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La frase “feccia” di Massimiliano

Galli: ci sono parole e azioni che


non hanno colore
Apro un noto quotidiano online e trovo la seguente notizia: “Faresti bene ad aprire
le tue cosce facendoti pagare per esempio”. Lo ha scritto su Facebook il consigliere
comunale di Amelia della Lega Massimiliano Galli. Il commento riguardava la
notizia che la cantante Emma Marrone, durante un concerto, avrebbe urlato dal
palco la frase “aprite i porti”. Il partito ha annunciato oggi che il suo iscritto sarà
espulso”. Eppure quel consigliere è lì, e per ora nulle si muove. Ci sono affermazioni
e azioni che dovrebbero essere duramente sanzionate e che soprattutto non
dovremmo mai leggere, vivere, subire. Ciò a prescindere da chi voti, da che parte
stai, da chi ti sta simpatico o da chi non sopporti. Le cose non accadono. Le creiamo,
anno dopo anno, decidendo che non è così grave che qualcuno venga accusato in un
modo così becero. E francamente non è neppure corretto che quando qualcuno osa
osservare elementi basici del rispetto umano viene subito additato come “buonista
di sinistra”, “e allora accoglili a casa tua”. Basta gettare fumo negli occhi su un
fenomeno così dilagante e preoccupante qual’è questa esondazione della violenza
più vergognosa, verbale e fisica, sempre più largamente tollerata. Voglio preservare
il mio angolo di intolleranza. Non tollero questa feccia alla quale stiamo dando il
nome di “opinione”. La feccia non è opinione. È solo feccia. Se poi il problema è il
colore della pelle, il sesso, la religione, le opinioni politiche o le simpatie musicali,
francamente, me ne infischio. Il momento in cui un consigliere comunale può
permettersi di far uscire dalla cloaca della sua bocca frasi del genere e rimanere
indisturbato al suo posto facendo “gli interessi dei cittadini”, francamente mi
dissocio. Mi voglio dissociare in pubblico e voglio gridare che queste indecenze non
sono soltanto aberranti, sono anche pericolose. Ci siamo abituati che si può dare
della “scimmia” a una ministra, “Troia” a qualunque donna dica qualcosa su cui non
siamo d’accordo, auspicandole stupri e sevizie; siamo abituati che si può massacrare
di botte qualcuno perché è nero, uccidendolo, come un bambino un po’ sadico si
diverte a uccidere i bacarozzi; siamo abituati che è normale chiudere gli occhi su
quelle parti del mondo dove la tortura e l’orrore sono la quotidianità, pensando di
poter affogare il senso civile in un multisala mentre mangiamo un hamburger
imbibito di antibiotici. Non so cos’è che ci ha fatto perdere la coscienza e che ci ha
estraniati così tanto dalla giusta considerazione di valori universali fondanti di
qualsiasi persona sana e ragionevole. Non so dove abbiamo iniziato a rinunciare
prima all’interesse per gli altri e poi alla dignità e anche al decoro. Vorrei solo che ci
ricordassimo che questo è accaduto. Così per non stupirci quando qualcuno ce lo
dirà senza troppi giri di parole. Vorrei solo che ci ricordassimo che rischiamo di
vedere seduti in parlamento gruppi anticostituzionali che inneggiano al fascismo e
sfoggiano cori razzisti senza alcuna reprimenda. Vorrei solo che ci ricordassimo che
il problema dell’Italia non sono i Negri ma gli imbecillì, gli ottusi, gli analfabeti
funzionali e gli analfabeti emozionali. E che il problema di Palermo non è il traffico.
Vorrei solo dirlo, anche se è inutile, per evitare di scivolare nel guano pensando sia
un buon cioccolato. Non lo è.

Valeria De Luca