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Premessa al convegno – inquadramento e finalità

L’esigenza di organizzare un Convegno sul “riuso edilizio” nasce essenzialmente dal


concetto di territorio come bene “finito”, ovvero limitato, e dalla consapevolezza che, in quanto
tale, il suo utilizzo in termini di urbanizzazione deve trovare, anche deontologicamente, una
direzione di sviluppo che ne tragga il massimo “costrutto” con il minimo “spreco”.
Nel rispetto dei beni architettonici e storici, si può e si deve cercare di implementare il
cosiddetto “riuso edilizio” quale sbocco residenziale e terziario per il rinnovo delle città.
Progettare e costruire in ambito urbanizzato è ovviamente operazione non banale, e
l’interazione con terreni di riporto di notevoli spessori, tanto da far storia a se in termini geotecnici
ed idrogeologici, nonché la capacità di analizzare e recuperare l’edificato esistente o sostituirlo in
modo sicuro e scevro da rischi per il progetto stesso e per gli edifici limitrofi, è una sfida
tecnologica interessante e gestibile con idonee specializzazioni.
Il convegno si pone l'obiettivo di presentare, ai tecnici della provincia di Milano, una carrellata
di problematiche tipiche di realizzazioni interrate mediante l’esemplificazione di alcune soluzioni
applicate, tenendo conto della cantierizzazione di tecnologie di emungimento, di sostegno del
terreno di scavo e dell’edificato, nonché della impermeabilizzazione protettiva e del
miglioramento statico finale.
Riprendendo le tematiche proposte nel convegno del 6 maggio 2004 e accennando agli
aspetti di responsabilità progettuale e tecnologica relativi al riuso edilizio ed all’inserimento di
nuove edificazioni in un tessuto urbano fortemente antropizzato, si vuole proseguire un percorso
ideale di informazione tecnica ed aggiornamento che, prendendo spunto da grosse opere
realizzate all’interno della città, possa toccare anche la quotidianità degli interventi di piccola e
media entità che tanta parte hanno nel vissuto dei progettisti.
Le variate normative in merito alle responsabilità del costruttore e del direttore dei lavori
nonché il coordinamento delle norme tecniche di progettazione nel ben noto “Testo Unico” hanno
aperto vasti orizzonti di possibilità e responsabilità, in contrasto con un passato decisamente più
statico a cui eravamo avvezzi.
La contestualizzazione sulla geomorfologia del territorio fatta a livello scientifico dovrebbe
consentire anche a tecnici non esperti di comprendere l’universo di problematiche sottese da una
intensa urbanizzazione che ha antropizzato su differenti livelli un ambito morfologico di per se già
vario ed articolato. Trovandosi infatti in area di pianura con maggioranza di terreni sedimentari,
con influenze su falde sospese e profonde, sedimentazione ed erosione a notevole livello in
funzione della tipologia del terreno e delle variazioni d’uso e di carico idrico espresse dai fiumi
causa il lungo insediamento umano (es. acquedotti, fognature…); grande è la variabilità dei fattori
idrogeologici che influenzano scavi anche non molto profondi.
Sostanzialmente gli obbiettivi delle prime relazioni a carattere scientifico sono
l’inquadramento delle attività progettuali e delle cause della variabilità geotecnica, gli effetti
macroscopici della medesima e la loro influenza sull’opera edificatoria e di recupero onde far
comprendere almeno l’esistenza di opportune domande da porsi nell’approccio al cantiere.
Fruendo degli spunti progettuali, i relatori espongono quindi le fasi realizzative dell’opera
potendone, ognuno per le parti di propria competenza, analizzare le soluzioni adottate e
presentandone anche gli aspetti pratici di integrazione delle lavorazioni al fine di rendere al
meglio la realtà cantieristica; tematiche di carattere geotecnico e strutturale contribuiscono quindi
ad approfondire le trattazioni, integrando così aspetti scientifici di base con soluzioni tecnologiche
all’avanguardia a cura di specialisti del settore.
La presentazione vuole essere lo spunto per analizzare le problematiche tecniche affrontate
seguendo l’iter logico realizzativo dell’opera:

• necessità urbanistiche e sociali e rapporto con il territorio (cenni)


• progettazione integrale e cantierizzazione di interventi complessi
• progettazione geotecnica secondo Eurocodice 7
• fattibilità dell’opera e realizzazione di opere provvisionali
• cantieristica e sistemi impermeabilizzanti
• riuso edilizio e recupero ambiti interrati con infiltrazioni
• miglioramento statico e ancoraggi strutturali, anche per ambiti sismici
Progettazione integrale e cantierizzazione
di interventi complessi:
dalla teoria alla pratica

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BEST - Dipartimento di Scienza Dpt.
Dpt . BEST Politecnico di Milano
e Tecnologie dell’Ambiente Costruito ™ Building & Environment Science & Technology Department
Il tema della: "Progettazione integrale e
della cantierizzazione di interventi
complessi" riferito all'ambito del: "Riuso
edilizio e dell'inserimento nel tessuto
Da qui deriva il motivo della opportunità e
urbano" di edificati interessati da
anche della convenienza di dare luogo ad
assestamenti, infiltrazioni e miglioramento
una progettazione di tipo integrale o, come
sismico, tema generale del convegno,
alcuni colleghi preferiscono dire, integrata,
riguardando la rifunzionalizzazione e la
ossia rivolta al coordinamento di tutte le
riqualificazione di edifici già inseriti o da
problematiche che richiedono la definizione
reinserire nel contesto urbano, reca in seno
tecnica ed operativa delle soluzioni da
il carattere della complessità
sviluppare ed applicare, al fine di realizzare
un'opera completa: dalle strutture, ai c.d.
Tale carattere peraltro si accentua, e tamponamenti, alle impermeabilizzazioni,
notevolmente, ogniqualvolta maturi anche agli impianti, alle finiture, ecc., e che, come
l'esigenza di incorporare nell'intervento tale, risponda ai concetti riepilogati nelle tre
opere infrastrutturali o accessorie quali, ad diapositive seguenti, che oggi devono
esempio, i parcheggi interrati, oggi in Milano ispirare la formazione e l'azione degli
piuttosto vituperati, specialmente da coloro operatori e, tra questi, in particolare, quella
che mal sopportano i disagi del cantiere degli ingegneri edili, come viene
posto sotto o molto vicino a casa ma che, in convintamente ritenuto nella Facoltà in cui
generale, risultano essenziali per la migliore lavoro
rifunzionalizzazione e per la valorizzazione,
qualitativa ed economica, dell'area urbana
teatro dell'intervento
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la progettazione di tipo integrale:

é rivolta al coordinamento di tutte le problematiche


che richiedono la definizione, tecnica ed operativa,
delle soluzioni da sviluppare ed applicare al fine di
realizzare un'opera completa: dalle strutture, alle
tamponature, alle impermeabilizzazioni, agli impianti,
alle finiture, ecc., e che, come tale, rispondendo
adeguatamente e compiutamente ai concetti che oggi
ispirano la formazione e l'azione degli operatori e, tra
questi, in particolare, degli ingegneri edili sia, a pieno
titolo, un’opera di architettura

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un’opera di architettura:
é infatti da intendersi come un bene in grado di
soddisfare compiutamente le esigenze, esplicite ed
implicite, dei suoi utenti, sia che essi siano fruitori
diretti oppure indiretti, così da dare luogo a: un
arricchimento del contesto urbano, un pieno valore
dell’opera, una condizione a favore di ulteriori
interventi di pari virtù
E’ opportuno che un tale bene abbia i contenuti di un
organismo munito delle molteplici regolazioni oggi
indispensabili per soddisfare in modo continuo e sicuro
le esigenze dei propri utenti: dal comfort igrotermico,
luminoso, acustico, ecc., alla salubrità, alla sicurezza,
al controllo del fabbisogno energetico e dell'impatto
ambientale, e così via
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il processo edilizio:

é il momento operativo del fare architettura e del fare


urbanistica, e quindi di applicazione dell'ingegneria
all'architettura ed all'urbanistica, senza forzature
antagonistiche con il lavoro degli architetti e di altri
operatori, con l'intento di dare al costruito adeguata
sostanza, tecnologica e tecnica, attraverso una
adeguata ingegnerizzazione dei progetti come pure dei
processi di costruzione e di gestione del costruito

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In questa relazione, non posso che soffermarmi
solo brevemente su alcuni dei principali aspetti
tecnici della fase di progettazione, allo scopo di
far comprendere, tramite alcuni esempi, la
complessità delle problematiche in gioco,
l'interdisciplinarità delle competenze necessarie
alla efficace risoluzione delle stesse, la necessità
di maggiore approfondimento del progetto e di
integrazione nello stesso di soluzioni provenienti
da ambiti disciplinari e tecnici molto diversi tra
loro che, come tali, necessitano di attento
coordinamento; e di sottolineare altresì come gli
argomenti molto interessanti e spiccatamente
specialistici trattati dagli altri relatori nella
pratica vengano ad avere massimo rilievo solo se
inseriti in un quadro di intervento organicamente
esteso a tutte le problematiche tecniche,
operative e gestionali in gioco

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IL PROGETTO DELL’IMPERMEABILIZZAZIONE
DELLE STRUTTURE INTERRATE
TECNOLOGIE E SOLUZIONI DI
IMPERMEABILIZZAZIONE ADEGUATE ALLE
CONDIZIONI, ALLE ESPOSIZIONI, ALLE STRUTTURE
PARTICOLARI

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STRUTTURE INTERRATE approccio progettuale errato
rischio certo di
contenitori strutturali INSODDISFAZIONE

STRUTTURE INTERRATE = ARCHITETTURE IN SOTTERRANEO

un’architettura in sotterraneo
(ed in particolare il suo involucro)
deve soddisfare un insieme di
requisiti più ampio di quello tipico
di una struttura fine a se stessa

la specificità e la complessità delle problematiche


da risolvere richiedono una progettazione completa
e che integri, efficacemente, le numerose e
necessarie competenze specialistiche
(urbanistiche, architettoniche, edili, strutturali,
impiantistiche, gestionali, ecc.)
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I PRINCIPALI PROBLEMI DELLE CHIUSURE INFERIORI
… LEGATI ALLE INTERAZIONI CON IL TERRENO
ACQUISIZIONE DI DATI SULLE CONDIZIONI IDROGEOLOGICHE per:
> rimuovere gli ostacoli presenti senza imprevisti e disservizi di rilievo
> attrezzare adeguatamente i piani di lavoro, cordoli guida, ecc.
> individuare la presenza d’acqua (di falda, da lenti, da permeazione, ecc.)
SOSTENTAMENTO DEL TERRENO DURANTE LO SCAVO per prevenire:
> cedimenti e/o lesioni negli edifici limitrofi
> danni alle opere di impermeabilizzazione e/o alle reti impiantistiche a
servizio degli edifici circostanti
GESTIONE EVENTUALE PRESENZA DI ACQUA DI FALDA DURANTE IL
CANTIERE per evitare:
> cedimenti e/o lesioni negli edifici limitrofi
> mancanze di previsione tecnica/economica di opere provvisorie

GESTIONE PRESENZA DI ACQUA PIOVANA, UMIDITA’ ECCESSIVA, GAS


RADON per evitare:
> rischi di infiltrazioni, degradi localizzati, ambienti nocivi o poco salubri

GESTIONE PRESENZA DI ACQUA DI FALDA NELL’OPERA FINITA per:


> evitare rischi di infiltrazioni con eventuale impossibilità d’uso dei locali,
mancanza di strati o elementi fondamentali nella soluzione di chiusura
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REQUISITI FONDAMENTALI
(sistema di tenuta all’acqua)

• Impermeabilità Resistenza all’acqua


• Controllo della condensazione Resistenza all’attacco chimico
superficiale e/o interstiziale Resistenza all’azione termica
• Durabilità • Manutenibilità
Resistenza meccanica Individuazione dei punti di
Resistenza all’urto infiltrazione
Resistenza al punzonamento Riparabilità
Resistenza alle radici • Drenaggio di sicurezza (non
Resistenza all’attacco trasmigrabilità di acqua infiltrata)
biologico • Collaudabilità
Resistenza a roditori e insetti

UNI 8202, UNI 8818, UNI 8898


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L’acqua nel terreno

• Acqua non in pressione • Acqua in pressione

Acqua piovana che filtra in Acqua piovana che ristagna su


terreno permeabile omogeneo lenti di terreni poco permeabili
Perdite da tubazioni Acqua da corsi o bacini
superficiali interrate che d’acqua superficiali vicini
filtrano in terreno omogeneo
Perdite da tubazioni
Acqua per capillarità superficiali interrate che si
accumulano
Acqua di falda

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TIPOLOGIE EDILI DI CHIUSURE INFERIORI

SCAVO LIBERO semplice o a


gradoni, con o senza acqua di
falda

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SCAVO A CIELO APERTO
ma con perimetro obbligato
e senza possibilità di
allargamento della sezione

Doppia struttura
(provvisoria e definitiva)

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SCAVO A CIELO APERTO
con perimetro obbligato ed
acqua di falda
(in pressione perenne)

CONCETTO DI FONDO:
realizzare una vasca
impermeabile
provvisoria e
successivamente una
definitiva

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SCAVO A CIELO APERTO
con perimetro obbligato ed
acqua di falda

OBIETTIVO:
eliminare
l’acqua con
pompe senza
arrecare danni
agli edifici a
bordo scavo
emungimento corretto emungimento errato
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METODI DI IMPERMEABILIZZAZIONE

Sacchetto Struttura Integrale

Cavità Drenata

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Metodi di Impermeabilizzazione
1. a SACCHETTO

• Sistema Esterno

• Sistema Sandwich

• Sistema Interno (*)

(*) inidoneo in presenza di battenti d’acqua


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Metodi di Impermeabilizzazione
2. a STRUTTURA INTEGRALE

• Calcestruzzo speciale
di alta qualità

• Elementi waterstop
(cordoli, elementi
scatolari, anelli, ecc.)

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Metodi di Impermeabilizzazione
3. con CAVITA’ DRENATA

• Infiltrazioni
modeste

• Cavità drenata

• Sistema di
pompaggio

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Modalità di posa

Completa aderenza
(tutta la superficie)

Semiaderenza
(per il 50% della
superficie)

Indipendenza
(completo distacco)

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Tecnologia d’impermeabilizzazione:
CRITERI DI SCELTA

A.
A. Caratteristiche
Caratteristiche dei
dei materiali
materiali
B.
B. Livello
Livello del
del progetto
progetto
C.
C. Esecuzione
Esecuzione dei
dei lavori
lavori
D.
D. Condizioni
Condizioni di
di esercizio
esercizio
E.
E. Livello
Livello di
di manutenzione
manutenzione

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Tecnologia d’impermeabilizzazione: CRITERI DI SCELTA
A. Caratteristiche dei materiali

• Resistenza chimica
• Resistenza agli sbalzi
termici
• Resistenza alla
formazione di gelo
• Reazioni chimiche tra
materiali incompatibili
• Corrosione di superfici
o componenti metallici
• ecc.

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Tecnologia d’impermeabilizzazione: CRITERI DI SCELTA
B. Livello di progetto

• Fessurazione
• Rotture
improvvise
• Impermeabilità
dei giunti
• Continuità di
tenuta nelle
riprese di getto
• ecc.
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Tecnologia d’impermeabilizzazione: CRITERI DI SCELTA
C. Esecuzione dei lavori
• Sovrapposizioni
• Prevenzione di rotture nelle fasi di lavoro
successive alla posa
• Foratura dello strato impermeabile per
esigenze collaterali (ad es. reti impiantistiche)
• ecc.

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Tecnologia d’impermeabilizzazione: CRITERI DI SCELTA
D. Condizioni di esercizio

• Resistenza delle
giunzioni all’acqua in
pressione
• Resistenza agli sforzi da
cedimenti o assestamenti
• Azione degli utenti
• Ecc.

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Tecnologia d’impermeabilizzazione: CRITERI DI SCELTA
E. Livello di esercizio e manutenzione

• Divisione in settori e ispezione


• Aderenza totale
• Prevedere possibili infiltrazioni d’acqua
• Prevedere possibili modalità di intervento
• Valutazione dell’impatto ambientale
• Ecc.

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SEQUENZA DELLE PRINCIPALI FASI DI LAVORO
(da considerare in progetto e rispettare in esecuzione)

1. Operazioni di scavo
2. Fase intermedia di
eliminazione
dell’eventuale acqua di
falda
3. Realizzazione di un
piano stabile di lavoro
sul fondo scavo

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SEQUENZA DELLE PRINCIPALI FASI DI LAVORO
(da considerare in progetto e rispettare in esecuzione)

4. Predisposizione di
eventuali tiranti infissi nel
terreno per contrastare la
spinta di Archimede
dell’acqua di falda

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SEQUENZA DELLE PRINCIPALI FASI DI LAVORO
(da considerare in progetto e rispettare in esecuzione)

5. Realizzazione di uno strato liscio per la posa


dell’impermeabilizzazione

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SEQUENZA DELLE PRINCIPALI FASI DI LAVORO
(da considerare in progetto e rispettare in esecuzione)

6. Posa di sponde cassero per l’appoggio del manto e


il contenimento del futuro getto di cls

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INTERVENTI NEL SOTTOSUOLO – LINEE GUIDA

7. Posa degli strati


impermeabili
8. Posa degli strati di
protezione
9. Realizzazione della
struttura orizzontale
10. Realizzazione delle
strutture laterali di
sostegno con eventuale
inserimento di waterstop

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SEQUENZA DELLE PRINCIPALI FASI DI LAVORO
(da considerare in progetto e rispettare in esecuzione)

11. Posa dello strato


impermeabile sulle
pareti laterali e risvolti
12. Posa degli strati di
protezione/drenaggio
laterali
13. Riporto di terreno
accanto alle pareti
verticali

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LA SOLUZIONE DI CHIUSURA INTERRATA DEVE
REALIZZARE UN SISTEMA COMPLETO
(strati primari + strati e elementi complementari)
Ad esempio:
in presenza di acqua di falda
una doppia struttura portante a
sandwich è sempre
consigliabile ed in molti casi
indispensabile

sono inoltre indispensabili:


• cordoli waterstop nei giunti di
ripresa
• elementi scatolari per giunti di
dilatazione
• sigillatura di ferri distanziatori
• rimozione nidi di ghiaia
• raccordo a guscia delle
superfici orizzontali e verticali
• ecc.

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Cordoli waterstop
sono necessari,
anche in presenza
di una impermeabi-
lizzazione esterna,
ad integrazione del
sistema medesimo

senza cordolo
con cordolo

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A contatto con l’acqua, il cordone
waterstop si espande, riempie le
discontinuità del getto dovute al
ritiro del cls ed ai nidi di ghiaia, e
realizza una barriera al passaggio
dell’acqua
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Elementi scatolari con
guarnizione idroespansiva
permettono di creare nel getto di
calcestruzzo zone a sezione ridotta dove
si scaricano le tensioni dovute al ritiro
al passaggio dell’acqua le fessurazioni,
realizzatesi in modo rettilineo, vengono
sigillate dall’espansione della
guarnizione a base di bentonite di sodio
naturale

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Sigillatura di ferri
distanziatori
Rimozione nidi di
ghiaia
Raccordo a guscia
delle superfici
orizzontali e
verticali

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CONCLUSIONI
il PROGETTO è
il fondamento della corretta esecuzione, della giusta
funzionalità e della garanzia di tenuta di una
impermeabilizzazione di struttura interrata per il tempo di
vita utile previsto
un PROBLEMA
da superare frequentemente nella pratica é quello della
cronica mancanza di progetti che possano davvero costituire
il fondamento della corretta esecuzione, della giusta
funzionalità e della garanzia di tenuta di una
impermeabilizzazione di struttura interrata per il tempo di
vita utile previsto, mettendo ben a frutto, in particolare, gli
elevati livelli di qualità oggi garantiti dai migliori prodotti e
sistemi di impermeabilizzazione reperibili sul mercato,
fondamentali ma non sufficienti ai fini dell’ottenimento delle
giuste prestazioni dell’opera finita
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la progettazione di tipo integrale
costituisce oggi la via maestra per la
realizzazione di opere di architettura, nuove o di
recupero, ben compiute e come tali in grado sia
di contribuire alla riqualificazione dell‘ambiente
urbano, sia di soddisfare pienamente, con la
propria organicità: formale, funzionale e
prestazionale, le reciproche esigenze di
investitori, costruttori, utenti e gestori, anche
con riguardo alle più recenti prescrizioni di
legge in materia di riduzione del fabbisogno
energetico degli edifici

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PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
IL COLLEGIO DEGLI INGEGNERI ED ARCHITETTI DI MILANO
Milano 21 Novembre 2007

RIUSO EDILIZIO ED INSERIMENTO IN TESSUTO URBANO

PROGETTAZIONE DELLE
OPERE DI SOSTEGNO
SECONDO L’EUROCODICE 7

M. Manassero
Politecnico di Torino
Consolidamento,
PROGETTAZIONE DELLERinforzo
OPERE DIeSOSTEGNO
SostegnoCON
del L’EUROCODICE
Sottosuolo 7
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

ARGOMENTI DI ATTUALITA’
RILEVANTI IN AMBITO GEOTECNICO

EUROCODICI 7 e 8 CON RIFERIMENTO ALLE


1 OPERE DI SOSTEGNO
(adeguamento sismico)

REALIZZAZIONE DI INFRASTRUTTURE NEL


2 SOTTOSUOLO URBANO
(Salvaguardia edifici e monumenti)

3
RIUTILIZZO AREE INDUSTRIALI DISMESSE
(bonifica e messa in sicurezza zone inquinate)
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
PROBLEMATICHE EUROCODICE 7
PROGETTUALI PROGETTAZIONE GEOTECNICA
REGOLE GENERALI

STABILITA’ DELLO SCAVO

DEWATERING
PRENDE IN
CONSIDERAZIONE I
PROBLEMI DI
STABILITA’ E
IMPERMEABILIZZAZIONE DEFORMAZIONE
DELLO SCAVO

IMPATTO AMBIENTALE
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

INDICE GENERALE DELLA PRESENTAZIONE

PRINCIPI ISPIRATORI DI EC7

OPERE DI SOSTEGNO A GRAVITA’

DIAFRAMMI

ASPETTI SISMICI
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Fattore di sicurezza globale


PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

RAPPRESENTATIVITA’ STATISTICA DELLE INDAGINI


GEOTECNICHE CORRENTI

Volume
Volume di
di
terreno
terreno
investigato
investigato

Volume
Volume didi terreno
terreno
interessato
interessato dalle
dalle
fondazioni
fondazioni

Indagine tradizionale con sondaggi: 1 m3 di terreno investigato ogni 150 000 m3


PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

VALUTAZIONE DEL MARGINE DI SICUREZZA SU BASI STATISTICHE


MEDIANTE COEFFICIENTI DI SICUREZZA PARZIALI
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

88
DM 88
DM
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

COEFFICIENTI PARZIALI PER LA VERIFICA DELLE OPERE DI SOSTEGNO SECONDO EC7

Approcci
progettuali

DA1 C1: A1+M1+R1


DA1 C2: A2+M2+R1

DA2: A1+M1+R2

DA3: A2+M2+R3
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

MURO DI SOSTEGNO A MENSOLA


CONFRONTO TRA I VARI METODI DI CALCOLO

Sezione e parametri geotecnici Larghezza base adimensionale


PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Sovraccarico
q = 10 kPa

H=4m

d=?
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

CONFRONTO EC7 – PRATICA CORRENTE

Profondità di infissione

Angolo di attrito del terreno


PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

OPCM
OPCM
3274
3274
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

EC8/5
DIFFERENZE TRA EC 7/8

NORMA ITALIANA -kv

ED EUROPEA kh
-kv
kh

-kv

b) kh

Normativa Italiana
(D.M. 16.01.96)

C kh +kv

C kh
+kv

a) C c) kh + kv
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
Parametro S
Parametro S funzione
funzione della
della stratigrafia
stratigrafia di
di sito
sito
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Parametro “r” funzione dello spostamento dell’opera

Type of retaining structure Rr

Free gravity walls that can accept a


2
> 300 αS (mm)
displacement dr <
As above with dr <> 200 αS (mm) 1,5
Flexural reinforced concrete walls,
anchored or braced walls, reinforced
concrete walls founded on vertical 1
piles, restrained basement walls and
bridge abutments
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

ADEGUAMENTO SISMICO:
EUROCODICI 7 e 8 OPCM 3274 (OPERE DI SOSTEGNO)

le nuove norme conducono in generale a


maggiori dimensioni dei manufatti salvo
eseguire i dimensionamenti con analisi in
campo dinamico
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Esempio : calcolo di una paratia


Caratteristiche del terreno
ϕ’= 32° Angolo di attrito efficace

γ=20 kN/m3 Peso specifico

γ=21° Angolo di attrito


opera/terreno (2/3 ϕ’)

β=5.7° Pendenza terreno

E=25 MPa Modulo elastico terreno


PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Momenti flettenti e spostamenti


M (kN*m/m) SH (mm)
-600 -400 -200 0 0 20 40 60 80
0 0
STATICO -1 -1
SISMICO (Statico equivalente) -2 -2

-3 -3

-4 -4

-5 -5

-6 -6

z (m)
-7 -7

-8 -8

-9 -9

-10 -10 STATICO

-11 -11
SISMICO (Statico equivalente)
-12 -12

-13 -13
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Eccitazione sismica: accelerogrammi reali


Onda sismica di accelerazione orizzontale, incidente alla base del modello, definita
da due accelerogrammi:
0.25
0.8
0.20
0.15 Tortona

Accelerazione [g]
Accelerogramma 1 registrato a Tortona
0.10
0.7
0.05
0.00

il 11.4.2003 (ML =4.7), scalato a 0.15 g


0.6 -0.05
-0.10
Accelerazione spettrale [g]

-0.15
0.5 -0.20

componente EW. -0.25


0 2 4 6 8 10 12
0.4 Tempo [s]
Lauria
0.25
0.3
0.20
0.15 Lauria

Accelerazione [g]
0.10
0.2

Accelerogramma 2 registrato a Lauria


0.05

Tortona
0.1
0.00
-0.05
-0.10

il0.09.9.1998 (ML = 5.5), Amax = 0.23 g -0.15


-0.20
-0.25

componente NS.
0 0.5 1 1.5 2 0 2 4 6 8 10 12
Periodo [s] Tempo [s]
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Azione sismica: campo di spostamenti


PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Azione sismica: momenti flettenti


M (kN*m/m)
-600 -500 -400 -300 -200 -100 0 100
0

STATICO -1
SISMICO (Statico equivalente)
Statico Gefdyn -2
Dinamico Gefdyn
-3

-4

-5

-6

z (m)
-7

-8

-9

-10

-11

-12

-13
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

COMMENTI CONCLUSIVI

‰ IL NUOVO EC7 COSTITUISCE SENZA DUBBIO UNO


SFORZO VERSO L’OTTIMIZZAZIONE E LA
SISTEMATICITA’ DI APPROCCIO ALLA
PROGETTAZIONE GEOTECNICA
‰ LA VERSIONE PIÙ RECENTE DELL’EC7 RISULTA
MOLTO PIÙ COMPLESSA DI QUELLA PRECEDENTE A
CAUSA DELL’ELEVATO NUMERO DI APPROCCI
PROGETTUALI E DELLE RELATIVE COMBINAZIONI
DEI COEFFICIENTI DI SICUREZZA PARZIALI
‰ IL PROGETTO DELLE OPERE DI SOSTEGNO SECONDO
EC7 CONDUCE IN GENERALE AD UN AUMENTO
DELLE DIMENSIONI DELLE OPERE STESSE
‰ IN PARTICOLARE IN ZONA SISMICA L’APPROCCIO
EC7 + EC8 COME RECEPITI DALLA OPCM 3274
RISULTA PIU’ ONEROSO DEL DM88 + DM96 SALVO
UTILIZZARE MODELLAZIONI COMPLESSE IN CAMPO
DINAMICO
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

SCAVI IN GALLERIA PER INFRASTRUTTURE E


SERVIZI IN AMBITO URBANO
Valutazione della geometria Valutazione della deformata
1 della conca di subsidenza
2 che provoca danni agli edifici

Attewell
Attewell &
& Yeates
Yeates, , (1984)
(1984) Burland
Burland &
& Wroth
Wroth (1974)
(1974)
Burghignoli
Burghignoli et
et al.
al. (2004)
(2004) Burland
Burland et
et al.
al. (2004)
(2004)
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

SCAVI IN GALLERIA PER INFRASTRUTTURE E


SERVIZI IN AMBITO URBANO

3 Compensation grouting 4 Geometrie della frattura da


iniezioni in argilla con
(Mair & Hight, 1994) OCR=1.5÷2 (Soga & Bolton, 2003)

Frattura
orizzontale
iniezione rapida
rapida

Frattura verticale
iniezione lenta
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Sistema Geotecnico Integrato per la Bonifica


In-Sito dei Terreni Inquinati - S.G.I.B.I.T.I.

Vantaggi e Peculiarita’

1 riduzione dei percorsi di


drenaggio

estensione delle
2 superfici di captazione
inquinante

3 espulsione inquinante
per consolidazione

4 flessibilita’ e uniformita’
nel controllo dei flussi

trasformazione di fase e
5 vaporizzazione rapida
sotto vuoto
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
CONFERENZE DI
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

GEOTECNICA DI TORINO
27-28
ula Magna del Politecnico di Torino

GEOSINTETICI e AMBIENTE
GEOSYNTHETICS and
ENVIRONMENT

www.cgttorino.org
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

EDIFICI SU PALEOFRANA

IL CASO DI SPECIE RIGUARDA 3 EDIFICI STRUTTURALMENTE


COLLEGATI ED INGLOBANTI DUE MURI DI SOSTEGNO CON DISLIVELLO
DI CIRCA 15 m INSERITI NEL PENDIO DELL’ABITATO DI COURMAYEUR

L’INTERAZIONE SCARPATA - OPERE DI SOSTEGNO HA PROVOCATO LA


COMPARSA E LA PROGRESSIONE NEL TEMPO DI FESSURAZIONI
SIGNIFICATIVE NELLE STRUTTURE DEGLI EDIFICI

LA SOLUZIONE DEFINITIVA DEL PROBLEMA, DOPO UNA SERIE DI


INTERVENTI PROVVISORI, E’ CONSISTITA NEL SEPARARE
STRUTTURALMENTE L’EDIFICIO IN C.A. DALLE OPERE DI SOSTEGNO E
NELLO STABILIZZARE I DUE SISTEMI MEDIANTE MICROPALI E TIRANTI
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
EDIFICI SU PALEOFRANA

Parcheggi
Parcheggi
Parcheggi
Parcheggi interrati
interratigià
già
interrati
interratiin
infase
fase realizzati
realizzati
di
direalizzazione
realizzazione

Sezione principale lungo la scarpata (Finzi & Mascardi, 2001)


EDIFICI SU PALEOFRANA

Fessurazioni
Fessurazioni

Storia della scarpata dal 1958 al 1962 (Finzi & Mascardi, 2001)
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
EDIFICI SU
PALEOFRANA

Storia della scarpata dal 1958 ad oggi (Finzi & Mascardi, 2001)
PROGETTAZIONE
Sezione verticaleDELLE
degliOPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7
interventi di ripristino definitivi
(Finzi & Mascardi, 2001)

EDIFICI SU PALEOFRANA
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

EDIFICI SU Apertura delle fessure nei


telai in c.a. trasversali
PALEOFRANA (Finzi & Mascardi, 2001)
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

Spostamenti orizzontali del muro di sostegno


a livello parcheggi durante e dopo il taglio
con filo diamantato (Finzi & Mascardi, 2001)
PROGETTAZIONE DELLE OPERE DI SOSTEGNO CON L’EUROCODICE 7

EDIFICI SU PALEOFRANA
OSSERVAZIONI DI SINTESI

IMPORTANZA DELL’INTERAZIONE TERRENO – STRUTTURA ED


1 IN PARTICOLARE DELLE DEFORMAZIONI DEI TERRENI IN
RELAZIONE AGLI STATI LIMITE ULTIMI DELLE STRUTTURE

IMPORTANZA DEI FENOMENI DI CREEP ANCHE NEI TERRENI A


2 GRANA GROSSA PROSSIMI ALLE CONDIZIONI DI EQUILIBRIO
LIMITE (PALEOFRANA)

IMPORTANZA DELLE VARIAZIONI DELLE CONDIZIONI AL


3 CONTORNO ANCHE A NOTEVOLE DISTANZA DAGLI EDIFICI
CONSIDERATI (SCAVI NEI PARCHEGGI)
Recupero di ambiti interrati interessati da infiltrazioni ed
inserimento di nuovi edifici in adiacenza
Ing.Fabrizio Brambilla
Volteco SpA – Direttore Tecnico

Il nostro territorio è un bene “finito”, ovvero limitato, come ormai tutti sanno ed il suo
utilizzo in termini di urbanizzazione deve trovare, anche deontologicamente, una sua
direzione di sviluppo che ne tragga il massimo “costrutto” con il minimo “spreco”. L’edonismo
urbanistico non è solo filosofia ma può essere la realtà oggettiva di un approccio corretto che
ci può consentire di recuperare centri storici ed ambiti urbanizzati con riflessi positivi in
termini sociali (“vivere la città”), urbanistici (risistemazione di abusi edilizi e devastazioni
belliche mal ripristinate), tecnologici (sfruttamento reti tecnologiche esistenti), ambientali
(mancato impiego di altro territorio agricolo), infrastrutturali (mancato aumento a dismisura di
richieste di mobilità e distanze con conseguente rete di viabilità)…
Nel rispetto dei beni architettonici e storici, sostanzialmente si può e si deve (come
impegno sociale) cercare di implementare il cosiddetto “riuso edilizio” quale sbocco
residenziale e terziario per il rinnovo delle città. La deindustrializzazione delle vecchie
periferie inurbate e gli strumenti normativi che ne consentono la variazione di impiego
(PIRUEA) sono figli di questa filosofia che cerca il recupero del centro storico e della prima
periferia (post-bellica) per la nuova città del terzo millennio.
Progettare e costruire in ambito urbanizzato però non è banale e l’interazione con terreni
di riporto di notevoli spessori, tanto da far storia a se in termini geotecnici e idrogeologici,
nonché la capacità di analizzare e recuperare l’edificato esistente o sostituirlo in modo sicuro
e scevro di rischi per il progetto stesso e per gli edifici limitrofi è una sfida tecnologica
interessante e gestibile con idonee specializzazioni.
L’incontro di informazione tecnica proposto vuole riprendere i temi del convegno
“progettare il sottosuolo” tenutosi il 6/5/2004 proseguendo il “viaggio” tecnologico attraverso
la città ed i nuovi modi di costruire sfruttando l’esistente ed il sottosuolo ovvero usando al
massimo il territorio in termini “verticali” sopra e sotto il piano campagna.
Toccando e citando tematiche di carattere geotecnico e strutturale nonchè richiamando
aspetti normativi e progettuali, si propone un altro tassello di questo “percorso virtuale e
virtuoso” nella progettazione integrata, presentando aspetti scientifici di base e soluzioni
tecnologiche all’avanguardia a cura di specialisti di settore.

Dopo l’inquadramento generale del convegno e delle sue finalità e dopo aver conosciuto
l’ambiente interrato in cui ci si muove, si inizia ad esemplificare l’approccio ad edifici esistenti
interessati da infiltrazioni ed a casi di ampliamenti o lavorazioni in adiacenza a costruzioni in
essere.
Le due tematiche sono vicine tra loro ma con sostanziali differenze in quanto nel primo
caso si parla di rinforzare e completare un’opera già assestata e con un proprio equilibrio
mentre nella seconda casistica si stanno creando vani sotto o a lato di edifici che
interagiranno con queste aggiunte sia in fase costruttiva che a lugo termine dal punto di vista
assestativo.
Tecnologie impermeabilizzanti particolari e specializzate consentono l’impiego anche
massiccio di tecnologie di rinforzo e consolidamento fondazionale e strutturale che spesso si
rendono necessarie in tali casi.
Quello che in Volteco.SpA chiamiamo
in gergo “rifodera” nasce come
esperienza nella laguna veneta e viene
chiamato “vasca” dalle maestranze
locali.
Risponde sostanzialmente all’esigenza
di creare scantinati sotto le case di
Venezia, costruite su pali lignei infissi
sul fondo marino, e permette di mettere
in sicurezza i piani terra delle case in
concomitanza degli eventi di marea
(ndr: ”l’acqua alta”).
In pratica si crea un “catino
impermeabile” posato direttamente
sulle murature in mattoni o sulle
fondazioni e “controventato” da
strutture interne progettate per
sopportare il massimo livello di acqua
raggiungibile nello specifico progetto.

Sembra un sistema complesso e per certi versi


lo è, completato da paratoie mobili per finestre
e porte, ma è l’unico metodo per combattere
direttamente con le maree dell’Adriatico come
avviene a Venezia.
In merito alle spinte idrauliche è poi opportuno
richiamare alcuni concetti noti a tutti ma che
talvolta abbiamo difficoltà a connettere tra loro
nella pratica quotidiana.
Anche una semplice “spanna” d’acqua
sviluppa una pressione notevole (ndr: 25 cm
corrispondono a 250 Kg/mq), che in regime
idrostatico deve essere sopportata da idoena
struttura di contrasto, che non può essere la
sola impermeabilizzazione a cui si demanda il

compito di non essere permeabile,


ovvero di non lasciarsi attraversare dal
liquido, ma che non può avere valenze
strutturali.
I teli Volgrip utilizzati in tali soluzioni
permettono un perfetto ed aderente
rivestimento dell’edificio esistente,
anche senza regolarizzazioni o
preparazioni particolari, e il fissaggio di
ferri di chiamata ed ancoraggi tra
struttura nuova ed esistente.
Questo metodo consente di lavorare
con strutture nuove a basso spessore,
sfruttando il peso proprio dell’edificio
esistente, a contrasto della spinta di
galleggiamento.
Il tutto avviene anche in presenza di
umidità o di acqua durante le fasi di
lavorazione.
Murature in mattoni o pietra mista non
sviluppano, a causa della loro tipologia
costruttiva e materica, resistenza a
trazione o tensoflessione.
Si devono quindi prevedere gettate in
cemento armato connesse alle murature
esistenti, per sfruttarne il peso a
contrasto della spinta di galleggiamento,
con inghisaggi che lavorino a taglio nel
trasferimento degli sforzi.
Tra queste nuove strutture progettate ai
fini del contrasto idraulico e le esistenti
strutture storiche, finalizzate e costruite
per il sostegno dei carichi normali
dell’edificio, viene inserita
l’impermeabilizzazione bentonitica.

Le strutture nuove devono naturalmente


rivestire integralmente quelle esistenti con
continuità e garantendo la creazione di una
“vasca” idraulicamente resistente ed
impenetrabile all’acqua salmastra della laguna.
Nella realizzazione di queste strutture si deve
tenere in conto che il carico idraulico non era
previsto nel computo delle sollecitazioni
considerate in fase di costruzione e, soprattutto,
che esso non deve cambiare lo stato di
assestamento raggiunto negli anni, spesso nei
secoli, da strutture ampiamente rivisitate a
scopo abitativo o per uffici e negozi.

Da tutto questo nasce l’esigenza di un


continuo collegamento strutturale tra
“nuovo e vecchio” con conseguenti
azioni di consolidamento della muratura
storica mediante riaggregazione
muraria (ndr: iniezioni di Microlime
Volteco) e armature metalliche di
interconnessione tra muri e corree
cementizie.
In casistiche risolte in altre città italiane
il metodo ha trovato idonee varianti
anche al fine di inglobare micropali e
strutture fondazionali atte ad irrigidire e
migliorare la portanza della base
dell’edificio.
Analogamente si può provvedere
all’interconnessione di solai nuovi e
vecchi con finalità di controventamento.
La necessità di isolamento totale tra
esterno ed interno, rispetto al nuovo manto
impermeabile, ha reso necessario talvolta
sezionare alcune murature di “spina” anche
al fine di non perdere cubatura laddove
necessario.
Altra finalità di un lavoro simile è anche
quello di evitare suzione capillare e risalità
di umidità ovunque possibile.
Quando non si possa realizzare
un’operazione di tale portata si dovrà
integrare il sistema impermeabilizzante con
intonaci di risanamento quali il Calibro Plus
Evaporation, da applicarsi nelle porzioni di
murature poste al di sopra del livello di
impermeabilizzazione raggiunta.

La necessità di isolamento può essere


ottemperata anche sezionando e
sottomurando murature, anche portanti,
opportunamente consolidate a priori.
Inserendo sostegni metallici e lavorando
“a campione”, ovvero per conci
successivi, al loro inserimento, si
possono realizzare continuità di manto
impermeabile e armatura metallica per
effettuare poi i getti di platea.
Il posizionamento di elementi metallici
posati direttamente sui teli Volgrip non
comporta alcune problematica, in
quanto gli elementi bentonitici sfruttano
il “confinamento” proprio a favore della
tenuta idraulica.

L’uso di teli Volgrip permette di lavorare


anche in presenza di umidità/acqua e di
avere un drenaggio esterno ed un
aggrappo automatico alla struttura.
Viceversa l’impiego di pannelli in cellulosa
Volclay Panels Type 1 consente una
adesione da entrambe le facce del manto
impermebile con assenza di trasmigrazione
interfacciale sulle due superfici.
Ne consegue una modularità progettuale
nell’affrontare problematiche complesse
come quelle esemplificate, sfruttando pur
sempre il “principio attivo” della bentonite di
sodio naturale contenuta nelle due
tipologie di manufatti.
Trovare giusto compendio tra l’abitabilità
richiesta e le esigenze tecnologiche dettate
dalla protezione dall’acqua alta, può risultare
spesso impegnativo; così come trovare
continuità strutturale e idraulica tra le diverse
porzioni di intervento.
Talvolta si procede a trattare le murature
storiche esistenti con intonacature armate ed
impermeabili atte a realizzare continuità
idraulica tra porzioni diverse delle “vasche”.
Soprattutto in concomitanza di “spallette”
murarie, ovvero di corridoi e porte, così come
in porzioni di cavedi, si possono abbinare
tecnologie estremamente diverse tra loro,
sfruttando peculiarità e applicazioni.

Dopo accurata pulizia dell’interfaccia


si può procedere alla stesura di un
intonaco armato e tassellato alla
struttura, purchè di spessore e
resistenza idonea, con funzione di
“pelle” impermeabile e strutturale.
L’intonaco in questione è il BiMortar
(ndr: “doppia malta”), ovvero una
malta premiscelata che esplica doppia
azione trattante sulle murature,
potendo lavorare come rasante
strutturale a spessore e
impermeabilizzante a tenuta idraulica,
anche in spinta negativa.
Infatti la provenienza dell’acqua dal
supporto esplica un’azione di spinta
dell’intonaco verso l’esterno, che deve
essere contrastata in termini di
resistenza meccanica e
impermeabilità al passaggio.
Trattandosi di intonaci meccanicamente
resistenti, questi sono passibili di assestamenti
laddove il supporto, ovvero la muratura, si
assesti sotto di essi.
In tal senso si consiglia il loro trattamento con
coating cementizi elastoplastici ed
impermeabili atti a sopportare piccole lesioni
senza rompersi.
Questi prodotti sono quelli della linea Plastivo
che esplicano una Crack Bridging Ability tale
da fare ponte sulle fessurazioni postume
senza fessurarsi e, quindi, senza lasciare
varchi di passaggio per l’acqua.
Nel caso di Venezia si rammenta come la
variazione di marea genera differenti
sollecitazioni strutturali con conseguenti
possibili assestamenti generalizzati.
Altro elemento basilare è considerare il
regime idrostatico, anche di brevi periodi,
perché, visto che i principi fisici valgono
anche puntualmente nel continuum
temporale, se il livello di acqua esterno, che
sia di marea o di falda altalenante, insiste per
alcune ore o per giorni o per anni, questo
sviluppa comunque una sollecitazione che
può generare rotture e cedimenti strutturali
se il tutto non è opportunamente progettato.
In tal senso sia l’orizzontale che il verticale
della nostra “vasca” impermeabilizzante,
devono essere opportunamente collegati tra
loro e con l’esistente, sia come strutture che
come sigillatura del relativo giunto di
costruzione che si viene a realizzare.
Si utilizzano quindi sigillanti e waterstop

idroespansivi che presidiano questi punti


critici al fine di garantire la continuità di
trattamento.
I dettagli poi riguardano sia gunti che
sigillature e, specialmente sull’esistente, si
possono avere esigenze di passaggi multipli
di tubazioni ed impianti in genere, da dover
gestire sia in termini di impianto tal quale (ndr:
sigillato ed isolato se immerso in acqua) che
tenuta idraulica dell’impermeabilizzazione che
attraversa nel passare dall’interno
all’ambiente esterno.
Lavorazioni in adesione all’esistente
richiedono un dettagliato studio di giunti di
movimento ed assestamento per evitare
l’apertura di lesioni e fessurazioni
indesiderate.
Mentre per i giunti di costruzione
l’alternanza dei getti evidenzia con
precisione dove posizionare i
waterstop WT102 e la realizzazione
dei giunti strutturali di movimento è
progettata dallo strutturista, rimane
vario ed indefinito il campo dei
possibili assestamenti postumi della
struttura.
Per poterli pilotare e sigillare
automaticamente Volteco.SpA ha
brevettato il sistema Break, composto
da un cassero a perdere con inserito
un WT102 che sostanzialmente
individua una posizione preferenziale
di assestamento fornendo poi
direttamente al centro di essa un
cordolo waterstop idroespansivo per
la sua sigillatura automatica.
Le casistiche di intervento di “rifodera” sono le
più varie e, pur essendo state un ottimo banco
di scuola, quelle veneziane sono una minima
parte rispetto alle esperienze Volteco.
Talvolta negli interventi piccoli si possono
concentrare complicazioni notevoli che,
soprattutto, necessitano di accurata
progettazione e di sistemi integrati di soluzioni
multitecnologiche atte nello specifico a
risolvere i singoli punti critici.
Dettagli e sigillature sono il compendio
classico del buon progetto di
impermeabilizzazione insieme alle valutazioni
strutturali e dei sottoservizi (ndr: scarichi,
emungimenti, impianti…).

La possibilità offerta dai sistemi bentonitici


Volteco di realizzare strutture di contrasto
a basso spessore, in quanto ancorate alla
struttura esistente, trova idoneo
completamento nell’abbinamento con
trattamenti cementizi a basso spessore,
che sono in grado di resistere in
controspinta (ndr: con l’acqua che arriva
dal supporto stesso su cui sono applicati).
Infatti, laddove la permeazione avviene
per diffusione nel getto (es. pilastri) e la
struttura è sufficientemente compatta e
resistente anche corticalmente, si
possono prevedere trattamenti
impermeabilizzanti con spessori di soli 2
mm in grado di contrastare la
permeazione dell’acqua.

Un altro punto critico dell’immobile è il suo


punto più basso ovvero la fossa
dell’ascensore nella quale si raccolgono
tutte le acque reflue non captate o gestite e
dal quale si ha il riscontro della vera
presenza di falda.
Se le problematiche sono evidentemente
causate dalle percolazioni dall’alto si deve
iniziare la ricerca della problematica in altra
sede, eliminandola alla fonte.
Quando invece si intervenga in fosse di
ascensore con infiltrazioni dirette si può
agire con una rifodera totale, in assenza di
fondo strutturale e con spazi idoeni, oppure
procedere con guaine cementizie ed
eventuali preventivi ripristini/miglioramenti
corticali della struttura con malte apposite
come Flexomix30 o Fibromix40.
Nei casi di riuso edilizio in cui si abbia
una muratura mista o in mattoni si può
operare anche con intonaci
impermeabili a spessore come il
BiMortar, che assomma le
caratteristiche di una buona malta da
ripristino a quelle dei cementizi
impermeabilizzanti in un unico
trattamento.
In caso di strutture recenti e impianti
con forti vibrazioni sarà senz’altro
opportuno sfruttare invece le peculiarità
del Plastivo 250 in termini di
impermeabilità in spinta negativa e
deformabilità

Le cosiddette “guaine cementizie”


presentate da Volteco.SpA a far data
dal 1990 sono uno strumento molto

comodo per i recuperi di interrati


esistenti perché abbinano le
caratteristiche di resistenza dei
cosiddetti “osmotici” a basso
spessore con le capacità
elastoplastiche della linea Plastivo.
Tali capacità sono estremamente
utili essendo l’impermeabilizzante in
adesione totale alla struttura
esistente e condividendone quindi
cavillature ed assestamenti, senza
che queste comportino soluzioni di
continuità del manto impermeabile.

Allungarsi resistendo alla spinta


dell’acqua che proviene dal supporto
senza fessurarsi, consente di
lavorare con tranquillità anche in
situazioni difficili.
Una situazione classica in tal senso è
laddove le strutture non abbiano
ancora espresso i loro assestamenti
finali, anche a causa del nuovo carico
idraulico che ricevono dopo il
trattamento impermeabile, con
conseguenti possibili cavillature.
Naturalmente la sigillatura di giunti e riprese
di getto nonché delle fessurazioni può
essere realizzata preventivamente con
sigillanti idroespansivi (P201) e cementi
idraulici anche a presa rapida (Spidy15 o
TAP 3), così come per tubazioni passanti e
ferri di ancoraggio all’esistente.
L’impiego di Volclay Panels 1F offre la
possibilità di avere adesione totale del gel
bentonitico sia alla struttura vecchia che alla
controstruttura ottenendo assenza di
trasmigrazione per entrambe.
L’uso di teli Volgrip di piccole dimensioni, in
abbinamento alle tecnologie viste, offre
invece la possibilità di mantenere un
drenaggio esterno in fase di posa e di non
richiedere regolarizzazioni delle superfici.

In caso si voglia poi sfruttare la forabilità dei


sistemi bentonitici per ancorare sia le armature
che i casseri per i getti del cemento armato, si
possono prevedere opportune forometrie nei
casseri medesimi e ganci di bloccaggio dei ferri
inghisati o utilizzare barre filettate e dadi di
estrazione meccanica per il fissaggio.
Anche in questo caso l’impiego di stucchi
bentonitici o di WT102 arricchiranno il
quantitativo di bentonite nell’intorno della barra,
consentendo la massima funzionalità espansiva
della bentonite e la tenuta idraulica perfetta del
sistema.
Il livello del catino impermeabilizzante, o della
“rifodera” per usare un gergo specialistico, deve
essere deciso in funzione sia delle evidenze di
infiltrazioni già subite sia per il livello massimo
raggiungibile dall’acqua all’esterno nelle normali
condizioni di vita dell’immobile, incluse le
comuni situazioni irrigue (ndr: giardini e
fioriere).
Mentre il passaggio di impianti elettrici o
idraulici potrà avvalersi dei contromuri nei
casi di rifodera con sistemi bentonitici,
quando si utilizzino guaine cementizie sarà
opportuno prevedere sistemi di fissagio con
canaline esterne incollate o tamponamenti in
forati, anche di basso spessore, a ridosso
delle pareti quali alloggiamenti, oppure
intonaci a spessore su cui applicare il tutto.
Da valutare poi l’interferenza di scale e
rampe interne eventualmente da rivestire o
intercettare isolandole dal contatto con
l’esterno o con passaggio di pannelli
bentonitici o con l’uso di guaine cementizie.
Anche in abbinamento ai teli Volgrip possono
utilizzarsi cementi impermeabilizzanti in
controspinta sia di tipo rigido ad alta
resistenza come il Barrier sia di tipo
deformabile come il Plastivo 250.
Quando si impieghi un impermeabilizzante a
basso spessore in controspinta, quale che
sia la scelta, si deve poi valutare il ricambio
d’aria dell’interrato e l’eventuale salto termico
tra l’ambiente e la temperatura della falda
esterna.
Quest’ultima oscilla frequentemente intorno
ai 10°C ad una certa profondità e sale di
poco pur essendo acqua di prima falda.
Questo implica un salto termico notevole con
uno spessore del manto separatore di 2 mm
circa con possibilità di fenomeni di condensa
in concomitanza con scarso ricambio
d’aria con l’esterno o alta umidità
ambientale.
In tal caso sarà opportuno prevedere un
intonaco macroporoso, in modo tale che
il fenomeno di condensa per formazione
del “punto di rugiada” avvenga nello
spessore dell’intonaco evitandone la
percezione e le conseguenze di
insalubrità ambientale.
In tal senso l’applicazione del ciclo
Calibro P.E. è risolutiva del fenomeno
anche in abbinamento al Plastivo 250.
Nel recupero di ambiti esistenti si deve
poi considerare il corretto livello a cui
arrivare per completare l’opera senza
incorrere in errori progettuali.
Il livello del manto impermeabile è
importante soprattutto in ambiti come
quello della rampa di accesso che,
spesso, viene erroneamente dimenticata lasciando una via di accesso all’acqua di falda o a quella
meteorica.
Il livello del “catino
impermeabile” deve essere
uguale su tutto il perimetro, per
isolare correttamente ed
integralmente l’interrato
dall’esterno.
Per le rampe poi è opporuno
arrivare fino al raccordo con la
viabilità esterna, a piano
campagna, per non incamerare
acque di percolazione e
drenaggio ivi convogliate da
queste pericolose (dal punto di
vista idraulico) vie di accesso.
Oltre che nelle casistiche viste per il recupero
dell’esistente, la penuria di spazi ed il loro
estremo sfruttamento trovano nei cantieri
urbani la loro massima applicazione.
Nell’utilizzo degli spazi cantieristici in ambiti
urbani è necessario ed opportuno poter
disporre di tecnologie idonee alla “convivenza”
con tutte le altre lavorazioni di cantiere.
L’impiego degli spazi interni alle opere
provvisionali, per lo stoccaggio di materiali e
per l’impianto di cantiere vero e proprio (gru,
baracche…), è spesso l’unica via possibile per
la gestione massimizzata del lotto di
costruzione.

Ne consegue l’esigenza di pianificazione delle


varie lavorazioni come sequenzialità e
tempistiche e la ricerca della congruenza tra
quelle che devono forzatamente interagire nello
stesso periodo di tempo in zone limitrofe o nella
medesima area.
Le impermeabilizzazioni sono tipicamente le
tecnologie più delicate e spesso quelle più
deteriorabili dalle altre lavorazioni.
Disporre di teli Volgrip di alta resistenza
consente di poter lasciare la comune
pedonabilità dell’area o addirittura la carrabilità
con idonee cappette protettive.

L’inserimento di nuove realizzazioni


comporta poi, spesso, la necessità di
connetterle/collegarle ad altre realtà
esistenti.
L’utilizzo di manufatti quali tunnel
pedonali o automobilistici rende
necessario progettare attentamente
giunti di connessione tra edifici esistenti,
già stabili ed assestati, nuovi edifici, che
saranno soggetti ad assestamenti
differenziati, e relative gallerie di
collegamento, che hanno e sviluppano
problematiche specifiche.
L’innesto di tali manufatti può essere
efficientemente e facilmente sigillato
utilizzando sistemi di giunti idrofili
(Adeka) abbinati a sistemi bentonitici che
ne diano continuità rispetto agli altri
manufatti.
Applicare manti impermeabili può diventare
complesso anche su opere staticamente
semplici ma che necessitino collegamenti o
contiguità con altri edifici esistenti.
Nella posa in verticale di manti impermeabili si
devono poi considerare anche le possibili
interazioni con tiranti ed elementi strutturali di
ripartizione dei carichi, che devono
opportunamente essere studiati per non creare
interferenze tra lavorazioni diverse.
Oltre alla possibilità di ribassare i tiranti e le
relative piastre di ancoraggio con conseguente
regolarizzazione della superficie finale per il
passaggio dei teli, con il Volgrip si possono
operare anche scelte più ardite.

Infatti si può arrivare a gestire anche una


situazioni con tiranti post-tesi o da riprendere in
tempi successivi e che quindi forano
integralmente il manto impermeabile restando
appoggiati alle piastre di ripartizione dei carichi.
Se poi la situazione specifica si sposa con la
necessità di realizzare una “berlinese” di pali la
possibilità di interagire con putrelle di
ripartizione e guaine di tiranti passanti può fare
la differenza tra la realizzabilità dell’opera o la
sua estrema complicazione (in caso di impiego
di tecnologie tradizionali).

La superficie di posa di una “berlinese” di pali


tirantata è poi decisamente impegnativa per
qualsivoglia telo impermeabile, mentre rimane
assolutamente utilizzabile come base, anche
senza regolarizzazioni, per i teli Volgrip.
Grazie al fenomenale autoaggrappo
meccanico dei teli (certificazioni di 4,67 KN/m
ovvero quasi 5 quintali di trazione per
“spellarne” un metro), ben diverso da
qualsivoglia incollaggio o adesione passiva, si
ottiene comunque una vera e proria “pelle”
impermeabile per la nostra struttura.
Giova ricordare come la protezione
impermeabile diminuisce l’esposizione
della struttura consentendo l’impiego di calcestruzzi classici anche in presenza di falda, anche
alla luce delle nuove indicazioni del testo unico di progettazione che ha recepito le disposizioni
della EN206-2001.
Le applicazioni su acciaio o in presenza di
manufatti in ferro non si riducono poi
all’impiego delle palificate ma rendono
possibili cantieri particolari, come i cosiddetti
“top down”, anche su strutture metalliche.
Sfruttare lo spazio di cantiere creando lo
stoccaggio e le aree di lavorazione sul solaio
definitivo sorretto, sopra il cantiere interrato, da
putrelle che vengono opportunamente rivestite
dal Volgrip sigillandone il piede e l’attacco al
solaio, può essere un’approccio funzionale.
In tal modo si riesce a lavorare su più livelli
contemporaneamente con grandi economie di
scala e operatività estrema.
Costi e tempi certi si ottengono in questi casi
disponendo delle giuste tecnologie,
opportunamente progettate per tempo e
pianificate in merito all’operatività.
Posare direttamente le barre di armatura sulla
impermeabilizzazione è un classico “veto” per le
impermeabilizzazioni tradizionali, mentre sui teli
Volgrip è praticamente la norma.
Il vero risparmio dell’operazione risiede nella
lavorazione in meno che viene richiesta e nella
conseguente minor mano d’opera necessaria.
Costi e tempi certi di lavorazione con ogni
tempo (il Volgrip non teme pioggia o gelo) sono
vantaggi tangibili per ogni impresa di
lavorazione e semplificano sicuramente il lavoro
di una Direzione Lavori attenta ai particolari,
che può lavorare con serenità anche in cantieri
complessi ed articolati.
Sotto le armature sarà necessario comunque
prevedere distanziali per consentire la

formazione del copriferro inferiore alla platea,


ma sono utilizzabili i classici distanziali in
commercio, senza aggravio di costi e potendo
utilizzare qualsiasi tipologia dei medesimi
La possibilità di interazione attraverso il manto
impermeabile di Volgrip consente, come è
noto, lo sfruttamento delle opere di
sottofondazione come pali e setti di diaframma.
Collegare tali sottofondazioni alla platea
consente di trasferire meglio i carichi al terreno
sotto il profilo di portanza, ma anche di
riceverne un supporto dal punto di vista
dell’ancoraggio, per limitare la luce libera di
inflessione della platea (calcolato a solaio
rovescio) ed evitare problemi di
“galleggiamento”, quando il peso proprio
dell’edificio è minore della sottospinta idraulica.
Il principio può essere sfruttato anche per
eliminare i sistemi di pompaggio prima della
fine dell’edificio, quando la struttura è idonea a
resistere alla spinta di galleggiamento,
compensando la mancanza di peso proprio
con l’attrito del terreno su pali e diaframmi.
E’ infatti possibile realizzare interconnessioni
strutturali con ferri e putrelle tra platee e opere
di sottofondazioni.
La sigillatura di tali corpi passanti avviene per
semplice impiego di stucchi bentonitici e
waterstop che ne garantiscono l’assenza di
trafilature tra ferro e calcestruzzo.
Si garantisce così continuità strutturale senza
interruzione del manto impermeabile.
E’ altresì possibile dare continuità strutturale
anche con il cemento armato, ricostruendo
completamente le teste palo con malte
impermeabili idonee e predisposte da Volteco.
Qualora si voglia poi sfruttare al massimo la
volumetria disponibile, si può progettare la
riduzione ai minimi termini dei getti di c.a. in
funzione della possibile collaborazione con le
strutture esistenti delle opere provvisionali.
In tal senso si recupera spazio interno e
cubatura di c.a. e funzionalità di opere che
altrimenti avrebbero speso tutta la loro utilità
con la fine del cantiere.
L’ancoraggio di contromuri e platee ai
diaframmi, ad esempio, comporta uno
sfruttamento di questi ultimi come massa
strutturale collaborante saldamente inserita nel
terreno e quindi con minimizzazione o assenza

totale di assestamenti post opera.


La forabilità dei teli Volgrip in questo caso
realizza una vera e propria “trasparenza”
dell’impermeabilizzazione per lo strutturista,
che riesce ad operare in piena libertà senza
vincoli esterni ed ottimizzando strutture ed
investimenti del committente.
Il sistema di ancoraggio può essere utilmente
sfruttato anche su opere provvisionali
metalliche quali le palancole, a cui si possono
saldare ferri di ancoraggio passanti
l’impermeabilizzazione.
Tali ferri saranno sigillati così come la testa dei
teli, laddove si progetti di non arrivare fino a
piano campagna, definendo un livello massimo
di falda per la vita utile dell’opera. Il sistema è
peraltro riprendibile in quanto modulare.
Tornando alla semplicità realizzativa delle
connessioni metalliche su palancole, si noti
anche come i medesimi teli Volgrip siano
facilmente fissati con idonei chiodi metallici al
supporto “foderandolo” in modo perfetto ed
agevole.
Naturalmente si tratta di palancole metalliche
“a perdere” che potranno così entrare a tutti gli
effetti a far parte della struttura finale
dell’interrato, coadiuvandola.
Nel caso specifico dell’esempio, la
realizzazione di pali intermedi alla palancolata
esterna ha poi consentito la realizzazione di
solai per uso cantiere a piano campagna.
Tali solai, in parte aperti per veicolare
attrezzature e servizi (gru, emungimento…) al

cantiere interrato, hanno consentito il


controventamento delle opere
provvisionali evitando i tiranti e
consentendo la costruzione in elevazione
“in parallelo” con il completamento
dell’interrato.
I pali sono stati poi rivestiti da
impermeabilizzazione e controstruttura in
modo tale da garantire la creazione del
“catino” impermeabile continuo
dell’ambiente interrato.
L’uso promisquo di tecnologie altamente
specializzate mette a disposizione di ogni
progettista armi progettuali poliedriche e
varie, con enormi possibilità di azione ben
sfruttabili soprattutto in riferimento a spazi
ridotti e uso verticale di suolo e cantiere.
Sfruttando inoltre la forma medesima di
palancole “a perdere”, ossia che
rimangono in sito al completamento del
cantiere, si possono creare nervature
verticali nei contromuri perimetrali con
rinforzo di armatura corrente.
L’armatura può anche essere resa
collaborante con le palancole medesime
arrivando addirittura a farla passare in
“asole” create da staffe piegate ad U e
saldate di punta alle opere provvisionali.
Si evitano in tal modo anche problemi di
fissaggio o sfilamento dei ferri, avendo
certezze di resistenza e collaborazione
tra strutture metalliche e cementizie.
La sigillatura dei ferri può avvenire con
semplice applicazione di stucco
Bentoseal nel punto di passaggio della
barra attraverso il Volgrip.
Quando la realizzazione di tiranti nelle
proprietà limitrofe non risulta perseguibile si
possono operare varie scelte in merito alla
realizzazione di puntoni interni.
Se le distanze interne dell’interrato sono
notevoli, si possono prevedere dei profili
metallici inclinati che scaricano le tensioni di
ribaltamento delle opere provvisionali,
controventandole, contro un magrone
rinforzato e sfruttando micropali che hanno poi
anche altre funzioni in merito alla portanza.
In tal modo si riesce ad ottenere un’opera
fondamentalmente “snella” nel suo perimetro,
senza interferenze eccessive verso il centro
della platea a con ampie possibilità di forme
del perimetro esterno.

Vista l’ovvia invasività dei puntoni si


dovranno prevedere le sequenze di
lavorazione idonee per la loro
rimozione con taglio dei profilati
metallici a realizzazione dei solai e dei
muri perimetrali completate.
Putrelle ed armature passanti
possono sigillarsi con cordoli WT102
abbinati a Volgrip e VP1 come risulta
dalle foto. I dettagli sono sviluppati dal
Servizio Tecnico Volteco.SpA
I micropali precedentemente citati
possono essere sfruttati, previa
idonea sigillatura al passaggio del
manto impermeabile, per saldarvi le
armature di platea inglobandoli in
essa (funzione tirante-puntone).

La loro collaborazione in senso verticale di


portanza e ancoraggio è ben sfruttabile, e si
può pensare di valutarne l’apporto anche ai fini
degli sforzi di torsione della platea, con calcoli
a telaio che ne considerino l’apporto dal punto
di vista dell’incastro strutturale.

Il fissaggio dei teli Volgrip sui diaframmi


avviene per semplice chiodatura e senza
regolarizzazione, con estrema praticità e
velocità e senza aggravio di costi e lavorazioni.
Attraverso questi teli si possono poi realizzare i
ferri di ancoraggio della platea per renderla
collaborante con i diaframmi sfruttando al
massimo l’investimento tecnologico ed
economico.
Anche la realizzazione dei giunti
strutturali “aperti” è possibile senza
progettazione di gabbie di armatura
modificate o senza casserature
specifiche per il posizionamento di
bandelle o bulbi.
Dopo aver realizzato il primo getto si
possono incollare giunti in gomma
idroespansiva Adeka che
compenseranno con l’espansione il
movimento del giunto stesso.
A completamento dell’operazione si
posizioneranno i pannelli bentonitici
inferiormente e il classico distanziale
in polistirolo sopra, provvedendo al
secondo getto in cemento armato.
La seconda gettata di calcestruzzo
provvederà ad inglobare parte del
cordolo Adeka vincolandolo da un
lato e consentendone la stabilità in
presenza di movimenti strutturali.

Lavorando presso edifici in centro storico o


comunque in situazioni non facilmente
perimetrabili e gestibili, può capitare, per
eventi meteorici particolari o semplici
acquazzoni, di trovarsi con presenza di
acqua in cantiere durante le lavorazioni.
In tal caso i sistemi bentonitici Volteco.SpA
possono essere impiegati comunque fino a
completamento delle preparazioni per non
perdere le tempistiche di getto e
realizzazione dell’opera.
Lavorare in queste condizioni è possibile
per i teli Volgrip in quanto, pur essendo la
bentonite estremamente reattiva, la sua
idratazione avviene fino a completo

riempimento dei teli.


La particolare agugliatura del Volgrip ne
consente l’autoconfinamento fino alla
realizzazione del getto quando, grazie alla
trazione esercitata dalle fibre di aggancio,
avviene l’apertura del telo posto verso il
calcestruzzo e l’estrusione del gel bentonitico
a impermeabilizzare l’interfaccia con la
struttura, evitando trasmigrazioni interfacciali.
Si ritiene opportuno comunque sottolineare
che, se anche la lavorazione in queste
condizioni è possibile dal punto di vista del
Volgrip, le maestranze addette alla posa
lavorano comunque in condizioni non ottimali
per la qualità dell’opera.
Stante le grandi possibilità esplicate dalla
tecnologia è sempre consigliabile procedere
anche con una accurata programmazione e
progettazione delle fasi di emungimento e
drenaggio del fondo scavo.
Qualche volta però il diavolo ci mette lo
“zampino” e l’evento meteorico eccezionale,
unito alla presenza di falda ed all’assenza di
energia elettrica a causa del black-out non
previsto con idonei gruppi di continuità,
possono creare problemi anche seri.

Nel caso specifico dell’esempio la


presenza di un subacqueo nella ditta
esecutrice ha creato un momento
pittoresco e dato la svolta per una
soluzione estemporanea di un
problema di allagamento in cantiere.
Naturalmente è un approccio un po’
“particolare” al problema di rimettere
in funzione pompe e macchinari
allagati ma è rappresentativo di quello
che in cantiere il personale in “prima
linea” si trova talvolta ad affrontare.
Naturalmente le lavorazioni erano
avviate e le attrezzature e la
impermeabilizzazione erano sul fondo
dello scavo “in lavorazione”.
L’immagine successiva riprende la stessa posizione con il telo Volgrip fissato su roccia dopo
l’allagamento subito per vari giorni.
Da notare anche la superficie di posa
su cui è direttamente fissato il manto
impermeabile, senza regolarizzazioni
particolari o lavorazioni aggiuntive.
Quando si parla di tecnologie nate in
cantiere e per il cantiere, con affidabilità
anche in situazioni estreme, ci si può
riferire a situazioni del genere nella
ormai lunga esperienza Volteco a far
data dal 1976.
Quando il telo è posato e le gabbie
sono già in posizione possono avvenire
accadimenti sia meteorici che legati ad
altre lavorazioni (rottura pompe
emungimento falde…) che potrebbero
compromettere molti sistemi
impermeabilizzanti non dotati di
caratteristiche come quelle specifiche
ed uniche del Volgrip Volteco.
Lavorare in mezzo alla città
comporta il dover utilizzare il
lotto disponibile per edificare in
modo completo anche nelle fasi
cantieristiche.
Questo implica, ad esempio,
predisporre i sistemi di
emungimento all’interno del
cantiere anche per cantieri
piccoli che potrebbero essere
gestiti con anelli di well-point
esterni.
Altra necessità di tipo
geotecnico per un approccio di
questo genere è quella che
scaturisce dall’esigenza di
interferire il meno possibile con
le falde esterne alle opere
provvisionali per evitare
interferenze sulla stabilità degli
altri edifici.

Con teli impermeabili Volgrip è possibile in tal


senso avere numerosi attraversamenti del
manto impermeabile con le massime garanzie
di tenuta e la possibilità di recuperare gli aghi di
well-point ed i relativi filtri ad operazioni
avvenute, purchè opportunamente progettate.
Nelle grandi opere o nei piccoli interventi, su
edifici esistenti si deve quindi progettare anche
l’operazione di emungimento con elementi
passanti l’impermeabilizzazione che devono
rimanere in opera fino al termine dei lavori di
realizzazione della “chiglia” della nostra “barca”.

I manufatti da predisporre sono vari e devono


considerare le funzionalità di emungimento
(diametro finalizzato alle pompe sommerse da
impiegare o al well-point previsto) e le
metodologie costruttive.
Devono prevedersi quindi sia i diametri e la
forma che la predisposizione alla sigillatura
successiva ed i collegamenti strutturali idonei
ad evitare il “decollo” del pozzo una volta
sigillato, a causa della pressione idraulica che
vi scarica puntualmente.
Si tratta sempre di progettazione integrata o
integrale, che dir si voglia, del nostro cantiere.
Si devono quindi predisporre staffature
metalliche o sistemi di fissaggio per agganciare
il pozzo all’armatura di platea onde evitare di
trasformarlo letteralmente in un “tappo di
spumante” allo spegnimento delle pompe.
Le sigillature poste in essere al piede del
pozzo, in abbinamento alla forometria del telo
Volgrip, completano poi il metodo di posa di
questi elementi.
Flangiature predisposte con idonei centratori
del chiusino sono utili per accelerare i tempi di
chiusura del pozzo, già di per se ristretti.
Quando infatti si inizia a chiudere un pozzo il
mancato emungimento della pompa lo

trasforma in un “geiser” di parecchie decine


di centimetri di diametro con portate idriche
ragguardevoli in funzione della quota della
falda esterna.
Procedurare il processo di chiusura è
importante come progettare il pozzo stesso.
Si deve anche disporre di materiali idonei
non solo alla sigillatura ma anche a
ritardare il flusso di acqua una volta
eliminata la pompa.
Hydrobar Tube e Saline Seal 100 Volteco
sono accessori molto utili per tali scopi,
rallentando il flusso dell’acqua e
cosentendo le operazioni di chiusura, che è
sempre meglio affidare comunque a
personale specializzato senza inventarsi
“specialisti fai da te”.
Avendo previsto un idoneo ribasso in platea

per la quota della flangia del pozzo, e


disponendo di malte colabili impermeabili come
Flowmix70 e sigillanti idroespansivi come P201
della Volteco, si possono ottenere lavori “puliti”
ed “a scomparsa”, recuperando resistenza
strutturale anche nel punto del pozzo in cui si
trova una rastremazione della platea senza
inficiarne la funzionalità statica.
L’attenzione ai dettagli passa anche per questi
aspetti di “impiantistica di cantiere” che non
devono e non possono rimettere in discussione
la durabilità dell’opera nel suo insieme, ma
semmai ne devono consentire l’esecuzione in
tranquillità e con adeguata programmazione
anche delle fasi esecutive.
Nelle opere con battente idraulico di falda
durante l’esecuzione delle lavorazioni, è
normale attendersi che le opere provvisionali a
“tenuta idraulica”, ovvero con sufficiente
chiusura per consentire la realizzazione del
cantiere, consentano trafilature e stillicidi.
La loro funzione infatti è rendere possibile
l’opera e garantire stabilità geotecnica, ovvero
di terreno ed edifici limitrofi.
Gli stessi tiranti dei diaframmi sono infatti
grandi veicoli per l’acqua che passa anche tra i
trefoli stessi ed all’interno di questi, oltre che
dai giunti.
La totale tenuta idraulica deve essere
perseguita con idonee tecnologie
specialistiche.

I dettagli sono alla base di una corretta


impermeabilizzazione in quanto l’acqua,
come è ben noto, passa dal capillare.
Lo studio meticoloso di ogni dettaglio e la
relativa realizzazione su istruzioni di posa
complete ed affidabili rende facile, insieme
a prodotti di alta qualità e praticità, la
realizzazione in cantiere di ogni particolarità
e la sigillatura di tutti i punti critici.
Poter posare e fissare teli Volgrip e
waterstop WT102 direttamente su palancole
o diaframmi, poter sigillare con semplice
stucco bentonitico Bentoseal ogni ferro
saldato ai profili metallici o inghisato nelle
opere provvisionali, lascia ben comprendere
lo studio e l’ingegnerizzazione dei sistemi

che ha consentito questo completo


mix di soluzioni.
La lavorazione a moduli successivi
riprendibili consente poi estrema
flessibilità di cantiere ed ottimale
operatività, anche in condizioni
estreme.
Lavorare per sistemi rivolgendosi
alla soluzione per il cantiere è la
filosofia di fondo della Volteco.SpA
che la contraddistingue da anni.
Non il singolo prodotto, ancorchè
innovativo ed ottimale, non il
semplice accostamento di materiali
compatibili, ma progettualità in fase
di fattibilità, commessa e cantiere,
per una ottimale e garantibile
sicurezza di risultati per tutti i
componenti della commessa
stessa.
Presenza di acque
salmastre, grossi battenti
idraulici, articolazione di
strutture che si devono
inserire in ambienti già
complessi come zone
portuali fittamente edificate,
costituiscono un ambiente
ideale dove poter
apprezzare progettualità
esecutiva e integrazione di
sistemi impermeabilizzanti
che sono appositamente
studiati e garantiti, anche
tramite un idoneo servizio
post-vendita che segue la
fase cantieristica
affiancandosi a imprese e
installatori specializzati per il
massimo risultato.
Dai lavori piccoli ma
complessi di “rifodere”
impermeabili in ambito
storico, a realizzazioni di
grossi edifici, complicati per dimensioni e tecnologie in uso, Volteco si propone quale parnter
ideale per sicurezza di proposte impermeabilizzanti in edilizia.
La variabilità delle falde ha già evidenziato come costruire sotto il piano campagna esponga al
pericolo di allagamenti se l’edificio non è adeguatamete protetto.
Aggiungendo a questo possibili carenze nelle informazioni sull’idrologia della zona e la classica
fretta di iniziare il cantiere a lavori acquisiti ed approvati, spesso si può incorrere nell’illusione di
“risparmiare” su un qualcosa di invisibile come l’impermeabilizzazione esterna, salvo poi scontare
la scelta con gli interessi sia in fase di cantiere che, ancor di più, negli anni successivi.
E’ noto come il costo finale al committente di un’impermeabilizzazione è statisticamente nell’ordine
del 1-2% del costo dell’interrato al grezzo, ma può senz’altro fare la differenza tra il posto
macchina ed il “posto barca”; come si diceva qualche anno or sono a Milano, a causa
dell’inalzamento registratosi delle falde acquifere.
Si consiglia quindi sempre di portare il manto impermeabile, sul nuovo o nel recupero, fino a piano
campagna anche negli accessi esterni dell’interrato quali i tunnel e le rampe delle autorimesse,
vere e proprie autostrade per l’acqua sia per scorrimento superficiale che per infiltrazione e
scavalcamento del bordo impermeabile se non opportunamente alto rispetto al livello di falda
massima anche temporanea.
In caso poi di grosse oscillazioni come ad esempio con terreni chiusi come argille e limi si possono
avere persistenze di acque meteoriche anche notevoli e per lunghi periodi in concomitanza di
semplici eventi meteorici o lunghe precipitazioni.
In tali casi si evidenziano permeazioni con ritardi di ore o anche giorni negli interrati e persistenza
del problema per varie giornate, fatto salvo lo sparire dei fenomeni con la medesima celerità con
sui si sono presentate.
Varie e composite sono le possibilità di intervento che Volteco SpA offre con le proprie tecnologie
opportunamente supportate da una capillare rete vendite e da un servizio tecnico a disposizione
dei progettisti per la composizione del giusto mix-design della soluzione ottimale per l’applicazione
specifica, sia negli interrati che nel contenimento acque che in copertura.
Si rimanda alla documentazione tecnica fornita ed agli schemi esemplificativi in essa contenuti per
un maggior dettaglio unitamente al sito aziendale www.volteco.it
Riuso edilizio ed inserimento in tessuto urbano
Milano 21 Novembre 2007

Opere speciali per il consolidamento delle


fondazioni di strutture esistenti e per il sostegno di
scavi da eseguire in ambito urbano

… a qualified presence
in the world

Ing. Daniele Vanni - Ing. Alessandro Bertero


TREVI Group - Servizio Progettazione Ricerca e Sviluppo (DR&D)
SOMMARIO
1. TREVI Group
2. Tecnologie per esecuzione pali di fondazione o consolidamento per
riuso edilizio in ambito urbano
2.1 DISCREPILES
2.2 Case Studies ¾ Complesso residenziale-commericale “la Prua” – RN
¾ Complesso industriale-commericale Roncuzzi – RA

3. Tecnologie per sostegno delle pareti di scavo in ambito urbano


3.1 CSP
3.2 Diaframmi con benna o fresa
3.3 Case Studies ¾ Parcheggio Benedetto Croce – Brescia (CSP)
¾ Parcheggio Piazza Partigiani – Alassio (diaframmi con idrofresa)

4. Tecnologie per consolidamento delle fondazioni di strutture esistenti


4.1 Jet-grouting
4.2 Case Studies ¾ Università Bocconi - Milano (jet-grouting)
4.3 Innovazioni Jet-grouting (JET ELLITTICO)
4.4 Case Studies ¾ Porto di Gioia Tauro
GRUPPO TREVI
Appalti e servizi per
l’ingegneria del sottosuolo e
RODIO servizi di perforazione

INTEGRAZIONE
VERTICALE Servizio Progettazione
Ricerca & Sviluppo

Progettazione e realizzazione Progettazione e realizzazione di


di impianti e macchinari per impianti per perforazioni
l’ingegneria del sottosuolo petrolifere, geotermiche e idriche

Sinergie produttive che generano continui miglioramenti


Investimenti in ricerca e sviluppo per essere competitivi sul mercato
Presenza globale: impianti e macchinari distribuiti in più di 80 Paesi
Facilità di riposizionamento di mezzi e uomini
Ottima reputazione a livello mondiale da oltre 50 anni
Presenza Globale

4500 DIPENDENTI
Progetti realizzati

Diavik Mine Galleria Trionfale - Rome Parliament


Canada Italy Sweden

Doha Airport
Qatar

Tuttle Creek Dam


Missouri - U.S.A.

Borde Seco Onne Port


Argentina Nigeria
Patagonia
Argentina
Progetti realizzati

GROUND ZERO - USA DIAVIK - CANADA

ARAPUNI DAM - NEW BAMIYAN - AFGHANISTAN


ZEALAND
Progetti realizzati
DESIGN, RESEARCH & DEVELOPMENT CENTRE
IL CENTRO DR&D E’ UN SERVIZIO DEL GRUPPO

MISSIONE
ASSISTENZA PROGETTUALE E TECNOLOGICA AI CLIENTI PER LE
ATTIVITA’ COMMERCIALI ED OPERATIVE NEL CAMPO DELL’INGEGNERIA
DELLE FONDAZIONI
IMPLEMENTAZIONE TECNOLOGIE ED ATTREZZATURE ESISTENTI
STUDIO, PROGETTAZIONE, RICERCA & SVILUPPO NUOVE TECNOLOGIE
ED ATTREZZATURE

A CHI SI RIVOLGE
SOCIETA’ GRUPPO TREVI
CLIENTI SOILMEC
STUDI DI PROGETTAZIONE, IMPRESE DI COSTRUZIONE, UNIVERSITA’

STAFF

80 TECNICI SPECIALIZZATI (Ingegneri, geologi, tecnici di cantiere,...)


SOMMARIO

Tecnologie per esecuzione pali di


fondazione o consolidamento per riuso
edilizio in ambito urbano

DISCREPILES
DISCREPILES
La tecnologia “displacement
piles” consiste nell’installare, senza
o con minima asportazione di
terreno, pali prefabbricati o
gettati in opera. Nell’ambito della
realizzazione di pali a
spostamento del terreno gettati in
opera, si sono registrati notevoli
sviluppi negli ultimi 10 anni,
soprattutto in Olanda e Belgio; in
particolare è stata messa a punto
con successo una nuova
metodologia di installazione di
pali che sfrutta un’azione
combinata di rotazione e spinta
(“DISCREPILES”).
I diametri variano fra 300 e 600
mm, le profondità raggiungibili
Dell’ordine dei 25-30 metri.
DISCREPILES
La sequenza esecutiva prevede l’infissione nel terreno di una batteria
di aste cave dotata di uno speciale utensile costipatore; ruotando e
spingendo la batteria di perforazione, l’utensile sposta e costipa il
terreno durante il suo avanzamento. Una volta raggiunta la profondità
di progetto si estrae la batteria di aste e contemporaneamente si
esegue il getto del palo pompando calcestruzzo attraverso le stesse
aste cave.
PERFORAZIONE GETTO CLS POSA GABBIA

TERRENO
ADDENSATO
SPOSTAMENTO
TERRENO

Ove previsto, i pali possono essere armati per tutta la lunghezza tramite
gabbie di armatu-ra inserite nel calcestruzzo ancora fresco.
DISCREPILES

TECNOLOGIA DISCREPILES - MOVIE


DISCREPILES

I principali vantaggi di questa tecnologia sono:

‰ Elevate velocità di perforazione, i tempi di getto e di spostamento


ridotti (piano di lavoro molto pulito per assenza di materiale di risulta)
consentono elevate produzioni.
‰ La realizzazione di DISCREPILES crea una compattazione del terreno
nell’area circostante il palo; si ottiene quindi, come per i pali battuti,
un significativo miglioramento delle caratteristiche meccaniche del
terreno con conseguente aumento della capacità portante del
palo sia in confronto con i pali trivellati di grande diametro sia con i
pali ad elica continua (CFA - Trelicon).
‰ Il metodo di installazione è esente da vibrazioni e forze impulsive o di
impatto (pali battuti) e quindi può essere utilizzato senza pericolo
anche in adiacenza a strutture o edifici.
DISCREPILES
‰ Spostando e ricompattando il terreno durante le fasi di installazione
del palo, non viene prodotto materiale di risulta; il piano di lavoro
del cantiere risulta quindi sempre pulito e si evita il trasporto di
terreno a discarica; La tecnologia DISCREPILE si configura come una
tecnologia “pulita”; è possibile quindi lavorare in aree contaminate
(raffinerie, discariche, ex aree industriali dismesse, ecc), o in aree
urbane.
‰ Rispetto ai pali ad elica continua con estrazione di materiale (CFA)
si evidenzia:
¾ Si riduce notevolmente il sovraconsumo di calcestruzzo durante le
fasi di getto del palo.

¾ Assenza dei fenomeni di sovrascavo (over-augering) che nel palo


CFA può verificarsi in particolari condizioni, determinando a fine
palificata, se non rilevato, il decadimento delle caratteristiche
geomeccaniche del terreno in prossimità dei pali stessi.
CASE STUDIES
EDILE CARPENTIERI - RIMINI
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA” - NUOVA DARSENA RN

AREA DI
NUOVA DARSENA CANTIERE
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
Il progetto base prevedeva circa 18.000-20.000 metri lineari di
pali trivellati e/o battuti di fondazione, di lunghezza max circa
27 m.
Le metodologie presentavano problematiche e criticità.
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
LOGISTICA E PULIZIA DEL CANTIERE, dovuti
all’utilizzo dei fanghi bentonitici, complessità
impianto cantiere
PALI TRIVELLATI
PALI DISCREPILES
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
IMPATTO AMBIENTALE, in
termini di rumore e
vibrazioni indotte sugli
edifici limitrofi.

PALI DISCREPILES

PALI BATTUTI
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
Come soluzione alternativa è stato proposto un intervento di
consolidamento diffuso, realizzato sotto la platea, mediante
tecnologia jet-grouting. La metodologia presenta vantaggi in termini
economici ma forti criticità dal punto di vista logistico e ambientale.
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
IMPATTO AMBIENTALE:
pulizia del piano di lavoro,
gestione in ambito urbano
del materiale di risulta del
trattamento.

JET-GROUTING

PALI DISCREPILES
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
TREVI si è aggiudicata la commessa, studiando in collaborazione con i
progettisti e proponendo un intervento di consolidamento diffuso,
realizzato sotto la platea, con tecnologia DISCREPILES. La metodologia
presenta i seguenti vantaggi:

Convenienza economica ¾Rapidità di intervento


¾Semplificazione impianto/spianto
Semplificazione logistica cantiere
di cantiere ¾Minor ingombro attrezzature
¾Riduzione volumi e quindi costi di
Rispetto tempistiche smaltimento materiale di risulta delle
lavorazioni
Garanzie tecniche del ¾Aree e piano di lavoro puliti
prodotto finale ¾Maggiore Produttività
¾Controllo della geometria, uniformità
Minor impatto e resistenza
ambientale ¾Assenza di vibrazioni, emissioni di
rumore nei limiti delle tolleranze
imposte per centri abitati
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
¾ Acquisizione commessa: 12/12/2006
¾ Tempi di consegna contrattuali: 8/06/2007
(dettati dall’apertura stagione balneare.
Eventuali ritardi avrebbero posticipato di 4 mesi
la consegna dell’opera).
¾ Metri totali di perforazione contrattuali: 26.000
ml
¾ Gruppi di lavoro previsti: 2

¾ Verbale inizio lavori: 16/01/2007


(1 mese – rapidità di intervento)
¾ Metri totali di perforazione eseguiti: 31.000 ml
(+20%)
¾ Ultimazione lavori: 4/05/2007
(1 mese in anticipo)
¾ Gruppi di lavoro utilizzati: 1
¾ Produzione media giornaliera: 350-450 ml
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
GRUPPO WAM - ROCUZZI s.r.l.
EDIFICIO INDUSTRIALE-COMMERCIALE - MEZZANO (RA)

AREA DI
CANTIERE
EDIFICIO INDUSTRIALE-COMMERCIALE - MEZZANO (RA)
EDIFICIO INDUSTRIALE-COMMERCIALE - MEZZANO (RA)

Il progetto base preve-


deva circa 7.500 metri
lineari di pali battuti di
fondazione, eseguiti in
opera o prefabbricati, di
lunghezza pari a circa
25 m. Dopo aver
eseguito un palo di
prova la DL ed il cliente
hanno scartato questa
metodologia per evitare
possibili danni su un
fabbricato industriale in
adiacenza di altra
proprietà. Il progettista
ha sostituito tali pali con
pali trivellati ad elica
continua (CFA) o pali
trivellati in bentonite.
CENTRO RESIDENZIALE-COMMERCIALE “LA PRUA”
DARSENA DI RN
TREVI si è aggiudicata la ¾Rapidità di intervento
commessa proponendo la ¾Miglioramento caratteristiche del
tecnologia DISCREPILES terreno (incoerente addensabile)
con i seguenti vantaggi: ¾Mantenimento del numero di pali e
della lunghezza, riduzione del diametro
Convenienza economica (600 mm contro 800 mm pali CFA e
trivellati)
Semplificazione logistica ¾Riduzione quantità calcestruzzo e
di cantiere acciaio delle gabbie dei pali e plinti
¾Semplificazione impianto/spianto
Rispetto tempistiche cantiere
¾Minor ingombro attrezzature
Garanzie tecniche del ¾Riduzione volumi e quindi costi di
prodotto finale smaltimento materiale di risulta delle
lavorazioni
Minor impatto ¾Aree e piano di lavoro puliti
ambientale ¾Maggiore Produttività
¾Assenza di vibrazioni, emissioni di
rumore nei limiti delle tolleranze
imposte per centri abitati
EDIFICIO INDUSTRIALE-COMMERCIALE - MEZZANO (RA)

¾ Acquisizione commessa: 31/01/07


¾ Tempi di consegna contrattuali: 25/05/07
(con penali motivate dalla possibile perdita
di un finanziamento)
¾ Metri totali di perforazione contrattuali:
7.500 m
¾ Gruppi di lavoro previsti: 1

¾ Verbale inizio lavori: 12/03/2007


(1,5 mese – rapidità di intervento)
¾ Ultimazione lavori: 27/04/07
(1 mese in anticipo)
¾ Produzione media giornaliera: 200-300 ml
EDIFICIO INDUSTRIALE-COMMERCIALE - MEZZANO (RA)
SOMMARIO

Tecnologie per sostegno delle pareti di scavo


in ambito urbano

CSP

Diaframmi con benna o fresa


Opere per sostegno pareti di scavo
Le opere per il sostegno delle pareti di scavo possono essere eseguite
utilizzando diverse metodologie esecutive ed attrezzature, in particolare:

Opere per sostegno


pareti di scavo
Consolidamento dei terreni in situ
MISCELAZIONE MECCANICA E/O IDRAULICA (JET)

JET-GROUTING

DEEP MIXING
(TURBOJET)

DEEP MIXING (CTJET)


Asportazione e sostituzione del terreno

DIAFRAMMI IN C.A. IDROFRESA

BENNA
MORDENTE
Asportazione e sostituzione del terreno

BERLINESE DI MICROPALI
O PALI ACCOSTATI
Asportazione e sostituzione del terreno
PALI CSP
PALI SECANTI (CSP)
Pali secanti ad elica - Cased Secant Piles (CSP)
Il sistema CSP (Cased Secant Piles) è stato sviluppato dal Gruppo Trevi
per l’esecuzione di pali secanti realizzati per formare paratie continue
“a tenuta idraulica”.
Il diaframma continuo viene realizzato mediante
pali secanti, primari e secondari, con opportuna
sovrapposizione. Il dia. Variano fra 600 e 1000
mm, la prof. max tubata è di 20 m. Scegliendo
dia. ed interassi è possibile ottenere il miglior
compromesso in termini di:
Calcestruzzo da scavare
durante l’esecuzione dei
pali secondari
Spessore risultante efficace
del diaframma
Pali secanti ad elica - Cased Secant Piles (CSP)
Le fasi esecutive prevedono lo scavo del palo infiggendo
simultaneamente casing ed eliche nel terreno. Una volta che il casing è
completamente infisso è possibile continuare lo scavo del palo solo con
le eliche. Al termine delle fasi di scavo eliche e rivestimento vengono
estratte e contemporaneamente il calcestruzzo viene gettato attraverso
il passaggio interno ricavato nell’anima delle eliche.
A getto ultimato la POSA
SCAVO GETTO
gabbia viene inserita GABBIA
nel cls ancora fresco,
solo all’interno dei
pali secondari,
tramite il peso proprio
o con l’aiuto di un
piccolo vibratore.
Pali secanti ad elica - Cased Secant Piles (CSP)
VANTAGGI
La tecnologia CSP permette la realizzazione di pali senza l’utilizzo di fanghi
bentonitici (perforazione a secco) in ogni condizione di terreno, anche in
presenza di falda. I materiali di scavo non risultano quindi inquinati, evitando
problemi e costi connessi al trasporto a discariche controllate degli stessi.

Alto grado di verticalità e rettilineità di


perforazione, derivante dall’utilizzo del
rivestimento. La deviazione dalla verticale risulta
minore dell’ 0.5% - 0.7%

Capacità di attraversamento di solette in cls


debolmente armato, ostacoli, etc.

Minimizzazione della installazione di impianto


cantiere con possibilità quindi di operare in spazi
ristretti (aree urbane)

La tecnologia non produce vibrazioni, rumore;


non decomprimendo il terreno permette inoltre
di scavare in aderenza a fondazioni esistenti.
DIAFRAMMI
Diaframmi in c.a.
I Diaframmi sono generalmente formati da elementi rettangolari
(pannelli); sezioni a T possono essere utilizzate per sopportare elevati
momenti flettenti. Le caratteristiche geometriche (scelte in accordo
alla struttura da realizzare) ed il tipo di terreno determinano la scelta
della corretta tecnologia ed attrezzatura.
Fasi esecutive diaframmi
Le fasi esecutive per l’esecuzione di diaframmi prevedono:

Scavo Dissabbiamento Posizionamento Getto


eventuale
gabbia o telo
Diaframmi in c.a.
I diaframmi sono in generale opere esposte per la maggior parte della
loro lunghezza, quindi la corretta scelta della tecnologia e
dell’attrezzatura, una buona esecuzione e controllo QA/QC può
evitare danni e costosi lavori di riparazione.
Perchè la VERTICALITA’ è importante? APPROCCIO
Ci possono essere
QUALITA’ TREVI
severe tolleranze per
la costruzione delle
strutture interne, inol-
tre soprattutto per
diaframmi profondi vi
è la necessità della
continuità del dia-
framma e della tenu-
ta idraulica dei giunti
fra pannelli.
Diaframmi in c.a. – controllo verticalità
Le attrezzature di scavo possono essere equipaggiate con un sistema
di controllo e registrazione dei parametri di scavo; la strumentazione
controlla sui tre assi le eventuali deviazioni, restituendo l’andamento
dello scavo a varie sezioni in funzione della profondità.
Diaframmi in c.a. - IDROFRESA
Si possono utilizzare tecnologie che consentono di realizzare
direttamente lo scavo “guidando” lo stesso “in tempo reale” tramite:
¾il rilievo dell’andamento delle deviazioni
¾la correzione, tramite particolari dispositivi, al superamento di limiti
predeterminati.

Questa modalità di scavo è


consentita unicamente dalla
tecnologia denominata idrofresa.

L’idrofresa consente inoltre di poter


scavare terreni e rocce con
resistenze fino a 100 MPa con
profondità max di oltre 100 m.
Diaframmi in c.a. - IDROFRESA
Il sistema di scavo consiste in 2 tamburi dentati, che ruotano attorno ad
un asse orizzontale, in grado di disgregare il terreno.
In base alle caratteristiche del terreno
da scavare, possono essere impiegate
motori più o meno potenti, ruote di
forma e dimensioni diverse, equipag-
giate con vari sistemi e tipologie di
denti.
IDROFRESA – giunto fra pannelli
La sequenza esecutiva prevede la realizzazione di pannelli primari e
secondari con sovrapposizione dei singoli elementi contigui dopo la
fase di getto, quindi con demolizione parziale di parte degli elementi
primari durante lo scavo dei secondari

SUPERFICIE DI
CONTATTO
IDROFRESA – Attrezzature compatte

Esistono attrezzature fresanti da montare su gru idrauliche e speciali


attrezzature denominate “compatte” o “cittadine”, in grado di
operare in spazi ristretti e con basse coperture (profondità max fino a
50 m con un’altezza libera di 5,35 m).
CASE STUDIES
TREVIPARK Piazza B. Croce - Brescia
Area collocata fra gli edifici Inps, ex-Camera di Commercio ed i
condomini prospicienti la piazza B. Croce in prossimità del centro città.
TREVIPARK Piazza B. Croce - Brescia

Realizzazione pali secanti

Caratteristiche pali:
Quantità: 106
Diametro: 0,8 m.
Profondità: 19 m.
TREVIPARK Piazza B. Croce - Brescia

Scavo del pozzo


Dal rilievo effettuato sul fondo dello
scavo la verticalità dei pali realizzati
risulta avere una tolleranza dello
0,5%.
TREVIPARK Piazza B. Croce - Brescia

Posa prefabbricati
I prefabbricati sono semplicemente
appoggiati sul fondo e
reciprocamente collegati con barre
d’acciaio.
TREVIPARK Piazza B. Croce - Brescia

Completamento e sistemazioni superficiali

Integrazione urbana
Parcheggio interrato Piazza dei Partigiani – Alassio
La struttura occupa tutta la piazza ed
è circondata su tre lati dagli edifici
esistenti e sul quarto lato dal mare; le
dimensioni interne sono di 117 x 34 m
con 3 piani interrati, di cui il primo
destinato a parcheggio pubblico
(106 posti), mentre gli altri due sono
privati (2413 box).
Lo scavo interessa terreni alluvionali
prevalentemente sabbioso-ghiaiosi,
quindi il substrato flyshoide.
Aspetto delicati:
¾ profondità dello scavo sotto falda
(battente idrostatico di 8,5)
¾ eterogeneità e permeabilità dei
terreni
¾ presenza di importanti edifici
multi-piano impostati su
fondazioni dirette in fregio al
fronte di scavo.
Parcheggio interrato Piazza dei Partigiani – Alassio
La scelta progettuale si è
orientata sull'esecuzione di
diaframmi continui di c.a.
contrastati, in via provvisoria,
con un ordine di tiranti e, in via
definitiva, dagli impalcati del
parcheggio e dal solettone di
fondo.
I diaframmi sono stati eseguiti
con la tecnologia dell'idrofresa,
ottimale in terreni eterogenei
con strati litoidi, ma anche per il
controllo ed eventuale cor-
rezione della verticalità dello
scavo.
CARATTERISTICHE DEI
DIAFRAMMI:
MQ TOT: 6700 mq
LARGHEZZA: 2,5 m.
SPESSORE: 1,2 m.
PROFONDITA’: 23 m.
Parcheggio interrato Piazza dei Partigiani – Alassio
I diaframmi, penetrando il substrato per 5-8 m, vengono a costituire una
idonea cinturazione idraulica della zona da scavare, contenendo le
portate di emungimento a fondo scavo.
La sottospinta idraulica sul solettone di fondo viene contrastata
mediante micropali di ancoraggio.
SOMMARIO

Tecnologie per consolidamento delle


fondazioni di strutture esistenti

Jet-grouting

Innovazioni Jet-grouting (JET ELLITTICO)


JET GROUTING
Jet-Grouting
Il sistema Jet-Grouting consiste nel disgregare il terreno e
simultaneamente mescolarlo in sito con miscela cementizia o, in
alternativa, rimuoverlo e sostituirlo con la stessa miscela. La capacità
di disgregare il terreno viene ottenuta mediante getti ad alta velocità
che agiscono a pressioni di 30-50 MPa.
Possono essere impiegati I sistemi monofluido (miscela cementizia), bi-
fluido (miscela cementizia+aria) e tri-fluido (acqua+miscela
cementizia+aria)
(European standard EN 12716)

Principali caratteristiche della tecnologia:

¾ Ampio range di terreni in cui può essere applicata


¾ Capacità di ottenere colonne di diametro variabile fra 60 e 350 cm
utilizzando aste di piccolo diametro (100÷140) mm ed attrezzature
leggere in grado di lavorare in aree ristrette.
¾ Capacità di attraversare fondazioni esistenti, ciottoli, livelli rocciosi.
Jet-Grouting
Possono essere impiegati I sistemi monofluido (miscela cementizia), bi-
fluido (miscela cementizia+aria) e tri-fluido (acqua+miscela
cementizia+aria)
DISCREPILES

TECNOLOGIA JET-GROUTING
Jet-Grouting

La dimensione e le proprietà geomeccaniche delle colonne di


terreno trattato sono funzione dell’effetto combinato dei seguenti
fattori:
¾ tipo di terreno,

¾ composizione della miscela,

¾ portata dei fluidi di trattamento,

¾ pressione dei fluidi di trattamento,

¾ numero e dimensione degli ugelli,

¾ velocità di estrazione e rotazione della batteria di trattamento.

I parametri esecutivi sono generalmente definiti in base ad una serie


di colonne di prova realizzate prima dell’inizio dei lavori.
Jet-Grouting
Le proprietà geo-meccaniche (UCS,
Modulo elastico) delle colonne di
terreno trattato sono funzione del tipo
di terreno ed dei parametri esecutivi
(quantità di cemento, energia,
tecnologia, miscele, ecc). Diversi autori
indicano valori riscontrati sulla base di
risultati sperimentali.
CASE STUDIES
JET-GROUTING – Università Bocconi – Milano
Per la costruzione del nuovo edificio
dell’Università Bocconi in Milano, le
opere provvisionali prevedevano:
‰Diaframmi perimetrali con tiranti
‰Tampone di fondo (realizzato da
TREVI mediante jet grouting)
La stratigrafia evidenziava sequenze
alluvionali costituite da materiali
prevalentemente grossolani.

500 ml mq
11.500
Profondità=25
10.000 colonnem(h=5 m)
JET-GROUTING – Università Bocconi – Milano
Per la realizzazione del tampone erano previste colonne di terreno
consolidato di diametro minimo 1,50 m, realizzate con tecnologia
bifluido e con una maglia di lato 1,15 m.
Sono state realizzate colonne di diametro pari a circa 2 metri (in
superficie) per tenere conto di eventuali errori di verticalità e riduzione
di diametro in profondità.

AREA
SOVRAPPOSIZIONE
JET-GROUTING – Università Bocconi – Milano
Il progetto prevedeva inoltre la realizzazione di taglioni come opere di
sostegno provvisionali durante le varie fasi di scavo; tali taglioni erano
costituiti da colonne jet grouting di lunghezza variabile.

TAGLIONE
PERFORAZIONE
A VUOTO H=15 m

TAMPONE H=5 m
JET-GROUTING – Università Bocconi – Milano
NUMERI DEL CANTIERE:
Area trattata: 11.500 mq
Numero colonne: 10.000
Lunghezza perforaz.: 20 m
Lunghezza trattamento: 5 m
Tempi realizzativi: 12 mesi
Numero gruppi: 5
Jet-Grouting - Innovazioni

INNOVAZIONI – JET
Sviluppo nuove attrezzature per ottimizzare energie e potenze
in gioco ed ottenere significativi incrementi di diametro
Jet-Grouting - Innovazioni
Patent
INNOVAZIONI – JET ELLITTICO ® Pending

Sistema per ottenere colonne di


forma ellittica

Vr1 Vr2 < Vr1

Vr2 Vr2

Monitor jet Vr1


Jet-Grouting – Innovazioni – JET ELLITTICO

Vr
Vr

2
1
Vr Vr2 < Vr1
Vr2
Jet-Grouting – Innovazioni – JET ELLITTICO
Jet-Grouting – Innovazioni – JET ELLITTICO
Jet-Grouting – Innovazioni – JET ELLITTICO

JET CIRCOLARE JET ELLITTICO


Jet-Grouting – Innovazioni – JET ELLITTICO

R = 2,70 m
Jet-Grouting – Innovazioni – JET ELLITTICO
Jet-Grouting – Innovazioni – JET ELLITTICO
Jet-Grouting – Innovazioni – JET ELLITTICO
HANNO GIA’ SCELTO TREVI:

FERRARI:
Realizzazione Galleria del Vento
(Maranello)

MAXMARA:
Realizzazione Nuovo Stabilimento (Reggio Emilia)

OROGEL
Realizzazione Nuovo Magazzino Frigorifero Automatizzato (Cesena)
HANNO GIA’ SCELTO TREVI:
BARILLA:
Realizzazione Nuovo Magazzino
Automatizzato (Parma)
Realizzazione Nuovo Mulino e Sili
(Parma)

PIRELLI:
Ampliamento stabilimento fibre ottiche (Battipaglia (SA))

ESSELUNGA:
Realizzazione Nuovo Centro Commerciale (Biandrate (NO))

VOLKSWAGEN:
Ampliamento Stabilimento di produzione (Wolfsburg)
APPROCCIO TREVI: QUALITA’ TOTALE VERSO IL CLIENTE

COMMITTENTE DIV. COMMERCIALE


IMPRESA DI COSTRUZIONI DIV. PRODUZIONE
STUDIO DI PROGETTAZIONE DIV. PROGETTAZIONE R&S

COLLABORAZIONE E CONFRONTO CONTINUO


PER PROGETTARE LA MIGLIORE SOLUZIONE SPECIFICA PER:
TECNOLOGIA, TEMPI, QUALITA’ DEL PRODOTTO FINALE,
MIGLIOR RAPPORTO COSTI/BENEFICI
TreviGroup on the web

www.trevigroup.com
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specialist
www.trevispa.com

www.soilmec.com

www.drillmec.it

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RIUSO EDILIZIO ED INSERIMENTO IN TESSUTO URBANO
Il consolidamento strutturale e l’adeguamento sismico degli edifici esistenti

ing. Enrico Di Donato


fischer italia
PROGRAMMA

• L’APPROCCIO NORMATIVO AI SISTEMI DI FISSAGGIO IN ZONA


SISMICA

• SOLUZIONI FISCHER IN AMBITO SISMICO:


• LA PREFABBRICAZIONE
• I RIVESTIMENTI DI FACCIATA
• L’IMPIANTISTICA

•LE RIPRESE DI GETTO


•ANCORANTI CHIMICI
•PRINCIPI DI FUNZIONAMENTO
•ESEMPI PRATICI DI APPLICAZIONI

•I MATERIALI COMPOSITI
IL TERREMOTO: L’EUROPA E L’ITALIA
IL TERREMOTO: L’ITALIA

Percentuale rispetto
Numero vittime popolazione
nell'ultimo secolo

0,30 619488
0,27 0,27
600000
0,24
0,25
0,22
500000

0,20 0,18
0,17
400000
0,15

0,15 0,13 0,13


300000

169525 0,08
0,10
200000
128031 121513
99391
76016 75813 65984
100000
0,05 43992 36332

0
0,00

ex urss
cina

giappone

iran

perù

afghanistan

cile
italia

turchia

indonesia
venezuela
iran

turchia
perù

cile

guatemala

giappone

afghanistan
nicaragua

italia
IL TERREMOTO: L’ITALIA

NEGLI ULTIMI 25 ANNI SONO STATI SPESI DALLO STATO, IN VALORE


ATTUALIZZATO, CIRCA 150 MILIARDI DI EURO PER INTERVENTI SUCCESSIVI
A EVENTI SISMICI CON MEDIA ANNUA DI OLTRE 6 MILIARDI DI EURO

IRPINIA: 6.8% DEL PIL DEL 1980

0.10 €/l SUL PREZZO DEL CARBURANTE: ACCISE PER BELICE, FRIULI E
E IRPINIA

UMBRIA – MARCHE 1997 (M5.9): 11 MILIARDI DI PERDITE DIRETTE,


PIU’ IL DANNO INDIRETTO

LA PROTEZIONE CIVILE TENTA DA ANNI DI INTRODURRE FORME DI


ASSICURAZIONI OBBLIGATORIE CONTRO LE CALAMITA’ NELLE FINANZIARIE
COLLASSI STRUTTURALI
PERDITA DELL’AGIBILITA’ DELLE VIE DI COMUNICAZIONE
DANNEGGIAMENTI A RETI IDRICHE E POWER PLANT
DANNEGGIAMENTO DI COMPONENTI NON STRUTTURALI

Par. 5.7.5 CONSIDERAZIONE DI ELEMENTI SECONDARI NON STRUTTURALI

“Gli elementi costruttivi secondari senza funzione strutturale, il cui


danneggiamento può provocare danni a persone, dovranno in generale essere
verificati all’azione sismica, insieme alle loro connessioni alla struttura.”
FENOMENI SISMICI E RISPOSTA DELLE STRUTTURE
CONOSCENZA DEL FENOMENO

Il terremoto è un fenomeno sociale che genera una domanda di sicurezza


E’ necessario tradurre questa esigenza in soluzioni applicative

CONOSCENZA DEL FENOMENO

caratterizzazione dell’azione sismica caratterizzazione della risposta


funzionale del materiale di supporto
CONOSCENZA DEL FENOMENO

carico impulsivo

carico a fatica
endurance limit
LA NORMATIVA

L’ETAG propone una distinzione tra sistemi di fissaggio per calcestruzzo fessurato e non
fessurato

FAZ II M12
Nrk su C20/25 non fessurato 21,0 kN Vrk su C20/25 non fessurato 41,0 kN
Nrk su C20/25 fessurato 16,0 kN Vrk su C20/25 fessurato 41,0 kN

L’ampiezza delle fessure è di w~0,5mm


IL COMPORTAMENTO DEL FISSAGGIO

L’effetto della fessurazione del cls in caso di sisma


L’ampiezza di fessurazione è di w~2mm e carichi dinamici
PRODOTTI CERTIFICATI E RELATIVE NORME

SHOCK APPROVAL – Certificazione per gli urti

In questo test gli ancoranti, installati in calcestruzzo


fessurato (1 mm), devono mostrare bassa
probabilità di rottura per sfilamento.
PRODOTTI CERTIFICATI E RELATIVE NORME

CERTIFICAZIONE PER CARICHI DINAMICI

L’uscita della prima certificazione per carichi


dinamici è del 1999.
La prova prevede 2.000.000 di cicli di carico.
CAMPI APPLICATIVI: LA PREFABBRICAZIONE
I PREFABBRICATI: LA SPERIMENTAZIONE

“Competitive and sustainable Growth program:seismic behaviour of precast r/c structures


designed according to EC8”

coordinatore: prof. G. Toniolo - Politecnico di Milano


beam 125
75 mm 55 75 150
mm mm

istituzioni coinvolte: 125 mm 125


mm
200
Politecnico di Milano 75 75

60
130 mm
mm

(prof. Toniolo) 70

φ 16 anchor bolt 100 mm 150


Π leg mm
50 mm

Università di Lubiana
(prof. M. Fishinger) beam
150
mm

Laboratorio Nacional de Engenharia Civil - Lisbona 125 mm


125 mm
75
55 75 75 55
75 75 200
(dr. E. Coelho) 60
130 mm 75
mm

70

φ 20 anchor bolt
100 mm

National Technical University of Athens 50 mm


150
mm

(prof. P. Carydis) Π leg

Tongji University - Shanghai - PRC


(prof. X. Lu)
I PREFABBRICATI : LA SPERIMENTAZIONE

Approccio in sinergia con prefabbricatori: la problematica

Collegamento in opera delle parti


strutturali e non, deve essere tale
da conferire il previsto livello di
monoliticità in termini di resistenza,
rigidezza e duttilità
I PREFABBRICATI : LA SPERIMENTAZIONE

1 40 0

1 20 0

1 00 0
Forza [daN]

800

600

400

200

0
0 .00 0 .2 0 0 .40 0 .6 0 0 .80 1 .0 0 1 .20 1 .4 0
s pos ta me nto [mm]
I PREFABBRICATI : L’APPLICAZIONE
CAMPI APPLICATIVI: I RIVESTIMENTI DI FACCIATA
LA SOLUZIONE PROGETTUALE: I RIVESTIMENTI DI FACCIATA

Ristrutturazione e ampliamento dell’Ospedale di Asiago (VI)


• Committente: Regione del Veneto – ULSS 3
• Progettista: Studio Navarra Associati
• Impresa esecutrice: CLEA di Campolongo (VE)
LA SOLUZIONE PROGETTUALE: I RIVESTIMENTI DI FACCIATA

Ristrutturazione e ampliamento dell’Ospedale di Asiago (VI): le prove


Carico Max 100 daN - 10 cicli Carico Max 60 daN - 30 cicli

120 70

100 60

50
80

carico (daN)

carico (daN)
40
60 Serie1 Serie1
30
40
20

20
10

0 0
0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 -0,5 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5
Spostamento (mm) Spostamento (mm)

carico Max 25daN - 100 cicli

30

25

20

arico (daN) 15

10

0
-0,15 -0,1 -0,05 0 0,05 0,1
Spostamento (mm )
LE FACCIATE VENTILATE: LA SPERIMENTAZIONE
LA SOLUZIONE PROGETTUALE: I RIVESTIMENTI DI FACCIATA
CAMPI APPLICATIVI: L’IMPIANTISTICA
LA NORMATIVA AMERICANA

Testo Unico – Norme Tecniche per le Costruzioni

indica le PRESTAZIONI ATTESE per gli elementi


strutturali e non strutturali sottoposti a forze sismiche

ATC – 51-2 ASHRAE


Raccomandazioni congiunte American Society of Heating,
Stati Uniti – Italia per il Refrigerating and Air-
controventamento e conditioning Engineers
l’ancoraggio dei componenti +
non strutturali negli ospedali Letteratura tecnica americana
italiani
PRESCRITTIVA
PRESCRITTIVA
LA SOLUZIONE PROGETTUALE

Cedimento di un
attacco a forcella
Condotto danneggiato dall’oscillazione
delle tubature adiacenti

crollo perdita di funzionalità


LA SOLUZIONE PROGETTUALE

Gli effetti del terremoto sull’impiantistica: la possibile soluzione

Inserimento di controventi per limitare l’oscillazione orizzontale della tubazione


LA SOLUZIONE PROGETTUALE

Gli effetti del terremoto sull’impiantistica: la possibile soluzione

Sistemi a telaio in grado di sopportare le sollecitazioni orizzontali


LA SPERIMENTAZIONE
LE RIPRESE DI GETTO
CAMPI DI IMPIEGO DEGLI ANCORANTI CHIMICI

connessione strutturale tra getti successivi


- sezioni scatolari
- ripristino continuità tra getti successivi
- ripristino continuità in strutture prefabbricate

ripristini strutturali
- riparazione di strutture portanti

aumento della sezione resistente


- aumento della zona tesa
- aumento della zona compressa
CAMPI DI IMPIEGO DEGLI ANCORANTI CHIMICI

Connessioni a strutture esistenti Rinforzi strutturali


CAMPI DI IMPIEGO DEGLI ANCORANTI CHIMICI

Connessioni rampe scale

Connessioni muri
TECNOLOGIA DEGLI ANCORANTI CHIMICI

•ANCORAGGI CHIMICI A BASE EPOSSIDICA/IBRIDA

PRESTAZIONI
•ANCORAGGI CHIMICI A BASE VINILESTERE/IBRIDA

•ANCORAGGI CHIMICI A BASE POLIESTERE/IBRIDA


CAMPI DI IMPIEGO DEGLI ANCORANTI CHIMICI

foro foro foro foro vuoto foro vuoto foro


secco carotato fessurato umido impregnato sommerso
- POLIESTERE - VINILESTERE - VINILESTERE - POLIESTERE - VINILESTERE - VINILESTERE
IBRIDO IBRIDO PURO+BARRA IBRIDO IBRIDO IBRIDO
- VINILESTERE (carichi ridotti) MULTICONO - VINILESTERE (tempo di reazione (carichi ridotti)
PURO PURO più lungo)
- VINILESTERE - VINILESTERE - VINILESTERE - VINILESTERE
IBRIDO IBRIDO PURO PURO
- EPOSSIDICA - EPOSSIDICA - EPOSSIDICA - EPOSSIDICA - EPOSSIDICA
TECNOLOGIA DEGLI ANCORANTI CHIMICI
TECNOLOGIA DEGLI ANCORANTI CHIMICI

CALCESTRUZZO ARMATO teoria barre aderenza migliorata (EC2)

Possibili modi di rottura sfilamento

rottura barra

sovrapposizione
minima
TECNOLOGIA DEGLI ANCORANTI CHIMICI
ESEMPI PRATICI DI APPLICAZIONI
CASE HISTORY: RIPRESE DI GETTO PLATEA
CASE HISTORY: RIPRESE DI GETTO PLATEA
CASE HISTORY: ADEGUAMENTO FONDAZIONE

RIABILITAZIONE STRUTTURALE ED ANTISISMICA : STRUTTURE DI FONDAZIONE


CASE HISTORY: ADEGUAMENTO FONDAZIONE
CASE HISTORY: INSERIMENTO ISOLATORI

RIABILITAZIONE STRUTTURALE ED ANTISISMICA : STRUTTURE DI FONDAZIONE

Foto per gentile concessione impresa ISPA (AN)


ESEMPI APPLICATIVI

RIABILITAZIONE STRUTTURALE ED ANTISISMICA : STRUTTURE IN ELEVAZIONE


ESEMPI APPLICATIVI
ESEMPI APPLICATIVI
ESEMPI APPLICATIVI: SOLAI LIGNEI

Rete e.s.

Connettore

Morale in legno
ESEMPI APPLICATIVI: SOLAI LIGNEI

RIABILITAZIONE STRUTTURALE ED ANTISISMICA : SOLAI LEGNO-CALCESTRUZZO


ESEMPI APPLICATIVI: SOLAI LIGNEI

RIABILITAZIONE STRUTTURALE ED ANTISISMICA : SOLAI LEGNO-CALCESTRUZZO


ESEMPI APPLICATIVI: SOLAI LIGNEI

RIABILITAZIONE STRUTTURALE ED ANTISISMICA : SOLAI LEGNO-CALCESTRUZZO


ESEMPI APPLICATIVI

ALLARGAMENTO MENSOLA ESISTENTE


ESEMPI APPLICATIVI
ESEMPI APPLICATIVI?
ESEMPI APPLICATIVI?
ESEMPI APPLICATIVI?
ESEMPI APPLICATIVI

AMPLIAMENTI STRUTTURALI
ESEMPI APPLICATIVI

AMPLIAMENTI STRUTTURALI
CASE HISTORY: CEDIMENTO FONDAZIONI

•Barra Dywidag Ø40

•Foro 75mm

•Profondità 500 mm

•Carico N = 250 kN
CASE HISTORY: CEDIMENTO FONDAZIONI
CASE HISTORY: ADEGUAMENTO SISMICO FENICE

Inghisaggio barre a.m. con ancorante vinilestere ibrido con certificazione ICC
per rinforzo setti murari.
CASE HISTORY: UFFIZI - Firenze

Inghisaggio della muratura con barre L=100cm e resina epossidica


CASE HISTORY: ADEGUAMENTO SISMICO SCUOLA ELEMENTARE (MO)
I MATERIALI COMPOSITI
I MATERIALI COMPOSITI

Tessuti Lamine Barre

Elementi pultrusi
I MATERIALI COMPOSITI: RIFERIMENTI NORMATIVI

ISTRUZIONI PER LA PROGETTAZIONE

CEB fib bulletin 14 CNR DT200


luglio 2001 Luglio 2004

OPCM 3274
CNR DT 106/98
20 marzo 2003
I MATERIALI COMPOSITI: RIFERIMENTI NORMATIVI

CNR DT 200/2004
Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Controllo di Interventi di
Consolidamento Statico mediante l’utilizzo di Compositi Fibrorinforzati Materiali,
strutture di c.a. e di c.a.p., strutture murarie

CNR DT 201/2005
Studi Preliminari finalizzati alla redazione di Istruzioni per Interventi di
Consolidamento Statico di Strutture Lignee mediante l’utilizzo di Compositi
Fibrorinforzati

CNR DT 203/2006
Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Controllo di Strutture di
Calcestruzzo armato con Barre di Materiale Composito Fibrorinforzato
I MATERIALI COMPOSITI

fibra resina
I MATERIALI COMPOSITI: LE TIPOLOGIE

CONTINUE CARBONIO
INORGANICHE
(DISCONTINUE FIBRE VETRO
disperse)

(PARTICELLE) ARAMIDICHE ORGANICHE

bi-DIREZIONALI Mono-DIREZIONALI MULTI-DIREZIONALI


I MATERIALI COMPOSITI

Resistenza
Modulo a trazione
Elastico 3
(MPa)
(GPa)
Peso specifico (daN/dm )

400
5000
8
7
4000
300
6
5
3000
200
4
2000
3
100
2
1000
1
00
vetroSS
vetro vetro EE
vetro carbonio HM
carbonio HM carbonio HR aramide acciaio
I MATERIALI COMPOSITI: I POSSIBILI MODI DI ROTTURA

Delaminazione:
• nel calcestruzzo
calcestruzzo
• tra cls e adesivo
• nell’adesivo
• nel rinforzo adesivo

FRP
LA LUNGHEZZA DI ANCORAGGIO

Il valore ultimo della forza sopportabile dipende dalla lunghezza della zona incollata lb
Tale valore cresce fino ad un massimo corrispondente alla lunghezza le definita
lunghezza ottimale di ancoraggio e corrisponde alla lunghezza minima che assicura
la trasmissione del massimo sforzo di aderenza.

lb>le

Fmax tf
Ef ⋅t f
le =
2 ⋅ f ctm
IL RINFORZO

flessione

taglio

taglio
I MATERIALI COMPOSITI: L’APPLICAZIONE
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI SU MURATURE
I MATERIALI COMPOSITI: ESEMPI SU MURATURE
GRAZIE PER L’ATTENZIONE
Conclusioni

La presente trattazione è stata impostata a fini di impiego pratico e di riferimento per


eventuali approfondimenti tecnico-scientifici, con la convinzione che la prima soluzione di un
problema sia quella di riconoscerlo e sapere che esistono domande da porsi per poterlo risolvere.
Ad ogni tecnico l’arduo compito di adattare l’approccio generale al proprio caso specifico,
ritenendo che esempi pratici e elenchi di applicazioni specifiche possano, quantomeno, dare
spunti per una progettazione integrata attenta e comprensiva anche di quegli elementi che,
talvolta, rimangono a latere della progettazione ufficiale e vengono demandati al cantiere.
Nella speranza che l’unione di esponenti di rilievo in ambito scientifico universitario e tecnici
esperti di aziende leader di mercato abbia potuto fornire un utile strumento di analisi del settore di
riuso edilizio e dell’inserimento di nuovo edificato in un tessuto urbano fortemente urbanizzato, si
ringraziano tutti i relatori per la paziente collaborazione e disponibilità demandando eventuali
approfondimenti ai siti aziendali o alle pubblicazioni universitarie relative:

• http://www.trevigroup.com/
• www.volteco.it
• http://www.fischeritalia.it