Sei sulla pagina 1di 6

Sermone: Matteo 4:12-17

Care sorelle, cari fratelli,
solo pochi giorni dopo le feste che per noi trovano la loro fine con 
il 6 gennaio, la festa dell'epifania, o come si dice qui, la befana, 
facciamo un bel salto, il salto dalla stalla di Betlemme al Gesù 
adulto,   dal   bambino   nella   mangiatoia   all'uomo   battezzato   da 
Giovanni Battista.
Non c'è una transizione dolce, non ci sono racconti di un Gesù in 
mezzo alla sua famiglia, il Gesù giovane, ragazzo, se non le poche 
righe di Luca che ci descrivono il Gesù 12enne nel tempio1. Noi 
oggi   invece   ci   interessiamo   per   l'infanzia   delle   persone   e   ci 
chiediamo: quali sono gli amici del ragazzo, chi è il suo primo 
amore e così via.
Agli   evangelisti   non   interessa   tutto   ciò.   Loro   invece   vogliono 
raccontare   l'uomo   Gesù,   colui   che   intraprende   un   viaggio,   un 
viaggio che inizia con il suo battesimo nel Giordano e che prende 
la sua fine sulla croce fuori le porte di Gerusalemme. Scrivono di 
un Gesù che vive una relazione unica con Dio e fa di tutto per 
coinvolgere le persone del suo tempo in quella relazione speciale 
con   Dio   per   fare   sì   che   anche   la   relazione   fra   di   loro   possa 
cambiare.
E'   l'uomo   Gesù   che   interessa,   e   infatti,   l'Evangelo   di   Marco   e 
anche   quello   di   Giovanni   non   parlano   nemmeno   della   nascita, 
sono Matteo e Luca che lo fanno, ma non per interesse biografico. 
Loro, con il racconto della nascita scrivono quasi un'ouverture.
E un'ouverture che cosa è? E' l'inizio di un'opera musicale in cui si 
trovano già tutti gli elementi e i temi dell'opera stessa. L'uomo 
minacciato dai potenti di turno.
Oggi, nella lettura biblica dell'Evangelo abbiamo letto il brano del 
1 Luca 2:41­52
battesimo   di   Gesù,   il   nostro   brano   parla   invece   dell'inizio 
dell'attività di Gesù come predicatore, leggiamo in Matteo 4:12­
17:
12 Gesù, udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò 
in Galilea.
13 E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul 
mare, ai confini di Zabulon e di Neftali, 14 affinché si adempisse 
quello che era stato detto dal profeta Isaia:
15 «Il paese di Zabulon e il paese di Neftali,
sulla via del mare, di là dal Giordano,
la Galilea dei pagani,
16 il popolo che stava nelle tenebre,
ha visto una gran luce;
su quelli che erano nella contrada e nell'ombra della morte
una luce si è levata».
17 Da   quel   tempo   Gesù   cominciò   a   predicare   e   a   dire: 
«Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Avete sentito? La predicazione di Gesù è la stessa di Giovanni 
Battista, anche Giovanni Battista predica: Ravvedetevi, cambiate 
la vostra vita, date una svolta alla vostra esistenza.
Sia Giovanni2  sia Gesù3  sono quindi predicatori di una svolta, di 
ravvedimento, predicatori che invitano a cambiare rotta, anzi, a 
cambiare la rotta della propria vita.
Anche   ai   nostri   giorni   ci   sono   tanti   predicatori   di   una   svolta, 
persone che ci invitano a cambiare vita.
Se volete evitare la grande catastrofe dovete cambiare la politica 
energetica. Se volete che anche i vostri nipoti possano popolare la 

2 Matteo 3:2«Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». È la predicazione di Giovanni
3 Matteo 4:17  «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino» ­ predicazione di Gesù

­ 2 ­
terra, dovete cambiare il sistema finanziario del mondo. Se volete 
un mondo più giusto che non finisca nel caos dovete cambiare 
radicalmente il sistema economico mondiale. Se non volete una 
crescita   sempre   maggiore   di   persone   con   malattie   psichiche, 
dovete cambiare le condizioni di vita e di lavoro.
Ma fra la predicazione di Giovanni Battista e Gesù e quella dei 
predicatori di oggi c'è una bella differenza: Giovanni e Gesù non 
reagiscono   a   delle   catastrofi,   non   sono   profeti   di   sciagure,   ma 
hanno un punto di partenza positivo: il Regno di Dio è vicino.
La   loro   predicazione   dice:   preparatevi   al   fatto   che   Dio   sta   per 
instaurare il suo governo, siate pronti per il nuovo mondo, luogo 
in cui la volontà di Dio si fa strada. Dio vuole cambiare il mondo, 
Dio   vuole   che   il   mondo   sia   diverso,   un   mondo   giusto   e   senza 
egoismi personali o di categoria.
Un   messaggio,   questo,   che   non   parte   dalla   catastrofe   ma 
dall'arrivo di una cosa nuova, il Regno di Dio, che tradotto nelle 
categorie   di   Gesù   significa:   cambiate   rotta,   uscite   dal   vostro 
guscio, non isolatevi, non pensate solo a voi, Dio vuole entrare 
nella vostra vita, vuole la relazione con voi e così rivoluzionare le 
vostre relazioni con gli altri.
E' un messaggio che dopo la risurrezione di Gesù ha fatto il giro 
del mondo, per ben 2000 anni.
Ma se oggi abbiamo ancora bisogno di predicare il ravvedimento, 
se oggi siamo ad un punto in cui andiamo verso delle catastrofi 
enormi e se oggi ci sono tanti profeti di sciagura che tentano di 
farci   cambiare   rotta,   ci   dobbiamo   chiedere:   un   messaggio   che 
dopo 2000 anni di predicazione non ha cambiato niente non è alla 
fine un'illusione?
Il mondo non è cambiato, Dio non sembra affatto più vicino, il 
­ 3 ­
mondo sembra molto peggiorato, la quantità e la qualità di ciò che 
rende   difficile   la   vita   di   ciascuno   e   ciascuna   di   noi   sembra 
aumentata.
Sullo sfondo di un mondo sempre più allo sbando trovo notevole il 
fatto   che   Gesù   inizi   la   sua   attività   con   una   predicazione   e   un 
messaggio   che   sembra   già   superato   perché   continua   solo   la 
predicazione di Giovanni Battista, uno che alla fine ha pure pagato 
con la sua vita.
Giovanni   Battista   ha   predicato   un   ravvedimento,   ed   è   finito   in 
galera e poi è anche stato decapitato. Giovanni ha pagato cara la 
sua predicazione del Regno di Dio perché il potente di turno – 
Erode – accusato da Giovanni di abuso di potere, usa il proprio il 
suo potere e mette a tacere la voce scomoda di Giovanni.
E ora Gesù continua sulla stessa scia come non ci fosse successo 
niente?
Non affatto!
Certo, Gesù riprende la predicazione di Giovanni, ma lo fa in un 
contesto diverso e nuovo: Giovanni predica nel deserto e battezza 
nel Giordano, vive in modo ascetico la sua esistenza profetica e 
aspetta che la gente venga da lui per dare una svolta alla propria 
vita e aprirsi alla volontà di Dio.
Gesù invece non esce dal mondo, ma vive in mezzo alla gente. Si 
trasferisce da Nazareth a Capernaum inoltrandosi così ancora di 
più   nella   Galilea   dei   pagani,   come   la   chiama   il   profeta,   nella 
Galilea   che   sembra   una   zona   lontana   dalla   luce   della   capitale, 
profonda provincia,   luogo  in   cui  la   popolazione  oramai  sembra 
aver   ceduto   ad   un   sincretismo   o   almeno   ad   un'esistenza 
multiculturale: accanto ai farisei ortodossi, la maggioranza della 
popolazione è aperta alle usanze anche religiose dei attuali padroni 
­ 4 ­
pagani.   Proprio   la   gente   di   Capernaum   viene   vista   in   modo 
negativo. 
E' lì che Gesù inizia la sua predicazione.
Qui,  dove   il   Regno   di   Dio   sembra   assai   lontano,   Gesù  predica 
l'arrivo di Dio, un Dio che non si fa conoscere come colui che 
distrugge tutto ciò che non gli va, un Dio che non fa piazza pulita, 
no   Gesù   è   convinto   di   portare   Dio   per   mezzo   della   sua 
predicazione   e   delle   sue   azioni   in   mezzo   a   quel   popolo 
dimenticato.
Già nel sermone sul monte che segue il nostro brano, invita la 
gente di dare dei segni concreti di un Dio che vuole relazionarsi 
con noi e guarire le relazioni storte di questo mondo.
L'annuncio,   il   messaggio   del   Regno   di   Dio   non   vuole   essere 
predicato e vissuto al di là delle nostre esistenze ed esperienze, nel 
deserto al Giordano, per così dire, l'annuncio del Regno di Dio 
vuole   entrare   nel   nostro   mondo,   in   un   mondo   in   cui   il   futuro 
sembra sempre più buio. 
In mezzo ad un mondo in cui le relazioni umane diventano un 
bene sempre più raro, in cui ciascuno sembra vivere nella propria 
gabbia e non interessarsi dell'altro entra Dio e vuole cambiare il 
mondo non dall'alto in basso ma dal basso, insieme a noi.
A   questo   punto   torno   ai   profeti   dei   nostri   tempi.   Loro   partono 
dalle   catastrofi   del   mondo   per   cambiare   rotta   e   permettere   al 
mondo di sopravvivere per tante generazioni. 
Il messaggio  di Gesù  parte, come  detto, dal  Regno di  Dio, ma 
comunque i due messaggi sono parenti fra di loro, perché chi si 
apre alla relazione con Dio e si relaziona di conseguenza con gli 
uomini e le donne e anche con la natura, diventa un segno per la 

­ 5 ­
giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. Sempre di nuovo, 
ma   lo   diventa   perché   parte   da   Dio,   dal   positivo   e   non   dalle 
catastrofi.
La via di Gesù è questa, la via su cui Dio ci vuole incontrare e far 
crescere il suo Regno anche per mezzo nostro. Amen.

­ 6 ­