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ANNO I

SCUOLA DI PSICOTERAPIA E IPNOSI


ERICKSONIANA

SIIPE

ELABORATO FINALE

“IPNOSI:
DALL’IDEOPLASIA ALL’IPNOSI
QUANTICA”

di VALERIA DE LUCA

Docente Tutor EMANUELE MAZZONE


Sin dall’antichità si è fatto largo uso di quelle che oggi chiameremmo induzioni

ipnotiche, più o meno rudimentali, per lungo tempo utilizzate nei riti religiosi e

nelle pratiche di divinazione o di guarigione.

Una tradizione ipnotica largamente diffusa attraversa le varie forme di

sciamanesimo, di volta in volta basate più su aspetti di guarigione o in forma di

celebrazioni e riti di passaggio; abbiamo traccia dell’utilizzo dell’ipnosi in Persia,

in India, nell’antico Egitto e nella cultura greca e romana.

Gli Egizi probabilmente erano soliti indurre un’ipnosi profonda per effettuare

interventi chirurgici e in varie culture era noto il potere analgesico della trance.

Questo primo periodo dell’ipnosi, che corre attraverso i millenni e

trasversalmente in quasi tutte le culture antiche, viene chiamato periodo mistico.

Nella seconda metà del 700, con Franz Anton Mesmer, si apre il periodo

cosiddetto magnetico, dove il fenomeno ipnotico viene osservato e

reinterpretato in senso naturalistico e facendo capo alle recenti teorie sul

magnetismo.

Per Mesmer, così come gli influssi gravitazionali avevano il potere di influenzare

i fenomeni organici, allo stesso modo gli organismi viventi, nonché l’uomo, erano

soggetti a fascinazione magnetica dei vari elementi grazie soprattutto alla

relazione particolare che si andava creando tra medico e paziente (i prodromi

del rapport).
In senso scientifico fu Braid, nella seconda metà dell’ottocento, il primo a

introdurre il concetto di ipnotismo, indicando con questo termine uno “stato

particolare del sistema nervoso, determinato da manovre artificiali”.

James Braid – chirurgo oculista di Manchester e allievo di Mesmer - nel 1843

pubblico’ un testo nel quale il fenomeno ipnotico veniva descritto in termini

scientifici di ipnotismo, ipnosi e neuroipnosi.

Braid pose l’attenzione sullo stato attentivo particolarmente focalizzato nelle

persone in stato di trance ed elaborò la teoria del monoideismo: per la prima

volta si osservò che le persone ipnotizzate risultavano avere uno stato attentivo

molto attivo, anziché essere in quella fascinazione passiva con la quale fino a

quel momento la trance era stata identificata tout court.

Anche le tecniche di induzioni cominciarono a differenziarsi e oltre la

fascinazione si iniziarono ad utilizzare altre modalità mirate a produrre una sorta

di sovraffaticamento del sistema nervoso e la focalizzazione selettiva su

un'unica fonte di stimolo.

A cavallo tra la fine dell’800 e la prima metà del 900 si distinsero due figure che

trasferirono definitivamente l’utilizzo dell’ipnosi in ambito medico: parliamo dello

psichiatra viennese Joseph Brauer e di Jean Martin Charcot, anatomopatologo e

neurologo francese.

E’ l’inizio del cosiddetto periodo psicologico dell’ipnosi.

In particolare Charcot distinse tre diversi stadi dell’ipnosi (catalessia, letargo,

sonnambulismo) e li categorizzò con le corrispondenti modificazioni organiche,


muscolari e dei movimenti riflessi, mentre Hyppolite Bernheim, fondatore della

scuola di Nancy, si dedicò allo studio dei fenomeni legati alla suggestione

ipnotica.

Sarà con Pierre Janet, psicologo e filosofo francese, che nascono i fondamenti

della moderna psicoterapia.

Entrando in contatto con spettacoli di ipnotismo, Janet iniziò a studiare e ad

applicare l’ipnosi in un modo più scientifico, introducendo nella prassi clinica il

metodo dell’analisi psicologica - ovvero della ricostruzione della storia del

sintomo che la persona presentava - e trattando i pazienti con l’ipnosi.

Un concetto importante nello studio e nell’utilizzo della trance è quello di

“monoideismo plastico” o ideoplasia, spesso sintetizzato con il termine

“monoidea”.

<Il monoideismo può essere di tipo sensorio o motorio e corrisponde alla

presenza, nella mente di un individuo, di un’unica idea dominante

(generalmente sotto forma di immagine ben definita) che attiva la fenomenologia

corrispondente, quindi per esempio l’immagine di un fuoco acceso attiverà

sensazioni di calore, mentre l’immagine di un movimento genererà un principio

di attivazione dei distretti muscolari coinvolti nel gesto pensato> (Carpenter,

1852).

La nascita della psicanalisi e la sua immediata diffusione misero in seguito in

ombra la prassi ipnotica che, nonostante diverse forme applicative e di ricerca


che continuarono ad esistere, riaffermò la sua presenza e importanza nel

panorama terapeutico mondiale solamente con Milton Erickson.

La quarta fase della storia dell’ipnosi e’ quella che viene definita “Fisiologica” e

che vede l’ipnosi approdare all’interpretazione scientifica moderna.

Sono noti per esempio gli studi e gli esperimenti del russo Ivan Pavlov, che mise

in evidenza come lo stato ipnotico fosse identificabile con un tipo di riflesso

condizionato.

L’approccio scientifico e gli studi condotti negli anni ha permesso di osservare –

durante la trance ipnotica - il verificarsi di una parziale inibizione corticale,

laddove invece la presenza delle altre zone non inibite consentirebbe il

manifestarsi delle diverse fenomenologie ipnotiche, attivate di fatto tramite la

parola.

Grazie alle evidenze di tipo scientifico collezionate in ambito scientifico, l’ipnosi

ha potuto acquistare sempre maggiore credibilità scientifica, processo agevolato

dallo sviluppo e l’utilizzo dei nuovi strumenti e supporti tecnologici, come per

esempio le tecniche di neuroimaging, che sono in grado di rilevare e misurare il

funzionamento anatomico e fisiologico in stato di ipnosi.

Si può dire che – in generale – l’ipnosi sia un fenomeno complesso che

comprende aspetti diversi: “L’ipnosi è infatti un processo che coinvolge l’intero

organismo, concepito come unità psicosomatica in intimo contatto, azione e

reazione con l’ambiente che la circonda: è pertanto un insieme di fenomeni

neurologici, biochimici, elettrici, psicologici, sociali, forse anche parapsicologici,


troppo complesso perché si possa far luce su ogni suo aspetto con i mezzi di

indagine attuali e forse anche futuri” (Guantieri, 1973, 85).

FISICA QUANTISTICA E IPNOSI

Andremo ora a gettare un primo sguardo in un mondo decisamente

affascinante, quello della fisica quantistica – ma potremmo dire più in generale

della cognizione quantistica della realtà - e in che senso si parla oggi di “ipnosi

quantica”

IL DIVERSO APPROCCIO AL RAPPORTO TRA MENTE E REALTA’

Numerosi studiosi di varie discipline si sono interrogati nel corso della storia su

cosa fosse la MENTE e quale sia il suo funzionamento: dalla medicina alla

filosofia alla psicologia.

Il punto da chiarire prima di entrare in questa area e’ COSA SIA LA REALTA’

La fisica quantistica ci offre delle spiegazioni scientifiche a quello che in effetti

vediamo accadere ogni giorno; nel 2008 e’ stato istituito un comitato

internazionale, chiamato Gruppo QPP (Paradigma Quantistico in

Psicopatologia) che ha riunito alcuni tra i massimi studiosi di varie discipline

nello studio dei fenomeni quantistici che sottostanno ai normali processi mentali,

con particolare attenzione agli aspetti psicopatologici.


Per la fisica quantistica la materia e’ un’organizzazione energetica organizzata

da informazioni che interagiscono con l’ambiente attraverso scambi (di energia e

di informazioni)

Dunque la fisica stessa non parla più di materia, ma di energia e informazioni.

Sappiamo che le particelle subatomiche non esistono di per sé, come elementi

indipendenti, ma come parte di un sistema indivisibile.

Ogni particella di materia si estende nello spazio/tempo in maniera non

localizzata e si può dire che ogni cosa sia interpretabile in termini di campo che

ha estensione nell’intero universo e che fa avvenire la sua interazione senza

attraversamento di spazio, senza ritardo e senza degrado (che sono i parametri

tradizionali utilizzati della fisica prima di quella quantistica).

Le particelle subatomiche non vengono viste quindi come qualcosa di separato

ne’ di localizzato ma come una sorte di rete interconnessa, come dimostrato dal

teorema di Bell: Il teorema di Bell scaturisce dal paradosso EPR(Einstein-

Rosen) che prende le mosse da una misura effettuata su una coppia di fotoni

correlati.

Le obiezioni di Einstein e compagni si basano su due principi che egli ritiene

incrollabilmente certi:

 il realismo

 il localismo
Il "Teorema o diseguaglianza di Bell" può riassumersi dicendo che qualsiasi

teoria locale, che assume che determinate coppie di particelle correlate

separate ed inviate verso rivelatori lontani abbiano proprietà definite anche

prima di essere sottoposte a test, non può riprodurre la distribuzione

probabilistica prevista dalla meccanica quantistica allorché si considerino non

solo misure "simmetriche/opposte" ma anche test su posizioni intermedie.

In pratica Bell dimostra che la meccanica quantistica è sostanzialmente non

locale e che "è proprio così", nel senso che dimostra l'impossibilità di formulare

un'alternativa locale alla meccanica quantistica in quanto sarebbe in

contraddizione con i risultati previsti dalla meccanica quantistica e visti negli

esperimenti.

FISICA QUANTISTICA E DNA

Il DNA del nucleo cellulare e’ un sistema biologico ricetrasmittente, che

trasmette informazione non locale attraverso segnali quantistici (biofotoni).

Esso si auto informa e informa l’organismo, così come inter-comunica con

l’ambiente e con le informazioni del Campo.

Tra gli esseri viventi ci sono continue correlazioni non locali (entanglement) e

ogni stato quantico di un insieme di due o piu’ sistemi fisici dipende dallo stato di

ciascun sistema anche se questi appaiono spazialmente separati. Da questo si

evince per esempio che il nostro stato – mentale, umorale – perturba

fisicamente anche il modo di stare di un altro e viceversa.


A livello fisico, le particelle sono come delle condensazioni di questo campo

quantico fatto di informazioni ed energia.

Le diverse forme che assumono le particelle sarebbero quindi delle differenti

condensazioni dello stesso campo energetico

Frequenze diverse determinano differenti condensazioni, come l’acqua che può

mostrarsi in forma solida, liquida o gassosa a seconda del grado di eccitazione

delle particelle

Le neuroscienze hanno dimostrato la grande plasticità delle cellule nervose (con

le loro reti dendritiche e sinaptiche) e hanno evidenziato come l’ambiente e le

esperienze influenzino le strutture e le connessioni anatomo-funzionali del

cervello, attraverso modifiche dell’espressione genica (epigenetica).

IL CERVELLO È UN ORGANO RELAZIONALE

La sua maturazione, sviluppo e la sua organizzazione strutturale avvengono

attraverso l’interazione con l’ambiente, a partire da quello intrauterino.

Possiamo affermare quindi che la nostra rappresentazione del mondo determina

l’esperienza che ne abbiamo, come lo percepiamo, le scelte che ci sembrano

disponibili vivendoci dentro.

Non esiste una realtà in senso oggettivo, esistono le realtà percepite e create

dall’immagine del mondo che ciascuno crea o acquisisce dalle proprie figure di

riferimento.
Appare piu’ chiaro concretamente come alcuni modi di interpretare la realtà,

possano creare delle limitazioni o possibilità nella nostra vita

In questo senso la comprensione, piu’ che essere comprensione di un mondo

esterno – che inevitabilmente è filtrato dalle nostre metafore – diventa

comprensione dei punti di vista consci o inconsci che abbiamo incamerato e

reso reali e che stanno creano la nostra realtà.

Questo apre uno spazio di possibilità molto interessante per la terapia,poiché ci

permette di lavorare con l’intero “Campo” anziche’ con i singoli pacchetti di

informazione.

In questo senso – a mio avviso – è molto interessante osservare l’interazione

del lavoro dell’ipnosi con le costellazioni familiari (tecnica sistemica che si

avvale di modalità rappresentative e che utilizza l’informazione inconscia del

paziente attraverso l’utilizzo del campo morfogenetico).

Quando lavoriamo con una costellazione accediamo a quelle informazioni

presenti nell’inconscio della persona che ci offrono i dati per ricostruire qual’e’ la

metafora del mondo (o di un dato tema) che esiste nella realta’ interna di quella

persona

L’induzione ipnotica, supportandoci nella possibilità di creare nuove metafore,

svolge un ruolo non soltanto in virtù di un meccanismo di suggestione, ma nel

senso che il materiale informativo viene effettivamente rimodellato a livello

neuronale e reindirizzato verso nuove possibili connessioni. Il che vuol dire

nuove possibili realtà


LE IMMAGINI DELLA GUARIGIONE

La parola immagine, dal latino “in me mago agere”, ci suggerisce la potenza che

l’atto dell’immaginare svolge all’interno del nostro sistema di rappresentazione.

L’immaginazione è un vero e proprio atto creativo. In che senso?

David Bohm (fisico e filosofo statunitense a cui si devono molti brillanti studi

sulla fisica e meccanica quantistica) ha studiato a lungo la realtà non locale,

giungendo alla conclusione che quello che noi vediamo attraverso i sensi e’

soltanto un ologramma della realtà, non la realtà stessa.

In verità noi non percepiamo la realtà, ma la creiamo rappresentandola

attraverso i nostri sensi.

Differenti studiosi si sono occupati di capire come il nostro cervello è in grado di

elaborare l’ologramma della realtà come Karl Pribram (neurochirurgo) e Dennis

Gabor (Nobel per la Fisica), che ha spiegato in termini matematici il modo in cui

i neuroni sono in grado di leggere le informazioni, che si presentano sotto forma

di onde, in schemi di interferenza e poi in immagini tridimensionali.

L’informazione viene quindi captata dai nostri neuroni e trasformata in

immagine.

In particolare l’emisfero sx, a-spaziale, ha una visione globale dello spazio

mentre quello di destra, a-temporale, ha una visione globale del tempo.

Grazie a questa differenza abbiamo l’illusione della rappresentazione

Nella realtà subatomica spazio e tempo non esistono e tutto è sempre in un

unico spazio e in un unico tempo.


Allo stesso modo una particella, quando non è osservata, è sempre un’onda.

Soltanto quando è osservata assume una posizione specifica nello spazio-

tempo

È la coscienza che crea l’illusione dello spazio e del tempo per permettere alla

mente di organizzare i dati sensoriali nella costruzione di un ordine mentale

Viceversa, in assenza di un osservatore cosciente, passato presente e futuro

coesisterebbero simultaneamente.

Così come in un dvd sono presenti tutte le immagini del film che è contenuto,

ma è solo quando inseriamo il dvd nel lettore che possiamo vedere il film

avendo l’illusione di un prima e un dopo e dello svolgimento di una storia.

Ci sono diversi studi che ci hanno permesso di vedere come la coscienza in

qualche modo si “accenda” a livello neurale e sia quell’elemento che costruisce

la nostra immaginazione in 3d

La realtà che ci appare sarebbe in sostanza il risultato del collasso delle funzioni

d’onda che avviene entro i tempi tipici dell’elaborazione neurale.

Eppure siamo così abituati a rispondere a ciò che crediamo esista che spesso

non vediamo quello che c’è realmente

A seconda delle credenze possedute si ha una differente percezione della realtà

che a sua volta modifica il modo in cui vengono letti i geni, proprio come accade

nel famoso effetto placebo.


Dal punto di vista del modello olografico la reazione dell’uomo all’effetto placebo

è spiegata con facilità dalla fondamentale incapacità del corpo di distinguere la

differenza tra gli ologrammi neurali che il cervello usa per sperimentare la realtà

e quelli che evoca per immaginarla.

Tutte le esperienze, reali o immaginate, si riducono al medesimo linguaggio

comune di forme d’onda organizzate olograficamente.

Quando facciamo un’ipnosi o mettiamo in campo una costellazione quello che si

mostra crea un’esperienza differente per la persona che può riconoscere quali

sono gli schemi presenti e riorganizzare l’immagine in qualcosa di piu’

funzionale capace di creare una realtà diversa.

Inoltre, questi strumenti hanno la capacità di diventare un segnale epigenetico,

capace cioè di produrre modificazioni nell’espressione genica (modificare il

comportamento della cellula) che altera la forza dei collegamenti delle sinapsi e

cambiamenti strutturali che alterano il modello anatomico delle interconnessioni

tra le cellule nervose del cervello.

In sostanza, quando grazie al lobo frontale immaginiamo qualcosa di diverso

con il pensiero si attivano nuovi circuiti neuronali, creiamo un’esperienza dalla

quale il cervello limbico ricava un’emozione, viene memorizzato un nuovo Se

neurochimico e quindi un nuovo programma nell’inconscio

E’ così che quello che non era mai stato possibile prima di un dato momento

può diventare accessibile come possibilità per il nostro cervello.


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