concetto designato, diminuisce
automaticamente l’insieme degli individui e oggetti verso cui io posso applicare quella parola. Quindi
maggiore è il numero dei tratti caratterizzanti, minore sarà l’estensione ossia di fare riferimento con una
stessa parola a differenti referenti. I nomi propri che nel caso dei nomi propri di persona vengono detti in
linguistica ‘’antroponimi’’ mentre i nomi propri di luogo vengono definiti toponimi, sono a referente unico;
quindi ad es. non c’è una classe di ‘’Micheli’’ o un insieme di proprietà che costituisce la ‘’Franceschità’’
visto che i nomi propri hanno solo l’estensione e non l’intensione (il significato).
Quest’esempio dei nomi propri ci permette di capire meglio la distinzione tra significato vero e proprio ed
enciclopedia in quanto i nomi propri sono privi di significato ma noi possiamo avere delle conoscenze
enciclopediche, derivanti dalla nostra esperienza, su quella determinata persona.

IL LESSICO
La parte tangibile, quando noi andiamo a parlare di semantica, è il lessico. Un lessema è una parola
considerata dal punto di vista del significato: studiare il lessema vuol dire studiare il suo significato e per
studiare il significato di una parola dobbiamo necessariamente far riferimento al lessema. L’insieme dei
lessemi di una lingua costituisce il suo ‘’lessico’’ e lo studio dei vari aspetti del lessico è compito della
‘’lessicologia’’ disciplina che è legata ma distinta dalla ‘’lessicografia’’ ossia lo studio dei metodi e della
tecnica di composizione dei dizionari (opere che raccolgono e documentano il lessico di una lingua). Il
lessico è sicuramente la parte più fluttuante del sistema linguistico in quanto è suscettibile a continue
aggiunte di nuove unità. Non è possibile quantificare tutte le parole che oggi o nel passato sono state
adoperate in una lingua ma si stima che, considerando tutte le possibili entrate, lingue come l’italiano
contino alcune centinaia di migliaia di lessemi compresi i lessemi arcaici, termini relativi alle discipline
specialistiche (tecnicismi), ecc. Il lessico di un parlante colto si aggira intorno ai 40/50 mila lessicali con una
disponibiltà e frequenza d’uso molto variabili. Il vocabolario di base dell’italiano ( concetto introdotto da
Tullio De Mauro, nominato precedentemente per la traduzione del testo di Saussure) composto da circa
7000 unità comprendenti lessemi di altissima frequenza dell’uso come ad es. cosa, questo bello. Questo
vocabolario di base a sua volta può essere distinto in un lessico fondamentale (di alto uso) e un lessico di
alta disponibilità pratica. Non è semplice utilizzare una parola che non si usa spesso. Inoltre i comuni
dizionari contengono tra i 90 e le 130 mila lemmi (lemma=entrata all’interno del dizionario). Il GRADIT,
Grande dizionario italiano dell’uso, curato da T. De Mauro, conta circa 270 mila entrate.

I lessemi possono intraprendere tra loro dei rapporti e iniziamo facendo una distinzione tra rapporti di
similarità semantica e rapporti di opposizione semantica. Nell’ambito dei rapporti di similarità semantica
possiamo parlare di:

 Omonimia: lessemi che hanno lo stesso significante ma significati diversi non imparentati; stessa
origine a livello etimologico ma non hanno alcun sintomo derivazione. All’interno di essa possiamo
distinguere gli omofoni (pronuncia) come and es. riso (atto di ridere o cereale) e gli omografi
(scrittura) come la parola pesca (atto del pescare o frutto).
 Polisemia: lessemi con diversi significanti per lo stesso significato ma questi significati sono
imparentati o in qualche modo esito di derivazione. Es. calcolo matematica (pietruzza usata per
contare), calcolo renale (altro tipo di pietruzza).
 Enantiosemia: quando una parola che veicola significati che intrattengono tra di loro un rapporto di
opposizione. Es: ospite inteso tanto come ‘’persona ospitata’’ quanto come ‘’persona che ospita’’
oppure tirare che vuol dire ‘’ tirare a sé’’ o anche ‘’lanciare qualcosa’’; si ha appunto un rapporto di
opposizione.
 Sinonimia: lessemi diversi aventi lo stesso significato. Es: morire o crepare. La completa sinonimia
in realtà non esiste, non esiste la piena interscambiabilità di due lessemi in tutti i contesti d’uso. Es.
gatto e micio non sono interscambiabili in tutti i contesti. La completa interscambiabilità
implicherebbe che i lessemi convolti siano interscambiabili in tutti i lessemi d’uso e ciò non è
possibile. I veri sinonimi si limitano a varianti formali (es. tra e fra) ma è più corretto parlare di
quasi sinonimia.
 Iponimia: relazione di inclusione semantica grazie alla quale il significato di un lessema rientra in un
significato più ampio di un altro lessema. Ad es. mobile è iperonimo di armadio che è invece un
iponimo; vi è una sorta di categorizzazione al di sopra c’è l’iperonimo e ad un livello inferiore
l’iponimo.
 Meronimia: è una relazione semantica su un rapporto fra parte e tutto. Ad es. mano è meronimo di
corpo che invece è olonimo.

Passando invece ai rapporti di opposizione semantica parliamo di:

 Antonimia: quando due lessemi hanno un significato contrario. Es: caldo-freddo, alto-basso. Questi
due significati, però, designano i poli opposti di una scala, i due estremi X implica Y ma non-Y
non implica X, ciò vuol dire che posso dire che qualcuno ‘’non è alto’’ ma non vuol dire che quel
qualcuno sia basso. È importante dire, allora, che si fa riferimento a due lessemi posti sui poli
opposti di una scala. Questa precisazione è necessaria per capire bene un altro rapporto di
opposizione semantica: la complementarità.
 Complementarità: due lessemi di cui uno costituisce la negazione dell’altro; in questo caso
abbiamo a che fare con due opposti non graduabili su una scala X implica non-Y, non-Y implica X,
ciò vuol dire che la relazione di complementarità prevede due lessemi non graduabili; o c’è uno o
l’altro. Es. on/off, vivo/morto.
 Inversione: due lessemi che sono inversi o simmetrici nel caso in cui esprimano la stessa relazione
semantica vista da due direzioni opposte, secondo la prospettiva dell’una o dell’altra parte. Es.
marito/moglie, sopra/sotto, andare/venire.

Parlando di semantica facciamo riferimento anche ai rapporti che si instaurano al di là di quelli che possono
essere i rapporti di similarità o opposizione semantica e si collocano sull’asse sintagmatico; in questo caso si
parla di solidarietà semantica quando assistiamo ad una concorrenza obbligatoria o fortemente
preferenziale tra due lessemi. Es: miagolare- gatto, se io sto parlando di qualcosa che miagola, è molto
probabile che nella stessa frase ci sia la parola ‘’gatto’’ si ha così un rapporto di solidarietà semantica.
Queste concorrenze sono regolari e la selezione di una parola è dipendente dall’uso di un’altra; la
possibilità che questa compaia in combinazione con altre parole è molto ridotta o addirittura assente. Si
dice dunque che il significato di un lessema è predeterminato dalla presenza di un altro lessema in un
rapporto basato sulla solidarietà semantica.

Questa concorrenza sull’asse sintagmatico tra i due lessemi regolare nel nostro parlare quotidiano si ha
anche nel caso delle cosiddette collocazioni (es: bandire- concorso, cordiali-saluti; la selezione di una
implica in qualche modo la delezione dell’altra). Questa categoria può abbracciare i cosiddetti verbi
sintagmatici, le unità plurisemantiche ossia unità costituite da più parole che, però, vanno intese come una
sola unità macchina da scrivere /macchina-da-scrivere/ unico oggetto. Sono incluse anche le espressioni
idiomatiche come ad es. mettere a repentaglio, tirare le cuoia (tutte quelle formule che in qualche modo si
fissano, si cristallizzano) fino ad arrivare a formule convenzionali o proverbi. In questi ultimi casi non si
tratta più di solidarietà semantica ma di semplici convenzioni tipiche di una lingua ma non per forza di
un’altra; a questo proposito sappiamo che le espressioni idiomatiche sono diverse da lingua a lingua. A
proposito delle collocazioni ci parla Paola Tiberi che ha pubblicato un dizionario nel 2018 proprio sulle
collocazioni, edito da Zanichelli, ci parla di collocazioni in questi termini:’’ le collocazioni sono espressioni
formale da due o più parole che per uso e consuetudine lessicale formano una unità fraseologica non fissa
ma riconoscibile. Le collocazioni possibili sono molte alcune più frequenti e comuni e altre, invece, più
specifiche e raffinate; tutte sono contraddistinte dalla riconoscibilità come unità lessicale che le rende
elemento distintivo e caratteristico della lingua. Spesso non vi è alcun nesso logico che leghi i termini fra di
loro, né le corrette combinazioni possono essere desunte da un ragionamento o da una regola; es: tessere
un elogio, rabbia cieca, discussione accesa.’’. Dunque la Tiberi ci dice che si tratta di parole che gravitano
intorno ad un tema, che ci servono ad organizzare un discorso intorno a qualcosa. Queste parole forniscono
tutte le informazioni di significato che vogliamo comunicare. Es: spettacolo teatrale emozionante,
deludente, ecc. Più saremo abili nella scelta delle connotazioni, più la nostra esposizione risulterà efficacie.
Proprio partendo da questo presupposto, la Tiberi non scrive un dizionario riguardante le collocazioni
considerandole dal punto di vista del significato ma dal punto di vista della capacità associativa. L’esempio
chiava di una collocazione errata può essere nero e bianco che soltanto un madrelingua interpreta come
errata in quanto è più portato a dire bianco e nero. Inoltre queste collocazioni non sono traducibili,
trasportabili in quanto cambiano da lingua a lingua e spesso i non-madrelingua incorrono spesso nell’uso di
collocazioni errate.

Un’altra distinzione è quella che distingue il campo semantico dalla sfera semantica:

 Il campo semantico spesso detto anche campo lessicale è l’insieme dei lessemi che coprono le
diverse sezioni di un diverso spazio semantico. Possiamo in questo senso definirlo come l’insieme
degli iponimi di uno stesso iperonimo  termini di colore, termini di parentela. Il campo semantico
può essere denominato in vari modi come indicazione ad es. dell’insieme dei significati che un certo
lessema può assumere; in questo caso però è più corretto usare il termine ‘ area semantica’.
 La sfera semantica è l’insieme di lessemi che abbiano in comune il riferimento a un certo ambito
semantico. Come si può vedere la distinzione non è particolarmente evidente ma possiamo notare
come le sfere semantiche possono contenere più campi semantici, la sfera semantica è
sovraordinata al campo semantico. Si fa ricorso alla sfera semantica ad es. nel campo della moda.

SFERA SEMANTICA – CAMPO SEMANTICO

CUCINA – STOVIGLIE (es)

Un’altra distinzione è quella tra:

 Famiglia semantica (o famiglia lessicale): è un insieme di lessemi imparentati nel significato e nel
significante potremmo addirittura dire imparentati nel significato perché imparentati nel
significante, ossia l’insieme delle parole derivate da una stessa radice lessicale o base etimologica.
Es. socio, sociale, sociologia, società, ecc.  tutti lessemi imparentati nel significante e nel
significato.
 Gerarchia semantica: è l’insieme in cui ogni termine è una parte determinata di un termine che lo
segue nell’insieme. Es. i nomi delle unità di misura del tempo ore, minuto, giorno, mese. Questo
rapporto si basa su quello che abbiamo definito meronimia però, allo stesso tempo c’è una
gerarchia, una tassonomia.

ANALISI SEMANTICA: è un qualcosa di difficile che prevede la scomposizione del significato, non facile in
quanto ci rifacciamo a qualcosa di astratto, immaginario. Quest’analisi del significato si distingue in diversi
tipi:

 Semantica componenziale: è una tipologia già superata, è simile alla scomposizione in fattori primi,
alla scomposizione dei fonemi in tratti distintivi; il suo obiettivo è dunque quello dii scomporre i
lessemi in atomi ossia unità di significato più piccole, elementari, generali e anche ricorrenti nel
costituire il significato di diversi lessemi. Queste parti minime di significato vengono indicate in
linguistica in maiuscolo tra barre oblique e sono solitamente binarie (o c’è o non c’è, né più né
meno). Esse assumono la denominazione di tratti semantici, componenti semantici oppure semi.
Fare riferimento ad un tipo di scomposizione come questa ci permette di individuare dei tratti
semantici più elementari che io poi posso riutilizzare nella costituzione, sempre in virtù del principio
di economia, de significato di un altro lessema. Es: lessemi relativi al campo semantico degli esseri
umani; vengono ritrovati, come tratti semantici, il valore umano, il valore umano, il valore maschio
relativamente a lessemi come uomo, donna, bambino, bambina in questo caso si va a vedere che
cosa hanno in comune ( tutti i lessemi coinvolti hanno in comune il tratto semantico dell’essere
‘’umano’’ quindi tutti prendono un ‘’+’’mentre quando andremo an esaminare l’essere ‘’adulto’’
prendiamo in considerazione solo uomo e donna con un ‘’+’’ e segneremo bambino e bambina con
un ‘’-‘’.
 Semantica prototipica: si sviluppa nel corso degli anni ’70 e tratta la possibilità di affrontare il
significato e i suoi aspetti in maniera più graduale facendo riferimento a delle categorie in cui i
membri che appartengono a quella categoria possono essere più rappresentativi o meno tipici. C’è
sempre una maggiore corrispondenza di modelli sempre più flessibili rispetto a modelli più rigidi e
ciò avviene perché essendo più flessibili si adattano meglio all’analisi della lingua cui caratteristica
chiave è la flessibilità. CONTINUA NELLA LEZIONE SUCCESSIVA…