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Sylwia Chęcińska

III anno della filologia italiana

Cultura italiana nell'epoca del fascismo

Dopo lo sforzo iniziale di costruzione dello Stato unitario, L'Italia liberale aveva evitato una
politica di intervento sistematico nel campo della cultura, lasciando notevole spazio alla libera
dialettica intellettuale e all'azione del mercato: la battaglia intellettuale che si svolge all'inizio del
secolo e che intorno al 1910 raggiunge un momento di eccezionale tensione si appoggia soprattutto
su riviste nate dalla libera iniziativa e si svolge quasi completamente fuori dai canali delle
tradizionali istituzioni culturali. Ma te tensioni di quel periodo di effervescenza (wzburzenie,
podniecenie) e di relativa anarchia del lavoro intellettuale si risolvono in una serie di progetti di
organizzazione della cultura, essenziali per un regime come quello fascista, che tende a una
totalitaria integrazione di massa. Essi procedono in due direzioni diverse e complementari: da una
parte mirano a legare gli intellettuali alle strutture del partito unico e dello Stato totalitario,
lasciando loro degli spazi di relativa autonomia; dall'altra mirano a diffondere una cultura
“fascista”, che sia espressione di valori nazionali e popolari, che agisca in profondità sugli strati più
vari della popolazione. Con l'insieme delle sue iniziative, il fascismo riuscì a garantirsi con
consenso di fondo presso gran parte delle classi intellettuali, coinvolgendo anche molti di coloro
che all'inizio avevano guardato con diffidenza all'instaurarsi del potere fascista.
Essenziale fu, in questo senso, la riforma dell'intero sistema scolastico, che sin dai primi
anni del secolo stava vivendo un periodo di crisi. Giovani Gentile, affermando il valore essenziale
di educazione, ha messo gli insegnanti al centro dello sviluppo della coscienza nazionale e ne
rivendicava il ruolo di protagonisti. Nominato ministro della Pubblica Istruzione, Gentile realizzò
nel 1923 la riforma che era concepita come strumento di formazione della futura classe dirigente.
Costruita con un ferreo meccanismo, la nuova scuola permise un'organica saldatura (związek) tra la
cultura idealistica, diffusa presso la maggior parte degli insegnanti, e le reali strutture
dell'insegnamento.
Subito dopo la riforma della scuola, Genitle diede vita a una grande iniziativa di
sistemazione della cultura, l'Enciclopedia italiana, per la quale fu creato nel febbraio 1925 l'Istituto
Giovanni Treccani: essa uscì tra il '29 e '39 contando sulla collaborazione di diversi intellettuali, tra
i quali molti di coloro che mantenevano una posizione critica verso il fascismo: la “Treccani” come
viene comunemente chiamata costituisce la sintesi più organica della cultura fascista della prima
meta del '900.
Nel 1925 Gentile presiedette anche alla fondazione dell'Istituto nazionale fascista di cultura,
che intendeva regolare la formazione culturale del regime, e fini per essere un organismo
burocratico con scarsa presa sugli intellettuali; alla fine dello stesso anno fu creata la Reale
Accademia d'Italia, che ebbe funzioni di rappresentanza, e raccolse i nomi più prestigiosi delle
personalità legate al regime (entrarono a farne parte tra gli altri Di Giacomo, Pirandello, Marinetti,
Cecchi, Bontempelli).
Nel 1926 fu istituita la Confederazione nazionale dei sindacati fascisti, all'interno della quale
presero posto sindacati specifici per le diverse professioni intellettuali, e in particolare un sindacato
degli scrittori,a cui era necessario iscriversi per godere di garanzie sociali e di possibilità di lavoro,
ma che non arrivò mai a regolare la politica culturale del regime.
Tra le altre istituzioni pubbliche ricordiamo l'Istituto Luce per il cinema, Il Carro di Tespi
per il teatro, la Biennale di Venezia per il cinema ecc. esse rispondevano alle esigenze di
organizzazione, di promozione e di controllo di diverse arti. Nel campo delle tradizionali arti visive
fu definita una politica culturale attenta soprattutto agli effetti scenografici e spettacolari, alla
possibilità di suscitare il consenso di massa attraverso l'esibizione di forme monumentali.
Per quanto all'editoria, a essa si accompagnò un'azione più frantumata, articolata e capillare
per la creazione di riviste culturali, appoggiate anche su finanziamenti pubblici e di organi di
stampa legati direttamente al regime; del resto, tramite l'opera oculata e diffusa della censura, il
controllo si estendeva anche alla stampa ufficialmente indipendente. Furono promossi iniziative
editoriali appoggiate dallo Stato, con tutta una produzione di testi ufficiali di “dottrina” fascista, di
libri destinati alle scuole, di opere di edificazione “popolare”. Nacquero i primi grandi premi
letterari , ricoprendo un importante ruolo promozionale.
Tornando alle riviste si deve sottolineare che esse hanno svolto il ruolo importante nella vita
culturale in Italia all'epoca perché erano una forma spontanea di organizzazione degli intellettuali
oltre alle istituzioni accademiche. I periodici pubblicati nel fascismo rivelano tre fondamentali
orientamenti: l'appoggio al regime; l'astensionismo politico e il ripiegamento nella pratica letteraria;
la contrapposizione alla dittatura con la lotta clandestina.
“Il Selvaggio” inizia le sue pubblicazioni a Colle Val d'Elsa, poi a Firenze, a Torino e a
Roma. Il suo redattore e creatore era Mino Maccari, il giornalista sostenitore della politica fascista.
All'inizio “Il Selvaggio” presenta caratteri chiaramente squadristi, agrari e bastonatori. Ma
nonostante essere da parte dello Stato la rivista aveva certi problemi a causa del suo atteggiamento
non conformistico: chiedeva una certa libertà di esprimere, della critica e della polemica. Insieme
con il trasferimento a Firenze comincia a dominare la problematica letteraria. Questo periodo
riuscirà a trarre un intelligente vigore per le sue battaglie che difendono, tra tolleranza e censura,
l'autonomia dell'arte e il diritto dell'attività culturale di "ridere" della politica, fatto quest'ultimo che
costerà alla rivista numerosi casi di sequestro. Il Selvaggio tralascia i protagonisti dell'arte di stato
come Oppo, Marinetti e Ojetti e punta su veri artisti anche se poco graditi al regime o addirittura
sconosciuti.
La rivista “L'Italiano” nata a Bologna nel 1926 su iniziativa di Leo Longanesi non si
differiva molto da “Il Selvaggio” per quanto alla politica o il programma letterario. Si distingueva
con una veste tipografica perché venivano riprodotte le opere degli artisti come: Carrà, Morandi
ecc. La rivista inoltre pubblica i versi scanzonati di Curzio Malaparte, tra cui rimane famosa la
"Cantata dell'Arcimussolini”. Nel decennio bolognese 1926-1936, "L'Italiano" apre le sue pagine ai
migliori scrittori della nuova generazione. Quando la redazione si trasferisce a Roma, nel 1936, la
rivista comincia a decadere. L'ultimo numero esce con titolo Medicina, sogni, illusioni essendo il
vero e proprio simbolo della rinuncia delle prove di capire la realtà del periodo.
La rivista “Il 900” diretta da Massimo Bontempelli con Curzio Malaparte come condirettore
che, dopo qualche numero passerà in modo clamoroso nel campo opposto schierandosi con gli
strapaesani della rivista “Il Selvaggio”. Ebbe redattori di fama internazionale, James Joyce, Georg
Kaiser. Il suo programma basava sulla glorificazione della civilizzazione novecentesca- Straccità. Il
programma dipendeva dalla personalità di Bontempelli e il suo concetto del realismo magico.
Secondo lui il compito di un artista è di trasformare lo spirito della nuova epoca in miti e favole. La
caratteristica importante del “900” era la comprensione della importanza dei mezzi di
comunicazione di massa. L'ammirazione della modernità, della città, dell'industria avvicina il
programma della rivista al futurismo ma Bontempelli sottolineava la principale differenza tra le due
tendenze. L'aristocraticità del futurismo contrapponeva al carattere popolare della letteratura
novecentesca; le tendenze di comando contrapponeva alla voglia di cambiare i costumi in miti.
Quello che avvicina i correnti erano le interesse per il futuro, la polemica con il passato
particolarmente con le tradizioni ottocentesche.
La rivista di carattere più letterario che politico è “Il Baretti”. La rivista fondata da Piero
Gobetti nel 1924. Il gruppo redazionale del "Baretti" era formato da alcuni personaggi noti, come
Croce, Cajumi, Cecchi, Montale, Sapegno, Fubini. La visione della cultura, secondo i redattori della
rivista, era la cultura legata ai valori morali. Dopo la morte di Gobetti il periodico continuò ad
essere pubblicato fino al 1928 e quindi fu chiuso dalla censura fascista.
“Solaria” rivista fondata nel 1926 da Alberto Carocci. Il programma della rivista è di
realizzare una civiltà letteraria autonoma al di fuori dei compromessi politici .Il gruppo solariano al
quale fanno parte Eugenio Montale, Leone Ginzburg, Aldo Garosci, Guglielmo Alberti, Giacomo
Debenedetti, Mario Gromo, Umberto Morra di Lavriano, Sergio Solmi dichiara un diverso impegno
di "denuncia moralistica ideologicamente caratterizzata" nei confronti della realtà contemporanea. Il
tratto più importante era il suo europeismo, interesse per la letteratura moderna che viene creata
fuori Italia. Come un articolo- manifesto può essere considerato il testo di Leo Ferrero “Perché
l'Italia abbia una letteratura europea”.
La rivista che in un certo modo continua il programma solariano è la “Letteratura”. La
rivista era fondata a Firenze nel 1937 da Alessandro Bonsanti. "Letteratura" rappresenta il battesimo
di fuoco della nuova generazione letteraria. Intorno ad essa si incontrano su dibattiti aperti ad una
cultura europea, tutti coloro che nei difficili anni della dittatura avevano saputo rifiutare il
linguaggio della ufficialità, dando lezioni di coerenza, impegno e di difesa morale. Si delineò subito
come rivista di carattere puramente letterario rimanendo estranea ai problemi della società
contemporanea ma, in compenso, aprendosi verso le esperienze della letteratura europea.
Il governo fascista ha realizzato varie iniziative per la ristrutturazione, la gestione e il
controllo politico anche delle università, in cui molti professori avevano mantenuto un
atteggiamento di riserva e di opposizione verso il regime: e tra l'altro nel 1931 fu imposto a tutti i
docenti il giuramento di fedeltà allo “Stato fascista” (i pochissimi che rifiutarono dovettero
abbandonare l'insegnamento). Una particolare autonomia, nella prospettiva di un rapporto
privilegiato tra regime e componenti con servatrici del clero, toccò al nuovo organismo
dell'Università cattolica del Sacro Cuore, fondata a Milano nel 1921.
Un'importanza nuova il fascismo diede alle grandi organizzazioni di massa: il partito cercò
di promuovere attività sociali e collettive che svolgevano prima di tutto un compito di educazione
ideologica e di organizzazione militare, ma che intanto davano lo spazio a forme culturali di vario
genere. Le organizzazioni giovanili furono un terreno particolarmente fertile per manifestazioni a
attività sportive e culturali. Un filtro importante per la formazione delle nuove classi dirigenti
furono i Guf (Gruppi Universitari Fascisti), nelle cui organizzazioni alla fine degli anni Trenta si
insinuarono anche atteggiamenti di critica e di “fronda” al regime, da cui si svilupparono nuove
forme di antifascismo. Vere e proprie gare culturali, primo terreno di confronto per i giovani
intellettuali, si tennero all'interno dei Littoriali, istituiti nel 1934 come manifestazioni universitarie.