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API E

APICOLTURA
Preziosa risorsa per
ambiente e agricoltura

Quaderno della Collana editoriale


di Veneto Agricoltura 21
Pubblicazione a cura di:
Veneto Agricoltura – Settore Ufficio Stampa e Comunicazione
E-mail: ufficio.stampa@venetoagricoltura.org
Tel.: 049 8293716

Il progetto è stato coordinato da


Renzo Michieletto, Mimmo Vita e Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura

Iniziativa editoriale a cura


dell’Ufficio Stampa e Comunicazione di Veneto Agricoltura

La supervisione dei testi è di Renzo Michieletto

Impaginazione e stampa:
Imprimenda Azienda Tipografica - Limena (PD)

Pubblicazione edita da
Veneto Agricoltura
Viale dell’Università, n. 14
35020 Legnaro (Pd)
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Allegato al n. 4/2020 di Veneto Agricoltura Europa, newsletter di Veneto Agricoltura


Aut. Trib. (Agricee): PD Reg. Stampa n. 1703 del 12/07/2000
INDICE

Presentazione 3
Alberto Negro - Commissario Straordinario
di Veneto Agricoltura

La storia millenaria dell’apicoltura veneta 4


Paolo Fontana, Fondazione Edmund Mach

Le normative di settore 12
Cristina Mulinari, Regione Veneto
Direzione Agroalimentare

Api e apicoltura, un binomio inscindibile 20


Cristian Bolzonella, Giulia Ranzani,
Vasco Boatto, Augusto Zanella
Università di Padova - Dipartimento TESAF

Aspetti economici dell’apicoltura 25


Gabriele Zampieri, Veneto Agricoltura

La situazione dell’apicoltura italiana 30


Alberto Contessi, Osservatorio Nazionale Miele

Potenzialità e fattori limitanti dell’apicoltura in Italia 38


Giancarlo Naldi, Osservatorio Nazionale Miele

Consistenza dell’apicoltura in Italia e nel Veneto 43


Jacopo Testoni, Regione Veneto
Direzione Agroalimentare
Laura Favero, Regione Veneto
Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria

I tecnici apistici 49
Franco Mutinelli, Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie

Categorie professionali e forme associate 51


Jacopo Testoni, Regione Veneto
Direzione Agroalimentare

Il valore dell’impollinazione 54
Cristian Bolzonella, Vasco Boatto, Augusto Zanella
Università di Padova-Dipartimento TESAF

1
Produzione di miele in Veneto nel 2019 60
Franco Mutinelli, Albino Gallina
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Api, clima e ambiente 62


Paolo Fontana, Fondazione Edmund Mach

L’inquinamento genetico delle api 68


Cecilia Costa, CREA-Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente

Colture estensive, prodotti fitosanitari e api 70


Lorenzo Furlan, Veneto Agricoltura

Stato sanitario dell’apicoltura e nuove specie invasive 78


Franco Mutinelli, Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie

L’adulterazione del miele 82


Albino Gallina, Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie

Buone pratiche apistiche 84


Franco Mutinelli, Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie

Varroa destructor: Linee Guida 87


Franco Mutinelli, Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie

L’etichettatura del miele 92


Albino Gallina, Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie

Certificazioni in apicoltura 95
Maria Chiara Ferrarese, CSQA Certificazioni

Fronteggiare le malattie: l’arnia termica 100


Franco Mutinelli, Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie

Il Punto di vista delle associazioni apistiche venete 103


Stefano Dal Colle, APAT Apicoltori in Veneto
Gerardo Meridio, Associazione Regionale Apicoltori del Veneto

2
PRESENTAZIONE

Veneto Agricoltura dedica il 21° lettura. Una peculiarità, questa,


Quaderno della propria Collana che è stata resa possibile grazie
Editoriale ad un comparto - quel- alla competenza degli Autori, che
lo dell’apicoltura – al quale troppo ringraziamo per i loro contribu-
spesso, perlomeno fino ad un re- ti esaustivi nonostante il limitato
cente passato, non è stata posta la spazio a disposizione. Autori che,
giusta attenzione. Oggi la situazio- tra l’altro, sono da annoverare tra
ne è cambiata quasi radicalmente: i massimi esperti in Italia del com-
il comparto apistico è tutelato da parto apistico, che in questa nuova
chiare normative europee, nazio- pubblicazione di Veneto Agricoltura
nali e regionali; l’opinione pubbli- viene affrontato sotto il profilo sto-
ca ha finalmente compreso fino in rico, legislativo, economico, ambien-
fondo l’importanza del ruolo svolto tale, sanitario, della ricerca applica-
dalle api nel mantenere l’equilibrio ta, ecc.
ambientale; il mondo dell’agricol- Il risultato finale è una pubblica-
tura si sta adoperando per ridur- zione che auspichiamo possa rap-
re al minimo i carichi inquinanti presentare, come è già avvenuto
dannosi all’ambiente, comprese le in passato con numerosi altri Qua-
api e gli altri insetti impollinatori, derni della nostra Collana, un utile
anche se molto in questo ambito strumento informativo e soprat-
resta ancora da fare. tutto di lavoro per gli operatori del
Dalle api dipendono la produzio- mondo delle api.
ne alimentare, la biodiversità e la
sostenibilità ambientale ed è per- Ing. Alberto Negro
tanto un dato positivo quello che Commissario Straordinario
indica in aumento, in Europa, in di Veneto Agricoltura
Italia e nel Veneto, il numero sia
degli alveari che degli apicoltori.
Anche la produzione di miele è in
crescita, nonostante questa deb-
ba sottostare a stagioni climatiche
sempre più incerte. Questa pubblicazione va in stampa
Com’é nello stile della nostra Col- nel periodo dell’emergenza dovuta
lana Editoriale, anche questa pub- all’epidemia da COVID-19.
blicazione si presenta con un du- La dedichiamo a tutte le lavoratrici e
plice taglio, ovvero tecnico ma allo i lavoratori in prima linea, impegnati
stesso tempo divulgativo e di facile nello sforzo di combattere il virus.

3
LA STORIA MILLENARIA
DELL’APICOLTURA VENETA

Paolo Fontana
Fondazione Edmund Mach

Il rapporto del Veneto con le api


e l’apicoltura è molto antico e in-
terseca tutte le varie fasi della
storia dell’umanità, dalla preisto-
ria, all’antichità, al rinascimento e FIG: 1 - Due delle pietre decorate con ocra
e cera rinvenute presso il Riparo Dalmeri
all’illuminismo, fino alla moderni- nell’Altopiano di Asiago. A sinistra un ani-
tà. Una storia incredibile che vie- male con corna, forse un camoscio, e a de-
ne solo accennata per brevi tratti stra una figura umana.

e attraverso i fatti più notevoli e i


personaggi più illustri. tra locale, raffigurano simbologie
antropomorfe, zoomorfe, fitomor-
LA PREISTORIA fe, schematiche, impronte di mani
ma anche, e per la maggior parte,
Pare che spetti all’Altopiano di Asia- superfici con semplici tracce di co-
go la più antica documentazione lore. Sulla sola superficie dipinta
paletnologica del rapporto tra api e delle pietre è stata rilevata la pre-
uomini. Si tratta di numerosi reperti senza di cera d’api che potrebbe
databili a circa 13.000 anni fa, alla essere stata il legante delle pitture,
fine del Paleolitico. Sono espressioni oppure che potrebbe essere stata
artistiche rinvenute in gran nume- applicata solo dopo avere eseguito
ro in una località a 1.240 m s.l.m. le pitture e quindi con funzione pro-
e situata sul margine settentrionale tettiva. Un aspetto sorprendente
della piana della Marcèsina, nell’Al- dei reperti del Riparo Dalmeri deri-
topiano di Asiago ma in comune di va dalla considerazione che 13.000
Grigno, in Provincia di Trento. Si anni fa l’Europa e le alpi erano an-
tratta del famoso Riparo Dalme- cora interessate dall’ultima gran-
ri, un sito archeologico preistorico de glaciazione che terminò circa
importante per la preistoria alpina 12.000 anni fa. Non sappiamo se la
ed europea (Dalmerj et al., 2002). cera usata per fissare l’ocra delle
In questo sito sono stati rinvenuti pietre decorate del Riparo Dalmeri
tra il 2001 e il 2007 ben 265 pietre provenisse da alveari della zona e
dipinte con ocra rossa (FIG: 1). Le si potrebbe addirittura supporre un
pitture in ocra, realizzate su pie- commercio su larga distanza della

4
cera d’api, un materiale indubbia-
mente prezioso fin dalla preistoria.

I VENETI ANTICHI

Passando dalla preistoria alla storia,


la più antica testimonianza relativa
alle api per l’area o piuttosto per la
cultura veneta è un oggetto mol-
to probabilmente collegato al culto
della Dea Reitia, la divinità princi-
pale dei veneti antichi, noti anche
come venetici (un tempo venivano
chiamati paleoveneti). La Dea Rei-
tia era una divinità femminile che è FIG: 2 - Ape sull’orlo di un elmo in bron-
generalmente assimilata alla Potnia zo attribuito alla cultura dei veneti antichi,
Theron (la padrona degli animali) rinvenuto a San Severino Marche vicino a
Macerata; fine del VII secolo a.C.
dell’area orientale del Mediterraneo
collegata a sua volta alla Signora
di Efeso e poi ancora ad Artemide,
tutte divinità strettamente connes- quadrupede senza corna (potrebbe
se con le api. Tra i numerosi animali essere un giovane toro o addirit-
raffigurati nell’arte dagli antichi ve- tura un cervo) sormontato da un
netici risulta di particolare interes- insetto (un’ape), un altro quadru-
se un insetto apiforme individuato pede non identificato, un toro, un
sull’orlo di un elmo in bronzo attri- animale caprino, un altro leone, un
buito alla cultura dei veneti antichi cervo e due esseri ibridi, forse sfin-
e molto probabilmente prodotto gi. Nell’insieme, il suo simbolismo
proprio ad Este vicino a Padova. può essere attribuito solo ad Arte-
L’elmo in questione è stato rinve- mide/Reitia e la rarità del ritrova-
nuto a San Severino Marche vicino mento risiede proprio nella presen-
a Macerata, ed è stato datato alla za dell’ape, raramente raffigurata
fine del VII secolo a.C. (FIG: 2). Il nell’arte degli antichi popoli italici.
reperto è oggi conservato presso il
Museo Civico Archeologico G. Mo- L’ETÀ ROMANA
retti a San Severino Marche. La
fascia decorata sull’orlo dell’elmo Sembra che i romani non utilizzas-
è stata letta come una sequenza sero specifici contenitori per il miele
di vari animali reali e mitologici ed ma in vari siti archeologici sono stati
elementi vegetali con frutti. Gli ani- trovati numerosi frammenti di varie
mali sono: due pesci, un leone, un tipologie di contenitori che, vuoi per

5
i residui di cera e propoli, vuoi per la piccolo proprietario terriero divenu-
presenza di scritte inerenti al miele, to in un certo qual modo facoltoso
sono stati riconosciuti come conte- mediante l’apicoltura ed altre attivi-
nitori per il miele (Bortolin, 2008). tà come l’allevamento di bestiame e
Uno di questi rari frammenti ci parla l’artigianato (Conway, 1915). Virgilio
del rapporto dell’Italia settentriona- nacque non lontano da Mantova in
le con il miele. Si tratta di un fram- una località collocata tra i corsi dei
mento di contenitore ceramico con fiumi Mincio e Po, a pochi chilometri
la scritta latina mellis, cioè miele di distanza dalla località di Ostiglia.
(Bassi, 2008). Questo reperto non Nell’antichità l’apicoltura era dun-
è comune nell’archeologia romana que in grado di dare quell’agiatezza
e può far pensare alla Valle dell’A- economica che permise a Virgilio (il
dige come ad una zona di transito poeta) di studiare presso i migliori
commerciale per il miele. Non è da insegnanti dell’epoca.
escludere che anche il miele fosse
una merce che dalla Pianura Padana I RAPPORTI DELLA
prendesse la direzione commercia- SERENISSIMA CON IL
le verso l’Europa Centrale lungo la MEDITERRANEO ORIENTALE
via Claudia Augusta. La Valle dell’A-
dige era dunque un luogo di tran- Sappiamo da Giovanni Canestrini
sito commerciale per il miele, e la (che sarà trattato più avanti) che
pianura lombardo-veneta era molto un apicoltore veneziano aveva in-
probabilmente l’area di produzione. trodotto da Cipro in Veneto l’Apis
Una traccia di questa antica e in- mellifera cypria (Canestrini, 1899).
tensa attività di apicoltura lungo il Questa che pare una semplice an-
fiume Po si trova nel toponimo “Me- notazione, esprime chiaramente
lara”, che deriva da mellaria che in una delle principali caratteristiche
latino significa precisamente alveari. dell’apicoltura veneta dei secoli
Melara è una piccola città nella pro- passati e cioè la sua relazione con
vincia di Rovigo, situata nell’area di l’apicoltura nel Mediterraneo orien-
incontro tra le province di Mantova, tale. La storia del Veneto è infatti
Verona e Rovigo. Una testimonianza caratterizzata, dal settimo al di-
ancor precedente dell’importanza ciottesimo secolo, dagli straordi-
dell’apicoltura nella pianura lombar- nari eventi della Serenissima Re-
do-veneta, proprio in quell’’area di pubblica di Venezia che, al culmine
contatto tra le province di Mantova, della sua espansione territoriale,
Verona e Rovigo, ci viene offerta comprendeva gran parte dell’Ita-
dalla biografia del poeta Vergilio, in lia nord-orientale, nonché l’Istria
latino Publius Vergilius Maro (70 - e la Dalmazia e oltre a numerose
19 a.C.). Il padre di Virgilio, anche isole nel Mare Adriatico (il Golfo di
lui di nome Virgilius Maro, era un Venezia) e nel Mar Ionio orientale.

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Le relazioni politiche e commerciali (1647–1685), viaggiatore ed arche-
con il Mediterraneo orientale han- ologo francese e Sir George Wheler
no sicuramente portato i veneziani (1650–1723), un religioso e scrit-
a contatto con l’apicoltura di quelle tore di viaggi inglese. Le maggiori
regioni. Finora questo aspetto non informazioni si hanno dal testo pub-
è stato adeguatamente indagato, blicato dal solo Wheler nel 1682, nel
ma una delle opere sull’apicoltura cui sesto capitolo (Wheler, 1682),
che ha dato maggiore impulso allo l’autore descrive ed illustra questa
sviluppo dell’apicoltura moderna, arnia particolare. Queste arnie a
quella scritta alla fine del XVIII se- favi mobili erano diffuse anche nel-
colo dall’abate Della Rocca, si basa le Cicladi e a Creta. Sappiamo an-
anche sulla conoscenza della pe- che che erano molto diffuse in Tur-
culiare apicoltura delle isole gre- chia così tanto che alcuni autori le
che, basata sull’utilizzo di arnie a chiamavano arnie greco-turche. Un
favi mobili. Nel 1790, l’Abate Della documento molto meno conosciuto,
Rocca pubblicò una poderosa opera perché rimasto manoscritto fino ai
in tre volumi, per un totale di oltre giorni nostri e pubblicato solo di re-
1500 pagine, intitolata Traité Com- cente (Papadopoli, 1696) in cui sono
plet Sur Les Abeilles Avec Une Nou- scritte le memorie di un apicoltore
velle Méthode De les Gouverner, di Creta, Zuanne Papadopoli, scritte
Telle Qu’elle Se Pratique à Syra, île a Padova nel 1696. Oggi il mano-
De L’archipel; Précédé D’un Précis scritto si trova al Museo Correr di
Historique et Économique De Cette Venezia. Dal 1632 in poi Papadopoli
Île (Della Rocca, 1790). Della Rocca è stato un apicoltore che utilizzava
nella sua opera descrive l’apicoltura arnie top bar in terracotta nel vil-
dell’isola di Syros, che si trova nel- laggio di Astrakoi, vicino a Candia
la parte centrale delle isole Cicladi (la moderna Heraklion). Questa ar-
(Grecia). A pagina 498 del secondo nia viene chiamata dall’autore “oc-
volume Della Rocca descrive il pro- cio”, che significa vaso.
getto di un alveare ispirato agli al-
veari greci con favi rimovibili (FIG: ANTONIO TURRA
3), noti già dal XVII secolo grazie ai E L’ILLUMINISMO
resoconti del viaggio di Jacob Spon
Nel XVIII secolo ferveva l’Illumi-
nismo e l’apicoltura fu attraver-
sata da un movimento che voleva
sconfiggere l’apicidio, ovvero la
pratica che prevedeva la soppres-
FIG: 3 - Alveare propo- sione delle api di un alveare per
sto da Della Rocca (1790)
ispirato agli alveari greci estrarne, a fine stagione, il miele.
con favi rimovibili. Questa cruenta operazione non

7
L’arnia proposta non è una invenzio-
ne di Turra, è lui stesso che ce lo
dice: Non pretendo già che sia que-
sto un alveare di nuova invenzione,
mentre è ben chiaro non essere che
una semplificazione di alveari già co-
FIG: 4 - L’unico ritratto
noto di Antonio Turra. nosciuti.

era mai stata adottata nell’apicol-


tura antica, dalle sue lontane ori-
gini, oltre 4500 anni fa in Egitto fino
ai primi secoli dopo Cristo (Fontana,
2017). In questo movimento per la
modernizzazione dell’apicoltura si
inserisce anche il vicentino Antonio
Turra (FIG: 4), medico e naturalista
vicentino. Pioniere in Italia del meto-
do linneano di classificazione botani-
ca e zoologica, grazie ad alcuni suoi
scritti, Turra ottenne una vasta fama FIG: 5 - Tavola dalle Istruzioni per coltivar
a livello nazionale ed europeo e nel utilmente le api e far gli sciami artificial-
mente di A. Turra (1793).
1793 pubblicò un suo testo intitola-
to Istruzioni per coltivar utilmente
GIOVANNI CANESTRINI
le api e far gli sciami artificialmente
E LA SCIENZA DELLE API
(Turra, 1793) recentemente ristam-
pato1. Nell’introduzione Turra scrive:
Giovanni Canestrini (FIG: 6), fer-
Seguendo diligentemente il metodo
vente e dotto evoluzionista oltre
semplicissimo e ragionevole, che
che benemerito all’apicoltura ita-
in questa sarà indicato, si moltipli-
liana, nacque nel 1835 a Revò,
cheranno con facilità le api ed i loro
in Val di Non (TN), all’epoca par-
prodotti, preservandole dalle ma-
te dell’Impero austriaco (Tomasi,
lattie, e dalla morte sì naturale che
2007). Numerose sono le pubbli-
artifiziale. Per morte artifiziale si
cazioni di Giovanni Canestrini in
deve ovviamente intendere l’apici-
campo apistico ma vale la pena
dio. Anche Turra propone e illustra
ricordarne almeno due. La prima
nei dettagli (Capo V., Degli alveari)
è il Manuale di apicoltura razionale
un particolare tipo di arnia (FIG: 5).

Il testo originale di Turra è stato riprodotto attraverso una stampa anastatica da WBA
1

Project nel 2017, nella collana “Biodiversity Friend”.

8
picoltura veneta, non si può non
parlare del maggiore František
Hruschka (FIG: 7). Oggi l’apicoltu-
ra si basa su alveari che utilizzano
telaini rimovibili, che impiegano fo-
gli cerei e, infine, per l’estrazione
del miele, viene utilizzato l’estrat-
FIG: 6 - Ritratto di Gio-
vanni Canestrini.
tore centrifugo di miele.
Questo fondamentale strumento è
stato inventato da Hruschka che,
(Canestrini, 1873), in cui Canestrini sebbene non fosse italiano di na-
oltre a fornire informazioni detta- scita, fece le sue imprese apistiche
gliate sull’anatomia, sulla fisiologia in Italia e precisamente in Veneto,
e il comportamento delle api, che anche se fino al 1866 questa re-
sono quanto di meglio si conosces- gione era sotto il dominio austria-
se allora, produce un esteso elenco co. La famiglia di Hruschka era ori-
delle principali opere, tanto antiche ginaria della Slesia, ma František
che recenti, pubblicate sull’apicol- era nato a Vienna nel 1819 e poi
tura, in italiano e in altre lingue. Il trascorse l’infanzia a Graz dove,
suo secondo testo di apicoltura, un come suo padre, intraprese la car-
manuale Hoepli intitolato sempli- riera militare. Terminata nel 1865
cemente Apicoltura, ebbe una tale la sua carriera militare con il gra-
fortuna che venne ripetutamente do di maggiore, Hruschka si era
pubblicato dopo la prima edizione stabilito a Dolo (vicino a Venezia).
del 1880 (Canestrini, 1880) ed an- Quasi immediatamente Hruschka
che dopo la morte dello stesso Ca- fondò a Dolo una fiorente azienda
nestrini, prima a cura del calabre- apistica che esportava in Germa-
se Vincenzo Asprea (1874-1930), nia api italiane (A. m. Ligustica)
dal 1909 al 1928, e poi anche del ma anche attrezzature per l’apicol-
marchigiano Oddo Marinelli (1888- tura. Nella casa a Dolo, Hruschka
1972), fino al 1955. Quello che stu- aveva anche un’officina attrezzata
pisce dei testi di Canestrini è so- e anche un’aula dove teneva corsi
prattutto la sintesi e la semplicità
di esposizione.

IL MAGGIORE FRANTIŠEK
HRUSCHKA E L’APICOLTURA
MODERNA
FIG: 7 - Ritratto del
Per concludere l’esposizione di maggiore František
questi pochi fatti sulla storia dell’a- Hruschka.

9
di apicoltura. L’ex maggiore aveva del miele inventato dal maggio-
presto adottato gli alveari a tela- re Hruschka. Durante i lavori del
io rimovibile di Dzierzon e rapida- convegno, fu dichiarato da alcuni
mente da tutto il Veneto e da altre relatori che laddove si fosse diffu-
regioni italiane e non gli apicoltori sa l’apicoltura con telaini mobili si
visitavano l’azienda di Hruschka sarebbe diffuso l’uso dello smiela-
per conoscere questo straordina- tore centrifugo. Le cose andarono
rio nuovo modo di allevare le api. abbastanza bene fino al 1873 ma,
Un giorno, dopo aver osservato in quell’anno, l’ormai indiscutibil-
che suo figlio aveva fatto roteare mente famoso apicoltore di Dolo
un favo di miele in un cestino, fa- si trasferì a Venezia, abbandonan-
cendo defluire una notevole quan- do ben presto tutta la sua attività
tità di miele, ebbe l’idea di estrar- apistica. Dallo stesso anno Hru-
re il miele dai favi, senza rovinarli, schka smise anche di partecipa-
applicando la forza centrifuga e re alle conferenze sull’apicoltura.
così inventò lo smielatore centri- Investì senza fortuna i sui beni
fugo. Hruschka portò la sua inven- in un hotel e morì a 69 anni e in
zione al congresso degli apicolto- precarie situazioni economiche l’8
ri di Brunnen (Brno, attualmente maggio 1888, seguito cinque anni
nella Repubblica Ceca) nel 1865, dopo da sua moglie. Ma ancor pri-
purtroppo senza grande successo. ma dell’invenzione dello smielato-
Nello stesso anno Hruschka pub- re centrifugo, che lo ha reso una
blicò una prima descrizione del delle personalità che hanno mag-
suo apparato (Hruschka, 1865), giormente contribuito allo sviluppo
seguita da un’ulteriore pubblica- dell’apicoltura mondiale, il mag-
zione nel 1866 (Hruschka, 1866) e giore Hruschka ha avuto il gran-
presto la sua popolarità crebbe e de merito di aver enormemente
ricevette numerosi riconoscimenti. contribuito all’ammodernamento
Con maggior successo Hruschka ed al progresso dell’apicoltura ita-
partecipò nel 1868 al Congresso liana. Da questo punto di vista si
degli apicoltori austriaci a Darm- può dire senza timore che il Vene-
stadt, abbinato ad una esposizio- to, grazie a Hruschka, è stato una
ne apistica, dove presentò nuova- delle culle dell’apicoltura moderna
mente il suo smielatore centrifugo. italiana, che fino ad allora era sta-
Nell’ordine del giorno del Congres- ta sì arretrata ma i suoi apicoltori
so, al tredicesimo punto, era stata riuscirono rapidamente a recupe-
inserita la questione se andasse rare i decenni di arretratezza e a
favorita l’apicoltura con arnia tra- dare un grande contributo anche a
dizionale oppure quella a telaini livello internazionale. Nel gennaio
mobili e quale fosse la rilevanza del del 1867, quindi dopo l’annessio-
macchinario per la centrifugazione ne del Veneto al Regno d’Italia nel

10
1866, nacquero in Italia due im- minò Hruschka membro onorario.
portanti associazioni di apicoltura: L’Associazione centrale d’incorag-
l’Associazione Centrale per l’Inco- giamento dell’Apicoltura in Italia fu
raggiamento dell’Apicoltura in Ita- invece fondata a Milano sempre nel
lia e l’Associazione di Apicoltori di 1867 e si prefiggeva di migliorare
Verona. La Società di apicoltori ha le tecniche apistiche promuovendo
operato in Verona per cinque anni incontri, istituendo un apiario per
(1867 – 1871) proprio nella cruciale sperimentare metodi di conduzione
fase di passaggio dal bugno villico e nuovi modelli di arnie e di attrez-
all’arnia a favo mobile; aveva in Ve- zi, organizzando esposizioni annua-
rona una Scuola di Apicoltura, con li di materiali e prodotti apistici e
un annesso Apiario Scuola e pubbli- pubblicando il mensile L’apicoltore.
cava il giornale periodico L’Ape Ita- Poiché il primo numero della rivi-
liana, rivista con cadenza periodica sta L’Ape Italiana uscì il 15 febbraio
quindicinale. Il primo presidente di 1867 e il primo numero de L’apicol-
questa associazione veronese fu tore, uscì solo l’1 gennaio 1868, la
il Cavalier Edoardo De Betta. Nel rivista pubblicata a Verona è quindi
1868 l’associazione di Verona no- la più antica a livello nazionale.

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VIII, vol. VII, B: 257-294.
● Turra A., 1793. Istruzioni per coltivare utilmente le api, e fare gli sciami artificiosamente. Vicenza: 60 pp.
● Wheler G., 1682. A journey into Greece, by George Wheler esq in company of Dr Spon of Lyons,
London: 483 pp.

11
LE NORMATIVE DI SETTORE

Cristina Mulinari 1308/2013, che possono essere


Regione Veneto - Direzione incluse nei programmi sono le se-
Agroalimentare guenti:

LE NORMATIVE DELL’UNIONE a) assistenza tecnica agli apicoltori


EUROPEA e alle organizzazioni di apicoltori;
b) lotta contro gli aggressori e le
Al fine di promuovere la produzione malattie dell’alveare, in partico-
e la commercializzazione dei pro- lare la varroasi;
dotti dell’apicoltura l’Unione Euro- c) razionalizzazione della transu-
pea cofinanzia i programmi elabo- manza;
rati dagli Stati membri. I contributi d) misure di sostegno ai laboratori
nel settore dell’apicoltura sono re- di analisi dei prodotti dell’apicol-
golamentati, a livello europeo, dal tura al fine di aiutare gli apicol-
Reg. (UE) n. 1308/2013 “Recante tori a commercializzare e valo-
organizzazione comune dei merca- rizzare i loro prodotti;
ti dei prodotti agricoli…” che pre- e) misure di sostegno del ripopo-
vede alla Sezione 5 la possibilità di lamento del patrimonio apistico
stanziare “Aiuti nel settore dell’api- dell’Unione;
coltura”. Gli Stati membri, in colla- f) collaborazione con gli organismi
borazione con le organizzazioni del specializzati nella realizzazione
settore apistico, possono elabora- dei programmi di ricerca appli-
re programmi triennali (“program- cata nei settori dell’apicoltura e
mi apicoli”). nei prodotti dell’apicoltura;
Gli Stati membri, per poter be- g) monitoraggio del mercato;
neficiare del contributo stanziato h) miglioramento della qualità dei
dall’Unione Europea, devono ef- prodotti per una loro maggiore
fettuare uno studio sulla struttura valorizzazione sul mercato.
della produzione e della commer-
cializzazione del settore dell’api- Il Regolamento sopra citato pone
coltura nel territorio nazionale. anche dei vincoli per “garantire un
Il contributo dell’Unione al finan- uso efficace ed efficiente delle ri-
ziamento dei programmi è pari al sorse finanziarie” stanziate dall’U-
50% delle spese che saranno so- nione. A questo proposito l’Unione
stenute dagli Stati membri. Europea richiede, tassativamen-
Le misure indicate al comma te, di evitare i doppi finanziamen-
4 dell’art. 55 del Reg. (UE) n. ti in base ai programmi degli Stati

12
membri a favore dell’apicoltura e all’art. 4 si definisce che “Al fine di
ai Programmi di Sviluppo Rurale salvaguardare l’azione pronuba del-
e stabilisce che la base per l’asse- le api, le regioni, nel rispetto del-
gnazione del contributo finanziario, la normativa comunitaria vigente
per ciascuno Stato membro, sia co- e sulla base del Documento pro-
stituita, tra l’altro, dal numero to- grammatico” descritto nell’art. 5
tale di alveari presenti nell’Unione. “individuano le limitazioni e i divieti
cui sottoporre i trattamenti antipa-
LE NORMATIVE IN ITALIA rassitari con prodotti fitosanitari ed
erbicidi tossici per le api sulle coltu-
A livello nazionale, l’apicoltura è re arboree, erbacee, ornamentali e
desciplinata dalla Legge n. 313 del spontanee durante la fioritura, sta-
24 dicembre 2004 e s.m.i., nella bilendo le relative sanzioni”.
quale all’art.1 c. 1 viene ricono- L’art. 5 al c.1 stabilisce le materie, il
sciuta “L’apicoltura come attività cui coordinamento ed indirizzo, sono
di interesse nazionale utile per la oggetto del Documento program-
conservazione dell’ambiente natu- matico. Tra quelle elencate si evi-
rale, dell’ecosistema e dell’agricol- denziano in particolare le seguenti:
tura in generale ed è finalizzata a
garantire l’impollinazione naturale - la promozione e tutela dei pro-
e la biodiversità di specie apistiche, dotti apistici italiani e la promo-
con particolare riferimento alla sal- zione dei processi di tracciabilità;
vaguardia della razza di ape italia- - la tutela del miele italiano con-
na (Apis mellifera ligustica Spinola) formemente alla direttiva
e delle popolazioni di api autoctone 2001/110/CE del Consiglio;
tipiche o delle zone di confine.” - la valorizzazione dei prodot-
L’art. 2 stabilisce che “la conduzio- ti DOC e IGP, nonché del miele
ne zootecnica delle api, denomi- prodotto secondo il metodo di
nata “apicoltura”, è considerata a produzione biologico, ai sensi del
tutti gli effetti attività agricola ai regolamento (CEE) n. 2092/91
sensi dell’art. 2135 del codice civi- del Consiglio e s.m.i.;
le, anche se non correlata neces- - il sostegno delle forme associate
sariamente alla gestione del ter- di livello nazionale tra gli apicol-
reno”. Conseguentemente, “sono tori e la promozione della stipula
considerati prodotti agricoli: il mie- di accordi professionali;
le, la cera d’api, la pappa reale o - lo sviluppo dei programmi di ri-
gelatina reale, il polline, il propoli, cerca e di sperimentazione api-
il veleno d’api, le api e le api regi- stica, d’intesa con le organizza-
ne, l’idromele e l’aceto di miele”. zioni apistiche;
All’art. 3 viene definito l’apicoltore - l’integrazione tra apicoltura ed
e l’imprenditore apicolo, mentre agricoltura;

13
- le indicazioni generali sui limi- vizio di impollinazione costituisce
ti e divieti cui possono essere “attività agricola per connessione,
sottoposti i trattamenti antipa- ai sensi dell’articolo 2135, secondo
rassitari con prodotti fitosanitari comma, del codice civile”.
ed erbicidi tossici per le api sulle
colture arboree, erbacee ed or- LE NORMATIVE IN VENETO
namentali, coltivate e spontanee
durante il periodo di fioritura; La Regione del Veneto ha approva-
- l’incentivazione della pratica to una Legge, la n. 23, del 18 apri-
dell’impollinazione per mezzo le 1994, “Norme per la tutela, lo
delle api, dell’allevamento apisti- sviluppo e la valorizzazione dell’a-
co e del nomadismo; picoltura” pubblicata sul BUR n. 33
- l’individuazione di limiti e divieti del 1994. All’art. 1 c.1, vengono
di impiego di colture di interesse elencate le finalità: “La Regione,
mellifero derivanti da organismi con la presente legge, promuove lo
geneticamente modificati e tute- sviluppo e la valorizzazione dell’a-
la e sviluppo delle cultivar delle picoltura, intesa anche come stru-
specie nettarifere, in funzione mento per il miglioramento qualita-
della biodiversità; tivo e quantitativo delle produzioni
- la determinazione degli incentivi agricole e la valorizzazione degli
economici di risanamento e di con- ecosistemi naturali, al fine della tu-
trollo per la lotta contro la varroasi tela del patrimonio apistico e della
e altre patologie dell’alveare; profilassi delle malattie delle api”.
- la salvaguardia e la selezione in Inoltre si definisce l’apicoltura qua-
purezza dell’ape italiana (Apis le attività agricola che “…si inqua-
mellifera ligustica Spinola) e dra nell’economia agricola regiona-
dell’Apis mellifera sicula Monta- le, contribuendo alla conservazione
gano e incentivazione dell’impie- dell’ambiente e alla valorizzazione
go di api regine italiane con pro- dei prodotti dell’alveare.”
venienza da centri di selezione La Regione del Veneto, ha elen-
genetica. cato all’art. 2 gli interventi atti a
favorire l’incremento dell’apicoltu-
La legge stabilisce, inoltre, dispo- ra. In particolare “promuove l’in-
sizioni relative la profilassi, il con- serimento di specie vegetali di in-
trollo sanitario e le comunicazioni teresse apistico nei programmi di
obbligatorie ai servizi veterinari rimboschimento, negli interventi
dell’AULSS competente. Significa- per la difesa del suolo e nelle azio-
tivo è il riconoscimento per il netta- ni di sviluppo delle colture officinali
re, la melata, il polline e la propoli mellifere”.
quali “risorse di un ciclo naturale Inoltre “La Giunta regionale, …,
di interesse pubblico” e che il ser- favorisce la politica di aggrega-

14
zione dei prodotti e dei produttori stico ai fini dell’incremento
promuovendo ed incentivando le produttivo che prevede uno
forme associate, nell’ambito del- o più spostamenti dell’apia-
la programmazione, per il settore rio nel corso dell’anno;
dell’apicoltura, sentita la Consul- f) apicoltore: chiunque deten-
ta regionale per l’apicoltura di cui ga e conduca alveari;
all’art. 5.” A questo proposito, la g) imprenditore apistico: chiun-
Giunta regionale può concedere que detenga e conduca alve-
degli aiuti per gli investimenti, per ari ai sensi dell’articolo 2135
l’assistenza tecnica e, per il Centro del Codice Civile;
regionale per l’apicoltura, aiuti alla h) apicoltore professionista:
ricerca per lo sviluppo del settore chiunque esercita l’attività,
apistico. Gli aiuti possono venire di cui alla lettera g), a titolo
concessi nel rispetto della norma- professionale;
tiva europea in materia di Aiuti di i) forme associate:
Stato (art. 107 e 108 del Trattato 1) le organizzazioni di pro-
sul funzionamento dell’UE), “… pre- duttori ai sensi della leg-
via notifica, esenzione o applicazio- ge regionale 12 dicembre
ne del regime de minimis, sulla base 2003, n. 40 e successive
di criteri e modalità di erogazione modificazioni;
definiti dalla Giunta regionale”. 2) le associazioni di apicoltori
All’Art. 2 bis – si riportano le se- e le cooperative di apicol-
guenti definizioni: tori che abbiano almeno
100 soci e che detengano
“1. Ai fini della presente legge si in- complessivamente alme-
tende per: no 650 alveari;
a) arnia: un contenitore per api; 3) i consorzi di tutela del
b) alveare: l’arnia contenente settore apistico.”
una famiglia di api;
c) apiario: un insieme unitario Per quanto concerne la tutela
di alveari; sanitaria del patrimonio apistico,
d) postazione: il sito di un apiario; l’art. 3 stabilisce che “le AULSS,
d bis) movimentazione di api e avvalendosi dell’Istituto Zoo-
alveari: ogni spostamento profilattico Sperimentale del-
degli stessi da un sito ad al- le Venezie ed in collaborazione
tra localizzazione, sia per fini con i tecnici apistici delle forme
produttivi che per fini fun- associate di cui all’articolo 2 bis,
zionali all’attività apistica e diffondono le norme tecniche
alla sopravvivenza delle api; per la cura e la profilassi delle
e) nomadismo: forma di condu- malattie delle api e promuovono
zione dell’allevamento api- sistematici accertamenti sanita-

15
ri adottando le misure di polizia La Consulta regionale per l’apicol-
veterinaria a norma delle vigenti tura è istituita dall’art. 5 presso
leggi e regolamenti. la Giunta regionale. Si precisa, al
2. La Giunta regionale adotta pia- comma 2, che “La Consulta è com-
ni di intervento volti alla tutela posta da:
del patrimonio apistico, profi-
lassi ed alla cura di malattie, a) il direttore della struttura re-
predisposti dall’Istituto Zoo- gionale competente nel settore
profilattico Sperimentale delle dell’agricoltura per la materia
Venezie, anche su indicazione dell’apicoltura;
delle forme associate di cui b) il direttore della struttura re-
all’articolo 2 bis” punto i. gionale competente nel settore
della sanità in materia veteri-
Il Centro regionale per l’apicoltura naria;
viene istituito dalla Giunta regiona- c) il direttore generale dell’Istitu-
le presso l’Istituto Zooprofilattico to Zooprofilattico Sperimentale
Sperimentale delle Venezie. I suoi delle Venezie;
compiti, descritti all’art. 4 della d) il responsabile del Centro re-
Legge Regionale, sono: gionale per l’apicoltura;
e) un rappresentante delle orga-
“a) studio e profilassi delle malattie nizzazioni professionali del set-
e degli aggressori delle api; tore agricolo rappresentate nel
b) attuazione di analisi chimi- Tavolo verde previsto dall’artico-
che, fisiche e polliniche per lo 3 della legge regionale 9 ago-
la valorizzazione dei prodot- sto 1999, n. 32 “Organizzazione
ti dell’alveare, anche svolta in dei servizi di sviluppo agricolo”
collaborazione con i laboratori nominato dalle medesime;
specializzati già esistenti; f) quattro rappresentanti delle
c) sperimentazione e promozione forme associate di cui all’arti-
delle moderne tecniche di alle- colo 2 bis, più rappresentative
vamento e di gestione sanitaria a livello regionale.
dell’apiario; 3. La segreteria della consulta è
d) formazione e aggiornamento dei assicurata da un funzionario
tecnici apistici di cui all’articolo 6; della struttura regionale compe-
e) formazione e aggiornamento de- tente nel settore dell’agricoltura
gli operatori delle aziende ULSS per la materia dell’apicoltura.
e della struttura regionale, com- 4. I componenti di cui alle lettere
petenti in materia veterinaria; a), b), c) e d) del comma 2 pos-
f) supporto tecnico-scientifico nel- sono essere rappresentati da un
la definizione dei piani di inter- funzionario della stessa struttura
vento di cui all’articolo 3...” a ciò espressamente delegato.

16
4 bis. Le organizzazioni professio- L’art. 7 prevede che “chiunque de-
nali del settore agricolo di cui al tenga, a qualsiasi titolo, apiari ed
comma 2, lettera e) designano alveari deve farne denuncia se-
un rappresentante supplente condo le disposizioni previste dalla
nell’ipotesi in cui il rappresen- normativa nazionale.”
tante designato sia impossibili- “…Le movimentazioni di api e alvea-
tato a partecipare ai lavori della ri all’interno del territorio regionale,
Consulta. Con il provvedimento così come previsto dalla normativa
di nomina dei componenti del- nazionale, devono avvenire tramite
la Consulta sono individuati i compilazione, da parte del proprie-
componenti supplenti dei rap- tario o detentore, o persona da essi
presentanti di cui al comma 2, delegata, del documento di accom-
lettera f). pagnamento previsto dall’anagrafe
4 ter. Ciascun partecipante alla apistica nazionale.” Tutto questo
Consulta regionale per l’apicol- “Fatte salve le eventuali misure di
tura può farsi assistere da una restrizione disposte dall’autorità
persona dotata di particolare sanitaria competente a seguito di
competenza sugli argomenti focolai di malattie infettive o altri
all’ordine del giorno.” eventi che possono compromettere
In particolare il comma 5 ne la salute delle api e la salubrità dei
definisce il ruolo: “La consul- prodotti dell’alveare…”.
ta esprime pareri, su richiesta Nel caso la movimentazione sia di
della Giunta regionale, sull’ap- api e alveari provenienti da altre
plicazione della presente legge regioni questa deve essere comu-
e delle altre norme in materia nicata, “…almeno 48 ore prima,
di apicoltura.” alla competente azienda ULSS di
destinazione con indicazione del
Il Registro dei tecnici apistici è pre- comune di provenienza e del co-
visto ai commi 1 e 2 dell’art. 6: mune di destinazione” ed essere
“Presso la Giunta regionale è istitu- accompagnata “da certificazione
ito il registro in cui vengono iscritti, sanitaria di origine, …, rilasciata
secondo le modalità stabilite dalla dalla competente autorità sanitaria
stessa Giunta regionale, i tecnici in data non anteriore a sette giorni
apistici, i cui nominativi sono pub- dallo spostamento, che va inoltrata
blicati sul sito istituzionale della Re- all’azienda ULSS” di destinazione.
gione del Veneto. I tecnici apistici, “La Giunta regionale definisce ulte-
iscritti nel registro” sopra definito, riori procedure e modalità relative
“collaborano con le ULSS e l’Isti- alle movimentazioni di api all’inter-
tuto Zooprofilattico Sperimentale no del territorio regionale, sentita
delle Venezie alla diffusione delle la Consulta regionale per l’apicol-
norme di allevamento e profilassi.” tura di cui all’articolo 5.”

17
All’art. 8 si enuncia che: tuati da parte di istituti di ricerca
o ditte private nel rispetto della
“1. È fatto obbligo a chiunque pos- normativa vigente, utilizzando, se
siede o detiene alveari di de- necessario, impianti idonei ad evi-
nunciare alla ULSS competen- tare la diffusione di agenti patoge-
te per territorio, le malattie ni nell’ambiente.” Si prevede inol-
diffusive accertate o sospette, tre che i proprietari non possano
come previsto dal decreto del lasciare abbandonati i loro alveari
Presidente della Repubblica 8 “…l’autorità sanitaria, ove si renda
febbraio 1954, n. 320 “Regola- necessario, può procedere alla loro
mento di polizia veterinaria” e distruzione”.
successive modifiche. Nei commi 4 e 4 bis si vietano “…
1 bis. Chiunque possiede o detie- i trattamenti con prodotti fitosani-
ne alveari è tenuto a comunica- tari tossici per le api e gli insetti
re alla azienda ULSS competen- pronubi sulle colture arboree, ar-
te per territorio i casi di moria bustive, erbacee, ornamentali du-
o di spopolamento degli alveari, rante la fioritura, la secrezione di
con le modalità previste dalle li- sostanze extrafloreali o in presen-
nee guida ministeriali. za di fioriture spontanee di pian-
2. A seguito della denuncia le te infestanti. Tali trattamenti sono
aziende ULSS possono, anche ammessi successivamente allo
con la collaborazione dei tecni- sfalcio con eliminazione del cotico
ci apistici delle forme associate erboso o sua completa essicazio-
…, provvedere ai prelievi per gli ne. In ogni caso tutti i trattamenti
accertamenti diagnostici e, se sono effettuati nel rispetto delle
necessario, all’applicazione del- specifiche modalità d’uso.
le misure di polizia veterinaria.” Ogni sospetto caso di avvelena-
mento è tempestivamente segna-
L’art. 9 della suddetta Legge Regio- lato al dipartimento di prevenzione
nale sancisce che il miele, i favi ed dell’azienda ULSS, che espleta i
i melari infetti o supposti tali non sopralluoghi e gli accertamenti ne-
possono essere esposti e lasciati cessari ad individuare la causa e i
alla portata delle api; conseguen- responsabili dell’avvelenamento.”
temente “è vietato alienare alveari, Nel comma 5 si rimanda all’articolo
attrezzi, miele e cera di apiari in- 896 bis del Codice Civile, per la di-
fetti o supposti tali.” sciplina delle distanze degli apiari,
Al comma 2 vieta espressamente che recita: “Gli apiari devono esse-
di “fare esperimenti su api vive con re collocati a non meno di dieci me-
materiale patogeno, medicinali e tri da strade di pubblico transito e a
sostanze farmacologicamente atti- non meno di cinque metri dai confi-
ve, salvo che gli stessi siano effet- ni di proprietà pubbliche o private.

18
Il rispetto delle distanze di cui al le 31 maggio 1980, n. 77 e suc-
primo comma non è obbligatorio cessive modificazioni, dagli organi
se tra l’apiario e i luoghi ivi indica- di polizia urbana, dagli agenti del
ti esistono dislivelli di almeno due Corpo forestale dello Stato.”
metri o se sono interposti, senza Per quanto riguarda “l’accerta-
soluzione di continuità, muri, siepi o mento delle violazioni… ed all’ir-
altri ripari idonei a non consentire il rogazione delle relative sanzioni
passaggio delle api. Tali ripari devo- si applica la legge 24 novembre
no avere una altezza di almeno due 1981, n. 689 e la legge regionale
metri. Sono comunque fatti salvi gli 28 gennaio 1977, n. 10 e successi-
accordi tra le parti interessate. ve modificazioni.”
Nel caso di accertata presenza di All’art. 11 vengono previste san-
impianti industriali saccariferi, gli zioni amministrative pecuniarie in
apiari devono rispettare una di- caso di violazioni relative agli artt.
stanza minima di un chilometro dai 7, 8 e 9.
suddetti luoghi di produzione”. Dal punto di vista finanziario con il
L’art. 10 stabilisce chi deve svol- piano apistico nazionale, di cui al
gere le funzioni di vigilanza sull’a- Reg. (UE) 1308/2013, recepito dal-
picoltura al fine della Legge Re- la Regione del Veneto, negli ultimi
gionale. In particolare “… sono due bandi sono stati assegnati, in
esercitate dall’ULSS competente base al numero di alveari presenti
per territorio, a mezzo del servizio nella Regione del Veneto, i seguen-
ispettivo di cui alla legge regiona- ti importi:

Anno 2018/2019 Anno 2019/2020

N. Alveari N. Alveari
Riferiti Imp. Imp. Riferiti Imp. Imp.
all’anno Richiesto Assegnato all’anno Richiesto Assegnato
2017 2018

67.996 805.000 317.280 74.347 1.095.000 365.588

19
API E AGRICOLTURA,
UN BINOMIO INSCINDIBILE
Cristian Bolzonella, Giulia Ranzani, CAUSE DI MORTALITÀ
Vasco Boatto, Augusto Zanella DELLE API
Università di Padova - Dipartimento
Tesaf Le categorie di cause del decli-
no delle colonie di api sono state
Gli insetti impollinatori sono in de- scientificamente individuate:
clino sia come quantità che come
diversità. La riduzione non è limita- – malattie e parassiti delle api e
ta ai paesi sviluppati quali Europa trattamenti usati contro di essi;
e Nord America ma è un fenomeno – cambiamenti ambientali e climatici;
di scala globale (Potts, 2010; Goul- – pratiche agricole e uso di so-
son et al., 2015; Biesmeijer, 2006; stanze chimiche;
Carvalheiro et al., 2013; Bommar- – pratiche dell’apicoltura, in par-
co et al., 2012). Considerando solo ticolare l’importazione di regine
le api, il 40% delle specie è a ri- di sottospecie non adattate alle
schio di estinzione (Potts, 2016). aree di impiego.
La diminuzione dei pronubi sta
attirando l’attenzione dell’opinio- Secondo l’Associazione interna-
ne pubblica a livello mondiale che zionale di ricerca Coloss con sede
chiede azioni concrete per fer- presso l’Università di Berna (Sviz-
marne il declino. Si stanno diffon- zera), le principali cause di moria
dendo a livello mondiale diverse delle api sono imputabili agli effetti
certificazioni “bee friendly” che dell’uso del suolo quali l’incremen-
coinvolgono le associazioni di api- to delle aree urbane e la frammen-
coltori, coltivatori, ricercatori e tazione degli ecosistemi.
cittadini. Banaszak (2000) ha valutato che in
Queste consentono l’utilizzo di un territorio agricolo le zone colti-
un marchio di identificazione dei vate non dovrebbero superare i ¾
prodotti se rispettano protocolli dell’intera superficie e la parte re-
di regolamentazione della dife- stante dovrebbe essere destinata
sa, attivano misure di preserva- ad aree rifugio dotate di flora mel-
zione della biodiversità, regolano lifera quali siepi, fasce fiorite, prati
le tecniche di raccolta e creano e pascoli purché vengano gestiti
dei partenariati tra apicoltori e senza pesticidi.
produttori al fine di trasferire le A questi si aggiunge l’intensifica-
conoscenze e gestire i servizi di zione dell’attività agricola (Pywell
impollinazione. et al., 2015) che porta alla spe-

20
cializzazione produttiva con con- per la biodiversità come la conser-
seguente riduzione nel numero di vazione dei siti di rifugio per gli im-
specie coltivate e all’uso diffuso di pollinatori, promuove la diversifica-
pesticidi. Tutto questo ha creato zione colturale al fine di avere una
un ambiente particolarmente ostile fioritura continua e vieta la tecnica
agli insetti pronubi, sia domesti- della transumanza su lunghe di-
ci che selvatici, che non facilita la stanze. Anche nella fase di raccolta
convivenza con antagonisti in par- si dovrà tener conto della presen-
ticolare Varroa e Calabrone asiati- za degli impollinatori adottando le
co (Monceau, 2014). tecniche che ne limitano la mortali-
La riduzione degli insetti impollina- tà degli insetti (Hidalgo, 2017).
tori ha effetti sulla qualità e quan- A livello internazionale, con la Con-
tità delle produzioni agricole e più venzione sulla biodiversità redatta
in generale sul funzionamento de- nel 2016 si sono definite le linee
gli ecosistemi. I paesi mediterranei guida da adottare nelle politiche e
in particolare, avendo una flora più strategie di salvaguardia della bio-
entomofila, risentiranno maggior- diversità recepite successivamente
mente del declino dei pronubi ri- dagli Stati aderenti al programma
spetto ai paesi continentali e nor- tra cui l’UE.
dici (Klatt et al., 2014). Le azioni riguardano la creazione
Le cause legate al cambiamento e gestione di siti favorevoli all’en-
climatico e dell’ambiente in ge- tomofauna e la razionalizzazione
nerale non sembrano destinate a dell’apicoltura in funzione della do-
diminuire nei prossimi anni. Le re- manda di impollinazione dell’agroe-
gioni mediterranee, e quindi gran cosistema nel rispetto dell’attività
parte del territorio italiano, sono degli insetti pronubi selvatici. Vi
elencate a livello mondiale tra è inoltre la necessità di diversifi-
quelle a più alto rischio nei pros- cazione dei paesaggi rurali con la
simi decenni (IPCC - International coltivazione di piante entomofile,
Panel on Climate Change, 2018). la presenza di orti, le rotazioni col-
turali, la creazione di corridoi eco-
MISURE DI DIFESA logici e il ritorno degli allevamenti
misti (Klein et al., 2007). La pre-
Per quanto concerne la difesa, senza di questi ultimi sul territorio
viene adottato un protocollo che garantisce infatti il mantenimento
si basa sulle strategie di lotta in- di prati, pascoli ed altre colture fo-
tegrata, elenca una lista nera di raggere che costituiscono un’im-
pesticidi vietati e proibisce gli in- portante risorsa trofica e di siti di
terventi durante la fioritura e di nidificazione dei pronubi. Ne conse-
favorire i trattamenti notturni. Il gue un aumento della disponibilità
protocollo stabilisce anche misure di risorse alimentari che accresce la

21
difesa dalle malattie e dai parassiti. di di analisi in grado di individuare
Altre azioni riguardano la gestio- le contraffazioni più sofisticate e
ne della popolazione delle api do- trovare dei modi per assicurare la
mestiche della quale è importante tracciabilità del miele.
mantenere un’elevata variabilità Le regolamentazioni sui pesticidi
genetica e il controllo della movi- (direttiva 2009/128/CE e Reg. (CE)
mentazione delle arnie al fine di 1107/2009) prevedono una serie
evitare la diffusione delle specie di azioni che contengono l’impatto
alloctone invasive. dell’uso dei fitofarmaci sull’ambien-
A questo si aggiunge l’attività di ri- te mediante l’introduzione dell’ana-
cerca e formazione legata alla co- lisi della rischiosità ed eliminando
noscenza dell’importanza dei pro- l’utilizzo dei neocotinoidi e del fi-
nubi dal punto di vista economico, pronil. Risulta fondamentale la ge-
ambientale e sociale. stione integrata dei pesticidi le cui
linee guida sono previste dal codi-
INCENTIVI, MERCATO ce di condotta internazionale del-
GLOBALE E REGOLAMENTI la FAO che promuove un controllo
delle infestanti che tenga conto an-
Gli eventuali sistemi di incentiva- che dei fabbisogni nutrizionali dei
zioni non dovranno favorire azioni pronubi.
che portano alla distruzione di ha- Altre politiche che contribuisco-
bitat, il sovrautilizzo dei pesticidi e no a mitigare l’impatto sui pro-
all’impoverimento dei paesaggi e nubi sono: la Politica di Coesione
dei sistemi produttivi. con investimenti nella protezione
Un ulteriore rischio è legato al e recupero delle aree naturali e la
mercato e sta mettendo a repen- formazione di corridoi ecologici;
taglio l’apicoltura europea a causa il Programma UE per la ricerca e
del crollo dei prezzi in seguito alla l’innovazione (Horizon 2020) che
crescita delle importazioni di miele sostiene filoni di ricerca inerenti lo
da Argentina e Cina. Il basso livel- studio dello stato di salute delle api
lo del prezzo del miele importato e dell’impollinazione, la biodiversi-
è legato non solo al minor costo tà funzionale, l’interazione tra gli
di produzione ma anche alla pro- impollinatori e i predatori dei pa-
duzione di mieli contraffatti. Situa- rassiti e lo studio di prodotti alter-
zione favorita da lacune normative nativi ai pesticidi chimici.
che non obbligano la descrizione in La Politica Agricola Comunitaria
etichetta della quantità di prodot- (PAC) costituisce uno strumento
to originato nei diversi Paesi, ma che può favorire il servizio di im-
unicamente il Paese di origine. Per pollinazione promuovendo gestioni
tutelare le produzioni di miele lo- di agricoltura sostenibili e diversi-
cali è necessario dotarsi di meto- ficate se effettivamente porta ad

22
una riduzione nell’utilizzo di inset- laboratori per l’analisi dei prodot-
ticidi e fungicidi. ti dell’apicoltura; il miglioramento
Nel primo pilastro della PAC il gre- della qualità dei prodotti apistici;
ening, che pesa per il 30% dei pa- azioni di monitoraggio del mer-
gamenti diretti, si sostanzia nel ri- cato. Tale proposta per diventare
spetto di tre pratiche obbligatorie effettiva dovrà essere confermata
quali: la diversificazione colturale, dalla nuova commissione Von der
il mantenimento dei prati e pascoli Leyen la cui attenzione verso le te-
permanenti e la formazione delle matiche ambientali è notevolmen-
aree Efa (Ecological focus area). te rafforzata.
Mentre nel secondo pilastro vi sono A livello regionale, in applicazio-
le misure agroambientali e gli inve- ne del Reg. (UE) n. 1308/2013, è
stimenti non produttivi che incenti- stato redatto il programma d’in-
vano l’impianto di fasce boscate, le tervento per il settore dell’apicol-
fasce fiorite, la gestione biologica tura (2020 – 2022) con l’obiettivo
e integrata. Tali strumenti risulta- di migliorare la qualità dei prodot-
no efficaci solo se vengono attuate ti dell’alveare, l’aggregazione dei
delle modalità di gestione compati- produttori e la reddittività nel ri-
bili con le esigenze nutrizionali e di spetto dell’ambiente e della salute
salubrità ambientale dei pronubi. dei consumatori.
È quindi evidente come i policy I principali punti di debolezza sono
maker sentano l’esigenza di af- riconducibili alla frammentazione
frontare il problema del declino dei dell’offerta e alla riduzione dei ter-
pronubi e questo viene confermato ritori idonei al pascolamento delle
anche nella proposta della nuova api. In Veneto sono presenti infatti
PAC (2021 – 2027) che prevede oltre 7.000 apicoltori che gestisco-
una specifica misura settoriale de- no circa 100.000 arnie con un’alta
dicata all’apicoltura. percentuale di hobbisti per cui l’of-
Potranno beneficiare di tale in- ferta di prodotti apistici è dispersi-
tervento le organizzazioni rap- va ed eterogenea.
presentative del settore apicolo Il Veneto inoltre si conferma la pri-
che presenteranno dei progetti ri- ma regione come incremento di
guardanti: l’assistenza tecnica agli consumo di suolo con 922 ha nel
apicoltori e alle organizzazioni di 2018 (ISPRA, 2018) con conse-
apicoltori; azioni per la difesa da guente perdita di produttività, per-
parassiti degli alveari; la raziona- dita di carbonio organico, perdita
lizzazione dell’attività di transu- di qualità degli habitat ed erosione
manza degli alveari; il sostegno a del suolo.

23
Bibliografia

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24
ASPETTI ECONOMICI DELL’APICOLTURA

Gabriele Zampieri grandi produttori risultano la Turchia,


Veneto Agricoltura l’Argentina, l’Iran, gli USA, l’Ucraina,
la Russia e l’India, con valori compre-
INQUADRAMENTO si tra le 115 e 60 mila di tonnellate.
PRODUTTIVO MONDIALE L’Europa (UE28) produce circa 283
ED EUROPEO mila t, ma è deficitaria per circa il
40%. I Paesi europei con maggiore
La produzione mondiale di miele vie- produzione sono la Spagna (30-32
ne stimata dalla FAO 1,86 milioni di mila t), la Romania (28-30 mila t),
tonnellate nel 2017. Il trend produt- l’Ungheria (25-30 mila t), la Germa-
tivo risulta in crescita tanto che negli nia (20-22 mila t), la Francia (circa 20
ultimi 10 anni è aumentato di circa mila t) e l’Italia (15-20 mila t) (fon-
il 23%. La produzione si concentra te UE) (Graf. 1). Anche la produzio-
in alcuni continenti (Asia, Europa e ne europea è aumentata negli ultimi
Americhe) e in relativamente poche 10-12 anni di circa il 10%, seppure
nazioni. L’Asia produce circa il 49% condizionata dagli alti e bassi degli
del totale mondiale, mentre la Cina andamenti stagionali.
da sola il 29% con quasi 500 mila Il limitato autoapprovigionamento
tonnellate. Al secondo posto si piaz- europeo favorisce lo scambio com-
za l’Europa col 21%, seguita dalle merciale sia tra Paesi europei che
Americhe con il 18%. Dopo la Cina, con il resto del mondo. I dati dell’in-

Graf. 1 – La produzione di miele in Europa.

25
Graf. 2 – La produzione di miele in Italia.
Fonte: Istat e Osservatorio Nazionale Miele.

terscambio evidenziano un forte in- Belgio (14%), Spagna (13%), Germa-


cremento delle importazioni (+25% nia (12%) e Polonia (11%).
dal 2013), arrivando nel 2018 a 208
mila tonnellate (452 milioni di euro LA PRODUZIONE DI MIELE
in valore). Mentre le esportazioni IN ITALIA E VENETO
dall’EU28 sono 10 volte più basse,
pari a 21 mila t nel 2018 (119 milioni In Italia la produzione di miele natu-
di euro) (dati Eurostat). Il principale rale risulta rilevante, anche se non
importatore è la Germania, segue il sufficiente rispetto alle richieste. Il
Regno Unito, a distanza Belgio, Polo- nostro è tra i maggiori Paesi produt-
nia e Spagna. Mentre la Cina risulta il tori europei e si colloca tra le prime
più grosso fornitore con circa 80 mila 5-6 posizioni a seconda delle annate.
tonnellate (39% del totale), seguita I dati produttivi non risultano però di
dall’Ucraina (20%), Argentina (12%) così facile determinazione. Un dato
e Messico (10%). L’interscambio in- ufficiale che proviene dall’Istat (Con-
terno tra Paesi UE28 è pari a 137 mila tabilità nazionale) assegna all’Italia
tonnellate, in cui primeggia come una produzione per il 2018 pari a
esportatore l’Ungheria, con una quo- 7.8001 t, cifra decisamente inferiore
ta in volume del 14,5%, seguita da a quella proposta dall’Osservatorio

1
L’ISTAT prende in considerazione l’apicoltura solo nei censimenti generali dell’agricoltura che,
non essendo concepiti per stabilire la consistenza degli allevamenti apistici, rilevano esclusi-
vamente parte degli allevamenti strutturati nel settore agricolo, laddove questi coincidano con
la disponibilità di terreno. Rimangono pertanto esclusi i numerosi apicoltori che, a prescindere
dalla loro connotazione professionale, non associano l’apicoltura ad un’attività agricola ma che
pure operano nei più disparati ambienti naturali (fonte: Ismea - Report settore apistico 2019).

26
Nazionale Miele che la indica pari a sottostimati, partendo da una pro-
21 o 23 mila t, a seconda se rappor- duzione inferiore al reale, come già
tata al numero di alveari censiti o rilevato. I dati mettono in eviden-
supposti in produzione. za un chiaro incremento in valore
Il valore della produzione ai prez- collegabile all’aumento del prezzo
zi di base (PPB) (Tab.1), calcolato medio all’origine, più che a parti-
annualmente dall’Istat per la Con- colari aumenti della quantità che,
tabilità nazionale, risulta pari a anzi, l’Istat stima in calo dal 2010
61,5 milioni di euro (2018, valori (Graf. 2). Il Veneto si configura
correnti), con un trend in aumen- come una regione con un’alta pre-
to nel corso del decennio, anche senza di apicoltori (circa 7.000, tra
se probabilmente si tratta di valori le più alte d’Italia) e anche un buon

Tab. 1 – Italia – valore della produzione ai prezzi di base (.000 euro)


e prezzo medio al kg (euro/kg).
Fonte: Istat Contabilità nazionale.

2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018
Valore PPB (*) 24.113 34.362 43.398 46.241 43.190 45.460 43.302 49.863 46.750 50.347 61.560
P medio al kg 3,35 3,1 3,56 3,95 4,28 4,64 5,28 5,48 5,92 6,8 7,89
(*) calcolato al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi.

numero di alveari (compresi gli scia- la perfomance produttiva sul reddi-


mi), circa 100 mila (dati fine 2019 in to dell’interessato. I dati Istat per il
BDN). Però i professionali sono poco Veneto sono riassunti nella tabella 2.
più di 2.100, con 55 mila alveari Tali valori non si accordano con quel-
(compresi gli sciami). L’alta percen- li dell’Osservatorio Nazionale Miele
tuale degli hobbisti rende meno si- che, per l’annata 2018, stima la pro-
cura la valutazione della produzione duzione superiore ai 12 mila quintali2
annuale per il diverso risvolto che ha contro i 4.000 q dell’Istat.

Tab. 2 – Veneto – Valore della produzione ai prezzi di base (.000


euro), quantità (.000 q) e prezzo medio al kg (euro/kg).
Fonte: Istat Contabilità nazionale.

2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018
Valore PPB (*) 1.356 1.565 2.160 2.398 2.158 2.341 2.132 2.760 2.984 2.745 3.187
Quantità 5 6 6 6 5 5 4 5 5 4 4
P medio al kg 2,71 2,61 3,6 4 4,32 4,68 5,33 5,52 5,97 6,86 7,97
(*) calcolato al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi.

Sulla base di una produzione media per alveare nomade di 35 kg e dello stanziale di 21 kg
2

(validi per l’annata) moltiplicati per gli alveari registrati in BDN.

27
Al momento di andare in stampa quella di una perdita quasi totale
non sono ancora disponibili i dati dell’acacia e di una forte riduzione
Istat relativi al 2019; l’Osservatorio della resa media per altre varietà,
Nazionale Miele ha però già pubbli- con una quantità calcolata inferiore
cato un report con la stima delle alle 500 t (-40/-45%) sulla base del
produzioni (si veda il capitolo a pag. numero di alveari stanziali e nomadi
38). L’annata 2019 è stata molto in BDN a fine 2018. In Veneto è pre-
disturbata dall’andamento meteo- sente anche una produzione certi-
rologico, portando al quasi azzera- ficata DOP, che trova collocazione
mento della produzione di miele di nella provincia di Belluno e che dal
acacia nel nord Italia e ad un calo 2012 ha come denominazione “Mie-
drastico della produzione di miele le delle Dolomiti Bellunesi DOP”.
di agrumi nel sud Italia. Complessi- Gli apicoltori certificati sono ancora
vamente la produzione italiana non molto pochi e così anche la produ-
dovrebbe superare le 15.000 ton- zione, però ci sono segnali di cre-
nellate, circa il 35% in meno rispet- scita. I quantitativi certificati sono
to al 2018. Per il Veneto la stima è raccolti nella sottostante tabella 3.

Tab. 3 – Quantità di miele certificato DOP.


Fonte: CSQA.
Anni 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
Produzione (kg) 60 46 0 176 504 100 3.646 nd

LA DOMANDA E IL MERCATO e infine i discount (6%). Il Panel


Consumatori Ismea-Nielsen sugli
L’AIPA (Associazione Italiana In- acquisti delle famiglie italiane nel
dustrie Prodotti Alimentari) stima, retail (GDO+dettaglio tradizionale)
in una recente nota, un consumo valuta per il 2018 un totale acqui-
procapite di 0,5 kg, inferiore del stato a scontrino di 14,7 mila t per
35% alla media europea, ma qua- un valore di 141,3 milioni di euro.
si il doppio rispetto agli anni ’80. In diminuzione del 3% in valore e
La produzione interna è deficitaria del 5% in volume, dopo l’interes-
di quasi il 50%. Circa il 60% va al sante crescita dal 2014 al 2017 (in
consumo diretto, mentre un 40% valore +21%, in volume +13%).
è impiegato dall’industria alimen- Le importazioni italiane sono au-
tare o cosmesi. Secondo l’AIPA, mentate negli ultimi 10 anni, pas-
il principale canale distributivo al sando da 13,5 mila t del 2008 a
consumo è la grande distribuzione quasi 28 mila t del 2018, mentre in
col 43%, segue l’acquisto diretto valore sono quasi triplicate (Tab. 4).
dall’apicoltore (29%), quindi i ne- Circa il 75% delle nostre importa-
gozi tradizionali e mercatini (24%) zioni arrivano da Paesi comunita-

28
Tab. 4 – Import-export di miele naturale (cod. 0409) in tonnellate
e milioni di euro.
Fonte: Istat – Coeweb.

2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019*

Import - valore
Mondo 30.555 37.288 40.260 41.643 43.630 56.625 68.651 76.367 65.478 72.717 85.401 67.198
Ue28 17.066 24.160 27.247 27.042 30.417 45.362 55.704 57.583 44.595 54.676 66.148 50.953
Extra Ue28  13.489 13.129 13.014 14.601 13.213 11.263 12.947 18.784 20.883 18.041 19.253 16.245
Import - quantità
Mondo 13.584 15.261 14.560 15.152 15.220 18.493 21.174 23.595 22.568 23.602 27.875 22.824
Ue28 6.427 8.737 8.793 8.449 9.387 13.521 15.561 15.827 13.002 15.306 19.122 15.323
Extra Ue28  7.157 6.524 5.767 6.703 5.833 4.972 5.613 7.767 9.566 8.296 8.753 7.501
Export - valore
Mondo 13.267 12.684 23.582 23.447 29.867 44.525 34.938 39.514 34.570 32.560 26.805 23.195
Ue28 11.861 11.248 21.752 21.468 27.199 40.703 29.668 34.244 28.999 28.578 22.403 18.449
Extra Ue28  1.406 1.436 1.830 1.979 2.668 3.821 5.270 5.270 5.571 3.982 4.402 4.746
Export - quantità
Mondo 4.082 3.454 6.960 6.444 8.352 11.507 8.093 8.883 7.284 6.765 5.335 4.853
Ue28 3.777 3.199 6.616 6.107 7.849 10.830 7.005 7.984 6.333 6.203 4.640 4.030
Extra Ue28  305 255 343 337 504 677 1.088 898 951 562 695 823

(*) Dato provvisorio e relativo al periodo gennaio-novembre

ri come (dati 2018) l’Ungheria con è circa il 9% in valore, pari a 7,7


11,3 mila t, la Romania (2,6 mila t) milioni di euro. I principali fornitori
e la Spagna (1,8 mila t), mentre la esteri del Veneto sono la Germania
quota extra UE da Cina (2,5 mila t), (3,1 milioni di euro), l’Ungheria (1,9
Argentina (2,5 mila t) e Ucraina (1,5 mil.) e la Spagna (860 mila). Mol-
mila t). to bassa l’importazione dalla Cina.
Le nostre esportazioni vanno quasi Il Veneto ha esportato (2018) per
tutte verso Paesi europei come la 2,3 milioni di euro, comprato dalla
Germania e la Francia, ma è proba- Francia (1,3 mil.), Germania e Mal-
bile che una quota parte sia costitu- ta. Il Saldo è risultato nettamente
ita anche da miele di 2^ lavorazio- negativo (-5,3 milioni di euro), il
ne di provenienza estera. La quota peggiore degli ultimi cinque anni
importata arrivata in Veneto (2018) (Tab. 5).

Tab. 5 – Import export del Veneto in valore (euro).


Fonte: elaborazione Veneto Agricoltura su dati Istat (banca dati Coeweb).
2014 2015 2016 2017 2018
Esportazioni 4.323.325 3.145.811 3.055.466 4.719.578 2.321.225
Importazioni 3.973.762 5.757.484 5.065.704 5.756.009 7.679.472
Saldo 349.563 -2.611.673 -2.010.238 -1.036.431 -5.358.247

29
LA SITUAZIONE DELL’APICOLTURA
ITALIANA
Alberto Contessi piego di fitofarmaci (o pesticidi che
Osservatorio Nazionale Miele dir si voglia) in agricoltura (e non
solo) e il cambiamento climatico.
“Se un giorno le api dovessero
scomparire, all’uomo resterebbero CONSISTENZA
soltanto quattro anni di vita”. DELL’APICOLTURA ITALIANA
Questa frase, attribuita ad Einstein,
ma che per quel che è dato sapere Grazie all’anagrafe apistica nazio-
non ha mai pronunciato, rende per- nale, istituita con decreto ministe-
fettamente l’idea di quello che po- riale del 4 dicembre 2009 e alla
trebbe accadere se le api dovessero relativa Banca Dati Apistica (BDA),
effettivamente scomparire. alla quale tutti gli apicoltori devono
Perché le api sono così importan- essere obbligatoriamente registra-
ti per l’ambiente? Non certamente ti, dichiarando gli alveari detenuti
solo per quello che producono (an- e la loro posizione geografica, oggi
che se molto importante), ma per il si conosce la reale consistenza del
contributo che esse danno al com- patrimonio apistico nazionale.
parto agricolo e al mantenimento Dai dati della BDA emerge che al 31
della biodiversità, grazie all’impol- dicembre 2019 gli apicoltori erano
linazione di numerose specie vege- 62.944, di cui 42.356 producono
tali. Naturalmente l’attività pronu- per autoconsumo (67,3%) e 20.588
ba non è a solo appannaggio delle (32,7%) sono apicoltori con partita
api, ma gli altri impollinatori selva- iva, che si presume producano per
tici sono ancora più sensibili all’in- il mercato (Tab. 1 e Fig. 1). Dalla
quinamento ambientale e hanno tabella 1 si evince come negli ul-
già iniziato un rapido declino. timi anni il numero degli apicoltori
Al momento le api allevate dall’uo- sia aumentato. Gli apicoltori italia-
mo non sono a rischio di estinzio- ni detengono in totale 1.380.250
ne, in quanto sopravvivono grazie alveari in produzione, a cui vanno
all’intervento degli apicoltori, i qua- aggiunti 217.489 sciami, per un to-
li sostituiscono le colonie che muo- tale di 1.597.739 alveari. Anche gli
iono costituendone delle nuove; alveari, come gli apicoltori, sono
quella che è a rischio è l’apicoltu- aumentati negli ultimi anni (Fig. 2).
ra così come noi la conosciamo, in Gli apicoltori con partita IVA con-
particolare quella professionale, a ducono circa il 78% degli alveari
causa di molteplici fattori, i princi- totali (circa 1.232.000), a conferma
pali dei quali sono il massiccio im- dell’elevata professionalità del set-

30
Tab. 1 – Numero apicoltori in Italia al 31/12 degli ultimi 3 anni.
Fonte: BDA, elaborazione Osservatorio Nazionale Miele.
Anno Numero apicoltori Numero apicoltori Totale
% %
di censimento autoconsumo commercio apicoltori

2017 32.229 62,4% 19.417 37,6% 51.646


2018 36.206 64,8% 19.671 35,2% 55.877
2019 42.356 67,3% 20.588 32,7% 62.944

Fig. 1 – Suddivisione per tipo di attività: amatoriale o professionale.


Fonte: BDA, elaborazione Osservatorio Nazionale Miele.
Numero apicoltori autoconsumo Numero apicoltori commercio
45000

40000

35000

30000

25000

20000

15000

10000

5000

0
2017 2018 2019

Fig. 2 – Consistenza alveari in Italia al 31/12/2019 suddivisa per


regione e tipo di attività: amatoriale o professionale .
Fonte: BDA, elaborazione Osservatorio Nazionale Miele.

200000
180000
160000
140000
120000
100000
80000
60000
40000
20000
0
O TA IA IA NA IA IO IA IA HE SE TE IA NA IA NA Z) N) IA TA TO
ZZ A R N L Z R D I N L IL (B T R S
U LIC AB PA AG GIU LA GU AR RC OL O UG EG IC CA E E ( MB AO NE
R I L M M LI MB MA M IEM P RD S OS DIG IG U D' VE
AB AS CA CA RO ZIA T A AD
B A NE LO P SA LE
I
IL VE LTO LTO VAL
M
E LI -A -A
IU O
N NO
FR TI TI
EN EN
TR TR

31
tore e dell’importanza del comparto non sia aggiornato in quanto fre-
nel contesto agro-economico. quentemente vengono costituite
nuove associazioni, mentre altre
L’ASSOCIAZIONISMO cessano di operare o modificano i
IN APICOLTURA propri recapiti senza che ne venga
data idonea comunicazione.
Attualmente risultano operative in Una delle Associazioni nazionali è
Italia 119 associazioni, 12 operano l’Osservatorio Nazionale Miele.
a livello nazionale, di cui 2 coope- Si tratta di un organismo nazionale
rative, e 107 che operano a livello di supporto nel settore apistico che
locale. associa Organizzazioni apistiche a
Per la maggior parte si tratta di livello nazionale e regionale.
associazioni, ma una decina sono Le principali attività dell’Osserva-
costituite in cooperativa, pur svol- torio sono:
gendo anche attività associativa
(non sono state prese in conside- - il monitoraggio e studio delle di-
razione le cooperative che svol- namiche produttive;
gono solo attività commerciale ed - il monitoraggio del mercato e stu-
imprenditoriale). di economici sull’impresa apistica;
Una trentina di associazioni ope- - il monitoraggio e miglioramento
rano a livello regionale, mentre la della qualità dei mieli;
maggior parte opera a livello pro- - la valorizzazione delle produzioni
vinciale (o fra province limitrofe), e nazionali di qualità.
alcune in ambito ancor più locale.
La regione col maggior numero di Un’altra importante attività dell’Os-
associazioni è la Lombardia con 13, servatorio è la reportistica, vengo-
seguita dal Piemonte (11), Veneto no prodotti:
(10), Emilia-Romagna (8), Lazio
e Sicilia (7), Friuli-Venezia Giulia, - 12 report mensili;
Liguria e Trentino-Alto Adige (6), - un report “Prime valutazioni del-
Abruzzo, Campania, Puglia e To- la stagione produttiva” a set-
scana (4), Calabria e Sardegna (3), tembre di ogni anno;
Marche, Molise e Umbria (2), infine - un report annuale a febbraio
Basilicata e Valle D’Aosta con una. dell’anno successivo;
L’elenco con i relativi recapiti, - eventuali report di allerta (come
è consultabile nel sito internet nel caso della primavera 2019 e
dell’Osservatorio Nazionale Miele a conclusione della medesima
al seguente indirizzo: https://www. drammatica annata);
informamiele.it/document/elenco- - studio sui costi di produzione e
associazioni-apistiche. assistenza alle associazioni e alle
Purtroppo è probabile che l’elenco imprese.

32
I report sono consultabili nel sito - la Confederazione Generale
dell’Osservatorio: dell’Agricoltura Italiana (Confa-
www.informamiele.it gricoltura);
Altri settori di attività dell’Osser- - la Confederazione Italiana Agri-
vatorio: coltori (CIA);
- la Confederazione Produttori
- studio dell’impatto del cambia- Agricoli (COPAGRI);
mento climatico sull’apicoltura e - l’Alleanza delle Cooperative Ita-
gestione del rischio (per assicu- liane Agroalimentari (ACI);
rare il mancato reddito); - l’Associazione Italiana Sementi
- statistica parametri economici (ASSOSEMENTI);
per accesso a benefici europei - la Confederazione Agromeccani-
(esempio: calcolo del reddito ci e Agricoltori Italiani (CAI);
convenzionale per alveare); - il Consorzio delle Organizzazioni
- studi ad hoc per fornire alle isti- di Agricoltori Moltiplicatori di Se-
tuzioni competenti i dati neces- menti (COAMS);
sari alla gestione di situazioni di - la Federazione nazionale com-
allerta; mercianti prodotti per l’agricol-
- monitoraggio e studi su im- tura (COMPAG);
port-export; - la Federazione Apicoltori Italiani
- buone pratiche agricole per la (FAI);
difesa delle api. - l’Unione Nazionale Associazioni
Apicoltori Italiani (UNAAPI);
- la Società Scientifica Veterinaria
Per affrontare il tema delle buo- per l’Apicoltura (SVETAP).
ne pratiche agricole per la difesa
delle api l’Osservatorio Nazionale Gli obiettivi e gli impegni che sono
Miele si è prodigato per realizza- stati presi con l’intesa naziona-
re delle intese fra il mondo agri- le sono di estrema importanza, in
colo e quello apistico. quanto le parti si sono impegnate a:
Il 15 settembre 2017 è stato rag- 1) promuovere il protocollo di in-
giunto un accordo per una Intesa tesa e sensibilizzare i propri as-
a livello nazionale, sottoscritta sociati affinché non trattino le
dalle parti a Roma il 24 ottobre piante sementiere ed ortofrutti-
dello stesso anno, che coinvolge cole in fioritura con insetticidi e
l’intero comparto agricolo: altre sostanze tossiche nei con-
Intesa per l’applicazione delle fronti delle api;
buone pratiche agricole e la sal- 2) predisporre un elenco di prodot-
vaguardia delle api nei settori se- ti fitosanitari consigliati per la
mentiero e ortofrutticolo. corretta difesa delle coltivazioni
Firmatari dell’intesa sono: sementiere ed ortofrutticole in

33
prefioritura, con particolare ri- 6) promuovere la realizzazione di
guardo ai trattamenti effettuati strumenti informativi e momen-
con prodotti sistemici o molto ti formativi coinvolgendo tut-
persistenti; te le componenti istituzionali e
3) definire, condividere e promuo- produttive interessate al fine di
vere l’applicazione delle migliori accrescere la conoscenza delle
pratiche agricole in grado di tu- tecniche produttive e delle nor-
telare l’attività apistica, semen- mative in vigore, nonché la con-
tiera ed ortofrutticola, al fine sapevolezza della loro corretta
di promuovere una produzione attuazione ed applicazione.
agricola sostenibile che salva- Non c’è dubbio che si sia trattato di
guardi la biodiversità; un evento “storico”, in quanto per la
4) attivare uno scambio coordina- prima volta si sono sedute attorno
to e continuativo di informazioni allo stesso tavolo categorie (agricol-
fra le Parti e fra i rispettivi as- tori, sementieri, frutticoltori, conto-
sociati che consentano di ridur- terzisti, commercianti di fitofarmaci,
re le situazioni di criticità che in veterinari e apicoltori) che pur ap-
passato hanno coinvolto i setto- partenendo quasi tutti al comparto
ri interessati; agricolo, finora si sono spesso con-
5) istituire un tavolo tecnico per- siderate come “controparti”. Met-
manente con l’incarico di moni- tendosi a confronto si sono rese
torare le produzioni in questione, conto che gli interessi e gli obiettivi
individuando le problematiche sono comuni e non divergenti.
di interesse quali, ad esempio, Rispettare le api non significa solo
la disponibilità di prodotti fitosa- non arrecare danni al settore api-
nitari idonei ed autorizzati per la stico, ma significa salvaguardare la
corretta difesa delle coltivazioni loro azione pronuba, sia nei confron-
sementiere ed ortofrutticole e ti delle piante agrarie (sementiere e
la massima salvaguardia del pa- ortofrutticole in primis), incremen-
trimonio apistico, nonché indivi- tando le produzioni quantitativa-
duare le eventuali soluzioni per mente e qualitativamente, sia nei
superare le criticità riscontrate confronti delle piante spontanee,
sollecitandone l’attivazione. Le così importanti per la biodiversità,
Parti auspicano che a detto ta- la difesa del suolo e più in generale
volo, oltre ai rappresentanti dei dell’ambiente in cui viviamo.
firmatari, partecipino le Istitu- Il raggiungimento dell’intesa ha
zioni pubbliche coinvolte, in par- costituito un importante risultato
ticolare il Servizio Fitosanitario politico per i firmatari, il Ministero
Nazionale, per il necessario e le Regioni, un risultato che si pro-
supporto e l’opportuna azione di ietta oltre il settore di riferimento
coordinamento tecnico; (agricoltura-apicoltura) per riguar-

34
dare l’interesse generale dell’am- importanti, cosa non fare per sal-
biente. Per la prima volta sono rap- vaguardarle, unitamente agli altri
presentate tutte le più importanti insetti pronubi, cosa fare per ren-
associazioni nazionali degli apicol- dere l’ambiente più ospitale per gli
tori e quasi tutte quelle degli agri- insetti pronubi, cosa dicono le nor-
coltori, anche se non può passare me a proposito della salvaguardia
inosservata l’assenza della Coldi- delle api e degli insetti impollina-
retti, nonostante che gran parte tori, cosa fare per rendere mag-
dei loro associati siano rappresen- giormente efficace l’impollinazione
tati nell’intesa in quanto associati delle piante di interesse agrario
all’ACI (Alleanza delle Cooperative con le api. Le Linee Guida si aprono
Italiane Agroalimentari), al COAMS con queste parole d’ordine:
(Consorzio delle Organizzazioni di Le api sono fondamentali in agricol-
Agricoltori Moltiplicatori di Semen- tura e costituiscono un importante
ti) e alle associazioni apistiche. indicatore di qualità dell’ambiente.
Il primo passo dell’Intesa è stato È dovere di tutti proteggerle, evi-
quello di “istituire un tavolo tec- tando pratiche che possano pre-
nico permanente”, che si riunisce giudicarne la sopravvivenza. Il te-
presso il Ministero, sotto l’egida del sto integrale è consultabile al sito:
Servizio Fitosanitario Nazionale. https://www.informamiele.it/
In considerazione che uno degli approvate-le-linee-guida-per-la-
impegni presi con l’Intesa era “de- salvaguardia-degli-impollinatori.html
finire, condividere e promuovere Il Tavolo tecnico ha poi avanza-
l’applicazione delle migliori pratiche to proposte affinché venga previ-
agricole in grado di tutelare l’attività sta la salvaguardia delle api e dei
apistica, sementiera ed ortofrutti- pronubi nel nuovo PAN, in corso di
cola, al fine di promuovere una pro- approvazione. Nella bozza per la
duzione agricola sostenibile che sal- prima volta è stato inserito un ca-
vaguardi la biodiversità”, il tavolo si pitolo espressamente dedicato alle
è messo al lavoro ed ha predisposto “Azioni a tutela e salvaguardia del-
le Linee Guida per la salvaguardia le api e degli altri impollinatori” che
degli impollinatori, nella convinzio- prevede alcuni importanti punti:
ne che questo sia un passo impor-
tante, sia per il mondo agricolo sia 1 - il divieto, all’interno delle aree
per quello apistico, i quali finora si frequentate dalla popolazione o
erano mossi più come controparti, da gruppi vulnerabili, di effet-
che come attori di un’unica missio- tuare trattamenti con insetticidi
ne: produrre prodotti agricoli in un e acaricidi durante la fase feno-
ambiente sostenibile. logica della fioritura con pro-
Il documento spiega con pochi e dotti fitosanitari che riportano
concisi passaggi perché le api sono in etichetta avvertenze relative

35
ad effetti dannosi per le api; - la produzione di miele, sia pure
2 – che la verifica della salvaguar- con oscillazioni importanti;
dia delle api avvenga mediante - il regime dei prezzi, fino a poco
il “sistema di monitoraggio dei tempo fa, remunerativo;
casi di avvelenamento o feno- - l’attenzione alla qualità e tipicità,
meni di mortalità delle api; con un gran numero di mieli mo-
3 – che, ai fini della salvaguardia noflora.
degli impollinatori, le Regio-
ni, le Province autonome e gli Dai dati raccolti dall’Osservatorio
altri Enti gestori del territorio risulta che:
promuovono delle Linee Guida,
identificate, entro 24 mesi, dal - aumentano i giovani che si dedi-
MiPAAF, in accordo con l’In- cano all’apicoltura;
tesa apistica che prevedano - negli anni sono aumentati colo-
l’individuazione di misure di ro che si dedicano all’apicoltura
salvaguardia per la tutela de- professionale;
gli apiari, l’individuazione degli - aumentano gli alveari condotti
orari dei trattamenti fitosa- dagli apicoltori professionisti;
nitari più idonei per ridurre il - la produzione di miele è anda-
rischio degli effetti nocivi sulle ta crescendo negli anni, salvo
api e gli altri impollinatori do- gli anni delle grandi crisi (2016,
vuti ai trattamenti fitosanitari 2017 e 2019) ;
(all’alba o al tramonto quando - aumenta la qualità del miele pro-
le api sono meno attive). dotto (dati confermati dal con-
corso nazionale “3 gocce d’oro”).
L’intesa, attraverso i lavori del Ta-
volo tecnico, sta dando i suoi primi Affinché la visione possa tornare
frutti, ma speriamo di essere solo ottimistica e possa consolidarsi
all’inizio. nel tempo occorre tutelare le api
dagli impatti negativi di origine
APICOLTURA ITALIANA agricola e ambientale e i produt-
IN CRESCITA NONOSTANTE tori mediante:
LE CRITICITÀ
- l’omogeneizzazione e la corret-
Le potenzialità dell’apicoltura ita- ta applicazione delle leggi che
liana sono alte, lo testimonia: vietano i trattamenti in fioritu-
ra, effettuando anche controlli
- il numero degli apicoltori; in campagna per la verifica del
- il numero di alveari; loro rispetto (finora mai ese-
- la prevalenza degli alveari dete- guiti);
nuti da apicoltori con partita IVA; - l’adozione delle nuove Linee

36
Guida (elaborate dall’Agenzia Occorre poi tutelare le produzioni
Europea per la Sicurezza Ali- apistiche attraverso:
mentare-EFSA fin dal 2013) per
le procedure di autorizzazione - una più intensa e capillare pro-
all’immissione in commercio di mozione;
fitofarmaci; - l’ulteriore aumento della qualità
- lo sviluppo dell’intesa raggiunta e tipicità;
coi produttori agricoli; - la tutela dell’identità e dell’origi-
- il sostegno del settore sul piano ne (da estendere a livello euro-
produttivo e della formazione, peo);
mediante l’accesso ai fondi del - la lotta alle sofisticazioni e adul-
PSR e a quello delle calamità terazioni;
naturali, qualora si rendesse - la tutela della variabilità geneti-
necessario. ca delle api.

37
POTENZIALITÀ E FATTORI LIMITANTI
DELL’APICOLTURA IN ITALIA
Giancarlo Naldi Il cambiamento climatico, con il ri-
Osservatorio Nazionale Miele petersi di fenomeni meteo avver-
si e prolungati che determinano
Le potenzialità raggiunte in questi mancata o ridotta produzione, è
anni dall’apicoltura italiana sono fra i principali fattori di rischio.
considerevoli, sia sul piano del- Anche i danni alle api dovuti all’uso
la quantità, sia dal punto di vista improprio di fitofarmaci in agricol-
della qualità dei mieli e della loro tura gravano sull’apicoltura, no-
caratterizzazione identitaria. nostante sia in atto un’importante
Questa crescita è dovuta all’au- attività finalizzata a promuovere le
mento del numero di alveari e di buone pratiche.
apicoltori, in particolare di quelli A questi fattori di criticità si ag-
che producono per il mercato. giungono altri elementi quali la
Va comunque considerato che tale perdita di nettare per l’affermarsi
aumento di risorse umane e mate- di colture caratterizzate da cultivar
riali non avrebbe sortito gli effetti selezionate con l’unico obiettivo di
raggiunti senza un considerevole aumentarne la produttività per le
ricambio generazionale. finalità date come nel caso del gi-
Un ricambio che ha determinato rasole per le oleaginose a discapito
profonde innovazioni produttive, della loro vocazione nettarifera.
investimenti, uno sviluppo associa- Non vanno poi trascurate patologie
tivo essenziale alla professionaliz- e nuovi aggressori.
zazione del settore e molta atten- L’insieme delle potenzialità rag-
zione alla qualità e al mercato. giunte e di questi fattori limitan-
Queste potenzialità hanno consen- ti determina un andamento della
tito al settore di raggiungere livelli produzione di miele in Italia estre-
produttivi molto notevoli classifican- mamente variabile, come si può
do il nostro Paese fra quelli più im- vedere in figura 1.
portanti in Europa. Nell’arco di poco Le oscillazioni marcatissime di anno
più di un decennio la produzione in anno evidenziano in modo incon-
media a livello nazionale è sostan- trovertibile:
zialmente triplicata raggiungendo e
superando le 30.000 tonnellate. - il raggiungimento di livelli produt-
Purtroppo alle potenzialità si con- tivi molto alti;
trappongono importanti fattori li- - l’alternarsi con stagioni produttive
mitanti che gravano sul settore ri- in cui la perdita di prodotto va ben
ducendone la capacità produttiva, oltre il normale rischio d’impresa.
a volte in modo molto consistente.

38
Fig. 1 – Andamento produzione nazionale di miele.

ANDAMENTO PRODUTTIVO del Nord rappresenta il raccolto di


DELLA STAGIONE 2019 gran lunga più importante che ca-
ratterizza e determina lo stato di
Il maltempo ha azzerato le pro- salute dell’apicoltura professionale.
duzioni primaverili, in particolare È stata molto irregolare e gene-
nell’Italia del Nord. ralmente insoddisfacente anche la
Il danno più grave è stato provo- produzione di miele di agrumi al
cato dalla perdita di produzione del Sud, in particolare in Sicilia.
miele di acacia; scarsa la produzio- Oltre alle difficoltà incontrate per
ne di miele di agrumi al Sud. la produzione del miele, l’assenza
Il 2019 è stata una annata che ha di nutrimento ha causato numero-
messo in evidenza la gravità del si casi di famiglie morte per fame
cambiamento climatico e il peso e la necessità di ricorrere all’ali-
negativo che esercita sull’apicoltu- mentazione di soccorso nonché a
ra produttiva italiana. numerosi spostamenti degli alvea-
Mai come nel 2019 si sono susse- ri, operazioni che hanno dilatato i
guiti eventi meteorologici estremi costi di produzione oltre al danno
che hanno determinato perdite di economico derivante dalle perdite
produzione elevate, in particolare produttive.
per quanto riguarda i mieli prima- Nel corso della stagione produtti-
verili. va 2019 non sono mancati episodi,
Come accennato, è stata pratica- anche gravi, di spopolamento delle
mente azzerata la produzione di famiglie a causa di avvelenamenti
acacia, il miele che per le aziende da fitofarmaci, sia al Nord che al

39
Sud. Questa stagione apistica con- genza con alla base le analisi con-
ferma dunque il peso dei fattori tenute nello stesso report.
limitanti sulle grandi potenzialità L’Osservatorio ha poi proceduto
dell’apicoltura italiana, fattori che a fornire una stima del danno da
rendono fragile il settore. mancata produzione per i mieli di
Ad aggravare il quadro già critico si acacia e agrumi, nell’ambito del re-
aggiungono le difficoltà del merca- port ufficiale di Ismea, sulla base
to in stagnazione sia a causa della del quale diverse Regioni hanno
concorrenza del miele d’importa- avviato la procedura per provvedi-
zione, spesso di bassa qualità, che menti a sostegno.
della contrazione dei consumi. Il danno dovuto alla perdita di pro-
In conseguenza del difficile mo- duzione dei soli mieli di acacia e
mento di crisi, le associazioni han- agrumi ammonta a 73 milioni di
no richiesto al Ministero lo stato euro.
di calamità per l’intero comparto L’Italia con una produzione media
apistico per tutto il territorio na- annua di circa 23.000 tonnellate
zionale. si pone tra i primi quattro Paesi in
L’Osservatorio Nazionale Miele ha Europa.
affrontato immediatamente la si- La produzione nazionale non riesce
tuazione di difficoltà intensificando a soddisfare la domanda interna,
il lavoro della propria rete di rileva- sullo scenario internazionale l’Ita-
zione al fine di monitorare in tem- lia è presente come importatore di
po reale la portata dei fenomeni a miele e, in misura inferiore, come
scala territoriale sufficientemente esportatore.
dettagliata. In conclusione i dati dimostrano
Sulla base di tale attività, l’Os- in modo incontrovertibile le grandi
servatorio ha prodotto un proprio potenzialità raggiunte dal settore,
report di allerta con la descrizio- l’ampio spazio di mercato che esi-
ne dettagliata delle difficoltà pro- ste (basta vedere le importazioni)
duttive registrate fino a 31 maggio e, quindi, il bisogno che la filiera
2019. Su richiesta delle Associa- e le istituzioni insieme adottino un
zioni il 6 giugno si è tenuta al Mi- piano straordinario di carattere
nistero delle Politiche Agricole una strategico per il rilancio di questo
riunione sulla situazione di emer- settore.

40
ALCUNE DELLE PRINCIPALI PRODUZIONI ITALIANE DI MIELE
Tab. 1 – Acacia: produzione media per alveare 2019.
Stima produzione media Norma produttiva
ACACIA REGIONE
regionale in kg/alveare in kg/alveare
Valle d’Aosta r. n. v.
Piemonte 0
NORD-OVEST 25-30
Lombardia 1,5
Liguria 0
Friuli-Venezia Giulia 0
Veneto 0
NORD-EST 20-25
Trentino-Alto Adige 0
Emilia-Romagna 2,5
Toscana 1,5
Marche 2,5
CENTRO 18-20
Lazio 0
Umbria 0
Abruzzo 4
Molise 0
Campania 2,5
SUD 15-18
Basilicata 0
Puglia r. n. v.
Calabria 15*
Sicilia r. n. v.
ISOLE r.n.v.
Sardegna r. n. v.
LEGENDA: r.n.v. = regione non vocata; * limitatamente alla zona vocata della provincia di Vibo Valenzia.
Questa tabella dà un’idea precisa del danno prodotto dal maltempo a questa produzione.

Tab. 2 – Agrumi: produzione media per alveare 2019.


Stima produzione media Norma produttiva
AGRUMI REGIONE
regionale in kg/alveare in kg/alveare
Valle d’Aosta r. n. v.
Piemonte r. n. v.
NORD-OVEST r.n.v
Lombardia r. n. v.
Liguria r. n. v.
Friuli-Venezia Giulia r. n. v.
Veneto r. n. v.
NORD-EST r.n.v
Trentino-Alto Adige r. n. v.
Emilia-Romagna r. n. v.
Toscana r. n. v.
Marche r. n. v.
CENTRO r.n.v
Lazio r. n. v.
Umbria r. n. v.
Abruzzo r. n. v.
r.n.v.
Molise r. n. v.
Campania 6,5
SUD
Basilicata 20
30-35
Puglia 5
Calabria 18
Sicilia 10 25-30
ISOLE
Sardegna 12* 20-25

LEGENDA: r.n.v. = regione non vocata / * limitatamente alle zone vocate del Basso e Medio Campidano e
Sarrabus. Anche per questo miele l’andamento produttivo è stato carente e molto irregolare.

41
Tab. 3 – Millefiori primaverile: produzione media per alveare 2019.
MILLEFIORI Stima produzione media Norma produttiva
REGIONE
PRIMAVERILE regionale in kg/alveare in kg/alveare
Valle d’Aosta 0 8-10
Piemonte 2,5 10
NORD-OVEST
Lombardia 2,5 10
Liguria n. d. 10
Friuli-Venezia Giulia 2,5
Veneto 3
NORD-EST 10
Trentino-Alto Adige 0
Emilia-Romagna 0
Toscana 2,5
Marche 0
CENTRO 18-20
Lazio 0
Umbria 0
Abruzzo 0
Molise 4,5
Campania 3
SUD 20-25
Basilicata n.d.
Puglia 12
Calabria 7,5
Sicilia 10*
ISOLE 15-20
Sardegna 20**
LEGENDA: n.d. = non disponibile; * limitatamente ad alcune zone del Siracusano; ** produzioni localizzate nella
zona del Sarrabus, nella fascia compresa tra Berchidda e Mon e in limitate zone del Cagliaritano e dell’Oristanese.
Anche il millefiori primaverile ha risentito in modo molto evidente dell’impatto negativo del cambiamento climatico.

Tab. 4 – Millefiori estivo: produzione media per alveare 2019.


MILLEFIORI Stima produzione media Norma produttiva
REGIONE
ESTIVO regionale in kg/alveare in kg/alveare
Valle d’Aosta 0 10
Piemonte 0 15-20
NORD-OVEST
Lombardia 9
15-20
Liguria n.d.
Friuli-Venezia Giulia 0
Veneto 0
NORD-EST 15-20
Trentino-Alto Adige 2
Emilia-Romagna 17
Toscana 7
Marche 12,5
CENTRO 15-20
Lazio 22,5
Umbria 5
Abruzzo 0
Molise 12,5
Campania 15
SUD 15-20
Basilicata 12,5
Puglia 7
Calabria r. n. v.
Sicilia 6 20-25
ISOLE
Sardegna r.n.v. r.n.v.

LEGENDA: r.n.v. = regione non vocata; n.d. = non disponibile; * limitatamente alla zona centro-nord della regione.
Per questo miele il recupero produttivo si è registrato solo nelle aree centrali e del sud, mentre al nord è stato
praticamente nullo rispetto l’andamento primaverile.

42
CONSISTENZA DELL’APICOLTURA
IN ITALIA E NEL VENETO

Jacopo Testoni informazioni, a tutela del con-


Regione Veneto - Direzione sumatore, sul miele e degli altri
Agroalimentare prodotti dell’alveare;
Laura Favero - miglioramento delle conoscenze
Regione Veneto - Direzione del settore apistico sotto il pro-
Prevenzione, Sicurezza filo produttivo e sanitario, anche
Alimentare, Veterinaria in riferimento alle politiche di so-
stegno e alla predisposizione di
Parlare di consistenza dell’apicol- piani di profilassi e di controllo
tura risulta importante per capire sanitario;
il settore, le potenzialità e le mo- - registrazione delle aziende e de-
dalità di gestione di tale attività. gli apicoltori.
Fino al 2014, i dati sulla consisten-
za del patrimonio apistico veniva-
no desunti principalmente dai cen- Ogni apiario viene identificato me-
simenti annuali, che gli apicoltori diante un cartello identificativo,
erano tenuti a comunicare alle Az. contenente almeno il riferimento al
ULSS ai sensi della L. 24 dicem- Decreto di istituzione dell’anagrafe
bre 2004, n. 313 e L.R. 18 aprile apistica nazionale ed il codice iden-
1994, n. 23. Con l’approvazione tificativo univoco rilasciato ad ogni
del Manuale operativo per la ge- proprietario di apiari. L’anagrafe
stione dell’anagrafe apistica (D.M. apistica è di fatto operativa dal
11/08/2014), dal 2015 è stata resa febbraio 2015. Di seguito vengo-
obbligatoria l’informatizzazione, da no riportati alcuni dati riepilogativi
parte degli apicoltori o loro delega- relativi al patrimonio apistico na-
ti, dei dati di censimento in Banca zionale e, più specificatamente,
Dati Nazionale (BDN): ciò ha per- della Regione del Veneto, estratti
messo di avere a disposizione dati da BDN.
anagrafici e produttivi più detta- In Italia l’attività apistica, al 30
gliati sull’apicoltura nazionale. giugno 2019, risulta caratterizzata
Le principali finalità dell’anagrafe dalla presenza di n. 54.743 attività
apistica nazionale sono: di apicoltura, definite più semplice-
mente con il termine “apicoltori”,
- tutela economico-sanitaria e valo- che conducono un numero di apiari
rizzazione del patrimonio apistico; pari a 127.948, a cui corrispondono
- supporto nella trasmissione di 1.534.636 alveari (Tab. 1).

43
Tab. 1 – Consistenza nazionale delle attività di apicoltura (apicolto-
ri) e degli apiari (agg. al 30/06/2019).
Fonte: Banca Dati Nazionale Anagrafe Apistica.

Fig. 1 – Densità delle attività apistiche e degli apiari sul territorio


nazionale (agg. al 30/06/2019).
Fonte: Banca Dati Nazionale Anagrafe Apistica.

44
In tale contesto, il Veneto risulta ciale aggiornata (al 5/11/2019) dei
essere la prima Regione per nu- 7.042 apicoltori censiti in anagrafe
mero di apicoltori, ma la settima (Tab. 2) evidenzia come le provin-
per consistenza di arnie: elemento ce della fascia pedemontana/mon-
questo evidenziato anche in riferi- tana, ove è maggiore la presenza
mento alla densità per chilometro di vegetazione spontanea, risultino
quadro di apicoltori e apiari (Fig. 1). rilevare una maggior presenza di
La distribuzione territoriale provin- apicoltori.

Tab. 2 – Ripartizione territoriale aziende e apiari (agg. al 5/11/2019).


Fonte: Banca Dati Nazionale Anagrafe Apistica.

Per quanto riguarda l’andamento del- mento del patrimonio apistico regio-
la consistenza produttiva nel tempo, nale. Infatti, considerando i dati del
la situazione in termini di numero di censimento apistico regionale degli
apicoltori e alveari registra variazioni ultimi anni (Tab. 3), si può notare un
particolarmente consistenti, resti- progressivo incremento nel numero
tuendo una chiara tendenza all’au- di apicoltori e di arnie.

45
Tale tendenza risulta essere in net- maggiore attenzione dell’apicolto-
to aumento negli ultimi tre anni (con re alla denuncia dei propri alveari,
un picco nel 2018 rispetto all’anno sia al particolare periodo storico di
precedente). Questo fatto può esse- difficoltà economica, che ha indotto
re attribuito sia all’istituzione dell’a- molti agricoltori e comuni cittadini a
nagrafe nazionale, con relative san- diversificare le proprie fonti di red-
zioni in caso di inosservanza degli dito anche avviando nuove attività,
obblighi, che hanno portato ad una tra cui l’apicoltura.

Tab. 3 – Consistenza aziende e arnie ultimi 12 anni riferiti ad


estrazione al 31 dicembre di ogni anno.
Fonte: dal 2007 al 2015: dati forniti dall’IZSVe; dal 2016, dati estratti da Banca Dati Nazionale
Anagrafe Apistica.

46
Interessanti risultano anche i dati sul territorio regionale (Fig. 2), ol-
rilevabili dalla BDN, che conferma- tre che un’ottima rappresentatività
no una accentuata presenza della degli apicoltori da parte delle for-
attività hobbistica (autoconsumo) me associate del settore (Tab. 4).

Fig. 2 – Numero di apicoltori che hanno valorizzato l’informazione


in BDN inerente il tipo di attività condotta quale autoconsumo e
professionisti, ai sensi della L. 313/2004.
Fonte: Banca Dati Nazionale Anagrafe Apistica, al 30/06/2019.

Tab. 4 – Ripartizione della tipologia di delega, fornita in BDN dagli


apicoltori, per la compilazione della denuncia di attività apicoltura.
Fonte: Banca Dati Nazionale Anagrafe Apistica, al 5/11/2019.

Un commento particolare merita il nari e montane ben si presta alla


nomadismo, in considerazione sia pratica del nomadismo, richiaman-
dell’importanza che riveste nella do a tale pratica apicoltori anche
pratica apistica sia, più in genera- da fuori regione. Dai dati in BDN
le, per l’impollinazione delle specie al 30/06/2019, emerge che 743
coltivate e selvatiche. Il territorio aziende di apicoltura della regio-
del Veneto, con le sue zone colli- ne Veneto dichiarano di praticare

47
il nomadismo, con un coinvolgi- ritorio regionale (da n. 4.177 del
mento di circa 2.235 apiari (Fig. 31/12/2016 si è passati a n. 7.110
3). L’attività di nomadismo, seppur del 31/12/2018), non si è assisti-
in aumento tra gli apicoltori, regi- to ad un proporzionale aumento
stra una diminuzione percentuale dell’attività di nomadismo.
rispetto ai passati anni. Infine, merita un cenno anche l’at-
Al 31/12/2016 si attestava sul tività svolta in conduzione di apiari
12,78% del totale del Veneto, men- con metodo biologico, che risulta
tre al 31/12/2018 la percentuale marginale rispetto alla conduzione
ha visto una diminuzione al 9,7%; di tipo convenzionale, mantenen-
infatti, a fronte di un aumento del dosi negli anni costantemente al
numero totale di apicoltori sul ter- 9% degli apiari totali (Fig. 4).

Fig. 3 – Numero di apicoltori che conducono apiari tramite nomadismo.


Fonte: Banca Dati Nazionale Anagrafe Apistica, al 30/06/2019.

Fig. 4 – Numero di apiari condotti secondo il metodo biologico e


convenzionale.
Fonte: Banca Dati Nazionale Anagrafe Apistica, al 30/06/2019.

48
I TECNICI APISTICI

Franco Mutinelli stato organizzato, attraverso l’o-


Istituto Zooprofilattico peratività di Veneto Agricoltura,
Sperimentale delle Venezie un Forum di discussione per tutti
i tecnici apistici in modo da creare
REGISTRO REGIONALE una rete di informazioni veloce e
DEI TECNICI APISTICI snella.
Di seguito viene fornito l’indirizzo
L’articolo 6 della Legge regiona- per collegarsi al Forum:
le 18 aprile 1994 n. 23 ha istitu- http://elearning.regione.veneto.it
ito presso la Giunta Regionale un
registro in cui vengono iscritti, Modalità di iscrizione al Registro
sentita la Consulta regionale per Regionale dei Tecnici Apistici
l’apicoltura, i tecnici apistici i cui La Giunta regionale, con la delibe-
nominativi vengono poi comunicati razione n. 1855 dell’8 luglio 2008,
annualmente alle: allegato B, ha approvato i termini
del procedimento amministrativo
- organizzazioni di produttori rico- inerente il registro regionale dei
nosciute ai sensi della L.R. 12 di- tecnici apistici.
cembre 2003, n. 40 e successive Per l’iscrizione al registro regionale
modificazioni; dei tecnici apistici gli apicoltori de-
- associazioni e cooperative di api- vono effettuare un corso di forma-
coltori che abbiano almeno 100 zione, tenuto dal Centro regionale
soci e che detengano complessi- per l’apicoltura (scarica la Doman-
vamente almeno 650 alveari; da di iscrizione al corso di forma-
- consorzi di tutela del settore zione per tecnici apistici Mod. L),
apistico. e fare domanda di iscrizione alla
Regione del Veneto (scarica la Do-
Con Decreto n. 39 del 18 aprile manda di iscrizione al registro re-
2018 è stato aggiornato il registro gionale dei tecnici apistici mod. M).
regionale a seguito del corso di ag- I corsi di formazione per nuovi tec-
giornamento anno 2018. nici apistici vengono effettuati, di
norma, con cadenza biennale dal
COMUNITÀ DEI TECNICI Centro regionale per l’apicoltura
APISTICI DEL VENETO (attualmente non sono in program-
ma nuovi corsi di formazione, ul-
Attraverso i fondi del Programma timo corso effettuato nel periodo
di Sviluppo Rurale 2007/2013 è febbraio - marzo 2011).

49
Da allora non sono più stati orga- di tutti gli iscritti. L’attività viene
nizzati corsi di formazione in quan- realizzata nell’ambito dell’azio-
to il registro conta oltre 150 tecnici ne A1.2 del Regolamento (UE) n.
apistici riconosciuti e si ritiene si- 1308/2013 e con il parziale sup-
ano ad oggi un numero sufficiente porto dello stesso.
per le esigenze del settore.
Al contrario, i corsi di aggiorna- RIFERIMENTI WEB
mento obbligatorio dei tecnici api-
stici già iscritti al registro sono or- Per saperne di più è possibile con-
ganizzati ed effettuati con cadenza tattare le associazioni di apicoltori
annuale dal Centro regionale per o la Direzione Agroambientale del-
l’apicoltura istituito con la stessa la Regione Veneto.
L.R. 23/1994.
I corsi di aggiornamento consisto- Si veda anche:
no in 5 ore di lezione svolti all’i- https://www.regione.veneto.it/
nizio di ogni anno in due sessio- web/agricoltura-e-foreste/registro-
ni per favorire la partecipazione tecnici-apistici

50
CATEGORIE PROFESSIONALI
E FORME ASSOCIATE
Jacopo Testoni conduzione dei fascicoli dell’a-
Regione Veneto - Direzione nagrafe apistica.
Agroalimentare
Questi elementi di conoscenza ri-
La fotografia che ne risulta dai dati sultano essere molto interessanti
della BDN esposti nel capitolo di pa- al fine della comprensione delle
gina 43 permette di affermare che: dinamiche di gestione del settore
sia dal punto di vista produttivo
- l’attività apistica è estrema- che ambientale-ecologico.
mente diffusa nel territorio re- L’uniforme distribuzione degli api-
gionale risultando strettamente coltori nel territorio e la notevole
legata alle produzioni agricole presenza di hobbisti ha una du-
ed alla presenza di vegetazione plice valenza in quanto da un lato
spontanea; garantisce una presenza diffusa
- la tipologia professionale pre- degli insetti pronubi, che possono
valente in regione risulta esse- essere considerati sentinelle eco-
re di apicoltori hobbisti, pari al logiche dei diversi territori, dall’al-
68% delle attività dichiarate, tra la minore professionalità nella
mentre la conduzione di alvea- conduzione comporta uno sforzo
ri ai sensi dell’art. 2135 del CC per assicurare la trasmissione del-
svolta a titolo principale risulta le informazioni e delle migliori tec-
essere praticata dal 32% degli niche apistiche a tutti coloro che
apicoltori; conducono arnie.
- l’attività apistica risulta eviden- A venire incontro a tale esigenza è
ziare, negli ultimi anni un trend la particolare caratteristica regio-
di crescita positivo; nale di avere una forte presenza
- l’attività di nomadismo e la su tutto il territorio di aggregazio-
conduzione di alveari con si- ni di apicoltori rappresentate dalle
stema biologico risultano poco forme associate.
presenti, rappresentando circa In Veneto, infatti, si rilevano 10
il 9,7% degli apicoltori la prima associazioni di apicoltori attive
ed il 9% degli apiari la seconda; che, in qualche modo, si interfac-
- le associazioni di apicoltori ciano con l’Amministrazione re-
presenti nel Veneto hanno ac- gionale, le stesse possono essere
quisito una buona fiducia da suddivise in tre categorie di rap-
parte degli apicoltori infatti presentanza a seconda dei diffe-
il 63% di essi ne delegano la renti livelli di aggregazione.

51
- associazioni rappresentanti più Interessante è il dato complessi-
di 800 apicoltori; vo inerente al numero di apicol-
- associazioni rappresentanti da tori aderenti a tali associazioni,
300 a 800 apicoltori; che dimostra la notevole capacità
- associazioni rappresentanti da rappresentativa di queste con una
50 a 300 apicoltori. percentuale vicina al 90% degli
apicoltori rappresentati (Tab. 1).

Tab. 1 – Rappresentanza delle forme associate.


Fonte: Avepa, al 31/12/2017.
N. apicoltori N. alveari
N. N.
rappresentati rappresentati
Anno apicoltori % alveari %
da forme da forme
in BDN in BDN
associate associate
31/12/2015 3.369 4.174 81% 58.829 62.687 94%
31/12/2016 3.748 4.177 90% 58.233 69.835 84%
31/12/2017 3.742 4.167 90% 57.886 67.825 85%

Rappresentanza Patrimonio apistico


degli apicoltori rappresentato da forme associate

Apicoltori rappresentati N. alveari rappresentati


da forme associate da forme associate
90% 85%

Apicoltori N. alveari
non rappresentati non rappresentati
da forme associate da forme associate
10% 15%

A questo importante grado di asso- solo 3 delle 10 realtà associative


ciazionismo, però, non corrisponde presenti in regione sono fornite di
un altrettanto elevato livello di ag- sala di smielatura o di locali per la
gregazione della produzione, rile- lavorazione e stoccaggio dei pro-
vabile, ad esempio, dal fatto che dotti dei propri soci.

52
Da tempo le forme associate con- sviluppo dell’attività, che da hob-
tribuiscono allo sviluppo del setto- bistica può trasformarsi in vera e
re sul territorio, esercitando un’at- propria attività principale.
tività di servizio a supporto delle L’elevata rappresentanza delle for-
scelte decisionali degli operatori, me associate rispetto alle esigenze
articolata soprattutto in azioni di del settore ha motivato l’Ammini-
assistenza tecnica e di informazio- strazione regionale a ritenere che
ne, anche a supporto alla lotta con- le stesse possano garantire un con-
tro le malattie degli alveari attuate tatto con gli apicoltori anche per far
anche attraverso i fondi comunita- emergere con approccio bottom-up
ri, nonché partecipando all’attività le esigenze del territorio.
programmatoria regionale indican- A tal proposito la Regione del Ve-
do i reali fabbisogni del settore in neto già con la Legge Regionale n.
merito alle attività ed alle azioni da 23/1994 “Norme per la tutela, lo
attivare. sviluppo e la valorizzazione dell’a-
La conoscenza delle buone tec- picoltura”, ha previsto, nell’ambito
niche apistiche negli apicoltori ri- dello strumento consultivo della
sulta essere un obiettivo priorita- Giunta regionale “Consulta regio-
rio per lo sviluppo del settore, in nale per l’apicoltura”, la presenza
quanto porta al raggiungimento di di quattro forme associate più rap-
un duplice obiettivo: da un lato la presentative del settore.
massimizzazione delle rese delle Nell’ambito delle attività di tale im-
proprie famiglie di api, dall’altro la portante organo vengono valutate
diminuzione del rischio di contrarre tutte le esigenze al fine di una effi-
e diffondere malattie sul territorio. cace, proficua ed equilibrata azio-
Inoltre, con un’adeguata formazio- ne amministrativa di gestione del
ne, si forniscono gli strumenti di settore.

53
IL VALORE DELL’ IMPOLLINAZIONE

Cristian Bolzonella, Vasco Boatto, la produzione lorda vendibile delle


Augusto Zanella aziende agricole.
Università di Padova - Dipartimento Si aggiungono inoltre effetti ex-
Tesaf tra-agricoli che non hanno un
prezzo in quanto non vengono di-
VET - VALORE ECONOMICO rettamente valutati dal mercato.
TOTALE Tali effetti positivi o negativi senza
mercato, e quindi senza un prez-
La valutazione economica del ser- zo, di un’attività produttiva su altre
vizio ecosistemico dell’impollina- attività o sulla comunità, vengono
zione presenta un’ampia lettera- definite in economia “esternalità”.
tura con l’applicazione di diverse Un esempio è l’effetto che gli in-
metodologie in diversi contesti che setti impollinatori hanno sul funzio-
portano a risultati molto eteroge- namento degli ecosistemi (Watson,
nei. Il principale elemento di va- 2005) con l’attività di impollinazio-
riabilità dei risultati è dovuto alla ne delle piante sia coltivate che
sottostima di molteplici effetti di selvatiche.
difficile valutazione e spesso privi Più un ecosistema è antropizzato,
di mercato. semplificato, povero di diversità
Gli insetti pronubi ed in particolare genetica, più aumenta l’importan-
le api oltre al reddito diretto legato za dell’apicoltura (Porrini, 1998).
alla produzione del miele e dei pro- Il servizio di impollinazione è stato
dotti correlati ed all’impollinazione tradizionalmente attribuito alle api
delle colture agricole forniscono un (Apis mellifera) e meno all’attività
“reddito indiretto” derivante dall’a- degli insetti pronubi selvatici. Nei
zione di funzionamento, salvaguar- nostri ambienti svolgono una im-
dia e tutela dell’ambiente (Accorti, portante funzione di impollinazione
2000). e possono in determinate situazioni
Un’insufficiente presenza di insetti risentire della competizione con gli
pronubi porta ad una minore alle- alveari allevati a causa della limi-
gagione dei frutti, alla presenza di tazione del numero di fiori e per la
una maggiore quantità di frutti de- trasmissione di malattie (Requier
formati e alla produzione di frutti et al., 2019).
con un minor grado di conservabi- Mwebaze et al. (2010) utilizzando
lità perché meno densi (Klatt et al., il metodo di valutazione contingen-
2014). Tutti fattori che incidono di- te (CVM) che permette di quantifi-
rettamente sul prezzo e quindi sul- care non solo il valore d’uso delle

54
risorse ma anche il valore di non Mentre l’84% delle specie coltivate
uso (valore di opzione, lascito ed beneficiano in varia misura dell’im-
esistenza) ha ottenuto nel Regno pollinazione entomofila. Le colture
Unito una disponibilità a pagare di più esigenti sono mela, arancia,
2,15 miliardi di dollari per il servi- pera, pesca, melone, fragola, lam-
zio di impollinazione. Mentre Gallai pone, prugna, albicocca, ciliegia,
et al. (2009) applicando i prezzi di kiwi e molte piante officinali come
mercato e gli indici di dipenden- basilico, salvia, rosmarino, timo,
za dall’impollinazione delle colture coriandolo ecc.
agricole, sempre nel Regno Unito, Esistono tuttavia ancora lacune
ha stimato un valore d’uso diretto significative nella conoscenza del
di 281 milioni di dollari. livello di dipendenza delle diverse
Secondo un recente rapporto della colture e degli impollinatori più ef-
Commissione europea, la maggio- ficaci per esse.
ranza delle piante da fiore (78%) Nella tabella 1 vengono riportate le
(Potts et al., 2015) e il 5-8% delle componenti del Valore Economico
produzioni agricole europee sono Totale (VET) legate ai prodotti e
direttamente collegate all’impolli- servizi offerti dagli insetti impolli-
nazione animale (Potts et al., 2016). natori.

Tab. 1 – Componenti del Valore Economico Totale dei servizi forniti


dagli impollinatori.
Fonte: The Assessment Report of the Intergovernmental Science-Policy Platform on
Biodiversity and Ecosystem Services on Pollinators (Potts et al., 2016).
Miele, pappa reale, polline, cera,
Uso
propoli ed effetto diretto sulle
diretto
produzioni agricole
Valore Uso
Mantenimento della biodiversità
d’uso indiretto
Valore Valore dato dalla possibilità di
economico Valore
beneficiare in futuro dei servizi
totale d’opzione
offerti dall’impollinazione
Valore Servizi legati all’impollinazione
Valore di di lascito per le generazioni future
non uso Valore di Esistenza degli impollinatori e delle
esistenza piante impollinanti

Il VET supera la valutazione eco- a favore degli uomini (valore d’uso)


nomica tradizionale dei beni basa- integrandola con i benefici intrin-
ta sui benefici che essi producono seci legati alla sola esistenza delle

55
componenti degli ecosistemi, indi- tanti predatori, completando una
pendentemente da un loro even- piramide ecologica ancora poco
tuale utilizzo (valore di non uso). conosciuta.
L’obiettivo del VET consiste nella La ricchezza per numerosità e di-
valutazione economica di tutte le versità delle specie pronube contri-
funzioni con o senza mercato delle buisce a definire lo “stato di salute”
risorse naturali (Merlo, 1995). di un ambiente, dalla cui stabilità si
Monetizzare il servizio fornito da- può dedurre anche il grado di sa-
gli insetti pronubi permette di dare lubrità per l’uomo (Porrini et al.,
una dimensione direttamente com- 1998).
prensibile e confrontabile dall’opi- Il grado di dipendenza delle col-
nione pubblica con il valore di altre ture dall’impollinazione entomofila
attività antropiche. varia all’interno dell’UE ed è par-
Il valore d’uso diretto legato agli ticolarmente alta nei Paesi me-
insetti pronubi è stato stimato in diterranei quali Italia, Spagna e
Unione Europea pari a 15 miliardi Grecia (Potts et al., 2016). Questa
di euro annui (Gallai et al., 2009), dipendenza sarà ancora più forte a
un valore equiparabile all’aumen- causa del riscaldamento climatico
to del debito pubblico italiano nel che avrà conseguenze più accen-
2019 pari a 14,7 miliardi di euro! tuate nei prossimi decenni in am-
In UE vi sono 600.000 apicoltori biente mediterraneo, in particolare
che gestiscono 17 milioni di alveari con un incremento dei periodi di
e producono annualmente 250.000 siccità estiva (IPCC - International
tonnellate di miele (European Panel on Climate Change, 2018).
Commission, 2019). Anche se animali eterotermi, le api
Altre componenti del valore eco- come altri insetti, sono molto sen-
nomico totale dell’impollinazione sibili ai cambiamenti climatici per-
entomofila, quali il valore d’uso in- ché i limiti termici di sicurezza del
diretto e i valori di non uso, sono di loro habitat naturale sono molto
più difficile valutazione monetaria ristretti (CaraDonna et al., 2018;
e inficiati da un maggior peso della Stabentheiner et al., 2012).
soggettività, anche se il loro valore
è ben riconosciuto. Gli impollinato- VET, STIME NEL MONDO
ri consentono il mantenimento di E IN ITALIA
un’ampia biodiversità, in partico-
lare floristica, importante fonte di Mentre in UE il declino degli impol-
produzione di vitamine e minerali, linatori non ha ancora avuto riper-
permettendo la conservazione di cussioni evidenti sulla produttività
un paesaggio e di conseguenza di del settore agricolo, a livello mon-
una fauna diversificata. Sono inol- diale esistono situazioni che hanno
tre fonte di nutrimento diretta per portato al crollo della reddittività di

56
determinate colture e al collasso di l’agricoltura derivante dall’apporto
intere filiere produttive. dei pronubi, pari al 56% del PLV
In alcune aree della Cina specializ- (Prodotto Lordo Vendibile) corri-
zate nella produzione delle mele, spondente a 1.578,3 milioni di euro
ad esempio, la scomparsa degli (1.233,8 per le sole api).
insetti pronubi dovuta all’intensivo Con riferimento al singolo alveare
utilizzo degli insetticidi, ha costret- il contributo risulta pari a 1.240
to gli agricoltori a ricorrere a tecni- euro.
che di impollinazione manuale con Con riferimento alla regione Ve-
un forte aggravio dei costi (Partap neto, dove sono presenti 70.000
et al., 2012) e conseguente perdita alveari con una produzione media
di competitività della coltura. di miele stimata di 25 kg/anno ed
In California la produzione delle un prezzo medio di 600 euro/q.le
mandorle avviene in modo intensi- (Ismea, 2019), utilizzando lo stes-
vo e la mancanza di un habitat di- so approccio ogni alveare media-
versificato non consente la soprav- mente produce una PLV legata
vivenza di insetti pronubi selvatici. all’uso diretto pari a 692 euro/anno
In tale situazione è fondamentale dei quali 150 euro imputabili alla
il servizio di impollinazione fornito vendita del miele. Questo valore,
dagli alveari. Nel valutare il servi- riferito all’intera realtà regionale
zio di impollinazione per tipologia conduce ad un valore complessi-
di coltura, i primi studi conside- vo comprendente la produzione di
ravano il prezzo pieno a valore di miele e prodotti correlati ad oltre
mercato, riferito alle colture impol- 62 milioni di euro annui.Di seguito
linate. Tale valutazione conduceva si riporta un esempio di stima in
tendenzialmente ad un valore so- Veneto, effettuato utilizzando i co-
vrastimato di quest’ultima attività. efficienti medi di dipendenza delle
Successivamente le analisi si sono singole colture dall’impollinazio-
affinate mediante l’utilizzo di rap- ne entomofila utilizzati da Accorti
porti di dipendenza dall’impollina- (2000) (Tab. 2).
zione delle colture che permettono Il servizio di impollinazione incide
di quantificare l’entità della produ- per l’83% con 51 milioni di euro
zione agricola persa per l’assenza mentre la produzione di miele in-
di servizi di impollinazione. cide per il 17% circa con una PLV
Accorti, nel 2000, ha effettuato una stimata di 10 milioni di euro.
stima del valore dell’impollinazione La stima è prudenziale e conside-
in Italia dalla quale emerge come ra i prodotti direttamente utilizza-
il 79% della produzione agricola bili senza tener conto degli effetti
beneficia direttamente dell’impol- sulla produzione di carne e latte,
linazione, con un RAD (Reddito dell’effetto sulla biodiversità e di
Agricolo Diretto), ossia l’utile per eventuali altri servizi ricreativi.

57
Tab. 2 – Valutazione dell’incidenza economica dell’impollinazione
entomofila.
Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat, 2018.

Prodotto Superficie Produzione Prezzo medio PLV Coefficiente RAD Valore


(ha) (q.li) (€/q.le) (€) medio di (Reddito Agricolo (%)
2018 2018 dipendenza Diretto)
(€)

58
Bibliografia

● Accorti M., (2000), Impollinatori economia e gestione delle risorse. Api e impollinazione 219-231.
● European Commission, https://ec.europa.eu/agriculture/honey_en.
● Gallai N. et al., (2009), Economic Valuation of the Vulnerability of World Agriculture Confronted with
Pollinator Decline, Ecological Economics 68(3): 810-821.
● ISMEA (2019), Il settore apistico nazionale, analisi di mercato e prime valutazioni sui danni econo-
mici per la campagna produttiva 2019.
● Klatt BK, Holzschuh A, Westphal C, Clough Y, Smit I, Pawelzik E, Tscharntke T. (2014) Bee pollination
improves crop quality, shelf life and commercial value. Proc. R. Soc. B 281: 20132440.
http://dx.doi.org/10.1098/rspb.2013.2440.
● Merlo M. (1990), La valutazione dei benefici ambientali, in Bruzzo A., Poli C., (eds), Economia e po-
litiche ambientali, Franco Angeli.
● Millennium Ecosystem Assessment (Program), (2005), Ecosystems and human well-being, Washin-
gton, D.C: Island Press.
● Mwebaze P. et al., (2010), Quantifying the value of ecosystem service: a case study of honeybee
pollination in the UK. Contributed Paper for the 12th Annual BIOECON Conference “From the Wealth
of Nations to the Wealth of Nature: Rethinking Economic Growth” Centro Culturale Don Orione Ar-
tigianelli - Venice, Italy September 27-28, 2010.
● Partap, U. and Ya, T., (2012), The Human Pollinators of Fruit Crops in Maoxian County, Sichuan,
China, Mountain Research and Development 32(2):176-186.
● Porrini C., Radeghieri P., Romagnoli F., Versari S. (1998), I pronubi selvatici come indicatori della bio-
complessità ambientale- - Atti XVIII Congresso nazionale Entomologia, Matera 21 – 26 giugno 1998
● Potts S. et al., (2015), Status and Trends of European Pollinators. Key Findings of the STEP Project,
Pensoft Publishers, Sofia, 72 pp.
● Potts S.G. et al., (2016), The Assessment Report of the Intergovernmental Science-Policy Platform
on Biodiversity and Ecosystem Services on Pollinators, Pollination and Food Production, Secreta-
riat of the Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services,
Bonn, Germany. 552 pp. https://www.ipbes.net/document-library-categories/assessment-repor-
ts-and-outputs.
● Requier F., Garnery L., et al., (2019), The conservation of native honey bees is crucial. Trends in
Ecology & Evolution Vol 34, Issue 9, pp 789-798.
● CaraDonna, P.J., Cunningham, J.L., Iler, A.M., 2018. Experimental warming in thefield delays phe-
nology and reduces body mass, fat content and survival: Implications for the persistence of a polli-
nator under climate change. Funct. Ecol. 32, 2345–2356.
https://doi.org/10.1111/1365-2435.13151.
● IPCC - International Panel on Climate Change, 2018. Special Report on Global Warming of 1.5°C.
The final report was approved at the 48th Session (Incheon, Republic of Korea 1-5 October 2018).
● Stabentheiner, A., Kovac, H., Hetz, S.K., Käfer, H., Stabentheiner, G., 2012. Assessing honeybee
and wasp thermoregulation and energetics—New insights by combination of flow-through respiro-
metry with infrared thermography. Thermochim. Acta 534, 77–86.
https://doi.org/10.1016/j.tca.2012.02.006.

59
PRODUZIONE DI MIELE IN VENETO
NEL 2019

Franco Mutinelli, Albino Gallina TARASSACO


Istituto Zooprofilattico Si registra una produzione di 7 kg/
Sperimentale delle Venezie alveare in media.

Le principali produzioni di miele nel- MILLEFIORI PRIMAVERILE


la regione Veneto, di cui al Report In alcune zone sembra sia stata
MIELE - Andamento produttivo e di prodotta una minima quantità di
mercato per la stagione 2019 millefiori primaverile stimabile in
(https://www.informamiele.it) circa 3 kg/alveare.
sono state le seguenti:
MILLEFIORI ESTIVO
ACACIA Non si registrano produzioni di mil-
Produzione azzerata nei colli Euga- lefiori estivo.
nei e nella pianura del padovano.

TIGLIO MONITORAGGIO SULLA


Gli apicoltori che sono riusciti a QUALITÀ DELLA PRODUZIONE
portare famiglie forti sul tiglio in
pianura sono riusciti a ottenere L’Istituto Zooprofilattico Sperimen-
rese di circa 15 kg/alveare in me- tale delle Venezie tramite il Centro
dia. regionale per l’apicoltura svolge,
annualmente dal 1998, un monito-
CASTAGNO raggio conoscitivo mediante analisi
I raccolti di castagno si sono fer- di laboratorio su campioni di miele
mati a valori sotto il melario. richiesti alle associazioni apicolto-
ri sulla base della consistenza del
GIRASOLE loro patrimonio di alveari.
Non sono stati registrati raccolti Il pacchetto analitico a cui sono stati
di miele di girasole anche a cau- sottoposti i campioni è leggermen-
sa delle bufere che in alcune zone te variato nel tempo, ma di base
hanno allettato interi campi. restano i parametri previsti prima
dalla Legge 753/82 e, successiva-
MELATA ABETE mente, dal D. L. vo 179/2004, che
Nel 2019 la produzione di questo definiscono le caratteristiche iden-
miele è stata azzerata. tificative e di freschezza del mie-

60
le. Essi sono: il tenore di umidità, farmaci, metalli pesanti, tossine
quello di acidità libera, il contenu- vegetali e, più recentemente, di
to di zuccheri riducenti e quello di zuccheri esogeni. Valutando tut-
saccarosio, il livello di idrossimetil- ti i parametri analizzati, i casi di
furfurale e quello della diastasi, la campioni riscontrati non conformi
conducibilità elettrica e la quantità sono risultati molto limitati (< 1%
di sostanze insolubili. complessivamente), quasi tutti
Oltre alla valutazione sulla qua- riconducibili a contenuti di umi-
lità e freschezza del miele, ne- dità appena sopra il limite fissato
gli anni i mieli raccolti sono stati dalla normativa di riferimento.
analizzati anche per i parametri Le indagini svolte in oltre vent’an-
residuali, in modo non continuati- ni sui campioni di miele hanno
vo, ma rispondendo a problema- rilevato un livello ottimale e co-
tiche emergenti, determinando stante nel tempo della qualità
residui di farmaci veterinari, fito- produttiva dell’apicoltura veneta.

61
API, CLIMA E AMBIENTE

Paolo Fontana
Fondazione Edmund Mach

Gli organismi viventi sono forte-


mente condizionati dall’ambien-
te in cui vivono, anzi, ne vengono
plasmati, attraverso la selezione
naturale. L’ambiente è dato dalla
somma della componente minera-
le, degli organismi che vi abitano
e dalle condizioni climatiche che lo FIG: 1 - Favo con abbondanti scorte di pol-
line. Foto Paolo Fontana.
attraversano. Queste tre compo-
nenti interagiscono tra loro ed ogni
modificazione anche in una sola ha vate dall’uomo da diversi millenni
notevoli ripercussioni su tutto l’am- ma le loro caratteristiche biologi-
biente. Come per ogni attività che che non hanno mai dato luogo ad
si svolge all’aria aperta ed è basata un addomesticamento di questi in-
su organismi viventi, il clima è un setti (Fontana, 2017).
fattore di assoluta importanza per Oltre allo scarso controllo che l’a-
l’apicoltura. picoltore riesce ad esercitare sulla
Le api sono animali e la loro vita riproduzione delle api da miele, il
e produttività dipende dalle pian- motivo per cui questo animale non
te, che a loro volta dipendono dalla può essere domesticato è dato
fertilità dei suoli e dalle variabili cli- dalla sua quasi totale indipenden-
matiche. La componente vegetale za alimentare. La domesticazione
è dunque fondamentale per la vita è definita nell’Enciclopedia Trecca-
delle api, che dipendono completa- ni come lo Stato in cui si trovano
mente dai fiori per la loro soprav- gli animali e le piante, quando le
vivenza dal momento che l’unica condizioni di alimentazione e ripro-
fonte di cibo su cui basano l’alleva- duzione sono regolate dall’uomo.
mento della covata e la secrezione Per quanto gli apicoltori interven-
della gelatina reale e della cera è il gano sempre più spesso con ali-
polline (FIG: 1). Il nettare dei fiori, mentazioni artificiali nei confronti
la melata ed eventualmente altre delle api da loro gestite, se que-
fonti zuccherine, sono prevalente- ste non trovassero nell’ambiente le
mente una fonte energetica per le fonti su cui basano l’elaborazione
api (Tautz, 2009). Le api sono alle- o la secrezione dei loro prodot-

62
ti (miele, polline, gelatina reale,
cera e propoli) l’apicoltura stessa
non avrebbe senso. Le api e quindi
l’apicoltura dipendono totalmente
dalla flora degli ambienti in cui le
api si trovano o vengono portate
ad operare. L’apicoltura, nonostan-
te la non domesticazione dell’ape
da miele, resta tuttavia un siste-
ma di produzione animale (Fontana
et al., 2018) e tra gli allevamenti e FIG: 2 - Ambiente agrario caratterizzato da
monoculture. Foto Paolo Fontana.
le molteplici attività agricole, non
solo è sicuramente l’attività umana
più sostenibile, ma costituisce un tutto la loro capacità di contrastare
grande supporto alla conservazio- alcune patologie è legata non solo
ne di tutta la diversità vegetale e alla quantità di polline di cui pos-
quindi è fondamentale per il man- sono approvvigionarsi ma alla sua
tenimento degli equilibri ecologici varietà (Di Pasquale et al., 2013).
(Fontana et al., 2019). Le api dunque vivono bene solo in
Si potrebbe quindi semplificare ambienti in cui si susseguono nel
dicendo che le api e l’apicoltura corso dell’anno fioriture composte
dipendono dall’ambiente ma allo da diverse specie vegetali. Tutto
stesso tempo l’ambiente dipende quello che semplifica gli ambienti
dalle api e dall’apicoltura. Tutte (monoculture, urbanizzazione, de-
le modificazioni ambientali han- sertificazione, etc.) è negativo per
no dunque un grande impatto an- le api (FIG: 2).
che sulle api da miele (ovviamen- Nelle stesse condizioni ambientali
te anche su tutti gli altri Apoidei semplificate, oltre a ciò che manca
apiformi) ma le due componenti (fiori) si aggiunge molto spesso un
principali sono la vegetazione e la di più (contaminazioni) altrettan-
presenza di inquinanti. Per quan- to negativo (FIG: 3). Inquinanti di
to riguarda la vegetazione, le api origine industriale (Crane, 1984) o,
da miele, proprio perché sono in- con maggior frequenza e impatto,
setti che vivono in società popolo- di origine agricola (DiBartolomeis
se e permanenti, non solo hanno et al., 2019) sono una delle mag-
una grande esigenza di fiori (fonti giori problematiche per la soprav-
di polline) ma possono vivere solo vivenza delle api da miele, degli
in ambienti in cui nel corso dell’an- altri Apoidei apiformi e di tutta la
no ci siano molteplici fioriture. Non biodiversità. Ma la particolare sen-
solo la popolosità ma la salute sibilità degli insetti impollinatori
stessa delle api da miele e soprat- all’inquinamento ambientale e la

63
prattutto come distribuzione nel
corso dell’anno. Per capire però
come il clima e le condizioni me-
tereologiche influiscano sulla vita
della api da miele, bisogna prende-
re in considerazione la loro storia
evolutiva. L’evoluzione degli Apoi-
dei apiformi, a cui appartengono
oggi oltre 25.000 specie a livello
mondiale, circa 2.000 in Europa
FIG: 3 - Api morte in seguito ad avvele- e oltre 1.000 in Italia (Bortolotti,
namento da pesticidi. Foto Matteo Marighi.
2019), coincide con l’affermarsi
delle Magnoliophitae, un gruppo di
possibilità di gestione delle api da piante che si avvantaggia notevol-
miele in particolare, fanno quindi mente dell’impollinazione zoofila
di Apis mellifera uno straordinario ed in particolare entomofila. Que-
indicatore della qualità ambienta- sto è oggi fatto risalire a circa 120
le (Porrini et al., 2002). Anche in milioni di anni fa. L’ape da miele (A.
presenza di ambienti ben conser- mellifera) si è originata circa 6-9
vati e ricchi di diversità floristica milioni di anni fa dalla affine specie
ben distribuita nel corso dell’an- asiatica Apis cerana. Dopo la sua
no, l’approvvigionamento a queste separazione dalla specie asiatica,
fonti alimentari da parte delle api si è spostata ad occidente e ha via
è strettamente legato alle condi- via colonizzato tutta l’Africa, gran
zioni climatiche. Il clima, o meglio parte della penisola Arabica, il Me-
le sue manifestazioni, sono dunque dio oriente, alcune zone dell’Asia
fondamentali e vanno seriamente Centrale e gran parte dell’Europa.
considerate. L’attuale suddivisione in sottospe-
Per quanto riguarda gli effetti del cie si è assestata tra 300.000 e
clima sull’apicoltura, negli ultimi 10 13.000 anni fa, quindi durante l’ulti-
anni circa si sono susseguite diver- ma grande glaciazione (Wurm) che
se annate definite di volta in volta ha interessato gran parte dell’Eu-
“la peggiore degli ultimi 10 anni”, ropa. La caratteristica che ha fatto
“la più disastrosa degli ultimi 40 di A. mellifera (soprattutto le sot-
anni” e nel 2019, “la peggiore an- tospecie europee e del bacino del
nata mai registrata dall’apicoltura Mediterraneo) l’ape su cui è nata
italiana a memoria di apicoltore” l’apicoltura più produttiva è la sua
(Fontana et al., 2019). Certo il cli- grande propensione ad ammassa-
ma sta cambiando o meglio stanno re grandi scorte di miele, in genere
cambiando le sue manifestazioni molto superiori alle normali esi-
sia in termini quantitativi ma so- genze. Questa propensione è una

64
risposta proprio all’epoca di gran- ratura fissa di circa 35°C, queste
di fluttuazioni climatiche dell’ulti- devono investire notevoli risorse
mo tratto del percorso evolutivo di energetiche (miele) per riscaldare
questa specie. Un’altra risposta alla o raffrescare l’alveare. Le condizio-
variabilità climatica è forse proprio ni climatiche infatti influiscono sia
la suddivisione di questa specie sulla popolosità che sullo stato sa-
in sottospecie, che permettono nitario delle colonie di api da miele
di avere aree geografiche con api (Le Conte & Navajas, 2008). L’in-
dalle peculiari caratteristiche mor- fluenza delle condizioni climatiche
fologiche ed ecologiche, ma che è stata registrata anche per quanto
sono tra loro interfertili. In caso di riguarda la maggiore problematica
modificazioni climatiche, quindi, la sanitaria delle api e cioè l’acaro pa-
diffusione di caratteristiche gene- rassita Varroa destructor (Moretto
tiche adatte ad un dato clima non et al., 1991). Gli effetti delle avver-
è dovuta solo allo spostamento di se condizioni climatiche hanno poi
colonie (sciami) ma al trasferimen- degli effetti ritardati sulle api da
to di geni attraverso gli accoppia- miele e presentano il conto duran-
menti tra api regine vergini e fu- te i periodi di stress cui le colonie
chi di sottospecie diverse lungo le sono stagionalmente sottoposte
aree di contatto tra queste. Una come ad esempio lo svernamento
sottospecie può conquistare nuo- (Switanek et al., 2017). Manifesta-
vi territori mediante la sciamatura zioni metereologiche straordinarie,
con uno spostamento di circa 1 km come la tempesta Vaia del 2018
all’anno. Ma fuchi di una sottospe- (FIG: 4), possono arrecare danno
cie possono fecondare regine di all’apicoltura semplicemente con il
un’altra sottospecie ad una distan- rovesciamento o la sommersione
za reciproca di 10-13 km, accele- degli alveari gestiti dagli apicolto-
rando notevolmente il processo di
adattamento alle mutate condizio-
ni. La conservazione dei patrimoni
genetici locali è dunque la prima
risorsa dell’apicoltura non solo per
avere api ben adattate alle condi-
zioni locali ma anche per arginare
gli effetti negativi delle fluttuazioni
climatiche. Le condizioni climatiche
infatti interferiscono sulla vita del-
le colonie di api da miele perché sia
in caso di temperature più alte che
FIG: 4 - Dimaro (TN), apiario scampato
più basse, essendo l’allevamento ai tragici eventi della tempesta Vaia. Foto
della covata legato ad una tempe- Marco Mazzurana.

65
ni dell’ambiente e del clima? Oltre
all’opera di sensibilizzazione della
cittadinanza, il mondo dell’apicol-
tura deve sempre più interfacciarsi
con la politica a tutti i livelli perché si
risolvano o almeno si arginino que-
ste problematiche. Ma gli apicoltori
devono da subito fare in prima per-
sona quanto è nelle loro possibili-
tà. In primo luogo risulta evidente
FIG: 5 - Apiario durante la nevicata del l’importanza di attuare alle api da
5 maggio 2019; Altopiano della Vigolana
(TN). Foto Elena Belli. miele allevate programmi di sele-
zione massale favorendo di volta
in volta le colonie più adattate alle
ri (Fontana et al., 2018). Gelate o condizioni della zona in cui si ope-
addirittura nevicate tardive (FIG: ra e quindi più sane e produttive.
5), oppure periodi di prolunga- Durante i periodi climaticamente
te basse temperature o di piogge sfavorevoli, e quindi di mancanza di
incessanti, possono impedire alle importazione, la somministrazione
api da miele di approvvigionarsi di alimenti a base di zucchero non è
del loro cibo fondamentale, il polli- sufficiente per garantire lo sviluppo
ne. Le nutrizioni a base di sciroppi ottimale delle larve, ma è necessa-
zuccherini messe in atto dagli api- rio integrare l’alimentazione con il
coltori sono solo dei palliativi che polline. Anche la collocazione degli
non impediscono l’instaurarsi nelle apiari è un fattore che andrebbe
colonie di api da miele, nelle situa- considerato con molta cura, non
zioni più impattanti, di fenomeni solo per garantire le migliori condi-
concatenati che possono manife- zioni alle api, ma anche per evitare
stare i loro effetti negativi anche possibili danni causati dalla cadu-
dopo mesi. Con la ripresa delle ta di piante, di massi, alluvioni. È
buone condizioni metereologiche poi utile sottolineare il fatto che le
e con l’avvento delle successive aziende multifunzionali, che traggo-
fioriture, molto spesso l’apicoltore no reddito non solo dalla produzio-
ottiene comunque scarse produ- ne di miele ma anche da altre fonti
zioni e questo deriva dalla ridotta come il servizio d’impollinazione, la
fitness delle api bottinatrici e delle produzione di api regine e nuclei, le
colonie nel loro insieme, situazione attività agrituristiche connesse e la
derivante dallo stress subìto diver- produzione di derivati dei prodotti
se settimane prima. dell’alveare, sembrano meglio su-
Come può dunque l’apicoltura rea- perare questo periodo di evidente
gire al problema delle modificazio- crisi per l’apicoltura.

66
Bibliografia

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● Tautz J., 2009 Il ronzio delle api. Springer: 301 pp.

67
L’INQUINAMENTO GENETICO DELLE API

Cecilia Costa dominanza di alcune sottospecie


CREA-Centro di Ricerca dotate di caratteri utili per un’api-
Agricoltura e Ambiente coltura produttiva, che sono quindi
intensamente allevate e commer-
Apis mellifera ha come areale na- cializzate, a discapito di sottospe-
turale di distribuzione tutta l’Afri- cie autoctone con caratteri poco
ca, l’Europa esclusa la Scandinavia “appetibili” per l’apicoltore. Sono
e il Medio Oriente. La specie si è inoltre presenti attività di migliora-
adattata ad ambienti ed ecosistemi mento genetico basate sull’incro-
molto diversi tra loro, dando luo- cio tra sottospecie, sfruttando il
go a una grande variabilità a livello vigore ibrido e la ricombinazione di
sottospecifico. Ad oggi, sono state caratteri favorevoli: questo è l’ap-
descritte circa 26 sottospecie, di- proccio istituito dal frate benedet-
stinte per caratteristiche compor- tino “Brother Adam” presso l’Ab-
tamentali, morfologiche e su base bazia di Buckfast, ancora attuato
di evidenze molecolari. oggi da allevatori in tutta Europa.
Le sottospecie di A. mellifera sono
interfertili tra loro e nelle zone LA SITUAZIONE IN ITALIA
di confine si riscontra una inter-
gradazione tra una sottospecie e L’Italia è luogo di origine di A. m.
l’altra. L’accoppiamento delle api, ligustica (naturalmente presente
diversamente da quanto avviene sulla penisola e in Sardegna) e di
per altri animali allevati, è di dif- A. m. siciliana (in Sicilia). La Ligu-
ficile controllo poiché avviene in stica è un’ape con caratteristiche
volo, a volte anche a diversi chi- favorevoli per l’apicoltura ed è sta-
lometri di distanza dall’alveare di ta esportata in tutto il mondo. La
origine dei riproduttori. Ciò signi- Siciliana invece ha subito la domi-
fica che la scelta di utilizzare api nanza commerciale della Ligustica
di origine diversa da quella locale e ha rischiato l’estinzione. In Italia,
ha un impatto sulla popolazione di negli ultimi decenni, si è verifica-
api circostante. La moderna api- to un incremento dell’introduzio-
coltura, fatta di nomadismo e di ne di api regine e sciami originanti
commercio di sciami e api regine, da incroci interrazziali (Buckfast)
introduce inevitabilmente elemen- o appartenenti a sottospecie non
ti di variazione rispetto al naturale originarie della Penisola. Le sem-
assetto genetico delle popolazio- pre più frequenti segnalazioni in
ni di api. A livello europeo c’è una tal senso sono confermate dal cre-

68
scente numero di campioni non hanno maggiori probabilità di so-
corrispondenti alle sottospecie au- pravvivenza in situazioni di pres-
toctone riscontrati nelle analisi per sione selettiva (assenza di tratta-
la certificazione della sottospecie mento anti-varroa), che producono
svolte dal CREA - Centro di Ricerca leggermente più miele e sono più
Agricoltura e Ambiente (e in parti- docili. Infatti, un’altra conseguenza
colare dalla ex Unità di ricerca di negativa dell’incrocio tra sottospe-
apicoltura e bachicoltura) e dall’I- cie diverse è l’incremento dell’ag-
stituto Zooprofilattico Sperimenta- gressività che può comparire nelle
le del Lazio e della Toscana. generazioni successive.
Una delle conseguenze di questo
fenomeno è la riduzione o perdita BIODIVERSITÀ
della naturale diversità genetica e E SOSTENIBILITÀ
dei caratteri di adattamento locale.
L’esistenza di popolazioni adattate È dunque evidente che la conser-
all’ambiente di origine è stata di- vazione della naturale biodiversità
mostrata da alcuni studi, il primo di A. mellifera ha un’importanza
in Francia negli anni ‘60, che mo- fondamentale per svolgere un’a-
strò che scambiando popolazioni di picoltura sostenibile e per garan-
api tra due ambienti con fioriture tire la sopravvivenza della spe-
particolari, le api evolute nell’am- cie a prescindere dagli apicoltori.
biente caratterizzato da presenza In Italia le popolazioni autoctone
di fioriture tardive, mantenevano sono ben presenti ma necessita-
un picco di sviluppo nel periodo no di salvaguardia, che può esse-
corrispondente anche in assenza re messa in atto tramite iniziative
della fioritura. Più recentemente, di conservazione (aree protette in
in Italia sono state osservate evi- cui è consentito solo l’allevamento
denze di adattamento all’ambiente della sottospecie autoctona) e di
in subpopolazioni di Ligustica favo- miglioramento genetico (con l’au-
revoli per l’apicoltura: api di origine silio di stazioni di fecondazione iso-
locale tendenzialmente produceva- late o inseminazione strumentale),
no più miele nell’ambiente di origi- a cui tutti gli apicoltori possono in
ne. Uno studio a livello europeo ha maniera diversa contribuire, per il
dimostrato che api di origine locale bene del settore e dell’ape stessa.

69
COLTURE ESTENSIVE, PRODOTTI
FITOSANITARI E API

Lorenzo Furlan insetticidi sistemici. Più avanti,


Veneto Agricoltura comunque su piante in accre-
scimento vegetativo, eventuali
I seminativi possono rappresentare un trattamenti insetticidi liquidi per
rischio potenziale per le api in diversi controllare nottue o altri fitofagi
periodi stagionali, particolarmente che occasionalmente raggiun-
qualora si effettuino trattamenti gono livelli di popolazione ef-
insetticidi. Negli ultimi anni diversi fettivamente dannosi possono
problemi sono stati segnalati danneggiare le api sempre per
soprattutto in concomitanza con le deriva di prodotto su flora spon-
semine del mais non solo a livello tanea di bordo o dentro il campo
nazionale (http://www.reterurale.it/ di mais o perché le api visitano,
downloads/APENET_2010_Report_ in particolari condizioni, le pian-
EN%206_11.pdf; te di mais trattate per la pre-
http://www.reterurale.it/apenet/ senza di melata o di rugiada.
apenet, 2011), ma anche mondiale
(Pisa et al., 2017). Soprattutto l’uso In pre o post-fioritura (in fioritura
diffuso di insetticidi sistemici per ogni trattamento insetticida è
la concia del mais ha determinato vietato) eventuali trattamenti contro
morie delle api. Nelle prime fasi del piralide, adulti di diabrotica e altri
mais e di altre colture trattate per la fitofagi, possono causare le stesse
protezione di semi e giovani piantine problematiche sopra descritte. La
(ad es. girasole, colza), le api possono strada maestra per ridurre i rischi
venire a contatto con insetticidi: di mortalità consiste nella riduzione
della probabilità di incontro tra
- presenti nelle polveri in aria de- sostanze insetticide e api, nell’evitare
rivanti dalle seminatrici caricate che attorno agli alveari vi sia una
con seme conciato, mentre vo- vasta presenza di superfici “minate”.
lano attraversando i campi; È possibile? Assolutamente sì.
- presenti su piante spontanee in Trattando con insetticidi solo se
fioritura a bordo campo (capez- e ove è necessario e solo dopo
zagne, scoline, siepi) contaminate aver accertato che non ci siano
da polveri derivanti da semi con- alternative valide non chimiche. Ciò
ciati o prodotti microgranulari; significa mettere in pratica i principi
- presenti nelle guttazioni o nella della difesa integrata (DI) la cui
rugiada di piantine trattate con applicazione è obbligatoria già dal

70
2014. Le sperimentazioni condotte vento contro l’avversità solo se il
per molti anni nell’Italia nord-orientale livello è sopra la soglia di danno),
e divulgate per mezzo di numerose prevede di individuare i livelli delle
pubblicazioni e l’emissione di bollettini popolazioni degli organismi noci-
specifici (si veda https://www. vi attraverso uno o più sistemi più
venetoagricoltura.org/argomento/ adatti (monitoraggi, valutazione
bollettino-colture-erbacee/), nonché fattori di rischio, modelli previsio-
le pratiche applicazioni su larga nali), di confrontare tali livelli con
scala dei risultati nelle aziende pilota soglie di danno e quindi di selezio-
di Veneto Agricoltura e su ampie nare le parti delle superfici coltiva-
superfici di aziende private, hanno te ove non serve o serve un inter-
consentito di individuare le procedure vento di difesa.
di difesa del mais che rispettano i Il terzo grande principio (adozione di
principi della difesa integrata e che alternative non chimiche, se dispo-
comportano una drastica riduzione nibili) prevede l’utilizzo di strategie/
dell’uso dei trattamenti insetticidi mezzi tecnici alternativi a quelli chi-
con vantaggio (anche economico) mici: in sostanza di utilizzare ove,
sia per gli agricoltori, sia per le api, malgrado le attuate misure di pre-
gli altri pronubi e l’uomo e l’ambiente venzione, la valutazione della con-
in generale. In sintesi estrema, sistenza delle avversità (applica-
si possono individuare tre grandi zione del secondo grande principio)
principi. abbia individuato il rischio di danno
Il primo grande principio consiste economicamente apprezzabile, so-
nella prevenzione, cioè in una serie luzioni non chimiche.
di misure di carattere strutturale, I trattamenti fitosanitari utilizzati
prevalentemente agronomiche (ad alla semina con lo scopo di proteg-
es. la rotazione colturale, la scel- gere la coltura del mais nelle prime
ta di varietà resistenti, l’impianto fasi di sviluppo e che potrebbero
di piante perenni, ma anche erba- danneggiare le api, appartengono
cee, in grado di mantenere elevato principalmente a due categorie:
il livello di organismi utili in modo
da contrastare le popolazioni dei A)
Insetticidi: distribuiti nell’ap-
parassiti delle colture, ecc.), inte- pezzamento destinato a mais o
se a ridurre il rischio di danni dalle in forma microgranulare nel sol-
avversità e quindi a ridurre la ne- co di semina o come concianti
cessità di effettuare nella stagione del seme con lo scopo di proteg-
vegetativa trattamenti con prodotti gere il seme e la coltura nelle
chimici di sintesi. prime fasi dall’attacco di fitofagi
Il secondo grande principio (valuta- terricoli (principalmente insetti
zione del livello della avversità con appartenenti alla famiglia degli
specifici metodi/strumenti e inter- elateridi).

71
B) Repellenti per uccelli: applicati zione del rischio da elateridi. Nelle
usualmente come concianti del prime fasi di sviluppo del mais, in
seme con lo scopo di proteggere cui si possono manifestare danni
il seme e le piantine nelle primis- ai semi e alle piantine, fino alle 8
sime fasi dall’attacco di uccelli. foglie, gli attacchi sono principal-
mente causati dalle specie di elate-
ridi Agriotes brevis e A. sordidus. Il
A) INSETTICIDI danno da altri parassiti del terreno
è usualmente trascurabile e occa-
L’applicazione della DI oggi con- sionale. La prevenzione del danno
sente di individuare con buona da elateridi consiste nel conside-
precisione le limitate superfici (< rare i fattori di rischio (Figura 1)
5%) che potrebbero subire un dan- e collocare nella rotazione, per
no produttivo a causa di attacchi quanto possibile, il mais o altra col-
al mais nelle prime fasi di svilup- tura suscettibile, in un momento di
po e su cui quindi applicare stra- minor rischio (Furlan et al., 2017
tegie di difesa. È pertanto contro i a e b, 2011) oppure inserire coltu-
principi della DI il ricorso a tratta- re biocide (Furlan et al., 2009b) o
menti geodisinfestanti o all’uso di distribuire farine biocide nel terre-
semente conciata in modo siste- no (Furlan et al., 2010). Nel caso il
matico – profilattico con insettici- mais sia preceduto da un prato che
di alla semina. In sintesi, la DI del costituisce un fattore di rischio im-
mais nelle prime fasi di sviluppo portante poiché favorisce l’aumen-
(decisione relativa all’uso o meno to della densità di larve di elateridi,
di geodisinfestanti o semente con- la sperimentazione ha evidenziato
ciata con insetticidi), una volta te- come il danno possa essere pre-
nuta sotto controllo la diabrotica ventivamente evitato interrando il
con un adeguato avvicendamento cotico erboso nella primavera, poco
colturale (rottura della monosuc- prima della semina del mais (Fur-
cessione al superamento della so- lan et al., 2020a). Il cotico interrato
glia di rischio secondo il primo e il risulta più attrattivo nei confronti
secondo grande principio della DI, delle larve di elateridi e di più faci-
Furlan et al., 2018b) e utilizzando le individuazione rispetto a 80.000
ibridi resistenti alle virosi (Furlan piccoli semi di mais in un ettaro per
et al., 2012) ampiamente disponi- cui le larve continuano ad alimen-
bili, nelle limitate situazioni di ap- tarsi sul cotico stesso, evitando di
pezzamenti a mais che confinano causare una danno significativo su
con prati stabili (zone della pede- semi e piantine di mais in svilup-
montana), talvolta danneggiati dal po. Una volta applicata per quanto
nanismo ruvido del mais se l’ibrido possibile la prevenzione, va effet-
è suscettibile, si basa sulla valuta- tuata la valutazione del rischio ed

72
eventualmente il monitoraggio per cato uso di insetticidi di gran lun-
accertare la presenza di larve so- ga superiore all’eventuale esiguo
pra la soglia di danno. L’esperien- danno da elateridi). Nel caso siano
za di oltre 30 anni di osservazioni presenti uno o più fattori di rischio
condotte principalmente in Veneto si procederà alla posa di trappole
e Friuli-Venezia Giulia dimostra che per larve (Furlan, 2014; Furlan et
il rischio di danni effettivi che pos- al., 2011): nel caso di popolazioni
sono comportare la riduzione della sotto la soglia di danno (ad es. 1
produzione interessa meno del 4% larva per trappola per A. brevis, 2
delle superfici investite a mais, e larve/trappola per A. sordidus) non
laddove sussistano fattori di rischio vanno utilizzati geodisinfestanti né
ormai ben conosciuti (Figura 1). seme conciato. Nel caso di rischio
Se non vi è nessuno dei fattori di derivante dalla rottura di un prato
rischio elencati nella figura, la pro- si rientra in quanto descritto sopra
babilità di un attacco che possa di- per la prevenzione.
minuire la produzione è molto bas- Nel caso si accerti il superamento
sa e non è necessario procedere della soglia, in base ai principi della
a trattamenti (risparmio per man- DI, in primo luogo si deve valutare

Fig. 1 – Procedura in sintesi per applicare la difesa integrata nel


mais nelle prime fasi di sviluppo.
(modificata da Furlan et al., 2011; Furlan et al., 2017b e Furlan et al. 2020c).

73
la possibilità di applicare soluzioni possibile assicurare a costi ridotti, e
“non chimiche”: comunque largamente inferiori (3-5
euro/ha) al costo del trattamento
- spostamento della coltura in un chimico, le superfici seminate a
appezzamento senza fattori di mais per mezzo del Fondo Mais,
rischio; specifico fondo offerto da Agrifondo
- modifica della rotazione – nor- Mutualistico (Associazione
malmente, dopo il prato, o co- Interregionale per la Difesa del
munque la copertura continua Reddito delle Aziende Agricole)
del terreno, un anno di “altre” a cui aderiscono i Condifesa di
colture consente un abbassa- Veneto e Friuli-Venezia Giulia che
mento delle popolazioni tale da tra l’altro consente il notevole
evitare rischi di calo di produ- vantaggio di ricompensare tutti i
zione nel mais; quindi prevedere costi di una eventuale risemina ed
dopo, ad es. il prato, la semina i mancati redditi derivanti da cause
di una coltura poco suscettibile diverse come siccità, inondazione,
(soia) e spostare il mais l’anno crosta superficiale, che ovviamente
successivo può essere una al- non sarebbero coperte dall’uso
ternativa; del geodisinfestante o di semente
- inserimento nell’avvicendamen- conciata (si veda Furlan et al.,
to di una coltura biocida (ad es. 2018a). Si veda il regolamento
Brassica juncea var. ISCI 99) da dettagliato nella sezione Fondi
interrare prima del successivo Mutualistici dei Condifesa Aderenti
mais (Furlan et al., 2009b) che (https://www.condifesatvb.it/
del resto sono anche soluzioni campagna-mutualistica).
agronomiche preventive.
B) REPELLENTI PER UCCELLI
Altre soluzioni non chimiche (come
ad es. organismi entomopatogeni) L’avifauna è solo una delle diverse
sono allo studio. avversità del mais e di molte altre
Il processo completo di applica- colture per cui il suo controllo non
zione della DI è sintetizzato nella può che avvenire nell’ambito della
Figura 1 (Furlan et al., 2017b, mo- normativa vigente sulla DI come
dificato). descritto per il punto A. In merito
È possibile proteggersi dai rischi al primo grande principio della DI,
insiti nell’applicazione della la prevenzione, pur essendo molto
DI del mais nelle prime fasi variabile la probabilità di danno in
di sviluppo (dovuti a errori di funzione delle alternative alimentari
valutazione, condizioni anomale dei corvidi, principali agenti di dan-
che determinano danni con bassa no (di minor entità sono da ritenersi
probabilità di concretizzarsi). È invece i danni da fagiano e da co-

74
lombaccio ed ancora più sporadiche danno da uccelli in grado di ridurre
sono state le osservazioni di danni la produzione (Furlan et al., 2002,
da gabbiani e da anatre), tra i siste- 2007, 2009a, 2011, 2014, 2017 a e
mi di prevenzione da promuovere vi b). In linea con questi valori sono
è senz’altro la semina della coltura i dati relativi alle denunce di dan-
nell’arco di tempo più breve possi- ni da fauna selvatica registrati ne-
bile su tutta la superficie aziendale. gli ultimi anni sia in Veneto, sia in
In questo modo infatti non si dà il Friuli, relativamente alle denunce
tempo alle popolazioni ubiquitarie di degli assicurati al fondo mutualisti-
uccelli di adeguarsi numericamente co. L’incidenza del danno da fauna
a tale “opportunità trofica”. Qualora selvatica è risultata mediamen-
si ritenga che i livelli di popolazione te inferiore all’1%, ancor inferiore
di queste specie siano troppo ele- l’incidenza del danno dovuto ai soli
vati, si possono avviare sistemi di uccelli, componente non prevalen-
controllo con le procedure previste te del danno da fauna complessivo.
dalla Legge 157/92. La bassa incidenza dei danni rende
Per quanto concerne il secon- possibile un efficace approccio as-
do principio, dal 1986 in poi sono sicurativo che garantisca il ristoro
state raccolte sistematicamente dei danni subiti qualora si scelga di
osservazioni su tutte le cause di non adottare alcuna forma di dife-
danno alla coltura del mais nelle sa diretta, secondo i principi della
prime fasi di sviluppo in Veneto, DI (si veda il link sui Fondi mutuali-
considerando esclusivamente su- stici riportato a chiusura del para-
perfici non trattate con insetticidi grafo sugli insetticidi).
o principi attivi ritenuti repellenti. In merito al terzo principio, sono
Il data base, compilato nel Vene- state eseguite diverse prove negli
to sulla base della osservazione di ultimi anni nell’ambito delle speri-
migliaia di ettari dal 1986 ad oggi, mentazioni azienda aperta-proto-
evidenzia un danno tale da ridurre colli aperti nelle aziende pilota di
la produzione, di gran lunga infe- Veneto Agricoltura ed alcune azien-
riore all’1% della superficie a mais de private adatte allo scopo. I risul-
osservata; anche i picchi di danno tati hanno evidenziato come la se-
verificatisi in taluni anni non hanno mente Standard, conciata con solo
mai superato l’1% della superficie fungicida, abbia subito più danni
osservata e nella maggior parte (sia pure, come visto, con incidenza
dei casi erano inferiori allo 0,1%. molto bassa) rispetto ai trattamen-
Nella valutazione delle cause di ti repellenti Mesurol, Scudoseed® e
danno al mais nelle prime fasi, pur Eurodif®, i quali non si sono differen-
con bassa incidenza, prevalenti ziati tra loro nella capacità di ridurre
sono risultati negli anni gli elate- il rischio di danno da uccelli (Fur-
ridi e ancor più rara l’incidenza di lan et al., 2020b). In conclusione, i

75
risultati indicano che un rischio di sato le morie delle api sarebbero
danno da uccelli tale da ridurre la stati estremamente ridotti (super-
produzione del mais ha bassa in- fici trattate ampiamente al di sot-
cidenza. Pertanto, oltre ad un ap- to del 5%, verosimilmente anche
proccio solo assicurativo senza al- al di sotto del 1%). Alla fattibilità
cun trattamento repellente, (si veda tecnica dell’applicazione della DI,
Furlan et al., 2018a), nelle aree con che vede come soggetto obbligato
fattori che aumentano il rischio, l’utilizzatore professionale di fito-
ove le azioni preventive non siano farmaci, è tuttavia corrisposto un
state sufficienti, alla copertura as- problema tecnico che costituisce,
sicurativa ed alle misure preventive a prescindere, un ostacolo grave
si possono associare la mappatura alla sua applicazione. Per raggiun-
delle zone a più alto rischio ove pro- gere produzioni tali da garantire un
cedere all’utilizzo di prodotti repel- minimo di redditività, il mais ordi-
lenti alternativi a quelli chimici (che nario deve essere ibrido. Il seme di
come evidenziato sono disponibili) quest’ultimo deve essere prodotto
con apprezzabile riduzione dell’im- con tecniche specifiche applicabi-
patto ambientale, come esplicita- li da ditte sementiere specializza-
mente prescritto da uno dei principi te, formalmente non assoggettate
della DI (comma 4 dell’allegato III all’applicazione dei principi della DI.
del Dlgs 14/8/2012 n° 150). L’entità della concia delle sementi,
che, qualora fatta con taluni princi-
CONCLUSIONI pi attivi, ha prodotto severi effetti
collaterali negativi, è stata deter-
Quanto sopra esposto evidenzia minata da questi ultimi soggetti
chiaramente come le conoscen- che decidendo la quantità di dosi
ze per applicare i principi della DI di seme conciato da immettere nel
del mais nelle prime fasi, come mercato hanno di fatto definito le
previsto dalla normativa, sono da superfici che avrebbero ricevuto il
tempo disponibili e rendono pos- trattamento fitosanitario insetticida
sibile la drastica riduzione dell’uso o repellente. Non avendo alternati-
di fitofarmaci dannosi per le api. ve tecniche, gli utilizzatori, a pre-
Gli strumenti tecnici-conosciti- scindere dalla loro volontà di trat-
vi per applicare i principi erano, e tare o meno, non hanno potuto che
sono tuttora, a basso costo ed il applicare il trattamento fitosanita-
loro impiego comporta complessi- rio a superfici di entità proporziona-
vamente un aumento del reddito le alla percentuale di seme trattato,
dell’azienda agricola (Furlan et al., di gran lunga superiore al target
2011, 2014; Furlan et al., 2017b). della DI e quindi del necessario, au-
Se fossero stati applicati negli anni mentando la possibilità di contatto
scorsi, i trattamenti che hanno cau- insetticidi-api (Furlan et al., 2002).

76
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77
STATO SANITARIO DELL’APICOLTURA
E NUOVE SPECIE INVASIVE

Franco Mutinelli adulta nutrendosi del corpo grasso,


Istituto Zooprofilattico speciale tessuto delle api con diver-
Sperimentale delle Venezie se ed importanti funzioni (difese im-
munitarie, invernamento, detossifi-
I principali nemici delle api sono cazione, ecc.), determinando un loro
oggi rappresentati dalla varroatosi, progressivo indebolimento fino alla
dalla peste americana e da Nosema morte e nel contempo favorendo l’a-
ceranae, a cui si aggiunge, limitata- zione di altri agenti patogeni, virus
mente alle regioni Calabria e Sicilia, in particolare. In queste condizioni
il coleottero Aethina tumida. è necessario eseguire almeno due
trattamenti antivarroa all’anno (in
LA VARROATOSI estate dopo il raccolto principale e in
La varroatosi è una malattia delle autunno-inverno in condizioni di as-
api che colpisce sia l’ape adulta sia senza o ridotta presenza di covata)
la covata, causata da un acaro pa- per garantire la sopravvivenza delle
rassita, Varroa destructor, originario colonie e le produzioni. Nel tempo
del sud-est asiatico che si è esteso si è andato affermando il concetto
progressivamente verso occiden- di controllo integrato della varroa-
te attraverso gli scambi di api e di tosi affiancando la tecnica apistica
materiale apistico, raggiungendo all’utilizzo dei farmaci con particola-
l’Europa negli anni ’70 e segnalato re attenzione per quelli a più basso
in Italia per la prima volta nel 1981, impatto inquinante sull’alveare. Tut-
in provincia di Gorizia. Dal 1983 la tavia, l’alveare risanato può, anche
sua presenza era estesa a tutto il nel giro di breve tempo (solo pochi
territorio nazionale, assumendo già giorni), essere nuovamente infesta-
allora il carattere di infestazione to da acari provenienti da colonie
endemica, analogamente a quan- non trattate (fenomeno della reinfe-
to avvenuto nel resto dell’Europa e stazione).
negli altri continenti, ad eccezione
di Australia, isole Åland (Finlandia), LA PESTE AMERICANA
Isola di Man (Regno Unito) e più re- La peste americana, malattia della
centemente alcune isole delle Az- covata causata dal batterio spori-
zorre (Portogallo) che sono ancora geno Paenibacillus larvae, impone il
indenni da questo parassita. Questa divieto di spostamento degli alveari
parassitosi è responsabile di un dan- colpiti che devono essere obbligato-
no diretto alla covata e anche all’ape riamente distrutti, la bonifica delle at-

78
trezzature, ove possibile (trattamen- tuttora oggetto di studio, non solo
to con raggi gamma), e il controllo come patogeno specifico delle api,
degli alveari rimanenti nei successivi ma anche come fattore “debilitante”
14 giorni. Considerate le caratteri- e di compromissione delle loro difese
stiche di P. larvae si sottolinea, inol- (ad esempio dei sistemi di detossifi-
tre, l’inefficacia dei trattamenti con cazione nei confronti dei neonicoti-
sostanze ad attività antibatterica e noidi). La gestione dell’infezione che
batteriostatica, i quali risultano attivi è diffusa su tutto il territorio nazio-
solo sulla fase vegetativa del batte- nale, e non solo, si basa essenzial-
rio, ma non sulle spore. Il loro utiliz- mente sulla applicazione delle buone
zo assicura, quindi, solo un’efficacia pratiche apistiche ed eventualmente
temporanea e non garantisce dalla sulla somministrazione di mangimi
ricomparsa della malattia in tem- complementari che possono con-
pi successivi, oltre ovviamente ad tribuire a ridurre il carico di spore
esporre il miele e gli altri prodotti al dell’intestino dell’ape.
rischio di contaminazione.
LA PESTE EUROPEA
LA NOSEMIASI La peste europea, malattia della co-
La nosemiasi, infezione fungina so- vata sostenuta dal batterio Melis-
stenuta da Nosema apis (Micro- sococcus plutonius, a cui possono
sporidia, Nosematidae) e, più re- subentrare altri batteri, non rap-
centemente, da Nosema ceranae, presenta attualmente un problema
colpisce l’intestino medio dell’ape particolare per l’apicoltura e il suo
adulta, compromettendone il fun- carattere di malattia condizionata li-
zionamento e l’assorbimento dei mita l’applicazione di misure restrit-
principi nutritivi. L’infezione si tra- tive non richiedendo interventi tera-
smette attraverso le spore emesse peutici, ma solo di tecnica apistica.
dalle api infette con le feci. La no-
semiasi causa una riduzione della LE VIROSI
longevità delle api (vivono di meno), Le infezioni da virus (c.d. virosi) col-
alterazioni a carico delle ghiandole piscono sia l’ape adulta sia la covata
ipofaringee che producono la gela- e sono oggi classificate come malat-
tina reale con riflessi negativi sulla tie correlate alla varroatosi. Infatti,
nutrizione della regina e della cova- l’acaro Varroa, “disturbando” e in-
ta, un’alterazione del metabolismo e debolendo l’ape, crea le condizioni
la compromissione dei meccanismi necessarie per l’attivazione dei virus
di difesa (detossificazione). Il ruolo e presenti in forma latente anche nel-
il potere patogeno di N. ceranae, an- le api sane e la comparsa di sintomi
che quale possibile causa di spopo- specifici. Il loro controllo è stretta-
lamento delle colonie come eviden- mente dipendente da quello della
ziato in Spagna nel 2004/05, sono varroatosi: bassi livelli di infestazio-

79
ne da varroa sono garanzia nei con- da parte dell’Unione Europea e dei
fronti di queste infezioni secondarie. singoli Stati Membri. I controlli pre-
Tra queste ricordiamo il virus della visti dal Reg. (UE) N. 206/2010 della
paralisi acuta, della paralisi cronica, Commissione che consente l’impor-
della covata a sacco, della cella reale tazione di sole api regine da stati
nera, delle ali deformi, il virus isra- indenni hanno portato al riscontro
eliano della paralisi acuta, perché di larve di A. tumida in una partita
più spesso identificati e associati di api regine importate dal Texas in
anche a morie di alveari o ad altre Portogallo nell’ottobre del 2004. Nel
malattie. Non esiste una terapia nei settembre del 2014 è stata rileva-
confronti dei virus e il loro controllo ta la presenza di A. tumida in apiari
dipende esclusivamente da un’ap- della Calabria e successivamente in
propriata gestione della infestazione un solo apiario della Sicilia. Nel giu-
da varroa. gno del 2019 è stata nuovamente
rilevata la sua presenza in Sicilia in
AETHINA TUMIDA alveari provenienti dalla Calabria. I
Aethina tumida (Coleoptera, Nitidu- provvedimenti adottati (distruzione
lidae), il piccolo coleottero dell’al- degli apiari infestati, divieto di mo-
veare, è originario del Sud Africa e vimentazione, trattamento del ter-
endemico nell’Africa subsahariana. reno) hanno permesso, ad oggi, di
Il coleottero depone le uova nell’al- contenere la presenza di questo co-
veare e da esse originano le larve leottero nella sola regione Calabria
che si nutrono di uova, larve, polli- dove è ormai endemico (province di
ne, miele, scavano gallerie nei favi Reggio Calabria e Vibo Valentia) e in
distruggendoli, provocano la fer- due focolai isolati in Sicilia.
mentazione del miele, distruggendo
la colonia. Raggiunta la maturità, la- TROPILAELAPS
sciano l’alverae impupandosi nel ter- Non è invece ancora presente in
reno circostante l’alverae. Dopo un Italia e in Europa, Tropilaelaps spp.,
periodo variabile da 27 a 79 giorni acaro parassita di Apis cerana, le cui
dal terreno emergono i giovani adul- specie T. clareae e T. mercedesae
ti. A. tumida ha fatto la sua prima sono in grado di infestare ed arre-
comparsa nell’emisfero occidentale care danni anche ad Apis mellifera.
in Florida nel 1996/97, da dove si è
poi diffuso a tutti gli USA. È stato VESPA VELUTINA
successivamente segnalato in Cana- Non è considerata invece una ma-
da ed Australia (2002), America cen- lattia delle api, ma una specie esoti-
trale (2007), Italia e Filippine (2014), ca invasiva, quindi non autoctona e
Corea del Sud e Brasile (2016). A con effetti negativi sulla fauna loca-
questa diffusione è seguita l’ema- le, la Vespa velutina nigrithorax che,
nazione di provvedimenti specifici proveniente dall’Asia è stata segna-

80
lata per la prima volta in Francia nel ci. Fino ad oggi infatti le segnalazio-
2004 e dal 2013 anche nel ponente ni sono state gestite con procedure
ligure al confine con la stessa (Im- non sempre uniformi e in maniera
peria e Savona). È stata poi se- disomogenea sul territorio nazionale
gnalata anche in Piemonte (Cuneo, per cui i dati raccolti non sono sem-
Alessandria, Torino), nel levante li- pre rappresentativi né esaustivi. A
gure (La Spezia), Toscana (Lucca e tal proposito la Direzione Generale
Massa Carrara), Lombardia (Manto- della Sanità animale e dei farmaci
va) e Veneto (Rovigo). Ad eccezio- veterinari del Ministero della Salute
ne del ponente ligure dove è ormai ha redatto specifiche linee guida per
insediata e causa notevoli danni agli la gestione delle suddette segnala-
alveari (la vespa si nutre di api e può zioni di moria con l’intento di fornire
determinare lo spopolamento/morte istruzioni di intervento che potran-
degli stessi), nelle restanti zone si è no comunque essere adattate alle
trattato di segnalazioni sporadiche realtà organizzative e alle priorità
il cui reale impatto sull’apicoltura individuate da ciascuna Regione o
non è ancora completamente cono- Provincia autonoma. In particolare
sciuto. Dalla Francia si è poi estesa si sottolinea che gli interventi risul-
all’Europa centro-occidentale (Spa- teranno tanto più efficaci quanto più
gna, Portogallo, Germania, Svizze- rapido e contestuale sarà il coinvol-
ra, Belgio, Olanda) arrivando fino al gimento di tutte le figure interessa-
Regno Unito. te, in primo luogo i Servizi veterinari
delle Aulss, tenuto conto che spesso
SEGNALAZIONI DI MORIA i principi attivi ricercati sono sog-
O SPOPOLAMENTO DEGLI getti ad una rapida degradazione. I
ALVEARI sopralluoghi effettuati non dovranno
La salute delle api può essere com- tralasciare approfondite analisi clini-
promessa non solo da malattie in- che in apiario e approfondimenti sul
fettive e infestive, ma anche dall’a- territorio circostante per raccogliere
zione acuta, subacuta o cronica di informazioni epidemiologiche uti-
fitofarmaci che possono determi- li alla comprensione di questi feno-
nare fenomeni di moria o spopola- meni. Le Linee guida per la gestione
mento degli alveari. Ciò premesso delle segnalazioni di moria o spopo-
e in considerazione delle frequenti lamento degli alveari connesse all’u-
segnalazioni di moria che pervengo- tilizzo di fitofarmaci sono disponibili
no dagli apicoltori in determinati pe- al seguente link:
riodi dell’anno, si ritiene opportuno https://www.izsvenezie.it/linee-gui-
che le Regioni adottino un approccio da-per-la-gestione-delle-segnala-
più sistematico nei confronti della zioni-di-moria-o-spopolamento-de-
gestione delle morie di api in cui vi gli-alveari-connesse-allutilizzo-di-fi-
sia la sospetta azione di fitofarma- tofarmaci/

81
L’ADULTERAZIONE DEL MIELE

Albino Gallina api abbiano depositi sufficienti per


Istituto Zooprofilattico prevenire la fame durante l’inver-
Sperimentale delle Venezie no, ma deve essere assolutamente
evitata nel periodo di flusso netta-
L’adulterazione del miele è stata rifero all’alveare. Infatti, se si ali-
negli ultimi anni argomento di stu- mentano le api durante i periodi
dio di molte pubblicazioni scientifi- di raccolta di nettare, molto facil-
che. Il miele può essere adulterato mente si avrà una contaminazione
o per aggiunta di sciroppi zucche- tra nettare e prodotti zuccherini
rini, prodotti da vari amidi vegetali e il prodotto estratto dai favi non
(mais, riso, barbabietola, canna, sarebbe più miele, vista la defini-
ecc.), mimandone la naturale com- zione legale prevista dal D. L.vo
posizione zuccherina, o da una er- 179/2004.
ronea descrizione nell’origine bota- Nel 2013 il Parlamento europeo
nica o geografica. classificò il miele tra i 10 prodotti
L’adulterazione da sciroppi zuc- alimentari maggiormente a rischio
cherini può avvenire direttamente di frode chiedendo alla Commis-
per aggiunta nel miele al fine di sione europea di raccogliere infor-
aumentare il volume del prodot- mazioni e valutare azioni da intra-
to, o indirettamente attraverso prendere con gli Stati Membri.
un’alimentazione integrativa delle La Commissione, attraverso il Joint
api. L’utilizzo di sciroppi zuccheri- Research Centre (JRC), nel 2016 ha
ni, normalmente ottenuti da ami- effettuato uno studio raccogliendo
di complessi derivanti da colture oltre 2.000 campioni di miele nei
cerealicole come mais e riso o da 28 Stati Membri, oltre a Norvegia e
barbabietola o canna da zucchero, Svizzera, con l’intento di verificare
è favorito dal basso costo che han- la diffusione del problema nel mer-
no rispetto al miele e dal fatto che cato europeo.
la loro individuazione rimane una I campioni sono stati suddivisi in
questione complessa anche con tre tipologie: mieli prodotti dallo
sofisticati metodi di analisi. Stato in cui venivano raccolti; mie-
Per quanto concerne l’utilizzo di li provenienti da uno Stato diverso
alimentazione integrata delle api da quello in cui venivano raccolti;
con prodotti zuccherini (sciroppo miscele di mieli comunitari e/o ex-
e candito), essa risulta necessaria tracomunitari.
in determinati periodi dell’anno, ad Tutti i campioni, controllati circa la
esempio al fine di garantire che le loro origine botanica, geografica e

82
le proprietà chimico-fisiche, han- derivanti da piante nettarifere. Se
no evidenziato che il 19% dei mieli si somma questo dato a quello del
presentava una non conformità: il 6% di contenuto zuccherino non
2% sui parametri chimico-fisici, il corretto riscontrato nel primo giro
7% sull’origine botanica, il 2% su di controlli si può concludere che,
quella geografica, il 6% sul conte- complessivamente, per i campioni
nuto zuccherino ed il 2% su altri raccolti circa il 20% (un campione
problemi di etichettatura. su cinque) risultava non conforme
I mieli risultati conformi a questa per problematiche di zuccheri ag-
prima serie di controlli sono stati giunti.
successivamente sottoposti all’a- Lo studio della Commissione eu-
nalisi per evidenziare l’eventua- ropea ha evidenziato che i metodi
le presenza di zuccheri diversi da chimico-fisici applicati per verifica-
quelli presenti in nettare o melata. re i criteri di qualità dei mieli fis-
L’analisi è stata condotta con una sati nella Direttiva 110/2001/EC (in
tecnica basata sul rapporto isoto- Italia D. Lvo 179/2004) sono poco
pico del carbonio presente negli efficaci per rilevare e dimostrare la
zuccheri. presenza di zuccheri stranieri nel
Per capire meglio questo tipo di miele.
analisi è utile ricordare che le pian- La ragione è che il miele è un pro-
te nella fotosintesi possono utiliz- dotto naturale che mostra grandi
zare tre diversi meccanismi che variazioni compositive a seconda
portano alla formazione della mo- dell’origine geografica, botanica
lecola di zucchero. Ciascuno dei e dei fattori ambientali che com-
tre meccanismi porta ad un rap- plicano la definizione di specifiche
porto isotopico particolare. In pra- esatte del prodotto per consentire
tica, tutte le piante sintetizzano il una distinzione da prodotti non au-
glucosio ma quello prodotto dalle tentici.
nettarifere ha un rapporto isotopi- Per poter valutare tale additiva-
co per l’elemento carbonio diverso zione si devono utilizzare metodi
da quello prodotto da piante come analitici complessi che richiedono
mais e canna da zucchero. l’ausilio di strumentazioni costose
Nello studio condotto dalla Com- e poco diffuse. L’applicazione di tali
missione, l’analisi isotopica è sta- metodiche ha dimostrato in questo
ta condotta con LC-EA-IRMS, che studio che il 14,2% dei mieli analiz-
permette di individuare il rapporto zati contenevano sciroppi zuccheri-
per ciascuno dei diversi zuccheri ni aggiunti. Considerando l’insieme
presenti nel miele. I risultati ot- delle non conformità (33%), quello
tenuti con questo secondo con- della presenza di zuccheri estranei
trollo hanno segnalato che il 14% nel miele risulta essere il problema
dei mieli conteneva zuccheri non di maggior incidenza.

83
BUONE PRATICHE APISTICHE

Franco Mutinelli to delle norme specifiche del setto-


Istituto Zooprofilattico re. La finalità di tale studio è stata
Sperimentale delle Venezie quella di fornire un documento di
sintesi e di pratica applicazione che
La DGR n. 379 del 28 marzo 2017 possa costituire un supporto agli
Approvazione del “Programma apicoltori nello svolgimento della
di attività per interventi a favo- propria attività, in linea anche con
re dell’apicoltura” e dello schema la normativa vigente del settore.
di accordo di collaborazione tra
la Regione del Veneto e l’Istituto Di seguito, i 35 punti del documen-
Zooprofilattico Sperimentale del- to che traccia le buone pratiche
le Venezie - Centro regionale per apistiche in apiario e nella lavora-
l’apicoltura - per lo svolgimento zione del miele.
delle attività contenute nel pro- 1. Ubicare gli apiari in zone facil-
gramma. Legge regionale 18 apri- mente raggiungibili, in luoghi
le 1994, n. 23 “Norme per la tu- soleggiati in inverno, ombreg-
tela, lo sviluppo e la valorizzazione giati in estate, non umidi, non
dell’apicoltura”, prevede al punto esposti ai venti freddi e non
B) Azioni di prevenzione delle ma- soggetti a fonti di inquinamen-
lattie dell’alveare tramite la stesu- to ambientale (ad esempio,
ra e pubblicazione di un manuale di zone fortemente vocate per
buone pratiche apistiche realizzato l’agricoltura intensiva o forte-
al fine di integrare le esigenze del mente industrializzate);
territorio con le normative vigenti 2. Non superare il numero di 40 -
e le attività più opportune per gli 50 alveari/apiario;
interventi di cura e profilassi negli 3. Distanziare gli alveari tra loro
apiari e, più in generale, di gestio- di 30 - 40 cm per favorire riu-
ne dell’attività apistica. nioni delle famiglie e prevenire
Sulla base delle attuali conoscenze i fenomeni di deriva;
scientifiche e tecniche del settore, 4. Inclinare leggermente in avanti
si è cercato di sintetizzare le buone le arnie per favorire la fuoriu-
pratiche apistiche già conosciute e scita di acqua eventualmente
in parte disponibili come documen- entrata e l’allontanamento del-
ti, tenendo conto dei fabbisogni e le api morte;
delle richieste delle forme associa- 5. Sollevare gli alveari da terra di
te della Regione Veneto, nel rispet- circa 40 cm per evitare l’en-

84
trata di insetti/animali/acqua e tazione dei medicinali vete-
per assicurare una condizione rinari autorizzati;
più comoda dell’apicoltore du- • utilizzare arnie con fondo a
rante la visita in apiario; rete antivarroa;
6. Orientare la porticina di volo • monitorare il livello d’infe-
delle api a sud/sud-est per evi- stazione verificando, a cam-
tare l’esposizione a venti freddi; pione, la conta della caduta
7. Alternare arnie di colore diver- di varroa;
so e/o realizzare disegni/for- • utilizzare anche la lotta in-
me/colori diversi sul frontalino tegrata ricorrendo al blocco
ed evitare di posizionare troppi della covata, all’asportazione
alveari su una stessa fila, per della covata maschile, etc.;
diminuire i fenomeni di deriva; 13. Utilizzare correttamente medi-
8. Effettuare un’attenta selezione cinali veterinari, come indicato
dei fornitori; dal foglietto illustrativo; regi-
9. Rispettare un periodo di qua- strare i trattamenti effettuati e
rantena per tutte le introduzio- gli alveari trattati;
ni di nuovi sciami e famiglie in 14. Sostituire regolarmente i favi (al-
apiario; meno 3-4 favi per alveare/anno);
10. Identificare gli alveari median- 15. Sostituire regolarmente le regi-
te codice aziendale e numera- ne (al massimo ogni 2-3 anni);
zione progressiva; 16. Adottare opportune tecniche per
11. Verificare, nel corso dell’anno, la selezione di regine che ma-
lo stato di salute degli alveari nifestano, nella specifica realtà
e registrare le eventuali ano- ambientale (altitudine e tempe-
malie ricercandone la causa, ratura) di ciascun allevamento,
anche ricorrendo al supporto caratteri di resistenza alle malat-
di personale qualificato ed alle tie, comportamento igienico, do-
analisi di laboratorio; cilità, bassa tendenza alla scia-
12. Adottare tecniche per il moni- matura ed elevata produttività;
toraggio e il controllo della var- 17. Verificare l’etichettatura ed il tipo
roatosi: di alimenti somministrati alle api;
• effettuare i trattamenti quan- 18. Utilizzare acqua potabile per
do previsti, su tutti gli alveari l’alimentazione delle api (es.
di ogni apiario e, dove pos- nella produzione di sciroppo
sibile, contemporaneamente zuccherino);
agli altri apicoltori della zona; 19. Lasciare a disposizione acqua
• utilizzare sempre medicinali da bere alle famiglie nei periodi
veterinari autorizzati; particolarmente caldi e curare
• praticare, su indicazione del la nutrizione delle api in caso di
medico veterinario, una ro- condizioni meteorologiche sfa-

85
vorevoli (es. durante il periodo 27. Effettuare il periodico sfal-
invernale, oppure in caso di pri- cio dell’erba davanti agli al-
mavere fortemente piovose); veari per garantire un facile
20. Non somministrare miele alle accesso delle api all’entrata
api, il miele potrebbe costituire dell’alveare e per evitare l’in-
un veicolo di infezioni; troduzione di animali estranei
21. Prevenire fenomeni di sac- nell’arnia;
cheggio: 28. Tenere in modo ordinato l’apia-
• non tenere in apiario famiglie rio e non lasciare incustodite
indebolite e quindi predispo- attrezzature vecchie o infette;
ste ad essere saccheggiate; 29. Curare la pulizia dell’abbiglia-
• effettuare la manutenzione mento e del materiale apistico
delle arnie; in genere;
• quando necessario, ad 30. Effettuare la necessaria manu-
esempio alla fine del periodo tenzione e, quando necessario,
di raccolta nettarifera, ripo- rinnovare il materiale apistico
sizionare le porticine di en- avendo cura di eliminare arnie
trata con accesso ristretto; e materiali vecchi, non più fun-
22. Effettuare un buon inverna- zionali o infetti;
mento delle famiglie: ridurre 31. Separare gli alveari malati da
il numero dei telaini, inserire il quelli sani;
diaframma, inserire il cassetti- 32. Eliminare, se necessario, le fa-
no diagnostico, ridurre l’aper- miglie malate e allevare solo
tura della porticina, alimentare famiglie sane e forti;
se necessario, etc.); 33. Alimentare/riunire le famiglie
23. Fare un utilizzo moderato deboli o sprovviste di scorte
dell’affumicatore (per il benes- valutando attentamente l’op-
sere delle api e per evitare ri- portunità di tali interventi;
schi di residui nel miele); 34. Raccogliere il miele solo quan-
24. Utilizzare l’escludiregina; do sufficientemente disidratato
25. Verificare la non tossicità del- dalle api (almeno ¾ delle celle
le vernici e di tutte le sostanze opercolate) ed evitare la sua
destinate ad entrare in contat- contaminazione con sostanze
to con le api (es. disinfettanti, repellenti;
trattamenti chimici per il le- 35. Richiedere l’assistenza veteri-
gno, etc.); naria e personale qualificato.
26. Non trasferire favi da una fa- Le misure sopra elencate dovreb-
miglia ad un’altra (es. in caso bero fornire all’apicoltore gli ele-
di livellamento della forza) se menti di riferimento per migliorare
non si è certi dello stato sani- la propria attività, la gestione e lo
tario degli alveari; stato sanitario degli alveari.

86
VARROA DESTRUCTOR:
LINEE GUIDA

Franco Mutinelli TEMPI DI INTERVENTO


Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie Periodo autunno-invernale
Nel territorio nazionale, con le do-
Le caratteristiche del parassita, vute eccezioni, si verifica un’in-
dei farmaci veterinari autorizzati e terruzione di deposizione autun-
delle tecniche di lotta nei confron- no-invernale che è utile ai fini del
ti di Varroa destructor disponibili controllo dell’infestazione da var-
impongono di intervenire, in linea roa perché gli acari, trovandosi
generale e nelle nostre condizioni sulle api adulte non protetti all’in-
climatiche, almeno due volte l’an- terno delle celle opercolate, sono
no, individuando i periodi più adat- esposti all’azione degli acaricidi.
ti in funzione delle situazioni locali. Il primo intervento deve avvenire,
Ciò significa che in funzione delle preferibilmente, all’inizio di detto
diverse condizioni geografiche e periodo. La finalità dell’intervento
climatiche, correlate anche al gra- realizzato nel periodo autunno-in-
do di infestazione e ai flussi netta- vernale è ridurre in modo drasti-
riferi, potrebbero essere necessari co il grado di infestazione delle
ulteriori interventi oltre i due citati. colonie, dopo l’incremento dovuto
Le Linee guida hanno lo scopo di alla riproduzione e all’eventuale
indicare le modalità di intervento reinfestazione di acari al termine
per il controllo dell’infestazione da dell’estate e all’inizio dell’autunno.
varroa da realizzare nel territorio Da questo punto di vista il tratta-
nazionale, tenendo conto delle se- mento autunno-invernale rappre-
guenti esigenze: senta il presupposto fondamentale
• la protezione del patrimonio api- per lo svernamento e la successiva
stico dall’infestazione da V. de- ripresa dell’attività delle colonie.
structor; Questo intervento non deve essere
• la tutela delle produzioni dai ri- ritardato in quanto i danni provo-
schi derivanti dall’impiego di so- cati dal persistere dell’infestazione
stanze acaricide; non sono rimediabili e potrebbero
• la possibilità di realizzare i trat- mettere a rischio la sopravviven-
tamenti da parte di tutti gli api- za delle colonie, il superamento
coltori. del periodo invernale e la ripresa

87
dell’attività nella primavera suc- portunità per mettere in atto gli
cessiva.  interventi acaricidi. Quando le pos-
sibilità di bottinatura proseguono
Periodo estivo anche nel mese di agosto, ciò do-
In presenza di covata, il grado di vrà essere valutato attentamente
infestazione delle colonie raddop- e il trattamento dovrà essere ese-
pia approssimativamente ogni guito indicativamente non oltre la
mese. Questa dinamica esponen- metà di agosto, meglio prima.
ziale, legata alla riproduzione di Nel centro-sud dell’Italia le con-
V. destructor, è responsabile del dizioni climatiche si differenziano
notevole aumento di acari che, rispetto al resto del territorio na-
nell’arco di pochi mesi, raggiungo- zionale e determinano una sostan-
no livelli critici a partire da consi- ziale maggiore e temporalmente più
stenze a prima vista contenute. estesa presenza di covata. Di con-
Nella tabella è indicato, a titolo di seguenza, gli interventi dovranno
esempio, il numero di varroe che essere adattati a dette condizioni,
potrebbe essere presente nella nell’ottica di individuare i momenti
colonia alla fine dell’inverno e nel di intervento ottimali, compatibili
successivo mese di agosto (consi- da un lato con lo sviluppo dell’al-
derando un raddoppio mensile): veare e le produzioni e, dall’altro,
con la necessità di un appropriato
controllo dell’infestazione.
Febbraio Agosto
MODALITÀ DI INTERVENTO
50 3.200
100 6.400 La necessità di proteggere il pa-
200 12.800 trimonio apistico, salvaguardan-
do al tempo stesso le produzioni
dall’inquinamento da acaricidi, nel
Quanto descritto evidenzia la ne- rispetto della normativa vigente,
cessità di un nuovo intervento, al determina la scelta dei soli farma-
fine di contenere la crescita della ci veterinari autorizzati. Nell’effet-
popolazione di varroa, riducendo tuare qualunque intervento di lotta
così il livello d’infestazione delle alla varroa è indispensabile rispet-
colonie e consentendo il corretto tare scrupolosamente tempi, mo-
sviluppo delle api destinate allo dalità e dosaggi di somministrazio-
svernamento. ne indicati dal produttore, nonché
In parte del territorio nazionale, il le informazioni relative alla sicu-
mese di luglio coincide con il ter- rezza dell’operatore. Si ricorda che
mine della stagione produttiva e il principio attivo da solo, anche se
ciò costituisce un’importante op- apparentemente simile a quello del

88
farmaco autorizzato, non equivale Strips), (NOD; p.a. acido for-
al farmaco stesso e non lo può so- mico).
stituire. Segue l’elenco dei farma- APIFOR60 (Chemicals Laif; p.a.
ci veterinari utilizzabili nell’ambito acido formico 60%).
delle presenti Linee guida. Si ricorda che tutti i farmaci veteri-
nari autorizzati in Italia per la lotta
Trattamento autunnale alla infestazione da V. destructor
API-BIOXAL 886 mg/g, polvere so- sono esenti dall’obbligo di ricetta
lubile per api (Chemicals Life; medico-veterinaria.
p.a. acido ossalico).
API-BIOXAL 62 mg/mL, soluzione INTERVENTI DI TECNICA
per alveare (Chemicals Life; APISTICA
p.a. acido ossalico).
OXUVAR 5,7% (Andermatt BioVet Le seguenti tecniche apistiche pos-
GmbH; p.a acido ossalico). sono essere attuate nel corso della
OXYBEE (Veto-Pharm, p.a. acido stagione attiva per ridurre il livel-
ossalico 39,4 mg). lo di infestazione delle colonie. Tali
APIVAR (Laboratoire Biové; p.a. tecniche non sono tuttavia in gra-
amitraz 500 mg strisce). do, da sole, di garantire il controllo
APITRAZ (Laboratorios Calier S.A.; dell’infestazione da varroa.
p.a. amitraz 500 mg strisce).
VARROMED (BeeVital GmbH; acido Rimozione della covata da fuco
formico 5 mg/mL + acido os- Allevamento di covata da fuco in ap-
salico 44 mg/mL dispersione). positi favi da rimuovere e distrug-
gere dopo l’opercolatura nel perio-
Trattamento estivo do compreso fra aprile e luglio. Tale
API LIFE VAR (Chemicals Laif; p.a. intervento può essere realizzato
timolo, eucaliptolo, levomen- anche semplicemente asportando
tolo e canfora). covata da fuco opercolata.
APIGUARD (Vita Europe; p.a. ti-
molo). Blocco di covata/confinamento
THYMOVAR (Andermatt Biocontrol; della regina
p.a. timolo). Il blocco della covata crea le condi-
APISTAN (Vita Europe; p.a. tau-flu- zioni ottimali per ridurre la presen-
valinate strisce 8 g). za di varroa e, se realizzato dopo il
POLYVAR (Bayer S.p.A.; p.a. flu- raccolto principale, può essere se-
metrina 275 mg, striscia per guito da un trattamento con un far-
alveare). maco a base di acido ossalico (vedi
VARTERMINATOR (IZO s.r.l.; p.a. sopra) che ne aumenta ulterior-
acido formico 36%). mente l’efficacia. Infatti, applican-
MAQS 68,2 g (Mite Away Quick do il blocco di covata si realizzano

89
le stesse condizioni di assenza di gli alveari. Il risultato di detti in-
covata del periodo invernale. Nelle terventi può essere compromesso
ultime stagioni il ricorso a questo dal fenomeno della reinfestazione,
tipo di intervento in stagione attiva il cui impatto è in genere partico-
ha fornito risultati decisamente in- larmente rilevante nel periodo che
teressanti per il controllo dell’infe- precede l’invernamento. Per conte-
stazione da varroa, divenendo uno nere questo fenomeno è necessa-
degli interventi estivi di particolare rio evitare, per quanto possibile, la
rilevanza. presenza contemporanea di colo-
nie trattate e di colonie non ancora
Produzione di sciami artificiali trattate nello stesso territorio.
o nuclei Si raccomanda inoltre di trattare
Si procede all’asportazione di favi sempre contemporaneamente tut-
con covata ed api per creare nuo- te le colonie presenti nell’apiario.
ve colonie nel periodo compreso Se non è semplice ridurre la fon-
fra aprile ed agosto, tenendo conto te di reinfestazione costituita dalle
delle condizioni locali. Si produco- colonie naturali, che generalmente
no sciami/nuclei orfani in cui verrà derivano da sciami sfuggiti al con-
inserita una nuova regina oppure trollo dell’apicoltore, risulta inve-
si lascia alla famiglia la possibilità ce più fattibile la limitazione dello
di produrre una nuova regina che scambio di acari fra alveari alleva-
potrà essere lasciata od eventual- ti. Ciò può avvenire impostando la
mente sostituita. Dopo che tutta la lotta a livello territoriale attraverso
covata sarà sfarfallata e prima che un coordinamento degli interventi
la nuova regina inizi a deporre si che deve derivare dalla collabora-
procederà al trattamento antivar- zione fra apicoltori, associazioni
roa con un farmaco a base di acido di categoria e autorità sanitarie e
ossalico. Si creeranno quindi, se- prevedere trattamenti contempo-
condo le diverse tecniche note agli ranei, almeno per zone omogenee.
apicoltori, le condizioni ottimali per Attraverso tale coordinamento si
abbattere il maggior numero di deve realizzare anche un’attenta
varroe, ma anche per aumentare il scelta dei farmaci autorizzati di-
numero di colonie. sponibili, al fine di ottimizzarne
l’impiego e limitare il rischio del
Coordinamento territoriale verificarsi di episodi di tossicità e
La strategia di controllo dell’infe- della comparsa di fenomeni di far-
stazione da varroa prevede l’attua- macoresistenza.
zione di interventi che, se corret- Se quanto detto può risultare di
tamente applicati, permettono di aiuto nel controllo dell’infestazione
regola una notevole diminuzione da varroa, anche se non risolutivo,
del numero di acari presenti ne- si ricorda ancora la necessità di

90
mantenere sempre alta l’attenzio- togeni, come ad esempio i virus,
ne nei confronti di questo parassita possano ulteriormente danneggia-
e di non affidarsi per il suo con- re l’alveare, compromettendone la
trollo ad interventi improvvisati o sopravvivenza.
tardivi. Da ultimo si ricorda nuovamente
Va considerata, inoltre, l’opportu- di leggere con attenzione il fogliet-
nità di anticipare i trattamenti, in to illustrativo dei farmaci utilizzati
funzione anche dell’attività di bot- per il controllo dell’infestazione da
tinatura delle api, così da ridurre i varroa, in modo da garantire sem-
rischi derivanti da livelli di infesta- pre un loro aggiornato e corretto
zione molto elevati e spesso diffi- utilizzo.
cilmente controllabili e con effetti Le Linee guida per il controllo della
non prevedibili. Non va dimenti- Varroa destructor saranno dispo-
cato, infatti, che un’infestazione nibili nel sito dell’Istituto Zoopro-
molto elevata concorre a creare le filattico Sperimentale delle Venezie
condizioni perché altri agenti pa- (https://www.izsvenezie.it/).

91
L’ETICHETTATURA DEL MIELE

Albino Gallina nello specifico sarà MIELE, che po-


Istituto Zooprofilattico trà essere integrato con indicazioni
Sperimentale delle Venezie sulla modalità di estrazione (mie-
le in favo, miele con pezzi di favo,
Dal 13 dicembre 2014 in tutto il ter- miele centrifugato, miele torchia-
ritorio dell’UE, nell’ambito della forni- to, miele scolato e miele filtrato) o
tura di informazioni sugli alimenti ai sull’origine dell’essudato zuccheri-
consumatori, si applica il Reg. (UE) no raccolto dalle api (miele di me-
N. 1169/2011. Tra i prodotti alimen- lata o di nettare). È utile ricorda-
tari vengono annoverati anche miele, re che per miele filtrato il D.Lgs.
polline e pappa reale. Chiunque com- 179/04 definisce quello ottenuto
mercializzi un prodotto alimentare eliminando sostanze organiche o
destinato ai consumatori, nello spe- inorganiche estranee, che può por-
cifico il miele, deve seguire attenta- tare anche ad un’eliminazione si-
mente le indicazioni fornite dettaglia- gnificativa dei pollini. Il miele nor-
tamente nei vari articoli della norma malmente prodotto in Italia è miele
unionale. In caso contrario si rischia- ottenuto per centrifugazione, in cui
no sanzioni fino a 24.000 euro, a se- viene mantenuto per intero tutto il
conda della mancata o errata infor- contenuto pollinico naturalmente
mazione al consumatore. L’art. 2 del presente. Con l’integrazione dell’o-
regolamento prevede che il contenu- rigine botanica si intende soprat-
to della confezione non deve poter tutto l’origine floreale più caratte-
essere modificato senza che essa sia ristica presente nei nettari raccolti
aperta o alterata. A tutela dei con- dalle api nel produrre quella tipolo-
sumatori, ma anche del produttore, gia di mieli (es.: miele di castagno,
da eventuali manipolazioni, il miele miele di girasole, ecc.).
viene commercializzato in contenito- Con la denominazione Miele mille-
ri chiusi su cui viene apposto il sigillo fiori si intende un miele per il qua-
di garanzia. le non sia definibile una esclusiva
(monoflora) o precisa (fiori/nettare
INFORMAZIONI o melata) origine botanica dell’es-
OBBLIGATORIE PRESENTI sudato zuccherino raccolto dalle
SULLA CONFEZIONE DI MIELE api, ma non un prodotto derivante
dalla miscelazione di diversi mieli
La denominazione di vendita di origine monofloreale da parte
Si tratta del nome comunemente del produttore (Circolare MIPAAF
attribuito al prodotto alimentare, 31 maggio 2012, n. 4). Per “Miele

92
di bosco” si intende essenzialmen- qui descritte, denominazione di
te un miele di melata proveniente vendita e quantità netta, devono
da essenze boschive. Un “Miele di comparire nello stesso campo visi-
melata” di origine vegetale pro- vo sulla confezione.
veniente da piante erbacee dovrà
continuare ad essere denomina- Il termine minimo
to esclusivamente come “Miele di di conservazione (TMC)
melata” (Circolare MIPAAF 12 lu- Esso rappresenta la data fino alla
glio 2007, n. 3). quale il produttore garantisce, in
È ammessa l’integrazione con l’ori- adeguate condizioni di conser-
gine geografica se il miele proviene vazione, che l’alimento conservi
totalmente dall’origine indicata. tutte le sue proprietà specifiche.
Non vi sono regole per definirlo,
La quantità netta ma rimane una responsabilità del
dell’alimento confezionatore definire sia la data
È la quantità, in peso o volume, di ultima sia le eventuali indicazio-
alimento presente nella confezione. ni di conservazione. La data deve
Nel caso del miele è normalmente essere preceduta dalle seguenti
espressa come peso, in grammi (o espressioni: “da consumarsi pre-
g) o chilogrammi (o kg). Non è ne- feribilmente entro il…” quando la
cessario far precedere l’indicazio- data riporta l’indicazione anche del
ne da diciture come “peso netto”, giorno o “da consumarsi preferi-
“contenuto netto”, o simili. bilmente entro fine” se si indica il
Questa informazione va indicata mese e l’anno o solo quest’ultimo.
in etichetta con caratteri di altez-
za definita in funzione del peso del Il nome o la ragione sociale e
prodotto: 2 mm fino a 50 g, 3 mm l’indirizzo dell’operatore del
fino a 200 g, 4 mm fino a 1000 g settore alimentare
e 6 mm oltre 1000 g. Vicino alla L’informazione serve ad indicare al
quantità netta può essere apposto consumatore chi è il responsabile
il marchio che contrassegna i dell’alimento. Esso rappresenta l’o-
preimballaggi CE. Tale tipo di confe- peratore con il cui nome o con la
zionamento è disciplinato da speci- cui ragione sociale è commercializ-
fiche norme UE e permette la libera zato il prodotto o, se tale operato-
circolazione dei prodotti all’interno re non è stabilito nell’UE, l’impor-
dell’UE. Consente anche una tol- tatore nel mercato dell’Unione.
leranza delle pesate più favorevo-
le per i confezionatori. Anche per Il Paese di origine
questo marchio vi sono indicazioni Il D.Lgs. n. 179/2004 prevede
sulle dimensioni e sulla forma (D.M. l’obbligatorietà di indicare sull’eti-
5/8/1976). Le due informazioni fin chetta il Paese o i Paesi di origine

93
in cui il miele è stato raccolto. La LE INFORMAZIONI
dizione “Miele italiano” può es- FACOLTATIVE AGGIUNTE
sere sufficiente a definire il Pae- SULLA CONFEZIONE DI MIELE
se di origine. Nel caso di miscele
di mieli provenienti da più Paesi si Oltre alle informazioni obbligatorie,
dovrà indicare se questi sono Paesi possono venir inserite sulla confe-
dell’UE o extra UE. Sono accettate zione altre informazioni, utili al con-
anche indicazioni generiche come sumatore, ma devono rispettare i
ad esempio “Miscela di mieli ori- seguenti principi:
ginari della CE” o “Miscela di mieli
non originari della CE”. Nel caso il - Non devono indurre in errore il con-
prodotto sia confezionato in Italia sumatore sulla provenienza, la qua-
vi è l’obbligo di indicare quali sono lità, le caratteristiche e le proprietà;
questi Paesi (Legge 11 marzo 2006 - Devono essere, se del caso, basa-
n. 81, art. 2-bis, lettera f). te sui dati scientifici pertinenti.

Il lotto Possono quindi essere aggiunte: la


Esso codifica un alimento finito ot- data di produzione, indicazioni per
tenuto in circostanze praticamente la conservazione, indicazioni per l’u-
identiche e rappresenta una tute- so (ad eccezione di quelle terapeu-
la merceologica per la tracciabilità tiche), avvertenze sullo smaltimento
del prodotto alimentare. del contenitore, eventuali marchi di
Il Reg. UE 1169/2011, nella sua qualità e l’etichetta nutrizionale. L’eti-
pubblicazione originale, non pre- chetta nutrizionale è obbligatoria per
vedeva tale informazione. Tutta- la maggioranza dei prodotti alimen-
via con una successiva direttiva tari presenti in commercio, ma non
2011/91/UE si è resa obbligatoria lo è per il miele. L’allegato V del Reg.
la sua presenza in etichetta e quin- (UE) N. 1169/2011 esclude l’obbligo
di va indicato sempre. di riportare sulla confezione la tabel-
Praticamente è un codice compo- la nutrizionale per tutti quei prodotti
sto da numeri o da lettere o da una alimentari che, come il miele, risulti-
combinazione di numeri e lettere. no non trasformati e costituiti da un
Esso va apposto facendo prece- unico ingrediente. Per quanto riguar-
dere il codice dalla lettera “L” non da la presenza di marchi di qualità
puntata, che può essere omessa riconosciuti dalla normativa UE (DOP,
solo nel caso il lotto venga riporta- IGP) si dovrà fare riferimento al disci-
to in modo ben distinto dalle altre plinare di produzione degli specifici
indicazioni presenti in etichetta. consorzi, mentre per quanto riguarda
Se il TMC viene riportato con alme- la produzione biologica le indicazioni
no il giorno e il mese, l’indicazione da apporre in etichetta sono fornite
del lotto non è obbligatoria. dall’organismo di controllo.

94
CERTIFICAZIONI IN APICOLTURA

Maria Chiara Ferrarese presa (Organizzazione – ISO 9001;


CSQA Certificazioni Ambiente – ISO 14001; Sicurezza
sui luoghi di lavoro – OHSAS 18001;
LA CERTIFICAZIONE Sicurezza alimentare ISO 22000;
etc.) e altre norme che definiscono
La certificazione è definita come requisiti valorizzanti del prodotto
un atto mediante il quale un orga- (es. BIO, DOP/IGP, etc.). Nell’am-
nismo terzo e indipendente dichia- bito delle certificazioni di prodotto
ra la conformità di un prodotto a alcune tipologie di certificazione si
una norma tecnica di riferimento. definiscono regolamentate (perché
Per certificare occorrono almeno la norma è definita da strutture
tre fattori: un prodotto (nel caso pubbliche, regolamenti, leggi del-
trattato, il miele), un organismo di lo Stato, etc.); altre si definiscono
certificazione terzo e indipendente volontarie perché definite da enti
e una norma di riferimento. La nor- normatori (es. UNI, ISO, etc.). Nel
ma è un documento tecnico, che caso delle norme regolamentate un
definisce i requisiti che il prodotto ruolo importante è rivestito dalla
deve possedere per poter essere Commissione europea (che ha de-
certificabile. La norma, per essere finito ad esempio i regolamenti per
certificabile, deve prevedere requi- i prodotti DOP e IGP), dal Ministero
siti valorizzanti, aggiuntivi rispet- delle Politiche Agricole e Forestali
to alla legge, che possano essere (che ha definito ad esempio i Siste-
compresi dal mercato e dal consu- mi di Qualità Nazionali ed effettua
matore, allo scopo di differenzia- l’attività di vigilanza su aziende ed
re il prodotto rispetto al prodotto enti di certificazione) e le Regioni
convenzionale. La scelta della nor- (che possono definire dei Sistemi
ma di riferimento è determinante. di Qualità Regionali). Nella certifi-
Esistono tante norme, con signifi- cazione regolamentata l’OdC (Or-
cati e obiettivi differenti. In base ai ganismo di Certificazione) viene
propri obiettivi, le imprese possono scelto dai produttori e autorizzato
scegliere la norma che più rispon- – con specifico decreto ministeria-
de alle esigenze. Sbagliare la scelta le – dal MIPAAF. Nella certificazione
della norma significa non raggiun- volontaria, invece, l’OdC viene ac-
gere gli obiettivi prefissati. Esisto- creditato da Accredia e non è as-
no norme che definiscono i requisiti soggettato alla vigilanza dell’ammi-
per una migliore gestione dell’im- nistrazione pubblica.

95
CERTIFICAZIONE REGOLAMENTATA

Norma di Caratteristiche Controlli Marchio


riferimento
DOP Regolamento Produzione, tra- I controlli da
(UE) n. 1151/2012 sformazione ed parte dell’ente
del Parlamento elaborazione del di controllo sono
europeo e del prodotto nell’area effettuati secondo
Consiglio sui re- geografica delimi- un piano dei con-
gimi di qualità dei tata e il processo trolli approvato
prodotti agricoli e produttivo rispetta dal MIPAAF
alimentari il Disciplinare di
produzione appro-
vato dalla Com-
missione europea

IGP Regolamento Produzione e/o I controlli da


(UE) n. 1151/2012 trasformazione parte dell’ente
del Parlamento e/o elaborazione di controllo sono
europeo e del avvengono nella effettuati secondo
Consiglio sui re- zona geografica un piano dei con-
gimi di qualità dei delimitata. trolli approvato
prodotti agricoli e dal MIPAAF
alimentari
BIO Reg. (CE) nº La produzione bio- I controlli vengo-
834/2007 logica è un sistema no effettuati in
Regolamento (CE) globale di gestione ogni anello della
n. 889/2008 della dell’azienda agrico- catena di produ-
Commissione, la e di produzione zione dell’agricol-
del 5 settembre agroalimentare tura biologica ed
2008, recan- basato sull’intera- è obbligatorio che
te modalità di zione tra le migliori ogni agricoltore,
applicazione del pratiche ambien- trasformatore o
regolamento (CE) tali, un alto livello importatore che
n. 834/2007 del di biodiversità, la opera nel settore
Consiglio relativo salvaguardia delle dell’agricoltura
alla produzione risorse naturali, biologica sia sog-
biologica e all’e- l’applicazione di getto ad ispezione
tichettatura dei criteri rigorosi in almeno una volta
prodotti biologici, materia di benes- all’anno.
per quanto riguar- sere degli animali
da la produzione e una produzione
biologica, l’eti- confacente alle
chettatura e i preferenze di taluni
controlli consumatori per
prodotti ottenuti
con sostanze e pro-
cedimenti naturali.

96
LE CERTIFICAZIONI molto gradito e richiesto dal con-
APPLICABILI ALL’APICOLTURA sumatore. A seconda delle diver-
se specie botaniche che fioriscono
Le Denominazioni di Origine scalarmente durante il periodo di
Protetta produzione, si possono distinguere
Attualmente i disciplinari italiani le seguenti tipologie di Miele delle
approvati relativi al miele sono: Dolomiti Bellunesi DOP: Tarassaco,
- Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP; Acacia, Tiglio, Castagno, Rododen-
- Miele della Lunigiana DOP; dro e Millefiori.
- Miele Varesino DOP.
I Mieli DOP e IGP dell’UE
Case history: A livello comunitario esistono di-
Il Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP verse tipologie di miele DOP/IGP:
Uno dei casi più lungimiranti di cer-
tificazione nel settore dell’apicoltu- - Mel da Serra da Lousã DOP (P);
ra riguarda il Miele delle Dolomiti - Mel da Serra de Monchique DOP (P);
Bellunesi DOP, certificato da CSQA - Mel da Terra Quente DOP (P);
Certificazioni in qualità di Ente di - Mel das Terras Altas do Minho
certificazione e controllo autoriz- DOP (P);
zato dal Mipaaf. Il Miele delle Do- - Mel de Barroso DOP (P);
lomiti Bellunesi a Denominazione - Mel do Alentejo DOP (P);
di Origine Protetta viene prodotto - Mel do Parque de Montezinho
nell’intero territorio della Provincia DOP (P);
di Belluno, nel cuore delle Dolomi- - Mel do Ribatejo Norte Serra
ti. La maggior parte degli apicoltori d’Aire, Albufeira de Castelo de
opera nella Vallata Bellunese e Fel- Bode, Bairro, Alto Nabão DOP (P);
trina, ma molto pregiate sono an- - Mel dos Açores DOP (P);
che le produzioni dell’Alpago, dell’A- - Miel – Marque nationale du Grand-
gordino, del Cadore, dello Zoldano, Duché de Luxembourg DOP (L);
del Comelico e dell’Ampezzano. - Miel d’Alsace IGP (F);
Alcuni produttori operano inoltre - Miel de Corse DOP (F);
in alta quota, producendo un miele - Miel de Galicia IGP (E);
particolarmente pregiato. Il mie- - Miel de Granada DOP (E);
le prodotto nel bellunese presenta - Miel de La Alcarria DOP (E);
quindi delle caratteristiche che di- - Miel de Liébana DOP (E);
pendono dalla flora tipica degli am- - Miel de Provence IGP (F);
bienti montani e le sue peculiarità, - Miel de sapin des Vosges DOP (F);
come l’elevata qualità organoletti- - Miel de Tenerife DOP (E);
ca, il sapore, le diverse proprietà - Miel des Cévennes IGP (F);
terapeutiche e, soprattutto, la sua - Miel Villuercas-Ibores DOP (E);
genuinità, lo rendono un prodotto - Miód drahimski IGP (PL);

97
- Miód kurpiowski IGP (PL); scomparsa di specie animali e ve-
- Miód wrzosowy z Borów getali presenti nel territorio ogget-
Dolnośląskich IGP (PL); to dell’intervento, e che l’azienda è
- Obazda/Obatzter IGP (D); costantemente impegnata nel mi-
- Pefkothymaromelo Kritis DOP (GR); glioramento della qualità dell’am-
- Podkarpacki miód spadziowy DOP biente in cui opera. Gli agricoltori
(PL); in questo senso sono veri e propri
- Slavonski Med DOP (HR); tutori dell’integrità ambientale del
- Slovenski med IGP (SLO). territorio. CSQA è stato scelto da
WBA per la certificazione Biodiver-
sity Friend.
LE CERTIFICAZIONI
BIOLOGICHE ISO 22005
L’apicoltura, rientra nel cam- La ISO 22005 “Sistema di rintrac-
po di applicazione dei Regg. (CE) ciabilità nelle filiere agroalimenta-
834/2007 e 889/2008, in quanto le ri” è uno standard volontario che
api sono una delle specie ricompre- permette la comunicazione diret-
se tra quelle normate ai sensi del tamente sul prodotto finito.
Reg. (CE) n. 889/2008 (capo II – Costituisce uno strumento indi-
Produzione animale, art. 7 – cam- spensabile per: dimostrare l’ori-
po di applicazione). Pertanto, le gine di un prodotto, supportare
realizzazioni produttive dell’apiario la dimostrazione della conformità
sono certificabili biologiche, ai sen- agli obblighi cogenti, dimostra-
si dell’Art. 1, comma 2 Reg. (CE) re la congruenza dei quantitativi,
n. 834/2007, come prodotti agricoli raccontare la storia e l’origine del
vivi (api) e prodotti non trasformati prodotto; facilitare eventuali ritiri o
(miele, polline e propoli). L’attività richiami dei prodotti commercializ-
apistica, bene interpreta i principi zati; identificare le responsabilità
dell’agricoltura biologica, a causa di ciascun operatore della filiera;
della indiscutibile valenza ambien- facilitare il controllo di specifiche
tale che la caratterizza. informazioni che riguardano il pro-
dotto agroalimentare; comunicare
LA CERTIFICAZIONE specifiche informazioni ai maggiori
BIODIVERSITY FRIEND stakeholder nonché ai consumato-
Il Biodiversity Friend è uno stan- ri; adempiere ad eventuali obblighi
dard privato di proprietà di Wor- imposti da normativa locale, nazio-
ld Biodiversity Association onlus nale o internazionale.
(WBA). Gli obiettivi dello standard
sono di garantire che il proces- BRC (GSFS)
so produttivo non comporti una BRC è uno standard volontario che
perdita di biodiversità, ovvero la non permette alcuna comunicazio-

98
ne sul prodotto finito. È richiesto del prodotto e nell’erogazione del
dalla GdO internazionale alle impre- servizio, ottenere e incrementa-
se di trasformazione e preparazio- re la soddisfazione del cliente.
ne di prodotti a marchio. Ha lo sco-
po di garantire che i prodotti siano - UNI EN ISO 14001: consente di
ottenuti secondo standard igienico stabilire, attuare e migliorare un
sanitari e qualitativi definiti. sistema di gestione ambientale,
ed è applicabile a qualsiasi orga-
IFS nizzazione.
Lo Standard IFS è uno standard
volontario che non permette al- - Eco-Management and Audit
cuna comunicazione sul prodotto Scheme (EMAS) è uno strumento
finito. È richiesto dalla GdO inter- volontario creato dalla Comunità
nazionale alle imprese di trasfor- europea al quale possono aderi-
mazione e preparazione di prodotti re le organizzazioni per valutare
a marchio. Ha lo scopo di garantire e migliorare le proprie prestazio-
che i prodotti siano ottenuti se- ni ambientali e informazioni sulla
condo standard igienico sanitari e propria gestione ambientale.
qualitativi definiti.
- UNI EN ISO 45001: specifica i re-
FSSC 22000 quisiti per un sistema di gestione
FSSC 22000 è uno schema di cer- della salute e sicurezza sul lavoro,
tificazione valido a livello interna- al fine di eliminare o ridurre i rischi,
zionale per l’audit e la certificazio- sfruttare le opportunità di SSL.
ne della sicurezza alimentare nel
settore della produzione di alimenti - UNI CEI EN ISO 50001: specifi-
e bevande. FSSC 22000 è il passo ca i requisiti per creare, avviare,
successivo per i produttori certifi- mantenere e migliorare un siste-
cati ISO 22000 che desiderano ag- ma di gestione dell’energia, per-
giornare la propria certificazione ad seguendo il miglioramento con-
uno standard riconosciuto da GFSI. tinuo della propria prestazione
energetica.
SISTEMI DI GESTIONE
- UNI EN ISO 22000: definisce i
- UNI EN ISO 9001: definisce i re- principi generali per l’implemen-
quisiti per la realizzazione all’in- tazione di un sistema di gestio-
terno di un’organizzazione di un ne della sicurezza alimentare.
sistema di gestione della quali- Lo standard è basato sui principi
tà, al fine di condurre i processi dell’HACCP definiti dal Codex Ali-
aziendali, migliorare l’efficacia e mentarius ed è allineato con i pre-
l’efficienza e nella realizzazione cedenti ISO 9000 e ISO 14000.

99
FRONTEGGIARE LE MALATTIE:
L’ARNIA TERMICA

Franco Mutinelli dell’apicoltore. Il controller regola


Istituto Zooprofilattico il riscaldamento coordinato di tutti
Sperimentale delle Venezie i favi riscaldanti connessi, regola la
temperatura e permette una confi-
IL SISTEMA VATOREX gurazione personalizzata. Il display
mostra lo stato attuale del tratta-
Esistono nuovi sistemi per fronteg- mento e le operazioni successive.
giare le malattie delle api, a partire
dall’acaro Varroa. Uno di questi è il Il distributore
Sistema Vatorex. In ogni arnia c’è una centralina che
Il Sistema Vatorex riscalda soltan- regola il flusso di corrente dei favi
to il favo di covata dato che la mag- connessi, in modo che sia riscalda-
gior parte della Varroa si trova in to solo quello corretto. Per mini-
quella sede. Il dispositivo riscalda mizzare l’utilizzo di cavi si possono
un favo alla volta. Durante la prima creare delle configurazioni in serie
ora la temperatura aumenta lenta- o in parallelo.
mente, nelle successive due ore
viene mantenuta costante a 42°C. Il favo riscaldato
Il trattamento per favo di covata Il cuore del Sistema Vatorex è
dura quindi tre ore. È stato scelto il favo riscaldato. La resistenza
un trattamento graduale per otte- elettrica integrata è un elemen-
nere una temperatura desiderata to riscaldante e un termometro
solo nei favi opercolati. Le api ope- allo stesso tempo. Esso è isolato
raie regolano l’umidità e rinfresca- elettricamente in modo che possa
no le giovani api, quindi le celle non essere integrato nel foglio cereo
opercolate non subiscono l’effetto del favo senza alcun problema. La
del cambiamento di temperatura. resistenza elettrica è connessa al
distributore attraverso l’uso di una
I componenti guida metallica all’interno dell’ar-
nia (simile ad un distanziatore).
Controller Questo permette all’apicoltore di
Tutti i favi riscaldati sono connessi lavorare senza alcuna restrizione.
attraverso un cavo elettrico al con-
troller. Questo permette di control- L’alimentazione elettrica
lare l’operazione automaticamen- Il Sistema Vatorex funziona grazie
te senza alcun bisogno del lavoro all’energia elettrica. Viene consi-

100
gliata la connessione alla normale ogni caso, durante la primavera, si
rete elettrica se vicina agli alveari. può combinare l’uso del Sistema
Se ciò non fosse possibile, è stato Vatorex con la rimozione della co-
predisposto un kit solare comple- vata da fuco (telaino trappola). Si
to (pannello solare, regolatore di consiglia di rimuovere la covata da
carica e batteria). Questo accor- fuco al massimo una volta l’anno,
gimento può portare ulteriori van- per preservare i caratteri genetici
taggi, per esempio si potrebbero della colonia.
inserire delle strisce LED per illu-
minare l’apiario. COME FUNZIONA

SCELTE TECNICHE Come accennato, il Sistema Va-


torex riscalda un favo alla volta.
Il Sistema Vatorex è stato pro- Il trattamento dura tre ore: nella
gettato in modo da renderlo il più prima ora la temperatura aumenta
possibile rispettoso del benessere lentamente da 35°C a 42°C; nelle
delle api. Per questo motivo sono successive due ore la temperatura
state fatte due scelte tecniche: del favo è mantenuta fissa a 42°C.
Fatto questo, il Sistema Vatorex ri-
- Trattare un favo alla volta: trop- scalda un altro favo e così via. Il
po calore stressa le api, per que- trattamento viene ripetuto ogni ci-
sto è stato deciso di trattare un clo di covata.
solo favo alla volta. In questo Un Sistema Vatorex, può trattare
modo stressiamo meno le colo- automaticamente fino a 20 colonie
nie ed abbiamo bisogno di meno contemporaneamente. Si suggeri-
potenza elettrica per trattare gli sce di trattare tutti i favi tranne gli
alveari. ultimi due con le scorte.
- Trattamento della sola covata di Il Sistema Vatorex si acquista una
api operaie: il calore può danneg- sola volta, si devono invece acqui-
giare lo sperma dei fuchi e questo stare i fogli cerei riscaldabili ogni
è un male per la genetica delle volta che sarà necessario sostituir-
colonie e per l’ottenimento di una li. Si consiglia di sostituirne un ter-
buona fecondazione della regina. zo ogni anno.
Per questo motivo trattiamo solo Una volta installato, si deve accen-
la covata di api operaie. dere il Sistema Vatorex all’inizio
della stagione apistica a febbraio/
La Varroa ha una forte preferenza marzo e spegnerlo alla fine ad ot-
per le celle da fuco ma, secondo tobre/novembre. Il Sistema Vato-
calcoli eseguiti, il trattamento di rex tratterà automaticamente tutti
quest’area non è necessario per gli alveari connessi in questo pe-
tenere la Varroa sotto controllo. In riodo di tempo.

101
Rappresentazione schematica del Sistema Vatorex.

INSTALLAZIONE

Il periodo migliore per l’installazione del Sistema Vatorex è tra settembre


e marzo. Altri periodi indicati sono ad aprile, maggio e agosto.

Per maggiori informazioni consultare:


https://www.vatorex.ch/it/descriz-dettagliata-ita/

102
IL PUNTO DI VISTA DELLE
ASSOCIAZIONI APISTICHE VENETE

Stefano Dal Colle tinuando a muoversi, svilupparsi,


APAT Apicoltori in Veneto raccogliere, deporre covate, con-
Gerardo Meridio sumano presto le scorte che do-
Associazione Regionale Apicoltori vrebbero servire loro per l’inverno
del Veneto tanto che, spesso, ci troviamo nel-
la situazione di doverle nutrire. Le
Da qualche anno a questa parte api con questi autunni-inverni caldi
si stanno verificando cambiamen- vivono di meno e nelle primavere
ti climatici che mettono in difficol- fredde e piovose, com’è accaduto
tà le nostre produzioni ma, quello nel 2019, oltre a ridurre la produ-
che è ancor peggio, i raccolti per le zione del 70%, decimano le fami-
stesse api. glie. Di conseguenza, noi apicoltori
Molti sono i passi in avanti che, siamo costretti a nutrire le api che
grazie a nuove metodiche di alle- rischiano di morire per fame. Per
vamento, ci permettono di gestire questo è sempre più indispensabi-
i nostri alveari, ma diventa sempre le collaborare con gli agricoltori, le
più difficile e numerose sono le dif- Amministrazioni locali e le Istitu-
ficoltà che di anno in anno ci tro- zioni per intervenire con semine o
viamo a combattere. piantumazioni che, in questo par-
Ormai le api sopravvivono solo ticolare periodo, riescano a fornire
grazie all’attività degli apicoltori, alle nostre api un po’ di nettare e
per questo dobbiamo affrontare in polline. Veneto Agricoltura potreb-
sinergia con le Istituzioni e il ter- be fornire linee guida e materiale
ritorio azioni specifiche per la loro alle Amministrazioni.
salvaguardia. Una collaborazione utile sarebbe
Dobbiamo trovare nuovi pascoli riuscire ad avere la disponibilità di
per le nostre api, per poter garan- spazi, ove collocare le nostre api,
tire la raccolta oltre che del miele da parte di quelle Istituzioni che
per la produzione, anche quello ne- hanno in gestione terreni, argini,
cessario per la loro sopravvivenza. golene, parchi e territori non colti-
Ci riferiamo in particolar modo al vati. Si riuscirebbe, così facendo e
periodo estivo/autunnale che or- grazie all’apporto dell’impollinazio-
mai conferma questa prospettiva: ne, rendere questi territori impor-
il freddo forse arriva a dicembre. tanti centri di ripopolamento per le
Le nostre api non vanno più in api e, nelle zone più difficili da rag-
glomere (stasi invernale) e, con- giungere, anche sviluppare reddi-

103
to e biomonitoraggio ambientale. con apicoltori e cittadini sempre
Altro tema per il quale è doveroso più attenti all’ecosistema.
fare almeno un accenno è quello Dalle Amministrazioni ci attendia-
collegato al territorio industriale mo una serie di imprtanti accorgi-
e agricolo, oggi di difficile coinvol- menti quali: un maggiore controllo
gimento. Non si produce più come nei bandi per la gestione del verde,
dieci anni fa; ci troviamo di fronte al fine di usare prodotti non perico-
ad un cambiamento delle cultivar e losi per le api e gli insetti in genera-
sempre più varietà coltivate risul- le; analogamente per gli interventi
tano inutili alle nostre api. mirati al controllo delle zanzare;
Non sappiamo se i fiori in questio- potature meno invasive delle piante
ne non sono più nettariferi, o mo- nettarifere che rischiano di non fio-
dificati a tal punto che le api non rire per anni; inserimento nei pro-
riescono a raccogliere il nettare, grammi di sostituzione del verde o
oppure se non sono più attrattivi nelle nuove piantumazioni dell’ob-
perché avvelenati dai prodotti usati bligo di utilizzare anche piante, sie-
dagli stessi agricoltori per difende- pi e fiori utili alle api.
re i loro raccolti. Solo con questo spirito riusciremo
Bisogna aumentare la sensibilizza- tutti assieme a non vanificare lo
zione per giungere ad una agricol- sforzo di tutti gli apicoltori per far
tura più compatibile con il territorio sopravvivere questo speciale inset-
e la fauna locale, in collaborazione to cosi utile per la nostra società.

104
Collana editoriale di Veneto Agricoltura
Quaderni fin qui pubblicati

Scaricabili in formato PDF da:


https://www.venetoagricoltura.org/catalogo-editoriale-europa/

• La revisione di medio termine della PAC (2004)


• Allargamento dell’Unione Europea – L’agricoltura nei dieci nuovi Paesi
(2004)
• Allargamento dell’Unione Europea – Allargamento e agricoltura (2004)
• Allargamento dell’Unione Europea – Il settore agro-alimentare italiano
e veneto di fronte all’allargamento (2005)
• Allargamento dell’Unione Europea – Lo stato dell’integrazione (2006)
• Il risveglio del dragone – Cina: opportunità e minacce per il settore
agricolo e alimentare italiano (2006)
• Dove porta la riforma della PAC (2007)
• Agricoltura e agro-alimentare: due mondi a confronto. I legami tra
Unione Europea e Nuovo Mondo (2007)
• Il futuro dell’Africa. Il ruolo dell’agricoltura e della cooperazione
dell’Unione Europea nello sviluppo del continente africano (2008)
• La riforma delle OCM fino alla OCM Unica (2009)
• Lo stato dei negoziati agricoli nel Doha Round del WTO (2009)
• Dalla Health Check alla PAC dopo il 2013 (2010)
• Obesità, carenza di cibo, sicurezza alimentare. La sfida della nuova
PAC (2011)
• Nutrire il Pianeta, energia per la vita. Il Veneto verso l’Expo 2015 (2011)
• Qualità, sicurezza e sostenibilità. L’agroalimentare europeo si
interroga (2012)
• L’agricoltura al centro. La riforma della PAC 2014-2020 (2013)
• L’Italia di fronte alla riforma della PAC 2014-2020 (2014)
• Zootecnia in crisi. Carne e latte sotto la lente (2015)
• Investire in agricoltura (2016)
• Il risveglio della foresta (2017)
• Agriconfronti. L’agricoltura veneta e le sfide europee (2018)

Finito di stampare nel mese di aprile 2020