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Tuttora intorno all’ipnosi esiste molta disinformazione e vige ancora un certo

pregiudizio, tant’è che in Italia e in Europa in generale (ad eccezione del Regno
Unito), nell’ambito del counseling psicologico e psicoterapeutico questa tecnica
viene impiegata soltanto da un numero ristretto di professionisti della salute
mentale, a differenza di altri paesi quali USA, Canada,  Regno Unito e Australia, in
cui essa viene adottata diffusamente, e nei quali l’ipnosi è stata riconosciuta da
un punto di vista medico e scientifico e costituisce argomento di studio di molti
corsi universitari, Master e scuole di specializzazione post-laurea.
È certo che durante il secolo scorso il disinteresse di molti psicoanalisti e
psicoterapeuti nei riguardi dell’ipnosi fu anche la conseguenza della censura
operata dallo stesso Freud sull’uso dell’ipnosi. Ancora oggi la parola ipnosi evoca
per molte persone un fenomeno da palcoscenico, poiché l’ignoranza e il
pregiudizio fanno sì che il termine sia esclusivamente associato agli eclatanti
fenomeni ipnotici (ponti catalettici, sonnambulismo, ecc.) prodotti da ipnotisti o
pseudo-ipnotisti durante trasmissioni televisive o spettacoli teatrali. Viene così
trascurato l’aspetto più ampio e rilevante del fenomeno ipnosi, cioè il suo valore
e la sua potenzialità terapeutica, e l’enorme valenza come strumento di analisi
psicologica e agente di alleanza terapeutica.  Alla luce di svariati studi e ricerche,
è ormai noto che la suggestione costituisce una parte attiva molto importante di
ogni psicoterapia, e che l’ipnosi possa costituire uno strumento terapeutico
attraverso il quale la resa delle suggestioni costruttive ed il processo di alleanza
terapeutica possono essere ottimizzati (Manca Uccheddu e Viola, 2005).
Quando si parla di ipnosi capita spesso di sentire strane concezioni, ritengo
largamente determinate dall’ignoranza in merito all’argomento, e
dai pregiudizi estereotipi da essa generati. Pertanto in linea di massima, ancor
oggi succede di sentire qualcosa come “…ah, io ho paura dell’ipnosi, non si sa
mai..”, oppure “…è pericolosa l’ipnosi, puoi addormentarti e avere problemi a
risvegliarti…”, o ancora “….l’ipnosi non va bene perché perdi il controllo…”, o
paradossalmente “..l’ipnosi, tutte sciocchezze, non esiste, è solo spettacolo…”, e
chi più ne ha più ne metta.
 
In effetti la stragrande maggioranza delle persone non sa che l’ipnotismo (cioè
l’insieme delle tecniche utilizzate per l’induzione e la conduzione dello stato
ipnotico) e l’ipnosi (cioè la peculiare condizione psicofisica nella sua
costellazione sindromica) nel loro complesso costituiscono una materia
scientifica (ufficialmente riconosciuta dalle scienze psicologiche e mediche),
ovvero l’ipnologia, che può essere annoverata nel più ampio contesto
dellapsicologia. Così la maggioranza delle persone non sa che
lo stato ipnotico(quindi la trance ipnotica nei suoi svariati livelli di profondità )
è unacondizione naturalmente e spontaneamente raggiungibile, e che ciascuno di
noi raggiunge spesso e quotidianamente uno stato ipnoidale (cioè una
condizione di trance leggera) secondo una ritmicità ciclica e ultradiana (Rossi,
1987). Questo accade quando improvvisamente ci si rende conto di essere
assorti e completamente assorbiti dai propri pensieri, in una dimensione di
distacco dall’ambiente circostante (per esempio durante la lettura di un libro,
durante la riflessione, durante la guida rilassata di un auto, durante i “sogni a
occhi aperti”, e in altre condizioni ancora).
Ciò che sicuramente fa la differenza individuale in relazione allo stato ipnotico, è
la cosiddetta responsività ipnotica, ossia la variabilità soggettiva nella capacità
di raggiungere un livello di trance ipnotica: in altre parole potremmo dire che
ciascun individuo è caratterizzato da una propria e specifica responsività
ipnotica, e che a livello statistico circa il 70% della popolazione possiede
un’apprezzabile responsività ipnotica, ove circa il 10% è altamente responsivo
(capace di raggiungere un livello di trance ipnotica profonda), un 50% è
mediamente responsivo (può raggiungere una trance ipnotica di media
profondità ), e circa un 10% è lievemente responsivo (può raggiungere una
trance ipnotica leggera). Esiste poi una frazione di circa il 30% di soggetti
refrattari, scarsamente responsivi o non suscettibili all’induzione ipnotica.
Secondo svariati autori, alla luce degli studi compiuti dai più famosi ipnotisti nel
corso degli ultimi secoli, la percentuale media e statistica dei soggetti che
possono raggiungere un significativo grado di trance ipnotica ammonterebbe a
circa il 20%, su un qualsiasi campione di soggetti formato casualmente e a
prescindere dai contesti socio-culturali. Alcuni autori affermano comunque, che
la sensibilità ipnotica o responsività può essere modificata e incrementata con
l’addestramento, per cui anche un soggetto refrattario in teoria potrebbe
sviluppare con l’allenamento una sensibilità all’induzione.
 
Ciò che dovrebbe essere chiaramente e definitivamente compreso, è che lo stato
ipnotico, essendo una condizione naturale e spontaneamente raggiungibile
(almeno ai livelli più leggeri di intensità ) rappresenta una condizione che in sé
non detiene alcun potenziale lesivo o pericoloso. Nella trance ipnotica la persona
non perde il controllo volitivo, mantenendo comunque un grado di capacità
critica e di discernimento, purché non scivoli nel sonno. Ciò che invece può
verificarsi nel contesto di alcune trance ipnotiche, e in dipendenza dal processo
e dalla responsività soggettiva, è l’amnesia postipnotica (ovvero l’oblio dei
contenuti occorsi durante la trance ipnotica), cosa che può verificarsi quasi
essenzialmente quando si raggiunge un livello profondo di trance ipnotica,
condizione che pertanto interessa una frazione minima di soggetti.
Lo stato di trance ipnotica può essere elicitato mediante l’utilizzo di svariate
tecniche, fra le quali quelle più ampiamente e più recentemente adottate fanno
uso di procedure di rilassamento progressivo, di concentrazione mentale e
visualizzazione guidata, servendosi di un approccio prevalentemente
“accomodante” e flessibile, modellato sulle caratteristiche del soggetto (stile
materno), e non più un approccio essenzialmente autoritario e direttivo (stile
paterno) come invece veniva spesso utilizzato dai primi ipnotisti precursori
delle moderne tecniche.
 
Per fornire una quadro sintetico ed esplicativo delle caratteristiche essenziali
dello stato ipnotico, formulo la seguente definizione:
 
-      “Lo stato ipnotico può essere definito come una particolare e specifica
condizione psicofisica caratterizzata da un’alterazione del normale stato di
coscienza, determinato da una parziale dissociazione psichica, ove emerge un
elevato stato di suggestibilità (una maggiore ricettività alle suggestioni),
un’elevata capacità di concentrazione ed attenzione selettiva, accompagnati da
un’inibizione dell’attività critica, analitica e logica dell’emisfero cerebrale
sinistro, e da una simultanea attivazione privilegiata della funzionalità
dell’emisfero cerebrale destro, con le sue capacità di elaborazione figurativa e
olistica, analogica e astratta. Svariati studi hanno riscontrato che lo stato di
trance ipnotica è caratterizzato da tracciati elettroencefalografici che si
differenziano da quelli caratteristici sia dello stato di veglia che da quelli del
sonno: i tracciati EEG della trance ipnotica sarebbero particolarmente ricchi di
onde cerebrali lente di tipo alfa e teta, che denoterebbero una maggiore
connessione razionale con la sfera mentale subcosciente”   –
 
Per fornire un esempio pratico esplicativo di ciò che può essere lo stato ipnotico,
e per dare maggiore chiarezza a coloro che si interrogano su quella che possa
essere la natura di una trance ipnotica, mi piace fare riferimento a due
condizioni che tutti conosciamo per averne fatto praticamente un’esperienza
quotidiana, e che ritengo si avvicinino per la loro peculiarità psicofisiologica, alle
caratteristiche della trance ipnotica leggera, media e profonda:
 
lo stato psicofisico di rilassamento che si raggiunge quando si distendono
estensivamente i muscoli del corpo e ci si rilassa mentalmente,
accantonando le preoccupazioni ed i pensieri relativi alle attività
quotidiane, potrebbe essere assimilato a una condizione di trance ipnotica
leggera
 
lo stato psicofisico che caratterizza la condizione fisica e mentale
normalmente raggiunta prima dell’addormentamento (stato ipnagogico)
rispecchia per le sue peculiarità i livelli di trance ipnotica media e
profonda, a seconda della fase che progressivamente precede il sonno
completo
 
 
Come ripetutamente sostenuto da svariati autori, compreso il sottoscritto, anche
la psicoanalisi ortodossa (quella freudiana) viene spesso condotta su un
paziente che raggiunge uno stato ipnoidale (trance ipnotica leggera), date le
caratteristiche della tecnica e della dinamica di conduzione nel setting
psicoanalitico. Per questo motivo si ritiene che S. Freud, nonostante la censura
da lui operata in merito all’impiego psicoanalitico dell’ipnosi (il cui valore però
riconoscerà fino alla fine della sua opera, e particolarmente e in modo rinnovato
durante i suoi ultimi anni), in effetti abbia comunque, suo malgrado, continuato
ad utilizzare involontariamente  l’ipnosi nella pratica della sua psicoanalisi.
 
L’ipnosi viene utilizzata da molti psicologi e psicoterapeuti quale strumento
terapeutico  di esplorazione e analisi psicologica. In ambito terapeutico, infatti, si
sfrutta la capacità dello stato ipnotico di elicitare una condizione di “recupero
ipermnestico”, cioè la facoltà di recuperare, durante la trance ipnotica, ricordi
normalmente obliati o bloccati allo stato di coscienza vigile, e pertanto la sua
capacità di determinare un contatto più profondo e diretto fra i domini
conscio e inconscio dell’apparato psichico. Inoltre si sfrutta l’elevata
capacità di sintesi mentale e olistica che caratterizza la trance ipnotica, grazie
all’iperattivazione dell’emisfero cerebrale destro. Un’altra ragione all’utilizzo
dell’ipnosi fa capo a una concezione prettamente neurofisiologica: svariati autori
sostengono che lo stato ipnotico è in sé terapeutico, consentendo
un riequilibrio dell’attività del sistema nervoso autonomo (simpatico e
parasimpatico), del sistema limbico-ipotalamico, e di conseguenza
dell’attività neuro-ormonale, responsabile di svariati scompensi di natura
psicosomatica.
 
In ambito clinico le applicazioni dell'ipnosi spaziano dal campo medico a quello
psicoterapeutico. In particolare nel settore medico, dalla medicina generale ed
internistica alla chirurgia, dalla traumatologia alla ginecologia, dalla
dermatologia alla pediatria, dall'oncologia alla psichiatria, dall'odontoiatria alla
medicina sportiva.  Non soltanto nei  paesi anglosassoni, ma in tutti quelli
scientificamente più avanzati,  l'ipnosi viene utilizzata ed è oggetto di ricerche
nelle Facoltà di Medicina e di Psicologia, nonché nei più autorevoli Ospedali ed
Istituti specializzati, sia privati che pubblici. L’ipnosi può essere impiegata per
correggere comportamenti disfunzionale (ad esempio l’abuso di sostanze, nei
casi di tabagismo, alcolismo, tossicodipendenze varie, ecc.), per diminuire lo
stress situazionale, per ridurre alcune fobie, per la produzione di analgesie
immediate e a lungo termine, per produrre il miglioramento di sintomi collegati
a malattie, per accelerare il decorso post-operatorio, e per incrementare la
connessione mente-corpo allo scopo di promuovere la guarigione. Da molti anni
si è verificato, con evidenze scientifiche, che l'ipnosi provoca nell'organismo
modificazioni fisiologiche misurabili con specifici parametri fisiologici, che
rafforza le difese immunitarie,  e che può dare straordinari risultati nella cura di
tante patologie organiche. Tuttavia il settore in cui l’ipnosi trova la più vasta
applicazione è certamente la psicoterapia. L’ipnoterapeuta cura le condizioni di
disagio psicologico e svariati disturbi psicosomatici, nell’interesse del paziente e
previo consenso del medesimo, nel massimo rispetto della sua personalità .