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Se Max Weber spiga la crisi di oggi - Lettera43

http://www.lettera43.it/cultura/3924/la-crisi-secondo-weber.htm

LA RIFLESSIONE   La crisi secondo Weber   Welt: i principi del sociologo tedesco per

LA RIFLESSIONE

 

La crisi secondo Weber

 

Welt: i principi del sociologo tedesco per spiegare l'Europa di oggi.

da Berlino

 

Pierluigi Mennitti

 
 

Max Weber, filosofo, economista e sociologo tedesco morto a Monaco nel 1920.

Rileggere Max Weber per comprendere le dinamiche attuali della crisi economica in Europa. È l’invito dello storico e pubblicista Berthold Seewald, autore di un lungo commento pubblicato l'8 dicembre sulla Welt dal titolo chiaro e provocatorio: "I cattolici non sanno far di conto". L’attacco dell’articolo è una lunga lista, composta dai Paesi attualmente nell’occhio del ciclone e quelli che rischiano in futuro di entrarci. Da un lato Irlanda, Grecia, Islanda, Portogallo e Spagna, dall’altro, con qualche forzatura, Italia e Francia. Se la crisi dovesse aggravarsi, ha scritto Seewald, l’onda si propagherà comunque verso il Mediterraneo e risparmierà una società come quella inglese, che pure ha subito le sue scosse. Il gruppo contiene un’eccezione, l’Islanda, e una variazione sul tema, la Grecia, ma per il resto il minimo denominatore comune, il filo rosso che lega mondi celtici a emisferi mediterranei è la religione cattolica. È lì, a suo dire, il nocciolo del problema. E per spiegarlo, non resta che tornare sui libri d’università, scostarsi per un attimo dal semplice computo delle cifre e allargare lo sguardo ai giudizi e ai discorsi che poi, in fondo, confermano le cifre. Come ha spiegato Seewald: «Basta un nome a spiegare la situazione europea di oggi, Max Weber».

«Etica del lavoro come idea portante»

 
Weber». «Etica del lavoro come idea portante »   L'opera più nota di Weber è "L'etica

L'opera più nota di Weber è "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", raccolta di saggi pubblicati tra il 1904 e il 1905.

Nei suoi saggi sulla sociologia della religione, «il grande sociologo ha in fondo girato attorno alla domanda sul perché, proprio sul suolo dell’Occidente e solo nell'Occidente, i fenomeni culturali assumono direzioni di sviluppo di significato e validità universale», ha scritto la Welt. Riflessioni che, a quei tempi, non potevano che abbracciare il fenomeno incipiente del capitalismo, il potere fatidico dei tempi moderni. Per Weber la novità stava nell’affermazione del capitalismo borghese d’impresa, con la sua organizzazione razionale del lavoro libero: era questo che divideva il capitalismo contemporaneo da ogni altra forma di economia orientata al profitto. «E quel sistema si era sviluppato solo nell’Europa settentrionale e centrale, in società modellate dalle idee dei grandi riformatori religiosi, Calvino su tutti, e in cui l’etica del lavoro era diventata l’idea portante». Seewald, da storico, ha sottolineato: «Decisiva per la relazione con gli avvenimenti attuali è l’indicazione di Weber della forza rivoluzionaria dell’economia capitalistica, cioè il protestantesimo ascetico che nel calvinismo diventa una prescrizione divina di vita valida in sé». Weber citò le parole dell’apostolo Paolo: «Chi non lavora non ha diritto di mangiare» o, all’inverso, «la fobia del lavoro è indizio di mancanza dello stato di grazia».

«Sistema greco, antitesi del capitalismo»

 
 
   
 

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Una filiale dell'Anglo Irish Bank, l'istituto alla base della crisi del debito irlandese (Ap Images).

E

non basta. Seewald ha chiamato in rinforzo anche un altro pezzo da novanta della cultura europea, lo storico francese Fernand Braudel,

per descrivere la forzata progressione del capitalismo di stampo calvinista verso il Sud: «Il capitalismo nordico, atlantico, internazionale, che

aveva il suo centro ad Amsterdam, non poteva farsi sfuggire una preda come il Mediterraneo, così attraente per la sua giovane forza e i suoi affilati incisivi». Insomma, Seewald è sicuro che le tesi di Max Weber spieghino tutto, non solo l’espansione economica dei Paesi scandinavi, inglesi, tedeschi e olandesi, in sostanza di quell’Europa centro-settentrionale cresciuta sotto il disciplinato impulso dell’etica del lavoro protestante, ma anche le difficoltà degli altri. Dei cattolici e perfino degli ortodossi. Così l’autore ha recuperato Atene nello schema cattolici-protestanti: «La Grecia rientrava per Weber

in

una sfera nella quale gli scambi commerciali avvenivano sulla base di una genuina mistica, il mondo dell’ortodossia si raffigura come

l’esatta antitesi dello scambio razionale». Dunque, del capitalismo d’impresa. L’Irlanda, come d’altronde l’Islanda con il suo protestantesimo importato, ha vissuto per lunghi secoli ai margini dell’Europa, mancando i gradi di sviluppo che hanno reso possibile lo sviluppo capitalista come la formazione della borghesia, il Rinascimento, l’Umanesimo e la Riforma religiosa. E quel po’ di influenza che arrivava dall’Inghilterra veniva interpretata come estranea e imposta.

«In Italia, borghesia amministrativa assente»

 

Resta da capire perché Seewald, prescindendo dai numeri e seppure in prospettiva, abbia infilato nella catena della crisi anche Italia e Francia, con le loro ricche tradizioni di Rinascimento e Umanesimo. «Nel caso italiano», ha scritto, «come aveva già visto Weber, il problema è nell’assenza storica di una forte borghesia amministrativa, mentre né in Francia né in Spagna le città sono state libere protagoniste nell’ascesa dei due Stati al rango di potenze mondiali». Non si tratta solo di individuare criteri razionali, ha concluso lo storico, ma anche di ipotizzare una costruzione spiritualistica dell’economia, nella quale giochino un ruolo non solo gli interessi particolari dell’Io, ma anche l’aspirazione degli individui a ottenere la grazia divina. Per Weber esistevano alcuni popoli semplicemente «incapaci di appropriarsi dell’essenza del capitalismo». Tesi affascinanti, anche se discutibili. Cui si aggiunge un dubbio: come mai, per esempio proprio in Germania, le regioni economicamente più sviluppate e in cui il capitalismo sembra esprimersi al meglio, siano quelle del Sud cattolico?

Mercoledì, 08 Dicembre 2010