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La lepre e il leone

Illustrazione di Giada Valentini


Tanto tempo fa, nella giungla regnava un re
chiamato Bhasuraka. Era un re dal portamento
elegante e fiero ma non fu mai gentile o saggio.
Gli unici suoi passatempi erano la caccia e il
cibo. Cacciava e mangiava tutto il giorno una
quantità impressionante di animali di ogni
genere: coccodrilli, elefanti, buoi, lepri,
scimmie, volatili, talvolta perfino insetti.
Questa situazione preoccupò non poco gli altri
animali della foresta. Avevano paura che in
non molto tempo nessuno di loro sarebbe
riuscito a rimanere in vita. Discussero di
questo problema fra di loro e arrivarono alla
conclusione che alla riunione dovesse
prendere parte anche il leone stesso. Volevano
arrivare a una soluzione pacifica e utile per
tutti anche se questa sapevano sarebbe stata la
parte più difficile e spaventosa.
Una notte, come stabilito, tutti gli animali della
foresta presero appuntamento sotto un grande
albero, invitando anche il re Bhasuraka.
All’incontro, l’ambasciatore degli animali, un vecchio corvo
che se ne stava appollaiato su un ramo, iniziò” Vostra
Maestà, è un onore avere voi come sovrano. Ed è
un’immensa gioia avervi qui fra noi”. Il re abbasso
elegantemente il capo ai suoi sudditi “Qual è il problema?
Perché ci siamo riuniti qui?”
Tutti gli animali si guardarono l’un l’altro. Stavano cercando
il coraggio per iniziare la discussione senza che la situazione
prendesse già da subito una brutta piega. Alla fine uno dei
presenti prese forza e disse,” Signore, è naturale che voi
abbiate fame e ci uccidiate per sfamarvi. Ma uccidere più del
dovuto non rientra nei patti. Se uccidete gli animali senza
alcun motivo, molto presto verrà un giorno in cui non ci sarà
più alcun animale con cui possiate nutrirvi nell’intera
foresta.” Il Leone ruggì, “E quindi? Cosa vorreste fare?”
Uno degli animali proseguì, “Maestà, abbiamo già discusso
del problema fra di noi e siamo arrivati a una conclusione:
ogni giorno, un animale entrerà direttamente nella vostra
grotta. Potete ucciderlo e sfamarvene senza il bisogno di
cacciare.” Il leone ci pensò per poi annuire “Bene. Accetto
la proposta, ma fate in modo che l’animale in questione
arrivi alla mia grotta in orario. In caso contrario, ucciderò
tutti gli animali della giungla." Gli animali accettarono e la
riunione si sciolse nel più solenne silenzio.
Per i giorni successivi, ogni mattina un animale
andava nella grotta del leone che gradiva ogni giorno
di più il riuscire a nutrirsi senza i dolori e la fatica
della caccia. Ogni giorno un animale superava la
foresta e ogni giorno nella foresta c’era un animale
in meno. Il primo giorno fu il turno di una vecchio
bue con una gamba malconcia, che si avvicinava
zoppicando alla tana del leone. Il secondo giorno si
fece avanti a passi svelto una povera scimmia dal
pelo giallo, un pasto più piccolo di quello del giorno
prima ma comunque sostanzioso. Il tempo passava e
il re era ogni giorno più sazio e più felice, finché così
che arrivò il turno di una vecchia lepre molto saggia
e molto scaltra. Era riluttante nell’andare, ma fu
costretto in ogni caso a malincuore dagli altri
animali. Mentre proseguiva a passo lento la strada
per arrivare alla grotta, si trovò a passare davanti a
una pozza d’acqua per rinfrescarsi. Era così
impaurita, che a guardare il suo riflesso si spaventò e
cadde all’indietro impaurita. Fu così che gli venne
alla mente un’idea, ed escogitò un modo per far sì
che la vita di ogni altro animale venisse risparmiata.
La lepre prese il suo tempo per arrivare alla grotta
del leone, presentandosi con un’ora di ritardo.
Il leone cominciò a diventare sempre più impaziente
nel non vedere ancora nessun animale nei dintorni.
Continuava a guardarsi in giro furibondo finché non si
alzò e cominciò a girare in tondo davanti all’entrata
della caverna. Per il leone il tempo sembrava
interminabile e quando finalmente vide arrivare la
piccola lepre da dietro un cespuglio, Bhasuraka perse
completamente il controllo. I suoi ruggiti erano così
forti che chiunque sarebbe stato in gradi di sentirli da
ogni parte della foresta. La povera lepre, rimasta lì
impietrita di fronte al garnde leone, diventato ancora
più imponente per via del poco movimento delle
ultime settimane, parlò timidamente «Mio signore, mi
dispiace che qui sono arrivato tutto solo ma non posso
farci niente. Eravamo sei conigli, tutti della stessa
cucciolata ed io sono il più piccolo fra di loro.
Stavamo per venire qui quando un altro leone, ci ha
attaccati. Essendo il più gracile e veloce sono riuscito a
scappare ma per i miei fratelli non c’è stato scampo.»
Il re rimase immobile mentre un ghigno d’ira iniziava
a comparire sul suo muso. « Un altro leone?!
Impossibile! Non può esserci nessun altro re della
foresta a eccezione di me. Dimmi, chi è costui?
Portami nel luogo dove l’hai visto e ci penserò io a
ucciderlo.»
La lepre non esitò: abbassò il capo e iniziò a
saltare in direzione opposta alla grotta
attraversando la foresta fino a che non arrivarono
a una profonda pozza d’acqua. I due si
avvicinarono e la lepre indicando la pozza e disse
tutta tremante «Qui, è qui che si nasconde. L’ho
visto con i mei stessi occhi”
Il leone si sporse sul bordo del laghetto e guardò
il suo riflesso nella pozza. Ora era certo che la
lepre avesse ragione: c’era davvero un leone nella
pozza. Sorpreso e indignato iniziò a battere una
zampa sull’acqua credendo vi fosse davvero un
leone nascosto. Cercò di afferrare il suo riflesso,
ma quando si arrese, più adirato che mai, si tuffò
ferocemente nell’acqua. La lepre si avvicinò
incredula: con gli occhi sbarrati osservava il leone
che spariva e ricompariva da sotto l’acqua.
Tornava su per riprendere fiato e ogni volta che
guardava in basso vedeva il suo acerrimo nemico.
La lotta continuò per un bel po’ finché il leone,
esausto, non tentò un ultimo sforzo: stavolta tornò a
riva e saltò con tutte le sue forze nella parte più
vicina agli scogli dove credeva che il malcapitato
impostore si sarebbe davvero fatto male. Il piano
non funzionò e il leone, tuffandosi, finì per sbattere
la testa contro uno scoglio del fondale, perdendo i
sensi e morendo annegato nel piccolo stagno.
Con il cuore leggero dell’aria, la saggia lepre corse
dagli altri animali a raccontare l’accaduto. Fu così
che si celebrò la vittoria della vecchia lepre che, con
la sua furbizia, salvò tutti gli animali della foresta da
un leone che pensava solo con i suoi muscoli.