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• Elena del Grosso

Come voi sapete, noi siamo una rete informale, e questa


è la terza nostra iniziativa di questo anno
Nel 2007 abbiamo affrontato sia i temi della
rappresentanza politica(vedi iniziativa dell'8 Marzo),
sia quelli della salute e della sicurezza(alla Festa de
l'Unità, e con la manifestazione “Libere” del 3
ottobre) che riguarda la qualità della vita nella
nostra città.
Oggi affrontiamo il Bilancio di Genere.
Se è vero che un bilancio di un ente pubblico, come il
Comune per esempio, definisce attraverso le entrate e
le uscite le scelte politiche prioritarie che hanno
effetti diversi sulla vita di uomini e su quella delle
donne è altrettanto vero che tra gli strumenti più
efficaci nella promozione di una politica partecipativa
che costruisce e restituisce cittadinanza femminile
sta,senza dubbio, il Bilancio di genere, perché da' la
possibilità alla pubblica amministrazione di ripartire
le proprie spese tenendo conto delle donne a partire
dai loro diritti e dalla quotidianità della loro
esistenza.
Per noi, affrontare la questione del Bilancio di Genere
non è stato facile, sia per la natura stessa del
problema di cui molte di noi ne ignoravano, a partire
dal linguaggio, strumenti di analisi e metodologie di
applicazione, sia per la complessità della macchina
amministrativa che traduce tutto questo in azioni e
scelte politiche.
Tuttavia abbiamo fortemente creduto che i modi e le
modalità di costruzione di questo oggetto è un
problema che riguarda la partecipazione e quindi le
forme della democrazia di questa città e, a tutto
questo la Rete guarda con particolare attenzione.

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La parola partecipazione è una parola oggi
inflazionata, interpretabile in una quantità di modi
diversi.
Noi vogliamo interpretare questa parola come un
processo in cui chi sta dentro le istituzioni e chi ne
sta fuori inventi nuove forme di governance che ri-
mettano in connessione questi due luoghi esprimendo
sinergie tali da produrre nuove pratiche politiche e
nuove forme di deliberazione politica.
La cosiddetta spinta dal basso non sostituisce e non
è in competizione con la cosiddetta spinta dall'alto
(top down model) ma crea qualcosa di nuovo che rafforza
la politica istituzionale e non.
Il Bilancio di Genere può stare dentro tutto questo se
si apre alla partecipazione. Poiché se risponde alle
sole logiche del mainstreaming ossia si limita ad
introdurre la dimensione di genere nell'analisi di
qualsivoglia risultato non ha alcuna capacità di
trasformazione; invece lo avrà se si accompagnerà da
un analogo processo di empowerment femminile che non
riguarderà solo l'ascolto ma riguarderà anche il
coinvolgimento delle donne ( con allargamento delle
cerchie di donne) nei processi decisionali
Noi ci auguriamo che questo processo, che si sta
avviando, serva a rompere un modello di politica che
vuole queste due sfere (dentro fuori ) separate,
indipendenti e troppo spesso non comunicanti
Il processo di costruzione di un Bilancio di Genere è
ancora tutto da fare.
Sta a noi, come società politica femminile e a voi,
come istituzione trovare le modalità per costruirlo
insieme.
Noi, come Rete, abbiamo alla fine deciso di
affrontare alcuni temi che riteniamo prioritari
mettendo al centro del nostro percorso la donna, come
singola persona e la materialità della sua esistenza
che ha a che fare con:
1) la violenza domestica e non, quindi la
sicurezza dentro e fuori le mura domestiche
2) il lavoro e le forme di conciliazione dei tempi
3) la casa, la città e le nuove povertà

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• Fernanda Minuz

E’ necessario introdurre la valutazione dell’impatto di


genere nella rendicontazione comunale. Anche per quanto
riguarda gli interventi urbanistici, nella fase di
progettazione degli spazi e dei servizi alla persona,
in particolare dei servizi alla prima infanzia.
Progettazione urbanistica: il Piano Strutturale di
Bologna è piano ambizioso, ma non fa menzione della
differenza di genere, unica variabile definita è l’età.
Un esempio di progettazione riguardo al tema della
violenza: riguardo alla sicurezza, importante è che la
progettazione urbanistica si delinei dal punto di vista
delle donne (cit. Cardia), perché la percezione che le
donne hanno della sicurezza della città è
esemplificativa della percezione di tutti e perciò
paradigmatica.
Servizi per l’infanzia: bisogna rimettere in
discussione la divisione del lavoro tra donne e uomini
attraverso una formazione specifica degli operatori.
Sperimentazione avanzata a questo riguardo può condurre
ad un ripensamento dei rapporti di genere.

• Vania Zanotti

Tema della violenza prioritario per le donne di


Bologna, e lo ha dimostrato il 25/11/2006, col
percorso di riflessione che ha aperto.
C’è bisogno di campagne culturali contro la violenza di
genere. Quotidianamente accadono fenomeni di violenza
ma allo stesso tempo il tema della violenza sulle donne
sembra essere scomparso.
Riflessione su sopraffazione maschile sulle donne non
esiste più. Prevale il tema della sicurezza e
dell’immigrazione, dimenticando il tema della relazione
tra i generi.
Dobbiamo affrontare il “perché” e promuovere campagne
di prevenzione, campagne culturali sulla relazione tra
i generi.
Sicurezza: la percezione di insicurezza aumenta,
bisogna cogliere la richiesta di libertà delle donne di
agire la notte. Agibilità della città rispetto all’uso
dei mezzi (taxi e autobus).
Taxi: tariffe agevolate

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Autobus: fermate a richiesta
Luoghi di aggregazione: preoccuparsi della disposizione
dei parchi pubblici, progettazione di una stazione
sicura per le donne, luoghi devono dare la possibilità
di agire.
Poche proposte ma che tengono conto di un disagio
femminile reale.

• Milena Schiavina

Questione del lavoro femminile.


Come si possono superare le disuguaglianze tra i
generi?
Sul tema del superamento della precarietà, riconosciamo
che c’è un impegno da parte dell’amministrazione a
riguardo e speriamo che venga mantenuto.
2 questioni: superamento precarietà, accesso paritario
alle posizioni apicali.

Asili nido, posti mancanti: per aiutare le donne


bisogna trovare soluzioni immediate.

Questione degli anziani riguarda il tema dell’


assistenza e dei servizi.
E’ in previsione decentramento Quartieri, questo
porterà alla messa in gioco di nuove competenze.
Assistenza domiciliare agli anziani è prioritaria e
riguarda le possibilità di accesso economico ai servizi
ma non solo.
Le famiglie hanno bisogno di assistenza, il lavoro di
cura, come sappiamo, ricade sulle donne, in
particolare, ad oggi, immigrate. Pensiamo che chi dà
assistenza debba essere inserita in un percorso di
integrazione e accoglienza.

• Sandra Schiassi

Distribuzione del reddito è sempre più diseguale e chi


ne risente maggiormente sono le donne. In particolare
le donne capo-famiglia vedono precipitare il proprio
tenore di vita. Il Bilancio di genere può aiutare a
costruire politiche differenziate che tengano conto del
problema:

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ad esempio attraverso la rimozione della tassa sui
rifiuti alle donne capo-famiglia con basso reddito.

• Anna Pramstrahler

Casa delle donne ha i soldi per ora e solo per


sopravvivere..
Il livello culturale della battaglia contro la violenza
alle donne a livello pubblico è però basso.
Campagne di sensibilizzazione sono insufficienti.

Tutti gli assessorati sono coinvolti nelle politiche di


contrasto alla violenza.
Sarebbero importanti azioni concrete e finanziamenti
per le azioni culturali.
Corsi di autodifesa anche nelle scuole come in molte
scuole all’estero.

Consiglio d’Europa ha nominato il 2007 anno contro la


violenza domestica alle donne. Il 25 Novembre si
avvicina e chiediamo un segno all’amministrazione
comunale.

• Teresa Ganzerla

Importante è segnalare la trasversalità con cui abbiamo


analizzato la questione del bilancio di genere.
Tema della Casa: necessità di un numero maggiore di
case pubbliche (ACER) in affitto. Necessità di criteri
nei bandi che valorizzino i nuclei familiari
monogenitoriali (in prevalenza femminili!).
Vi sono esperienze trentennali di residenze solidali
“co-housing”, vorremmo sperimentare questo tipo di
strutture residenziali con servizi comuni.
Importanza della progettazione partecipata: le persone
intervengono nella fase di progettazione degli spazi
abitativi. Riduzione dell’ICI ai nuclei monogenitoriali
e a basso reddito.

Rete è aggregazione informale ma è modo di fare


politica avanzato: diverse realtà si uniscono.
Nella distribuzione dei fondi alle libere forme
associative si possono ripensare i criteri. Va premiato

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l’associazionismo che crea progetti condivisi e
importanti per la città.

Il modello migliore del bilancio di genere è quello


“misto” (società civile-amministrazione), perciò
partecipato.

• Rosa Amorevole

.Tema del lavoro e della conciliazione di difficile


rilevazione perché l’unico dato disponibile è quello
dell’abbandono del lavoro da parte delle donne.
Tema dei servizi e della flessibilità dei servizi.
Oggi le donne fanno figli in età avanzata e quando
scelgono di averne due, lo fanno in tempi ravvicinati.
Da qui sorge una necessità di conciliazione che
riguarda i posti riservati all’asilo, è importante che
i fratelli/sorelle possano essere ospitati nella stessa
struttura.
Progettazione dei servizi: c’è bisogno di un confronto
costante con la cittadinanza per comprendere i reali
bisogni.
Un ente come il Comune può dare il buon esempio
firmando la Carta Europea per le pari opportunità, che,
riguardo agli appalti e all’esternalizzazione dei
servizi, auspica l’inserimento di criteri che tengano
conto delle condizioni femminili nella data azienda o
cooperativa e delle pari opportunità che essa promuove
o meno.

• Katia Graziosi

Vorrei ricordare il progetto per “Una città vivibile”


per affermare che da tempo le donne di Bologna fanno
proposte sulle politiche cittadine.
Discussione sulla partecipazione deve investire tutti e
tutte, sono necessari progetti allargati ed importanti
sull’educazione e sul rapporto tra i generi.

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Istituzioni dovrebbero costituirsi parte civile nei
processi contro la violenza.

• Valeria Ferrari

Tema delle donne detenute. Alternativa al carcere:


quando si può usufruire di misure alternative ma
paradossalmente manca il luogo per scontare le pene
(Arresti domiciliari: manca la casa!)
Detenzione domiciliare speciale: serve un luogo
protetto e accogliente per riavvicinare madre-figlia/o.
Serve un luogo dove poter scontare gli arresti
domiciliari.
Molte donne detenute sono straniere e rinunciano ai
loro diritti perché non hanno la possibilità di
esercitarli.

• Luisa Vegetti

Problemi dell’associazione SOS Donna e di chi si occupa


di servizi alle donne che subiscono violenza domestica:
le emergenze segnalate dalle forze dell’ordine non
trovano risposta per carenza di case rifugio per le
donne che subiscono violenza.
Richiesta di aumento di posti disponibili nelle
strutture laiche per donne e madri con figli.
Casa Ines attende rinnovo convenzioni.
Tema dell’emergenza è molto importante.
Impegno nell’assistenza legale: disponibilità di
bilancio che permetta alle donne con basso reddito di
avere assistenza legale.

• Mariella Saviotti

Violenza sulle donne: la repressione non serve.


Politiche educative e non repressive!
Integrazione significa partecipazione ma partecipazione
significa riconoscimento delle esistenze.

• Sindaco Sergio Cofferati

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Bilancio di genere: separiamo lo strumento dalla sua
finalità. Lo strumento ha straordinaria importanza se
funzionale e correttamente gestito.
Il bilancio di genere va considerato come parte
integrante del bilancio sociale.
Introduzione bilancio sociale nelle imprese: valorizza
la sua funzione sociale.
USA bilancio sociale dagli anni ’30. Comune Provincia e
Regione sono imprese. E le imprese si mettono in gioco
attraverso il rapporto con gli stake-holders e la
propria “reputazione”.
Strumenti importanti se vengono rispettate condizioni:
adozione libera dello strumento (non obbligata),
perfezionamento dello strumento stesso.

Il Bilancio di genere è una lettura trasversale, che


attraversa anche il Bilancio sociale e ambientale.

Bilancio sociale deve nascere da confronto costante con


i “portatori di interesse” (ad es. le categorie dei
lavoratori, i giovani ecc..)
Se Bilancio di genere diventa azione solo comunale e
non anche di altri, ha efficacia limitata.

Possibilità dell’individuazione delle buone prassi è un


lavoro risolutivo.

Il Paese vive un incremento di ricchezza ma la


distribuzione è disuguale. Chi paga questa
distribuzione diseguale sono principalmente i giovani.
Importante è l’approccio non episodico e
l’individuazione degli elementi di conoscenza necessari
a una buona prassi.

Riguardo alla sicurezza e violenza c’è differenza tra


realtà e percezione. Nessuno dei due ambiti può essere
ignorato.

Importante è confermare l’impegno del bilancio di


genere e importanti sono rapporti con l’utenza e con i
dipendenti dell’amministrazione-azienda.
L’efficacia dipende da rapporti con gli stake-holders,
nel caso del Bilancio Comunale, i dipendenti
dell’azienda sono allo stesso tempo utenti.

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Equilibrio nei rapporti e ricerca del superamento delle
contraddizioni possibili nella relazione con gli stake-
holders.

Riconoscimento formale degli stake-holders è tema


importante. Nella legislazione italiana mancano
indicazioni sul riconoscimento di alcuni attori sociali
(come i consumatori, ad es.). Questo porta a non avere
sufficiente rappresentatività nei rapporti con
l’utenza. Per mettere in funzione un sistema di
partecipazione il tema della rappresentanza
dell’interlocutore è fondamentale per la
“contrattazione”. E’ in gioco la legittimità
dell’interlocuzione stessa.

Il bilancio dovrà seguire questa scansione di


confronto:
-giunta propone bilancio
-confronto con commissioni consiliari
-necessario anche confronto con associazioni di
interesse, di impresa e le associazioni di cittadini
nelle loro varie forme
Questo è un percorso che può portare o meno
cambiamenti. Le ipotesi discusse devono avere
possibilità di attuazione.

Possiamo avere un confronto sui temi che qui abbiamo


individuato dalla sicurezza, al lavoro fino alle
questioni che riguardano l’assetto sociale della città.

Possiamo immaginare un confronto trasversale di genere


su ogni punto del bilancio. Tutti i punti di bilancio
si prestano a letture sia di genere sia dal punto di
vista di realtà sotto-rappresentate (ad es. bambini)
Se questo percorso funziona si può immaginare di
giungere ad una codificazione delle procedure adottate
se hanno avuto buon fine.
Problema di individuazione dei soggetti che prendono
parte a questo percorso. Ci siete voi (Rete delle donne
di Bologna), e le donne elette. Va indicato un rapporto
sistematico tra il vostro lavoro di analisi e quello
della rappresentanza nel consiglio e nella giunta
comunale.

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Lo sforzo va verso verifica praticabilità degli
obiettivi. In ogni azione amministrativa si fissano
priorità, il compito di un confronto sul bilancio è
selezionare obiettivi e risorse.

Problema rappresentanza della articolazione sociale: è


normale la fluidità ma bisogna individuare criteri che
diano certezze a chi rappresenta e a chi interloquisce.
Il pericolo è che prevalga chi ha un appeal mediatico
più forte, il rischio è quello di una distorsione della
realtà.

Posso spendermi per la realizzazione di un ufficio


delle politiche per le differenze che possa
interloquire con le donne. La struttura è importante.

Per quanto riguarda l’integrazione degli stranieri


segnalo un appuntamento: il 2 dicembre 2007 sarà una
data storica per Bologna, perché per la prima volta le
straniere e gli stranieri di Bologna potranno votare
per eleggere i propri rappresentanti negli organismi
territoriali del decentramento (Consulte dei Quartieri
e consiglio provinciale degli stranieri). Appuntamento
da non sottovalutare, importante sarà l’informazione e
la collaborazione di tutti perché questa iniziativa
riesca.

Dobbiamo fare attenzione alle cose concrete, ma anche


alla dimensione culturale, alla rappresentanza di
genere.

Proposta sperimentale: vi sono in scadenza progetti


urbanistici importanti. L’amministrazione vuole
scegliere un luogo dove confrontarsi sulla
progettazione, dai punti di vista differenti.
Proviamo a guardare a qualche segmento di “città
futura” insieme.
Propongo di confrontarci su una parte della nuova
stazione, e sulle funzioni che dovrebbe svolgere.
Sperimentazione come occasione culturale. Ma anche, se
la sperimentazione va a buon fine, possibilità di
codifica di un metodo di confronto da riproporre.

• Raffaella Lamberti

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Tema della rappresentanza: quando si parla di
sperimentare percorso e della sua codificazione, vorrei
partissimo dall’art. 118 del titolo V che riconosce
spazio alla cittadinanza attiva anche individuale.
Sarebbe utile discutere delle forme di rappresentanza.
Potremmo ripensare i diversi livelli del rapporto tra
donne, potremmo fare proposte di sedi e strutture e
forme di relazione.

• Giuliana Casarini

Cosa intende il sindaco per stake holding?

• Sindaco:

La discussione sulle forme della rappresentanza è


aperta.

Portatori di interesse – stake-holders: l’impresa deve


rapportarsi con tutti e riconoscendo a tutti lo stesso
grado di importanza.
Rapporto con cittadina/o è particolare. Il punto di
equilibrio non è facile da trovare perché la
cittadina/o è sia utente che collaboratore.
Modalità con le quali i rapporti vengono attivati sono
questioni delicate e di storia recente: non vi è un
concetto di rappresentanza consolidato.
Il metodo non è risolutivo ma a volte diventa sostanza.

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