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Area Competenze di base Competenze avanzate (padronanza)

I. La persona Attitudine all’ascolto, atteggiamenti di Lavoro personale (terapeutico) e confronto


sincero interesse, postura di attenzione al professionale (supervisione) per alimentare e
benessere dell’Altro; mantenere vivi gli aspetti vocazionali; prevenzione
Cura del proprio benessere psicofisico e stress e burn-out attraverso la gestione del
mentale; motivazione e curiosità verso tempo, il rifornimento affettivo e le tecniche di
l’Umano; armonizzazione del sapere con il mindfulness;
fare, l’essere e il creare; forza d’animo, competenze nel problem solving e nei processi
flessibilità, resilienza personale e decisionali di supporto alla carriera; capacità di
professionale. leadership e di delega.
II. Le teorie di riferimento Conoscenza dei diversi approcci di lettura Uso delle risorse dei diversi apporti teorici in
dell’Umano e delle rispettive applicazioni modo mirato (verso l’obiettivo di cambiamento),
elettive nei diversi contesti e fasi del temporizzato (rispetto alle diverse fasi del
cambiamento (es. importanza della processo) e misurato (sulle caratteristiche del
prospettiva umanistica nell’accoglienza e cliente) per costruire trattamenti personalizzati di
nelle situazioni di alta reattanza del cliente). alta efficacia clinica.
III. La comunicazione Tecniche di comunicazione efficace, Parlare in pubblico, condurre seminari e
sintonizzazione empatica; lettura conferenze, tenere lezioni; negoziare conflitti e
psicocorporea per una conduzione qualitativa mediare relazioni difficili; scrivere testi di tipo
del colloquio di sostegno; individuazione dei divulgativo e scientifico, collaborare con riviste
canali rappresentazionali preferenziali. specializzate, curare rubriche psicologiche;
rilasciare interviste per radio e TV.
IV. La relazione Strutturazione di un setting affidabile, Piena consapevolezza di sé, dell’Altro e della
disponibile, attendibili, con confini e regole relazione: sviluppo dell’attenzione intenzionale on
chiari ed espliciti; creazione di un contesto giudicante all’esperienza del momento presente
Base-Sicura e sviluppo di un legame di (interpersonale, relazionale, intersoggettivo);
attaccamento compatibile con il Modello compatibilità ottimali anche con clienti difficili;
Operativo Interno del cliente, orientato alla elaborazione e restituzione dell’esperienza
sicurezza; costruzione, mantenimento e psicocorporea nello spazio intersoggettivo;
sviluppo dell’alleanza, individuazione rotture sviluppo della presenza empatica condivisa;
e riparazioni puntuali e tempestive; ricorsività lavoro con la relazione reale, autosvelamenti
relazionali e temi centrali; lavoro sul processo mirati nel “qui ed ora” dell’immediatezza del
della relazione in atto; sviluppo di una processo relazionale; considerazione del processo
comunicazione dialogica collaborativa; parallelo nelle restituzioni al cliente.
gestione dei momenti transferali e
controtransferali.
V. Competenze di intervento: Analisi della domanda, raccolta e Visione pluralistica integrata dell’esperienza
organizzazione di informazioni significative soggettiva, interpersonale e collettiva del cliente
la gestione del caso
(applicazione del genogramma familiare, uso nelle sue espressioni interiori ed esteriori, ai livelli
del BASIC-ID; anamnesi, assessment, della corporeità, della mente e dell’evoluzione
valutazione e diagnosi, integrazione di aspetti spirituale; organizzazione delle informazioni
nomotetici e idiografici); concettualizzazione, derivanti da ambiti e livelli diversi secondo linee di
pianificazione, implementazione e verifica complementarietà sinergica; applicazione di
dell’intervento nelle sue componenti di esiti e strumenti di varia natura, struttura e complessità
di processo. per la valutazione progressiva integrata.
VI. Strategie e tecniche Interventi motivazionali, di sostegno, di Selezione mirata delle tecniche elettive nelle
problem solving e decision making, di diverse fasi dell’intervento in risposta alle
autoregolazione e contenimento (diario, specifiche caratteristiche del cliente e del
agenda), di prevenzione e promozione della Counsellor; sviluppo di competenze tecniche di
salutogenesi; applicazione di strategie valutazione e intervento in ambiti specifici di
esperienziali emotivo-affettive (esplorazione applicazione (psicologia giuridixa, minori, lavoro,
del mondo soggettivo), sistemico-relazionali emergenze, mediazione relazionale, affidamento
(lettura contestualizzata), cognitivo- e adozione, etc.); approfondimento di tecniche
comportamentali, psicocorporee; tecniche elettive per specifiche categorie diagnostiche e/o
espressive e creative; Mindfulness. di integrazione complementare all’approccio di
base, es. tecniche di impatto, etc.
VII. Sviluppo professionale Gestione aspetti normatici della professione; Lavoro di approfondimento e di crescita
organizzazione del tempo e pianificazione personale, autosupervisione regolare,
dell’agenda; supervisione individuale e di gruppo;
aggiornamento permanente, supervisione, partecipazione a corsi, convegni, congressi;
formazione continua, adesione a confronto adesione attiva ad associazioni di categoria e
con la comunità scientifica di appartenenza. iniziative affini.
VIII. Promozione professionale Competenze informatiche, conoscenza Realizzazione di progetti innovativi connessi con il
inglese, principi essenziali di marketing, presente storico e lo spirito nel tempo;
e visibilità clinica
costruzione e aggiornamento del sito-web, promozione di iniziative a favore della comunità;
pubblicazioni divulgative e scientifiche; organizzazione di eventi scientifico-culturali
partecipazione a eventi e iniziative pubbliche rilevanti per la collettività e la comunità
di carattere sociale e scientifico; capacità scientifica.
collaborativa: sviluppo di reti professionali e
lavoro in équipe.
IX. Creatività professionale Immaginare scenari professionali alternativi, Applicazione del “marketing laterale” per
individuare nuove domande e potenziale generare prodotti e servizi innovativi congruenti
utenza; fiducia nelle proprie capacità intuitive con la realtà socio-economica attuale.
e di pensiero divergente.
X. Etica e deontologia Mantenere l’intervento all’interno delle Promuovere iniziative di divulgazione del
competenze e delle responsabilità del Counselling all’interno dei suoi confini e delle se
Counsellor, sviluppando un contratto di caratteristiche identitarie;
lavoro chiaro, trasparente e condiviso (il adesione ad associazioni che utelano la qualità, la
consenso informato come documento e come correttezza e la trasparenza delle buone pratiche;
dialogo costante sull’andamento del lavoro d assunzione di responsabilità della propria
Counselling); rispetto dei confini professionali competenza a tutela di sé e del cliente attraverso
che regolano le dimensioni strutturali e la formazione permanente con incremento delle
interpersonali del setting. abilità di intervento, e la supervisione.

Tab. 1 Aree di competenza clinica e padronanza per prestazioni efficaci

 lo sviluppo dell’alleanza è cruciale nella costruzione e nella crescita della relazione e implica
un’intesa consolidata tra i partecipanti all’interazione e un accordo sugli obiettivi da perseguire, e
sui compiti da praticare per raggiungerli;
 le diverse forme di terapia (individuale, di coppia, familiare, di gruppo) producono cambiamenti
significativi a livello sintomatico e della qualità della vita, promuovono un funzionamento più
adattivo con cambiamenti duraturi, e incidono sul risparmio di cosi del servizio sanitario.
 Le caratteristiche del paziente e dello psicologo influenzano i risultati del trattamento;

Prestazione efficace => composta da capacità, competenza, abilità e padronanza.

Per capacità si intende un ampio spettro di abilità personali relative a uno standard di requisiti; implica
anche il saper monitorare e portare cambiamenti nelle prassi cliniche sulla base di una riflessione su di sé e
sul senso del proprio agire; implica fornire prestazioni adeguate al contesto, in relazione a standard esterni
e soggette a miglioramento.

Per competenza si intende un’integrazione interrelata di conoscenze, acquisizioni tecniche, postura


professionale e disposizione personale, attuata a sostanziale beneficio del cliente. Quando il professionista
competente utilizza e adatta il proprio bagaglio tecnico, generando nuove acquisizioni e conoscenze, e
migliorando le prestazioni, si evidenziano l’abilità e la padronanza nell’uso degli strumenti, la gestione
consapevole degli stessi all’interno di una cornice di apprendimento, e la formazione personale e
professionale permanente.

Lo psicologo clinico competente pensa in modo efficace, creativo, resiliente, flessibile: entra facilmente in
sintonia con il cliente, organizzando in modo significativo i dati osservativi del campo corporeo (forma,
postura, fisognomica, comunicazione non-verbale e paraverbale) e riconoscendone i sistemi
rappresentazionali, lo stile di linguaggio, i riferimenti culturali, il sistema di preferenze e attese, la postura
interpersonale; utilizza un atteggiamento cognitivo con forte impronta intuitiva, pur facendo riferimento a
mappe concettuali per la valutazione e la pianificazione del lavoro di sostegno. Il tipo di pensiero che
utilizza è quello non lineare, poiché proprio in questo modo riesce a vedere/immaginare quello che può
essere il percorso di cambiamento del cliente.
Lo psicologo clinico competente ha sviluppato una sensibilità olistica: esprime un’intensa compatibilità
empatica ed è in un contatto emotivo psicocorporeo profondo con sé, con il cliente e con lo stato della
relazione in atto.
Lo psicologo clinico competente agisce secondo strategie unitarie coerenti ed efficaci: sviluppa e mantiene
un’alleanza operativa e relazionale forte attraverso la richiesta di costanti feedback da parte del cliente,
rileva tempestivamente i segnali di rottura dell’alleanza stessa, e procede operativamente alla riparazione;
riconosce se il lavoro è corrispondente alle necessità del cliente, e sa ripensare e modificare interventi poco
compatibili con il raggiungimento degli obiettivi concordati.
Lo psicologo competente è in un costante processo riflessivo consapevole: la prassi terapeutica, i passi
elettivi per la piena comprensione del cliente, la consapevolezza delle proprie risonanze emotive
controtransferali e l’uso delle stesse a sostegno del processo di cambiamento, sono oggetto di riflessione
continua (e di dialogo con il cliente), di automonitoraggio, di autosupervisione e di supervisione tra pari e
con esperti.

PADRONANZA DI STRUMENTI E TECNICHE

Il genogramma => consiste nella rappresentazione grafica della struttura della famiglia lungo l’arco di una o
più generazioni. Vengono raccolte le narrazioni circa le relazioni tra i soggetti rappresentati, la presenza e la
qualità della comunicazione tra loro, le somiglianze e le differenze reciproche, miti, o rituali, che
caratterizzano parti del sistema rappresentativo. La rappresentazione grafica del soggetto all’interno di una
matrice familiare valorizza il senso di appartenenza e consente di identificare, definire e visualizzare il posto
che si occupa nella matrice; connette il presente soggettivo e relazionale al passato, rivelandone gli
elementi caratterizzanti e le ricorsività relazionali, e getta un ponte verso il futuro attraverso la conoscenza
consapevole e la libertà di scelta. Una volta compresi copioni, “investiture”, ruoli, pesi e risorse derivanti
dalle radici familiari, si passa a selezionare il bagaglio personale per la vita, e a ridecidere il modo di essere
al mondo. Tutto ciò aiuta la persona a rendersi conto di miti, svelare segreti, riconoscere ruoli e credenze, e
a consapevolizzare la qualità del clima familiare e come alcuni elementi caratterizzanti determinati
personaggi abbiano influito sulla percezione che la persona ha di sé; permette di vedere se stessi nella
globalità della propria matrice familiare e di modulare le emozioni relative a eventi e persone attraverso la
giusta distanza consentita dalla visuale narrativa. Le informazioni sulle distanze fisiche ed emotive tra le
persone, sulla rete di aiuti e risorse interne ed esterne al nucleo di origine permettono di evidenziare nessi
e relazioni tra i membri, di esplorare le emozioni sottostanti, e di confrontare diversi punti di vista. Si lavora
sulla percezione soggettiva della realtà familiare: non tanto gli eventi, quanto il significato che gli stessi
hanno rivestito, o rivestono, per chi li ha vissuti, costituisce materiale di elaborazione nel setting.

La gestione del tempo e l’uso dell’agenda => inizialmente insieme al Counsellor e poi autonomamente si
stabilisce quando, dove ed eventualmente con chi verrà attuato un certo comportamento. Orari, luoghi e
modalità vengono annotati nell’agenda, sulle cui pagine prenderà forma il ritmo delle azioni che si
susseguono, dando un senso di tempo compiuto e significativo alle cose semplici ma quasi mai facili.
L’impegno che si prende con se stessi, una volta che l’azione è stata scritta, testimonia un atto di volontà e
una decisione di cambiamento, e produce effetti positivi sul senso di autoefficacia e di autostima. Svolgere
insieme al cliente questo compito facilità la sua adesione a “pensare a cosa farà domani”, e poi anche ad
impegnarsi a realizzarlo. Una volta superata la fase iniziale, si passa all’organizzazione delle diverse attività
giornaliere con un’equilibrata distribuzione di impegni, doveri, tempo libero piacevole e tempo del vuoto.
Qui l’agenda e le liste differenziate di cose da fare consentono in primo luogo di consapevolizzare e
fotografare la situazione attuale, per poi decidere una nuova distribuzione del tempo, facendosi sostenere
dalla delega. Una bona organizzazione del tempo costituisce anche un fattore di prevenzione dello stress e
di moderazione dei sui effetti. È importante facilitare nel cliente la competenza nella valutazione “di quanto
tempo ha bisogno per portare a termine un’azione, un progetto, un impegno”. Per organizzare il tempo in
modo efficace è molto utile seguire una pianificazione strutturata. Si inizia con il decidere un tempo preciso
da dedicare alla pianificazione, si procede con la formulazione di una lista generale di tutte le cose da fare
nei vari ambiti, con le scadenze da rispettare, e si passa alla suddivisione delle diverse attività in liste
differenziate. In questa fase si possono evidenziare con colori diversi le priorità e le possibilità di delega
degli impegni da assolvere. Dopo questa fase si passa a strutturare gli impegni nell’agenda, memoria
dell’attività quotidiana che permette di operare con ordine e autodisciplina, e che consente di sviluppare
un’alleanza operativa con il cliente; contiene l’elenco dei compiti da svolgere, le priorità, il tempo che
occorre per portare a termine un lavoro, e gli obiettivi da raggiungere.
Nell’agenda si prende nota:

• Dell’attività da svolgere in un tempo definito;


• Degli impegni programmati e dei nuovi compiti;
• Di lavori importanti, da svolgere in un determinato giorno.

Il planning deve sempre essere ben visibile e leggibile. Il diario, come autonarrazione curativa e strumento
di autosostegno e addestramento alla funzione riflessiva costituisce un mezzo di grande utilità operativa nel
processo di Counselling. L’atto dello scrivere può essere analizzato in base a quattro criteri: il potere
liberatorio, l’utilizzazione simbolica, la possibilità di un’analisi “alla giusta distanza”, e l’inoffensività del
mezzo per sé e per gli altri. Con la scrittura è possibile riparare il passato, progettare e creare il futuro, e
dare forma al presente. Raccontare, narrare e riferire sono sempre operazioni della memoria, che
nonostante ogni sforzo, no rispecchiano la realtà dei fatti, piuttosto li traducono, o li rappresentano, ed è
significativo proprio il modo in cui la persona costruisce queste rappresentazioni, poiché questo fa capire
quale sia il sistema di attribuzione di valore che la persona utilizza nel narrare se stessa e la propria vita.
La narrazione di sé come avvio ed espansione del processo riflessivo prende forma potentemente
trasformativa nei diari strutturati: si tratta di registrazioni intensive, quotidiane, divise in sezioni, e
sottoposte a un auto-feedback periodico. Il diario, assegnato come compito tra le sedute, rappresenta una
risorsa importante per costruire la relazione, e per mantenere il legame anche durante le separazioni.

La pratica della mindfulness => la mindfulness può essere concettualizzata come una “modalità di
consapevolezza” descrivibile attraverso un modello a due componenti, ciascuna delle quali è definita in
termini di specifici comportamenti, manifestazioni esperienziali e processi psicologici implicati:

• L’autoregolazione dell’attenzione, che è mantenuta sull’esperienza immediata, e che perciò


favorisce un aumento del riconoscimento degli eventi mentali nel momento presente;
• L’orientamento verso la propria esperienza nel momento presente caratterizzato da curiosità,
apertura ed accettazione.

La mindfulness si basa sulla “meditazione di consapevolezza”, si riferisce ad un’attenzione consapevole,


intenzionale e non-giudicante alla propria esperienza, nel momento in cui essa viene vissuta.
È sostanzialmente un’esperienza vissuta, uno stato mentale, uno stato di coscienza, che ha a che fare con
particolari qualità dell’attenzione e della consapevolezza. La mindfulness si propone di aiutare a sostituire
nella vita quotidiana i comportamenti reattivi automatici e distruttivi con scelte consapevoli e appropriate
al contesto attraverso l’apprendimento la coltivazione quotidiana di abilità fondamentali.
La pratica della mindfulness consente di:

• Sviluppare competenze pratiche specifiche per imparare ad affrontare le situazioni difficili e/o
stressanti;
• Utilizzare tecniche per divenire più coscienti dell’interazione mente/corpo;
• Apprendere modi per mantenere un equilibrio interiore attraverso la messa a fuoco e la gestione
delle emozioni e dei pensieri intercorrenti;
• Accrescere la consapevolezza metacognitiva per ridurre l’automaticità del funzionamento mentale
usuale e per favorire disidentificazione, distacco e deautomatizzazione di pensieri ed emozioni, e
maggiore accettazione e apertura all’esperienza;
• Ridurre la ripetitività automatica della ruminazione nei vissuti depressici e delle paure nell’ansia,
favorendo una differenziazione dalla realtà e una disidentificazione (decentramento) dagli stessi;
• Diminuire la riattivazione dei pattern di pensieri disfunzionali.

La mindfulness fornisce una guida su come vedere con chiarezza il funzionamento della mente piuttosto
che i suoi contenuti; rappresenta un apprendimento fondamentale nello sviluppo delle capacità
metacognitive fortemente ridurre, o bloccate, in persone molto sofferenti. La mindfulness può essere
appresa attraverso un training, in cui le diverse abilità che la compongono vengono sperimentate in un
piccolo gruppo sotto la guida di un agevolatore, e poi vengono praticate a casa. L’obiettivo generatore di
salute facilitato dalla pratica della mindfulness è imparare a trovare una corrispondenza adeguata tra gli
eventi e i pensieri. Imparare a riconoscere i pensieri in quanto tali e non considerarli dati di fatto è una
componente del lavoro basato sulla mindfulness.
I passi che si susseguoo nell’apprendimento vengono agevolati da esercizi che vanno ripetuti per rendere
naturale questa pratica, e che seguono questa progressione:

• Consapevolezza del pilota automatico; esercitazione per la descrizione dell’esperienza


fenomenologica di un oggetto di attenzione;
• Consapevolezza del respiro;
• Essere presenti ed esplorare l’esperienza;
• Accettare, accogliere, “lasciare che sia”;
• “Un pensiero è un pensiero”;
• Concentrazione su padronanza e piacere.

INTEGRAZIONE TRA COACHING E COUNSELLING

Il Counselling psicologico è una pratica professionale svolta all’interno di una relazione definita da un
contratto, che consente ai clienti di sviluppare il proprio potenziale e l’autonomia personale, professionale
e culturale, per gestire al meglio le proprie risorse nella risoluzione di problemi soggettivi e interpersonali;
favorisce la promozione del benessere, la prevenzione del disagio psico-sociale, l’aiuto e l’orientamento
psicologico in campo personale, sociale e professionale agevolando lo sviluppo dell’identità e delle
attitudini dell’individuo considerato in interazione costante con il suo contesto di appartenenza. Il
Counselling psicologico è focalizzato sul concetto di salute, ed è concentrato essenzialmente sullo sviluppo
e sulla promozione del benessere della persona. Il processo di cambiamento pone l’accentro sulla necessità
di considerare l’individuo inserito nel suo contesto con le sue assunzioni e i significati da lui condivisi.

Lo psicologo Counsellor accoglie ed agevola la persona nella scoperta del proprio potenziale, promuovendo
la sicurezza di sé e la sensazione di autoefficacia; è un professionista qualificato, che lavora in modo
indipedente, o in collaborazione con altre figure; possiede conoscenze versatili e utilizzabili in vari settori, e
ha assimilato e padroneggia teorie e tecniche dei principali modelli operativi per poter facilitare la persona
che si rivolge a lui; adatta e monitora i propri interventi in stretta correlazione con le caratteristiche
specifiche del cliente, quali la consapevolezza del problema, l’intenzionalità motivazionale al cambiamento,
il grado di problematicità presentata, il sistema di preferenze e aspettative nei confronti dello psicologo
Counsellor, la fiducia/reattanza nella relazione, lo stile di coping, l’orientamento auto-centrato/socio-
centrato, lo stile di attaccamento e la disponibilità di una rete di supporto sociale.

Il fattore più importante nel processo di cambiamento è costituito dalla relazione nei suoi aspetti strutturali
(setting, regole, contratto) e interpersonali (empatia, alleanza, sintonizzazione, fiducia). Il Counselling
psicologico prevede un percorso breve e un numero definito di incontri con l’obiettivo di agevolare il
cliente in una riattivazione energica che gli consenta di individuare i propri bisogni e le modalità più
consone per soddisfarli.

Il Coaching è una forma personalizzata di accompagnamento individuale, professionale, o di gruppo, tesa


ad armonizzare l’essere nella vita privata e a ottimizzare il rendimento nel fare professionale; è una tecnica
finalizzata al miglioramento della performance attraverso lo sviluppo delle potenzialità personali; è un
processo che permette al cliente in primo luogo una più consapevole e flessibile modalità di lettura di sé e
della situazione nella quale opera; le sue finalità sono l’elaborazione e il monitoraggio di programmi
concreti di autosviluppo e autoefficacia, attraverso nuove modalità di essere e di fare. Il coaching serve a
focalizzare gli obiettivi, declinandoli creativamente in una serie di scelte, azioni e risultati da raggiungere.
Il coaching aiuta a:

• Ristrutturare credenze, convinzioni e pregiudizi autolimitanti;


• Valorizzare e potenziare le risorse interne già presenti in ognuno;
• Chiarire e raggiungere più efficacemente gli obiettivi e le mete;
• Liberare l’entusiasmo e la creatività inespressa.

Il coach si trova a lavorare principalmente su tre livelli: personale, professionale, organizzativo.

Il coaching aiuta a gestire esperienze lavorative temporanee con maggiore elasticità e maggiore slancio, e a
trovare le strategie migliori per far fronte alle difficoltà e ai continui cambiamenti, aumentando la capacità
di miglioramento e la flessibilità, e scoprendo al tempo stesso le risorse per mantenere una stabilità nel
raggiungere i propri obiettivi: favorisce cioè lo sviluppo delle capacità di autogestione nell’individuo. E’
dunque un metodo finalizzato al miglioramento della performance tramite lo sviluppo delle potenzialità
personali, che permette al cliente di apprendere una più consapevole e flessibile modalità di lettura di sé e
della situazione nella quale opera; consente di facilitare il raggiungimento di obiettivi in maniera ottimale,
declinandoli creativamente in una serie di scelte, azioni e risultati, valutando costi e benefici, e
considerando elementi che permettono sia alti livelli di efficienza che efficacia.

Linee guida processo di coaching: ascoltare con empatia; formulare domande potenti; provocare; attivare
giochi di ruolo; diario e agende; problem-solving; tecniche di creatività.

Possiamo affermare che il Counselling psicologico e il coaching hanno in comune:

• L’importanza della relazione;


• L’esistenza di un setting;
• La formulazione di un contratto di lavoro e intervento;
• La progettualità per il raggiungimento di obiettivi e scopi;
• Il pagamento;
• La condivisione di comportamenti etici;
• La presenza di un operatore congruente, che abbia lavorato su di sé, che sia consapevole, e in
grado di gestire e separare dal contesto della relazione le sue problematiche interne.

Entrambe le pratiche si caratterizzano per una forma di relazione a due che, nel rispetto reciproco, vede
l’uno sostenere ed agevolare l’altro nello sviluppo di se stesso.

Integrazione tra le due discipline => Mental-Coaching => approccio che incorpora i saperi della psicologia,
del lavoro, della filosofia e della spiritualità, avvalendosi di una metodologia e di strumenti tratti e riadattati
da un’accurata selezione di principi attivi della relazione di aiuto, della psicoterapia e del Counselling
psicologico. Il Mental-Coaching, in un’ottica di costante miglioramento della qualità della vita, si focalizza
principalmente sulle potenzialità e sulle risorse del cliente in funzione di una meta futura. È intervento
soprattutto di tipo psicologico, in quanto si costruisce con il proprio cliente una relazione riservata
caratterizzata dalla fiducia; si definisce un setting inteso come “luogo d’incontro”, meno strutturato
rispetto a quello del Counselling, e un contratto all’interno del quale vengono identificati:

• Gli obiettivi che attraverso il percorso si intende raggiungere;


• Le modalità per verificare che siano stati raggiunti;
• Il modo ed i temi degli incontri.
VALUTAZIONE E CONCLUSIONE DEL COUNSELLING PSICOLOGICO

Una valutazione accurata è un prerequisito essenziale per la scelta del piano di trattamento più idoneo;
essa permette anche di prevedere quali problemi potrebbe affrontare la coppia di lavoro psicologo-cliente,
e aiutare a decidere quale professionista scegliere per massimizzare gli effetti dell’intervento. La
psicodiagnosi in tal senso assume valore di analisi e fondamento di un progetto terapeutico condiviso. La
psicodiagnosi (o valutazione clinica), in ambito psicologico è la valutazione globale, transitiva e progressiva
del cliente, che sottolinea non solo le difficoltà, i disturbi e i deficit (come la diagnosi), ma anche i punti di
forza, le parti sane, le risorse, le potenzialità e qualità. Il professionista coinvolge attivamente il cliente
quale collaboratore in un processo esplorativo: il cliente è considerato come persona che ha un notevole
contributo da dare alla comprensione valutativa finale. La psicodiagnosi mette l’accento sull’unicità
dell’individuo, evidenziando sia le sue differenze dagli altri (approccio idiografico) che le sue assonanze,
mentre la diagnosi tende invece ad omologare le persone, raggruppandole sulla base delle similitudini
(approccio nomotetico). Il clinico lavora in maniera idiografica e cerca di trovare schemi di informazione
significativa all’interno dei dati generati dalle molte scale ed emersi dai vari metodi di testing insieme alle
osservazioni del cliente ed alle notizie ricavate dalla sua storia.
Il processo valutativo si dovrebbe concentrare su:

• I cambiamenti;
• Le aree di personalità problematiche;
• La presenza (o assenza) di conflitti;
• La gravità dei disturbi del cliente ed i suoi punti di forza;
• Il livello adattivo delle sue relazioni interpersonali;
• I vari aspetti del funzionamento affettivo e cognitivo;
• Il processo e gli esiti del trattamento;
• I cambiamenti progressivi.

Una buona valutazione deve evidenziare almeno cinque punti:

1. La relazione tra problematica e tipologia di personalità, cioè livello superficiale e livello profondo: la
valutazione quindi deve essere sintomatologica, comportamentale e dinamica;
2. Gli eventuali livelli di patologia ed i loro nessi: durante la raccolta iniziale dei dati si formulano
ipotesi, che si approfondiscono con l’accumulo di informazioni; la personalità esiste prima del
sintomo, e quest’ultimo ha un’evoluzione che dipende dalla personalità e dalle relazioni tra
personalità e sintomo stesso;
3. Il rapporto tra crisi e cronicità: il sintomo cronicizzato è più difficile da modificare;
4. Il potenziale di cambiamento di quel particolare cliente;
5. L’impatto del modo di formulare la psicodiagnosi/valutazione con lo sviluppo della “strategia di
intervento”.

Gli obiettivi principali consistono nell’identificazione del problema, nella conoscenza complessiva e nella
valutazione della situazione. Il termine valutazione di personalità si riferisce a procedure elaborate per
valutare i modi caratteristici di pensare e di agire di una persona, ovvero la descrizione e l’analisi della
personalità per mezzo di varie tecniche, quali inventari di personalità, osservazioni, interviste/colloqui,
checklist, rating scale e tecniche proiettive. La valutazione include anche misure di interessi, valori,
capacità, stile cognitivo e percettivo, ed altre dinamiche interne e comportamenti, che caratterizzano
l’unicità dell’individuo.

Lo scopo della fase finale di un percorso si focalizza sulla valutazione della prontezza dell’individuo a
concludere, sul prepararlo per questo evento e sul rinforzare la possibilità della continuità del suo successo
per il futuro. Di solito la valutazione del professionista rispetto al suo cliente nella fase finale del
trattamento è basata sulla risoluzione o dissoluzione del problema lamentato. Gli obiettivi che ciascuno
psicologo dovrebbe porsi nella fase conclusiva del processo sono:

1. Convalidare l’apprendimento (risultati significativi);


2. Risolvere i residui transferali di attaccamento;
3. Potenziare l’autostima e la fiducia;
4. Massimizzare le capacità di mantenere il cambiamento nel futuro.

In questa fase si gioca l’interazione tra i bisogni del cliente e quelli del professionista. L’attenzione sul “qui
ed ora” coltivata nel corso delle sedute, va trasportata anche fuori dal setting, rimanendo un’abitudine
quotidiana anche dopo la fine del lavoro terapeutico. L’automonitoraggio costante di stati d’animo, pensieri
ed emozioni, aiutato dalla compilazione di un diario quotidiano, è uno tra gli strumenti più potenti per
prevenire le ricadute.

VERSO LA PROMOZIONE DI UNA PSICOLOGIA DELLA SALUTE

La psicologia della salute è l’insieme dei contributi specifici (scientifici, professionali, formativi) della della
disciplina psicologica mirati:

• Alla promozione e al mantenimento della salute;


• Alla prevenzione e al trattamento della malattia;
• All’identificazione dei correlati eziologici e diagnostici della salute, della malattia e delle disfunzioni
associate;
• All’analisi e miglioramento del sistema di cura e della salute ed elaborazione delle politiche della
salute.

La psicologia della salute enfatizza come la salute e malattia rappresentino un continuum, ed esplora come
i fattori psicologici influenzino la salute in ogni suo stadio: dall’esordio della malattia (credenze e
comportamenti, cause di alcuni comportamenti, quali stress e dipendenze), alla ricerca d’aiuto (percezione
dei sintomi, cognizione riguardante la malattia, comunicazione tra medico e paziente), all’evolversi della
malattia (stress, cambiamenti del comportamento), ai risultati (longevità, qualità della vita).

Il Counselling è focalizzato sul concetto di salute non più intesa come assenza di malattia, ma come sviluppo
e promozione del benessere della persona raggiunto allorché gli individui sviluppano e mobilitano al meglio
le proprie risorse in modo da soddisfare prerogative sia personali (fisiche, emotive, mentali e spirituali) che
esterne (sociali, culturali e materiali). Salute e malattia non sono, pertanto, condizioni che si escludono a
vicenda, bensì punti terminali di una comune continuità.
Il processo di cambiamento pone l’accento sulla necessità di considerare l’individuo inserito nel suo
contesto socioculturale, con le sue assunzioni e i significati da lui condivisi.
Ci sono quattro aspetti che un Counsellor dovrebbe sempre tenere a mente:

a) Impegnarsi a conoscere la visione soggettiva e personale che i clienti hanno riguardo la salute,
conoscenza che rappresenta il primo passo verso una chiara comunicazione;
b) Cercare di fare, quando possibile, riferimento alla pratica basata sull’evidenza, e avvalersi di
interventi e tecniche per le quali esistano accertati risultati rispetto all’efficacia;
c) Impegnarsi a lavorare in un team interdisciplinare;
d) Seguire i principi etici al fine di sostenere il valore, la dignità, la potenzialità e l’unicità di ogni
individuo.
COUNSELLING PSICOLOGICO E IL WEB

Il Counselling on-line è una pratica professionale nella quale un esperto aiuta il cliente a vedere un suo
problema specifico da un altro punto di vista, eroga informazioni, e offre opinioni nel corso di brevi consulti
a distanza, durante i quali si utilizzano tecnologie elettroniche per comunicare attraverso Internet.
Il Counselling on-line costituisce una forma di comunicazione interattiva, testuale, elettronica tra un cliente
e un professionista della salute mentale che ha come obiettivo quello di migliorare la salute mentale e
comportamentale. Si tratta di qualsiasi servizio di salute mentale, che include, ma non è limitato alla
terapia, alla consulenza e all’educazione fornito da un professionista a un cliente non in un setting faccia a
faccia, ma attraverso le tecnologie di comunicazione a distanza come il telefono, le e-mail, le chat e la
videoconferenza. Gli interventi di salute mentale tramite internet includo delle informazioni sulla salute
mentale tramite siti internet, strumenti per lo screening e la valutazione, gruppi di sostegno on-line,
psicoterapia individuale e di gruppo, programmi di self-help.
Vantaggi principali del Counselling on-line:

• Potenzialità nel far crescere l’accesso ai servizi mentali, che possono così essere forniti a persone
che vivono in aree geograficamente isolate, a persone che non possono lasciare le loro abitazioni,
per malattie, limitazioni fisiche, difficoltò di trasporto, o obblighi familiari;
• Indicata per persone che hanno una diagnosi di fobia sociale e che hanno sentimenti contraddittori
rispetto al processo relazionale, per le quali sarebbe difficile cercare una terapia tradizionale per
ansia, o per paura di stigmatizzazione;
• È meno costoso del Counselling tradizionale, e questo gli consente di essere un servizio più
accessibile dal punto di vista finanziario;
• I suoi servizi sono convenienti anche dal punto di vista temporale, poiché possono essere fruiti in
qualsiasi ora del giorno da tutti coloro che possiedono un accesso ad Internet, e i clienti possono
ricevere il servizio comodamente all’interno del loro ambiente di vita;
• Maggiore libertà del professionista nell’organizzare il lavoro, e maggiore flessibilità della
comunicazione elettronica;
• La dilazione temporale permette sia al Counsellor che al cliente di avere uno spazio di riflessione:
non essendoci una pressione nel rispondere rapidamente, il cliente po' farlo quando si sente
pronto;
• Possibilità di registrare e conservare traccia delle sedute; l’atto dello scrivere è, inoltre, di per sé
terapeutico;
• L’elemento dell’anonimato può diminuire lo stigma associato al cercare aiuto per problemi mentali
e favorisce l’espressione di pensieri e sentimenti in persone timide, o spaventate, e anche in coloro
che temono il giudizio.

Principali svantaggi:

• Mancanza del contatto faccia a faccia: per alcune persone la mancanza della presenza fisica può
diminuire il senso di intmità e di impegno nella relazione;
• Mancanza di segnali non-verbali, che oltre a limitare lo sviluppo dell’alleanza, può anche rendere
difficile la formulazione di una corretta diagnosi e valutazione del paziente. Le parole scritte
possono essere formali e poco supportive, e avere una grande possibilità di essere fraintese;
• Gli stessi fattori che costituiscono degli elementi di vantaggio possono essere anche elementi di
svantaggio;
• Richiede che sia il Counsellor che il cliente abbiano delle competenze specifiche.

Per quanto riguarda le questioni etiche, la maggioranza degli autori sottolinea come importanti l’aspetto
della confidenzialità, della gestione dei confini, delle competenze specifiche del professionista, del dovere
di protezione del cliente, del consenso informato e delle credenziali del professionista.
COUNSELLING PSICOLOGICO NEI GRUPPI

Il lavoro di gruppo ben risponde alle esigenze di sviluppo, integrazione e creatività sia individuale che
sociale, in quanto costituisce un uso economico del tempo professionale ed un efficacie strumento di
sviluppo delle capacità interattive e relazionali sia in ambito socioaffettivo che lavorativo. Ogni clinico che
utilizza nel proprio piano d trattamento la metodologia del gruppo è consapevole di come il gruppo stesso
rappresenti un valido contenitore che, fungendo da laboratorio o da palestra esperienziale, fornisce la
possibilità di sperimentare nuovi modi di relazionarsi e di esprimere vissuti e difficoltà personali in un
contesto protetto. All’interno del gruppo vi è la presenza di un certo numero di cattori che facilitano il
cambiamento e la crescita personale, primo tra tutti il poter sperimentare un clima psicologico di sicurezza,
in cui essere facilitati a diminuire l’intensità delle proprie difese per esprimersi liberamente.
Il lavoro di gruppo costituisce una possibilità di far uso in modo consapevole, disciplinato e sistematico
delle conoscenze sui processi dell’interazione collettiva umana per intervenire in modo competente, o per
conseguire determinati obiettivi in un incontro di gruppo. Secondo Rogers è l’entrare in contatto con gli
altri l’esperienza principe che consente di uscire dal disagio esistenziale personale: attraverso la
condivisione della propria sofferenza e la comprensione altrui è possibile superare il proprio malessere e
mediante il cambiamento crescere evolvendo. Il gruppo tende ad esaltare la crescita della persona e lo
sviluppo e il miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali, attraverso un processo di
esperienza diretta. La combinazione tra Counselling psicologico individuale e lavoro di gruppo è una
strategia molto efficace per far sì che alcuni clienti supportati dal clinico riescano a creare essi e
collegamenti tra ciò che si verifica in ognuno dei due setting, giungendo alla consapevolezza di quello che in
entrambi viene sperimentato, e pervenendo infine all’integrazione delle diverse esperienze vissute.
Il lavoro di gruppo è indicato nei casi in cui siano presenti problematiche relative a ricorrenti e disadattive
modalità relazionali, così come nei casi in cui sia ragionevole pensare che la condivisione della condizione
esistenziale del cliente possa per lui rappresentare un fattore importante di cambiamento verso il
miglioramento.

Due tipologie di gruppo:

• Gruppi eterogenei = formati da componenti che presentano disagi differenti, ma difficoltà


interpersonali simili; l’inserimento in questi gruppi è indicato per i clienti i cui problemi più
pressanti riguardano la sfera delle relazioni interpersonali correnti sia all’interno che all’esterno dei
legami familiari.
• Gruppi omogenei = i membri vengono selezionati in base ad un elemento comune, cioè alla
presenza in essi di un tipo di malessere simili; l’inserimento in questi gruppi è indicato per i clienti
che presentano un disagio specifico, il quale si configura anche come primo motivo di assegnazione
a quel particolare gruppo.

Forsyth individua cinque fasi di sviluppo dei gruppi:

1. La prima ha una funzione di tipo esplorativo/conoscitivo;


2. La seconda è spesso caratterizzata dal conflitto;
3. La terza è quella normativa;
4. La quarta fase è quella esecutiva;
5. La quinta e conclusiva fase riguarda la “morte” del gruppo e il suo scioglimento una volta costituito
l’obiettivo per il quale era stato costituito.

Modello integrato-pluralistico-gestaltico di Giusti e Montanari (1993) => gli stadi evolutivi di un gruppo
possono essere delineati e ben compresi sulla base del ciclo del contatto gestaltico, e le fasi evolutive, nelle
quali si sviluppa un gruppo, possono essere individuate attraverso le quattro fasi del ciclo:

➢ Fase di pre-contatto;
➢ Fase di avvio del contatto;
➢ Fase di contatto pieno;
➢ Fase di post-contatto (o ritiro).

Il clinico impegnato in un intervento individuale con il cliente può ottimizzare il raggiungimento degli
obiettivi, concordati avvalendosi dell’inserimento del cliente stesso in un gruppo di evoluzione e crescita
personale, operando una scelta all’interno del vasto panorama delle tipologie di gruppo esistenti.
Affinché il gruppo possa configurarsi come contenitore sicuro e come ambiente protetto, all’interno del
quale potersi esprimere sulla base della propria libertà, rispettando quella altrui, è fondamentale che
vengano rispettate determinata regole organizzative e relazionali, atte a mediare il rapporto di ogni singolo
membro del gruppo con il clinico e con gli altri partecipanti:

• Riservatezza e confidenzialità;
• Astinenza da relazioni sessuali tra i membri;
• Il non fumare;
• Tempo a disposizione fisso;
• Il “Basta davvero!”;
• L’esclusione di osservatori casuali;
• Le assenze dal gruppo;
• Esprimersi invece di dialogare.

COPPIE E SISTEMI GENITORIALI

Nella coppia ciascun partner investe i propri vissuti emotivi mediante un interscambio continuo con l’altro.
La coppia è la realizzazione di una relazione costruita da due persone che condividono una particolare
progettualità, e percorre un ciclo di crescita, che inizia con una nascita, un’evoluzione e una
riconfigurazione continua nel suo divenire. La scelta matura diviene non la scelta dell’altro, ma della
relazione con l’altro: alla base di una scelta matura sta ciò che si ritiene di ricavare e scambiare in una
relazione, non le caratteristiche del partner in quanto tali. Una buona relazione è quella che permette
l’appagamento dei propri bisogni, e che consente una fluida alternanza dei ruoli come, ad esempio,
sperimentare il poter accudire l’altro, ed anche la possibilità di essere accuditi dall’altro.

Secondo lo psicologo e sociologo Salomè (2008) ciò che mantiene insieme una coppia nel tempo è la
coesistenza della fedeltà verso se stessi e verso l’altro: se io non amo più l’altro, posso comunque rimanere
insieme a lui ma non sto portando rispetto verso me stesso, e prima o poi entrerò in un conflitto
interpsichico, poiché se non sono un bravo compagno di me stesso, non posso esserlo con l’altro. La
relazione con noi stessi è difficile; tuttavia, dobbiamo imparare ad amarci e rispettarci. Il valore prioritario è
la fedeltà verso se stessi; il legame tra la salute individuale e la relazione è molto stretto. L’autore individua
quattro ancoraggi: imparare ad amarsi, responsabilizzarsi, rispettarsi ed essere fedeli a se stessi, per poter
divenire dei migliori compagni per sé e conseguentemente per l’altro. La qualità delle nostre relazioni
significative dipende dalla qualità della relazione che abbiamo verso noi stessi.
Salomè sostiene che quando si è in coppia si è in tre: Io, Tu e la Relazione. Tutta la relazione di coppia si
caratterizza per la presenza delle forze dell’attrazione, della coesione, della separazione e
dell’allontanamento. Uno dei punti maggiormente sensibili che colpisce la coppia è la scoperta dolorosa,
che la vicinanza fisica ed affettiva del quotidiano comporta, del bambino che ciascuno è stato. Nella vita di
tutti i giorni o nella convivenza è sufficiente una frase, una parola, un gesto, per rivivere una situazione
infantile irrisolta. Salomè afferma che le persone dovrebbero conoscere questi meccanismi relazionali, e
soprattutto che dovrebbero essere maggiormente consapevoli di se stesse mediante una maggiore
attenzione e una più accurata vigilanza per sé, per l’altro e per la relazione che le lega all’altro.
La mancata conoscenza di sé di molti adulti non li rende neanche consapevoli di quelli che sono i bisogni
relazionali, che sono fondamentali per il benessere individuale e della coppia. Salomè ne elenca alcuni:

• Il bisogno di raccontarmi con le mie parole;


• Il bisogno di essere ascoltato nel registro con il quale parlo;
• Il bisogno di essere riconosciuto così come sono, e non come vorrebbero che io fossi;
• Il bisogno di sognare che domani sarà migliore di oggi;
• Il bisogno di essere conosciuto e valorizzato.

Questi bisogni sono fondamentali per la buona riuscita di una relazione di coppia.

Per trasformare il conflitto in qualcosa di utile è necessario gestirlo in maniera opportuna, “prendendosene
cura” senza doverlo “curare”. Spesso il conflitto rappresenta un segnale di diversificazione, un’occasione
offerta per ridefinire la situazione e cercare stimoli di crescita in direzioni nuove.
Pastore (2008) descrive alcune delle principali aree di conflitto sulle quali il Counsellor può prestare
attenzione: a) la comunicazione; b) l’attribuzione; c) le regole; d) i valori; e) i confini.

IL COUNSELLING SCOLASTICO

Il principio integratore degli interventi di Counselling scolastico è l’orientamento: nel caso di una persona
che sta per prendere una decisione tra varie possibilità di scelta, orientare non vuol dire solo indicare un
cammino per una meta, ma aiutarla a scegliere, dandole i mezzi per effettuare la scelta e per percorrere il
cammino indicato, in modo che sia ella stessa a decidere responsabilmente, ed avviarsi o no verso la meta
indicata. L’opera orientativa si esplica attraverso un intervento di Counselling educativo di guida, che faciliti
un pensiero metacognitivo; tale intervento, nel pieno rispetto della personalità individuale e sulla base
delle componenti biologiche, psicologiche, sociali e spirituali, segue il soggetto offrendogli nel tempo la
possibilità di determinarsi sempre meglio, nel senso del suo più vero inserimento vitale nel mondo.
L’orientamento diventa così un concetto trasversale in ogni azione di Counselling, in particolare in ambito
scolastico. Orientare vuol dire formare l’individuo a saper gestire liberamente, con autonomia e
responsabilità, le proprie scelte/azioni di fronte ad un problema/disagio sia esso relativo alla relazione
intrapersonale e interpersonale (o comunicazione) all’interno di un sistema, e infine sia se diretto
all’individuo (studente, genitore, insegnante) che al gruppo (classe, famiglia, docenti).

Si classificano sotto il nome di orientamento scolastico tutti quegli interventi che mirano ad aiutare
l’allievo, i genitori e gli insegnati a risolvere i problemi di studio. Si tratta d’interventi diretti a:

• Prevenire, ridurre e bloccare le cause degli insuccessi scolastici, indicando all’allievo, ai genitori e
agli insegnanti come autoregolarsi per migliorare la situazione;
• Orientare verso un approfondimento della conoscenza delle situazioni individuali di sviluppo
intellettuale ed attitudinale per adottare strategie didattiche d’intervento adeguate alle possibilità;
• Abituare i docenti all’autocontrollo delle loro metodologie;
• Aiutare gli allievi ad acquisire una metodologia di studio che faciliti l’assimilazione, la fissazione,
l’annotazione e l’esposizione sia scritta che orale di quanto viene insegnato;
• Motivare gli allievi allo studio, facendone percepire la funzionalità non solo in rapporto al sapere,
ma soprattutto in rapporto all’autonomia di giudizio e di controllo della realtà;
• Favorire positive interazioni socioaffettive sia all’interno dei gruppi che in relazione agli insegnanti
per un efficiente rapporta tra comunicazione ed apprendimento.
Questi interventi di Counselling diventano efficaci se tendono al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

A. Conoscenza di sé. Consiste nell’offrire all’individuo una guida per conoscere bene se stesso nelle
sue realtà individuali, ambientali, familiari e sociali. L’intervento di Counselling è mirato a far
prendere coscienza alla persona delle sue attitudini e capacità, dei suoi stili cognitivi, delle sue
tendenze all’auto o etero responsabilizzazione degli atti che compie, delle motivazioni che lo
guidano e dei valori che persegue, delle caratteristiche e doti della sua personalità e delle sue
realizzazioni nello studio, nel lavoro o nella vita in genere. Aiutare a conoscere se stessi è orientare
verso la conoscenza della propria identità, facilitandone l’evoluzione. Un intervento di COunselling
efficacie consente all’individuo di scoprire le proprie attitudini, che rappresentano la “sua capacità
di fare”, cioè una sorta di disposizioni innate che assumono una loro complessità e una loro
definizione in rapporto alla personalità individuale e al motivo esistenziale per il quale l’individuo le
mette in atto. Diviene importante poi il processo relazionale di aiuto che porta a scoprire le proprie
inclinazioni (bisogni): compito del Counselling psicologico è rendere sempre più consapevoli queste
inclinazioni e individuare le modalità più congrue e funzionali all’individuo e all’ambiente per il loro
soddisfacimento. Infine, conoscere se stessi presuppone conoscere il proprio stile di personalità,
consapevolizzandone le risorse e le capacità funzionali e adattive all’ambiente che ne derivano. Lo
psicologo Counsellor facilità il riconoscimento e l’utilizzo delle parti sane della personalità per
favorirne lo sviluppo. Importante è individuare lo stile conoscitivo della persona, cioè “come”
l’individuo elabora le informazioni e gli stimoli provenienti dall’ambiente.
B. Conoscenza dell’ambiente (famiglia, scuola, lavoro, società, cultura). Comporta l’offerta da parte
dello psicologo scolastico di una visione più ampia di ciò che ci circonda e rappresenta
l’identificazione delle strade percorribili. Non si tratta di un’informazione passiva per il cliente,
considerato come “colui che unicamente riceve”, ma di un’informazione partecipata, che richiede
comunicazione tra chi informa e chi è informato, in modo tale che l’informazione venga assimilata e
valorizzata. Lo scopo fondamentale in un percorso di Counselling scolastico è quello di mettere in
relazione tra loro queste conoscenze affinché l’individuo possa trarre delle conclusioni
“personalmente sentite”, per poi scegliere responsabilmente.
C. Abilità progettuale. Ottenuta attraverso l’esercizio ragionato del “confronto” tra la realtà
personale conosciuta, quella sociale e familiare con le opportunità ambientali di fatto offerte e con
la valutazione obiettiva delle implicanze che ne derivano. Quanto più obiettiva e realistica diventa
quest’abilità a progettare, tanto migliore risulta anche la consapevolezza e la maturità raggiunta.
Per lo psicologo Counsellor dell’ambito scolastico occorre fare attenzione all’evoluzione delle
possibilità progettuali nei vari stadi di sviluppo.
D. Capacità decisionale di scelta. Consiste nel preparare l’individuo a considerare le varie alternative
che gli si presentano, gli eventi possibili di ciascuna di esse e le loro probabilità di successo,
commisurandole di volta in volta con i suoi interessi, per poter decidere e scegliere quella che gli
pare più conveniente anche sotto l’aspetto delle sue possibilità pratiche di realizzazione; diviene
anche necessario imparare a decidersi consapevolmente e autonomamente, correndo i rischi dello
scegliere.
E. Flessibilità al cambiamento. Si tratta di far percepire all’individuo il giusto senso del “relativo” sul
valore della scelta raggiunta, dato che ambiente, cultura e società sono in continua evoluzione, e
conseguentemente di invogliarlo ad un costante impegno d’aggiornamento e predisposizione al
cambiamento, all’adattamento creativo e alla gestione dei momenti di transizione e di frustrazione
rispetto ad una realtà che è in continuo divenire.
IL VIDEOMODELING NEL COUNSELLING PSICOLOGICO

Con il termine Videomodeling si fa riferimento all’utilizzo del video e dei suoi prodotti – riprese, film, scene,
fotogrammi, etc. – all’interno di vari contesti terapeutici, con lo scopo di “modellare” e “rinforzare” alcuni
aspetti della ripresa. Gli ambiti di applicazione degli strumenti audiovisivi sono diversi in base all’obiettivo
che si vuole raggiungere.
Il VideoCounselling utilizza il video come valido supporto terapeutico nell’orientare, sostenere e sviluppare
le potenzialità del cliente, promuovendo atteggiamenti attivi e proattivi, e stimolando competenze
relazionali efficaci molto importanti come la comunicazione e l’ascolto. Nel Counselling psicologico il
comportamento, l’atteggiamento supportivo e lo stile di personalità dello psicologo Counsellor sono
fondamentali nella costruzione della fiducia e dell’alleanza terapeutica quali fattori predittivi per un buon
esito terapeutico. Le caratteristiche peculiari di ogni cliente stimolano l’utilizzo di strategie di intervento
personalizzate (tailor-made) in modo sequenziale (stage of change).
Il Videomodeling utilizza come tecnica la Videoconfrontazione, che si svolge in due differenti modalità:

• In diretta => la visione delle riprese avviene all’istante, nello stesso momento della
videoregistrazione; la caratteristica fondamentale sta nella capacità immediata che ha il cliente di
auto-osservarsi e di cogliere istintivamente aspetti di sé molto importanti, che saranno poi oggetto
di riflessione;
• In differita => il processo di revisione avviene in un secondo momento dallla videoregistrazione, e il
cliente può intervenire sulle riprese in modo interattivo, con più consapevolezza e intenzionalità.
Attraverso una risposta correttiva è possibile riavvolgere e riscrivere alcuni comportamenti
decidendo di rivedere tutto il materiale acquisito o parte di esso, selezionando solamente le scene
e le immagini che maggiormente interessano il cliente e sulle quali intende soffermarsi di più.

L’assunto di base della Videoconfrontazione è la stimolazione simultanea dell’osservazione e della


riflessione, che sono le due vie maestre verso il processo di crescita e di cambiamento.

Le immagini giocano un ruolo centrale nel continuum di conoscenza e consapevolezza poiché consenteno di
ricavare molte più informazioni dalla vista che, rispetto agli altri canali sensoriali, costituisce circa l’80% dei
dati contenuti nella memoria, seguita subito dopo dall’udito. Il vedere aiuta molto a fare e a conoscere, e
questo è quello che succede con il Videomodeling. È proprio nell’integrazione audio-visiva che va ricercato
il potenziale del video nella sua capacità di far emergere, in modo immediato, spontaneo e veloce,
contenuti cognitivi, emotivi e comportamentali molto profondi, portandoli alla coscienza. Il cliente ha la
possibilità di raccontare, rappresentare e rinarrare se stesso, di mettere a confronto la sua immagine ideale
con quella reale e di collegare la sfera emotiva con quella cognitiva e comportamentale. Grazie al video
l’individuo capta e aggiunge altre conoscenze e informazioni rispetto al suo modo di essere, che sarebbe
pressoché impossibile ricavare solamente ad “occhio nudo”. Il Videomodeling rende l’emittente padrone
del messaggio che sta inviando, sia sul piano del contenuto che sul piano relazionale ed emotivo; consente
di acquisire una maggiore consapevolezza del linguaggio del corpo che costituisce la porzione più ampia di
tutto il processo comunicativo. Inoltre rivela l’esistenza o meno di fattori importanti, quali la congruenza, la
fedeltà e l’affidabilità dei due canali comunicativi: verbale e non-verbale.
Per il cliente vedersi e/o rivedersi nel monitor del televisore o sul grande schermo consente di mettere in
luce tutta una serie di micromovimenti: atteggiamenti della metacomunicazione, con tutte le incongruenze
di cui il cliente non è consapevole. L’osservazione in video garantisce un alto livello di obiettività, rendendo
oggettivo ciò che è vissuto in modo soggettivo, e filtrando l’osservazione (oggettiva) e la percezione
(soggettiva). Attraverso l’immagine audio-visiva l’individuo è contemporaneamente soggetto ed oggetto di
osservazione; parlando con se stesso è come se stesse parlando con un altro diverso da sé, in una sorta di
“paradosso di autoriferimento”. Il non-riconoscimento della fisionomia (postura, tono della voce, mimica
facciale, atteggiamento, etc.) spiega la difficoltà che ha la maggior parte delle persone ad auto-osservarsi in
video rispetto alla fotografia, dove l’immagine rimane statica e ferma nel tempo. Lo scopo fondamentale
del lavoro di osservazione è quello di diventare consapevoli dei propri filtri percettivi e dei propri stili di
ascolto e di comunicazione al fine di disattivare gradualmente gli automatismi inconsapevoli collegati alla
propria dinamica comportamentale.
Il Videomodeling, nel Counselling psicologico, può essere utilizzato nel setting individuale, di coppia,
familiare e di gruppo, con diverse modalità e impostazioni. L’approccio gestaltico è quello che ben si presta
a questo strumento, e molti sono i rimandi ad esso come, ad esempio, l’amplificazione e la sedia vuota, che
è strettamente collegata alla Videoconfrontazione. Attraverso il video il soggetto sperimenta la continuità
spazio-temporale come occasione di rivisitazione e ricostruzione di aspetti che sono rimasti ancora
inesplorati. Nel Counselling psicologico di coppia il Videomodeling restituisce a ciascuno partner il modo di
comunicare e di stare in relazione con l’altro attraverso la lettura della loro espressione comportamentale e
posturale; stessa cosa nell’ambito familiare, in cui è possibile intervenire più direttamente ed
efficacemente sugli stili relazionali e sulla comunicazione all’interno del gruppo familiare.
Lo psicologo Counsellor deve conoscere gli aspetti basilari per un corretto funzionamento del dispositivo
video e applicarli nei momenti appropriati e saliente del Videomodeling. Il compito dell’operatore esperto è
quello di rimandare al cliente aspetti importanti che emergono dai suoi racconti, o dalla relazione Io-Tu,
portando l’attenzione, ad esempio, su una parola, un gesto, o una sensazione. Nel gruppo terapeutico lo
strumento audiovisivo funge da promotore e contenitore dei vissuti di tutti i partecipanti, attivando la loro
dinamicità e creatività. Il video arricchisce la condivisione, la partecipazione e il feedback fenomenologico,
offrendo a ciascun individuo uno sguardo sociale, oltre che personale.
I modi con cui è possibile lavorare con il Videomodeling sono molteplici. Generalmente gli incontri
prevedono quattro fasi fondamentali:

• 1° fase – pre-contatto: preparazione della telecamera nel setting terapeutico;


• 2° fase – avvio al contatto: ripresa;
• 3° fase – contatto pieno: revisione delle riprese (in toto o parte di esse);
• 4° fase – post-contatto: riflessione e feedback.

Il Videomodeling, se adoperato in modo appropriato, è utile per osservare e sviluppare le competenze


tecniche ed emotive dei giovani professionisti in formazione.
I vantaggi dell’impiego degli strumenti audiovisivi nel Counselling psicologico sono:

✓ Elevato livello di fedeltà delle osservazioni rispetto alla relazione cliente/psicologo Counsellor;
✓ Incremento del potenziale del processo di crescita ed evoluzione;
✓ Facilità di monitoraggio dei cambiamenti del cliente e del clima relazionale;
✓ Possibilità di rivedere la seduta in base ai tempi e alla disponibilità professionale e personale del
Counsellor.

Si possono elencare anche alcuni svantaggi:

- Resistenza a registrare;
- Distorsione del processo di Counselling psicologico;
- Rottura della relazione d’aiuto;
- Problematiche tecniche.

Lavorare solo con le videoriprese può interferire con la relazione terapeutica instaurata, commettendo
l’errore di dare troppa enfasi agli avvenimenti microscopici, o di generalizzare troppo le competenze già
consolidate, a discapito di quelle da sviluppare. Il Videomodeling di certo non può sostituire il percorso di
Counselling psicologico, ma se usato con criterio e correttezza, ha il potere di amplificare l’efficacia
dell’intervento terapeutico.
CAMBIAMENTO

Il cambiamento può essere inteso come “trasformazione di un individuo interpretata o come processo di
autorealizzazione o come risultato della tendenza alla mutazione e delle resistenze ad essa” (Galimberti,
1992), ma tale definizione può assumere diversi significati rispetto ai vari modelli psicologici. I processi di
cambiamento implicano l’opportunità di esprimere le proprie emozioni, di acquisire e praticare nuovi
comportamenti. Un prerequisito fondamentale per l’evoluzione di un sistema è la sua apertura. Nel nostro
caso, si tratta di un’apertura mentale alle nuove informazioni, che alcuni chiamano insigth.
L’arrivo del cliente con le sue caratteristiche specifiche e la sua tipica apertura, determinerà quale aspetto
del cambiamento sarà più corretto prendere in considerazione, e soprattutto in quali momenti e con quali
tempi. Sarà infatti necessaria un’analisi dello stadio del cambiamento in cui si trova il cliente. Pur volendo
cambiare, potrebbe avere delle forti resistenze oppure voler cambiare su qualcosa che non rappresenta il
reale problema, oppure potrebbe avere delle aspettative irrealistiche sul suo cambiamento. La capacità di
accogliere l’apertura del cliente, anche se resistente, e utilizzarla a vantaggio del cambiamento stesso, è ciò
che caratterizza la relazione d’aiuto rispetto ad altre forme di scambio umano.

Per descrivere il cambiamento in modo più sistematico, è utile il modello transteorico (Prochaska, 1995),
che distingue nelle persone che cambiano tre dimensioni: i processi, gli stadi e i livelli di cambiamento. È un
approccio integrativo ed eclettico, nel senso che utilizza i concetti e le metodologie significative di vari
modelli. Interessa mettere in primo piano il concetto di stadio, poiché pone in evidenza un elemento
fondamentale del cambiamento, e cioè il tempo; è possibile registrare cosa si sta provando iniziando un
percorso di cambiamento, o cercando di superare un problema, ed è possibile riconoscere lo stadio del
cambiamento stesso. Queste rivelazioni sono necessarie per identificare la tecnica più opportuna da
utilizzare in un determinato momento.
Ecco elencati i sei stadi del cambiamento individuati da Prochaska et al. (1994):

 PRIMO STADIO. LA PRECONTEMPLAZIONE => in questo stadio il cliente non ha proprio preso in
considerazione l’idea di cambiare, poiché non se la sente o perché non vuole.
 SECONDO STADIO. LA CONTEMPLAZIONE => il cliente riconosce di essere preoccupato e considera
la possibilità del cambiamento, ma è incerto e ha una modalità ambivalente.
 TERZO STADIO. LA DETERMINAZIONE – PREPARAZIONE ALL’AZIONE => il cliente è impegnato in
una fase di progettazione del cambiamento nel futuro prossimo. Sta considerando cosa poter fare
in concreto.
 QUARTO STADIO. L’AZIONE => il cliente ha attivamente fatto dei passi in avanti nel cambiamento,
ma non ha ancora raggiunto una stabilità.
 QUINTO STADIO. IL MANTENIMENTO => il cliente ha raggiunto pienamente i suoi obiettivi di
cambiamento, e lavora attivamente per mantenerli stabili.
 SESTO STADIO. LA CONCLUSIONE O LA RICADUTA => si arriva allo stadio di conclusione quando il
nuovo comportamento è pienamente stabilizzato, senza paura di ricadute, o di tentazioni, con una
buona spontaneità nell’espressione dei nuovi atteggiamenti e con un alto senso di auto-efficacia e
di “miglior essere”. Se invece il cliente sperimenta un ritorno di comportamenti sintomatici,
bisogna riavviare il processo di contemplazione, e considerare la ricaduta come un fattore normale
che avvicina alla guarigione.

Rispetto ad ogni stadio si potranno evidenziare precise strategie e tecniche, che aiuteranno il cliente ad
avere consapevolezza del momento in cui si trova e a proseguire verso lo stadio successivo.
L’eclettismo tecnico è un importante componente della pratica psicologica basata sull’evidenza. I pricipali
interventi in un’ottica integrata per predisporre al cambiamento sono:

• Parlare con il cliente riguardo al suo essere pronto per il cambiamento;


• Dare e chiedere feedback riguardo alla prontezza per il cambiamento;
• Sistemare scopi e compiti in modo che siano sfide, ma non troppo difficili;
• Discutere delle conseguenze del cambiamento, o del non-cambiamento;
• Discutere del processo implicato nel cambiamento e delle abilità specifiche che lo potrebbero
favorire.

Le tecniche sono tante e ogni professionista è fondamentale che le conosca, e che ne sappia utilizzare il
maggior numero possibile per dare l’opportunità al suo cliente di essere prima osservato e poi aiutato nel
cambiamento con il linguaggio e con le strategie che più gli si addicono. Una volta riconosciuto lo stadio di
cambiamento in cui si trova il cliente, è opportuno che lo psicologo Counsellor abbia chiara una
progettualità di intervento.
Sono elencate le strategie e tecniche per ogni stadio:

➢ Precontemplazione: comunicazione facilitante di sostegno.


➢ Contemplazione: gestione dell’ambivalenza fisiologica; valutazione dell’impatto sistemico del
cambiamento ipotizzato.
➢ Determinazione: espressione e creatività; individuazione e gestione dei segnali di impasse (rabbia e
ritiro).
➢ Azione: acquisizione di nuove prospettive con significanza; strategie di azione e cambiamento;
riparazioni tempestive delle rotture dell’alleanza; facilitazione della prosecuzione del percorso e
prevenzione del drop-out.
➢ Mantenimento: mantenimento della motivazione collaborativa nella sperimentazione;
consolidamento dell’alleanza; monitoraggio; strategie di sostegno alla salute e al benessere;
autosostegno proattivo; autoregolazione affettiva-emotiva; sviluppo della consapevolezza
metacognitiva; autodeterminazione comportamentale, questionario di conclusione della relazione
di aiuto.
➢ Ricaduta: esplorare la realtà, le circostanze, il significato della ricaduta, come un’opportunità di
apprendimento ulteriore; confermare le capacità del cliente di riprendere il processo di
cambiamento; “normalizzare” la percezione della ricaduta; riesaminare l’aspetto decisionale.

In accompagnamento a tutto il processo di cambiamento del cliente esistono tante tecniche che, seppur
derivanti da diversi orientamenti teorici, hanno un’ottima applicabilità in n contesto di Counselling
psicologico integrato. Ad esempio: tecniche affettivo-emotive, tecniche affettivo-cognitive, tecniche
comportamentali, tecniche cognitivo-comportamentali, tecniche ecologiche, tecniche integrate, tecniche in
gruppo, etc.

IL PLURALISMO

Alberti (2000): il pluralismo è “un movimento culturale che ha determinato non solo la presenza di metodi
terapeutici diversi ma anche la loro coesistenza, riconoscendo una reciproca dignità e come scopo il
benessere della persona”.
Carere-Comes (2001) definisce l’ambito dell’approccio integrato come caratterizzato da due grandi indirizzi:
il pluralismo, che segue la via dell’integrazione teorica assimilativa, e l’unità, che si rappresenta nell’ottica
dei fattori comuni. Entrambi sono indispensabili e al contempo presentano dei rischi: il bisogno di cercare
nell’unità un paradigma, un linguaggio che risponda ai bisogni psicologici ed esistenziali dell’essere umano,
potrebbe trasformarsi in un’ideologia totalizzante, mentre il bisogno di sentirsi liberi nell’applicare
l’approccio più vicino alle proprie corde, secondo una modalità pluralistica, potrebbe generare
frammentazione e incomunicabilità.
Samuels (1997) parla del pluralismo come di “un’attitudine a scontrarsi per cercare di conciliare le
differenze, senza che una visione s’imponga sull’altra”. Lo definisce come uno strumento in cui lo scopo è
valorizzare le differenze senza raggiungere la frammentazione. Si considera il pluralismo alla stregua di un
processo che è alla continua ricerca dell’integrazione. Alberti (2000) riconosce nel fenomeno aspetti positivi
e negativi. Nel primo caso troviamo: una convivenza pacifica tra le scuole che facilita lo sviluppo di nuove
teorie e tecniche, e maggiori potenzialità di crescita e differenziazione rispetto al monolitismo
paradigmatico. Nel secondo caso troviamo: la perdita di una visione unitaria di patogenesi e terapia e,
quindi di un linguaggio comune, il coesistere di teorie e modelli terapeutici diversi e inconciliabili per le
stesse problematiche, contraddizione senza soluzione.
Kuhn (1962) definisce il pluralismo come una convivenza aconflittuale tra le diverse scuole, indicandolo
come un assetto definitivo nel vasto campo delle terapie.
Gli approcci clinici basati sull’evidenza empirica si focalizzano su elementi complessi che influenzano il
trattamento in termini di efficacia, ponendo attenzione ai fattori comuni: un’integrazione tra pluralismo
teorico ed eclettismo tecnico. Il professionista che aderisce all’approccio pluralista si allontana da
un’identità rigida che possiede una verità assoluta, e si avvicina alla ricerca a prove di evidenza scientifica.
La flessibilità è una qualità necessaria e utile per combinare ciò che il clinico sa e sa fare all’interno di un
modello pluralistico integrato.

Eclettismo tecnico => consiste nella selezione delle tecniche dei vari orientamenti sulla base dell’efficacia
dimostrata da ciascuna di esse. L’obiettivo è trovare i trattamenti più idonei per la persona e il so problema,
senza tenere di conto delle teorie da cui derivano e della loro compatibilità. Si concentra sull’operare la
scelta più efficacie attraverso le tecniche e le disposizioni relazionali più adatte alla persona, privilegiando la
flessibilità e rifiutando la rigidità dei paradigmi relazionali insita nei modelli teorici puri. L’eclettismo
seleziona interventi basati su un “progetto”, un training competente, una valutazione dei bisogni
dettagliata e una conoscenza della ricerca degli esiti psicoterapeutici. Esistono due tipi di eclettismo
tecnico: il primo combina tecniche a livello pragmatico in base alla loro efficacia; il secondo, definito
selettivo, o accoppiamento prescrittivo, combina tecniche che sono prescritte come l’intervento più
adeguato secondo il tipo di problema, dando importanza al contesto del processo clinico.