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La politica internazionale negli anni ‘30

L’avvento del nazismo fu l’episodio centrale e decisivo della crisi della democrazia nell’Europa fra
le due guerre, ma questa crisi era iniziata già negli anni ’20. Il virus totalitario si diffuse dapprima
nei paesi dell’Europa centro-orientale:
• Ungheria (1919): l’ammiraglio Horthy fu nominato reggente con l’appoggio di aristocratici,
latifondisti, clero e militari, ma solo nel 1931 gli furono conferiti particolari poteri, anche se il
Parlamento fu tenuto in vita. Dal 1932 al 1936, il governo fu tenuto da Gyula Gömbös di
tendenze autoritarie, antisemitiche e nazionalistiche, ma la sua prassi fu più moderata delle sue
premesse teoriche e simpatie hitleriane. I suoi governi si caratterizzarono per gli orientamenti
corporativistici e per un’incisiva riforma agraria.
• Polonia (1926): l’ex socialista Jozef Pilsudski organizzò una marcia su Varsavia per riformare la
costituzione in senso autoritario

Non meno agitate furono negli anni ’20 le vicende degli stati balcanici:
• Bulgaria (1923): colpo di stato militare pose fine all’egemonia del partito contadino guidato
da Stabolijski che venne assassinato
• Jugoslavia (1929): per domare le proteste dei croati, che si sentivano oppressi dal
centralismo serbo, il re Alessandro I attuò un colpo di Stato, col risultato di aggravare le
tensioni e di spingere il movimento separatista croato (gli ustascia) sulla via del terrorismo

Con la vittoria di Hitler in Germania la crisi dei regimi e dei valori democratici subì un ulteriore
accelerazione. In tutta Europa si assisté, a partire dal ’33, alla crescita di movimenti estremisti
ispirati all’esempio del nazismo (Norvegia: Quisling; Olanda: Musseret; Francia: Doriot; Romania:
Coreano, leader delle Guardie di Ferro; Serbia: Liotic; Jugoslavia: Pavelic; Ungheria: il partito di
più chiara impronta fascista, quello delle Croci Frecciate di Ferenc Szalasi, ebbe caratteri di
radicalismo sociale – riforma agraria, corporativismo anticapitalistico – che preoccuparono i ceti
conservatori e che pertanto, gli impedirono di assumere il potere prima che Hitler lo sostenne
direttamente verso la fine della seconda Guerra mondiale), al rafforzamento delle tendenze
dittatoriali e militariste nei paesi già sottoposti a regimi autoritari e alla nascita di nuove dittature di
stampo monarchico-fascista.

La maggior parte di questi regimi erano a partito unico e avevano un’organizzazione del lavoro
corporativa, ma mancavano di una visione compiutamente totalitaria del rapporto tra cittadini e
Stato, mancava cioè 1. lo strumento del partito-milizia, 2. l’inquadramento obbligatorio nelle
strutture di massa del partito e 3. il proposito di plasmare l’individuo e le masse attraverso una
rivoluzione antropologica, per creare un uomo nuovo, dedito anima e corpo alla realizzazione dei
progetti rivoluzionari e imperialisti del partito totalitario, con lo scopo di creare una nuova civiltà a
carattere sopranazionale:
• maggio 1932: Dollfuss diviene capo dello Stato in Austria e, nel marzo 1933, istituì un
regime a partito unico, clericale e corporativo, ma nazionalista e quindi avverso
all’annessione con la Germania nazista (giugno 1933: mise fuori legge il partito nazista) →
25 luglio 1934: i nazisti austriaci lo assassinarono tentando un colpo di Stato che però venne
represso. A quell’epoca fu la decisione di Mussolini di schierare 4 divisioni al confine del
Brennero a far retrocedere Hitler che, non ancora pronto ad una guerra, sconfessò gli autori
del complotto. Il nuovo cancelliere Schuschnigg tentò senza grande successo di consolidare

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il regime instaurato da Dolfuss avviando un certo compromesso con Hitler. Il
condizionamento di Berlino, però, non fece che crescere e, nel febbraio del 1938,
Schuschnigg, dopo aver indetto un referendum pro o contro l’annessione alla Germania per
arginare le pressioni tedesche, dovette cedere, sospendere il referendum e far entrare nel suo
governo il capo dei nazisti austriaci.
• Estonia, Lettonia e Grecia (1936) che con un’organizzazione militare della gioventù costituì
il modello più prossimo al fascismo
• Dopo che nel 1910 istituì una repubblica laica, e che partecipò alla prima guerra mondiale a
fianco dell'Intesa, il Portogallo vide instaurare una dittatura militare col generale
Carmona già nel 1926 che rimase presidente del Portogallo fino alla morte nel 1951. Nel
1928, per risolvere la grave crisi dei conti pubblici, Carmona nominò ministro delle Finanze
un professore di economia, Antonio de Olivera Salazar, attribuendogli poteri straordinari.
Nel 1932 Antonio Salazar fu nominato primo ministro potendo portare a termine il suo
progetto di trasformazione dello stato in una dittatura paternalista, clericale e
corporativa destinata a durare sino al 1968 con Salazar e fino al 25 aprile 1974 con
Marcelo Caetano:
o nel 1930 venne fondata l’Unione nazionale, unico partito tollerato dalla legge da
quando, nel 1934, furono sciolti tutti i partiti;
o nel 1933 fu approvata una nuova costituzione che ridusse il Parlamento a organo
consultivo eletto a suffragio ristretto e su base corporativa, secondo il modello
fascista italiano, in rappresentanza dei mestieri e delle professioni;
o la famiglia e la corporazione diventavano il fondamento di un regime conservatore
in cui era la comunità tradizionale più che lo Stato a prevalere sull’individuo;
o nel 1936 venne creata la Legione portoghese, una milizia paramilitare al servizio del
regime con compiti repressivi che si affiancò alla Pide, la polizia politica del regime,
che aveva compiti più preventivi
o nel 1940 fu stipulato un concordato con il Vaticano che restituiva alla Chiesa la
maggior parte dei beni ad essa confiscati con l’instaurazione della repubblica e
reintroduceva l’insegnamento religioso nelle scuole;
o la tradizione portoghese di buoni rapporti con la Gran Bretagna fu proseguita
caratterizzando il regime salazariano per un atteggiamento di riserva nei confronti di
Hitler e Mussolini;

La crisi economica del 1929 e l’ascesa al potere di Hitler in Germania misero quindi bruscamente
fine all’epoca di ottimismo che aveva caratterizzato gli anni ’20. Le prime avvisaglie si ebbero in
Asia con l’invasione della Manciuria da parte del Giappone nel 1931. Traendo pretesto da un
incidente di frontiera, i giapponesi occuparono questa vasta regione ai confini con la Siberia e vi
crearono lo stato fantoccio del Manchi-kuo che avrebbe dovuto servire da base per un’ulteriore
espansione sul continente.

L’inerzia manifestata nell’occasione dal governo di Chang Kai-shek diede nuovo spazio all’azione
dei comunisti che riuscirono a presentarsi come i soli autentici difensori degli interessi nazionali. La
SDN dimostrò inoltre la sua inefficienza limitandosi a una platonica condanna dell’aggressione. Ciò
fu comunque sufficiente a suscitare le ire giapponesi che, sempre più avviluppati in una spirale
autoritaria, si ritirarono dalla SDN nel marzo 1933 seguiti a ruota dalla Germania nazista
nell’ottobre dopo aver abbandonato anche la conferenza internazionale di Ginevra, dove le grandi
potenze (comprese USA e URSS) cercavano di giungere dal 1932 ad un accordo sulla limitazione
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degli armamenti. Le potenze vincitrici della IGM si divisero tra la rigidità della Francia e una
maggiore disponibilità di USA e Gran Bretagna verso le richieste della repubblica di Weimar. Alla
fine le potenze occidentali fecero concessero la parità in materia di armamenti, ma l’avvento del
nazismo fece saltare le trattative.

Con queste decisioni Hitler mostrava di non sentirsi legato al sistema di Locarno (1925) e agli
impegni assunti dai suoi predecessori. Ulteriore riprova di ciò si ebbe nel 1935 quando Hitler
reintrodusse la coscrizione obbligatoria vietata dal trattato di Versilles. I rappresentanti di Francia,
Grand Bretagna e Italia si riunirono allora a Stresa per:
• condannare il riarmo tedesco
• per ribadire la validità dei patti di Locarno
• per riaffermare il loro interesse all’indipendenza dell’Austria.
Questa fu però l’ultima manifestazione di solidarietà tra le potenze vincitrici della IGM. Pochi mesi
dopo, infatti, l’aggressione italiana all’Etiopia avrebbe rotto il fronte di Stresa e dato il via ad un
processo di riavvicinamento italo-tedesco.

La guerra di Etiopia

Con la guerra d’Etiopia Mussolini intendeva:


• dare uno sfogo alla vocazione imperiale del fascismo, vendicando lo scacco subito dall’Italia
nel 1896 con la sconfitta di Adua e mostrando che il suo regime poteva riuscire là dove la
classe dirigente liberale aveva fallito
• creare una nuova occasione di mobilitazione popolare che facesse passare in secondo piano i
problemi economico-sociali del paese (in particolare la disoccupazione).
→ ottobre 1935: l’Italia attaccò l’Abissinia (V. 105)
→ 1935 SDN impose sanzioni commerciali all’Italia: divieto di esportare in Italia merci
necessarie all’industria di guerra. Esse ebbero però un’efficacia molto limitata perché:
• il blocco non era esteso alle materie prime
• non impegnava gli stati che non facevano parte della SDN come USA e Germania
che si rese disponibile a rifornire comunque l’Italia nell’intento di guadagnare il
consenso italiano all’occupazione dell’Austria
Queste decisioni ebbero però l’effetto di approfondire il contrasto tra il regime fascista e le
democrazie europee e consentirono a Mussolini di montare un’imponente campagna
propagandistica tesa a presentare l’Italia proletaria come vittima di una congiura delle nazioni
plutocratiche che volevano impedirle la conquista di un proprio posto al sole.

Quest’immagine riuscì a far breccia nell’opinione pubblica italiana, non escluse le classi popolari,
alle quali fu fatto intravedere il miraggio di nuovi posti di lavoro e di nuove opportunità di
ricchezza da conquistare oltremare. Le piazze si riempirono di folle inneggianti a Mussolini e alla
guerra nonché di rumorose manifestazioni anti-inglesi. Milioni di copie, a cominciare da quella
reale, accolsero l’invito del governo di donare alla patria l’oro delle loro fedi nuziali. Gli organi
d’informazione fecero a gara nel denigrare la resistenza degli etiopici, riproponendo l’equazione fra
popoli di colore e selvaggi e solleticando gli istinti inconsciamente razzisti del pubblico. Ma non
mancò neppure il tentativo di assegnare alla guerra scopi umanitari, presentandola come una
crociata per liberare la popolazione etiopica da un regime corrotto e schiavista.

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In realtà gli etiopici si batterono con accanimento per più di 7 mesi, sotto la guida del negus Hailé
Selassié. Ma il loro esercito, male organizzato e peggio equipaggiato nulla poteva contro mezzi
corazzati e bombardamenti con gas asfissianti.

3 maggio 1936: Il Negus fuggì in Gran Bretagna → 3 maggio le truppe italiane, comandate dal
maresciallo Badoglio, entrarono in Addis Abeba → 9 maggio 1936: Mussolini proclamò la
formazione dell’Impero d’Etiopia con imperatore Vittorio Emanuele III, che si fregiò del titolo
imperiale 60 anni dopo la regina Vittoria (1877), quando ormai la Gran Bretagna stava cercando la
via d’uscita dai suoi possedimenti.

Dal punto di vista economico, la conquista dell’Etiopia, paese povero di risorse naturali e poco
adatto agli insediamenti agricoli, rappresentò per l’Italia un peso non indifferente, aggravato dai
problemi suscitati dalle sanzioni (poco efficaci militarmente, ma dannose per il commercio) e non
compensato dai temporanei benefici arrecati all’industria dalla produzione bellica.

Ma sul piano politico il successo fu clamoroso e indiscutibile. Portando a termine una campagna
coloniale vittoriosa, imponendo la propria volontà alle democrazie occidentali e costringendole poi
ad accettare il fatto compiuto (le sanzioni furono ritirate nell’estate del ’36 e, successivamente, UK
e F riconobbero l’impero italiano in Africa orientale), Mussolini diede a molti la sensazione di aver
conquistato per l’Italia uno status di grande potenza.

In realtà si trattava di una sensazione illusoria. Infatti, di fronte all’ascesa del nazionalsocialismo,
l’Italia si riduceva sempre più a satellite tedesco, come dimostrò il varo di leggi antisemite nel
1938 ad imitazione del razzismo tedesco:
• Si proclamò l’esigenza di preservare la purezza della razza italiana definita a maggioranza
ariana dal Manifesto degli intellettuali razzisti (ottobre 1938);
• 5 settembre 1938: Si espulsero docenti e studenti ebrei dalle scuole di ogni ordine e grado;
• 7 settembre 1938: L’Italia si chiuse all’immigrazione ebraica ed espulse tutti gli ebrei
stranieri;
• 23 settembre 1938, Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica;
• 17 novembre 1938: Limitò per legge il diritto di proprietà degli ebrei;
• 29 giugno 1939: Disciplina per l'esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza
ebraica.

La Guerra civile spagnola

Ma terreno di scontro tra fascismo e antifascismo e teatro della prova generale del secondo conflitto
mondiale divenne la Spagna.

Rimasta fuori dalla Grande Guerra, la Spagna si affacciava ai drammi del Novecento con
caratteristiche molto particolari:
• era un Paese povero, arretrato e prevalentemente agricolo con enormi estensioni di latifondo
ancora semifeudale, ad eccezione della Catalogna;
• la Chiesa cattolica, grande proprietaria terriera e con interessi ramificati nella finanza e
nell’industria, era del tutto schierata a destra;
• il centro moderato di borghesie urbane era debole;

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• la sinistra era prevalentemente anarchica e ferocemente scristianizzatrice. La Spagna era
l’unico paese al mondo in cui la maggiore centrale sindacale (la CNT) fosse ancora
controllata dagli anarchici.

Nel 1921 un sanguinoso smacco inflitto dai ribelli di Abd el Krim alle truppe coloniali in Marocco
aprì una grave crisi, che si concluse nel 1923 con un colpo di stato effettuato dal generale Miguel
Primo de Rivera con l’appoggio del re Alfonso XIII. Si instaurò così dittatura paternalista di
basata sull’alleanza con l’aristocrazia fondiaria e la Chiesa:
• regime più autoritario che fascista perché non puntava al coinvolgimento delle masse
popolari;
• l’esercito venne impegnato a consolidare i possedimenti coloniali nel Marocco spagnolo
riportando la provincia ribelle sotto il controllo della madrepatria nel 1927 grazie anche
all’aiuto della Francia;
• le elezioni erano state abolite, il Parlamento sciolto, la censura istituita, la legge marziale
proclamata;
• il dittatore ebbe però l’accortezza di non cancellare le conquiste sociali degli anni precedenti
e ottenne la collaborazione di Largo Caballero, segretario del sindacato socialista, in base a
un disegno di sostituzione degli istituti parlamentari con un sistema corporativo, peraltro
mai compiutamente definito
• venne avviata la ricostruzione economica e vennero irrigate ed elettrificate le aride pianure
dell’Ebro (nord-est), con una politica di lavori pubblici che ingigantì il debito pubblico, ma
ridusse notevolmente la disoccupazione e dette impulso alla produzione industriale

Tuttavia Primo de Rivera non seppe prevenire né contrastare la crisi del 1929 e pertanto
abbandonò il suo posto nel 1930 seguito dal re Alfonso XIII che, a seguito della vittoria dei partiti
repubblicani nelle elezioni amministrative del 1931, abbandonò il paese, ma senza abdicare → in
controtendenza al resto d’Europa venne proclamata la repubblica nell’aprile 1931.

Le elezioni per l’assemblea costituente del giugno 1931 diedero la maggioranza ai partiti
repubblicani (radicali e socialisti) diffusi soprattutto nella piccola e media borghesia urbana →
governo di Manuel Azana → laicizzazione dello Stato (sciolse l’ordine dei gesuiti confiscandone i
beni e chiuse le scuole cattoliche), autonomia della catalogna, blanda riforma agraria (frutto del
compromesso tra i divergenti obiettivi di socialisti e radicali: i primi volevano destinare le terre
espropriate ad uso collettivo, i secondi a piccoli proprietari indipendenti), suffragio universale,
riforma del diritto di famiglia.

Il riformismo governativo, tuttavia, non andava incontro alle esigenze delle masse in misura
adeguata: i contadini erano delusi dall’insufficiente riforma agraria (solo lo 0,5 del suolo fu
espropriato), mentre gli operai lo erano dai limiti della legislazione sociale. Inoltre la crisi
economica rafforzava le estreme di destra e di sinistra. Tra queste ultime, in particolare, diventarono
molto forti gli anarchici che non votavano per scelta ideologica e che, nel gennaio 1933,
organizzarono una sommossa a Barcellona che si estese ad altre zone del paese.

La destra riuscì così a reagire e vinse le elezioni del 1933 (le prime in cui votarono anche le donne)
portando al governo il cattolico José Maria Gil Robles e smantellando gli inizi di riformismo del
governo precedente → ottobre 1934: tentativo d’insurrezione tra i minatori delle Asturie (nord-

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ovest) e gli operai di Barcellona e Madrid guidato da anarchici, comunisti e i socialisti di Caballero.
Questo però fu represso nel sangue dalla Legione straniera di stanza in Marocco e guidata da
Francisco franco → biennio negro reazionario (1933 nasce la Falange, dal nome della formazione
di combattimento della fanteria greca d'epoca classica, un movimento parafascista guidato dal figlio
di Miguel Primo de Rivera, José Antonio) → unità delle sinistre → 16 febbraio 1936: vittoria
elettorale del Fronte popolare [repubblicani, socialisti, comunisti, POUM (comunisti antistalinisti:
trockisti) e anarchici] → governo di Largo Caballero.

La destra non accettò il responso elettorale e al suo interno maturò l’idea di una sovversione della
legalità come mezzo estremo per difendere gli assetti sociali esistenti.

Il Paese si spaccò in due parti dominate dalla paura – l’una della reazione, l’altra della rivoluzione –
e precipitò in un vortice di contrasti violenti da ambo le parti che culminarono nel luglio 1936 con
l’assassinio di José Calvo Sotelo ex ministro durante la dittatura e parlamentare monarchico
estremista → insurrezione di falangsti e quadri militari con l’appoggio delle oligarchie e della
Chiesa: 18 luglio 1936: la guarnigione spagnola in Marocco si ribellava al governo repubblicano
rispondendo all’appello del generale Francisco Franco → Guerra civile:
• la maggioranza dell’esercito e le province più fortemente dominate dal latifondo e dalla
Chiesa dove la destra aveva vinto le elezioni (il Nordovest eccetto le Asturie e le province
basche) si schierarono con Franco assicurandogli l’essenziale delle risorse agricole del
Paese.
• La marina e tutta la Spagna orientale dalla Catalogna all’Andalusia orientale con le grandi
città (Madrid e Barcellona) rimasero fedeli alla repubblica, che conservava quindi
l’essenziale della produzione industriale ancora troppo scarsa però per sostenere lo sforzo
bellico.

Come sempre durante le guerre civili, il potere statale nei due campi si spezzettò e fu occupato dai
comandanti delle unità combattenti che ricorsero ampiamente all’armamento di milizie volontarie e
al terrore:
• Da parte falangista fu organizzato dall’alto con massacri collettivi e pubblici dei militanti di
sinistra e dei loro famigliari eseguiti dai militari senza alcuna forma di processo (es. il poeta
Federico Garcìa Lorca);
• Da parte repubblicana la violenza fu spontanea e si riversò contro i membri del clero in
particolare da parte degli anarchici.

Il governo repubblicano rivolse subito una richiesta d’aiuto a Léon Blum, socialista a capo di un
governo di Fronte popolare. Blum, però, per non rischiare la spaccatura del suo Paese limitò gli
aiuti francesi a materiale non militare e, nella vana speranza di impedire l’aiuto ai ribelli da parte
dei governi fascisti, propose il 1 agosto 1936 il non intervento. Aderirono la Gran Bretagna (retta
da un governo conservatore: Stanley Baldwin 1935-37), la Germania e l’Italia, ma questi ultimi
non lo rispettarono: Mussolini inviò 50000 volontari oltre a notevoli quantità di materiale bellico;
Hitler inviò soprattutto aerei e piloti e si servì della guerra per sperimentare l’efficienza della sua
aviazione.

La repubblica fu aiutata dall’Urss che però non voleva impegnarsi troppo a fondo in una causa che
prevedeva persa, troppo lontana dalle sue frontiere e troppo poco controllabile politicamente.

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L’elemento politicamente più notevole della Guerra fu la formazione e l’intervento delle brigate
internazionali, volontari comunisti, democratici, socialisti, tockisti e anarchici, accorsi in Spagna
da tutto il mondo:
• L’intera sinistra si unificava sulla base di una concreta passione antifascista;
• Sulla loro esperienza si cementò l’alleanza antifascista di un’intera generazione di
intellettuali (parteciparono anche Hamingway e Orwell)
• Numerosi furono gli italiani e i tedeschi che trovarono nella guerra l’occasione per
combattere in campo aperto quella battaglia che non potevano affrontare in patria: marzo
1937: battaglia di Guadaljara: gli italiani della Brigata Garibaldi inflissero una dura sconfitta
ai loro connazionali inquadrati nei reparti fascisti.

Tuttavia il fronte repubblicano era gravemente indebolito dalle divisioni interne tra anarchici e
comunisti.

I primi, che avevano la loro base a Barcellona, controllavano la più grande organizzazione sindacale
spagnola (la CNT, la confederazione nazionale del lavoro), erano tra i rivoluzionari più estremisti e
volevano l’immediata collettivizzazione della proprietà anche a scapito della piccola borghesia (che
sosteneva il governo repubblicano), ma non attraverso lo Stato (come volevano i comunisti), bensì
attraverso l’autogestione dei lavoratori. Essi temevano che una vittoria egemonizzata dai comunisti
avrebbe schiacciato la Spagna sotto la stessa dittatura totalitaria che aveva fatto piazza pulita dei
fermenti libertari in Urss.

Obiettivo dei comunisti, invece, in coerenza con la linea del fronte antifascista lanciata
dall’Internazionale comunista nel 1935, era quello di mantenere l’alleanza con la borghesia
antifascista e quindi limitare le riforme sociali nell’ambito del rispetto della proprietà privata.

Gli aiuti sovietici diedero ai comunisti – diretti da Pepe Diaz e Dolores Ibarruri, detta “la
Pasionaria” – una forza sempre maggiore → maggio 1937 i comunisti attaccarono anarchici e
seguaci del POUM a Barcellona inferendo una grave sconfitta agli anarchici.

Nelle stesse settimane scesero massicciamente in campo le truppe italiane e l’aviazione tedesca che
rase al suolo il villaggio di Guernica [provincia di Biscaglia (Province Basche), 25 km a nord-est di
Bilbao] realizzando la prima prova di un bombardamento aereo a tappeto (26 aprile 1937).

La sorte della guerra fu segnata nella primavera del 1938, quando i franchisti riuscirono a spezzare
in due il territorio controllato dai repubblicani separando Madrid dalla Catalogna. Abbandonata da
tutti (anche il Comintern decise in autunno il ritiro delle brigate internazionali), la Repubblica
spagnola resistette per ancora quasi un anno, finché il 28 marzo 1939 i soldati di Franco
entrarono a Madrid → Regime franchista (1939-75) (S. 834-38):

Come gli altri regimi emersi in Europa negli anni trenta il regime franchista non può essere
considerato totalitario, ma piuttosto autoritario e dittatoriale. Esso presenta infatti peculiarità e
differenze rispetto ai regimi fascista e nazista:
1. Ha costituito le proprie strutture nel corso di una guerra civile;

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2. lo stesso Franco non proviene da un’esperienza socialista massimalista e quindi
rivoluzionaria come Mussolini, ma dalle file della casta militare. E proprio l’elemento
rivoluzionario, il proposito di plasmare l’individuo e le masse attraverso una rivoluzione
antropologica, per creare un uomo nuovo, dedito anima e corpo alla realizzazione dei
progetti rivoluzionari del partito totalitario, era il più importante elemento mancante per fare
del franchismo un regime totalitario.
3. mancò anche l’ambizione imperialista, lo scopo di creare una nuova civiltà a carattere
sopranazionale, il franchismo era infatti una dottrina e una prassi conservatrice ad uso
interno (es. la Spagna non partecipò alla seconda Guerra mondiale);
4. infine, l’appoggio della Chiesa e il richiamo ai valori cattolici non ha costituito tanto, come
in Italia, l’aspetto di un’alleanza vasta e profonda ma pur sempre condizionata, quanto
piuttosto uno degli elementi essenziali per la costruzione dell’edificio (anche in Spagna la
scuola subì un processo di drastica clericalizzazione)

Nominato capo dello Stato spagnolo e conquistati tutti i poteri del nuovo stato nel settembre 1936,
Franco si pose il problema di assumere il controllo delle diverse forze politiche che agivano nel
campo nazionalista reazionario. I maggiori problemi venivano dai monarchici che volevano la
restaurazione della monarchia contro il desiderio di Franco di assumere direttamente la guida della
nazione e dalla Falange con una forte componente di sindacalisti repubblicani che si opponevano ad
una politica meramente conservatrice e che spingevano per la rapida istituzione del corporativismo.
Franco riuscì ad inglobare monarchici e falangisti in un partito unico che sorse nell’aprile 1937 e
a neutralizzare così in parte gli accenti più estremistici di entrambe le parti. Venne mantenuto
tuttavia il programma corporativo che prese forma nell’agosto 1937 con l’istituzione di
organizzazioni sindacali verticali e nel marzo 1938 con l’emanazione di una “Carta del Lavoro”
che:
1. affermava il diritto di lavorare
2. poneva i lavoratori sotto la tutela del capo dell’impresa (secondo un motivo tipicamente
nazista)
3. affermava il diritto dello Stato ad agire nella sfera economica quando mancasse l’iniziativa
privata o lo esigessero gli interessi superiori della nazione.

Il sistema dittatoriale venne perfezionato nel 1939 quando il “Caudillo” (Duce) ottenne il potere di
emanare leggi persino al di fuori della consultazione del Consiglio dei ministri.

Verso la Guerra

L’intervento italo-tedesco in Spagna e soprattutto il via libera dato dalla Germania alla conquista
italiana dell’Abissinia (1935-36) → avvicinamento organico tra Germania e Italia → ottobre 1936:
Asse Roma-Berlino:
• Riconoscimento tedesco dell’Impero d’Etiopia;
• Impegno comune a lottare contro il pericolo bolscevico e a sostenere Franco.

Nel frattempo l’Urss che negli anni ’20 aveva stretto buoni rapporti con la Germania
permettendone il riarmo sul suo territorio in cambio di aiuti economici, reagì all’ascesa al potere di
Hitler e al massiccio riarmo nazista firmando nel maggio 1935 un patto di mutua assistenza con
la Francia chiaramente diretto contro la Germania e uno con la Cecoslovacchia, unico tra i Paesi
dell’Est ad aver mantenuto un regime democratico e già legato alla Francia (questa fu anche la
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premessa per la decisione del Kominter di lanciare la politica dei Fronti popolari). In questa
occasione il governo conservatore britannico rifiutò di partecipare al patto franco-russo minandone
l’efficacia politica (per l’assenza della più potente UK) per la sua ostilità ideologica al comunismo.
La Gran Bretagna si rifiutava infatti di spalleggiare la Francia nella ricerca di una “sicurezza
collettiva” del continente europeo e perseguiva una politica di apertura nei confronti di Italia e
Germania (nel 1937 la Gran Bretagna firmo con Mussolini un gentlemen’s agreement per mantenere
lo status quo nel Mediterraneo, per dirottarne l’aggressività verso l’Unione Sovietica.

La Germania, che fin dal marzo 1936 aveva denunciato gli Accordi di Locarno, reagì all’accordo
franco-russo firmando il 25 novembre 1936 il Patto anti-Komintern con il Giappone, al quale
aderì anche l’Italia il 6 novembre 1937.

Questo permise al Giappone di sferrare, nell’estate del 1937, un attacco in forze contro l’intero
territorio cinese che lo portò, nell’estate del ’39 dopo due anni di guerra accanita, a controllare
buona parte della zona costiera, tutto il nord-est industrializzato e quasi tutte le città più importanti
(fra cui Nanchino, dove fu installato un governo collaborazionista).

La ricostituzione della potenza tedesca era così perfezionata e Hitler poteva quindi dedicarsi alla
realizzazione della seconda fase del suo programma politico: l’unificazione nel Terzo Reich di
tutti i tedeschi europei (Austria e Sudeti appartenenti alla Cecoslovacchia).

Hitler, con minacce dirette al Cancelliere austriaco Schusschnigg, riuscì ad ottenere le sue
dimissioni e l’affidamento del potere ai nazisti austriaci che invitarono Hitler ad intervenire in
Austria per salvare il Paese dal caos → nel marzo 1938 l’Austria venne annessa al Reich senza
sparare un colpo e con l’appoggio del popolo austriaco che ratificò l’annessione all’unanimità con
un plebiscito.

Nessuna delle grandi potenze intervenne. Mussolini, che in passato si erse a difensore dell’Austria,
lasciò fare per ricambiare il via libera ottenuto in Etiopia. Gran Bretagna e Francia si attennero al
fatto compiuto nella convinzione che una Germania più soddisfatta nella sua “naturale sfera
d’influenza”, sarebbe stata meno aggressiva nei confronti dei loro interessi fondamentali. Era questa
la politica dell’appeasement particolarmente sostenuta dal governo conservatore di Chamberlain
(ma anche i laburisti che contestavano l’appeasement in nome dell’antifascismo, si opponevano poi
a qualsiasi politica di riarmo). Il più coerente oppositore di questa politica era Churchill che
sosteneva la necessità di opporsi a tutte le pretese di Hitler anche a costo di una guerra. Nel 1937
Londra aveva addirittura ascoltato con interesse, pur lasciandola poi cadere, la proposta tedesca di
un’alleanza che riconoscesse alla Germania l’egemonia europea e alla Gran Bretagna il predominio
coloniale e navale.

La Francia si adattò a sua volta all’appeasement perché:


• la paura della guerra era più forte di quella della Germania
• si sentivano protetti dalla linea Maginot (→ linea Sigfried in Germania)
• non volevano rischiare una nuova guerra per difendere la Russia comunista o i lontani paesi
dell’Est-Europa
• pacifismo socialista
• filofascismo si una destra tanto spaventata dal fronte popolare da dimenticare le sue tradizioni
nazionaliste
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Hitler poté allora volgersi alla Cecoslovacchia avanzando la richiesta di annessione dei Sudeti al
Reich, dietro la minaccia di un intervento militare e con la pretesa di difendere le popolazioni
tedesche dai soprusi cechi → 29-30 settembre 1938: Conferenza di Monaco alla quale
parteciparono Mussolini, con il ruolo di mediatore, Hitler, Chamberlain e Daladier. I cechi, oggetto
delle trattative, furono esclusi così come i sovietici.
Nelle intenzioni dichiarate da francesi e inglesi, gli accordi di Monaco rappresentavano il male
minore, perché, pur accordando a Hitler la zona dei Sudati (con tutte le principali fortificazioni
costruite dalla Cecoslovacchia per difendersi), doveva porre il resto della Cecoslovacchia al riparo
di un accordo internazionale. L’accordo fu salutato in Europa come provvidenziale per la
salvaguardia della pace, ma non fece altro che rafforzare ulteriormente Hitler il quale, nel marzo
1939, fece occupare anche la Boemia e la Moravia riducendo la Slovacchia ad un satellite
governato dal filonazista monsignore cattolico Jozef Tiso.

Churchill: “Potevano scegliere tra disonore e guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.
La distruzione dello stato cecoslovacco determinò una svolta nell’attegiamento delle potenze
occidentali: patti di assistenza militare furono stipulati con Belgio, Olanda, Grecia, Romania e
Turchia. Ma più importante di tutti fu quello con la Polonia, che costituiva il primo obiettivo delle
mire espansive tedesche: già in marzo, infatti, Hitler aveva rivendicato il possesso di Danzica e il
diritto di passaggio attraverso il corridoio che univa la città al territorio polacco.

Il radicalizzarsi dello scontro tra Germania e franco-britannici tolse ogni spazio di manovra
all’Italia. Mussolini tentò dapprima di contrapporre alle iniziative di Hitler una propria iniziativa
unilaterale: nel aprile 1939 l’Italia occupò l’Albania (→ Vittorio Emanuele III assunse la corona
del Paese) considerata una base per una possibile ulteriore penetrazione nei Balcani. L’operazione
però ebbe il solo risultato di accrescere le tensioni fra l’Italia e le democrazie.

Il 22 maggio 1939, Mussolini, convinto che l’Italia non potesse restare neutrale nello scontro che si
andava profilando e sicuro della superiorità della Germania, decise di accettare le pressanti richieste
tedesche di trasformare il generico vincolo dell’Asse in una vera e propria alleanza militare e firmò
così con la Germania il così detto Patto d’acciaio. Questo impegnava l’Italia ad intervenire a fianco
della Germania in caso di guerra, anche se i tedeschi fossero stati gli aggressori, pur non essendo il
paese preparato militarmente ad un conflitto europeo.

L’incognita stava solo nell’atteggiamento dell’URSS. Una sua alleanza con le potenze occidentali
avrebbe potuto bloccare Hitler, ma le trattative furono compromesse da una serie di reciproche
diffidenze:
• i sovietici sospettavano che gli occidentali mirassero a scaricare su di loro l’aggressività tedesca
e, dopo Monaco, non si fidavano
• gli occidentali attribuivano ai sovietici ambizioni egemoniche sull’Europa dell’Est
• i polacchi – che temevano un’aggressione russa non meno di una tedesca – non volevano
concedere alle truppe dell’Urss il permesso di attraversare il proprio territorio in caso di attacco
da parte della Germania.
→ 23 agosto 1939: firma del patto Molotov-Ribbentrop, un patto di non aggressione tra
Germania e Urss. La prima, ormai decisa alla guerra, evitava il pericolo di una guerra su due fronti,
la seconda, invece, mirava a restare fuori da una guerra per portare avanti i suoi preparativi militari

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e ad aumentare il proprio peso internazionale e militare, lasciando che una guerra indebolisse le
potenze capitaliste. Intanto un protocollo segreto stabiliva che in caso di guerra con l’Occidente i
tedeschi e i russi si sarebbero spartiti la Polonia e la Russia avrebbe esteso la propria influenza sulle
tre repubbliche baltiche e sulla Finlandia.

Nel frattempo gli USA confermarono il loro isolazionismo votando annualmente dal 1935 al 1939 il
Neutralità Act che stabiliva il divieto di vendere armi a paesi belligeranti. Già nel 1937, tuttavia, la
legge fu attenuata dalla formula cash and carry per la quale gli acquirenti di merci americane
dovevano acquistare in contanti, provvedendo essi stessi al trasporto nei paesi di destinazione.

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