Sei sulla pagina 1di 66

INDICE

1. PREMESSA.............................................................................................................3

2. STATO DI FATTO..................................................................................................3

3. LA FRANA DEL 31.12.2005 ..................................................................................4

4. IL PROGETTO........................................................................................................6

5. DISPONIBILITA’ DELLE AREE .........................................................................8

6. CRONOPROGRAMMA ..........................................................................................8

7. CONFERENZA DEI SERVIZI ..............................................................................8

8. LA PROCECURA DI VIA ......................................................................................9

9. VALUTAZIONE D’INCIDENZA ........................................................................11

9.1 LA PROCEDURA DELLA VALUTAZIONE DI INCIDENZA..................13

10. STRUTTURAZIONE LOGICA DELLO STUDIO............................................14

11. ALTERNATIVE PROGETTUALI .....................................................................16

12. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO......................................20

12.1 VINCOLO IDROGEOLOGICO .............................................................20

12.2 P.A.I. PIANO DI ASSETTO IDROGEOLOGICO .................................22

12.2.1 PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO


RISCHIO DI FRANA BACINO DEI FIUMI LIRI-GARIGLIANO E
VOLTURNO - NORME DI ATTUAZIONE E MISURE DI
SALVAGUARDIA.............................................................................23

12.2.2 PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO


RISCHIO DI FRANA PROGRAMMA DI MITIGAZIONE DEL
RISCHIO ............................................................................................26

1
12.3 PARCHI E RISERVE NATURALI (Parco Regionale Monti
Picentini) ........................................................................................................28

12.3.1 REGIONE CAMPANIA A. G. C. “GESTIONE DEL


TERRITORIO” SETTORE “POLITICA DEL TERRITORIO”
SERVIZIO “PIANIFICAZIONE E TUTELA AREE NATURALI
PROTETTE”-“NORME GENERALI DI SALVAGUARDIA” ........31

12.4 COMUNITA’ MONTANA.......................................................................35

12.4.1 PIANO PLURIENNALE DI SVILUPPO SOCIO-


ECONOMICO ....................................................................................36

12.4.1.1 Analisi Conoscitiva Del Sistema Locale (Stralcio del PSSE)


............................................................................................................37

PROFILO TERRITORIALE ..............................................................37

12.5 NORMATIVA URBANISTCA .................................................................44

12.5.1 P.R.G. COMUNE DI SANTO STEFANO DEL SOLE - Norme


Tecniche Di Attuazione ......................................................................44

13. QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE ...............................................47

13.1 COMPONENTI AMBIENTALI..............................................................48

13.1.1. GENERALITÀ ......................................................................48

13.1.2. ARIA E ATMOSFERA .........................................................48

13.1.3 RUMORE E VIBRAZIONI.....................................................50

13.1.4. IDROLOGIA .........................................................................50

13.1.5 GEOLOGIA ED IDROGEOLOGIA .......................................51

13.1.6 SUOLO ...................................................................................54

13.1.7 PAESAGGIO..........................................................................54

13.1.8 COLTURE AGRARIE E ZOOTECNIA.................................57

13.2 CONSIDERAZIONI SULLA VALUTAZIONE DI


INCIDENZA....................................................................................................58

13.3 STIMA DEGLI IMPATTI.......................................................................61

14. CONCLUSIONI ..................................................................................................65

2
SINTESI NON TECNICA

1. PREMESSA
La seguente sintesi non tecnica riassume, per quanto possibile in un
linguaggio intellegibile alla cittadinanza, lo Studio di Impatto
Ambientale redatto per il progetto di Sistemazione idrogeologica
del movimento franoso interessante la strada comunale di
collegamento Santo Stefano del Sole – Volturara Irpina.

Il progetto oggetto dello Studio di Impatto Ambientale riguarda:


¾ il ripristino della viabilità fra Santo Stefano del Sole e
Volturara Irpina, interrotta dalla frana del 31.12.2005 che
interessò il vallone Mezzacosta,
¾ la sistemazione idrogeologica del torrente stesso, ai fini della
messa in sicurezza del centro abitato sottostante.
Le opere previste consistono in:
1) un intervento diretto sulla strada, per la ricostruzione del rilevato
stradale travolto dalla colata rapida del dicembre 2005 e per la sua
messa in sicurezza, laddove esso è rimasto in sede,
2) la sistemazione spondale del torrente, in modo da conferire ad
esso una sezione idraulica compatibile con la portata di piena,
3) la realizzazione di una vasca di intercettazione del fango
convogliato da una eventuale colata futura, destinata ad invasare il
flusso di detriti prima che possa raggiungere il centro abitato.

2. STATO DI FATTO
La strada a due corsie, detta “Panoramica”, parte dal centro abitato
di Santo Stefano del Sole e si inerpica sul versante montano su cui
sorge l’abitato, con un tracciato tortuoso, con curve e tornanti
necessari a vincere il forte salto di quota e la rilevante acclività del
pendio.
Quasi sempre le sezioni stradali sono realizzate “a mezza costa”,
con modesto scavo a monte e rilevato a valle che si trova a volte in
condizioni di incerta stabilità, in quanto impostato su tratti di
pendio notevolmente acclive (∼ 30°). La dorsale è costituita da un
substrato di calcare fratturato, molto spesso sub-affiorante o
comunque ben visibile in corrispondenza dei tagli stradali. La
copertura, di spessore variabile, è costituita da terreno di origine

3
vulcanica pedogenizzato ed argillificato. La vegetazione arborea è
piuttosto diffusa e contribuisce significativamente alla stabilità del
terreno di copertura, almeno dove esso non è particolarmente
spesso.
La strada interseca ripetutamente alcuni valloni che costituiscono il
reticolo di drenaggio della montagna. Nella fattispecie il vallone in
cui si è verificata la frana, che interseca 4 volte il tracciato stradale
a quote diverse, si presenta fortemente inciso a partire da circa 700
m s.l.m.. A monte il vallone è poco incassato, anche se in rapida
evoluzione morfologica. I vari valloni che sottopassano la strada
sono incanalati all’interno di tombini costituiti da tubi di lamiera
ondulata del diametro φ 800 mm.
Per quanto gli Enti preposti si sforzino di curare la manutenzione
dei tombini di sottopasso è evidente che sono molteplici le cause
per cui l’acqua convogliata dal vallone può in gran parte infiltrarsi
all’interno del rilevato stradale che sbarra l’incisione, piuttosto che
passare attraverso il collettore appositamente predisposto.

3. LA FRANA DEL 31.12.2005


Nel comune di Santo Stefano del Sole, durante la notte del 31
dicembre 2005, si innescò una frana che coinvolse la strada
comunale “Panoramica” che collega i centri abitati di S. Stefano del
Sole e Volturara. La frana danneggiò seriamente la carreggiata
stradale in due sezioni, interrompendone di fatto la transitabilità. Il
materiale franato si incanalò all’interno del vallone Mezzacosta,
immediatamente a valle del punto di innesco, e percorse alcune
centinaia di metri, arrestandosi in parte all’interno dell’incisione ed
in parte sulla carreggiata stradale, in corrispondenza di una ulteriore
intersezione della strada col vallone (Figura 1).

4
RECAPITO

INNESCO

Figura 1 – Strada comunale Panoramica. Punti di innesco e di recapito della


frana del 31/12/2005.

L’acqua che si infiltrò all’interno dei terreni e delle terre messe a


rilevato provocò il collasso del rilevato stesso. La rilevante quantità
di terra, una volta caduta all’interno del vallone, si miscelò con le
acque piovane, che intanto il vallone convogliava, e diede vita ad
un cospicuo ammasso di fango, detriti e relitti che si mosse verso
valle con estrema rapidità, erodendo il fondo del vallone e
smantellandone le sponde. Ciò è confermato dalla configurazione
che ha assunto l’incisione in corrispondenza della seconda
intersezione con la strada, dove fu recapitato gran parte del
materiale franato. Qui è ben visibile l’approfondimento del vallone
in conseguenza dell’azione di erosione esercitata dal corpo di frana
che smantellò un muro di calcestruzzo, posto probabilmente sul
ciglio di monte della carreggiata, scaraventandolo sul fondo del
torrente. Questo secondo rilevato resse bene l’impatto, grazie ad un
muro di sottoscarpa che con la sua azione di contenimento ne
impedì il collasso. Questa osservazione ha suggerito il criterio di
intervento alla base del presente progetto che consiste appunto nel

5
costruire alla base dei rilevati dissestati robuste strutture di
sottoscarpa ben ancorate al substrato calcareo.

4. IL PROGETTO
Al fine di riaprire al traffico la strada “Panoramica” è necessario
intervenire sulle due sezioni stradali investite dalla frana del
31.12.05, cioè quella a monte, dove si innescò la frana, e quella a
valle, dove i detriti transitarono a forte velocità.

Nella sezione di monte, in corrispondenza della nicchia di distacco


della frana avvenuta, ove la sede stradale fu smantellata, è
necessario ricostruire il rilevato. Considerata l’elevata quota della
livelletta stradale rispetto al pendio, a causa dell’incisione del
vallone, sono state previste le seguenti opere:

• un muro di sottoscarpa fondato sul substrato calcareo e ad


esso ancorato, da cui si ergerà il rilevato stradale in terra
rinforzata;
• un tombino di sottopasso in c.c.a. ispezionabile, vincolato
staticamente ad un’opera di sostegno da realizzare
appositamente al di sotto di esso,
• il rilevato stradale in terra rinforzata.
Per un breve tratto a monte dell’imbocco del sottopasso saranno
realizzate delle sponde “di invito” in gabbioni di pietrame. La
bocca del tombino sarà chiusa da una griglia in grado di arrestare i
detriti di grande dimensione, mentre il sedimento solido sarà
raccolto al di sotto della griglia, dove sarà realizzata una piccola
vasca di sedimentazione, mediante una paretina in c.c.a.

Nella sezione di valle, laddove nuovamente la strada Panoramica


attraversa il vallone Mezzacosta, sono previsti: la realizzazione di
una paratia di micropali ancorati al substrato ed il rifacimento del
tombino di sottopasso che sul lato di valle poggerà sulla paratia di
micropali.

Considerate altre situazioni di rischio rilevate lungo l’asta


torrentizia legate sia a problemi di natura idraulica che di stabilità
delle sponde è stato ritenuto utile un intervento generalizzato di
sistemazione idrogeologica dell’incisione, con interventi di
adeguamento della sezione idraulica, di sostegno delle sponde e di
stabilizzazione del fondo alveo (quest’ultimo intervento è previsto

6
solo al di fuori dell’area su cui agisce il vincolo paesaggistico del
Parco dei Picentini).

Il sostegno delle sponde dell’impluvio consentirà, oltre che di


delimitare la sezione idraulica del torrente, di evitare che: i) in
condizioni ordinarie il franamento di modesti volumi di terreno
all’interno dell’incisione possa creare uno sbarramento alle acque
chiare, ii) in condizioni eccezionali una eventuale colata di fango
incanalata possa smantellare il materiale delle sponde, aumentando
di volume lungo il percorso.
Il sostegno delle sponde è previsto mediante la costruzione di
gabbioni di pietrame.

Per l’intercettazione delle colate di fango che maggiormente


minacciano i centri abitati, si usa realizzare vasche di accumulo,
proporzionate per invasare il corpo di una eventuale colata,
intercettare il trasporto solido ed il detrito o solo per svolgere
funzione di laminazione, ovvero invasare l’acqua in eccesso
rispetto alla capacità di smaltimento del reticolo di drenaggio di
valle e restituirla successivamente. Nel caso in esame è stata
prevista una vasca di intercettazione lungo il corso del torrente, in
una curva naturale dello stesso, quasi in linea con il tracciato
dell’alveo di monte. In tal modo il flusso di detriti, per inerzia
continuerà la sua corsa in direzione rettilinea penetrando all’interno
della vasca di progetto. La vasca sarà dotata di un imbocco che
impedirà l’ingresso in vasca dei flussi di acqua con tirante modesto
(mediante una paretina di sponda) ed avrà la funzione di ricevere e
convogliare all’interno del manufatto la colata, provocandone il
rallentamento attraverso un modesto allargamento della sezione di
flusso. Quindi l’impatto con eventuali dissipatori di energia, posti
all’interno della vasca, provocherà un ulteriore abbattimento della
velocità della colata prima che essa raggiunga l’argine opposto.
Il manufatto sarà scavato all’interno della copertura di terreno
piroclastico; a monte lo scavo penetrerà anche all’interno del
calcare. Qui le scarpate saranno opportunamente sagomate nella
coltre piroclastica, mentre saranno sub-verticali nel calcare. La
stabilità delle sponde è garantita sotto varie condizioni di carico: i)
presenza di sisma e vasca vuota, ii) assenza di sisma e vasca piena,
iii) assenza di sisma e rapido svaso. Poiché il fronte di scavo è in
roccia calcarea, per tutto il tratto che sarà sommerso dal fango non

7
vi sarà bisogno di particolari protezioni, in quanto non si temono i
classici effetti della forza di trascinamento esercitata sulle sponde
dal corpo della colata. Sul lato di valle sarà realizzato un argine in
terra rinforzata. Questo argine, nella sua sezione terminale, sarà
dotato di scarico in sommità con funzione di “troppo pieno” che
convoglierà il fango eventualmente in eccesso rispetto al volume di
invaso verso un secondo vallone, ubicato a breve distanza dalla
sezione finale della vasca di progetto. Laddove è previsto il
sormonto i paramenti dell’argine saranno protetti con un
rivestimento di gabbioni.

La realizzazione della vasca consentirà di abbattere il rischio


idrogeologico nell’area pedemontana, dove vivono attualmente 170
abitanti

5. DISPONIBILITA’ DELLE AREE


Per la realizzazione delle opere in progetto tutti gli interventi
saranno realizzati in lotti di terreno appartenenti al demanio
comunale.

6. CRONOPROGRAMMA
L’esecuzione dei lavori risulterà sicuramente complessa per la
presenza di categorie di lavoro specialistiche che, verosimilmente,
non potranno essere eseguite dall’impresa generale. Pertanto si
ritiene che per il completamento delle opere saranno necessari 360
giorni lavorativi dalla consegna. I tempi di collaudo sono quelli
previsti dalla vigente normativa.

7. CONFERENZA DEI SERVIZI


La Conferenza dei Servizi è stata convocata dal RUP il 15 gennaio
2008 presso il Municipio di Santo Stefano del Sole ai sensi degli
art. 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 e succ. mod. e
integraz., indetta con provvedimento sindacale prot. n. 6154 del
7/12/2007 al fine di acquisire tutti i pareri, concessioni,
autorizzazioni, nulla osta e atti di assenso comunque denominati
per la prosecuzione del procedimento finalizzato alla realizzazione
dei lavori di Sistemazione idrogeologica del movimento franoso
8
interessante la strada comunale di collegamento Santo Stefano del
Sole – Volturara Irpina.
In tale sede il RUP ha precisato l’intenzione dell’Amministrazione
di procedere alla realizzazione dell’intervento in progetto per stralci
funzionali, dei quali il primo, di €. 400.000,00, risulta già finanziato
nell’ambito del Piano Strategico Nazionale per la mitigazione del
rischio idrogeologico - annualità 2006, articolo 1, comma 432,
Legge 266/2005, delibera di Giunta Regionale n. 1649 del
19/10/2006. Con il suddetto stralcio finanziario si procederà alla
realizzazione degli interventi necessari per la ricostruzione del
rilevato stradale travolto dalla frana del dicembre 2005 e per la
riapertura al transito della strada.
La determinazione conclusiva della Conferenza è risultata
FAVOREVOLE con le raccomandazioni e prescrizioni di cui ai pareri
richiamati nel verbale allegato allo Studio di Impatto Ambientale.

8. LA PROCECURA DI VIA
Le norme del D.L. 16 gennaio 2008 “Ulteriori disposizioni
correttive ed integrative del D.L.3 aprile 2006 n.152 recante Norme
in Materia Ambientale” costituiscono recepimento ed attuazione:
a) della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli
impatti di determinati piani e programmi sull'ambiente;
b) della direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985,
concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati
progetti pubblici e privati, come modificata ed integrata con la
direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 e con la direttiva
2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio
2003.

Il suddetto decreto individua, nell'ambito della procedura di


Valutazione dell'impatto ambientale modalità di semplificazione e
coordinamento delle procedure autorizzative in campo ambientale,
ivi comprese le procedure di cui al decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, in materia di misure di prevenzione e riduzione
integrate dell'inquinamento.

9
La valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la
salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità
della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la
capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale
per la vita. A questo scopo, essa individua, descrive e valuta, in
modo appropriato, per ciascun caso particolare gli impatti diretti e
indiretti di un progetto sui seguenti fattori:

1. l’uomo, la flora e la fauna;


2. il suolo, l'acqua, l'aria e il clima;
3. i beni materiali ed il patrimonio culturale;
4. l'interazione tra i fattori di cui sopra.
Sono sottoposti a VIA secondo le disposizioni delle leggi regionali,
i progetti di cui agli allegati III e IV del D.L. 16/01/2008.
La valutazione e' inoltre necessaria per:
a) i progetti elencati nell'allegato II che servono
esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il
collaudo di nuovi metodi o prodotti e non sono utilizzati
per più di due anni;
b) le modifiche o estensioni dei progetti elencati
nell'allegato II;
c) i progetti elencati nell'allegato IV;
qualora in base alle disposizioni di cui all’articolo 20 si ritenga che
possano avere impatti significativi sull'ambiente.
Il progetto in esame ricade nell’elenco dell’allegato IV al punto 7.o)
opere di regolazione del corso di fiumi e torrenti, canalizzazione ed
interventi di bonifica ed altri simili destinati ad incidere sul regime
delle acque.
La valutazione d'impatto ambientale prevede le seguenti fasi:
- iniziativa e comunicazione del progetto e dello studio di
impatto ambientale,
- pubblicazione e partecipazione dei cittadini,
- istruttoria tecnica,
- giudizio di compatibilità.

Lo studio di impatto ambientale viene predisposto secondo le


indicazioni di cui all'allegato VII del D.L. 16/01/2008 e nel rispetto
degli esiti della fase di consultazione e definizione dei contenuti di
cui all'articolo 21del decreto, qualora attivata.

10
Dalla data della presentazione decorrono i termini per
l'informazione e la partecipazione, la valutazione e la decisione.
Alla domanda è altresì allegato l'elenco delle autorizzazioni, intese,
concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque
denominati, già acquisiti o da acquisire ai fini della realizzazione e
dell'esercizio dell'opera o intervento, nonchè di una copia in
formato elettronico, su idoneo supporto, degli elaborati, conforme
agli originali presentati.
La documentazione e' depositata in un congruo numero di copie, a
seconda dei casi, presso gli uffici dell'autorità competente, delle
regioni, delle province e dei comuni il cui territorio sia anche solo
parzialmente interessato dal progetto o dagli impatti della sua
attuazione.
Nel caso specifico il proponente Comune di S. Stefano del Sole
dovrà inviare il progetto, la sintesi non tecnica e tutti gli allegati ai
seguenti Enti:
- Regione Campania, Servizio VIA – Settore Tutela
Ambiente, AGC Ecologia,
- Provincia di Avellino.

9. VALUTAZIONE D’INCIDENZA
La valutazione di incidenza (MATT, 2004), “se correttamente
realizzata ed interpretata, costituisce lo strumento per garantire, dal
punto di vista procedurale e sostanziale, il raggiungimento di un
rapporto equilibrato tra la conservazione soddisfacente degli habitat
e delle specie e l’uso sostenibile del territorio”.

Tale disciplina viene introdotta nell’ordinamento italiano dall’art. 5


del DPR 8 settembre 1997, n. 357 così come modificato dall’art. 6
del DPR 12 marzo 2003 n.120, (G.U. n. 124 del 30 maggio 2003),
avendo la Commissione Europea assoggettato il nostro stato
membro a specifica procedura di infrazione proprio per il citato art.
5 del DPR 357/97 in quanto esso non trasferiva fedelmente nella
normativa italiana i paragrafi 3 e 4 della Direttiva 92/43/CEE
“Habitat”.

In forza al citato art. 5 (comma 2 e 3), tutti i piani o interventi non


direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di
conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel

11
sito ma che possono avere incidenze significative sullo stesso,
singolarmente o congiuntamente ad altri interventi devono essere
oggetto di uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli
indirizzi espressi nell’allegato G, i principali effetti che detti
interventi possono avere sul proposto sito di importanza
comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona
speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di
conservazione dei medesimi.
E’ bene sottolineare (MATT, 2004) che “la valutazione d’incidenza
si applica sia agli interventi che ricadono all’interno delle aree
Natura 2000 (o in siti proposti per diventarlo), sia a quelli che pur
sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo
stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito”.
Natura 2000 è una rete di aree intesa come sistema coordinato e
coerente individuato in ossequio alla Direttiva Habitat e alla
Direttiva Uccelli per la conservazione della diversità biologica
presente nel territorio dell’Unione Europea. Questa rete è composta
da due tipi di aree: dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS),
previste dalla Direttiva “Uccelli” (specie di cui all’allegato I), e dai
Siti di Importanza Comunitaria (pSIC, in seguito SIC) proposti
dalla direttiva Habitat (specie animali e vegetali indicati negli
allegati I e II). L’individuazione dei siti da proporre (MATT, 2004)
è stata realizzata in Italia dalle singole Regioni e Province
autonome in un processo coordinato a livello centrale.
Essa ha rappresentato l’occasione per strutturare una rete di
referenti scientifici di supporto alle Amministrazioni regionali, in
collaborazione con le associazioni scientifiche italiane di eccellenza
(l’Unione Zoologica Italiana, la Società Botanica Italiana, la
Società Italiana di Ecologia).
La salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità
dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali e
della flora e della fauna selvatica costituiscono un obiettivo di
interesse generale perseguito dalla Comunità Europea.
Lo scopo principale è promuovere il mantenimento della
biodiversità, tenendo conto al tempo stesso delle esigenze
economiche, sociali, culturali e regionali, contribuendo all’obiettivo
generale di uno sviluppo durevole.
Il documento Valutazione di piani e progetti aventi un’incidenza
significativa sui siti della rete Natura 2000-Guida metodologica

12
alle disposizioni dell’art. 6, paragrafi 3 e 4 della direttiva Habitat
92/43/CEE pubblicato dall’Ufficio per le pubblicazioni ufficiali
delle Comunità europee nel 2002, propone quattro livelli successivi
di valutazione in cui, alla fine di ciascun livello, si valuta la
necessità di procedere al successivo. In tal modo “se al termine del
Livello I si giunge alla conclusione che non sussistono incidenze
significative sul sito Natura 2000, non è necessario procedere ai
livelli successivi della valutazione”.
Qualora, a seguito della valutazione di incidenza, un piano o un
progetto risulti avere conseguenze negative sull'integrità del sito
stesso (valutazione di incidenza negativa), si deve procedere a
valutare le possibili alternative. In mancanza di soluzioni
alternative, il piano o l'intervento può essere realizzato solo per
motivi di rilevante interesse pubblico e con l'adozione di opportune
misure compensative dandone comunicazione al Ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio (DPR 120/2003, art. 6,
comma 9).

9.1 LA PROCEDURA DELLA VALUTAZIONE DI INCIDENZA


La procedura della valutazione di incidenza deve fornire una
documentazione utile a individuare e valutare i principali effetti che
il progetto può avere sul sito Natura 2000, tenuto conto degli
obiettivi di conservazione del medesimo.
Il percorso logico della valutazione d'incidenza è delineato nella
guida metodologica "Assessment of plans and projects significantly
affecting Natura 2000 sites. Methodological guidance on the
provisions of Article 6 (3) and (4) of the Habitats Directive
92/43/EEC" redatto dalla Oxford Brookes University per conto
della Commissione Europea DG Ambiente.
La metodologia procedurale proposta nella guida della
Commissione è un percorso di analisi e valutazione progressiva che
si compone di 4 fasi principali:

9 FASE 1: verifica (screening) - processo che identifica la


possibile incidenza significativa su un sito della rete Natura
2000 di un piano o un progetto, singolarmente o
congiuntamente ad altri piani o progetti, e che porta

13
all'effettuazione di una valutazione d'incidenza completa
qualora l'incidenza risulti significativa;
9 FASE 2: valutazione "appropriata" - analisi dell'incidenza
del piano o del progetto sull'integrità del sito, singolarmente
o congiuntamente ad altri piani o progetti, nel rispetto della
struttura e della funzionalità del sito e dei suoi obiettivi di
conservazione, e individuazione delle misure di mitigazione
eventualmente necessarie;
9 FASE 3: analisi di soluzioni alternative - individuazione e
analisi di eventuali soluzioni alternative per raggiungere gli
obiettivi del progetto o del piano, evitando incidenze
negative sull'integrità del sito;
9 FASE 4: definizione di misure di compensazione -
individuazione di azioni, anche preventive, in grado di
bilanciare le incidenze previste, nei casi in cui non esistano
soluzioni alternative o le ipotesi proponibili presentino
comunque aspetti con incidenza negativa, ma per motivi
imperativi di rilevante interesse pubblico sia necessario che
il progetto o il piano venga comunque realizzato.

Come già accennato i passaggi successivi fra le varie fasi non sono
obbligatori, sono invece consequenziali alle informazioni e ai
risultati ottenuti; ad esempio, se le conclusioni alla fine della fase di
verifica indicano chiaramente che non ci potranno essere effetti con
incidenza significativa sul sito, non occorre procedere alla fase
successiva.

10. STRUTTURAZIONE LOGICA DELLO STUDIO


Il presente Studio d’Impatto Ambientale, redatto secondo quanto
previsto dalla normativa vigente, è articolato secondo la seguente
struttura:

1. Introduzione

2. Quadro di riferimento programmatico

3. Quadro di riferimento progettuale

4. Quadro di riferimento ambientale

14
5. Valutazione d’incidenza

6. Sintesi non tecnica

7. Allegati

Il Quadro Programmatico verifica la congruenza dell’opera con la


normativa di riferimento e gli strumenti di pianificazione vigenti: a
livello nazionale, regionale ed a livello locale. Sono riportati brevi
cenni ai vincoli che caratterizzano l’area.

Il Quadro Progettuale riporta una descrizione del progetto di


sistemazione idrogeologica. Si riporta il quadro delle alternative
localizzative e tipologiche del progetto e le ragioni della soluzione
prescelta. Sono forniti brevi cenni di inquadramento territoriale, i
motivi per la realizzazione dell’opera, le fasi temporali di
realizzazione.

Il Quadro Ambientale riporta in forma sintetica le risultanze sulle


verifiche delle interazioni fra progetto e componenti ambientali con
specifico riferimento ad atmosfera, acque superficiali, suolo,
geologia e idrogeologia, aspetti socio-economici, rumore e
vibrazioni. Gli aspetti relativi alle componenti ambientali biotiche,
in particolare fauna, flora ed ecosistemi sono trattati più
dettagliatamente, per motivi di opportunità, nella sezione dedicata
alla Valutazione d’Incidenza.

La strutturazione del quadro ambientale prevede:

− la trattazione del progetto per elementi funzionali per la


definizione delle interazioni opera-ambiente;

− l’individuazione degli elementi e della qualità dello stato iniziale


dell’ambiente, ritenuti determinanti per le interazioni;

− l’identificazione delle interazioni opera/ambiente per ogni


comparto, per ogni elemento funzionale del progetto e per ogni fase
temporale prevista (cantiere, opera realizzata, gestione).

La Sintesi Non Tecnica, redatta con linguaggio tecnico semplice,


dovrebbe consentire, anche considerato il collettivo di fotografie,
grafici e tabelle esplicative contenute, la massima partecipazione
del pubblico al processo decisionale che porta alla formulazione del
giudizio di compatibilità ambientale dell’opera proposta.
15
11. ALTERNATIVE PROGETTUALI
Nella presente sezione si discute delle possibili alternative di
progetto in confronto a quella adottata, tenuto conto anche
dell’ipotesi di non eseguire l’intervento.

Va riferito immediatamente che trattando il caso di specie si rende


inapplicabile l’ipotesi di una diversa localizzazione dell’opera.

Il confronto è stato effettuato con riferimento ai principali fattori


discriminanti e cioè prendendo in considerazione le evidenze
direttamente connesse alla tipologia dell’opera in esame e le
caratteristiche ambientali del sito interessato dalle lavorazioni
previste. I fattori discriminanti sono stati i seguenti:

1. Costi

2. Bersagli sensibili

3. Paesaggio

4. Assetto territoriale e socioeconomico

™ La soluzione “0” -mantenimento dello stato di fatto- non


appare percorribile, prima di tutto perché occorre ricostruire il tratto
stradale interrotto dalla frana in modo da ripristinare il
collegamento fra i due comuni S.Stefano e Volturara Irpina, che
rappresenta un elemento indispensabile nell’assetto territoriale e
socioeconomico della zona. In secondo luogo, occorre evitare che
l’innesco di fenomeni analoghi a quelli già verificatisi comporti
danni a persone e cose (bersagli sensibili), compromettendo
ulteriormente lo stato dei luoghi e determinando fra l’altro un
relativo aumento dei costi di intervento. Il paesaggio non sarà
turbato dall’intervento, il quale sarà localizzato su aree molto
modeste rispetto all’intero versante, in una zona tra l’altro già
antropizzata.
In definitiva la soluzione “assenza di intervento” non presenta
vantaggi in relazione a nessuno dei fattori discriminanti succitati.

16
La tabella seguente mostra in sintesi la comparazione effettuata:
Soluzione “0” Soluzione progettuale adottata

Costi

Bersagli
sensibili

Paesaggio

Assetto
territoriale e
socioeconomico

Tabella 1. Confronto tra la soluzione progettuale adottata e la soluzione “0”


ovvero assenza d’intervento.

™ In alternativa al rilevato stradale di terra rinforzata si


potrebbe realizzare un rilevato solo in terra; soluzione
sconsigliabile da un punto di vista tecnico sia in relazione ai costi
che alla fattibilità. Esso dovrebbe essere realizzato con pendenza
tale da consentire la sua stabilità; ciò comporterebbe un sua
estensione eccessiva e grosse movimentazioni di terreno.

™ Un'altra soluzione, che come la terra rinforzata garantirebbe


un notevole risparmio di spazio, potrebbe essere un muro di
contenimento in c.c.a., il quale, dati i volumi di terreno in gioco,
risulterebbe di grosse dimesioni e avrebbe un impatto molto
negativo sul paesaggio.

™ Altre opere di ingegneria naturalistica proponibili per i


rilevati stradali sono i muri cellulari rinverditi o le palificate e grate
vive utilizzabili per sostegno e rivegetazione delle scarpate; tutte
soluzioni escluse a causa delle altezze e delle pendenze in gioco e
della ridotta disponibilità di spazio.

17
™ La terra rinforzata costituisce una struttura di sostegno
molto adatta per sistemazioni in spazi limitati; la versatilità delle
configurazioni geometriche realizzabili e la totale rivegetabilità dei
fianchi ne fanno una delle tecniche più facilmente adatte
all’inserimento nel paesaggio a parità di funzionalità di
consolidamento. I manufatti risultano avere un’elevata durata
temporale e la costruzione per moduli consente di ottenere
molteplici forme, adatte alle condizioni locali del terreno.

™ Per quanto riguarda il muro di sottoscarpa del rilevato, esso


dovrà essere necessariamente realizzato in c.c.a. per assicurare
stabilità all’intero corpo stradale; in ogni caso si tratta di un muro di
modeste dimensioni posto sul fondo del vallone, laddove la
vegetazione cresce spontanea e rigogliosa ed in breve tempo
ingloberà il paramento esterno del muro rendendolo praticamente
invisibile.

™ In alternativa ai tombini di sottopasso si potrebbe


predisporre una tubazione in PVC o lamiera ondulata analoga a
quella esistente in precedenza, che è stata, però, tranciata a causa
della frana. Il tombino è preferibile perché ispezionabile, più
resistente e ritenuto più adatto a svolgere la funzione di sottopasso
per il ruscellamento delle acque. Il salto idraulico a valle del
tombino sarà incassato fra le due ali del rilevato di terre rinforzate
ed avrà dimensioni molto modeste, per cui non sarà visibile da chi
percorre la strada in auto, ma solo da chi, percorrendola a piedi,
volesse sporgersi oltre il “guard rail”; in ogni caso il fondo dello
scivolo sarà lastricato con scaglie di pietra calcarea in modo che
esso risulti gradevolmente inserito in un ambiente geologico in cui
gli affioramenti di calcare sono molto frequenti e caratterizzano
l’intero contesto paesaggistico.

™ Per la ricalibratura dell’alveo si potrebbe prevedere un


allargamento della sezione di deflusso con rivegetazione spondale e
palificate vive di sostegno spondale, ma si ritengono meno
affidabili dei gabbioni, soprattutto per l’incertezza legata alla durata
dell’intervento la cui efficacia dipenderebbe dall’attecchimento
della vegetazione e dalla corretta posa in opera. Il gabbione è una
18
vera e propria opera di sostegno caratterizzata da una certa
flessibilità che si inserisce molto bene in un paesaggio naturale, ed
è un opera già sperimentata con successo in molti altri interventi.

™ Un’alternativa ai gabbioni potrebbe essere anche la palificata


viva doppia, struttura in legname costituita da un’incastellatura di
tronchi a formare camere nelle quali vengono inserite talee o
tamerici e/o arbusti radicati autoctoni. Il legno marcisce col tempo,
per cui è necessario che le talee e le piante radicate inserite nella
struttura siano vive e radichino in profondità, così da sostituire la
funzione di sostegno, una volta che il legno abbia perso le sue
funzioni. Dunque sarebbe un intervento oneroso da un punto di
vista economico con effetti futuri di contenimento meno certi
rispetto ai gabbioni, poiché dipenderebbe dall’attecchimento della
vegetazione e della sua conservazione nel tempo.

™ Per il consolidamento e contro l’erosione delle sponde è


possibile adoperare anche la scogliera rinverdita, realizzabile con
l’impiego di grossi massi disposti irregolarmente lungo la sponda
dal basso verso l’alto e contemporanea messa a dimora di talee di
salice inserite nelle fessure tra i massi. Si otterrebbe una protezione
immediata della sponda, però l’aspetto dell’opera risulterebbe
coerente solo in morfologie rocciose montane, mentre risulterebbe
molto visibile in morfologie a litologie sciolte (ghiaie, sabbie,
argille). Inoltre nei regimi torrentizi, come quello in esame, le
scogliere sono soggette a sottoescavazioni.

™ Le gabbionata è una tecnica adatta sia per sistemazioni


lineari che puntiformi. Per evitare erosione al piede di sponda,
prima della posa dei gabbioni viene predisposta un idonea
fondazione prolungata verso il centro (materasso). I gabbioni
costituiscono una struttura di sostegno deformabile adatta per
sistemazioni in tratti a forte pendenza e in spazi limitati; si
adattano bene al paesaggio dando adito nel tempo a processi di
rinaturazione spotanea. Sono inoltre strutture permeabili che non
ostacolano la filtrazione dell’acqua da e verso le sponde. La loro
costruzione è rapida e semplice, con effettodi contenimento
immediato.

19
™ In alternativa ai salti di fondo si potrebbero realizzare briglie
vive in legname e pietrame; anch’esse sono opere che si realizzano
trasversalmente al corso d’acqua. Si avrebbe una rapida
diminuzione della pendenza del profilo longitudinale del torrente,
però l’aspetto risulterebbe poco gradevole a causa dell’eccessivo
ingombro e del fatto che sono scarsamente rivegetabili.

™ I salti di fondo hanno la funzione di rompi tratto e


permettono di addolcire la pendenza del vallone, favorendo
l’immediata riduzione dell’erosione di fondo alveo e della velocità
della corrente idrica e quindi la diminuzione del trasporto solido.
In pochissimo tempo l’alveo raggiungerà una condizione di
equilibrio. Sono più economici e, come già riportato, meno
ingombranti delle briglie.

™ In alternativa alla vasca di accumulo si potrebbe prevedere la


costruzione di argini in c.c.a. che avrebbe sicuramente un impatto
negativo sul paesaggio oppure utilizzare barriere paramassi per
trattenere le eventuali colate di fango, ma esiste poca
sperimentazione a riguardo e quindi insicurezza sull’efficacia
dell’intervento.

12. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO

12.1 VINCOLO IDROGEOLOGICO


È previsto dal R.D.L. n. 3267 del 30 dicembre 1923
"Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e
di terreni montani".
L'art. 1 sottopone a vincolo per scopi idrogeologici "i terreni di
qualsiasi natura e destinazione che per effetto di (errate) forme di
utilizzazione (...) possono con danno pubblico subire denudazioni,
perdere la stabilità o turbare il regime delle acque". I terreni
vincolati possono essere sottoposti a trasformazioni previa
autorizzazione (art. 7).
La parte del territorio del Comune di Santo Stefano del Sole,
sottoposta a vincolo per scopi idrogeologici, in applicazione

20
dell’art.1 del R.D. 30/12/1923 è stata compresa in due zone di
vincolo, denominate come appresso:
ZONA I- Pineta (in cui rientra il progetto oggetto di studio di
impatto ambientale)
ZONA II- Faggeto
I suddetti terreni compresi nelle nella zona I, e soggetti a vincolo,
sono riportati per intero e solo in linea approssimata, sulla carta
topografica in scala 1:25000 (figura 2), da considerare come
semplice elemento indicativo. Per avere un indicazione più precisa
del vincolo occorre ricorrere alle mappe catastali in scala 1:10000.

In questa sede, sulla base degli elementi considerati, si ritiene


che l’intervento di sistemazione per la mitigazione del rischio
idrogeologico oggetto di studio non prevede alcun tipo di
trasformazione tale da interferire negativamente con il vincolo
idrogeologico.

Figura 2. Carta del vincolo idrogeologico, scala 1.:25000

21
12.2 P.A.I. PIANO DI ASSETTO IDROGEOLOGICO
L’Autorità di Bacino, in relazione a quanto definito dalla L. 183/89
e s.m.i., ha in corso il processo di pianificazione e programmazione
finalizzato alla redazione del Piano di Bacino, relativamente alle
Risorse Suolo, Acqua ed Ambiente.
Nei primi anni di attività l’Autorità ha svolto, sul territorio di
propria competenza (circa 12.000 Kmq), oltre all’elaborazione
degli “Schemi Previsionali e Programmatici”, anche una prima
attività conoscitiva e di analisi finalizzata all’elaborazione di “Studi
Prioritari” relativi ai “fenomeni franosi”, alla “ottimizzazione delle
risorse idriche” e al “trasporto solido” e al“modellamento del
litorale”.
Sulla base di tale attività, è stato approvato dal Comitato
Istituzionale il preliminare di Piano, nel quale sono stati individuati
i Piani Stralcio da realizzare - (“…il Piano di Bacino può essere
redatto ed approvato anche per i sottobacini o per stralci relativi ai
settori funzionali…” art. 12, L. 493/93).
I Piani Stralcio individuati sono stati così articolati:
¾ Piano Stralcio Difesa Alluvioni (Piano Stralcio di Assetto
Idrogeologico-Rischio Idraulico);
¾ Piano Stralcio Difesa Aree in frana (Piano Stralcio di Assetto
Idrogeologico-Rischio Frana);
¾ Piano Stralcio per il Governo della Risorsa Idrica
Superficiale e Sotterranea;
¾ Piano Stralcio Tutela Ambientale;
¾ Piano Stralcio Erosione Costiera.
Tali Piani, successivamente ad approvazione dei rispettivi
disciplinari tecnici da parte del Comitato Istituzionale, sono stati
avviati. Attualmente, alcuni sono stati elaborati, adottati ed
approvati, altri sono in itinere.
L’elaborazione di questi Piani, oltre alle azioni di studio, analisi ed
indagini, ha visto una rilevante “attività di concertazione” con gli
Enti Territoriali competenti.
Attraverso la Pianificazione di Bacino (Piano di Bacino e Piani
Stralcio), l’Autorità di Bacino mira al conseguimento di un duplice
obiettivo:

22
• il raggiungimento di un alto valore del “rapporto
sicurezza/rischio” nell’ambito della zonazione territoriale;
• l’individuazione degli interventi strutturali e non strutturali.

L’Autorità di Bacino, in seguito all’emergenza Sarno del 1998, ha


elaborato il “Piano Straordinario per la rimozione delle situazioni a
rischio idrogeologico più alto - Rischio Frana”, ai sensi del D.L.
180/98 convertito con L. 267/98 e L. 226/99, approvato dal
Comitato Istituzionale con Delibera n° 1 del 27/10/99.
L’elaborazione del “Piano Straordinario per la rimozione delle
situazioni a rischio idrogeologico più alto - Rischio Idraulico”, ai
sensi del D.L. 180/98 convertito con L. 267/98 e L. 226/99,
approvato dal Comitato Istituzionale con Delibera n° 2 nella seduta
del 27/10/99, ha interessato tutto il Bacino Liri-Garigliano ed è
stato esteso anche alle aste secondarie del Bacino Volturno.
Successivamente è stato predisposto il “Progetto di Piano Stralcio
per l’Assetto Idrogeologico-Rischio Idraulico” per il bacino Liri-
Garigliano ai sensi della L. 183/89 e L. 365/00, adottato dal
Comitato Istituzionale con Delibera n° 2 del 25/02/03.

12.2.1. PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO


RISCHIO DI FRANA BACINO DEI FIUMI LIRI-GARIGLIANO E
VOLTURNO - NORME DI ATTUAZIONE E MISURE DI
SALVAGUARDIA
Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico – Rischio di Frana per
il bacino dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno, di seguito
denominato Piano o PSAI-Rf, ha valore di piano territoriale di
settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo, tecnico-operativo
mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le
norme d’uso del territorio relative all’assetto idrogeologico del
bacino idrografico.
Il Piano contiene l’individuazione e perimetrazione delle aree a
rischio idrogeologico, le norme di attuazione, le aree da sottoporre
a misure di salvaguardia e le relative misure.
Il PsAI-Rf, attraverso le sue disposizioni, persegue l’obiettivo di
garantire al territorio del bacino dei fiumi Liri-Garigliano e
Volturno un livello di sicurezza adeguato rispetto ai fenomeni di
dissesto idrogeologico.

23
Sulla base di elementi quali l’intensità, la probabilità di
accadimento dell’evento, il danno e la vulnerabilità, le aree
perimetrate sono state così suddivise:
- Aree a rischio idrogeologico molto elevato (R4)
nelle quali per il livello di rischio presente, sono possibili la
perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi
agli edifici, alle infrastrutture ed al patrimonio ambientale, la
distruzione di attività socio economiche;
- Aree di alta attenzione (A4)
- Aree a rischio idrogeologico potenzialmente alto (Rpa)
- Aree di attenzione potenzialmente alta (Apa)
- Aree a rischio idrogeologico elevato (R3)
- Aree di medio - alta attenzione (A3)
- Aree a rischio idrogeologico medio (R2)
- Aree di media attenzione (A2)
- Aree a rischio idrogeologico moderato (R1)
- Aree di moderata attenzione (A1)
- Aree a rischio idrogeologico potenzialmente basso (Rpb)
- Aree di attenzione potenzialmente bassa (Apb)
- Aree di possibile ampliamento dei fenomeni franosi (C1);
- Aree di versante (C2);
- Aree inondabili (al).

L’ambito territoriale di applicazione del Piano comprende il


comune di Santo Stefano del Sole, che ricade tra le Aree a rischio
idrogeologico molto elevato (R4), così come è possibile verificare
dalla Carta degli scenari di rischio (vedi figura 3).

In riferimento alle Aree a rischio molto elevato (R4) si riportano di


seguito le Norme d’uso del suolo: divieti e prescrizioni estratte
dalle norme di attuazione del piano stralcio.

Art. 3 - Aree a rischio molto elevato (R4)


1. Nelle aree definite a “rischio idrogeologico molto elevato” si
intendono perseguire i seguenti obiettivi: incolumità delle persone,
sicurezza delle strutture, delle infrastrutture e del patrimonio
ambientale.
2. Al fine del raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 1 è
vietata qualunque trasformazione dello stato dei luoghi, sotto

24
l’aspetto morfologico, infrastrutturale ed edilizio tranne che non si
tratti di:
A) interventi di demolizione senza ricostruzione;
B) interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro,
risanamento conservativo, e ristrutturazione edilizia, così come
definiti alle lettere a), b), c) e d) dell’art. 3 del D.P.R. 6 giugno
2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia edilizia) e s.m.i., sugli edifici, sulle opere
pubbliche o di interesse pubblico, sulle infrastrutture sia a rete che
puntuali e sulle attrezzature esistenti, purché detti interventi non
comportino aumento del carico urbanistico o incremento
dell’attuale livello di rischio e la necessità di intervenire non sia
connessa con la problematica idrogeologica individuata e
perimetrata dal Piano nell’area;

Figura 3.Carta degli scenari di rischio - Comune di Santo Stefano del Sole

C) interventi strettamente necessari a migliorare la tutela della


pubblica incolumità e a ridurre la vulnerabilità degli edifici
esistenti, che non siano lesivi delle strutture ed infrastrutture
adiacenti, senza aumenti di superficie e volume utili, senza aumento
del carico urbanistico o incremento di unità immobiliari e senza
cambiamenti di destinazione d’uso che non siano riconducibili ad
un adeguamento degli standard per la stessa unità abitativa;

25
D) interventi di riparazione, di adeguamento antisismico e
ricostruzione in sito di edifici danneggiati da eventi sismici, qualora
gli eventi stessi non abbiano innescato asseverate riattivazioni dei
fenomeno di dissesto idrogeologico;
E) realizzazione di nuove infrastrutture pubbliche o di interesse
pubblico riferite a servizi essenziali non delocalizzabili, purché
l’opera sia progettata ed eseguita in misura adeguata al rischio
dell’area e la sua realizzazione non concorra ad incrementare il
carico insediativo e non precluda la possibilità di attenuare e/o
eliminare le cause che determinano le condizioni di rischio;
F) interventi atti all’allontanamento delle acque di ruscellamento
superficiale e che incrementano le condizioni di stabilità dell’area
in frana;
G) opere di bonifica e sistemazione dei movimenti franosi;
H) taglio e/o eliminazione delle essenze arboree ed arbustive
qualora specifici studi, asseverati da tecnici abilitati, dimostrino che
esse concorrano a determinare stato di pericolo per la pubblica
incolumità, aggravino le condizioni di stabilità del versante o siano
di intralcio all’esecuzione di opere strutturali finalizzate alla messa
in sicurezza dell’area.

Per il progetto in esame occorre far riferimento al punto G)


dell’elenco su scritto.

12.2.2 PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO


RISCHIO DI FRANA PROGRAMMA DI MITIGAZIONE DEL
RISCHIO
Secondo il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico, la
mitigazione del rischio idrogeologico comporta l’adozione di azioni
immediate, a breve, medio e lungo termine; esse sono di seguito
elencate:

AZIONI IMMEDIATE (nei primi 6 mesi)


a) Informazioni agli Enti,
b) Rilievo speditivo per la valutazione della consistenza e dello stato
del patrimonio abitativo e della popolazione residente nell’area,

26
c) Sopralluoghi per la individuazione della sussistenza di pericolo
incombente per la pubblica e privata incolumità, strutture e
infrastrutture, patrimonio ambientale e culturale,
d) Valutazione sulla necessità di eseguire indagini e monitoraggio
e/o di avviare il presidio territoriale,
e) Individuazione delle attività di manutenzione,
f) Azioni di protezione civile di cui all’art. 1 comma 4 D.L.
180/98.

AZIONI A BREVE TERMINE (dai 6 ai 12 mesi)


a) Avvio delle attività di manutenzione e delle azioni più urgenti
per la riduzione del pericolo incombente,
b) Avvio presidio territoriale,
c) Progettazione del monitoraggio per il controllo strumentale delle
situazioni critiche e delle indagini propedeutiche al
consolidamento.

AZIONI A MEDIO TERMINE (dai 12 ai 24 mesi)


a) Prosecuzione delle attività di manutenzione,
b) Realizzazione delle indagini,
c) Realizzazione monitoraggio strumentale,
d) Rimozione delle ulteriori situazioni di pericolo incombente
messe in luce dal presidio territoriale,
e) Individuazione della tipologia degli interventi di consolidamento,
laddove possibile.

PROGETTAZIONE AZIONI A LUNGO TERMINE (dai 24 mesi)


a) Prosecuzione delle attività di manutenzione,
b) Prosecuzione delle indagini ed avvio della progettazione degli
interventi di consolidamento,
c) Progettazione degli interventi di consolidamento laddove si sono
acquisiti tutti gli elementi utili con le indagini svolte nella
precedente fase,
d) Prosecuzione del monitoraggio nelle aree in cui si ritiene
indispensabile il controllo strumentale.

Le attività sopra riportate costituiscono azione prioritaria per il


“buon governo del territorio” e pertanto per la programmazione

27
immediata da parte di tutti gli Enti che sono chiamati ad intervenire
per la mitigazione del rischio idrogeologico.
Nel piano, l’Autorità di Bacino fornisce chiare raccomandazioni
riguardo ai criteri di scelta e progettazione degli interventi di
consolidamento, sottolineando l’importanza di numerosi fattori
derivanti dal contesto geologico-ambientale di riferimento e dalla
destinazione d’uso del pendio. In linea di principio, un progetto di
sistemazione non è affidabile se non parte dall’interpretazione del
reale meccanismo che ha prodotto il dissesto. In altre parole, prima
di procedere alla progettazione di un intervento di stabilizzazione, è
necessario individuare la causa o le cause che hanno prodotto o
predispongono al dissesto e solo su quelle si dovrà intervenire.
Viene, inoltre, messo in evidenza il fatto che i modelli di calcolo si
basano su schemi semplificati da applicare con cautela ai fini
dell’interpretazione reale del fenomeno.
Da tutte queste considerazioni emerge che la scelta tipologica
degli interventi di stabilizzazione richiede, così come per tutte le
fasi della progettazione, una chiara visione della problematica
oggetto di studio.
L’intervento in progetto non contrasta né interferisce con le
indicazioni del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico,
mirando al miglioramento delle condizioni attuali della zona. Si
tratta inoltre di una scelta progettuale che garantisce al tempo
stesso la salvaguardia, la conservazione e la protezione del
patrimonio e dei valori naturalistico-ambientali del sito in
esame.

12.3 PARCHI E RISERVE NATURALI (Parco Regionale Monti


Picentini)
Di seguito si riportano due figure relative alla Cartografia della
nuova perimetrazione del Parco con la zonizzazione interna (scala
1:25000), trasmessa dall’Assessore all’Ambiente alla REGIONE
CAMPANIA Giunta Regionale - Seduta del 24 aprile 2003 -
Deliberazione N. 1539 - Area Generale di Coordinamento N. 16
Gestione del Territorio tutela beni paesistico-ambientali e culturali -
L.R. 1° settembre 1993, n. 33 e successive modifiche – Istituzione
del parco dei Monti Picentini.

28
L’area del Parco Regionale dei “MONTI PICENTINI”, così come
delimitata e riportata nella cartografia 1:25.000, è suddivisa, ai
sensi della L.R. n. 33 del 1° settembre 1993, nelle seguenti zone
(figura 4):
• zona “A” – Area di riserva integrale;
• zona “B” – Area di riserva generale orientata e di protezione;
• zona “C” – Area di riqualificazione dei centri abitati, di
protezione e sviluppo economico e sociale (in questa zona ricade
l’area oggetto d’intervento).
Ciascuna zona viene sottoposta ad un particolare regime di tutela in
relazione ai valori naturalistici, ecologici, geomorfologici ed
ambientali delle rispettive aree, nonché in rapporto agli usi delle
popolazioni locali ed alla situazione della proprietà ed alle forme di
tutela già esistenti.

Figura 4. Cartografia della nuova perimetrazione del Parco con la zonizzazione


interna (scala 1:25000), in giallo è evidenziato il foglio relativo al comune di
Santo Stefano del Sole.

29
Area oggetto
d’intervento-
C

Figura 5. Foglio 5D della Cartografia della nuova perimetrazione del Parco con
la zonizzazione interna (scala 1:25000)

30
12.3.1 REGIONE CAMPANIA A. G. C. “GESTIONE DEL
TERRITORIO” SETTORE “POLITICA DEL TERRITORIO”
SERVIZIO “PIANIFICAZIONE E TUTELA AREE NATURALI
PROTETTE”-“NORME GENERALI DI SALVAGUARDIA”
Fatta salva la disciplina nazionale e regionale di ciascuna materia,
ivi compresi gli artt. 7, 15 e 19 della legge 97/94, la legge 47/85,
l’art. 3 della legge 724/94 e successive modifiche ed integrazioni,
compatibili con le finalità del Parco e con gli strumenti urbanistici
vigenti e nel rispetto delle tipologie costruttive locali, nonché gli
interventi P.O.P. e P.O.R. e Regolamenti C.E.E. 2078/92, 2080/92,
2081/93, 2082/93 e 2083/93, sull’intero territorio del Parco, si
applicano delle precise disposizioni. Nel seguito ne vengono
riportate alcune, privilegiando quelle che possono essere di
interesse per lo studio in oggetto.

Protezione della fauna.


E’ vietato:
• esercitare l’attività venatoria e raccogliere e danneggiare la fauna
minore;
• introdurre nuove specie animali estranee all’ambiente naturale
fatti salvi gli interventi connessi con la normale conduzione delle
attività agro-zootecniche e silvo-pastorali;
• allevare animali da pelliccia ed esotici non autoctoni.
Al di fuori dell’area di riserva integrale (zona A), ai fini del
mantenimento dell’equilibrio faunistico, si possono prevedere
eventuali prelievi faunistici, eventuali abbattimenti selettivi che,
fino all’approvazione del Piano del Parco, sono autorizzati
dall’Ente Parco e sono affidati alle Amministrazioni Provinciali
competenti per territorio e sono, altresì, consentite le attività di cui
all’art. 10, lettere c) e d) della legge 157/92.
Al di fuori della zona “A” sono consentite, previe intese con gli
Enti gestori, gare cinofile, fermo restante il divieto di sparo. E’
vietata, altresì, la contemporaneità di più attività cinofile all’interno
del territorio del Parco.

Raccolta di singolarità

31
E’ vietato effettuare la raccolta delle singolarità geologiche,
paleontologiche, mineralogiche e di reperti archeologici.
La raccolta può essere autorizzata dall’Ente Parco esclusivamente
ai fini didattici e scientifici.

Protezione della flora ed attività agronomiche e silvo-pastorali


E’ vietato introdurre nuove specie vegetali estranee all’ambiente
naturale, fatti salvi gli interventi connessi con la normale
conduzione delle attività agro-silvo-pastorali.
E’ vietato raccogliere e danneggiare la flora spontanea erbacea ed
arbustiva ivi compresi i relitti vegetazionali ad eccezione di quanto
eseguito per fini di ricerca e di studio, ricostituzione boschiva e di
difesa suolo e prevenzione fitosanitaria, previa autorizzazione
dell’Ente Parco; sono comunque consentiti il pascolo e, al di fuori
della Zona “A”, lo sfalcio dei prati naturali e la raccolta di funghi,
tartufi ed altri prodotti del sottobosco, nel rispetto delle vigenti
normative e degli usi e consuetudini locali.
E’ vietato accendere fuochi; sono esclusi gli abbruciamenti
connessi alle attività agronomiche e di pulizia nei castagneti, oliveti
e noccioleti, nonché quelli relativi a tutte le produzioni agricole ed
alle attività di allevamento e di produzione di carbone vegetale, nel
rispetto delle leggi regionali 8/96 ed 11/96.
Salvo che in zona “A” le autorizzazioni al taglio in esecuzione dei
piani di assestamento forestale adottate dal Presidente della Giunta
Regionale, nelle more della costituzione dell’Ente Parco, vengono
rilasciate dall’Autorità territoriale competente in materia.
E’ vietata l’alterazione dell’andamento naturale del terreno e delle
sistemazioni idrauliche agrarie esistenti.

Tutela della risorsa idropotabile e dell’assetto idrogeologico


E’ vietato realizzare nuove opere per la sistemazione fluviale e
modificare il regime delle acque ad eccezione degli interventi di
riqualificazione ambientale e di interventi migliorativi connessi:
con l’attività agricola, zootecnica e silvo-pastorale, con la gestione
della risorsa idropotabile, con la conservazione dell’originario
assetto idrogeologico ed effettuati con tecniche di ingegneria
naturalistica, previa autorizzazione dell’Ente Parco, che dovrà
pronunciarsi entro 90 giorni dalla data di ricezione della richiesta di
autorizzazione e comunque con le procedure di cui alle norme

32
relative alla “Tutela del patrimonio edilizio e disciplina edilizia” di
seguito indicate.
Lungo le aste fluviali non si possono eseguire opere di
consolidamento e sistemazione spondale che alterino i caratteri
naturalistici degli argini e dell’insieme ecosistemico né sbarramenti
artificiali dei flussi fluviali che precludano definitivamente il
naturale trasporto delle ghiaie e la risalita delle specie ittiche.
Il consolidamento per i fenomeni franosi ed erosivi va eseguito con
tecniche di ingegneria naturalistica. Qualora, previa certificazione
di istituti scientifici o universitari per interventi pubblici o di
rilevante entità e di perizie geologiche per gli altri casi, venga
accertato che la tecnica di ingegneria naturalistica non sia
applicabile, saranno consentiti interventi da valutare nella loro
compatibilità ambientale caso per caso.
Per la effettuazione di tali interventi si rende necessario il parere
dell’Autorità di Bacino competente.

Infrastrutture di trasporto e cartellonistica.


E’ vietato, ad eccezione delle zone “C”, aprire nuove strade,
ferrovie, impianti a fune, ad eccezione di elipiste e viabilità di
servizio agricolo-forestale e di altra struttura necessaria per
operazioni di soccorso ed antincendio boschivo che non devono
superare i tre metri di larghezza e debbono essere inibite al traffico
rotabile privato, fatto salvo l’utilizzo da parte dei conduttori dei
fondi serviti.
E’ consentita la ristrutturazione delle strade interpoderali
(pubbliche e/o private) esistenti connesse alle attività agricole nei
limiti e nel rispetto delle dimensioni e delle tipologie esistenti.
E’ inoltre consentita la manutenzione di tutti i tipi di strade e
sentieri esistenti.
E’ vietato apporre cartellonistica e manufatti pubblicitari fuori dai
centri urbani. La suddetta cartellonistica deve essere
preventivamente disciplinata da apposito piano redatto ed
approvato dai singoli comuni che dovrà prevedere l’uso di materiali
naturali ed integrati nell’ambiente.

ZONIZZAZIONE

33
L’area d’intervento, come già detto, ricade in Zona “C” – Area di
riqualificazione dei centri abitati di promozione e sviluppo
economico e sociale.
La Zona C comprende gli insediamenti antichi, isolati e/o
accentrati, di interesse storico ed ambientale integrati o non con gli
insediamenti di recente realizzazione.
Nella zona “C” vigono le seguenti norme oltre quelle generali di
salvaguardia di cui sopra:
1- Attività sportive. E’ vietato lo svolgimento di attività sportive
con veicoli a motore di qualsiasi genere;
2- Protezione della fauna. In tale area è vietata:
• l’introduzione di nuove specie animali e vegetali estranee
all’ambiente naturale, fatti salvi gli interventi connessi alla normale
conduzione delle attività agro-zootecniche e silvo-pastorali;
• la pesca negli specchi e nei corsi d’acqua, fatta salva quella con
singola canna nel rispetto delle specie e dei tempi stabiliti dai
calendari annuali.

3- Protezione della flora ed attività agronomiche e silvo-pastorali.


Sono ammesse e regolamentate, secondo gli usi tradizionali, le
attività agro-silvo-pastorali, artigianali, turistiche e ricreative
finalizzate ad un corretto utilizzo del Parco.
Sono consentiti gli interventi previsti nei piani di assetto forestale,
diretti alla conservazione, alla tutela ed al ripristino della flora e
della fauna.
Sono consentite le attività agricole con impianti arborei e frutticoli
esistenti nelle zone vincolate, consentendone l’ampliamento
compatibilmente con la tutela del paesaggio.
In tale area sono consentite e vengono favorite:
• rimboschimenti con essenze autoctone, arboricoltura da legno,
operazioni di fronda e di potatura necessarie per le attività agricole;
• opere antincendio, ivi incluse le piste tagliafuoco, lavori di difesa
forestale e di regimazione e sistemazione di corsi d’acqua;
sistemazione delle pendici, di conservazione del suolo con sistemi
naturali;
• trasformazione di cedui castanili in castagneto da frutto e
l’impianto ex novo di castagneti da frutto compatibilmente con la
tutela del paesaggio.

34
Fermo restando le prescrizioni di cui alle norme generali nella zona
è consentito il taglio colturale e produttivo.
4-Circolazione. E’ consentita la circolazione, fuori dei percorsi
stradali, dei veicoli a motore per i mezzi necessari allo scavo, al
restauro ed alla sistemazione delle strutture archeologiche e per i
mezzi necessari alle normali attività di sorveglianza e soccorso.
5-Infrastrutture impiantistiche. E’ consentita la posa di cavi e
tubazioni interrati per reti di distribuzione dei servizi di pubblico
interesse, ivi comprese le opere igienico-sanitarie che non
comportino danni per le alberature di alto fusto né la modifica
permanente della morfologia del suolo; cabine di trasformazione
elettrica; tutti gli interventi che comunque non interessano l’aspetto
esterno dell’edificio; piccoli serbatoi per uso idropotabile;
adeguamento di impianti tecnici alle norme di sicurezza; opere per
l’eliminazione delle barriere architettoniche.
6-Tutela del patrimonio edilizio e disciplina edilizia. Su tutto il
territorio del Parco ricadente in zona “C” sono fatte salve le
previsioni contenute negli strumenti urbanistici vigenti e, ove
esistenti, le norme sulla ricostruzione delle zone terremotate (ex
legge 1431/62, 219/81, 363/84 e successive modificazioni ed
integrazioni).
Gli insediamenti di edilizia minore, rurale, sparsa, dei centri storici
devono essere recuperati nel rispetto delle tipologie tradizionali, per
la promozione delle attività economiche delle collettività locali in
stretta armonia e coesistenza con le attività del Parco in conformità
al disposto della Legge Regionale di attuazione della Legge 179/92.

Da quanto esposto sin ora è possibile affermare che l’intervento


di mitigazione, non interferendo con i valori naturalistici,
ecologici, geomorfologici ed ambientali dell’area, appare
pienamente in linea con le indicazioni e i vincoli forniti dal
Piano del Parco.

12.4 COMUNITA’ MONTANA


In vista del perseguimento di obiettivi di sostenibilità, efficienza ed
efficacia dello sviluppo territoriale, non è superfluo richiamare il
ruolo che, a partire dal documento programmatico, deve assumere
la Comunità Montana e che può essere così sintetizzato:

35
• svolgere una funzione a supporto delle zone montane e
rivolta particolarmente a promuovere specifiche azioni di
settore utili allo sviluppo;
• assicurare un valido supporto a progetti significativi di area,
di settore, di vallata o zone omogenee, purché conformi alle
indicazioni del Piano poliennale e compatibili con le risorse
di bilancio;
• promuovere una specifica capacità di sintesi programmatica
e di risposta associata ai problemi e alla gestione di servizi
nella loro dimensione ottimale

12.4.1 PIANO PLURIENNALE DI SVILUPPO SOCIO-


ECONOMICO
Il Piano di sviluppo socio economico segue una impostazione
coerente con queste indicazioni e, nell’indicazione degli obiettivi,
recepisce le priorità del "Documento di programmazione
regionale".
Il ruolo della Comunità Montana nella predisposizione del Piano
socio-economico, viene particolarmente enfatizzato dalla necessità
di collegare e sintetizzare, in un unico piano di indirizzo
programmatico, le opportunità offerte dai diversi strumenti che, ai
vari livelli normativi ed attuativi, vengono resi disponibili al fine di
promuovere e valorizzare il territorio in tutte le sue componenti.
Ciò anche facendo ricorso all’ampio ventaglio di strumenti di
incentivazione disponibili, promuovendo meccanismi originali di
ingegneria finanziaria, sostenendo la riforma dell’amministrazione
pubblica ed il miglioramento della sua efficienza.
Gli obiettivi e le linee strategiche d’intervento:
• conservare e proteggere l’ambiente;
• valorizzare il patrimonio naturale e culturale;
• innalzare il livello di dotazione di attrezzature ed
infrastrutture e migliorare quelle esistenti;
• garantire condizioni di accesso alle dotazioni fisiche, ai
servizi ed alle conoscenze;
• migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali;
• stimolare la creazione di un sistema di relazioni tra i vari
centri ed agglomerati, in modo da dotare i centri di funzioni
proprie e di garantire la connettività interna ed esterna delle

36
reti in modo da favorire la partecipazione attiva alla vita
comunitaria e l’accesso esterno;
• generare le condizioni necessarie allo sviluppo endogeno in
un’ottica di sostenibilità complessiva, di compatibilità
ambientale e di efficienza del sistema produttivo;
• innalzare la competitività e valorizzare le specificità
dell’intero sistema produttivo comunitario secondo logiche
distrettuali e di filiera.

12.4.1.1 Analisi Conoscitiva Del Sistema Locale (Stralcio del


PSSE)

PROFILO TERRITORIALE
L’analisi che segue assume come ambito d’indagine il
comprensorio della Comunità Montana Serinese-Solofrana, nel
quale ricadono 12 comuni della provincia di Avellino:

♦ Aiello del Sabato


♦ Cesinali
♦ Contrada
♦ Forino
♦ Monteforte Irpino
♦ Montoro Inferiore
♦ Montoro Superiore
♦ San Michele di Serino
♦ Santa Lucia di Serino
♦ Santo Stefano del Sole
♦ Serino
♦ Solofra

37
Figura 6 .Comprensorio della comunità montana Serinese
-Solofrana

Si ritiene opportuno riportare parte di questa analisi al fine di


fornire una chiaro quadro conoscitivo del comune di Santo
Stefano del Sole sotto differenti punti di vista.
Il comprensorio è situato nel settore sud-occidentale della provincia
di Avellino, a ridosso del capoluogo irpino, ed occupa un’area
dell’Appennino Campano racchiusa tra il Vallo di Lauro, la Valle
dell’Irno, i Monti Picentini, i Monti del Partenio ed il Baianese.
Il territorio è connotato da una dominanza di aree collinari e
montane, da condizioni orografiche e geo-pedologiche poco
favorevoli allo sviluppo di attività agricole intensive, e da
un’armatura urbana strutturalmente diversificata: scarsamente
robusta nel settore orientale ed in quello nord-occidentale e
piuttosto fitta nella valle solofrana e nei comuni immediatamente a
ridosso del capoluogo.
Aspetti morfologici ed idrografici
Il territorio della Comunità Montana si estende su una superficie di
circa 205,2 kmq. Dal punto di vista altimetrico oltre il 62% della
superficie è classificata come area montana, mentre il 38% è
rappresentata da territori collinari (tabella 2). Fatta eccezione per
alcune aree di montagna, il comprensorio presenta indici di
urbanizzazione mediamente elevati.

38
Comune Superficie (kmq) Altitudine
Montagna Collina Pianura Totale Max Min
Aiello del Sabato 10,83 10,83 582 326
Cesinali 3,73 3,73 475 312
Contrada 10,31 10,31 955 350
Forino 20,49 20,49 980 388
Monteforte Irpino 26,70 26,70 1.109 300
Montoro Inferiore 19,49 19,49 957 169
Montoro Superiore 20,44 20,44 1.567 188
S. Lucia di Serino 4,47 4,47 572 332
S. Michele di Serino 3,87 3,87 1.100 358
S. Stefano del Sole 10,77 10,77 1.146 328
Serino 52,17 52,17 1.806 359
Solofra 21,93 21,93 1.528 278
Comunità Montana 121,29 83,91 0,00 205,20 1.806 169

Fonte: Regione Campania - Informatore Statistico Campano, 1999.


Tabella 2: Superficie dei comuni per zone altimetriche

Dal punto di vista orografico si rilevano variazioni altimetriche


poco accentuate nella fascia collinare del comprensorio, ma nelle
aree montane la morfologia è molto aspra, con accentuate
variazioni altimetriche e stretti valloni che solcano i versanti.
I principali corsi d’acqua sono rappresentati dal fiume Sabato e dal
torrente Solofrana. Il primo nasce dal Terminio ad alimenta
l’acquedotto Serinese. Dopo aver attraversato Avellino, si immette
nel fiume Calore all’altezza di Benevento. Il torrente Solofrana ha
origine dal Pizzo S. Michele e, dopo aver attraversato il Montorese,
sfocia nel Sarno.
Aspetti climatici
La componente che si mostra determinante nella caratterizzazione
della facies climatica è indubbiamente il complesso e molteplice
fattore orografico che ha condizionato la morfologia della zona,
determinando una moltitudine di situazioni microclimatiche.
Il clima della Comunità Montana risulta sinteticamente di tipo
“montuoso appenninico”, con un minimo di piovosità in estate e un
massimo alla fine dell’autunno e con temperature medie annuali
oscillanti tra 11° C e 23°, e con precipitazioni mediamente superiori
ai 1.000 mm/anno. Certamente l’influenza dell’orografia si
ripercuote in modo essenziale sul regime delle temperature, per il
quale è spiccata l’influenza dell’altitudine.
La frequenza delle brinate è piuttosto alta e le precipitazioni sono
distribuite in maniera piuttosto irregolare. La piovosità, con una

39
media complessiva di circa 95-100 giorni di pioggia per anno, è
massima nel periodo invernale. La neve compare sovente sulle
cime dei Monti Picentini ed in particolare sul Terminio (1.806 m.
s.l.m.), ma nel complesso i fenomeni nevosi, nel territorio della
Comunità sono limitati.
Le caratteristiche stagionali del territorio di studio possono
sintetizzarsi nei seguenti tratti: Primavera - nuvolosità variabile di
tipo cumuliforme, con precipitazioni anche intense; Estate -
prevalenza di sereno e assenza quasi totale di venti dominanti;
Autunno - precipitazioni più frequenti e cospicue nel mese di
ottobre e novembre; Inverno - i periodi di maltempo sono legati
essenzialmente ai transiti di perturbazioni atlantiche.

Aspetti naturalistici
Sono presenti zone di notevole interesse naturalistico, caratterizzate
da formazioni boschive integre e fenomeni paesaggistici di grande
attrazione.
L’area è connotata da situazioni ambientali di particolare valenza,
vista la presenza di massicci montani coperti da boschi cedui
castanili, faggeti e fustaie miste, corsi d’acqua, flora e fauna di
particolare pregio.
La vegetazione è caratterizzata da una notevole eterogeneità dovuta
alle brusche variazioni altimetriche ed alla diversa esposizione dei
versanti.
Buona parte del territorio ricade nell’ambito territoriale del Parco
Regionale dei Monti Picentini e del Parco Regionale del Partenio,
entrambi di recente istituzione. In particolare, l’area serinese,
ricompresa nel Parco Regionale dei Monti Picentini, esprime un
buon livello fisico-naturalistico, oltre che idrico ed idrogeologico,
per la presenza di serbatoi imbriferi di consistente dimensione.
Un po’ ovunque sono frequenti gli incendi (il più delle volte di
natura dolosa) che spesso sono la causa del riaffioramento della
roccia nuda.
Il sistema infrastrutturale ( la rete principale)
La rete viaria si può considerare, nel complesso, di buon livello; a
tale rete viaria primaria, si interconnette una rete secondaria di
collegamento non del tutto adeguata: se le comunicazioni con
l’esterno sono garantite da opere di infrastrutturazione di buon

40
livello, le comunicazioni interne, tra i vari comuni e le contrade,
non appaiono agevoli.
L’area è segnata da due sistemi viari principali di collegamento
longitudinale e trasversale:
• la superstrada AV-SA , che raccorda Avellino con le zone
della valle del Sabato e del Solofrano interne (Serinese,
Solofra, Montorese), che connette l’omonimo nucleo
industriale di Solofra con l’Agglomerato di Pianodardine;
• l’autostrada NA-BA che lambisce la zona Nord della
Comunità Montana, nel comune di Monteforte Irpino e si
connette alla restante parte del territorio comunitario per
mezzo della superstrada AV-SA.
I principali nodi di connessione della rete di collegamento
interprovinciale e interregionale, benché esterni, sono localizzati in
prossimità all’area della Comunità Montana (come ad es. il sistema
urbano Atripalda-Avellino-Mercogliano, a Nord, e il sistema di
svincoli diretti sulla superstrada Avellino-Salerno).
I collegamenti trasversali e di connessione tra i centri abitati sono
assicurati da alcuni assi secondari, rappresentati dalla viabilità
statale della SS.88 dei Due Principati ad Ovest della Comunità
Montana, che collega Monteforte Irpino, Contrada, Forino,
Montoro Superiore ed Inferiore dalla SS. del Terminio ad Est, che
collega i comuni di Cesinali, S. Stefano del Sole, S. Lucia di
Serino, S. Michele di Serino e Serino.
La rete secondaria: i collegamenti comunali
La rete dei collegamenti comunali è estremamente fitta e peraltro
condizionata dalla morfologia del suolo e dall’orografia del
territorio montuoso. Sostanzialmente si presenta in condizioni
soddisfacenti sia per la varietà e la quantità delle relazioni, che per
la qualità generale.
La rete ferroviaria
Per quanto concerne la rete ferroviaria, il territorio è attraversato
dalla linea Avellino-Salerno, con sole due stazioni (Solofra e
Montoro). Risulta pertanto assai scarso il grado di utilizzazione del
servizio ferroviario nell’organizzazione della mobilità all’interno
della Comunità e nelle relazioni tra questa e le aree esterne.
Un ulteriore uso alternativo della ferrovia potrebbe essere
rappresentato dal trasporto del flusso universitario gravante su
Fisciano .

41
Si riporta di seguito la Scheda sintetica comunale dell’accessibilità
esterna del comune di S. Stefano.

SANTO STEFANO DEL SOLE


DISTANZA COMUNI CONFINANTI
Cesinali: km 6
Atripalda: km 7
Santa Lucia di Serino: km 4
DISTANZA DAL
- capoluogo di provincia: km 11
- capoluogo di regione: km 65
- casello autostradale AVELLINO EST: km 11
STRADE DI ACCESSO AL COMUNE: S.P. 17 - 35
STAZIONE FERROVIARIA: San Michele di Serino

Le risorse ambientali
Dal punto di vista naturalistico possono individuarsi elementi di
notevole interesse:
y boschi cedui e castagneti si ritrovano in tutti i territori comunali;
y corsi d’acqua perenni e torrentizi, come il fiume Sabato che
sorge dal monte Terminio e, con le sue acque un tempo molto
ricche, alimenta l'acquedotto serinese, il fiume Finestrella, affluente
del Sabato, ed il torrente Solofrana. Quest’ultimo attraversa il
territorio della Comunità immettendosi nel Sarno, raccogliendo gli
scarichi inquinanti delle fabbriche conciarie del distretto Solofrano;
y il sistema montuoso dei Picentini, che interessa i comuni del
Serinese e le cime del Monte Terminio e del Pizzo S. Michele;
y l’area di S. Cristina, tra i comuni di Forino e Moschiano.
Parte del territorio della Comunità ricade nella perimetrazione
provvisoria del Parco Regionale dei Monti Picentini e del Parco
Regionale del Partenio.
Occorre inoltre rammentare che, al fine di favorire la tutela e la
conservazione di habitat naturali e seminaturali, nonché la flora e la
fauna selvatica presenti nei Paesi comunitari, la Commissione
Europea ha affidato alle Regioni dei singoli Stati membri il compito
di individuare siti di particolare interesse ai quali conferire il
riconoscimento di Siti di Importanza Comunitaria (SIC).
Tale riconoscimento consente alle aree così individuate
l’inserimento in una rete ecologica europea, denominata “Natura

42
2000”, destinata a garantire uno stato di conservazione favorevole
degli habitat naturali e delle specie di interesse comunitario (cfr.
V.I. allegata al presente Studio di Impatto Ambientale).
La Regione Campania ha individuato in provincia di Avellino 20
SIC dei quali due sono localizzati nel territorio della Comunità
Montana Serinese Solofrana:
y Vallone Matrunolo e Alta Valle del fiume Sabato,
y Monte Terminio,
del secondo, nel quale ricade il comune di S. Stefano, diamo di
seguito una breve descrizione1:

Sito Monte Terminio


Il sito ha un’estensione di 7.400 ha, e ricade nei comuni di
Montella, Volturara Irpina, Serino, S. Lucia di Serino, S.Stefano del
Sole e Cassano Irpino. Dal punto di vista geomorfologico, si
presenta come un imponente massiccio carbonatico con diffusi
fenomeni di carsismo e la presenza di estesi pianori (conche
endorriche).
La fauna che caratterizza questo sito è rappresentata da mammiferi
(tra cui il Lupo ed il Gatto selvatico), uccelli (tra cui il Gufo reale,
l’Aquila reale, il Falco pellegrino ed il Nibbio Reale), rettili e
anfibi.
Il popolamento vegetale è costituito da foreste miste a caducifoglie
e pascoli appenninici: tra le specie si segnalano il Leccio, il
Castagno ed il Faggio.
L’economia locale
In termini generali si può affermare che, nel suo complesso,
l’economia del territorio presenta elementi che ne delineano una
certa vivacità, soprattutto se comparata con le medie rilevate in altri
contesti montani. E, tuttavia, si presenta anche piuttosto
disomogenea, nel momento in cui a situazioni di relativo sviluppo
si contrappongono, sia dal punto di vista geografico che settoriale,
ampie sacche di arretratezza e marginalità.
La struttura economico produttiva, difatti, appare piuttosto
diversificata nella composizione del Pil e, al tempo stesso, presenta

1
Entrambi sono ricompresi, in tutto o parzialmente, nel perimetro del Parco Regionale dei Monti Picentini.

43
alcune specializzazioni sia nel settore di attività primario che nelle
attività manifatturiere.

Concludendo è possibile affermare che l’intervento di


mitigazione del rischio idrogeologico da realizzare nel comune
di Santo Stefano del Sole appare perfettamente coerente con le
indicazioni e gli obiettivi del PPSSE, non interferendo in alcun
modo con lo sviluppo dell’area, anzi favorendolo grazie al
ripristino della viabilità stradale tra S.Stefano e Volturara e al
miglioramento delle condizioni di stabilità dell’area.

12.5 NORMATIVA URBANISTCA


La congruenza del progetto con la pianificazione locale fa
riferimento alla pianificazione comunale e quindi all’assetto
territoriale del territorio.
Il principale strumento di pianificazione urbanistica è il P.R.G. del
comune di Santo Stefano del Sole che risale al 1986. Il livello di
congruenza del progetto è funzione del grado di trasformabilità
delle aree che sono interessate dallo stesso.

12.5.1 P.R.G. COMUNE DI SANTO STEFANO DEL SOLE -


Norme Tecniche Di Attuazione
Il Piano Regolatore considera la totalità del territorio comunale ed
indica essenzialmente:

ƒ la rete delle principali vie di comunicazione


stradali, ferroviarie e navigabili e dei relativi
impianti;
ƒ la divisione in zone del territorio comunale con la
precisazione delle zone destinate all’espansione
dell’aggregato urbano e la determinazione dei
vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna
zona;
ƒ le aree destinate a formare spazi di uso pubblico o
sottoposte a speciali servitù;

44
ƒ le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso
pubblico nonché ad opere ed impianti di interesse
collettivo o sociale;
ƒ i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico,
ambientale, paesistico;
ƒ le norme per l’attuazione del piano.
Il territorio comunale viene suddiviso in Zone territoriali
omogenee. Ricadono nelle zone A le parti del territorio interessate
da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di
particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree
circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali
caratteristiche, degli agglomerati stessi; in quelle B le parti del
territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A;
in C le parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi,
che risultino inedificate o nelle quali l’edificazione preesistente non
raggiunga i limiti di superficie e densità di cui alla precedente
lettera B; in D le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti
per impianti industriali o ad essi assimilati; in E le parti del
territorio destinate ad usi agricoli, escluse quelle in cui - fermo
restando il carattere agricolo delle stesse - il frazionamento delle
proprietà richieda insediamenti da considerare come zone C; infine
in F le parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di
interesse generale.
In figura 7 è riportata la tavola n°2 allegata al P.R.G., dove è
presente la zonizzazione del territorio comunale.
Nella stessa figura è evidenziata l’area di intervento, che ricade in
zona rurale E.
Le zone rurali comprendono tutto il territorio comunale con
destinazione agricola cui si intende conservare tale funzione.
In tali zone sono consentite soltanto le costruzioni necessarie per la
conduzione agricola e per la residenza.

Alla luce delle brevi considerazioni su esposte si può concludere


che l’intervento di in progetto non è in contrasto con quanto
previsto dal PRG. L’intervento proposto, dunque, si presenta
conforme anche a tale strumento di programmazione.

45
Figura 7: Tavola della zonizzazione del territorio comunale di Santo Stefano
del Sole (tav.2 P.R.G.)

46
In conclusione, dall’esame degli strumenti pianificatori vigenti
si evidenzia la sostanziale attualità del progetto che, nello
specifico:
- non contrasta con le misure vincolistiche degli
strumenti di pianificazione e normativi esaminati;
- tiene conto delle indicazioni di tutti gli strumenti di
pianificazione e normativi esaminati;
- adotta esclusivamente tecnologie e processi efficienti, già
collaudati e rispettosi dell’ambiente.

13. QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE


Nella sezione dedicata al quadro di riferimento ambientale viene
descritto il contesto ambientale e territoriale per tutte le
Componenti Ambientali Elementari con specifico riferimento ad
atmosfera, ambiente idrico, suolo, geologia e idrogeologia, rumore
e vibrazioni, salute pubblica.
Gli aspetti relativi alle Componenti ambientali biotiche, in
particolare fauna, flora ed ecosistemi sono stati trattati più
dettagliatamente nella paragrafo dedicato alla Valutazione
d’Incidenza.
Obiettivo dello studio è quello di identificare per ogni comparto
ambientale gli impatti attesi. In particolare, un impatto generato da
una certa azione di progetto è stato considerato positivo quando è
capace di esplicare effetti benefici su una certa Componente
Ambientale, negativo se, al contrario, ne peggiora gli equilibri
rispetto alle altre componenti. Dove le interferenze sono ritenute
ininfluenti si sono fornite le opportune motivazioni.
In calce a ciascuna trattazione settoriale, viene fornita una sintesi
conclusiva relativamente all’impatto che l’opera esercita sulla
Componente Ambientale esaminata nelle fasi di cantiere e di
esercizio.
Si tratta, in questa fase, di impatti del tutto potenziali, di incidenza
non nota.
Sebbene sia stata adoperata una procedura semplificata è stato
comunque possibile individuare le problematiche attinenti ogni
comparto ambientale.

47
L’analisi delle interazioni si è quindi conclusa con un'operazione di
sintesi dei fenomeni maggiori rilevati (matrice degli impatti).

13.1 COMPONENTI AMBIENTALI

13.1.1. GENERALITÀ
I comparti ambientali trattati sono stati i seguenti:

1) ARIA E ATMOSFERA;
2) RUMORE E VIBRAZIONI;
3) IDROLOGIA;
4) GEOLOGIA ED IDROGEOLOGIA;
5) SUOLO;
6) PAESAGGIO;
7) COLTURE AGRARIE E ZOOTECNIA;
8) TOSSICOLOGIA AMBIENTALE-
ECOTOSSICOLOGIA (SALUTE
PUBBLICA);
9) ASPETTI SOCIO-ECONOMICI.

13.1.2. ARIA E ATMOSFERA


Nel paragrafo dedicato alla componente atmosfera è stato
analizzato l’impatto su di essa derivante dall’intervento in oggetto,
in riferimento allo stato di fatto, alla fase di cantiere e alla fase post
realizzazione dell’opera.
L’inquinamento atmosferico viene definito come lo stato di qualità
dell’aria conseguente alla immissione nella stessa di sostanze di
qualsiasi natura, in misura e condizioni tali da alterare la salubrità e
da costituire pregiudizio diretto o indiretto per la salute dei cittadini
o danno ai beni pubblici o privati.
Allo stato attuale non sono documentate situazioni di particolare
criticità e non esistono dati sperimentali circa il comune di Santo
Stefano; dunque è lecito ipotizzare che la qualità dell’aria non desti
particolari preoccupazioni e si può ritenere che le concentrazioni di
inquinanti rientrino nei limiti fissati dalla normativa vigente.
A seguito della realizzazione dell’intervento di mitigazione del
rischio idrogeologico, non è prevista nessuna alterazione dello stato

48
attuale per quanto concerne le emissioni di inquinanti in atmosfera.
Infatti, non sono prevedibili nuove sorgenti di tipo areale o
puntiforme tali da poter ulteriormente contribuire allo scenario
emissivo locale dello stato di fatto.
Durante la fase di cantiere si avranno alcune emissioni di inquinanti
in atmosfera; in particolare, dal punto di vista delle sorgenti
inquinanti, si prevedono:
• emissioni di inquinanti (CO, NOx, SOx, NMCOV, Polveri)
derivanti dai motori a combustione interna dei mezzi
impegnati nel cantiere;
• emissioni di polveri dovute alle movimentazioni di terra e
alla circolazione dei mezzi.
Si è proceduto a determinare una stima delle emissioni derivanti dai
motori a combustione interna che verranno utilizzati durante i
lavori, sono stati presi a riferimento i fattori di emissione standard
forniti dall’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti
(EPA, AP-42, 1985) per le categorie di mezzi che normalmente
vengono adoperati in cantieri simili a quello del caso in specie.
E’ stato utilizzato un modello di calcolo ad hoc.
Dalle analisi svolte si è concluso che le concentrazioni di inquinanti
in atmosfera derivanti dai motori a combustione interna dei mezzi
di cantiere risultano assolutamente accettabili e notevolmente
inferiori ai valori limite di legge. Altresì, le emissioni di polveri
attese, derivanti sostanzialmente dai movimenti di materiale, sono
risultate inferiori agli standard presi a riferimento, corrispondenti a
quelli fissati dall’EPA americana (in assenza di limiti assegnati
dalla normativa comunitaria e nazionale).
Nel complesso, nella fase di cantiere, l’impatto sulla Componente
Ambientale Atmosfera è modesto e reversibile. Gli effetti descritti
hanno carattere transitorio ed una rilevanza trascurabile per la loro
scarsa entità, dato lo sforzo di ridurre al minimo le volumetrie in
movimentazione.
In aggiunta lo sforzo di limitare le piste di cantiere, per il
raggiungimento delle varie zone, riduce di fatto i già minimi impatti
della fase di cantiere.
La riduzione delle necessità di movimentazione unitamente ad
una favorevole localizzazione (caratterizzata da una scarsa
presenza antropica) creano condizioni per giudicare molto
basso l'impatto relativo alla qualità dell’aria.

49
13.1.3 RUMORE E VIBRAZIONI
Nella descrizione del clima acustico sono state portate in conto
preliminarmente le sorgenti preesistenti rispetto all’intervento di
mitigazione del rischio idrogeologico del comune di Santo Stefano
del Sole. In un secondo momento si sono presi in considerazione i
livelli acustici derivanti dalla fase di esercizio dell’opera (post-
intervento) e dalla fase di cantiere.
Dopo un rapido inquadramento normativo è stata effettuata
un’analisi dell’impatto mediante l’applicazione di modellistiche di
simulazione nelle ipotesi più sfavorevoli.
A seguito della realizzazione dell’intervento di sistemazione per la
mitigazione del rischio idrogeologico nel comune di Santo Stefano,
non è prevista nessuna alterazione dello stato attuale per quanto
concerne le emissioni di rumore. Infatti, non sono prevedibili nuove
sorgenti di tipo areale o puntiforme tali da poter ulteriormente
contribuire allo scenario acustico locale ricostruito per lo stato di
fatto.

E’ possibile affermare che la componente ambiente viene


interessata solo parzialmente ed in modo transitorio dai
rumori, durante la sola fase di cantiere.
I livelli di pressione sonora attesi durante la suddetta fase sono
ampiamente contenuti nei valori di legge. Perciò l’impatto
complessivo è da ritenersi ininfluente in una stima generale.
Al fine di mitigare comunque il rumore associato alle
operazioni di cantiere si è pensato di programmare le attività,
cercando di concentrare temporalmente le fasi particolarmente
rumorose, ciò consentirebbe di ridurre i tempi di emissione di
rumore con piccoli incrementi del rumore stesso.

13.1.4. IDROLOGIA
Si riporta nel seguito una breve sintesi delle elaborazioni e dei
risultati degli studi condotti sugli aspetti idrologici del sito.
Con riferimento alla sezione terminale dell’intervento è stato
individuato il bacino idrografico delle aste vallive che confluiscono
in esse. La valutazione delle portate di piena è stata effettuata

50
attraverso uno studio idrogeologico basato su una metodologia di
tipo probabilistico.
A partire dalle portate stimate si è provveduto a determinare le
caratteristiche idrauliche della corrente, allo scopo di verificare che
le effettive capacità idrovettrici dell’alveo risultassero compatibili
con i valori delle portate al colmo di piena, verificando l’efficacia
degli interventi proposti.

Nei riguardi delle opere di progetto è stato possibile affermare


con quanto segue:
− le opere in progetto sono volte a garantire la sicurezza delle
infrastrutture in particolare della strada “Panoramica” e
quindi l’incolumità delle persone e dei mezzi che la percorrono;
− le regimazioni delle aste vallive non prevedono alterazioni
significative, rispetto allo stato di fatto prima dell’evento
franoso, dei regimi di deflusso;
− le regimazioni delle acque di scolo del versante non
influenzano particolari ambiti in quanto volte a risolvere
aspetti locali di dettaglio. Non sono previste derivazioni o
attingimenti come del resto oggi non ne esistono nel bacino.

13.1.5 GEOLOGIA ED IDROGEOLOGIA


La zona di interesse ricade nell’area montana denominata
Mezzacosta, nella parte meridionale dell’abitato di Santo Stefano
del Sole, lungo il versante del Monte Costa S. Angelo, sul quale si
sviluppano diverse aste torrentizie che attraversano il centro abitato.
Questi canali naturali sono caratterizzati da un basso livello di
gerarchizzazione e da elevate pendenze, causa determinante dei
continui fenomeni di erosione delle sponde e di scalzamento al
piede, con conseguente minaccia per le infrastrutture limitrofe e per
gli edifici posti nelle aree adiacenti ai valloni. Inoltre, il
dilavamento continuo delle sponde e del fondo alveo genera
trasporto di materiale solido, il cui deposito, nelle zone a minore
pendenza, è causa di restringimenti che rendono inadeguate, dal
punto di vista idraulico, le sezioni di deflusso. In particolare ciò
avviene in corrispondenza dei sottopassi stradali.

51
Esiste, oltre al rischio idraulico elevato, un altrettanto elevato
rischio di frana del tipo colata rapida connesso alla tipologia di
materiali presenti nell’area.
Ciò premesso l’intervento di sistemazione idraulica
generalizzata del vallone con adeguamenti delle sezioni
idrauliche, interventi di sostegno delle sponde e stabilizzazione
del fondo alveo si ritiene sicuramente necessario, oltre che
urgente.

Nei riguardi dell’eventuale impatto su qualità e quantità delle


acque sotterranee, occorre ricordare che in progetto sono previste
unicamente opere di regimentazione delle acque superficiali delle
aste vallive e che tali acque non subiranno nessuna alterazione
delle caratteristiche organolettiche.
Sono state escluse, inoltre, interferenze con gli acquiferi
sotterranei eventualmente presenti.
Potrebbero sussistere viceversa minimi impatti nei confronti delle
acque superficiali e sotterranee locali in fase di cantiere, poiché è
prevista una movimentazione di materiali e la realizzazione di
lavori in corrispondenza delle aste vallive con innesco di trasporto
di sedimento fine e creazione di possibili torbide. Occorre, però,
evidenziare che allo stato di fatto non scorre acqua nelle aste del
vallone Mezzacota nè nel vallone Coppole; una minima portata si
forma in caso di pioggia.
Ad ogni modo non è auspicabile mantenere la situazione attuale,
poichè dopo l’evento franoso la strada è impraticabile nelle due
sezioni franate ed le aste vallive presentano sezioni invase da
terreno che non permetterebbero il normale deflusso delle acque
superficiali. A tal proposito è utile uno sguardo alle foto di seguito
riportate.

È possibile concludere che l’intervento in esame provocherà un


impatto sulla Componente Ambientale Elementare Acque
sicuramente modesto e reversibile, transitorio e limitato alla
sola fase di cantiere.

52
Foto 1. Vista da monte dell’area interessata dal movimento franoso.

Foto 2. Vista da valle dell’area interessata dal movimento franoso.

53
13.1.6 SUOLO
Obiettivo di questa parte dello studio è stato quello di valutare la
qualità del suolo prima e dopo la realizzazione del progetto ed
individuare l’eventuale degrado dovuto alla realizzazione
dell’intervento sia ad opera completa che durante la fase di
realizzazione.
Per le caratteristiche intrinseche (pendenza, esposizione, ecc.) il sito
non risulta potenzialmente idoneo allo sfruttamento agricolo; nel
passato non risulta che si siano insediate attività di tale genere
nemmeno prima dell’innesco del movimento franoso. D’altra parte
la zona è caratterizzata da un ambiente adatto allo sviluppo di
bosco, infatti sono presenti alberi di castagno al di sotto dei quali si
sviluppa una vegetazione di sottobosco arbustiva spontanea.
Le opere in progetto avranno esclusivamente lo scopo di
consolidare le sponde dei due valloni, che come già scritto, sono
caratterizzate dalla presenza di coltri piroclastiche su substrato
calcareo. Perciò si tratta di interventi puntuali che non
comporteranno nessuna modifica allo stato attuale del suolo, nè
durante la fase di realizzazione né ad opera completata.

13.1.7 PAESAGGIO
Gli interventi previsti all’interno dell’area ricadente nella
perimetrazione del Parco consistono nel ripristino della sede
stradale secondo una geometria perfettamente identica a quella
preesistente la frana. Non vi sarà alcun aumento degli ingombri
della strada, né saranno costruiti nuovi elementi di particolare
visibilità che possano alterare il paesaggio o comunque configurare
un contesto paesaggistico diverso da quello precedente l’evento di
frana. Si è fatto in modo che le opere di progetto si inseriscano in
modo gradevole nel paesaggio esistente, grazie all’uso di materiali
naturali presenti in loco come la pietra calcarea, che sarà utilizzata
per il riempimento dei gabbioni e per il rivestimento delle opere in
c.c.a. visibili. In tal modo le opere, senza turbare la naturalità dei
luoghi, contribuiranno a conferire all’ambiente l’immagine di un
più ordinato assetto idrogeologico.
D’altronde le foto di seguito riportate testimoniano un attuale stato
di degrado dell’area, soprattutto in corrispondenza della zona dove
si è sviluppato l’evento franoso.

54
Foto 3. Nicchia di distacco della frana

Foto 4. Zona di accumulo in corrispondenza della intersezione stradale


a valle della strada dissestata.

55
Foto 5. Nicchia di distacco della frana. In evidenza i danni provocati
all’opera di attraversamento.

Foto 6. Resti del muro di sottoscarpa del rilevato stradale interessato


dalla frana.

56
La tipologia di ripristino scelta, che non altera lo stato di fatto
preesistente il movimento franoso e migliora la stabilità dell’area ed
il regime delle acque naturali, è tale che le interazioni tra progetto
e paesaggio siano positive in quanto le nuove opere non
introducono elementi di impatto ed anzi tendono a mitigare le
criticità della situazione esistente e a migliorare
significativamente l’effetto visivo.

13.1.8 COLTURE AGRARIE E ZOOTECNIA


Scopo di tale comparto è l’individuazione di eventuali fattori di
disturbo originati dall’opera (o assenza degli stessi) durante la fase
di realizzazione:
− sull’attività agricola e forestale,
− sulla zootecnia e pastorizia.
L’area di indagine ricade esclusivamente in ambito montano per cui
non sono presenti attività agricole mentre è predominante l’attività
di allevamento di specie bovine, che comporta la presenza di
bestiame al pascolo soprattutto nella stagione estiva.
A parte la piccola interferenza col passaggio eventuale di
bestiame, avente un carattere prettamente temporaneo e legato
esclusivamente alla fase di cantiere, non ci sono ulteriori
interazioni negative tra la componente agricola e zootecnica e le
opere da realizzare.
È da sottolineare, anzi, che l’intervento di mitigazione favorisce
il transito del bestiame al pascolo attualmente ostacolato dalla
presenza di scarpate di frana.

13.1.9 TOSSICOLOGIA AMBIENTALE (SALUTE PUBBLICA)


La verifica di tale componente ha avuto lo scopo di individuare
eventuali fattori di rischio tossicologico per l’uomo ed effetti tossici
significativi dell’opera sull’ecosistema.
Entrando nel merito si è osservato che:
• per quanto riguarda le emissioni in atmosfera si è detto che la
movimentazione di terra è localizzata in zone limitate ed implica
quantitativi tali da garantire che il tutto rientri abbondantemente
entro i limiti di soglia e senza alcun rischio per la salute;

57
• per quanto attiene l’inquinamento acustico, il rumore generato
dal cantiere non provoca disturbi tali da essere rischiosi per la
salute pubblica;
• per quanto attiene i rischi di inquinamento delle acque sotterranee
e superficiali la realizzazione del progetto non prevede rischi di
contaminazione e quindi si può ritenere salvaguardata la salute
umana;
• la realizzazione delle opere ha quale obiettivo primario quello di
eliminare i rischi derivanti da eventi alluvionali estremi.

È risultato, quindi, che l’intervento in esame non provocherà


impatti negativi per la salute pubblica, anzi la sua realizzazione
è indispensabile al fine di garantire il recupero e la
salvaguardia dell’area in oggetto. Perciò l’impatto è da
considerarsi unicamente positivo.

13.1.10 ASPETTI SOCIO-ECONOMICI


La realizzazione delle opere ha una ricaduta positiva grazie al
fatto che viene ripristinato il collegamento tra i due centri abitati,
Santo Stefano del Sole e Volturara Iprina, ora interrotto a causa del
movimento franoso avvenuto; consente altresì l’accesso facilitato ai
fondi da parte dei proprietari, che attualmente risulta difficoltoso e
crea delle ripercussioni negative sull’economia dell’area.
L’intervento previsto in progetto permetterà un recupero delle aree
attualmente degradate, anche dal punto di vista della fruizione e
dello sfruttamento agricolo e forestale. La riduzione del rischio
attuale delle aree permetterà anche un più agevole accesso alle altre
zone del bacino attualmente poco sfruttate.

13.2 CONSIDERAZIONI SULLA VALUTAZIONE DI INCIDENZA


Considerando complessivamente il sistema ambiente-territorio,
nell'area di influenza dell'intervento non sono state evidenziate
modifiche o particolari fenomeni di evoluzione legati alla
realizzazione dell'opera che possano negativamente influenzare
le componenti del sistema ambiente (fauna, vegetazione,
circolazione idrica). I motivi di seguito indicati giustificano
l’assenza di elementi progettuali in grado di incidere

58
significativamente sulla conservazione del grado di naturalità
del sito:
• per la superficie occupata dagli interventi, assai esigua e
limitata solo a modesti tratti delle aste torrentizie del Vallone
Mezzacosta, in area, tra l’altro, già antropizzata;
• per la marginalità dell’area d’intervento rispetto alla
perimetrazione del Parco;
• per le operazioni di scavo che non comporteranno alcuna
turbativa ambientale, né incideranno sul grado di naturalità
del sistema ambiente dal momento che gli scavi saranno
eseguiti con trasporto a rifiuto del materiale rimosso, i cavi
rimarranno aperti per periodi di tempo limitati, il rinterro
sarà eseguito con materiale proveniente in parte dagli scavi,
in parte da cave; quest’ultimo sarà trasportato in sito all'atto
della posa in opera. Il ripristino sarà eseguito nel rispetto
dell'originaria configurazione del terreno e del piano viario;
• per l’impatto trascurabile dell’intervento progettato sulla
vegetazione. Vi sarà necessità di sradicare la vegetazione
laddove saranno costruiti i gabbioni, ma essa ricrescerà
immediatamente al di sopra di essi, ricreando l’attuale
paesaggio. I gabbioni conterranno la propagazione della
vegetazione verso il fondoalveo, contribuendo a mantenere
sgombra da piante e detriti la sezione idraulica;
• per l’impatto trascurabile delle opere di progetto sull’habitat
faunistico, sia perché tali interventi saranno localizzati su
aree molto modeste rispetto all’intero versante, sia perché la
strada Panoramica, per la sua modesta carreggiata stradale e
per l’assenza di recinzioni laterali, non costituisce una
barriera al passaggio degli animali del sottobosco;
• per l’ampio ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica;
• per il modesto fabbisogno in termini di risorse (estrazione di
acqua, ecc.);
• per l’assenza pressoché totale di emissioni e rifiuti
(smaltimento in terra, acqua, aria);
• per la presenza in zona di una rete viaria ampiamente
sufficiente alle esigenze di trasporto in cantiere;
• per la modesta durata dei lavori;
• per l’assenza di effetti cumulativi con altri progetti.

59
Valutazione della significatività dei possibili effetti: la
significatività dell'incidenza dovuta all'interazione fra i
parametri del progetto e le caratteristiche del sito risulta
obiettivamente assai modesta, anche in considerazione:
• della perdita pressoché nulla di aree di habitat, in
considerazione all’ampio ricorso a tecniche di ingegneria
naturalistica, uniche capaci di non compromettere in
modo irreversibile le funzioni biologiche dell’ecosistema
in cui vengono inserite le opere e tali da arrecare il
minimo danno possibile alle comunità vegetali ed animali
presenti, rispettando contestualmente i valori
paesaggistici dell’ambiente;
• dell’assenza di cambiamenti negli elementi principali del
sito (ad es. qualità dell’aria, dell'acqua, ecc.);
• del modesto impatto delle opere nell’ambiente;
• del previsto uso di specie vegetali autoctone.
In ogni caso non sono prevedibili soluzioni alternative, né è
auspicabile l'opzione “zero”, che non consentirebbe il
raggiungimento degli obiettivi perseguiti: I) del ripristino della
transitabilità in condizioni di sicurezza di una importante arteria
stradale di collegamento tra la Valle del fiume Sabato e la Piana del
Dragone; II) della prevenzione di ulteriori dissesti e della
mitigazione del rischio idrogeologico, in ragione del rilevante
interesse pubblico connesso alla sicurezza e alla tutela della
pubblica e privata incolumità in un consistente settore antropizzato
del territorio comunale.
Si è ritenuto, pertanto di poter affermare con ragionevole certezza
che il progetto non avrà incidenza significativa sui siti Natura
2000 ZPS “PICENTINI” – IT8040021 e SIC IT8040011 –
MONTE TERMINIO, e, pertanto, non è stato necessario passare
alla fase successiva della valutazione appropriata.
Sono state riportate, comunque, prescrizioni operative e misure di
mitigazione/attenuazione per la tutela di alcune specie, che, seppure
presenti nel territorio del Parco, non sono però caratteristiche
dell’area d’intervento (per quasi tutte le specie indicate non si
segnala la presenza nel territorio del Comune di Santo Stefano del
Sole da molti decenni). Inoltre è opportuno sottolineare che
l’intervento verrà realizzato in lotti funzionali, pertanto le aree

60
interessate dai lavori risulteranno di estensione modesta, tali da non
pregiudicare in modo irreversibile l’habitat delle specie presenti nel
territorio del Parco.

13.3 STIMA DEGLI IMPATTI


Sulla base delle considerazioni svolte nell’analisi delle varie
Componenti Ambientali è stato possibile fornire una stima e una
valutazione complessiva dell’impatto generale. Tale valutazione è
di carattere prettamente qualitativo e non può trovare riscontri in
termini assoluti, in quanto fa riferimento alla specifica area di
studio ed allo specifico intervento progettato che potrebbe essere
rapportato soltanto ad interventi similari ed adoperando gli stessi
strumenti e parametri di analisi.
L’analisi dello spessore dell’impatto è stata eseguita confrontando
l’ipotesi con la situazione reale facendo riferimento a due fattori di
stima fondamentali:
− il fattore progettuale;
− il fattore localizzativo o ambientale.
Il fattore ambientale è stato valutato verificando l’esistenza di aree
o soggetti sensibili e/o vulnerabili agli impatti previsti a causa
dell’intervento .
Durante l’esecuzione di scavi, ad esempio, è lecito ipotizzare la
produzione di polveri. Ovviamente l’incidenza reale di tale impatto
dipende dalla natura e dalla sensibilità dei luoghi (presenza di
ricettori, condizioni meteo sfavorevoli), dalle effettive
caratteristiche del progetto che potrebbero, ad esempio, prevedere
misure tecniche in grado di attenuare o eliminare il problema.
Se i fattori localizzativi e progettuali risultassero entrambi molto
favorevoli la reale incidenza dell’impatto potenziale individuato
nella matrice verrebbe ridimensionata, o addirittura annullata.
Operativamente, per effettuare l’analisi degli impatti si è proceduto
alla redazione di “schede d’impatto” in cui vengono individuati e
descritti:

• fattore causale, cioè “responsabile” dell’impatto;


• componente ambientale “bersaglio” dell’azione;
• impatto “teorico” di quel determinato fattore causale
sull’area di studio;

61
• i fattori di stima della consistenza dell’impatto, valutata
considerando le componenti localizzativa e progettuale
• il valore dell’impatto stimato.

Relativamente alla “stima dell’impatto”, a ciascun fattore di stima è


stato associato un valore numerico, per oggettivare i giudizi:

Molto favorevole 0
Favorevole 10
Mediamente favorevole 20
Sfavorevole 30
Molto sfavorevole 40

In funzione della combinazione fra questi due parametri è possibile


definire un giudizio sull’impatto teorico passando da una situazione
estrema di impatto “nullo o trascurabile” a quella di impatto “molto
elevato”. Il primo caso si riferisce a situazioni in cui sia le
condizioni ambientali, che quelle progettuali risultano molto
favorevoli, mentre il secondo riguarda il caso contrario.
Le situazioni intermedie che si possono avere dalle diverse
combinazioni di valori sono riassunte nella tabella seguente.

Molto fav. Favorevole Mediam. fav. Sfav. Molto sfav.


0 10 20 30 40
Molto favorevole Nullo Trascurabile Molto basso Basso Medio
0 0 5 10 15 20
Favorevole Trascurabile Molto basso Basso Medio Alto
10 5 10 15 20 25
Mediam.
Molto basso Basso Medio Alto Alto
Favorevole
10 15 20 25 30
20
Sfavorevoele Basso Medio Alto Alto Molto alto
30 15 20 25 30 35
Molto
Medio Alto Alto Molto alto Molto alto
sfavorevole
20 25 30 35 40
40

Tabella 3. Combinazioni dei valori numerici per la definizione degli impatti


 

62
Di seguito si riporta l’elenco dei fattori causali considerati per 
ciascuna componente ambientale: 

• movimentazione di terra e modellamenti morfologici, 
• trasporto di materiali da costruzione (ad esempio il  
            pietrame dei gabbioni), 
• funzionamento macchinari di cantiere. 

Come  sintesi  dei  valori  ricavati  dalla  creazione  di  ciascuna 


scheda  d’impatto  si  riporta  di  seguito  la  “matrice  degli 
impatti”  che  fornisce  un  quadro  complessivo  riassuntivo 
delle valutazioni sin qui svolte. 

63
Legenda impatti
Molto alto 35-40
Alto 25-30
Medio 20
Basso 15
Molto basso 10
Trascurabile 5
Nullo 0 a b c
movimenti di Trasporto funzionam.
terra e modellam. materiali da macchinari di
morf. costruz. cantiere

Inquinamento
A ATMOSFERA 15 15 15
atmosferico

RUMORE E Rumore e
B 10 10
VIBRAZIONI vibraizioni

Idrologia
AMBIENTE
C superficiale 5
IDRICO
(aspetti idraulici)
Idrologia
superficiale
D 15
(qualità delle
acque)

SUOLO E
E Morfologia 0
SOTTOSUOLO

Stabilità ed
F 0
erosione

G FLORA Vegetazione 5

H FAUNA Fauna 10 10

I PAESAGGIO 10

SALUTE
L Salute pubblica 0 0
PUBBLICA

Tabella 4.Matrice degli impatti

64
14. CONCLUSIONI
Si deve dunque concludere che il progetto proposto risulta coerente
ed efficace per le esigenze di sistemazione idrogeologica della
strada nel Comune di Santo Stefano del Sole.
Il Quadro di riferimento Programmatico ha evidenziato che l’opera
proposta è perfettamente inquadrata nel contesto vincolistico del
sito e non contrasta con nessuno degli attuali strumenti di
pianificazione.
L’analisi condotta al Quadro di Riferimento Ambientale ha
mostrato, per tutte le componenti ambientali elementari, che non
esistono significative interferenze derivanti dall’intervento in
parola.
Per tutte le componenti, gli impatti provocati sono essenzialmente
legati alle fasi transitorie di cantiere. In fase di esercizio sono
praticamente inesistenti.
La Valutazione d’Incidenza ha consentito di caratterizzare come
trascurabile l’effetto degli interventi in progetto, al termine della
loro realizzazione, sulle specie e gli habitat protetti nel SIC/ZPS.
Alcune prassi di buona pratica raccomandate al team di progetto,
alla DL e alla Committente, consentiranno di minimizzare gli
impatti dell’opera anche durante le fasi di condotta ed esecuzione
dei lavori.
A conclusione del presente Studio d’Impatto Ambientale, si può
riferire agevolmente che il progetto proposto ha complessivamente
un impatto positivo sulle componenti ambientali più significative e
sui loro mutui equilibri.
Tanto si rassegna per tutti gli effetti di legge.

Avellino, 18 luglio 2008

Il progettista
Prof. ing. Gianfranco Urciuoli

65