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A.S. 2015/16

Corso di formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ai


sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08

DISPENSA DIDATTICA
Parte generale
(Fonte: Il sistema web learning della Regione Toscana – Formazione dei lavoratori ai
sensi dell’articolo 37 del decreto legislativo n. 81/2008)
Prevenzione e protezione – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Prevenzione e protezione
Introduzione
Presentazione

Figura 1: L’immagine sintetizza la struttura della normativa in materia di salute e sicurezza e di prevenzione e protezione nei
luoghi di lavoro.

In questa sessione di studio, dopo una breve panoramica che inquadrerà il quadro normativo in
materia di salute e sicurezza sul lavoro, prenderemo in esame il tema della prevenzione e
protezione nei luoghi di lavoro.
In particolare illustreremo quali sono il campo di applicazione e le figure coinvolte dal D. Lgs.
81/2008 e i concetti rischio, danno, pericolo, prevenzione e protezione.

Obiettivi e temi
Obiettivi
Acquisire le conoscenze di base sul controllo di gestione attuato attraverso il budget.
Temi
• Panorama normativo
• Campo di applicazione del D. Lgs. 81/2008
• Concetto di danno
• Concetto di pericolo
• Concetto di rischio
• Prevenzione e protezione
• Valutazione del rischio
• Concetti di salute, infortunio e malattia
• Attrezzatture di lavoro
• Dispositivi di protezione individuale
• Segnaletica di sicurezza

Test di ingresso
Presentazione
Nelle pagine seguenti troverai i Test d’ingresso. Attraverso domande a risposta multipla, avrai
modo di confrontarti con gli argomenti che verranno trattati.

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Prevenzione e protezione – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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Una volta completati i test, sarai più consapevole delle conoscenze e competenze che possiedi
già in materia. Allo stesso tempo, avrai evidenziato quali sono gli argomenti che conosci poco o
affatto.

Test
Chi deve applicare le disposizioni necessarie a evitare o diminuire i rischi professionali
delle mansioni lavorative?
1. Il datore di lavoro
2. Gli addetti alla gestione emergenze
3. Il preposto
4. Tutti i lavoratori
5. I lavoratori che ne hanno contrattualmente l’obbligo
La risposta corretta è: tutti i lavoratori.
I lavoratori interinali e con contratto a progetto sono inclusi nel campo di applicazione del
D. Lgs. 81/2008?
1. Sì, nel D. Lgs. 81/2008 sono inclusi tutti i lavoratori e anche i soggetti ad essi equiparati
2. Sì, per i lavoratori con contratto a progetto è però necessario che la prestazione
lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente
3. Sì, a condizione che la durata del contratto di lavoro sia almeno di un anno
4. No, se non in casi eccezionali contrattualmente stabiliti
5. No, nel D. Lgs. 81/2008 sono inclusi solo i lavoratori con contratto a tempo
indeterminato
La risposta corretta è: sì, per i lavoratori con contratto a progetto è però necessario che la
prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente.
Prevenzione e protezione sono sinonimi?
1. Sì, entrambe agiscono per ridurre la probabilità che un evento accada
2. Sì, entrambe agiscono per ridurre l’entità del danno qualora accada
3. No, la prevenzione agisce prima che un evento accada, per ridurne la probabilità,
mentre la protezione dopo che è accaduto, per limitarne le conseguenze negative
4. No, la prevenzione agisce per ridurre la probabilità che un evento accada, mentre la
protezione agisce per ridurre l’entità del danno qualora accada
5. No, la prevenzione agisce per ridurre l’entità del danno qualora accada, mentre la
protezione agisce per ridurre la probabilità che un evento accada
La risposta corretta è: no, la prevenzione agisce per ridurre la probabilità che un evento accada,
mentre la protezione agisce per ridurre l’entità del danno qualora accada.

Studio
Panorama normativo
Iniziamo esaminando il panorama normativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Costituzione italiana
La tutela della salute dei lavoratori è garantita già dalla Costituzione italiana che all’art. 32
comma 1 cita: “ La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse
della collettività ["] ”
Questo principio ha sempre ispirato la legislazione nazionale in materia di igiene e sicurezza sul
lavoro, che fin dagli anni ‘50 ha posto le basi per una normativa volta a garantire la sicurezza
di attrezzature, utensili e macchinari e l’igiene degli ambienti di lavoro.

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Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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Normativa comunitaria
L’attenzione alle condizioni generali di sicurezza contraddistingue la più recente
normativa comunitaria che propone un punto di vista innovativo, teso a creare
nell’azienda una nuova cultura della sicurezza; in quest’ottica in Italia il D.Lgs.
626/94 assegna per la prima volta un ruolo attivo ai lavoratori, stabilendone il
diritto alla costante formazione, informazione e consultazione in materia di
igiene e sicurezza sul lavoro.
D. Lgs. 81/2008
A oggi è in vigore il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, detto anche Testo
Unico sulla Sicurezza. Questo decreto, in attuazione della Legge 3 agosto
2007, n. 123, ha riformato, riunito e armonizzato, abrogandole, le disposizioni
dettate dalle numerose precedenti normative in materia di sicurezza e salute sui
luoghi di lavoro, con l’obiettivo principale di garantire l’adeguarsi della vigente
legislazione all'evolversi della tecnica e del sistema di organizzazione del lavoro.

D.Lgs. 81/2008: campo di applicazione


Cominciamo ad analizzare il D.Lgs. 81/08 partendo dalla definizione del campo
di applicazione. Il D.Lgs. 81/08 si applica a: Figura 2: Schema
relativo al campo
• tutti i settori di attività, sia pubblici che privati; di applicazione del
• tutte le tipologie di rischio; D. Lgs. 81/2008.
• tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati ed autonomi.
Gli obblighi di prevenzione e protezione riguardano anche i cosiddetti “soggetti equiparati”. I
soggetti equiparati ai lavoratori sono:
• lavoratori “interinali” con contratto di somministrazione di lavoro;
• soci lavoratori di cooperative sociali;
• allievi di istituti di istruzione e universitari e partecipanti a corsi di formazione
professionale;
• lavoratori a progetto e collaboratori coordinati e continuativi;
• componenti dell’impresa familiare;
• coltivatori diretti del fondo, artigiani e piccoli commercianti, soci di società semplici del
settore agricolo;
• volontari del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile;
• volontari che effettuano il servizio civile;
• lavoratori socialmente utili (L.S.U.);
• lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza,
mediante collegamento informatico e telematico;
• lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio;
• lavoratori delle PA che prestano servizio presso altre amministrazioni pubbliche, organi
o autorità nazionali;
• lavoratori autonomi;
• lavoratore distaccato.
Note:
Nel lavoro interinale, il Somministratore (agenzia interinale) ha l’obbligo di informare il lavoratore
sui rischi per la salute e la sicurezza relativi alle attività produttive in generale e di formarlo e
addestrarlo sui rischi specifici delle attrezzature di lavoro necessarie per l’attività lavorativa per la
quale vengono assunti. Tale obbligo può, in alternativa, essere adempiuto dall’utilizzatore a patto
che venga indicato nel contratto di lavoro.
L’Utilizzatore (l’azienda che ospita per un determinato periodo il lavoratore) ha l’obbligo di
adempiere ai normali obblighi di prevenzione e protezione nei confronti del lavoratore ed è
responsabile di eventuali violazioni. Deve, inoltre, informare il lavoratore su eventuali rischi
specifici della mansione svolta e se soggetto a sorveglianza sanitaria.

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Il decreto si applica a questi soggetti nel caso in cui facciano uso di laboratori, attrezzature di
lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, comprese le apparecchiature fornite di
videoterminali e limitatamente ai periodi in cui i soggetti sono effettivamente applicati alla
strumentazione o ai laboratori in questione.
Gli obblighi a carico del Datore di Lavoro scattano solo se la prestazione lavorativa si svolge nei
luoghi di lavoro del committente.
Gli obblighi della prevenzione e protezione sono a carico del datore di lavoro designato
dall’amministrazione presso il quale il lavoratore svolge la propria attività.
Il lavoratore autonomo ha l’obbligo di utilizzare le attrezzature e i Dispositivi di Protezione
Individuale (DPI) forniti dal datore di lavoro in modo appropriato; munirsi di tessera di
riconoscimento se il lavoro viene svolto in un luogo in cui le attività avvengono in regime di appalto
o subappalto; osservare gli obblighi connessi ai contratti d’appalto, d’opera o di somministrazione.

Danno e pericolo
Dopo la breve panoramica sulla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro e sul campo
di applicazione del D.Lgs. 81/08, entriamo in maggiore dettaglio, considerando i concetti di danno
e pericolo.
Danno
Per danno si intende qualunque conseguenza negativa, ovvero lesione alla salute, derivante dal
verificarsi di un evento.
L’entità, ovvero la gravità, delle conseguenze del danno è chiamata magnitudo e può essere
intesa come una funzione del numero di soggetti coinvolti e del livello di danno a essi provocato.
Il danno alla persona può manifestarsi come malattia professionale o infortunio.
Pericolo
Il pericolo è la qualità o proprietà intrinseca di un determinato fattore (un oggetto, una sostanza,
una situazione) che ha la potenzialità di causare un danno alle persone. Il pericolo, quindi, ha
una componente oggettiva non legata a fattori esterni.

Concetto di rischio
Il rischio è la probabilità che accada un evento che può causare un danno alle persone.
Affinché questa probabilità si verifichi è necessaria l’esistenza di una sorgente di pericolo e della
possibilità che questa si trasformi in un danno.
Nel nostro caso, il pericolo è rappresentato dalla cassetta degli attrezzati posta in modo non
corretto sopra allo scaffale, il danno dall’infortunio che il lavoratore subisce in conseguenza della
caduta della cassetta degli attrezzi e il rischio dalla probabilità che la cassetta degli attrezzi cada
proprio mentre il lavoratore passa sotto di essa.

Figura 3: L’immagine descrive il concetto di rischio.

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Definizione di rischio
La definizione che dà di rischio il Testo Unico è la seguente: “ la
probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle
condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente
oppure alla loro combinazione ”.
I rischi possono essere di diversa natura:
• rischi per la sicurezza di natura infortunistica (strutturali, Figura 4: L’immagine
meccanici, elettrici, termici ecc.); rappresenta le diverse
• rischi per la salute di natura igienico-ambientale (biologici, tipologie di rischi: elettrici,
meccanici, chimici, biologici
chimici, cancerogeni);
ecc.
• rischi per la salute e la sicurezza di natura trasversale
(stress lavoro correlato ecc.).
Il datore di lavoro deve valutarne l’ esistenza e l’ entità e adoperarsi per annullarli o, perlomeno,
ridurli al minimo.

Differenze tra rischio e pericolo


Ma in che cosa consiste la differenza tra rischio e pericolo? Prova tu a definirlo.
Per ogni affermazione seleziona Vero o Falso.
V F Il pericolo è oggettivo , mentre il rischio è soggettivo
L’affermazione è vera: il pericolo, essendo legato ad una proprietà intrinseca, è oggettivo mentre
il rischio, essendo legato alla probabilità che un evento si verifichi, è soggettivo.

I concetti di rischio e pericolo sono collegati, poiché il pericolo non può essere
V F
eliminato finché esiste una sorgente di rischio.
L’affermazione è falsa: è il rischio che non può essere eliminato poiché esiste una sorgente di
pericolo.

Prevenzione e protezione
I fattori che contribuiscono al verificarsi di infortuni e/o malattie sul lavoro sono numerosi.
Alcuni più prevedibili, e dunque identificabili, altri meno. Tutti, però, sono riconducibili a 3
categorie:
• l’uomo;
• i macchinari e le attrezzature;
• l’ambiente.
Il Testo Unico per la Sicurezza sui luoghi di lavoro prevede l’adozione di strumenti che possono
prevenire l’accadimento di un incidente e/o proteggere il lavoratore da un infortunio o da una
malattia.

Figura 5: La prevenzione e protezione dagli infortuni prevista dal Testo Unico agisce sulle 3 categorie.

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Differenza tra prevenzione e la protezione


Ma qual è dunque la differenza tra prevenzione e protezione?
Completa le frasi.
Qual è la differenza tra prevenzione e protezione?
La prevenzione agisce per ___________________ che un evento accada.
(R: ridurre la probabilità)

La protezione agisce per _____________________qualora accada.


(R: ridurre l’entità del danno)

Prevenzione
La prima e principale misura di prevenzione è la valutazione dei rischi, intesa non solo come il
mero processo d’identificazione, misurazione e valutazione del rischio, ma come l’adempimento di
assoluta centralità per garantire l’efficacia degli strumenti di tutela della salute e sicurezza dei
lavoratori.
Ma cosa s’intende per prevenzione e quali sono le misure da adottare secondo il Decreto?
Prevenzione
Il Testo Unico della sicurezza (D. Lgs. 81/08) definisce la prevenzione (art. 2 comma n) come il
complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro,
l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute
della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno.
Misure
Costituiscono misure di prevenzione:
• la formazione, l’informazione e l’addestramento dei lavoratori;
• la progettazione, la costruzione e il corretto utilizzo dei luoghi di lavoro, delle
attrezzature e degli impianti;
• la prevenzione, o l’evitamento, di situazioni di pericolo che possano causare danni,
adottando comportamenti, istruzioni operative e procedure adeguate e sicure;
• l’adozione di modelli (sistemi) di organizzazione e gestione conformemente alle Linee
guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL)
del 28/09/2011 e s.m.i. o al British Standard OHSAS 18001:2007.

Valutazione del rischio


Chiarito che cosa s’intende per prevenzione, prendiamo in esame il concetto di valutazione del
rischio.
La valutazione del rischio (R) è la stima della probabilità (P)
che un danno accada e dell’ entità dello stesso (D).
Sia la probabilità che accada un danno sia l’entità dello stesso
sono comunemente misurate con una scala di 4 valori:
• altamente probabile (valore 4), probabile (3), poco
probabile (2), improbabile (1);
• gravissimo (valore 4), grave (3), medio (2), lieve Figura 6: L’immagine riporta la matrice di
(1). valutazione dei rischi.

La combinazione matriciale delle due stime permette di


valutare, ovvero stimare, il rischio come basso, medio, alto, altissimo.
In funzione dell’entità stimata occorre intervenire sui fattori probabilità e/o entità per eliminare,
se possibile, o comunque ridurre il rischio ad un livello accettabile.

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Il D. Lgs. 81/08 all’art.15 impone infatti:


• che siano valutati tutti i rischi per la salute e la sicurezza presenti in azienda;
• che tali rischi siano eliminati alla fonte o ridotti al minimo;
• che sia comunque limitato il numero dei lavoratori che sono, o che possono essere,
esposti a tali rischi.

Salute, infortunio e malattia


Il concetto di prevenzione dei rischi è collegato ad altri concetti, quali: salute, infortunio e malattia.
Salute
La salute del lavoratore è lo stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Per salute
del lavoratore non s’intende, quindi, solo l’assenza di malattia o di infermità.
Infortunio
L’infortunio è una menomazione, temporanea o permanente, della capacità lavorativa provocata
da causa violenta in occasione dello svolgimento di una mansione lavorativa.
Malattia professionale
La malattia professionale è la conseguenza di una serie di azioni nocive che maturano
lentamente nell’organismo del lavoratore per trasformarsi in forma morbosa.
La malattia professionale non è quindi un episodio singolo, subitaneo, improvviso, ma un effetto
derivante da un’esposizione costante a un elemento danneggiante che, lentamente ma
progressivamente, riduce la capacità lavorativa del soggetto colpito.
I fattori base che determinano la comparsa di una malattia professionale sono la concentrazione
ambientale della sostanza pericolosa e il tempo in cui il lavoratore è esposto.
Nella comparsa o sviluppo di una malattia professionale possono comunque influire anche le
caratteristiche soggettive di ciascun lavoratore.

Figura 7: L’immagine mostra tre figure umane stilizzate, rappresentative dei concetti di salute, infortunio e malattia.

Protezione
Abbiamo analizzato il concetto di prevenzione e i concetti ad essa correlati, ora passiamo alla
protezione, in particolare agli strumenti di protezione che si dividono in strumenti di protezione
attiva e passiva.
Strumenti di protezione attiva
Gli strumenti di protezione attiva sono quelli
che necessitano dell’intervento umano
per essere efficaci.
Ne sono esempi i dispositivi di protezione
individuale (DPI), come i caschi e le scarpe Figura 8: Casco di protezione e sensore antincendio
antinfortunistiche, i mezzi di estinzione
portatile (estintori manuali o carrellati) e la cartellonistica di sicurezza.

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Strumenti di protezione passiva


Gli strumenti di protezione passiva sono quelli che si attivano autonomamente senza
l’intervento umano in caso di evento dannoso.
Ne sono esempi gli impianti antincendio ad attivazione automatica o gli arresti automatici di
emergenza dei macchinari.

Attrezzature di lavoro
Consideriamo ora le attrezzature di lavoro.
Queste devono rispondere ai requisiti minimi di sicurezza
prescritti nel Decreto Legislativo 81 del 2008. Solo così, infatti,
è garantito l’ utilizzo senza rischi per la salute e la
sicurezza dei lavoratori.
Nel caso in cui le attrezzature di lavoro non siano in grado di
garantire l’obiettivo della prevenzione dagli infortuni,
eliminando totalmente i rischi alla fonte o riducendoli a un
livello trascurabile, occorre adottare misure di protezione che
integrino quelle di prevenzione.
Figura 9: Dispositivi di protezione individuale Le misure di protezione integrative sono rappresentate da:
(guanti, cuffie, occhiali e casco protettivi) e
segnaletica di sicurezza • dispositivi di protezione individuale;
• segnaletica di sicurezza.

Attrezzature di lavoro: definizione e requisiti


Le attrezzature di lavoro sono le macchine, gli apparecchi, gli
utensili, gli impianti (vale a dire il complesso di macchine, attrezzature
e componenti necessari all’attuazione di un processo produttivo),
destinati a essere usati durante il lavoro.
L’uso di un’attrezzatura di lavoro, inteso come ogni operazione correlata
allo strumento (dal trasporto, all’impiego, fino alla pulizia e
manutenzione), può determinare l’individuazione di una zona pericolosa,
cioè di uno spazio fisico in cui l’utilizzatore dell’attrezzatura (detto
operatore) o altri soggetti eventualmente presenti (detti lavoratori Figura 10: L’immagine mostra
esposti) sono esposti a potenziali rischi per la salute e la sicurezza. una cassetta degli attrezzi, un
computer, una gru, un
Per questo le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori carrello elevatore e un nastro
devono essere conformi alle disposizioni legislative in materia trasportatore con un timbro
(direttive europee). di conformità.
Se per la specifica attrezzatura non esistono normative di riferimento, o
qualora le attrezzature siano state costruite antecedentemente all’entrata in vigore delle stesse, è
comunque necessario che siano conformi ai requisiti generali di sicurezza indicati nell’allegato
V al Decreto.

Attrezzature di lavoro: obblighi del datore di lavoro


La scelta della tipologia di attrezzature da parte del datore di lavoro
non deve essere fatta in funzione dell’economicità di una rispetto ad un
altra, bensì in funzione:
• del lavoro da svolgere;
• dei rischi presenti nell’ambiente di lavoro; Figura 11: L’immagine mostra
• dei rischi derivanti dall’impiego delle attrezzature scelte, il datore di lavoro e il Testo
anche in base all’eventuale presenza di altre attrezzature. Unico sulla Sicurezza

Il datore di lavoro deve inoltre mettere a disposizione dei lavoratori

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attrezzature conformi ai requisiti di sicurezza prescritti dalle specifiche disposizioni legislative in


materia o, in loro assenza, dall’allegato V al Decreto.
Le attrezzature devono essere utilizzate in conformità:
• alle disposizioni legislative in materia ( allegato VI al Decreto, contenente le
“Disposizioni concernenti l’uso delle attrezzature di lavoro”);
• alle istruzioni d’uso del fabbricante (libretti d’uso e manutenzione).
Se l’ uso di un’attrezzatura richiede competenze o conoscenze specifiche, il datore di lavoro
deve:
• formare adeguatamente i lavoratori all’uso dell’attrezzatura e ai rischi che essa
comporta;
• riservare l’uso dell’attrezzatura ai lavoratori incaricati.
Note:
Nell’allegato sono riportate disposizioni di carattere generale, valide per tutte le attrezzature, e
disposizioni di carattere particolare, riguardanti attrezzature specifiche.

Attrezzature di lavoro: manutenzione


Le attrezzature di lavoro devono essere oggetto di
manutenzione periodica, sia per mantenere nel tempo i
requisiti di sicurezza imposti, sia per aggiornare questi requisiti
in funzione dell’evoluzione della tecnica della prevenzione e
della protezione.
Di tale manutenzione, eseguita da personale competente, deve
essere tenuta traccia scritta, conservata per almeno tre anni
a disposizione dell’eventuale controllo degli organi di vigilanza. Figura 12: L’immagine mostra una gru e un
foglio con scritto Certificato di
Per determinate attrezzature, elencate nell’allegato VII al D.
manutenzione.
Lgs. 81/2008, il controllo periodico previsto deve essere
effettuato non da soggetti competenti generici, ma da parte di
enti pubblici:
• il primo controllo dall’ISPESL;
• i successivi controlli dall’ASL.
ISPESL e ASL possono delegare le verifiche a enti pubblici o privati abilitati dai Ministeri
competenti.

Attrezzature di lavoro: noleggio


Negli ultimi anni si è commercialmente molto diffuso, in alternativa all’acquisto, il noleggio delle
attrezzature di lavoro. Anche in questo caso sono previsti dei requisiti minimi di sicurezza.
Noleggio
I noleggiatori o concedenti in uso, all’atto del noleggio o locazione, devono attestare sotto la
propria responsabilità che le attrezzature concesse sono conformi ai requisiti di sicurezza di
cui all’allegato V al D. Lgs. 81/2008. (Art. 72 capo 1)
Noleggio senza operatore
Nel caso di noleggio senza operatore (“nolo a freddo”), i noleggiatori o concedenti in uso devono
attestare anche il buono stato di conservazione, manutenzione ed efficienza dell’attrezzatura
ai fini della sicurezza, acquisendo i dati dei soggetti che la utilizzeranno e che dovranno risultare
adeguatamente formati all’impiego. (Art. 72 capo 2)

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Figura 13: L’immagine mostra un carrello elevatore con operatore ed un carrello elevatore senza operatore.

Dispositivi di protezione individuale


Passiamo ai dispositivi di protezione individuale.
È un dispositivo di protezione individuale qualsiasi attrezzatura indossata e tenuta dal
lavoratore allo scopo di proteggerlo dai rischi per la sicurezza o per la salute durante il
lavoro.
Secondo l’articolo 74 del Decreto, invece, non sono dispositivi di protezione individuale:
• gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificamente destinati a proteggere
la sicurezza e la salute del lavoratore;
• le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;
• le attrezzature di protezione individuale delle forze armate, delle forze di polizia e del
personale del servizio per il mantenimento dell’ordine pubblico;
• le attrezzature di protezione individuale proprie dei mezzi di trasporto stradali;
• i materiali sportivi quando utilizzati a fini specificamente sportivi e non per attività
lavorative;
• i materiali per l’autodifesa o per la dissuasione;
• gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi.

Figura 14: L’immagine illustra e descrive i dispositivi di protezione individuale e quelli che, secondo l’art. 74 del Decreto, non
sono da considerarsi tali.

Dispositivi di protezione individuale: caratteristiche


I DPI devono essere conformi al D. Lgs. 475/92, devono essere adeguati ai rischi da prevenire,
alle condizioni dei luoghi di lavoro, alle esigenze di chi li indossa. Il loro uso non deve
costituire fonte di ulteriore rischio. Sono suddivisi in tre categorie.

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Prima categoria
I DPI di prima categoria sono quelli destinati a salvaguardare la persona da rischi di danni fisici
di lieve entità (come azioni lesive con effetti superficiali prodotte da strumenti meccanici, prodotti
per la pulizia, contatto o urti con oggetti caldi, ordinari fenomeni atmosferici ecc.).
Devono essere muniti della marcatura CE.
Seconda categoria
I DPI di seconda categoria sono quelli che non rientrano nelle altre due categorie.
Devono essere muniti della marcatura CE e dell’ attestato di certificazione.
Terza categoria
I DPI di terza categoria sono quelli destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni
gravi e di carattere permanente (come quelli destinati a salvaguardare dalle cadute dall'alto, gli
apparecchi di protezione respiratoria filtranti, quelli di protezione dalle aggressioni chimiche ecc.).
Devono essere muniti della marcatura CE e dell’ attestato di certificazione.
Per i dispositivi di terza categoria, così come per i DPI di protezione dell’udito, è obbligatoria la
presenza di istruzioni all’uso

Dispositivi di protezione individuale: criteri di scelta


Ma quali sono i criteri di scelta della tipologia di dispositivi di protezione individuale da utilizzare
per le diverse attività?
L’ allegato VIII del D. Lgs. 81/2008 fornisce indicazioni di massima sulla tipologia di DPI
utilizzabile in funzione delle attività lavorative per cui se ne rende necessario l’uso. In particolare
fornisce:
• schema indicativo per l’ inventario dei rischi ai fini dell’impiego di attrezzature di
protezione individuale;
• elenco delle attrezzature di protezione individuale;
• elenco delle attività e dei settori di attività per i quali può rendersi necessario mettere
a disposizione attrezzature di protezione individuale;
• indicazioni per la valutazione dei dispositivi di protezione individuale.
La scelta della tipologia del DPI deve comunque essere effettuata in funzione dell’entità del rischio,
della frequenza dell’esposizione al rischio, delle caratteristiche del posto di lavoro di ciascun
lavoratore, delle prestazioni del DPI stesso.

Figura 15: L’immagine mostra la tabella per la scelta dell’elmetto di protezione in funzione dei rischi.

Dispositivi di protezione individuale: utilizzo


Ma come devono essere utilizzati i dispositivi di protezione individuale? Prova tu a individuarlo.

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Per ogni affermazione seleziona Vero o Falso.


Chi indossa i DPI deve essere istruito ed eventualmente addestrato al loro
V F
utilizzo
V - I lavoratori devono utilizzare i DPI in conformità alle istruzioni e all’addestramento
ricevuto; devono inoltre essere informati sui rischi dai quali sono protetti usando i DPI.

V F I lavoratori possono apportare modifiche ai DPI se necessario


F - I lavoratori devono prendersi cura dei DPI e non apportarvi modifiche.

V F Non è mai consentito l’utilizzo di uno stesso DPI da parte di più persone
F - I DPI sono generalmente ad uso personale, salvo casi particolari in cui, comunque, il
datore di lavoro deve garantire il mantenimento dei requisiti minimi d’igiene del dispositivo.
Al termine dell’utilizzo, la riconsegna dei DPI deve avvenire con procedure
V F
aziendali stabilite dal datore di lavoro
V - I lavoratori, al termine dell’utilizzo, i DPI devono essere riconsegnati secondo le procedure
aziendali stabilite dal datore di lavoro.

I lavoratori devono segnalare al datore di lavoro eventuali difetti o inconvenienti


V F
riscontrati nei DPI messi a loro disposizione
V - I lavoratori sono sempre tenuti a segnalare al datore di lavoro o al preposto eventuali difetti o
inconvenienti riscontrati nei DPI messi a loro disposizione.

Dispositivi di protezione individuale: obblighi del datore di lavoro


Il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori dispositivi di protezione individuale quando i
rischi non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure di prevenzione,
metodi di organizzazione del lavoro, mezzi tecnici di protezione collettiva.
Il datore di lavoro deve:
• individuare e valutare le caratteristiche dei
dispositivi necessari, tenendo in considerazione
anche eventuali rischi aggiuntivi apportati dall’uso
dei DPI;
• individuare e valutare le condizioni in cui i
dispositivi devono essere utilizzati, in funzione del
tipo e dell’entità del rischio, della frequenza di
esposizione, delle caratteristiche del posto di
lavoro e del dispositivo scelto;
• fornire ai lavoratori i dispositivi di protezione,
informarli e formarli sul loro uso corretto, con uno Figura 16:L’immagine mostra dispositivi di
specifico addestramento per i DPI di terza protezione individuale (guanti, cuffie,
categoria o per quelli di protezione dell’udito; occhiali e casco protettivi).
• assicurarsi che siano utilizzati solo per gli usi
previsti dal fabbricante.
I DPI devono essere mantenuti in efficienza, riparati se possibile o sostituiti quando necessario.

Segnaletica di sicurezza
Prendiamo infine in esame la segnaletica di sicurezza.

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Prevenzione e protezione – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

La segnaletica di sicurezza è quella che, riferita ad un


oggetto, un’attività o una determinata situazione, fornisce
un’indicazione o una prescrizione concernente la
sicurezza o la salute sul luogo di lavoro. A seconda dei
casi possono essere utilizzati un cartello, un colore, un
segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un
segnale gestuale.
La segnaletica di sicurezza è essenziale ogni qualvolta sia
necessario comunicare la presenza di situazioni di rischio;
deve essere perciò efficace e tale aspetto non deve essere
compromesso dalla presenza di segnali di disturbo che
inducano incertezza nei destinatari.
Le disposizioni in merito alla segnaletica di sicurezza sono
indicate nel Titolo V del Decreto; la tipologia di cartelli e le Figura 17: L’immagine mostra vari segnali di
modalità di segnalazione sono prescritti negli allegati da XXIV sicurezza.
a XXXII del D. Lgs. 81/2008.

Segnaletica di sicurezza: caratteristiche


Vediamo in dettaglio quali caratteristiche
deve avere la segnaletica di sicurezza.
Cartello
I cartelli sono caratterizzati da forme
geometriche e colori che individuano
determinati comportamenti da adottare:
• cartelli di divieto: forma
rotonda, pittogramma nero
su fondo bianco, bordo e
banda rossi; Figura 18: L’immagine mostra le varie tipologie di segnali di sicurezza.
• cartelli di avvertimento:
forma triangolare, pittogramma nero su fondo giallo, bordo nero;
• cartelli di prescrizione: forma rotonda, pittogramma bianco su fondo azzurro;
• cartelli di salvataggio: forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo
verde;
• cartelli antincendio: forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo
rosso.
Colore
I colori utilizzati nella segnaletica di sicurezza sono:
• rosso: indica un divieto, un pericolo, un obbligo di arresto, un’attrezzatura di
emergenza;
• giallo/arancione: indica un avvertimento;
• azzurro: indica una prescrizione di comportamento o d’uso;
• verde: indica il salvataggio o il soccorso.
Segnale luminoso
Il segnale luminoso deve emettere una luce adeguatamente contrastante con l’ambiente
circostante, di tipo continuo o intermittente a seconda del livello del pericolo o dell’urgenza
dell'intervento.
Segnale acustico
Il segnale acustico deve garantire un livello sonoro nettamente superiore al rumore di fondo,
in modo da essere udibile e facilmente riconoscibile.

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Prevenzione e protezione – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Comunicazione verbale
La comunicazione verbale deve essere breve, semplice e chiara, fare uso di parole chiave (“via”,
“alt”, “ferma” ecc.). Può essere diretta (impiego della voce umana) o indiretta (voce umana o
sintesi vocale diffusa da un mezzo appropriato).
Segnale gestuale
Il segnale gestuale deve essere preciso, semplice, ampio, facile da eseguire e da comprendere
e nettamente distinto da un altro segnale gestuale.

Segnaletica di sicurezza: obblighi del datore di lavoro


Il datore di lavoro deve fare ricorso alla segnaletica di sicurezza
se esistono rischi per la salute e la sicurezza nei luoghi di
lavoro non altrimenti evitabili.
Nel caso di situazioni di rischio non contemplate dalle prescrizioni
del Decreto, il datore di lavoro deve provvedere basandosi sulle
norme di buona tecnica, sull’esperienza o sulla segnaletica
tradizionale utilizzata, ad esempio, per regolare il traffico stradale
o ferroviario.
Una volta scelta e installata la segnaletica, il datore di lavoro deve
informare i lavoratori e il loro rappresentante per la sicurezza
di tutte le misure da adottare. I lavoratori devono ricevere Figura 19: L’immagine mostra il datore
istruzioni precise sul significato dei segnali di sicurezza installati. di lavoro, un segnale di sicurezza, un
lavoratore e uno schermo su cui è
proiettato il segnale di sicurezza.
Riepilogo
Prevenzione e protezione
In questa sessione di studio hai acquisito le conoscenze di base sul quadro normativo in materia di
salute e sicurezza sul lavoro e sui principali concetti in tema della prevenzione e protezione nei
luoghi di lavoro.
In particolare hai affrontato i seguenti temi:
• Panorama normativo
• Campo di applicazione del D. Lgs. 81/2008
• Concetto di danno
• Concetto di pericolo
• Concetto di rischio
• Prevenzione e protezione
• Valutazione del rischio
• Concetti di salute, infortunio e malattia
• Attrezzatture di lavoro
• Dispositivi di protezione individuale
• Segnaletica di sicurezza

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Organizzazione della prevenzione industriale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Organizzazione della prevenzione


industriale
Introduzione
Presentazione
In questa sessione di studio analizzeremo la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro secondo
quanto previsto dal Decreto Legislativo 81 del 2008 e dall’Accordo Conferenza Unificata 221 del
21/12/2011.
In particolare vedremo quali sono le principali misure di tutela e sicurezza sul luogo di lavoro, i
soggetti coinvolti nella prevenzione, gli strumenti per la prevenzione.

Figura 20: L’immagine descrive la struttura della materia trattata nel D. Lgs. 81/2008 e nell’Accordo Conferenza Unificata 221 del
21/12/2011.

Obiettivi e temi
Obiettivi
Acquisire le conoscenze di base sull’organizzazione della prevenzione aziendale per la tutela e la
sicurezza sui luoghi di lavoro.
Temi
• Misure di tutela e sicurezza
• Soggetti della prevenzione
• Strumenti per la prevenzione

Test di ingresso

Presentazione
Nelle pagine seguenti troverai i Test d’ingresso. Attraverso domande a risposta multipla, avrai
modo di confrontarti con gli argomenti che verranno trattati.
Una volta completati i test, sarai più consapevole delle conoscenze e competenze che possiedi
già in materia. Allo stesso tempo, avrai evidenziato quali sono gli argomenti che conosci poco o
affatto.

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Organizzazione della prevenzione industriale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Test
Quale fra le seguenti normative è vigente e tratta la materia della salute e sicurezza nei
luoghi di lavoro?
1. D. Lgs. 626 del 1994
2. D. Lgs. 494 del 1996
3. D. Lgs. 277 del 1991
4. D. Lgs. 81 del 2008
5. Dpr. 547 del 1955
La risposta corretta è: la normativa vigente in merito alla materia della salute e della sicurezza nei
luoghi di lavoro è il D. Lgs. 81 del 2008 che abroga tutte le altre normative/risposte e riordina e
coordina gli argomenti contenuti nelle medesime, in un unico testo.
Quale, fra le seguenti attività, non è una misura di tutela generale per la salute e la sicurezza
nei luoghi di lavoro?
1. Sanzionare il personale
2. Informare il personale
3. Valutare i rischi
4. Informare il personale
5. Manutenere le attrezzature
La risposta corretta è: sanzionare il personale non è una misura di tutela generale per la salute e la
sicurezza nei luoghi di lavoro perché la sanzione non rappresenta una misura di tutela ma un
provvedimento disciplinare che punisce il lavoratore per aver disatteso una norma.
Quale fra le seguenti figure non è un soggetto della prevenzione?
1. Datore di lavoro
2. Consulente del lavoro
3. Organismo paritetico
4. Preposto
5. Responsabile del servizio di prevenzione e protezione
La risposta corretta è: il consulente del lavoro, che si occupa di tutt’altra materia, non è fra le figure
previste dal D. Lgs. 81/08 tra quelle soggette alla prevenzione e, quindi, non ha nessuno specifico
diritto ne’ obbligo in materia di salute e sicurezza.

Studio

D. Lgs. 81/2008 e misure generali di tutela


Il Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 riassume in un unico testo normativo diverse
materie, prima contenute in più norme succedutesi nell’arco di 50 anni.
Per questo motivo viene comunemente definito “Testo Unico sulla Sicurezza”.
In particolare le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sono
elencate nell’articolo quindici del Decreto.
Maggiori informazioni:
È importante sapere che> :
Le misure di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro non devono comportare in
nessun caso oneri finanziari per i lavoratori.

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Organizzazione della prevenzione industriale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Figura 21: L’immagine indica che il D. Lgs. 81/08 in materia di salute e sicurezza contiene tutte le norme sviluppate dal 1950 in
poi e per questo si chiama Testo Unico (le misure di tutela della salute sono indicate nell’art. 15).

Principali misure di tutela


Vediamo quali sono le più importanti misure di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Valutazione dei rischi
• Valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza; eliminare alla fonte o ridurre al minimo
tali rischi.
• Limitare al minimo il numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti ai
rischi valutati.
Prevenzione
• Programmare la prevenzione prendendo in considerazione le tecnologie produttive
dell’azienda, i fattori ambientali e l’organizzazione del lavoro.
• Eseguire regolarmente il controllo sanitario dei lavoratori.
• Individuare e adottare le misure opportune/necessarie a migliorare nel tempo i livelli di
salute e sicurezza.
• Sostituire ciò che è pericoloso con ciò che non lo è o lo è meno.
• Effettuare una regolare manutenzione di impianti, attrezzature e dispositivi di sicurezza.
Formazione
• Fornire ai lavoratori e loro rappresentanti, ai dirigenti, ai preposti informazioni e
formazione adeguata sulla mansione svolta, sulle attrezzature utilizzate, sui rischi
esistenti. I contenuti e le modalità di fruizione della formazione dei lavoratori, dei
dirigenti e dei preposti sulla sicurezza sul lavoro sono stati modificati con l’accordo
Stato-Regioni del 21 dicembre 2011.

Soggetti della prevenzione: definizione

I soggetti coinvolti nel processo di tutela della salute e della sicurezza nei
luoghi di lavoro sono:

• tutti coloro che sono tenuti ad applicare i principi del Testo Unico
sulla Sicurezza;
• tutti coloro che ottengono dei benefici dalla sua applicazione.
Figura 22: L’immagine
Solo grazie al coinvolgimento di tutti i soggetti interessati si può realizzare raffigura un gruppo di
lavoratori.
infatti l’obiettivo della norma: prevenire i rischi per la salute e lavorare in

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Organizzazione della prevenzione industriale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

luoghi sicuri.

Soggetti della prevenzione: quali sono


Vediamo quali sono i soggetti coinvolti nella prevenzione.
Datore di lavoro
Il datore di lavoro è il titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto
posto al vertice dell’organizzazione dell’unità produttiva, che esercita i poteri decisionali e di spesa.
Dirigente
Nelle pubbliche amministrazioni il datore di lavoro è il dirigente al quale spettano i poteri di
gestione oppure il funzionario preposto a un ufficio con autonomia gestionale e dotato di autonomi
poteri decisionali e di spesa.
Preposto
Il preposto è il soggetto che, grazie all’esperienza e alle competenze professionali, esercita un
potere di iniziativa e controllo sull’attività lavorativa, garantendo l’attuazione e la corretta
esecuzione, da parte dei lavoratori, delle direttive ricevute dal datore di lavoro.
Lavoratore
Il lavoratore è la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale del rapporto di
lavoro, svolge un’attività lavorativa nell’ambito di un’organizzazione pubblica o privata, con o senza
retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione.
Sono considerati lavoratori i soci operativi delle cooperative o delle società, i tirocinanti, gli allievi
degli istituti di istruzione e dei corsi di formazione professionale, i volontari in genere e quelli dei
Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e del Servizio Civile. Sono esclusi dalla normativa gli
addetti ai servizi domestici e familiari.
Medico competente
Il medico competente è il soggetto iscritto nell’elenco dei medici competenti istituito presso il
Ministero della Salute e in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi previsti dall’art. 38 del
D. Lgs. 81/2008.
È nominato dal datore di lavoro per effettuare la sorveglianza sanitaria dell’azienda e collabora
con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi e per tutti gli altri compiti previsti dal
Decreto.
Servizio di prevenzione e protezione (SPP)
Il servizio di prevenzione e protezione aziendale è una squadra composta da un responsabile e
da un numero di addetti sufficiente rispetto alle caratteristiche aziendali, che collabora con il datore
di lavoro per l’individuazione dei rischi e l’elaborazione delle misure di tutela della salute e della
sicurezza nei luoghi di lavoro. Può essere composto da persone interne o esterne all’azienda.
Solo per determinate tipologie di attività il servizio di prevenzione e protezione deve essere
necessariamente interno all’azienda (D. Lgs. 81/2008, art. 31, c. 6).
Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP)
Il responsabile è il soggetto designato dal datore di lavoro per coordinare il servizio di
prevenzione e protezione aziendale dai rischi e deve essere in possesso delle capacità e dei
requisiti professionali previsti dall’art. 32 del D. Lgs. 81/2008.
Addetto del servizio di prevenzione e protezione (ASPP)
L’ addetto è il soggetto designato dal datore di lavoro per far parte del servizio di prevenzione e
protezione aziendale dai rischi e deve essere in possesso delle capacità e dei requisiti
professionali previsti dall’art. 32 del D. Lgs. 81/2008.

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Organizzazione della prevenzione industriale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS)


Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è la persona eletta o designata dai lavoratori
per rappresentarli relativamente agli aspetti legati alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per le aziende che occupano fino a 15 dipendenti è di norma eletto direttamente dai lavoratori al
loro interno; qualora ciò non avvenga l’RLS viene individuato nell’ambito territoriale in cui l’azienda
opera o di comparto di appartenenza in base agli accordi tra le associazioni dei datori di lavoro e
dei lavoratori.
Per le aziende con più di 15 dipendenti l’RLS è eletto o designato all’interno delle rappresentanze
sindacali se presenti, altrimenti è eletto dai lavoratori dell’azienda al loro interno.
Il numero dei rappresentanti varia in funzione del numero dei lavoratori impiegati nell’azienda:
• 1 nelle aziende fino a 200 lavoratori;
• 3 nelle aziende con più di 200 lavoratori;
• 6 nelle aziende con più di 1000 lavoratori.
Organismi paritetici
Gli organismi paritetici sono le strutture costituite dalle associazioni dei datori di lavoro e dei
lavoratori con il compito di programmare la formazione in materia di sicurezza sul lavoro, di
sviluppare azioni di prevenzione e di fornire assistenza alle imprese finalizzata all’attuazione degli
obblighi imposti dal Decreto.
Addetti alle emergenze
Gli addetti alle emergenze sono quei lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di
prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo
grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza,
mediante nomina da parte del datore di lavoro, come previsto dagli artt. 18 e 43 del D. Lgs.
81/2008.

Figura 23: L’immagine mostra i soggetti coinvolti nella prevenzione e le relazioni che intercorrono tra questi.

Strumenti per la prevenzione: valutazione dei rischi


Il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi:
• rischi particolari legati allo stress lavoro-correlato;
• rischi per le lavoratrici in stato di gravidanza;
• rischi connessi alle differenze di genere, età e provenienza da altri Paesi;
• rischi connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la
prestazione di lavoro.

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Organizzazione della prevenzione industriale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Dopo aver effettuato tali valutazioni il datore di lavoro, in


collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione
e protezione e con il medico competente e dopo aver
consultato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza,
redige il Documento di Valutazione dei Rischi.
Il documento deve essere periodicamente revisionato e
aggiornato. È opportuno aggiornare il Documento di
Valutazione dei Rischi nei seguenti casi:
• in seguito a modifiche del processo produttivo o
dell’organizzazione del lavoro significative; Figura 24: L’immagine raffigura il datore di
• in seguito ad infortuni significativi; lavoro e il Documento di Valutazione dei
Rischi.
• quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne
rilevino la necessità.
Il Documento di Valutazione dei Rischi deve essere custodito presso l’unità produttiva alla quale si
riferisce.
Maggiori informazioni:
È importante sapere che... :
I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi in base a
procedure standardizzate a partire dal 31 maggio del 2013; sono escluse da questa possibilità le
attività indicate nell’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d), g) del D. Lgs 81/2008 che dovranno
comunque redigere il Documento di Valutazione dei Rischi ai sensi dell’art. 28.
Anche le aziende con più di 50 lavoratori possono effettuare la valutazione dei rischi mediante le
suddette procedure standardizzate ma solo se l’attività svolta dalle stesse non presenta particolari
condizioni di rischio o dimensione; sono chiamate a redigere il DVR ai sensi dell’art. 28 le aziende
di cui all’art. 31, comma 6, lettere a),b),c),d), f) e g) e le aziende in cui sono presenti rischi chimici,
biologici, atmosfere esplosive, cancerogeni, mutageni, amianto.

Strumenti per la prevenzione: riunione periodica di sicurezza


La riunione è indetta dal datore di lavoro, direttamente o tramite il servizio di prevenzione e
protezione dai rischi, e deve essere organizzata
almeno una volta all’anno (la riunione periodica
di sicurezza è obbligatoria per le aziende che
occupano più di 15 lavoratori, facoltativa negli altri
casi, salvo che la sua convocazione sia
espressamente chiesta dal rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza). Alla riunione
partecipano, oltre al datore di lavoro, il
Figura 25: L’immagine raffigura delle persone in una responsabile del servizio di prevenzione e
riunione protezione dai rischi, il medico competente, il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Nel corso della riunione periodica di sicurezza sono esaminati e discussi il Documento di
Valutazione dei Rischi, l’andamento degli infortuni, delle malattie professionali e della
sorveglianza sanitaria, i criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l’efficacia dei dispositivi di
protezione individuale.
Sono definiti inoltre i programmi di informazione e formazione dei dirigenti, dei preposti e dei
lavoratori in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Durante la riunione deve essere redatto un verbale della discussione, che sarà reso disponibile
per la consultazione dei partecipanti.

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Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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Strumenti per la prevenzione: informazione e formazione


Vediamo un altro degli strumenti a disposizione dei soggetti coinvolti nella prevenzione:
l’informazione e la formazione.
Il datore di lavoro, tenendo conto delle loro conoscenze e delle eventuali difficoltà di
comprensione (in caso di soggetti stranieri) deve fornire a ciascun lavoratore informazioni
adeguate su:
• i rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro connessi all’attività dell’impresa di cui
fanno parte e sui rischi specifici relativi alla mansione svolta;
• le procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei
luoghi di lavoro e nominativi dei lavoratori incaricati di applicarle;
• i nominativi dei componenti del servizio di prevenzione e protezione (responsabile e
addetti) e del medico competente;
• i pericoli connessi all’uso di sostanze e preparati pericolosi;
• le misure e le attività di protezione e prevenzione adottate.
Lavoratori, preposti, dirigenti, addetti incaricati della gestione emergenze e RSL devono
ricevere una formazione specifica. La formazione deve essere sufficiente ed adeguata, anche
rispetto alle conoscenze linguistiche, e si struttura in un modulo base e in un modulo specifico.
Formazione generale
La formazione generale non deve essere inferiore alle 4 ore e deve essere dedicata alla
presentazione dei concetti generali in tema di prevenzione e sicurezza sul lavoro. I contenuti
devono quindi comprendere i concetti di rischio, di danno, di prevenzione e protezione, di
organizzazione della prevenzione aziendale, i diritti, doveri e sanzioni per i vari soggetti
aziendali, gli organi di vigilanza, controllo e assistenza.
È effettuabile anche in e-Learning.
Formazione specifica
La formazione specifica deve essere dedicata alla natura e all’ entità dei rischi effettivamente
presenti nel settore di appartenenza dell’azienda. In questa fase può essere previsto anche l’
addestramento.
La durata varia da 4, 8 a 12 ore in funzione delle macro categorie di rischio (basso, medio, alto) in
cui viene ricompresa l’attività svolta e deve essere periodicamente ripetuta in relazione
all’evoluzione o all’insorgenza di nuovi rischi.
Quando va fatta?
La formazione deve avvenire:
a) in occasione della costituzione del rapporto di lavoro o dell’inizio dell’utilizzazione
qualora si tratti di somministrazione di lavoro;
b) in occasione di trasferimento o cambio di mansioni;
c) in occasione dell’introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di
nuove sostanze e preparati pericolosi.
L’ aggiornamento periodico della formazione deve avere carattere quinquennale e durata
minima di 6 ore.

Strumenti per la prevenzione: sorveglianza sanitaria


Il medico competente effettua la sorveglianza sanitaria intesa come quell’insieme di atti medici
finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di
lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento delle attività lavorative.
La visita medica può essere:
• preventiva, ovvero deve essere eseguita immediatamente dopo l’assunzione, per
accertare l’assenza di controindicazioni alla mansione;

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Organizzazione della prevenzione industriale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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• preventiva in fase preassuntiva tramite il medico competente o l’ASL;


• periodica, che è di norma annuale, per controllare regolarmente lo stato di salute dei
lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità o meno alla mansione;
• su richiesta del lavoratore qualora sia giudicata dal medico competente correlata ai rischi
professionali;
• in occasione del cambio di mansione per accertare se il lavoratore è idoneo o meno a
svolgere il nuovo incarico;
• alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa vigente;
• a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai 60 giorni continuativi, al
fine di verificare l’idoneità alla mansione.
Non è mai consentito effettuare la visita medica per accertare lo stato di gravidanza. Per i casi di
inidoneità temporanea e per eventuali casi particolari la visita medica è stabilita dal medico
competente. In seguito alla visita il medico competente esprime un giudizio sull’ idoneità del
lavoratore alla sua mansione specifica. Contro il giudizio espresso dal medico è consentito il
ricorso all’organo sanitario competente territorialmente, che disporrà nuovi accertamenti.
Idoneità
Il giudizio può essere di idoneità, di idoneità parziale (temporanea o permanente), con
prescrizioni o limitazioni.
Nel caso di idoneità parziale alla mansione il datore di lavoro attua le prescrizioni o limitazioni
indicate dal medico nel giudizio espresso.
Inidoneità
Il giudizio può essere di inidoneità temporanea o di inidoneità permanente.
Nel caso di inidoneità alla mansione il datore di lavoro adibisce, ove possibile, il lavoratore ad altra
mansione compatibile con il suo stato di salute, garantendo lo stesso trattamento economico
qualora la nuova mansione sia di livello inferiore a quella precedentemente svolta.

Soggetti e strumenti
Gli strumenti in grado di tutelare la sicurezza dei luoghi di lavoro e la salute dei lavoratori sono:
valutazione dei rischi; riunione periodica di sicurezza; sorveglianza sanitaria; informazione
e formazione dei lavoratori. Indica per ogni strumento i soggetti che lo utilizzano.
Completa le frasi e seleziona “Conferma”.
Il Documento di Valutazione dei Rischi viene elaborato dal ________________________, in
collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
(R: datore di lavoro)
L’informazione e formazione dei lavoratori è fornita dal datore di lavoro con il supporto del
____________________________.
(R: servizio di prevenzione e protezione)
La sorveglianza sanitaria viene effettuata dal ____________________.
(R: medico competente)

Riepilogo
Organizzazione della prevenzione aziendale
In questa sessione di studio hai acquisito le conoscenze di base sull’organizzazione della
prevenzione aziendale per la tutela e la sicurezza sui luoghi di lavoro

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Organizzazione della prevenzione industriale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

In particolare hai affrontato i seguenti temi:


• Misure di tutela e sicurezza
• Soggetti della prevenzione
• Strumenti per la prevenzione

24
Gli obblighi dei soggetti della prevenzione e il sistema istituzionale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Gli obblighi dei soggetti della prevenzione


e il sistema istituzionale
Introduzione
Presentazione

Figura 26: L’immagine descrive gli obblighi previsti dal Testo Unico in materia di sicurezza e i principali organi di vigilanza previsti
dal sistema istituzionale.

In questa sessione di studio analizzeremo gli obblighi previsti dal Testo Unico in materia di
sicurezza e vedremo quali sono gli organi di vigilanza, controllo ed assistenza.
In particolare illustreremo gli obblighi generali e particolari dei soggetti coinvolti, le
responsabilità amministrative per le imprese e le sanzioni previste in caso di violazione di
quanto indicato dal Testo Unico.
Presenteremo poi i principali organi di vigilanza, controllo ed assistenza previsti dal sistema
istituzionale.

Obiettivi e temi
Obiettivi
Acquisire le conoscenze di base sugli obblighi previsti dal Testo Unico in materia di salute e
sicurezza sui luoghi di lavoro, sulle relative sanzioni in caso di violazione e conoscere i principali
enti/organi del sistema istituzionale.
Temi
• Obblighi generali
• Responsabilità amministrativa delle imprese
• Obblighi particolari
• Organi di vigilanza, controllo ed assistenza

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Gli obblighi dei soggetti della prevenzione e il sistema istituzionale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Test di ingresso
Presentazione
Nelle pagine seguenti troverai i Test d’ingresso.
Attraverso domande a risposta multipla, avrai modo di confrontarti con gli argomenti che verranno
trattati.
Una volta completati i test, sarai più consapevole delle conoscenze e competenze che possiedi
già in materia. Allo stesso tempo, avrai evidenziato quali sono gli argomenti che conosci poco o
affatto.

Test
Gli obblighi del datore di lavoro sono delegabili?
1. Gli obblighi del datore di lavoro non sono in alcun caso delegabili
2. Gli obblighi del datore di lavoro sono delegabili tranne la valutazione dei rischi e la
nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione
3. Gli obblighi del datore di lavoro sono sempre delegabili attraverso la delega di funzioni
4. Gli obblighi del datore di lavoro sono delegabili ma solo al responsabile del servizio di
prevenzione e protezione
5. Gli obblighi del datore di lavoro sono delegabili solo in caso di dimostrata necessità
La risposta corretta è: gli obblighi del datore di lavoro sono delegabili, attraverso la delega delle
funzioni, tranne la valutazione dei rischi e la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione.
La responsabilità delle imprese è ti tipo:
1. Penale
2. Civile
3. Amministrativa
4. Amministrativa o penale dipende dal tipo di reato commesso
5. amministrativa o civile dipende dal tipo di reato commesso
La risposta corretta è: la responsabilità delle imprese, anche se presenta analogie con quella di
tipo penale poiché deriva da un reato, è di tipo amministrativo

Quale delle seguenti affermazioni relative al DUVRI è vera?

1. Il DUVRI è un documento statico che, una volta redatto, non necessita di aggiornamenti
2. Il DUVRI non deve essere necessariamente allegato al contratto di appalto o d’opera
3. Il DUVRI è redatto da un organismo preposto esterno all’azienda
4. La redazione del DURI è sempre obbligatoria
5. Il DUVRI deve indicare le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi da
interferenze

La risposta corretta è: il DUVRI deve indicare le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i
rischi da interferenze, è un documento dinamico e deve essere allegato al contratto di appalto. La
redazione del DUVRI non è obbligatoria in caso di appalto di servizi di natura intellettuale, mere
forniture di materiali o attrezzature e in caso di lavori o servizi di durata superiore ai 2 giorni.

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Gli obblighi dei soggetti della prevenzione e il sistema istituzionale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
TRIO – Il sistema web learning della Regione Toscana

Studio

Obblighi generali del datore di lavoro

Figura 27: L’immagine descrive gli obblighi generali previsti dall’art. 18 del D. Lgs. 81/08 a carico del datore di lavoro.

Il dovere centrale del datore di lavoro è la tutela della sicurezza e della salute del lavoratore
sul posto di lavoro. Lo strumento per realizzarla è l’organizzazione del servizio di prevenzione e
protezione.
L’articolo 18 del Decreto Legislativo 81 prevede quali sono gli obblighi per il datore di lavoro e il
dirigente (ove presente):
• designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e
pronto soccorso;
• adempiere agli obblighi di formazione, informazione e addestramento dei lavoratori;
• fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale;
• designare il medico competente per le attività per cui è dovuta la sorveglianza
sanitaria;
• elaborare il Documento di Valutazione dei Rischi e consegnarne una copia ai
rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
• adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell'evacuazione dei
luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e immediato;
• richiedere l’ osservanza da parte dei lavoratori delle norme vigenti, delle
disposizioni aziendali e l’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale, DPI;
• affidare specifici compiti solo ai lavoratori di cui si conoscono le capacità e le
condizioni in rapporto alla loro salute e sicurezza.

Obblighi generali delegabili del datore di lavoro


Gli obblighi previsti dall’art. 18 del D. Lgs. 81 sono delegabili
ad altro soggetto attraverso una precisa delega di funzioni
che deve possedere certe caratteristiche quali:
• atto scritto con data certa;
• il delegato deve possedere tutti i requisiti di
professionalità ed esperienza ed accettare la
delega stessa per iscritto;
• la delega deve attribuire al delegato i poteri di Figura 28: Il datore di lavoro e il delegato.
organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla

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Gli obblighi dei soggetti della prevenzione e il sistema istituzionale – Parte generale (3180-TRQ-W)
Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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specifica natura delle funzioni delegate nonché la l’autonomia di spesa necessaria per
l’espletamento della delega.
Delegare significa affidare parte del proprio lavoro ad un’altra persona. In materia di sicurezza sul
lavoro chi assume la delega assume anche la responsabilità.
Il datore di lavoro è comunque obbligato a vigilare sulla corretta attuazione delle funzioni
delegate.

Obblighi generali non delegabili del datore di lavoro


L’articolo 17 del Decreto Legislativo 81 prevede, inoltre, per il datore di lavoro degli obblighi che
non sono in nessun caso delegabili.
Quali sono questi obblighi?
• Effettuare la valutazione dei rischi per l’elaborazione del Documento di Valutazione
dei Rischi.
• Nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

Figura 29: L’immagine descrive gli obblighi non derogabili del datore di lavoro.

Obblighi generali: altri soggetti coinvolti


Altri soggetti collaborano, insieme al datore di lavoro e al dirigente, nel processo di valutazione e
prevenzione dei rischi: vediamo quali.

Figura 30: L’immagine mostra uno schema in cui sono indicati tutti i soggetti coinvolti nel processo di valutazione e prevenzione
dei rischi.

Preposto
I preposti devono sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle
disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, informando i diretti superiori delle
eventuali inadempienze. Per svolgere questa mansione i preposti sono tenuti a frequentare corsi
di formazione specifici. (Art. 19 D. Lgs. 81/2008)

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Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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Addetti alle emergenze


Gli addetti alle emergenze aziendali devono frequentare i corsi di formazione specifica previsti
dal decreto e non possono rifiutare la designazione se non per giustificato motivo. (Art 43
comma 3 del D. Lgs. 81/2008)
Medico competente
Il medico competente collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione
alla valutazione dei rischi e tiene sotto controllo la salute dei lavoratori.
• Deve eseguire almeno una volta all’anno sopralluoghi sul luogo di lavoro.
• Deve programmare ed effettuare la sorveglianza sanitaria (visita medica, esami
clinici/biologici e indagini diagnostiche) elaborando i giudizi di idoneità o inidoneità
relativi alla mansione specifica svolta dal lavoratore.
• Deve istituire, aggiornare e custodire le cartelle sanitarie e di rischio dei singoli
lavoratori.
La sorveglianza sanitaria deve essere effettuata nei casi previsti dalla normativa o su richiesta del
lavoratore, se la richiesta è ritenuta dal medico correlata ai rischi lavorativi. (Art. 25 D. Lgs.
81/2008)
Lavoratore
I lavoratori devono prendersi cura della propria salute e tutelare la sicurezza propria e delle
altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui potrebbero ricadere gli effetti delle proprie azioni
od omissioni.
A tal fine i lavoratori sono tenuti a:
• utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro e i dispositivi di protezione
individuale;
• non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro stretta
competenza;
• partecipare ai programmi di formazione e informazione e ai controlli sanitari previsti
dalla normativa o disposti dal medico competente.
(Art. 20 D. Lgs. 81/2008)
Organismi paritetici
Gli organismi paritetici sono un punto di riferimento per le aziende nell’individuare soluzioni
tecniche e organizzative che garantiscano e migliorino la tutela della salute e della sicurezza sul
lavoro. Possono inoltre essere consultati nel caso di controversie sorte sull’applicazione dei diritti
di rappresentanza, informazione e formazione previsti dalle norme vigenti. (Art. 51 D. Lgs.
81/2008)
Servizio di prevenzione e protezione
Il servizio di prevenzione e protezione coadiuva il datore di lavoro nell’individuazione dei
rischi e delle conseguenti misure di prevenzione, elaborando le procedure di sicurezza da
adottare e i programmi di informazione e formazione dei lavoratori. I componenti del servizio di
prevenzione e protezione sono obbligati al segreto sulle notizie di cui venissero in conoscenza
nell’esercizio delle loro funzioni.
Si segnala, inoltre, che i componenti del servizio di prevenzione e protezione non possono ricoprire
anche il ruolo di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. (Art. 33 D. Lgs. 81/2008)
Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza propone le misure di prevenzione ritenute
idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori e informa il responsabile aziendale dei
rischi individuati nel corso della sua attività, ricorrendo alle autorità competenti quando ritiene
che le misure di prevenzione adottate dal datore di lavoro non garantiscano la sicurezza e la salute
dei lavoratori.

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Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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È obbligato al segreto sulle notizie di cui venisse a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni
e non può ricoprire anche il ruolo di componente del servizio di prevenzione e protezione. (Art. 50
comma 6 del D. Lgs. 81/2008)

Obblighi generali: soggetti esterni all’azienda


Il Testo Unico sulla Sicurezza prevede degli obblighi anche per i soggetti esterni all’azienda:
lavoratori autonomi, progettisti, fabbricanti e fornitori, installatori e montatori.
Lavoratori autonomi
I componenti delle imprese familiari, i coltivatori diretti, gli artigiani, i piccoli commercianti, i
lavoratori autonomi, i volontari e i volontari del servizio civile hanno l’obbligo di utilizzare
attrezzature di lavoro conformi alle specifiche del Decreto; devono inoltre dotarsi di dispositivi di
protezione individuale e di tessera di riconoscimento corredata di fotografia, qualora effettuino
attività in regime di appalto o subappalto. (Art. 21 D. Lgs. 81/2008)
Progettisti
I progettisti dei luoghi, dei posti di
lavoro e degli impianti devono
rispettare i principi generali di
prevenzione in materia di salute e
sicurezza sul lavoro, nelle scelta delle
attrezzature e delle soluzioni
progettuali e tecniche. (Art. 22 D. Lgs.
81/2008).

Fabbricanti e fornitori Figura 31: L’immagine mostra un lavoratore con caschetto in testa e chiave
inglese in mano.
I fabbricanti e i fornitori hanno l’obbligo
di fabbricare, vendere, noleggiare e
concedere in uso attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuale e impianti conformi alle
disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro. (Art. 23 D. Lgs. 81/2008).
Installatori e montatori
Gli installatori e i montatori di impianti e attrezzature di lavoro devono attenersi alle norme di salute
e sicurezza sul lavoro e alle istruzioni impartite dai fabbricanti di quanto posto in opera. (Art. 24 D.
Lgs. 81/2008)

Obblighi del datore di lavoro connessi ai contratti di appalto


L’articolo 26 del Testo Unico sulla Sicurezza prevede specifici obblighi per il datore di lavoro che
affidi lavori, servizi e forniture a imprese o lavoratori autonomi all’interno della propria azienda.
In particolare, il datore di lavoro è tenuto a:
• verificare l’ idoneità tecnico-professionale degli appaltatori (Il datore di lavoro, in
questo caso l’ appaltante dei lavori, effettua tale verifica mediante l’acquisizione del
certificato di iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato e dell’
autocertificazione, da parte dell’appaltatore, del possesso dei requisiti di idoneità
tecnico-professionale a svolgere i lavori appaltati);
• fornire agli appaltatori dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente
in cui questi sono destinati a operare e sulle misure di prevenzione, protezione e di
emergenza adottate in relazione alla propria attività (Queste informazioni, insieme
all’acquisizione dagli appaltatori della valutazione dei rischi specifici delle loro attività,
consentono all’ appaltante e agli appaltatori stessi di cooperare nell’attuazione e nel
coordinamento delle misure di prevenzione e protezione dai rischi).

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Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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Figura 32: L’immagine descrive gli obblighi del datore di lavoro in caso di lavori, servizi e forniture affidati a imprese o lavoratori
autonomi.

Obblighi connessi ai contratti di appalto: DUVRI


Il datore di lavoro che intende promuovere la cooperazione e il coordinamento delle misure di
prevenzione e protezione dai rischi elabora un Documento Unico di Valutazione dei Rischi
Interferenze (DUVRI).
Il DUVRI deve indicare le misure adottate per
eliminare o, se questo non è possibile, ridurre al
minimo i rischi da interferenze.
È un documento dinamico, in quanto deve essere
aggiornato e adeguato in funzione dell’evoluzione
dei lavori, dei servizi e delle forniture.
Deve essere allegato al contratto di appalto o
d’opera, pena la nullità del documento. Nel
contratto di appalto o d’opera vanno indicati i costi
delle misure adottate per eliminare o ridurre i
rischi derivanti dalle interferenze delle lavorazioni.
Nelle gare di appalto tali costi non sono soggetti al
Figura 33: Nello schema si evidenzia come il DUVRI ribasso.
promuova il coordinamento delle misure di prevenzione e
Maggiori informazioni:
protezione dai rischi tra committente e appaltatore.
È importante sapere che... :
... per interferenze si intendono le sovrapposizioni di attività lavorative tra diversi lavoratori che
rispondono a datori di lavoro differenti in uno stesso ambiente.

Casi di non obbligatorietà del DUVRI


Esistono alcuni casi in cui la redazione del Documento Unico
di Valutazione dei Rischi Interferenze non è obbligatoria:
vediamo quali.

Caso 1

Non occorre redigere il DUVRI:


• in caso di appalto di servizi di natura
intellettuale; Figura 34: Documento che rappresenta il
• in caso di mere forniture di materiali o DUVRI.
attrezzature;

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• in caso di lavori o servizi la cui durata non sia superiore ai due giorni.
Questo fatto salvo che i lavori o i servizi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti
cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o altri lavori a rischio elencati nell’allegato XI del D.
Lgs. 81/08.
Caso 2
La redazione del documento non è obbligatoria nel caso in cui non esistano interferenze. È
però necessario che nei contratti di appalto questo venga esplicitato: in tal modo si attesta che la
valutazione delle interferenze è stata effettuata ma è stata considerata inesistente così come, di
conseguenza, i costi relativi.
Caso 3
Non è obbligatorio redigere il DUVRI qualora il datore di lavoro non abbia la disponibilità
giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto.

Contenuti del DUVRI

Figura 35: L’immagine descrive i temi che devono essere affrontati nella stesura del Documento Unico di Valutazione dei Rischi e
il percorso logico seguito.

I contenuti del Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenze devono seguire un
semplice percorso logico:
• identificazione delle situazioni di rischio e pericoli interferenziali;
• valutazione dei rischi conseguenti;
• individuazione delle misure di tutela.
Il documento si completa con l’ anagrafica della committenza e degli appaltatori, in modo che i
destinatari del documento possano disporre dei contatti necessari alla cooperazione e alla
prevenzione degli infortuni.

Responsabilità amministrativa delle imprese: conseguenze dei reati


Il Decreto Legislativo 231 del 2001 ha introdotto il concetto di
responsabilità amministrativa delle imprese per i reati
commessi dai loro amministratori, dirigenti o dipendenti, con
conseguenti pesanti sanzioni e misure interdittive.
Dal 2001 risulta giudicabile sia la responsabilità dei soggetti cui è
ascritta la commissione del reato, sia la responsabilità delle
imprese nell’interesse o a vantaggio delle quali il reato è stato
commesso.
Nel 2007, secondo la legge n. 123, la portata degli effetti del
Figura 36: Il datore di lavoro è
Decreto 231 è stata estesa alla normativa relativa alla sicurezza sul
sanzionato in caso di comportamenti lavoro: tra i reati compresi nel Decreto la normativa include da
illeciti.
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questo momento, secondo l’art. 25 septies della normativa, quello di omicidio colposo e lesioni
gravi o gravissime.
Ogni reato accertato in materia di salute e sicurezza sul lavoro ha perciò conseguenze sia per
il soggetto che lo commette sia per l’impresa di cui questo fa parte.

Responsabilità amministrativa delle imprese: responsabilità


La responsabilità delle imprese, anche se presenta notevoli analogie con quella di tipo penale
poiché deriva da un reato, è di tipo amministrativo.
L’ onere della prova è quindi a carico dell’impresa e non della magistratura, fatto non possibile
in caso di responsabilità penale: spetta perciò all’impresa dimostrare l’efficacia del modello
adottato nella prevenzione dei reati.
L’impresa deve provare che:
• ha adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e gestione idonei a
prevenire i reati della specie di quello verificatosi, prima della commissione del fatto per
cui è indagata;
• ha affidato ad un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo il compito
di vigilare sul funzionamento, l’osservanza e l’aggiornamento dei modelli;
• l’organismo non ha omesso o effettuato carente vigilanza sul funzionamento,
l’osservanza e l’aggiornamento dei modelli;
• le persone hanno commesso il reato per cui è indagata eludendo fraudolentemente i
modelli di organizzazione e gestione adottati.

Responsabilità amministrativa delle imprese: sanzioni


Nel caso in cui l’azienda non riesca a dimostrare l’efficacia del
modello adottato nella prevenzione dei reati, è soggetta ad una
serie di sanzioni.
Le sanzioni a carico delle imprese che abbiano commesso reati
in materia di salute e sicurezza possono essere:
• sanzioni pecuniarie (fino a € 1.500.000);
• sanzioni interdittive (sospensione o revoca di
autorizzazioni, licenze o concessioni necessarie
all’esercizio delle attività);
• limitazioni operative (divieto di contrattare con le
pubbliche amministrazioni, divieto di pubblicizzare
beni e/o servizi, interdizione nell’esercizio
dell’attività); Figura 37: L’immagine esplicita il concetto
• confisca dei beni. che la responsabilità amministrativa prevede
che l’onere della prova sia a carico
dell’azienda.

Responsabilità amministrativa delle imprese: modelli di organizzazione


aziendali
Le imprese che abbiano compiuto reati in materia di salute e
sicurezza possono vedere attenuata, o esentata, la propria
responsabilità dotandosi di un modello di organizzazione e
gestione che sia conforme ai requisiti indicati all’ articolo 30
del Testo Unico sulla Sicurezza.
Sono definiti conformi i seguenti modelli:

• UNI-INAIL, elaborato secondo le “Linee guida Figura 38: Sanzione. Occorre prestare
UNI-INAIL per un Sistema di Gestione della Salute attenzione.

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Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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e Sicurezza sul Lavoro ( SGSL ) del 28 settembre 2001”;


• BS OHSAS 18001, elaborato secondo il “British Standard OHSAS 18001:2007”.
I modelli (questi o altri eventualmente indicati dalla Commissione Consultiva permanente per la
salute e la sicurezza sul lavoro) hanno efficacia esimente se adottati ed efficacemente attuati.
Maggiori informazioni:
È importante sapere che... :
... i modelli UNI-INAIL e BS OHSAS 18001 non osservano la prescrizione dell’art. 30 del Testo
Unico secondo cui “il modello organizzativo deve in ogni caso prevedere, per quanto richiesto dalla
natura e dimensioni dell’organizzazione e dal tipo di attività svolta [P] un sistema disciplinare
idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello”. Le aziende che
adottano uno dei modelli conformi alla norma devono perciò integrarlo con un sistema disciplinare
definito e formalizzato dall'Alta direzione, documentato e diffuso a tutti i soggetti interessati (datore
di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori, organismo di vigilanza, auditor).

Responsabilità amministrativa delle imprese: creazione di un modello


organizzativo
La creazione di un modello organizzativo segue un semplice percorso logico che prevede una fase
statica ed una dinamica. In sintesi nel modello occorre: pianificare, fare, controllare e attuare.

Figura 39: L’immagine mostra un diagramma di flusso in cui sono rappresentate in sequenza le 4 fasi di creazione di un modello
organizzativo.

Pianificare
La fase di pianificazione consiste nel formulare ed esplicitare una politica in materia di salute e
sicurezza sul lavoro.
Fare
La fase del fare si occupa di prevedere e perseguire obiettivi concreti di miglioramento in materia
di salute e sicurezza sul lavoro.
Controllare
La fase del controllare consiste nel pianificare e procedurare i comportamenti da adottare per
perseguire gli obiettivi formalizzati.
Attuare
Nella fase di attuazione si procede con il verificare il raggiungimento degli obiettivi e aggiornare
conseguentemente il modello.
Responsabilità amministrativa delle imprese: adozione e attuazione dei modelli
Secondo l’articolo 30 del Testo Unico sulla Sicurezza le imprese che intendano, non solo adottare
ma anche attuare efficacemente il modello di organizzazione e gestione, devono adempiere
determinati o bblighi.
In particolare, gli obblighi a cui attenersi sono i seguenti:
1. rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti,
luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici;
2. attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e
protezione conseguenti;

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3. attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo


soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di
sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la
sicurezza;
4. attività di sorveglianza sanitaria;
5. attività di informazione e formazione dei lavoratori;
6. attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure
e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori;
7. acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie
di legge; Figura 40: Testo Unico sulla
8. periodiche verifiche dell’ applicazione e dell’ efficacia delle Sicurezza.
procedure adottate.

Obblighi particolari
Il Testo Unico, oltre agli obblighi generali, prevede obblighi particolari che riguardano:
• impianti e apparecchiature elettriche;
• cantieri temporanei e mobili;
• segnaletica di salute e sicurezza;
• movimentazione manuale di carichi;
• attrezzature con video terminale;
• luoghi di lavoro;
• attrezzature;
• dispositivi di protezione individuale.

Figura 41: L’immagine descrive e illustragli obblighi particolari previsti dal Testo Unico in materia di salute e sicurezza
raggruppandoli in otto categorie.

Obblighi particolari: impianti, cantieri, segnaletica, carichi e video terminali


Iniziamo ad analizzare gli obblighi particolari che riguardano: impianti e apparecchiature elettriche,
cantieri temporanei e mobili, segnaletica di salute e sicurezza, movimentazione manuale di carichi
e attrezzature con video terminale. Vediamo nel dettaglio chi sono i destinatari di tali obblighi.
Impianti e apparecchiature elettriche
Secondo quanto previsto dal Titolo III del Decreto per gli impianti e le apparecchiature elettriche il
destinatario è il datore di lavoro, che deve, tra i vari obblighi indicati all’art. 80, adottare le
misure necessarie affinché quanto messo a disposizione dei lavoratori (materiali, apparecchiature
e impianti) li salvaguardi da tutti i rischi di natura elettrica.

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Cantieri temporanei e mobili


Per i cantieri temporanei o mobili, secondo quanto indicato nel Titolo IV del Decreto, i destinatari
degli obblighi particolari sono: il committente dei lavori, il coordinatore della sicurezza in fase
progettuale e/o esecutiva, i datori di lavoro e i lavoratori autonomi.
Segnaletica di salute e sicurezza
Per la segnaletica di salute e sicurezza il destinatario degli obblighi è il datore di lavoro (art. 163),
che deve farvi ricorso in conformità alle indicazioni riportate negli allegati al Decreto (dal XXIV al
XXXII) per la segnalazione dei rischi.
Movimentazione manuale di carichi e attrezzature
Per la movimentazione manuale dei carichi, secondo quanto previsto dal Titolo VI del Decreto, il
soggetto obbligato è il datore di lavoro.
Tra quelli indicati nell’art. 168, è obbligo del datore di lavoro ricorrere ai mezzi appropriati per
evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori.
Attrezzature con video terminale
Per l’uso delle attrezzature munite di videoterminale, secondo quanto indicato nel Titolo VII del
Decreto, il destinatario degli obblighi è il datore di lavoro.
Tra i vari obblighi indicati all’art. 174, il datore di lavoro ha quello di predisporre i posti di lavoro
in conformità ai requisiti indicati all’allegato XXXIV del Decreto.

Figura 42: L’immagine mostra le diverse situazioni soggette ad obblighi particolari.

Obblighi particolari: luoghi di lavoro


Ulteriori obblighi particolari sono quelli definiti nel Titolo II del Decreto e
riguardano le disposizioni in merito ai luoghi di lavoro.
Per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, i luoghi di lavoro
devono essere strutturati in conformità ai requisiti minimi indicati nell’
allegato IV al Decreto.
Per i luoghi di lavoro realizzati dopo il primo gennaio 1993 occorre tenere Figura 43: Interno di un ufficio
conto della presenza di lavoratori disabili. visto attraverso una lente di
ingrandimento
Inoltre, per tutti i luoghi di lavoro, anche quelli realizzati
antecedentemente al 1/1/93, è necessario garantire ai disabili la mobilità
e l’utilizzo dei servizi sanitari e igienici.
I principali obblighi del datore di lavoro consistono nel:
• sottoporre a regolare manutenzione gli impianti;
• mantenere le condizioni igieniche adeguate;
• mantenere sempre sgombre le uscite.

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Obblighi particolari: ambienti non idonei ad essere luoghi di lavoro


Tra gli obblighi particolari presenti nel Testo Unico sulla Sicurezza vi sono quelli relativi agli
ambienti che non devono, in nessun caso, essere utilizzati come luoghi di lavoro.
Locali chiusi
Il datore di lavoro può destinare al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei solo in caso di
particolari esigenze tecniche o autorizzazioni specifiche dell’azienda sanitaria locale,
assicurando comunque agli ambienti idonee condizioni di aerazione, illuminazione e microclima.
Deve inoltre accertare l’ assenza di pericolo per la vita e l’integrità fisica dei lavoratori che
debbano eventualmente accedere in ambienti sospetti di inquinamento (pozzi neri, fogne, camini
ecc.) impedendone, nel caso, l’accesso se non vigilato e con idonei apparecchi di protezione.
Ambienti sospetti di inquinamento
Gli ambienti sospetti di inquinamento non devono in nessun caso essere utilizzati come luoghi
di lavoro.

Obblighi particolari: attrezzature di lavoro


Il Titolo III del Decreto si occupa delle attrezzature di lavoro e degli obblighi particolari ad esse
connessi. I soggetti obbligati sono in questo caso il datore di lavoro e i noleggiatori.
Datore di lavoro
Il datore di lavoro deve attenersi a determinati obblighi per la scelta, l’uso e la manutenzione delle
attrezzature.
La scelta delle attrezzature deve essere effettuata in funzione delle caratteristiche del lavoro
da svolgere e dei rischi connessi all’uso delle attrezzature stesse.
L’ uso deve essere conforme alle prescrizioni del fabbricante e alle disposizioni dell’allegato VI
al Decreto; i lavoratori devono ricevere adeguata informazione, formazione e istruzione sull’uso
dell’attrezzatura e sui rischi
connessi.
La manutenzione deve essere
eseguita periodicamente da
soggetti competenti (secondo le
indicazioni del fabbricante, la buona
tecnica o la buona prassi) per
garantire nel tempo la permanenza
dei requisiti di sicurezza. Occorre
elaborare un documento che deve Figura 44: L’immagine mostra un datore di lavoro e un noleggiatore che ha
essere conservato per almeno tre preso a nolo un trattore
anni a disposizione dell’eventuale
controllo degli organi di vigilanza.
Noleggiatori
I noleggiatori devono a loro volta osservare degli obblighi nella concessione a nolo delle
attrezzature.
Il noleggiatore deve attestare la conformità delle attrezzature ai requisiti di sicurezza indicati
nell’art.70 e nell’allegato V del Decreto, il buono stato di conservazione, manutenzione ed
efficienza.
Per attrezzature noleggiate senza operatore, il noleggiatore deve acquisire dal destinatario del
noleggio una dichiarazione che indichi chi sarà l’utilizzatore e quale formazione all’uso lo stesso
possiede.

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Obblighi particolari: dispositivi di protezione individuale


Per i dispositivi di protezione individuale, come
previsto nel Titolo III del Decreto, i soggetti
destinatari sono il datore di lavoro e i lavoratori.
In particolare, il datore di lavoro tra i vari obblighi
indicati nell’art. 77 ha quello di individuare la
necessità d’utilizzo dei dispositivi e di fornirne di
tipo conforme ai requisiti indicati nell’art. 76.
I lavoratori, invece, tra i vari obblighi indicati nell’art.
78 hanno quello dell’ utilizzo, della cura e della
segnalazione di eventuali difetti riscontrati nei
dispositivi. Figura 45: L’immagine raffigura un datore di lavoro ed
un gruppo di lavoratori.
Ulteriori obblighi particolari
Ulteriori obblighi particolari riguardano gli agenti fisici e chimici e le atmosfere esplosive. Vediamo
nel dettaglio chi sono i destinatari di tali obblighi.
Agenti fisici e chimici
L’eventuale esposizione agli agenti fisici (rumore, vibrazioni ecc.), alle sostanze pericolose
(agenti chimici, cancerogeni, amianto) e agli agenti biologici (microrganismi, colture cellulari) è
trattata rispettivamente dai Titoli VIII, IX e X del Decreto.
Per gli agenti fisici e chimici i soggetti obbligati sono: il datore di lavoro, il medico competente, i
preposti e i lavoratori (limitatamente all’obbligo di abbandonare l’area interessata da esposizioni
non prevedibili o per la mancata segnalazione di eventuali incidenti relativi all’uso degli agenti
biologici).
Atmosfere esplosive
L’eventuale esposizione al rischio di atmosfere esplosive (quali miscela di aria, sostanze gassose
infiammabili, vapori, nebbie o polveri) è trattata nel Titolo XI del Decreto e il soggetto obbligato è il
datore di lavoro.
Tra i vari obblighi, indicati dagli articoli 289-290-291, il datore di lavoro ha quello sostanziale di
prevenire la formazione di atmosfere esplosive.

Enti di vigilanza e consulenza


Dopo aver visto quali sono gli obblighi generali e particolari degli attori della sicurezza, passiamo
ad analizzare chi si occupa di vigilanza in materia di salute e sicurezza e quali sono le sanzioni in
caso di violazione delle norme. Iniziamo con il vedere chi si occupa di vigilanza e consulenza in
materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Vigilanza
La vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
è svolta:
• dal personale dell’ Azienda Sanitaria Locale competente per il territorio;
• dal personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco;
• dal personale ispettivo del Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali
nell’ambito dell’attività del comitato regionale di coordinamento delle azioni di vigilanza;
• dal personale delle autorità marittime, portuali e aeroportuali limitatamente
all’ambito portuale, aeroportuale e a bordo delle navi.
Consulenza
La consulenza in materia di salute e sicurezza sul lavoro è garantita da tre enti pubblici nazionali:
• ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro);

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Formazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 37 del D.Leg. 81/08
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• INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro);
• IPSEMA (Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo).
Questi enti offrono consulenza alle aziende e si occupano della progettazione ed erogazione di
percorsi formativi in materia di salute e sicurezza, della promozione e divulgazione della cultura
della salute e della sicurezza del lavoro formulando anche pareri e proposte della normazione
tecnica in materia.

Sanzioni
La violazione delle norme contenute nel Testo Unico sulla
Sicurezza prevede due tipi di sanzioni: arresto o ammenda.
In seguito alla contestazione da parte dell’Organo di
Vigilanza, viene avviata l’ azione penale con la
comunicazione del reato al Pubblico Ministero.
L’Organo di Vigilanza, che assume la funzione di Polizia
Giudiziaria, impartisce delle prescrizioni al destinatario della
sanzione.
Se le prescrizioni sono attuate nei tempi e nei modi stabiliti, l’
azione penale si conclude e si è ammessi al pagamento Figura 46: L’immagine raffigura dei libri su
dell’ammenda. Altrimenti l’azione penale prosegue. cui è appoggiato un martello da giudice.

Arresto e ammenda
Il Testo Unico prevede delle situazioni in cui le sanzioni sono applicate in via esclusiva: si tratta dei
casi di arresto e di ammenda.
L’art. 55 comma 2 stabilisce che l’arresto sia applicato in via esclusiva quando il datore di lavoro
omette di effettuare la valutazione dei rischi e di adottare il documento relativo nelle aziende
caratterizzate da rilevante complessità o da rischi particolarmente elevati.
L’ammenda, invece, è applicata in via esclusiva per i seguenti soggetti:
• per il datore di lavoro che non redige il documento di valutazione dei rischi o lo redige
in modo non conforme alle disposizioni – art. 55 comma 3;
• per il preposto che non frequenta i corsi di formazione previsti dal Decreto – art. 56
comma 1c;
• per tutti i soggetti che nelle zone di lavoro a rischio esposizione ad agenti biologici
assumono cibi e bevande, fumano, applicano cosmetici – art. 286

Figura 47: L’immagine descrive i casi per i quali il Testo Unico prevede l’arresto o l’ammenda.

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Sanzioni di tipo generale


Le sanzioni di tipo generale sono indicate nel Titolo I del Decreto.
I soggetti coinvolti in queste sanzioni sono: il datore di lavoro, il
preposto, i progettisti, i fabbricanti, i fornitori e gli installatori, il
medico competente, i lavoratori, i componenti dell’impresa familiare,
i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori e i soci delle società
semplici operanti nel settore agricolo.
La particolarità evidente è che queste sanzioni non riguardano Figura 48: L’immagine raffigura un
tutte le figure della sicurezza: non sono infatti previste per i gruppo di persone.
componenti del servizio di prevenzione e protezione (responsabile
e addetti) e per il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Sanzioni di tipo particolare


Dopo aver visto quali sono le sanzioni di tipo generale, vediamo ora quali sono quelle di tipo
particolare indicate in ogni specifico Titolo del Decreto.
Le sanzioni di tipo particolare, così come gli obblighi, riguardano nella gran parte dei casi il datore
di lavoro. Solo in pochi casi coinvolgono anche i lavoratori o altre figure.
Datore di lavoro
Il datore di lavoro è sanzionabile per inadempimenti relativi alle disposizioni riguardanti:
• i luoghi di lavoro (art. 68);
• le attrezzature di lavoro, i dispositivi di protezione individuale, gli impianti e le
apparecchiature elettriche (art. 87).
Datore di lavoro e dirigente
Il datore di lavoro e il dirigente sono sanzionabili per inadempimenti relativi alle disposizioni
riguardanti:
• i cantieri temporanei o mobili (art. 159);
• la segnaletica di salute e sicurezza (art. 165);
• la movimentazione manuale dei carichi (art. 170);
• l’uso delle attrezzature munite di videoterminale (art. 178);
• gli agenti fisici (art. 219), le sostanze pericolose (art. 262), gli agenti biologici (art. 282);
• le atmosfere esplosive (art. 297).
Preposti
I preposti sono sanzionabili per inadempimenti relativi alle disposizioni riguardanti:
• i cantieri temporanei o mobili (art. 159);
• la segnaletica di salute e sicurezza (art. 166);
• la movimentazione manuale dei carichi (art. 171);
• l’uso delle attrezzature munite di videoterminale (art.179);
• le sostanze pericolose (art. 263);
• gli agenti biologici (art. 283).
Medico competente
Il medico competente è sanzionabile per inadempimenti relativi alle disposizioni riguardanti:
• gli agenti fisici (art. 220);
• le sostanze pericolose (art. 263);
• gli agenti biologici (art. 284).
Lavoratori

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I lavoratori sono sanzionabili per inadempimenti


relativi alle disposizioni riguardanti:
• i cantieri temporanei o mobili (art. 160);
• le sostanze pericolose (art. 265);
• gli agenti biologici (art. 285).
Il Decreto prevede sanzioni particolari per le
materie specifiche dei cantieri temporanei o mobili
e degli agenti biologici.
Cantieri temporanei e mobili Figura 49: L’immagine mostra un cantiere e degli agenti
biologici.
Per la materia specifica dei cantieri temporanei o
mobili (Titolo IV) sono previste sanzioni per le
seguenti figure:
• committenti e responsabili dei lavori (art. 157);
• coordinatori della sicurezza (art. 158).
Agenti biologici
Per la materia specifica degli agenti biologici (Titolo X) sono sanzionabili (art. 286) tutti i soggetti
che nelle aree di lavoro in cui c'è rischio di esposizione ad agenti biologici assumono cibi e
bevande, fumano, conservano cibi destinati al consumo umano, usano pipette a bocca e applicano
cosmetici.
La sanzione prevista è di tipo amministrativo e varia da 100 a 500 euro.

Gli obblighi dei soggetti della prevenzione e il sistema istituzionale


In questa sessione di studio hai acquisito le conoscenze di base sugli obblighi previsti dal Testo
Unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, sulle relative sanzioni in caso di
violazione e sei venuto a conoscenza dei principali enti/organi del sistema istituzionale.
In particolare hai affrontato i seguenti temi:
• Obblighi generali
• Responsabilità amministrativa delle imprese
• Obblighi particolari
• Organi di vigilanza, controllo ed assistenza

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