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La “svolta cognitiva”

- La grammatica generativa (Chomsky)


- La psicologia cognitiva e l’intelligenza artificiale
( scienza cognitiva)
- Declino della filosofia linguistica
- Insoddisfazione per la semantica logica
caratteristica del paradigma dominante.
( inadeguatezza teorica riguardo al
lessico; problemi dei contesti di credenza, non
dà conto della compresione e non ha plausibilità
cognitiva; idealizzazione eccessiva)
Chomsky
- L’oggetto della linguistica è la facoltà del linguaggio
(= Grammatica Universale, GU), e solo la facoltà del
linguaggio si può studiare scientificamente
- La linguistica è una branca della psicologia
- La linguistica è una scienza deduttiva, quindi
predittiva
- La linguistica è descrittiva in quanto non prescrittiva
- La GU è rappresentata mentalmente
- La GU è specie-specifica
- La GU è innata
Chomsky

Il linguaggio è una facoltà mentale, la


conoscenza innata (= biologicamente
determinata) della Grammatica
( la linguistica è una parte della psicologia o più in
generale della scienza cognitiva)

La caratteristica essenziale della grammatica è


la produttività: con un repertorio finito di
elementi atomici si possono generare infiniti
elementi complessi.
Grammatica Universale
La facoltà del linguaggio consiste nella conoscenza
tacita delle regole della grammatica.

Tale conoscenza è innata nel senso che nell’arco


dei primi tre anni di vita il bambino giunge, sulla
base di strutture interne, a padroneggiare le regole.
(anche se sono necessarie certe condizioni esterne,
il linguaggio non si impara ma si acquisisce)

La linguistica è lo studio della GU, quindi è una


branca della psicologia.
Argomenti per la GU
- Povertà dello stimolo. È impossibile
apprendere una struttura complessa come
la GU sulla sola base dei proferimenti uditi e
delle correzioni ai proferimenti emessi.
- Dissociazioni tra intelligenza generale e
capacità linguistiche ( “linguistic savants”,
bambini Williams; ma agrammatismo puro è
raro)
- Sviluppo spontaneo di un (proto)linguaggio
dei segni; linguaggi “pidgin” e “creoli”.
Il modello pre-chomskiano: il comportamentismo
(Skinner, Verbal Behaviour, 1954)

Comportamentismo (Watson): lo studio della mente si riduce


allo studio del comportamento e questo può essere
integralmente spiegato a partire del meccanismo stimolo-
risposta-rinforzo.
Il linguaggio è appreso dai bambini per condizionamento
comportamentale, in virtù del fatto di essere rinforzati a
produrre determinate risposte linguistiche di fronte a certi
stimoli. Per esempio, il bambino riceve una risposta
premiante quando dice “blu” in presenza di cose blu.
L’approccio comportamentista all’apprendimento del
linguaggio parte da una concezione empirista della mente
 la mente è una tabula rasa e tutto ciò che sappiamo lo
apprendiamo dagli stimoli che ci vengono dall’esperienza.
La spiegazione comportamentista
dell’apprendimento della sintassi

Poiché quelle sintattiche sono regole, principi generali, il loro


apprendimento (nella prospettiva comportamentista) si
realizzerà tramite ragionamenti induttivi (da dati
particolari a conclusioni generali) basati sull’esperienza;
i bambini procederebbero a testare di volta in volta le ipotesi
di regole grammaticali più semplici che si possono
formulare, sulla base degli stimoli linguistici cui sono
sottoposti (innanzitutto quelli che provengono dai genitori);
nel fare questo, commetterebbero molti errori, che verrebbero
poi corretti alla luce di un’esperienza linguistica più estesa
e delle correzioni esplicite fornite dai genitori, fino ad
individuare per prove ed errori le corrette regole
grammaticali.
(metodo “trial and error”)
L’argomento della povertà dello stimolo
(in dettaglio)

Gli stimoli linguistici cui sono sottoposti i bambini sono


pochi e insufficienti a determinare tramite
generalizzazione empirica l’individuazione delle
corrette regole grammaticali.

Quindi, se i bambini apprendessero il linguaggio per


generalizzazioni induttive fatte a partire
dall’esperienza linguistica cui sono sottoposti,
commetterebbero moltissimi e ripetuti errori
grammaticali e solo dopo molti tentativi riuscirebbero
(forse) ad individuare le regole corrette.

Ma…
L’argomento della povertà dello stimolo
(in dettaglio)

… i bambini non commettono questi errori 


riconoscono come grammaticalmente corretti
enunciati mai sentiti prima e sanno formulare
enunciati grammaticali che non hanno mai
sentito già intorno ai tre anni.
Dunque, i bambini non apprendono il linguaggio
nel modo previsto dai comportamentisti.

 I bambini devono possedere le regole


grammaticali anteriormente all’esperienza
linguistica.
Un’applicazione dell’argomento
(cfr. Pinker 1994)

La regola dell’inversione delle frasi interrogative in inglese:

A) A unicorn is in the garden  Is a unicorn in the garden?

B) A unicorn that is eating a flower is in the garden  Is a


unicorn that is eating a flower in the garden?

La regola dice che per formare una frase interrogativa in


cui il verbo principale è un ausiliare si sposta il verbo
principale all’inizio della frase, indipendentemente dalla
complessità dell’espressione che funge da soggetto.
Un’applicazione dell’argomento (segue)
Se i bambini procedessero con una sorta di ragionamento induttivo
(inferenza alla spiegazione migliore) dovrebbero scegliere la
regola più semplice per spiegare la grammaticalità della
trasformazione A.
Ma vi sono sicuramente regole più semplici di quella corretta. Ad
esempio, una regola più semplice compatibile con A è:
bisogna spostare all’inizio della frase il primo ausiliare che si
incontra.
Questa regola è più semplice perché fa riferimento solo all’ordine
lineare delle parole e non al loro ruolo nella frase (soggetto, verbo
principale); ma porterebbe nel caso B a produrre questo
enunciato non grammaticale:
*Is a unicorn that eating a flower is in the garden?

I bambini non sbagliano mai anche se sentono B per la prima


volta.
Dunque devono avere in testa la regola giusta prima di essere
sottoposti allo stimolo linguistico.
La produttività
- Con un numero finito di parole si possono
produrre infiniti enunciati (di lunghezza
virtualmente infinita).
- La produttività è la proprietà cruciale del
linguaggio, quindi è ciò che va spiegato in prima
istanza.
- La produttività è una proprietà che dipende dalla
sintassi, quindi è una proprietà della GU.
- La produttività si spiega con la natura generativa
della GU
Il meccanismo generativo
Grammatica =
1) Insieme di simboli terminali o vocabolario
(es.: {a,m})
2) Insieme di simboli non terminali o categorie
grammaticali (“sintagmi”)
(es.: {S,X})
3) Regole di riscrittura
(es. SmX; Sm; XaS; Xa)
Linguaggio = tutte le espressioni della forma (ma)*m e
della forma (ma)*
Es. ma; mama; mamam,… Invece mma non
appartiene al linguaggio
Il meccanismo generativo
Esempio: frammento dell’italiano

Lessico = {il, cane, gatto, insegue, corre, beve, latte}


Sintagmi = {F,SN,SV,N,V,DET}
Regole = { FSN SV
SNDET N
SVV SN
SVV
Ncane; Ngatto; Nlatte; Vbeve;
Vcorre; Vinsegue; DETil }
L’albero sintattico
La ricorsione
Data una struttura (sintagma) S generata tramite
l’applicazione di una regola R, è possibile riapplicare
(un numero arbitrario di volte) R sulla S e sulle
strutture via via generate (= uno stesso simbolo
compare sia a sinistra che a destra di una regola: X 
aX)
Es. SN  SN SP
(“il gatto di Francesca”, “il gatto della zia di
Francesca”, “il gatto del fidanzato della sorella di
Francesca”, …)

Si può anche avere ricorsione indiretta: XYa; YbX.


La distinzione competenza/esecuzione
Se le regole della GU consentono di generare strutture di
lunghezza arbitraria (virtualmente infinita), Perché, di
fatto, non siamo in grado di comprendere frasi oltre
una certa complessità?

 Bisogna distinguere la

COMPETENZA (competence) = la conoscenza che il


parlante/ascoltatore ha della propria lingua
dalla
ESECUZIONE (performance) = l’uso effettivo della lingua
in situazioni concrete. Dipende da memoria,
attenzione, interesse, fattori stilistici…
L’obiezione fondamentale

Se la GU è innata e universale, perché ci sono così


tante lingue diverse?

 Teoria dei principi e dei parametri


Chomsky: principi e parametri

Principi = regole comuni a tutte le lingue, inscritte


nella biologia dell’“organo” del linguaggio
(“cablati”). I principi delimitano l’ambito delle
lingue possibili.

Parametri = regole variabili i cui valori vengono


fissati all’atto dell’interazione linguistica. I
valori dei parametri determinano le variazioni
interlinguistiche.
Esempi di principi e parametri

Principio di dipendenza dalla struttura: la


conoscenza del linguaggio si basa sulle
relazioni strutturali tra i componenti della frase,
non sulla sequenza degli elementi (= parlare
una lingua non è affastellare parole una dietro
l’altra ma produrre strutture linguistiche, per
quanto questo sia oscurato dalla forma
superficiale delle enunciazioni).
Esempi di principi e parametri
Principio del Movimento (“muovi-alfa”): un
costituente grammaticale può essere spostato
da una posizione all’altra della frase.

Parametro associato: quale costituente della frase


viene spostato e in quale posizione:
Inglese: Mary is at the seaside  Is Mary at the
seaside? (Regola: il verbo del SV viene spostato
prima del SN)
Siciliano: Maria al mare è  al mare è Maria?
(Regola: l’intero SV viene spostato prima del SN)
Esempi di principi e parametri

Parametro del soggetto nullo: si può/non si può


omettere il soggetto di una frase (es. italiano
sì; inglese: no)

(ma è un principio che una frase debba avere un


soggetto, anche se questo è, dove il
parametro lo consente, inespresso).
Chomsky: principi e parametri
Come posso dar conto del grande numero di lingue esistenti
(circa 8000) con un piccolo numero di parametri?
- Bastano 14 parametri binari per avere 8192 lingue
diverse
- Un singolo parametro “controlla” diversi aspetti (ha effetti
a cascata su diverse costruzioni grammaticali)

Esempio: dal parametro del soggetto nullo dipende non solo


la possibilità di omettere il soggetto, ma anche quella di
invertire soggetto e predicato e quella di costruire frasi
interrogative del tipo 3:
1)Verrà 1’) * Will come
2) Verrà Gianni 2’) * Will come John
3) Chi credi che verrà 3’) * Who do you think will
come
Natura non prescrittiva della grammatica
(e della linguistica)
La GU non si impara e le sue regole non le decidiamo
noi  le regole della GU si seguono “per istinto” e
possono essere violate solo deliberatamente, “per
gioco”.

Le grammatiche prescrittive sono proprie solo di chi


vuole imporre la sua lingua
(“Una lingua è un dialetto con un esercito e una
marina”)

Le lingue storico-culturali (i “socioletti”) non sono


oggetti scientificamente ammissibili.
Architettura della facoltà del linguaggio
Sistemi fonatorio e uditivo
I
I
Forma Fonetica (PF)
struttura sintattica <-- Parser
Forma logica (LF)
I
I
Sistema concettuale
Architettura della facoltà del linguaggio
PF = insieme di istruzioni per “tradurre” una frase
(intesa come struttura rappresentata nella
testa) in suoni.
LF = insieme di informazioni per “tradurre” la
frase in una rappresentazione concettuale,
cioè interpretarla, assegnarle un significato.
PF e LF sono i punti di contatto, le “interfacce” tra
il linguaggio e le altre facoltà mentali.
Parser = meccanismo ricorsivo (incorpora le
regole ricorsive) che genera le strutture
grammaticali
Architettura della facoltà del linguaggio
“Un’espressione …generata dal linguaggio
contiene una rappresentazione fonetica, che è
leggibile per i sistemi sensomotori, e una
rappresentazione semantica, che è leggibile per
il sistema concettuale e altri sistemi cognitivi
coinvolti nei processi di azione e pensiero (…)
Il sistema computazionale che genera
espressioni comprende due operazioni
fondamentali: l’una assembla i tratti nelle unità
lessicali, l’altra forma oggetti sintattici più grandi
a partire da quelli già costruiti, cominciando dalle
unità lessicali.” (Chomsky 2001, pp. 60-1)
Architettura della facoltà del linguaggio
Esempio: produzione.
La grammatica o parser genera, selezionando e
componendo unità lessicali, strutture che
interfacciano, attraverso la forma fonetica, il sistema
articolatorio. L’idea è in sostanza che, sulla base
delle connessioni tra lessico e sistema concettuale (=
forma logica), la GU “plasma”, nel senso di
assegnargli una forma grammaticale, un contenuto di
pensiero.
N.B. L’inserzione di elementi lessicali può avvenire a
più riprese nel corso di una derivazione (= processo
di costruzione di una frase). L’accesso al lessico è
interdetto soltanto dopo la scissione in PF/LF
Due accezioni di “facoltà del linguaggio”
(Hauser, Chomsky & Fitch 2002)
Facoltà del linguaggio in senso stretto (NLF):
È il solo meccanismo ricorsivo, il sistema che genera
infinite strutture complesse a partire da un numero
finito di strutture semplici sulla base di regole
ricorsive. È esclusivo degli esseri umani.

Facoltà del linguaggio in senso ampio (BLF):


È la NLF più un sistema sensomotorio (il sistema
percettivo- articolatorio che consente di produrre e
percepire fisicamente il linguaggio) e un sistema
concettuale-intenzionale (l’insieme di
rappresentazioni concettuali).
Fatti semantici spiegati sintatticamente
Piero sa che Ugo ammira se stesso
Piero sa che Ugo ammira lui

Piero sa che Ugoi ammira se stessoi


* Pieroi sa che Ugo ammira se stessoi

* Piero sa che Ugoi ammira luii


Pieroi sa che Ugo ammira luii

* Se stessoi ammira Pieroi


* Luii ammira Pieroi

Perché?
Fatti semantici spiegati sintatticamente
“Teoria del legamento”:

1) Un’anafora deve essere legata nel suo dominio


2) Un pronome deve essere libero (= non legato) nel suo
dominio
3) Un’espressione referenziale deve essere libera ovunque

DOMINIO = la più piccola frase che contiene l’anafora o il


pronome.

X lega Y = X e Y sono coindicizzati e X precede (a rigore: c-


comanda) Y.

X c-comanda Y = Y non è sotto X e la diramazione più bassa


che sta sopra X sta anche sopra a Y.
Critiche a Chomsky (1)
• Sostenitori della grammatica cognitiva e semantica cognitiva
(R. Langacker, G. Lakoff, L. Talmy):

1) L’essenza del linguaggio consiste nel suo essere un mezzo per


veicolare significati, contenuti semantici.
2) La grammatica non è altro che un mezzo efficace di costruire
strutture semantiche complesse a partire da significati semplici.
3) Tale mezzo, con le sue strutture (i diversi sintagmi e le regole
per comporli) è derivato da strutture semantiche elementari
pre-esistenti, fondate nelle nostre capacità senso-motorie: la
sintassi è l’applicazione in un diverso contesto, di schemi
percettivi e motori.

Es: La differenza fra SN e SV dipende dalla differenza semantica,


derivata dalla nostra interazione percettiva e motoria col
mondo, fra categorie come OGGETTO/EVENTO/PROPRIETA’.
L’autonomia della sintassi -
indipendenza dalla semantica

Il Lonfo
(da: Fosco Maraini, Gnosi delle fanfole).

Il lonfo non vaterca né gluisce


e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce a bisce
sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta.
(…)
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
Fatti linguistici che emergono da testi di
questo genere
• Il testo appare come perfettamente grammaticale, anche
se privo di senso in quanto sono privi di significato la
maggior parte dei simboli da cui è composto.
• La distinzione fra enunciati sintatticamente ben formati e
mal formati vale tanto per gli enunciati dotati di
significato quanto per quelli privi di significato:
1) Il lonfo non vaterca/*Il lonfo non vatercano.

2) Il parco era abitato da strane creature/*Il parco erano


abitati da strane creature.

PERCHÉ?
L’autonomia della sintassi -
indipendenza dalla semantica

Il giudizio di grammaticalità dipende dal fatto che la nostra


mente costruisce la rappresentazione sintattica degli
enunciati del testo (il loro albero sintattico) solo in base
alla morfologia delle parole e al loro ordine, applicando
le regole sintattiche (con le relative categorie
sintagmatiche) indipendentemente dal significato
delle parole stesse (che in questo caso è assente).

“Il lonfo non vaterca né gluisce” viene riconosciuto come


grammaticale perché “il lonfo” ha la struttura di un SN e
“non vaterca né gluisce” quella di un SV.
Critiche a Chomsky (2):
L’implausibilità evoluzionistica della G.U.
(Tomasello, 1999)
• Se la G.U. è parte del patrimonio genetico dell’umanità allora deve essere
un effetto della selezione naturale.

• Ma questo è implausibile:

- Poiché la G.U. è un sistema molto complesso di regole, un organo mentale


complesso con una base cerebrale complessa, non può essere il frutto di
un’unica mutazione casuale. Dunque deve essere il frutto di molte singole
mutazioni avvenute in tempi diversi, corrispondenti ciascuna ad un pezzo
di G.U.
- Ma quale potrebbe mai essere l’utilità adattativa di una singola regola o di
una singola componente della grammatica? Non sembra poterci essere
un’utilità linguistica (per parlare bisogna avere tutta la G.U.).

- Ma nemmeno un qualche altro tipo di utilità  inapplicabilità della teoria


dell’exattamento o side effect secondo cui alcune caratteristiche di un
organismo sono state selezionate per una certa funzione adattativa e poi
usate per una funzione diversa (es: penne degli uccelli).
Chomsky contro la semantica filosofica

- La nozione filosofica di riferimento è una


nozione tecnica ma scientificamente
inconsistente
- Non sono le parole a riferirsi alle cose, ma i
parlanti a riferirsi a qualcosa in una data
situazione
- Il riferirsi dipende sistematicamente da
interessi e punti di vista
- Si può provare a studiare il quadro concettuale
del senso comune (“etnoscienza”), ma è cosa
diversa dallo studio del linguaggio (= NLF)
Semantica cognitiva: critiche al
paradigma dominante

- Inadeguatezza analitica riguardo al


lessico
- Fallimento del principio di
composizionalità nei contesti epistemici
- Assenza di un rapporto con la
competenza/comprensione
(implausibilità cognitiva)
- Idealizzazione eccessiva
Semantica cognitiva: caratteri generali
- La semantica deve essere una teoria della
comprensione e la comprensione è un
processo psicologico
- Il processo di comprensione mette capo alla
costruzione di rappresentazioni mentali
- Le rappresentazioni mentali non sono segni da
interpretare, ma sono interpretazioni di segni
- Significati delle parole = concetti =
rappresentazioni mentali (caveat...)
- No condizioni necessarie e sufficienti (cfr.
somiglianze di famiglia)
- No distinzione dizionario/enciclopedia
Semantica cognitiva: obiezioni
Come è possibile comunicare se i significati sono
idiosincratici?
- Versione di Frege: successo della comunicazione
richiede oggettività del significato.
Replica: potrebbe bastare convergenza
- Versione di Wittgenstein: linguaggio è
intrinsecamente normativo ( argomento del
linguaggio privato)
Replica: i significati non sono vere e proprie regole.
La “regola” è il prodotto della
convergenza/adattamento degli usi idiolettali.
Teorie semantiche cognitive
- Teoria della struttura concettuale (R. Jackendoff)
- Teoria del prototipo (E. Rosch)
- Teoria dei modelli mentali (P. Johnson-Laird)
- Semantiche procedurali (T. Winograd, Woods,
Y. Wilks)
- Semantica cognitiva “esperienziale” o
“californiana” (G. Lakoff, L. Talmy)

- Cognitivismo “filosofico” (J. Fodor)


(non è una vera e propria semantica cognitiva; è,
semmai una semantica per gli stati mentali)
Competenza lessicale
(Marconi 1997)
Conoscere il significato di una parola A = avere
competenza lessicale su A 

- Padroneggiare i nessi semantici (inferenziali) di


A (competenza inferenziale)

- Essere capaci di riconoscere le cose che sono A


discriminandole da quelle che non sono A
(competenza referenziale)
Competenza lessicale
(Marconi 1997)
Esempio: ‘rosa’

- Sapere che le rose sono fiori, che le rose


profumano, che regalare rose ha un significato
affettivo ecc.

- Essere capaci di riconoscere le rose nel mondo


reale (o in una fotografia, o in un disegno …)
Competenza lessicale
(Marconi 1997)
L’espressione ‘conoscere il significato di una parola’
è del tutto legittima solo se intesa come
equivalente a ‘essere capaci di usare una
parola’ ( Wittgenstein 1953):
“[I]n questo senso, la competenza semantica è
senz’altro la conoscenza del significato.
Tuttavia, essa non è conoscenza di significati
intesi come entità di qualche genere: nella mia
immagine, i significati non ci sono da nessuna
parte“ (Marconi 1997: 98).
Competenza lessicale
(Marconi 1997)
La competenza inferenziale è una conoscenza
proposizionale (sapere-che) che si sviluppa
gradualmente nell’arco di molti anni. È
formalizzabile tramite postulati di significato (es.
Per ogni x (se x è una rosa, allora x è un fiore)

La competenza referenziale è una capacità in larga


misura pratica (sapere-come) che si realizza
nell’interazione tra lessico e sistema percettivo.
Un artefatto privo di un sistema percettivo (ad
es., un programma per computer) è privo di
competenza referenziale.