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SVILUPPO SOSTENIBILE E RESILIENZA

INTRO
A causa dei sempre più pressanti cambiamenti climatici, che stanno portando alla luce tutte le
vulnerabilità e mancanze della attuale pianificazione urbana, ci si sta rendendo conto che è
necessario un cambio di paradigma: non si può più progettare e pianificare guardando al singolo
evento meteorologico/climatico, anche se con elevato impatto e tempi di ritorno, bensì è necessario
pensare con una visione d’insieme a come la natura e il sistema-uomo possano convivere.
È proprio per questi motivi che nei moderni sforzi di pianificazione territoriale si sente più spesso
parlare di sviluppo sostenibile e resilienza, concetti fondamentali per unna nuova pianificazione che
riesca a rispondere alle nuove esigenze di sostenibilità (ambientale, sociale, ed economica) che si
manifestano in un ambiente caratterizzato da continue nuove sfide e mutamenti
Di seguito alcuni esempi di Piani, Linee guida, progetti che fanno capo a questi concetti.

Boston
La città di Boston nel 2016 ha cominciato a implementare un piano di adattamento climatico
(Climate Ready Boston) al fine di generare strategie di sviluppo sostenibile e resilienti a fronte di
cambiamenti climatici con effetti a lungo termine. Questo piano è diviso in quattro parti
fondamentali:
 “Climate Projection Consensus”, un’attenta analisi delle ultime previsioni per il futuro
climatico della città, con focus sui quattro fattori (temperature estreme, innalzamento
relativo del livello del mare, precipitazioni estreme, tempeste costiere) che sono la maggior
fonte di preoccupazione.
 “Vulnerability Assessment”, la prima valutazione comprensiva delle vulnerabilità climatiche
della città di boston, con l’identificazione dei tre rischi maggiori dovuti ai cambiamenti
climatici: ondate di calore estreme, alluvioni dovute a eventi meteorici, inondazioni costiere
e fluviali.
 “Climate Resilience Initiatives”, una serie di azioni e strategie che, sulla base dei risultati
ottenuti nelle sopracitate analisi, possano preparare e adeguare la città di Boston per
affrontare con successo la sfida del cambiamento climatico
 “Focus Areas, in cui si analizzano nel dettaglio 8 aree (distretti) di Boston con queste
metodologie, per porre in evidenza il problema dell’adattamento climatico e della sua
applicazione al tessuto urbano esistente della città

Nel Vulnerability Assessment si è visto come il rischio più elevato, in termini di conseguenze
economico-sociali, estensione, frequenza e evoluzione futura, sia quello dovuto alle inondazioni
costiere e fluviali (“Coastal and riverine flooding”).
Sono state quindi redatte le “Coastal Flood Resilience Guidelines” (Linee guida per la Resilienza
alle Inondazioni Costiere, LINK), per aumentare la consapevolezza del rischio, e del suo aumento
in futuro, per descrivere una serie di strategie per la riduzione dei danni da inondazione, e per
garantire standard progettuali consistenti, sia per gli edifici già esistenti, sia per le nuove
edificazioni
Le strategie qui presentate si basano su quattro principi:
 Gli adattamenti dovranno essere proiettati verso il futuro, e attingere a ‘best-practices’
resilienti che rispondano alle peculiarità costruttive degli edifici di Boston.
 Soluzioni resilienti per gli edifici dovranno anche contribuire a un generale miglioramento
della sfera pubblica.
 Strategie di resilienza contro le inondazioni dovranno avere un ruolo chiave anche nella
generale sostenibilità edificatoria, ad esempio migliorando paesaggi circostanti, la gestione
delle acque meteoriche e il consumo energetico.
 Miglioramenti dei singoli edifici dovranno, ove possibile, essere correlati a investimenti per
la prevenzione di alluvioni su scala distrettuale (di quartiere).
In primo luogo si è provveduto alla realizzazione di un ‘overlay’ delle zonizzazioni dei distretti
(quartieri) della città (LINK), in modo da poter fornire una essenziale visione d’insieme della
pianificazione e progettazione necessarie poter gestire una data area, molto simile alle basi
cartografiche GIS usate anche in Italia nella pianificazione urbanistica a tutti i livelli. Si è fatto però
un passo in più: sono state integrate proiezioni del rischio futuro (40 pollici di innalzamento del
mare), modellate attraverso strumenti informatici, che permettono di vedere quanta area possa
venire inondata (si è utilizzata una chance di precipitazione pari al 1%). Inoltre, si sono cominciati a
aggiornare e integrare i processi e regolamenti della Boston Planning & Development Agency
(BPDA) utilizzando la stessa mappatura di base, al fine di far diventare d’uso comune criteri di
progettazione e pianificazione resiliente. (figura 1).

Figura 1, estratto da Coastal Flood Resilience Guidelines, BPDA


È stata poi realizzata una mappatura dell’edificato esistente, per identificare le tipologie edificatorie
prevalenti, la loro posizione e la loro vulnerabilità: questo passo è essenziale per poter individuare
le migliori strategie di adeguamento degli edifici già esistenti (figura 2).

Figura 2, estratto da Coastal Flood Resilience Guidelines, BPDA


È interessante notare come poi, per rendere più fruibile al pubblico queste linee guida, si
propongano alcuni toolkit e esempi di utilizzo dei vari strumenti proposti (“how to use the
guidelines, pg 25, e “Evaluate and choose a strategy” pg. 27)
Il documento continua con una descrizione esaustiva delle metodologie di adeguamento al rischio di
inondazione: partendo dalla forma stessa dell’edificio (spostamento o riorganizzazione di piani o
aree particolarmente vulnerabili), la gestione passiva di eventuali inondazioni che raggiungano il
pano terra (permettendo facili vie di sfogo all’acqua che entra), e la protezione di sistemi critici
come caldaie e impianti elettrici, fino a arrivare a strategie su scala distrettuale, come la
riorganizzazione del waterfront esistente favorendo parchi e coperture verdi con terrapieni alberati
che fungono da argine, costruzione di dighe (temporanee o permanenti, calpestabili) e strade
sopraelevate, strategie di landscaping come la piantumazione di piante resistenti all’ambiente
marino/acqua salata, l’adozione di tetti verdi o ad alta albedo (elevato potere riflettente),
realizzazione di infrastrutture di raccolta delle acque meteoriche il più possibile verdi e permeabili
(aiuole, stagni come piccoli bacini di laminazione).
L’ultimo capitolo consiste di una serie di case studies su edifici già esistenti e nuove costruzioni che
sono stati adeguati o realizzati secondo queste metodologie, in cui vengono analizzate non solo le
caratteristiche del progetto ma anche le strategie di adattamento scelte, multiple e a lungo termine.

Copenaghen
Nel 2011 la città di Copenaghen ha adottato il “Piano Climatico per Copenaghen 2025” ( CPH 2025
Climate Plan), ponendosi l’ambizioso obiettivo di raggiungere la ‘carbon neutrality’ (neutralità
climatica, per cui tutte le emissioni di gas climalteranti vengono eliminate, ridotte o mitigate) entro
appunto il 2025.
Nel documento principale (LINK) si dà una descrizione generale del piano e di come è strutturato,
quali sono i rischi e qual i principali ambiti di intervento sulla città, le risorse assegnabili e
assegnate.
Il capitolo 1 in particolare descrive il framework politico-amministrativo su cui si regge il Climate
Plan, delineando le maggiori sfide, e al contempo le opportunità che il raggiungere la ‘carbon
neutrality’ presenterà; inoltre questo capitolo contiene anche dettagli sulla necessaria riduzione di
CO2 richiesta, e sulle risorse economiche necessarie. Le ‘climate actions’ per arrivare all’obiettivo
vengono divise in quattro categorie principali: consumo energetico, produzione energetica,
mobilità, e Amministrazione Cittadina.
Fin dall’inizio si pone l’accento sull’inclusione di tutti gli stakeholders nel raggiungimento degli
obiettivi, dalla Pubblica Amministrazione, ai singoli cittadini, dalle grandi aziende ai singoli
professionisti alle università, per cogliere le grandi opportunità di sviluppo che un piano del genere
offre: “indica modalità in cui autorità, businesses, e università devono collaborare. […] modi in cui
cittadini di Copenaghen possono coinvolgersi e partecipare. […] È un piano per sfruttare le
ambizioni di ‘carbon neutrality’ come leva per l’innovazione, nuove opportunità lavorative e
investimenti.”.
Vengono stimate con precisone le quantità di CO2 previste fino il 2025, considerando anche le
politiche nazionali di decarbonizzazione della produzione energetica, arrivando alla conclusione che
per raggiungere la CN entro il 2025, Copenaghen dovrà utilizzare meno energia rispetto al consumo
attuale e passare a metodi di generazione più verdi. Sono definite le percentuali sul totale di CO2 da
ridurre per ogni voce di costo all’interno delle quattro aree già citate: ad esempio le iniziative
riguardo la produzione energetica costituiscono il 74% delle riduzioni di CO2 totali, con
metodologie quali l’installazione di pale eoliche (a terra e a mare), la costruzione di un impianto a
biomassa per la cogenerazione (energia e calore), l’utilizzo del teleriscaldamento e l’eliminazione
della plastiche dal flusso dei rifiuti (in Danimarca l’incenerimento dei rifiuti è uno dei metodi
principali di generazione di energia); altro esempio possono essere le iniziative riguardanti la
mobilità e i trasporti (11% del totale), tra cui promuovere l’utilizzo della bicicletta, del biogas di
auto elettriche e a idrogeno, l’introduzione di autobus ibridi e nuovi tipi di carburanti meno
inquinanti, anche per il trasporto pesante. MANCA RISCHI PRINCIPLAI
È interessante notare come nel piano si dia una valutazione della crescita demografica e dello
sviluppo economico della città: aumenteranno gli abitanti e quindi i consumi e il consumo di suolo;
sarà quindi fondamentale una attenta pianificazione anche per il futuro, per mantenere e espandere
il ruolo della città di “locomotiva verde” della regione.
Nella pianificazione cittadina il CPH 2025 Climate Plan da delle indicazioni generali e di indirizzo,
poi nei vari ambiti sono stati redatti documenti più dettagliati: uno di questi è il ‘Copenaghen
Climate Resilient Neighborhood’(Klimakvarter.co), un progetto dell’Amministrazione Municipale
di Copenaghen.
In questo progetto si illustrano le strategie di adattamento messe in atto per rendere maggiormente
resiliente il quartiere di Sainkt Kjeld, nel distretto di Østerbro: il problema più grosso che si vuole
affrontare è la gestione delle acque meteoriche, poiché con i cambiamenti climatici in atto le
precipitazioni stanno diventando sempre più improvvise, intense e meno frequenti; poiché un
adeguamento dei sistemi di raccolta delle acque, allargando e irrobustendo le fognature,
costituirebbe un investimento enorme, a St. Kjeld si è optato per provare a integrare soluzioni verdi
a livello stradale (SUDS, Sustainable Drainage Systems), per fare in modo che l’acqua venga
raccolta e scaricata lontano dalle zone vulnerabili o trattenuta in giardini e riserve verdi, riducendo
così la pressione sul sistema fognario esistente dovuta alle piogge più intense.
È stato scelto questo quartiere per le sue larghe strade e grandi quantità di superfici asfaltate, che ne
anno un luogo particolarmente vulnerabile e quindi ideale per la sperimentazione: l’idea è di
trasformare il 20% delle superficie stradale coperta in aree verdi e che almeno il 30% della
precipitazione sia localmente gestita e non finisca nelle fognature. Per dare un’idea delle
dimensioni, delle 270.000 m2 di superficie stradale esistente, con una miglior progettazione si
possono liberare almeno 50.000 m2 (mantenendo le stesse strutture per il traffico esistenti) che
verranno destinati a corridoi verdi, ‘rain gardens’ e alberature, migliorando non solo la resilienza a
piogge estreme ma anche la vivibilità generale della zona, in aspetti quali la qualità dell’aria e delle
acque smaltite, ombreggiature e raffrescamento naturale.

Figura 3, estratto da …
Sono stati individuati tre punti nevralgici del quartiere per il progetto di sistemazione, le due piazze
St. Kjeld e Tåsinge, e il viale Bryggervangen con i suoi grandi incroci. zone caratterizzate come già
detto da ampie superfici asfaltate e assenza di aree verdi come si può vedere nella figura sopra
(figura 3).
Attraverso un’attenta analisi delle condizioni esistenti lo studio TREDJE NATUR (LINK) ha
cercato di inserire nell’esistente le nuove aree verdi, studiando l’illuminazione, i sottoservizi, il
terreno (per lo scorrimento delle acque) il traffico veicolare e pedonale, per integrare nel modo più
organico e meno impattante con le vite dei cittadini le proposte del progetto. Si è quindi riusciti a
ottenere spazi urbani più belli, più efficienti (sia per la viabilità motorizzata che per ciclisti e
pedoni) più verdi e in grado di canalizzare le piogge verso il mare.
Ad esempio nell’incrocio tra il viale Bryggervangen e Landskronagade è stato creato un “green
stream” (flusso verde) al posto di una distesa di asfalto, spostando i parcheggi all’ombra degli
edifici e nelle zone più soleggiate gli spazi verdi, vicino alle uscite degli edifici, cosi da permettere
ai residenti di passare in mezzo alla natura; questo ‘green stream’ poi in caso di piogge intense si
trasforma in un canale collettore, convogliando le acque meteoriche verso la zona portuale (freccia
rossa nella figura 4, in basso).

Figura 4, estratto da
Una caratteristica dell’abitato di Copenaghen è la presenza di ampi cortili interni ai blocchi di
edifici, presenti anche del quartiere di St. Kjeld: questi sono solitamente ampi spazi verdi, i cui si
svolge la vita sociale dei residenti; nell’ambito di ‘Klimakvarter’, riconoscendo l’importanza di
questi luoghi, si è cercato di mantenere, migliorare ed espandere le capacità dei cortili, sia dal punto
di vista della resilienza climatica, che della loro funzione sociale (LINK). Le soluzioni pensate
vanno dal rinverdimento e rinnovamento del verde esistente (dove necessario), l’inserimento di tetti
verdi, zone di percolazione e stoccaggio della pioggia (rain beds), poi utilizzabile per irrigazione,
all’impermeabilizzazione degli scantinati e all’evacuazione delle acque rimanenti con i sistemi
SUDS, di cui si è parlato in precedenza, presenti sulla strada pubblica (figura 5, in basso)

Figura 5, estratto da