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La crisi come modo di vita - L'espresso 04/01/11 16.

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Consiglia

Senza Frontiere La crisi come modo di vita


Tahar Ben Jelloun

All'inizio è stata solo finanziaria ma ora la caduta è soprattutto morale e culturale


(02 luglio 2010)

Bisognerà trovare un'altra parola per definire ciò che il mondo sta vivendo da qualche
mese e che chiamiamo "crisi". Una crisi è qualcosa di breve, una serie di eventi che
precipitano, che non si protraggono in maniera duratura. Quello che stiamo vivendo
adesso, invece, si sta installando nella vita e nella mentalità delle persone e
influenza il loro comportamento. La crisi è il nostro nuovo modo di vita, ed è un
modo di vita segnato da difficoltà di tutti i tipi. All'inizio abbiamo pensato che
fossero stati gli operatori di Borsa e i banchieri ad aver giocato e perduto; poi
abbiamo capito che le conseguenze di questi loro giochi con denaro virtuale erano
gravi: avevano colpito milioni di cittadini che avevano avuto fiducia nelle Borse e che
si sono ritrovati senza niente. Le fabbriche stanno chiudendo. La disoccupazione
aumenta. Un paese come la Grecia è arrivato sul punto di dover portare i libri in
tribunale. È stato salvato dalla Germania e dalla Francia, ma questo salvataggio non è
una guarigione. È semplicemente una grande aspirina. La Spagna affronta problemi
simili.
Nicolas Sarkozy
Le preoccupazioni aumentano ed ecco che nelle persone si insinua la paura, e non
solo tra i poveri e nelle classi medie. Anche i ricchi cominciano ad avere paura. Non sanno di che cosa sarà
costituito il loro futuro. Non sono in grado di prevedere niente. Vedono le minacce che incombono sulla moneta
europea e alcuni paesi parlano di abbandonare l'euro. Nel frattempo, il Belgio vuole dividersi e la destra politica è
tornata al potere un po' dappertutto con argomenti razzisti.
La crisi, anche se all'inizio è stata finanziaria, ora è soprattutto una crisi morale e culturale. La democrazia è stata
attaccata da ogni lato. I paesi europei sono tutti Stati democratici, ma c'è chi gioca con questo principio, lo aggira,
usa delle scorciatoie e finisce per svuotarlo del suo senso e del suo valore.
È ciò che sta accadendo in Italia, dove il sistema democratico è stato manipolato per permettere a uomini senza
scrupoli, e soprattutto senza morale, di governare il Paese. Sono uomini che non si vergognano nemmeno di ciò che
fanno. Alcuni hanno obiettivi xenofobi e persino razzisti, eppure una parte della società li applaude.
Anche alla democrazia francese si stanno imponendo delle scorciatoie. Sarkozy, imitando Berlusconi, sta tentando
non solo di avere i media dalla propria parte, ma anche di impegnarli nella sua lotta per la rielezione nel 2012. E
ora è lui che nomina i direttori delle televisioni e delle radio pubbliche e che alla direzione di certi giornali e
periodici colloca i propri amici. Ha rapporti molto stretti con l'imprenditore degli armamenti Arnaud Lagardère, che
possiede una serie di testate. Infine, è stato Sarkozy a convocare il direttore del quotidiano indipendente "Le
Monde", minacciando di sospendere il sostegno dello Stato alla sua tipografia qualora questo giornale, per la propria
ricapitalizzazione, non avesse accettato la cordata da lui scelta.
Le "Canard Enchaîné" ha scritto il 16 giugno: "Sarkozy crede che tutto gli sia permesso. E si permette tutto. Ha già
sottomesso la direzione del TF1 (la tv privata), del "Figaro", di Europe 1 (una radio privata) e del "Journal du
Dimanche", tra gli altri".

Ecco come si piega in maniera indiretta la democrazia: chi possiede i media ha più probabilità di vincere le elezioni,
soprattutto in un periodo di crisi e di panico come quello attuale. Berlusconi ha creato questo sistema e oggi può
essere soddisfatto: si esporta anche!
Le paure si sono accumulate e danneggiano la società. Le persone non sanno più di chi fidarsi né che cosa fare con
il proprio denaro. È meglio comprare dei beni o è meglio venderli? Come si pagheranno le pensioni delle persone
anziane? E le domande non finiscono qui: dove va il mondo? La tragedia causata dalla BP negli Stati Uniti sta per

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La crisi come modo di vita - L'espresso 04/01/11 16.58

colpire altri paesi. Si direbbe che dopo la paura per il virus dell'influenza H1N1, dopo la nuvola del vulcano
islandese, dopo la quasi bancarotta di alcuni paesi europei, l'uomo si stia interrogando sul proprio destino: troppe
coincidenze, troppi rischi. Nel mondo qualcosa non sta andando per il verso giusto. Ed ecco che mio figlio mi chiede
di vedere con lui il film "La strada", tratto dal romanzo di Cormac McCarthy. È la fine del mondo. Il Pianeta ormai
non ci regge più. Nel frattempo, la Cina continua a estendere il proprio

crisi | decadentismo

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